Storie ignobili n.30 – Voglio un figlio da tua moglie.

STORIE IGNOBILI

Note:
“ Come ci sono figli illegittimi, ci sono anche pensieri bastardi.”
Luigi Pirandello.

 
Cap. 30 VOGLIO UN FIGLIO DA TUA MOGLIE.               Inedito.

Finalmente ho trovato il coraggio di scrivere per raccontare anch’io la mia storia, quella della mia famiglia… . E’ una storia molto travagliata e triste che può sembrare non vera, ma è reale credetemi, avvenuta nella città Partenopea e certe cose possono succedere solo lì, a Napoli.
Vi sono aspetti e parti forti ed erotiche nella narrazione, ma soprattutto non vi è niente di inventato.

Tutto ebbe inizio quasi 10 anni fa, a Napoli, nel quartiere di Ponticelli, nella periferia nord- est della città. Allora avevo 24 anni e mia moglie (Rosa) 22 anni e avevamo una figlia, una bellissima bambina di quasi due anni di nome Lucetta, diminutivo di Lucia.
Eravamo una giovane coppia napoletana innamorata, ci volevamo molto bene ed eravamo gelosi l’uno dell’altro. Ci sposammo felici, con tanti sogni in testa e speranze nel cuore da realizzare e con l’aiuto dei genitori, con un mutuo bancario comprammo un appartamento in un palazzo proprio in un rione del quartiere Ponticelli, vicino all’ospedale dove lavoravo io. Era una bella casa, per noi bellissima, la più bella del mondo, la realizzazione materiale dei nostri sogni e del nostro amore.

Io e Rosa quando ci conoscemmo eravamo ragazzini, abitavamo nello stesso quartiere e stesso palazzone. Iniziammo a frequentarci che avevamo cominciato la scuola superiore, per finire quando terminammo gli studi, io da Oss ( Operatore socio sanitario) ospedaliero all’Ospedale del mare di Napoli dove lavoravo e lei da ragioniera di sposarci, di coronare il nostro sogno e nostro amore e capitò che durante un nostro amplesso, lei restò incinta.
Lei era figlia unica con entrambi genitori, io oltre papà e mamma avevo una sorella più grande sposata. Venivamo da due famiglie modeste, ma oneste, di sani principi, dove non si mangiava piuttosto che andare a rubare o a fare la malavita come diciamo noi.
Eravamo innamorati, innamoratissimi e ci volevamo molto bene, lei aveva 21 anni quando ci sposammo e io 23.
Lavoravamo tutti e due ma precariamente, eravamo come si dice oggi interinali, a tempo determinato, con la speranza di venire assunti stabilmente. Io nell’ ospedale che dicevo sopra vicino a casa nostra e lei in qualche ufficio o agenzia.
Ero il tipico ragazzo meridionale, non alto con capelli neri lisci e gli occhi buoni, grandi e marroni. A scuola mi prendevano in giro perché avevo il naso grande e le labbra fini, con un fisco molto magro. Ma a Rosa che era molto più bella di me, piacevo così com’ero. Di carattere sono sempre stato dolce e giocherellone, mi piaceva vedere il calcio in tv, soprattutto se a giocare era il Napoli di cui eravamo tifosi sfregatati sia io che mia moglie Rosa. Il tempo libero lo passavo sempre in famiglia assieme a lei e a nostra figlia, salvo qualche volta che andavo a giocare a calcetto con gli amici.
Rosa, mia moglie era una bella ragazza mora, con i capelli mossi color nero corvino, lunghi fino sulla schiena, le arrivavano oltre le scapole, e quando non erano sciolti li teneva fermi dietro con un elastico lavorato in una bellissima coda da cavallo o tirati sulla nuca in un chignon e bloccati su da un grosso fermaglio colorato. Aveva i tratti somatici tipici mediterranei, con il corpo snello ma generoso nelle forme, sedere e seno, armonioso e proporzionato e molto sensuale e femminile, che attirava gli sguardi e le attenzioni maschili e qualche invidia femminile. Era la tipica ragazza del sud.
Era bella, gli occhi scuri e la carnagione chiara, la caratteristica donna partenopea, passionale nel carattere e non solo, anche nell’intimità. Un viso ovale con un nasino all’insù, labbra carnose e gli occhi color nocciola e a volte quando lavorava, portava dei fantastici occhiali da vista che le conferivano un’aria quasi da intellettuale e la rendevano simpatica e affascinante, specie dopo uno di quei suoi sorrisi meravigliosi a denti bianchi.
Aveva una personalità molto dolce e comprensiva, era sempre disposta ad ascoltare chiunque in qualsiasi momento. Lei si era impiegata part time in uno studio commercialista, dove lavorava tre giorni alla settimana. Alcuni pomeriggi quando la bimba era all’asilo, visto che le piaceva tenersi in forma, andava a fare ginnastica aerobica e step in una palestra vicino casa oppure veniva a correre assieme a me.
Sue caratteristiche inconfondibili erano come quasi tutte le ragazze del sud mettere abiti alla moda appariscenti e vistosi, naturalmente di marca e di tendenza del momento e di stilisti attuali, ma contraffatte che qui a Napoli si trovano dappertutto. Portava un trucco, modesto ma evidenziato, unito al luccichio di anelli, braccialetti e collane tutti falsi e di chincaglieria. Era una donna come le centinaia di migliaia di ragazze ventenni napoletane.
Come dicevo ci volevamo molto bene, eravamo innamorati e io ero geloso di lei, come lei di me. Mi piaceva saperla guardata, per potermi dire:” … è mia solo mia…”, ma guai se qualcuno si permetteva di parlarle o sfiorarla. Era vietato.

La prima volta che la vidi, seppur ero un ragazzino mi innamorai di lei perdutamente, aveva un non so cosa che mi attraeva e a casa fantasticavo spesso e la sognavo.
Quando fummo adulti , come dicevo sopra decidemmo di sposarci, il nostro fu un tipico matrimonio del sud, con centinaia di invitati, la chiesa addobbata all’inverosimile e Rosa con un bellissimo abito bianco con lo strascico e i paggetti come le principesse, e sembrava lo fosse davvero, era meravigliosa tutta candida. Il pranzo fu faraonico con varie portate e torta nuziale a piani, con orchestrina e cantante del luogo. Certamente come si usa da noi, i genitori si erano anche indebitati per quel matrimonio da mostrare a tutti e pagavano a rate il prestito che avevano avuto o dalla banca o qualche usuraio. In viaggio di nozze andammo in Francia a Parigi, la città degli innamorati.
Dopo un anno dal matrimonio, come dicevo involontariamente nacque nostra figlia Lucia, ma noi la chiamavamo Lucetta (diminutivo napoletano), una bellissima bambina, come la mamma, con i capelli neri e gli occhi scuri, anche se assomigliava a me.
I primi anni lavorammo sodo, facemmo sacrifici e nonostante la bambina che ci teneva spesso mia suocera anche Rosa lavorava. Non avevamo molti soldi, ma tanta speranza nel futuro e nel nostro amore soprattutto.
Nel condominio dove abitavamo da sposini non era più possibile viverci, c’erano sempre problemi di vario genere e spese soprattutto, e nonostante tutto i proprietari ci diedero lo sfratto e ci dissero di andare via entro sei mesi visto che eravamo senza contratto di locazione ( altra usanza partenopea).
In quattro anni avevamo messo da parte un po’ di soldi nostri e qualcosa avevamo ricevuto dai regali in denaro del matrimonio (come si usa da noi) e altro ci avevano donato i genitori. Così decidemmo di non andare in affitto, ma di acquistarci uno nostro appartamento, stabilimmo di dare un anticipo e comprare casa con il mutuo, per fortuna trovammo un appartamento al primo piano in un bel condominio dall’altra parte della città, con vista sul golfo e lo acquistammo. Ci ritenemmo fortunati a trovare una così bella casa a così poco prezzo, e l’acquistammo subito, riempiendoci anche noi giovani ventenni, di debiti.
A Napoli gli alloggi non costano molto, specie quelli di periferia e noi riuscimmo ad averlo, dando solo il 20% di anticipo e il resto, l’80% tutto a rate e con il mutuo per trent’anni.
L’acquisto del nostro appartamento ci era sembrato un affare e ci stupimmo del prezzo basso, ma ne fummo felici, pensammo che fosse un’occasione della nostra vita ed eravamo stati fortunati, ma non era così, solo dopo capimmo il perchè di quelle agevolazioni e condizioni di vendita.

Andammo ad abitare nella casa nuova, ci sembrava bellissima, era il nostro nido d’amore ed eravamo felici, aveva un giardino condominiale davanti al nostro balcone, curato e anche il cancello per entrare, e avevamo anche l’asilo per Lucetta a fianco, a un centinai di metri da noi. Sembrava un bel posto, in realtà quel luogo divenne il nostro incubo poi capirete perchè.
Come dicevo anche se era di periferia era comodo per i negozi e l’asilo, dove Rosa alla mattina portava la bambina e la prendeva al pomeriggio tardi. All’inizio Lucetta non voleva starci, ma poi …piano piano iniziò a vedere gli altri bambini e socializzare con loro e si adattò. Dal nostro balcone vedevamo il cortile dell’asilo e i bambini che giocavano e sentivamo le loro voci. Eravamo contenti ed anche Lucetta lo era e come noi aveva fatto le prime amicizie con bambini della zona e Rosa aveva ripreso a lavorare.
Gli arredi erano quelli che erano, roba vecchia e usata regalataci dai parenti, ma lentamente con il tempo e in base alle nostre possibilità avremmo acquistato tutto, dai mobili agli elettrodomestici, tv, dvd, frigo, lavatrice e altro che ci mancava o dovevamo sostituire.
Che dire!…Eravamo felici e ci amavamo, sembrava un sogno, ma presto divenne un incubo e, come dice il proverbio dopo tante cose belle ne vennero altrettante brutte.

Nei mesi successivi, notammo che l’appartamento a fianco al nostro era sempre vuoto e chiuso, non ci abitava nessuno e anche il balcone che confinava con il nostro, suddiviso solo da un divisore a vetro era pieno di polvere, foglie e cartacce, segno che erano anni che non era pulito. Questo durò quasi per un anno da quando arrivammo noi e pensammo che fosse da vendere, ma non c’erano nemmeno cartelli che lo attestavano.
Un giorno di primavera all’improvviso vidi tutte le tapparelle su, e delle donne che ripulivano l’interno e sul balcone e giorni dopo notai un uomo che appoggiato alla ringhiera fumava una sigaretta. Per educazione lo salutai:” Buongiorno!” Ma lui mi rispose solo con un gesto della testa.
Quando rientrai in soggiorno dissi a Rosa che seduta sulla sedia pettinava la bambina:
” Abbiamo gente di fianco!”
“Oh ci sono nuovi vicini!… Bene!” Esclamò con un sorriso aggiungendo:” Chi sono una famiglia?”
“Non so!” Risposi:” Forse!… Io ho visto solo un uomo sulla cinquantina sul balcone che fumava.“
“Lo hanno pulito bene almeno!” Chiese.
“Si , mi sembra in ordine!” Risposi.
“Meno male, c’era tanta di quella cartaccia e foglie che il vento portava sempre lì che anche il nostro sembrava sporco.”

Nei giorni seguenti ci accorgemmo che Il nostro nuovo vicino era un tipo strano, solitario, lo vedevamo a volte sul balcone a fumare le sigarette e sembrava poco educato, ai nostri sorrisi e saluti, rispondeva a fatica, solo con gesti del capo o della mano. Scoprimmo poi in seguito che si chiamava Carmine ed era un pregiudicato, un camorrista.
Come dicevo sopra era sulla cinquantina d’anni, di media altezza, con il fisico arrotondato e la pancia, capelli brizzolati e lisci, ma stempiato abbondantemente davanti, ma molto curato sia nel vestire che nell’aspetto… . Aveva il volto rugoso e squadrato, ma curato, sempre rasato e pettinato.
D’umore, a parte il carattere misterioso spesso pensoso e imbronciato, sembrava triste.
Osservava spesso noi quando eravamo sul balcone soli o con la bambina, ma anche gli altri che si vedevano giù nel cortile condominiale e in giro attorno alla casa, con i suoi occhi piccoli e rotondi sempre sfuggenti, che si mettevano a fessura con uno sguardo torvo e indagatore quando ci guardava, e ci metteva a disagio, specialmente a mia moglie.

Tra l’altro vedevamo spesso i carabinieri in divisa o le guardie penitenziarie arrivare con l’auto di servizio, entrare nel palazzo, salire le scale e andare a suonare alla sua porta affianco alla nostra ed entrare nel suo appartamento. Sapemmo poi da loro e da altri vicini che era un malavitoso affiliato camorrista, che durante la sua vita era stato condannato ai reati più vari, rapina, furto, taglieggio di negozi, ricatti, estorsione, compreso il tentato omicidio, ed era lì agli arresti domiciliari o meglio per esattezza come ci dissero i carabinieri, “in detenzione domiciliare”, che è quello che faceva la differenza, non conoscendo noi allora tutta quella terminologia specifica e legale.
Sapemmo poi informandoci giù nell’atrio dalle guardie penitenziarie o dagli assistenti sociali che venivano ogni giorno a controllarlo e restavano con lui dentro casa un’oretta, oppure lo accompagnavano in ospedale a fare visite mediche, esami e terapia, che era stato condannato a dieci anni di carcere per estorsione, detenzione di droga, violenza e tentato omicidio, e buona parte di questi anni li aveva già scontati in penitenziario a Poggio Reale.
Ma siccome aveva problemi di salute(… che sapemmo poi da lui stesso non veri e ingigantiti all’inverosimile con esami falsi a suo nome) certificati da medici compiacenti, minacciati o pagati; venimmo a conoscenza che tramite il suo avvocato aveva fatto domanda di detenzione domiciliare in alternativa al carcere, che visto il periodo residuo di pena sotto i due anni di rimanenza e la buona condotta in carcere, gli era stata accolta dal tribunale di Napoli tramite la cosidetta legge Gozzini del 1986, legge n. 663 all’art . 47- ter o.p., ”detenzione domiciliare ordinaria per gravi motivi di salute.“ Precisazioni e legge che io seppi solo dopo.
L’articolo del codice penale di cui usufruiva i benefici di legge, gli consentiva di svolgere la restante pena di detenzione di diciotto mesi presso il suo luogo di dimora, in quel caso nella sua abitazione dove era domiciliato, che era affianco alla nostra. Era però sempre in un regime di sorveglianza, ed era controllato dalle forze dell’ordine; spesso la notte, per vedere se era in casa venivano i carabinieri a controllare. Non doveva incontrare nessuno, specie persone pregiudicate come lui e non poteva uscire da casa senza il permesso del magistrato, le vivande controllate gliele portava un apposita persona anziana autorizzata dal tribunale.
Lui, non aveva moglie, ne figli e viveva da solo e di quei benefici di legge ne usufruiva in modo controllato e dipendente per qualsiasi cosa. E noi ci ritrovammo per vicino confinate al nostro appartamento, un camorrista.

In uno dei nostri incontri casuali giù nell’atrio, parlando con i carabinieri o le guardie penitenziarie, quando ci dissero che era un malavitoso, un affiliato a una cosca camorristica e di non dargli confidenza, ma anzi che se avessimo sentito o visto qualcosa di particolare o anomalo di avvisarli, restammo sorpresi e intimoriti.
Noi sapevamo che c’era qualcosa di anormale perché lo vedemmo, che lui oltre ai carabinieri ogni tanto a sera tardi o notte e di nascosto aveva incontri notturni dal balcone al cortile con persone strane che venivano sotto le sue finestre ( che erano affianco alle nostre), a parlargli sottovoce e qualcuno entrava e saliva anche nel suo appartamento.
E seppur i carabinieri in seguito ci chiesero se avevamo visto qualcosa di insolito o di strano, non dicemmo mai niente, sia io che mia moglie ci guardammo bene dal farlo pur notando delle irregolarità, per non subire ritorsioni da quella gente che sapevamo non scherzava, specialmente con chi faceva la spia o era confidente dei carabinieri, non dicemmo mai niente. Ci facevamo gli affari nostri.
Naturalmente quando scoprimmo chi fosse l’inquilino di fianco restammo sconcertati e ci impensierimmo subito, chiunque avesse per vicino un camorrista in detenzione domiciliare affianco alla propria abitazione, con quell’andirivieni di carabinieri e guardie carcerarie si sarebbe preoccupato e così noi. Avevamo timore di lui, forse sarebbe meglio dire paura, era un delinquente, un malavitoso uscito dal carcere e agli arresti in casa e aveva la sua porta d’entrata affianco alla nostra e il suo balcone confinante con il nostro e decidemmo di non dargli confidenza, solo salutarlo per educazione e soprattutto per rispetto, ma poi fare finta di niente e farci gli affari nostri.

Passarono due o tre mesi da quando venne lì in detenzione domiciliare e i nostri rapporti furono sempre staccati ma riguardosi, fatti di saluti e sorrisi a distanza quando forzatamente lo incontravamo sul balcone, e se ci accorgevamo che c’era lui, per prudenza evitavamo di uscire.
Un pomeriggio fine primavera che la bambina era sul balcone a giocare da sola, mi raccontò mia moglie, sentì una voce maschile roca parlare con Lucetta nostra figlia e dirle:
” Ciao! Come ti chiami?”
Rosa che era in cucina a preparare cena, curiosa e sospettosa corse subito fuori a guardare e
vide lui appoggiato al divisorio dei terrazzi, rivolto all’interno del nostro a parlare con nostra figlia e farle dei complimenti. Lei lo guardò timorosa con un sorriso distaccato e di circostanza, dicendole per educazione:” Buongiorno!”
Lui sorrise e ricambiò il saluto, e subito mia moglie prese la bambina dicendo:” Vieni in casa Lucetta che inizia a fare freddo. Il sole sta andando via.”
Ma egli che probabilmente aveva capito la motivazione vera di quel volersi allontanare subito di mia moglie da lui, esclamò:” No, la lasci giocare sul balcone, è una bella giornata tiepida, c’è ancora il sole! E poi a me i bambini piacciono, avrei voluto tanto averne uno anch’io! “ E continuando la conversazione chiese a mia moglie: “Come si chiama?”
E Rosa prendendola in braccio, fiera e alzandola su orgogliosa quasi a mostrargliela rispose:
” Lucia! Ma noi la chiamiamo Lucetta!”
“E’ una bambina bellissima!” Ribattè lui:“ Quanti anni ha?”
“Quattro!” Rispose mia moglie cercando di rientrare in casa, ma lui subito aggiunse:
“ Io mi chiamo Carmine e lei?”
Mia moglie restò sconcertata, si guardò in giro e poi esclamò in tono quasi reverenziale:
”Rosa!… Ma mi scusi ora dobbiamo entrare, ho la cena sul fuoco e mi si brucia tutto se no stasera non mangiamo!”
Lui sorrise e aggiunse:“ Se no suo marito salta il pasto!”
“Eh si!” Esclamò Rosa allontanandosi.
“E’ un uomo fortunato ad avere una donna come lei e una figlia come Lucetta!” Disse.
“Grazie!” Rispose mia moglie mentre sorridendo rientrava con la bambina in braccio.
Lui mormorò ancora:” Sarà senz’altro una brava cuoca si sente dal profumo!” Ma mia moglie fingendo di non aver sentito quell’ultima frase, non gli diede più confidenza e rientrò in casa. Posò la bambina sul divano e si passò la mano sulla fronte, non le piaceva quell’uomo, le faceva paura, soprattutto il modo con cui la guardava, con quegli occhi piccoli e scrutatori. Quando rientrai a casa per cena. mi raccontò tutto subito.
“Bè non possiamo certo essere maleducati, se lui ci ha salutato e si è presentato un minimo di cortesia ed educazione dobbiamo averla e poi a noi non ha fatto niente, ha solo parlato con te e chiesto di Lucetta e finchè si comporta bene con noi… come dice il proverbio… i vicini nessuno se li può scegliere, tanto vale andarci d’accordo!”
“Allora se lo vedo sul balcone che mi parla non devo scappare?” Ribattè aggiungendo Rosa:
” …Ma a me fa paura!”
“Bè… non è che devi chiacchierarci, bisogna solo essere educati e rispondere buongiorno e buonasera e con una scusa come hai fatto tu oggi allontanarsi subito.”
Quella sera finì così e tornammo alle nostre cose.

