Storie ignobili n.14 – Una incomprensibile attrazione.

Note: Il fascino o le speciali qualità che ti attirano verso qualcosa costituiscono ciò che esercita attrazione. L’attrazione può essere una forza fisica o psicologica, anche se in alcuni casi, come in amore, potrebbe essere difficile stabilire quale delle due componenti prevalga.

UNA INCOMPRENSIBILE ATTRAZIONE

La mia è una storia strana , quasi incredibile e impossibile che possa essere accaduta davvero ,ma non sarebbe la prima volta.
Sono un uomo di 43 anni, felicemente sposato da 15 anni con una bella donna di 40 anni impiegata di banca .
Mi chiamo Antonio e mia moglie Luisa e in questo periodo si trova nell’età migliore per una donna, quella del passaggio della giovinezza alla maturità femminile.
Siamo una coppia della piccola media borghesia italiana, tutte e due molto religiosi, che tiene più ai valori che alle soddisfazioni materiali, e sessualmente non sono mai stato un grande amatore, ma una persona tranquilla nel fare l’amore.
Il sesso non è mai stato nelle nostre priorità di vita, ma è sempre venuto dopo la famiglia , il lavoro e il volersi bene.
Io sono un assicuratore, siamo una copia benestante senza figli, ma con tanto amore tra noi soprattutto d’affetto.
Nonostante le visite ginecologiche specialistiche e alcune cure ormonali di mia moglie, i figli non sono arrivati , in compenso gli ormoni l’avevano maturata fisicamente, ingrassandola un poco e rendendola più procace.
Lavoriamo in due settori e zone diverse di una grande città del nord , distanti tra loro e da casa nostra parecchi chilometri.
Io lavoro nel centro dove ho l’ufficio nella sede centrale, presenzio cinque giorni alla settimana escluso il sabato e la domenica.
Nelle pause pranzo, non torno quasi mai a casa se non per qualche motivo di necessità
particolare, anche perchè ho solo due ore libere, dalle 13 alle 15 e visto che anche mia moglie non stacca dal lavoro per venire a casa, per via del traffico che troveremmo nell’ora di punta, facciamo tutti e due uno spuntino veloce nei rispettivi bar della zona di lavoro e ci sentiamo al cellulare, per poi incontrarci nella serata e raccontarci la giornata.
I nostri svaghi sono la tv , le passeggiate , qualche cena al ristorante e i films.
Sul lavoro, dopo aver pranzato, nell’attesa dell’orario di rientro, faccio sempre un giro nei dintorni , passeggio nei giardini o curioso nelle vetrine.
Quel pomeriggio passeggiando nei pressi della stazione, vidi un ragazzino, magro, non molto alto, carino, seppi dopo essere extracomunitario dell’est, Rumeno, che vendeva abbigliamento maschile a braccio, pantaloni , camice e giubbotti.
Lo vidi voltarsi verso di me, osservarmi e allargarsi in un sorriso enorme, solare, affettuoso.
Mi colpì quella allegria nei miei confronti e lo guardai e risposi anch’io con un sorriso al suo.
Non so spiegare il perché di quella reazione, mi era venuta spontanea averla, forse perchè lui mi sorrideva o perchè era giovane. Non so!…
Non avevo idea del perchè , ma come capita a volte…ebbi la sensazione del dèjà vu, che lo conoscessi, come se lo avessi già visto da qualche parte.
Pensai che seppur non ricordandolo, dovevo conoscerlo per forza visto quel sorriso confidenziale che mi aveva fatto.
Tentai di dare un nome a quel volto, tentai di riconoscerlo, di collocarlo in qualche contesto dei miei ricordi, ma non ci riuscii, quindi lasciai perdere e mi diressi verso l’edicola.
Indugiai un po’ sfogliando qualche rivista musicale… e sbirciando le copertine di quelle di gossip.
Acquistai i giornali anche per mia moglie e mi diressi verso l’uscita e lo rividi fermo al suo posto, all’angolo del grande atrio che mi guardava e sorrideva, facendomi un segno di amicizia con la mano.
Mi avvicinai curioso e una volta vicino, lo guardai bene, era giovane , molto giovane , ma anche
molto bello , occhi chiari e capelli scuri .
“Vuoi comprare pantaloni !” Mi disse sorridendo .
“No grazie ! “ Risposi .
Insistette in un Italiano stentato :”Compra dai! Sono belli e costano poco!”
Gli ridissi di no e le domandai cosa facessi lì.
“Vendo capi di abbigliamento a braccio, ai passanti .” Rispose guardandosi attorno : ” E devo stare attento alle guardie . Perchè non posso vendere, non ho il permesso, semi vedono mi sequestrano tutto.”
Era un abusivo e i vigili lo controllavano, avendolo già più di una volta preso e sequestrato la
merce.
Iniziammo a parlare:” Mi chiamo Petru.” Disse sorridendo.
“ Io Antonio .” Risposi .
“Sei solo? Non hai i genitori? “ Chiesi
“Qui in Italia no, sono solo, ma in Romania ho i genitori, tre sorelle e un fratello più grandi. Ora
vivo in una stanza da una famiglia di miei connazionali .”
Chiacchierando facemmo conoscenza .
Ci salutammo e lasciammo con lui che insisteva che comprassi qualcosa.
“Dai compra!…Dai!!”

