Storie ignobili n.29 – Lezioni di guida.

LEZIONI DI GUIDA.
(Da una storia vera di peccato e d’amore.)                                INEDITO

Note:
“Ricucire un rapporto con chi ha tradito la nostra fiducia è possibile, ma è come rammendare un abito rotto: il segno rimane, indelebile.”
Emanuela Breda

 
Buongiorno, mi chiamo Francesca e vi racconterò la mia storia accaduta qualche anno fa. Una storia comune, da provincia Italiana.
Io e mio marito siamo del sud, di una cittadina del Salernitano, sulla costa amalfitana, il nostro è stato un amore sincero e profondo, essendoci conosciuti da ragazzi al corso di laurea in Infermieristica alla scuola infermieri di Salerno, all’ Azienda Ospedaliera Universitaria.
Lui è stato il mio primo uomo, sia sentimentalmente che carnalmente, il mio amore. Io avevo 19 anni e lui 20 quando ci conoscemmo, ed io pur non essendo una sprovveduta, come si dice dalle nostre parti ero ancora illibata fisicamente. Avevo avuto si qualche ragazzo prima , ma più che baci, toccate e masturbazioni reciproche manuali non eravamo andati oltre.
Raffaele ( così si chiama il mio amore) mi era subito piaciuto fin dal primo sguardo che ci eravamo scambiati nell’aula dove seguivamo le lezioni, ma lui non era molto interessato a me anzi… sembrava non vedermi, non pareva attratto a me, ma a qualche altra.
Al termine del diploma di laurea, fummo assunti provvisoriamente a tempo determinato con contratto triennale.
Iniziammo con contentezza ed enfasi, tra i reparti e le corsie la nostra nuova professione, e io pur di vederlo e incontrarlo feci in modo di essere assegnata a svolgere la mia attività nel suo stesso reparto e una volta lì, che i miei turni combaciassero con i suoi.
Ero una bella ragazza tipica del sud, ero alta 1.68, con un bel corpo esile e un seno prorompente e sprizzavo simpatia da tutte le parti.
Avevo una bella chioma castano scuro lunga sulla schiena ondulata e voluminosa, quasi riccia, che a volte portavo sciolti, diventandomi una specie di criniera o pareva un velo enorme sulle spalle, con i capelli a fil di ferro. Altre volte li acconciavo raccolti sulla nuca in un chignon disordinato con ciocche cadenti sui lati e sul collo e altre ancora quando ero in casa, raccolti in una lunga coda che diventava enorme oltre l’elastico e che giravo e rigiravo cacciandola un po’ dietro alla schiena o un po’ davanti sul torace, da una spalla all’altra… .
Il viso era bello, da ragazza del sud, con gli occhi scuri, grandi e profondi, da cerbiatta e le labbra vermiglio ed ero di carnagione pallida che creava contrasto con la mia chioma.
Mi piaceva truccarmi un poco, ma in modo leggero e sobrio, vestirmi in modo attraente come tutte le ragazze, e alla fine anche lui mi notò e si accorse di me vedendomi sempre nei suoi turni, e man mano ci incontravamo sempre più spesso o a fare una assistenza a un paziente o una medicazione, o assieme a bere il caffè nella cucinetta del reparto, trovandomi interessante e iniziando a piacergli, finché un giorno mi chiese di uscire con lui. Fui felicissima, accettai subito, ero innamorata di lui.
Nei seguenti incontri ci fu l primo bacio e iniziammo a frequentarci anche fuori dalle corsie dell’ospedale e presto nacque una storia d’amore, gli donai la mia verginità a 22 anni e fu il primo uomo che entrò in me e mi fece provare il piacere carnale, e aumentò la mia felicità quando mesi dopo , mi disse che ero la donna della sua vita e che avrebbe voluto sposare. Si innamorò anche lui di me e fummo felici.
Di me le piaceva lo spirito di iniziativa e l’intraprendenza che avevo.
Raffaele era una persona molto tranquilla e molto dedito al lavoro, stimato e rispettato da tutti, da me per prima, ma anche da medici e colleghi.
Nei mesi che ci frequentammo, si accorse delle mie insicurezze, e capì che nonostante cercassi di nasconderlo ero una ragazza ansiosa.
Bastava una piccola cosa per farmi andare in agitazione e affanno anche sul lavoro, ma Raffaele sapeva controllarmi e darmi tranquillità.
Raffaele, era veramente un bel ragazzo, alto 1.85 centimetri anche lui longilineo, capelli castano chiari e con un pizzo corto. Molte conoscenti e colleghe me lo invidiavano e per me era motivo oltre che d’amore, d’orgoglio quando lo presentavo, così alto e bello.
Era un ragazzo eccezionale, attento e grande professionista nel suo lavoro di infermieristica, come dicevo molto apprezzato dalla direzione e dai medici.
Mesi dopo la conoscenza dei reciproci genitori, ci sposammo, fu un matrimonio romantico e d’amore, molto bello, io in bianco con il velo e lui in doppio petto blu, era bellissimo.
Era una persona sulla quale contavo molto e avrei costruito la mia vita e il mio futuro e sapevo che potevo contare su di lui per qualsiasi cosa .
Mi amava molto e anch’io lo amavo tantissimo e presto avremmo avuto dei figli. Tuttavia a volte era distaccato con me, distratto, non esternava affetto, attenzione, amore nei miei confronti, lavora moltissimo e io stupidamente mi sentivo trascurata.

Lavorammo alcuni anni nell’ospedale dell’azienda sanitaria di Salerno dove c’eravamo visti la prima volta, conosciuti e innamorati, ma dopo esserci sposati, essendo tutte e due infermieri diplomati con master in nursing, decidemmo di andare a lavorare in qualche ospedale del nord, più attrezzato e specialistico, dove avremmo avuto più opportunità,visto che da noi l’ambiente ospedaliero offriva ben pochi sbocchi alla nostra professione. E scegliemmo Genova, dove facemmo domanda nel grande ospedale della città e dopo alcuni mesi ci chiamarono tutte e due, perché questa era la condizione per trasferirci o ci assumevano entrambi o niente. Naturalmente ci misero a lavorare in reparti differenti e con turnazioni diverse.
In pochi mesi ci ambientammo, trovammo casa e abitammo in una bell’appartamentino in affitto ad Albaro, un quartiere di Genova est e iniziammo la nostra nuova vita.
Ci stavamo bene a Genova, pur con nostalgia per il nostro paese ci ambientammo e ci piaceva vivere lì, che come luoghi anche se in proporzione maggiore assomigliava alla nostra città capoluogo, il porto , il mare , la spiaggia… e ci piaceva tanto che avevamo deciso di comprare casa e restarci a vivere stabilmente, saremmo tornati al paese per le ferie o i periodi natalizi e pasquali, lavoro permettendo.
Eravamo sposati da quattro anni quando successe il fatto, si può dire che eravamo ancora sposini, io avevo 28 anni e mio marito 29.
Lavoravamo tutte e due con motivazione e soddisfazione ed essendo di fuori, non avevamo amici se non qualche collega, pochi svaghi comuni se non tra noi, qualche passeggiata, ristorante e lui la partita alla tv mentre io mi dedicavo alla casa. In compenso lavoravamo molto , soprattutto lui a fare straordinari e le cosidette “prestazioni aggiuntive” a gettone anche in altri reparti oltre il nostro, che erano turni straordinari pagati molto di più e guadagnava bene.
Io ero di carattere molto apprensivo e ansiosa e non mi piaceva molto legare con le colleghe del nord, avevano sempre qualcosa da dire per prendermi in giro quando parlavo e mi scappava qualche termine nel mio dialetto salernitano, e di correggermi.
”Non si dice assai… si dice molto!” oppure in qualche discorso quando parlando di donne poco serie dicevo:”
“ Sono femmine di malaffare… non si dice così, a Genova si dice sono donnacce!” Mi correggevano sempre e mi infastidiva.
E c’era sempre qualche stupido che ci provava e alcuni mi avevano soprannominato la ‘bella terrona’, in modo dispregiativo, mi chiamavano così per distinguermi dalle altre, come se io fossi stata una ragazza facile e diversa.
Con molte non eravamo compatibili per mentalità, io ero moralista e loro libertine…e quindi a volte quando mio marito lavorava piuttosto che stare con loro mi trovavo sola e annoiata in casa , non sapendo cosa fare se non qualche passeggiata da sola.
Volevo un figlio, ma mio marito lo subordinava al fatto che prima dovevamo acquistare la casa … e per questo facevamo molti straordinari.
Ma io ero fragile, non ero forte come lui e alla lunga mi sentii affaticata e sfinita, era un periodo impegnativo e andai in crisi, ero stressata.

Lui un giorno arrivò dicendo che aveva trovato una casa per noi poco distante da dove abitavamo. Andammo a vederla, mi piacque molto, era un sogno era come l’avevo sempre desiderata, c’era anche la stanzetta dei nostri futuri figli e una bella terrazza. Le misi le braccia al collo, mi alzai in punta di piedi e lo bacia sulle labbra. Ero felice ma stanca e fui presa dalla mia solita ansia per i pagamenti, il mutuo.
Concordammo con la proprietaria visto che non voleva farci lo sconto , che avrebbe fatto lei i lavori di ristrutturazione e io d’accordo con mio marito, entusiasta li avrei seguiti.
Facemmo il compromesso notarile e demmo la caparra notarile e restammo d’accordo che entro sei mesi c’è l’avrebbe consegnata come di avevamo concordato.
Naturalmente c’era da stare dietro agli operai e io iniziai a pensare ai lavori, ai mobili a come colorare le pareti, come piastrellare il bagno…i pavimenti, le porte e come arredarla.
Ma tutti questi pensieri, assieme al lavoro e la stanchezza mi stressavano e non mi lasciavano più dormire la notte.
L’ansia per i preparativi, per com’ero io di carattere mi avevano letteralmente stravolta, si aggiunga a questo anche i rapporti coniugali distaccati con mio marito incidevano su di me e mi sentivo avvilita. Se ne era accorto anche lui del mio sconforto e del mio stato di stress, così una sera di fine inverno arrivò a casa sorridente facendomi sedere sul divano vicino a lui dicendomi:
“C’è tempo per pensare ai lavori della casa. Devi farlo con calma e nel tempo libero, sei già ansiosa di tuo e se vai avanti con questo ritmo ti stressi sempre di più.“ E aggiunse mentre io lo ascoltavo e lo guardavo in silenzio.
“Ho avuto un’idea, guarda per distrarti a cosa ho pensato!”
E mi passo un libro da scuola guida con i quiz e le risposte da studiare.
Non capivo:” Che significa?” Domandai.
“Ho pensato di farti un regalo!” Esclamò mostrandomelo e ne discutemmo, e disse:
“Ti devi distrarre, perché non approfitti di questo periodo per prenderti la patente!”
“La patente?” Replicai io.
“Si la patente B! Vai all’autoscuola e ti iscriviti. C’è l’hanno tutte le ragazze la patente , la prenderai anche tu!”
Mi esortò sicuro dandomi una iniezione di fiducia. Proseguendo:
“Ho pensato che sarebbe bene che ti impegnasse in un’attività che non fosse l’organizzazione della casa o del lavoro e ti distraesse tenendoti un po’ lontana da quei pensieri. E così la mia esortazione è prenditi la patente, ci riuscirai ne sono sicuro e ti servirà senz’altro.”
Io non avevo la patente a causa della mia insicurezza, ero troppo ansiosa, avevo paura di tutto, avevo provato ventenne a Salerno ma poi avevo lasciato perdere, mi prendeva il panico e iniziavo a tremare e quindi ne ero senza. Ero una delle poche donne italiane che ancora ci sono senza patente. Sembrerà stupito al giorno d’oggi ma è così.

Dopo la prima perplessità ne fui felice e lo abbracciai, prendendola più come una sfida a me stessa, convinta anch’io che impegnandomi in quel corso sicuramente la mia ansia si sarebbe ridotta un po’ e l’avrei presa, e ci abbracciammo a lungo felici sul divano baciandoci.
Quella sera facemmo l’amore, era il classico modo coniugale, lui sopra di me, nessuno dei due era esperto, ma ci sentimmo un corpo solo con lui dentro di me che si muoveva e mi faceva godere. Fu molto bello e soddisfacente.

Così il giorno seguente esaltata, ma anche preoccupata andai all’autoscuola più vicina, nel mio quartiere, mi informai e mi iscrissi.
Portai tutto quanto richiesto, 4 foto tessere, fotocopia del documento d’identità, codice fiscale, certificato medico-oculistico e del mio medico curante, attestante la mia idoneità.
Avevo sei mesi di tempo per sostenere gli esami, ma speravo di riuscire come gli altri molto prima , in due mesi, ma anche mio marito non mi mise fretta.
“Non essere precipitosa… se serve un mese di più fallo, l’importante è il risultato che la prendi, se poi invece di due ce ne metti quattro o cinque non cambia niente. E cerca di non essere ansiosa, controllati e segui tutto quello che ti dirà l’istruttore.”
Il corso di teoria sarebbe durato un mese e andavo tutte le sere , turni di lavoro permettendo, cambiandoli anche con delle colleghe per essere libera e iniziavano alle 18.45 e terminavano alle 19.45. E una volta superato l’esame di teoria, mi sarebbe stato consegnato il foglio rosa e avrei potuto iniziare la pratica e guidare con mio marito accanto.

Così iniziai le lezioni di teoria, Giovanni l’istruttore che tutti chiamavano Gianni aveva 35 anni, ed era anche proprietario dell’autoscuola che aveva aperto da 6 anni subito, dopo aver divorziato dalla sua ex moglie così mi disse lui in seguito.
Aveva un fisico da sportivo, ma era alto come me e un pò tarchiato, I capelli neri e lunghi portati con un codino arrotolato a pallina dietro la nuca, come i giapponesi, i samurai , un piccolo chignon che mi colpì molto e sui lati, sopra le tempie e dietro la nuca, rasati quasi a zero, tipo undercut e mi faceva sorridere di quell’acconciatura strana… Aveva gli occhi scuri ma penetranti, curato nell’aspetto e nell’abbigliamento e una leggera barba corta e rada ben rifinita ed era soprattutto molto simpatico. Uno di quei tipi che ti sorridono sempre e ti mettono subito a tuo agio e sapeva oltre che parlare anche ascoltare, e mi fece subito una bella impressione .
Da come mi guardava e sorrideva probabilmente gli piacevo e lui aveva un suo fascino particolare anche se bizzarro con quell’acconciatura strana. Ma a me non interessava oltre che per l’aspetto didattico.

Ormai me lo ero imposta, volevo prendere la patente B a tutti i costi, avrei dimostrato a me stessa e a mio marito che ne ero capace, visto il suo stimolo e incoraggiamento, gli avrei dimostrato che anch’io ero come le altre donne, ma soprattutto doveva servirmi a distrarmi un po’ dalla vita quotidiana, dallo stress che vivevo per la lontananza da casa e dalla tensione giornaliera.
Sapevo bene di non essere un asso del volante, ma ce l’avrei messa tutta.
Era una questione di orgoglio personale. Pur conoscendo i miei limiti e le mie ansie.

Così agli inizi di Marzo, dopo essermi iscritta all’autoscuola, comincia a seguire le prime lezioni di teoria, ricordo che alla prima lezione avevo un vestito unico a gonna rosso, con tante piccole stelline dorate sparse sopra, orecchini ad anello e capelli mossi e sciolti che facevo girare e mettevo sul davanti dalla parte sinistra a coprirmi una zona del seno. Ero molto bella a detta da tutti , la tipica bellezza del sud, mediterranea, con poco trucco, ma tanta emozione e agitazione. Mi presentavo molto bene.
Alla prima lezione, saremo stati una quindicina di persone e mi accorsi che avevano quasi tutti dai 18 ai 20 anni, io ero quasi trentenne ero un’eccezione.
Ero la più grande e mi sentivo un pesce fuori d’acqua.
Ma l’istruttore mi mise a mio agio capendo il motivo dal mio guardarmi attorno.
“Stia tranquilla… non si vede la differenza signora.” Disse sorridendo.
“Dice?…Ci saranno dieci anni di differenza come minimo tra me e loro .” Risposi ricambiando il sorriso.
“Ma lei è la più adulta qua dentro e da una ventata di bellezza.” Sorrisi di quel suo complimento.
“Le capitano spesso allieve come me?” Chiesi curiosa.
“Di trent’anni mi capitano raramente, a volte anche di età maggiore, ma oramai sono tutti ragazzini e a 18 anni sono già qui!”
Sorrisi e seduta nel banco a metà aula iniziai le lezioni ascoltando le sue spiegazioni mentre con un asta segnava il tabellone a muro con i segnali, spiegandoci la differenza tra quelli triangolari, circolari e rettangolari e devo dire che era molto bravo e aveva sempre un occhio di riguardo verso me , chiedendomi sempre, con il gesto del capo o degli occhi prima di passare a un altro argomento se avevo capito… –
”Avete capito!” domandava a tutti, ma guardando me sorridendomi.
E io assieme agli altri annuivo con il capo.

Le lezioni proseguirono e l’istruttore aveva creato un ambiente idoneo per me, facendomi trovare a mio agio tra quei ragazzi. Teneva le lezioni in modo equilibrato per tutti ,senza appesantirle e farle diventare noiose e devo dire che apprezzavo particolarmente il suo modo di insegnare e fare comprendere, chiaro e di facile apprendimento .
Non perdeva occasione di lanciarmi sguardi e sorrisini, che sinceramente mi facevano piacere, ma nulla di più, non era il mio tipo d’uomo, il mio uomo lo avevo trovato in mio marito che amavo; Raffaele era alto e L’istruttore basso in confronto a lui e poi di mio marito ne ero innamorata nonostante il momento di distacco e stress lo amavo e non avevo nessuna intenzione di fare la stupida o la civetta con lui.

Comunque il suo atteggiamento e modo di spiegare era adeguato e attinente, mi piaceva seguire le lezioni e mi concentravo piacevolmente sullo studio e in quel periodo misi da parte le preoccupazioni per la casa, il lavoro e il nostro distacco momentaneo coniugale e applicandomi in capo a un mese con grande felicità superai l’esame di teoria.

Quel giorno ero tesissima, avevo i jeans e una maglietta di lana a manica lunga color fucsia e tutti i capelli tirati su alla nuca in un grande chignon disordinato che lasciavano il collo scoperto e i grossi orecchini ad anello in vista. Gianni l’istruttore guardava sorridendomi e io facevo lo stesso, c’era molta empatia nei nostri sguardi.
Diedi gli esami con dei quiz e lo superai molto bene, senza errori, tanto che l’istruttore, si complimentò con me.
Mi fece piacere la sua considerazione per il mio passaggio della prova teorica ed ero felice e quella sera festeggiai con mio marito che mi portò a cena fuori e tornati a casa facemmo l’amore.
Ma il peggio doveva ancora venire, dopo aver superato la teoria ora mi aspettava la prova pratica avrei dovuto fare le guide e quelle mi agitavano non poco:”… Dioo… guidare nel traffico… .”
Anche mio marito conoscendomi bene pensava che avrei avuto dei problemi con la guida.
Alla sera a casa nei momenti di tranquillità, gli parlavo dell’argomento che avevamo trattato in quella determinata lezione, ma al di là del primo interessamento notavo poi che parlando non si appassionava e si distraeva su altre cose, attratto dalla TV.
Solo una volta nel mio parlare mi chiese chi era l’istruttore.
Naturalmente lui non conosceva l’istruttore, non sapeva che tipo fosse, e non lo aveva mai visto. E chiacchierando tra noi gli feci una descrizione:
“ Si chiama Gianni!” Dissi.” E’ un tipo alto come me, un po’ tarchiato con i capelli lunghi e il codino… ,”
“Il codino…?” Mi interruppe ridendo.
“Si!” Risposi beffarda:” Come i giapponesi… .” Ridendo anch’io.
”E’ un tipo un po’ eccentrico, niente di speciale, con sto codino fa ridere… ma è bravo a spiegare e a insegnare le guide … .” Dissi.
“Meno male… .” Rispose lui.
Quella fu l’unica volta che mi chiese qualcosa di lui.

