Storie ignobili n.13 – Violentata.

VIOLENTATA
(In mezzo alla natura)

Buongiorno educatore , come lei sa già le invio la mia storia .
Mi scusino le lettrici e i lettori se la mia vicenda turberà o infastidirà qualcuno, spero di non urtare la loro sensibilità.
La mia è una storia diversa dalle altre, parla di una sopraffazione subita da giovane che ama l’ecologia, e ha degli aspetti sessuali.
Sono una lettrice saltuaria dei suoi racconti, ci sono arrivata per caso, tutto è iniziato circa due anni fa, quando cercavo nei forum e nei blog una risposta ad un fatto accadutomi anni prima che mi cambiò la vita, sia sessuale che affettiva e di cui non ne è a conoscenza nessuno.
Nel navigare in questa mia ricerca, mi sono imbattuta in alcuni racconti erotici per giungere a quelli di Milu e ai suoi Educatore, che ho letto attentamente e dopo avergli scritto, come consigliatomi da lei nella nostra corrispondenza virtuale, le invio la mia storia che lei mi ha promesso di rivedere e romanzare e mi ha garantito di postare.
Mi chiamo Giada, sono una ragazza di 24 anni alta, castana e magra, laureata in Economia e Commercio e prossima al matrimonio, da poco assunta a tempo determinato in un ufficio commercialista della mia città. Voglio raccontare quello che mi è successo in un caldo pomeriggio d’estate di qualche anno fa nell’entroterra di un paesino turistico della riviera Ligure, dove io vivo, non e facile narrare, ma ci provo, con la speranza che l’Educatore lo sappia romanzare meglio di me.

Con il mio ragazzo Mauro avevamo in comune l’amore per l’ecologia, la natura e a volte  facevamo delle lunghe escursioni amatoriali, da noi soli, senza la compagnia di nessuno, tra i suoni vivi della natura, ammirando i colori variegati delle foglie degli alberi e dell’erba, ascoltando il  cinquettio degli uccellini e il canto delle cicale. Immergendosi ed emergendo piacevolmente nel verde infinito, dopo il  groviglio urbano di cemento, vetro, caos e traffico, inspiare l’aria buona e il profumo dei fiori di  bosco nel  fare una passeggiata. Un giorno, durante la scampagnate di Pasquetta (qui da noi si usa molto fare il merendino sui prati tra il  verde degli alberi), girando per un bosco trovammo un luogo all’interno della vegetazione veramente incantevole e meraviglioso per chi come noi ama la natura e fare escursioni, con un ruscelletto vicino. Una piccola radura d’erba bassa e soffice con molto verde attorno con in canto degli uccelli e il  gorgoglio del  ruscelletto che correva fresco e veloce nel suo piccolo alveo, sembrava un luogo raccontato  nelle favole, di una bellezza fiabesca, che dava godimento ai sensi , alla vista e all’udito e calmava l’animo. Bastava chiudere gli occhi e rilassarsi. In quello spazio meraviglioso, dopo aver riso e scherzato, finimmo a terra rotolandoci, e tra baci e carezze facemmo l’amore, fu bellissimo, era la prima volta che lo facevamo in mezzo alla natura, così, in quel modo trasgressivo e quasi selvaggio.                                                                       Quel posto era tanto riservato e nascosto che potevamo permetterci anche di spogliarci nudi se volevamo, essendo  all’interno del bosco, e c’era da  camminare  per quindici minuti in un sentiero nascosto dalla vegetazione che pensavamo di  conoscere solo  noi. Diventò il nostro segreto , il nostro nido d’amore e ci ritornammo altre volte nelle settimane successive, e ogni volta facendo l’amore, osando sempre di più. Se le prime volte i nostri rapporti erano diffidenti e guardinghi del luogo, arrivando a non spogliarci completamente per prudenza, lasciandoci le magliette, lui i pantaloni tirati giù e io la gonna su senza mutandine e basta, con il tempo e la sicurezza arrivammo ad amarci nudi, completamente nudi sull’erba con solo le nostre magliette stese sull’erba sotto di me.
Nel tempo libero e quando volevamo passare un po’ di tempo tra noi, soli, lontano dal caos del mondo, a coccolarci, baciarci, amarci e sognare abbracciati in mezzo al verde e alla natura andavamo lì, nel nostro rifugio segreto, il nostro nido d’amore, come lo chiamavamo noi. L’atmosfera forestale influiva positivamente sull’animo, calmando e rilassandoci , rendondoci  anche  più eccitati e disinibiti. Oltre ad avere un effetto positivo sullo stato psichico, c’era anche un effetto sul corpo  un effetto positivo sulle funzioni dell’attività nervosa e amorosa.                    In quattro mesi, da Aprile a Luglio c’eravamo già stati sei volte, più di una volta al mese .
Non che non avessimo la possibilità di farlo in altri luoghi riservati, avevamo la casa al mare dei nonni vuota e qualche volta l’avevamo fatto anche in auto, ma era niente in confronto al romanticismo che suscitava essere là, sdraiati nudi sull’erba a guardare il cielo e la cima degli alberi, al sentire il  cinquettio degli uccellini e tutti i  rumori della natura mentre si fa l’amore .