Gli incontri sul balcone, si fecero più frequenti, sembrava che aspettasse quando Rosa stendesse o ritirasse i panni, o quando uscivamo assieme con la bambina per farsi trovare li e chiacchierare, lo stesso fece un giorno che eravamo tutte e due sul balcone. Ci chiamò:
“Venite!” Disse facendo segno con la mano di avvicinarsi al divisore.
Andai davanti io e dietro di me mia moglie e quando fummo vicini ci disse:
“ So che sapete chi sono! E so anche che voi siete gente per bene e onesta! Io non parlo con nessuno, sono sempre solo, ascolto e guardo solo la televisione e leggo, e qualche volta mi farebbe piacere scambiare qualche chiacchiera con qualcuno, con voi!“ Dichiarò proseguendo:
” Almeno in carcere avevo i compagni di cella, qui nemmeno quelli, solo la solitudine. Non dovete scappare quando mi vedete! Io ho piacere a osservarvi e parlare con voi. E i carabinieri e la polizia non vi possono dire niente perché voi siete a casa vostra, state tranquilli.”
Restammo in silenzio:” Ma guardi le assicuro che non scappiamo! Assolutamente è che abbiamo tante cose da fare!” Rosa in silenzio dietro a me ascoltava intimidita e lui continuò:
“La gente come me, qui a Napoli è meglio averla amica che nemica!” Esclamò serio:” E io vi offro la mia amicizia e vorrei essere onorato della vostra come sono certo voi sarete onorati della mia!”
“ Ma certo!” Risposi io.” Quando vuole fare qualche chiacchiera, volentieri!”
E da quel giorno, pur contrariati entrammo un po’ di più in confidenza, ci vedevamo sul balcone e ci fermavamo qualche minuto a chiacchierare, Rosa meno, non le piaceva proprio quell’uomo e se poteva scappava subito.
Ne parlammo anche tra di noi cercando di essere comprensivi, dicendoci che probabilmente era un uomo solo e cercava un po’ di compagnia e tutto sommato non c’era niente di male a parlare con lui e iniziammo a farlo.

Passò ancora qualche mese e Rosa comunque quando lo vedeva si dileguava sempre, pur gentile era un delinquente e le faceva paura.
Un giorno che uscendo lo vide sul balcone, fece per rientrare subito in casa, ma lui la chiamò dandole del tu: “Rosa! Vieni qua!” Le disse. Lei si avvicinò al divisore preoccupata e lui le chiese:“ Ho bisogno di un favore!“
Lei spaventata balbettò:“ Io non so se posso!… Se posso volentieri!”
“Certo che puoi! Mi devi comprare le sigarette, dieci pacchetti di Marlboro e del prosciutto buono… e compra anche qualcosa alla bambina, a Lucetta che gliela regalo io.” Disse
“Oh non deve signor Carmine.” Ribatté mia moglie, ma lui rispose infastidito:
“Mi offendi se non glielo fai!”
E dicendo così allungo la mano e le passò 100 euro, lei prese quel biglietto verde, lo guardò e lo mise via per paura che la vedessero e corse dentro. Quando arrivai a mezzogiorno , mi raccontò tutto e mi chiese… se farlo o no e se doveva acquistare anche un regalo alla bambina?
Le risposi che visto che le aveva chiesto un piacere era meglio assecondarlo, che non c’era niente di male e per non offenderlo di comprarle un paio di scarpe per Lucetta, che intanto ne aveva bisogno, cresceva in fretta. E così le fece quel regalo e quella spesa che lasciò nel pianerottolo davanti alla sua porta. Quando lo vide sul balcone, prese Lucetta gli fece vedere le scarpe che le aveva regalato, che aveva già ai piedi e fece per dargli il resto, ma lui non lo volle. Erano 42 euro di resto.
“Tienilo per te! Compraci qualcosa che ti piace!” Disse Carmine.
“Non lo posso accettare!” Rispose mia moglie. Lui non insistete e disse solo:
“ E allora compraci ancora qualcosa alla bambina, falle un altro regalo da parte mia che io voglio così, la salutò si girò e se ne andò, lasciandola con quei soldi in mano, che anche se pochi per noi erano soldi visto gli stipendi che prendevamo e le spese che avevamo… mutuo compreso.
A tavola dopo avermi informato mia moglie mi chiese:” Ma non corriamo dei rischi a fargli la spesa senza permesso?”
“Non credo!” Risposi.“Comunque ne parlerò con lui.” E un giorno incontrandolo sul terrazzo glielo feci presente.
“ Don Carmine mi scusi, ma per la spesa… i carabinieri non vogliono che gliela faccia altra gente, le hanno assegnato quella signora che viene tutti i giorni, sa non vorremmo che Rosa finisse in qualche guaio per questo.” Gli comunicai.
Lui non rispose niente, seppi solo che ne parlò al suo avvocato e senza dire niente a noi, fece richiesta al magistrato di sorveglianza, dicendo che noi eravamo disponibili, affinchè mia moglie che abitava vicino potesse fargli la spesa delle piccole necessità quotidiane e improvvise, che l’addetta non riusciva a portargli. E il giudice acconsentì.
Un giorno sul balcone ci chiamo:” Il mio avvocato ha fatto richiesta al giudice che Rosa mi possa fare la spesa!” Ci informò facendo cenno con il capo a mia moglie dietro me:” Ha accettato e quindi può stare tranquilla, me la farà solo lei e la pagherò per il disturbo.” Restammo stupiti e sorpresi di quella richiesta a nostra insaputa, ma ormai era tutto stabilito.
Quella cortesia si ripetè giornalmente, si faceva fare la spesa da mia moglie dandole sempre un biglietto da cento o due da cinquanta, spendendo poco e dicendo a Rosa:” Con il resto compratevi qualcosa anche voi… .” E il resto c’è lo lasciava, lo rifiutava sempre, lo lasciava per mia moglie o alla bambina e praticamente ci facevamo uscire anche la nostra di spesa assieme alla sua.
Così ci abituammo ad avere quella piccola entrata parallela per farci uscire anche i nostri acquisti. A volte capitò che a Rosa la fermassero nell’atrio del portone la polizia o i carabinieri e controllassero cosa c’era nella borsa e cosa gli avesse acquistato, come purtroppo è capitato anche che all’improvviso qualcuno o qualcuna, una volta anche un ragazzino avvicinandosi furtivo, le infilasse all’ultimo momento nella borsa della spesa di Carmine qualche pacchetto, con comprensibile timore e ansietà da parte di Rosa e mia, non sapendo cosa contenesse.

Seppur cortesi e reverenziali cercavamo di stargli alla larga perché non ci piaceva come persona, per quello che era e per il rischio negativo che potesse avere su di noi. Cercavamo di avere contatti solo il minimo indispensabile per le sue necessità, visto che non provvedeva più l’altra signora addetta.
Senza volerlo eravamo diventati suoi favoreggiatori. Ma non dicevamo nulla per timore di qualche ritorsione. So che è difficile da capire chi non vive certe realtà e soprattutto la gente del nord, ma da noi è così e i fatti che accadono e si leggono sui giornali o in TV ne sono una prova. Se uno si ribella, tradisce o fa la spia, lo ammazzano per strada.

Alcuni mesi dopo un giorno sul terrazzo ci chiamò e ci disse:” Oggi è il mio compleanno e voglio invitarvi e offrirvi una cena!”
Io e Rosa ci guardammo stupiti pensando probabilmente la stessa cosa:” Ma se non può uscire di casa ed avere rapporti con nessuno… dove ci invita?”
Lui come leggendoci nel pensiero specificò:“ La faremo stasera a casa vostra, dopo le 21.00 quando sarà già buio!”
“A casa nostra?” Esclamò Rosa sorpresa, contrariata e intimorita.
“ Si , verrò io da voi! Scavalcherò la ringhiera dal divisore e nessuno vedrà niente.” Restammo sconcertati da quella prospettiva e Rosa pronta rispose:“ Ma se qualcuno la vede!… E poi io oggi lavoro!”
“ Non mi vedrà nessuno, ci sono gli alberi davanti e la spesa la farai quando hai finito di lavorare!” Dichiarò passandole dei soldi e guardandola negli occhi con un tono intimidatorio che non ammetteva repliche:” E compra roba buona. Prepara una bella cenetta! Non vi avviso con un sms perché il mio telefono non ce lo, non lo posso avere.
Aveva uno strano ghigno che ci fece paura e a malincuore accettammo.
Quel pomeriggio Rosa comprò tutto e preparò per la cena. Verso le 20.00 dopo aver dato da mangiare alla bambina la mise davanti alla tv e poi la portò a letto, coricandosi vicino a lei per farla addormentare come faceva sempre.
Poi si alzò che mancava poco alle 21.00, si mise a posto e venne in soggiorno vicino a me guardandomi contrariata.
“Che vuoi che faccio?… Che le dica di non venire?” Dissi contrariato anch’io capendo il suo sguardo.“ Ha deciso tutto da solo anche per noi e non possiamo farci niente, se no lo interpreta come uno sgarbo e si offende. E poi è solo una cena, come ha detto lui visto che da qui si sente se qualcuno suona il citofono o il campanello di casa sua, se arriva qualche controllo improvviso, scavalca il divisore e ritorna immediatamente di là a casa sua.”
“ Si, ma rischiamo anche noi !” Replicò Rosa.
“Lo so! Ma che vuoi che faccia?… Cosa devo fare?” Dissi sentendomi impotente… :” Dimmelo tu!”
“ Niente!” Rispose lei:” Non si può fare niente oramai!”
E mentre discutevamo tra noi sottovoce, sentimmo dei rumori sul balcone e subito dopo lui che picchiava sui vetri della portafinestra del soggiorno.
Andai ad aprire e lo feci entrare, la tavola era preparata, ci chiese di parlare a bassa voce e di tenere le luci basse, cosa che facemmo.
Si sedette a tavola, era vestito elegantemente con abiti moderni e di marca( vera, non come i nostri taroccati) e profumato.
Aveva le labbra carnose in un sorriso aperto, non più serio e imbronciato come le prime volte . A tavola notammo che aveva mani curate, con grossi anelli e braccialetti d’oro, che le pendevano fuori dalla manica della camicia.
Mi salutò stringendomi la mano, poi si avvicinò a Rosa e la baciò sulle guance come se fosse una vecchia amica dicendole:” Sei bellissima, una vera meraviglia!” Come si usa dire dalle nostre parti.
Ci sedemmo e parlammo del più del meno, con il televisore a basso volume, mentre mia moglie portava i piatti, poi si sedette anche lei a cenare.
“Le devo dare il resto!” Esclamò facendo il gesto di prenderlo, ma lui la fermò dicendole ancora:“ Compra qualcosa alla bambina!” E cenammo.
Lui parlava con me, ma guardava spesso Rosa, con occhiate profonde e libidinose, era chiaro che mia moglie gli piaceva, era una bella ragazza tipica napoletana, con occhi scuri, truccata un po’ vistosamente sugli occhi e sulle labbra e con lunghi capelli nero corvino, vaporosi che le arrivavano alle scapole; mentre lui non era alto, e probabilmente Rosa con i tacchi lo superava.
Mia moglie facendo gli auguri si affrettò a dire:
” Non le abbiamo comprato nessun regalo, perché non sappiamo cosa gli piace, se una cravatta, una cintura, una camicia… e poi non avevo il tempo perché dovevo preparare la cena… ma domani se mi dice cosa preferisce le faccio un pensiero.”
“No… non regalarmi niente, ho già tutto, mi basta la vostra amicizia ed essere qui questa sera a cenare, ecco questo è il vostro regalo.” E sorrise.

La cena proseguì con occhiate alla tv e sue uscite di manifestazione del modo di pensare e di vedere le cose e fatti proprio da malavitoso. Già lo pensavamo che fosse così, e capimmo subito che si trattava di un maschilista che aveva scarsa considerazione per le donne, e con Rosa più che complimenti per la sua bellezza e per il suo modo di fare da mangiare non le fece, non dicendo altro, non si interessò come fece con me di cosa pensasse lei di un determinato argomento o di altro.
“Lucetta?” Domandò all’improvviso come accorgendosi in quel momento che non c’era.
“ E’ a dormire!“ Rispose mia moglie.
Poi quasi al termine della cena, chiese a Rosa un piacere:” Pagando naturalmente!” Precisò:
” Avrei bisogno di qualcuna che mi lavi gli indumenti, ti sarai grato se lo facessi tu, magari assieme a quelli di tuo marito così perdi meno tempo!” Era una richiesta inammissibile e restammo sorpresi che chiedesse a mia moglie di fare la sua lavandaia.
Rosa per non accettare pronta rispose:” Lo farei volentieri, ma abbiamo la lavatrice piccola da 3 Kg ed è vecchia e non funziona bene già faccio fatica a lavare gli indumenti di Lucetta!” Esclamò… facendosi vedere dispiaciuta di non potere esaudire la sua richiesta.
Ma lui altrettanto pronto rispose subito:“ Non è un problema, ti do i soldi io e comprati la lavatrice che vuoi, grande e potente che lavi tutto, la pago io e poi se mi fai questa cortesia di lavarmi i panni, ti do cento euro alla settimana… .” Aggiunse.
Restammo sorpresi della risposta, ci guardammo io e Rosa, certo quei soldi ci avrebbero fatto comodo e poi ci comprava la lavatrice nuova… . Come se ci fossimo capiti con lo sguardo, Rosa chiese, facendole capire la nostra disponibilità:” Che genere di indumenti dovrei lavarle? Non di certo biancheria intima… .” Specificò.
“No! … Nessuna biancheria intima, solo magliette e camice e qualche pantalone.”
Ci guardammo ancora e io feci un cenno affermativo con il capo, e allora lei rispose con tono più confidenziale ma sempre riverenziale:” Va bene don Carmine.” Che il prefisso don davanti al nome significava rispetto.
A un certo punto lui si alzò, infilò la mano in tasca come a cercare qualcosa e tirò fuori una scatoletta fasciata a pacchettino. E rivolgendosi a mia moglie esclamò:
“ Ecco prendi Rosa! Ho saputo che hai fatto anche tu gli anni da poco!… Quanti?” Domandò.
“Ventisette!” Rispose lei meravigliata di quel regalino.
“Questo è per te, è un mio regalo! Me lo sono fatto portare oggi.” E così dicendo le passò il pacchettino di pochi centimetri.
Rosa come me eraimbarazzata:” Un regalo!?” Esclamò.
“Si un regalo mio per te!” Ripetè lui e sorrise.
Lei parlando al plurale e guardando il pacchetto Ribattè:“ Ma noi non possiamo accettare!…”
“ Su!… Su aprilo!” La esortò lui con voce decisa e lei vinta dalla curiosità lo scartò e quando aprì la scatoletta restammo tutte e due a bocca aperta. Era un anello con brillanti, molto bello e tutti veri come ci precisò dopo lui.
“Ohh! “ Esclamò Rosa vedendolo luccicare:” E’ bellissimo!!“
“Chissà quanto vale!?” Esclamai io.
“Una cazzata !” Rispose lui ridendo:” Solo tremila euro! Sono brillanti veri e non pezzi di bottiglia!” Precisò.
“Tremila eurooo!?” Esclamò Rosa sbalordita da quella cifra mentre lo osservava brillare.
Ci guardammo e intuimmo subito da dove proveniva quell’anello e Rosa ripetè:
“ Grazie del pensiero, ma non lo posso accettare!”
“Si che puoi! Lo deve accettare! E’ un mio regalo a te e alla tua bellezza e ai favori che mi fai e se non lo accetti mi offendo.” Aggiungendo:”Questo anello puoi metterlo al dito tranquillamente e mostralo se vuoi, non è rubato, lo fatto acquistare oggi in una gioielleria e ha anche la garanzia.”
E mentre io assistevo stupito a quella scena, lui le prese la mano dicendo:” Mettilo! Fammi vedere come ti sta!” E facendoselo passare glielo infilò lui stesso all’anulare, sopra la fede, coprendola con quell’enorme brillante. Non nascondo che quell’atto e quel regalo mi ingelosì, io di certo non potevo permettermelo. E mi chiedevo a che scopo le faceva un regalo così bello e costoso? Sembrava quasi un presagio di quello che sarebbe successo, che quell’anello coprisse la fede nuziale di mia moglie, intesa come simbolo di fedeltà.
Quando lo ebbe al dito Rosa lo guardò e riguardò contemplandolo. Inutile dire che le piaceva, che lui aveva fatto colpo, non aveva mai posseduto niente del genere. Lo miro e rimirò più volte, le stava bene in quel suo dito sottile e risaltava in quella manina tenera e affusolata, le donava eleganza e rivolgendosi a me davanti a lui mi chiese:” Posso tenerlo?!” Senza più dire nulla. Che potevo fare io se non dire si? Così annuii con il capo.
“E’ un regalo di don Carmine… .” Mormorò e a un mio gesto d’intesa della testa e degli occhi lo tenne al dito e proseguimmo a cenare, lei con quel meraviglioso anello che brillava sulla mano al riflesso della luce, come una vera signora ricca e di classe.
Provavo invidia e gelosia verso di lui, anche per il fatto che a mia moglie piacesse l’anello, ma non lo davo a vedere. Una mossa astuta sotto un certo aspetto, uno stratagemma, ed era riuscito a far si che Rosa, mia moglie, gli facesse la serva, facendogli la spesa e ora lavandogli gli indumenti, anche se ammetto era conveniente per noi e inoltre quell’enorme regalo che io continuavo a essere convinto che provenisse da qualche furto o qualche rapina, ma lo tenne lo stesso anche su mio consiglio… “ Potremmo utilizzarlo e vendere in caso di bisogno.” Pensai.
Continuammo nella cena e arrivati al caffè, fece i complimenti a Rosa guardando una foto di Lucetta sul mobile, per la bambina che avevamo.
“ Avete davvero una bella bambina!” Esclamò sorseggiando.
“ Complimenti a Rosa che sa fare dei figli così belli!” Esclamò senza nemmeno nominarmi. Sorridemmo tutte e due di quel complimento, senza pensare minimamente cosa avesse in mente in seguito.
“Anche a me piacciono molto i bambini, ma non ho figli, non è che non ne possa avere, ma le donne che ho frequentato io finora sono state solo puttane o donne di malaffare…
“Precisando:” … puttane vere che battono la strada e non ho mai voluto avere figli da loro. Poi vista la mia vita dentro e fuori dal carcere, non ho mai voluto sposarmi ed ora eccomi qui! A oltre cinquant’anni senza figli,da solo e senza compagna!”
“Eh … ma vedrà che troverà qualche brava donna!” Esclamò Rosa ingenuamente d’istinto, aggiungendo:” E magari avrà anche qualche figlio con lei! … Ha ancora tempo se ne cerchi una giovane!“
Lui posando la tazzina e guardandola affermò sorridendo:
“Si! Può succedere ancora tutto!… La vita riserva sempre delle sorprese e chissà che un giorno non abbia un figlio anch’io.” E l’argomento famiglia finì lì e passò a parlare di lui, dei suoi anni in carcere.
Al termine usciti sul balcone lo salutammo e ringraziammo per il regalo, e lui con una prontezza inaspettata, come un gatto scavalcò il divisore del balcone e ritornò nel suo appartamento. La serata era finita.
Mettemmo in ordine la tavola e andammo a letto mentre mia moglie continuava a guardarsi l’anello al dito.
“Dici che potrò metterlo fuori?” Mi chiese vanitosa.
“Non ti conviene, anche se lui dice di no sarà senz’altro rubato o peggio, e poi se te lo vedono subito si domanderanno come fai a possedere un anello del genere, di valore … .”
“Ehhh ma io dico che è finto, una copia!” Ribadì lei.
“Ma se vuoi provare puoi farlo, ma non subito, sarebbe meglio di no, teniamocelo come investimento in caso di bisogno.”
“Secondo te perchè me l’avrà regalato? Non credo per il mio compleanno.”Chiese.
“Nemmeno io!” Risposi:“ Probabilmente lo avrà fatto perchè le piaci, non vedevi come ti guardava, ti mangiava con gli occhi.”
Lei rise compiaciuta di piacere come donna, ma rispose:“ Già, ma lui non piace a me!… Ha più del doppio dei miei anni e poi è brutto!” Affermò sorridendo e venendo vicino a me a farsi coccolare.
“Domani ci da i soldi per la lavatrice, li prendiamo?”
“ Certo… “ Risposi:”… che vuoi sputarci sopra? E comprala bella e costosa, non risparmiare come facciamo sempre su qualcosa, tanto paga lui.”
Approfittavamo di quella situazione e di lui, non sapendo dove ci cacciavamo.
Quella sera facemmo l’amore, più eccitati del solito per la serata e io per il modo in cui lui guardava mia moglie, pieno di desiderio. E poi ci addormentammo abbracciati.
Nei giorni e nelle settimane seguenti tutto proseguì con una certa routine, arrivò la lavatrice nuova e di marca, Rosa non aveva badato a spendere visto che pagava lui e iniziò a lavare i suoi indumenti, e se all’inizio erano solo camice, magliette e pantaloni, in seguitò all’interno trovò anche slip sporchi che lui probabilmente aveva messo apposta.
“ Ci sono anche le sue mutandine sporche…” Mi disse un giorno Rosa seccata e infastidita:”… che faccio, gliele rimando indietro o… .”
“O… cosa?” Chiesi io.
“O gliele lavo?”
Ci guardammo:” Lavagliele da parte va… in fondo ti da cento euro a settimana per pochi panni.”
E così iniziò a lavargliele senza dirgli nulla.

