Storie ignobili n.18 – L’infedeltà di una giovane sposa.

L’INFEDELTA’ DI UNA GIOVANE SPOSA
(Il vicino)

Gli amanti, quelli veri, non condividono un letto ma custodiscono un segreto.
(Pablo Neruda)

Storia di una coppia di sposi che si amava moltissimo.

A volte accadono episodi nella vita, che in poco tempo la cambiano completamente.
Io e mio marito eravamo entrambi insegnanti in una scuola media di Bologna, sposati
da poco più di un anno e da alcuni mesi eravamo andati a vivere nella nostra nuova casa. La
casa dei sogni come la chiamavo io…. .

Mi chiamo Simona e sono una insegnante di Lettere ( italiano , storia e geografia), sono
sempre stata una ragazza molto coscienziosa e responsabile, tutta di un pezzo, educata e
morigerata, forse fin troppo su certi aspetti. Mi ero trasferita dalla Sardegna a Roma dove avevo vinto un concorso per docenti, allora avevo 27 anni e li nello stesso istituto dove insegnavo io, nel 2010 conobbi Luciano un simpatico professore di educazione fisica di 31 anni originario di Roma. Ci piacemmo subito e iniziammo a incrociarci con sguardi profondi e continui, finché lui un giorno mi invitò a fare una passeggiata in bicicletta per la città, finimmo quel giro baciandoci sotto un albero nei giardini di villa Borghese .
Da quel bacio nacque l’amore, quello con la A maiuscola che fa battere forte il cuore quando si è vicini e fa stare male quando si è lontani.
Dopo un anno ci fidanzammo ufficialmente come da tradizione, con scambio di anelli, mettendo a conoscenza della nostra frequentazione anche le rispettive famiglie, e dopo
due anni andammo a convivere assieme anche se i nostri genitori non erano d’accordo,
soprattutto i miei.
Io avevo avuto solo un ragazzo prima di Luciano, in Sardegna, avevo fatto anche sesso con lui, era stato il primo, ma poi ci eravamo lasciati per incompatibilità di carattere, morale e vedute future divergenti e Luciano lo stesso, non era un seduttore di donne ma un tipo calmo e aveva frequentato solo una ragazza romana , da cui era stato lasciato per un altro. Era un tipo dolce e tranquillo.
Essendo insegnanti fuori sede e precari, facemmo varie domande insieme in tutta Italia per un concorso a cattedra, un trasferimento congiunto, finché tra fortuna, conoscenze e amicizie dei genitori, con piccola raccomandazione furono accolte. Facemmo il test preselettivo ed entrammo in graduatoria in un istituto di scuola media a Bologna e dopo un anno, fummo assunti entrambi e chiamati in cattedra a esercitare.
Prima di trasferirci ci sposammo a Roma, fu un matrimonio bellissimo d’amore con me tutta
vestita di bianco e di tulle e i miei genitori felici come me che avevo trovato l’uomo e l’amore della mia vita, con babbo che mi portò all’altare piangendo.
Facemmo il viaggio di nozze a Parigi ed eravamo sempre più innamorati e felici.
Al rientro ci trasferimmo subito a Bologna e andammo ad abitare in un piccolo appartamentino del centro, iniziando a insegnare nell’istituto, facendoci apprezzare per la nostra dedizione dal corpo docenti e anche dai ragazzi che seguivamo. Io seguivo la terza media e lui tutte e tre gli anni dalla prima alla terza.
Il posto ci piaceva la città anche e decidemmo di restare in pianta stabile lì, viverci per sempre, creare il nostro futuro e la nostra famiglia a Bologna. E così cercammo una casa per noi.
Io avevo le idee ben chiare di come la volevo, una villetta con giardino, dove poter curare i
fiori, tenerci il gatto e far crescere i figli che avremmo avuto in futuro e lui praticare la sua
passione, organizzare pranzi e cene con amici in giardino, fare il barbecù, cuocere le carni e
salsicce alla brace per gli invitati.

Era il 2015, io avevo quasi 32 anni e Luciano 35 anni quando accadde qualcosa che cambiò e
sconvolse la nostra vita per sempre.
In quel periodo io ero una ragazza magra, i capelli lunghi sulle spalle color castano scuro, di
carattere ero decisa, risoluta e coscienziosa, anche se ora sono cambiata molto sia dentro che
fuori e spesso cerco il compromesso per non apparire scontrosa.
Luciano era una persona bella dentro, alto poco più di me, magro anche lui, capelli neri corti e
occhi scura e una leggera barba curata .
Come dicevo cercavamo casa, ma come volevamo noi non trovavamo niente, o i prezzi erano troppi cari, o erano brutte e non rispondevano ai requisiti che volevamo, finché dopo sei mesi, a fine estate 2015 a un anno dal matrimonio, realizzammo il nostro grande desiderio.
Tramite agenzia immobiliare trovammo la casa dei nostri sogni, un villino bifamiliare situato un complesso di altri villini bifamiliari, un po’ distante dal centro di Bologna, quasi in aperta campagna, ma in un posto bellissimo in mezzo al verde.
La nostra era una villetta bifamiliare molto bella con la facciata color rosso granito, un
pianoterra zona giorno, primo piano zona notte e sottotetto da utilizzare in futuro, immersa nella quiete e tranquillità del verde assieme a un altro gruppo di villette bifamiliari dello stesso colore tutte vicine distanziate l’una dall’altra da meno di dieci metri.
Ogni villetta era divisa in due porzioni speculari, ognuna con la stessa disposizione interna dei locali e con un giardino che la circondava sui tre lati in cui la parte posteriore era confinate con quella dell’altra porzione di villetta. In giardino potevamo mettere il dondolo, le sdraio il tavolino; la zona per stendere era sul retro confinante con l’altro giardino speculare. Era davvero un sogno .
Davanti nell’entrata un cortile piastrellato di cotto molto ampio, sormontato da un pergolato.
L’ingresso esterno era formato da un arco di mattoni a vista, chiari che racchiudeva sotto di
esso tra due colonne laterali degli stessi mattoni due portoncini d’entrata in legno pregiato uno accanto all’altro distanziati di circa un metro, divisi tra loro da una colonna di identici
mattoni, con al centro delle porte grossi battenti ad anello in bronzo dorato come le serrature e le maniglie, e poco lontano dai portoncini un grosso vaso tenuto su da un porta vaso di ferro battuto con all’interno del verde e dei fiori colorati che erano una meraviglia Era tutto molto bello e suggestivo.
All’interno i locali erano ben illuminati grazie a finestre e porta finestre ampie .
Entrando dal portoncino, l’ingresso si apriva direttamente in un ampio soggiorno ben illuminato dove da una parte era situata la cucina e la sala da pranzo con un grande tavolo e in fondo un salotto con caminetto, un bagno e il ripostiglio, e da una entrata esterna che dava nel retro del giardino da dove si accedeva al garage e la cantina .
Alla destra dell’entrata su di un lato del soggiorno, una rampa di scale in legno pregiato saliva al piano superiore ed entrava nella zona notte, dove c’era la nostra camera da letto con finestra sul davanti e una bella disposizione di mobili, con la parete della testiera del letto confinate con quella della camera dell’altra porzione di villetta. Poi un altra camera per gli ospiti o eventuali figli, un bagno, un piccolo studio e un’altro ripostiglio .
Le camere da letto, tutte spaziose erano dotate di ampie finestre.
Si trattava di un edificio con pregevoli finiture interne ed esterne.
Trattammo e lo acquistammo, un po’ di soldi li avevamo da parte, un po’ c’è li diedero le nostre famiglie da arrivare a oltre alla metà del valore e il resto facemmo il mutuo. Con due stipendi statali da insegnati facendo un po’ di sacrificio in vent’anni lo avremmo pagato e nel frattempo avremmo potuto vivere anche discretamente. Facemmo fare qualche lavoretto di tinteggiatura e ci andammo a vivere.
La nostra aspirazione si era realizzata .
Ci amavamo molto, il nostro sogno era stato esaudito, avevamo una bella casa e tra qualche
anno avremmo realizzato anche un altro sogno, l’avere un figlio e forse due… .
Ma ora vivevamo così, assestandoci e amandoci felici. Tutto sembrava perfetto, la nostra era una vita d’amore.
La porzione di villa speculare a noi non era abitata, ci avevano informato i vicini che saltuariamente veniva qualcuno, ma per brevi periodi e poi ripartiva.
Passammo il primo anno nella nuova casa in tranquillo menage da sposini che tanto piaceva a Luciano e a me, specialmente d’inverno, a stringerci e accoccolarci sul divano uno accanto
all’altro ascoltando musica o guardando la tv, tra carezze e bacetti e da inizio primavera a fare
pranzi domenicali in giardino con i colleghi e colleghe.
Tutto andava per il meglio, anche se a me quelle ripetitività quotidiane incominciavano ad
annoiarmi.
Io avevo voglia di uscire, andare a vedere mostre, fare passeggiate in centro, mentre mio marito voleva rilassarsi, preferiva starsene sul divano a vedere la tv e non c’era verso di smuoverlo.
Al di là di queste piccole insofferenze coniugali e fastidi caratteriali, passammo dieci mesi fantastici, mi sembrava di vivere in un sogno nella nostra nuova bella casa, il nido d’amore e dei mie desideri come lo chiamavamo noi e la nostra vita procedeva senza grandi cambiamenti, insegnamento in istituto scolastico, qualche cena, passeggiate ecologiche a piedi o in bicicletta… .

Un giorno al rientro a casa da una passeggiata, notammo alcune finestre dell’altra porzione della nostra villetta aperte.
Segno che probabilmente era arrivato qualcuno. Eravamo a metà Marzo.
Il giorno dopo la signora Lina , una sessantenne vedova che abitava da molti anni nella villetta di fronte alla nostra e che avevamo avuto modo di conoscere mesi prima, ci aveva raccontato
che il nostro vicino di casa non c’era praticamente mai… andava sempre in giro per lavoro, che
era un musicista e veniva qua solo per brevi periodi, pochi mesi all’anno per riposarsi e poi
ripartire .
Lei abitava nella villetta sul lato destro alla porzione del nostro vicino, di fronte a lui, divisi solo dalla stradina e lo conosceva anche se non gli andava a genio e non gli era simpatico e quel giorno incontrandoci al cancello ci disse:
” E’ arrivato ! “
Con un tono di voce seccato e contrariato. Non ci facemmo caso, ma io e mio marito ci guardammo dubbiosi di quella sua esclamazione .
Quel nostro vicino si chiamava Gabriel , aveva 30 anni ed era un musicista italo-francese che
suonava il clarinetto in una band musicale. Era francese di madre, ma italiano di padre ed era
cresciuto a Bologna dove aveva studiato musica al conservatorio, ma passava la vita viaggiando e girando per l’Italia e per l’Europa con il gruppo con cui suonava .
Seppi poi che quell’anno la band di cui faceva parte si era sciolta, avevano avuto litigi e
contrasti al loro interno e lui aspettava che ne costituissero un’altra per poter iniziare una tournè estiva nelle zone balneari italiane, che sarebbe partita dal 5 Luglio al 15 settembre e intanto anche se non ne aveva bisogno perché benestante, per diletto dava lezioni private di clarinetto alle allieve del conservatorio di musica “Giovan Battista Martini” di Bologna .
Probabilmente era un personaggio un po’ eccentrico, ma io non avevo mai conosciuto un artista, un musicista e lo stesso Luciano ed eravamo curiosi .
Così ci venne la voglia di conoscere questo personaggio misterioso.
E da buona vicina il giorno dopo feci una torta come si usa dalle nostre parti in Sardegna per fare conoscenze tra vicini, e quella mattina sfornai un ciambellone che mi era venuto veramente bene e cotto al punto giusto e appena raffreddato con mio marito educatamente sorridenti e io con il ciambellone in mano , uscimmo da casa e ci presentammo alla sua porta che era adiacente alla nostra e suonammo.
Dovemmo suonare più volte perché tardava ad aprire eppure dai rumori e dalla musica si sentiva che era in casa e quando aprì era in accappatoio da bagno in spugna arancione e ci guardò con una faccia stupita e stralunata vedendo le nostre facce mai viste prima.
Di certo non immaginavo che ci aprisse in accappatoio.
D’aspetto era una bella persona, aveva i capelli lunghi tutti tirati indietro a formare una coda,
dei bei lineamenti nel viso, molto espressivi e un bel sorriso a denti bianchi e regolari. Era alto
e longilineo.
Ci presentammo sorridendo dicendo che eravamo i suoi nuovi vicini, quelli della porta affianco:
“Piacere io sono Simona e lui è mio marito Luciano.” Dissi guardandolo.
“Piacere …Gabriel!” Rispose impacciato .
Allungò in braccio e ci strinse la mano e ci chiese cosa volessimo.
“ Ditemi? Avete bisogno di qualcosa??”
Io restai un po’ sconcertata di quel modo di riceverci e replicai:
” Siamo venuti a presentarci per conoscerci visto che abitiamo affianco nella stessa villetta.”
E dicendo così allungando le braccia gli porsi la torta .
Lui si prese il ciambellone, ci ringraziò dicendoci svogliatamente e seccato:
” Ora sto dando una lezione di solfeggio a una mia studentessa … stiamo facendo delle prove .”
E dietro di lui in fondo al soggiorno si intravvedeva una giovane ragazza in reggiseno che si infilava il maglione, e lui senza dire null’altro ci chiuse la porta in faccia.
Restai allibita dal suo comportamento, ci restai malissimo, mi fece una impressione
negativa, una rabbia…. .
Guardai mio marito incredula e con una faccia delusa.
Ci aveva liquidati in un attimo, non era stato assolutamente cortese, era un gran maleducato.
Ci restai davvero male e mi fece davvero una pessima impressione, da cafone , mentre mio
marito vedendomi dispiaciuta e demoralizzata dal suo comportamento reagì scherzando come era suo solito e la prese a ridere dicendo:
“Immagino che lezioni di musica possa dare… hai visto dietro la studentessa! ?” Mormorò
sorridendo.
” Altro che lezioni con quella!” Continuò:“ Però il ciambellone se le preso… .” Aggiunse ridendo.
“Gli andasse di traverso!” Dissi io.
“Non essere cattiva… .” Mormorò mio marito passandomi il braccio sulle spalle abbracciandomi.
Rientrammo in casa e mi dedicai alle mie cose, ma ci ero restata proprio male, non mi andava giù, era stato proprio maleducato, cafone, non riuscivo a non pensare a quel comportamento sgarbato. Ne parlai ancora con mio marito dicendogliene di tutti i colori a quel Gabriel, anche a voce alta in modo che mi sentisse, dove la parola maleducato era la più gentile.
Ero arrabbiata e avvilita e decisi di non dargli peso e ritornai alla vita di tutti giorni con mio
Marito, facendo conto come se non ci fosse , non esistesse.
Ma purtroppo non fu così semplice dovendo subire tutti i suoni e i rumori che provenivano al di là della parete di casa sua, da quello stupido e fastidioso del clarinetto, a quelli osceni e indecenti in camera da letto con le sue “allieve”, anche notturni; rumori sessuali e volgari, risa e gemiti di piacere emessi da ragazzine, anche di orgasmo, i cigolii delle rete o il battere della testiera del loro letto sul muro confinante alla nostra camera.
Ero allibita dal comportamento di quell’uomo.
Mio marito mi disse di non farci caso, sia a quei rumori notturni e giornalieri che sentivamo
oltre la parete della camera, sia al suo atteggiamento, che probabilmente sarebbe andato via di lì a qualche settimana e non valeva la pena di litigare.
E cosi facemmo, ma sentire al pomeriggio o a tarda sera le sue troiette, come chiamavo io le sue studentesse, godere dietro il muro che sembrava fossero dentro in camera mia, era davvero scandaloso e umiliante. Mi chiedevo come quelle ragazze potessero andare con una persona simile e mi convincevo che per concedersi a quell’essere più che puttanelle non potevano essere. E lui?… che etica professionale aveva? Che morale? Roba da denuncia, invece che darle lezione e istruirle al suono del clarinetto se le portava a letto. Era vergognoso.