Il luogo non era lontano dal paese, a circa tre chilometri, si poteva fare una lunga passeggiata a piedi oppure raggiungerlo in auto in dieci minuti.
Se si andava in auto, terminata la strada asfaltata, si proseguiva per un altro chilometro circa su una strada sterrata e a un certo punto invece di continuare, si ci fermava su uno spiazzo laterale erboso.
Lì posteggiata l’auto, si prendeva un sentiero seminascosto dai cespugli e si proseguiva per un altro quarto d’ora a piedi nel bosco, ammirando la vegetazione silvestre e sentendo il canto degli uccellini sugli alberi, per poi scendere a destra e fatti pochi metri tra il folto di piante e arbusti si arrivava a questa radura meravigliosa con il ruscello vicino, nascosta dalla vegetazione estiva alta e rigogliosa e mlto verde.
Lì in piena libertà e privacy, dopo aver curiosato intorno e nel  ruscello, scherzato e anche urinato liberamente sull’erba senza appartarsi, si ci poteva spogliare
anche completamente nudi tanto erano alti gli arbusti e i cespugli intorno, che sembrava di essere in una stanza con pareti di vegetazione, di rami e alti scespugli, e sdraiarci sull’erba a coccolarci e amoreggiare era meraviglioso.
Da là si sentivano oltre lo scorrere dell’acqua e i suoni della natura, le voci gridanti in lontananza di contadini che lavoravano nei terreni coltivati sottostanti, molto distanti, quasi un chilometro da dove eravamo noi.
Fino ad allora non era mai successo niente e nulla dava adito di preoccuparsi di nessun tipo o forse la nostra giovane età ci impediva di essere più attenti e diffidenti dei luoghi isolati e solitari anche se belli .

Quel giorno Mauro mi venne a prendere a casa, salutò i miei genitori e scendemmo le scale saltellando e ridendo, ci baciammo a lungo sull’ultima rampa prima di uscire dal portone, eravamo tutte e due pieni di desiderio e voglia di fare l’amore, distringerci nudi, amarci, come solo a vent’anni si può fare.
Senza parlare, ma solo guardandoci negli occhi capimmo dove volevamo andare.
Lui mi disse: “ Andiamo nel nostro talamo?”
“Si! “ Risposi io abbracciandolo.
Salimmo in auto e dopo quindici minutia, arrivammo come le altre volte in quella radura a lato della stradina sterrata. Mauro posteggiò l’auto e scendemmo, non c’era nessuno come le altre volte, solo qualche cinquettio e il canto delle cicale, e ci inoltrammo tranquilli come il solito in quel sentiero in mezzo al verde, camminando abbracciati, con io che ogni tanto cercavo di saltargli sulle spalle ridendo, dicendogli: “Portami a cavallino ! Dai!!”
E lui che mi prendeva un po’ sulla schiena per accontentarmi e fare qualche metro di corsa, con me abbracciata alla sua  gola. Poi camminando mano nella mano, arrivammo al nostro rifugio d’amore.
Avevamo i jeans tutte due, lui la maglietta blu con le scarpe nere e blu con i lacci, della adidas e io una camicetta beige con un paio di scarpe a sandalo con un po’ di zeppa di sughero sotto.
Come al solito dopo aver controllato in torno che non ci fosse nessuno e io soprattutto qualche animale o animaletto che anche se li amo a volte mi intimoriscono, iniziammo a baciarci, lunghi baci appassionati lingua a lingua dentro le bocche, stringendoci.
Lentamente nell’abbraccio e nei baci, Mauro come le altre volte, da sopra gli indumenti iniziò ad accarezzarmi il seno, i fianchi e a toccarmi  con le dita il sesso sotto i pantaloni. Poi lentamente mi sbottonò la camicetta per passare alla cintura dei Jeans e tutto mentre continuavamo a baciarci .
Mi spogliò tirandomi giù i jeans fino alle ginocchia, non senza fatica visto che erano molto aderenti alle cosce e al sedere, aiutato dai miei movimenti laterali del bacino che lo agevolavano e gli permettevano di sfilarmeli, e aprendomi la camicetta smettemmo di baciarci e io piegandomi li abbassai e li portai alle caviglie, togliendo i sandali e sfilandomeli faticosamente da sola restando senza e scalza sull’erba, in una sensazione bellissima sotto i piedi.
Mi tolsi anche la camicetta da sola, mentre lui faceva lo stesso iniziando a spogliarsi e restando solo con lo slip.
Con calma in quel  silenzio innaturale, che era fatto dal il fruscio dei rami e  delle foglie sotto la leggera brezza estiva, mentre mi toglievo il reggiseno lasciando uscire le mie giovani mammelle gonfie e sode, con i capezzoli già eccitati, lui mise i nostri indumenti appena tolti a terra, sull’erba, larghi come un tappeto perchè io mi ci potessi sdraiare sopra senza sporcarmi e fossi direttamente a contatto  con il suolo.
