Storie ignobili n.23 – La sindrome di Stoccolma.

LA SINDROME DI STOCCOLMA
( La bella siciliana)

Note: CONFESSIONE INEDITA

“So che è difficile da capire, ma nonostante tutto quello che mi ha fatto, lo amo ancora”. È la frase che le donne vittima della Sindrome di Stoccolma in amore recitano come un mantra a giustificare ogni malefatta dei loro partner/carnefici.

Buongiorno a tutte le lettrici e i lettori, non se qualcuno conosce il significato di Sindrome di Stoccolma , penso di si che lo conosciate tutti, ma se qualcuno ne fosse all’oscuro, leggendo la mia storia, capirà il significato più che tante elocuzioni scientifiche, psicologiche e letterarie.

Questa confessione ha dell’assurdo ma è reale purtroppo.
Mi chiamo…

Io e la mia famiglia siamo di origine meridionale, ma da molti anni residenti al nord , siamo venuti su quasi tutti, prima io e mio marito con i figli, poi cognate e cognati, sorelle e fratelli, i nipoti e le nipoti alla fine anche i genitori abbiamo portato nel nord.
Io sono sempre stata una donna della bellezza mediterranea, del sud, un bel corpo anche se un po’ prosperosa , sia per le due gravidanze che avevo avuto ma anche perché ero e sono golosa.
In quel periodo ero la tipica donna del sud arrivata al nord trasformatasi in donna moderna e con mentalità settentrionale, nel modo di vivere e di vestire e i miei capelli da neri, con il permesso di mio marito li avevo tinti rosso castano , che mi stavano meglio.
Nella nostra nuova cittadina del nord, quasi tutti i siciliani che vivevamo li nella nostra provincia ci conoscevamo e rispettavamo e ci incontravamo una volta o due ogni anno nelle feste in forme di raduno privato solo per noi siciliani, al primo martedì di Marzo a festeggiare la Vergine Odigitria, ovvero la Madonna di Costantinopoli, Santa Patrona della Sicilia tutta o il 4 Settembre a Santa Rosalia, Patrona di Palermo, essendo la maggioranza di noi palermitani o dei dintorni. Questo avveniva una volta in una città, altre volte in altre, secondo le disponibilità degli organizzatori e del luogo per il raduno e ognuno di noi preparava qualcosa a casa e portava da mangiare e bere che poi in una grande tavolata consumavamo tutti assieme e al termine ballavamo insieme festeggiando.
Avevo due figli che studiavano , facevano le medie, un maschio e una femmina, già diventata signorina avendo già avuto da poco il menarca, le prime mestruazioni .
Mio marito essendo muratore lavorava come operaio edile nella costruzione di palazzi.
Io saltuariamente lavoravo a ore a fare le pulizie nelle case o negli alberghi, ma vista la crisi, ero stata lasciata a casa, e ultimamente tramite paesane ero stata assunta da una cooperativa che faceva pulizie, lavoravo sol quattro ore al giorno, ma a me facevano comodo, almeno guadagnavamo qualcosa in più.

Nel nostro ambiente come dicevo ci conoscevamo un po’ tutti, sul lavoro anche le mie colleghe erano meridionali come me, alcune erano amiche, qualche rumena o polacca … .
Nelle nostra piccola comunità meridionale c’erano famiglie che facevano ogni tipo di lavoro e spesso non sempre leciti, c’era anche chi era dedito alla delinquenza e rubava, soprattutto giovani senza voglia di lavorare, ma conoscendoli ci stavamo alla larga.
Mi vestivo sempre in modo carino, a volte sexy ma senza essere volgare o scostumata come si dice da noi .

Tra le nostre conoscenze di comunità, c’era un ambulante che faceva i mercati con la sua bancarella, si chiamava Giovanni, aveva più di 55 anni e lavorava con la moglie, avevano un figlio sposato che però si era arruolato in marina e viveva nel sud.
Era corretto, lui e la moglie erano disponibili a fare sconti a noi compaesani, ma si prestavano anche a vendere indumenti rubati nei tir o nei negozi. Indumenti e biancheria intima di marca e per noi a prezzi stracciati, lo facevano solo con noi conterranei perché ci conoscevano e si fidavano che non dicevamo niente a nessuno, e quando ci proponevano degli articoli, per es. mutandine e reggiseno, ci prospettavano sempre l’alternativa di pezzi di marca e di tessuti buoni rubati, che se acquistati nei negozi li avremmo pagati tre quattro volte di più del costo che ce lo mettevano loro; esempio un reggiseno o uno slip di marca che a noi paesani metteva cinque euro al mercato a prezzo da stock, uguale in negozio lo avremmo pagato 20-25 euro, e ci vendeva veramente a importi convenienti, non scampoli ma pezzi veramente belli, di classe ed eleganti e coordinati , che erano il sogno intimo di tutte le donne. Idem le canotte e magliette intime in cotone o lino, ogni indumento che riguardasse l’igiene intima femminile. Così capitava spesso che noi che facevamo le pulizie indossassimo mutandine che nemmeno l’impiegata o la datrice di lavoro aveva.
Ma questo lo facevano solo con noi meridionali e paesani che conoscevano personalmente e si fidavano, agli sconosciuti vendevano se li accompagnavamo noi, o a gente fidata oppure niente, era rischioso. Vendevano calze, pancere, bustini, mutandine di ogni tipo, reggiseno , e come dicevo magliette e canotte intime, sottoveste , camice da notte, pigiama ecc… .
Aveva un grosso furgone bianco ed eravamo in molte ad andare a servirci da lui nella sua bancarella. Era il tipico ambulante del sud , che parlava ad alta voce, anzi gridava, invitando la gente che passava ad acquistare la sua mercanzia.

La moglie di Giovanni non stava bene di salute, era una donna malatticcia, grassa e diabetica che le avevano portato degli scompensi cardiaci. Un giorno scivolò e si ruppe il femore e dovette restare a letto per molto tempo e per lei iniziò un calvario che la portò a scompensarsi maggiormente. Lui nella bancarella assunse un ragazzino figlio di un compaesano che lo aiutava a montare e smontare l’ombrellone e il banco e posizionare le ceste e le cassette con gli indumenti e che facesse attenzione quando le donne cercavano qualcosa che non portassero via niente facendo la guardia quando lui non c’era. Perchè quel ragazzino non sapeva vendere, era solo di aiuto. A seguito di quella vicenda e delle conseguenze di quell’ulteriore scompenso sua moglie mancò e lui entrò in una sorta di vedovanza, come si usava in Sicilia con il figlio la portò giù al paese a seppellirla e poi ritornò su a riprendere la sua attività, con il bottoncino nero appuntato in petto, in segno di lutto.

Con Giovanni ci conoscevamo di vista, sapendo che eravamo compaesani, avevo già acquistato da lui della biancheria intima per me, mio marito, mia madre che viveva con noi e i figli, papà era mancato in quegli anni purtroppo, e devo dire la verità ci trattava veramente bene, ci vendeva i capi di marca rubati a un prezzo bassissimo, quasi fossero da stock… o da soldo, e se occorreva su richiesta ci faceva arrivare capi particolari, anche di pelle, tipo giacconi , giubbe e giubbini, gonne, tutta pelle vera e anche di tessuto, ma a metà prezzo.
Quando andavo da lui compravo parecchio e per tutti. In genere non andavo mai da sola a fare gli acquisti di qualunque genere, come si usava da noi, mi davo appuntamento con mia sorella e mia cognata e andavamo sempre insieme, era un modo di chiacchierare, spettegolare e stare assieme.
Quella mattina ero sola per loro indisposizione, mia cognata doveva andare a scuola a parlare con i professori della figlia e mia sorella era influenzata e le facevo io la spesa.
E così al mercato della nostra città mi ritrovai davanti alla sua bancarella e curiosai. Volevo comprare della biancheria intima per me, mio marito e i miei figli, oltre che una camicia da notte e altri indumenti per mia mamma.
“ Giovanni ha mica della bella biancheria e delle camice da notte che non siano di stock però!” Gli chiesi, mentre frugavo assieme ad altra gente nella bancarella.
Lui capì subito a cosa intendevo:
“Mi è arrivata della roba bellissima, sia biancheria intima che pigiami e camice da notte, ma non li ho qui, li tengo in garage! Se la vuole deve venire a prenderla lì oggi pomeriggio. ”
Sapevo di altre mie compaesane che a volte per comprare, scegliere i pezzi e provare andavano da lui direttamente sotto casa sua, dove aveva un enorme garage magazzino di materiale inscatolato, e non vi trovai nulla di male ad andarci anch’io, in fin dei conti era un conoscente di mio marito, che ci rispettava. Così mi misi d’accordo con lui e decisi quel pomeriggio di andare alle 16.00 nel magazzino .
“Allora vengo oggi, se riesco porto anche mia madre così se la misura… .” Gli dissi parlando sottovoce in modo che le altre turiste di passaggio non sentissero.
Fu gentile dicendomi:
“Come vuole lei signora, se no gli dò i pezzi e sua madre se li misura in casa e poi si tiene quelli che sceglie e gli altri me li riporta ! “ Sorrisi della sua disponibilità e mi fece piacere.
“Grazie Giovanni!!” Risposi e lui proseguì:
“Se non ci aiutiamo tra di noi compaesani !”Esclamò ridendo.
Quella sua disponibilità, mi rassicurava, lo vedevo come una persona per bene, vedovo da un anno oramai.
“il garage è sotto il palazzo rosa che si vede quando entra nel paesetto di xxxx . Io sono dentro con il ragazzo, lei bussi sulla serranda, la riconoscerà è bella grande e verde e la faccio entrare.”
“D’accordo!” Dissi e lo salutai .

Quel pomeriggio andai verso le sedici, sapevo dov’era anche se non c’ero mai stata.
Chiamai mia madre, che mi disse che non poteva muoversi perché aveva male alle gambe , soffriva di flebite così le risposi:
“ Tu stai a casa, ti porto io gli indumenti da provare!”
I figli erano fuori e il marito al lavoro e andai. Presi l’auto e arrivata nei pressi posteggiai
poco vicino e scesi, dopo pochi passi bussai alla serranda e la aprì un poco facendola scorrere lateralmente, quel tanto che io passassi, tirò fuori la testa a guardare fuori e poi la rientrò e chiuse.
“ Venga!” mi disse.
Seppi poi in seguito che il suo furgone bianco era un Iveco Daily con il cabinato dietro rialzato che quasi ci stava una persona in piedi e molto spazioso, con due sportelli in fondo e uno laterale scorrevole.
Il Garage era un locale sotto un grande palazzo, all’interno era abbastanza ampio, ci sarebbero state tre auto e forse più, ma vicino a una parete c’era solo il furgone con la porta scorrevole laterale aperta e dentro quasi vuoto avendo scaricato tutto.
“Sto preparando per domani!” Disse Giovanni vedendo che guardavo:”Carico altra roba e mi tocca fare tutto da solo!” Fece una pausa e proseguì:”Avevo un ragazzino, ma non gli piaceva lavorare e si è licenziato proprio oggi, e inutile per fare questo lavoro ci vuole passione … non gli piaceva alzarsi presto al mattino e ora sono di nuovo solo .” Disse sorridendo.