La prova pratica consisteva in un minimo di sei guide obbligatorie di un’ora con l’istruttore, ma io ne prenotai e feci il doppio finché Gianni non mi disse che avevo raggiunto un adeguato livello di sicurezza e preparazione. Si era acconto anche lui che ero una ragazza ansiosa e fragile e che a volte parlavo troppo solo per timidezza.
Le sei ore obbligatorie erano suddivise, in due ore di esercitazione a guida serale con l’oscurità, in strade strette e larghe con auto parcheggiate ai lati. Occorreva inoltre superare incroci con semafori e segnaletica verticale. Altre due ore di esercitazione a guida su strade urbane di scorrimento o extraurbane secondarie superando i 50 km/h inserendo anche la quinta marcia e adeguare le marce alla velocità del procedere. E le altre due ore, le più preoccupanti per me, di esercitazione di guida su autostrada, durante il quale bisognava esercitarsi nella immissione in corsia di accelerazione, ingresso in autostrada, viaggiare in corsia ed effettuare un sorpasso, riprendere la corsia di decelerazione e uscire. Ero completamente terrorizzata, sicura di non riuscire mai a guidare in autostrada, ma ci misi impegno e lo dissi anche a lui:
“Sa Gianni sono completamente terrorizzata di guidare in autostrada, mi prende l’apprensione con le palpitazioni cardiache se ci penso, non so se ci riuscirò mai?!”
“Ci riuscirà… stia tranquilla, con calma faremo tutto.” Ripeteva infondendomi coraggio.
La sua sicurezza mi rasserenava e mi dava tranquillità.
Non vedevo l’ora di fare le guide, ma come dicevo ne avevo anche timore, pensavo di non essere all’altezza e l’ansia a volte mi bloccava.

La prima volta che salii in auto con l’istruttore di fianco, il cuore mi batteva fortissimo a mille come diciamo noi, non avevo mai guidato in vita mia ed ero tesissima. Su suo consiglio prima di salire mi tolsi la giacca e restai in camicia, con un grosso foulard leggero a disegni rosa e beige con le estremità sfilacciate al collo. Avrei dovuto mettermi a posto il sedile per la mia postura, per la lunghezza delle braccia e delle gambe, ma tanto era la tensione che non ci riuscii, così si avvicinò lui e sporgendosi e mettendosi davanti di me al mio torace, e infilando le mani sotto, tirandolo in avanti mi regolò il sedile, e mi sistemò la distanza e lo schienale con cura all’altezza del volante e mi aiutò a mettere la cintura di sicurezza, avvertendo in quel suo atteggiamento il suo profumo, secco e buono quando si avvicinò. Sembrava che mi coccolasse, era molto premuroso nei mie confronti.
Lo ringraziai della cortesia e mi scusai della mia agitazione
“Grazie della cortesia Gianni e mi scusi della mia agitazione, ma è più forte di me, non riesco a controllarla.”
“Stia tranquilla, la controlleremo assieme vedrà, l’aiuterò io!” Sorrisi e prima di partire mi disse.
“Guardi signora, non è per mancanza di rispetto o altro, ma in genere durante le guide se c’è più confidenza si è più tranquilli e meno tesi e si impara di più. Perciò se lei è d’accordo le suggerirei di darci del tu, come faccio con tutti gli allievi e le allieve.”
Lo guardai e sorrisi:” Va bene!” Risposi:” Diamoci pure del tu!” In fondo mi faceva piacere avere confidenza con lui per smorzare la mia tensione nervosa.
“Bene Francesca…” Iniziò guardandomi e sorridendo:”…prima di partire allenati un poco con il piede destro a premere l’acceleratore e il freno quasi contemporaneamente. Tieni i tallone fermo al centro dei due e sposta la parte superiore del piede alzandola e spostandola un po’ a destra un po’ a sinistra in base all’utilità, un po’ sull’acceleratore un po’ sul freno, impara e fallo anche a casa come allenamento quando sei seduta.”
Lo feci e dopo qualche minuto mi esortò:
“Bene!… Ora dai l’avviamento, premi la frizione con il piede sinistro, tienila premuta e inserisci la prima.“
E così provai tutta impacciata, ma non riuscii a inserirla dall’agitazione, e lui mi aiutò mettendo la sua mano larga sopra la mia, a coprirla quasi tutta e stringendola con la mia sotto l’accompagnò a inserire la prima marcia, togliendola subito appena fu introdotta.
“ Così brava!“ Esclamò: ”Ora contemporaneamente accelera un poco e lascia un poco la frizione.”
Lo feci, l’auto si mosse ma incominciò a saltellare e la regolò lui con i suoi comandi a pedali e mentre ci muovevamo con la voce rotta dalla tensione gli dissi:
“ Credo che dovrai avere molta pazienza con me , se mi prende l’ansia faccio degli errori enormi e stupidi.”
“Stai tranquilla, non preoccuparti avrò tantissima pazienza con te!” Rispose sibillino con il suo sorriso enigmatico. E proseguimmo.
La prima guida andò malissimo, fu un disastro, quando provavo le partenze da sola senza il suo aiuto pedale, la facevo saltellare, ma lui seppe tenermi su il morale.
“Credo che sarò uno dei casi peggiori che tu abbia incontrato nella tua carriera di insegnante.” Gli dissi ridendo quando ci lasciammo.
“Non dirmi che pensavi di guidare bene già la prima volta?” Ribattè.
“No “ Risposi:” Pero pensavo di andare un po’ meglio, mi sento una frana, una incapace.”
“Vedrai che imparerai devi solo avere più fiducia in te e di riflesso in me!” E ci guardammo.
Lo salutai.

Nei primi giorni di guida facevo manovre su manovre, Gianni, il mio istruttore, era gentilissimo e aveva una grande pazienza, correggeva tutti i miei errori con grande premura e mi diceva di non preoccuparmi e di riprovare:
“ Vedrai che ci riuscirai, devi avere pazienza, sei in buone mani con me!” Diceva sorridendomi e quando mi vedeva preoccupata o sconfortata di qualche errore, mi prendeva la mano tra le sue e me la stringeva dandomi coraggio:
”Su dai…la prossima volta andrà meglio vedrai!”
Quelle sue esortazioni erano sempre gentili e tese a iniettarmi sicurezza e coraggio e questo mi piaceva di lui.
Da subito mi aiutò a inserire le marce e anzi, visto che io ero troppo precipitosa o lenta nel farlo e non sempre riuscivo a eseguire e scalando invece della terza mettevo la prima, facendo raschiare il cambio o invece di inserire la seconda introducevo la quarta, più di una volta me le mise lui, con la sua mano sopra la mia a regolarmi l’innesto esatto e la sveltezza perché io ero talmente agitata che mi tremavano le mani.
Non potevo nascondere a me stessa che il suo modo di posare la mano sulla mia era diventato un po’ particolare, mi accorgevo che il contatto fisico che avevamo e lo sfiorarmi la pelle quando toglieva la sua, non era sgradito a entrambi, a volte si soffermava sulla mia più del dovuto tenendola volutamente sotto la sua anche se non occorreva.
E una lezione dopo l’altra aumentò la nostra confidenza, ma anche i miei progressi alla guida, e mi sembrava che Gianni si spingesse sempre più avanti con i suo corteggiamento velato, fatto di sguardi, sfioramenti, piccole battute e complimenti.
Oramai mi era chiaro che io le piacevo, lo avevo capito e lui non faceva nulla per nasconderlo, ma anzi, lo manifestava sempre educatamente e con rispetto.
Mi faceva molti complimenti e a volte capitava che si scherzasse più del dovuto.
Un giorno mentre facevo una retromarcia provando il parcheggio, visto che io mi giravo indietro con il tronco a guardare posteriormente mi dissi:
“Francesca … scusa! Ma perché non usi anche gli specchietti retrovisore, hai degli occhi così belli e meravigliosi … non adoperarli solo per guardare tuo marito… . ” E sorrise, facendo fare lo stesso anche a me.
Quella battuta era vecchia di mille anni e in quel mentre che lo guardavo e ridevo, lui mi sfiorò la mano. Li per li sembrò una casualità, invece … senti che quel contatto fisico era diverso dal solito e non mi era sgradito. Avrei voluto che non lo facesse, ma non avevo il coraggio di dirglielo o di togliergli la mano.
Non so se si comportava così con tutte le ragazze così, ma mi corteggiava educatamente e discretamente e sempre più spesso mi sosteneva nella guida mettendo la sua mano sulla mia mentre guidavo per tenere dritto il volante e regolarlo oppure mentre cambiavo le marce visto che presa dall’emozione per il traffico non sempre riuscivo a inserirle alla prima introduzione.
Avere lui vicino mentre guidavo nel caos della circolazione cittadina mi faceva sentire tutelata e mi dava sicurezza e affidabilità alla guida. Ma come dicevo sopra, mi accorsi che quel contatto fisico, quella sua mano sulla mia, lo sfioramento ripetuto mi turbava, non era più fine all’istruzione della guida, ma a ricercare il contatto fisico con me . Ma non dicevo nulla, dentro di me infondo mi faceva piacere che qualcuno mi corteggiasse, si interessasse a me e le piacessi.
Alcune volte invece se frenavo troppo forte o troppo adagio o se non acceleravo abbastanza, mi aiutava e controllava facendo pressione con la sua mano sulla coscia, sopra al ginocchio, la stringeva per farmi capire che frenavo di colpo, in modo duro e dovevo essere più dolce, accompagnare il pedale con il piede, e quando la rilasciava significava che andavo bene.
Io lo prendevo come metodo di lezione, che forse con tutti lui era abituato così, e lo lasciavo fare e non gli dicevo nulla, ma sentire la sua mano su di me anche se per motivi di insegnamento, se all’inizio mi infastidiva , in seguito mi turbava.

Eravamo verso la fine di aprile, e nonostante i miglioramenti e il rasserenamento che mi dava la scuola guida e il suo attento istruttore, non potevo dimenticare che i lavori di ripristino nella casa acquistata andavano avanti e nei sopralluoghi che facevo settimanalmente, non proseguivano proprio come volevo io e ne parlai nel nostro dialetto come facevamo sempre tra noi a mio marito:
“Scusa Lele…” così lo chiamavamo tutti in famiglia:”… ma non puoi interessarti un po’ anche tu della casa?!” Gli dissi seccata.“ Lasci tutte le preoccupazioni solo su di me! E poi non ci sei mai, mi lasci sempre da sola. Alla sera che possiamo stare un po’ insieme quando non sei di turno, o guardi la tv o vai a dormire perché sei stanco… non mi sei vicino come devi!” Lo ripresi abbastanza alterata… .
“Hai ragione scusami, ma lo vedi anche tu che faccio straordinari su straordinari per guadagnare di più, la fortuna è che non assumono più e ci fanno fare gli straordinari a noi per colmare le mancanze. ‘E poi o sai ammore… io non tengo a capa pe sti cose…’ ( E poi lo sai amore… io non ho testa per queste cose), non riesco a stare dietro a questa organizzazione della casa.” Esclamò, proseguendo:” Torno troppo tardi e troppo stanco dal lavoro!”
Si giustificava e la situazione tra me e lui era abbastanza distaccata e tiepida.
Così in quel periodo avevamo solo incontri serali a casa o di sfuggita con il bacino veloce sulle labbra quando ci incontravamo sul lavoro. Alla sera eravamo separati io facevo una cosa e lui un’altra, io al portatile a guardare la casa come arredarla e lui sul divano a guardare la tv.
Questo per farvi capire com’era la situazione coniugale in quel periodo, di stanchezza.

Tornando alle lezioni, di solito facevamo un’oretta di guida nel pomeriggio, raramente al mattino, tutto in base alla mia turnazione lavorativa.
Quella situazione, tra il lavoro che non mi andava bene avendo avuto da ridire con una collega e i preparativi per la casa, avevano messo a dura prova i miei nervi e aumentato la mia ansietà.
In quei momenti di rabbia non so perché pensavo a Gianni alla tranquillità che mi dava, con lui mi distraevo davvero, sapeva scherzare e farmi ridere, proprio nei momenti in cui le distanze e le discussioni con mio marito avevano iniziato a creare qualche crepa nel nostro legame.
Mi rendevo conto che quando ero in auto con Gianni, per me era rilassante, era come stare in palestra o da uno psicologo, io mentre guidavo, senza rendermene conto gli parlavo di me, di mio marito e della casa che dovevamo ripristinare, un po’ dei miei problemi insomma, e lui mi ascoltava e capiva e mi considerava e consigliava.
Era simpatico, scherzava e mi faceva sorridere.
Era il mio diversivo, era qualcosa che mi faceva stare bene in quel momento, qualcosa che Raffaele, mio marito non sapeva più darmi, troppo impegnato per il lavoro.

In certi momenti non lo vedevo più come un istruttore, ma come un amico.
Con mio marito Lele non c’era niente di emozionante, le giornate, le sere , i momenti e le ore erano tutte uguali, invece con Gianni ero allegra, scherzosa e più tranquilla.
Un pomeriggio di fine aprile eravamo in auto per una delle consuete lezioni di guida, era una bella giornata e faceva caldo e mi tolsi il foulard che avevo al collo e con esso mi sventolai un po’ la faccia accaldata per poi gettarlo dietro insieme al golfino e restai con il top senza maniche nero, leggermente scollato davanti che lasciava intravvedere la catenina sul collo, l’insenatura del seno e le mie mammelle procaci sotto il tessuto. Avevo una gonna di cotone leggero nera con molti pois bianchi di un centimetro circa ognuno, che mi arrivava sopra le ginocchia, i capelli sciolti e mossi girati sul davanti a sinistra e un filo di rossetto vermiglio sulle labbra.

Guidavo tranquilla e senza rendermene conto mi fece dirigere dall’altra parte della città e fare manovra sul retro di un supermercato a quell’ora chiuso.
“Fai un posteggio in retromarcia lì!” Mi disse indicandomi le strisce del posteggio.
Quel giorno ero allegra e scherzavamo:
“ Se proprio non riuscirai a superare l’esame, c’è sempre il turno seguente, dopo un mese.” Disse ridendo.
“Spero proprio di no!!” Esclamai seria, capendo che mi punzecchiava.
“ No… stai imparando a guidare bene…” Precisò:”… devi solo imparare ad essere calma e rispettare le precedenze, per il resto vai bene.”
Ero contenta delle sue parole, ed era vero quello che diceva, negli stop faticavo a regolamentarmi e guardare i segnali dando la precedenza.
Ricordo che facevo retromarcia guardando gli specchietti retrovisori come mi aveva insegnato lui e mi esortò ancora ma in modo contrario:
“Gira la testa e adopera quegli occhioni fantastici che hai per guardare direttamente dietro invece di usarli solo per guardare tuo marito.” Ripetè ancora sorridendo.
“Ma l’altra volta hai detto… .”Mormorai io.
“L’altra volta era una situazione diversa, ora girati con il tronco e con la testa, e guarda dietro.” Rispose interrompendomi.
Ridendo inserii la retromarcia e girandomi con il tronco e la testa verso lui lo guardai in viso e negli occhi, restando un attimo fermi a guardarci. Avvertiva il mio profumo evaporare dal collo e andare su di lui, poi girai di più il capo e lentamente feci manovra e la posteggiai.
“Brava!!” Mi disse seriamente:” Stai imparando a farli bene!” In quel mentre rimettevo il cambio in folle e lui spiegandomi alcune cose ci appoggiò la mano sopra la mia.
Fu un momento, ero contenta e pensai quasi inconsciamente:” Ora ti provoco io … .”
E per la prima volta da quando facevamo le guide fui io a mettere la mano sulla sua, guardandolo negli occhi.
Restò sorpreso e incredulo, ci fu un silenzio che sembrava che li tempo si fosse fermato assieme ai nostri respiri e nostri cuori. Anche lui mi fissava.
Tolsi subito la mano rendendomi conto di quello che stavo facendo, mi ero pentita di quel gesto, come una stupida l’avevo provocato e prima che me ne rendessi conto si avvicinò, mi prese il viso tra le mani e mi baciò prima sulle labbra e poi spinse la lingua dentro infilandomela in bocca iniziando a baciarmi. E io ferma e incredula non mi opposi, non feci nulla per fermarlo e allontanarlo, ma inconsciamente d’istinto lo abbracciai e ricambiai il suo bacio e gli infilai la lingua in bocca unendo la mia alla sua, e mi strinse forte e me la succhiò con passione… e cominciai a fremere e tremare.
Sentivo dalla sua partecipazione che aveva voglia di me e anch’io inspiegabilmente avevo voglia di lui, lo desideravo sentendo improvvisamente un gran calore in vagina, inaspettato, forte e bello che mi dava piacere, ma sentivo anche che dovevo allontanarlo:
“ Io sono una signora sposata… ho un marito… .” Pensai, ma mi sentii bloccata e ci baciammo ancora lungamente e appassionatamente.
Forse inconsciamente aspettavo quel momento … ed era da molto che non provavo una sensazione del genere.
Durante quel lunghissimo bacio clandestino i nostri corpi si avvicinarono pericolosamente uno contro l’altro e avvertii le sue mani sul mio collo e sulla schiena, per poi accarezzarmi il braccio nudo dandomi dei fremiti, fino a quando come risvegliandomi da un piacevole torpore mi vennero subito i sensi di colpa e all’improvviso mettendo il braccio tra noi lo spinsi via da me e con la mano lo allontanai e mi allontanai dicendo:
“No!…Che fai? Come ti permetti…io sono sposata!“
Ero confusa, incredula di quello accaduto e che avevo fatto lasciandomi trasportare dai sensi, e mi sentivo smarrita, anche sporca moralmente, avevo baciato in bocca un altro uomo che non era mio marito.
Aprii la portiera e scesi arrabbiatissima, ero rabbiosa con lui, ma soprattutto con me stessa che l’avevo desiderato e mi vennero subito i sensi di colpa e il rimorso e mi allontanai di qualche metro a riflettere a braccia conserte, pensando a me e al mio Lele. Ero adirata con me stessa e mi dicevo:
” Ma che sto facendo? Io sono sposata, ho un marito che mi aspetta a casa …e mi metto a fare queste cose come una ragazzina?”
Era una qualcosa che non doveva succedere, io ero una donna seria, di buoni principi e amavo mio marito nonostante le nostre divergenze e distanze. Per noi donne del sud e delle nostre famiglie in particolare, la fedeltà era sacra, mi avevano educata come molte mie coetanee, che nemmeno con il pensiero bisognava tradire il proprio marito.
Lui era fermo seduto in auto che mi guardava ma non diceva nulla.
Risalii e in silenzio ritornammo davanti all’autoscuola.
“Scusami!” Mi disse durante il tragitto:” Non volevo mancarti di rispetto, ma ti ho desiderata molto in questo periodo e mi sembrava che anche tu… .”
Non risposi, arrabbiatissima con me stessa, scesi e con una espressione seria me ne tornai a casa , avevo il rimorso i sensi di colpa, ero pentita di aver ricambiato il suo bacio, non dovevo fare questo a mio marito, non era giusto, lui era a lavorare per noi, per me, per la nostra casa e nostro futuro, e io baciavo un altro.