In ufficio ci ripensai, mi dispiaceva per lui che fosse costretto a vivere così .
“In fondo avrei potuto acquistare qualcosa. Avrei fatto un opera di bene .”Pensai.
Restai colpito da quel ragazzo, tanto che alla sera a cena ne parlai con Luisa:
” Sai ! Oggi mi è capitato un incontro strano, particolare, con un ragazzo giovane e carino che
vendeva abbigliamento e mi sorrideva.”
“Hai acquistato qualcosa?” Mi disse.
“No…ma lo avrei fatto volentieri, chissà… se lo rincontro lo farò.”
“Fallo !”Mi disse lei:” Se ritieni che lo merita, visto che ti ha colpito tanto. Magari è un
bisognoso.”
Il giorno dopo all’ora di pranzo, dopo lo spuntino e aver telefonato a Luisa, uscii e passeggiai , e d’istinto mi diressi subito verso la stazione, con il desiderio inconscio di rivederlo. Giunto nell’atrio lo notai, era davanti ai sottopassaggi che portano ai binari, tra la confusione della gente che andava e veniva.
Lo salutai e ricambiò con un splendido sorriso, migliore di quello del giorno prima. Mi avvicinai e gli chiesi:
“Hai pranzato? “
“Ho mangiato un panino .”Rispose.
“Vuoi che ti offra qualcosa ?” Chiesi.
“No!…No!…” Esclamò e mi ripropose di acquistare dei pantaloni. Questa volta non dissi di no,
chiesi :” Quanto vuoi?”
“Trenta euro!” Rispose :” Sono di stoffa buona. Guarda ! Toccali! Costano 30 euro, ma per te
faccio 20euro:” Disse esortandomi ancora ad acquistarli.
“Ma non so se mi vanno bene . Hai la mia misura, il 46 ?” Domandai .
Guardò tra quelli che aveva nel pacco di nylon e incartati sul braccio:
“Questi sono belli, sono 44, ma sono misure grandi vedrai che ti vanno bene.”
Vista la mia faccia dubbiosa perseverò:
“Vanno bene !Provali …provali! …Sono grandi!”
Vista la sua insistenza, mi faceva un po’ pena, mi misi a ridere .
“Ma dove li provo.” Chiesi :”In mezzo alla strada?”
“No! tu vieni !” E mi fece segno la toilette vicina al sottopassaggio.
“Provali là, non c’è nessuno ora.”
Vista l’ora e la confusione di passeggeri che si diradava, mi guardai in giro, non avrei voluto, ma mi prese per mano e mi tirò verso la scalinata che conduceva alla toilette.
Inconsciamente lo segui entrammo nella toilette che sembrava la conoscesse bene e mi portò in in fondo .
Devo dire che i bagni delle stazioni e dei posti pubblici in generale mi hanno sempre fatto un po’ schifo, ma quel giorno feci un’eccezione. Vidi che i cinque bagni con la porta erano aperti e vuoti, mentre i due orinatoi a muro erano occupati , con un ricambio di gente veloce e incurante di noi.
Mi fece entrare spingendomi dentro un gabinetto ed entrò anche lui , chiudendo
“Non resti fuori tu ?” Chiesi imbarazzato.
“No!… Ti aiuto!” Rispose.
Eravamo nello stretto, ed ero imbarazzato a dovermi cambiare in un gabinetto davanti a un
ragazzino . Ma anche turbato.
“Ma quanti anni hai? Non sei mica minorenne?” Gli domandai vedendolo così giovane.
“No..no! Ho fatto 18 anni due mesi fa!” Rispose.
“Ne dimostri meno!” Dissi.
“Si lo dicono tutti!” Ribattè con il suo sorriso dolce:” Ma ce lò!”.
Aiutandomi prese l’iniziativa, posando il pacco di abiti che aveva sul braccio sul water chiuso, con mio stupore con le mani, mi slacciò la cintura , mentre io divertito stupefatto lo lasciavo fare, abbassò i pantaloni e si mise in ginocchio aiutando a sfilarmeli dai piedi
e appendendoli subito al suo braccio.
Quando fui in slip davanti a lui ebbi come un eccitazione, sentii uno stimolo sul pene, lui si abbasso e mi infilò gli altri dai piedi e li tirò su, ma erano stretti, e nel cercare di tirare su e chiudere la cerniera, mi toccò senza volerlo più volte il cazzo e sorrise.
“ Sono stretti !” Dissi.
“No! Sei tu che c’è l’hai grosso.” Ribattè ridendo e toccandolo, spingendolo dentro con la mano per far chiudere la cerniera.
Alla fine a fatica ci riuscì, ma non riuscivo a respirare.
“Va bene! Sono stretti, ma li prendo lo stesso.” Gli dissi facendolo contento.
“Grazie ! Grazie!” Rispose felice.
Tirò giù la cerniera per togliermi i pantaloni, ma il mio cazzo era diventato duro dalla sua manipolazione involontaria, prepotentemente spinse negli slip in fuori, affacciandosi con la cappella e mezza asta.
Lui rise vedendolo e lo tocco con la mano. Risi anch’io.
“E’ duro !” Esclamò.
Era davvero duro, mi ero eccitato, non era molto grosso, ma era eretto. Sorrisi.
All’improvviso mentre avevo i pantaloni alle caviglie allargò lo slip e lo tirò fuori completamente.
Sorrise ancora con quel suo splendido sorriso.
“Che fai?Gli domandai eccitato e turbato.
Alzò il capo guardandomi, dicendomi:” Ti faccio un pompino se vuoi!”
Restai sconvolto da quella proposta, scioccato ma anche infervorato.
Mai avrei mai immaginato una situazione del genere, un esperienza omosessuale con un ragazzino e meno che mai l’avrei mai creduta possibile vista la mia posizione sociale , nei cessi della stazione.
Ero imbarazzato… e forse anche un po’ spaventato dalla situazione, dalla sua audacia e sfacciataggine .
In fin dei conti era si un ragazzo, ma sempre uno sconosciuto, più giovane di me che parlava di
pompini nella toilette con tanta naturalezza. E poi io ero felicemente sposato con Luisa , avevo la mia vita affettiva e sessuale con mia moglie, anche se come dicevo sopra, non era intraprendente.
In quel momento mi presero terrore, ansia, imbarazzo, confusione… capivo solo che ero in una situazione spiacevole e che volevo fuggire, allontanarmi da quel ragazzo.
“No guarda… no!… Non mi interessa…lascia stare .” Risposi.
“Dai su ! Non voglio soldi ! Non avere paura, non sono minorenne, ho già compiuto diciott’anni
Due mesi fa. “ Ripetè affinchè lo lasciassi fare. Continuando: “Mi piaci, sei buono e se vuoi te lo faccio, vedrai che ti piacerà, sono bravo .”
E dicendo così prima che pronunciassi ancora qualcosa, si infilò la cappella in bocca, iniziandolo a insalivarla e poi a leccare.
Ero allibito. Restai fermo immobile mentre lui lo leccava iniziando a succhiarlo.
Era la prima volta che qualcuno mi faceva un pompino, neanche mia moglie me li aveva mai
fatti, per problemi morali, solo qualche linguata da sposini un paio di volte, ma poi non le piaceva e decise di non farli più.
A un certo punto fui preso da una forte sensazione di calore al ventre e sul viso, mi piaceva che mi spompinava, lo faceva bene, succhiava e leccava molto meglio di quelle poche volte che lo aveva fatto mia moglie.
Le gambe mi tremavano, lui inginocchiato davanti a me con il cazzo in bocca che succhiava, io in piedi, con una mano tenevo la camicia tirata su all’ombelico per evitare che gli coprisse il capo e l’altra appoggiata alle piastrelle per mantenere l’equilibrio in quella strana posizione.
Passarono alcuni minuti mentre lui, bravissimo lo prendeva tutto in bocca succhiandolo, intanto che con l’altra mano mi accarezzava i coglioni.
Mi sentii tremare tutto, mi irrigidii stavo per venire:
” Vengo! Sto venendo Petru!” Dissi nella speranza che si togliesse davanti, invece restò fermo,
inginocchiato, con la cappella appoggiata al viso e gli occhi socchiusi, e venni.
Gli venni sul viso e sulle labbra, impiastrandolo di sborra.
Terminato lasciò il cazzo ridendo. ” Ti è piaciuto ? “Mi chiese .
“Si! Si! “ Farfugliai eccitato e sconvolto di quello che era accaduto.
“Sono contento.”Sibilò Petru mentre recuperava la posizione eretta:” Scommetto che è la prima volta ? “ Chiese .
“Si! Si! “ Risposi .
“Si vedeva ! Ero impaurito ed eccitato.” Mi sentii avvampare le guance.
“ Sei venuto subito. Sei uno che sborra subito?” Mi chiese.
Ero imbarazzatissimo e probabilmente nonostante la mia età, il rossore sul viso e la mia espressione facevano trasparire la vergogna.
“Non lo so! Non so quanto si ci sta a venire.” Risposi:” Io lo faccio solo con mia moglie.” Dissi.
“Ti fa anche lei i pompini lei?” Chiese irriverentemente.
“No!…Non più !” Risposi.
“La chiavi solo? “ Domandò ancora.
Sorrisi:” Qualche volta!” Risposi .
“E tu?” Gli chiesi. “Tu sei gay?”
“Nooo!! “Rispose serio. “ Ho la ragazza!”
“Hai la ragazza e fai i pompini agli uomini?” Domandai mettendomi a posto i pantaloni.
“Mi piace tutte due!” sgrammaticando l’italiano.
Vidi una luce accendersi nei suoi occhi: “Davvero non l’hai mai fatto prima con un maschio…
mai?”Chiese.
Dalla tensione non riuscivo a proferire parola e mi limitai a scuotere nervosamente la testa mentre mi riordinavo i calzoni.
Ero scosso e sconvolto da quello che avevo fatto o meglio mi ero lasciato fare.
Rimisi dentro la camicia e mi abbottonai i pantaloni, ero confuso.
Io ero un uomo felicemente sposato con una bella donna da quasi vent’anni, ci volevamo molto bene e mi ero lasciato fare un pompino nei gabinetti della stazione da un ragazzino extracomunitario. Come se fossi un pervertito, un omosessuale.
Preso dallo sconforto e dalla vergogna per me stesso dissi:
“Scusami! Mi sono ricordato che devo fare una cosa .”
Uscimmo, tra alcuni passeggeri che urinavano a muro nei vespasiani, guardandomi con
disprezzo, vedendo uscire un adulto con un ragazzino dallo stesso gabinetto.
Mi diede i pantaloni provati in un sacchetto e lo pagai. Volevo dargli di più dei 30 euro dei
pantaloni pattuiti, dargliene 50, ma non volle , disse che quello che aveva fatto, lo aveva fatto perchè gli piacevo. E questo mi turbava e mi confondeva ancora di più.
Lo salutai e sconvolto mi allontanai sentendomi dire dietro le spalle:” Io ci sono anche domani e dopo se vuoi.”
Non risposi e me ne andai senza voltarmi, scosso e provato dall’accaduto , non riuscendo a togliermi dalla testa quel ragazzo, quello che era successo….e soprattutto il fatto che mi era piaciuto.
Mi precipitai fuori per perdermi subito nella folla. Non mi voltai mai indietro.
Non capivo perchè era accaduto, senza una ragione apparente, senza un vero motivo… ero
terrorizzato di me stesso.
Tornai al lavoro ma continuai a pensare a quello che avevo fatto.
Arrivato a casa, dopo cena osservando mia moglie Luisa ripensai all’episodio, giustificandomi
che in fondo mi era piaciuto e non c’era niente di male, era lui che aveva voluto ed era maggiorenne.
Non riuscivo a pensare ad altro. Mentre guardavamo la tv seduti sul divano ripensavo che in fin dei conti quel pompino mi era piaciuto e ricordandolo avvertivo l’eccitazione.
Ma dentro di me il terrore che avevo per quello subito non diminuiva, ma veniva solo sovrastato dalla curiosità… dall’eccitazione… dal desiderio di scoprire… e di capire.
“Allora! Hai incontrato di nuovo quel ragazzino , il tuo amichetto oggi.” Sentii dire da mia moglie all’improvviso distogliendomi dai miei pensieri.
Mi voltai con un batticuore fortissimo:” Come fai!…Come fai a saperlo?” Chiesi.
“Bè! Ho visto i pantaloni nel sacchetto dell’entrata .” Rispose sorridendo.
Fui preso dal sollievo, da una sensazione piacevole e strana.
“Si !” Risposi.
“L’hai provati almeno? Ti cadono bene? “
“Si! Si! Sono appena un po’ stretti, ma mi vanno, sapessi che avventura per provarli.” Dissi
ridendo .
“Perchè?” Chiese Luisa.
“ Mi ha portato nei gabinetti della stazione a provarli.”
“Dentro un gabinetto?” Domandò stupita con un sorriso.
“Si!” Risposi .
“Oddio !!” Esclamò lei .
“ E pensa che alcuni passeggeri mi hanno visto entrare e uscire con lui, con un ragazzino. Chissà cosa avranno pensato. ” Dissi scherzandoci sopra:” Forse che sono un gay.”
“Oh Dio mioo!!” Esclamò Luisa ridendo.
“Comunque è un ragazzo bisognoso, molto per bene .” La informai.
“Hai fatto una buona azione allora! “ Esclamò.
“Si! “ Risposi omettendo di dirle cosa era successo veramente dentro quel gabinetto.
Non ne parlammo più e nei giorni seguenti cercai di dimenticare, non riuscendoci. Mi ero proposto per salvaguardami dalle mie paure di non incontrarlo più.
Passò una settimana, poi un giorno nell’ora di pausa fui preso da una strana curiosità, un desiderio di rivederlo di nascosto per vedere cosa facesse, se vendeva ancora.
Non mi sarei fatto vedere da lui e mi avviai alla stazione.
Da lontano lo vidi in un angolo, era sempre con il suo borsone che fumava. Nonostante la distanza e la confusione, mi vide e mi riconobbe, sorridendomi e salutandomi muovendo il braccio.
Oramai mi aveva visto, attraversai l’atrio e mi diressi verso di lui .
Petru era di fronte all’ingresso dei bagni, che occhieggiava chiunque entrasse per indurlo ad
acquistare qualcosa. Appena mi vide sfoderò uno dei suoi esagerati sorrisi amichevoli e mi fece cenno di seguirlo.
Lo vidi entrare nella toilette, come ipnotizzato lo segui… incurante dei 3 o 4 uomini che pisciavano negli orinatoi a muro… .
Entro in un gabinetto guardandomi, e posando il borsone in un angolo lasciò la porta socchiusa.
Aspettai che uscissero quegli uomini facendo finta anch’io di urinare e quando fui solo con il cuore che mi batteva forte mi avvicinai alla porta. Lo vidi in piedi che mi guardava:
“Vieni !” Sussurro facendomi cenno con la mano .
Avrei dovuto fuggire , invece entrai e chiuse la porta con la clicca.
Senza dire nulla allungò subito le mani, slacciò la cintura e mi abbassò i pantaloni e si ritrovò il
mio cazzo già duro in mano. Senza quasi accorgermene avevo avuto l’erezione.
Lo vidi chinarsi e prendere in bocca la cappella pulsante e gonfia, senza che io facessi niente per impedirlo.
Non avevo mai provato niente di simile.
Il calore e il movimento della sua lingua mi piaceva, anche il rumore umido del mio cazzo fra le sue labbra… era tutto nuovo ed eccitante.
Resistetti pochissimo e mi lasciai andare senza pensare minimamente a trattenermi e durare il più a lungo possibile e sborrai contro il muro piastrellato.
Ero esterrefatto, sconvolto.
Non mi capacitavo di quello che facevo . Ma mi piaceva ed esaltava.
“Vuoi toccare il mio ? “Mi disse
Avevo la bocca asciutta, le parole mi frullavano in testa scontrandosi le une con le altre, ero
incapace di articolare un suono e scossi di nuovo la testa, con gli occhi bassi.
“Stai calmo !” Disse lui sicuro di se, nonostante la giovane età aveva una certa esperienza sessuale che io non avevo.
Petru mi prese la mano e l’appoggiò sulla patta dei sui pantaloni; sentivo un grosso gonfiore sotto, lo sentivo pulsare.
Era la mia prima volta che toccavo e partecipavo all’erezione di qualcun altro!!!
A un certo punto, slacciò la sua cintura e tirò giù i pantaloni e gli slip e mise la mia mano sul suo cazzo caldo e teso.
Mi sentivo umiliato.
Aveva un bel cazzo ,duro ,lungo e scappellato, era ben dotato per l’età. Glielo presi in mano .
Lo guardai e lo scappellai un paio di volte e fui avvolto dal suo odore, acre, forte, pungente di sesso che non somigliava a niente che avessi mai annusato prima.
Ero sorpreso… meravigliato… di quello che facevo, lo scappellavo e osservavo i riflessi della
plafoniere al neon sul soffitto seguire la pelle lucida lungo tutta l’asta di carne.
Prese la mia mano e con la sua l’accompagnò su e giù ,facendomi sentire la consistenza del suo
giovane cazzo, duro come il ferro dell’incudine e nel mentre mi osservava sorridendo guardando i nei miei occhi.
” Con calma! Con calma! ” Ripetè .”Lo devi solo accompagnare e lui scorre da solo.” Diceva
insegnandomi anche a masturbarmi .
“Prova a leccarlo ! Mi disse quel ragazzo.
Subito dissi di no, ma lui insistette :” Dai prova!… Non c’è niente di male è come leccare la figa! Hai già leccato la figa a tua moglie?” Chiese sempre irriverente.
“Qualche volta da giovani .” Risposi.
“Ecco è uguale! “ Rispose, ripetendo: “Prova a leccarlo!”
Esaltato e ormai prigioniero di quella situazione, ero diventato irrazionale.
Abbassai il capo e per la prima volta mi trovavo un cazzo davanti alle labbra. Diedi una linguata e poi un’altra.
Lentamente me lo spinse in bocca dicendomi :” Succhialo!”
Mi inginocchiai come aveva fatto lui la volta prima e come un automa ubbidii a quel ragazzino che mi aveva stregato.
Con una mano sulla testa mi spinse verso di sé, accompagnandomi … e in pochi secondi mi
ritrovai il suo cazzo fra le labbra, sentivo la sua cappella soffice e calda sulla lingua, con un
sapore selvatico, animale, conturbante… e poi il tatto… la sensazione tattile di quella cappella
viva, pulsante, giovane che scivolava sulla mia lingua.
Avvertivo che era quello che volevo fare, quello che avevo sempre sognato.
Iniziai slinguandogli la cappella mentre con una mano lui mi mi masturbava .
Leccavo e succhiavo la sua asta bella liscia che volgeva in su e le palle gonfie e dure.
Non capivo più niente, ero inginocchiato davanti a lui e con le mani gli accarezzavo le natiche del suo bel culo sodo.
Provavo una sensazione magnifica a sentire la sua giovane cappella in bocca, calda e vellutata.
Un senso travolgente a sentire il suo prepuzio scorrere morbidamente tra le labbra e rivelare alla lingua una cappella grossa, umida e rosea. Un brivido stupefacente nel sentire incontrollate le ondate di piacere delle sue pulsazioni che salivano dai suoi testicoli e attraversavano tutta l’asta del suo cazzo fino alla cappella e sentirle nella bocca , sulla lingua ad ogni mio movimento della testa.
Dal basso lo guardai intensamente negli occhi, in un atto quasi d’inferiorità, per me era totalmente tutto nuovo quell’universo omosessuale.
Che sensazione meravigliosa sentirlo vibrare in bocca ad ogni ondata di godimento… ero quasi commosso nel sentirlo sbattere ritmicamente sul palato!
“Sei bravo! Ci sai fare per essere la prima volta. Li sai fare bene i pompini.” Lo sentii mormorare guardandomi dall’alto in basso. I ruoli dalla prima volta si erano invertiti , ora ero io che facevo un pompino a lui.
Istintivamente esaltato e accaldato lo leccavo e lo succhiavo, lo coprivo di saliva. Sentivo le sue
mani sulla testa che mi davano un ritmo più veloce… quasi urgente, accompagnandomi.
Non smetteva di sorridere, mentre io preso da quella situazione continuavo a far roteare la lingua in bocca.
Mentre lo succhiavo mi disse :”Vuoi provare dietro? “
Restai sorpreso e sbalordito.
“ Vuoi incularmi? “ Mi chiese.
Ero eccitato da quell’offerta, volevo provare, che c’era di più bello che fare il culo ad un ragazzo e per giunta con la ragazza in Romania.
“Non lo mai fatto!” Dissi .
“Nemmeno a tua moglie?” Chiese
“No!” E scossi la testa.
Si girò e mi offri il suo culo, bello sodo giovane, senza peli, sembrava quello di una ragazza tanto era bello.
“Prova !” Mi disse mentre si piegava in avanti :
”Accarezzami il culo .”Mi esortò.
Lo feci e glielo appoggiai sull’ano, divaricando i suoi glutei sodi aiutato anche dalle sue mani, vidi il suo ano aperto , lo appoggia e spinsi.
Ma non ci riuscivo, non riuscivo a farlo entrare, a penetrarlo. Si piegava se spingevo forte. Tra
la paura e la tensione non ci riuscivo, era come quando capita con una ragazza che dalla tensione non viene duro, era lo stesso e la mia erezione non era soddisfacente, non durava molto come la sua , così lasciai perdere e tornai a succhiarglielo.
“Vuoi che provo io??” Mi chiese
“Come provi tu?” Domandai.
“Si !…Che te lo metto io nel culo. Sono bravo sai lo già fatto altre volte . Prova è bello, io lo faccio certe volte , non cambia niente, vado sia con gli uomini che con le donne.
Prova !…Vedrai che ti piacerà !”
In quel momento avevo una voglia pazzesca di sentire entrare il suo cazzo dentro me, ma anche paura nel riceverlo, non lo avevo mai fatto, ma soprattutto che mi piacesse.
Ero ansimante il cuore mi batteva forte, quel ragazzino mi stava proponendo di prenderlo in culo, di provare a farmi sodomizzare da lui .
Senza dire niente, mi mise le mani sui fianchi e mi roteò il bacino, dandogli io il mio sedere.
Mi disse:” Piegati in avanti e appoggia le mani sul vaso del wc.”
Come stregato gli ubbidivo. Lo sentii insalivarmi l’ano e appoggiare la sua cappella, spingere forte e deciso, e senza piegarsi come il mio allargarmi l’ano con la cappella.
Spinse forte tenendomi per il fianco con una mano.
Lo sentivo premere, mi faceva male :”Nooo!” Gridai .
Mi spostai con il sedere in avanti cercando di tirarmi su , ma lui mi seguì e spingendo più forte mi penetrò, lo sentii entrare .
“Mi fai male Petru!” Dissi .” Smetti per favore, tiralo fuori!”
“No senti dolore perchè è la prima volta, vedrai che dopo ti piacerà e non sentirai più male.” Rispose lui.
Mise le mani sui mie fianchi e spinse ancora.
“No! No! Mi fai male smetti…smetti per favore !” Dissi avendo la sua cappella già allargato l’ano.
Sentivo un dolore pazzesco.
Decisi di farlo smettere, ma prima che glie lo dicessi, lui spingendo forte, lo allargò ancora facendo entrare la cappella .
“Mi fai male! Mi fai male! Smetti!” Ripetei.
“Rilassati!” Fu l’unica cosa che mi disse e con un colpo le sentii insalivato entrare tutto dentro mi, facendomi sussultare, inarcandomi staccando le mani dal vaso del wc gridando.
“Fermo! …Ora è dentro vedrai che non sentirai più male. Abbassati di nuovo :”Disse
accompagnandomi con la mano sulla schiena spingendo in giù.
Restai fermo, lui spinse ancora e in un attimo il mio ano inghiotti tutto il suo cazzo fino ai testicoli e lentamente iniziò a incularmi.
Mentre si muoveva mi accarezzava la schiena con la mano dicendo:” Fermo ora !…Non muoverti che mi muovo io.”
Ubbidii e iniziò a muoversi piano e poi sempre più forte, con vigore, fino a quando iniziò a
piacermi e a diventare duro anche il mio cazzo, e allungando la mano sotto il ventre, me lo prese in mano e iniziò a incularmi e a masturbarmi contemporaneamente. Era
bellissimo .
Avevo perso la mia verginità anale in un gabinetto della stazione, inculato da un ragazzino
extracomunitario, fra odore d’urina e le scritte volgari sui muri.
Avevo dentro tutto il suo cazzo giovane e le palle battevano dure nel mio perineo e i suoi inguini sulle natiche. Mi inculava e allo stesso tempo mi scappellava il cazzo facendomi una sega.
Il piacere aumentò. Piegato in quella posizione mi inculava e mi faceva godere .Gemevo dal
piacere.
Lui non lo potevo vedere, ma lo sentivo accarezzarmi e dire :
” Hai un bel culo, come quello delle femmine con pochi peli. Io l’ho fatto anche alle donne il culo sai ?” Continuando: “ Faccio finta che sei una bella femmina e ti faccio godere.”
Quelle parole m’eccitarono da morire, mentre lui aumentava il ritmo dell’inculata e il mio retto avvolgeva il suo cazzo bellissimo.
Ansimavamo, gemevamo e urlavamo come due veri gay!
Finchè non resistetti e iniziai a muovermi anch’io indietro con il sedere indietro, accompagnando i suoi colpi , finchè pieno di piacere sentendomi anche masturbare davanti urlai : “ Vengo!”
Sentivo lo sperma salire dentro me e arrivare pronto a uscire e la sua cappella dura correre dentro la pancia, dentro di me.
“Vengo anch’io!” Disse urlando Petrù .
Mi inarcai eruttando il mio seme sulla sua mano e sopra la tazza del wc, mentre lui stringendomi per un fianco mi sborrava dentro.
Restammo per un po’ attaccati come due cani in calore, ansimando. Sentivo il suo cazzo pulsare dentro, vibrare e la sua cappella gonfia dentro la pancia.
Non avevo mai goduto così intensamente e tanto, nemmeno chiavando mia moglie.
Quando ci staccammo, ci pulimmo alla meglio con dei fazzolettini. Sudati ci mettemmo a posto, tirammo lo sciacquone e uscimmo.
Lui rideva, ma io ero stordito e disorientato, non mi riconoscevo più, mi ero fatto inculare da quel ragazzo nei gabinetti della stazione e mi era piaciuto, io, che ero sempre stato etero… .
Mi sentivo diverso, avevo paura ad ammettere a me stesso che mi piaceva di più farmi inculare da Petru, che chiavare mia moglie Luisa , era sconcertante quella scoperta quella sensazione che provavo.
Ero io, sempre io, ma non ero più lo stesso. Ero diventato omosessuale.