Dopo aver scambiato qualche parola convenevole, mi portò sul lato del magazzino dove all’interno vi era il furgone posteggiato e alle pareti sui scaffali c’erano scatole, scatoloni e scatolette appena arrivate di indumenti e biancheria intima, probabilmente rubata, ne aprì alcuni e tirò fuori della lingerie davvero bella e di marca ancora nel cellophan.
“Scelga quella che vuole … .” Mi disse spargendo le buste di cellophan vuote sulla tavola:” Che io intanto prendo le camice da notte per sua mamma che sono veramente belle. “
Aprii alcune buste presi il contenuto e lo allargai guardandolo, cercando dei pezzi per me, della mia misura, delle mutandine e oltre ad aver guardato la taglia che però era in varie nazionalità, per sicurezza me le misurai addosso sulle spine iliache del bacino per vedere la larghezza . Poi presi una maglia e me la misi davanti sul vestito per vedere dove arrivava, senza indossarla, lo stesso feci con un reggiseno, quando sentii la sua voce dire mentre trafugava tra le scatole:
“ Se le provi, i reggiseno vanno portati aderenti e non laschi… .”
Mi voltai osservandolo e dicendo:” Ma dove lo misuro?” chiesi io, e imbarazzata mi guardai attorno non vedendo luoghi riparati dove poter provare.
“Vada sul furgone !” Disse lui .
Chiuda la porta scorrevole, c’è la luce dentro e si prova gli indumenti.
Vista la mia esitazione ripetè:
“Vada sul furgone!…Ha la porta scorrevole che si chiude dall’interno.”
“Ma no, non è il caso!” Risposi io impacciata:” Vedo anche così se mi vanno bene, me li appoggio sopra… . “
“ Ma stia tranquilla signora, vada…salga!… . “ Ripetè ancora:” Lo fanno anche le altre signore, non è mica la prima. Lo facciamo anche al mercato per far provare gli indumenti alle clienti, c’è anche lo sgabello internamente oltre la luce e si chiude all’interno con questo!” Dichiarò, e avvicinandosi mi mostrò un gancio di chiusura da infilare in un occhiello che aveva messo lui all’interno della porta scorrevole.
“Così è tranquilla signora!” Mormorò seriamente.
Dal punto di vista emotivo e di sicurezza vedendo la chiusura mi tranquillizzai.
Prima di entrare mi fece vedere i capi e prese da una scatola dell’intimo veramente pregiato:
“Questi sono slip elasticizzati, contenitivi per nascondere le pancette!” Disse sorridendo: ” Questi anche!… Però sono più alti e modellanti i fianchi.” E me ne passò altri.
Aveva dei corsetti e guaine a pancera contenitive molto belle e pregiate, e me le mise in mano dicendomi:” Le provi!” Allontanandosi di nuovo verso gli scafali.
“ Questi quanto costano?” Chiesi.
“Poco! Per voi poco lo sapete. Scegliete quello che volete poi alla fine facciamo il conto.” Pronunciò.
Sapevo che erano indumenti rubati, ma erano di buona fattura oltre che marca e ce li vendeva a molto poco e sinceramente non mi interessava la provenienza.
Ero seccata perché per provare quei capi avrei dovuto spogliarmi sotto, ma mi dissi che intanto ero chiusa dentro e poi mi sembrava un bonaccione e mi dava affidamento in quel momento.
Presi tutto in mano, mutandine contenitive per la mia pancetta, corpetto, guaina e un reggiseno, mentre lui oramai un po’ distante tra lo scafale e le scatole mi faceva segno il furgone.
Il clima in quel garage era tiepido, quanto bastava per non avere ne caldo ne freddo solo dentro il furgone c’era più caldo.
E così feci. Salii il gradino abbassai un poco la testa che toccava il tettuccio e quando fui dentro accesi la luce interna e seduta sullo sgabello mi tolsi la maglia e il reggiseno e mi provai quello nuovo, andava bene, mi stava a pennello e sentii subito sulla pelle che era di materiale buono. Contenta me lo tolsi piegandolo e mettendolo da parte per acquistarlo, rimettendo il mio. Poi visto che ero dentro sola anche se incominciavo a sentire il caldo della chiusura, mi alzai e in piedi con il tronco curvo tenendomi con una mano appoggiata alla parete del furgone, mi tirai su la gonna senza toglierla. Veloce mi abbassai gli slip e li spinsi giù non senza apprensione, perchè benché fossi sola mi sentivo a disagio, tanto di aver pensato per un attimo di provare quelle nuove con le mie sotto, ma poi visto che ero sola… .
Sedendomi sullo sgabello e sulla mia gonna stessa che avevo abbassato un pò, le tirai più giù, alle ginocchia, poi alle caviglie e li tolsi, infilando ai piedi quelle nuove contenitive, tirandole alle ginocchia poi alle cosce alzandomi e sollevandomi su la gonna, alta davanti e dietro oltre i fianchi, e muovendo il sedere da una parte e dall’altra le infilai e indossai assestandomele. Mi stavano bene ed erano belle aderenti e comode, anche se erano di vita più alte delle solite che portavo io e più sgambate, mi arrivavano sopra all’ombelico, lasciando uscirei peli dagli inguini. Ma mi piacevano, erano di raso e mi nascondevano tutta la pancia.
Iniziai a toglierle, per provare la guaina e il corpetto e le tirai giù alle ginocchia e stavo procedendo inversamente per levarle, quando all’improvviso sentii di colpo aprire lo sportellone in fondo al furgone che non sapevo nemmeno che ci fosse, entrare un lampo di chiarore e vidi una grassa sagoma controluce salire su e richiudere ritornando alla luce fioca della lampadina.
Ebbi un soprassalto… lo riconobbi, era Giovanni.
Salì sopra con la sua mole facendo dondolare il furgone:
“ Ma che fa? Esca fuori?” Gridai, feci una pausa dallo stupore e deglutii e ripresi esclamando sorpresa e spaventata :
“Esca !!… Esca fuori di qui !!”
Piegandomi verso il basso ripresi le mutandine alte ed elasticizzate che mi stavo togliendo e veloce rialzandomi ritirai su un po’ lo slip, ma fino alle cosce dove si incastrarono, di più non riuscii, vista l’aderenza faceva resistenza a salire e allora abbassai giù la gonna cercando di coprirmi, non senza dargli involontariamente modo seppur con la luce fioca di vedere il mio sesso.
“Esca vada fuori!” Urlai.
A quelle parole lui rise e non sii fermò e si fece più avanti e io ripetei ancora forte:
“ Che fa? Scenda!”
Avevo le mutandine sopra le ginocchia e con la gonna abbassata mi coprivo le parti intime davanti e di dietro. Ma lui si avvicinò di più.
“ Esca come si permette, non vede che mi sto cambiando?” Ribadii, non sapendo che altro dire.
“Lo so!… Per questo sono salito, fammi vedere la figa!” Disse nel nostro dialetto.
Restai sorpresa e scandalizzata dal suo linguaggio e soprattutto che mi mancasse di rispetto.
“Ma che fa è pazzo? Guardi che la denuncio ….lo dico a mio marito che mi manca di rispetto!”
Esclamai.
Ma lui si avvicinò di più e nel mio tentativo di fermarlo e di muovermi con quelle mutandine a metà coscia che limitavano i miei passi, ci fu una colluttazione, dove all’improvviso con mio stupore e incredulità mi diede due schiaffi sul viso da farmi bruciare le guance spingendomi indietro contro la lamiera della cabina e sedere su alcune scatole, soccombendo momentaneamente alla sua brutalità.
“Io vado via!” Esclamai rialzandomi indignata allungando il braccio e togliendo con la mano il fermo nel portellone per poterlo aprire.
Ma lui avvicinatosi minaccioso portandosi avanti con un balzo mi prese per il polso e disse alcune parole in siciliano che con la tensione e lo spavento non compresi e mi spinse gettandomi nell’angolo del furgone opposto allo sportello laterale impedendomi di uscire . Si avventò verso me con le braccia protese in avanti per prendermi .
“ Tu non vai da nessuna parte, togliti le mutandine!” Gridò.
Ero spaventata e d’istinto cercai di divincolarmi da lui che allungò l’altra mano e iniziò ad accarezzarmi il fianco e il sedere e a tastarlo stringendo le dita :
“ Ma che fa? Come si permette ? Mi lasci! E’ pazzo! Io la denuncio… la denuncio … .” Ripetei battendogli sopra la mano con uno schiaffo forte per fargliela togliere.
Ma lui incurante continuò e alzando sulla vita il braccio che mi tastava il sedere mi cinse il fianco e l’addome cercando di tirarmi a se, allora cominciai a scalciare … .
“Mi lasci…bastardooo!!!”
Avevo capito che intenzioni aveva, ma mi sembrava impossibile che succedesse a me e con un compaesano. Avevo sentito e letto di tante donne e ragazze violentate, ma un conto era leggerle sul giornale e un altro ritrovarcisi e viverle.
Con la mano libera lo colpii sul viso dandole uno schiaffo.
“ Sei bella selvatica …!” Esclamò in siciliano: ” E mi piaci di più!”
“Bella! Bella! Bella!….” Ripetè stringendomi e tastandomi il corpo, cercando anche di baciarmi mentre io arretravo disgustata .
Nella concitazione tirai anche qualche gomitata e calcio alle pareti di lamiera provocando rumori sordi, e in quella lotta impari sentivo il cassone del furgone dondolare e ne ero prigioniera e non potevo fuggire.
Mi si cacciò addosso, tra le mie grida e spinte per allontanarlo ai suoi tentativi di avvinghiarsi a me. Cercò ancora di abbracciarmi e baciarmi, allungando le mani sulle gambe, sulle cosce e sopra la gonna e gli indumenti e mi palpò il sedere, i fianchi e il seno.
Cercai di respingerlo, ma mi prese i il viso tra le sue grosse mani ruvide e tirandolo a se cercò di baciarmi sulle labbra non riuscendoci . Urlai:
“Mi lasci!..Mi lasci!… Bastardo!!”
A quelle parole e alla mia resistenza, arrabbiato e agitato gridò per intimorirmi:“ Se non fai subito quello che ti ho detto ti faccio uscire nuda fuori dal garage, nella via che ti vedono tutti.”
“ Ma lei è pazzo!” Gridai ancora.
E preso da una eccitazione e una furia incontrollata, con uno strano ghigno sul volto congestionato dall’eccitazione e dalla voglia tentò di tirarmi su il vestito dalle ginocchia alle cosce cercando di scoprirmi il sesso, abbassandomi con una manata lo slip contenitivo sui piedi .
Mi prese anche l’altra mano… tenendomele tutte e due in una delle sue, spingendomi in fondo con le spalle contro la cabina della guida, cercando di baciarmi…Ma io gli sputai in faccia, mi faceva schifo, ribrezzo con la sua brutta faccia e la pancia molla.
“ Sporco bastardoooo!! Lo diròò a mio maritoooo!!!” Gridavo. Ma lui rideva.
Adesa alla parete senza potermi muovere, con forza tenendomi sempre i due polsi in una mano sola, con l’altra sua ripugnante iniziò a toccarmi il corpo , il seno , la figa… .
“Lasciamiii!! Mi fai schifoooo!!” Urlavo mentre muovendoci provocavamo dei tonfi sordi dentro il cassone che rimbombavano, ma non c’era nessuno nel suo garage che poteva sentire.
Inizia a scalciare, visto che i polsi erano imprigionate nella sua grossa mano e avvertendo la mia impotenza iniziai a piangere spaventata.
“ Stai ferma! Aprii bene le gambe che non ti faccio male! Dai fatti chiavare!!” ripeteva.
“ Noooo…. porco ! Maiale!! …Mai!! Lasciami!..?” Gridai piangendo in un ultimo sussulto pensando a mio marito.
“ Ah si!!!” Esclamò…:”E allora visto che io sono un porco , un maiale tu sarai la mia scrofa e ti chiaverò come le maiale!” Rispose ridendo facendo sempre più pressione e forza su di me
Avevo la pelle bagnata di sudore , tra la tensione , la lotta e il calore del cassone.
” Lasciami! Lasciami! Per favore!” Tirando calci sempre più forti , molti a vuoto ma alcuni lo colpivano negli stinchi, qualcuno più forte deve avergli fatto anche male, ma sembrava di gomma perché continuava e mentre reagivo selvatica aggredendolo, lui con la mano iniziò a colpirmi a schiaffeggiarmi in viso dandomi due schiaffi brucianti, facendomi anche male e mentre gridavo:” Noooo!! Noooooooo!!! “ Lui lasciandomi i polsi e le mani libere mise il braccio intorno alla vita e alzandomi quasi di peso, mi ruotò, facendo in modo che gli dessi le spalle.
Ero irrigidita dalla vergogna e dalla paura e chiusi gli occhi.
Avvertendo il pericolo cercai ancora di alzarmi, ,ma lui tenendomi una mano sulla spalla e con l‘altra tirandomi i capelli Disse:
“Giù!..Giù!.. A quattro zampe come le scrofe!” Esclamò ridendo .
E incurante del mio agitarmi, prendendomi il braccio e piegandolo e roteandolo mi spinse giù con forza facendomi inginocchiare con il sedere verso lui e mettermi a carponi come una cagnolina ubbidiente.
Mi lasciò il braccio, ma oramai ero arrendevole, mi sentivo vulnerabile e il non vederlo essendo dietro a me ne il sapere cosa mi attendesse mi gettava nell’angoscia.
Lo sentii inginocchiarsi dietro di me, lasciandosi cadere con un tonfo sordo sulla lamiera.
E mentre con una mano sulla nuca mi teneva ferma e giù, con l’altra iniziò a battermi forte il sedere, degli schiaffi sempre più forti , uno dietro l’altro da far diventare la mia pelle pallida arrossata e, mentre io piangevo, lui diceva:
“ Devi ubbidirmi capito!! Sa no ti battù!! (sculaccio) ” Disse in siciliano sorridendo.
Voltando la testa indietro per quel che potevo, lo vidi con un smorfia viziosa e un sorrisetto ambiguo che mi stava divorando con gli occhi.
“Bella!!…Sei una bella femminaaa!!” Mormorò quasi da solo .
A quelle parole frastornata trasalii, sentii addosso l’odore del suo sudore, un sudore acre, salato, e il mio il sudore della paura… . Avevo la bocca secca ed il cuore mi batteva come impazzito. In quel momento trovandomi sola con lui, capii in che terribile situazione mi trovassi e a quel punto, il panico s’ impossessò di me trasformandomi in un corpo tremante di terrore incapace quasi di respirare.
Mi prese forte per i capelli e tirandomi su la testa la staccò dalle mie mani che abbassai per restare in equilibrio a carponi, e fece in modo il porco che non mi potessi più muovere, tenendomi per la nuca con una mano.
Mi tirò su la gonna che nel frattempo era scesa a coprirmi di nuovo il sedere, la tirò su bene in alto sui lombi scoprendolo da tutto il tessuto.

Con forza e rabbia mi riprese i capelli tra le mani tirandoli, iniziando a toccarmi il sesso da dietro, a mettere le mani fra le cosce e massaggiarne l’interno cercando di aprirle, allargarle quasi totalmente, riprendendo io a gridare e dimenarmi .
Cercavo di praticare resistenza passiva stringendo le gambe più che potevo e impedirgli di divaricarle , ma lui era forte e tenendomi con il braccio teso dietro il collo.
A un certo punto come in preda a un raptus con l’altra mano iniziò a battere ancora forte sulla pelle, a sculacciarmi, mentre per reazione piangevo e scalciavo indietro fino quasi a sdraiarmi.
Mi trovai con il sedere scoperto quasi sdraiata e lui che mi batteva.
Continuava a colpirmi sopra il gluteo facendomi davvero male ripetendo:
” Allarga!! Allarga!!! ” sculacciandomi in modo ritmato facendomi arrossare e bruciare la pelle.
“Te lo faccio diventare rosso come il fuoco questo tuo bel culo da sticchiusa( figona) se non allarghi le gambe!” Ripetè.
Lui continuò a percuotermi sulle natiche, prima solo su il sedere, poi mettendosi un po’ indietro e di lato mi sculacciò anche il retro delle cosce con violenza.
“ Mi devi ubbidire!… Mi devi ubbidire hai capitoooo!!!” Urlava invasato ed eccitato .
Mi faceva male, mi bruciava la pelle.
” Non mi faccia male!” Lo pregai.”Basta! Basta!”
“E allora ubbidiscimi e fai quello che ti dico io!”
“Si..sii…siiii!!!” Urlai dal bruciore e dalla paura.
Alla mia passività e accondiscendenza lui smise di sculacciarmi con la sua mano grossa, pelosa e ruvida, per accarezzarlo scendendo fino sul sesso; abbassò la mano facendola scorrere tra il rossore della pelle dolorante e irritata dal sedere attraverso il solco gluteo verso il sesso, si prendeva quella libertà che mai nessuno all’infuori di mio marito aveva mai visto, ancor di meno aveva mai toccato, vedendomi benissimo il mio sedere nudo e il mio sesso peloso e nero sotto di esso.
Spaventata visto che non riuscivo a farlo desistere cambiai tattica:
“La prego Giovanni , non mi faccia questo ! Non dirò niente a nessuno se mi lascia andare lo giuro …la prego!”
“Non dirai niente a nessuno lo stesso , anche se ti chiavo ….perchè se no io dirò che ci sei stata, che hai voluto tu!” Ribattè.
Mi bloccò con le sue braccia e mi costrinse mettendo il suo ginocchio dietro tra le mie cosce ad allargare un po’ le gambe, come fosse una vacca pronta per esser montata.
Mi ordinò di aprire di più le gambe .
“Tu non sai quante donne ho chiavato qui dentro questo furgone con la scusa di farle provare la biancheria intima… .” Disse con un ghigno malvagio.
Ero spaventata, incapace di emettere un suono e di impedirgli di farlo, e paralizzata dalla sorpresa e come ultima patetica difesa chiusi gli occhi e mi estraniai per proteggermi.
“Su, così brava!… Non farti pregare, apri le gambe e fatti vedere bene che voglio chiavarti! “ disse: “Su andiamo! Che poi piacerà anche a te vedrai!”
Sprofondai il più possibile nell’angolo del cassone inginocchiata, con il busto giù appoggiata sui gomiti che mi dolevano e con le mani a coprirmi la faccia per non vedere e annientarmi tra scatole vuote e piene e pacchi di indumenti ancora nel cellofan.
Al colmo dell’ umiliazione, piangendo come una bambina, ferita nell’orgoglio e senza rendermene conto ne volerlo, in quella posizione offrivo il mio posteriore nudo a lui. Mi abbandonai scossa da un tremito nervoso, con le mani sul viso a nascondermi da quella umiliazione e disonore, con i capelli pendenti sopra il volto, gli occhi chiusi, umidi di lacrime di vergogna e di rabbia che mi rigavano le gote, bagnandomi le dita e sciogliendomi quel poco trucco che mi mettevo.
Non riuscivo a fermarlo, il suo corpo grosso mi bloccava. E fu a quel punto che mi estraniai come se mi fossi staccata dal mio di corpo.
Mi rifugiai in qualche angolo del mio cervello dove lui non potesse toccarmi. No, almeno lì no… non c’era… non arrivava . E sono diventata non più protagonista di quella violenza, ma spettatrice di me stessa, incapace di reagire.
Arrivò alla fica e con un dito la accarezzo sui peli e intorno alle grandi labbra…ebbi un brivido involontario e per reazione mossi il bacino e il sedere. Il suo dito medio salì e scivolò sul clitoride toccandolo facendomi sentire come una scossa, corse sulla fessura e subito la sua prima falange entrò con estrema facilità dentro le labbra vaginali penetrandomi. Sussultai .
Imploravo di smetterla, supplicavo, ma già nel sentire la sua voce mi terrorizzava ancora di più, era come affamato del mio fresco corpo maturo da mamma e moglie .
Mi si sentii profanata, una persona sconosciuta era entrata col suo dito dentro di me, nella mia intimità sessuale. Nessuno che non era mio marito non solo l’aveva mai toccata , ma neppure guardata , lui era stato il primo e l’unico uomo della mia vita.
Piangendo e impotente abbassai il capo , sentendo la sua grossa mano da dietro accarezzarmi di nuovo la fessura, staccarsi e ritornare passandomi sopra probabilmente della saliva … lo fece più volte, poi infilò ancora il dito fino in fondo.
” Noooo!!!” Urlai sentendomi violata …e cercando di dimenare il bacino per farlo uscire e toglierlo, ma era inutile.

Con una mano aprì la cerniera dei pantaloni e lo estrasse duro e lungo.
Sentii lui abbassarsi e appoggiare qualcosa di duro sulla fessura e premere mentre con una mano mi teneva il fianco.
Non lo vidi, ma sentii qualcosa di rigido spingere sulla vulva per entrare in vagina, capii cosa stava facendo, che era il suo glande e urlai:
Nooooooooooo!!!!!!”
Non potevo staccare le mani da terra perché mi tenevano in equilibrio impedendomi di sbattere la faccia sul pavimento di lamiera, solo una mano riuscii ad appoggiare alla parete di metallo tirandomi un poco su con il busto:
“ Noooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!! La prego Giovanni !!!!!” Esclamai Lasciando scivolare la mano e ricadere in basso a tenermi in quella posizione.
Lo sentii spingere e lentamente ma con decisione d entrare fino in fondo facendomelo sentire fino a toccare la cervice uterina e gemere in un lamento di vergogna e umiliazione e mi sentii riempire della sua carne dura .
Ebbi una smorfia di dolore ad avvertire una strana sensazione mai provata con mi marito.
Poi lo tirò indietro e ancora con un colpo secco lo spinse e lo sentii dentro… .
Avvertii fastidio e dolore e poi lo sentii scivolare e muoversi dentro di me grosso, violento e nella sua potenza e suo vigore profanare il mio sesso e la mia vagina riempiendola completamente di carne dura… .Ebbi un sobbalzo e mi inarcai e con le lacrime agli occhi urlai ormai vinta e impotente:
” Nooooo!!!! Noooooo!!! Nooooo!!!” In un grido di strazio, vergogna e umiliazione… e disonore.
Che rimbombava all’interno del cassone, Strepitavo :” Noooo, la preggoooo!!!… Cosa vuole farmiiii!?!?! La smetta…la supplicooo…!!”
Ma oramai ero sua, lui, quel porco era dentro di me, senza preservativo altra preoccupazione essendo io ancora feconda e iniziò a muoversi lentamente avanti e indietro, chiavandomi come si suol dire a carponi, alla pecorina, facendo scorrere le sue mani grosse e ruvide sui miei fianchi, sulle natiche e le cosce, per poi farle salire sulla schiena slacciandomi il reggiseno e tirandomi fuori le mammelle lasciandomele libere e pendenti nel vuoto. Sempre chiavandomi, iniziando io a non essere insensibile a quella penetrazione e quelle carezze, a quella sua carne dentro di me.
“ La prego Giovanni ! Si fermi , mi rispetti! Non mi disonori…” Lo supplicai ancora una volta.
Ma lo avverti piegarsi ancora di più sulla mie schiena, sentii il sudore del suo ventre voluminoso sulle mie natiche. E sentii la sua mano arrivare al seno, cercarlo avidamente, prenderlo e stringerlo forte nelle dita….. e poi sfregarmi i capezzoli tra i suoi polpastrelli grassi, che mio malgrado mi diventarono turgidi.