Quella sera decisi di passarla con mio marito, dopo quello che era successo volevo stare con lui e lasciarmi alle spalle quell’episodio spiacevole, dettato dalla troppa confidenza che avevo dato all’istruttore, volevo dimenticare quel bacio così passionale che avevamo avuto e che tanto mi aveva turbato, ma che non mi apparteneva e così mi gettai con nuovo entusiasmo nell’organizzazione della casa, quel tardo pomeriggio andai a vedere i lavori e feci subito un dei piccolo progettino, e a sera ne avrei parlato con lui, mio marito, volevo sapere la sua opinione, stare e discutere con lui.
Erano scelte da fare insieme, non potevo decidere solo io.
Giunta a casa mi cambia, misi un maglioncino turchese e i jeans e preparai cena, una cenetta buona come piaceva a lui e intima come volevo io con del vino rosso delle nostre terre.
Arrivò a casa stanco, lo abbracciai e baciai, volevo stare con lui, dirgli che lo amavo, che mi coccolasse, condividere i miei desideri, le decisioni le scelte per il nostro futuro.
Mi sentivo strana, avevo in mente Gianni, ma volevo fare l’amore con mio marito, per esorcizzare tutto. Soprattutto quel bacio.
Dopo cena si alzò da tavola e si sedette sul divano davanti alla tv. Io sparecchiai, lavai i piatti, poi presi il pc portatile e lo invitai a venire a vedere cosa avevo scaricato per la casa. Alla mia sollecitazione di raggiungermi a vedere le mie idee che gliene avrei parlato, mi rispose che era troppo stanco per alzarsi , che in quel momento per il vino bevuto vedeva due Francesca… .
Non mi scoraggiai, presi il pc portatile e mi andai a sedere vicino a lui sul divano, lo misi sulle ginocchia e mi rannicchiai vicino a lui iniziando a fare scorrere metodi di arredamento che mi piacevano e volevo il suo parere, fargli vedere quello che più mi piaceva.
La stanza era illuminata solo dal televisore acceso e noi dal portatile e mentre parlavo e facevo scorrere le immagini guardando lo schermo, parlandogli mi voltai e lo vedi addormentato, riverso di lato con la testa reclinata sullo schienale.
Mi si strinse il cuore, fu tanta la delusione che provai in quel momento che mi sarei messa a piangere.
“ Ma come!… Io ti parlo di noi, del nostro futuro e a te non interessa niente?… E che fai?! Ti addormenti mentre io spiego?” Mi dicevo delusa osservandolo assopito.
Naturalmente non l’aveva fatto apposta, certo era stanco davvero e comunque parlare di quelle cose lo annoiava. Ma avrebbe potuto assecondarmi un quarto d’ora, dico… solo un quarto d’ora?
Quel suo addormentarsi mentre gli parlavo di noi e dei nostri progetti futuri, stupidamente l’avevo preso come un offesa, come un modo di dirmi che non gli interessava niente di me e delle mie scelte , come se mi dicesse:” Non mi interessa niente di noi .” E mi risentii, mi sentii trascurata, ignorata.
Chiusi il pc portatile e mi alzai, lo posai sul tavolo e andai in bagno e dopo aver fatto le mie cose me ne andai a letto, lasciandolo dormire davanti al televisore acceso.
Lo sentii dopo un’oretta arrivare stanco e cacciarsi nel letto affianco a me, mi sentivo davvero offesa e delusa e dentro di me soffrivo del suo comportamento.

Il pomeriggio dopo mio marito era al lavoro, facevamo turni diversi dai miei. Io avevo finito alle 14..00 il turno del mattino e fatto una doccia veloce mi presentai come programmato alle 15.00 per la lezione di guida, con i capelli gonfi e vaporosi, ed ero tutta profumata. Avevo messo un orecchino “ear cuff “, uno di quelli che, agganciandosi al foro del lobo, corre tutto il margine del padiglione auricolare dal lobo fino al margine superiore, la cosidetta elice, dando l’impressione di avere moltissimi orecchini in sequenza. In realtà era un orecchino unico molto lungo, era un filo dorato impreziosito da tanti piccoli fiori di brillanti in misura a scalare dal basso verso l’alto e come vuole la tendenza lo portavo in un orecchio solo, il destro; mentre tutti i capelli mi giravano sulla spalla sinistra portandosi in davanti sul seno lasciando a vista l’orecchio e lui lo avrebbe notato senz’altro. Non mi capivo neanch’io perché ci tenessi inconsciamente che lui lo vedesse.
Avevo una camicia bianca a pallini blu e una gonna leggera bianca ,con passanti e una cintura blu di pelle, come il cinturino dell’orologio e un gardigan beige, che poi tolsi per la guida e misi nel sedile posteriore. Era una bella giornata, tiepida e si stava bene.
Quando mi vide mi sorrise e mi fece i complimenti, dicendomi:
“Ciao … .”
“Ciao!” Replicai.
“Sei molto bella oggi ,anche il vestito che porti si intona con la tua bellezza e ti sta d’incanto.” Poi notandolo subito mi guardò l’orecchio dicendo:” Molto bello l’orecchino con tutti i brillanti, ma luccichi e splendidi più tu! Sei tanto bella che sembri la primavera che sta arrivando.”
“Grazie!!” Risposi del suo complimento.
“Sai pensavo che non venissi … che non venissi più e sinceramente mi dispiaceva davvero molto … .”
Lo guardai sorridendo:” E invece eccomi qua!” Risposi.
Mi osservò ancora :
“Sei bellissima! Sei un raggio di sole… .” Aggiunse.
Sorrisi e lo ringraziai ancora dei complimenti ma le dissi:
“Ora però basta complimenti se no poi ci credo davvero!”
Dentro di me mi faceva piacere riceverli, che me li facesse, che dicesse quelle parole, che si interessasse a me ed in un certo modo ne ero felice.
Quando salii in macchina che mi sedetti e aggiustai la posizione del sedile e dello schienale mi sentii i suoi occhi addosso.
Durante la guida in città, mi informò che si sarebbe dedicato di più a me:
“ Oggi pomeriggio faremo una lezione più lunga, ti voglio preparare bene ed essere certo che passerai l’esame.“ Dichiarò incrociando il mio sguardo.
Sorrisi, ero molto agitata e ansiosa per la lezione e del suo corteggiamento, ma anche molto felice di guidare e che ci fosse lui. Mi dava sicurezza e fra di noi oramai si era instaurata una sorta di amicizia. Comunque ero pensierosa e l’atteggiamento disinteressato di mio marito nei miei confronti aveva raggiunto il limite.

Mi invitò a partire, e guidando seguendo le sue indicazione girovagando, mi fece dirigere ancora verso il parcheggio del vecchio supermercato chiuso e dismesso, dove c’eravamo baciati. Non dissi nulla, ma presumevo che intenzioni avesse, di baciarmi ancora, ma questa volta se ci avrebbe riprovato, lo avrei fermato e gli avrei detto di no.
Mentre eravamo in quel piazzale, mi fece fare varie partenze in avanti e in retromarcia e posteggiare dentro le strisce. Mi capitò senza volerlo di fare alcune sfrizionate (così le chiamava lui ) ed erano le cose che temevo di più, perché il motore saliva di giri e l‘auto non si muoveva , oppure partivo di colpo saltellando.
A un certo punto presa dall’emozione non riuscivo nemmeno più a coordinarmi a premere la frizione e inserire le marce, ma intervenne lui dicendomi:
“ Calma!… Stai calma!… Tranquillizzati Francesca.” Appoggiò la su amano sulla mia e stringendola mosse la leva delle marce in avanti dicendo:
“Ora premi la frizione fino in fondo.” E una volta che con il suo aiuto la ebbi inserita, mi sollecitò: “ Ora rilasciala lentamente la frizione e accelera piano.. e guida!”
Sempre tenendomi la sua mano sulla mia. Era chiaro che lo facesse apposta, sapeva che ero timida e insicura e che non gliel’avrei tolta.
Così iniziai a guidare in quel grande piazzale e rompemmo la mia tensione ansiogena.
La sua coinvolgente simpatia rese tutto molto più semplice e naturale, anche quella sua mano che continuava a restare sulla mia senza che io dicessi nulla e la togliessi, che sopra l’accompagnava e che non staccò nemmeno quando guidai. Percepivo il calore e la forza del suo palmo sul dorso della mia, le sue dita sopra le mie e ai miei anelli e il contatto della sua pelle contro la mia mi turbava. Era evidente che ci provava, stava corteggiandomi e anche il luogo dove mi aveva fatto ritornare era eloquente.
Mentre agitata per la guida e turbata dalla sua presenza, mi muovevo su quel piazzale smarrita, a un certo punto mi voltai veloce a guardarlo e gli chiesi:
“Vado bene così?!”
Mi guardò sorridendomi:
“ Vai benissimo …continua.” Disse. E mi faceva sentire bene e sicura con lui vicino.
Notavo che per caso, muovendole gambe per cambiare acceleratore freno e frizione la gonna mi saliva un po’ arrivando a mezza coscia e lui le guardava e maliziosa e divertita lo lasciavo osservare senza ritirarla giù come facevo le prime lezioni di guida.
“Ti provoco io!!”
Mi dicevo ridendo mentalmente, leggendo l’imbarazzo sul suo volto.
Vedevo che con l’occhio spiava continuamente le gambe ed anche il seno.
Mi parlava sia rivolto a me che alla strada e guardava mentre io seria e tesa guidavo o facevo manovra .
E mentre ero concentrata a guidare, con la coda dell’occhio scorgevo il suo viso rivolto a me e i suoi occhi scrutare e sondare il mio corpo, soffermandosi sul volto, la bocca, il collo, le braccia, le mani, mi rendevo conto che non stava tralasciando nulla dall’osservare e tutto questo mi turbava e mi imbarazzava anche.
“Non dimenticare che sei maritata… .”
Mi dicevo mentalmente pensando nel nostro dialetto.
“Sei molto bella Francesca!” Esclamò lui all’improvviso.” Tuo marito è davvero un uomo fortunato.”
Sorrisi ma non risposi impegnata e concentrata com’ero a guidare a girare e parcheggiare in quel piazzale.
“Hai una bella collanina d’oro bianco, ma ancora di più un collo magnifico… .” Non rispondevo ai suoi complimenti, ma sorridevo compiaciuta guardando avanti.
Sentirmi così corteggiata e desiderata da lui mi inebriava, mi piaceva, non ero insensibile alle sue parole e ai suoi sguardi .

A un certo punto mi indicò di andare in fondo, in un angolo trascurato dell’enorme parcheggio vuoto, dove c’era una rampa che si immetteva in un altro parcheggio rialzato più piccolo ma isolato e nascosto, facendomi fare manovre in salita, partenze e fermate, e nel farle acceleravo troppo, non riuscivo a coordinare acceleratore e frizione, facendo delle partenze disastrose.
“ Mi spiace!!” Esclamai dispiaciuta e demoralizzata. Ma lui sorrise rispondendo:
“Non ti preoccupare, devi imparare a coordinare ancora un poco la pressione sull’acceleratore e il rilascio della frizione, già vai meglio di prima e dicendo così, appoggiò la mano sulla coscia destra per aiutarmi a regolare l’intensità di forza su frizione ed acceleratore, facendomi cenno di andare in fondo in un angolo oltre la salita e ci trovammo in una zona nascosta da una parte del verde boschivo abbandonato e dall’altra il piazzale vuoto.
Il cuore mi batteva fortissimo ed ero come un automa, facevo quello che diceva e quella sua mano poco sopra il ginocchio che premeva o si rilasciava, mi turbava immensamente.
Agitata com’ero, nel fermarmi e posteggiare sul margine del piazzale, tutto assieme in un attimo premetti il freno bruscamente per fermarmi e rilasciai andare la frizione e senza che lui la controllasse volutamente con i suoi pedali come faceva di solito, e la macchina saltellò e si bloccò di colpo e si spense.
Ebbi un sussulto, ci guardammo, negli occhi e mi scusai:
“ Scusami, oggi sono agitata!” Mormorai.
“Stai tranquilla!..Rilassati!” Rispose lui calmo.
E subito tolsi la marcia e rigirai la chiavetta nel cruscotto facendola ripartire. Stavo cercando di innestare la prima, quando lui togliendo la mano dalla mia gamba tirò il freno a mano, e portandola dietro e sotto il volante rigirò la chiavetta dell’accensione spegnendo il motore.
Ansiosa mi ventilai il collo con la mano per scemare il caldo e la tensione che mi era salita al massimo, mentre lui rivoltato verso di me mi guardava, la sua testa era molto vicina al mio corpo.
Non so cosa mi successe in quei momenti, rimasi ferma immobile come ad aspettarlo, con la gonna a mezze cosce, un po’ sollevata sulle gambe per il balzo nel frenare.
Mi guardava fisso negli occhi e senza proferire parola, rimise la sua mano destra sulla mia coscia e con la sinistra mi prese dietro la nuca e vidi il suo viso avvicinarsi paurosamente al mio, sempre più senza che facessi nulla per fermarlo. Chiusi gli occhi e mi lasciai trasportare. Si avvicinò molto lentamente da avvertire il suo profumo, buono ed aspro come piace a me sul suo collo, sentii slacciare sul lato sinistro la cintura di sicurezza e all’improvviso arrivare prima il suo respiro caldo e poi le sue labbra contro le mie e baciarle come la prima volta. Mi emozionai e anch’io lasciai il volante appoggiandomi contro lo schienale del sedile.

Ero senza fiato, dentro di me vivevo una situazione assurda, non volevo che mi toccasse e baciasse, ma lo lasciavo fare perché mi piaceva.
Mi tirò a se spingendo ancora la sua lingua dentro le labbra e iniziò a baciarmi in bocca ricambiato da me. Avvertivo la sua lingua calda toccare la mia, i denti, l’interno delle guance e il palato, come un’anguilla girava dappertutto all’interno della mia cavità orale e nel frattempo anche se le stringevo avvertii la sua mano spingere e risalire con forza l’interno della coscia, infilarsi sotto la gonna e giungere alle mutandine, e accarezzarmi e premere sul sesso; facendomi provare una scossa elettrica piacevole per tutto il corpo e una esplosione di intenso calore-umido in vagina, che irradiandosi nella pelvi come un incendio, sembrava che avessi il fuoco dentro. I capezzoli mi si rizzarono ( come si dice da noi ),da soli, mi vennero duri e dritti che li sentivo spingere sul tessuto all’interno del reggiseno.
Io come quasi tutte le donne del sud ero e sono una ragazza calda, e al contatto del suo bacio, della sua lingua nella mia bocca e delle sue mani sul sesso, mi sentii infervorare di passione per lui, non capivo più niente.
Subito sentii le sue dite raggiungere il bordo inguinale del mio slip.
Le sue labbra erano attaccate alle mie e le nostre lingua duellavano tra loro all’interno delle nostre bocche. Baciava diversamente da mio marito, lo avvertii subito, con più foga, passione e desiderio, emi piaceva di più.
Ero eccitata e accaldata ormai, sentivo il cuore battermi fortissimo, il viso infuocato e bruciante e probabilmente arrossato, e la vagina contrarsi ripetutamente assieme alla vulva dandomi eccitazione e piacere. Si staccò dalla bocca e iniziò a baciarmi e leccarmi sul collo mentre sentii la sua mano allargarmi le cosce e le sue dita spostare leggermente il bordo inguinale dello slip e farsi largo con le dita. La gonna era salita alta, sopra il pube scoprendo completamente le mutandine nere di pizzo lavorato.
Avvertivo le sue dita roteare sul mio sesso, giocare con i peli … e percepivo la pressione dei suoi polpastrelli sul clitoride e sulle grandi labbra che si allargavano da sole dischiudendosi al piacere, e gli umori vaginali aumentare facendomi sentire bagnata e mi piaceva…mi piaceva quella sensazione, mi vergognavo di me stessa ma mi piaceva. Non avevo mai provato emozione e gioia così intensa con mio marito. Il piacere mi aveva completamente sconvolta e coinvolta con lui.
“No… basta Gianni!… Fermiamoci!” Esclamai in un momento di lucidità:” Ci potrebbero vedere… io sono sposata… .”
Ma lui non rispose e sentii un suo dito farsi largo tra i peli e le mie piccole labbra e constatare che ero bagnata, accaldata e vogliosa e capii di essere pronta per lui.
Per un attimo pensai che non era possibile, che non ero io quella donna che lo baciava e si lasciava baciare, accarezzare e in quel momento penetrare il sesso dalle sue dita.
” Sto vivendo un sogno.” Pensai.
E mi persi in quella situazione, e d’istinto e involontariamente iniziai ad accarezzargli il volto, il pizzo rado e leggermente ruvido e la pelle del viso morbida e liscia, salendo con le dita sul collo, fino alle tempie rasate e strisciando portare la mano dietro la nuca e sentirla anch’essa ruvida, rasata, vuota di capelli e poco più alto sentire tra le dita il suo codino gonfio legato con un nastro e stringerlo eccitata. Anche lui era accaldato ed eccitato.
Lo vidi staccarsi un poco da me togliendo le dita dal mio sesso e slacciarsi la cintura dei pantaloni, aprirli abbassandoli un poco insieme allo slip e lasciare uscire fuori la sua asta dura e oscillante. Quando la vidi trasalii, era bella , potente e dritta come un obelisco, con il glande rosa che pareva guardarmi, non era eccessivamente lunga, ma nella media!”
“No!…Questo no Gianni!” Esclamai decisa.
“Solo toccarlo, accarezzarlo, io lo fatto a te, ti ho accarezzata la figa!” Disse:” Dai!… Solo due carezze!” E mi baciò sul viso.
Nonostante la resistenza che ponevo mi prese la mano e come faceva quando mi aiutava a inserire le marce, con mia passività la portò sopra alla sua asta.
Non riuscii a trattenere un moto di desiderio e un fremito vedendola così esteticamente bella e virile nella sua erezione, e premendola la sentii dura come il ferro; ero eccitata e la toccai per la sua lunghezza sfiorando con le dita il glande.