Continuammo a vederci anche nei giorni successivi, a incontrarci quasi quotidianamente, al punto che nacque una relazione tra noi. Spesso acquistavo degli indumenti .
Ci incontravamo nella pausa pranzo e andavamo assieme nei gabinetti della stazione. Ci scambiammo i numeri di cellulare e ci avvisavamo quando incontrarci.
Iniziammo ad avere rapporti sessuali completi, dove lui era la parte attiva e io quella passiva . A 44 anni mi ero infatuato di un ragazzino che ne aveva 26 meno di me.
I nostri incontri non erano solo sessuali, alle volte ci incontravamo nelle pause e lo invitavo a
pranzare con me in trattoria.
Decisi di aiutarlo, di farlo stare un po’ meglio.
Ne parlai ancora con Luisa di questo ragazzino conosciuto in strada, bello e simpatico.
“ Sai, abbiamo fatto amicizia… Ci vediamo all’ora di pranzo e stiamo un po’ assieme, gli pago il pasto, è molto simpatico.”Dissi, arrivando al punto che alla sera lei mi chiedeva ignara di tutto:” Hai incontrato il tuo ragazzino oggi? “
“Si!” Rispondevo. Al punto che divenne curiosa.
“Qualche volta me lo devi fare conoscere .” Diceva ingenuamente sorridendo.
“Si rispondevo, te lo farò conoscere, vedrai piacerà anche a te!”Continuando lei scherzando:“Devo esserne gelosa ?”
“ No!” Rispondevo divertito: ” E’ diventato solo un amico, un giovane amico extracomunitario, c’è un attrazione di affetto e simpatia e basta, non c’è nient’altro, ci incontriamo , parliamo , pranziamo. Si fermerà in Italia solo pochi mesi e poi ritornerà al suo paese d’origine , la Romania. Ma quando te lo presenterò, potrei diventare geloso io… .”
“Ohh addirittura!”
“Ehh… ma se ti fa la corte?”
Ridemmo, avevo timore che diventasse sospettosa, anche se la nostra vita coniugale non si basava sul sesso, ma sull’affetto, la tenerezza e il rispetto.