Tutto procedette per qualche mese e si invitò a cena altre volte, finchè un pomeriggio vedendomi sul balcone a fumare si avvicinò al divisore chiamandomi, e quando fui vicino, come se nulla fosse mi disse:“ Ti devo parlare!”
“ Mi dica don Carmine!” Risposi io.
“Ti devo fare una richiesta da amico, da vero amico…” Mi annunciò:”… e non mi puoi dire di no!” Affermò subito.
Ero perplesso da quel suo tono e imposizione:”… e non mi puoi dire di no!”
“Quale richiesta? Mi dica!“ Risposi preoccupato senza pensare minimamente a quello che aveva in mente e stava per dire.
“Ti chiedo il consenso di accoppiarmi con tua moglie!” Pronunciò freddamente fumando.
Restai raggelato da quella richiesta, la fece come se fosse la cosa più naturale del mondo. Subito non volli capire il senso di quella pretesa, non riflettei e replicai:
“Come il permesso di accoppiarsi con mia moglie?”
“ Si, voglio accoppiarmi con Rosa!… Voglio Il tuo consenso di congiungermi sessualmente con tua moglie! ” Ribattè guardandomi serio, e aggiungendo:” Come si fa in carcere!”
Ero sorpreso e sbalordito da quella richiesta immorale e disonorevole.
Reagii incredulo e impacciato:” Come… come si fa in carcere…? Ma…ma…quello che chiede è una cosa impossibile!… Voi mi mancate di rispetto, mi offendete don Carmine chiedendomi questo. Io non posso accettare e non voglio, io amo mia moglie e non voglio che sia di un altro uomo!” Esclamai con voce disagiata e scuotendo il capo di lato in modo negativo. Ma lui continuò:
“Voglio che la condividi con me quando ho desiderio. Mi piace tua moglie!” Asserì con calma.
“Ma quello che mi chiede è fuori dal normale, da ogni logica… è offensivo per me, mi mancate di rispetto.” Balbettai:” Mi chiede di acconsentire che voi vi accoppiate con mia moglie, carnalmente… sessualmente. “ Ripetei deciso ma timoroso della sua richiesta: ”Non è possibile…” Obiettai.
“Si che è possibile!” Controbatté:” Se tu lo vuoi lo vorrà anche tua moglie.” Ribattè.
Ero incredulo di quello che diceva:” No… non posso accettare questo! Lei sa che le siamo rispettosi e riconoscenti verso la sua persona, ma questo no!… Non lo accetto!“
E poi quasi a giustificarmi e a impedire quella proposta scellerata aggiunsi:” E poi non dipende solo da me, ma da Rosa, mi capisca… lei è stata solo mia, ha conosciuto solo a me!” Sostenni determinato.
“Farai meglio a pensarci bene e accettare!” Rispose lui serio:” Non è una mancanza di rispetto nei vostri confronti, ma anzi di onorarvi con la mia amicizia e protezione. Mi dispiacerebbe essere offeso da voi!… Voglio solo che la condividi con me quando ne ho desiderio, finchè resterò qui a finire di scontare la mia pena detentiva. Mi piace tua moglie!” Ribattè ancora.
Restai incredulo nel suo perseverare a quella pretesa:” Ma non è possibile!” Balbettai:” E’ mia moglie, ci amiamo e poi glielo detto, non dipende da me, ma da lei e non accetterà mai!”
“Tu parlagliene, dille della mia richiesta e convincila, vedrai che ci riuscirai, non ve ne pentirete, vi farò dei bei regali e starete bene!” Aggiunse.
“Ma è impossibile don Carmine, non posso!… Ne va del mio onore, della mia moralità!” Esclamai quasi supplicandolo:” State parlando di mia moglie! Della mia Rosa… di consentire di farla venire a letto con voi e di fare sesso! E’ una mancanza di rispetto verso di me e mia moglie la sua!” Ripetei balbettando agitato.
Lui oltrepassando il divisore, allungandola mi appoggiò la mano sul braccio dicendo:” Ora stiamo parlando da uomo a uomo, da uomo di rispetto quale sono io ad amico quale ti reputo tu e io credo nell’amicizia. Io ti ho fatto la richiesta di una mia esigenza e un no sarebbe uno sgarbo, un’offesa nei miei confronti e a chi mi fa uno sgarbo non lo perdono!” Dichiarò con tono minaccioso e sguardo cattivo guardandomi negli occhi.
“Sarebbe tutto più facile per me se Rosa fosse vedova… potrei aiutarla e mantenerla io lei e la bambina, ma mi sei simpatico e poi non voglio crearle dispiacere.”
A quelle parole mi si gelò il sangue nelle vene, quella allusione a una possibile vedovanza di mia moglie aveva solo un significato chiaro di minaccia e avviso, che lui voleva mia moglie a ogni costo ed era disposto a tutto pur d’averla, e a Napoli quelle parole hanno un significato ben preciso e non si scherza su certe cose. So che per molti lettori è difficile da capire se non impossibile, ma credetemi la paura era tanta, a Napoli si ammazza la gente per strada, per errore o in qualche incidente… .
Non sapevo più cosa fare, cosa dire, cosa rispondere, non ammetteva rifiuti e mi spiegò:
” Sai è quasi dieci anni che mi tocco da solo e non accarezzo una donna e Rosa come ti ho detto mi piace, in galera avevo un ragazzo che era la mia donna, lo inculavo quasi tutte le sere, lo feci diventare un femminiello… ma ora voglio una donna vera, una donna seria e non una puttana, voglio Rosa…” Ripetè deciso… .
“Ma con tutte le donne che può avere anche meglio di Rosa, più belle, perché lei?” Balbettai.
“Perché mi piace, non voglio delle zoccole, ma una signora vera e Rosa lo è!”
Ero sconvolto da quella richiesta e dalla minaccia velata che mi aveva fatto, e vedendomi sgomento ribadì:” Parlagliene e convincila e vedrai che accetterà!”
“Ma non so!… Lei non accetterà mai … e una donna seria, è mia moglie!” Risposi scuotendo ancora il capo demoralizzato e intimorito.
“Sai!” Esclamò informandomi:” Nel nostro mondo malavitoso, abbiamo le nostre regole e la nostra moralità, e può succedere che quando qualche marito viene carcerato per molti anni e ha moglie e figli da mantenere e questa è ancora in giovane età, l’autorizzi ad accoppiarsi sessualmente con qualcuno scelto da lui o su richiesta esplicita da persona a lui gradita, e lui gli dia il consenso, e la persona gradita gli ripagherà il favore in altro modo.” Fece una pausa con boccate di fumo e riprese a spiegare precisando:
” Con rispetto si può chiedere al marito carcerato (se il richiedente è fuori e libero), il permesso e il consenso ad accoppiarsi sensualmente con la sua signora, che diversamente se no resterà sola per molti anni; ma senza mai ingravidarla, se no sarebbe uno sgarbo, a meno che lui non accolga anche a quella richiesta. Naturalmente se il marito acconsente alla frequentazione il richiedente potrà congiungersi con la sua consorte fino quando vorrà il coniuge o finirà la detenzione, sempre però il richiedente mantenendo rispetto verso la moglie; e questo avviene anche se lei fosse contraria, senza il suo consenso.” Fece un’altra pausa con altre boccate di fumo e proseguì:
“Vi sono mogli dei carcerati che quando qualcuno le richiede o gli viene assegnato dal marito e a loro questo qualcuno non piace perché è più anziano di loro o non è gradito fisicamente, fanno storie, ma se il marito è d’accordo poi l’accettano… devono accettarlo.” Fece una pausa e sospirò dicendo:
” So che è anomalo per te e può sembrare assurdo, ma accade realmente, specie quando non hanno il sostentamento per vivere da sole e mantenere i figli, e l’estimatore della moglie gli ripaga il favore in altro modo, aiutandola economicamente a vivere comodamente e con rispetto, a lui, a lei e ai figli… .” Fece un’altra pausa e riprese:” Poi una volta che il marito esce scarcerato, tutto torna come prima. Non ci sono corna in questo modo perché c’è il consenso del marito… .” Affermò nel suo codice malavitoso non scritto.
Ero costernato, schifato da quello che diceva e sentivo dire… ma lui continuò come a darmi un supporto psicologico, a volermi incoraggiare ad accettare.
“In questo modo vengono aiutate anche economicamente le famiglie, soprattutto se hanno figli piccoli e provvedere ai loro bisogni. Pensa che alcuni pur di avere un ritorno di favoritismi economici, acconsentono a far accoppiare anche le mogli di 40-50 anni e più con qualcuno che le può sostentare, pur di avere delle convenienze come vino, sigarette, mangiare buono e tante altre cose che in carcere non possono avere se non gli vengono portate da fuori.
Viceversa può accadere il contrario, che il carcerato abbia la consorte giovane, in età da accoppiamento e con figli piccoli e lui debba stare molti anni in carcere lasciandola sola, allora può essere lui stesso a chiedere a qualcuno di sua fiducia di congiungersi carnalmente con lei per mantenerla e non solo, se sono ergastolani anche di conviverci e aiutarla economicamente a vivere con i figli, e loro avere favori personali in carcere. Questo qualcuno può essere un amico o conoscente, un compagno di cella uscito prima e a volte se è una bella donna anche all’avvocato stesso che si propone o la sceglie come amante se già sposato, mantenendoli finchè decide il marito, e tutto senza chiedere il permesso a lei, perchè è l’uomo che decide per la sua donna.
Questo viene fatto per due motivi, il primo perché una volta in carcere per dieci-vent’anni o più, se non c’è nessuno che aiuta la famiglia fuori e non hanno possibilità economiche è un dramma… non tutti fanno parte di cosce che aiutano anche i parenti dei carcerati a vivere.
La seconda perché essendo le mogli ancora in età di sesso, pur non volendo possono cedere a tentazioni della carne, fare sesso e tradire, fare cornuto il marito a sua insaputa e questo sarebbe un disonore … che porterebbe a vendicarsi. Così invece è uno scambio, un rapporto fatto di interessi economici e anche di sesso, con il beneplacito del marito di lei, una forma di mutuo soccorso, si cede la moglie per un periodo in cambio del mantenimento di se stesso e della stessa. Praticamente la moglie viene data in affitto, segretamente se si resta nel proprio quartiere, liberamente se si cambia città.
Per questo io ho fatto questa richiesta a te, perchè ti ritengo un uomo di rispetto e degno di amicizia, la mia amicizia, sei un amico, e ti considero tale… e ti chiedo il permesso di accoppiarmi con tua moglie Rosa, poi a convincerla devi pensarci tu… .”
Ero allibito da quello che ascoltavo io non ero un carcerato anche se lui mi trattava come tale e tra loro si usava così.
Era uno strano mondo il loro, in cui non mi ci trovavo assolutamente, mi faceva paura e non mi piaceva, ne ero alieno.
“Ma non è possibile!” Ripetei quasi piangente.
“Perché?” Rispose:” Rosa resterà sempre con te! Nessuno saprà mai niente, non sarai geloso per qualche chiavata? Sarà sempre tua moglie e sarete sempre rispettati!” Esclamò.
“Ma io sono geloso!” Esclamai… .
“Vedrai che ti passerà la gelosia… lo sono tutti all’inizio, ma dopo passa.” Ribatté.
“Non credo che si possa fare … .” Obiettai ancora a testa bassa, venendo subito interrotto da lui che portando la mano dal mio braccio, su alla spalla e poi sul collo accarezzandolo e sorridendo esclamò:
” E se proprio tua moglie Rosa non vuole, potrei fare un pensiero su di te! Sei un bel ragazzo e potresti sostituirla tu se vuoi!…” E si voltò.
Restai rabbrividito anche da quelle parole, e lo guardai in silenzio allontanarsi sul balcone mentre fumava e diceva:
“Ha un bel viso Rosa, una bella faccia , sarebbe un peccato che qualche balordo gliela rovinasse! Le facesse qualche segno con il coltello!” Esclamò minacciandoci velatamente e terrorizzandomi.
Fui preso dal panico. I battiti del cuore cominciarono a farsi sempre più forti e veloci, tanto da farmi stare male. Lo stomaco sembrava contorcersi, dalla tensione il sudore cominciò a scendere lentamente sulla fronte e sul corpo e tutto intorno mi incominciava a girare. Mi appoggiai alla ringhiera, la gola mi era diventa secca, la lingua non si muoveva e le labbra serrate… quelle parole su Rosa e il suo viso mi avevano spaventato più che le minacce su di me, sarebbe stato davvero capace di farci del male e i pensieri iniziavano a sovrapporsi nella mia mente. Niente sembrava più importante di ciò che mi spaventava, di Rosa, io e la bambina e in quell’istante, non esisteva nient’altro.
Mi sembrava tutto così irreale… un sogno, peggio un incubo, lui che sembrava tanto gentile ora faceva quella richiesta e io non sapevo cosa fare. Non vedevo l’ora che tutto finisse in un modo o in un altro… non capivo come era potuta accadere a noi una cosa del genere, e perché proprio noi che eravamo una famiglia tranquilla e per bene che si amava. Mi chiedevo come avevamo fatto a finire in una situazione del genere.