Smise di baciarmi e staccandosi da me e tenendomi per le braccia mi esclamò sussurrando:
“Vieni! …Siediti sopra!”
“No questo no!” Esclamai con la voce rotta dalla tensione.
“ Dai su!…Non c’è nessun qui… io ti desidero e tu mi desideri, dai!… Nessuno saprà niente, solo noi due, su vieni amore!”
Mi aveva chiamata amore… e mi smarriva quella sua dolcezza nei miei confronti. Era una pazzia essere lì in quel modo con lui …ma non riuscivo a controllarmi.
Presa dalla passione, agitata come non mai e con il cuore che mi batteva fortissimo tirai di più su la gonna, ma non mi tolsi le mutandine, tenendole come una sorta di protezione.
Lui mi tirò a se dicendo:
” Alza la gamba!… Stai attenta alla leva del cambio!”
E prima una e dopo l’altra oltrepassando anche le sue gambe, tirandomi ancora, mi ritrovai non senza difficoltà su di lui, come se cavalcassi una moto. Misi le ginocchia a gambe piegate e larghe vicino ai suoi fianchi e mi trovai sopra di lui seduta a cavalcioni, con la testa che toccava il tettuccio dell’auto e dovevo tenerla leggermente piegata.
Con la leva abbassò lo schienale del suo sedile al massimo e lo vidi andare indietro e io per forza di gravità seguirlo dietro di lui. Quando si fermò era semisdraiato e io seduta su di lui che ci guardavamo in faccia.
Riprese a baciarmi in bocca, dal basso verso l’alto, non avevo mai fatto sesso così in auto con mio marito e tutto sommato mi eccitava.
Con le dita mi accarezzava la vulva sopra al tessuto delle mutandine, la premeva e impastava con i polpastrelli, ed era bello, avvertivo il caldo in vagina e dappertutto sul corpo e la sentivo bagnata d’umori dentro e fuori.
Iniziando entrambi a sudare, abbassò i finestrini giù…per fare circolare l’aria.
Toccandomela e impastandomela lo sentii spostare nuovamente il tessuto su il lato inguinale, scoprendomi la vulva.
“Questo no… non voglio!” Esclamai risoluta capendo cosa avesse intenzione di fare.”Torniamo indietro… .” Mormorai.
“Ma come indietro? Io ti amo, ti voglio!”
Quelle parole così profonde e intime mi scombussolavano.
“Non è vero che mi ami!” Esclamai provocatoria :” Tu mi vuoi solo fare sesso con me, come probabilmente fai le altre… .”
“No te lo giurò… “ Diceva guardandomi e accarezzandomi la fronte sudata.”…Mi sei piaciuta subito dalla prima volta che ti ho vista… mi sono innamorato di te!… Credimi!… E se mi comporto così con te è perché ti amo davvero. Non ho mai fatto con nessun altra queste cose, te lo giuro!”
Quelle parole mi agitavano ed eccitavano, soprattutto il fatto che diceva d’amarmi.”.
“Non ci credo!” Ripetevo.
“Ora ti faccio vedere io che ti amo!” Disse e tirandomi con il capo giù verso di lui mi infilò ancora la lingua in bocca e riprese a baciarmi con foga e passione.
In quei momenti non pensavo a niente, ne a me, ne a mio marito.
Mentre mi baciava lo sentii ancora con le dita spostare le mutandine di lato all’inguine e scoprirmi tutta la figa accarezzandola con le dita, eccitandomi e facendomi fremere.
Lo appoggiò sopra e non feci nulla per impedirlo, per fermarlo. Lo sentii sfregare sulla fessura, su e giù e avvertii la cappella fermarsi al centro, puntare e premere forte tra le grandi labbra e contemporaneamente succhiandomi le labbra tirami giù lentamente per i fianchi sopra di lui, penetrandomi… . Fu bellissimo… meraviglioso sentirlo entrare dentro la vagina ormai calda e umida di umori.
Mi fece sedere sopra lui, con il sedere quasi alle sue cosce, infilandolo tutto fino in fondo, ad avere i miei inguini sopra i suoi e ad avvertire l’asta arrivarmi in alto, forse in utero, da sentirla in pancia..fino ad avere una smorfia di piacere e godimento inarcando la schiena e sussurrando un :”Noooooohhhhhh!!!!!”
E quando mi sedetti sopra lui per un attimo realizzai e pensai:“…Diooo miooo!!… Che ho fatto!!… Mi ha penetrata!…Che sto facendo!?”
Ero incredula di me stessa, di quello che d’impulso compivo.
Nel sentirlo in me emisi un gemito di piacere, fu bellissimo e iniziò a muoversi dando colpetti verso l’alto e contemporaneamente iniziò a sbottonarmi la camicia, fino ad aprirla tutta, alzare il reggiseno e tirarmi fuori le mammelle dalle coppe prendendole in mano baciandole e leccandole, prendendosi in bocca il capezzolo succhiandolo.
A sentirlo tra le sue labbra avvertii come una scossa elettrica, un fremito improvviso attraversarmi il corpo e corrermi sulla pelle. Ero in silenzio non dicevo niente…godevo e gemevo con il capo reclinato verso lui e tutti i capelli giù a coprire a entrambi parte dei nostri volti .
Godevo e ansimavo e dai colpi sempre più forti il mio capo batteva sul tettuccio dell’auto, ero praticamente accovacciata su di lui e lui dentro di me.
Passai le braccia sulle sue spalle e con la mano gli accarezzai la nuca rasata e il codino e mi eccitati di più muovendomi da sola e lui continuò a chiavarmi… .
Con due dita teneva lo slip spostato sull’inguine lasciandomi fuori il sesso peloso con la sua asta eretta dentro.
Godevo e gemevo:” Aaahhh!! Aaaaahhh!!! Mmmmmmmhhhhh!!!”
Ricordo ancora i suoi occhi sotto di me, erano dominanti… mi guardavano godere come se mi avesse sottomessa.
Mi prese per le spalle e mi tirò su di se, facendomi andare con le mammelle sul suo volto per baciarle e succhiarle poi salire con la bocca e fare lo stesso con le mie labbra, e appoggiando le mani sui lombi mi spingeva di più e in basso, verso lui, penetrandomi tutta in profondità.
Tirai un urlo di piacere che si spanse per l’abitacolo e fuori:
” Aaaahhhhhhhh…. Aaahhh! …Aaaaaaaaahhhhhhhhhh!!“
Ripetevo forte come una cantilena sentendolo arrivare e battermi il suo glande sull’utero, era bellissimo e lo baciavo in viso, in fronte sui capelli, le accarezzavo il codino… . Non avevo mai provato un piacere così con mio marito.
Lui mi accompagnava nei movimenti con le mani sui fianchi o appoggiate ai glutei, allargandomeli e accarezzandomi l’ano, subito non volevo, mi imbarazzava, ma lui insistette a farlo e fu bello, era meraviglioso sentirselo titillare con il dito mentre ero posseduta da lui.
Lo abbracciavo sul collo e nell’abitacolo c’era solo il mio ansimare godente di giovane moglie adultera posseduta da un altro che fendeva l’aria.
Non so quanto tempo passò, cinque, dieci, venti minuti, non lo so, so solo che ebbi più di un orgasmo e in quello finale urlai esplodendo di gioia:
“Aaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!”
Stringendolo forte a me e baciandolo ripetutamente sul volto, nelle labbra, sugli occhi e in fronte .
“Togliti di sopra… togliti di sopra!” Mi sussurrò all’improvviso ancora godente dopo che ebbi l’orgasmo e restavo a gioire della sua asta dentro di me:” Voglio venire anch’io!”
Alzai la gamba sinistra e lo sfilai dalla vagina, dove lui lasciò subito lo slip sull’inguine, e la parte vulvare delle mutandine non tenute più lateralmente dal suo cazzo ritornarono a coprirmi completamente la figa bagnata, e bagnandosi di più del mio piacere.
Aiutata da lui ruotai con il tronco fino a cadere con il sedere sopra il mio sedile di guida E lui in quel momento toccandoselo venne copiosamente su un fazzolettino preso dal cruscotto.
Sembrava un vulcano che eruttava in aria lava bianca.
Terminato tutto ero seduta sudata con il capo reclinato indietro, iniziando lentamente a prendere un respiro regolare. Ci guardammo, lui si avvicinò e mi baciò ancora sulla bocca con la lingua dentro in un lungo bacio passionale. No dicemmo nulla, scendemmo e ci rimettemmo a posto gli abiti e io i capelli cercando di osservarmi nello specchietto retrovisore e dopo alcuni minuti, ma sempre agitata mi fece riaccendere il motore e ripartire, ritornando davanti all’autoscuola. Giunti presi la mia borsa e il mio gardigan che erano nel sedile dietro e prima di andare via, preoccupata le dissi:
” Non pensare male di me, lo fatto perché mi sono sentito attratto a te.”
“ E allora se ti senti attratta da me, dimmi che mi ami come io amo te!”
Erano parole grosse, che significavano una vita .
“Non mi ami?” Chiese.
“Si ma… non voglio che pensi male di me!” Sorrise:” Stai tranquilla, non penserò mai male di te. Ecco vedi… ora vorrei baciarti, stringerti ma non posso farlo perché la gente ci guarda e mi tocca salutarti freddamente.”
Sorrisi.
“Se non vuoi dire che mi ami, dimmi almeno che non sei pentita di quello che abbiamo fatto!”
Lo guardai ed esclamai:” No! Non sono pentita!” Sorrise
Scendemmo dall’auto e ci salutammo con una stretta di mano guardandoci complici negli occhi, sussurrandomi lui:
“Stai tranquilla nessuno saprà niente, lo fatto perché sento qualcosa per te e non solo per scoperti e anche tu senti qualcosa per me e per questo ci siamo amati.” Gli sorrisi.
Era stato bello, bellissimo, non lo avevo mai fatto in auto e in quel modo sopra l’uomo e mi piacque moltissimo… ma avevo tradito mio marito, come diciamo noi lo avevo reso uno scurnacchiato, ovvero cornuto, e avevo chiavato per la prima volta con un altro uomo che non era lui e proprio con Gianni che non era nemmeno bello, però mi attraeva e piaceva e mi scombussolava quando diceva di amarmi… ci credevo, ma per lui era un modo per tenermi con se.

Avevo fatto cornuto mio marito non certo per amore. Non sapevo cosa sentivo per Gianni, non certo amore, forse una forma di infatuazione, senz’altro un’ attrazione fisica e mentale, dipendente da lui che mi dava sicurezza. Non volevo passare per una ragazza facile che tradisce il marito, era stato un momento di debolezza. Lui conosceva bene la psicologia femminile, perché quel sentirmi dire che mi amava, mi turbava e disorientava. E pensavo:
“Chissà quante donne e ragazze sono passate in questa prima di me.
Sapeva che non ero una donna d’avventura, ma di sentimento e sapeva come fare, dicendomi che mi amava, che era innamorato di me e io stupida ci credevo.

Quel tardi pomeriggio tornai a casa sconvolta e mi misi a preparare cena con il pensiero che avevo tradito mio marito per la prima volta, mi dispiaceva per lui che in fondo amavo, ma mi accorsi che non ne provavo rimorso, non ero pentita.
Prima mi feci una doccia insaponandomi tutta, era la prima volta che ero stata di un altro uomo e non volevo che mi restasse addosso il profumo di Gianni e mi cambiai anche biancheria e abito.
Mi discolpavo dicendomi:
“In fondo se le cercata lui! Mi trascura, mi lascia sola!…” E mi giustificavo pensando:”… E poi intanto è solo una scappatella, un’avventura che una volta presa la patente finirà!” E mi scagionavo dal tormento.
Uscita dalla doccia mi asciugai e mi misi ai fornelli e mentre preparavo non potevo non pensare a quello che avevo fatto, che però anche con tutte le motivazioni che cercavo, non era giusto quello che avevo fatto, ero una signora sposata. Ma ormai…! Mi scusavo da sola, devo dire che ero giovane e incosciente, non mi rendevo conto appieno di quello che avevo fatto e che rischiavo.
La sera a casa con lui ero diversa, quel rapporto sessuale mi aveva cambiata dentro, inutile nascondermelo, non ero più la Francesca di prima, la moglie premurosa che pensava solo al marito, mi capitava spesso di pensare a quel momento d’amore. Guardavo mio marito ma lo vedevo con una luce diversa e pensavo a Gianni… al suo codino buffo, a dov’era in quel momento e cosa stesse facendo.
Finchè dopo cena, con Lele perso a guardarsi la tv, non resistetti, fu più forte di me e seduta nel divano fingendo di guardare anch’io la tv, non vista gli mandai un messaggio con lo smartphone:
“Ti sto pensando… .” Scrissi soltanto.
Poco dopo arrivò la risposta:
“Anch’io amore mio!!” E mi riempì di gioia.
Da quel giorno nacque una storia intima tra me e lui.
Non mi credevo capace di tanto, di avere una relazione adultera, ma evidentemente anch’io non mi conoscevo abbastanza.
Poi mio marito si spostò e venne a sedersi vicino a me sorridendomi e baciandomi in fronte e passandomi il braccio dietro la testa sulle spalle, mi tirò a lui e restammo a vedere la tv così, abbracciati.

Il giorno dopo ero sola in casa i turni con mio marito per esigenze di servizio non combaciavano con i miei e quel giorno io avevo fatto il mattino , dalle 06.00 alle 14.00 e lui faceva il pomeriggio dalle 14.00 alle 22.00, ci eravamo visti solo al cambio pochi minuti e dati i soliti bacini.
Non avevo lezione quel giorno e il pomeriggio lo passai mettendo un po’ a posto in casa, poi andai a vedere le ristrutturazioni e poi uscii a passeggiare e a fare la spesa.
E pensavo sempre a lui a Gianni e a quello che avevamo fatto, non mi era dispiaciuto, anzi mi era piaciuto e come dicevo inconsciamente non avevo rimorsi verso mio marito. Scoprii in me che mi ero invaghita di Gianni e in quei momenti per darmi una giustificazione a continuare con lui pensavo:
”Mio marito se le cercata…” E poi mi ripetevo:” … è solo una scappatella che terminerà quando finirò le lezioni, quando prenderò la patente finirà tutto… .”
Verso le 18.00 ero sola a casa e avevo già preparato cena per Raffaele che sarebbe rientrato a fine turno, alle 22.30, e mi venne voglia di vederlo, chiacchierare un po’ con lui e così decisi fargli una sorpresa e all’improvviso mi presentai all’autoscuola alla lezione serale di teoria pur non dovendone seguire altre, avendo già passato gli esami.
Erano tutti ragazzi di un nuovo corso e nessuno mi conosceva.
Mi sedetti nell’ultimo banco e segui la lezione.
Lui mi vide e sorrise e non disse nulla e mi guardava sempre e mi sorrideva con gli occhi e lo stesso facevo io, percepivo le sue occhiate come lui le mie , non se l’aspettava che mi presentassi di nuovo in autoscuola e questo mi divertiva ed eccitava.
Al termine lentamente salutando uscirono tutti dall’aula e restammo solo io e lui, che chiuse la porta dicendomi.
“Come mai qui? Sei venuta per me?”
“No!” Risposi mentendo:” Passavo per caso e mi sono detta perché non salutarlo.”
Sapeva che non era vero.
“Allora non sei venuta per me?” Ripetè.
“No! Sono qui per caso, così … anzi ora me ne devo andare!” Gli dissi.
Ma prima che mi allontanassi mi senti prendere per il braccio dalla sua mano, voltarmi con un dolce strattone, guardarmi negli occhi, avvicinarsi e baciarmi in bocca. Io non opposi resistenza, anzi ricambiai il bacio passandogli le braccia al collo. Un bacio lungo e passionale, mettendo la mia mano sulla sua nuca rasata, sotto il suo codino.
Non so perché, ma mi sentivo trascurata da mio marito, o volevo pensarlo io, per cui avevo bisogno di qualcuno che mi desse la giusta importanza. La situazione con lui era anche molto eccitante e quindi non mi tirai indietro e lo lasciai fare.
“Vieni!” Mi disse eccitato prendendomi per mano e spegnendo la luce della sala che era sulla strada, aprì una porta e mi portò sul retro dell’aula dell’autoscuola, dove c’era un divano, due sedie, una scrivania, uno scaffale lungo pieno di documenti e un televisore.

Mi sbottonò i primi bottoni della camicetta e infilò la mano all’interno del reggiseno e tirando fuori una mammella dalla coppa iniziò a stringerla e accarezzarla, prendendomi anche dolcemente tra le dita i capezzoli e sfregandoli.
D’improvviso sentii un forte calore al ventre, che con mio marito non provavo così intenso, non volevo, ma mi stava piacendo. Iniziavo a godere dei suoi gesti e lui se ne accorse.
Sapeva toccarmi e guardarmi con quell’interesse che io cercavo, ed era passionale, molto passionale.
Continuammo a baciarci ardentemente di là sul retro, iniziando lui a spogliare me e io lui, con la voglia di fare l’amore.
Tirandomela indietro sulle spalle mi tolse la giacca, facendo sfilare le maniche dalle braccia mentre io gli sbottonavo la camicia e lui iniziò subito a fare lo stesso con la mia già aperta precedentemente.
Poi come presi improvvisamente dal desiderio carnale di possederci, per fare più in fretta iniziammo a spogliarci da soli, restando completamente nudi… .
Quando si voltò verso me, aveva la sua asta eretta che oscillava davanti a lui fendendo l’aria di fronte a essa, un glande rivolto in su… .
Mi abbracciò e mi accarezzo sui peli del sesso, baciandomi in bocca e introducendomi un dito in vagina masturbandomi, iniziando a farmi godere .
Ero eccitatissima , avevo i capezzoli turgidi e dritti.
“Allora sei venuta per me?” Chiese all’improvviso.
Restai in silenzio piena di desiderio con le escursioni respiratorie profonde che aumentavano per l’eccitazione, Avrei voluto dire di no e invece restai in silenzio.
Ma lui sapeva come prendermi, aveva scoperto il mio punto erogeno che era il collo e baciandolo e leccandolo, mi ripetè ancora:
“Sei venuta per me?”
“Siiiii!!!” Esclamai d’impeto a quel punto quasi gridando, abbracciandolo. Ma lui continuò:
“Perché sei venuta?” Domandò accarezzandomi.
“Perchè ti voglio..ti desidero.” Risposi. E ci baciammo stringendoci sui nostri corpi nudi. Poi prima di proseguire gli chiesi:
“Non adoperi il preservativo?”
“ No perché?” Ribattè.
“ Perchè così non mi sento sicura… .”
“Che paura hai?” Mi domandò aggiungendo:” Di restare incinta??”
“Si! “ Gli risposi:” Ho questo timore … .”
“Ma con tuo marito lo fai con il preservativo?” Mi chiese sorridendo… .
“Che centra lui è mio marito?… e comunque lo facciamo senza, interrompe il coito.” Dissi.
“ Anch’io! …Stai tranquilla che non ti metterò incinta se non voglio, so autocontrollarmi e ti verrò fuori, hai visto ieri in auto?”
Mi rassicurò e mi fidai , stese un lenzuolo pulito sul divano e ci sdraiammo sopra, io sotto di lui.
Con le labbra baciandomi la pelle iniziò dal seno e scivolò giù, fino ad arrivare con la bocca sul mio sesso, iniziando a baciarlo e leccarlo.
Dapprima delicatamente, alternando baci a leccate sulla figa sui miei peli neri.
Mi piaceva da morire sentirmela leccata da lui e gli misi una mano sul capo invitandolo a continuare, divaricando di più le cosce per permettergli di farlo meglio. Aveva una lingua calda, soffice ma ruvida.
“ Hai un sapore dolcissimo!” Esclamò riferendosi ai miei umori vaginali staccandosi e tirando sul capo, per poi abbassarlo e iniziare ancora a leccarla, infilando la lingua nella vagina e solleticandomi il clitoride.
Restò alcuni minuti inginocchiato tra le mie gambe con la mia mano sul suo capo ad accarezzarlo e a prendergli il codino mentre me la leccava facendomi gemere.
Poi si tirò su, mi divaricò di più le gambe piegandole e mettendosi bene tra loro e con un colpo deciso mi penetrò.
Lo sentii entrare in me inarcandomi e iniziò a possedermi e farmi gemere sul suo divano nel retro dell’autoscuola.
“ Ti ho sempre desiderata dal primo momento che ti ho vista:” Mi sussurrava, agitandomi di più . Il mio respiro cambiò da affannato divenne eccitato.

Lo sentivo dentro me che si muoveva e mi piaceva, e lo abbracciai, baciai e strinsi a me.
Le sue braccia tirarono su le mie in alto e le sue mani si misero sopra le mie intrecciando le dita dandomi colpi profondi in vagina facendomi godere.
” Dio mioooo!!….. Godooooo!….Godooooo!!…. Sto godendo con lui!” Pensavo.
Dal piacere stringevo forte le sue dita tra le mie iniziando a gemere in modo incontrollato: ”Mmmmmhhhhhhhhhh!!!!!!!!! Siiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!!!! Aaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!”.
Ed ebbi un primo orgasmo.
Poi lasciò le mie mani e fece scorrere le sue lentamente sulle mie braccia , fino ad arrivare alle ascelle e di li al seno pallido, gonfio , palpitante sotto il respiro ansioso, stringerlo e baciarlo, mentre io abbassavo le mie abbracciandolo sulla schiena ad accarezzarlo.
Con le mani mi esplorava tutto il corpo, i fianchi e i glutei, soffermandosi in particolare sul seno prosperoso baciandolo e succhiandolo avidamente. Avevo una eccitazione tremenda, provavo sensazioni diverse che con mio marito e spinsi il bacino verso di lui facendomi penetrare di più, a fondo e sentirlo bene dentro me.
Spingeva, spingeva forte e lo sentivo toccarmi l’utero ed era bellissimo, meraviglioso.
La mia mano gli accarezzava il torace sudato e la sua il mio seno … insistendo sul capezzolo, che si inturgidì di più; riabbassò il capo e prendendolo tra le labbra iniziò a succhiarlo.
” Mmmmmmmmmmhhhhhhhhh!!!”
Mormorai ed emisi un sospiro di gioia più forte.
Ero talmente eccitata che bastarono pochi colpi per farmi venire… avere un altro orgasmo sconvolgente e urlare scuotendomi tutta, stringendolo a me baciandolo, mentre lui lo tirava fuori veloce schizzandomi il suo sperma bianco e caldo con getti violenti sull’addome… .