Gli incontri si susseguirono nelle settimane, fino a diventare mese.
Un giorno in una pausa pranzo gli parlai di mia moglie, gli dissi che vivevamo soli e senza figli, che la nostra era una vita tranquilla e che gli avevo parlato di lui, che ci incontravamo tutti i giorni.
“ Gli hai detto anche quello che facciamo?” Domandò stupito.
“ No!… Non posso dirle queste cose, è mia moglie e non capirebbe, pensa che ci sia solo una bella amicizia. Comunque se vuoi te la posso presentare, anche lei vorrebbe conoscerti, se ti va qualche domenica pomeriggio possiamo invitarti a pranzo con noi. Però non gli devi assolutamente dire niente di quello che facciamo noi . “
“ Va bene!” Rispose

Una Domenica mattina passammo in auto davanti alla stazione, lui era lì ad aspettarci, lo chiamai e lo presentai a Luisa .
Mia moglie era una donna con un bel fisico adulto, appena accentuato dal tempo e da qualche
eccesso dell’alimentazione, bionda, capelli corti, occhi chiari, con gli occhiali da vista.
Una bella donna, sempre ben tenuta nel vestire, poco trucco e con abiti sobri, che si dedicava anche al volontariato sociale con una associazione religiosa della nostra parrocchia. Si presentarono con una stretta di mano.
Anche a lei fece una bella impressione e ne fu piacevolmente colpita e conquistata dai suoi modi di fare gentili ed educati e da quel suo bel sorriso giovane.
Andammo nel dheor di un bar e li tra le bibite e qualche dolce approfondimmo la conoscenza.
Nelle domeniche successive , iniziai a invitarlo a casa qualche volta, a cenare o a pranzare con
noi e poi lo riaccompagnavo dove voleva lui, a volta fermandoci anche in macchina in un luogo appartato e sicuro a consumare un veloce rapporto sessuale.
In fin dei conti facevamo un opera buona, anche mia moglie era d’accordo e accettò la sua frequentazione.
Si entrò in una buona confidenza, io avevo sempre rapporti sessuali con lui di nascosto da mia
Moglie, ma non più nei gabinetti, era troppo rischioso , andavamo nel garage che avevo sotto la sede in cui lavoravo, chiudevamo la serranda, entravamo in auto, ci chiudevamo dentro e dopo qualche giochetto orale, mi sodomizzava.
Gli davo anche dei soldi ogni tanto, perchè se li spendesse per lui , a volte 50 o 100 euro.
I nostri incontri famigliare erano diventati abitudinari tutte le domeniche, pranzavamo assieme o al ristorante o a casa nostra, dove preparava mia moglie.
Petru veniva volentieri avendo preso anche un po’ di confidenza con lei. Era quasi come un figlio per lei,visto la differenza d’età.
“Viene Domenica Petru?” Mi chiedeva mia moglie .
“Certo che viene, non mancherà stai tranquilla, si deve essere innamorata dei tuoi piatti e di te !” Rispondevo scherzando.
Lei si scherniva:” Ohh !! Ma se figurati è un ragazzino…che dici?!”
Però le piaceva sentirselo dire, pensare che potesse essere vero, la lusingava, in fondo petru era bello come ragazzo.
“ Non vedi come ti guarda ! …E poi me lo ha confidato lui.” Le dissi mentendo, provocandola.
“Oddio !!..Ma che fai gli parli di me?” Disse ridendo.
“A volte si, dice che sei una bella donna!”

Si era instaurata un’amicizia tra noi tre. A volte alla sera anche nei giorni feriali , veniva a cenare da noi , stava un po’ in casa a vedere qualche film alla tv o a sentire qualche spiegazione e consiglio che gli dava Luisa che voleva fargli aprire un libretto in banca per conservare i soldi e poi andava a casa sua.
La sua frequentazione di casa nostra, non destava nessun sospetto ne da parte di mia moglie ne da parte dei vicini che ci conoscevano troppo bene e come famiglia aperta alla tolleranza.
Quando ci incontravamo fuori nelle mie pause di lavoro all’ora di pranzo, lui ingenuamente mi parlava della casa che era molto bella e le piaceva, e di Luisa:
” Anche Luisa è molto bella !” Mi diceva.
“ La chiavi ancora?” Mi chiese un giorno .
“Poco !” Risposi:” Meno di prima, anzi pochino. Quando ci riesco, perchè adesso non mi piace
Più chiavarla, perchè non ho più quell’interesse sessuale verso di lei .” Gli dissi
“E lei non dice niente che la chiavi poco? “Chiese.
“No, per noi conta l’amore, a lei il sesso interessa poco, sono altre le cose importanti per lei… .”
“E lei non ti cerca?” Domandò ancora.
Non sapevo neppure io perché rispondevo alle sue domande e tenessi una conversazione così intima e riservata. Mi divertiva ed eccitava parlarle della mia intimità sessuale e quella di mia moglie.
“Si a volte! Ma la soddisfo più che altro con le carezze o con le dita, ma lei non ne soffre, le va
bene così , è sempre stata una donna seria dai principi sani , non di quelle vogliose.”
“Davvero ?” Chiedeva aggiungendo: “Ma in che modo lo facevate quando la chiavavi?”
Quelle domande, morbose soddisfacevano una sua curiosità giovanile, ma rispondevo contento di farlo felice .