Tra il singulto avvertii una forma di calore al ventre che si spandeva nella pelvi e all’interno della vagina, che sentivo contrarsi involontariamente intorno al suo sesso con spasmi, che mi vergogno a dire erano quasi piacevoli.
Si mise a dare colpi lenti, silenziosi ma profondi con una sorta di “ciack “ nello scontrare i due corpi sudati, i suoi inguini contro le mie natiche, che nell’abitacolo del furgone facevano quel rumore sordo rimbombando sulla lamiera e nell’aria.
Io oramai vinta e incapace di reagire ero ferma a quattro zampe, come una cagna vera o una scrofa come mi aveva definito lui, mentalmente ero distaccata da me stessa e da quell’accadimento, come se fossi un altra e non io a subire quella brutale violenza, e passiva mi lasciavo chiavare ascoltando le sue volgarità su di me e avvertendo i suoi colpi e le sue spinte in vagina.
Lo sentii afferrarmi più forte i fianchi e muoversi…iniziando a farmi dondolare avanti e indietro .
“Non avere paura vedrai che ti farò godere… piacerà anche a te !” Esclamò.

Ero violentata, mi stava stuprando e mi stava possedendo tra le lacrime e la vergogna… .
Nei movimenti avanti e indietro lo spinse tutto dentro, e lo sentii arrivare in fondo, toccarmi l’utero, e mentre con una mano mi teneva sempre il fianco con l’altra mi accarezzava la schiena , dicendo:
“ Sei una bella femmina… una bella siciliana di razza … mi sei sempre piaciuta, era un peccato che fossi solo di quello scimunito di tuo marito!! Ma ora provi un vero uomo!!”Aggiunse.

A sentirmi stretta o accarezzata sui fianchi, sulla schiena e sulle mammelle, fui colta involontariamente da una sensazione di piacere.
All’improvviso sentii quei fremiti e quel calore che avevo già sentito prima nella pelvi salire e arrivare sul mio seno pendolante, ormai fuori dal reggiseno, sentendolo tra le sue mani fresco, morbido, con la pelle d’oca, senza protezione del tessuto, accarezzato e stretto dalle sue dita.
Provavo una strana sensazione, non capivo se mi facevano male le sue strette o mi solleticavano piacevolmente , o tutte e due .
Mi morsi le labbra gemendo per non dargli la soddisfazione che provassi piacere con lui.

Avrei voluto sentire male, provare dolore e invece no… avvertivo sensazioni differenti e sinceramente non capivo cosa provassi , avvertivo la vagina dilatarsi e contrarsi di più e poi rilasciarsi e lui muoversi velocemente e quello sfregamento interno mi piaceva. Provavo piacere, aveva ragione quel bastardo che mi avrebbe fatto godere e mi sarebbe piaciuto, ma cercai di resistere trattenendomi, piegai il capo in giù facendo penzolare davanti e sui lati i miei capelli lunghi e restai in silenzio, ma poi non ce la feci e gemetti di quell’essere dentro me .
Avvertivo il cazzo che nello scorrere in vagina, si ingrossava e induriva sempre di più e mi dava una strana sensazione, mi faceva impressione, quasi paura, e più grosso diventava più lo sentivo correre in me con sfregamento e più mi piaceva.
Quel maiale mi stava possedendo come se fossi un animale, davvero una scrofa , riprendendo a darmi schiaffi sul sedere e sulle cosce già arrossate.
Per i movimenti che mi faceva fare dondolando avanti e indietro, essendo spinta tutta in avanti, per non sbattere la testa nella paratia di lamiera fui costretta ad aggrapparmi ai bordi di metallo del fondo del cabinato per restare ferma visti i colpi violenti che mi dava quella bestia uomo.
All’improvviso mi sentii afferrare per i capelli con la mano sinistra, e tirare al limite del dolore la testa forte in su e indietro, per evitare che sbattessi il capo nel momento dell’amplesso.

Mi sentivo presa a quattro zampe in quella posizione animale, e quell’uomo che mi penetrava da dietro, una posizione che non era mia e non faceva parte della mia intimità sessuale.
Seppi in seguito poi leggendo ed emancipandomi che era una posizione ritenuta molto eccitante carica di erotismo e di emozioni, soprattutto dagli uomini, ma io e mio marito non la praticavo, per noi non era intima e nemmeno romantica perché impossibile scambiarsi baci o sguardi negli occhi mentre si ci amava carnalmente. Per noi era una posizione poco ‘sentimentale e confidenziale’ insomma , diciamo sconveniente .
Ma in quella posizione scoprii nuove sensazioni, intense, perché la penetrazione era profonda, arrivando a stimolare anche l’utero e lui intanto mi accarezzava il clitoride con la mano durante la penetrazione, aumentando il mio calore interno e piacere.
Mentre avvertivo la sua pancia sudata scivolare nei movimenti sul mio sedere, le sue mani mi accarezzavano tutto il corpo procurandomi vergogna e piacere
Mi lasciai andare e abbandonai al piacere che avvertivo pur non volendo … .
Mi sentivo dominata da quell’uomo presa in quella maniera era forte e vigoroso, oltre la posizione, aveva anche l’aspetto bestiale. E io venivo violentata in quel modo, coinvolgendo tutto il corpo.
A tenermi su il busto mi ritrovai con le braccia indolenzite, perdendo l’equilibrio sotto i colpi dei suoi inguini e della sua pancia contro il mio sedere. Il ritmo, l’intensità, la profondità erano piacevoli, dondolandomi da una parte all’altra mentre lui mi teneva stretta per i fianchi o per le mammelle.
La sua bestialità era angosciante e la penetrazione vigorosa, selvaggia e brutale e spingeva e colpiva con forza e volontà la cervice uterina, facendomi provare fastidio , ma anche piacere.
Essere presa e posseduta in quel modo selvaggio e animale mi faceva sentire dominata e domata .
I movimenti erano rapidi, decisi, e brutali, alternati a lenti e ampi. Con le mani libere, quando non mi stringeva i fianchi , mi accarezzava, stringeva e stimolava il seno e il l clitoride o mi sculacciava anche, più che per farmi stare brava, che ormai lo ero, per farmi capire la sua padronanza anche con la violenza.
Quella mia estraneità da me stessa e da quello che mi accadeva, risveglia in me non voluti istinti celati che non pensavo d’avere.

Non resistetti più, non so nemmeno io come e perché, ma il mio corpo non reagiva più alla mia volontà e andava per i fatti suoi staccato dalla mente, e iniziai a provare prima benessere e poi piacere, fino a godere e incontrollata a dimenarmi muovendo il sedere, ad ansimare e gemere oscillando la testa su e giù e dilato sbattendo i capelli, mentre lui vedendomi e sentendomi godere trionfante esclamava:
“ Lo sapevo che avresti goduto… Lo sapevo!… Siete tutte e uguali voi donne… . Anche le altre erano così come te e poi hanno goduto!”
E dava colpi profondi che mi facevano sussultare e dondolare tra quelle scatole di mutandine e reggiseno ai lati e sparse nella colluttazione a terra sotto di me.
Non mi ribellavo più, passiva prima e pio nonostante i miei propositi di estraniarmi partecipante mi lasciavo penetrare e possedere tra i gemiti. Era la prima volta che ero di un altro uomo che non era mio marito, ma di quella bestia, e tra le lacrime e la sofferenza, mi piaceva sentirmi penetrare da lui che mi stava facendo godere.
Ma il fatto che godessi non significava assolutamente che fossi consenziente, il contrario, era una reazione della mia mente e del mio corpo indipendente dalla mia volontà, dal mio essere donna e poter scegliere.

Oramai ero rassegnata , impotente , umiliata ,subivo senza più reagire ma partecipando vergognosamente, nel silenzio del cabinato, tra il fruscio e il dondolio dei nostri corpi che si scontravano tra loro e sentivo il suo respiro forte, ansimante accompagnato dal mio, quando all’improvviso avvenne quello che mai avessi voluto accadesse.
Avvertii una forma di calore intenso ed enorme in vagina e inizia la vagina contrarsi e rilasciarsi forte e quel calore spandersi e diventare violento e piacevole.
“ No mio Diooo ! No questo no!!!” Pensai.
Avvertivo un brivido sulla schiena che stava salendo.
“Non vogliooo!!!” Pensai ancora dentro di me perché iniziava a piacermi in modo diverso… e non volevo, quell’uomo mi stava violentando con brutalità e non poteva piacermi.
E invece quel calore si sparse nel ventre e sentii i capezzoli diventare turgidi e la pelle d’oca….
Ricordo che pensai : “Noo!! Questo nooo mio Diooo!!”
Quando mi uscì un gemito dalle labbra :” Aahhhhhhh!!!!”
Non riuscivo a trattenermi sotto i suoi colpi e la sua voce trionfante.
“ Te l’avevo detto!! Visto che godi!! “
Incominciando a non essere più io, a scuotermi tutta e a dondolarmi avanti e indietro insieme alle mammelle penzolanti e godere .
“Aaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!” Gemendo a piena voce aprendo le labbra dal piacere tirando sul capo.
“Brava godi!! Godi!! Godi!! ” Ripeteva lui esaltato, lasciandomi io ad andare a gemiti e affermazioni che mai avrei voluto pronunciare, che non erano mie in quel momento e che non uscivano dalla mia mente e dal mio cuore, ma solo dal mio corpo. Provai un orgasmo associato, vaginale e clitorideo, mai provato in vita mia e a ogni spasmo vaginale piccoli orgasmi.

Lo sentii fermarsi come a farmi sentire tutta la sua virilità in vagina, lo avvertii duro pulsare, come un toro fermo che scalcia prima della monta e purtroppo era bello e piacevole e lui lo sapeva che mi piaceva, perché iniziò a dirmi parole dolci ed accarezzarmi con le dita dietro l’orecchio e sul collo, dandomi brividi di ribrezzo e piacere, facendomi piegare il capo indietro dalla piacevolezza del suo disgustoso toccarmi. Poi all’improvviso come un toro partito alla carica , iniziò a muoversi rapidamente, sempre più veloce , finché non resistetti, non cappi più nulla e tirai un urlo …. stavo avendo l’orgasmo, forte potente e imponete che non avevo mai provato in vita mia … con mio marito.
“Ooooooooooooohhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Oooooooohhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!! .”
Mi misi a gridare: Siiiiiiiiiiiiiii!!!” Che mi morì in gola, scuotendomi tutta, inarcandomi e muovendo il sedere, mentre lui con un grugnito animalesco, tirandolo fuori veloce, riversò il suo seme bianco e filante sulle mie natiche pallide e sui lombi inarcati, avvertendo gli schizzi caldi colpirmi sulla pelle gridando:
“Sborro!…Sborro!”.
Non avvertendolo più dentro di me, mi lasciai andare con le braccia e strisciando il viso sulla lamiera bianca della paratia laterale e con il volto mi accartocciai a terra respirando forte, ansimando.
Ero lì, sdraiata con la gonna su e il culo fuori tutto sborrato e la figa ancora dilatata e palpitante.
Per un momento restai estasiata, poi realizzai, avevo goduto, avevo goduto con quell’uomo, quella bestia. Avevo goduto ad essere violentata “…Mio Diooo…. “ Pensai.
Piena di vergogna verso me stessa, scoppiai in un pianto dirotto, singhiozzante, non mi facevano male gli schiaffi che mi aveva dato e nemmeno la violenza, mi faceva male aver goduto di lui, della sua violenza carnale su di me della sua capacità sessuale.
Piangevo silenziosamente umiliata e disonorata, quando sentii la sua voce fredda e distaccata:
“Alzati ora !! E guai a te se parli con qualcuno di quello che abbiamo fatto… .”
Lentamente mi tirai su, mi diede una asciugamano a pulirmi il sedere pieno del suo sperma sentendolo la pelle attaccaticcia che mi fece schifo pulire, dopo averlo fatto me lo coprii con la gonna. Singhiozzando quando fui quasi eretta con il capo che toccava il tettuccio, con la mano cercai le mutandine, le mie che subito non riuscii a trovare per via della colluttazione, solo dopo le vidi sul margine e le presi e me le infilai, e le tirai su assieme alla gonna coprendomi, impastandole con il sedere e i residui del suo sperma, lasciando ricadere la gonna su di esse a coprile assieme alle cosce.
Restai ferma incredula, sentivo la vagina larga e bagnata rumoreggiare, come se fosse piena d’aria che usciva lentamente ai miei movimenti, una sensazione fastidiosa e imbarazzante.
Lo vidi tirarsi su, mettere tutto dentro le sue mutande, allacciarsi la cintura dei pantaloni e poi sganciare e aprire il portellone .
“Scendi!!” Mi disse con voce autoritaria facendolo lui prima di me.
Misi il piede sullo gabellino e scesi.
” E pettinati e lavati la faccia!” Disse.
Ero sconvolta , incapace di parlare , avevo paura , paura di quell’uomo di quella bestia .
Ferma in piedi asciugandomi le lacrime lo ascoltavo.
“Laggiù c’è il gabinetto con il lavandino, mettiti bene a posto e poi va a casa… . Mi avviai in quella specie di bagno mentre lui prendeva dei pezzi e delle scatole dagli scaffali e metteva in una busta di plastica.
Quando uscii dal bagno mi fece segno:
“Qua c’è la roba che hai comprato!“ Disse posando sulla sedia la grossa busta piena di scatole di indumenti.
Aggiungendo mentre mi rassettavo:
“E non parlarne con nessuno neanche con tuo marito se no ti taglio la faccia!”
Era un modo di dire delle nostre parti per minacciare, alzai la testa e lo guardai negli occhi. Era serio e freddo, mi fece paura. Restò un attimo in silenzio e proseguì:
“E giovedì prossimo ti voglio! Vieni al mercato di XXX e disse il nome della cittadina limitrofa alla mia e cerca la mia bancarella che è all’inizio della piazza, che voglio chiavarti di nuovo.” Precisando subito:” E guai a te se non vieni! Ti vengo a cercare e prendere io ,anche davanti a tuo marito!”
Dando per scontato che io non avrei fatto niente e detto niente a lui.
Restai in silenzio spaventata, osservandolo con timore, aveva un modo di fare padronale che mi spaventava e soggiogava.
“ E guai a te se dici a qualcuno che ti ho picchiata! A tuo marito inventaci una scusa perché c’hai la faccia e il culo rosso … .” Poi come a volersi giustificare da solo disse:
“Ti ho dato solo due schiaffi!” Ripetendo:
“E ricordati che giovedì ti voglio rivedere, vieni al mercato di mattina.
” Parlava come se fosse il mio padrone …” Aggiungendo spavaldamente :
“Si! Voglio chiavarti tutti i giovedì !”
Restai in silenzio. Lui mi passò la mano sulla spalla dicendo:
“ Ti chiaverò ancora qualche volta, mi piaci, sei una bella femmina, ma stai tranquilla, nessuno saprà niente … e poi è piaciuto anche a te hai visto che hai goduto..! Ti è piaciuto ! Quindi stai tranquilla, vedrai che da ora ti chiaverò docilmente e ti piacerà di più .” Poi come ripensandoci continuò: “Se invece come capita a molte donne ti piacesse essere presa a schiaffi stai tranquilla che non te li farò mancare, non mi tiro indietro , ti farò bruciare e diventare rossa la tua bella pelle pallida… .” E rise.
Mi accompagnò alla serranda facendomi prendere la busta di indumenti intimi che lui aveva preparato.
“Qui dentro ti ci ho messo un po’ di indumenti buoni per te e per i tuoi figli e la camicia da notte per tua madre. Se non vi vanno bene giovedì prossimo quando vieni al mercato portali che te le cambio.”
Aprì quel tanto la serranda per farmi uscire.