Passarono due settimane proseguendo nel nostro tran tran quotidiano e coniugale senza più
Incontrarlo, ma vedendolo di sfuggita da lontano quando entrava o usciva da casa, in compenso lo sentivamo bene alcuni pomeriggi o tarda sera oltre la parete della nostra camera da letto suonare e poi fare sesso con qualche allieva del conservatorio.
Un pomeriggio di inizio primavera, in una giornata tiepida mentre stavo stendendo i panni lavati sullo stendi biancheria in giardino, qualcosa attirò la mia attenzione dalla parte accanto.
Sentii una voce salutarmi dal giardino vicino:
” Ciao Simona !”
Mi voltai e vidi Gabriel sdraiato su una sdraio messa in posizione laterale alla mia ringhiera , che mi guardava e sorrideva alzando il braccio in segno di saluto.
“Come va?” Mi disse.
Lo osservai con fastidio, non volevo dargli confidenza ne avere niente a che fare con un cafone come lui, ma non volevo nemmeno essere scortese, era pur sempre il nostro vicino di casa anche se maleducato e indisponente e risposi al suo saluto solo per educazione :
“Ciao!”
Lui si alzò e venne verso me, contro la ringhiera del divisore dei due giardini e…
“Dio miooo…” pensai… restai raggelata, sorpresa e incredula … era nudo…completamente nudo come mamma lo aveva fatto senza niente addosso con quel suo coso penzolante davanti.
Restai pietrificata e senza parole, divenni senz’altro rossa perché sentii il viso avvampare e bruciare, avevo io vergogna per lui, non sapevo che dire ne dove guardare, tenevo gli occhi bassi o di lato. Ero imbarazzatissima al contrario di lui che si sentiva a suo agio , come se fosse una cosa normalissima .
Lo avevo davanti a me nudo, con il suo corpo alto, snello e muscoloso, i suoi capelli
lunghi sciolti sulle spalle e con i suoi occhi chiari che mi guardava sorridendo, e quel coso
pendente davanti che mi disturbava e creava disagio … e non sapevo dove guardare per non vederlo .
Cercavo di non osservare quel coso che gli pendeva davanti, scrutavo intorno, i panni stesi o
quelli che avevo ancora in mano, le mollette o lo stendino e per il totale imbarazzo mi cascava
tutto dalle mani, la conca e anche i panni puliti appena lavati.
Ma ogni tanto l’occhio ci cadeva sopra, sembrava che quella zona avesse la calamita per gli
sguardi, non riuscivo a parlare o a guardare attorno senza poi involontariamente posarci lo
sguardo sopra e osservarlo, distogliendolo subito con vergogna e mi sentivo imbarazzata.
Mi dava fastidio , mi sentivo in difficoltà ad averlo davanti nudo, mentre lui invece si sentiva a tranquillamente a suo agio.
Lui lo capì che ero a disagio, ma non fece nulla per coprirsi e togliermi da quell’impaccio, anzi con naturalezza parlava mostrandosi e mostrandomelo liberamente davanti.
Sentivo un calore sulle guance che avevo provato solo da bambina quando mi vergognavo di
aver fatto o visto qualcosa di sconveniente che non dovevo.
Volevo andarmene e pensavo :
” Ma guarda se questo è il modo di presentarsi davanti a una signora, una vicina di casa è proprio un cafone .”
Lui incurante parlava della bella giornata primaverile, e del tepore che aveva l’aria che lo aveva indotto a prendere il sole senza abiti essendo un naturalista e io seppur disturbata dalla sua presenza non dicevo nulla, finchè abbassò lo sguardo a osservarmi le mani che tenevano la conca. Vidi che mi osservava la fede all’anulare, ancora lucente e con un sorriso stupido mi
chiese :
” Da quanto tempo sei sposata?”
Non so cosa mi successe in quel momento, fu come se mi risvegliassi da un torpore.
Non l’avesse mai fatto di dire quelle parole, a sentire quella frase in quel modo con quel sorrisino stupido mentre mi guardava la fede e parlava del mio matrimonio, la presi come un’offesa , una mancanza di rispetto personale, e noi sarde siamo testa dure per queste cose e impazzii.
“Nudo mi chiedeva sorridendo da quanto tempo fossi sposata ?!”
Non ci vidi più, lo presi come una invasione della mia vita privata, della mia dignità di moglie,
ad aver toccato il privato, il mio matrimonio e la mia vita, mi irritai davvero come non mai divenni una tigre e aggressiva e persi il controllo e gli dissi tutto quello che pensavo di lui:
“Ma come ti permetti?…Non ti vergogni a esibirti cosi nudo? Non hai rispetto per gli altri? Ma che uomo sei?!” Gli domandai sdegnata .
Lui vedendomi così agitata, scherzando mi diede della bigotta.
“Dai non fare la bigotta, non c’è nulla di male…! Sono un naturista!”
Ma io serissima gli risposi:
“Nooo!!! Tu non sei un naturista, sei un porco!! “ Urlai:” …A me dai della bigotta? Ma non c’è l’hai un po’ di pudore, un po’ di decenza e soprattutto rispetto per gli altri?? Vergognati!!!” Gridai irata sfogandomi di tutto l’astio che avevo verso di lui anche per la nostra presentazione di quel giorno.
Lui sorpreso da quella mia reazione ribattè ingenuamente:
“No!… Non mi vergogno perché io non manco di rispetto a nessuno, amo la natura , sono un
naturista !”
Mi ero arrabbiata tantissimo, così tanto che gli ripeteì :
“No tu non sei un naturista, sei un porco, un maiale, un esibizionista e un maleducato che non
sai vivere con e tra l’altra gente, che si presenta nudo davanti ad altre persone che nemmeno conosce!”
“Ma dai… non fare così!… Cos’hai !? Non hai mai visto un uomo nudo?? “…Disse con aria
scanzonata e sorpreso dalla mia reazione e dal mio inveire.” Tuo marito non lo hai mai visto nudo ???” Aggiunse sorridendo scherzosamente.
Ma io seria e severa ribadii sempre più irata dal suo rispondermi:
“ Tu non sei mio marito!!! … E poi lui non è un porco come te ! ….E’ rispettoso di me e delle altre persone è una persona seria … .”
Ero piena di collera e agitata che faticavo a respirare e mentre lui mi guardava in silenzio senza sapere più cosa dire, prendendo le mie cose, la conca e il resto dei panni imprecando contro di lui e gli dissi ancora :
“ E non stare mai più a permetterti di avere questi comportamenti con me, di farti vedere nudo in giardino o da altra parte, perché ti denuncio, giuro che ti denuncio per oscenità ed
esibizionismo!! Vado dai carabinieri e ti denuncio!” Gridai forte.
Lui era stupito incredulo della mia reazione, non se l’aspettava.
Ero fuori di me, spinsi la porta finestra a vetri del soggiorno per entrare in casa , mentre lo vidi con la coda dell’occhio e il suo sorriso stupido dire:
“ Ma perché ?… Che c’è di male ?!”
”Che c’è di male?” Ripetei entrando senza guardarlo ma sdegnandolo con disgusto :”…
Provaci a farti vedere ancora nudo da me e poi te ne accorgerai che c’è di male!” Esclamai agitata.
E piena di rabbia con le mie cose rientrai in casa lasciandolo nudo attaccato alla ringhiera del divisore con il suo uccello penzolante .
Ero nera… da sarda qual’ero non l’avevo mandato giù il suo comportamento che aveva avuto prima e ora, ed ero tanto arrabbiata che lo avrei denunciato davvero se mio marito non mi avesse fermata.
Alla sera quando rientrò, raccontai a Luciano tutto quello che era successo.
“Sai cosa ha avuto il coraggio di fare quel porco?” Dissi:” Di presentarsi nudo davanti a me in
giardino!”
E gli spiegai l’accaduto in modo agitato.
Lui cercò di calmarmi e poi di ragionare. Pur dandomi ragione diceva:
“ Vediamolo un po’ dalla sua parte, magari secondo lui non faceva nulla di male, se è un vero
naturista per lui era normale essere nudo.” Mi disse facendomi arrabbiare anche lui.
“E già!… Lo difendi anche!” Gli dissi collerica.
“Ma io non lo sto difendendolo Simona, sto solo ragionando e dico soltanto di non farne un
dramma. Sono d’accordo con te che è una persona maleducata e scortese, tu gliel’hai detto e se
si ripeterà l’episodio prenderemo provvedimenti con l’autorità giudiziaria. Per ora cosa vuoi fare? Lui in fin dei conti era a casa sua.” E per sdrammatizzare mi disse scherzando:
“E poi vedere un uomo nudo non è la fine del mondo, anche se ti ha scandalizzata .”
“Non mi scandalizza vedere un uomo nudo …” Risposi pronta e risentita: ”… ma è stato come si è proposto e l’accostamento che ha fatto con quel sorrisino malizioso al nostro matrimonio.”
Lui mi guardò e io prosegui:
“Digliene quattro quando lo vedi e diffidalo dal rifarlo! Digli di non permettersi mai più di mettersi nudo davanti a tua moglie, che io voglio uscire tranquilla in giardino. Se no lo denuncio!… Guarda Luciano che lo denuncio davvero!” E conoscendomi sapeva che
non scherzavo.

A mio marito non lo capivo certe volte, mi aspettavo che avesse un ‘altra reazione, che fosse come i sardi geloso di un uomo che mi parla e si presenta davanti a me, sua moglie completamente nudo. Invece mi fece tutto un discorso per dirmi che uno a casa sua poteva fare quello che voleva e non era il caso di litigare sulle abitudini delle persone e che presto se ne sarebbe andato via.
“Vivi e lascia vivere!”Era il suo motto. E avemmo anche discussioni animate tra noi per quello
stupido… .
Comunque mio marito con il suo carattere e modo di fare mi calmò e pur dandomi ragione e pensandola come me, com’era suo modo di fare minimizzò l’episodio.
“Non lo puoi proprio vedere questo Gabriel !” Disse ridendo giorni dopo.
“ Si proprio… non lo posso vedere e non lo sopporto perché è un gran cafone e maleducato e meno lo vedo e meglio stò !” Risposi.
Lo odiavo veramente quell’uomo.
Avevo una idea di lui talmente negativa e disgustosa che mi dava la nausea il solo pensarlo o
incontrarlo da lontano, ci guardavamo a distanza senza salutarci, o almeno lui provava ma io non rispondevo.
Lo sentivamo sempre con le sue allieve-troiette, chissà poi perché sempre una diversa dall’altra a suonare il clarinetto o a fare solfeggio o peggio, fare altro… .
Anche la sera tardi quando dovevamo dormire lo sentivamo fare sesso con loro, con la
troietta di turno del conservatorio, era una cosa vergognosa oltre che schifosa dover subire i gemiti del loro volgare piacere nella nostra camera da letto.
Mio marito non diceva nulla, rideva divertito quando mi vedeva arrabbiata …lui si addormentava lo stesso e subito, aveva il sonno facile, invece io no, li sentivo e mi faceva rabbia ascoltarli far sesso e inoltre avevo il sonno leggero e a volte già dormiente mi svegliavano, e se perdevo il primo sonno poi restavo obbligatoriamente ad ascoltare tutte i loro risolini e gli orgasmi di quelle puttanelle, finchè lei non andava via o si mettevano a dormire con lui.