Un giorno mi disse apertamente:” Io la chiaverei tua moglie !…A me piace molto Luisa.”
“Che dici?” Replicai sorpreso:” E’ mia moglie!”
“Si lo so, ma a me piace. “ Rispose ripetendo :” Io la chiaverei, chiavo anche le donne io, ho la
ragazza anche te lo detto.”
Sorrisi:“ Non sei l’unico che vorrebbe farsela, sapessi quanti colleghi e conoscenti la
corteggiano .”
“E non sei geloso ?” Domandò spontaneo.
“No !” Risposi deciso:” Perchè la conosco bene, mi è fedele, è una donna seria Luisa .”
Mia moglie aveva più del doppio dei suoi anni, ma le piaceva, Petru vedeva in lei la donna
perfetta , buona , bella e affettuosa un po’ come la moglie e la mamma.
Più di una volta in varie circostanze mi disse che gli sarebbe piaciuta chiavarla, e io ridevo di quella richiesta.
Lo ripeteva anche durante i nostri rapporti sessuali, nel momento che mi inculava:
” Mi piacerebbe chiavarla, me la lasci chiavare ?” Diceva chiedendomi il permesso come se dipendesse da me. Provando io in quei momenti un piacere intenso, quasi morboso al sapere che Petru voleva chiavarsi davvero mia moglie.
Non perdeva occasione di farmi quella richiesta, come se fosse un gioco per lui, come se Luisa fosse una cosa mia e io potessi disporne come più mi piaceva e dirle liberamente:” Luisa… stasera fatti chiavare da Petru!… .” E lei lo facesse.
A volte ci pensavo alla sua richiesta e mi intrigava ed eccitava farlo.
Era un pensiero assurdo quello che facevo, che non capivo nemmeno io perché si manifestasse in me che amavo mia moglie, eppure mi piaceva e divertiva pensare che Petru, quel ragazzino rumeno oltre che far sesso con me, avrebbe potuto farlo con mia moglie. In fin dei conti era un bel ragazzo anche se giovane e piaceva anche a Luisa.
A volte in ufficio riflettevo:
“ Perché non creare le condizioni che questo avvenga? Fare chiavare Luisa da lui! In fin dei conti sodomizza me e se facesse sesso con lei non ci troverei nulla di male, non sarei geloso, dopotutto è un ragazzo non un uomo!” E questo nella mia mentalità traviata faceva la differenza.
Mi eccitavano quei pensieri e non lo vedevo come un tradimento ma una trasgressione peccaminosa. Sapevo che era contro i nostri principi religiosi e morali, ma la tentazione e l’eccitazione erano più forte di me, ed ero certo che con il tempo li avremmo superati . Mi sentivo immune al fatto di commettere un errore e un peccato così grande.
La verità era che in quei momenti pensavo che le cose non sarebbero andate oltre un certo limite, che sarebbe stata solo una fantasia e basta e che anche provando a realizzarla non si sarebbe concretizzata, e mi divertivo farla.
E con Petru spesso quando ci incontravamo spesso mi divertivo provocandolo:
“Chissà!? Te la potrei anche fare chiavare.” Gli dicevo scherzando … .
“Davvero ? Rispondeva trepido e speranzoso… .
“Chissà !? Forse!?…” Ripetevo aggiungendo malizioso:” Ma tu hai già me! Cosa te ne fai di lei?…E’ una donna! “ Sostenevo con un pizzico di spregio verso l’essere femminile, quasi fossi geloso di dovermi mettermi in competizione con mia moglie e di dover dividere Petru con lei.
Se tutto si fosse avverato sarebbe iniziata l’infedeltà nel mio matrimonio, e cercavo di convincermi che sarebbe stata solo una cosa passeggera che sarebbe terminata senza lasciare tracce come e quando lo avessimo deciso.
Devo dire che mi stupivo di me stesso ad avere quei pensieri, io, una persona seria, stimata da tutti con una buona formazione morale e spirituale e una buona vita sacramentale, quello che pensavo per mia moglie era qualcosa che non ci si sarebbe mai aspettati da me, e io stesso ne ero sorpreso di pensarlo, e quando la coscienza mi infastidiva cercavo di anestetizzarmi per non ascoltarla.
Ma in fin dei conti consideravo:”Non mi dispiacerebbe davvero farla chiavare da Petru se ci tiene così tanto, anche per lei…adesso è parecchio che non abbiamo rapporti sessuali e poi la metterei in una condizione che se venisse a conoscenza di qualcosa tra me e lui, di non poter dire nulla essendone anche lei partecipe.
Pensavo in base ai miei desideri, e fantasticavo della sua presenza con mia moglie convincendomi sempre più:
“Potrei anche provare ad aiutarlo, non sarà facile, anzi quasi impossibile conoscendo la sua moralità, ma… provare non costa nulla.” Mi ripetevo:” E’ come un gioco!”.
E a lui dicevo ridendo quando ci appartavamo facendole ventilare la possibilità:
“Così ci chiavi tutte e due, marito e moglie.”
“E’ perchè vi voglio bene .” Rispondeva malizioso e intelligentemente sorridendo.
Riflettendoci quando ero solo in ufficio mi venivano in mente idee come:
“Luisa lo accetterà!… In fin dei conti sarà solo un’avventura…. Non la sto ingannando perché l’ultima scelta sarà sua… Agirà liberamente, è adulta, molto discreta e accetterà, Petru è giovane, bello e gli piace. È così attraente, che ci cascherà anche lei.” E poi riflettendo: “La vita va vissuta ora che siamo ancora giovani, avremo tempo per pentirci ed espiare se mai ci pentiremo.” Mi dicevo scelleratamente andando anche contro i miei insegnamenti e la mia stessa fede. Vivremo nel peccato, ma sarà una cosa passeggera a fin di bene.” E sorridevo dentro di me.
Malato di passione per lui, mi facevo il lavaggio del cervello da solo a base di stupidità e fantasia, cercando di ammorbidire la mia coscienza e diluire il senso di colpa che provavo ad essere omosessuale, tradire mia moglie con lui e cercare di coinvolgere anche lei.
Sembrava una cosa impossibile, assurda da realizzare una situazione del genere e invece.
Un giorno era il compleanno di mia moglie, compiva 41 anni e avevamo pensato di andare via qualche giorno, ma poi per via dei suoi genitori che erano anziani e non stavano bene,
decidemmo di rimanere in città, pensando di andare a festeggiare la sera al ristorante.
Doveva essere una cena intima tra noi due, ma io pensavo a lui, ero infatuato di quel ragazzino e d’istinto e provocatoriamente le dissi:
”Sarebbe bello far venire anche Petru con noi, festeggiarlo anche con lui.”
Storse un po’ il naso, non le andava averlo ogni momento con noi, ma non disse di no e vista la mia richiesta acconsentì :
”Ma non al ristorante!” Disse:” Non mi piace farmi vedere sempre in giro con lui, lo
sai … poi la gente mormora e qualcuno già lo fa, e io lavoro in banca, un conto è aiutarlo economicamente e dargli un po’ d’affetto, un altro e fargli da mamma.” Disse quasi ridendo.
Come voleva lei, decidemmo di festeggiare in casa, avremmo ordinato piatti già pronti e lei avrebbe fatto solo la sua specialità, la torta.
Ne informai Petru che fu felice di partecipare e mi chiese cosa potesse regalarle:
“Niente!” Gli dissi io: “Lascia perdere, già’ il fatto che ci sarai tu stasera sarà un regalo per noi.”Aggiungendo sinceramente e poi malizioso ma contento di farlo felice affermai : E se vorrai e riuscirai potrai mettere in atto il tuo desiderio.”
Capì subito senza dire quale e mi sorrise.
“Ma come devo fare?”
“A non so! Questo devi vederlo tu, puoi provare, ma non so se ci riuscirai, comunque se vedi che non vuole le tue avances, lascia perdere tutto se no si irrita e dopo è peggio, è capace di mandarti anche via.!”
“ Eccome faccio a farle accettare le mie avances?” Mi domandò.
“Non lo so! Io ti dico solo che puoi provare, ma non so dirti come e stai attento, lei è diversa da me.”
“Va bene! Penserò qualcosa.” Disse.
Quella sera si presentò a casa alle 20.00, portò lo stesso un regalino a Luisa, niente di particolare , un foulard colorato, che apprezzò molto. E del vino, vino rumeno.
Ringraziandolo per il regalo mia moglie le disse:
“Hai portato anche il vino? Ma noi non beviamo non te la detto mio marito?”
“No! Comunque solo mezzo bicchiere, è vino buono della mia terra che conservavo per una occasione speciale e questa lo è!” Disse.
Luisa sorrise e andò in cucina a preparava i piatti mentre io leggevo nello studio, tornado vidi che aveva già aperto il vino e versato nei bicchieri in ogni posto.
“La vorrà fare ubriacare.” Pensai vedendo che aveva riempito oltre la metà i bicchieri.
Dopo le chiacchiere, ci sedemmo a cenare. Fu una cena molto bella, tra foto, risa e scherzi aLuisa. Con Petru era come se fossimo tornati giovani anche noi.
Al termine mangiammo la torta di Luisa e seguirono i complimenti di Petru sulla sua bontà .
Avevamo bevuto il vino, Luisa non era abituata e lo fece per cortesia verso di lui che lo aveva
portato e ne aveva bevuto.
Quando ci alzammo da tavola, ci girava la testa a tutti, era davvero forte il vino, si sentiva dopo, e tagliava le gambe.
Io mi alzai da tavola e mi sedetti sul divano, mentre lui chiese a Luisa di mettere della musica e ballare.
“Ma se non sto in piedi…” Disse lei ridendo :” … e tu mi vuoi fare ballare? C’è già la tv accesa!”Esclamò.
Mi alzai io e misi un cd nel lettore di quelli che piacevano a me e mia moglie e che ogni tanto ascoltavamo e abbassai il volume del televisore lasciandolo acceso.
Lui guardandomi la tirò per il braccio e lei lo seguì divertita.
In quell’attimo mi guardò come a chiedermi il permesso e io tornato a stravaccarmi sulla poltrona acconsentii con un cenno quasi impercettibile del capo e iniziarono a ballare alzando le braccia e muovendo tutto il corpo. Si divertivano, Luisa era allegra, rossa in viso dalla agitazione del ballo e per il vino, sembrava una ragazzina accaldata e piena di voglia di svagarsi, ogni tanto barcollava ridendo come per cadere, ma era subito pronta a tenersi al tavolo o a Petru.
La vedevo strana , assente, evasiva come non era mai stata e sinceramente mi domandai se non avesse messo qualcosa dentro il vino.
Poi Petru senza dire nulla mise i lenti e spense la luce del lampadario, lasciando solo quella
lampeggiante e grigia del televisore, prese Luisa per le mani e iniziarono a Ballare allacciati.
Luisa era in pantofole ed era poco più alta di lui.
Io sul divano, mi godevo la scena, con un pizzico di eccitazione, in fin dei conti non mi dispiaceva che lui ballasse e stringesse mia moglie, non ne ero geloso, perchè lo sentivo mio, una cosa mia, il mio amante e anche se avesse allungato una mano su Luisa, come desiderava fare, non l’avrei consideravo oltraggioso, perchè erano entrambi miei, sia mia moglie che Petru.
Ma quello che mi stupiva era il comportamento di Luisa, così aperto e permissivo, che non aveva mai avuto neanche quando beveva un poco, si era sempre controllata .
Nel vederla in quella situazione, davvero pensai che avesse messo qualcosa nel vino, ma non ne avevo la certezza e mi riproposi di chiederlo.
Durante quel lento la strinse a se, sfregandogli il suo cazzo duro sul pube, lei mi guardava
Imbarazzata pensando o sperando vista la semioscurità che non me ne accorgessi e sorrideva dinoccolando la testa, e io contraccambiavo il sorriso tranquillizzandola, mentre le mani di lui la stringevano sui fianchi e si muovevano sulla schiena accarezzandola.
Petru era giovane ma porco, già svezzato, per niente l’avevo conosciuto in un gabinetto pubblico alla stazione a farmi un rapporto orale. Più di una volta pensai:” Chissà che vita sessuale deve aver avuto per essere già così esperto e sudicione.”
Lei accaldata e sempre più impacciata e confusa, mi guardava e io le sorridevo sempre come a
esortala a proseguire.
Era eccitata, si vedeva e io che la conoscevo bene glielo leggevo in viso, quel ragazzino in fondo era bello e simpatico e le piaceva, e la toccava.
Continuò a ballare lentamente presa da quel senso di confusione che probabilmente le dava il vino, piegando stordita la testa sulla sua spalla.
Io mi alzai appesantito e guardai Petru, ci scambiammo uno sguardo e mi allontanai, mi misi in un punto della stanza dove non mi vedesse.
Quando tirò sul capo dalla sua spalla non c’ero più .
Petru a quel punto, accarezzandogli la schiena gli avvicinò le labbra sulla bocca per cercare di
baciarla.
Luisa si irrigidì, indietreggiò il capo, ma lui le misi una mano dietro la nuca spingendola verso di se. Mia moglie cercò di voltarsi per non baciarlo, ma lui le prese la testa tenendole la nuca tra le dita, gliela rimise dritta portandola di fronte e la tenne ferma e cercò di baciarla per forza.
Complice quella brezza alcolica le loro labbra si unirono e subito dopo la lingua di Petru
entrò veloce nella bocca, intrecciandosi con la sua. Luisa cercò di tirare ancora indietro il capo senza riuscirvi e alla fine arrendevole si lasciò baciare e quasi inconsciamente ricambiò il suo bacio, slinguandosi sempre di più, mentre io osservavo in piedi dietro lo stipite della porta.
Continuarono a ballare baciandosi, lei sotto l’ebbrezza del vino arrendevole si lasciava trasportare.
La mano di Petru scese tra le sue cosce e le tirò su la gonna salendo dietro fino a fermarsi sopra sopra lo slip bianco con pizzo che copriva il suo sedere, accarezzandoglielo.
Luisa ebbe un sussulto:” Che fai?… No! …Non mi toccare… .”
Ma lui sempre ballando e baciandola sulla bocca e sul collo spostò la mano davanti alzando la gonna anteriormente su, appoggiandogliela sul sesso accarezzandolo e contemporaneamente spingendola indietro verso il divano, fino a farle battere i polpacci su il bordo lasciandola cadere seduta su di esso, seguendola con il suo corpo.
“Nooo…” Sentii dire. “Questo nooo!”
Ma lui si sdraiò sopra di lei e la baciò, mentre le sue mani frugavano il suo corpo, il suo seno.
Sapeva che non doveva perdere l’attimo, che non doveva perdere tempo a spogliarla .
“ Ti accarezzo solo un po’!” Le sussurrò: ”E basta, non facciamo niente, mi piaci tanto.”
Forse rassicurata da quelle parole o perchè le piaceva o perché ancora non aveva la forza di reagire, non pensando più a me non vedendomi, confusa lo lasciò continuare.
L’accarezzava sulle gambe sopra e dentro le cosce salendo sempre più, fino ad incontrare sugli inguini il margine lasco del pizzo del suo slip.
Strofinava la sua mano sulla sua fica coperta dalle mutandine, premeva al centro eccitandola e intanto la baciava.
Lei annebbiata da quella situazione e alla sua risolutezza che spingeva con la mano tra le cosce per dividerle, divaricò di più le gambe agevolandogli involontariamente il compito di accarezzarle l’interno, e lui riuscii così a scostarle il pizzo e lo slip e infilare prima le dita e poi la mano sotto lo slip e con gesti rapidi spostarlo di lato dal punto in cui le copriva il sesso, mettendolo nel solco dell’inguine ed a toccarle la fica scoperta, continuando ad accarezzarla e masturbarla con la dita, dandole una scossa e un fremito a tutto il corpo.
Petru continuò ad accarezzarle la figa, mentre il cd lentamente suonava. Prima piano, muovevo il dito all’esterno lungo tutta la superficie della sua vulva, poi accarezzando l’interno delle cosce, salendo all’ombelico, per poi ripassare alla fica.
Luisa si stava lasciando andare, complice e vittima dell’astinenza sessuale che aveva, era eccitata, stordita e le piaceva sentire la sua mano fra le cosce e sul sesso e istintivamente aprì ancora di più le gambe offrendogli la vista della sua fica pelosa, dischiusa e bagnata di umori.
Avrei potuto fermarlo, ma non lo feci, mi piaceva vedere anche lei peccare, macchiarsi di una colpa morale sessuale come me, e restai lì fermo a guardarli, fu lì, in quel momento che capii che l’avrebbe chiavata davvero.
Con le dita iniziò ad accarezzarla sulle grandi labbra con movimenti circolari, penetrando il suo antro sessuale con il dito, baciandole e succhiandole le labbra. Lei, dopo avere appoggiato la fronte, spingeva la testa contro la sua, ormai sciolta del tutto ed eccitata.
Petru premeva con il dito sul suo clitoride e un altro in vagina, la sentiva calda e umida che iniziava a bagnarsi, così spinse il dito più dentro, poi due, e continuò a masturbarla penetrandola con più dita, mentre io semi nascosto la osservavo.
Luisa ansimava, lei, nonostante la piacevolezza di quelle giovani carezze era ancora rigida, non si chiedeva dove io fossi e se la osservassi, forse non capiva, ma si lasciava andare desiderosa a lui.