Eravamo solo con gli slip tutte e due, eccitati e quasi nudi , ci baciammo ancora abbracciandoci, sentendo sfregare le nostre pellicalde, eccitate e sudate l’una sull’altra, ricevendone piacere e fremiti infiniti.
I capelli mi cadevano quasi sul seno, ma ci pensava lui baciandomi in bocca e sul collo a tirarli indietro.
A un certo punto mi spinse in basso con le mani sulle spalle e mi sedetti su i nostri indumenti e lui vicino a me, feci attenzione che non ci fosse niente di duro e fastidioso sotto, come le fibbie delle cinture o i bottoni degli indumenti che mi puntassero contro la schiena, il sedere o un fianco e mi dessero fastidio mentre ci amavamo, come
era capitato la prima volta .
Mi lasciai andare indietro e mi sdraiai e lui fece lo stesso a fianco a me, infilandomi la mano dentro lo slip, accarezzandomi la peluria del pube, giocando con il dito con loro, fino ad inserirlo dentro la falange del medio, facendomi di riflesso stringere le gambe e sussultare dal desiderio di riceverlo.
Anch’io glielo toccai iniziando a baciarlo, lo aveva duro che spingeva forte e prepotente da dentro lo  slip.
Lentamente accarezzandomi e baciandomi sul seno, aiutato da me e dai  movimenti del sedere staccandolo da terra, o girandomi su un lato, mi tirò giù anche le mutandine, si mise in ginocchio e li  trascinò in basso  facendole strisciare sulle cosce e le portò alle caviglie togliendomele e posandole di lato, con me ormai nuda che vergognasamente sorridevo stringendo le gambe.
Ero eccitata come lui, anche se timida mi  vergognavo, vedevo e sentivo il suo sesso gonfio sotto lo slip spingere per uscire.
Si sdraiò affianco a me, e abbassando l’elastico del suo slip tirò fuori il suo pene, che baciandomi sentivo duro con il glande umido strusciarmi sulla coscia e l’inguine.
Eravamo eccitati entrambi, anch’io piena di voglia e desiderio per i baci e le carezze che mi aveva dato il mio amato, ero pronta a riceverlo in me, a farmi penetrare, lo desideravo. Divaricai le gambe e lui si mise tra esse, feci appena in tempo a sentirlo strusciare sopra i peli e la fessura con il glande, e premere, mentre io dolcemente e felicemente mi abbandonavo a lui, guardandolo in viso o socchiudendo gli occhi o osservando da sdraiata la cima degli alberi oscillare delicatamente, mostrando tra loro  a tratti  il cielo azzurro e le nuvole bianche alte, dove volteggiavano in quell’azzurro meraviglioso uccelli di vario tipo, mentre ero pronta a godere del suo amore.                                                                                                                                 Mi aveva appena penetrata, introducendomi la sua asta dura facendomi sussultare e gioire stringendolo forte in  una ondata di piacere, quando si sentì suonare l’antifurto della nostra auto, un suono lungo e continuo ma sordo e distante per la lontananza.
D’istinto si  fermò esclamando  preoccupato e agitato :” La macchina !… La macchina!…E’ l’allarme della macchina. Stanno cercando di rubare!”  Si staccò da me e si alzò con il suo pene umido e oscillante. Mise  velocemente lo slip con la sua asta dura che per l’erezione non gli stava dentro  e poi i suoi jeans, sfilandomi da sotto, indossandoli, dicendomi mentre li tirava su e poi abbottonava: ” Vado a vedere! Può essere un falso allarme, un contatto, a volte capita, ma vado a vedere per sicurezza, l’auto è nuova e non vorrei che mi rubassero lo stereo o addirittura l’auto!”                                                                                                                                     “Vengo anch’io!” Esclamai tirando su il  tronco.                                                                                          “No!  Non c’è tempo perchè tu ti vesta, metti gli abiti con calma e aspettami qui che ritorno!“ E dicendo così a dorso nudo, mentre camminava, infilò le scarpe senza allacciarle, prese il sentiero da dove eravamo venuti e a passo veloce quasi correndo sparì nella gegetazione senza aver consumato il  nostro amplesso amoroso, ma solo penetrata, scatenado però in me eccitazione.
Restai sola in quel bosco seduta sopra i miei pantaloni e la mia camicetta, con le gambe piegate strette dalle mie braccia e il mento appoggiato sopra alle ginocchia. All’improvviso  non so perchè fui presa da una sensazione di timore, mi alzai, mi guardai intorno non sentendo più il  cinquettio degli uccelli e mi chinai per prendere gli slip e rivestirmi, quando sentii un fruscio di rami alle mie spalle e prima che mi potessi voltare e guardare, mi sentii afferrare da dietro da due mani forti, grosse e callose che a forza mi fecero piegare e mi ricacciarono a terra.
Spaventata mi girai, vidi un uomo tarchiato, basso sulla cinquantina, pelato sul capo con i capelli solo intorno alle tempie e alla nuca, con il  viso e il  cranio abbronzato, che inginocchiatosi vicino a me, mentre con una mano mi teneva nuda a terra, con l’altra si slacciava la cintura dei pantaloni .