Quella sera aspettai il momento propizio e ne parlai con mia moglie e a fine cena con la bambina a letto la informai con voce rotta dal tormento.
“Carmine mi ha chiesto che vuole avere un rapporto sessuale con te!” Le dissi di getto senza guardarla in viso mentre beveva ancora un sorso di vino.
“Ma scherzi!!” Rispose subito posando il bicchiere e voltandosi verso di me.
“Purtroppo no, è una richiesta vera.” Ribattei guardandola negli occhi.
“Cosaaa!!… Ma è pazzooo!!…Come si permette di fare una richiesta del genere, di mancarci di rispetto in questo modo, a noi che lo abbiamo sempre accontentato in tutto!”
“Lo so! Però l’ha fatta e non scherza!…” Risposi serio.
”Lei mi guardò, capì che non scherzavo e come presa da una crisi isterica si mise a piangere:
” No! No! No! Non lo voglio fare… Io non ci voglio andare con quello lì, fare sesso con lui, non mi piace, mi fa schifo..!” Esclamò arrabbiata aggiungendo:” Sono tua moglie, abbiamo una bambina. Non voglio e poi mi fa paura, mi disgusta!”
Mi avvicinai e le accarezzai il capo e poi la strinsi a me:
“Lo so! Anch’io sono contrario, ma che possiamo fare? Denunciarlo? Metterci contro di lui?”
Ci fu un lungo silenzio tra noi abbracciati, mentre lei piangeva sulla mia spalla, e poi sapendo che non c’era alternativa borbottai sotto voce vicino al suo orecchio:
“Si tratterebbe solo di una volta!… Io starei fuori dalla porta, e non ti lascerei… !”
“ Ma io non voglio!”
“Nemmeno io amore… ma ci ha minacciati, a me e a te, non abbiamo scelta Rosa… . “ Mormorai.
“Stai tranquilla, non sarai sola con lui, io sarò fuori dalla porta della camera pronto a intervenire a ogni evenienza, e poi è vecchio… non è giovane come me, bisognerà vedere se ci riuscirà.” Aggiunsi per tranquillizzarla.
“E tu cosa faresti fuori dalla porta della camera?…” Chiese.
“Niente, aspetterei che quel porco finisca… .” Precisai.
“No non voglio. Non voglio farlo!” Ripetè piangendo e con gli occhi lucidi:” Ma ti rendi conto cosa ci costringe a fare? A me a fare sesso con lui con te fuori dall’uscio!”
E mentre impotente e rassegnato cercavo di convincerla dolcemente ad accettare per evitare danni o ritorsioni su di noi, alle sue parole mi sentii turbato, come stordito. Fui preso da una strana sensazione nel vedermi impegnato nel persuaderla ad andare con quell’uomo, a concedersi sessualmente a lui, un altro uomo che non ero io, un delinquente e malavitoso, e provai inconsciamente una emozione mai avvertita prima, una forma di eccitazione che si univa al dispiacere e all’umiliazione in un mix di turbamento.
“Lo sai cosa ha detto?!” Dissi sottovoce con una punta di piacere nel farla cedere dalla sua rettitudine morale:” Che se non facciamo come dice lui, se rifiutiamo, vuol dire gli manchiamo di rispetto e gli facciamo uno sgarbo.”
Lei d’istinto si portò la mano sul viso e continuò a piangere.
Per molti sarà difficile capire quella situazione, ma da noi succedono davvero queste cose e quando accadono o si accettano oppure si rischia grosso, e poi eravamo giovani e impauriti e psicologicamente deboli.
“ E se lo diciamo ai carabinieri?!” Mormorò.
“Sei pazza!!” Risposi io impaurito:” Significherebbe condannarci per sempre, anche se arrestassero lui poi con quali prove e quale reato lo condannerebbero? Per una proposta di fare sesso con te?… I suoi amici c’è la farebbero pagare, ci toccherebbe vivere nel terrore, sparire, andare in un’altra città se ci riusciremmo. Lo sai come funziona qui da noi. Qui non siamo al nord… Non leggi i giornali e non guardi la televisione quando parla di queste cose a Napoli?” Affermai.
Restò il silenzio tra noi, si sentiva solo il singulto del suo pianto e il tirare su di naso… .
Dopo non so quanto tempo forse pochi minuti o forse una eternità mormorò:
” E allora cosa facciamo?”
Esitai, e poi in vortice di emozioni contrastanti che mai avevo provato, abbracciandola rassegnato dissi:
” Che vuoi che facciamo?… Non abbiamo scelta amore… L’unica cosa sarebbe accontentarlo, cedere una volta, intanto non lo saprebbe nessuno, solo noi tre e poi ne verremmo fuori perché noi ci amiamo, siamo più forti di lui e di queste cose!” Mormorai continuando:” La gente non saprebbe niente… .”
Smise di piangere e mi guardò e mentre si asciugava gli occhi esclamò:
” Ma solo una volta! Diglielo!”
A sentirle dire quella frase, alla sua accondiscendenza e accettazione, stranamente mi sentii dispiaciuto ma eccitato, come se avessi avuto un senso di liberazione da qualcosa, forse dalla paura di lui, e avvertii nei miei sentimenti che l’umiliazione e la gelosia lasciavano il posto al turbamento e mi sentii avvolto dalla eccitazione e dal dispiacere.
Su mia sollecitazione aveva accettato. Mi sentivo un vigliacco, un verme, non ero capace di reagire, di difendere mia moglie, il suo onore e il mio, avevo paura di lui e Carmine lo sapeva che noi avevamo paura di lui.
“Ma cosa è venuto ad abitare qui quello lì!” Esclamò Rosa facendo segno oltre il muro:”Poteva restarsene in carcere! In Italia come al solito fanno le cose sempre all’incontrario… li fanno sempre uscire.” Per poi cambiare subito tono di voce.
“No! Io sola con lui non ci resto, ho paura!” Esclamò con gli occhi rossi.
“ Come sola con lui non ci resti?…” Domandai.
“No! Non ci resto, ho paura, devi restaci anche tu!”
“Come paura, restaci anche tu! Vuoi che resti anch’io nella stanza?“
“Si!” Rispose:” Non voglio restare sola con lui.”
Non ero sicuro di aver capito bene e ripetei:
“Vuoi che resti anch’io in camera mentre Carmine fa sesso con te?” Domandai.
“Si!” Fu la sua risposta secca.” Voglio che ci sia anche tu vicino a me! Ho paura a restare sola con lui!” Ripetè.
Quella sua richiesta mi turbava molto e scombinava interiormente, non mi piaceva, preferivo non assistere all’amplesso di mia moglie con lui, ma allo stesso tempo mi piaceva ed eccitava anche se mi faceva paura, perchè dentro di me provavo una forma di esaltazione segreta… inconscia.
“Non so se lui accetterà Rosa… .” Borbottai.
“ E allora io non lo faccio! Diglielo pure!” Ribattè.
Non riuscivo a capire come si poteva realizzare una cosa del genere a noi, assistere all’amplesso di mia moglie.

Quando il giorno dopo lo incontrai sul balcone, in quel luogo maledetto in cui cercavo di andare meno possibile per non imbattermi e parlare con lui, gli dissi:“ Ho parlato con Rosa, ho dovuto convincerla. Ha accettato ma ad alcune condizioni.”
Lui sorrise soddisfatto e rispose:” Sentiamo queste condizioni di Rosa.”
E io precisai:“ Vuole che sia per una volta sola e basta, con il preservativo, protetto e senza baciare in bocca soprattutto, e inoltre ci devo essere io presente…”Non finii la frase che rispose:
” Vuoi guardare? A Rosa piace essere guardata mentre chiava?“
“No!” Risposi:” Non le piace essere guardata. Io non guardo le sto solo vicino, è di lei che ha paura, perché lei lo ha sempre fatto solo con me… .” Puntualizzai.
“ Per me va bene!” Replicò lui:” Anche in carcere quando inculavo qualcuno nella branda, c’era sempre qualcun’altro che guardava o ascoltava… se vi piace così!… .”
“Non ci piace così ne all’altro modo!” Ribattei risentito della sua mancanza di riguardo nei nostri confronti.
Sorrise, quasi rise:” Va bene… dille che va bene che tu resti a guardare e visto che non posso uscire e vuole farlo con i l preservativo, compramelo tu e buono, di marca, sottile e sensibile… che devo chiavare tua moglie!” Disse ridendo.
Si prendeva gioco di me, in quel momento avrei voluto essere coraggioso… ma non lo ero, mi sentivo umiliato ad essere trattato così, a dover comprare io i preservativi all’uomo che avrebbe chiavato mia moglie, ma mi sentii anche inspiegabilmente accalorato a doverlo fare.
Quel pomeriggio in farmacia quando li acquistai, per un attimo pensai:” Ma che sto facendo…? Sono pazzo ad acquistargli i preservativi per chiavarmi Rosa?” Avrei voluto lasciarli li sul bancone e andarmene, ma la commessa li aveva già incartati. Pagai, li misi in tasca e uscii.

Tornato a casa, Rosa era in cucina vicino ai fornelli, con nostra figlia in braccio e una vestaglia da casa che le lasciava le cosce scoperte, belle, lunghe e sexy e preparava cena per noi e la bambina.
Quando entrai salutai, mi avvicinai e diedi un bacino sulla guancia, prima alla bambina e dopo a lei.
“Ciao amore!” Dissi:”Come stai?”
“Ciao… sto bene!” Rispose. Ci fu silenzio, nessuno dei due diceva niente, io non avevo il coraggio di parlare e fu lei a farlo.
“ Allora c’hai parlato?” Chiese non guardandomi e girando il cucchiaio dentro il pentolino della cena della bambina.
“Si!” Risposi imbarazzato.
“ E che cosa ha detto?”
“Ha detto che va bene, che accetta le tue condizioni.” Ci fu di nuovo silenzio, rotto solo dai versi e dai movimenti della bambina che in braccio si muoveva come un’anguilla e giocava, oltre che dal rumore del soffritto per noi.
“ E quando?” Chiese all’improvviso:
“Domani sera, qui a casa nostra!” Risposi.
“ A casa nostra? E perchè qui?… “ Ribattè sdegnata:”…Nel nostro letto dove ci dormiamo e lo facciamo noi? Non sarebbe meglio di là piuttosto, invece di sporcare con la sua presenza la nostra camera e il nostro letto matrimoniale? ” Domandò infastidita.
“ Lo sai perchè! Lui non può portare gente a casa sua e qui se sentirà suonare avrà tutto il tempo per passare dal balcone e rientrare nel suo appartamento.” Non disse più nulla, fece scendere e sedere Lucetta e mise a tavola e cenammo , mentre lei aiutava la bambina a mangiare assieme a lei.
La serata passò normalmente guardando la tv e poi dopo aver messo la bambina a dormire in camera sua, andammo a letto.
Ero triste, ma inspiegabilmente agitato forse eccitato per quello che doveva fare mia moglie e per l’atto che avevo dovuto compiere io ad umiliarmi ad acquistare a lui i preservativi per chiavare Rosa. A letto l’abbracciai e accarezzai baciandola sul viso.
“Io non voglio !” Ripetè.
“Lo so amore! Ma sai che non abbiamo altra scelta se non quella di rischiare di metterci contro di lui che è un camorrista e avere qualche ritorsione su di noi da parte dei suoi affiliati. Tu chiudi gli occhi e pensa di essere come!” La confortai, aggiungendo per tranquillizzarla:“ Farà presto, è tanto che non fa sesso con una donna e verrà quasi subito vedrai.”
“Ma tu ci sarai! Non lasciarmi sola!”
“Ci sarò stai tranquilla, sarò vicino a te, così ti sembrerà di farlo con me.“ Dichiarai.
Lei si avvicinò di più a me. Ci stringemmo e ci baciammo e come d’istinto, silenziosamente con la mano, infilandola dentro allo slip cercai la sua figa e gliela toccai, e accarezzai scoprendola inaspettatamente umida. Ma non dissi nulla, ero eccitato anch’io con il cazzo in erezione e presi l’elastico del pigiama leggero e glielo tirai alle ginocchia e lei che era una ragazza calda sessualmente, sollevò con esse il lenzuolo, portò il pigiama ai piedi e lo tolse assieme alle mutandine.
Mi sdraiai sopra di lei divaricandole le gambe e penetrandola e facemmo l’amore, una bella chiavata, breve per l’eccitazione ma intensa, stringendoci forte e baciandoci fisicamente, ma con la mente probabilmente distanti, io di certo, ma credo anche lei, essendo segretamente eccitati tutte e due.
Lo tirai fuori e le venni sulla pancia come facevamo sempre. Ci amavamo. Uno alla volta ci lavammo e poi tornati a letto ci addormentammo.
Il giorno dopo fu una giornata normale di lavoro per lei e per me, ma sicuramente con il pensiero a quello che sarebbe avvenuto quella sera.
Nel tardo pomeriggio Rosa passò dall’asilo a prendere Lucetta e ci rivedemmo a casa, senza più parlare di quello che doveva accadere.