Quando uscii scappai via di corsa raggiunsi l’auto, mi chiusi dentro posai la borsa e la sua busta sul sedile di fianco e piansi singhiozzando. Poi mi calmai, avviai l’auto e mi diressi come una pazza verso casa, ricordo ancora solo la vista di qualche albero scuro di sfuggita e il rumore delle auto che incrociavo, non ho idea quanto vicine potessero essere. E poi un lampione che si accendeva.
Ero terrorizzata, incredula di quello che mi era accaduto, non riuscivo a crederci, ad accettare che una cosa che solitamente si pensa possa succedere in tv, in un film, o agli altri, la stessi vivendo io sulla mia pelle.
Arrivai a casa di corsa,non c’era nessuno , mio marito era ancora al lavoro e i miei figli fuori, c’era solo mia madre. Entrai, posai quel grosso bustone con quello che avevo scelto e che Giovanni mi aveva dato che sentii dire:
“ Che hai in faccia?” Mi chiese mia madre in dialetto siciliano vedendomi.
“ Nudda!..Picchì ?!! (Niente perchè?)” Risposi.
“Sei tutta rossa qui e qui!” Disse facendomi segno con l’indice i punti delle guance.
Non sapevo che dire, ma in un attimo risposi:
” Devo essere qualche allergia, l’orticaria… devo avere mangiato qualcosa che mi ha fatto male perché è da ieri che ce lò, mi sono venuti anche nel sedere e sulla pancia .”
“ Ehhh… tu mangi schifezze per dimagrire!” Esclamò aggiungendo:” E poi sono pure quelle creme che ti metti!”
“Ma no mamma!!” Risposi infastidita già con altri pensieri in testa:” Non è la prima volta che mi vengono, durano qualche giorno e poi scompaiono.”
“Ti devi prendere la purga, liberare l’intestino se no hai reazione… .” Aggiunse con la sua mentalità meridionale.
E mentre lei frugava dentro alla grossa busta di naylon a cercare la sua camicia da notte e a curiosare sul resto che c’era dentro, andai in camera, mi spogliai e nuda coperta solo da un grosso asciugamano corsi in bagno e mi misi sotto alla doccia a lavarmi, a sfregarmi la pelle , sopratutto delle natiche e il retro delle cosce sporche e ancora attaccaticce del suo sperma asciugato sulla pelle. E sfregai con forza e più volte per togliermi via quell’onta, quella umiliazione e disonore … .
” Sono stata violenta!…Ora che faccio? Lo dico a mio marito?” Riflettevo sotto la doccia mentre mi insaponavo tutta. Rispondendomi . ” E poi lui che fa? Lo affronta ? E se lo ammazza e ammazza anche me? Che faccio? E i ragazzi? E la vergogna dei parenti e dei conoscenti ? Lo ammazza… lo ammazza se lo sa!”
E mi dicevo decisa :
“ Lo dico ai carabinieri, lo dico ai carabinieri… lo denuncio !! “
Ma poi iniziarono i dubbi . E se poi lui dice che non è vero, che sono stata io a starci? Che lo cercato ? Che sono andata io nel suo garage per fare sesso con lui , e che ho goduto ?… Che faccio? Mio marito ammazza me! E poi lui.”
A quei pensieri e a quella impotenza mi ritornarono le lacrime agli occhi…mi accovaccia nella doccia mentre l’acqua mi scorreva sopra e mi rimisi a piangere singhiozzando…. . Restai alcuni minuti seduta sul piatto doccia, poi mi alzai… mi asciugai il corpo e i capelli, avevo gli occhi rossi, mi truccai un po’ e uscii per andare in camera a vestirmi, quando sentii mia madre dire:
“ Quanta bella roba, ci tratta proprio bene Giovanni , è una brava persona! Si avvicinò con la camicia da notte in mano dicendo:” E’ bella!…Grazie… ci devi dire la prossima volta se ha anche la pancera per me.” Si avvicinò e mi diede un bacino sulla guancia. Non le diedi nemmeno retta e mi incamminai pensando: “Brava persona… ci tratta bene… se sapesse cosa mi ha fatto!” E mi infilai in camera a vestirmi.
Quando uscii andai in cucina e preparai cena, minestra con le cipolle, fingendo con mio marito che gli occhi me li ero toccati con le mani sporche di cipolla e si erano gonfiati e arrossati .
Alla sera quando rientro dal lavoro mio marito mi domandò il motivo del mio arrossamento e risposi come avevo pensato, dicendo le stesse cose che avevo detto a mia madre … Ci credette, ci credettero anche i miei figli dandomi della svampita, facendomi passare per una sbadata… .
A mio marito non dissi nulla, lui non era di quei siciliani violenti e mafiosi, tutt’altro, era onesto e lavoratore, ma se gli avessi detto che ero stata violentata da Giovanni, sarebbe senz’altro andata da lui per ammazzarlo e non so cosa sarebbe successo e lo stesso avevo paura che Giovanni gli dicesse che ero io invece che c’ero stata con lui, allora avrebbe ammazzata a me. Non c’è niente di più disonorevole in Sicilia per un marito che essere beccù (cornuto come diciamo noi ) e anche il più mite dei mariti se sospetta di essere cornuto diventa una belva. Così soprassedei su tutto,ci saremmo solo rovinati la vita, lui in prigione e Giovanni e forse io ammazzati, con i figli e mia madre soli e sbandati.

Passai la notte insonne, pensando all’accaduto, non riuscivo a crederci, mi sembrava impossibile che fossi stata violentata e proprio io…”Perchè? Perchè io?” Mi chiedevo .
Provavo vergogna e umiliazione e avevo la vagina ancora indolenzita da quella brutalità e la pelle dei glutei mi bruciava e a nulla era valsa la crema messa per scottature, irritazione e bruciore della cute. Mio marito dormiva tranquillo a fianco a me, ignaro del mio dramma e di quello che avevo vissuto. Lo accarezzai dolcemente, lo amavo, fino a quel pomeriggio ero stata solo sua, era l’unico uomo della mia vita. Mi pareva tutto assurdo, forse un sogno o peggio un incubo… mi sforzavo di dirmi che non era vero, ma la realtà mi portava alla verità. Mi sentivo impotente e sottomessa al fatto e a quell’uomo, quella bestia.
Riuscivo a chiudere gli occhi e ad addormentarmi per qualche decina di minuti, ma poi mi risvegliavo di soprassalto presa dall’angoscia e dal tormento. Pensavo alle sue parole che voleva rivedermi ancora e avevo paura, piangevo in silenzio, in un certo senso ero regredita mentalmente e incapace di reagire e decidere per paura di lui. Ma mi dicevo che non sarei mai più andata da lui, lo odiavo… mi faceva schifo.
Passai dei giorni d’inferno, fingendo di sorridere ai miei figli e mio marito come se niente fosse, per poi chiudermi in bagno con la sensazione di volere vomitare a pensare al viso eccitato e congestionato di Giovanni.

Quel sabato sera dopo aver cenato e guardato la tv andammo a letto, mio marito iniziò ad accarezzarmi, facendomi capire a modo nostro che voleva fare sesso .
“ Stasera ti faccio i massaggini, ti accarezzo un po’!” mormorò sapendo che mi piacevano, ed era sempre il segnale dell’inizio di un nostro rapporto sessuale. Ma quella sera non ero nelle condizioni mentali ne umane adatte per avere un rapporto sessuale dopo quello che avevo subito. Provai a dire di no… .
“Non mi sento Salvatore! Ho mal di testa e forse un po’ di febbre. Lo facciamo un altro giorno… .” Dissi.
Ma lui rispose con l’egoismo di tutti i mariti quando hanno voglia e non vogliono sentire ragione.
” Ma faccio piano, non sentirai mal di testa, non ci stiamo tanto… e poi piace anche a te, dai!”
Le stesse parole che aveva detto quella bestia, Giovanni quando mi violentò:” Vedrai che ti piacerà… .”
Provai a farlo desistere , ma non ci fu verso, iniziò ad accarezzarmi e così da brava moglie siciliana accontentai il marito, purchè finisse tutto presto.
“ Forse…”Mi dissi “ … rifarlo con mio marito mi aiuterà a dimenticare prima quell’uomo.”
Mi tirò su la camicia da notte fino all’ombelico scoprendomi tutte le cosce e il sesso, poi sentii che prendeva le mutandine per l’elastico e le tirava giù.
“Alza un po’ il sedere!” Sussurrò , lo feci e in un attimo le tirò giù alle cosce, poi alle ginocchia, sui polpacci dicendomi sdraiandosi affianco a me:” Toglile!”
MI tirai un poco su e piegando le gambe con le ginocchia in alto, arrivai ai piedi e muovendoli le sfilai senza toccarle con le mani, sfregando i piedi contro di loro. lasciandole in fondo al letto . Ero agitata , piena di tensione e repulsione a rifare quell’atto sessuale.
Mio marito iniziò ad accarezzarmi sui peli e lungo la fessura, dolcemente, come faceva sempre. Ma provavo una sorta di fastidio, quasi disgusto a quei preliminari . Gli fermai la mano:
“ Mettimelo dentro !” Dissi in dialetto, per fare tutto in fretta e finire presto, senza preliminari.
“Hai voglia ?!” Domandò non conoscendo la mia vera motivazione a quella richiesta .
“Si! Risposi mentendo:” Ti voglio!” mentre lo accarezzavo sulla spalla.
Sorrise sicuro di se alla penombra della abatjour, mormorando:”E meno male che hai mal di testa !”
Sentii che mi prese per le ginocchia e mi divaricò le gambe, mettendosi tra loro e sopra me. Chiusi gli occhi tesa e intimorita e lo sentii premere ed entrare penetrandomi, accadendomi qualcosa che mai mi sarei aspettata e mi sconvolse ancora di più di come già era il mio stato d’animo .
In quell’attimo che mi penetrò, come un lampo mi apparve in mente Giovanni, il suo viso grosso e voglioso e la violenza che avevo subito e mi irrigidii. Non volevo pensarlo, ma non riuscivo a scacciarlo dalla mente, era più forte di me, compariva sempre se lo allontanavo, pensavo ad altro e all’improvviso arrivava lui nella mia mente e restava lì con il suo ghigno.
Avvertivo la differenza anatomica della dotazione tra i due e il modo di muoversi.
Mio marito continuò a possedermi e si diede da fare per alcuni minuti, come al solito pensando solo a se stesso e io pur non volendo, per un momento provai un piacere involontario nel pensare all’accaduto di quello che era successo alcuni giorni prima.
Non volevo… ripeto, non volevo lo giuro … ma all’immagine del volto di Giovanni, al ricordo delle sue mani grosse e ruvide, dei suoi schiaffi e delle sue parole offensive nei miei confronti, risentii quel calore piacevole in vagina ed ebbi l’orgasmo, silenzio, trattenendomi dal gemere.
Mi vergognavo a godere a quei pensieri, avrei voluto fermarlo, impedirlo quel piacere … ma il mio corpo non rispondeva alla mia mente… e godetti in silenzio con vergogna, pensando mio marito di essere lui a farmi godere e invece era il ricordo di Giovanni, la bestia.
Quando venne, come al solito, interruppe il coito incurante di me, eiaculando il suo sperma sulla mia coscia. Era stato veloce ed egoista.
Poco dopo, mentre lui come tutti gli uomini, si riposava della fatica fatta nel possedermi e dell’aver goduto da solo, io mi alzai e andai in bagno a lavarmi. Quando fui dentro accesi la luce, chiusi la porta e mi guardai allo specchio, negli occhi, e mi fermai un attimo a osservarmi, d’istinto portai le mani giunte sul viso a coprirmi il naso e la bocca e a pensare. Mi vergognavo ancora di me stessa, di aver pensato ancora a Giovanni , a quella bestia che odiavo e allo stupro avvenuto nel furgone e mi sentivo più umiliata di prima, di aver provato piacere a quel ricordo mentre facevo l’amore con mio marito e aver goduto pensando al suo volto.
Mi chiedevo come potevo pensare ancora a quell’uomo e sentirmi attratta da lui, il mio violentatore? Cosa mi stava accadendo? Forse uno psicoterapeuta avrebbe potuto dirmelo, ma nemmeno a parlarne di fare una cosa del genere.
Dentro di me si scatenavano dinamiche che inconsciamente, mi portavano a pensarlo in quella situazione altamente stressante che stavo vivendo.
Mi interrogavo su come una donna come me, seria, stimata, fedele e rispettata, che aveva sempre avuto un comportamento corretto ed onesto con il marito, vivendo con determinati valori morali e religiosi potesse stravolgere la propria vita rammentando con partecipazione quelle azioni aggressive in contrasto con la mia personalità, il mio carattere e modo di pensare.
Mi sedetti sul bidet e mentre mi lavavo e fregavo le dita sopra i peli insaponati attorno alla fessura e sulla coscia sporca dello sperma di mio marito, guardavo fissa la piastrella del muro davanti a me, pensando:
” Ma che sta capitandomi?… Perchè reagisco così ? Che significano queste mie reazioni inconsulte e involontarie del mio corpo e della mente? Io odio quell’uomo, mi ha fatto del male, mi ha disonorata! Perché ora mi ritorna in mente in modo diverso e mi ritrovo a pensarlo? “ Non sapevo darmi una spiegazione.
Cercavo di capirmi da sola, di dare una giustificazione, una motivazione a quei pensieri, del perché in quel momento comparendomi nella memoria mentre facevo l’amore con mio marito avevo trovato piacere, ma nulla .
Urinando cercavo di analizzarmi per quel poco che conoscevo, per superare quel mio stato di alterazione e confusione, per cercare con la psiche di stabilire un nuovo equilibrio per sopravvivere all’evento traumatico che avevo vissuto due volte.
Ero sposata e avevo due figli e un marito che amavo e dovevo superare l’accaduto. E nel fare queste considerazioni mentalmente, non mi rendevo conto che inconsciamente instauravo una forma di contatto, una relazione virtuale con quella bestia… .

Ritornai a letto e si alzò mio marito a lavarsi e poi nel buio della notte ritornai a riflettere su quello provato facendo l’amore con mio marito e quello accaduto mi faceva più male che pensare alla violenza fisica e psicologica subita, il pensiero che avevo goduto ancora ricordandolo… mi faceva rabbia, mi disorientava e confondeva demolendo la mia certezza di odio verso lui.

Ci pensai su ancora i giorni seguenti.
Il mio stato mentale era confuso, vivevo una sorta di shock psicologico che seguiva la mia violenza sessuale e vivevo in una condizione di fortissimo stress emotivo che faceva crollare qualunque punto di rifermento positivo presente fino a quel momento in me. Ero entrata in una sorta di regressione psicologica e come conseguenza indiretta, mi portava all’attivazione di comportamenti quasi infantili, cercando inconsciamente, l’idealizzazione e l’amore verso mio marito e la famiglia.
Non riuscivo più a organizzare pianificare la mia vita ed ero costantemente accompagnata da un’agitazione ansiosa che a volte in quei giorni non mi vergogno a dirlo, arrivava fino al disordine mentale. Avevo paura di quell’uomo, Giovanni, una paura fisica e psicologica che a volte mi portava a pensarlo ed essere indulgente con lui.
Ma non ne parlavo con nessuno, non dicevo nulla, tenevo tutto dentro di me per vergogna e timore.
Mi ricordo che quei giorni furono un periodo davvero infernale. Non vivevo più. Respiravo, ma non vivevo. Ero dimagrita in pochi giorni senza far nulla. Avevo anche paura ad uscire da casa.
Vivevo un’ansia perenne, un tormento ad ogni squillo di telefono o chiamata di cellulare. Temevo che non ne sarei mai uscita e vedevo tutto nero davanti a me, invece ora sono qui dopo cinque anni a raccontare.
A volte non riesco a perdonarmi per non aver denunciato l’accaduto a mio marito e alla polizia, dovevo farlo… e penso a tutte quelle donne che come me vengono violate, nel corpo e peggio nella mente.
Mi vergognavo tremendamente di quello che mi era accaduto come se fosse colpa mia, soprattutto temevo di non essere creduta, che qualcuno mi dicesse “te la sei cercata” (e anche ora mi spaventa da morire questa cosa). Sì, perché prima della violenza avevo una mia sessualità dolce e amorevole e mi piaceva, ora è cambiata è molto più completa e viziosa.
Mi sentivo condizionata anche nel vestire per questo timore di fondo, che qualcuno all’improvviso mi alzasse la gonna e mi violentasse, nonostante il mio cervello mi dicesse che era sbagliato reprimere il mio “essere donna” per paura che alcuni uomini (odio generalizzare, sottolineo “alcuni”) lo interpretino come “voglia di cazzo”.
Sentivo in quei giorni successivi il mio stupro, momenti un cui ero sola e depressa, disumanizzata da quello che era accaduto, in alcuni momenti, mi percepivo come oggetto piuttosto che come essere umano, l’unica cosa che mi dava speranza erano i miei figli e mia madre .
Arrivai al punto, pensate, di chiedermi se non fosse stata davvero colpa mia, con qualche mio atteggiamento o sorriso involontario a provocarlo e renderlo invitante a quello che fece.
Ma sapevo perché l’aveva detto lui stesso, che era uno stupratore seriale e che lo aveva fatto ad altre donne in quel furgone, gente come me, paesane, mogli e madri. E se lui era ancora li a rifarlo, significava una cosa sola, che nessuna di quelle donne l’aveva denunciato, ma come me avevano tenuto tutto dentro.
Quello che avvertivo in me, era il riflesso di come percepivo io quello che avrebbe pensato la gente se ne avessi parlato, se si fosse saputo. Già pensavo anche le mie conoscenti dire:
“ Certamente lo avrà provocato lei e lui si è fatto avanti.” Oppure “ Bisognerebbe vedere davvero se i fatti sono proprio andati come dice lei (io)” Mormorando tra loro:” Faceva la santarellina , la sticchiusa e poi invece era una buttana… .” E questo mi spaventava, non essere creduta, che si potesse pensare che fossi stato io a provocarlo .
Avvertivo un senso di impotenza, avevo una immagine negativa di me e avevo perso la fiducia negli altri.
All’inizio vivevo le giornate con un timore di pericolo incombente, paura di uscire, di lui, sentimenti di vergogna e di colpa, apatia, incubi, depressione, ansia.
Manifestavo interiormente sentimenti di paura, rabbia, incredulità , ma mantenevo un atteggiamento controllato nell’espressione degli affetti con i miei cari e la mia famiglia e nei rapporti con gli altri. Cercavo di essere composta e controllare la mia sofferenza; i sentimenti di colpa, la vergogna, l’impotenza e la ed rabbia cercando di mascherare i miei sintomi ansiosi, l’abbassamento del tono, le paure e fobie legate al trauma , chiudendomi in una sorta di mutismo, giustificandomi con i miei dicendo che non stavo bene.