“ Ma chi è lei? Cosa vuole? …Ma che fa! Mi lasci ! “ Mi misi a gridare :“ Mi lasci! …Mauroo!
Maurooo!” Urlai, ma probabilmente era ormai lontano e non sentiva.
Quell’uomo mi fu subito addosso stringendomi e toccandomi tutta con le sue mani ruvide, ponendo le sue grosse dita callose sulla figa. Fu allora che mi resi conto che voleva e stavo realmente per essere violentata e il terrore mi paralizzò, mentre come se fossi una bambola, lui mi apriva le gambe con forza superiore alla  mia che cercava di tenerle strette e serrate, allargandole al massimo e adagiandosi su di me con il suo corpo tozzo, tra le mie cosce , mettendomi una mano sulla bocca dicendo:
“Zitta!! Stai zitta che è meglio per te! Se gridi ti picchio. Stai zittaa!! Zittaaa!!!”
Terrorizzata e irrigidita lo lascia fare …il pensiero che da li a poco sarebbe entrato in me mi sembrava impossibile, incredibile, come se fosse un incubo, ma mi resi conto presto che era tutta realtà.
Sentivo la pelle indurita delle sue mani, delle sue grosse dita toccarmi il pube, accarezzare i peli, allargare le labbra vaginali ed entrare in me in me con un dito, che sentivo diverso e grosso da quello di  Mauro e muovendolo mi preparava a ricevere il suo cazzo. Era brutale nei movimenti in confronto alla dolcezza di Mauro .
“Sei già bagnata!” Esclamò con voce rauca in un ghigno stupido da denti irregolari.
Era vero,  ero bagnata, ma era dovuto all’eccitazione provata con Mauro nei preliminari e quando mi aveva ppenetrata.
“Vedrai che sarà bello e ti piacerà, mi ricorderai per sempre.”Mormorò.
Inginocchiato tra le mie gambe, prendendomi sotto le cosce, mi tirò a lui, facendomi sfregare il sedere sugli abiti e sull’erba, e tirando su la testa d’istinto per reazione, lo osservai e  vidi la sua asta dura, grossa, lunga, irregolare, con un glande enorme a forma campanulata, che oscillava fuori dai pantaloni. Mi spaventai a osservarlo, ma non seppi reagire .
Dall’alto, come un animale bavoso, fece cadere la saliva sopra i peli del mio sesso, come a sputarci sopra, più boccate , per poi cospargerla con le dita dentro e fuori la vulva amalgamandola con i peli.
Si sdraiò su  di me, avvertendo subito il  suo odore sgradevole di  sudore, osservando il suo viso tozzo e tondo vicino al  mio, disgustoso e vecchio.  Sentii il suo sesso rigido e imperfetto scorrere su il mio, lo sentivo sfregare sui peli insalivati.
“No! No! La prego!” Balbettai  capendo cosa si  aggingesse a fare. Ma lui sorrise con il  suo  ghigno sarcastico, dicendo solo con quel  suo viso  orrendo ed eccitato:                                          “Se resisti peggio per te! Ti  picchio!… Se mi lasci fare, vedrai che ti piacerà! Ti farò godere!”         Ero terrorrizzata, il  cuore mi  batteva fortissimo e non sapevo che fare.                                         Lo puntò duro e grosso contro la fessura, tra le grandi labbra e spinse  mentre io  con le mie  braccia  contro il  suo torace irsuto e sudato lo spingevo indietro in un inutile tentativo di allontanarlo da me, e invece  in pochi istanti avvertii sotto la pressione del suo  glande, aprirsi le labbra vaginali, cedere involontariamente alla sua violenza, e allargarsi con la forza della sua asta penetrandomi, entrando dentro in me; mentre io ferma, passiva ed ubbidiente per timore di una sua reazione, opponevo una resistenza flebile, lasciandolo fare, sentendomi la figa allargarsi a dismisura.
In quel momento mi sembrava tutto impossibile e che mi capitasse questo a me… .
Lo sentii entrare lentamente, sentendomi riempire tutta la vagina dal suo duro e grosso sesso e al contrario a quel che pensavo, non sentii dolore, ma solo un gran senso di pienezza dentro, che con Mauro non avevo mai provato.
Avvertivo la sua pancia voluminosa fuori dalla camicia aperta contro il mio ventre piatto quasi a schiacciarlo, e lui iniziare a muoversi avanti e indietro tenendomi con le braccia tese in alto e baciandomi sul collo. Spingere con forza entrando tutto dentro di me, riempirmi della sua carne dura e pulsante.
Era una sensazione strana, al limite della sofferenza e piacevolezza sentirsi allargare con forza dentro e provare quella nuova emozione di riempimento.
In breve cominciò a muoversi sempre più veloce, dentro di me, strusciandomi e premendomi con il peso del suo corpo e le sue spinte su quel tappeto di erba e foglie, penetrandomi come un forsennato, facendo versi strani e gemiti di soddisfazione, vaneggiando frasi volgari:” Ahhh !! Siii!! Bellaaa!…Bella!! …C’è l’hai  bella stretta! La sento stringere il cazzo …bellissimo! ” facendo pause e sorridendomi perversamente:” Ma non ti preoccupare te l’allargo un po’ io, te la farò diventare come quella delle signore che
chiavano sempre e vedrai che ti piacerà!”