Passarono altre due settimane dopo quell’episodio ed eravamo ormai ad Aprile e io pensavo
sovente a quello che era accaduto. Non riuscivo a togliermi dalla testa quell’episodio del mio
ingombrante vicino, il vederlo ridente nudo con il suo pene penzolante davanti a me mi aveva
offesa, mi ero sentita oltraggiata e insultata, ed era diventato l’argomento di discussione più
frequente tra me e mio marito e in quelle sere a volte rientrando a casa scherzando mi diceva :
“Tutto a posto oggi? Non è successo niente?..Niente uomo nudo?” E sorrideva abbracciandomi
da dietro.
Io lo guardavo con occhi indulgenti dal suo prendermi in giro, ma sorridevo della sua
spiritosaggine.
Aver conosciuto un essere del genere, mi faceva apprezzare e amare di più mio marito se mai ce ne fosse stato bisogno, educato ,disponibile e rispettoso degli altri.
Riprendemmo il lavoro e il nostro tram tram, lui non uscì più nudo nel giardino, lo intravidi
un giorno ma era in costume, probabilmente aveva capito che non scherzavo.
Non era solo la sua maleducazione e il nudismo ad esasperarmi, Gabriel aveva anche un’altra
pessima abitudine, l’insegnamento serale con le sue studentesse e come dicevo sopra capitava
spesso che l’ora delle lezioni si protraesse fino a tardi e continuasse a letto a fare un altro tipo di insegnamento .
Una sera tardi, mio marito dormiva e un loro incontro sessuale lo cronometrai con la sveglia davanti a me sul comò durò un’ora tra preliminari, risatine e stupidaggini varie e solo allora quando finivano mi era concesso di dormire tranquilla. Il suo divertimento con quelle ragazzine, quelle troiette era irrispettoso verso noi che eravamo i suoi vicini. Era irritante e imbarazzante anche da ascoltare… .
Una notte oltre la mezzanotte io e mio marito eravamo a letto a dormire, io mi ero appena
addormentata ed ero nel primo sonno, quando con la sua lezione sessuale all’allieva-troietta di turno, con il suo battere la testiera del letto contro il muro nel dondolio delle spinte del suo
amplesso, mi svegliò e iniziai a sentire i cigolii e i gemiti di quella sua “allieva” del conservatorio, a cui stava dando una lezione particolare in quella sua alcova. Chissà quale clarinetto le faceva suonare quel porco!”
Non riuscendo a stare a letto mi alzai e in sottoveste girai un po’ per la camera a sentire quella
troietta godere … sperando che finissero presto.
Per un po’ stetti a sentire lei che ansimava e gemeva, poi non resistetti, presa dalla rabbia non ci vidi più, presi la scopa che avevo al piano notturno nel ripostiglio e tenendola con due mani alzandola sopra di me mi misi a battere con il manico sul muto gridando:
” Basta!..Bastaaa! Silenzioooo! Schifosi…Porci !! …Maleducati smettete di farvi sentire da
tutti… .Qui c’è gente che dorme…domani lavoraaaa!!!” Gridavo e intanto battevo il manico
della scopa ” tum tum tum “ sul muro.
Urlai tanto che si svegliò anche mio marito che aveva il sonno pesante .
“Ma che stai facendo? Sei pazza??” Mi disse assonnato tirandosi su vedendomi in piedi con la
camicia da notte e la scopa in mano che battevo sul muro .
“Basta! Basta!“ Continuavo a gridare battendo sulla parete.“Andate a fare le vostre porcate da
un’altra parte! Maiali!! “
Mio marito si alzò, fece il giro del letto e mi fermò, prese e mi tolse la scopa dalle mani
dicendomi di calmarmi…: “Calmati amore!” Disse.
Ma ero fuori di me.
Disse poi che sembravo impazzita, ma non c’è la facevo proprio più, lo odiavo quell’uomo … ero giunta al limite della sopportazione.
Luciano non mi aveva mai vista così alterata.
“ E ora di finirla con quei porci di là…” Gli dissi :” … non li sopporto più . Domani lo
denuncio.”
Come d’incanto, dopo le mie grida e il mio battere la scopa sul muro di là cessarono di scopare
E ridere e ci fu silenzio.
Mi calmai ma ero tesa e talmente agitata dentro me che tremavo e non dormii quella notte e decisi di denunciarlo.
A seguito di quella nottata il mattino seguente, giù in cucina prima di andare al lavoro visto che avevamo orari diversi , parlai con mio marito di quello successo nella notte.
“Adesso vado giù in stazione dei carabinieri e lo denuncio!” Lo informai decisa e lo ero, e lo avrei fatto .
Lui mi guardava :
“Hai ragione amore, ma non essere così drastica, prima di denunciarlo dagli un’altra
possibilità!”
“Un’altra possibilità ?? E quale ? “ Domandai ironica :” Che si presenti ancora nudo o che lo
vediamo scopare in giardino? “
Luciano era più calmo e riflessivo di me e ragionando mi convinse ad andare da un avvocata
che aveva conosciuto lui , mamma di un suo studente e farle scrivere una lettera di diffida che
sarebbe servita anche in un secondo tempo come prova di avviso. E così feci, mi diede il
numero, telefonai e quel’avvocato mi ricevette.
Quella mattina decisi di porre fine a quel tipo, se credeva di prendermi in giro si sbagliava: ”Sono sarda…” mi dicevo con orgoglio:”…ho la testa dura, vediamo chi se la rompe dei due!”
Raccolsi tutti i disturbi che procurava sia a me che agli altri vicini e li spiegai all’avvocata che mandò una lettera di avviso e diffida a quel Gabriel, sedicente insegnate di clarinetto e tra le altre cose scrisse:
“…la signora Simona …. , sua coinquilina confinante, la diffida nel perseverare nel suo
comportamento non decoroso e irrispettoso nei riguardi di lei e degli altrui coinquilini di vicinato, con schiamazzi, rumori e suoni molesti …” Terminando:”…. e se continuerà nella sua condotta in modo e atteggiamento renitente nei confronti della signora Simona e dei vicini ,verranno presi ulteriori e seri provvedimenti senza preavviso, con denuncia all’autorità giudiziaria per disturbi della quiete, atti osceni, esibizionismo e molestie.”
Ero soddisfatta .
In quei giorni finché non gli giunse la lettera quando ero in casa evitavo di incontrarlo. Se lui
era fuori, io non uscivo.
Il nostro tranquillo menage coniugale era stato sconvolto dalle chiassose e strane abitudini del
nostro vicino, ma vi avevo posto rimedio con l’avvocata.

Dopo alcuni giorni ,quando gli arrivò la lettera, non sentimmo più rumori e non lo vedemmo
ne fuori, ne in giardino.
Il giorno dopo mi chiamò la nostra avvocata al cellulare, dicendo se potevo passare un attimo
dal suo studio che doveva farmi delle comunicazioni riguardo a quel Gabriel.
Nel pomeriggio andai nel suo studio e facendomi accomodare mi spiegò che Gabriel era stato
da lei, spiegando che a lui non sembrava di fare niente di così grave, ma che comunque era
disposto a scusarsi personalmente con noi e avere rapporti di buon vicinato e che sarebbe stato felice di invitare me e mio marito per un chiarimento amichevole e per le scuse un pomeriggio a casa sua a bere del the.
Dentro di me ero soddisfatta … mi sentivo vincitrice, avevo sconfitto tutta la sua superbia e l’avevo umiliato a scusarsi.
Ne parlai la sera con Luciano e lo misi al corrente di quanto detto dall’avvocata e della proposta di Gabriel:
“ Ha capito come si ci comporta tra persone per bene!” Dissi.” Mi ha chiesto scusa tramite l’avvocata e vuole farlo personalmente con noi invitandoci da lui a prendere il the!” Mio marito sorrise.
“Non se lo meriterebbe di essere scusato!” Aggiunsi.
“Dai amore! Lo hai demolito, lo hai umiliato ci chiede scusa di persona e ci offre il ramoscello d’ulivo per rappacificarsi, accettiamolo. E’ il nostro vicino tanto vale andarci d’accordo, accogliamo questa opportunità, credo che la lezione gli sia servita.”
Fummo d’accordo all’incontro e demmo la nostra disponibilità per due giorni dopo, ,un giovedì pomeriggio che eravamo a casa tutte e due, incontrandoci con lui alle 15.00 finite le lezioni. Lo telefonai all’avvocato che lo comunico a Gabriel il nostro vicino che accettò.
Ero soddisfatta …mi sentivo forte, l’avevo piegato e in un certo senso umiliato e ora era lui che
chiedeva un incontro con noi…con me in particolare che ero l’artefice di tutto, per scusarsi.
Eravamo d’accordo con mio marito di non fargli pesare più di tanto la situazione e inferire su
di lui e io per il giorno dell’appuntamento, avrei preparato un altro ciambellone come segno di riconciliazione.
“Ripartiamo!”Mi ero detta : ”La prima conoscenza un mese fa è andata male, proviamo di nuovo a ripartire da quel giorno e chissà che le nostre relazioni migliorino.”

E il giorno dell’incontro mentre ero a casa, alle 14.00 ,sentii suonare il cellulare, lo presi ed era mio marito che mi informava :
“ Ciao amore!!”
“Ciao!…” Risposi .
“Guarda che non riesco ad arrivare in tempo all’incontro con Gabriel, perché devo fermarmi e
presenziare con i ragazzi all’arrivo in istituto del provveditore agli studi. C’è anche il preside e
altri insegnanti.”
“Come non puoi arrivare ?” Chiesi sorpresa :” …E allora??”
“Allora vai sola…” Replicò. Restai stupita e caddi dalle nuvole.
“Come da sola?” Risposi stizzita:” Da quello là? …Non ci penso neppure.” E insistetti:“Ma come, l’avvocato ha preso l’appuntamento in base alla tua disponibilità e ora dici che non
puoi e dovrei andare da sola? …Non c’è problema , rinviamo!” Esclamai.
“ Si lo pensato anch’io, ma non è una bella cosa, daremmo un segnale negativo di chiusura, che non ci interessa che si scusi e potrebbe interpretarlo male. In fondo si tratta solo di andare ad accettare le sue scuse e chi meglio di te può farlo visto che sei tu l’offesa?!”
Restammo quasi mezz’ora al telefono, mi sentivo impreparata, colta alla sprovvista, perché un
conto era andarci con mio marito a parlargli e ricevere le sue scuse, diversamente era andarci da sola e incominciai ad agitarmi al cellulare e a prendermela con lui… .
“Sei sempre il solito! Sai che abbiamo un appuntamento e ti prendi degli altri impegni… non potevi farti sostituire?”
“Veramente me lo hanno preso gli altri …”Mi interruppe :”…ed è il preside che vuole che ci sia
anch’io e se eri qui ti avrebbe fatta fermare anche a te!”
Ero contraria, io non volevo andare e incontrarlo da sola, mi sentivo a disagio e avevo una
considerazione negativa di lui. Ma Luciano insistette e ci fu una discussione .
“Ma non si può rinviare?” Ripetei ancora.
“Te lo detto , non sarebbe corretto e poi è una questione di pochi minuti si scusa, le accetti e te ne vieni via!”
“Lo so! Ma sola non ci vado…” Ribadii decisa .
Alla mia fermezza ribattè:
“Fai un po’ come vuoi, io non posso per motivi istituzionali e di lavoro, è un normale incontro
di riconciliazione amichevole tra vicini, si deve solo scusare , non è una riunione condominiale, è un po’ come se incontrassi un genitore di un tuo alunno… .”
Mi senti abbandonata …non sapevo che fare, forse aveva ragione mio marito, non andare
all’appuntamento sarebbe stato scortese e avrebbe potuto interpretarlo come una nostra
chiusura, una intenzione di non accettare le sue scuse.
“ Ma io vorrei che ci fossi anche tu !” Ripetei svigorita nello spirito .
“Ma io non posso amore, lo sai come funzionano le cose qui in istituto, siamo gli ultimi
arrivati e se ci mettiamo anche a disertare gli incontri ufficiali non ci facciamo una bella figura
e tra i due sinceramente per me è più importante incontrare il provveditore agli studi che quel
musicista da strapazzo. Comunque decidi tu!
Fai come vuoi ! Intanto non ti mangia mica… .” Disse.
“Mangiare no , basta che non mi si presenta nudo …” Risposi rassegnata ad andarci da sola.
“Ma figurati se si presenta nudo… !” Disse ridendo:” Pensi sempre male di lui, non lo farà l’hai già bastonato, ha visto che tipo di donna sei, che sei una tigre, vedrai che si scuserà. Poi stasera mi farai sapere .
Ciao un bacione amore .”
“Bacio amore !” Dissi anch’io e chiudemmo la conversazione.