Quella sera, dopo cena, prima dell’incontro facemmo una passeggiata breve giù nei giardini con la bambina, l’aria era tiepida, eravamo a Settembre, eravamo tutte e due agitati, imbarazzati e timorosi, non parlavamo, ci vergognavamo l’uno dell’altro e di noi stessi a dover fare quell’incontro, impotenti, senza la capacità di reagire; ma dentro di noi eravamo eccitati, anche se lei manifestava ancora contrarietà a icontrarlo. Un conto era il dire:” Va bene facciamolo e finiamo questa faccenda una volta per tutte! E un altro il fare sesso realmente con un altro uomo e in più, un delinquente carcerato più vecchio di lei con il doppio degli anni.”
Rosa avrebbe voluto fermare tutto, ma come le avevo detto e sapevamo entrambi, se lo avessimo fatto saremmo andati incontro a ritorsioni, Carmine era stato chiaro ce l’avrebbe fatta pagare.
Come le avevo detto era impossibile non accontentarlo, avremmo subito certamente delle reazioni violente oltre che delle intimidazioni e il sapere che aveva minacciato il suo bel viso, fu il motivo decisivo perchè accettasse. Era una costrizione mentale e un obbligo fisico.
Quando rientrammo, mise e a letto la bambina e restò con lei finchè non si addormentò, poi andammo sul balcone e lo intravedemmo sul suo, al buio che fumava, con la lucina della brace della sigaretta che all’aspirazione si illuminava.
“E’ là!” Disse Rosa con rabbia.
“Non dirle niente, se vorrà si farà avanti lui!” La esortai, e rientrammo all’interno in silenzio.
Quella sera Rosa era bellissima nella sua agitazione, dall’ansia e dalla paura, accaldata dalla temperatura serale e leggermente sudata dalla tensione di quello che doveva fare. Era imbarazzata e impacciata nell’attesa che lui arrivasse, aveva una camicetta bianca leggera che lasciava intravvedere il reggiseno ricamato sotto di essa e un gonnellino leggero verde, lavorato che le arrivava sopra il ginocchio e stretto al punto che evidenziava le sue forme appena accentuate di pancia e sedere. Ai piedi pantofole da casa aperte davanti che mostravano le dita e le unghie smaltate.
Accendemmo il televisore e al buio, nell’attesa, silenziosi ci sedemmo a guardare la tv. Non passò molto che all’improvviso sentimmo un tonfo sul balcone.
“Oddioo!!” Esclamò Rosa agitata girandosi verso la porta finestra.
“Ci siamo!” Pensai io:” Stai tranquilla!” Esclamai:” Probabilmente è lui che ha saltato nel nostro balcone.”Dissi.
Difatti era lui che nel buio aveva saltato il divisore dei terrazzi e senza farsi notare si avvicinò spingendo con la mano la porta finestra socchiusa:” Si può?!” Esclamò con un sorriso entrando.
Tra i lampi e il suono basso del televisore e il tono della sua voce rauca dissi:” Si!” mentre Rosa seduta affianco a me in silenzio osservava tutto.
“Eccomi qua!… Io sono pronto!” Esclamò arrogante e spavaldo entrando.
Ci alzammo, prima io e dopo Rosa che era imbronciata e si sentiva offesa, chiaramente si capiva che non voleva farlo di accoppiarsi con lui che le sorrideva. Lo feci entrare, era ben vestito e tutto profumato di una buona fragranza che faceva piacere aspirare, probabilmente qualche profumo di marca e costoso.
Ci salutammo con un cenno della testa e con gli occhi e quando fu dentro, salutò anche lei:
” Ciao Rosa! ”Esclamò sorridendole.
“Buonasera!” Rispose lei risentita, imbarazzatissima e rossa in viso dalla vergogna per quel che doveva fare.
“Dov’è la camera?” Chiese subito.
“Là! “ Dissi io facendo cenno con il capo alla porta semichiusa.
E si avviò subito all’interno verso essa, seguito a distanza e titubante da me e voltandosi e non vedendo mia moglie chiamo:
“Vieni Rosa! Non farmi parlare, sai che non potrei essere qui. Su vieni!”
Lei si incamminò dietro noi controvoglia e ci seguì. Quando fummo dentro la nostra camera da letto, Rosa si bloccò ed esclamò guardandomi e scuotendo la testa:
“Io non so se ci se riesco, non c’è la faccio, io sono una donna seria, per bene e non faccio queste cose, non voglio… .” Visibilmente agitata e al limite del piangere.
“Perché vuole fare una cosa simile don Carmine, l’abbiamo sempre rispettata e ora lei ci manca di rispetto e ci disonora.”
Lui visibilmente seccato da quel ripensamento mi guardò a sua volta negli occhi in modo cattivo, come a dire: ” Che scherzo è questo?”
Intervenni io:
“Stai calma! “ Le mormorai davanti a lui passandole affettuosamente la mano sulla schiena:
” Abbiamo già parlato di questo momento, lo abbiamo programmato e sai che non possiamo tirarci indietro e fare diversamente. Ora non pensare a nulla… . Estraniati con la mente da quello che succederà qua e tutto sarà più facile vedrai, dimenticheremo in fretta senza nemmeno il ricordo, come se non fosse mai avvenuto. Io ti amo e sono qui vicino a te!” Sussurrai.
Lui si sedette sulla poltroncina di fronte al letto, mentre Rosa si sedette sul bordo del letto, la nostra alcova d’amore, dove avevamo concepito anche nostra figlia e io mi sedetti su una sedia vicina.
L’aria si tagliava con il coltello, era tesa, io mi sentivo come paralizzato, non sapevo più cosa dire, ne cosa fare. Rosa lo stesso, aveva la testa chinata verso le mani che appoggiate sulla gonna muoveva in continuazione toccandosi le dita. Si era irrigidita che sembrava un pezzo di legno e mi guardava fissa negli occhi come a volere che io intervenissi e lo facessi uscire dalla nostra camera da letto.
Fu lui a rompere il ghiaccio alzandosi e dicendo:” Mi siedo vicino a te Rosa!… Posso?“ E senza aspettare la sua risposta lo fece, si sedette al suo fianco.
“ Hai delle belle gambe sai!” Mormorò guardandogliele visto che da seduta il gonnellino le era salito sulle cosce. Non rispose, solo alla sua seguente sollecitazione lo fece:
“Almeno per educazione puoi rispondere!” Le disse.
Dopo un attimo di esitazione, e avermi guardato, sempre osservandomi rispose rossa in viso con un:” Grazie!” Flebile nel suo respirare che improvvisamente diventò affannoso e veloce, con escursioni toraciche evidenti che si intravvedevano sul seno spostare la camicetta.
“Stai tranquilla!” Dichiarò lui:” Non farò niente che non ti piaccia e non ti darà gioia. Rilassati. Sei bella sai Rosa!” Mormorò osservandola in viso mentre lei lo sfuggiva con gli occhi e con il volto girandolo dall’altra parte guardando me.
“Posso fumare qui?”. Chiese estraendo il pacchetto di sigarette.
Rosa fece un cenno negativo dondolando il capo e lui lo rimise nel taschino.
“Va bene!” Esclamò con un sorriso perfido guardando mia moglie.
L’aria era tesa, non sapevamo che dire, lei era sempre in silenzio vicino a lui che mi guardava e lui che voleva apparire gentile, e che all’improvviso senza dire niente le infilò la mano tra le cosce unite, che nel sentirla tra esse Rosa le strinse ancora di più, in un infantile tentativo di resistenza e di difesa, ma restando ferma e passiva.
Non diceva nulla mia moglie, osservava solo me con il viso preoccupato e gli occhi scongiuranti, ero il suo punto di riferimento, la sua speranza in quel momento, sono certo che si aspettava che io intervenissi.
Quella nostra passività, lui la interpretò come un consenso ad andare avanti e da quel momento fu lui a gestire tutta la situazione.
Lei era agitata e intimorita da lui, da quello che era e rappresentava e lo ero anch’io.
Carmine guardandomi mi fece l’occhiolino e lasciandosi andare con la schiena indietro sul letto si sdraiò, tirando giù anche Rosa assieme a lui, mettendole all’improvviso la mano sulla gonna, accarezzandole e premendole la figa da sopra le mutandine, mentre lei d’istinto prendendola con le sue mani cercava di allontanarla o almeno impedirgli di strofinarla sul suo sesso, non riuscendoci, continuando lui a toccargliela, iniziando anche a baciarle il collo.
Lei sdraiata, mi guardò supplicandomi di fare qualcosa, di intervenire ed esclamò il mio nome:” Angelooo!”
Vedendo il suo sguardo supplichevole e la richiesta degli occhi di un mio intervento e sentire il mio nome sulle sue labbra in quel momento, mi alzai e mi feci avanti verso loro, mentre lui frugando tra le sue mutandine le aveva infilato già la mano dentro.
Abbozzai qualcosa, come :” Aspetta!” Per prendere tempo e pensare a cosa fare e dire, ma lui voltandosi e guardandomi con uno sguardo serio e cattivo sibilò:
“Sssshhhh!! Torna dov’eri!” Facendomi segno con la mano come a non disturbare e lasciarlo fare.” Devi fare come siamo d’accordo.” Disse.
Non ebbi il coraggio di fermarlo per paura di una sua reazione fisica e perchè inspiegabilmente mi sentivo eccitato, e lui continuò, sbottonando i primi bottoni della camicetta di mia moglie e subito la chiusura laterale a gancio della gonna.
”No! … Non voglio!” Mormorò Rosa con voce implorante rompendo il silenzio e la sua condiscendenza, vedendo che iniziava a spogliarla. Ma lui incurante della sua esclamazione, alzandosi davanti a lei e prendendola per le mani, la tirò su in piedi verso di se, quasi di peso, la trainò su per le braccia alzandola, imbronciata sul volto, contrariata e silenziosa. Mormorandole:
” Stai calma e tranquilla Rosa! Lascia fare a me, vedrai che piacerà anche a te, non preoccuparti!”
Lei era agitata, tesa e quando fu in piedi davanti a lui, gli sbottonò completamente la camicetta aprendola davanti, spingendola con i margini nelle mani indietro scoprendole le spalle, e tirandola in giù dietro la schiena mentre la guardava negli occhi. Le sfilò le maniche dalle braccia togliendola, con lei che seppur contrariata lasciò fare; lasciandola in reggiseno bianco ricamato e traforato, osservandolo a coprire le sue mammelle.
Il suo sguardo era sul suo seno e lei imbarazzata lo subiva. In quel momento la mano di Carmine si appoggiò sul reggiseno toccandolo e assieme ad esso le accarezzò le mammelle all’interno.
Mia moglie seria e passiva, come i bambini continuò ad esclamare dei no distaccati e lontani:” No… – no… – no…” Ma lui incurante dei suoi monosillabi cadenziati continuò ad andare avanti.
Lo stesso fece con la gonna, aperta la chiusura laterale a cerniera, quando fu in piedi dopo aver tolta la camicetta, la spinse con le mani in giù per i fianchi, abbassandola fino alle cosce, lasciandola poi cadere per inerzia sulle sue pantofole da casa, restando in mutandine e reggiseno davanti a lui.
Io ero eccitato, paralizzato da quella situazione e quella scena di mia moglie davanti a lui. Silenzioso osservavo, ero eccitato, avvertivo l’erezione, quell’uomo stava spogliando mia moglie davanti a me, e in me c’erano sentimenti contrastanti, eccitazione e gelosia, piacere e umiliazione, ma sapevo che non potevo impedirlo e forse per questo mi eccitavo di più, e mi aggrappai mentalmente alla scena che stava accadendo per accettare la situazione di vedere mia moglie tra le braccia di un altro.
Rosa, piena di vergogna, come paralizzata, restò immobile in piedi, con lo slip e il reggiseno bianco, che lui avvicinandosi a baciarla ancora sul collo e portando le braccia sulla sua schiena come ad abbracciarla le sganciò, e staccandosi da lei e allontanandosi portandolo a se lo sfilò come la camicetta sulle braccia, facendo scorrere le spalline su di esse, liberando dal tessuto le sue giovani e gonfie mammelle, già con i capezzoli eretti e turgidi dall’eccitazione, nonostante la sua riluttanza espressiva e verbale.
D’istinto Rosa, vedendo che la osservavo silenzioso, si coprì il seno nudo con le mani, mentre lui abbassandosi e sfiorandola sul ventre con le labbra, prendendo lo slip per l’elastico sui fianchi, lo tirò giù alle ginocchia e poi alle caviglie, facendolo passare prima da un piede e poi dall’altro, togliendolo assieme alle pantofole; facendo uscire il suo bel triangolo di peli neri corvino, vaporosi e soffici come i capelli, che guardò soffermandosi per qualche secondo con desiderio alla loro vista, tra la vergogna e l’umiliazione di mia moglie a essere in quella condizione nuda e con il sesso esposto al suo sguardo. Mentre in quegli attimi io mi accorgevo di qualcosa di nuovo in me, scoprivo che mi eccitava vedere Carmine spogliare e osservare mia moglie nuda.
Poi si tirò su guardandola trionfante negli occhi, soddisfatto e desideroso di lei e portando le mani sul suo capo, le tolse i due mollettoni che le tenevano tutti i capelli tirati su e liberandoli e muovendoglieli gliele scompose attorno al capo, lasciandoli cadere sciolti su e oltre le spalle.
“ Così mi piaci!” Esclamò:” Con la bellezza delle vere femmine napoletane… .”
E portando le mani sulle sue, gliele tolse dal seno e gliele mise lungo i fianchi dicendo:
” Fatti vedere quanto sei bella Rosa… sei bella e le cose belle devono essere guardate.”
Il suo seno era gonfio, eccitato suo malgrado e pallido, con i capezzoli rosa, evidenti e sporgenti. Era molto desiderabile, erotica e ingenua allo stesso tempo.
La sua vergogna era accompagnata dall’eccitazione che la rendevano tesa e ansiosa con il battito cardiaco rapido e le escursioni respiratorie aumentate che le muovevano eroticamente il seno sul torace e lo si notava dalle escursioni delle sue mammelle che si alzavano e abbassavano sotto i respiri affannosi.
La guardai anch’io da seduto.
Era nuda! Mia moglie Rosa era completamente nuda davanti a quell’uomo, restava immobile con gli occhi chiusi per la vergogna, per non vederlo, con il suo corpo palpitante, giovanile e fresco da giovane mamma e sposa. Bella, con i capelli neri sciolti oltre le spalle sulla schiena e la pelle pallida che la rendevano sexy.
I suoi fianchi pieni e il ventre appena accentuato, si mostravano assieme al suo triangolo di peli neri, scuri come il carbone, chiuso tra le sue cosce strette.
Io ero accaldato e sudato, mai avrei pensato di vivere quella situazione in vita mia, di vedere mia moglie nuda davanti a un altro uomo, pronta suo malgrado a lasciarsi prendere e possedere da lui e mai avrei immaginato che quella scena, mi avrebbe fatto un effetto inaspettato, non di gelosia, ma di eccitazione e tormento, trovandomi improvvisamente come lei turbato ed elettrizzato.
Notavo dalle sensazioni mie e sue sul viso, che l’eccitazione sessuale stava avendo il sopravvento sulle nostre volontà, la mia soprattutto, facendomi avvertire i sintomi dell’erezione, nonostante fosse una coercizione, una imposizione, un ignobile ricatto il motivo per cui lo facevamo, il cazzo mi veniva duro.
In un attimo si spogliò anche lui, togliendo camicia, pantaloni e slip, facendo con i movimenti volatilizzare intorno al suo corpo quell’aroma di profumo buono e costoso che si spandeva nell’aria e addosso a Rosa, mostrando la sua asta già dritta, lunga e oscillante, che oltre essere più grossa della mia, era diversa, girando la sua la cappella verso l’alto.
“Guarda Rosa… non avere paura, è come quello di tuo marito.” La sollecitò.
Lei forse curiosa o chissà che, aprì gli occhi e abbassò lo sguardo e la guardò. Vide quella carne rigida oscillare all’altezza del suo sesso.
All’improvviso lui allungò il braccio verso me aprendo la mano:” Il preservativo!” Disse:” Se no io te la chiavo anche senza.”
“No..no…!” Ripetei. In quella situazione non pensavo nemmeno più al preservativo, non dissi nulla ma me ne ero quasi dimenticato preso da quella scena. Lo presi in tasca e glielo passai e mentre Rosa agitata guardava me e il suo sesso duro e lungo, lo scartò e stringendo tra le dita il serbatoio, lo appoggiò sulla cappella, prese l’anello di lattice con le dita dell’altra mano e lo srotolò tutto sull’asta, fino quasi alla radice, ai peli, coprendolo completamente.
Anche quella manovra ci turbò nel vederlo prepararsi.
Poi lo lasciò oscillante in quell’involucro di lattice con il serbatoio all’apice pendente. Rosa aveva osservato tutto, la velocità e la capacità di come lo aveva messo.
Mi guardò.
Quando fu pronto, avvicinandosi l’abbracciò e la tirò a se appoggiandoglielo sul ventre e sfregandoglielo sopra. Poi sempre abbracciandola e facendole sentire il suo corpo vecchio e pieno di adipe contro il suo giovane e fresco, la portò a sedersi nel letto e poi la spinse a sdraiarsi con lui, iniziando spostandole i capelli a baciarla sulla spalle.
Lei era eccitata nonostante la ragione di quel rapporto, non riusciva ad estraniarsi come le avevo detto di fare, a distaccarsi da quello che stava facendo, ma anzi ne provava richiamo e attrazione nonostante il disgusto che provava, non diceva nulla e non mi guardava nemmeno più, i suoi occhi erano puntati in alto sul soffitto della camera o chiusi.
L’aveva spogliata nuda, l’accarezzava e la baciava sul viso e sul seno, davanti a me suo marito. Ma oramai che potevo fare? Ho ancora presente come allora tutte le sequenze di quella penetrazione coercitiva.
Con un gesto di protezione e aiuto, lei allungò il braccio tendendomi la mano in un tentativo di difesa e di richiamo, lui la vide e sorrise.
Io mi alzai dalla sedia e andai vicino al letto, m accucciai affianco al letto, gliela presi e la strinsi teneramente tra la a mia, come se fosse una bambina che aveva paura del buio, e lei era la mia bambina.
Le tenevo la mano con le dita quasi sul polso e sentivo le pulsazioni radiali, il cuore batterle forte, il respiro diventare sempre più affannoso e in quel momento accadde qualcosa che non immaginavo, provavo una sorta di calore e libidine a essere lì in quel momento con lei pronta a donarsi; e la mia mente interpretava quei segnali che si manifestavano in me non come esternazione di paura, ma una forma di piacere e umiliazione strana, intensa, mai provata prima. Avvertii mentre lui la stringeva tra le sue braccia, i suoi battiti accelerare e diventare palpitazioni e il suo ansimare, fame d’aria.
La vidi guardarmi negli occhi e irrigidirsi, contrarsi, come a volere staccare la mente dal corpo.
In quello che accadeva e vivevamo seppur differentemente tutti e due da vittime, iniziarono a manifestarsi sintomi a catena, sia a lei che a me. Mi vennero i brividi lungo la schiena, scariche nervose e sensazione di freddo, gelosia e piacere nel vederla irrigidirsi ma pronta per farsi penetrare da un altro uomo. Aveva gli occhi chiusi e mi sentivo morire nel vedere Rosa incominciare ad inquietarsi e sospirare con lui.
All’improvviso allargò le gambe, mostrando la sua figa pelosa pronta, non riuscii a capire se lo fece sotto la sollecitazione delle sue mani o di sua iniziativa per fare finire tutto in fretta e fare prima, dandole la possibilità a Carmine di mettersi tra esse con il corpo, accarezzando più volte la figa pelosa con la mano e insalivandola ripetutamente, sfregando il dito medio lungo la fessura ormai dischiusa.
Rosa seppur rigida era eccitata oramai, si notava solo a guardarla fremere e ansare di nascosto, e dal modo che stringeva la mia mano, sempre più forte. Rossa in viso alla luce fioca della abatjour, con gli occhi socchiusi si lasciava accarezzare la figa e baciare la pelle da lui, da quell’uomo grasso, malavitoso, camorrista, senza opporre ne resistenza ne diniego, fino a lasciarsi introdurre un dito dentro la vagina, tra i peli crespi e neri della sua figa corvina.
Lui lo tirò fuori quasi subito esclamando voltandosi verso di me e guardandomi con aria superba:
” E’ bagnata! Sta godendo… ha voglia!”
Parlando a voce alta di proposito, facendomi avere una stretta al cuore e per farsi sentire da lei, sprofondandola nella vergogna e umiliazione, nell’ascoltare che mi diceva che lei provava piacere a essere toccata da lui.
Sconvolta da se stessa Rosa non osservava più me, ma fissava il soffitto nella penombra della abatjour, lasciandosi succhiare i capezzoli duri e dritti dall’eccitazione. Penso che si eccitasse contro la sua stessa volontà, come capitava a me che ebbi l’erezione dentro i pantaloni, pur non desiderandola e volendola e mi veniva l’istinto di toccarmi.
Vidi Carmine portare le dita sulle sue labbra e riempirle di saliva, abbassarle e portarli sul preservativo passandoli sull’apice di esso, sulla cappella e sull’asta, e poi ancora ripetere la stessa manovra e portarla sulla figa di mia moglie a lubrificarla ancora, se mai c’è ne fosse stato bisogno. Poi strusciò quel preservativo pieno di carme dura e calda, con il serbatoio sgonfio tra le sue grandi labbra gonfie e palpitanti, ricoperte da peli lunghi, neri e arruffati, appoggiò la sua pancia abbastanza voluminosa sull’’addome di Rosa, premette la cappella al centro della fessura tra loro, spinse con vigore aiutandosi con il bacino e la penetrò lentamente, facendola sussultare e stringere forte la mia mano nella sua come a volermela stritolare all’intrusione del suo cazzo in vagina, lasciandosi trafiggere piacevolmente da lui, dalla sua spada di carne calda, viva e dura, dall’asta rigida rivestita di lattice trasparente, finchè non lo ebbe tutto dentro e girò il capo e gli occhi in alto.
Sembrava che conoscesse i suoi gusti, ma forse solo comuni a molte donne, iniziò ad accarezzarla sui fianchi e sul seno, muovendosi adagio, iniziando a chiavarla in modo tradizionale, lentamente, dolcemente, come piaceva a lei. La chiavava come facevamo noi quando facevamo l’amore.
Lei all’inizio era immobile e rigida, cercava di essere distaccata con la mente come avevamo concordato, ma poi sotto i suoi colpi lunghi e profondi, iniziò a muoversi, lasciandosi sfuggire dalle labbra senza volerlo, un ” aaahhhh!!” di piacere, breve ma molto intenso ed eloquente di come stava iniziando a svolgersi quel rapporto sessuale e mentre lui le succhiava e leccava i capezzoli, iniziò inconsciamente a rilassarsi e cercare di stringerlo a se con il braccio libero, anche se era vecchio e non gli piaceva.
Sentivo la sua mano che teneva la mia che lentamente allentava la presa, non stringeva più con forza, ma era solo appoggiata e gliela lasciai, oramai non serviva più che gliela tenessi, era inutile, visto che iniziava ad essere partecipe alle sue spinte profonde che probabilmente le arrivavano all’utero. Vidi quella mano che prima dava a me per sicurezza e amore e che stringeva con forza la mia, che quando fu libera si posò sulla sua schiena nuda e accarezzarla assieme all’altra come per stringerlo a se.
Mi staccai da lei e li lasciai soli e iniziai agitato a camminare per la stanza, intorno e vicino al letto mentre loro chiavavano e mia moglie da contraria era diventata partecipe. Avvertivo le vertigini e giramento di testa a vederla in quello stato quasi godente con lui. Per un attimo mi sentii mancare e sudai freddo, il battito cardiaco mi era aumentato assieme all’erezione che premeva contro i pantaloni per uscire, mentre riflettendo cercavo di capire perchè provavo quelle strane emozioni di piacere dentro di me, che non volevo ma c’erano ed erano prepotenti, ed era come se mi violentassero la mente e pensavo a come potesse evolvere la situazione.
Non ci crederete, ma il l cuore mi batteva all’impazzata, il respiro diventò difficoltoso anche a me, tra il caldo e la tensione, e l’eccitazione iniziò a salire in me insieme al caldo e alla paura per quell’uomo; vedere chiavare mia moglie da lui, era qualcosa di stravolgente, umiliante e libidinoso.
Indesideratamente mi venne l’istinto di toccarmi a vederla a gambe larghe con lui sopra e tra loro che la chiavava con passione corrisposta. Vedevo il sedere di lui tra le sue cosce aperte muoversi e contrarsi mentre spingeva il cazzo dentro la figa di mia moglie, la vagina di Rosa, e avvertivo il mio sempre più duro quasi da farmi male premere contro lo slip e i pantaloni. Iniziai ad avere micro-contrazioni muscolari e tremori per tutto il corpo.
Li osservavo, erano tutte e due nudi sul letto, il mio letto matrimoniale che cigolava ai loro movimenti, lui con il suo corpo pieno, arrotondato dall’adipe, fasciato di grasso e peli, appoggiato sui gomiti sopra lei che sembrava volesse fagocitarla, e lei bella e pallida con il volto girato di lato per non vederlo in faccia e le mani sulla sua schiena, che non capivo se lo accarezzasse o lo stringesse a se, ma passiva lo lasciava fare.
Oramai ero ai piedi del letto e la mia visione era dal basso verso l’alto, e fermo con tutte le emozioni e sensazioni dette sopra li guardavo e vedevo solo le gambe pallide e divaricate di mia moglie tra il grosso e mollo sedere di lui che si alzava e abbassava spingendo tra le sue cosce larghe come se fosse la sua donna… e la chiavava con foga con le braccia di lei esili e senza energia sulla schiena pelosa, facendo scorrere le piccole mani curate con le unghie smaltate di mia moglie su di essa.
A un certo punto nella follia perversa e degenerante dell’eccitazione di quell’insano momento, mi ritrovai quasi contento che la chiavasse. Iniziai a sudare e ad essere ansioso sempre con il batticuore. Cercavo di scappare mentalmente da quel pensiero e da loro, dalla visione di quella scena, dai loro corpi nudi avvinghiati, quello di mia moglie coperto dal suo vecchio e grasso. Cercai di non guardare, di non sentire i gemiti di Rosa che iniziava a godere e aumentavano insieme all’ansare sempre di più, e ascoltare il respiro forte di lui, affaticato dall’amplesso e dal fumo delle sigarette, che oramai si spandeva nell’aria calda con il suo profumo forte. Cercavo di fuggire, ma la mente tornava sempre a loro, accompagnata dallo sguardo.
In quel momento avrei potuto andare via e lasciarli soli, ormai era come se io non ci fossi per loro, anche per mia moglie, un altro al mio posto avrebbe fatto così ma io invece perversamente mi ritrovai eccitato a vederli chiavare e restai a guardare la donna che amavo posseduta da quell’uomo e a goderne nell’osservarli e nel sentirli gemere.
D’istinto con la mano in tasca me lo toccai da dentro i pantaloni, era duro come la pietra e mi piaceva toccarmelo osservandoli e ascoltandoli, ma avevo paura che se ne accorgessero e mi notassero e non volevo che mi vedessero e capissero che ero eccitato nel vedere lui chiavare con mia moglie e chissà cosa avrebbero pensato di me, specialmente Rosa… se mi avesse visto masturbarmi.
Loro continuavano in quell’abbraccio osceno e morboso che oramai non aveva più niente di costrittivo, ma solo di partecipazione e piacere da parte di mia moglie.
Vidi la testa di lui staccarsi dal seno, smettere di leccarlo e prendere il capezzolo tra le labbra e tirarlo e succhiarlo, ciucciarlo come diciamo a Napoli, come faceva Lucetta da piccolina quando si allattava, facendola gemere di piacere. Poi lasciarlo e portarsi con il volto sopra e davanti al suo. Mi spostai eccitato di lato e vidi che lui la baciava in viso, sulla fronte e sulle labbra, succhiandole come faceva prima con i capezzoli, spingendo la lingua tra di loro.
Fu un attimo che ebbe l’effetto di un fulmine in me, lei aprì la bocca e lasciò entrare la lingua a intrecciarsi con la sua a mescolare le loro salive, quella di lui che sapeva di tabacco e liquore con quella dolce e gustosa di mia moglie, baciandolo e stringendolo a se con desiderio.
Le sue gambe condotte dalla mano di Carmine e dal ritmo dei colpi che dava, si alzarono istintivamente appoggiando i talloni sui glutei, stringendogli i fianchi consistenti con le cosce, accompagnandone il ritmo dei movimenti e muovendo il bacino verso di lui.
Oramai godeva, ne io ne lei pensavamo più allo scopo per cui lo facevamo, ma solo al piacere che provavamo, assurdamente io a guardarla e lei a farsi chiavare da quell’uomo.