Cercavo di riprendere le fila della mia vita, minimizzando, di agire come se andasse tutto bene e non fosse successo nulla di grave o “poteva essere peggio”, sdrammatizzavo l’accaduto con forti sbalzi di umore e depressione. E soprattutto non mi dava pace l’aver goduto con lui, aver provato piacere della sua aggressione e poi ancora dopo ricordandolo quando feci l’amore con mio marito.
Nei giorni arrivai a una sorta di risoluzione e accettazione e in questo trovavo conforto nel sentirmi vicino la mia famiglia, mio marito, i figli , mia madre, nonostante non sapessero nulla.

Non so se questa mia voglia e desiderio di dimenticare mi portava a vederlo e ricordarlo inconsciamente sotto un altro aspetto. Oppure con il passare dei giorni dimenticavo davvero quello che era successo lo rimuovevo, e non sapevo se questo era un male o un bene per me?” Mi chiedevo .
Intanto erano passati cinque giorni e il giovedì si avvicinava.
Riflettei facendo uscire da dentro di me il mio orgoglio di donna, la mia fierezza siciliana, riempiendomi l’animo di rancore e di sfida verso di lui.
” Forse rivederlo, rivedere la sua faccia da animale, da maiale, i suoi occhi da serpe e il suo ridere orrendo, la sua immagine dal vero e non solo nel pensiero, risveglierà in me quello che sto perdendo?”
Passarono sette giorni e Il giovedì arrivò e avevo deciso fiera e orgogliosa, di guardarlo con disprezzo ancora in volto, negli occhi per sputargli in faccia e dirgli quanto era porco e schifoso. Pensavo di fargli vedere che non avevo paura di lui e che camminavo a testa alta tra la gente e chi doveva abbassarla e guardare a terra e vergognarsi quando ci incontravamo, era lui e non io.
Così quel giovedì mattina, piena di odio e di rancore, decisi di andare al mercato nella città che mi aveva detto lui e guardarlo in faccia.
Lo odiavo! Lo odiavo con tutte le forze e con tutta me stessa e in quell’odio non mi faceva più paura, non piangevo più, anche se sapevo che sarebbe stato capace di fare del male a me, mio marito e ai miei figli.
Ero preoccupata per la reazione di me stessa alla luce di quello che successe quella sera mentre facevo l’amore con mio marito e anche per questo volevo vederlo , dimostrare a me stessa che non era niente, solo un pover’uomo, un verme e le mie paure e il ricordo di lui nullità.
Lui voleva che quel giovedì andassi al mercato alla sua bancarella? … Ebbene ci sarei andata, ma non per fare quello che voleva lui… per guardarlo negli occhi …e manifestargli tutto il mio disprezzo,disgusto e odio .
“ Se non vieni, ti vengo a prendere io anche davanti a tuo marito!” Aveva detto cercando di spaventarmi e quella frase continuava a risuonarmi in testa.
Ebbene gli avrei mostrato che non avevo paura di andare davanti a lui, ma non per fare quello che pensava , ma per sostenere il suo sguardo, per guardarlo negli occhi e sostenere i suoi, per svergognarlo davanti a tutti e forse avrei trovato il coraggio di denunciarlo ai carabinieri, di dire a qualche guardia cosa mi aveva fatto la settimana prima, che mi aveva violentata.

Quel giovedì , andai al mercato settimanale del paese vicino, posteggiai l’auto e mi infilai tra la folla il vociare e lo spingere involontario della gente, camminai lungo quel sentiero umano pieno di persone, tra la confusione.
Mi fermai tra la folla che mi passava davanti e attorno a circa dieci metri quando vidi la sua bancarella e vidi lui panciuto sotto il grosso ombrellone con capi di lingerie appesa , che parlava con delle clienti (e poco distante un nuovo ragazzino che l’aiutava. )
Provai disgusto alla sua vista.
Lui girando la testa mi vide e mi guardò, ci osservammo in silenzio fissandoci negli occhi per alcuni secondi.
Sentivo il cuore battermi fortissimo, e mi accorsi che non riuscivo a sostenere il suo sguardo, mi sentivo agitata, ero come assente, sollevata, stordita, tutto il mio orgoglio, la decisione e la fierezza davanti alla sua faccia e ai suoi occhi stava svanendo assieme a quello che mi ero proposta di dirgli. Avrei voluto voltarmi e andare via, e invece sospinta da gente dietro me che doveva passare urtandomi mi avvicinarono di più, e involontariamente non so nemmeno io ne come, ne perché, come un automa mi lasciai spingere e portare vicino alla bancarella.
Lui continua a fissarmi e io non riuscivo a tenere il suo sguardo. Visto che ero davanti alla bancarella , con il cuore che mi batteva forte, per non restare li impalata e fare qualcosa , inizia a guardare, toccare ,prendendo anche in mano come le altre donne gli indumenti dalla bancarella e nella cesta degli stock.
Mi accorsi facendolo che la mano mi tremava, ero tesa e spaventata, ero entrata in uno stato di agitazione, era cambiato tutto, avevo di nuovo paura di lui.
“Avrei dovuto non venire!” Mi dissi e tirando un sospiro ero pronta a girarmi e fuggire via .
Quando lui avvicinandosi dall’altra parte della bancarella con degli indumenti in mano di biancheria intima disse:
“Provi questi signora che sono ottimi!! Buona fattura e buon prezzo!! Sono della sua misura, sono arrivati pochi giorni fa!”
Non risposi, alzai un poco il viso, ma non lo guardai e lui nel mentre allungando il braccio dall’altra parte della bancarella mi passò gli indumenti intimi, ero incerta se prenderli, esitai, ma la gente attorno in quella confusione sembrava che guardasse solo me e allungai il braccio, accorgendosi lui del mio stato e della mia tensione nel prenderli in mano,che mi tremava.
Esitai a farlo… non volevo.. ma appena li presi, sentii la sua voce forte e decisa dire:
“ Venga! …Venga signora!!…Li provi dentro il furgone, salga sopra!!”
A quelle parole il cuore iniziò a battermi fortissimo e la mano tremare più forte, era pazzesco, mi stava invitando a salire sul furgone come l’altra volta, sapendo io cosa avrebbe fatto, solo che quella volta sarei stata consenziente …non sapevo cosa fare, cosa decidere … ero confusa.
Lui capendo la mia indecisione allungando il braccio mi fece segno di girare intorno alla bancarella, cosa che feci seguendo il movimento della sua mano, facendomi entrare dentro nel loro spazio vendita e quando fui lì prendendomi per un braccio mi avvicinò al furgone davanti allo sportellone laterale.
Lo e aprire, sentii quel suono del scivolare lo sportello, nello scorrere nella guida e il suo rumore sordo di apertura.
“Venga, salga, qui c’è lo sgabello e c’è anche la luce! Stia tranquilla che lo richiudo e la privacy è garantita… .” Disse.
Avevo il cuore in gola, mi guardai attorno dall’altra parte della bancarella era pieno di gente che passava o sceglieva nelle ceste incurante di me. Non so cosa mi prese, mi sentii improvvisamente stranamente eccitata, a volte ci penso ancora, ero come ipnotizzata, mi prese per il braccio e mi lasciai accompagnare e salire arrendevole il gradino di legno dello sgabello per entrare nel furgone, ed abbassando la testa ed entrare di nuovo all’interno .
Dentro di me qualcosa gridava:”Nooooooooooooooooo!!!!!!!!!!” Ma entrai abbassando il capo e come fui dentro, dietro le spalle risentii i rumori di prima , lo scorrere nella guida il portellone e poi il tonfo di chiusura.
D’istinto come un gesto di protezione che avevo già fatto chiusi con il gancetto e rimasi lì in piedi e in attesa, piegata leggermente in avanti con il busto perché toccavo con la testa, non sapendo più se quello che provavo fosse paura o eccitazione o tutte e due. Ero tachicardica.
Ancora sentii quell’odore di indumenti nel nailon, in quel semi buio era tutto come la volta precedente, anche il cardo soffocante, era qualcosa che avevo già vissuto, ma non ebbi il tempo di pensare e ricordare.
Sentii la voce sorda di Giovanni dire a quel nuovo ragazzo:
“La signora è lunga la conosco, lasciala dentro finchè non esce lei, io intanto vado al bar a prendere un aperitivo , poi quando torno vai tu!”
“Va bene!” Sentiii .
So solo che all’improvviso vidi aprirsi lo sportellone a maniglia, quello in fondo al cassone, e come quella volta lui entrare e richiuderlo subito…dicendo:
“Brava sei venuta! Lo sapevo!! Ti aspettavo!” E si avvicinò dicendo ancora :
“Girati!! mettiti in ginocchio alla pecorina come l’altra volta!!” Mi invitò a bassa voce, mentre lui intanto si slacciava la cintura dei pantaloni.
Era assurdo… tutto assurdo.
Come un automa, ubbidii con il cuore che mi batteva fortissimo e le mani che mi tremavano lasciando cadere gli indumenti che tenevo e assurdamente come dicevo prima , come ipnotizzata, assente, mi voltai inginocchiandomi e mettendomi a carponi. Faceva caldo dentro il cabinato … sentivo le voci della gente fuori entrare sorde, filtrate dalla lamiera.
Si svolse tutto in poco tempo, senza quasi che me ne rendessi conto e lo impedissi, mi sentivo impotente ma desiderosa di essere lì in quel momento.
Lui si avvicinò, lo sentii inginocchiarsi dietro di me e tirarmi su la gonna fino ai lombi a scoprirmi tutto il sedere, accarezzarlo e tastarlo mormorando:
“Bello! Bello! Davvero bello! Pallido e morbido.”
Prendere per l’elastico e abbassarmi le mutandine, le tirò giù alle ginocchia, scoprendomi il sedere con il suo solco profondo che scendeva fino al sesso, avvertendo io un brivido di piacere e una stretta al cuore di ritrovarmi ancora come in un sogno o incubo in quel furgone e in quella posizione canina o da scrofa come diceva lui nell’attesa che mi possedesse.
“Stai tranquilla, facciamo piano e fuori non sentono niente!” Bisbigliò:”C’è casino e vociare, comunque tu godi piano senza gridare!” Poi sussurrò:
“Allarga le gambe!…Allargale!”
Come assente le divaricai fin tanto che l’elastico delle mutandine lo consentiva.
Sentii la sua mano umida, bagnata probabilmente di saliva corrermi ancora sulla fessura , quella volta senza che scalciassi, poi avvicinarsi, piegarsi, il rumore sordo delle sue ginocchia strisciare sul fondo tra il cartone e il cellofan avvicinarsi contro il mio sedere.
Si stava ripetendo tutto quello che era avvenuto la settimana prima , ma ora senza violenza. Avvertii qualcosa di duro premere forte sul sesso mentre mi accarezzava il sedere, spingere forte, provai un leggero fastidio e lo sentii entrare prepotente in me, penetrandomi ancora fino in fondo, quella volta con me passiva e consenziente, facendomi sussultare e inarcare con il tronco indietro verso di lui.
Appoggiò ancora le mani sui miei fianchi carnosi e iniziò a chiavarmi… dandomi colpi profondi e veloci .
“ Diooo mioo come è possibile ? “ Pensai per un momento. Ma subito la mia mente fu presa da altro, dal piacere che iniziavo ad avvertire ad essere posseduta da lui .

Lo sentivo dentro di me muoversi e sfregare le pareti vaginali, tenendomi stretta alla vita, facendomi dondolare nuovamente la pelvi avanti e indietro tenuta forte dalle sue manacce grosse e incominciai a sentirlo battere sull’utero e inizia a risentire imponete quel calore vaginale arrivare e spandersi prima nel bacino e poi in tutto il corpo e farmi fremere, mentre sentivo il suo ansimare alle spinte profonde che mi dava, facendomi dondolare sugli arti avanti e indietro:
“Bella ! Bella!”
Ripeteva sussurrando accarezzandomi le natiche e colpendole con degli schiaffi meno forti della volta precedente come se fossi stata un animale.
” Mi piaci!! Mi piacii!! Sei bella!!” Mormorava eccitato avvertendo io la vagina contrarsi in spasmi di piacere e gemere a bassa voce assieme al vociare della gente del mercato che passava fuori dal furgone ignara di cosa accadesse dentro, e quello assieme alla vergogna e al piacere mi eccitavano di più.
Sentivo la sua mano infilarsi sotto la maglia e corrermi lungo la schiena e poi sotto arrivare al reggiseno e tirarmi fuori le mammelle e stringerle, mungerle come diceva lui:
“Ti mungo un po’!”
Di nuovo il mio corpo non riconosceva più la mia mente e iniziai a godere quasi in silenzio:
”Aaaaaaahhhhhhh!!!!!” sentendomi strizzare dalle sue grosse mani le mammelle.
“Oooohhhhhhhhhhhh!!!!!!!!! Oooooooooohhhhhhhhh!!! “
Godevo cercando di trattenermi per timore che i miei gemiti fossero sentiti all’esterno, finché arrivò l’orgasmo improvviso facendomi scuotere tutta e spingere il sedere indietro verso lui per sentirlo di più e avere più piacere.
“Vedi che godi! Vedi che ti piace amore!” Diceva. Mi aveva chiamato amore .
“ Vedrai che diventeremo amanti e sarà bello… .” Poi non compresi più nulla di quello che farfugliava .
Dondolavo il capo non capendo più niente , finché con un gemito che sembrava un grugnito , tirandolo fuori all’improvviso, riversò i suoi getti di sperma caldo ancora sulle natiche.
Venni anch’io assieme a lui prima che lo togliesse con un gemito, lungo come un ululato sordo e soffocato:
”Ooooooooooohhhhhhhhhh!!!!!”
L asciandomi poi cadere sul fondo, sui cartoni e scatole vuote, restando così piegata a terra, come inginocchiata a lui come se fossi una bestia ferita; ad ansimare con la gonna su, le mutandine alle ginocchia e le natiche piene di sperma. Restai così qualche minuto ancora nel piacere, facendo respiri lunghi e profondi e pensando:
“ Come è potuto succedere ??!”
Mi vergognavo , mi ero concessa consensualmente a lui … e non capivo perché, o forse l’avevo capito e avevo paura a dirmelo. Mi sentivo attratta da lui, succube e dominata da quella bestia, dalla sua bruttezza e volgarità che mi eccitava e faceva godere più di mio marito.
Seppi poi in seguito con il tempo, leggendo di casi di violenza sessuale simili, che mi trovavo vittima di una forma di Sindrome di Stoccolma, dove , vittime di episodi di violenza fisica e psicologica, manifestano uno stato di dipendenza psicologica e/o affettiva provando un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore, che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.
Era assurdo, incredibile ma era così anche per me … .
Quando finì ,lui era soddisfatto e io sudata e mi sentivo di nuova sporca dentro.
“ Ora io scendo, tu resta ancora qualche minuto e mettiti a posto, quando ti batto con la mano sul portellone prendi qualcosa e scendi. Ora mettiti a posto che sei spettinata… tieni asciugati il culo!” Mi disse passandomi un rotolo di scootex intero.
Lui piegato in avanti per non battere la testa andò in fondo e vidi il portellone aprirsi, fare entrare una fascio di luce forte e richiudersi .Era uscito.
Sentii esternamente la sua voce dire al ragazzo:
“ la signora è ancora dentro?”
“Si non è uscita!”
E poi rivolgersi verso la bancarella e dire:
“Vengo! Vengo belle signore! Sono qui! Mi sono assentato un attimo. Allora avete scelto belle signore ?”
E quelle donne parlare con lui.
Io mi alzai, passai la mano sul sedere e senza volerlo me la impiastrai del suo sperma e lo sentii tutto sporco e attaccaticcio, iniziai a strappare pezzi di scootex e pulirmi passandolo sul sedere, togliendo quella gelatina bianca filante da sopra e poi lo passai a pulirmi la mano sporca . Gettai i rimasugli sporchi in un angolo.
Sempre piegata per non battere la testa, mi chinai di più e tirai su le mutandine, mi sentivo la figa larga e bagnata e provavo una strana sensazione mai vissuta prima. Me le assestai bene e tirai giù la gonna e la misi apposto stirandola con le mani. Poi mi riordinai i capelli, e intanto pensavo che non l’avevo mai fatto, che era la prima volta che tradivo mio marito… e poi con il cuore in gola aspettai, finché pochi minuti dopo sentii battere la mano e sentii dire:
“Posso aprire signora?”
“Si!!…Sii!!” Risposi.
Sentii che provava ma non si apriva:” Tolga il gancetto!” Disse.
“E vero il gancetto!” Me ne ero dimenticata che lo avevo messo, lo tirai su e quasi simultaneamente sentii il portellone scorrere ed aprirsi e assieme alla luce intensa che entrava vidi lui, la gente che passava e altre incuranti di me dietro la bancarella cercare indumenti.”
“La provate signora?… Le vanno bene?!” Mi chiese.
Dissi di si facendo cenno anche con il capo, mentre mi guardavo attorno incredula e stordita.
E Mentre mi porgeva la mano per aiutarmi a uscire esclamò:
“Allora scenda! Venga! Stia attenta allo sgabello!”
Mi aiutò a scendere e mentre facevo il giro per tornare di là della bancarella, lui mise delle maglie intime e mutandine della mia misura dentro un sacchettino di nailon.
Fu in quel momento che non so nemmeno io perché chiesi:
“Ce la mica una pancera per mia madre?”
“Certo! Che taglia ha?”
Sorrisi … “ Non lo so!” Dissi. “ Più o meno come la signora!” Facendo segno a una anziana che curiosava.
“Ho capito! Una quarta o una quinta! Gliele do tutte e due, poi quella che non va me la riporta, io il prossimo giovedì sono qui!” Dichiarò guardandomi negli occhi.
Mise tutto dentro una busta grande di carta e me le passò.
“Ecco a lei!! Allora l’aspetto il prossimo giovedì!”
La confusione che avevo attorno e il vociare mi confondeva.
D’istinto prendendo il sacchetto in mano feci il gesto di pagare chiedendo:
” Quanto le devo?”
“Quindici euro !” Rispose lui .
Li presi dal portafogli e gliene diedi 20 euro e lui frugando nella cassetta dei soldi, fingendo di darmi il resto me li rimise in mano salutandomi.
“ A posto così!” Guardandomi e senza farmi pagare.
Ricambiai il saluto:“Buongiorno!”
“Buongiorno !” Rispose lui , aggiungendo:” Al prossimo giovedì!”
Sentendolo dire a un’altra donna con degli indumenti in mano:” Venga signora! Salga sul furgone a provarli, ha la luce e la chiusura all’interno ed è riservato!”
Non mi voltai e non so se quella donna salì a provarsi gli indumenti. Mi voltai e incamminai e mi trovai tra la confusione e la gente che spingeva, mi sembrava che tutti mi guardassero e sapessero cosa avevo fatto, ma ognuna pensava a se e guardava altro camminando per i fatti propri e tra la folla percorrendo un centinaio di metri uscii dal mercato, e mi diressi verso l’auto, la presi e andai a casa, ero incredula di quello che avevo fatto . Mi ero concessa nuovamente a lui…il mio violentatore.
Diedi le pancere a mia madre che le provò e trovò quella giusta per lei e io rimisi i miei nuovi indumenti intimi nel cassetto del comò.