Così agitata e controvoglia alle 15.00 mi presentai da sola davanti alla porta di Gabriel .
Indossavo una maglia di lana rossa a gonnellino e sotto i Jeans con degli stivaletti a tronchetto
neri ed ero in uno stato totale di ansia e disagio.
Suonai e poco dopo lui aprì, era molto affascinante con i capelli lunghi sciolti che gli
cadevano sulle spalle, una camicia nera portata sopra i pantaloni bianchi classici con le pence
…che lasciava intravvedere il torace glabro e una catenina d’oro con medaglietta ed emanava un profumo di una fragranza molto buona .
Aveva una mano in tasca e un un bel sorriso sincero sulle labbra e mi osservava con quei suoi
occhi scuri, profondi e seducenti …e parlammo un attimo sulla porta, dove lo misi al corrente
del contrattempo di mio marito.
Imbarazzata lo informai :” Mio marito ha avuto un impegno di lavoro improvviso e purtroppo
non può venire , ma ci sono io… .” E le porsi nuovamente il ciambellone fatto da me.
Lui lo prese dicendo:
“ Mi spiace che non ci sia tuo marito …” Ma non si scompose più di tanto e mi invitò ad
entrare.
“Vieni entra, accomodati “
Entrai nel suo grande soggiorno situato al piano terra, era come il mio, stesse misure, solo
speculare , ma arredato e dipinto in modo differente. I mobili erano disposti diversamente ed
erano differenti dai mie che erano sul classico, i suoi invece tutti in stile hippy , colorati ma
molto belli, come i quadri e i soggetti che rappresentavano multicolori che sembravano
disegnati e colorati a pastello e lo stesso le pareti tinteggiate con colori forti , caldi e vivi,
giallo , arancio… mentre le mie erano bianche.
Mi fece accomodare su un divano con molti cuscini ricchi di colori e disegni a stile floreale e
Geometrici, mi guardai attorno curiosa e se è vero che la casa rispecchia la personalità di chi vi
abita, la sua era una casa strana come lui, con disegni di strumenti musicali alle pareti.
“Ho messo su del the, lo vado a prendere …e …ahhh… grazie della tortina …” Disse ricordandosi
allontanandosi in cucina sorridendomi.
Tornò con un vassoio con su theiera , tazze piattini e coltelli e intanto che versava il the mi disse:
“Taglia il tuo dolcetto che è buonissimo , lo assaggiato un mese fa ..Anzi approfitto per dirti
che era buonissimo l’altra volta, è piaciuto a me e alle mie allieve.” E sorrise.
“Ehh alle sue allieve ….” Pensai maliziosa… guardando la casa cercando di immaginare come potessero trovarsi in quell’ambiente, mentre avvertivo il suo buon profumo spandersi vicino a me.
Poi, stupendomi, invece che nella poltrona di fronte si sedette accanto a me e mi offrì il the
passandomi la tazza e prendendo la sua sorseggiando seduti vicini, e mi disse:
“ Scusami Simona, scusami veramente per quello che è successo, sono stato scortese e
Maleducato la prima volta e nel giardino, me ne rendo conto.
Ti chiedo sinceramente scusa, probabilmente mi sono comportato in maniera maleducata senza rendermene conto. Non accadrà più, ma credimi quel giorno in giardino, io non volevo
offenderti, pratico davvero naturismo … .”
Mi colpì molto quel suo ”mea culpa” appariva davvero dispiaciuto.
“Non importa, non pensiamoci più …” Risposi :”… l’importante è che certe situazioni spiacevoli
non accadano più.”
Lui cercava di giustificarsi e di essere carino.
Ma conversando mi resi conto che non riuscivo a tenere il suo sguardo e abbassavo sempre il mio e quando parlavo con lui mi sentivo imbarazzata e osservavo attorno alla stanza o la tazza del the che avevo in mano e non sapevo nemmeno io perché, ma tutte le volte che lui dialogando mi scrutava , mi sentivo a disagio.
Il modo in cui conversava, mi osservava o sfiorava, mi rendeva irrequieta, non mi sentivo a
mio agio, non mi sentivo più io…. .
Mentre discorrevamo notavo il suo interesse continuo verso me, con un atteggiamento sorridente, benevole.
Non capivo perché mi sentivo confusa e arrossivo se mi guardava. Seguiva i miei movimenti e
il mio modo di parlare con attenzione, sorridendomi sempre con quel suo bel sorriso.
Ero in una situazione strana, avevo il batticuore e avvertivo come un pericolo che non riuscivo a definire e ad essere lì vicino a lui a casa sua da sola mi agitava, e mi resi conto che forse il fatto di odiarlo era solo per tenerlo lontano, a debita distanza.
Mi sentii il viso più caldo , probabilmente era aumenta in modo visibile la temperatura del mio
corpo e il volto mi avvampava, era una risposta fisiologica a quella situazione di ansia e tensione per me.
Dall’agitazione mi toccavo frequentemente e inconsapevolmente i capelli cacciandoli dietro le
spalle scoprendomi il collo e quei gesti denotavano una mia insicurezza e vulnerabilità a quella situazione .
Lui probabilmente si rese conto del mio disagio e continuava a sorridermi e parlarmi
educatamente e rispettosamente e pensai veramente che dietro quella scontrosità iniziale che aveva mostrato, c’era davvero l’intenzione di scusarsi.
Chiacchierammo alcuni minuti del più e del meno, dei nostri lavori, dei giardini, dicendomi che il mio era molto bello, che la cura e l’attenzione che mettevo per tenerlo così bello ricco di
fiori, denotava come lui, il mio amore per la natura… .”
Chiacchierando essendo seduti accanto, alzò un po’ il sedere dal divano per assestarsi e stare comodo e si sedette più vicino a me, lo guardai e rigirai il volto in avanti e facendo finta di nulla mi spostai anch’io per non averlo troppo vicino da toccarci quasi, ma lui sempre parlando si avvicinò ancora e io mi spostai ancora .
Era una situazione particolare, mi sentivo tesa e impacciata vicino a lui a sentire la sua presenza così accanto da annusare il suo profumo e nel vederlo con i capelli sciolti sulle spalle, bello, guardarmi e sorridermi con i denti regolari e bianchi .
Mi accorsi che la sua presenza vicino a me mi turbava.
Lui incurante del mio disagio parlando si spostava sempre un pochino avvicinandosi sempre più a me, che istintivamente mi spostavo verso la parte opposta.
Sembrava un gioco, tolsi anche un cuscino colorato di fianco con la scusa di guardarlo per spostarmi di più, ma arrivai a un punto del divano contro il bracciolo e non mi potevo più spostare e lui era molto vicino a me, troppo….fu in quel momento che capii cos’era quella sensazione di pericolo che percepivo . Era lui, il suo fascino.
E allora mi alzai di scatto e feci un passo avanti lasciandolo seduto da solo, mi sentivo irrequieta.
Ero in una circostanza di completa difficoltà che poteva diventare davvero pericolosa e allora mi guardai attorno e il primo oggetto che vidi su un mobile fu il suo clarinetto. Lo presi in mano e lo guardai fingendo di distrarmi. Lui intanto si era alzato e avvicinato dietro me e io pur sapendo cosa fosse per parlare di qualcosa gli chiesi :
“ Questo cos’è ? ”
“Un clarinetto … “ Rispose venendomi vicino e al mio fianco e tenendolo io nelle mani, aggiunse: “ E’ il mio personale … Vuoi imparare a suonare!?” E mi sorrise .
Restai stupita di me perché d’istinto abbozzai un sorriso anch’io, anche se dissi di no scuotendo la testa e lo riposai, e per allontanarmi ancora da lui che era in piedi vicino a me , ritornai a sedermi sul divano. Volevo andarmene, ma lui venne a sedersi ancora accanto a me con il clarinetto tra le mani.
“ E’ uno strumento molto bello sai !” Disse quasi accarezzandolo:” Davvero non vuoi imparare
a suonarlo? Neanche qualche nota?” E me lo passò in mano per farmelo toccare, vedere.
“Prova a suonarlo, dai!!” Mi esortò con enfasi.
“Ma non sono capace, non so nemmeno come è fatto… .” Risposi impacciata .
“Impari … come le mie studentesse ! ” Esclamò.
Sorrisi imbarazzata del paragone perché sapevo benissimo cosa imparassero le sue studentesse e anche lui sapeva. Ma vidi che ci teneva molto e mi dispiaceva dire di no, così lo portai alla bocca soffiai chiudendo i fori e strimpellai… .
Poi mi staccai all’improvviso:
” Non sono capace…” Dissi sempre sorridendo e mentre cercavo di non guardarlo negli occhi e
osservavo imbarazzata fissa il clarinetto davanti a me appoggiato sulle mie gambe unite,
aggiunse con espressione gioiosa :
” Potresti diventare una mia allieva … vuoi??”
Sorrisi ancora e scossi la testa, capii che ci stava provando con me in assenza di mio marito e
questo mi dava fastidio e lo ritenevo deplorevole e mentre mi voltavo verso lui per
rispondergli di no, che non mi interessava diventare una sua allieva e alzarmi e andarmene,
come girai il capo, prima che parlassi mi venne contro e mi chiuse la bocca con un bacio sulle
labbra. Le sentii calde e morbide contro le mie, staccandosi quasi subito .
Restai sbalordita e pietrificata di quell’atto, con il clarinetto in mano e sulle gambe, non sapevo cosa pensare, cosa dire .
Incrociammo gli sguardi e lo guardai sorpresa e incredula negli occhi per l’atto che aveva fatto, lui sorrideva sempre e si avvicinò ancora e mi baciò di nuovo, questa volta spingendo e infilandomi la lingua in bocca, senza che io glielo impedissi, reagissi o lo allontanassi da me. Come stordita da quell’atteggiamento e da lui mi lascia baciare con la sua lingua contro la mia e capii in quel momento che in realtà era quello che volevo.
Avvertii all’improvviso un gran calore piacevole crearsi dentro di me, nella pelvi e il mio corpo reagire involontariamente, avvertii la vagina inumidirsi e contrarsi, i capezzoli inturgidirsi e diventare eretti, il seno congestionarsi e gonfiare e la lubrificazione vaginale aumentare
velocemente.
Mi staccai un attimo incredula di me e posai il clarinetto sul tavolino, lo guardai confusa e smarrita ma lui si fece avanti di nuovo baciandomi ancora con più ardore, senza che io lo respingessi, spingendo con forza la sua lingua nella mia bocca, contro la mia. Avvertii come una scossa elettrica, le pulsazioni cardiache aumentarmi rapidamente, un grande calore in vagina e non capii niente, lo abbracciai anch’io e ricambiai il bacio e ci baciammo sul divano in un bacio passionale, erotico, carnale …. .
Era quello che desideravo in quel momento.
Il suo modo di baciare era diverso da quello che praticavo con mio marito, Gabriel nel bacio mi leccava e succhiava le labbra, la lingua e introduceva la sua fino in fondo. La muoveva in quel bacio come se mi desse una carezza dentro la bocca, senza pressione, sentendola solo appoggiare alla mia delicatamente e sfiorandosi tra loro umide di saliva, sembrava che si accarezzassero l’una e l’altra.
Non avevo e mai mi avevano baciata così, in quel modo , in quel cosiddetto bacio alla francese, intenso e coinvolgente dell’intero corpo, facendomi avere brividi sulla pelle e calore intenso
interiore. Era un bacio romantico ed erotico contemporaneamente, che denotava uno scambio
passionale con una persona che si desidera intensamente .
Era uno di quei baci che mi avrebbero segnata per sempre e non avrei scordato mai, come se
fosse stato il primo, ritornando a desiderarlo, facendo aumentare assieme al desiderio la
temperatura del mio corpo.
In quel momento sentii le sue mani frugarmi e correre sul mio corpo, cercarmi, stringermi e
iniziare a togliermi i vestiti tirando su la maglia facendola uscire dalla testa e dalle braccia tese, senza che io mi opponessi, lasciandomi con il reggiseno nero; e lui piegarsi su di me e
ritornare a baciarmi in bocca, mentre le sue dita iniziavano a slacciarmi la cintura, sbottonarmi i jeans e tirarmi giù la cerniera infilandosi subito dentro lo slip.
Non riuscivo a controllarmi, a fermarlo o forse non volevo.
Avvertivo assieme al calore intenso , un formicolio interno alla vagina, piacevole che
contraendosi si spandeva per il corpo facendomi fremere.
La sua visione sopra me, la fragranza del suo profumo, mi fecero iniziare a sudare e mi vennero le palpitazioni mentre avvertivo gli spasmi vaginali delle grandi labbra e della vulva tutta.
Sentivo l’eccitazione e il desiderio accrescere assieme al respiro …e chiusi gli occhi… .
Vergognosamente lo desideravo… .
Sentii il suo dito giungere tra i peli , tra le labbra vaginali, correre sopra la mia fessura
scoprendomi bagnata di umori come non mai e me ne vergognavo che se ne accorgesse, che
capisse che mi piaceva e godevo a essere baciata e accarezzata da lui, e che lo sentisse sulle sue dita con il mio umore che lui mi piaceva .
“Diooo!!!! Dio mioooo!!” Pensavo in preda a un turbamento continuo misto a vergogna, smarrita in quel turbinio di sensi e calore che è difficile da spiegare se non si vive.
Avvertivo la vagina calda e l’eccitazione che aumentava e mi sentivo pronta. Pronta ad essere
penetrata da lui.
“Diooo miooooooo!!! Come può essere?” Pensavo in quei attimi di lucidità.
Provavo una sensazione di benessere e gioia e allo stesso tempo lo volevo, mi sentivo preparata e disposta ad accoglierlo in me per un rapporto sessuale.
Avvertii il suo dito premere come a voler entrare tra le mie labbra vaginali, ma poi staccarsi,
tirarsi su, in silenzio prendere i jeans sui fianchi per la cintura e tirarli giù brutalmente, facendoli passare a forza sotto il sedere e giù alle cosce, con me che inconsciamente lo aiutavo e lo favorivo nei movimenti alzando il sedere. In un attimo me li sfilò dai piedi e li gettò a terra e poi di seguito le mutandine con la stessa velocità, si abbassò ancora su di me nel divano prendendo l’elastico tra le dita e le tirò giù sfilandole via dalle cosce, dalle gambe dai piedi in un attimo, con più facilità dei jeans, finchè fui senza, con il mio sesso scuro ai suoi sguardi.
Appoggiò le mani sulle ginocchia piegate e mi allargò le gambe, restando fermo inginocchiato sul divano davanti a me a guardarmela… .
“Dioooo…miooooo!!!!” Provavo immensa vergogna al suo sguardo fisso sul mio sesso, era
come se mi profanasse.
Sentivo il calore dentro essa e la vagina non rispondere più alla mia mente e contarsi
indipendentemente la mia volontà, provocandomi piacere e gioia, bagnandomi sotto i suoi occhi che la vedevano palpitare e desiderarlo .
Sentii di nuovo le sue mani sul mi corpo accarezzarmi che esploravano il mio seno, le sue
labbra morbide e calde contro le mie e le nostre lingue che si intrecciavano cercandosi e
inseguendosi nelle nostre bocche. E ancora un gran calore che mi partiva da dentro e non
riuscivo a controllare. Avvertivo la vagina bagnata dal piacere e lui che tirava su le coppe del
reggiseno facendo uscire le mammelle bianche, guardarle come se le valutasse e poi chinarsi e
soffermarsi a baciarle e leccarle per poi succhiare i capezzoli già turgidi.
Dio mio mi sembrava di impazzire, provavo un vero e proprio godimento fisico a lasciarmi
andare a lui, a baciarmi, leccarmi e succhiarmi e in quel momento non riuscii a trattenere i primi gemiti:
“ Mmmmmhhhhhhh!!!!!!!!!! Aaaahhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!” .
A mio marito non pensavo in quel momento.
L’eccitazione e il piacere cambiavano il mio temperamento sessuale che da calmo e moderato com’era in natura e con mio marito, divenne osceno e aggressivo .
Gli annusavo i capelli che mi cadevano sul volto eccitandomi di più e stimolata dal desiderio di
essere posseduta da lui non pensavo a quello che sarebbe successo dopo. Lo vivevo come un
momento di gioia, di libertà, di scoperta di qualcosa di nuovo e diverso… .
Staccò le labbra dalla mia bocca, si alzò in piedi e in un lampo si tolse la camicia nera e i pantaloni bianchi con lo slip, facendoli volare a terra e fu nudo, completamente nudo come lo avevo già visto in giardino, ma la sua asta non era più penzolante come la prima volta, ma eretta e dura che gli oscillava davanti fendendo l’aria e in quel momento non era scandaloso, ma erotico, sexy e desiderabile .
Mi vergognavo immensamente anche a guardarglielo, era bello come lui, lungo e rivolto in alto
e si avvicino e si sdraiò sopra me tra le mie cosce larghe, baciandomi ancora sul viso e mentre lo faceva, lo sentivo premere con il glande tra le grandi labbra, spingere con forza e aprirmi ed
entrare lentamente in me, sentendomi violata e infranta.
Ebbi un sussulto e mi inarcai sentendomi mancare l’aria e il cuore .
“Ooooooooooooohhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!” Esclamai lungamente a bocca aperta avvertendolo entrare e accarezzarmi con il glande le pareti vaginali mentre saliva su.
Quando fu dentro mi resi subito conto che per forma e dimensione era diverso da quello di mio marito, più lungo e voluminoso. Lo sentii arrivare e toccare il fondo della vagina, contro la cervice uterina e ciò con mio marito non accadeva, probabilmente perché non ci arrivava essendo di dimensioni inferiori.
Erano sensazioni nuove e bellissime per me quelle che provavo con Gabriel.
Mi sentivo piena di lui, della sua carne dura dentro la mia.
“Aaaaaaaaahhhhhh!!!”” Un gemito mi fece trasalire nel sentirlo scorrere dentro di me, lo
Avvertivo di più in vagina e mi piaceva, mi piaceva e continuando a muoversi mi faceva godere.
“Ssssiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!” Urlai godente stringendolo a me mentre lui mi possedeva vigoroso sul
divano.
Sentivo i suoi capelli lunghi cadermi sul viso e darmi una delicata sensazione di sfioramento
e carezza e mi piaceva e lo baciavo e baciavo ancora mentre lui mi possedeva da farmi
godere.
Avvertivo gli spasmi vaginali assieme alla contrazione involontaria dei muscoli pelvici diventare rapidi e farmi godere come se avessi dei piccoli orgasmi che non riuscivo a trattenere e controllare e non avevo mai provato prima, in una strana e nuova sensazione di piacere.
“sssssaaaaaahhhhhhhh!!!!…sssssaaaaaaaaahhhhhh!!!!….sssssssaaaaaaahhhhhhhhh!!!!….”
Gemevo mentre mi possedeva e mi morsicavo il labbro inferiore cercando di fermare le mie
esclamazioni di gioia, avvertendo un aumento della tensione muscolare degli arti e dei muscoli addominali assieme all’accelerazione del ritmo respiratorio e del battito cardiaco.
Lo stringevo e l’abbracciavo sulla schiena o intorno al collo e in alcuni momenti le braccia erano tese in alto, le sue mani sulle mie, palmo a palmo e le mie dita si intrecciavano con le sue
stringendole forte dal godere quasi da piangere, e lo avvertivo in me che mi colmava della sua
carne sentendola calda scorrere tutta fino in fondo, era lungo, bello, lo sentivo nelle sue spinte toccare l’utero e muoversi veloce, e io godere .
Come impazzita, mi avvinghiai a lui stringendolo su di me, muovendomi con lui e verso lui,
dandogli dei colpetti con il mio bacino aderente al suo e il mio corpo al suo corpo e godevo , godevo tanto e gemevo, finché sentendolo scorrere veloce dentro me, arrivare all’utero e accarezzarlo con il suo glande avvertii una sensazione di scuotimento pelvico e di calore che si irradiava dalla vagina in tutto il corpo. Stavo godendo, stava arrivando l’orgasmo, quello grande… , anche questo diverso da quello con mio marito, ma forte , violento ed esplosivo , che mi fece dimenare tutta alzando le gambe sui suoi fianchi e i piedi sul retro delle sue cosce imprigionandolo su di me. Un orgasmo più vigoroso e profondo di quelli conosciuti da me , intenso e sconvolgente che morì nel piacere e in un urlo:
“Aaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!” Siiiiiiiiiii….!!!“ Urlai .
Cercai di trattenermi ma non resistetti e continuai :
“Aaaahhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!……Aaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!! Siiiiiiiiiiii!!!!!!!! “
Gridai senza riuscire a contenermi, abbracciandolo più forte e baciandolo violentemente sul
viso.
Provai una sensazione di arresto cardiaco, di sospensione della vita, come se mi mancasse l’aria e il tempo, qualcosa di indescrivibile e gridai ancora più forte inconsciamente a ripetizione :
”Aaaaaaaaaaaahhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!…..Aaaaaaaaaaaahhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!!!
…..Aaaaaaaaaaahhhhhhhhhhh!!!!!! …
”Come una di quelle sue allieve-troiette che sentivo godere da oltre il muro di casa mia, e ora ero io che lo facevo, che godevo con lui… .
Credo in quel momento di aver provato per la prima volta “l’estasi “, di cui sentivo spesso
parlare. Godevo e mi scuotevo tutta, mentre le contrazioni vaginali , pelviche e anali
aumentavano in modo considerevole, per un attimo dal piacere fu come se persi lo stato di
coscienza. Sentii il ritmo cardiaco e la respirazione che aumentarono e poi rallentarono e ulteriori spasmi involontari pelvici assalirmi e mi sentivo in uno stato di coscienza sospesa …di delirio. Qualcosa mai provata prima.
Lui lo tirò fuori velocemente riversando tutto il suo seme abbondante sul mio ventre.
Diooo quanto … dovetti stare attenta pulendomi a non toccarlo, non avrei mai voluto restare
incinta involontariamente.
Posso dire che le forti sensazioni che avvertii a livello mentale insieme alle percezioni fisiche, mi fecero avere nell’orgasmo un’esperienza gratificante, unica . Chi l’ha provato, lo può capire.
Ci staccammo e guardammo negli occhi in quel momento di estasi per me, lui si alzò e andò in cucina a prendere dello scottex , che mi diede e mi passai asciugandomi con attenzione l’addome, toccando senza volere lo sperma con le dita, sporcandomele.
Dopo pochi minuti, vidi lui in piedi che mi guardava nuda dopo avermi posseduta.
Mi sentivo sconvolta. Mi alzai in piedi incredula di quello che era accaduto, ero confusa,
smarrita , mi osservavo attorno agitata , i muri i quadri alle pareti ,il suo clarinetto sul tavolino
e i miei vestiti a terra assieme ai suoi, la maglia, i jeans, le mutandine.
Avevo tutti i peli sulla fessura bagnati dagli umori e le mammelle fuori dal reggiseno che ancora indossavo pendere rosse e ancora eccitate dai suoi baci e leccate. E i capezzoli turgidi e sporgenti dal suo succhiare. Non sapevo cosa fare tanto ero confusa.
Lui venne vicino, mi abbracciò e baciò ancora tirandomi per le braccia facendomi alzare,
stringendomi e accarezzandomi teneramente i capelli coccolandomi, e prendendo il clarinetto si mise a suonare qualcosa per me, guardandomi negli occhi.
Sorrisi stupita da quella sua dedica musicale e lui smise di suonare, se lo tolse dalle labbra me
lo mise in mano e me lo fece portare alla bocca passandomi la mano sui capelli tirandomeli
indietro con delicatezza e amore come se mi facesse una carezza e mi sussurrò:
“ Suona!”
Ma vedendo la mia titubanza ripetè sorridente :” Suona dai!!…Prova !!!”
Eravamo tutte e due nudi in piedi davanti al divano e sentivo il suo torace sudato contro la mia schiena, le sue braccia passarmi da dietro a davanti abbracciandomi a tenere il clarinetto, e mi fece suonare con lui che teneva le sue dita sulle mie a chiudere i fori e premere i tasti e le chiavi di suono del clarinetto e la musica che ne uscì soffiando accompagnata da lui non era perfetta ma gradevole.
Era una scena assurda, irreale…da film ….avevamo fatto sesso, avevo fatto sesso con Gabriel, tradito mio marito e ora suonavo con lui come le sue studentesse, le sue troiette.
“Sei diventata una mia studentessa ..” Mi sussurrò all’orecchio con un sorriso malizioso.
Mi voltai , lo guardai e capii cosa volesse dire essere una sua allieva, d’istinto risi, lui mi
abbracciò ancora e ci baciammo in un lungo bacio passionale, dove al termine staccandomi gli
dissi confusa ed esaltata: ” Sii!! sono diventata una tua studentessa!” E ridemmo assieme.
Restammo un poco nudi in piedi abbracciati a ballare, quasi a giocare, in quei momenti non mi
rendevo conto, solo dopo capii la mia incoscienza.
All’improvviso come se mi svegliassi da un sogno o da un incubo gli dissi:
”Devo andare, devo preparare cena tra non molto arriva mio marito.”
Mi vestii di corsa, presi le mie cose e uscii di soppiatto guardandomi intorno come una ladra, mi sentivo sporca.
Entrai a casa e mi sedetti sul mio divano guardando il vuoto, ero sconvolta di me stessa, di
quello che avevo fatto, non riuscivo a crederci e a capacitarmi che avevo fatto sesso con
Gabriel e che lo desideravo e mi era piaciuto, che avevo tradito mio marito con lui. Luciano, che eravamo ancora sposini, sposati da poco più di un anno… .
Subito non realizzavo, non mi sembrava vero che fosse successo, ma poi era la realtà e mi chiesi perché? Come era potuto accadere? Perchè lo avevo fatto?
Stetti a lungo a pensare, mi sentivo indegna di Luciano, Gabriel aveva approfittato di me, ma io non avevo fatto nulla per fermarlo, anzi… lo desideravo e partecipavo a quell’amplesso.