Avevamo terminato il nostro amplesso, restammo abbracciati, lui sopra di me ansimanti mi guardava e accarezzava il viso e i capelli dandomi semplici baci sulle labbra, la fronte, gli occhi, mi coccolava e io mi sentivo bene tra le sue braccia e non pensavo a Raffaele mio marito .
Mai avrei pensato di fare sesso con un tipo come lui che ritenevo bizzarro, inadatto a me anche come caratteristiche fisiche. Eravamo diventati amanti. Avevo un’amante e mi sembrava impossibile, io una ragazza seria, sposata, e di buoni principi.
Restammo lì abbracciati nel nostro sudore e tra i nostri odori corporali e sessuali.
Accarezzandomi sul viso esclamò:
“Ti conoscevo completamente diversa, insicura, impacciata e imbranata, ma nell’intimo sei davvero un’altra donna, calda, molto passionale.” Mi fecero piacere quelle parole e gli sorrisi.
Poi ci alzammo, mi lavai lo sperma sull’addome nel bagnetto privato che aveva nel retro e mi rivestii e lui fece lo stesso. Come una adultera mi fece attraversare l’aula delle lezioni al buio, aprì la porta che dava sulla strada, guardò fuori e dandomi l’ultimo bacino mentre ci lasciavamo, come facevo con mio marito, come una ladra uscii e furtiva tornai a casa ad aspettare mio marito. Mi sentivo strana, diversa, il cuore mi batteva forte e provavo sensazioni da ragazzina, lui era il mio secondo uomo, non ero innamorata, ma certamente ero invaghita di lui , infatuata e lo sentivo, tanto da considerarlo il mio amante e spesso lo pensavo anche quando ero con mio marito.
A casa mi lavai e mi rimisi in ordine e quando entrò Lele, non so perché ma distinto lo abbracciai. “ Ti amo!” Gli dissi.
“Anch’io!” Rispose contraccambiando felice l’abbraccio.
“Vieni a cenare!” Lo feci sedere e come una brava moglie lo servii a tavola, non so… mi sentivo strana… amavo mio marito, ma avvertivo anche forte l’attrazione per Gianni.

Nei giorni seguenti ci ripensai, quello che vivevo era qualcosa di speciale, come se avessi due uomini; mio marito lo amavo più che altro sentimentalmente e Gianni sessualmente, e li vivevo come se fossero una persona unica.
Mi sentivo in crisi. Ero confusa e anche un po’ depressa della situazione che si era creata. Mi ero ritrovata all’improvviso della mia routine quotidiana e coniugale, innamorata di mio marito quasi sempre assente per lavoro e invaghita di Gianni che mi corteggiava e diceva di amarmi, che era l’opposto di lui, fisicamente e caratterialmente; istintivo, un po’ rude, ed era nata la passione, l’infatuazione, l’intesa.
Ragionando sola mi accorsi che tutto era avvenuto in fretta, troppo… senza nemmeno il tempo di riflettere e lo stavo facendo dopo, che ormai era troppo tardi.
Non mi aspettavo che mi succedesse quello che mi era accaduto e proprio con un tipo come Gianni, lontano dal il mio tipo d’uomo, ma daltronte mio marito in quel momento non mi dava l’attenzione di cui avevo bisogno.
Sapevo che il mio posto nella vita era accanto a lui essendo una coppia e molto presto una famiglia, ma non c’era più il rapporto e l’affiatamento di prima o almeno io vedevo le cose così in quei momenti . Senza la tensione dei corpi tra noi era sparita la complicità e si era bloccata la comunicazione tra noi.
La trascuratezza che vivevo nel nostro rapporto coniugale, mi aveva spinto ad accettare attenzioni da Gianni. Probabilmente inconsciamente ero alla ricerca di una passione che sembrava essere venuta meno con mio marito e ritrovavo in Gianni il fuoco inarrestabile dell’emozione e come un incendio mi aveva travolta bruciandomi, anche se cercavo di essere fredda e distaccata da lui.
Egoisticamente pensavo che sia Gianni che mio marito, facevano parte di me, fossero perfetti nell’insieme pur essendo divisi e diversi, uno sessuale e l’altro sentimentale. Ma non potevo avere due uomini per un rispetto morale per me stessa e mio marito, e farli convivere entrambi in una stessa relazione. Arriva un momento nella vita di tutti in cui i desideri prevalgono persino sui bisogni.
Non avevo rimpianti a incontrarmi con Gianni, mi ero sposata giovane e non avevo avuto altri uomini ne sentimenti per alcuno oltre mio marito e con Gianni si era instaurata una intimità fisica, una complicità trasgressiva e passionale. Sapeva farmi emozionare e fremere, sapeva farmi godere… era rassicurante e mi regalava un senso di tranquillità e completezza. Aveva l’energia rivoluzionaria dell’eros senza la quale il rapporto intimo perde significato. Provavo forti emozioni con lui e continui sensi di colpa verso mio marito, ma che non soffocavano i miei nuovi desideri.
Con Gianni condividevo qualche ora, momenti clandestini e di adulterio rubati al mio matrimonio, prima di tornare a casa per trascorrere con mio marito la serata di coppia coniugale.
Raffaele invece era un uomo all’antica, un marito roccia, affidabile e protettivo ma distratto dal lavoro. L’amore con mio marito era basato sulla fiducia reciproca e il rispetto, valori che io trasgredivo con l’infedeltà…il tradimento.

Ero conscia che quella che vivevo era un’insana follia, una leggerezza, ma ne ero travolta sessualmente, anche se in seguito non fu solo una cosa superficiale, ma profonda, avendo difficoltà a dissociare l’amore dal sesso e non riuscivo a godere del carnale con Gianni senza esserne coinvolta emotivamente con lui e amarlo. Non fu più solo una questione di sesso.

Quando si riusciva, si faceva l’amore e lo facevamo quasi sempre nel retro della scuola guida, essendo un luogo tranquillo e sicuro.
Io pur piacendomi e sentendomi attratta da lui fui realista e gli dissi:
” Guarda Gianni, io amo mio marito e in un certo modo anche te, ma il nostro è un rapporto di sesso, che una volta finita la scuola guida, finirà tutto.“
Lui accettò, fu d’accordo, veniva da un divorzio e non aveva intenzione di impegnarsi sentimentalmente in relazioni e gli andava benissimo la mia proposta, anche se sentiva una forte attrazione verso me e rispose:” E’ un’avventura l’unione dei nostri corpi e ne tuo marito ne nessuno saprà mai nulla … .”
Non lo amavo. Amavo mio marito, ma era peggio, perché lui mi piaceva, in quei momenti mi faceva sentire realizzata, ascoltata, desiderata… donna. O come diciamo noi “femmina”.

In quel mese, mio marito vedendomi assente e distratta, per colmare la distanza che si era creata tra noi, decise di aiutarmi a farmi fare pratica di guida con lui, visto che avevo il foglio rosa. Provammo, i pomeriggi che eravamo liberi assieme e le domeniche andammo in zone poche frequentate e seppur timoroso si affidò a me per la guida della nostra auto. Ma con tutta la sua buona volontà fu una frana, che mi spinse ancora di più verso Gianni. Innanzi tutto la nostra auto e quindi lui non aveva i pedali frizione e freno per controllarmi e tutto era affidato a me con doppia mia agitazione e responsabilità se toccavo, e poi mi stava di fianco con la mano poggiata sempre sul freno a mano pronto a tirarlo.
Mi metteva insicurezza:
” Stai attenta all’incrocio!” Ralenta…frena… Guarda che laggiù sta arrivando un auto… .” E tutto così .
“Stai zitto che mi distrai, mi innervosisci!”Gli dicevo, ma lui insisteva non fidandosi della mia guida.
Facevo come mi diceva, ma era una tensione continua, più che avere a cuore che io imparassi a guidare, aveva paura che bocciassi qualche altra auto o toccassi qualche muretto o paletto, e la ingolfassi o imballassi il motore. Lo accontentavo per non destare sospetti, ma non piaceva guidare con lui,imparavo ben poco, mi spaventava e confondeva soltanto, preferivo e pensavo a Gianni, in quei momenti non avrei voluto essere con mio marito ma con lui.

Nei nostri incontri fedifraghi non tutti i rapporti nel retro dell’autoscuola avvenivano alla sera e spogliandoci nudi, a volte non c’era tempo o perché lui aveva altri impegni o perché li avevo io e arrivava mio marito a casa e così li consumavamo nel pomeriggio, senza spogliarci completamente e per me erano molto erotici ed eccitanti .
La prima volta che avvenne un pomeriggio mi portò nel retro con la scusa di mostrami dei documenti, c’erano due ragazzi in fondo all’aula che studiavano, si mise a baciarmi in bocca, sul collo e sul viso.
“Sei pazzo!” Esclamai a bassa voce:” C’è gente di là, ci sono i ragazzi.”
“ Stai tranquilla che non vengono di qua! E non sentiranno niente . Lasciati andare !”
“No!… Non voglio con la gente fuori!” Ribattei.
“Lasciati andare, vedrai che così ti piacerà di più.”
Ero rigida, lui mi baciava e le sue mani mi frugavano in tutto il corpo. All’improvviso mi fece ruotare, spostò la mia folta chioma sulla spalla e dietro di me iniziò a baciarmi sul collo e la spalla.
Mi sentivo eccitata dalla situazione e dal luogo, piegavo il capo di lato e glielo lasciavo succhiare, baciare e leccare perché mi piaceva, e mentre lui mi infilava le mani sotto la maglietta e toglieva le mammelle da dentro le coppe del reggiseno e me le stringeva…i miei lunghi capelli cadevano tutti su un lato.
Mi spinse verso la scrivania dicendomi:
“ Qui!.. Metti qui le mai!“
E prendendole sopra le mie, guidando le braccia mi fece segno di appoggiarle sopra la scrivania, e baciandomi sussurrò:
“Piegati!.. . Piegati in avanti con il busto !”
Spingendomi con una mano sulla schiena, mentre con l’altra mi teneva sul ventre facendomi spostare solo il tronco in avanti.
Mi piegai sotto la spinta e la sua forza, mentre lui togliendo la mano dal ventre mi tirava su la gonna da dietro, scoprendomi il sedere e tirandomi giù le mutandine alle ginocchia, lasciando il sedere nudo, accarezzandolo.
Ero sconvolta , incapace di reagire, mi ritrovai in quella posizione assurda e umiliante a novanta gradi con il sedere nudo e scoperto verso di lui.
Tenendomi sempre giù per la schiena iniziò ad accarezzarmi i glutei e a dargli degli schiaffetti facendomi scuotere. Nonostante tutto era eccitante sentivo la vagina umida dal piacere e le sue mani toccare delicatamente o brutalmente le natiche.
“ E’ bello , meraviglioso, hai un culo fantastico Francesca.” Mi sussurrò:” … E com’è morbido e pallido. Hai proprio un bel culo!” Esclamò, facendomi inorgoglire. Frasi che mio marito non mi diceva mai.
Girando la testa per reazione al tatto della sua mano ruvida e irriguardosa della mia intimità, lo vidi inumidire le ditta con la saliva e li sentii passare sui peli del mio sesso lubrificandomi e inumidendomi l’apertura vaginale e il suo dito penetrarmi e farsi strada, facendomi sussultare mentre continuava a baciarmi sul collo.
Sapeva che mi piaceva quello che stava facendo e al suo invito divaricai di più le gambe lasciandomela accarezzare da dietro.
“Hai una bella figa pelosa!…Come piace a me! “ Bisbigliò spingendo il dito dentro e facendomi inarcare.
Ferma in quella posizione animalesca, con le braccia tese appoggiate sulla scrivania, sentii il suo glande appoggiarsi e spingere tra labbra vaginali, mentre una mano mi teneva per un fianco e con l’altra si aiutava per infilarlo.
Lo avvertii entrare lentamente ma inesorabilmente dentro me, lungo e duro e sussultai ancora di più. Lui essendo basso, era dell’altezza giusta e non doveva piegare le ginocchia per arrivare a penetrarmi, come invece avrebbe dovuto fare mio marito essendo alto.
E sempre tenendomi per un fianco, iniziò a muoversi avanti e indietro e a chiavarmi, mentre io mi tenevo in equilibrio in quella posizione a me sconosciuta con le mani appoggiate alla scrivania.
Lo sentivo dentro spingere tutto fino in fondo a toccarmi l’utero e pronunciare frasi indecenti su di me e sulle mie parti anatomiche e chiavarmi velocemente con vigore , mentre con le mani mi stringeva le mammelle.

Furono minuti brutali, interminabili anche se brevi sentivo la sua pancia battere forte sulle mie natiche, prendermi per i fianchi e spingere di più, e immobile in quella posizione con tutti i capelli che nei movimenti mi cadevano davanti a coprirmi il viso, iniziavo a provare un piacere folle, concentrato, preludio di un orgasmo in arrivo. E subito dopo iniziarono a tremarmi le gambe e a cedere e incominciai a scuotere il corpo e le natiche spingendole di più indietro verso lui, ed ebbi un orgasmo intenso che non riuscii a trattenere e gemetti, coprendomi lui la bocca con la mano per non farmi sentire :
“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”
Mi uscì soffocato dalle labbra e attutito dalle sue dita sulla bocca. Continuando a penetrarmi facendomi godere e dal piacere stringere con le dita il bordo intarsiato della scrivania in cui ero appoggiata o stropicciare i fogli che vi erano sopra.
Poi anche lui ansimante, lo tirò fuori veloce riversando sulle mie natiche tutto il suo sperma abbondante, caldo bianco e filamentoso, battendoci sopra il cazzo duro, come a scrollarlo dai residui disperma e in segno di dominio su di me .

Non sempre si faceva sesso quando ci incontravamo. Un’altra volta non avevamo tempo, andammo sul retro e mi baciò appassionatamente, mentre da sopra gli abiti accarezzava il mio corpo e giocava con i miei capelli che gli piacevano moltissimo. Eravamo tutte e due eccitati, ma era rischioso fare sesso, c’erano delle ragazze nell’aula.
Allora mi chiese di baciarglielo; io non volevo.
“Dai su! …Bacialo un po’, io te lo baciata e leccata la figa… .” Disse.
Ma a me dava fastidio, non mi piaceva fare quelle cose, non lo facevo nemmeno quasi più con mio marito. Ripetei di no…ma lui si mise davanti a me, posò le mani sulle mie spalle e guardandomi negli occhi mi spinse giù con forza:
“No… dai no!! Gianni… no!… Questo no! Non voglio!” Esclamai infastidita , ma lui inesorabile e con forza mi fece piegare mettendomi in ginocchio davanti a lui, lo tirò fuori e me lo mise davanti al volto eretto.
“Dai bacialo! Leccalo!” Esclamò.
Non so nemmeno io perché lo feci, forse per far finire tutto e mi avvicinai con le labbra e lo baciai.
“Brava ancora!” Ripetè mettendomi le mani sul capo:” Bacialo, leccalo un pò!”
Lo baciai ancora e dopo tirai fuori la punta della lingua e lo leccai brevemente.
Ma la sua mano sui capelli mi teneva abbassata e ferma, ed era umiliante essere inginocchiata davanti a lui.
“Ancora dai!“ Esclamò ormai eccitato, che io, la giovane sposina, la signora Francesca glielo prendessi in bocca.
Sapevo che fare un pompino è un atto di sottomissione e soprattutto d’umiliazione per una donna, ma in quel momento più che una donna ed un uomo eravamo solo una femmina ed un maschio e iniziai a leccarlo sulla cappella e non contento volle di più ancora:
“ Succhialo!”
“No succhiare in bocca no!”Esclamai staccandomi da lui. Ma lui con dolcezza mi riportò la testa alla sua asta.
“ Succhialo solo un po’… dai!”
Non so perché lo assecondai, ma lo feci, lo misi in bocca e lo ciucciai come si dice da noi, e lui con la sua mano aiutava la mia testa a tenere il ritmo giusto di quel succhiare.
Sentivo la tensione aumentare, e lui che continua a tirarmi e contorcermi i capelli con le dita … . E d’istinto come avevo fatto a volte con mio marito, presi tutta la cappella in bocca e iniziai ad aspirare.
Per qualche secondo mi infilai la cappella in bocca, ma solo quella e lo succhiai , mentre lui con la sinistra, con due dita mi accarezza va dolcissimo il collo.
Lo sentii indurirsi di più in bocca e pulsare forte, e un fiotto improvviso e violentissimo caldo e inaspettato mi arrivo in bocca . Mi retrassi schifata togliendo la cappella dalla bocca mentre eiaculava, ma facendo così involontariamente feci in modo che gli altri schizzi guidati dalla sua mano mi arrivassero in viso e sui capelli.
Mi aveva colpito l’occhio sinistro accecandolo e sentivo il suo sperma caldo sulla pelle del viso, mentre altri schizzi caldi e potenti continuarono a colpire ritmicamente il mio volto e i miei capelli.
“No… no… nooo! Questo no!” Gridai sconcertata sentendomi colpire in viso dallo sperma, ma oramai il mio volto era oltraggiato dal suo liquido seminale bianco e filamentoso.
Sputai lo sperma che avevo in bocca, sentendone per la prima volta il sapore e facendo così senza volerlo iniziò a colarmi in lunghissimi densi fili che mi pendevano dal mento o scendevano sul viso.
Lui rideva, ma io mi arrabbiai molto, mi mancava di rispetto.
“ Sei un porco! Non dovevi!” Esclamai irata.
“Ma dai è solo un po’ di sperma. Dai pulisciti!” Mi esortò passandomi i fazzolettini.
Non osavo immaginare com’era il mio volto. Mi sentivo umiliata.
Mi pulii con i fazzolettini, poi in bagno mi lavai la bocca e la faccia, portandomi via anche quel poco trucco che avevo e lui prima che uscissi mi baciò in bocca per dimostrarmi che non aveva schifo, prendendosi da me uno spintone e uno:”Stronzo!!”
In un certo senso mi aveva oltraggiata il volto con il suo sperma, ma non riuscivo a odiarlo.
Con l’intimità sessuale era aumentata anche la confidenza e quindi l’affiatamento e l’irriverenza, l’ardire da parte sua, che sfiorava la mancanza di rispetto.
Non so nemmeno io perché continuavo ad andare da lui, provavo una forte attrazione e mi eccitavano quelle differenze con mio marito, sia di carattere che fisiche, il fatto che per baciarlo non dovessi alzarmi in punta di piedi e tirare su la testa arrivandogli alla pari mi divertivano.
A volte con Gianni scherzavamo paragonandolo in altezza a mio marito e scherzando gli dicevo:
”Sei piccolotto tu!” E lui mi rispondeva ridendo e prendendomi per il braccio:
“Vieni qua! Ti faccio vedere io cosa ti fa il piccolotto adesso… .” E ridendo e scherzando facevamo sesso.
Forse era quel suo modo di fare menefreghista, sfacciato e irriverente che sessualmente mi faceva godere più che con mio marito.
Sarà stata la clandestinità, l’adulterio, ma era così. Gianni faceva sesso in modo completamente diverso da mio marito, meno dolce e più vigoroso, da dominatore e non alla pari come Lele. Non che fosse particolarmente dotato, forse mio marito lo era di più, anche se lui si difendeva, ma era tutto il contorno, la situazione che vivevo, il modo di trattarmi, di spogliarmi, di considerarmi donna, di fare sesso e di trasgredire che mi piaceva e faceva godere. Anche il girarmi, il cambiare posizione, il volere farselo baciare, il schiaffeggiarmi la natica o la mammella… il sussurrarmi oscenità all’orecchio mi piaceva e … io in quei momenti mi sottomettevo a lui e ne godevo.
E mi resi conto che mi piaceva proprio per quello.
Non lo amavo come mio marito, di quello ne ero certa, ma lui mi piaceva come tipo, mi ero infatuata. Mi attraeva ecco!”

Nella distanza che si era creata tra noi con mio marito, nei nostri silenzi, nell’essere spesso uno da una parte e l’altro dall’altra alla sera, distaccati e spesso assenti, Raffaele non potè non notare in me un cambiamento. In un mese e mezzo ero cambiata profondamente, io non me ne resi conto , ma lui si accorse di alcune variazioni nel mio comportamento. Alla sera ero tranquilla, non lo cercavo più per farmi coccolare e mi dedicavo alle mie cose, ed era lui a venirmi a cercare per fare l’amore e una sera lo respinsi anche, concedendomi quella dopo… ma non era come farlo con Gianni, con mio marito mancava la passione, la carnalità e il vigore che avevo con Gianni, lui era dolce, scontato abitudinario e poi sempre nel letto e alla sera prima di dormire soprattutto quando il giorno dopo si era di riposo, ed era un po’ come farlo solo il sabato … .
Il matrimonio c’era e anche l’amore, la dolcezza e il rispetto, però non era più quello di un tempo, mancava l’emozione e l’esaltazione, la sensualità e la lussuria che provavo con Gianni.
In quei mesi presi l’abitudine che ogni sera che mio marito era di turno o faceva gli straordinari con turni extra, andavo in autoscuola, mi sedevo all’ultimo banco e quando uscivano tutti io restavo seduta, lui andava a chiudere la porta, spegneva la luce dell’aula e andavamo nel retro a fare sesso, eravamo due amanti ormai, anche se il nostro rapporto si limitava solo agli incontri sessuali e non altro. Quei due mesi feci più sesso con lui che con mio marito.
Le lezioni di scuola guida si erano trasformate in altro, doveva essere un diversivo per liberarmi delle mie ansie e non pensare più ai problemi e invece … e ironia della sorte me ne avevano creati altri, indotta al tradimento e messo in crisi il mio matrimonio e i rapporti con mio marito. E pensare che fu proprio mio marito a propormi e a insistere che io andassi a scuola guida… .