Vedevo che provava piacere, stava con il capo appoggiato sul bracciolo del divano e il viso rivolto in alto.
La sua fica era grossa, gonfia e da buona cattolica piena di peli, e sporgeva palpitante dallo slip spostato, coperta dai peli che lasciavano intravvedere sotto di essi due grandi labbra vaginali vogliose e carnose… era molto bella, ed eccitante.
Lui si adagiò sopra baciandola sul collo con il sottofondo del dialogo della TV per la stanza e senza farsi notare slacciò la cintura e abbassò i pantaloni un poco, lo tirò fuori dalla parte superiore dello slip facendo uscire il su cazzo duro e lungo che io conoscevo bene e senza dirle niente, accarezzandola e tenendo lo slip con forza spostato sul margine dell’inguine, lo appoggiò sulla fessura, premette e lo spinse; e prima che Luisa realizzasse quello che stava avvenendo, che non erano più le sue dita ad accarezzarle la vulva, , ma la sua cappella a spingere su di essa, sentì il suo cazzo che le stava entrando in vagina, e con un colpo la penetrò.
Luisa sussultò :”Nooo…che fai? …Questo nooo!!” Esclamò, ma era troppo tardi e oltre quelle parole non disse più nulla, era bagnatissima in vagina e in preda all’eccitazione.
In seguito ci riflettei molte volte, come dicevo sopra avrei potuto impedire quella penetrazione, ma oltre che hai motivi sopracitati, avevo deciso di donarla come premio a Petru, come prova d’amore, certo che l’avrebbe apprezzato e mi sarebbe stato riconoscente.
Io continuavo a guardare lo spettacolo eccitato .
Lei non se l’aspettava questo finale… non fece nemmeno resistenza, farfugliò ancora qualche no pudico, dettato più dalla vergogna di essere chiavata da un ragazzino che poteva essere suo figlio, che dalla volontà di non farlo.
Ma lui oramai iniziava a chiavarla, a muoverlo dentro lei avanti e indietro, infilandoglielo tutto e incominciando a darle piacere e farla godere, finchè Luisa lasciandosi andare completamente lo attirò a se, inarcando la schiena e stringendogli le gambe sui fianchi.
La chiavava bene, Petru era giovane e bisex ma ci sapeva fare anche con le donne e io lo sapevo per esperienza personale, e con colpi regolari e non troppo veloci, facendola sussultare continuò a chiavarla.
Io sudato e timoroso entrai in soggiorno e mi avvicinai, fermandomi di fianco a osservarli. Lui mi guardò, sorrise maliziosamente con una smorfia di trionfo sulle labbra come faceva sempre e continuò a chiavarla.
Luisa socchiudeva e apriva gli occhi vedendomi in piedi vicino a lei guardarla, ma non diceva nulla. Vedeva me e vedeva lui, li richiudeva e godeva infilandogli le dita tra i capelli, mentre lui
apertole la camicetta e tirato fuori dal reggiseno le sue grosse e calde mammelle bianche, iniziò a leccarle succhiando i capezzoli e massaggiandole piano.
Godeva Luisa, dalle sue labbra sentii uscire suoni gutturali misti a sospiri e gemiti che non avevo mai ascoltato prima nei nostri rapporti:
“Arrgghhh!!!…Aaaahhh!!!… Aaahhh!!!… Sssss!!…Mmmmmhhh!… .” Che cercava di fermare e non pronunciare, ma non ci riusciva continuando ansante a gemere, fino a esclamare volgarmente:” Ssssiiii!!!….Così… spingilo… ooooohhhh!!!! “ Gemendo e mugolando sotto quel ragazzo che aveva fatto godere anche me.
Mi dispiaceva vederla così, averla corrotta, rotto la sua moralità e fatta peccare, ma ne ero felice per lei, finalmente godeva e chiavava macchiandosi di peccato e della perdizione pure lei.
Godeva con il cazzo di Petru dentro di essa, lo attirava a se con le sue mani sulla schiena, baciandolo e cercando la sua lingua, gemeva ed ululava piano, quasi timidamente e timorosamente, vergognandosene di quel godere illegittimo e impuro.
Conoscevo il piacere che avvertiva, avendolo provato anch’io da lui.
Era sconvolgente vederla in quella posizione a gambe larghe con la gonna tirata su, senza neppure togliere le mutandine e in quello stato, lei una signora matura, donna borghese seria e per bene dedita al volontariato sociale, abbracciata a quel ragazzino extracomunitario che la chiavava, avendo me vicino.
La mia presenza, seppur in un primo momento l’aveva fatta sussultare e intimorire nel sapersi osservata da me mentre con lui mi tradiva, forse vedendo la mia non reazione e il mio guardare silenzioso quasi accondiscendente del suo tradimento, la indussero a lasciarsi andare di più.
Petru aumentò il ritmo della sua chiavata, e lei aumentò il volume e l’esclamazione dei suoi gemiti di piacere.
Oscenamente lo tirò fuori e dopo averle strofinato la cappella sulle labbra della fica, la penetrò ancora.
Afferrandola per le caviglie e portandole sulle spalle con le cosce divaricate sul suo petto e spostando con due dita le mutandine di lato con forza da tenderle quasi a romperle, iniziò a chiavarla profondamente in quella posizione, avvertendolo lei tutto dentro fino in fondo e come invasata, dal piacere, l’ebbrezza e la confusione mentale, iniziò ad urlare e godere di più:
“Aaaaaahhhh!!! …Aaaaahhh!!!! Siiii!!… Siiiii!! … Aaaaaah… aaaahhh …ahhhhh!!”
Non la riconoscevo più.
Urlava e si dimenava così tanto con la schiena sul divano, che pensavo le stesse facendo male, o che fosse in preda ad una crisi isterica; ma non era così e la situazione eccitava anche me.
La sbatteva forte mentre lei premeva le gambe intorno al suo collo e lui stringeva con le mani le mammelle facendola urlava sempre più:
“Aaaaaahhhh!!! Aaaaaahhhhh!!!!! Siiii…Godo!!! Non fermarti!!! Godoooooo!!! Aaaaah!!!
aaaaaah!!!!! E’ bellissimooo!!…Mi piace… .Lo sento tutto!!! …Ooooooohhhhhh!!!!!”
Finchè ebbe un orgasmo violento, esplosivo, che non aveva mai avuto con me, scuotendosi tutta come un fuscello, abbracciando e baciando quel ragazzino dappertutto, sul viso sugli occhi, sul naso come presa da un raptus…erotico.
Gemeva come una matta, la sua fica era un lago, si sentiva anche lo sciacquio nei movimenti nei movimenti nella sua vagina. La vedevo fremere e riempirsi di brividi e capii che
era venuta in un orgasmo inaspettato e devastante, mai provato prima, mentre lui orgoglioso e trionfante mi guardava per averla fatta godere.
I suoi gemiti si placarono un po’… ma continuava a muoversi con il bacino verso lui, per sentire ancora di più il suo cazzo dentro di lei.
Petru si fermò, sapeva controllarsi, faceva molto caldo quella sera, prese fiato e senza uscire dalla sua fica, allargandole le gambe si tolse i suoi piedi dalle spalle appoggiandoli sul divano e riprese lentamente a chiavarla, allargandole bene le cosce. Per avere più comodità prese le mutandine dalla posizione laterale in mano e con forza le tirò più volte a se fino a lacerare il tessuto con uno strappo, che poi prese tra le dita e continuò ad aprire a due mani con quel suono secco e violento di stoffa che si straccia; fino a lacerarle definitivamente e tirandole, toglierle da lei e con la mano gettarle a terra lasciandola senza con in mostra la sua foresta di peli, per chiavarla meglio, facendola godere e gemere ancora, più di prima.
Ero meravigliato per la sua resistenza senza eiaculare, va bè che io venivo quasi subito quando lo facevo con mia moglie, ma ormai era quasi un quarto d’ora buono che la chiavava.
Luisa ebbe ancora con un altro orgasmo, scuotendosi e gemendo come una invasata, godeva e lo stringeva a se e lo baciava di nuovo dappertutto.
Anche lui venne, si inarcò, lo tirò fuori veloce e riversò il suo piacere sotto sforma di sperma con schizzi violenti, che le arrivarono a colpire la gonna arrotolata sotto all’ombelico e al basso addome.

Terminato erano ansimanti, lei restò sdraiata e Petru inginocchiato tra le sue cosce aperte, c’era solo silenzio, sospiri ansanti e la voce di sottofondo di qualcuno che al televisore dialogava. Eravamo tutti pieni di imbarazzo e disagio, finita l’enfasi ci prese la vergogna per quello che era accaduto. Lui si tirò su e si pulì, Luisa si alzò barcollante e piena di vergogna, e tirandosi giù la gonna a coprire la sua nudità corse in bagno, gettandomi un occhiata confusa.
Io ero li fermo, quasi incredulo che tutto era accaduto davvero e iniziavo ad aver paura del dopo.
Cosa sarebbe successo ora? Non ero preparato al dopo, ad una sua eventuale reazione. Come dice il proverbio:” tra il pensare e il fare c’è di mezzo il mare.” E dovevo inventarmi qualcosa velocemente, prima che uscisse dal bagno.
Petru mi guardava sorridente e soddisfatto di averla chiavata. Gli dissi sottovoce:
“Vai pure… è meglio che quando esce siamo soli io e lei, poi domani ti faccio sapere .” E l’accompagnai alla porta prima che lei uscisse dal bagno e se ne andò con l’accordo che ci saremmo visti l’indomani.
“ Ci sentiamo domani …grazie di tutto.” Mi disse felice forse non capendo la situazione che avevamo creato .
Sarebbe stato un bel regalo di compleanno per Luisa, ma non sapevo come l’avrebbe presa una volta uscita dal bagno.
Sentendo l’acqua scorrere, mi sedetti sul divano dove loro poco prima avevano chiavato e mi misi a guardare la televisione.
Uscì dopo mezz’oretta in accappatoio di spugna, profumata di bagnoschiuma, aggiustandosi i capelli asciugati con il phon, e guardandomi appena corse subito in camera a mettersi a letto, senza dire nulla. Anch’io andai a letto e mi sdraiai silenzioso al suo fianco mentre mi dava le spalle volevo parlarle ma non ne ebbi il coraggio e in silenzio ci addormentammo, senza dire nulla.

Il giorno dopo era domenica, quando ci svegliammo avevamo mal di testa per quello bevuto. C’era solo silenzio tra noi e il rumore del traffico che filtrava dalla finestra.
Come se non fosse successo nulla, per prima cosa sparecchiò la tavola mentre la guardavo in silenzio, mise tutto in cucina nel lavandino e andò prima in bagno a fare toilette e poi in camera per prepararci ad uscire e andare a messa e mentre Luisa si truccava e io ero dietro la caffettiera dissi ad alta voce:
“ Dobbiamo parlare Luisa ….di ieri sera.”
Non ebbi risposta .
Quando tornò in cucina e prese la tazzina del caffè tra le mani gli dissi :
” Non possiamo comportarci come se non fosse accaduto niente. Ci amiamo, ti amo, dobbiamo parlare , quello che è successo ieri sera è stato sconvolgente … mi dispiace, ma non deve incidere fra noi . Quello che ti ha fatto Petru è grave … “ Feci una pausa e continuai:
” Non so cosa mi abbia preso, ero ubriaco e ti ho lasciato sola con lui. Anche tu eri alticcia e… .” Dissi per giustificarmi :” …non siamo abituati a bere, ma il fatto che eravamo ubriachi non è una scusante . Potevo impedire che ti prendesse, ma non lo fatto, non so perché. Forse il vedere che ti ha preso e che tu provavi piacere.” E come a motivare il mio non intervento continuai:” Lui forse se ne è approfittato, le piaci e si è lasciato prendere dal desiderio. Ti chiedo perdono!” Dissi aggiungendo subito:” Ti ha fatto male?… .”
Mi guardo da seduta :
“No!” Rispose sorseggiando il caffè osservando dentro la tazzina.
“Come ci dobbiamo comportare con lui è andato via all’improvviso senza salutarti , ha paura di te ora…” Dissi mentendo.
Scosse le spalle e fece un sorriso.
“Paura di me?” E rispondendosi da sola disse:” Non ne deve avere.”
Poi guardandomi seria e negli occhi mi chiese:
“Ma tu non sei geloso ? “
Subito tergiversai, poi decisi di dire la verità che mi avrebbe capito e risposi :
” Di lui no! ..E’ un po’ come un figlio, un amico .”
“Solo amico?” Domandò guardandomi fissa negli occhi. Non ce la feci più a mentire e mantenere il mio segreto e con gli occhi lucidi sedendomi sulla sedia anch’io le dissi la verità.
“ Si più di un’amicizia!” Replicai guardandola a mia volta, e vedendo che lei continuava a osservarmi in silenzio dissi:
“Anch’io ho avuto rapporti sessuali con lui .”
“Lo sospettavo dall’amicizia morbosa che hai per lui.”Replicò.
“Non so come sia successo …mi piaceva e mi sono trovato travolto e ho continuato, per questo non ti ho più cercata sessualmente ne accarezzata. Io ti voglio sempre bene, ti amo , ma ho scoperto di essere così! “Affermai sempre seduto sulla sedia piegato in avanti con le mani in testa.
Lei era sorpresa , non se l’aspettava la mia confessione .
“Hai avuto rapporti completi con lui?… Vuoi dire che ti ha penetrato? Che sei… .” Chiese.
”Si!” Ammisi: ” Ma non sò come è successo, non sò perchè ma attira…e mi sono lasciato andare. Non ti ho mai voluto dire niente perché non ne avevo il coraggio e per non farti soffrire.” Mi ero finalmente liberato del mio segreto con mia moglie.
“Sorrise e scosse la testa .” Non sapeva cosa dire era perplessa, incredula.
“Ha abusato di noi…di tutte e due!” Esclamò con un sorriso stupito.
“Cosa facciamo?” Dissi guardandola negli occhi.
“Tu cosa vuoi fare?” Rispose.
“Non so quello che dici tu per me va bene!” Replicai costernato. E vedendo il suo sguardo serio su di me e il suo silenzio severo aggiunsi provocatoriamente:
“Lo invitiamo ancora? O è tutto finito?…Gli dico di non farsi mai più vedere da noi?”
Ci fu una lunga pausa di silenzio, con un suo lungo sospiro che durò parecchi secondi:
“Sei tanto preso da quel ragazzino e legato a lui che vorresti continuare a rivederlo!? Anche dopo quello che ha fatto con tua moglie?… Al punto da offriglierla ancora se vorrebbe, è così? E’ vero?”
Non sapevo cosa rispondere, dissi solo:” Guarda che a me interessi solo tu! Se tu non vuoi più vederlo, non lo incontriamo più, faccio quello che mi dici tu!”
“Fai quello che dico io?…Lo vuoi incontrare ancora?… Portarlo in casa?… Sai cosa significa questo non solo per te?!” Non risposi, ci fu un lungo attimo di silenzio.
Subito dopo rise …” Invitalo!” Esclamò:” …se non sei geloso … .”
La guardai, capivo cosa intendeva dire con quel :” …se non sei geloso…”
“ E tu lo sei se lo fa con me?” Chiesi.
“Di un ragazzo?… Nooo!!” Rispose alzandosi e posando la tazzina nel lavandino.
Quella discussione finì li senza altre parole, uscimmo e andammo a messa.
Avevamo tacitamente creato una forma di nostra intesa, un accordo silenzioso .