Prima che tornasse mio marito mi feci la doccia, mi lavai per togliere il suo profumo dal mio
corpo e assieme ad esso anche la vergogna che provavo.
Mi misi a preparare cena dietro i fornelli, ma pensavo sempre a quello che avevo fatto, solo in
quei momenti finita la passione e il piacere, a ore di distanza mi rendevo conto che avevo tradito mio marito e mi dispiaceva, io l’amavo a Luciano.
Provavo rimorso, mi sentivo sporca.
Quando rincasò gli andai incontro felice.
“Ciao amore…” Mi disse appena entrato.
“Ciao …” Risposi sorridendo forzatamente:” Tra mezz’oretta è tutto pronto.”
Lo abbracciai e baciandolo come sempre sulle labbra lo strinsi a me forte forte forte,
Fingevo che non fosse successo niente, che fosse tutto normale come le altre volte, ma non era
così, avevo la morte nel cuore.
Lo amavo e mi sentivo indegna, non avevo il coraggio di guardarlo, mi sentivo a disagio baciarlo, toccarlo, stringerlo. Ero triste dentro me, mi dispiaceva ed ero pentita di quello che avevo fatto e avrei voluto piangere, lui non se lo meritava che sua moglie lo tradisse con il vicino che voleva denunciare.
Si sedette in soggiorno nell’attesa e la prima cosa che mi chiese sorridendo fu :
“Allora sei andata oggi da quel Gabriel ??”
“Si !” Risposi dandogli le spalle con la testa bassa sulle fettine senza guardarlo.
“ E come è andata?” Chiese sorridendo:“Ti ha mangiata ?…Ti è venuto ad aprire nudo?”
“No!” risposi :” Niente di questo.”
Feci un sospiro lungo dentro di me e dissi:
“Mi ha offerto il the , abbiamo assaggiato il ciambellone e mi ha chiesto scusa. Si è scusato
per il suo comportamento.
“Bene!…E’ andato tutto bene! “ Aggiunsi senza guardarlo in viso. ” Il conflitto con Gabriel si è
risolto … . Lui si è scusato assicurandomi che non succederà più e ha accettato le mie
condizioni .”
“Visto!? … Tutto è bene quel che finisce bene..!” Esclamò alzandosi .
“Già…” pensavo:” Era finito bene… per Gabriel. Se ci fosse stato lui quel pomeriggio non sarebbe accaduto nulla. “
Mi venne vicino, mi strinse e mi baciò sulle labbra dicendo:
“Sei grande, lo hai messo k.o. … sei una moglie meravigliosa.” Mentre io nel mio malessere in quella stretta fissavo i bicchieri o le posate imbarazzata sentendomi angosciata.
Mio marito non stette a chiedere molto nei dettagli, perché per lui era importante che non si
parlasse più di Gabriel, visto che nelle ultime settimane ero stata ossessiva e gli avevo fatto la testa come un pallone con le mie imprecazioni… .
Non mi era mai capitato di tradire mio marito, non mi ritenevo capace di farlo e invece successe proprio con lui che odiavo e per questo stavo male, ne soffrivo in silenzio.
Quella notte non dormii, mi girai e rigirai nel letto agitata, non riuscivo a prendere sonno, ero in preda ai sensi di colpa e pensavo a mio marito, mi sentivo ignobile e in colpa, avevo i rimorsi verso di lui, tradito la sua fiducia, la nostra lealtà e fedeltà e mi chiedevo come avessi potuto cedere a Gabriel che odiavo e lasciarmi andare sessualmente a lui … e nel buio mi scorrevano davanti agli occhi come in un film tutte le immagini di quel pomeriggio, di noi che prendavamo il the seduti sul divano, lui che mi sorrideva e poi baciava e mi spogliava, io che scelleratamente lo desideravo… . Il fare sesso e il piacere che provavo a sentirlo dentro me da
stringermi a lui e amarlo, e poi il suonare il clarinetto nuda come una delle sue studentesse.
“Dio miooo!!”
Come una di quelle che oltre la mia parete facevano sospiri e gridolini di piacere quando
facevano l’amore con lui, e mentre mio marito ignaro dormiva, mi avvicinai a lui
rannicchiandomi accanto, aderente, stringendolo e baciandolo mentre dormiva.
Io volevo lui e solo lui, era mio marito il mio amore e lo amavo. Mi ero pentita di quello che era accaduto e non avrei mai più voluto tradirlo.
Mi chiedevo anche cosa pensasse Gabriel di me, se mi ritenesse una donna facile o davvero una sua studentessa… come scelleratamente in un momento di smarrimento gli avevo detto che volevo essere. Dovevo parlargli, spiegargli che era stato tutto un malinteso, un momento di debolezza e che non si sarebbe mai più ripetuto. Mio marito non lo meritava, era stato un attimo di leggerezza e non doveva montarsi la testa con me, io ero una signora e non una ragazzina.