Ricordo ancora  quelle frasi oscene e sconnesse e la sensazione di pienezza nella vagina ogni volta che il suo pene si muoveva dentro di me, ogni volta che lo ritraeva e poi lo spingeva di  nuovo con forza, un riempimento mai provato con Mauro, che mi arrivava all’utero. E avvertivo l’impressione di sentirmi come trafitta fino allo stomaco da quell’asta lunga e possente, non avvertendo il fastidio, i graffi, il prurito delle foglie e dei rametti e di tutto quello che c’era nell’erba contro la schiena e il sedere nudo, ormai adagiata al suolo, mentre lui spingeva dentro di me sempre più forte e veloce, facendomi sobbalzare.
Fu questione di poco che sentii involontariamente invadermi da un grande calore dentro la vagina, che avvampò anche al ventre e sul viso, rendendomi piacevole quel movimento imposto.
“Vedrai che ti faccio godere ! Ti chiaverò ben bene!  Non come quel fighettino del ragazzo che hai!” Mi bisbiglio all’orecchio mentre mi baciava e leccava il collo.
Capii che nei  nostri amplessi precedenti a me e Mauro ci  aveva spiato. E purtroppo era vero, pur non volendo, sapendo che era un amplesso brutale, una violenza sessuale, iniziai a godere e a rilasciare la muscolatura rigida del corpo e delle braccia, tanto che lui me le lasciò libere, smettendo di tenerle allungate in alto e mettendosi con le mani libere ad accarezzarmi il seno e succhiare i capezzoli mentre mi penetrava.
Vedevo la sua testa calva bruciata dal sole e piena di goccioline di sudore, circondata da una corona di capelli grigi, china sulle mie mammelle a leccarle e baciarle, e mi faceva ribrezzo, eppure mi piaceva che lo facesse.
Sobbalzavo sempre più veloce sull’erba, dandomi colpi profondi e vigorosi, mentre io cercavo di trattenere il piacere che avvertivo fra le gambe, di non mostrarlo a lui e soprattutto a me stessa che godevo con lui , fin quando ad un tratto lo sentii dare una spinta ancora più forte, entrare più in fondo contro l’utero, fermarsi, ed avvertire il suo
sesso diventare ancora più grosso e duro. Era una sensazione incredibile, strana, una sensazione di fremiti, calore e piacere che mi riempiva dentro mentre lui ansimava strizzandomi i seni.
” Sei una bella fighetta! Vedrai che non dimenticherai più questa chiavata!” Ripeta eccitato riprendendo a muoversi veloce .
Non c’è la feci più, non so cosa mi successe , ma il  mio corpo non seguiva più la mia mente, e mormorai un gemito di piacere e vergognandomi di me stessa iniziai a godere, scuotendomi tutta sotto di lui.
Lo sentivo dentro di me brutale darmi colpi che mi sobbalzavano sull’erba e mi piaceva, mi piaceva e godevo.
“Stai godendo! …Stai godendoo! Lo sento! Sento le tue ondate di piacere e calore arrivarmi al cazzo .” Mi sussurrò.
“ Brava! Godi!…Godi così ! Pensa solo a godere adesso , lasciati andare .”
Avvertiva le mie contrazioni vaginali sul suo cazzo, e quelle parole non so per quale meccanismo perverso mi eccitarono di più al punto da appoggiargli le mani sulla schiena, che lui sentì:
“ Stringimi!!…Baciami! Baciami ora! …Apri la bocca !” mi esortò ansimante  avvertendo le mie dita sulla sua camicia sulle spalle, mettendomi le sue labbra contro le mie e cercando di forzare la mia chiusura per infilare la sua lingua nella mia bocca .
Non so cosa avvenne, ne per quale motivo, ma in quello stato di esaltazione e godimento aprii la bocca e lasciai entrare la sua lingua viscida a toccare la mia e contemporaneamente mi sentii esplodere di piacere, aumentando le contrazioni e gli spasmi  vaginali sul  suo cazzo, fremendo in tutto il corpo, e iniziai a partecipare a quella violenza sessuale  come se  fosse stato un amplesso con il mio Mauro, con passione e  la figa piena di ondate di calor, spingendo il mio bacino verso di lui.
Non capivo più niente, ad occhi chiusi, mi lasciavo baciare lingua a lingua con quello sconosciuto rivoltante, portando le mie mani sul suo collo, sulla sua corona di cappelli grigi, come se fosse la chioma folta e bruna  del mio Mauro, divaricando di più le gambe,
appoggiandogli i piedi  sul retro dei suoi pantaloni, stringendogli i grossi fianchi con le cosce larghe, spingendo sempre il bacino verso di lui. Non capivo più niente, non riuscivo a controllarmi ad essere razionale, so solo che con lui godevo tanto e di più che con Mauro.