Il giorno dopo alla mattina, lo chiamai sul smartphone che gli avevamo regalato e lo invitai:
“Stasera se vuoi, vieni pure a casa nostra.” Dissi.
“Le hai parlato?” Chiese.
“Si! …Se le un po’ presa, ma vista la tua giovane età ti ha perdonato.”
“Ma sei sicuro?” Ripetè.
“Si me lo ha detto lei che non devi avere nessuna paura, anzi, quando vieni, tu chiedile scusa del tuo comportamento, fai vedere che sei dispiaciuto.”
“Va bene allora stasera vengo!”
Quella sera quando arrivò, suonò il citofono, aprii il portone, lo feci salire ed entrare in casa , era intimorito, si avvicinò a mia moglie seduta in salotto davanti alla TV dicendole di scusarlo, che era stato il vino a fargli avere quel comportamento e che lo aveva avuto perché lei le piaceva, le era sempre piaciuta dalla prima volta che l’aveva vista.
“Quanti anni ha tua madre Petro!” Chiese Luisa seria cambiando argomento.
“Mia madre?… 40 anni !” Rispose stupito.
“Io ne ho 42 di anni!” Ci fu silenzio, poi aggiunse mia moglie:” Potrei essere tua madre, ho più anni di lei.”
Lui era in imbarazzo, non sapeva che dire, guardava me e lei.
“Vuoi che me ne vada?” Domandò.
“No siediti! Stai un po’ qui con noi a guardare la televisione .” Le disse, togliendomi dall’apprensione.
Si accomodò sorridendo, ci accorgemmo tutti , che i nostri rapporti personali erano cambiati da quella sera, non più solo amicizia, ma qualcosa di più, anche intimità e malizia, ora lui aveva avuto rapporti sessuali con tutti e due.
Quella sera restammo davanti alla tv a guardare un film, mia moglie come faceva di solito le portò una bibita e dei salatini che a lui piacevano molto, poi si sedette in silenzio e lo guardava, con lui distratto intento a guardare il film.
Mi chiedevo cosa pensasse e credevo che la serata sarebbe passata così, con una sorta di sua diffidenza, invece… .
Fui io per rompere nuovamente il ghiaccio e mi misi a parlare degli indumenti che vendeva lui, che i pantaloni e le camice erano di stoffa buona.
“Lo so! A voi non vi frego!” Disse consumando i salatini.
Sorrisi e mia moglie forse per entrare anche lei nel discorso e dire qualcosa accenno continuando a guardare la TV:
“Invece a me hanno fregato, ho comprato due paia di pantaloni classici di gabardine da mettere in ufficio, ma hanno un difetto nel filato la trama è irregolare e difettosa in alcuni punti.”
“Strano!” Disse Petru voltandosi verso mia moglie:” Il gabardine non dovrebbe avere difetti di trama, nemmeno se lo lavi.”
“Lo so! Per questo dico che mi hanno fregata, ma stai tranquillo che a me non mi vedono più in quel negozio… .“ E poi rivolge dosi a me aggiunse per farmi capire dove li aveva acquistati:”Dalla Anna sai!”
Sbarrai gli occhi era un negozio rinomato in città.
“Non sarà gabardine…” Ripetè Petru, aggiungendo all’improvviso spiazzandoci :” Fammeli vedere.”
“Eh … ma sono in camera nell’armadio… .” Mormorò innocentemente Luisa.
Poi come intendendo qualcosa che non volevamo dici, ci guardammo in silenzio negli occhi io e mia moglie, al chiarore dei lampi del televisore, credo che il cuore battesse forte a tutte due.
“Faglieli vedere!” Esclamai io.
Mia moglie mi osservò, poi si alzò e si diresse in camera per prenderli.
“Vai!” Dissi a Petru, che si alzò e nel momento che lo faceva lo presi per una mano e gliela accarezzai bisbigliando:” Io non mi muovo di qua!” E la seguì.
Mia moglie entrò in camera accendendo la luce e lasciando la porta aperta, dove si vedeva dal salotto mezzo letto e l’armadio di fianco. Quando se lo vide in camera anche lui vicino a lei restò sorpresa, ma non disse nulla, aprì le ante e tirò fuori i pantaloni mettendoli sul letto e glieli mostrò facendogli vedere la parte difettosa. Dal salotto li sentivo parlare.
“Hai visto?” Disse mia moglie segnando con l’unghia laccata dell’indice il tessuto difettoso.
“Si, questo è gabardine ma è stato trattato male!” Disse Petrù.
“ E lo pagato dei bei soldi!” Disse mia moglie mostrandogli anche l’altro.
“Devi comprare da me , io non vi frego, vi voglio bene! Ogni giovedì mi riforniscono lo sai.”
Luisa sorrise a quel “vi voglio bene” e mentre parlando ne ripiegava uno per rimetterlo via, Petru aprì l’altro in tutta la sua lunghezza e larghezza, tenendolo a braccia tese davanti a lui guardandolo e dicendo maliziosamente:” Ma ti vanno grandi?”
“Eh magarì!”Rispose mia moglie:” Mi vanno stretti invece!” E abbozzò un altro sorriso.
Seppur giovane e impacciato, avendo la parlantina buona nel commerciare e vendere i suoi abiti, Petru replicò: “Esagerata non ci credo, provali!”
Ci fu silenzio a quel “provali” lei guardava Petru, gli piaceva, le cose stavano prendendo un senso imprevisto e che non voleva, ma probabilmente si sentiva anche attratta da lui e domandò: “Perché cosa vuoi guardare?” Gli chiese.
“Come ti stanno!” Replicò.
Lo guardò ancora, sapeva che la richiesta di quel ragazzino era intesa a che lei si togliesse i pantaloni davanti a lui . Lui sorrideva e guardava.
” Ma dove li tolgo qui!?” Domandò mia moglie.
“Si… io non guardo.” Disse ridendo facendo il segno con la mano di coprirsi gli occhi.
Era tutto intricante ed eccitante, sapeva come fare Petru con la sua falsa ingenuità. Ci fu ancora silenzio e a un certo punto vidi mia moglie venire verso la porta e all’improvviso la vidi chiudersi, probabilmente spinta da lei, attutendo la chiusura le voci all’interno .
Non mi mossi e restai seduto, immaginavo che probabilmente Petru come aveva fatto con me nei gabinetti della stazione, facendole provare i pantaloni ci provasse anche con lei, ed ero curioso di vedere.

Dopo pochi minuti mi alzai, mi avvicinai silenzioso alla porta e sentii dei fruscii e la voce filtrata di mia moglie e la sua . Curioso mi chinai sulla serratura a spiare e vidi mia moglie
con la gonna già tolta e con addosso i pantaloni di gabardine, che sorridendo le mostrava che non si chiudevano per via della pancetta.
“ E poi mi sono stretti , tirano un pò da per tutto vedi!” Disse rigirandosi e mostrandole i fianchi e il sedere adeso nella la stoffa tesa.
“Anche a me tira guardandoti !” Esclamò facendo lo stupido e facendola sorridere. Mia moglie lo osservò con uno sguardo tollerante della sua battuta irriverente.
Poi si voltò dicendo:
”Dai …visto che hai voluto che li indossassi ora aiutami a toglierli!” Lo esortò tirandoli giù a fatica dal sedere scoprendolo e sedendosi nel letto:” Prendili dalle caviglie e tira giù!”
Una manovra che facevo anch’io quando metteva i jeans stretti.
Petru li tirò giù scoprendole le cosce, lasciandola seduta in mutandine e posandoli di fianco si portò avanti contro di lei .
“Che fai?!” Mormorò mia moglie.
“Ti voglio baciare perché mi piaci!”
E spingendola indietro senza che dicesse nulla la sdraiò sul letto e si adagiò su di lei, e iniziò a baciarla dolcemente in viso e sul collo.
Prendendo il bordo inferiore della maglia, la tirò su sfilandola dalle maniche e alzò su il reggiseno senza sganciarlo, facendo uscire ancora le sue grosse mammelle pallide.
Luisa timida e vergognosa come era sempre stata, non diceva nulla e lo lasciava fare e d’istinto, forse per pudore sdraiata sul letto portò il braccio piegato sugli occhi coprendoli con l’avambraccio e lo lasciava fare, e lui la stava spogliando completamente nuda.
Fui preso dalla eccitazione a vedere lei, una signora matura per bene, in balia di Petru quel ragazzino rumeno che la stava spogliando completamente senza dire nulla facendola vergognare di se stessa. E continuai a guardare.
Prendendo l’elastico esclamò ridendo:
“Alza il culo!”
Lei lo fece, e lui le tirò giù le mutandine fino ai piedi e gliele tolse, vedendo io di profilo il suo corpo sdraiato con le gambe penzolanti giù dal letto verso il pavimento e il bosco di peli neri in rilievo sulla sua pelle pallida.
Inginocchiandosi sul materasso Petru si avvicinò e l’aiutò a tirare su il busto, e sganciandole il reggiseno lo sfilò dalle braccia gettandolo a fianco, sdraiandola nuovamente, con lei che non si opponeva e non si copriva più il viso, ma lo guardava fisso in volto.
Lui scese dal letto, e spostandosi sparì di lato dalla vista del buco della serratura, per comparire subito dopo completamente nudo davanti a lei , con la sua asta eretta e oscillante, allargarle le gambe sempre nel suo silenzio, adagiarsi sul suo corpo tra loro. Lo osservai prendere l’asta in mano e portarla in mezzo a quella peluria folta di mia moglie, muovere il glande su di essa come a dividerla e premere, spingere e penetrala facendola sussultare, iniziando a chiavarla mentre lei lo abbracciava.
La stava chiavando di nuovo, ero eccitato e anche assurdamente contento che la chiavasse. Mi tirai su e non li guardai più, avevo il cuore che mi batteva forte e provavo una sorta di compiacimento a che la stesse chiavando, segno che tra noi iniziava qualcosa di nuov, a tre, e anche lei faceva parte del mio peccato e non mi interessava guardarla, l’importante era che Petru fosse nostro, ce lo saremmo diviso io e lei, come poi fu.
Mi andai a sedere davanti al televisore, e dopo oltre venti minuti sentii aprire la porta e li vidi uscire, prima Petru e poco dopo lei, già vestiti a venirsi a sedere anche loro sul divano, senza più parlare di stoffe e pantaloni. Mia moglie silenziosamente si rimise a guardare la TV , lui mi osservò con un sorriso trionfale.