Un tardo pomeriggio ero più agitata del solito perché saremmo andati a fare pratica di guida in autostrada. Da Albaro prendemmo la sopraelevata e sempre guidando io dopo circa 20 minuti arrivammo a Sampierdarena, da lì entrammo nel casello autostradale dell’uscita dell’aeroporto, mi fece immettere nella corsia e andai verso Rivarolo e Genova est, facemmo parecchi chilometri nella circonvallazione autostradale di Genova, facendomi segno all’improvviso di mettere la freccia e di entrare in una piazzuola separata dalla sede autostradale da una grande siepe. Mi fece mettere in fondo in modo riparato, non c’era nessuno si sentiva solo lo sfrecciare veloce dell’auto passare nelle corsie.
“Sei stata brava!“ Mi disse:” Hai visto che guidi anche in autostrada… e hai fatto anche un sorpasso di un auto e di un camion. Devi solo stare attenta hai tempi di immissione nella corsia di sorpasso previa freccia e guardare prima di immetterti che non arrivi nessuno dietro te, sorpassare e finché non vedi il mezzo che hai superato nello specchietto laterale e retrovisore non rientrare.” Aggiunse.
Gli sorrisi, ero davvero contenta di me stessa, di quello che avevo fatto che lo abbracciai. Avevo guidato parecchi chilometri in autostrada e sorpassato anche un camion e seppur piena di tensione lo avevo fatto in estrema sicurezza. Lui mi tranquillizzava.
“Il problema si porrà quando sarò da sola!” Esclamai mentre eravamo fermi.
“ Ti fai accompagnare da tuo marito.” Mi disse.
“ Tsz… se c’è lui faccio incidenti, mi agita la guida e mi angoscia…” Esternai.
Lui rise e risi anch’io e spense il motore.
Mi prese con la mano sui capelli dietro la nuca e mi tirò a se e ci baciammo, bocca bocca, lingua lingua in un bacio passionale e lungo.
Quando si staccò si guardò in giro e visto che non c’era nessuno mi bisbigliò:
“Dai vieni sopra che facciamo l’amore.”
Quella posizione a cavallo su di lui mi piaceva, la trovavo trasgressiva e mi eccitava, lo sentivo bene dentro fino in fondo e mi faceva godere. Anche l’essere in macchina in quel luogo seppur riparato, ambiguo e pubblico mi stimolarono sessualmente .
“Togliti le mutandine!” Mi sussurrò baciandomi le labbra per poi baciare il collo.
In un attimo tirai su la gonna, presi lo slip nero e traforato per l’elastico e alzando il sedere dal sedile, lo tirai giù a mezza coscia, poi alle ginocchia, alle caviglie e un piede per volta lo tolsi, mettendolo dentro la borsetta.
“Vieni sopra.“ Mi esortò accompagnandomi con una mano sul fianco.
Oramai sapevo come fare. Tirai su la gonna all’ombelico, gettai tutti i capelli dietro la schiena, alzai la gamba sinistra e allungandola al massimo andai a cavalcioni su di lui che già pronto mi puntò la cappella tra le grandi labbra prendendomi per i fianchi e io sedendomi su di esso lo sentii entrare lentamente dentro me e mi penetrò tutta ,completamente fino in fondo… gettandogli le braccia al collo e iniziando a baciarlo; mentre lui tiratami su la maglia e infilato la mano sotto, come la volta precedente alzò le coppe del reggiseno e si mise a frugare le mammelle, a stringerle e accarezzarle, iniziando a chiavarmi, dondolandomi sopra di lui , su e giù.
Con la testa toccavo il tettuccio dell’auto ed ero come incastrata su di lui e i capelli per la posizione che ero mi tornarono tutti davanti cadenti sul mio seno e il suo volto.
Iniziò a chiavarmi dandomi degli schiaffi ritmati ai glutei mentre mi alzavo e abbassavo con il sedere. Lo schiaffo era anche forte e dava la cadenza al movimento del mio fondoschiena nel momento che dovevo alzarlo, ed era eccitante, mi piaceva sentirmi battere mentre mi penetrava.
Seduta sopra di lui, inginocchiata a gambe larghe e accovacciata nella posizione detta dello smorza candela o come si dice a cavallo o della Walkiria, ai movimenti battevo con la testa il tettuccio e dovevo tenerla bassa verso lui per non prendere colpi; sentendomi penetrare a fondo con la sua asta di carne dura fino all’utero e godendo nel sentire la cappella battere contro.
Era molto erotica e lussuriosa quella posizione, anche se volgare e oscena.
Chiavavamo in quel modo lì, con io chinata su di lui con il viso sul suo, le sue labbra contro le mie baciandoci o la sua bocca sulle mie mammelle dondolanti, teso a stringerle con le mani e a succhiarne i capezzoli eccitati e turgidi; chiudendomi verso lui con le braccia attorno alla schiena, accarezzandomi sul sedere o sculacciandomelo, oppure tenendomi ferma e stretta con le sue mani sui fianchi, aiutandomi nei movimenti su e giù della mia adultera cavalcata con lui.
E mi piaceva anche sentirmi allargare le natiche e il solco gluteo, toccare l’ano, accarezzarlo, sentire il suo dito fare pressione su di esso.
Con mio marito non avevamo mai fatto nulla del genere. Come dicevo con lui non c’era passione o lussuria, ma dolcezza risaputa, scontata, coniugale, senza peccato e carnalità, ma solo quasi un dovere che dava un piacere stanco, svogliato, smorzo e scontato, tutto prevedibile.

Tra la passione, il piacere il dondolio su di lui e il guardare attorno, non facevo caso a cosa facesse con le mani. Lo baciavo e gli succhiavo le labbra e ne godevo.
Mentre ero in quella posizione, sentivo che mi accarezzava e titillava l’ano, mi piaceva quando lo faceva e lo lasciavo fare.
Quando mi abbassavo, era la posizione che mi spingeva giù con il peso del corpo, con l’utero contro la sua cappella, ed era incredibilmente meraviglioso sentirla toccarlo.
Avvertii trafficare sul cruscotto dietro me, ma non vedevo, muoveva la mano dietro come se cercasse qualcosa. D’improvviso staccò anche l’altra dal mio fianco e senza essere visto si mise del lubrificante sul dito e poco dopo riprendendo a possedermi, giocando e fingendo di titillarlo me lo passò sull’ano. E mentre mi chiavava e lo praticavamo come la prima volta che ci amammo, io a cavallo su di lui con la testa piegata in giù e i capelli cadenti su di me, sul suo viso e torace, lui con le mani mi accarezzava il culo, allargava il solco gluteo continuando a titillarmi l’ano, e come dicevo, fingendo di giocarci me lo lubrificò a mia insaputa, senza che presa dal piacere e dall’esaltazione me ne accorgessi.
Poi nell’andare su e giù, quando fui in alto con il sedere, all’improvviso spinse il culo più in su facendo scivolare il cazzo fuori dalla vagina, come se avvenisse per caso, dovuto alla mia dilatazione e lubrificazione naturale dell’eccitazione e del piacere che provavo, e nel rimetterlo dentro, sbagliò volutamente strada e mi puntò la cappella sull’ano e tenendomi ferma per le braccia iniziò a tirarmi giù.
” Che fai? No lì!” Esclamai sorpresa quando sentii la cappella sull’ano, affrettandomi a tirare su il sedere. Ma mi sentii bloccata dalle sue mani sui fianchi che mi tiravano giù e dal tettuccio che mi impediva di alzarmi oltre.
“Stai tranquilla, proviamo dietro!” Disse con voce suadente.
“Cosaaa dietrooo?… No… nooo!… Non voglio assolutamente. Dietro noooo!! Non lo mai fatto!“ Esclamai forte e categorica con i capelli cadenti sul suo volto rivolto verso il mio che mi guardava sorridente.
Ma lui continuò nonostante la mia contrarietà, spingeva con forza facendomi sedere sopra, come avevo fatto con la vagina, quasi facendomi auto penetrare da sola ed entrare la cappella nell’ano già lubrificato e tra la spinta del suo bacino in su, il tirami giù per i fianchi e il peso del mio corpo tendente a venire giù, non potevo fuggire da quella posizione, ero come incastrata e la cappella lubrificata premeva sempre più forte ed entrava sempre più dentro facilmente nell’ano allargandolo.
“No !!! Questo no Gianni!… Non farlo! Fermati!”
Ma lui sorrideva con la sua faccia da canaglia.
“ Nooo!… Non vogliooo! Non voglio lì dai!! “ Ripetevo:” Non lo mai fatto nemmeno con mio marito…!!”
Ma lui tirandomi giù e baciandomi con un colpo di reni spinse di più in alto il bacino e lo sentii entrare e farmi male, lacerarmi dentro.
Tirai un urlo di dolore con le lacrime agli occhi:
“Aaaah!!… Nooooooo!!!… No! No! Noooo!… Non voglio lì…!” Gridai ancora fino a farmi morire le parole in gola deglutendo la saliva.
E ancora nel sentirlo penetrarlo gridai :
” Noooo!… Liiii nooo!!! Non voglio… Ti pregooooo… per favoreee Gianniiii!!!!”
Ma oramai la cappella era dentro, non c’era più niente da fare e mi faceva male All’improvviso per i fianchi mi tirò giù di colpo il bacino penetrandomi e rompendomi gli sfinteri anali. Lo sentii entrare nel retto, lacerarmi, gridai ancora dal dolore.
Lui mi tirò a se con il tronco e il volto e iniziò a baciarmi e leccarmi il viso, accarezzandomi i capelli e la schiena. Ero riversa su di lui che mi abbracciava e accarezzava e ce lo avevo una parte dentro, ferma che pulsava.
Non potevo alzarmi, ne fuggire bloccata e inginocchiata a cavallo sopra di lui, prigioniera di me stessa, della posizione accovacciata e dal peso del mio corpo; e con l’aiuto delle sue mani, scendevo sempre più sedendomi su di lui e sopra il suo cazzo, quasi autoinculandomi da sola, facendo entrare tutta l’asta di carne dura fino in fondo. Era terribile, piangevo e tra le mia grida e i miei nooo!!!… continuò e mi sverginò in culo.
“Toglilo!… Toglilooo! Ti prego che mi fa male!!” Lo supplicai.
E quando in quella posizione ebbi la cappella dentro il retto. Mi sussurrò:
“Stai calma e tranquilla, rilassati, oramai è dentro… Stai ferma un attimo che il retto si abitui e non sentirai più male. Non ti muovere o è peggio, sentirai più male.”
Mi fermai e presi fiato, facendo come diceva lui, abituare l’ano ad essere dilatato, avvertendo i suoi spasmi forti e le contrazioni per espellerlo dal retto come fossero feci senza riuscirci, spasmi che si riflettevano anche intorno in vagina.
Mi sentivo piena dietro, come se dovessi andare di corpo.
Ero scioccata, mi aveva sverginata dietro e ora accarezzandomi mi baciava le lacrime che solcavano le mie guance cadendo su di lui, dicendomi paroline dolci, che il peggio era passato e oramai l’avevo dentro.
Mi guardava accarezzandomi il viso sudato e teso, baciandomi, abbracciandomi e sentendomi tremare sopra lui:
“Dai!!… E’ fatta amore, oramai è dentro… vedrai che ora ti piacerà.”
Avevo le lacrime agli occhi e per un attimo pensai a mio marito che era al lavoro.
“Lascia fare a me… .” Disse spingendolo ancora un poco per tranquillizzarmi:” …lasciare fare a me , lo muovo solo un pochino e lo tolgo subito, stai tranquilla.”
E invece appoggiando le mani sui fianchi, mi tirò ancora più giù lentamente, sentendo la cappella arrivarmi in pancia e iniziò a muoversi.
E mentre mi lamentavo ancora agitandomi e dimenandomi dal male, lui iniziando a spingere si mise a incularmi in quella posizione a cavallo, aiutandomi e accompagnandomi con le sue mani sui glutei ad andare su e giù e dopo averlo sentito scorrere dentro nel retto parecchie volte, il dolore si attenuò… . Si era dilatato l’ano e iniziava a farmi meno male.
In quel su e giù anale era come se lo sentissi in pancia e avvertivo la voglia di fare aria intestinale ma non riuscivo perché era chiuso da lui… .
Continuò quel dondolio e a incularmi dolcemente e piano tenendomi con le natiche allargate, per poi toglierle e velocizzare il ritmo succhiandomi o stringendomi con le mani le mammelle e i capezzoli davanti al suo volto. E iniziai mio malgrado in quella sodomia a provare piacere e a godere di quel movimento e cedere a lui, alla sua brutalità, abbandonandomi e lasciandomi passivamente inculare seduto sopra lui, provando per la prima volta in vita mia e in quella posizione sconcia, quell’ebbrezza peccaminosa e perversa della sodomia, rompendo un tabù della mia sessualità convenzionale oltre che gli sfinteri del mio ano.
Mi sodomizzava.
Si muoveva e iniziava a piacere, finché non gemetti, prima una esclamazione piccola e sommessa, poi sempre più grande e voluminosa, fino ad ansimare e gemere liberamente di piacere in quell’abitacolo caldo.
Godevo, mi piaceva sentirlo dentro il retto e accompagnavo anch’io con il bacino quella sodomia non voluta e il piacere lento aumentava sempre più di intensità, fino a che presa dall’eccitazione e dagli spasmi anali che avvertivo gridai:
“Aaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!” Liberandomi.
Ed ebbi un orgasmo, il primo della mia vita in un orgasmo anale. E lui lo stesso:
” Aaaaahhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!”
Gemette, ma invece di farmi togliere, mi venne dentro tranquillamente e volutamente, tenendomi ferma su di lui abbracciata sulla vita, facendomi godere di più ed e inquinandomi l’intestino con il suo seme.

Al temine mi abbassai su di lui e misi la mia fronte contro la sua, entrambe sudate e ansimanti, non so quanto tempo restammo così a gettarci in faccia i nostri aliti caldi e sbuffanti.
Poi su sua sollecitazione tirando su una gamba e spostandomi di lato da quella posizione scomoda, lo sfilai con attenzione da dentro l’ano, sentendo uscire all’improvviso dell’aria in modo non controllabile e avvertendo una sensazione fresca nell’ano e a peso morto mi risedetti con il sedere sudato e l’ano aperto sul sedile del guidatore, non senza vergogna per alcuni rumori che mi uscivano e non riuscivo a trattenere.
“ Tirati su!…Metti questo sotto il sedere, se no sporchi il sedile di fece e di sperma!” Mi esortò passandomi un panno. Alzai il sedere e lo infilai sotto.
Vidi che se lo puliva, era sporco di feci , sentendone anche l’odore in quel piccolo abitacolo ormai caldo, vergognandomi a guardarlo. Avrei voluto sprofondare, morire dalla vergogna.
Lui lesse sul mio volto l’imbarazzo e cercò di mettermi a mio agio.
“Non ti preoccupare , è normale che si sporchi le prime volte, capita a tutte….” Disse accarezzandomi i capelli.
“ Quando si hanno rapporti anali, soprattutto in questa posizione si sporca un po! La cappella arrivava in alto ed è inevitabile e poi non eri preparata, ne pulita. Ma non è nulla.”
Mi giustificava com’era nel suo carattere e mi toglieva in parte dal disagio.
Dell’odore fu educato e non disse nulla, ma c’era lo avvertivo anch’io. Abbassò i finestrini dicendo:
“Fa caldo, prendiamo un po’ di aria fresca!” E nient’altro, facendo uscire l’aria viziata del mio intestino.
Mi asciugai con dei fazzolettini davanti e dietro che gettai fuori. Me ne misi un po’ come se fossero un pannolino sull’ano, un tampone e presi dalla borsa e mi infilai lo slip , in modo di trattenere se fosse colato, il suo sperma, senza farlo venire in contatto con la vagina.
Ci mettemmo a posto.
“Non dovevi farmi questo!” Esclamai sdegnata:” Mio marito mi ha sempre rispettata… .”
“Ma io non sono tuo marito, sono il tuo amante …” Replicò sorridendo:” E queste cose si concedono agli amanti e non ai mariti!”
“Stupido!!” Esclamai. “ Comunque non dovevi!” Ripetei risentita e offesa.
“Dai… almeno ora sei completa e se vuoi più avanti lo rifacciamo!”
Non dissi nulla, mi sentivo oltraggiata.
Dopo qualche minuto mi invitò:
“Su ora accendi il motore che torniamo in agenzia… .” Misi la marcia e iniziai a guidare .
“Attenta quando ti immetti in corsia autostradale, ricordati la freccia a sinistra e guarda con lo specchietto retrovisore e laterale che non arrivi nessuno.”
E Così ripresi l’autostrada, sorpassai ancora un camion e un auto e uscii a Genova est, praticamente avevamo fatto il giro intorno alla città, ed erano passate due ore, tornammo in agenzia.
Giunta a casa andai in bagno e di corpo e probabilmente insieme alle feci mi uscì anche il suo sperma. Mi lavai bene e misi un pannolino vero per precauzione, caso mai fosse colato qualche residuo di sperma.
Mi sentivo in colpa verso Raffaele… non solo lo tradivo ma a Gianni avevo donato una parte di me che a lui non avevo mai dato, anche se inconsciamente mi giustificavo dicendomi:
“Infondo lui non me la mai chiesto di farlo… .”

Passarono vari giorni di preparazione alla guida, dove le lezioni si svolgevano al pomeriggio e raramente facevamo sesso in auto, preferivo anche se non avevo lezione farlo in autoscuola, era più tranquillo e sicuro. Alla sera alle 19.00 andavo in agenzia e aspettavo la fine della lezione e la chiusura, per poi consumare la mia infedeltà dietro il retro con Gianni.
Le due lezioni di guida serali forse furono le più belle e intime, ci fermammo anche in pizzeria dall’altra parte della città a cenare insieme. Vivevo una vita e una sessualità parallela con lui.
Nonostante le mie attenzioni e accorgimenti, non potevo fare a meno di essere preoccupata per mio marito, lui era un tipo buono e mite , non sospettava niente e in fondo mi dispiaceva ingannarlo così, ma era più forte di me, stavo vivendo in quel momento un periodo di lussuria che sarebbe durato fino agli esami.
Eravamo come ipnotizzati a vicenda dai nostri sguardi.
A volte rientravo in casa che mio marito mi stava aspettando, altre che sarebbe arrivato oltre le 22,00 finito il lavoro e con Gianni ci salutavamo sempre non visti con un lunghissimo bacio in privato

In quelle settimane continuammo quella relazione sessuale come due amanti libidinosi e durò fino al giorno degli esami.
Mai io mi sarei creduta capace di fare quello che ho fatto, di tradire mio marito, lo amavo e stavo vivendo qualcosa che moralmente non mi apparteneva ne come donna ne soprattutto come moglie. Gianni sapeva e gli avevo sempre detto che una volta che prendevo la patente sarebbe finita ogni cosa tra noi. Ma lui non ci credeva, diceva di amarmi, che ero l’unica donna per lui e che era invaghito di me. Parole che mi facevano piacere e a cui credevo.