Ebbi un orgasmo che con Mauro non avevo mai avuto, prima mi strinsi a lui, al suo grasso e tozzo corpo, poi mi inarcai con la schiena in avanti porgendogli involontariamente i capezzoli duri alla sua bocca, gemendo mentre lui me li leccava e succhiava, tenendomi con un braccio sotto le reni per farmi stare su e penetrandomi completamente fino in fondo.  Venni gridando a occhi chiusi abbracciandolo e stringendolo a me ansimando e godendo.
Mi sentii mancare e mi lasciai andare dal piacere, ero sua completamente. Lui lentamente e con una dolcezza che non mostrava mi adagiò di nuovo con la schiena sull’erba e come un animale, un caprone si inarcò dandomi colpi secchi, forti e profondi sull’utero, facendomelo sentire percuotere e muovere in pancia procurandomi un orgasmo  intenso:” Ooooooooooooooooooooooohhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!” Mai avuto prima.   Poi tirandolo fuori velocemente si mise a sborrarmi copiosamente sul ventre la sua melma biancastra, calda e densa, mentre io passiva ed estasiata lo lasciavo fare.
Si fermò con una specie di grugnito, accasciandosi su di me, sentivo il peso del suo corpo sudato sul mio, la sua grossa pancia premere il mio pancino e schiacciarmi, sporcandosi anch’egli il pancione del suo stesso sperma. Ma rimasi ferma, ansimante, con lui sopra ancora qualche secondo godendomi la continuazione di quel piacere intenso.
Purtroppo furono belli e intensi quegli attimi.
Si staccò da me tirandosi su in piedi mentre io ero ancora sdraiata in estasi, lo rimise dentro sporco e ancora duro, si mise a posto i pantaloni e mi passò un suo fazzoletto di stoffa dicendomi:” Pulisciti prima che arriva il tuo fidanzato e non parlare con nessuno se no è peggio per te!
Stai attenta !… ” Mi  minacciò:” E poi ti è piaciuto, hai goduto, non ti conviene dirlo. Se lo fai ti vengo a cercare e dico che sei stata tu a provocarmi e volerlo fare, presentandoti nuda davanti a me! ” Furono le sue ultime parole.
Quindi scappò via, senza voltarsi e lo vidi sparire anche lui tra i cespugli.
Rimasi ancora a terra nuda qualche istante con le gambe larghe, come le aveva lasciate lui, con una strana sensazione, come se attendessi che lui tornasse ancora e io inconsciamente lo aspettassi .
Poco dopo ripresi fiato, realizzai quello che mi era accaduto e mi sentii contenta di essere sola in quel momento, quasi non mi rendevo conto della gravità del fatto di essere stata violentata.
Sentivo il mio sesso bagnato di piacere, bruciare, chinai il capo e lo guardai e tra i peli vidi che la fessura era ancora dilatata e stentava a chiudersi, non mi era mai successo prima con Mauro.
Mi alzai in piedi barcollando, ero sconvolta, confusa, ero stata violentata da uno sconosciuto, d’istinto con il suo fazzoletto mi asciugai  la  vulva umida e sull’addome pieno del  suo sperma, e misi lo slip. Mi ero ripromessa di dire tutto a Mauro appena fosse tornato e denunciare quel  contadino o  boscaiolo  che era…, ero decisa, altro che non dire niente.
Ero accaldata, sudata e rossa in viso e soprattutto sconvolta di me stessa, di aver partecipato e goduto a quella sopraffazione violenta, quell’amplesso obbligato, e avevo mille pensieri pieni di vergogna.
Non so quanto durò quella amplesso, forse 5 o 10 o 15 minuti, non so! Avevo perso il senso del tempo sdraiata e sopraffatta, ma ragionando mi sembrava che tutto  fosse calcolato, che tutto era studiato per  allontanare e che  avvenisse prima che ritornasse Mauro.
In piedi dopo essermi pulita, rimisi il reggiseno, avevo il seno indolenzito dalle sue strette brutali con i segni delle sue dita sulla mia pelle bianca e delicata, quell’uomo probabilmente era grezzo e abituato a mungere solo  le mammelle delle mucche nelle stalle. Infilai le mutandine e poi i jeans tirandoli su a fatica, continuando a guardare nel punto dove lui era sparito tra la vegetazione, calzai i sandali e indossai la camicetta abbottonandola sempre pensando a quello che era successo con quell’uomo. Avevo appena terminato di allacciarmi la cintura che sentii arrivare  Mauro. Non so  cosa mi prese in quel  momento, la vergogna,  il pudore, lo scherno che lui vedesse e sapesse quello che era accaduto, d’istinto  presi il  fazzoletto di quel contadino, oramai sporco del suo sperma e lo infilai nella mia  borsa nascondendolo perchè Mauro non lo vedesse. Mentre lui diceva avvicinandosi:
“ Niente! Un falso allarme. Ha suonato da solo, forse è stato un animale o qualcuno che la mossa un pò. C’era solo un uomo, un contadino, in fondo alla strada, forse è stato lui per curiosare a far scattare lìallarme.” Dicendosi solo:”Ma chissà! Comunque non manca niente, è tutto a posto. Vieni! Non è un posto sicuro come pensavamo questo e meglio andare via.”Disse.