Godeva mugolando e ansimando, ma poi iniziò a gemere e anche forte a voce alta e incontrollata, con il mio timore che potesse essere sentita dalla bambina e si svegliasse. Lo stringeva a se, l’abbracciava e baciava anche in bocca, stringendogli un braccio intorno al collo e con l’altra mano, d’istinto, passandogli le dita fra i pochi capelli. Cosa che con me non aveva mai fatto.
Io eccitato, geloso, pentito di non aver reagito, invece di limitarmi ad osservare, continuai a toccarmelo con la mano fuori dai pantaloni.
A quel contatto il piacere e l’erezione aumentò, la testa mi iniziò a diventare leggera, a sbandare, sudavo, a tratti mi sentivo stordito. L’eccitazione cresceva rapidamente assieme al timore e al piacere visivo, sonoro e fisico, al battito cardiaco, ma non per paura fisica di lui, ma per l’angoscia di perdere il controllo di me stesso e masturbarmi davanti a loro, con il timore di non sapere dove mi avrebbe portato quel gesto, sapendo cosa significasse se lo facevo. Che avrei accettato che lui chiavasse mia moglie Rosa.
Tentai di provare a oppormi, di non arrivare a quella soglia, dovevo resistere. Cercai di razionalizzare, di distrarmi, di pensare ad altro, di ricacciare nel profondo della mente quei pensieri perversi che generavano l’eccitazione in me e si alimentavano di essa… ma non ci riuscivo.
Avevo i pantaloni con la cerniera e mentre loro erano intenti a chiavare appassionatamente come due amanti, con mia moglie non più passiva ma involontariamente partecipe, fu un istante e incoscientemente non visto la tirai giù e in un attimo lo tirai fuori, duro e dritto come il ferro, oscillante ed eccitato, con l’istinto di accarezzarlo. Dovetti combattere con me stesso per cercare di non farlo, cercai di tenere sotto controllo gli impulsi del corpo e della mente che mi spingevano ad agire, pensavo di riuscirci e invece… all’improvviso mi lasciai andare, lo presi in mano con forza, rabbia e desiderio e iniziai inconsciamente a muoverlo avanti e indietro e a masturbarmi brutalmente, guardandoli chiavare e godere, e ansimando silenziosamente vicino alla porta appoggiato alla parete.
Godendo da solo venni, sborrando perversamente nel pavimento della camera in un tremore corporeo unico, scuotendomi tutto a quel nuovo godimento, quasi da farmi cedere le gambe nel vedere mia moglie, la mia Rosa, la luce della mia vita, la madre di mia figlia, godere tra le braccia di quell’uomo.
Quando terminai e il mio corpo aveva concluso un momento prima di loro l’emissione del piacere, quel fantastico orgasmo, rilassandosi e lasciandomi una sensazione di malessere e malinconia per quello che avevo fatto osservandola, e scoppiai in una crisi di pianto silenziosa maledicendo quell’uomo e per l’aver goduto nel vedere Rosa godere chiavata da lui.
Nella penombra mentre loro si abbracciavano, mi asciugai velocemente gli occhi.
Oramai era tutto avvenuto e io capii che ero cambiato sessualmente in quei momenti, non sarei più stato quello di prima e probabilmente anche lei.
Doveva essere un rapporto distaccato, asettico, fatto per forza… e invece finì per essere un rapporto sessuale, lussurioso, carnale e sfrenato, con lei che lo stringeva a se godendo e baciandolo in bocca con la lingua contro la sua. Non la riconoscevo più, mi chiedevo se era possibile che la mia Rosa avesse quella reazione lì, si comportasse così oscenamente e con lui godesse così tanto… . Va bene che era una ragazza calda, ma partire mentalmente e fisicamente in quel modo non lo avrei mai immaginato.
Riflettevo su di noi, quell’amplesso era stato un susseguirsi di eventi e di reazioni non calcolate e non controllabili, che portarono prima lei ad abbandonarsi a lui e poi partecipare attivamente al piacere di quell’amplesso perverso e libidinoso e a me a goderne involontariamente osservandola provare piacere da un altro.
Era tutto tremendamente sconvolgente, incredibile, confuso e perverso avvertire la nostra degenerazione nel vederla tra le braccia di lui.

Mi sembrava impossibile vedere mia moglie che godeva, sotto i suoi colpi ritmici e profondi, avvinghiandosi a lui, stringendolo con le gambe i suoi fianchi e con le braccia la schiena, graffiandogli la pelle e baciandolo.
“Ti piace… eh Rosa!” Le sussurrò lui:” Te l’avevo detto che con me ti sarebbe piaciuto più che con tuo marito!” Ma lei non rispondeva, in silenzio ascoltava e ad occhi socchiusi e godeva forse pensando che aveva ragione.
A un certo punto lui iniziò a muoversi velocemente, quasi con brutalità, facendo cigolare il letto più forte e battere la testiera al muro, sobbalzando Rosa da sopra il lenzuolo, facendole scorrere il culo sul lenzuolo gemendo di piacere, sussultando e gridando dal godere, inarcandosi lei verso lui e spingendo la pelvi contro il suo bacino, il suo cazzo per prenderlo tutto fino in fondo. Senz’altro le toccava l’utero e godeva come con me non aveva mai goduto.
“Lo strinse ancora a se forte perdendosi nell’orgasmo che la possedeva, divaricando di più le cosce e stringendo le gambe attorno ai suoi fianchi, succhiandogli le labbra grosse e carnose baciandolo in bocca che sapeva di tabacco, gemendo incontrollata e quasi incosciente:
Aaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!” In un gemito lungo e continuo, per più volte:” Aaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!”
Lui all’improvviso si fermò irrigidendosi e spingendo a colpetti, capii che stava venendo nel preservativo dentro la vagina di mia moglie.
” Meno male ha il preservativo.” Pensai tranquillizzandomi in un certo senso.
Erano sudati e lui si fermò sopra ad amalgamare il sudore del suo torace irsuto e grigio, contro le mammelle calde ed eccitate di mia moglie, di peso, restando con il suo pancione sdraiato su di lei.
Non so quanto restò in quella posizione con il cazzo pulsante dentro di lei, attimi o minuti, so che a me parvero una eternità, erano tutte e due nel momento dell’estasi, dell’inconscio. Poi tirandosi su, lui lo estrasse dalla vagina.
Nella penombra lo osservai.
Era riguardevole, congesto, diritto con la cappella che girava in su e ancora duro con il serbatoio e la metà del preservativo pieno all’inverosimile di sperma che faceva pendere l’apice del preservativo colmo e bianco verso il basso. Anche Rosa tirandosi su leggermente, gli posò gli occhi sopra socchiudendoli e ammirandolo rapita. Per essere un cinquantenne, rotondo e grassottello, chiavava bene ed era ben dotato.
Lei restò ancora sul lenzuolo ansimante con le gambe ancora larghe e la fessura della figa dilatata, aperta tra i peli neri a mostrare l’interno corallino e buio della vagina. Era inebriata, accaldata, sudata e spettinata, con i lunghi capelli neri sul viso stravolto e confuso dal piacere e dalla vergogna, arrossato e succhiato da lui più volte; sconvolta da quell’amplesso sfrenato con gli occhi allucinati come se non credesse a quello che era appena avvenuto, che aveva appena fatto, di godere di lui e con lui.
Solo quando incrociò il mio sguardo strinse le gambe unendole e piegandole, portando le ginocchia contro il seno abbracciandole attorno con le braccia e appoggiandovi la testa sopra, nascondendo il sesso con il lenzuolo, presa da una sorta di disagio e soggezione, che non ho mai saputo se per lui o per me.
In me al piacere appena terminato era subentrata la gelosia, la tristezza, il dispiacere e il pentimento… li avrei ammazzati se avessi potuto.
Lui la baciò ancora tirandola a se con il braccio intorno al suo collo, dicendole sorridente nel nostro dialetto:
” Sei stata brava!… Sei fantastica Rosa! Hai goduto parecchio e fatto godere a me! Non pensavo che ti lasciavi andare così… hai la figa tutta bagnata.” Poi rivolgendosi a me in tono scherzoso esclamò sorridendo:
“Di!!!..Ma a fotti o no sta guagliona… .” (la chiavi o no sta ragazza… .)
Rosa mi guardò abbassando gli occhi imbarazzata con disagio. Si era lasciata andare contro la sua volontà e lo sapeva e se ne vergognava.

Era ormai quasi mezzanotte, lui si alzò, andò nel nostro bagno a lavarsi, poi tornò e si vestì, mentre io e Rosa eravamo ancora in camera a guardarci increduli in silenzio, senza sapere cosa dire, lei nuda nel letto rannicchiata sulle ginocchia a osservare il lenzuolo e io in piedi vicino alla porta a osservare lei, pensando alla nostra vita che era stata stravolta, cambiata.
Lui si rivestì e uscì nel soggiorno, facendomi segno di seguirlo, si accese e fumò una sigaretta dicendomi:
“ Non essere geloso! Io a Rosa non te la porto via, mi piace, mi piace assai… ma è sempre tua moglie e la devi rispettare.” Mi faceva la morale…a me!
Rosa mentre parlavamo, passò veloce nuda e andò anche lei in bagno, usci dopo una decina di minuti fasciata con una asciugamano grande, mentre l’acqua dello sciacquone scorreva ed era già in mutandine e reggiseno, indumenti diversi, altri da quelli che aveva lasciato in camera.
Lui si avvicinò a lei e le diede un bacio sulle labbra salutandola:
“Ci vediamo domani!” Esclamò sempre nel nostro dialetto, continuando a sorridere:” Sei stata brava … sei un vulcano, tieni u’ Vesuvio in mezzo e cosce!” Facendola arrossire di più, perché dette davanti a me.
Salutò anche a me e uscì dalla porta finestra sul balcone e tornò nel suo alloggio.

Restati soli, ci guardammo negli occhi, non so cosa prevalesse in me, se la gelosia o il piacere che provai ad osservarli, oppure la vergogna e l’umiliazione di aver avuto la moglie chiavata da un altro davanti a me , nel nostro letto matrimoniale, mi sentivo sporco, insicuro, tormentato nell’averla vista godere tra le sue braccia e avevo voglia di piangere. Lei non parlava, non sapeva cosa dire, mi guardava fissa con gli occhi enormi, scuri e lucidi con anch’ella la voglia di piangere, era dispiaciuta per l’accaduto, per me, per lei che si era lasciata andare e trascinare in quell’amplesso, per aver goduto con lui anche se non voleva.
Al di là del momento di piacere provato io ero rattristato e pentito di non essermi opposto quando era il momento e potevo farlo e credo anche lei lo fosse.
Mi sedetti sulla sedia e portandomi le mani sul viso per non farmi vedere da lei iniziai a piangere a singhiozzare. Rosa si avvicinò, mi accarezzo i capelli e me li baciò abbracciandomi il capo:“ Io ti amo!” Sussurro:” Ti amo e ti amerò sempre!”
Tirai su la testa e la guardai mentre le lacrime mi scendevano sul viso, lei si chinò verso me, si avvicino e mi strinse e anch’io la strinsi forte baciandole le labbra. Era presa dal rimorso anche lei, e scoppiò a piangere assieme a me.
“ Io non volevo! Mi dispiace! Io voglio bene a te! Solo a te!” Singhiozzò, continuando:“ Non volevo farlo e non volevo provare piacere!” Esclamò.
“Non preoccuparti per questo!” Dissi alzandomi dalla sedia e stringendola:” L’importante è che ci amiamo e che restiamo uniti.” A quelle parole sentii che anche lei si strinse forte a me.
Eravamo giovani, poco più che ventenni e quel che successe ci segnò e cambiò per sempre.
“Speriamo che non si faccia più avanti!” Dissi.
Lei restò in silenzio appoggiata a me :” Credi che voglia rifarlo ancora?… Aveva detto solo una volta!” Mormorò asciugandosi le lacrime.
“Ho paura di si… perchè credi ti abbia regalato quell’anello… .” Non rispose.
Andammo in cameretta in silenzio abbracciati a guardare la bambina, poi tornammo in camera nostra e mentre io chiudevo la porta e le tapparelle, Rosa cambiò le lenzuola. Ci sdraiammo al buio senza parlare.
Senza desiderarlo, vedere mia moglie chiavata da lui, mi aveva eccitato al punto che a pensare a quello che avevo visto ebbi ancora l’erezione. Avevo 26 anni e iniziai ad accarezzarla, fino a voltarmi verso lei e baciarla in bocca . Lei ricambiò, ed eccitato, baciandola le tolsi il reggiseno e le mutandine e volli farlo anch’io. La penetrai senza preservativo, sentendo la figa ancora dilatata dal suo amplesso e calda e bagnata dei suoi umori, ci abbracciammo e chiavammo in silenzio al buio, tutte e due pensando silenziosamente a quello che era successo, fino all’orgasmo, interrompendo io ed eiaculando sul suo addome.
Ci infilammo nel letto sotto le lenzuola e tenendoci per mano in silenzio con il nostro rimorso ci addormentammo senza nemmeno più alzarci a lavare, lo avremmo fatto al mattino.
E così fu ancora le sere dopo ,quando facevamo l’amore, senza dircelo pensavamo sempre a lui, anche se notavo che il suo piacere con me era minore in confronto a come aveva goduto con lui. Penso mi venissero tutte le paranoie, che forse se anche non vero , pensavo e mi sembrava che lui la facesse godere più di me.
Allora non conoscevo ancora il termine e il significato, che scoprii solo dopo, ma senza volerlo ero diventato un specie di cuckold… come si dice a Napoli,”scurnacchiato e mazziato!” ( cornuto e contento) e ripeto, avevo solo 26 anni.

Il mattino dopo facemmo finta che non era successo nulla e non ne parlammo, lo rivedemmo sul balcone sorridente e anche lui fu corretto da non parlarne, anche se Rosa quando parlava o la guardava, abbassava lo sguardo al suo, oltre averne timore, si vergognava di lui.
Tutto proseguì normalmente nella settimana, Rosa continuò a fargli la spesa e a lavargli gli indumenti, anche se come detto sopra oramai non erano più solo camice e magliette, ma anche biancheria intima, slip e calzini. Una volta lavati gliele metteva in una conca pulita fuori dalla sua porta e lui se li prendeva e stendeva nel balcone. I cento euro alla settimana per quei lavori domiciliari, a volte diventarono anche duecento e a volte di più, ci faceva stare bene e spesso arrivavano sotto forma di doni, che altro non erano una ricompensa per la grazia concessa da mia moglie, che con la scusa di comprarsi qualcosa per lei e per la bambina gli elargiva euro. Economicamente iniziammo a stare discretamente, senza pensieri come si dice qui a Napoli, anche se come prevedevo, gli incontri sessuali si ripeterono ancora, più o meno tutti allo stesso modo e alla stessa ora, cambiava solo il giorno per sicurezza, diventando incontri settimanali.
Quando un pomeriggio sul balcone si rifece avanti chiedendomi ancora di potersi accoppiare con Rosa, non gli risposi di no, non so nemmeno io perché lo feci, non le dissi nemmeno:
” Ma aveva detto una volta sola e ora rivuole farlo?” Non glielo dissi, ma risposi che ci avrei pensato e glielo avrei fatto sapere il giorno dopo.
“Pensaci bene però… mi raccomando… “ Esclamò con un tono da minaccia:”… valuta tutti i pro e i contro… Rosa resterà sempre tua moglie, come ti ho già detto non te la porterò via, ma vorrei averla una sera alla settimana, sempre con il tuo consenso per accoppiarmi con lei.” Disse.
E quella sera gliene parlai a lei:
“Carmine mi ha chiesto ancora di potersi accoppiare con te!” Gli dissi mentre era dietro a preparare cena. Fu come se attendesse quella domanda, che se l’aspettasse.
“E tu che hai risposto?” Chiese continuando a trafficare nei fornelli, quasi con indifferenza.
“Che te ne avrei parlato e gli avrei dato una risposta.” Restò in silenzio.
“ Lo vuoi rifare?” Le Chiesi.
Non rispose subito, e a un’altra mia sollecitazione replicò:“ Non sò… .” Non disse no come avrei voluto, ma:” Non so!”
“Ti piace fare sesso con lui?”Domandai, non rispose, ma quel silenzio fu molto eloquente.
“Ieri è venuto il ragazzo del negozio di elettrodomestici e ci ha portato il televisore nuovo al plasma, bello grande… con il decoder… .” Mormorai continuando:” Ce la regalato lui. Ci fa stare bene, ti fa regali a te e Lucetta, anche per la casa… non fa mancare niente e nessuno sa niente.” Affermai.
“Che gli dico?” Domandai ancora.
“Quello che vuoi tu! Quello che preferisci tu per me che sei mio marito va bene. Io amo te e non lui, se in questo momento ci favorisce… e ne abbiamo bisogno… . “ E troncò la frase riprendendo:” Tanto il peccato lo abbiamo già fatto e in un modo o nell’altro lo vorrebbe rifare e io non voglio restare ne vedova, ne con la faccia tagliata.” Rispose determinata.
Non le dissi nulla subito, solo nel tardo pomeriggio del giorno dopo la informai:” Ho parlato con Carmine e gli ho detto di si, stasera viene ancora qui per accoppiarsi con te.”
Lei non rispose e non disse nulla. “Va bene !” Mormorò.
Non era più solo per le minacce che accettavamo, ma anche perché i regali che ci faceva, ci facevano stare bene, alzando il nostro tenore di vita.
Oramai io e Rosa avevamo accettato quella situazione e i vantaggi che ne derivavano per noi e ci facevano stare bene, non erano molti i soldi che ci elargiva in cambio tacito di quell’accoppiarsi con mia moglie ( come diceva lui), ma per noi erano quasi uno stipendio come il mio in più al mese che entrava a casa, visto che Rosa lavorava sempre part- time per 400 euro al mese.