Nei giorni seguenti riflettei .
Oltre che non capirlo, non mi ritenevo donna capace di fare quello che avevo fatto, eppure era accaduto. Ero ritornata da lui con odio e disprezzo per affrontarlo e invece mi ero lasciata prendere nuovamente da lui, quasi offrendomi, provandone piacere e ritornando indietro vuota e senza sentimento alcuno, ne positivo , ne negativo verso di lui.
Quello che avevo fatto era grave, avevo tradito mio marito con il mio violentatore… .
“Come avevo potuto? E ora ? “ Mi chiedevo.
Mi sentivo diversa, cambiata, non ero più una moglie fedele e anche verso mio marito non provavo più quell’ammirazione incondizionata che avevo prima… lo vedevo come un uomo qualsiasi… .
Ero in crisi … una crisi esistenziale chiedendomi chi fossi ora realmente io, chi ero diventata se non ero più la donna seria e fedele di prima e mi domandavo che avrei fatto il prossimo giovedì? Sarei tornata da lui?
A quella forma di depressione interiore e crisi morale e sociale, si aggiunga che nei giorni successivi restai senza lavoro, la cooperativa delle pulizie per cui lavoravo era fallita… ed ero restata a casa con tutte le spese e le bollette da affrontare, i ragazzi che crescevano … e lo stipendio di mio marito che da solo non bastava mai.
Sprofondai nella angoscia di donna che non sapeva darsi una dimensione di vita.
Ero in uno stato di sospensione, non lo sapevo ancora in quei giorni, ma in seguito sarei diventata la sua amante, l’amante di un uomo rozzo che non mi piaceva fisicamente, ma che mi attraeva con la sua brutalità, la sua rudezza, con quel considerarmi sua . Un amante sottomessa ai suoi desideri e non riuscivo a fare niente per impedirlo, a pensare a ribellarmi a lui ma soprattutto all’apatia, l’indifferenza o come dicono le sacre leggi all’accidia uno dei sette peccati capitali che stava avendo il sopravvento in me stessa, o forse non volevo ribellarmi… .
Per la mia incapacità a scegliere e decidere e anche a riguardo a quanto detto sopra, mi ritrovai sola in una spirale che mi risucchiava e nella mia tristezza mi ritrovai a rincontralo,sempre allo stesso modo e stesso luogo al mercato sul furgone.
Dovetti sorbirmi quel verme lurido addosso anche una o due volte a settimana per molti mesi.
Io per giustificarmi psicologicamente e moralmente con me stessa mi dicevo sempre che ero obbligata ad accoppiarmi a lui a sottostare alla sua volontà per paura delle sue minacce, ma sapevo che non era così purtroppo, scoprii che mi piaceva essere in quella condizione, essere presa da lui, forse all’inizio, ma poi continuare fu una mia scelta inconscia.

Ci fu un altro giovedì simile a quello e un altro ancora , lui volle comunicare con me in modo diretto dandomi il suo numero di smartphone facendosi lasciare il mio, lo pregai prima di chiamarmi di inviarmi un messaggio, onde evitare che mio marito capisse qualcosa, visto che ero preoccupata dal fatto che vedesse tutti quegli indumenti intimi per me, mio marito , mia madre, mio figlio e mia figlia, che lui mi regalava e che io dicevo loro acquistata da Giovanni che per loro mio marito compreso era una brava persona vedova. Aveva cambiato ancora ragazzo ad aiutarlo, quello preso non era figlio di meridionali come noi, ma uno del nord.
In quella accettazione il mio stato d’animo si trovò in difficoltà quando volle cambiare posizione e farlo davanti , sopra me , baciandomi … fu terribile. Me lo disse di sorpresa mentre ero già a carponi:” Girati e sdraiati che ti voglio chiavare come facevo con mia moglie!” Capii cosa intendeva .
“Qui c’è un materassino che adoperavo per fare la pennichella nelle ore morte quando facciamo le fiere e restiamo tutto il giorno. Togliti le mutandine e sdraiati sopra con le gambe larghe.” Mi disse.
Lo guardai .Cercai di fare resistenza ma non volle .
“Dai su!!” Mi esortò .
Piegando la gamba e alzando il ginocchi tolsi lo slip da un piede e lo stesso feci con l’altro .
Lui prese le mutandine in mano e le annusò aspirando.
“Sdraiati ora!” Ripetè e tenendomi per un braccio mi aiutò a distendere.
“ Dai su allarga!!” Ripetè ancora .
Tirai su la gonna sull’addome e allargai le gambe , scoprendo sesso, cosce e monte di venere e restai in quella posizione ad attenderlo, mentre lui in piedi con il busto piegato in avanti, si slacciava la cintura e tirava giù i pantaloni e lo slip, facendo uscire il suo sesso duro e dritto oscillante davanti a me.
Era disgustoso, sia lui che il modo in cui lo voleva fare sesso, ma lo presi come una giusta punizione, un castigo per non essermi ribellata e aver continuato a incontrarmi con lui e ora me lo meritavo di averlo sopra me che mi avrebbe baciato in bocca anche se mi faceva ribrezzo, era la giusta espiazione del rapporto che avevo instaurato con lui.
Si abbassò inginocchiandosi e mettendosi tra le mie cosce .
Accarezzo la figa, e non nego che ero eccitata.
“C’è l’hai bagnata!” Disse sorridendo con quel suo ghigno tremendo. E si adagiò sopra di me.
Avvertii la sua pancia voluminosa e umida contro la mia, il suo corpo su di me quasi a schiacciarmi.
Averlo davanti sopra me era come dicevo era disgustoso, il suo odore, il suo sudore mi davano fastidio, mi nauseavano.
Mi misi con il volto voltato di fianco verso la mia spalla sinistra a guardare la lamiera bianca e quanto vi era appeso di indumenti. Sentii la sua grassa e ruvida mano accarezzarmi i peli , giocare con le dita con le grandi labbra e il clitoride e le sentii scorrere sulla fessura.
Poi vidi una sua mano portarsi giù, probabilmente a tenerselo con la mano e guidarlo, e poco dopo sentii spingere qualcosa di grosso e duro, era il glande che premeva e che cercava la strada per entrare in me. La trovò, le mie grandi labbra cedettero alla sua spinta e avvertii la sua cappella entrare e fare strada nella vagina spinta dalla sua asta di carne dura e salire dentro sempre di più fino in fondo a fermarsi contro qualcosa, probabilmente l’utero e battervi facendomi sussultare e inarcare dalla sensazione piacevole che provai e tenendosi su con le braccia tese staccato dal mio corpo, iniziò a chiavarmi… . Su e giù dandomi colpi profondi procurandomi fremiti.
Iniziai ad avvertire quel piacere bellissimo sotto forma di calore che mi invadeva, che dalla vulva mi pervase la pelvi e trattenendo i gemiti sotto voce iniziai a godere sotto le sue spinte profonde.
“Oooooooohhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!….. Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!! Mmmmmmmmhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!”
Mi piaceva e godevo nonostante il suo peso su di me e l’odore di sudore che emanava.
Mi tirò su la camicetta scoprendomi il reggiseno e tirando fuori le mammelle con le sue grosse mani , manipolarle , stringerle e poi chinarsi a leccarle e succhiami i capezzoli . Avvertii un piacere enorme e un caldo in vagina maggiore e contrarsi e rilasciarsi bagnandosi di più.
Aveva la mia mammella in mano che stringeva e rilasciava mungendola come quella di una mucca e il mio capezzolo in bocca che leccava e succhiava avido come ad allattarsi. Fu tremenda quella sensazione, piacevole, materna e perversa, praticata con un uomo di cinquant’anni, fu impressionabile e indescrivibile quello che provai. Come avevano fatto i miei figli si allattava anche lui, anche se succhiando non usciva niente, ma le sensazioni che provavo erano le stesse di allora, anzi ancora più belle a sentire le sue labbra grandi succhiare il capezzolo e aspirarmi dentro la mammella mentre la stringeva nella sua grossa mano.
Quando cercava di baciarmi lo evitavo voltando il capo da una parte all’altra. Ma durò poco mentre mi chiavava mi prese il viso con una mano , stringendolo forte tra le dita lo girò tenendolo fermo in centro, davanti a lui e abbassandosi cercò di baciarmi .
Non volevo avvertivo il suo fiato contro il mio e tenevo le labbra serrate e lui spingeva forte la lingua tra esse mentre mi chiavava .
Avvertivo il piacere a sentire il suo grosso cazzo scorrere dentro me. Poi non c’è la feci e la socchiusi e lui forte sforzò le labbra e la spinse dentro, battendo su i miei denti ed entrò… la sentii in bocca, grossa , ruvida, piena di saliva, diversa da quella di mio marito, con un sapore disgustoso di caffè e sigaretta, che si muoveva come un serpente cercando la mia, duellandoci e succhiandomela.
A quel punto non capii più niente come avvolta da una grande scossa iniziai a scuotermi , ad abbracciarlo muovendo il bacino contro lui a riceverlo di più e inizia a baciarlo ricambiando il suo, come se fossimo due amanti.
In quel momento non capivo niente.
Sotto i suoi colpi e la sua lingua in bocca che succhiava la mia ebbi un orgasmo e lo strinsi di più a me… .
“Aaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!!!!”
Esclamai soffocando il gemito.
E lui dietro me scuotendosi tutto come un maiale, facendo traballare la sua carne molla venne, sfilando il suo pene dalla vagina e riversando il suo sperma sul mio ventre, restando tutte e due sudati uno sopra l’altro ad ansimare.
Poco dopo si alzò e si asciugò dal sudore e dall’afa che i nostri fiati e il nostro amplesso avevano prodotto all’interno del cabinato. Si asciugò con una maglia presa appesa, io feci lo stesso alzandomi, rimisi le mammelle succhiate e piene della sua saliva all’interno del reggiseno con un capezzolo più grosso dell’altro per via della suzione, e richiusi la camicetta mettendola dentro la gonna , lasciandola cadere sue ginocchia e stirandola con le mani.
Mi rassettai .
Lui scese e come d’accordo attesi il suo segnale per uscire e nel frattempo mi sedetti su uno scatolone. Non so quanti minuti passarono, poi sentii battere la lamiera e aprire il portellone laterale e scesi. Poi tutto come prima, le volte precedenti, la busta ecc… .
Era rischioso farlo in quel furgone, ma anche sicuro ed eccitante se vogliamo, ma non mi piaceva anche se nessuno immaginava mai cosa avvenisse all’interno. Capitò anche che con motivi più svariati con la scusa di provare o cambiare indumenti che avevo preso sulla bancarelle andai nel suo garage- deposito. Lì era organizzato aveva la branda, ci chiudevamo e mi spogliava nuda e… .

Erano passati quasi quattro mesi da quella violenza, ci sentivamo anche per smartphon, il suo numero era sotto il nome di sua moglie Rosa,casomai mio marito avrebbe curiosato.
A volte mi dava appuntamento in qualche bar vicino alla zona dove faceva il mercato e ci pigliavamo il caffè. Diceva che si era innamorato di me e che dopo sua moglie c’ero io nella sua vita .
Era il paradosso, il carnefice si era innamorato della vittima.
A me faceva piacere e stavo al gioco, in fondo oramai si poteva dire che eravamo amanti, mi ero accettata in quella condizione senza ribellarmi e la vivevo con una sorta di distacco facendomela scorrere addosso finche non sarebbe finita. In fin dei conti in quel periodo ero senza lavoro e avevo del tempo libero, ma anche tante preoccupazioni, cercavo lavoro a fare pulizie e non lo trovavo.
Le nostre conversazioni erano brevi e da parte sua sempre irriverenti su di me.
I nostri rapporti erano settimanali e completi, mi penetrava sempre anche quando mi leccava, nei periodi mestruati non si faceva niente. Due cose gli avevo chiesto e fatto giurare se mi voleva vedere ancora, la prima era che non mi venisse dentro e mi mettesse incinta, visto che ero ancora in età feconda e potevo essere ingravidata, la seconda che non mi facesse avere rapporti orali con lui visto che non li avevo nemmeno con mio marito. Le accettò entrambe.
“Stai tranquilla che non ti ingravido!” Mi rispose :” Anche se potrei farlo benissimo . In questo ti rispetto e lo stesso a fare i bocchini, se vorrai sarai tu a chiedermelo, a me basta chiavarti.. .” Disse.
Che fosse una bestia lo sapevo ma che arrivasse a certi punti… no!
In quella specie di accordo non parlammo di rapporti anali, lo diedi per scontato che non li avremmo mai avuti. Invece settimane dopo mi chiese se avessi mai avuto rapporti anali:
”Ti ha mai inculata tuo marito?“
Dissi no decisa, e al mio no mi chiese il perché, e gli dissi la verità:
” Perchè non l’abbiamo mai fatto e non ci piace farlo ed è contronatura!”
“ Contronatura?…” E rise domandando ancora:”Anche a tuo marito non piace ?”
“Si!!” Risposi innocentemente:”Lui mi rispetta!”
E lui ribattè dando una sua interpretazione:
“Ti rispetta perchè non è capace a inculare, bisogna essere capaci a inculare le mogli, io alla mia Rosa buonanima, glielo facevo. Se vuoi te lo faccio io che sono bravo!” Aggiunse chiedendomi di praticarlo con lui.
“Assolutamente no! Non voglio!” Replicai e smise di parlarmene.
Passo qualche settimana che si svolse in quella normalità complice tra di noi. Oramai ero la sua amante segreta.