Così la mattina dopo aver fatto colazione con Luciano e lui andato via prima di me a lezione,
agitata decisi di dirglielo. Non mi cambiai nemmeno, indossavo i fusò neri a calzamaglia con
la maglia che indossavo quando facevo ginnastica a casa con mio marito e uscii per parlargli.
Suonai il suo campanello decisa ad affrontarlo, a dirgli che non doveva farsi illusioni e pensare
chissà cosa di me e soprattutto che avrei contato sulla sua riservatezza di galantuomo, dicendole che era stato un errore e dovevamo dimenticare restando buoni vicini.
Lui aprì la porta ed era con il suo accappatoio di spugna arancione, sotto probabilmente era nudo e io con lo sguardo basso gli dissi immediatamente :
“ Guarda Gabriel, riguardo a quello che è successo ieri è stato uno sbaglio, non deve più
accadere, si è trattato di un errore, un momento di debolezza che dobbiamo dimenticare
entrambi, io sono una donna sposata e amo mio marito.“
Lui mi invitò ad entrare .
“Vieni entra che l’aria fuori al mattino è ancora fresca e ho il caffè sul fuoco.”
Non dovevo entrare lo sentivo…lo sapevo…. non dovevo… .
Ma quando alzai la testa mi bastò guardarlo negli occhi ancora una volta, rivedere il suo
sorriso verso me , e….e mi sentii ancora avvampare, mi piaceva, lo volevo e desideravo ancora.
Appena dentro , nemmeno aveva chiuso la porta mi abbracciò stretta dicendomi che mi aveva
pensata tutta la notte e desiderata, baciandomi ancora in bocca e io mi arresi al suo fascino
proibito e ricambiai il suo bacio con la mia lingua e un mio abbraccio.
Tra noi la guerra era finita ed era nato una forma di attrazione e amore sessuale.
“Mi prese la mano dolcemente e passando dalla cucina spense il caffè e mi portò su in camera
Sua, dove il letto era ancora disfatto e caldo del suo corpo e baciandomi ancora iniziò a
spogliarmi sussurrandomi con il suo sorriso da canaglia e i suoi modi di fare dolci:
“Sarai una magnifica studentessa … . “
Lo guardai , sapevo cosa intendesse, ma non dissi nulla, in fondo era quello che desideravo in quel momento, essere sua.
E così mi lasciai andare ancora, mentre lui apriva sulla schiena la cerniera della mia
calzamaglia allargandola e tirandomela giù dalle spalle per le braccia fino al bacino e
abbassandosi la tirò giù dai fianchi fino ai piedi e la tolse, girandomi si fermò ad annusarmi e
baciarmi il sesso a farmi sentire la sua lingua tra i peli, sulla fessura. Si tirò su diventando più
alto di me, guardandomi negli occhi dall’alto in basso, togliendosi l’accappatoio, lasciandolo scorrere lungo le braccia e cadere a terra dietro se, e fu nudo, già pronto… con la sua asta eretta . E mi piaceva che mi desiderasse, che mi volesse, lo vivevo come una sorta di dominio su di lui anche se non era, e lo volevo anch’io ed ero pronta, di nuovo pronta a ricevere la sua carne dura dentro me, del resto non mi interessava nulla in quel momento.
Ci sdraiammo sul suo letto, al di là della parete confinante con il mio e quello di mio marito,
in quel letto dove quella sera sentivo la sua studentessa godere che era uno schifo… e battevo sul muro con la scopa .
Mi guardava nuda, mi scrutava in un modo che non aveva mai neppure mai fatto mio marito,
facendomi morire di vergogna, ma eccitandomi enormemente anche.
Sdraiati iniziò a baciarmi tutta, partendo dal viso e dalla bocca scendendo sul seno e sui
capezzoli che mostravano evidenti, turgidi e dritti il mio piacere alle sue labbra.
Mi allargò le gambe e si sdraiò tra di esse arrivando con il capo sul mio e con le labbra e la
lingua iniziò a baciarmi appassionatamente in viso e in bocca ricambiato da me, sentivo che me l’accarezzava con le dita, la toccava e con l’indice faceva da strada alla sua asta dura e pronta .
Appoggiò la cappella tra le labbra vaginale già umide dal piacere e dalla lubrificazione della vagina, e premette penetrandomi, e lentamente spinse su tutto fino in fondo, facendomi inarcare e gemere di una espressione di piacere incontenibile:
“ Aaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!” Esclamai mettendogli le braccia sul collo e le dita tra i capelli ,lunghi e sciolti.
E lo sentii di nuovo dentro me riempirmi tutta la vagina e toccarmi il fondo e baciandomi il viso, iniziò a muoversi e a possedermi.
Facemmo ancora l’amore, quella volta completamente nudi e nel letto, lui si muoveva dentro
me con la sua asta di carne dura, dominandomi e sottomettendomi carnalmente dal piacere, prendendomi e facendomi godere come quelle sue allieve che sentivo spesso gemere e gioire dall’altra parte del muro.
Non volevo … ma in quel momento tra le sue braccia mi sentivo completamente in un altro
pianeta e… mi perdevo con lui .
Mi stringeva in una spirale di carezze , baci, leccate e sussurri , impossessandosi del mio corpo e della mia mente, sdraiata nel suo letto, sotto di lui a gambe larghe.
A sentirlo dentro me scorrere in vagina e toccare l’utero, avvertivo spasmi vaginali che mi
davano un piacere intenso.
“Dioooo. Mmmmmmmmhhhhhh!! Aaahhhhhhhhhhh!!!”
Le mie braccia tese sotto le sue e le nostre dita intrecciate e stringersi tra loro come le nostre
bocche che si baciavano.
Godevo da vergognarmi e capivo il perché dei gemiti delle sue studentesse che non riuscivano a trattenersi e io provavo le stesse sensazioni e reagivo allo stesso modo.
Non sapevo più distinguere se facevamo sesso o l’amore, so solo che ed ero in preda al piacere, lo riempivo di baci su tutto il volto, bacetti frenetici senza lasciargli il tempo di respirare. Lo baciavo dappertutto con desiderio e passione, dalla fronte alle guance, al mento, per poi finalmente passare alla bocca guardandolo negli occhi, lasciando che le nostre lingue si incrociassero, accarezzassero lubrificate dalla nostra saliva. E più era intenso il bacio più velocemente cresceva il desiderio e l’eccitazione in me e più lui si muoveva e spingeva l’asta di carne dentro me e io più godevo e l’abbracciavo .
Seguivo il movimento della sua lingua e della sua pelvi rispondendo con la mia, mi stringevo a lui con passione, desiderio e forse si…anche amore, se no, era impossibile giustificare l’ardore che provavo per lui.
Erano baci passionali , carnali, dove nel fervore oltre che intrecciare le lingue ci scambiavamo
le salive, sembrando che bevessimo uno dall’altro tanto erano febbrili i baci.
I nostri corpi nudi diventavano un tutt’uno tra baci e carezze, sospiri, gemiti di godimento e
sussurri.
Mi sentivo come una delle sue troiette, come le chiamavo io quando commentavo i rumori oltre il muro con mio marito e in quel momento mi piaceva e volevo esserla.
Lui era bravo, più di mio marito a fare sesso, sapeva come far godere una donna, forse perché ne aveva avute molte e sapeva che tasti toccare per scioglierla e farla impazzire dal piacere, non conoscendo solo i tasti del clarinetto.
Sapevo che con mio marito non avrei mai goduto come con lui, sessualmente mi aveva rovinata facendomi provare quel piacere immenso, che con il mio Luciano non avrei mai avuto.
Quella mattina mi possedette con passione finché con un urlo quasi simultaneo venimmo tutti e due. Lo estrasse velocemente dalla vagina eiaculandomi ancora abbondantemente sull’addome. Poi restammo fermi abbracciati, accoccolarmi con lui che sapeva anche essere dolce oltre che scorbutico e vigoroso.

In quei momenti che furono comuni a quelli futuri, nell’attesa che scemasse il piacere e l’eccitazione e il mio ansare, mi stringeva forte a lui, accarezzandomi e baciandomi in fronte e sui capelli e parlavamo.
Mi chiese se prendevo la pillola.
Tirai su il capo dal suo braccio e dissi preoccupata:
“No! ..Non prendo niente, nessun anticoncezionale mi raccomando fai attenzione… .”
“Stai tranquilla, te lo chiesto appositamente, io so controllarmi e trattenermi e decido io
quando venire … .”
Riappoggiai il capo sul suo braccio e chiesi curiosa:
“Hai avuto molte ragazze? … O farei meglio a dire studentesse di clarinetto ?” Dissi ironica ridendo.
“Qualcuna lo avuta …” Rispose ricambiando il sorriso e stringendomi :”… ma se ci sei tu non ci sarà nessun altra. “ Dichiarò come leggendomi nel pensiero.
“Sarò l’unica? Non insegnerai più alle tue allieve? “ Chiesi lusingata e con un pizzico di
Orgoglio che sceglieva solo me.
“Si se lo vorrai, se anche tu sarai mia. ” Affermò ancora.
Lo guardai voltando la testa in alto verso lui e dicendo incoscientemente con un filo di felicità
dentro per quelle parole:
”Si lo voglio! Va bene!…Ma io ho mio marito!” Quasi che in quel momento fosse un estraneo a
me, un problema, un ingombro.
“ Ma lui non conta !” Disse ridendo.
Mi prese e mi strinse dicendo:“ Mi vuoi solo per te ?” Non risposi.
“Sei gelosa ?” Chiese prendendomi per il mento e voltandomi il viso verso lui guardandomi
negli occhi .
“Si …” risposi :” …sono gelosa! Se vieni con me non voglio che tu vada con altre!”
“Vuoi l’esclusiva?” Domandò con un sorriso da canaglia.
“Si!!” Affermai.
Sorrise e mi baciò.
Poi staccandosi da quel bacio passionale, provocatorio mi disse ridendo:
“Ma tu non mi volevi denunciare ??”
“ Si…” Risposi ridendo anch’io :” … e ti è andata bene perché volevo farlo davvero, ma non ti conoscevo e sei stato maleducato e ti sei presentato nudo a me comportandoti male!”
“Anche ora sono nudo! …Mi denunceresti ancora ?” Replicò ironico.
Lo guardai e sorrisi senza dire nulla.
“Su rispondi!” Mi esortò.
“No ora non lo farei ” Dissi.
E accarezzandomi e stringendomi a lui mi mormorò:
“ Vedrai che oltre a insegnarti a suonare il clarinetto ti farò diventare naturista … .” E sorrise, e io lo guardai. Ero diventata la sua amante… la sarda testona era diventata sua amante… .
Così iniziammo la nostra relazione, io da adultera con l’uomo che un tempo odiavo e lui da mio amante con la donna che voleva denunciarlo .
Poi si alzò, prese il clarinetto e sedendosi vicino a me nel letto mi suonò un pezzo molto bello
e romantico, dedicato a me : “Besame mucho . Questa sarà la nostra canzone…” Disse e quando
finì dopo avermi fatto venire la pelle d’oca ad ascoltarlo, mi fece strimpellare un po’.
“Una brava studentessa deve studiare .” Disse sorridendo.

Al termine mi rivestii e tornai a casa, ero vuota, assente e pensavo a quello che avevo fatto e
stavo facendo, nonostante avessi un marito e fossi sposata poco più di un anno, inspiegabilmente già lo tradivo e mi piaceva farlo e stare con lui .
Gabriel mi piaceva e lo volevo, sapevo che era una cosa sbagliata ma non riuscivo a resistere e
iniziammo una relazione diventando amanti.
Non riuscivo a capirmi nemmeno io.
In quel periodo con mio marito la passione si era affievolita e forse inconsciamente cercavo un
uomo che mi travolgesse in tutti i sensi e lo trovai in lui, facendomi diventare un vulcano di
lussuria.
La voglia di stare assieme e l’avere rapporti sessuali con lui era davvero troppo forte.
Ogni volta che ci incontravamo era un turbine di sesso e passione, dove io non mi riconoscevo
più, non essendo mai stata così sessualmente con mio marito come con lui.
C’erano giorni di lezioni scolastiche in cui io e mio marito avevamo orari differenti avendo
lui tre classi, la prima, la seconda e la terza e io solo una la terza media, lui entrava alle otto e io entravo
alle undici, per cui quando lui usciva di casa, io avevo delle ore libere, mi assicuravo che fosse
andato via con la sua bicicletta e andavo prima a fare la spesa e poi al ritorno invece di entrare a casa mia entravo a casa di Gabriel a prendere lezioni di clarinetto e a fare la sua studentessa.

E in uno dei nostri incontri clandestini, giocando e ridendo, mi fece suonare il suo clarinetto personale :
“ Adesso suona il mio clarinetto !” Disse ridendo facendomi inginocchiare sul letto una mattina, porgendomi la sua asta eretta davanti al viso e io come una stupida, come una di quelle sue studentesse che chiamavo troiette o puttanelle, glielo baciai e leccai per poi prenderglielo in bocca e succhiarlo . Lo stesso avvenne nei giorni seguenti, a volte lo suonavo fino a farlo venire sul mio viso o nella mia bocca. Erano pratiche che non facevo nemmeno con mio marito, ma con lui era tutto diverso, mi coinvolgeva… e mi piaceva farlo, essere diversa, essere un’altra, un po’ una mezza pazza come lui e non sempre la professoressa e la signora per bene.
Fu un’esplosione di sensi a cui nelle settimane successive non seppi resistere.
L’idea di essere adultera, far l’amore clandestinamente con Gabriel e il poter essere anche
Scoperti, non solo mi intimoriva, ma eccitava anche.
Tra di noi si era instaurata una relazione totale di sesso libero senza troppi condizionamenti.

Da quando mi svegliavo alla mattina, pensavo a quando ci saremmo visti e appena lo vedevo
mi scioglievo davanti a lui, mi piaceva in tutti i modi, sia fisicamente che sessualmente in quel
suo modo di essere erotico e selvaggio, con i suoi capelli lunghi sciolti o legati in una coda, con il suo sorriso ammaliante, e mi facevo bella per lui per piacergli di più e non più per mio marito .
Ero troppo coinvolta emotivamente, mi ero innamorata, mi ero lasciata trascinare dagli eventi e da lui, lo amavo e… mi dividevo tra lui e mio marito.
E non capivo perché avessi ceduto a lui e mi fossi lasciata andare visto che a differenza delle
altre donne che tradiscono i propri mariti, io non mi sentivo assolutamente trascurata da
Luciano, anzi era pieno di attenzioni per me. Certo, c’erano momenti tesi, ma niente che non mi facesse sentire non amata da lui.
Vivevo quella relazione come ad essere in una sorta di bolla che mi estraniava da tutto il resto.
Anche nei giorni in cui ero indisposta essendomi arrivate le mestruazioni, andavo lo stesso a
casa sua e passavo alcune ore con lui a parlare e chiacchierare oppure a soddisfarlo oralmente
succhiandoglielo senza più vergogna di farlo.
E fu in una di quelle mattine dopo averlo appagato oralmente che mi spiegò cosa fosse e come si dividesse il clarinetto.
“ Vedi Simona, non puoi imparare a suonarlo se non conosci come è fatto.” Diceva :” Tu sei una
insegnate e queste cose le sai, ma con me farai l’allieva… .” E sorrideva e io anche pur di stare un po’ li con lui, e lo seguivo nelle sue lezioni.
“Il clarinetto è diviso in cinque parti, unite ad incastro con guarnizioni in sughero. Partendo
dall’alto, lo strumento inizia con il bocchino …”
“Il bocchino!??” Mi venne da ripetere ridendo.
“Si , si chiama bocchino proprio perché si mette in bocca e un po’ come quelli che mi fai tu.” Aggiunse ridendo assieme a me che ridevo di quel nome buffo. Ma lui proseguì serio:
“E’ corredato di un ancia semplice e una legatura detta “fascetta .” Disse mostrandomela e
facendomela vedere.
“L’ancia serve per vibrare il suono…” Poi facendo una pausa disse.
“Stai attenta! “ E lo smontò mostrandomelo:” Il bocchino è l’imboccatura adatta a produrre le
vibrazioni sonore, segue il barilotto, che fa risuonare le vibrazioni che è la parte centrale, questa…” Disse indicandomela :”… ed è costituita dal corpo superiore e dal corpo inferiore . Su questi due corpi sono presenti ventiquattro fori di dimensioni differenti: sette fori, di cui sei circondati da
anelli, vengono chiusi dalle dita, mentre gli altri vengono chiusi dai cuscinetti azionati dagli anelli oppure dalle diciassette o diciotto chiavi che tramite leva con le dita si aprono e chiudono. “ Fece una pausa ed era interessato che io seguissi:
“Tramite la chiusura e l’apertura dei fori della parte centrale, viene modificata la lunghezza della colonna d’aria vibrante in modo da ottenere i suoni dell’intonazione desiderata. Lo strumento termina con la campana che dà ulteriore risonanza ai suoni. “
Mi guardò sorridendo dicendomi:” Lo so che hai capito ben poco se non niente, ma non ti
preoccupare le ripeteremo ogni giorno questi concetti finché non li imparerai.
Io risi:” Mi vuoi davvero una tua studentessa!” Esclamai.
“Certo !” Rispose lui:” in tutti i sensi…”. E ridemmo.
Così ogni giorno mi ripeteva i concetti e mi faceva suonare un poco e devo dire che qualcosa
in quei due mesi e mezzo imparai davvero.