Su richiesta di entrambi ritornò ancora altre sere e lentamente entrò a far parte di noi , della nostra famiglia e della nostra vita. Seppur giovane era il nostro maschio.
Continuammo ad avere rapporti sessuali, sempre meno nascosti e più visibili tra noi, consci che entrambi eravamo amanti di Petru, ma soprattutto fu con Luisa che pian piano si instaurò una vera e propria relazione sessuale, che lei accettò nonostante avesse oltre vent’anni in meno di lei.

Passarono i giorni, le settimane e i mesi e arrivammo al punto da essere tutti e tre coinvolti in uno strano triangolo, un menage a tre, anche se gli incontri sessuali erano sempre separati, alcuni sere si incontrava con lei mentre io restavo in salotto o soggiorno e altri si appartava con me mentre Luisa restava a guardare la TV, ma mai assieme, almeno in questo avevamo mantenuto una sorta di pudore. In questo modo tacito, ci sembrava di fare qualcosa di meno sporco, di mantenere una certa moralità e rispetto verso noi stessi, ma invece era solo la tipica ipocresia piccolo borghese di cornificarci a vicenda con lo stesso ragazzo, fingendo normalità.
Consumavamo sempre in camera, comodi, nudi, con la porta chiusa o socchiusa, a volte li sentivo chiavare da dietro essa, altre volte li spiavo come un bambino dalla serratura, li osservavo e mi masturbavo, altre come dicevo sopra la porta era socchiusa, non so se volutamente come la lasciavo io qualche volta o per caso, a volte quando andavano loro li osservavo chiavare e sono certo che mia moglie qualche volta ha fatto altrettanto con me mentre mi inculava, facendo come me, limitandosi ad osservare e forse a masturbarsi, ma non dire nulla
Petru era coccolato e vezzeggiato da noi, non le mancava niente a volte le domeniche lo portavamo anche in gita con noi.

Io e mia moglie non parlavamo mai di cosa facevamo, ci guardavamo solo negli occhi mentre ci accingevamo ad entrare in camera con Petru, quella era l’indicazione che avremmo avuto un amplesso con lui che, nonostante la giovane età era molto virile e ce l’aveva duro come il ferro, ed era diventato il nostro maschio, il nostro amante. Anche se so che preferiva Luisa e avere rapporti sessuali con lei , non mancava mai di sodomizzarmi quando glielo chiedevo. Credo che tutte e due sia io che mia moglie l’amassimo anche se avevamo ruoli diversi.

Come era inevitabile da quel giovane sporcaccione che era, nei suoi incontri con Luisa Petru oltre a spingerla ad avere rapporti orali tra loro, le chiese anche di avere rapporti anali, voleva sodomizzare anche mia moglie, me lo confidò un giorno quando ci incontrammo a pranzare durante la pausa di lavoro. Chiese a me se ero contrario.
“Ti dispiace se faccio anche a tua moglie il culo?” Disse sfacciatamente quel giorno.
Restai un momento sorpreso e pensoso e poi risposi:
“Ma lo fai già con me dietro, perché vuoi farlo anche a lei?”
“Così!…Mi piace farlo anche alle donne!” Disse aggiungendo credo falsamente:” Ma stai tranquillo con te lo farò sempre, sei il mio preferito e ti voglio bene.”
Sorrisi, mi sapeva abbindolare.
“Allora sei contrario se glielo faccio?” Ripetè ancora.
“No!…Se vuole lei, che è d’accordo no!” Lui sorrise e io aggiunsi :” Ma te lo ha chiesto lei?”
“No…glielo proposto io, le ho detto che è bello, che si gode di più, che a te piace molto, che sono bravo… .”
“E lei?” Lo interruppi.
“Lei non vuole, è contraria, ma io insisto e sono sicuro che ci riuscirò, per questo ho chiesto a te se sei d’accordo!”
Finì che nonostante le sue obiezioni Luisa si fece sodomizzare anche lei da lui, Petru ebbe rapporti anali anche con mia moglie. Una sera la vidi uscire dalla camera e andare in bagno a lavarsi e poco dopo uscire lui e venire in soggiorno mentre guardavo la TV , aveva un sorriso soddisfatto, più delle altre volte. Visto che lo guardavo disse:
“Lo fatto!”
Capii subito a cosa si riferiva e lo scrutai senza dire nulla e fu lui a continuare:” Ho fatto il culo anche a lei e alla fine le piaciuto.” E sorrise. Non dissi nulla.
Quando mia moglie uscì dal bagno andò lui. Luisa dopo essere stata in cucina venne a sedersi in salotto, mi guardava come se avesse la coscienza sporca, ma non dicemmo nulla e continuammo quella relazione a tre normalmente.
Oramai Petru era il nostro amante, era passato più di un anno da quando iniziò quella storia a tre, era un po’ come un figlio-amante.
Ci disse che ci voleva bene e che Luisa le piaceva tanto, e l’amava e lei lo stesso si era infatuata di lui, quel ragazzino rumeno diventandone mamma e amante.
Gli davamo dei soldi settimanalmente, lo vestivamo e trattavamo come se fosse davvero nostro figlio e a volte si fermava anche a dormire da noi nella camera in più che avevamo e che nelle nostre intenzioni di sposini avrebbe dovuta servire per un nostro figlio che invece non è mai arrivato, diventando la stanza degli ospiti.
Lui si comportava benissimo, da quando era con noi era sempre pulito, facendosi la doccia a casa nostra tutti i giorni, educato e rispettoso, soprattutto di Luisa, che come dicevo sopra oltre esserne diventato l’amante, le faceva un po’ da mamma e a differenza di me lo redarguiva quando faceva qualcosa che non andava e lui si vendicava sottomettendola quando la chiavava.
Dopo qualche mese di quella relazione, smise di vendere indumenti alla stazione, e tramite nostre conoscenze gli trovammo un lavoro stagionale in una ditta che operava per il comune, e su nostra richiesta ci giurò che sessualmente non sarebbe più andato con nessuno se non solo con noi, anche solo per una questione di igiene.
Luisa le aprì un libretto di risparmio al portatore nella banca in cui lavorava, con un deposito
iniziale messo da noi di 1000 euro, sarebbe servito per aggiungere i suoi risparmi ed a inserirsi normalmente in società .
Era oltre un anno che veniva a casa nostra e alternativamente ci amava a turno, avevamo i giorni tacitamente stabiliti senza nemmeno deciderli, sia io che Luisa, anche se come dicevo sopra mi accorsi che in quel rapporto preferiva lei.
Oramai, era di famiglia, arrivammo al punto un giorno, visto che alla sera e qualche pomeriggio viveva quasi sempre da noi, di dargli le chiavi di casa per non farlo aspettare fuori o sulle scale quando non c’eravamo e dovevamo arrivare, e le facemmo anche vedere quando entrava, come disattivare l’allarme.
Aveva tutta la nostra fiducia, in fin dei conti gli avevamo fatto solo del bene, lo amavamo e lui ricambiava.

Una Domenica, ci invitarono a un matrimonio di una nostra nipote, naturalmente a lui non lo portammo, non potevamo, come avremmo giustificato la sua presenza in famiglia?
“ Un amico di Luisa? O mio? O di tutte e due? Così lui non venne, restammo d’accordo che ci saremmo visti poi alla sera.
La sera rientrando dal matrimonio avemmo una spiacevole sorpresa. Esterrefatti quando arrivammo a casa ed entrammo constatammo era stata svaligiata, un vero e proprio traslocco… tutti i soldi contanti che avevamo, i preziosi di Luisa, pc portatile, pezzi d’argenteria, quadri, tutto…i vestiti griffati di mia moglie e i miei, la sua lingerie e i suoi indumenti intimi, lenzuola, coperte e copriletti, nuovi e usati, lavati e stirati ,tutto portato via.
Senz’altro erano stati almeno due e purtroppo pensammo a Petru e a un suo complice amico o parente a ripulirci la casa.
Ci dissero i vicini che il pomeriggio quando uscirono videro lui, con un altro signore e una ragazza più o meno della sua età che entravano, ma non ci diedero peso conoscendolo e pensando che anche noi fossimo in casa.
Telefonammo ai carabinieri, venne solo una pattuglia a fare un sopralluogo invitandoci a fare l’inventario di cosa ci avevano rubato e il giorno dopo andare alla stazione dei carabinieri più vicina a fare denuncia contro ignoti.
Facemmo denuncia ma senza nominare Petru, non volevamo e non potevamo, avremmo
dovuto dare troppe spiegazioni di come mai quel ragazzo frequentasse casa nostra. Sia per evitare uno scandalo se fosse venuta alla luce la nostra relazione sessuale, ma soprattutto non volevamo fargli del male, questa era la vera ragione, gli volevamo molto bene e sia io che Luisa, ognuno a nostro modo lo amavamo, e il sentimento che prevaleva su di noi era di dispiacere e delusione non per quello che aveva fatto, ma per essere fuggito da noi come un ladro. Se avesse avuto bisogno o chiesto dei soldi io e Luisa glieli avremmo dati certamente, lo avremmo aiutato, non c’era bisogno di rubare.
Ripeto, avevamo l’amaro in bocca, gli volevamo molto bene, seppur in modo diverso , sia io che Luisa lo amavamo, quel ragazzino ci aveva cambiato la vita, aveva sconvolto i miei gusti sessuali fino a farmi diventare omosessuale e aveva trasformato anche mia moglie in una donna desiderosa di sesso.
Era come un figlio per noi …. e ci aveva svaligiato la casa .

Da quel giorno, continuammo a non avere più rapporti sessuali io e Luisa , ma solo affettivi e sentimentali, pur vivendo assieme e volendoci molto bene lo stare assieme tra noi ora è solo di apparenza, come fratello e sorella.
Lei ora è molto cambiata, anche di pettinatura, è sempre religiosa ma si è disinibita e quando ha l’occasione e qualcuno le piace, la corteggia o le sorride, lei… a volte risponde al sorriso.
Io cerco sempre qualcuno che mi sodomizzi, a volte lo trovo e altre no, ma ho le mie conoscenze come mia moglie ora ha le sue.

A volte alla sera a letto pensiamo a Petru, ne parliamo con nostalgia, non lo abbiamo mai più visto e sentito, nemmeno allo smatphone che gli avevamo regalato con messaggi, non risponde, deve aver gettato via la scheda sim e messa un’altra nel cellulare. Ho chiesto a qualcuno che sapevo lui qui frequentava, ma nessuno sa niente, probabilmente è ritornato in Romania.
Lo giustifichiamo sempre, ci diciamo che è scappato dalla paura, aveva bisogno di soldi … ma noi glieli avremmo dati se li chiedeva. E’ scappato non perché non volesse stare con noi, sicuri che anche lui ci amava, ma per necessità e paura.
Avrebbe potuto farsi sentire in questi anni, una lettera anonima…informarci che sta bene, gli avremmo perdonato anche il furto, come abbiamo fatto, non erano certo quella quasi decina di migliaia di euro di valore che ci ha portato via a fare la differenza, essendo noi una coppia borghese e benestante, e avrebbe potuto continuare a vivere con noi, ad essere l’amante di mia moglie e il mio.
Chissà dove è finito ?
Ci manca!
Antonio.

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