Non passò molto che alla mia passività verso lui, la bestia che era volle completare la mia sottomissione sessuale anche sodomizzandomi, prendendomi analmente e lo fece all’improvviso una mattina che andai da lui, premeditò tutto senza dirmi nulla.
Pioveva e dopo avermi chiamata allo smartphone mi disse di passare lo stesso visto che era in una città limitrofa. Così feci e andai con l’ombrello, c’era poca gente, le bancarelle erano coperte da grossi nailon, solo la parti sotto gli ombrelloni erano scoperte. Come al solito curiosai fingendo di acquistare, nell’attesa che mi dicesse di salire sul furgone a provare i capi, per sottostare alle sue voglie (ma anche mie purtroppo) e alla sua volontà, come avevo fatto spesso. Vidi che dopo aver preso qualche indumento in mano coprì tutto con un grosso nailon anche sotto all’ombrellone, come a segnalare che era chiuso. Lo guardai e oramai pratica dei suoi cenni del capo quando mi fece segno , girai la bancarella, chiusi l’ombrello appoggiandolo sulla fiancata e salii sul cassone e chiuse.
Lui entrò poco dopo dall’altra parte e mi disse di mettermi a carponi.
“ Mettiti alla pecorina, oggi voglio fotterti (chiavarti) così!” Esclamò appena salii.
Inconsciamente ne fui felice, quella posizione della violenza sessuale aveva una forte attrazione e un ascendente inconscio su di me, mi riportava nel bene e nel male a quel godere perverso, e in più quella posizione non avrei e avrebbe potuto baciarmi in bocca e mi preparai e misi in posizione a carponi .
Lui finse di avere un rapporto vaginale come al solito, invece a un certo punto mi insalivò anche l’ano facendo correre la mano sia sulla fessura della figa che sulla rosa dell’ano .
Ricordo che lo toccò con il dito:
“ No!… Non toccarmi lì che non mi piace!” Dissi risoluta.
“ Si lo so che non ti piace perché non lo hai mai fatto lì con tuo marito e sei ancora vergine! “ Rispose. E mentre mi chiavava alla pecorina, senza dire nulla, mi allargò le natiche e appoggiò il glande sull’ano spingendo.
“Allora provo io ora … te lo faccio io il culo!” Bisbigliò.
Mi irrigidii.
“ No! No!” Che fa? Li no!! Non voglio!” Esclamai alzando la voce.
“Ssssssssshhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!” Che ti sentono fuori .” Mi disse, aggiungendo:
“ E’ bello, vedrai che ti piacerà!”
“ Ma io non voglio! La prego Giovanni, li no! Non lo mai fatto!!” Esclamai agitata irrigidendomi di più.
Ma lo eccitavo maggiormente con il mio no e sentii allargare di più le natiche, tenendomi con una mano sulla schiena a carponi per impedirmi di alzarmi con il tronco.
“Pietà! Non lo faccia!” Mormorai terrorizzata dicendo la prima cosa che mi venne in mente per cercare di farlo desistere:” E’ troppo grosso, non lo faccia, mi farà male!”
Non mi rispose nemmeno e capii di non avere più difese come la prima volta.
Ma terrorizzata avendo già provato a vivere quella condizione e continuai nella mia implorazione:
“Noooooo !! Li no!! … No no la prego no… dietro no… non cosi’… non lo mai fatto… non voglio!”
E questo mi tormentava di più, perchè quando avevo provato con mio marito anni prima da sposina sentii male e decisi di smettere e non farlo mai più e c’ero riuscita fino a quella mattina, quando la bestia si mise in testa di sodomizzarmi.
Tra l’altro era ben dotato e a volte quando avevo rapporti sessuali sentivo fastidio in vagina, figuriamoci dietro pensavo.
Tutto inutile. Senza neppure lubrificarlo e contando sulla saliva esclamò:
“ Metti bene il culo fuori e in alto e spingi come per fare la cacca!”
Lo sentii aprirmi le natiche con le sue manone ruvide, sentendo la cappella puntare e premere sull’ano. “ E’ la fine.” pensai .
Spinse forte con colpo leggero, che fece allargare gli sfinteri facendo entrare la cappella che mi fece inarcare e portare la testa all’indietro per il dolore assieme a un grido.
Mi mise una mano sulla bocca per non farmi urlare e spinse di più.
Iniziai ad urlare e gridare dal dolore dietro la sua mano sulla bocca, che mi lasciava libere solo le narici per respirare, ma lui senza alcuna remora continuò ad infilarlo dentro al mio ano dolorante.
“ Noo!! Noooo!!! Noooooooooooo!” Urlai forte emettendo dei suoni soffocati, mentre spingendo entrava inesorabilmente in me, nel mio retto, facendomi male e venire le lacrime agli occhi .
“Sshhhhhh!!!!!” Ripetè .
Non urlare che ti sentono da fuori e vengono a vedere che succede e ci vedono mentre ti inculo.”Disse ridendo.
Vedendo che volevo parlare tolse un poco la mano dicendo:” Che c’è?”
“Allora smetta, lo levi ! Lo levi per favore che mi fa male .” Balbettai .
E lui per risposta, come aveva fatto quando mi aveva violentata iniziò a schiaffeggiarmi forte la natica, sempre più forte, facendomela diventare rossa e dolorante iniziando a ripetere come in preda a un Raptus:.
“A fare chillo ca dico io!! (Devi fare quello che dico io!)!” Esclamò con la sua voce roca dal fumo ed eccitata, spingendo nel frattempo ed entrando di più in me lentamente nel mio retto, con un grido di sofferenza sotto la sua mano quando lo sentii allargare gli sfinteri e superarli con la sua cappella gonfia. Espinse di più e più forte e in fondo con un colpo deciso, entrando e lacerandomi l’ano, facendo cedere gli sfinteri, divaricandoli tanto da romperli tra le mie urla soffocate e il mio pianto come quello di un agnello sgozzato.
Mi dovette continuare attappare la bocca perché il dolore che stavo provando per avere il suo cazzo infilato per la prima volta nel culo era terribile. Mi aveva sodomizzato:
“E’ atroce !”
Esclamai piegata con la testa bassa e tutti i capelli che mi cadevano sulle spalle e sul volto. Pensai di non farcela per il troppo dolore, a mala pena distinguevo dov’ero e imprecavo verso quell’animale, quella bestia, quell’aguzzino che allungando la mano, iniziò ad accarezzarmi la schiena e i capelli, accarezzandomi cercando di farmi coraggio:
“Su! Il peggio è passato, ora sono dentro di te , vedrai che appena incomincio a muoverti e a incularti ti piacerà!” Mi sussurrò tra le lacrime cercando di farmi coraggio mentre io mi lamentavo ossessivamente e con l’altra mano per reazione mi aggrappavo e battevo il lamierino della parete per sfogare il dolore.
“Ti passerà presto vedrai, lo tengo ancora un attimo fermo così si abitua il retto e il dolore scomparirà presto!”
Poi mi chinai, mi piegai sui gomiti e abbassai il viso quasi senza volerlo a terra, mostrandogli involontariamente e donandogli di più il culo e piangendo lasciai che mi inculasse,iniziando a muoversi con padronanza e sicurezza, appoggiando le mani sui fianchi e inculandomi come se fossi solo un buco per lui .
Avvertivo le contrazioni anali forti, fortissime, il mio ano reagiva a quel corpo estraneo di carne dura dentro allargandosi e stringendosi ritmicamente e facendo così in quel modo si dilatava di più, rilasciandosi e facendomi sentire meno dolore.
Iniziò a incularmi lentamente e profondamente dicendomi anche parole dolce alle orecchie:
“Hai un bel culo!… L’avevo sempre desiderato quando ti vedevo passeggiare con tuo marito per strada e ora è mio!… Miooo!! “Urlò e tenendomi per i fianchi continuò a incularmi, incurante del mio dolore e delle implorazioni che rimanevano inascoltate.
In quella strana posizione animale, mi sodomizzava, prendendomi per le natiche e tirandole a se , sbattendomi forte su di lui, il suo pube contro le mie natiche e allungando in braccio sotto sollecitandomi in quella brutalità il clitoride, e appoggiando le dita su di esso iniziò a titillarmelo, facendomi iniziare mio malgrado a provare piacevolezza in quella pratica contro natura.
La sofferenza sotto i suoi colpi e le sue spinte si tramutò in piacevolezza per poi provare una sorta di benessere interiore, rettale pur sentendomi piena, iniziando mio malgrado a godere .
Provavo sensazioni strane e contrastanti tra loro.
E lui sempre in erezione spaventosa, mi teneva e sbatteva a pancia in giù senza attenzioni, mi montava come se fossi stata un vero animale e mi sodomizza, a volte accarezzandomi i glutei , a volte battendoli forte con la mano e altre volte titillando il clitoride o accarezzando il seno.

Come la prima volte ero immobilizzata, dalla posizione, dal suo cazzo dentro me e dal suo vigore, lui sempre insensibile ai miei lamenti e alle mie imprecazioni mi sbatteva con dei colpi terribili, la sofferenza era tanta mischiata al piacere e non capivo più dove finiva l’uno e iniziava l’altro e il tempo sembrava non passasse mai e si fosse fermato.
Fu una inculata lunga e brutale, ad un tratto accelerò i colpi, sentii il suo cazzo correre nel mio retto . Iniziavo a godere e godevo dall’essere inculata da quella bestia… ancora una volta aveva vinto lui, mi aveva sottomessa e brutalizzata con la forza e l’imposizione, ma provavo uno strano piacere ad esserlo e nel retto che pareva quasi a un solletico interno. Mi inarcai d’istinto mentre lui si muoveva rapidamente, dilatandomi di più gli sfinteri e facendomi godere, stavo per avere l’orgasmo, un orgasmo diverso, mai avuto prima. Lui emise suoni gutturali che sembravano grugniti come un maiale o il porco che era:
“ Ghhh…Vengo! Vengooo!! Vengooooo!!” Urlò a bassa voce sborrandomi dentro , riversando i fiotti caldi del suo piacere nelle mie viscere, e mi sentii riempire oltre che dal suo cazzo, dal suo seme caldo facendomi gemere, ma di piacere :
“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”
Lungo come una cantilena, mentre avvertivo il mio retto contrarsi forte e quelle sollecitazioni e sprigionare piacere anche nella pelvi. Ebbi un gemito che fu come un rantolo, facendomi scuotere tutta , mentre mi prendeva e premeva avidamente il seno .
Lo sperma vivo mi riempì a getti, dentro di me. Era mostruoso sentirsi contaminare dal suo seme dentro.
Quando sazio il suo cazzo decise di uscire dal mio carnoso sedere, lo tirò fuori e si sentì il suono dei fiati del mio intestino gorgogliare e far uscire aria da esso con mia profonda vergogna. Mi lasciai andare a terra e chiusi gli occhi, li riaprii sentendolo ridere, lo guardai con quella sua risata stupida mostrandomelo sporco di feci.
“Ti devi pulire le prossime volte! Prendere le purghe o farti i clisterini come i bambini.” E tise ancora.
Richiusi gli occhi, ma dentro a quel cabinato nell’aria viziata, si avvertiva pungente l’odore del mio gas intestinale e di quello che aveva mostrato.
Piena di vergogna e imbarazzata mi alzai e rimisi a posto imprecando contro di lui diecendole:
“ Sei un bastardooo!! Una persona inaffidabile , senza parola e onore!”
Mentre lui rispondeva:” E dai…hai goduto!”
“Porco! Maiale! Non mi vedrai mai più! ”Risposi furiosa.
Uscii dal furgone con l’intenzione di non vederlo ma più, lo odiavo, per la seconda volta aveva abusato di me. Passai giorni terribili con l’ano indolenzito perdendo aria involontariamente e macchiando le mutandine di feci quando facevo aria.
Lui mi manda messaggi , sul display si accendeva e compariva la scritta Rosy, che era lui.
Ma non risposi, lo lascia a chiamare. Era inaffidabile un uomo senza parola, ma mi voleva, lo sapevo che mi voleva e smaniava per me.
Ma lui si presentava davanti a me mentre facevo la spesa o camminavo e io non lo calcolavo, sembrava che ero riuscita a lasciarlo , a disfarmi di lui …sembrava.
Un pomeriggio accettai di incontralo e parlarle, per dirgli:” Basta è tutto finito!” Era passato quasi un anno.
Ci vedemmo ai margini del mercato in una città vicino.
“ Io ti voglio bene… ti amo davvero!” Disse.
“Sei solo un porco che non mi rispetta!” Risposi .
“ Ti voglio di più di amante, voglio che vieni a lavorare con me! Te la sentiresti?”
Restai spiazzata da quella proposta, era da parecchio che ero disoccupata.
“Lavorare con te… Come? ….Al mercato?” Chiesi stupita.
“Si! Al mattino, a vendere sulla bancarella!” Rispose lui :” Ti pago bene!”
Fu una sorpresa quella richiesta e mi lusingò .
Non dissi di no, visto che cercavo lavoro, ma evidenziai i miei limiti di moglie siciliana:
“ Ma non so!… Non lo mai fatto questo lavoro, non so se sarei capace a vendere.”
“Impari, ti insegno io… vedrai che impari!”
“E poi dovrei chiedere il permesso a mio marito! E non so se lui accetterà.”
“Glielo chiedo io!” Rispose subito.
“Tu?..Ma sei pazzo? No… non voglio! Ho paura!”
“Gli parlerò io…” Dissi, ma per timore che sospettasse qualcosa non lo feci mai. Cosa potevo dirgli:” Giovanni mi vuole come commessa al mercato?” E lui avrebbe risposto:
“E’ perché proprio a te?…” Così lasciai perdere e non gli dissi nulla.

Nel frattempo cedetti ai suoi sms e tornai a chattare con lui, fino ad incontraci nel suo garage e non so nemmeno perché, forse era davvero la sindrome di Stoccolma, di attrazione tra vittima e carnefice a riportarmi da lui a rincontrarlo ed avere ancora altri rapporti sessuali consenzienti. Lo temevo ma mi sentivo attratta da lui pomeriggio verso sera, era passato quasi un anno dalla mia violenza, ed eravamo di nuovo in primavera, mentre passeggiavo in strada con mio marito e la ragazza lo vidi, incontrandoci per caso. Pensavo che ci saremmo incrociati con un saluto di cortesia, quando lo vidi avvicinarsi a noi guardando mio marito, mi venne un colpo:
” Ma che fa? “ Pensai:” Non avrà mica intenzione di dire di noi? M’ammazza mio marito se lo sa!” Pensai.
Quando fu da noi ci salutammo educatamente e con rispetto e si parlò del più e del meno e dei ragazzi che studiavano … e poi Giovanni disse avvicinandosi a mio marito:
” Permette voscenza?!”
Che si tratta di un titolo utilizzato in Sicilia, specialmente nell’uso parlato, per rivolgersi con deferenza a persone rispettate e stimate.
“Scusate se mi permetto… ho saputo da una paesana che vostra moglie è restata disoccupata senza lavoro… .” Disse serio .
Mio marito annuì con il capo, mentre lo tenevo a braccetto.”
“ Eh si purtroppo, c’è crisi! ”
E Giovanni continuò:
“Se mi permettete Salvatore, senza offesa e mancanza di rispetto a lei e alla sua signora, io cerco una commessa, sapete che al mercato vendo biancheria intima femminile e un uomo non è adatto a parlare e a rapportarsi con le signore per discutere di certe cose, e per i miei articoli meglio se c’è una donna, è più indicata.” Fece una pausa e continuò:” Da quando è mancata la mia povera moglie ho preso dei ragazzi , ma non erano adatti e li ho licenziate, le donne preferiscono una donna come loro per parlare di reggiseno e mutandine.!
E volevo chiedervi se lo acconsentite e permettete alla vostra signora, di venire a lavorare con me sul mercato, a fare la commessa, visto che sono solo e non ho più aiuto.
Se l’autorizzate potrei assumerla io come commessa nella bancarella per i rapporti con le clienti, lavorerebbe solo al mattino e qualche pomeriggio quando ci sono le fiere e la metterò in regola con i libretti, ferie tredicesima e tutto il resto o se no la pagherò a giornata , come volete voi!”
Restai sorpresa da quella richiesta non me l’aspettavo. E anche mio marito.”
“No… se accettiamo deve essere messa in regola con tutto anche con l’Inps!”
Poi si voltò verso di me abbozzando stupito un sorriso guardandomi e dicendomi:
“ E tu ci andresti? … Ti piacerebbe fare il mercato? “Mi chiese.
“ Se lo vuoi tu si!” Risposi io aggiungendo:” Io se si tratta di lavorare sono pronta, solo che non lo mai fatto questo mestiere.”
“Oh questo non è un problema signora, imparerete a vendere e vedrete che è facile. Vi pagherei a settimana o mese e vi darei messa in regola 300 euro alla settimana, 50 euro al giorno, per lavorare solo il mattino e qualche pomeriggio in magazzino a dividere gli arrivi, giornate piovose comprese. “Disse, aggiungendo subito: “ Che non sempre si lavora .”
“Ma dove sarebbe?” Chiese mi marito.
“ Si tratterebbe di questi sei paesi vicini … dal lunedì al sabato .” E disse i nomi elencandoglieli, tutti in provincia:” …E come dicevo prima qualche festivo di festa patronale particolare dove si fa la fiera tutto il giorno, ma verrebbe pagata a parte .”
Mio marito si voltò ancora verso me e mi guardò:
“ Ci vui ire!? ” ( Ci vuoi andare !? ) “ Mi chiese in siciliano con un mezzo sorriso.
“ Pi mmia si vuoi tu!” ( Per me si se vuoi tu!) Risposi io muovendo anche il capo in modo affermativo con un mezzo sorriso .
“ Va bene !” Disse mio marito.
“ Bene !” Rispose Giovanni:” Allora qua la mano! Tra uomini d’onore come noi una stretta di mano vale più di qualsiasi carta!” Disse e se la strinsero come si usa da noi, come facessero un patto e firmassero un contratto.
La parola tra uomini rispettati e gente d’onore da noi vale più di tanti pezzi di carta. Non sapendo mio marito di cedermi inconsapevolmente a lui di cui ero già amante e ora mi acquistava pagandomi lo stipendio … per avermi tutti i giorni vicina a lui.
“Quando incomincia ?” Chiese mio marito.
“Quando volete voi anche domani .” Rispose lui, era un venerdì.
“Facciamo lunedì va bene?” Disse mio marito.
“Va benissimo!” Rispose lui aggiungendo:” Se intanto domani pomeriggio venite tutte e due nel mio magazzino, mi portate le fotocopie del documenti di lavoro che così vi faccio mettere in regola e intanto vi faccio vedere la disposizione delle scatole nel furgone.
“Io non posso domani pomeriggio lavoro..eh si anche di sabato, abbiamo due figli da mantenere a scuola, ma verrà mia moglie a portarvi le carte.”
”Va bene !” Disse Giovanni.
Sarà assurdo, ma io e mio marito tornammo a casa felici, mio marito nella sua inconsapevolezza di cosa ci fosse sotto e io perché avevo trovato un lavoro e anche perché stupidamente ne diventavo sua amante ufficiale … .
“Guadagnerai quasi come me!” Disse mio marito:” Certo mille euro al mese ci fanno comodissimo!” Usando il superlativo come si usa spesso nel parlare siciliano.
Così lo dicemmo a casa a mia mamma… e i ragazzi che iniziarono, mia figlia a chiedere:
“Allora mamma a me portami… questo e quest’altro!” E il ragazzo, invece a me … .” Oppure c’è le avete le magliette di … .”
“Calma …calma! Devo ancora iniziare.” Dissi ridendo stupidamente della mia contentezza in un momento di estraneazione dalla mia situazione.