Poi guardandomi in viso e vedendomi silenziosa e sconvolta proseguì:” Ehhiiii!!…Come sei rossa in faccia? Come mai? Sei tutta spettinata… !”
“Non so!” Balbettai : “Sarà il caldo, il sole. “ Avrei voluto dirgli la verità, dirgli che ero stata violentata da uno sconosciuto, un contadino di quelle parti, ma non ne ebbi il coraggio, ne la forza, non ci riuscii, avevo paura di rovinare tutto, il nostro fidanzamento prossimi al  matrimonio, il dover denunciare, la polizia, i parenti , la gente e di  nuovo lui, mi avrebbero creduta?”
“Sei arrabbiata ?” Mi chiese vedendomi silenziosa e pensosa .
“No! No, mi è venuto mal di testa ! “ Risposi mentendo.
“ Povera micetta.” Disse lui dandomi un bacio in fronte.
“Su che andiamo. Mi spiace micetta che oggi siamo andati in bianco, non ci siamo amati , ma ora dopo questa corsa non mi sento di provare di nuovo.”
“Non importa.” Dissi imbarazzata e comprensiva.
“Sarà per la prossima volta, vedrai sarà ancora più bello di oggi , ci rifaremo. “ Aggiunse lui  e rise ignaro di quello che era accaduto, che ero stata posseduta da un altro, baciandomi il capo e abbracciandomi.
Avevo paura che capisse qualcosa, che si accorgesse di quello che era successo, cercavo di essere normale, come se nulla fosse successo anche se non era facile.
Avrei voluto gettargli le braccia al collo piangendo, dicendogli che ero stata violentata da uno sconosciuto e che era fuggito da quella parte:” Di là!” E che forse lui l’avrebbe inseguito. Ma ne fui incapace, come dicevo, la paura di non essere creduta o peggio che se preso lui dicesse che io partecipavo e godevo  mi bloccò.
Mi pettinai veloce, presi un elastico dalla borsa e raccolsi i capelli in una grande coda, e sottobraccio e rossa in viso tornammo indietro .
Sentivo camminando la sgradevole sensazione di bagnato sullo slip e tra le gambe, ero
imbarazzata e non volevo pensare a cosa fosse, mi vergognavo a dirmi che erano i miei umori, il piacere provato con quell’uomo e la sua saliva.
Tremavo al pensiero che Mauro si accorgesse di qualcosa, che capisse o che vedesse che ero arrabbiata, offesa, umiliata, avevo paura che mi leggesse negli occhi quello che era successo e mi lasciasse perchè pensasse che non fossi più degna di lui.
Ero stata violentata e non avevo il coraggio di dirlo all’uomo che amavo, il  mio futuro marito, lo tenevo in me e sapevo che non l’avrei nemmeno denunciato, non solo per paura, ma non sapevo nemmeno io il perchè.
Feci finta di  nulla, come se non fosse successo niente. Arrivati alla macchina, mi mostrò qualcosa sull’antifurto e salimmo, ero taciturna, tornammo in paese, arrivati lo salutai con una scusa dicendo che dovevo andare a casa dai nonni, restando d’accordo che ci saremmo visti alla sera. Andai di  corsa a cas mia e mi feci subito la doccia purificatrice, mi lavai e rilavai più volte, mi sentivo sporca, unta,contaminata, con la vagina larga e la fessura che non si chiudeva più come prima.
Quando uscii dal  bagno ancora con l’accappatoio , mi ricordai e andai a prendere il  suo  fazzoletto sporco di sperma nella mia  borsa. Volevo disfarmene ma non sapevo dove, nel  water  avevo paura che si attappasse e poi lo trovasserro, nella pattumiera che l’avrebbe scoperto e visto  mia  mamma e avrebe capito. Così lo cacciai sopra il  mio armadio momentaneamente, in attesa di  gettarlo, cosa che non feci in seguito.                                         Ma quello che mi bruciava di più era aver goduto con lui, con quell’essere disgustoso, aver lasciato che mi baciasse, ricambiando i baci di quell’individuo brutto e riprovevole.
Mi aveva fatto godere più di Mauro, il mio unico uomo, il mio amore. E provare più piacere con lui che con il mio Mauro , mi aveva rovinata sessualmente, non riuscivo più ad avere un rapporto sessuale e un orgasmo con il mio amato, senza pensare a quel contadino per eccitarmi e arrivarci.
Subito, avevo paura che avendolo fatto senza nessuna protezione mi potessi essere presa qualche malattia sessuale…pur non sapendo quale, ed ero spaventata, ma poi questa preoccupazione analizzando l’accaduto e l’uomo che mi aveva violentato, non certo donnaiolo la esclusi. Ma mi restò il timore che Mauro quando saremmo tornati a fare sesso si sarebbe accorto di qualcosa. Invece facendolo poi … per fortuna non fu così, non si accorse di nulla, ma io si, sentivo la differenza anatomica e di godimento tra lui e quel  contadino e  con lui non sentivo più quella piacevole pienezza vaginale.