I nostri incontri sessuali si susseguirono quasi giornalmente ed erano molto carnali e sempre
più peccaminosi .
Come dicevo sopra gli orari di lavoro miei e di mio marito non sempre combaciavano, io
andavo in automobile e lui vista la bella stagione da professore di educazione fisica andava a
lavorare in bicicletta .
Quando usciva, mi dava il bacino e si avviava in bici con la sua borsa a tracolla verso l’istituto
scolastico, io poco dopo andavo a fare la spesa dove perdevo mezz’ora, tre quarti d’ora, poi al
ritorno, suonavo da Gabriel, mi apriva , mi faceva entrare e pigliavamo il caffè e poi salivamo in camera, nel suo letto ancora caldo e disfatto a fare l’amore.
Mi spogliavo nuda da sola e mi sdraiavo già a gambe divaricate pronta per lui. Ci divertivamo anche in giochi erotici dove lui me la baciava e leccava e io ricambiavo baciandolo e leccandoglielo a lui, con tutte le conseguenze del caso, l’eccitazione e l’eiaculazione sul mio viso.
Anche quella pratica umiliante del fellatio con me inginocchiata davanti a lui che mi guardava
dall’alto, mi eccitava e piaceva .
Poi al termine mi faceva fermare e voleva che suonassi un po’ il clarinetto, mi dava una lezione
vera aiutandomi a muovere le mie dita sotto le sue sui fori o le chiavi del clarinetto e un po’
imparai, ero davvero diventata una sua allieva e in un certo senso mi divertiva.
Sapevo che non era giusto quello che facevo, ma in quel momento sentivo una forte attrazione
per lui e mi piaceva il suo modo di prendermi e amarmi, di considerarmi come una delle sue
studentesse, un po’ una troietta come loro. Sapevo anche che a fine giugno sarebbe andato via per la sua tournè e sarebbe finito tutto e allora io sarei ritornata ad essere solo di mio marito, la buona moglie di prima e la signora, professoressa insegnante irreprensibile .
“ Ma ora!” Mi dicevo in quel momento:” Ora vivo così!” Pur conscia dei rischi che correvo a cui mettevo riparo con mille sotterfugi .
Ero una scellerata, se si pensa che ero sposata da poco più di un anno, ed ero ancora una
sposina… .
Tradivo mio marito e ne ero consapevole e quella clandestinità stranamente mi eccitava anche
se la consideravo un gioco momentaneo e non duraturo.
Comunque non era semplice ne indolore interiormente vivere quella situazione. Avvertivo perdita di fiducia in me stessa, come donna e insegnante, ma ero convinta che avrei recuperato quando lui fosse andato via, lo avrei dimenticato e sarei tornata ad amare pienamente mio marito … anche se ero vittima di profondi dubbi sia nei confronti di me stessa, che di mio marito e del progetto di coppia e di vita fino ad allora costruito e condiviso assieme.
Una delle domande che più incessantemente mi ponevo quando ero sola con i sensi di colpa che mi mordevano e riflettevo era :
“Perché?”.
“Perchè tradisco mio marito con lui…?” Mi chiedevo .” Cosa mi spinge a tradire la persona che
amo così tanto da essere arrivata a sceglierla come marito e compagno della mia vita e futuro padre dei miei figli ?”
Ero conscia che tradirlo significava distruggere la figura del “noi” che ci eravamo costruiti io e
lui, simbolo di unione e armonia della coppia, matrimonio e fedeltà. Lo ingannavo nella fiducia
che lui riponeva in me, sua moglie, la donna della sua vita e in tutti i progetti di vita insieme e
questo mi dava malessere e bassa considerazione di me.
Luciano era dolce e affettuoso, un marito meraviglioso, mentre con Gabriel provavo forti emozioni carnali, rendendo tutto più coinvolgente ed intenso rispetto alla qualità dei rapporti sessuali vissuti con mio marito, che ormai dopo aver conosciuto Gabriel erano poco soddisfacenti per non dire nulli, vuoti. E ogni volta che lo facevamo al termine provavo inappagamento e dopo tristezza.
Lui se ne accorse che ero diversa, non più passionale e calda come prima, e io mi giustificai dicendo che ero stanca… arrivando in seguito a fingere di provare piacere con lui, a farlo a occhi chiusi e alla penombra pensando che fosse Gabriel a possedermi.
Pensavo a lui, mi mancava, era diventato come una droga che se non lo avevo, vedevo e stavo un po’ con lui soffrivo di astinenza, della sua assenza.
Sessualmente mi aveva cambiata …rovinata forse rispetto alla donna che ero prima, ora sapevo cosa significasse godere davvero con un uomo … e con mio marito non era come con lui.
E mi sentivo in colpa verso Luciano, ed evitavo di parlargli di Gabriel nei nostri discorsi di casa, perché lo ritenevo sbagliato e se lo faceva mio marito per un qualsiasi motivo, troncavo subito la conversazione mettendomi a parlare di altro, sviando il discorso, attuando così una sorta di cautela nei suoi confronti e difesa nei miei, tentando di evitare di infliggermi e subire ulteriori sofferenze.
Il nostro comunicare anche se non lo mostravo era diventato diverso, vissuto da me con disagio, stress e malcontento senza sapere più se era perché c’era mio marito nella mia vita a impedirmi d’amare liberamente Gabriel o se era l’inverso, c’era lui a impedirmi d’amare liberamente mio marito.
Verso Luciano mantenevo spesso dei lunghi silenzi dovuti alla mia frustrazione ed insoddisfazione relativamente al rapporto di coppia che vivevamo in quel momento. Cercavo di fare finta di nulla, che con lui non fosse cambiato niente, di mantenere una facciata di stabilità famigliare e coniugale, con l’unico drammatico risultato di sentirmi sempre più in colpa e fedifraga, sapendo che lui era completamente ignaro di tutto.
Luciano era tranquillo, mi amava, si fidava, non sospettava nulla e mai e poi mai avrebbe creduto che io fossi l’amante di Gabriel, che lo tradissi, non ci avrebbe mai creduto, aveva troppa fiducia in me.
Riflettendo sulle motivazioni di quella mia relazione con Gabriel, mi resi conto che li amavo
tutte e due per motivi diversi, mio marito per la dolcezza, serenità e sicurezza che sapeva darmi nel costruire un futuro con dei figli nella nostra casa .
Gabriel mi piaceva e attraeva per la sua trasgressività, il suo vigore, il suo farmi sentire
diversamente donna, amata, desiderata e lussuriosa, l’alter ego di quello che ero sempre stata
io e che era in me.
Scindevo la sessualità dall’affettività dividendo il mio amore tra due uomini che prima che
arrivasse Gabriel era integro, compatto e granitico e solo per mio marito.
Più di una volta riflettendo, mi chiesi come potesse essere accaduto… eppure diversamente li amavo tutti e due.
Non ero e non sono il tipo di donna da fare queste cose. Gabriel si, era un bel ragazzo, più
giovane di tre anni di me, ma mi era sempre stato odioso e antipatico e mi chiedevo come
potessi essere caduta tra le sue braccia, diventare la sua amante, una sua studentessa di clarinetto e fare quello che lui mi chiedeva. Non era per paura o perché mi minacciasse di ricatto che lo facevo, ma perché mi piaceva soddisfarlo, ne provavo gioia ad amarlo e ad esserne amata .
A volte mi vergognavo di me stessa di quello che gli praticavo o mi lasciavo fare da lui, ma poi mi passava tutto:”Sono esperienze…” Mi dicevo, lui (mio marito) non lo saprà mai.
Con mio marito avevamo rapporti sessuali di solito al sabato o al giovedì sera, a letto e
quando lo facevamo avvertivo subito la differenza anatomica e di capacità amatoriale tra
Gabriel e lui, nel modo di baciare, accarezzare e praticare sesso; rispettoso, dolce e delicato mio marito, passionale, focoso e provocatorio Gabriel e devo dire per sincerità che dopo di lui, con Luciano non provavo il piacere fisico e mentale che provavo con Gabriel.
Come scrivevo sopra ero innamorata di tutte e due, Gabriel mi dava il brivido e la passione e
mio marito, la sicurezza, la dolcezza e la serenità. Averli tutte e due era diventata la normalità, sapendo che con Gabriel a fine giugno sarebbe finito tutto.