Il pomeriggio del giorno dopo andai nel magazzino gli portai la fotocopia dei documenti e il libretto di lavoro che aveva chiesto:
“Sei contenta di lavorare per me?” Mi chiese.
Sorrisi.
“Dimmelo per favore!” Disse in dialetto.
“Si lo sono… ma mi ha rispettare!” ( ma mi devi rispettare!)
“Certo!” Rispose e poi gli dissi.
“Ma scantasti ieri quando vinisti a parlari.” ( Mi hai spaventato ieri quando sei venuto a parlare.)
“ Non ti farei mai del male… .”
Sembrava cambiato.
Poi mi portò su facendomi vedere casa sua, una bella casa grande e spaziosa, ben arredata, dove viveva solo dopo che era restato vedovo e tra suoi toccamenti e carezze …. finimmo a fare sesso nel suo letto matrimoniale, come se fossi sua moglie, lasciandoci con l’accordo di vederci lunedì.
Sembrerà assurdo, ma nei mesi arrivai lentamente in quella specie di comportamento e relazione a sentire sentimenti positivi verso di lui.
Sapevo com’era sessualmente, cosa le piaceva e lo invitai ad essere più pulito, a lavarsi di più vista la nostra vicinanza anche lavorativa.
Devo dire che accettò i miei consigli e pian piano cambiò, iniziò a vestirsi meglio a fumare meno ed essere meno volgare addirittura si profumò anche.
Nel lavorare assieme in quella bancarella molti ci scambiavano davvero per marito e moglie.
“ Me le aveva date suo marito… l’altra settimana signora… . ” Diceva qualcuna per farsi cambiare i pezzi.
Giovanni non diceva niente, sorrideva, mentre io le prime volte puntualizzavo:” Non sono sua moglie, ma solo una lavorante, una commessa!”
Ma fu tutto inutile , la gente che non ci conosceva continuava a crederci marito e moglie, finché lasciai perdere facendo credere davvero che ero sua moglie. In tanto i clienti e i turisti non ci conoscevano, venivano, compravano e se ne andavano e molte non le vedevamo più, erano villeggianti e tornavano a Milano -Torino. Quindi che lo pensassero pure, lo accettai, ma non lo dissi mai a mio marito che molte clienti pensassero che fossi la moglie di Giovanni, anche con una certa pena vedendo la sua bruttezza. E proprio per questo motivo non ci furono pettegolezzi , Giovanni era proprio brutto per avere una donna bella come me, e molte pensavano che fosse impossibile che io mi accoppiassi con un essere simile. Lo stesso mio marito e i miei parenti lo pensavano .
Loro come si usa in Sicilia le avevano dato un soprannome per il suo aspetto:” U purcu!”Lo chiamavano .
Con i suoi insegnamenti e consigli imparai a vendere a rapportarmi con le clienti e aveva ragione, loro preferivano rapportarsi con me per consigli e confidenze di problemi intimi con lui non lo facevano.

Ora interiormente non riesco ad amarmi come prima, sono sempre ipercritica verso me stessa, anche se mi dico : “Non è colpa tua quello accaduto… .” Ormai ho l’autostima distrutta completamente e non riesco a volermi bene.
E la questione morale, la violenza subita diranno molti?
Perché di uno stupro si è trattato.
Riflettei molto su quel contesto che si era creato e alla fine valutando la mia condizione morale e tutti i pro e i contro di quella situazione che ormai vivevo, con la testa della madre di famiglia decisi di portare da sola questo enorme fardello e salvaguardare la famiglia da una vergogna e dolore inutile. Ragionando preferivo passivamente accettare quel porco piuttosto che odiarlo. Odiarlo significava affrontare tutti i giorni la sensazione d’impotenza, la situazione drammatica in cui mi ero trovata, l’angoscia e il tormento dalla quale non vi era via d’uscita. Accettarlo viceversa , mi portava ad estraniarmi, a sentirmi al sicuro a non “dannarmi” come diciamo noi in Sicilia, crearmi una sorta di pace, e riuscire a vedere Giovanni in modo diverso e non solo all’interno della situazione drammatica che avevo vissuto e ancora vivevo da adultera, dove non c’era via d’uscita se non il disonore, la vergogna e la separazione da mio marito se non peggio… sarebbe stato un dolore per me non sopportabile. E per questo accettai di lavorare con lui e vivere da amante. Era un meccanismo di difesa quello di accettarlo come persona normale senza odio e rancore, come lo era la dissociazione di me stessa, la rimozione dell’accaduto e la regressione dei miei comportamenti.
Come dicevo sopra, ora ho una bassa autostima di me e degli altri, li vedo tutto in modo diverso con più criticità.
Avrei voluto parlare con qualcuno , ma avevo paura, una fottutissima paura assieme a una strana attrazione mi dominava e non mi permetteva di dire “basta”.

A volte penso a quante altre donne capita… e allora dico anche se io non lo fatto, voi fatelo, bisogna denunciare se si ha il coraggio se no tacere per sempre come ho scelto io. Ma credetemi non è facile decidere di denunciare una violenza, sembra semplice… io non lo denunciai per mentalità, paura e vergogna, per non affrontare il disonore e l’umiliazione di non essere creduta e additata come se ci fossi stata e ora mi trovo lì, in parte succube di lui che mi tratta a volte come una serva e altre come una regina.
A mio marito, ai miei figli e le mie ho voluto proteggerle dal disonore e dalla compassione della gente, non oso immaginare quanto ne avrebbero sofferto se fosse diventato di dominio pubblico.

E poi , quel giorno… senza saperlo mio marito con quella stretta di mano e come se gli avesse dato lui il permesso di accoppiarsi con me, come se avesse accondisceso a continuare quello che lui ignorava e noi facevamo già.
Quella violenza sessuale che subii da Giovanni cambiò la mia vita, ma la cambiò ancora di più il sentirmi poi attratta da lui fino a diventarne la sua amante, e il lavorare assieme a lui gomito a gomito ci faceva vivere una sorta di confidenza sociale e sentire più intimi, quasi famigliarmente. Prendemmo confidenza e la paura e il ribrezzo che avevo provato all’inizio verso di lui si attenuò lasciando il posto a una forma di accettazione, fisica mentale e sociale, provavo pena nei suoi confronti .
Al di la dei suoi modi di fare mi assecondava anche nelle mie idee di disporre la bancarella , cambiando disposizione dei pezzi e l’allestimento. E con la confidenza divenni più decisa e a volte gli rispondevo anche. Con la confidenza divenuta amicizia ci furono momenti che avemmo anche delle discussioni animate e anche litigi, un giorno dalla rabbia piantai tutto e me ne andai lasciandolo solo nella bancarella, mi venne a cercare dicendomi di tornare con lui, che non mi avrebbe lasciata andare via, di ritornare con le buone o le cattive che oramai senza me non sapeva stare. Era solo, non voleva che lo lasciassi, aveva paura che me ne andassi davvero, mi considerava importante per lui, davvero come sua moglie e aveva bisogno di me .
Passavo più tempo con lui che con mio marito, visti i miei e i suoi orari di lavoro. I miei dalle sei del mattino alle 14.00 e qualche pomeriggio, e i suoi dalle 8.00 alle 18.00 e quindi con mio marito ci vedevamo solo alla sera per cena e a letto qualche volta a fare sesso. In compenso i pomeriggi liberi li passavo con i miei figli.

Quella brutta esperienza mi ha causato alterazioni psicologiche e sessuali.
Non riuscivo e non riesco a provare piacere ed avere orgasmi con mio marito, a meno che quando lo facciamo non pensi a Giovanni, e lo faccio spesso (quasi compulsivamente) quando facciamo sesso .
Il fare l’amore con mio marito non c’è più sono cambiata .
Con il tempo ho capito che oltre all’attrazione fisica e il desiderio sessuale nei miei confronti, in lui si erano formate e prevalevano altre emozioni, si era infatuato per non dire innamorato di me, gli piacevo molto da impazzire, ma non solo per l’aspetto fisico, ma anche per i miei modi di fare e molte volte mi diceva:
” Tuo marito è un uomo fortunato ad avere una donna come te… se ti lascia ti sposo subito io!”

Per dimostrami il suo amore e quanto ci tenesse a me, mi volle in società con lui.
“ Io tra qualche anno me ne torno al paese:” Mi disse un giorno:” E ho deciso di lasciarti tutto a te che sei mia compagna in questi anni. Io oramai sto bene economicamente, potrei vendere la licenza a qualcuno, ma voglio lasciarla a te! E per fare questo senza pagare tasse bisogna che prima entriamo in società.”
Accettai ma solo a una condizione, che non dicesse nulla a mio marito, un po’ perché temevo la sua reazione a quelle elargizioni, i suoi sospetti e mi avrebbe fatto mille domande e un po’ perché volevo un po’ di soldi per me senza doverli dare a lui in casa, e in seguito mi aprii un libretto bancario , dove ogni settimana versavo dai 500 ai 700 euro .
Andammo dai commercianti e dal notaio e fece la società davanti a me.
Non so se lo facesse solo per legarmi di più a lui e avere maggiormente i miei favori, comunque dentro di me ne fui contenta.
La bancarella divenne intestata a entrambi e decise di fare a metà con me dei guadagni:
“Ecco ora metà della mia bancarella merce compresa è tua. “ Disse quando uscimmo.
Fu un momento felice quel periodo, mi aveva rinvigorita, e iniziavo a tenermi di più fisicamente, nell’aspetto e nel vestire e i conoscenti dicevano che ero più bella e inoltre potevo finalmente comprare qualcosa ai miei ragazzi e in casa nostra non mancava più nulla e molte compaesane come dicevo sopra erano invidiose… .

Mi insegnò anche a guidare il furgone anche se era grande e avevo paura, più che altro a fare manovre e a posteggiarlo bene nei mercati dentro i segni stabiliti dai comuni, per mettere l’ombrellone e la bancarella davanti.
Capitò che lui fu malato, prese l’influenza come del resto in cinque anni capitò anche a me e lui restò a letto e mancò quasi un mese e mi invitò ad andare da sola a fare i mercati e a trovarmi qualcuna che potesse aiutare ad allestire il banco, mia sorella o qualche amica, ma d’accordo con mio marito andai con mia figlia e le insegnai a vendere e le piacque il lavoro dell’ambulante. Aveva solo vent’anni, ed era disoccupata, ora qualche volta che lui non viene mi aiutare lei, ma in futuro potrebbe farlo proprio come lavoro, visto che lui, Giovanni mi ha promesso che quando si ritira giacchè suo figlio non vuole fare questo lavoro, il furgone da ambulante e i posti al mercato li lascia a me, basta che ora lo accudisco… .
Ora guadagno di più, so gestirmi e muovermi da sola, mi ha insegnato tutto, conosco i prezzi, i fornitori,( anche quelli illegali), so fare gli scontrini alla cassa e le ricevute, portare le fatture dal commercialista e so gestirmi da sola quando lui non c’è.

Oramai sono diventata una brava ambulante, questo ormai è il mio lavoro, ho imparato in fretta e pratico le loro abitudini ,alzarmi presto,d’inverno stare fuori al freddo ben coperta soprattutto piedi, mani e fronte e d’estate al caldo, scoprendomi quel tanto che basta per non perdere la dignità. Al mattino oltre a preparami , ho preso l’abitudine di fare i miei bisogni fisiologici prima di uscire. Mio marito mi chiese un giorno curioso le stesse cose che io avevo chiesto a Giovanni io la prima volta:
“Ma quando ti scappa! Come fai?” Mi domandò.
“Come fanno tutte le signore che fanno il mercato …” Risposi e gli spiegai :” …Vado al bar più vicino, prendo il caffè e chiedo dov’è la toilette.”
“Si ,ma se hai bisogno urgentemente ?”
“Se ho un bisogno impellente e ho mal di pancia …”Risposi ridendo :”… faccio una corsa!”
La prese per buona, ma non era così. Se era davvero impellente come poteva capitare e mi era successo e non c’era il tempo di giungere al bar oppure i bar erano distanti o peggio chiusi per turno di riposo … e il bisogno era solido, si face a uso di Sicilia, come se fossimo in campagna, si ci chiudeva nel cabinato del furgone, si mettevano parecchi giornali per terra, si ci accovacciava sopra e… si defecava lì. Poi si faceva un pacchettino con il giornale si metteva tutto in un sacchetto di plastica e si gettava nel cassonetto della spazzature più vicino, lasciando aperti gli sportelloni a far girare l’aria.
Il problema a fare così, era l’odore che restava dentro, io lo feci solo due o tre volte, poi mi rifiutai, mi impuntai e feci acquistare a Giovanni un wc portatile, che sono chimici e non costano nemmeno tanto e non ingombrano, per essere un po’ più civili e come i cristiani, e sono quelli che hanno nelle roulotte, e lo mettemmo in un angolo del cabinato, utilizzandolo solo in caso di estrema necessità, quando mancavano i presupposti soprascritti . E comunque è servito poco, soprattutto per me, la usato qualche volta che venne ad aiutarmi anche mia figlia.

Di quel che ne dicono e vociferano le compaesane cattive e maligne e anche invidiose della mia posizione, che mormorano alle spalle non mi interessa, ora mi trovo bene economicamente e ne risente anche a tutta la mia famiglia di questo benessere.
I miei parenti, cognate e sorelle e mio marito per primo non penserebbero mai che una donna fine come me si metterebbe con un uomo come Giovanni.
Ma chi avrebbe mai detto che da una violenza sessuale nascesse una storia, non dico d’amore, ma di sesso con il mio violentatore.
in questi anni sono cambiata molto dentro e fuori, mi tengo di più esteticamente, ma dentro di me non sono più la moglie e la mamma di prima, ma una donna diversa, una siciliana emancipata… .
Ora quando sono sola, senza mio marito e Giovanni, accetto i sorrisi e gli sguardi dei vicini di bancarella, fornitori, clienti e conoscenti e li ricambio, e a volte con civetteria li faccio pure io guardandoci negli occhi e sorridendoci .

Una siciliana.

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