Come Rosa aveva acconsentito per minaccia e per vantaggio economico di accoppiarsi ancora con Carmine, io a vederla chiavare di nuovo da lui, tra le sue braccia lo accettai e iniziò a piacermi, eccitandomi profondamente e facendomi provare desiderio nel vederla. Non fu facile per entrambi vivere quella imposizione, ci pesò molto, ma credevamo nel nostro amore. Non le reputavamo corna, sia io che mia moglie, perché obbligati dagli eventi… . Che potevamo fare? Mantenevamo sempre la nostra dignità perché nessuno sapeva niente e pensavamo che presto, una volta libero dalla detenzione tutto sarebbe finito.
Non entravo più a tenerle la mano, spesso restavano soli… o io dall’uscio li guaradvo e devo dire che a mia moglie nonostante lui fosse brutto e grasso, provava piacere a farlo. Era diventato come un terzo incomodo tra noi, una medicina amara da prendere per forza per stare meglio.
A volte mi masturbavo mentre lo facevano, lo sapevano, se ne erano accorti, oppure aspettavo eccitato che lui andasse via e senza nemmeno farla lavare la chiavavo subito io e ci piaceva, anche se per lei era tutto diverso … farlo con me e lui. Non piangemmo più come la prima volta… eravamo rassegnati ma eccitati, e ci accoppiavamo anche noi a esorcizzare il suo rapporto. Dovevamo subirlo e per questo cercavamo di renderlo piacevole.
Piano piano la cosa si normalizzò, i rapporti sessuali per lui divennero settimanali o ogni dieci giorni, lui era un cinquantenne e per quanto capace e desideroso di Rosa, aveva dei limiti fisici e temporali dettati dall’età e dalla salute.
Notai osservandola, che sessualmente mia moglie alla lunga, provava più piacere e soddisfazione con lui che con me, ma avevamo cambiato modo di rapportarci e sessualità. Lui se devo essere sincero, la soddisfaceva sessualmente più di me, ma non mi importava molto, Rosa era sempre mia… mia moglie e amava sempre me e questo lo sapevo.
Come dicevo, nell’osservarli io stesso provavo delle sensazioni nuove, a me sconosciute.
Tra noi tre nacque una complicità tacita e subita e di conseguenza una forma di rispettosa disponibilità. Le condizione che gli avevamo imposto, le aveva rispettate, compresa quella di mettersi sempre il preservativo che io mensilmente gli compravo, anche perché mia moglie non prendeva la pillola ed era feconda.
Come dicevo era una situazione che avevamo accettato sotto minaccia, e da cui non potevamo tirarci indietro e cercavamo di trarne più vantaggio possibile, in un certo senso sfruttandolo economicamente, come lui sfruttava noi, me e mia moglie, visto che non aveva problemi di soldi con le sue entrate sporche.

Passarono dei mesi, lui era soddisfatto dei suoi desideri verso Rosa, e noi malgrado tutto anche, cercavamo anche noi di trarre piacere da quella situazione. Io e mia moglie ci volevamo sempre lo stesso bene anche se i nostri rapporti sessuali erano diventati differenti da prima e sotto l’aspetto passionale in confronto a prima si erano raffreddati, lei godeva sia con lui purtroppo e con me.
Lui frequentava casa nostra tranquillamente spesso a cena e si chiavava mia moglie quando voleva, senza alcun problema e le faceva dei regali di ogni tipo, anche in denaro perchè si comprasse quello che voleva e lei anche dietro mia sollecitazione iniziò ad accettarli, ad accettare tutto e a chiedere.
I regali molte volte erano di valore, erano orologi ,(anche per me) profumi di marca, anelli e bracciali per Rosa, tutte cose rubate o rapinate, assieme ad elettrodomestici razziati assieme a qualche Tir che erano nei loro container, ma a noi non importava, non ci facevamo più scrupolo, ci facevamo il nostro piccolo tesoretto segreto e non vestivamo più con indumenti e accessori taroccati, ma tutto originale.
Si può dire che a Rosa la manteneva lui e non le faceva mancare niente, e a lei piaceva vestire griffata, andare al lavoro quelle poche ore con sul corpo profumi di Luxury, Dolce e Gabbana e Paloma picasso al costo di 150 euro al Flacone, anche se lei part time ne guadagnava 400 euro e anche se era tutta roba rubata.
Era passato quasi un anno da quando era venuto in detenzione domiciliare lì, e circa sei mesi che aveva rapporti sessuali con mia moglie e stava per arrivare nuovamente l’estate.

Un giorno sul terrazzò mentre fumava e io dall’altra parte chiacchieravo con lui guardando Lucetta vicino a me, tra le mie gambe che giocava. Esclamò:
“Eh Rosa sa fare dei bei figli!” Poi si voltò e mi guardò dicendo con voce profonda e sguardo serio:” Voglio un figlio da tua moglie!” Rimasi esterrefatto a quella richiesta, che dissi:
” Non ho capito don Carmine, scusi!”
“ Voglio un figlio da tua moglie, da Rosa! Un figlio mio!” Ripetè.
Restai sbalordito da quella richiesta, che quasi mi veniva da ridere, ma lui non scherzava.
“Ma non è possibile …” Risposi sorpreso balbettando a quella richiesta e pensando che un conto era qualche chiavata a cui oramai ci eravamo abituati, ma ingravidare Rosa e avere un figlio da lei no… non era possibile, assolutamente e poi non volevo io… era mia moglie, l’amavo e non l’avrei mai permesso.”
“Ma guardi che questo non è proprio possibile don Carmine!” Ripetei serio.
Lui come se fosse qualcosa che aveva già deciso, studiato nei particolari e attendeva solo il momento di dirlo, mormorò:
“Nessuno saprà niente, crederanno che sia il tuo e lo alleverete voi come vostro figlio con il tuo cognome, ma sarà il mio e vi aiuterò economicamente a crescerlo.”
Era assurda quella richiesta, ma lui sembrava serio e deciso:
”E non fare scherzi! “ Esclamò, perchè quando nascerà gli farò il test del dna per essere sicuro che sia il mio e se non lo è che mi avete preso in giro, peggio per voi… vi ammazzo!” Disse chiaramente.
“Ma senta Carmine questo è impossibile… Ha già avuto sessualmente mia moglie Rosa, ma avere un figlio da lei no! E poi lei non lo accetterà mai!”
“Accetterà! Tu non conosci le donne vai e parlagliene e dille delle mie due proposte!”
“Quali due proposte?” Chiesi.
“Quella che potrete stare bene economicamente crescendo anche mio figlio, vi pagherò la casa, tutta e vi aprirò un negozio e farete i padroni e non i servi o ci sarà l’alternativa, quella di restare rosa sfregiata e vedova.”
Mi si raggelò di nuovo il sangue nelle vene, aveva due occhi cattivi e dallo sguardo capii che diceva sul serio, non scherzava.
“Vai! Parlagliene e convincila come hai fatto la prima volta per accoppiarsi a me, falle le due proposte e vedrai che accetterà!” Disse ancora.
“ Ma farsi ingravidare e avere un figlio da un altro uomo, non è come fare una chiavata!” Esclamai intimorito ma deciso. Ma lui mi fece cenno di parlargliene.
“ Parlagliene bene e decidete e ricorda che sei tu che hai diritti su di lei… .”
Non sapete quante volte ho maledetto l’acquisto di quell’appartamento, che se sapevamo che doveva venirci abitare lui c’è ne saremmo restati in affitto. Tanti sacrifici, tanto amore tra me e Rosa per vedere mia moglie sessualmente condivisa con lui e come se non bastasse ora, ingravidata da lui, perché voleva un figlio da lei… .
“ Ma scusate potete trovare un’altra che vi dia un figlio, ce ne tante a Napoli di ragazze, anche più belle di Rosa disponibili…!” Dissi.
“Io non voglio una puttana, la madre di mio figlio non deve essere una zoccola, ma una donna seria come Rosa, una napoletana verace, pulita, che lo educhi e gli insegni bene e lo faccia studiare.” Fece una pausa accendendo una sigaretta e continuò:” Io ho più di cinquant’anni, non ho figli, metà della vita lo passata in galera a Poggio Reale, ho dei soldi e delle proprietà e voglio un erede!” Esclamò:” E ho deciso che me lo darà Rosa.”
Ero sconvolto, lui si allontanò dicendomi:” Parlagliene… dille cosa vi ho proposto.”

Quando rientrai all’interno dell’appartamento, subito non le dissi niente, lei era indaffarata con Lucetta, ma vide dall’espressione del mio volto che ero diverso preoccupato:
” Cosa c’è?” Mi chiese.
“Niente!” Risposi evasivo, lei mi guardò ancora, poi si voltò e continuò a fare le sue cose, un po’ con la bambina in braccio e un po’ messa dentro nel box a giocare.
A cena ero silenzioso, mentre lei aiutava a imboccare Lucetta che non si rovesciasse tutto addosso.
” Allora mi vuoi dire che c’è? Hai una faccia!” Mi domandò.
“Niente!” Risposi io mentendo.
“ Si niente… niente! Si vede lontano un miglio che hai qualcosa dentro, parlamene! Tra di noi ci siamo sempre detti tutto. E’ successo qualcosa con quello di là! “ Disse sprezzante non chiamandolo nemmeno per nome ma facendo gesto con il capo oltre la parete verso il suo appartamento. Ma il mio silenzio era eloquente.
“Allora è successo qualcosa con lui? Con Carmine? “ Chiese ancora.
“Finisci di mangiare che te lo dico. Ora mangia.” Le risposi vedendola seria e curiosa.
Terminata la cena, mise la bambina davanti alla Tv a vedere i cartoni animati e intanto che preparava il caffè disse: “ Allora che c’è? Parla!”
“Che c’è?… Che c’è!”“ Risposi io di getto senza trattenermi:” C’è che Carmine vuole un figlio da te!” Dissi.
Restò in silenzio ammutolita con la tazzina in mano:” Come vuole un figlio da me .” Borbottò stupita e convinta di non aver capito.
“Si vuole un figlio da te!” Ripetei agitato guardando la tazzina con il caffè che aveva posato davanti a me. Restò in silenzio come a pensare e poi esclamò.
“Ma che dici ? Sei impazzito? Non capisco, parla chiaro!”
“Ti vuole ingravidareee!! Metterti incintaaa!!” Affermai alzandomi dalla sedia quasi urlando, aggiungendo:” E mi ha chiesto il permesso a me per farlo, come l’altra volta. Hai capito ora.”
Lei appoggiò la mano libera della tazzina sullo schienale della sedia e poi si sedette esclamando:
“Ma ch’illo è pazzo!” Proseguendo nel nostro dialetto:” Cosaaaa!!!!… Ingravidarmi?… Mettermi incinta?… Ma è impazzito?… Che gli è saltato in ta capa?( in mente?) Non le basta possedermi sessualmente? Per chi ma preso?… Per una zoccolaa!!” Dichiarò.
“Evidentemente no!… Però ti vuole rendere madre di suo figlio.” Asserii.
“E tu che gli hai detto??”
“ Che gli ho detto… che gli ho detto…! Cosa vuoi che dicessi? Le ho detto di no… ho avuto il coraggio di farlo, di dirglielo! Ma lui ha insistito, ha detto che sei una bella donna e una brava mamma, una vera napoletana e che devi essere la madre di suo figlio!”
“ Ma quell’uomo è pazzo!” Ripetè lei. Ci guardammo in silenzio negli occhi con timore e poi aggiunsi:“ La sai la nostra situazione. Ci ha minacciato!… Se diciamo di no lo prende come uno sgarbo e offesa, se gli diciamo di si ci farà stare bene economicamente, ci aprirà un negozio… e ci aiuterà ad estinguere il mutuo. Se no… sono sue parole a te ti sfregia e ti fa diventare vedova. Me lo ha ripetuto chiaro in faccia.” A quelle parole lasciò cadere la tazzina sul pavimento e ci guardammo.
“Che facciamo?” Chiese.
“ Cosa vuoi fare? E’ un pazzo… camorrista, cosa vuoi fare? Litigare con lui? Metterci contro?”
“ E allora?…” Mormorò lei.
“E allora l’unica cosa sarebbe accontentarlo, se non c’è nient’altro che possiamo fare!”
“ Come accontentarlo? Pure tu si pazzoo!! Dovrei farmi ingravidare da lui?“
“Hai un idea diversa ?” Ribadii.
Mi guardò ancora mentre la bambina in quel momento la chiamava:” Mamma! Mamma!”
La prese e la mise a letto a dormire e poi tornò a discutere.
“Non abbiamo alternative, se tu hai qualche idea diversa dilla, ma i carabinieri e la polizia sai già di no! Lasciamoli fuori anche la denuncia per ricatto, sai bene che significherebbe la nostra condanna.” Le precisai.
“Ma io non voglio essere ingravidata da lui! Non voglio figli di altri che non siano tuoi, mi basta Lucetta.“ E provocandomi disse:” E tu che homme sii… che non fai niente? Non dici niente?”
“ Che vuoi che faccia? Che mi faccia ammazzare?… Che vada di la e le dica no…. Vuoi che faccia questo? Restare vedova?” Esclamai impotente e in preda alla paura, dicendo agitato:” E va bene ora lo faccio, vado di la e gli vado a dire che è un porco, che sono stanco di fare il pulcinella per lui, che non si deve permettere di avere questi pensieri con mia moglie e che lo denuncio.” E preso dalla foga feci il gesto di andare verso la porta. Ma lei mi fermò.
“ No… fermò! Non fare o pazzo pure tu!” Esclamò facendomi segno di fermarmi e di sedermi. E sconfortato passandomi nervosamente la mano sui capelli mormorai:
“Purtroppo sai che è un malavitoso, un camorrista, cosa vuoi che faccia? Che dica? Che lo affronti? Che gli dica di no! E poi le conseguenze?” Feci una pausa, accesi una sigaretta e aggiunsi:” E poi ha detto che se ti fai ingravidare ci regala un negozio.”
“Ma io non voglio un negozio e non voglio nemmeno più figli e tanto meno da lui … già lo sopporto a fare sesso. Ora ingravidarmi no… e poi no… non voglio assolutamente, qualcosa troveremo.“ Disse.
Ci fu una discussione tra noi, quasi un litigio, lei voleva che io facessi qualcosa.
Ma che potevo fare io? Di no gliel’avevo già detto, ma lui non voleva sentire ragione. Parlammo per ore fino a notte poi prese la decisione: “ Ci parlo io!” Esclamò sprezzante e orgogliosa di se, quell’orgoglio che le donne napoletane hanno. ” Domani gli parlo direttamente io, in faccia… e vieni pure tu con me, e vediamo un po’! Gli dico di no…no e no!” E se vuole figli se li vada a fare con le zoccole del suo stampo che ne ha tante che battono per lui!” Esclamò decisa.
Con quella decisione andammo a letto con l’accordo che gli avremmo riparlato il giorno dopo.

La mattina seguente lo chiamammo sul terrazzo dicendogli che dovevamo parlargli, anche se le nostre porte d’entrata erano attigue, ma lui non poteva ricevere gente.
Parlammo con lui, venne anche Rosa e gli dicemmo tutti e due di no, assolutamente. Parlò quasi sempre solo Rosa, che vicina al divisorio si mise davanti con me dietro lei, come se fosse lei la capo famiglia. E forse era così, da quel momento lo era diventata.
“ Mio marito mi ha detto… “ Esordì in dialetto:” Noi la rispettiamo don Carmine e lei lo sa… io mi accoppio frequentemente con lei per la sua soddisfazione, ma io non voglio altri figli don Carmine, non perchè è lei!” Precisò con l’intenzione di non offenderlo:” Mi basta Lucetta e non ne voglio altri.”
Lui ascoltava serio e silenzioso.
“Io non mi sento di dargli una creatura (un figlio)… ha tante femmine anche più belle di me che glielo possono dare e sarebbero felici di farlo.
Lui vedendo anche Rosa decisa a non volere, fece in un sorriso falso e io pensai che intelligentemente aveva capito che probabilmente avremmo opposto una resistenza molto forte, soprattutto da parte di mia moglie la diretta interessata, e cambiò tono:
“ Va bene Rosa! Non faremo figli io e te anche se mi sarebbe piaciuto, hai la mia parola, prima di farlo eventualmente te lo dirò, stai tranquilla, ne parleremo ancora. Va bene così ora!” Ci disse.
“ Non c’è niente da riparlarne don Carmine…” Le disse:”… quello che dico ora vale per sempre!” Con un tono quasi di sfida, e acconsenti soddisfatta a quella scelta, guardandomi negli occhi e facendomi capire che lei era riuscita e io no.
“Quando fummo soli disse:” Abbiamo la sua parola, è un uomo d’onore e di rispetto, c’è lo dirà prima e quando lo dirà le diremo ancora di no.”
Tutto finì lì e i rapporti tornarono come prima. Ammiravo mia moglie, era davvero riuscita dove io avevo fallito.