Un pomeriggio, mentre si avvicinava il giorno dell’esame e stavamo facendo guida, Gianni alla fine della lezione prima di ritornare in autoscuola, mi fece posteggiare e appartare in retromarcia in un parcheggio vicino, con la parte anteriore dell’auto verso una strada un po’ isolata per cercare un po’ di intimità con me. Sapeva e gli avevo detto mille volte di non toccarmi e soprattutto baciarmi in luoghi pubblici dove qualcuno avrebbe potuto vederci. Non volevo assolutamente .
Combinazione mio marito in quel momento stava facendo la stessa strada. Visto i progressi che avevo fatto nella guida e per superare la nostra piccola crisi aveva pensato farmi un regalo, una sorpresa, un anello in segno d’amore e una cena al ristorante. Ma il destino… la sorte, volle che venendo all’autoscuola passasse proprio per quella strada un po’ isolata e vide l’auto dell’autoscuola parcheggiata e guardando noi due dentro.
Intanto noi in auto fermi nel posteggio discutevamo e lui in quel momento avvicinandosi si girò verso me e mi diede un bacio sulle labbra, come faceva spesso, ma lo allontanai subito da me spingendolo indietro arrabbiata.
“No qui no!! Ti ho detto mille volte di non baciarmi e toccarmi nei luoghi pubblici! Sai che ho paura che possa vedermi qualcuno che conosco… .”
Non finii la frase che guardando davanti oltre il parabrezza sbiancai improvvisamente in volto e con gli occhi sbarrati osservavo incredula davanti a me , c’era l’auto di mio marito che si era fermata a una decina di metri davanti a noi e vidi che si aprì la portiera e scese e venendo verso noi .
Ricordo che in quel momento ho pensato:” Dio miooo… Dio miooo… mi ha vista ora che gli dico???“ E poi ancora ormai sconfortata e impaurita:” È tutto finito, ora mi ammazzerà… .”
Ero praticamente di ghiaccio e non riuscivo a parlare.
Io in quel momento vedendolo all’improvviso e in quella circostanza lo odiato perché era venuto lì.
So solo che borbottai tremante:
“ Gianni!!…C’è mio marito davanti a noi…ho paura che abbia visto che mi baciavi e possa pensare a qualcosa di brutto… fai qualcosa… aiutami!!” Ero in preda al panico e mi tremavano le mani sul volante.
“Stai tranquilla, calmati!… Cerca di non tradirti tu!” Disse e con sicurezza scese dalla macchina e aprì il cofano fingendo di guardare dentro.
Mio marito intanto si avvicinò, attraversò la strada e percorse quei dieci metri che a me sembravano infiniti, si avvicinò, io scesi e pallida lo guardai. Vidi che mi sorrideva.
Raffaele non si era accorto del bacio che ci eravamo dati io e Gianni, se fosse arrivato una manciata di secondi prima, ci avrebbe senz’altro visto baciarci, ma lassù qualcuno mi aveva aiutata.
“Dio miooo grazie! Grazie!!” Esclamai dentro di me.
Mi avvicinai , lo presi per il braccio, lui abbassò un po’ il capo , io mi alzai in punta di piedi e ci demmo un bacino sulle labbra e mi misi tesa e gelata al suo fianco, vicino a lui a braccetto.
Avevo una tensione indescrivibile, mi si era bloccato lo stomaco.
“Come mai siete fermi qui!” Mi chiese.
Non sapevo che rispondere avevo il sangue gelato nelle vene, fu Gianni che alzando il capo dal cofano gli andò incontro e mi tolse dal pasticcio.
Quando furono di fronte si guardano e si presentarono dandosi la mano e Gianni gli disse.
” Ah sei Raffaele ?”
“ Si! “ Risposi .
“Mi puoi aiutare che ho la macchina in panne?”
“Certo!!” Rispose disponibile mio marito ignaro di tutto.
E così lasciai il suo braccio e loro assieme e io dietro di loro di pochi metri con il cuore in gola e il sangue gelato osservavo.
Guardarono nel vano motore della macchina e Gianni fece finta di guardare all’interno per vedere un eventuale guasto.
“ La macchina della scuola guida che si ferma!” Mi sembra strano, da barzelletta!“ Esclamò sorridente mio marito guardandomi. Io abbozzai un sorriso forzato dietro la mia ansia guardandolo sempre sorridendo con falsità.
“ Sarà qualcosa di elettronico!” Esclamò Gianni tirandosi su dal vano motore e chiudendo il cofano . “ Non tocco niente perché l’auto è nuova e in garanzia, se mi accompagna in agenzia chiamo l’assistenza.“ Gli chiese.
“Certamente !” Rispose mio marito e salimmo sulla nostra auto io e mio marito davanti e Gianni dietro.
Lui non era sospettoso e quindi si lasciò convincere e credere a quello che dicevamo e alla nostra spiegazione e finì per dare un passaggio oltre me a Gianni che per rendere tutto più credibile lasciò l’auto nel posteggio per poi ritornare a prendersela.

Era tutto assurdo una situazione irreale, io in auto con mio marito e il mio amante che parlavano tra loro e durante il tragitto chiacchierarono, mio marito gli chiese come andavo:
“Bene, va bene sua moglie, è molto brava, ha imparato a posteggiare e a fare le partenze, deve imparare a rispettare le precedenze e il rosso dei semafori. “ Disse divertito:” Soprattutto ad essere più calma e sicura, si lascia prendere dall’impulso e sbaglia.”
“Sono contento, anch’io le faccio fare qualche guida!” Ribattè mio marito.
“Lo so ! Mi ha parlato di lei… .”
In quel momento parevo una studentessa che il papà chiedeva al professore come andava la figlia a scuola. Mi sentivo ridicola.
Gianni dietro, era divertito della situazione di avere il cornuto a cui chiavava la moglie seduto davanti a lui che lo accompagnava all’autoscuola e della situazione di essere tutte e tre in auto io lui e mio marito.
Io invece stavo male, stavo male davvero fisicamente, ero pallida, avevo le mani sudate e il cuore mi batteva fortissimo, ero in preda all’angoscia e a quella situazione di avere mio marito e Gianni vicini che parlavano amichevolmente tra di loro e mi dispiaceva per mio marito, ignaro di tutto… davvero mi dispiaceva.
E mentre loro discutevano io ero praticamente di ghiaccio.
Cercavo di non darlo a vedere sorridendo controvoglia, mi toccavo i capelli e me li mettevo a posto continuamente come la catenina e il colletto della camicia e mio marito ogni tanto mi guardava silenziosamente imbarazzandomi immensamente.
Io proprio per non far notare troppo a lui che mi osservava, di vedermi silenziosa e a disagio e impacciata e tesa a quella situazione, cercavo di esser più spontanea possibile, facendole dei falsi sorrisi.
In quel momento invidiavo Gianni e mi dicevo:
“ Ma come fa a essere così freddo?… Così tranquillo mentre io invece non riesco a muovermi dalla tensione?… Senza quasi riuscire a respirare tanto sono tesa… .“
Finalmente arrivammo davanti all’autoscuola, Gianni ci lasciò salutandoci, ringraziando e stringendo la mano a mio marito, dicendogli che avrebbe pensato lui a me in quei giorni per la guida.
Mi sentii morire, sprofondare. Mio marito mi guardò a quella battuta.
Una volta sceso Gianni, mi dissi che l’avevo scampata bella… . Non si era accorto di nulla anche se era dubbioso della situazione. Nel ritorno, mi informò che aveva una sorpresa.
“ Ho una sorpresa per te amore!”
“Che sorpresa?“ Domandai curiosa.
“Una sorpresa d’amore!” Esclamò, spiegandomi che aveva un regalino per me e tirò fuori un pacchettino dicendomi di scartarlo e che quella sera saremmo andati a cena al ristorante. Lo aprii e c’era un bellissimo anellino con un brillante,mi emozionai, mi avvicinai, lui si voltò verso me e gli diedi un bacio sulle labbra.
“Te lo meriti!” Disse:”In questo periodo ti ho trascurata, ma lo fatto perché lavoro, voglio guadagnare e darti una bella casa, non certo perché non ti amo. Sei tutto per me Francy!” Esclamò proseguendo:
“Spero che attraverso questo regalo, tu possa mettere una pietra sopra a tutte le nostre incomprensioni, alla mia superficialità e al distacco nei tuoi confronti.”
Mi commossi delle sue parole d’amore estima nei miei confronti e mi sentii ancora peggio, i miei sensi di colpa aumentarono più di prima e ora sapevo che quell’anello segno d’amore e quella cena erano proprio l’oggetto del mio senso di colpa.
Ma nonostante tutto, ci vedemmo ancora…io e Gianni.
Solo qualche giorno dopo, ,sarebbe arrivato il momento di liberarmi di tutta quella storia e dei miei sensi di colpa, era arrivato il giorno dell’esame di guida e con la patente sarebbe finita anche la nostra storia e sarei tornata definitivamente da mio marito.

Dopo due mesi e mezzo giunse il giorno dell’esame di guida. Quella mattina andai alla prova tesissima nonostante vicino a me ci fosse Gianni e il pomeriggio telefonai dispiaciuta a mio marito:
“Che voce hai! ..Come è andata!?” Mi chiese probabilmente capendolo già dal mio tono di voce.
”Guarda sono stata bocciata, perché purtroppo sono passata con il rosso. Era andato tutto bene, partenze, posteggi anche in retromarcia, immissione in carreggiata e uscita… ma poi non so cosa mi è successo, in centro mi ha preso il panico e sono passata con il rosso. L’istruttore ha frenato con i suoi pedali se no un’auto mi dava dentro, mi urtava.”
Ci fu una pausa silenziosa e poi mio marito mi incoraggiò:
“Va bè non prendertela dai amore, riproverai tra un mese e la prossima volte ce la farai … .”
Mi veniva da piangere e stavo male,stavo male perché avevo deluso le aspettative di mio marito, le mie e probabilmente anche quelle di Gianni. Ma che ci potevo fare?
A nulla valse l’interferenza di Gianni con l’esaminatore dicendogli che ero bravissima, che era stata l’emozione, che con le guide non era mai capitato… cercò di intercedere per me, aiutarmi … ma non ci fu nulla da fare.
“ Mi spiace…” Rispose l’esaminatore:” …passare con il rosso è gravissimo, fosse stato qualcos’altro avrei chiuso un occhio, ma questo proprio non posso… .” E così fui bocciata .
Avevo una rabbia dentro con me stessa che per una stupidata secondo me dovevo rifare tutto.
Il pomeriggio andai in autoscuola a parlare con Gianni, volevo sfogarmi, ero arrabbiatissima davvero arrabbiatissima e me la presi anche con lui e vedendomi agitata per non discutere davanti agli allievi mi portò nel retro.
“Non potevi come fai sempre regolare tu con i pedali la frenata?” Gli dissi irata.
“Se ne sarebbero accorti cosa credi che sono stupidi? C’era il rischio che mi ritirassero la licenza se se ne accorgevano, ed essendo soli nell’aula iniziammo una discussione agitata, finché lui non disse:
“ Guarda secondo me è inutile che ti dispiaccia così tanto perché in fondo in fondo, inconsciamente tu non lo volevi superare questo esame…” E mi passò un bicchiere d’acqua per calmarmi dicendomi con un sorriso da faccia da schiaffi:”…perchè tu in effetti vuoi rimanere qui con me e a parer mio ti sei fatta bocciare apposta!“
“Tu sei scemo!” Risposi:” Come ti permetti di fare queste considerazioni su di me?! Anche il solo pensare che io lo abbia fatto a posta per stare con te? Per chi mi hai preso? Ma chi ti credi di essere… non sei niente per me!” Gli gridai arrabbiata e offesa di quello che aveva detto.
“ Dai!…” Esclamò cercando di calmarmi:”… farai ancora qualche guida con me e tra un mese ridarai l’esame e sono certo che la prenderai la patente, faremo attenzione a non ripetere l’errore.”
Ma ero arrabbiata e litigammo seriamente e mi voltai per andarmene via, ero infuriata. Ma lui in maniera repentina, mi afferrò per i fianchi e sempre tenendomi stretta da dietro mi baciò sul collo, che ormai sapeva essere una mia zona erogena il mio punto debole ed erotico.
E io in quel momento lo odiato ancora di più, odiavo il suo carattere così spavaldo, prepotente, menefreghista, però era anche quello che mi piaceva di lui. Mi voltò e ci baciammo lungamente.

La sera a casa confermai a mio marito che avrei potuto di nuovo dare l’esame tra un mese se lui era d’accordo e in quel periodo avrei continuato a prendere lezioni di giuda. Lui fu d’accordo e acconsentì.
“Non sei la prima che viene bocciata amore, sono sicuro che passerai al secondo turno e qualche lezione te la farò fare anch’io !” Mi disse.

Oramai era la fine di maggio, e così con la scusa delle lezioni di guida continuai la relazione clandestina con Gianni.

Mio marito aveva piena fiducia di me ,era convinto che l’amavo e non l’avrei mai tradito, mi credeva incapace di fare una cosa simile e anch’io fino a quando non accadde. Tra noi c’era un rapporto particolare un legame che andava oltre il sesso, lui per me nei periodi che contavano della vita c’era sempre, sostenendomi nei momenti difficili. e anche prima di sposarci, mi aveva aiutata economicamente.
Come già ho detto lo amavo e ritenevo quella relazione con Gianni passeggera, seppur carnalmente eravamo attratti l’uno dell’altro e lui era infatuato di me come io di lui.

Nei giorni seguenti mio marito sembrava aver preso a cuore la mia bocciatura e si era proposto di aiutarmi e farmi qualche guida anche lui; dovevo farne più possibile, facendole anche con la nostra auto visto che avevo il foglio rosa e lui si sarebbe seduto vicino a me, al posto di Giani. Mise la famosa P (Principiante) ben in vista dietro alla nostra auto e giravamo nelle strade vicino all’autoscuola dove io poi avrei dovuto sostenere l’esame.
Accettai di fare guide con lui per non insospettirlo, ma non mi andava mio marito, era diverso il suo modo di insegnare e spiegare le cose e mi agitava, ma feci finta di niente e accettai con un falso sorriso.

Un giorno mentre stavo facendo una guida con mio marito ed ero concentrata al volante, passando negli stessi percorsi vicino all’autoscuola dove avrei rifatto gli esami, mio marito mi disse: ” Toh!… Guarda chi c’è!… Il tuo insegnante di guida.”
Mi voltai a guardarlo ed era con una ragazza molto più giovane di lui e di me che faceva lo stupido, aveva le mani tra le sue e le portava in bocca baciandole e ridendo.
Mi venne spontaneo di esclamare risentita:” Ma guarda che stronzo!”
La mia reazione e il mio tono molto stizzito e il modo in cui lo dissi che pareva da donna gelosa, fu percepito da mio marito che rimase un attimo perplesso a guardarmi sorpreso.
“ Non ho capito la tua esclamazione. A che proposito l’hai fatta ? Perchè sarebbe stronzo?” Domandò.
Non ero riuscita a trattenere la mia gelosia e alla sua domanda dopo lo stupore per la mia reazione, dovevo trovare una scusa per giustificarmi.
Facendo finta di nulla mi portai una mano sui capelli accarezzandoli e mettendoli a posto e fingendo un sorriso gli dissi:
“Perché invece di insegnare fa lo stupido con allieve!”
“Be più che lo stupido quasi si baciavano, ma deve essere un tipo così quello lì, che ci prova con tutte!” Disse mio marito. E per togliergli ogni dubbio o sospetto su di me dissi.
“Con me non ci prova certo stai tranquillo, se solo si azzardasse a fare lo stupido o a prendersi confidenza gli tirerei un calcio sai dove?… “ E vidi che sorrise. E poi ancora risentita dentro di me esclamai:
“Voi uomini siete tutti uguali…basta che vedete una bella ragazza che vi sculetta davanti non capite più niente.”
“Perché dici così? A me basti tu!” Replicò.
“Probabilmente non sono tutti come te!”
E la cosa sembrava essere finita così, sembrava il tipico battibecco tra marito e moglie sul ruolo dell’uomo e della donna in una coppia Per cui anche quella volta mi ero salvata in extremis o almeno credevo… .
Ma lui aveva percepito la gelosia nella mia reazione e il mio disagio nell’osservarli e nel giustificarmi, ma non disse nulla..

Il giorno dopo non avendo assolutamente digerito quello che avevo visto, arrivai a scuola come una furia con l’intenzione di troncare subito la nostra relazione, andammo nel retro e quando fummo soli gli dissi :
” Ti ho visto ieri in auto con quella ragazza a cui davi lezioni che facevi lo stupido, le baciavi le mani e accarezzavi il viso .” Feci una pausa e irata continuai:
”A me stai prendendo in giro…. sei un bastardo!! Dicevi di marmi, di amare solo me , che quando eri solo ti mancavo e invece… sei un bastardo!!” Ripetei, comincia a inveire in maniera molto concitata incurante di offenderlo.
“ Sei gelosa?!” Mi Rispose lui ridendo.
“No! Non sono gelosa, solo non mi piacciono le persone false ed essere presa in giro.” Ribattei.
“In giro?… E di che cosa ti prenderei in giro? Non c’è nessun legame ne accordo tra noi. Tu fai sesso con tuo marito, perché io non posso farlo con un altra? Sei sempre stata tu che hai detto che era una cosa solo momentanea senza obblighi.“
Quelle parole erano vere, ma a me fecero montare di più la rabbia che dissi incontrollata:
“ Non mi interessa, se tu frequenti me, non devi andare con nessun altra , devo esserci solo io per te!”
Lui in silenzio mi osservava fare quella piazzata che aveva un nome solo, gelosia, ero gelosa di lui che frequentasse le altre, e continuò dicendomi:
” Sembri proprio la mia ex moglie e queste sceneggiate di gelosia me le ha sempre fatte lei ed questo motivo per cui abbiano divorziato.“
Non ci vedevo più dalla rabbia , dentro di me ribollivo.
Era vero, senza rendermene conto le stavo facendo una scenata di gelosia, cercando di mascherarla dietro il non volermi sentire presa in giro. Avevo dimenticato che lui voleva essere un uomo libero, che non voleva impegni, così come lo volevo io che ero sposata e sarebbe stato giusto così.
Si avvicinò, come aveva fatto con quella ragazza mi prese le mani me le unì e le strinse tra le sue guardandomi negli occhi.
“Goditi questi momenti e prendili come un’avventura… .” Mi disse. “É quello che cercavi .”
Dentro di me ero furiosa, ma non volevo rompere, sentivo qualcosa per lui.
“ Si !….” Esclamai possessiva:” ….ma io non voglio che tu abbaia rapporti con altre almeno fino a quando sei con me… .”
“Lo farei se tu fossi gelosa di me !” Disse guardandomi negli occhi:” Se dicessi che mi ami. Ma non lo sei e non mi ami!“ Esclamò. Fece una pausa e riprese:” Oppure lo sei??… Ma se lo sei allora dimmelo, metti da parte il tuo orgoglio.” E mi osservava in silenzio.
Dire di si era un sottomettersi a lui, ma era la verità:
“ Si sono gelosa!” Esclamai con rabbia:” E non voglio che frequenti altre donne fuori di me!“
Sorrise.
“Oh brava, finalmente hai detto la verità… che sei gelosa, ma dimmi anche l’altra parola che non mi hai mai detto.”
“Restai in silenzio e poi esclamai a bassa voce :
” Ti amo, possibile che non te ne dai mai accorto? … Se non fosse stato così non ti avrei dato tutta me stessa, tutto di me!” Mormorai cercando di calmarmi.
“Se è così lo farò, non scherzerò più con nessuna, perché se sei gelosa di me, e vuol dire che mi ami!”
Lasciò le mani abbassando la sua, iniziando ad accarezzarmi la coscia su fino al gluteo, stringendolo e baciandomi in bocca… .
E presa da lui ancora una volta mi abbandonai e facemmo l’amore su quel divano e ricominciai il rapporto con lui.
Sinceramente Gianni non mi piaceva come tipo di uomo era l’antitesi del mio ideale, era basso e molto diverso da mio marito che amavo davvero , ma mi piaceva , mi piaceva come mi chiavava, mi faceva godere, i nostri incontri erano sempre pieni di passione, esaltazione e lussuria, mentre con mio marito erano tiepidi e pensai ancora che avrei vissuto quella storia finché non avrei preso la patente e non sarei più venuta da lui… .