Ora sono passati quasi due anni, non sono più andata in quella località meravigliosa, anche se i primi tempi sono stati spiacevoli e dolorosi sotto il profilo morale, diedi la colpa della  malinconia dei primi mesi dopo quella violenza, allo studio su cui mi ero concentrata.
I rapporti tra me e Mauro tornarono amorevoli come prima , ma io  non ero più la stessa, non solo per il  segreto che mi portavo dentro, ma perchè reagii in un modo morboso. Per un anno pur sapendo che c’era, non ho più toccato il  fazzoletto di quel  zotico dentro il  sacchetto, poi mi decisi a farlo, a prenderlo e gettarlo e quel  pomeriggio non so perchè,  lo tirai fuori dal  sacchetto, lo guardai attratto, lo aprii o almeno cercai , ma era incollato e attaccato nelle sue parti come una colla, dall’abbondante sperma di quell’uomo, oramai asciugato. A vederlo li stroppicciato e a ricordare quell’episodio, mi sentii inspiegabilmente eccitata, tanto che  come in tranche arrivai ad annusarlo e poi  eccitata  e come impazzita sfregarlo sopra il  sesso  masturbandoni, provandone piacere e godendo di più al  suo ricordo che a fare sesso con Mauro.                                                                                                                                                            Con il tempo ho pensato bene a quello successo, ho navigato su internet per cercare di capire il mio comportamento e la mia reazione, scoprire se qualcuna aveva avuto la mia stessa esperienza e le mie stesse reazioni e di qui tra forum e blog, non trovando risposta, sono arrivata casualmente ai siti di racconti erotici.
Ho riflettuto a lungo, oltre che su me, su quello che era successo e al modo in cui era successo, non c’è giorno che non ci pensi, che abbia davanti agli occhi la sua faccia rotonda, rugosa con la superficie del cranio calva e bruciata dal sole e la corona di capelli grigi. E ho dedotto due cose.
La prima che probabilmente quell’uomo era un guardone o un contadino del posto che ci  aveva spiato a me e a Mauro già le volte precedenti nei nostri amplessi, senza che noi ce ne accorgessimo, e che non fosse da solo .
La seconda, che probabilmente conosceva i nostri movimenti quando arrivavamo, dove
andavamo e quanto ci stavamo e d’accordo con un complice, forse quel contadino che vide Mauro in fondo alla strada sterrata allontanarsi quando arrivò all’auto, architettarono tutto.
Quell’uomo fece suonare l’antifurto proprio quando fui penetrata da Mauro, in modo
che lui si allontanasse da me e mi lasciasse sola e nuda e vista la distanza tra andare e tornare, circa 20 minuti, mezz’ora, il suo complice avrebbe avuto tutto il tempo di farmi quello che voleva, come è accaduto, di violentarmi tranquillamente.
Non so come fossero in contatto. Forse con il cellulare.

Queste sono deduzioni a cui sono arrivata io riflettendo, ma non so se sono esatte.
Ho pensato molto anche al rapporto sessuale, a quell’amplesso brutale, all’aver goduto con lui ed allargato ancora di più le gambe quando mi penetrava, averlo baciato e stretto a me volontariamente in preda al  piacere. Non riesco a capacitarmi su quello che mi è accaduto, e alla mia rassegnazione inspiegabile, cosa sia scattato in me in quel momento e perchè non ho reagito diversamente… non lo respinto ne denunciato, e mi tormento e cerco  giustificazioni dicendomi :” Forse ho reagito così per paura che dicesse che godevo e partecipavo mentre mi chiavava?… O forse perchè mi era piaciuto e lui se ne era accorto?”                                                     All’inizio giustificai e in parte ancor oggi giustifico l’aver goduto con lui per il fatto che ero piena di voglia ed eccitamento per Mauro, che mi aveva come si suol dire appena scaldata e penetrata e che quindi desideravo ancora di essere penetrata, e quando è avvenuta da parte sua inconsciamente lo accettata e ne ho goduto. Ma non so se è la risposta vera o se ho provato piacere perchè lui ha saputo farmi godere di più di  Mauro, ripeto, non sono riuscita a capire perchè mi sono lasciata andare così.                                                                                                            E poi il  dopo, il tenere quel  fazzoletto come un feticcio da sfregarmi in mezzo le cosce per eccitarmi, dicendomi che lo tenevo per ricordare la violenza subita e non dimenticare…  ma non è così.
Non so! Mi sento strana, non pensavo di reagire così.
Tra non molto io e Mauro ci sposiamo, i preparativi sono in corso.
So solo che i rapporti sessuali tra noi  da parte mia non sono più stati come prima e credo che non lo saranno più, con lui non provo il piacere provato quel giorno con quell’uomo.
Quando facciamo l’amore, chiudo gli occhi e penso che sia quello sconosciuto a prendermi a penetrarmi e possedermi, e desidererei che Mauro mi stringesse le mammelle forte e si muovesse dentro me come faceva lui, ma non lo fà, lui è diverso e dolce.
Pensando rivedo il suo volto sopra me e solo così riesco a godere anch’io con Mauro, a raggiungere l’orgasmo, ogni volta pensando a quell’uomo.
Ma Mauro non lo sa.
Giada.

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