Come dicevo sopra, in quel periodo i rapporti sessuali completi con mia moglie erano diventati più distanziati, ma a noi andava bene così.
Dopo una decina di giorni da quel chiarimento sul balcone tra noi, soprattutto mia moglie e lui, mentre la chiavava e io osservavo sull’uscio, lui, senza dire niente, lo estrasse, dalla figa di Rosa e si tolse il preservativo.
“ Che fa?… Perché lo ha tolto?” Domandò mia moglie accorgendosi della sua manovra.
Ma lui le tirò uno schiaffo forte sul viso e prendendole il mento con la mano glielo strinse forte tra le dita da farle male e da deformarle il volto nella stretta, e rispose solo dicendo:
” Voglio un figlio Rosa!… Hai capito che lo voglio da te!?”
Lei a quella frase, a quel gesto e suo modo di fare si spaventò e restò ferma incredula con la mandibola e la mascella stretta tra le sue dita a premere le guance e i denti. Dalla fase del piacere mia moglie si irrigidì sconvolta e restò a bocca aperta e schiacciata, come me che a osservare quella scena e la sua imposizione coercitiva con l’inganno, la paura e la violenza, non seppi intervenire, mi prese la paura.
Rosa sentiva male, ma capiva che era serio, arrabbiato e soprattutto cattivo in quel momento.
Lui lasciò la presa sul mento, facendole tornare il viso segnato dalla morsa regolare, seppur spaventato e la fece scendere sulla gola, lasciandogliela sopra aperta come a stringergliela. Per un attimo avemmo paura che stringesse forte davvero e la strangolasse, forse sarebbe bastato solo un no di mia moglie o una reazione di lei a inveire o fuggire, che per fortuna non ci fu, a far si che lui stringesse la mano sul collo esile di mia moglie.
Lui continuò ansimante a pronunciare con quella mano attanagliata sulla gola:” Non mi devi mai dire di no… mai… ricordalo. Mai!!… “Urlò stringendola un poco, quel tanto da farle capire che era lui che comandava e che se voleva poteva strozzarla:” Devi sempre fare quello che ti chiedo… sempre… sempre… e accettarlo. Hai capito??” Domandò.
Mia moglie con gli occhi sbarrati dal terrore annuì con in capo sul cuscino facendo uscire un flebile:” Si!”
E lui riprendendo a parlare disse: “E ora ti ingravido… Hai capito cosa sto per fare?” Le chiese. Lei annuì ancora.
“Voglio un figlio da te e me lo darai tu!… Sei d’accordo?”
Lei annuì nuovamente, mentre io impotente e codardo non intervenni.
“E non permetterti mai più di metterti contro di me!… Ricordalo!… Io non scherzo, ho già ammazzato della gente per molto meno… .” E dicendo così strinse la mano sulla gola per soffocarla, rilasciandola subito.
E dicendo così appoggiò la cappella nuovamente sulla fessura dilatata della figa di mia moglie e lo spinse dentro senza fatica perché oramai dilatata, ma facendola sussultare ancora sentendosi l’utero toccare dalla cappella e incominciò a muoversi forte e veloce dentro lei. E voltandosi verso di me disse mentre la possedeva:
” Ora te la ingravido, te la metto incinta… mi deve dare un figlio!” E così dicendo riprese a chiavarla senza preservativo, tra il mio lo sguardo incredulo e attonito e spaventato e rassegnato di mia moglie.
Baciandola perversamente diede alcuni colpi veloci, decisi e profondi per soddisfare solo il suo piacere, incurante di quello di Rosa che malgrado la situazione di intimidazione e minaccia avvertiva lo stesso; e chiavandola e vedendola passiva, con la mano libera le passò le dita sulla spalla e la schiena, mentre l’altra la fece scendere dalla gola sul seno ad accarezzarlo o a stringerlo forte. Eccitato e godente anche lui, sentendo probabilmente le contrazioni involontarie di piacere della vagina di mia mogie intorno al suo cazzo, staccò la bocca dalle sue labbra urlò ad alta voce in dialetto:
” Vengo! Vengo! Vengo anch’io!.. Ti ingravidooo! Ti rendo madreee… di mio figlioooo!”
E irrigidendosi e inarcandosi, rallentò il ritmo quasi a fermarsi, e arrestandosi iniziò a eiaculare dentro lei gemente suo malgrado, con la consapevolezza che la fecondava, con colpetti lenti e profondi, svuotandosi dello sperma contro il suo utero. Mentre Rosa presa da quel piacere morboso per reazione incontrollata lo abbracciava di più.

A sentire nella penombra quelle parole urlate da lui, nella mia camera da letto, sul nostro letto matrimoniale, che ingravidava mia moglie, fui preso da un fremito e una vertigine, mi sentii mancare l’aria, forse un calo pressorio.
Ebbi come una visione, e sudato immaginai il suo cazzo lungo dentro la vagina calda di mia moglie, con la cappella rivolta contro la cervice uterina, muoversi rapidamente e venire, eruttare dal glande e schizzare con violenza i getti del suo sperma caldo e filamentoso contro l’utero della mia Rosa, fecondandomela.
Era una scena tremenda, stava fecondando mia moglie e noi eravamo impotenti… io assistevo a quel gesto, mentre Rosa lo subiva e ne io e ne lei dicevamo o facevamo nulla per impedirlo, come se inconsciamente lo accettassimo consenzienti.
Fu un finale sconvolgente vedendolo venirle dentro, ci aveva ingannati, era stato tutto diverso da quello che ci aveva rassicurato, con quelle minacce e la mano sulla gola di mia moglie a stringergliela, era tutto scioccante.
Stava venendo, le stava sborrando godendo dentro la vagina, contro l’utero con i fiotti caldi e viscosi del suo sperma, senza che lei dicesse nulla o lo impedisse, e restò fermo dentro di lei a svuotarsi le vescicole seminali mentre le accarezzava il viso sudato e le baciava la fronte, le labbra e gli occhi, sotto il suo mormorio di piacere che malgrado tutto provava e nel silenzio aumentava. Finchè un :
” Mmmmmmmmmhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!!!” Improvviso e soffocato uscì dalle sue labbra, consapevole lei che il piacere che avvertiva era dovuto al fatto che le stava eiaculando dentro e la stava ingravidando, e forse era eccitata inconsciamente proprio del fatto che avveniva quello, del sapere che la fecondava e ingravidava, e invece di allontanarlo, le passò le gambe sui fianchi appoggiando i talloni sui glutei, lasciandosi riempire da lui godendo perversamente.

Come disse Carmine la riempì davvero. Restò sdraiato sopra e dentro lei a svuotarsi completamente.
Ero esterrefatto, tante parole da parte di mia moglie per poi sotto la paura lasciarsi fecondare liberamente.
Ci aveva ingannati, aveva ingannato, soprattutto lei che credeva tanto nella sua parola di uomo di rispetto e capì in quel momento che non valeva niente.
Anch’io eccitato dalla scena di quell’amplesso, nel vedere mia moglie passare dal subire le sue minacce con terrore al godere lo stesso di lui, venni masturbandomi, riversando a terra il mio seme, mentre lui riversava dentro la figa di mia moglie, contro il suo utero fecondo il suo.
Ero geloso, impotente, fremente e disperato.
Restò ancora sopra a dare dei colpetti , come a svuotarsi completamente, poi lo tirò fuori ancora grosso e gonfio baciandola sulla spalla, girandosi poi a pancia in su sul letto, era ancora gocciolante di sperma. Non dissi niente, non me la sentii, infondo era andata così, anche se lei non lo aveva voluto e non se lo meritava di essere ingravidata da un vecchio, un delinquente.
Si tirò su e andò nel nostro bagno a mettersi a posto, come se fosse il suo, si vestì e con un sorriso trionfale salutò Rosa con un bacio sulle labbra accarezzandole i capelli, come faceva sempre. Ritornando a casa.
Quando lui se ne andò e fummo soli, preso dalla disperazione che l’avesse messa incinta davvero, come reazione alla mia impotenza e viltà, a quel mio comportamento da vigliacco pauroso, me la presi con mia moglie e andai su tutte le furie con lei, mi arrabbiai:
” Ma come? Ti sei lasciata riempire e fecondare da lui?…” Dissi:”… Ma lo sai, ti rendi conto che ti è venuto dentro e può averti ingravidata? E se è così gli darai un figlio! Ti rendi conto?” Affermai demoralizzato e alterato. Ma lei non rispose, restò in silenzio e andò verso il bagno.
La presi per un braccio e la scuotei urlandole sottovoce per paura che lui appena andato via sentisse al di la della parete:” Ma non dici niente che ti può aver messa incinta davvero?”
Si voltò verso me rispondendo:” Che devo dire? Mi stava strangolando… . Non ho capito più niente, avevo paura, hai visto anche tu che mi ha messo la mano sulla gola e stringeva e le parole che ha detto le hai sentite… io non avrei voluto ma… .”
“Già ma…!! Ma … ma…” Pensavo:”… era andata così, e intanto mi ritrovavo mia moglie incinta di lui.“
Sentendo il mio tono colpevolizzante, risentita ribattè:
“ E perché non sei intervenuto tu allora!? Tu tanto coraggioso e pronto a farmi la morale a me! Intervenivi, prendevi tu a lui per la gola come fanno i veri uomini e… .” E troncò la frase.
Non dissi più nulla, capii che eravamo tutte e due vittime di quell’uomo.
In fondo era successo e la colpa non era sua. Rosa non disse nulla, andò prima in bagno e quando uscì nella cameretta di Lucetta e baciò la bambina.
Oramai sapevamo che dovevamo tenercelo se era gravida, e sapeva che non poteva abortire per nessuna ragione al mondo.
Pensammo anche di rompere il rapporto con quell’uomo senza dirgli nulla e di fuggire e trasferirci in silenzio in un’alta città. Ma ci rassegnammo ad accettare questo fatto.
Alle donne non importa chi sia il padre biologico del figlio, l’importante che abbia un padre che lo cresca e lo accudisca, e per l’amore di mia moglie lo accettai anche se non era mio e non mi andava giù che Rosa fosse stata ingravidata da quell’uomo.
Non potemmo fare altro che subire, anche Rosa, dopo un breve periodo di demoralizzazione e spiacere come me accettò la possibilità di essere gravida di lui e di darle un figlio. Naturalmente speravamo che non avvenisse, che lui fosse sterile o qualcos’altro che impedisse la fecondazione… .

Da quella sera negli incontri sessuali con Rosa non usò più il preservativo e dopo neanche un mese mia moglie si sarebbe trovata incinta di lui.
Probabilmente era stata messa incinta da quell’uomo, ormai suo amante davanti ai miei occhi mentre lei veniva posseduta, e io dal tormento e disperazione per quello che era avvenuto diventai una specie di cuckold, cercando da Rosa piacere a modo mio.
Era incredibile, cose da matti! Mia moglie poteva essere incinta di un altro e io lo accettavo. In alcuni momenti mi facevo schifo da solo, mi dicevo:” Sono impazzito, un conto è accettare un rapporto sessuale e un altro farsi mettere incinta la moglie.” Ma oltre la rabbia e le invettive pensierose contro quell’uomo non andavo.
Passati i primi 28 giorni non le vennero le mestruazioni, pregammo che fosse solo un ritardo, ma invece… .
“Angelo! Non mi sono venute le mie cose!” Mi disse una mattina, ci guardammo negli occhi:
“Di quanto sei in ritardo ?”Chiesi
“Già da una settimana!”
“E’ presto, cmq facciamo gli esami!” Dissi, che purtroppo confermarono il sospetto.
Era restata incinta… i test rapidi fatti conseguentemente al ritardo confermarono, lo stesso quelli del giorno dopo nel laboratorio clinico con il sangue e le urine.
E lentamente iniziarono tutti i sintomi a cominciare dal ritardo delle mestruazioni.

Quando ebbe la conferma Rosa mi strinse forte e si mise a piangere dicendo:” Non lo volevo da lui, io volevo i figli solo da te!” Le accarezzai il capo, mi vennero gli occhi lucidi anche a me, ma oramai non si poteva fare niente, abortire meno che mai, lo avrebbe saputo subito e ci avrebbe punito.
Quindi ci rassegnammo, io mi ero arreso, in fondo da noi a Napoli è un fenomeno abbastanza comune che una donna abbia un figlio da un altro con o senza il consenso del marito.
“Lei è incinta signora… .” Disse il medico durante la visita di conferma congratulandosi con me, ma osservando le nostre facce non proprio felici.
Quando uscimmo dallo studio le dissi:” Sei incinta Rosa!… Bisogna dirlo a lui.” Fece una pausa riflessiva e mi rammentò:
“ Si… ma ricordagli le promesse, il negozio e la casa, se no non glielo faccio vedere!” Mi esortò decisa.
Così quando lo incontrai sul balcone lo informai:” Rosa è incinta!”Gli dissi.
Lui sorrise e dal balcone la chiamò, la volle davanti per parlarle e lei timida e vergognosa venne. Le comunicò di riguardarsi e che lui era felice:” Mi hai fatto il più bel regalo della mia vita Rosa e non lo dimenticherò mai stai tranquilla. Ma riguardati! E qualunque cosa hai bisogno chiamami … .”
“Devo smettere di lavorare…” Disse lei.
“ Certo!” Ci penso io a voi… .” Borbottò.
“ E il negozio?” Chiese lei.
“Te lo compro stai tranquilla, la madre di mio figlio non deve fare la serva agli altri. Ma non dire mai a nessuno che è figlio a me!” Puntualizzò in napoletano. E confermò tutto quanto aveva promesso.
Così informammo i genitori e suoceri della nuova gravidanza, che si complimentarono con noi, con me soprattutto, tutti felici, amici, parenti e conoscenti che furono contenti: ” Uhh..il secondo brava!” Dicevano le sue zie. “Speriamo che sia maschio questo!” Ripetevano i nonni.
Nei mesi seguenti vidi pian piano che le cresceva la pancia come era successo per Lucetta, Rosa tutto sommato era felice di avere questo bambino, era figlio suo, indipendentemente di chi fosse il padre. Non le importava più se fosse di Carmine o mio, oramai era nostro e basta.
Così iniziò la sua condizione e stato mentale di donna gravida, praticamente la maternità.
Iniziarono le nausee e il vomito e il mutamento della libido, del desiderio sessuale, che invece di attenuarsi aumentò, per via degli ormoni disse il ginecologo.
“Trattamela bene!” Mi ripeteva sempre Carmine quando si allontanava dopo averla chiavata o ci vedeva sul balcone.
Il suo pancione cresceva e seppure sapevo che era figlio suo, mi dava fastidio quando lui glielo accarezzava e baciava o si faceva fotografare da me con il suo cellulare sorridente con l’orecchio sul pancione e Rosa nuda che lo lasciava fare.
Era tremendo, mi ero trasformato anch’io, ero cambiato, se all’inizio era per obbligo e coercizione mentale che avevo accettato quello che era avvenuto, in seguito non fu più per quello. Provavo una sorta di odio e piacere verso di lui e verso Rosa che ormai si lasciava prendere e possedere dal suo amante come se ne fosse la moglie.
Assieme alla pancia le si ingrossò il seno e il sedere, aumentò la voglia di fare pipì, dolori al basso ventre, stanchezza e desideri insoliti, come quello di fare l’amore con il pancione.
Ingrassò di circa sette chili e crescendo il pancione aumentarono le smagliature anche se si dava una crema apposita sopra.
Verso la fine, negli ultimi mesi iniziò a uscirle il colostro dai capezzoli e a sentirlo muovere dentro l’utero.
E proseguimmo a fare tutti gli esami di controllo della gravidanza, questa volta a pagamento da Carmine e non più come con Lucetta con la mutua. Esami ematici, ecografie, e visite ginecologiche, tutto a pagamento.

I rapporti sessuali tra loro continuarono anche durante la gravidanza, la chiavava anche se aveva il pancione, cercava la posizione giusta per non darle fastidio e danneggiare il feto e la chiavava, sborrandogli tranquillamente dentro nel momento dell’orgasmo, cosa che io non avevo mai fatto quando mia moglie era incinta di nostra figlia.
I primi mesi la chiavai ancora anch’io, ma poi quando iniziò ad avere la sua pancetta , mi fermai , non mi piaceva chiavare una donna incinta e tanto meno Rosa mia moglie, mi avevano educato così a rispettarla ed era più forte di me, mentre invece lui piaceva Rosa incinta, e la chiavò fino al nono mese, o alla pecorina o sdraiata sul letto con lui di fianco e dietro e lei con la gamba alta per favorire, e apprezzava, e scoprì che le piaceva essere chiavata anche con il pancione.

Lentamente senza quasi accorgercene come era prevedibile il nostro amore e la nostra famiglia si era sfaldata. Ora più che amarci ci vogliamo bene e stiamo assieme anche per interessi comuni e di facciata. Abbiamo tre figli, Lucetta 13 anni che frequenta le scuole medie, Gaetano 9 anni che frequenta la quinta elementare e un’altra bambina Chiara che ha sette anni e fa la seconda elementare, è inutile dire che gli ultimi due sono figli di mia moglie con Carmine, anche se hanno il mio cognome e tutti pensano che sono figli a me! Ma io li ho accettati come miei e loro stessi credono che il padre vero sia io. Lui lo lascia credere, per evitare vendette trasversali e si fa chiamare zio da tutte e tre, oramai ha più di sessant’anni, ma quando saranno grandi vorrà dirgli la verità che lui è il vero padre e purtroppo in questo ha convinto anche mia moglie che gli da ragione.
Ora lui è libero, può uscire e girare e fare i suoi traffici sporchi liberamente, anche se spesso vengono i carabinieri a cercarlo. Rosa è diventata la sua amante, e io e lei siamo diventati commercianti e abbiamo un bel negozio di abbigliamento al centro commerciale Neaples, sempre nel quartiere Ponticelli, dove tra l’abbigliamento e gli accessori regolari, vendiamo anche merce rubata portati dai ragazzi di Carmine, e guadagniamo molto di più; e come si dice a Napoli :” …i sordi nà sacchetta nun ci mancano mai… .”

Ora io sto bene e non lavoro più a fare l’Oss in ospedale, ho accettato tutto, sono diventato mezzo cuckold con lei e mezzo puttaniere con altre e ogni tanto ho l’amante, donne bellissime che pago o faccio i regali. Personalmente la chiavo poco a Rosa, ma in compenso mi piace vederla chiavare e Carmine non è l’unico che lo fa… anche io e lei abbiamo i nostri segreti.
Siamo persone diverse da allora. Ora Rosa ha tagliati i capelli e ha una acconciatura a caschetto, e più piena fisicamente, qualche chilo e seno e culo grosso ( li ha allattati tutte e tre lei i figli), ma è una bella signora e non una ragazza come allora, ha 36 anni ma è sempre bella e desiderabile. Si cura molto, si veste bene e va spesso dal parrucchiere vicino al negozio, e soprattutto ha sempre i soldi nella borsetta.
Ora è la signora Rosa e viviamo così da commercianti benestanti.
Angelo.

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