Eravamo ai primi di giugno, e tutto proseguì normalmente come prima per una settimana, con i nostri rapporti adulteri quasi giornalieri consumati per sicurezza dietro il retro dell’autoscuola, dove gli allievi non avevano accesso, ma solo noi.
Negli ultimi tempi avevo notato delle diversità di comportamento in mio marito, pur essendo staccato e distante, sembrava che volesse riaccendere e rinfocolare il nostro rapporto e non ci feci caso:
“Quelli che capita nei nostri rapporti, sono momenti che vanno e vengono, alti e bassi di una coppia . ” Pensai:” Si risolveranno da soli!”
Ma non c’è niente più pericoloso di quando è tutto tranquillo e normale, e lo imparai a mie spese, E così arrivò l’imprevisto … .
Una sera mio marito era di i turno pomeridiano e lavorava fino alle 22.00 e io gli avevo detto che quella sera avrei avuto una lezione di guida e avrei finito alle 19.45, ma non era vero.
Alle 18.45, normalmente dopo aver messo a posto alcune cose in casa, fatta la spesa, preparata la cena per lui quando sarebbe rincasato e quel pomeriggio controllato i lavori nel nostro futuro appartamento, preparai cena per lui per quando sarebbe rincasato, uscii e andai all’autoscuola mentre Gianni teneva lezione di teoria. Come al solito mi sedetti all’ultimo banco aprendo il libro delle lezioni ripassando e aspettai che finisse.
Mio marito invece a mia insaputa era uscito alle 19,00 dal lavoro adducendo che non stava bene, ma il motivo era che voleva farmi una sorpresa, restare con me, portarmi fuori a cena e risaldare il nostro rapporto e dopo aver cenato, avere un po’ di intimità sessuale tra di noi.
Io ignara, non sapevo che volesse farmi una sorpresa e venirmi a prendere all’autoscuola per portarmi al ristorante e mi comportai come tutte le altre volte.
Come seppi in seguito, arrivò in auto davanti all’autoscuola, posteggiò poco distante, scese e passeggiò, e da fuori attraverso la grande vetrata che dava sulla strada mi vide all’interno parlare con Gianni mentre tutti gli altri partecipanti alle lezioni uscivano e restò ad attendere che uscissi anch’io per comparirmi davanti all’improvviso.
Quando andarono via tutti aspettò ancora un po’ ma non uscii, restammo solo io e Gianni e dall’esterno mi vide all’interno parlare con lui. Poi vide Gianni avvicinarsi e chiudere la porta d’entrata a chiave e spegnere le luci dell’aula accendendo quelle del retro dove lo segui chiudendo la porta, che lasciò filtrare da sotto il pavimento nell’aula buia la luce del retro illuminato.
Non so cosa abbia pensato in quel momento mio marito, ma conoscendolo me lo posso immaginare.
Non vedendomi fu preso probabilmente dallo stupore e sconcerto, chiedendosi cosa ci facessi io , sua moglie , nel retro con Gianni a quell’ora ad autoscuola chiusa, e perché?
Certamente fu preso da dubbi e iniziò a interrogarsi su di noi, su il mio comportamento, sull’autoscuola e su Gianni il mio istruttore e come capita a tutti gli uomini e le donne innamorate gli venne il sospetto che io lo tradissi con lui… l’istruttore.
Sarà restato senz’altro colpito che io e lui ci appartassimo nel retro ad agenzia chiusa e
probabilmente nella sua testa assemblò tutti i fatti che erano accaduti precedentemente , dall’episodio di trovarmi con lui in auto fermi in un posteggio a chiacchierare, al dire che si era guastata l’auto e il mio imbarazzo per quella situazione. Alla mia esclamazione di gelosa che non riuscii a trattenere quando lo vedemmo con un’altra ragazza…. e il fatto che spesso andassi a guidare con lui e che da quando avevo conosciuto lui, ero distante da mio marito e non lo cercavo più sessualmente. Tutte queste cose probabilmente alimentarono i suoi sospetti e quella situazione glieli confermava.
Probabilmente dentro di se a quei pensieri e timori era sconvolto, non poteva credere che io, sua moglie, la donna della sua vita, che amava lo tradisse, che lo prendesse in giro e lo rendesse cornuto, la stessa donna che dormiva e mangiava con lui e da cui voleva avere dei figli .

Noi nel retro ignari di tutto quanto succedeva fuori, come le altre volte quando fummo soli , in piedi ci baciammo in bocca intrecciando le lingue lungamente. Lui mi accarezzava i fianchi e la schiena e io gli passavo le mie mani sul collo e sulla nuca rasata.
Eravamo tra la scrivania e il divano, luogo attivo dei miei tradimenti.
Tra le pause dei nostri baci, le carezze e gli sguardi lussuriosi a uno a uno caddero i nostri indumenti fino lui a restare con lo slip e io in reggiseno e mutandine. Mi fece sdraiare sul divano e prendendole sui fianchi per l’elastico, tirandole giù me le sfilò, scoprendo il mio sesso peloso; guardandolo e accarezzandolo con le dita, per poi alzare e infilare le sue mani sotto le coppe e tirarmi su il reggiseno scoprendomi il seno con i capezzoli turgidi, iniziando a leccarlo e baciarlo .
Ero eccitata e umida in vagina.
Eravamo nel momento più bello della passione, ed ero a gambe larghe con le braccia sulla sua schiena che mi donavo a lui . Mi aveva appena penetrata facendomi sussultare, iniziandosi a muoversi e chiavarmi quando sentimmo bussare alla porta d’entrata.
“Chi è?” Mormorai a Gianni tirando su la testa , mentre lui restava fermo con il suo cazzo duro dentro il mio sesso a pulsare .
“Non so!!”Rispose.
Ma ancora sentimmo bussare forte sui vetri e sfilandolo il pene fuori dalla vagina scosse il capo dicendo :
“ Sarà senz’altro qualche ragazzo o ragazza della lezione precedente che avrà dimenticato il cellulare o qualcosa nel banco, è già successo altre volte. Pensa che mi hanno anche chiamato a casa per recuperare gli oggetti. Aspettami qui!”
Mise lo slip , i pantaloni e la camicia e uscì, andando senza accendere le luci dell’aula ad aprire la porta e io restai tranquilla sdraiata sul divano ad attenderlo, così com’ero, senza coprirmi, senza mutandine, solo con il reggiseno tirato su e con le mammelle piene di saliva di fuori e sui capezzoli turgidi.
E lì successe il dramma.

Andando alla porta, uscendo dalla luce ed entrando nel buio dell’aula, dall’interno all’esterno Gianni non riconobbe chi era davanti alla porta a vetri o lui non si fece riconoscere, aprì leggermente la porta quanto bastava per chiedere chi fosse e cosa volesse, ma appena lo fece quella figura inaspettatamente spingendola forte assieme a lui di lato la spalancò e si infilò, ed entrò dentro nell’aula e corse subito verso il retro , aprì la porta come una furia e me lo trovai davanti, lo vidi , lui , mio marito, che mi guardava mezza nuda sdraiata sul divano di Gianni.
Mi venne un colpo.
“No! Nooo! Noooo!” Pensai subito:” Dio che vergogna… che vergogna… . Mi ha scoperto e ora?” Ero incredula , avrei voluto fermare il tempo a dieci minuti prima e far tornare tutto come prima. Al suo sguardo su di me provai una sensazione di disonore mai avvertita in vita mia, mi sentivo sporca , colpevole, traditrice… .
Mio marito mi vide in quella situazione che mai avrei voluto che vedesse, sdraiata nuda a gambe larghe nel divano di Gianni in attesa di lui.
Furono attimi eterni, senza tempo, lunghissimi.
Eravamo uno d fronte all’altro, lui in piedi con il viso tirato che mi guardava con incredulità e disprezzo, con Gianni arrivato e poco dietro lui che restava silenzioso e io sul divano che lo guardavo dal basso all’alto vergognandomi.
In quegli attimi interminabili mi guardò con dolore, come a chiedermi:
” Come hai potuto tradirmi ? Noi che stavamo progettando il futuro, la casa, i figli.”
Non capii più niente, l’unica cosa che feci fu quella di scoppiare a piangere dalla vergogna e dalla paura, misi le mani in faccia e iniziai a singhiozzare forte dicendo:
“ Perdonami Raffaele.”
Sapevo di averlo ferito e che ora mi disprezzava come io da quel momento disprezzavo me stessa, avevo rovinato la mia vita e la sua, il nostro matrimonio, il nostro futuro e solo allora in quel momento sembrava che me ne rendessi conto, che mi rendessi conto di cosa avevo distrutto con il mio comportamento.
“Come hai potuto farmi questo!?”
Urlò mentre piangevo prendendomi il braccio e togliendomi la mano dal viso. Ma io restavo a testa bassa , non riuscivo a guardarlo dalla vergogna.
Pensavo che avrebbe avuto una reazione violenta verso me e Gianni, invece l’unica parola che disse guardandomi con gli occhi umidi in faccia fu: ” Mi fai schifo!!”
Si voltò e se ne andò lasciandomi lì mezza nuda sul divano a piangere con Gianni vicino.
Realizzando in quei pochi attimi che se ne era andato e lo stavo perdendo per sempre, come una furia mi alzai, cercai le mutandine e le infilai, rimisi a posto il reggiseno e mi rivestii di corsa mentre uscivo e lo insegui per fermarlo, non so nemmeno io perché lo facessi, probabilmente l’istinto di non perdere la persona che amavo… .
Ma uscita fuori non lo vidi, lo chiamai, gridai forte :
“Raffaeleee!!…Leleee!!!” Nel buio della strada tra alcuni passanti che mi osservavano, ma niente, non c’era più. Lo cercai anche al cellulare ma non rispose.
Mi avviai a casa a piedi senza più guardare Gianni, quando arrivai, sul pianerottolo trovai due valige con tutti i miei indumenti fuori dalla porta e a nulla valse suonare, piangere e sedermi fuori a supplicare di farmi entrare. Non mi parlava più, non voleva più vedermi ne sapere nulla di me .
Dopo alcune ore dietro la porta, stanca e infreddolita, presi le valigie e andai a casa di una mia collega che viveva sola e piangendo le dissi che avevamo litigato io e Raffaele, ma non le spiegai la verità le motivazioni, e mi ospitò lei… .
Inutile dire che da quel giorno non rividi mai più per mia scelta Gianni, lui mi cercò ancora inviandomi messaggi e chiamate a cui non risposi, proponendomi di andare a vivere con lui che mi avrebbe accettata volentieri… che mi amava, ma non volli e troncai tutto. Smisi di andare a lezione e non presi la patente… non mi interessava più.

Così io e mio marito vivemmo separati, ognuno per proprio conto , lui da solo in casa e io dalla mia collega a cui pagavo metà spese di affitto e condominio, avrei dovuto restarci solo qualche giorno. Invece… .
Ero piena di vergogna per quello fatto, pensavo al paese, ai miei genitori, ai suoi, che ci volevano bene e ci credevano felici, ci avevano aiutato economicamente per la casa e ora aspettavano il nipotino. Nelle chiamate che facevo settimanalmente a mia madre o a mia suocera o mi chiamavano loro dicevo che andava tutto bene e se chiedevano di Lele le dicevo che era uscito o era al lavoro.
Passarono le settimane, ma io non perdevo mai la speranza di incontralo, parlargli e soprattutto poterlo riconquistare, anche se sapevo che quello che avevo fatto per un uomo, un marito era un fatto gravissimo.
Cercai in tutti i modi di incontrarlo, parlargli nei corridoi dell’ospedale, nei fine turno, spiegarmi, dirgli che ero pentita e lo amavo sempre, ma non c’è stato modo, mi sfuggiva, non voleva vedermi… .

Mi sono trovata senza marito e solo all’ora che non c’è l’avevo più, scoprivo quanto l’amavo e quanto mi mancasse e quanto ero stata stolta ad avere quella relazione con quel Gianni, avevo perso tutto… il mio amore e il mio futuro.
Ma io continuavo cercarlo, anche se lui non voleva assolutamente più vedermi , incontrarmi, ascoltarmi e quando mi vedeva cambiava strada. Ero diventata gelosa di lui, a vederlo parlare con le colleghe avevo paura che qualcuna me lo portasse via, si mettesse con lui.
Non c’è rimedio a un tradimento, perché si sgretola tutta la fiducia che tu hai creato per anni e Raffaele in quel momento faceva bene a girarmi la faccia. Ma io non demordevo, ero un ‘ capa tosta’ come si dice da noi, tanto che nelle telefonate che facevo al paese a mia madre o alla sua, non dissi mai che eravamo separati, lo rifiutavo psicologicamente, fingevo che tutto fosse come prima, tranquillo e lui lo sapeva, perché parlava anche lui per conto suo in paese con i genitori e i suoceri..

Passarono tre mesi e io ero sempre alla ricerca di riconquistarlo e farmi perdonare.

Io da buona meridionale, non mi davo per vinta e rivolevo il mio uomo… mio marito ed ero pronta a combattere fino alla fine.
Dopo tre mesi un giorno riuscii a fermarlo nel piazzale dell’ospedale e parlammo nel nostro dialetto. Mi disse quello che pensava di me … che ero una zoccola ( una puttana)… nu cessu( una latrina), na chiavica( una schifezza) e altro che evito di scriverlo. Mi chiese di quando ci sorprese nel posteggio e io non mentii più e gli dissi la verità, che quella dell’auto in panne era stata una falsità e che eravamo la a baciarci…anche quando lo vedemmo con la ragazza le dissi che la mia reazione era stata inappropriata, aggiungendo che a lui, Raffaele, mai lo cambierei con nessun altro uomo al mondo.
“Scusami, perdonami…se vuoi mi inginocchio davanti a te e davanti a tutti e ti chiedo perdono…” Gli dissi:”… ho sbagliato, non so nemmeno io perché lo fatto , sono pentita credimi… perdonami”
Piangevo e tremavo tutta, feci una pausa e continuai:
” Io ti amo Raffaè… amo solo te e so… sento che anche tu mi ami ancora, mi vuoi bene e non puo scacciarmi così, lasciarmi in questo modo… .”
Lui si guardò attorno e poi mi disse:
“E’ vero anch’io ti amo ancora, ma a nulla varrebbe il mio perdono, oramai non mi fido più di te. E avrei sempre, sempre il timore che tu mi facissi e curna ancora!”.
“No! No! No! Te lo giuro, non lo farò mai più, credimi…” Ripetei piangendo:” Perdonami!”
Ma lui mi rispose solo:
“ Spero solo Dio che mi aiuti a dimenticarti presto, non voglio avere più a che fare con te e ho chiesto anche il trasferimento in un altro ospedale e presto chiederò il divorzio.”
A quelle parole m sentii morire, significava che davvero era tutto finito e mormorai piangente:
“ No ! Non farlo! Ti prego non andare via… non chiedere il divorzio, resta con me, perdonami … ” Prendendolo e tenendolo per un braccio che lui con un gesto veloce e deciso si divincolò e staccò dalle mie mani e se ne andò lasciandomi attonita e piangente nel piazzale.
Non volevo che si trasferisse, ne che divorziasse da me, io lo amavo , lo amavo davvero e anche lui mi amava, me lo aveva anche detto… .
Non potevo restare così passiva e impotente ad assistere allo sfaldarsi della mia vita, del mio matrimonio e del mio futuro per uno sbaglio, e così una sera che pioveva forte, alle 22.30 finito entrambi il turno di lavoro, mi cambiai in fretta e furia, uscii con un ombrellino e andai ad aspettarlo vicino alla sua auto.
Quando arrivò , mi vide lì in piedi sotto la pioggia vicino alla sua auto, bagnata con un ombrellino che mi riparava appena.
Pioveva fortissimo, veniva giù che Dio la mandava.
Mi guardò senza dire nulla.
“Mi dai un passaggio?” Gli chiese con voce timorosa e tremante.
Non rispose, ma si voltò ancora a guardarmi ero bagnata e anche infreddolita.
Aprì le portiere con lo scatto del telecomando, chiuse il suo ombrello e lo mise dentro e pensavo che ancora mi avesse lasciata lì, invece mentre entrava mi disse:
“Sali!!” E veloce e tutta bagnata feci il giro dell’auto e mi affrettai ad entrare e partimmo. Approfittando della situazione lo feci fermare di lato:
“Vuoi scendere?” Mi disse ironico.
“No! Voglio parlarti!” Risposi.
“Non abbiamo niente da dirci.” Ribattè lui.
“E invece si!!” Replicai io con le lacrime agli occhi .
E ci fermammo a discutere in auto sotto la pioggia, iniziando a parlare senza riuscire a trattenere le lacrime e gli ridissi le stesse cose del piazzale piangendo, tenendolo ancora per un braccio:
“ Ti amo Raffaele… io sto male senza te!… Sto male mentalmente ma anche fisicamente, non posso vivere senza di te… non mangio, sono dimagrita! Ti voglio, ho sbagliato , perdonami ti prego… . Prendimi a mazziate (picchiami) me lo merito, ma non lasciarmi.. o so che sono na femmina che non merita o tuo rispetto, ma perdonami.”
Di li iniziò una discussione che durò oltre un’ora, dove mi rinfacciò ancora tutto e io gli dissi che era vero, che aveva ragione che meritavo quello che mi diceva e che se avesse voluto punirmi in qualunque modo di farlo, anche di picchiarmi, ma che lo amavo, di perdonarmi, di darmi un altra possibilità che non l’avrei mai più tradito… che quello che era successo io non lo volevo ma è accaduto.
Lo accarezzai sul viso …” Sei come l’aria per me Raffaele! Sei il mio respiro, se non ci sei tu io mene muoro.” Dissi piangendo mentre lui restava in silenzio e guardava in avanti oltre il tergicristallo che si muoveva a tempo con quel tac sordo dello scorrimento.
Poi si voltò e mi guardò.

Sapete come è finita?
Oggi sono passati tre anni e siamo di nuovo assieme e abitiamo nella casa nuova che ci siamo acquistati, il nostro nido d’amore. Gli ho giurato che non lo tradirò mai più…Che lo amo.
Lui ha provato in tutti i modi ad allontanarmi e dimenticarmi, ma non c’è riuscito , il suo cuore è stato più forte della sua mente e alla fine mi ha perdonata perché mi ama sempre.

Ripensandoci sinceramente non so nemmeno io perché lo avevo tradito con Gianni, forse il fuoco della passione, Gianni era simpatico, mi metteva a mio agio e dava sicurezza, ma non lo amavo, ero presa da lui sessualmente, era passione e mi sono concessa… .

Mio marito ha dimostrato di essere il grand’uomo che è, e mi ha dato la più grande prova d’amore che potesse dare un uomo, mi ha perdonata… mi ha ripreso a casa con lui, mettendo da parte l’orgoglio, chiarendo tutto con me che un secondo errore sarebbe la fine di tutto.
In questo periodo che siamo ritornati assieme, non mi ha mai (nemmeno una volta) rinfacciato il mio errore.
Tutto è più o meno tornato alla normalità, ho sofferto moltissimo, e anche mio marito lo so . Solo all’inizio al momento della rabbia mi esternò il suo disprezzo per me, ma mai una volta ha ceduto alla perdita del suo autocontrollo e mai mi ha messo le mani addosso ne toccata con un dito anche se me lo meritavo .
Ora abbiamo una figlia di due anni , ho preso qualche chilo e presto un altra ne arriverà è giù in viaggio, sono di cinque mesi e anche se tra noi non c’è passione, e poco sesso, c’è tanta tenerezza e una grande intesa e affetto. Mi sento innamorata di mio marito.
A volte è evasivo, scostante, non comunica con me . Ma gli voglio molto bene. Poi adesso è tutto per nostra figlia e per l’altro che arriverà.
Naturalmente non gli dissi mai cosa avevo fatto davvero con Gianni e di quello che lui aveva fatto a me, gli ho fatto credere che ci furono solo tre incontri nel retro dell’autoscuola e nient’altro, ne rapporti in auto ne orali e anali… niente, non capirebbe.
Gianni ogni tanto mi manda messaggini che leggo e cancello subito, non ho mai risposto …ma ci prova sempre e mi invita a prendere la patente B. Non so se la prenderò, certo in un’altra autoscuola.

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