Fin dall’inizio della nostra relazione, Gabriel mi volle vedere nuda, completamente nuda e ogni giorno mi osservava sdraiata sul letto o in piedi davanti a lui scrutandomi negli affranti più
intimi del mio corpo, oppure lo faceva suonando la nostra canzone, quel “ besame mucho “ che
era diventato il nostro inno all’amore.
“Solo così ti disinibirai nel corpo e nella mente… Spogliandoti dagli abiti, restando nuda completamente dentro e fuori!” Mi diceva.”
Alcune giornate se c’era tempo che io non avevo lezione al pomeriggio o mio marito non aveva
la pausa per il pranzo, si stava un po’ a chiacchierare e poi facevamo l’amore, oppure dopo
averlo fatto restavamo nel letto a chiacchierare di tutto. In quei giorni oltre che darmi lezioni di clarinetto, mi parlò anche del naturismo su vari aspetti che non conoscevo, facendomelo
apprendere in modo diverso da come lo immaginavo e vedevo io, non un semplice atto di nudità, ma un rapporto con noi stessi e ciò che ci circonda, una specie di filosofia.
Come dicevo, tra le nostre chiacchierate c’era anche il naturismo, lui insisteva non solo perché io lo accettassi culturalmente, ma che lo praticassi anche, e con i suoi discorsi mi faceva una sorta di lavaggio del cervello su come avrei dovuto approcciarmi, dicendomi che era una sfida con me stessa e non verso gli altri, che quando l’avrei accettato sarei cambiata, sarei stata più
Indipendente, matura e aperta mentalmente, insomma un altra Simona… .
“Non sono il tipo di persona che può praticare queste cose Gabriel … .” Gli dicevo: ” Sono stata
educata diversamente, per me essere nudi è vergogna.” Ma lui mi rispondeva:
“ Prova, inizia, prendi l’abitudine di girare nuda per casa, completamente nuda, ora incomincia
anche la bella stagione, arriva il caldo e ti sarà più facile. Prova quando non c’è tuo marito , al mattino non vestirti ma spogliati e resta nuda, così quando rientri a casa dal lavoro spogliati e non mettere più nulla… .”
Me lo diceva tutti i giorni, con una tale naturalezza che un giorno misi da parte tutta la mia
dignità e pudore che mi contraddistinguevano e iniziai a girare nuda in casa, facendo i lavori di domestici di pulizia o preparando pranzo e cena, solo con le ciabattine.
Oramai eravamo nel mese di Maggio le giornate si erano allungate l’aria era tiepida-calda e la
temperatura si era alzata e devo dire che mi divertiva farlo e nei nostri momenti intimi comunicarglielo che praticavo e apprezzavo la pratica nudista dentro le mura di casa mia.
“ Ormai quasi tutti i giorni giro nuda in casa.” Gli dissi una mattina accoccolata a lui dopo aver
fatto l’amore.
“ Bene!!…Visto! “ Mi disse soddisfatto, chiedendomi: “Quand’è che non c’è tuo marito di pomeriggio?”
“Il giovedì !”Risposi .” Perchè?”
“ Bene allora giovedì alle 15.00 ci troviamo fuori in giardino, ognuno dalla sua parte a prendere il sole nudi.”
“Oh no Gabriel! “Esclamai spaventata e ridendo scuotendo la testa:” Non puoi chiedermi di fare questo !… Mi vergogno e se poi mi vedesse qualcuno?” Dissi per giustificare il mio no.
“Vedrebbe una bella signora nuda che prende il sole!” Rispose sorridente.
“No… No Gabriel … sono una insegnante , ho 60 ragazzi che seguo in tre classi, se si sapessi … guai!” Esclamai.
“Oramai sei pronta, se lo farai che uscirai nuda, ti potrai considerare naturista e lo rifarai
ancora…vedrai che ti piacerà essere nuda fuori… e il passo successive saranno le spiagge, anche se c’è gente.” Disse sorridendo .
“No dai!!!..Questo no!!”
Ma mi rispose deciso com’era suo modo di fare :
“ Ti aspetto domani che è giovedì alle 15.00 in giardino a fare naturismo, questo è un
appuntamento, sarò nudo anch’io. “ Affermò.
“No..no! Non verrò! Sarai solo!” Risposi decisa e risoluta. Ma lui insistette.
“Prova domani pomeriggio che si prospetta una bella giornata calda più di oggi. Prova a
prendere il sole nuda in giardino, vedrai che poi ti piacerà e lo praticherai anche fuori casa il
nudismo. “ Ripetè.
Ero decisa a non farlo e non andarci .
“Nuda in giardino? Figuriamoci!” Mi dicevo .
Però provavo anche un brivido di eccitazione a pensare di farlo al rischio che potessi essere vista da qualcuno nuda, come se fosse una sfida con me stessa e non con lui.
Era una trasgressione e alla fine tra vergogna e imbarazzo provai, quel pomeriggio dopo aver
guardato fuori e visto che non c’era nessuno, con il cuore in tachicardia e piena di vergogna
uscii nel giardino con la mia sdraio e mi misi nuda a prendere il sole, con lui che faceva lo
stesso a pochi metri da me al di là del divisore della recinzione e parlavamo:
“Allora che ti sembra!!” Mi chiedeva.
“Insomma pensavo peggio…” Dissi sdraiata, ed era la verità, la vergogna lentamente spariva e non so se era una bella cosa, perché significava che accettavo quella pratica che lui mi insegnava.
“E’ solo una questione mentale… .” Disse lui.
“Forse si , hai ragione !” Ribattei.
“Vieni!” Disse all’improvviso .
“Dove?” Domandai .
“ Qui in piedi davanti a me , dove eravamo quella volta che mi hai insultato.”
“No…dai Gabriel… .” Lo pregai.
“Su non c’è nessuno vieni !” Ripetè facendomi alzare e restare in piedi a parlare con lui, completamente nudi proprio nel posto dove eravamo quella volta che lo ingiuriai .
Era la sua vittoria su di me, nemmeno due mesi dopo quel fatto, ero nuda nello stesso luogo dove lo avevo inveito, aveva un qualcosa di umiliante essere lì.
Eravamo nudi come se fossimo in camera sua e invece eravamo nei nostri giardini divisi solo dalla ringhiera di confine.
Restai a parlare e muovermi sempre più con disinvoltura e sicurezza per una ventina di minuti, poi mi sdraiai di nuovo a prendere il sole davanti e dietro e devo dire che alla fine mi piaceva, non ci trovavo nulla di male, ma non l’avrei mai detto a mio marito, lui non avrebbe capito… .
Dopo un’oretta mi alzai e rientrai, da li a poco sarebbe arrivato Luciano. E da lui mi
facevo trovare sempre vestita .
Quasi inconsciamente su suo suggerimento, nei giorni e le settimane che seguirono presi
l’abitudine alzandomi al mattino o cambiandomi quando rientravo in casa che mio marito non
c’era , di restare nuda… e restavo così a girare per casa o preparare cena. Le temperature erano in rialzo ormai e si prestavano a sperimentare la filosofia del naturismo.
Per me era meno preoccupante che qualcuno mi vedesse nuda, piuttosto che sapesse o mi
vedesse con Gabriel.
La nostra storia si basava su un’insieme di cose, di cui la più importante era il sesso, ma vi
erano altri aspetti che ci facevano stare bene insieme, come insegnarmi ad apprezzare il
naturismo che poi altro non era che nudismo e l’imparare a suonare il clarinetto e io da buona e apprezzata insegnante, sapevo essere un’ottima allieva in tutti i sensi.
Le lezioni di clarinetto erano un gioco serio… dove prima o dopo si passava a giochi romantici
-passionali -sessuali.
Lui iniziava sempre suonandomi qualcosa, il suo pezzo forte che poi divenne il nostro, che suonava all’apertura delle danze lente nelle sale da ballo fu la nostra canzone d’amore: “Bésami mucho.” La famosa canzone romantica messicana che a volte oltre a suonarla la cantava per me alternando frasi sia in spagnolo che in italiano guardandomi negli occhi e devo dire che mi seduceva e conquistava sempre di più facendomi un certo effetto con le sue parole passionali e d’amore :
“Besameeeee… besame muchoooo… Como si fuera ésta noche la última vez…..
baciamiiiii, baciami tantoooo …come se questa fosse l.ultima notteeee …
beeeeeessameeeeee besame muchoooo que tengo miedo a perderte .Perderte después
Baciamiiii, baciami tantoooo …perché ho paura di perderti …di perderti, poi …”
E poi rispettando le pause, con il clarinetto riprendeva i giri musicali guardandomi negli occhi e suonando, per poi staccare ancora e continuare venendomi vicino.
“ Besameee….beeeeeessameeee mucho … Quiero tenerte muy cerca mirarme en tus ojos
Baciamiiii….baciami tantooo Voglio sentirti vicina… molto vicina …guardarti negli occhi e vederti accanto a me …
“Baciami…baciami tantoooo…”
E dopo altri giri musicale riprendeva con la sua voce un po’ roca ma penetrante :
“Besami..beeesamiiiii muchoooo…
baciami come in un ultimo bacio d’amorrrr…
Piensa que tal vez mañana Yo ya estaré lejos, Muy lejos de ti
Besameee muchoooo..
Pensa che forse domani sarò lontano molto lontano…da te
baciami tantooo…
Praticamente mi scioglievo quando la suonava e la cantava tutta per me alternando la musica alle parole in spagnolo e italiano. Mi faceva battere il cuore forte e venire i brividi e lo guardavo con desiderio e amore in quei momenti e mi sentivo sua .
Ancora oggi se mi capita di sentirla suonare o cantare non posso far a meno di pensare a lui… a
noi.
Poi posava il clarinetto mi abbracciava e baciava e facevamo l’amore in modo sfrenato, carnale, irriverente e irrispettoso, lussurioso con gesti e parole concedendomi completamente a lui anima e corpo.
A volte la suonava e cantava dopo aver fatto l’amore, mentre ero ancora nuda sdraiata nel letto dopo avermi coccolata , o ero alzata che mi vestivo, prendeva il clarinetto e iniziava prima che andassi via, come un invito a ritornare presto da lui… .
L’avevo imparata a memoria, era l’inno del nostro amore.
Ci sapeva fare con le donne… sapeva cosa desideravo, come conquistarmi, tra noi era sesso e
amore e mi sentivo valorizzata, cercata, desiderata e amata come donna sessualmente e
romanticamente.
Mio marito non aveva mai fatto niente del genere per me, nemmeno da fidanzati, lui era un tipo diverso, tranquillo e a me piaceva vivere quel momento così, anche con Gabriel che mi corteggiava, suonando e dedicandomi canzoni d’amore.
Ed ero anche gelosa di lui, non volevo che desse lezioni ad altre, gliel’avevo anche detto:” Guai se vedo un’altra donna dentro la casa… .” Lui rideva.
Erano momenti diversi da tutti i soliti che avevo nella mia vita, conscia che poi tutto sarebbe
finito e lui sarebbe restato un bellissimo ricordo segreto, come spesso abbiamo noi donne.
Mi piaceva lui e mi piaceva come faceva sesso, diverso da mio marito, senza tabù e limitazioni, con irriverenza e vigore e senza rispetto, con giochi di posizione e sussurri che potevano essere volgari, passionali o romantici … io che seduta sopra lo cavalcavo a gambe larghe con lui sdraiato sul letto, o lui che cavalcava me messa a carponi, facendo dei miei lunghi capelli scuri delle redini, schiaffeggiando i miei glutei come se fossi una cavalla da fare correre. O ancora lui seduto sulla sedia e io seduta sopra e verso lui a gambe larghe baciandoci,
stringendomi le mammelle e possedendomi in profondità, o voltata di schiena che me la baciava e leccava e mi accompagnava nei movimenti di alzarmi e abbassarmi tenendomi con le mani sui fianchi.
E godevo, mi faceva godere molto… tanto da non riuscire a trattenermi e gemere come le sue
allieve che ascoltavo un paio di mesi prima oltre il muro della mia camera e mi davano fastidio.
Come detto vivevo quella storia come un sogno, con incoscienza, incurante dei rischi che correvo, ma non volevo smettere pur amando mio marito, Gabriel mi aveva fatto conoscere qualcosa di nuovo, di diverso che avrei portato con me tutta la vita, il sesso e il piacere quello vero con la S e la P maiuscola, il godere carnale e non solo quello sentimentale, e in modo profondo.
Più che un amore vero e proprio, con Gabriel si era creato una sorta di idillio, uno stare bene
assieme, una sorta di entusiasmo e fervore fatto di armonia, vivacità e piacere.
Era la liberazione da una irrequietezza che sotto alcuni aspetti io per educazione e per il mio
ruolo di insegnante e di moglie non avevo mai potuto esprimere e manifestare, e scoprirla
dentro me, rivelandosi , mi fece sentire e apparire con lui diversamente da quella che ero.
In quella specie di gioco mi sentivo un’altra, differente da quella che ero sempre stata e lui mi
stimolava a evolvere e migliorarmi variando la mia personalità e moralismo, ad aprirmi, a
rivelarmi come donna e non solo come moglie seria, fedele e insegnante.
Più i giorni passavano e più voleva qualcosa da me, iniziando in quel gioco trasgressivo a tirare fuori biancheria sexy, che io non avevo mai indossato in vita mia per pudore.
“Lo fai per me!” Diceva e io lo facevo… .
Con lui lo fatto, mi faceva indossare gli indumenti intimi che mettevano anche le sue studentesse. Calze e reggicalze di seta nere e reggiseno a balconcino con le mammelle fuori , con il rossetto carico e vistoso sulle labbra e mettendomi un fiore tra i capelli mi portava davanti allo specchio lasciandomi sola a osservarmi in quello stato osceno ed erotico, a guardarmi e prendere atto che c’era anche un’altra Simona in me, non solo la moglie o l’insegnante di lettere.
Non mi ero mai vista in quella maniera lussuriosa, provocante, seducente e volgare, e devo dire per onestà che sotto un certo aspetto mi eccitava, mi piaceva essere io lì , dall’altra parte dello specchio in quella condizione oscena e indecente, anche se erano indumenti intimi non della mia misura , che mi andavano larghi o stretti, dipendendo dalla taglia della studentessa che li aveva portati; con Gabriel che poi eccitato mi gettava nel letto e facevamo sesso, penetrandomi e possedendomi vigorosamente, facendomi godere sussurrandomi parole indecenti e volgari.
Erano quelle due ore o più di stare assieme, dell’essere posseduta, scherzare, amare e divertirmi a giocare ballando nuda davanti a lui mentre suonava il clarinetto. Non avevo più vergogna a danzare per lui nuda, mostrandomi e facendo cose che con mio marito mai avrei fatto.

Quel giorno successe qualcosa che mio marito mi raccontò dopo essendo entrato in casa mentre io non c’ero, ma io vi anticipo per migliore comprensione della lettura.
Come ogni mattina che entrava alle otto , anche quella mattina di metà maggio, dopo quasi due mesi dall’inizio della mia relazione con Gabriel, Luciano inforcò la bicicletta e si avviò
lentamente con la sua borsa a tracolla verso la scuola . Ma quella mattina dopo un paio di
chilometri bucò il copertone della ruota e fu costretto a tornare a casa a piedi, tenendo la bicicletta per il manubrio non salendoci sopra per non danneggiare maggiormente la gomma; avvisando l’istituto con lo smartphone che quella mattina avrebbe saltato le prime due ore di lezioni causa foratura . A me non disse nulla, ne mi chiamò al cellulare, ma tornò a casa perché voleva ripararsi lui la foratura come faceva spesso.
Andò in garage e mentre cercava in uno scatolone il kit per riparare le gomme con il fai da te, sentì provenire dall’altra parte ,nella porzione di villetta di Gabriel la classica musica che avevamo sentito suonare tante volte alle sue studentesse e subito dopo sentì “besame mucho… .”
Quella mattina io ero con lui, ero molto allegra e scatenata e mi sentivo su di giri.
Trovato il kit , si mise a riparare la gomma e ci stette una mezz’oretta buona tra smontare e rimontare il cerchione e la camera d’aria. Ma nel fare quelle manovre di smontare il cerchione e rimontare, non essendo pratico con la catena della bici si sporcò di grasso il polsino destro della camicia; e mentre faceva quel lavoro, mi disse poi che non sentì più suonare il clarinetto.
Passarono parecchi minuti, quando terminò di riparare la bicicletta, salì su nella nostra stanza a cambiarsi la camicia macchiata e quando fu in camera da letto che aprì l’armadio, sentì gemiti di piacere provenire da dietro la parete della testiera del nostro letto, oltre il muro, dalla parte di Gabriel, con il cigolio del suo letto e il battere contro il muro ai movimenti e alle sue spinte profonde.
Io ascoltavo quel che diceva silenziosa mentre proseguiva.
Pensò mi disse :” Ha ricominciato a chiavare con le sue allieve… .”
E si fece un sorriso e così mentre si cambiava la camicia indiscreto e curioso stette ad ascoltare, chiedendosi chi fosse quella studentessa che stava imparando a suonare il clarinetto e godeva così tanto da gridare. Una volta terminato di cambiarsi la camicia, curioso e forse eccitato, restò ad ascoltare tutto l’amplesso oltre la parete, ignaro che ero io, sua moglie dall’altra parte del muro a fare sesso e a godere tra le braccia di Gabriel; ed io all’oscuro che c’era mio marito che mi ascoltava godere con lui oltre la tramezza divisoria.
Mi disse poi che curioso e divertito stette a sentire finchè non finimmo.
Poi scese, andò in garage a mettere in ordine e in seguito andò in bagno a rilavarsi le mani e nel frattempo io dopo essere restata un po’ con Gabriel ad accoccolarmi, mi rivestii e scesi nel
soggiorno con lui che mi stringeva da dietro e baciava sul collo e dopo essere restata ancora
pochi minuti abbracciata a lui dovetti andare, portare la spesa a casa e prepararmi per andare a dare lezioni vere di italiano e geografia ai miei studenti a scuola .
Mi accompagnò alla porta ,baciò ,salutò e poi tornò su.
Mio marito intanto terminato di riparare la bici prese le sue cose e uscì dal garage dal retro,
portandosi girando intorno alla villetta davanti alla porta d’entrata.
In quel momento intanto che Gabriel tornava su io presi le buste della spesa che lasciai vicino
alla sua porta quando entrai, e uscii da casa sua proprio mentre mio marito per andare via
transitava davanti all’ingresso esterno con la bicicletta.
Io dando la schiena all’esterno per chiudere la porta di Gabriel la tirai a me e tranquillamente
mi girai e mi venne un colpo … me lo trovai sulla strada a pochi metri, con affianco la bicicletta che mi guardava e restai paralizzata dalla sorpresa e dalla paura. Avevo mio marito Luciano lì davanti a me che teneva la bicicletta per il manubrio pronto a partire e ritornare a scuola, che mi guarda con una faccia allibita vedendomi uscire dalla porta di casa di Gabriel.
Furono secondi terribili, indescrivibili.
“Dio mioooo!!! Nooooo!!!” Pensai.” E’ finito tutto!!”
E non sapevo cosa dire ne cosa fare, restando ferma e silenziosa con le borse in mano mentre lui mi guardava stupito, con uno sguardo esterrefatto, meravigliato… interrogativo, vedendomi uscire da lì.
Ci osservammo alcune frazioni di secondi in silenzio che durarono una eternità per me, credo che furono i momenti più lunghi della mia vita, il sangue mi si gelò nelle vene e senz’altro il cuore si fermò qualche secondo smettendo di battere, diventai rigida e pallida e dentro di me dicevo :
”Noooooooo!!!!!! Nooooooooo!!! Perchèèèè??? ….Ora è tutto finitooooo.!!! Finitooo!!! Che gli
dico?? … Scoprirà tutto!!”
E non sapevo se essere più dispiaciuta che lui scoprisse che lo tradivo e mi liberassi da quel segreto, o perché avrei dovuto davvero scegliere tra lui e Gabriel.
Io a mio marito lo amavo e non volevo perderlo.
E vedevo il mio matrimonio finire, in un istante mi passarono davanti i visi dei miei genitori, i parenti, gli amici, i colleghi… e mi dicevo :
”Noooo!!! Noooooo!!! Non può finire così!!”
Lui mi guardava incredulo:
”Simona!!” esclamò all’improvviso sorpreso con un tono serio.
Io a sentire la sua voce e il mio nome entrai nel panico più totale anche se non lo mostravo, mi
tremavano le gambe e sudavano le mani dalla paura, meno male che tenevo le borse della spesa e non si notava. Avevo il cuore che dopo essersi fermato in quel momento batteva fortissimo, sententivo tutti i muscoli irrigidirsi e guardavo mio marito che mi osservava incredulo di vedermi uscire da casa di Gabriel e attendeva una mia risposta che non avevo e non sapevo dargli, ero troppo agitata dentro che non riuscivo nemmeno a pensare.
In quei pochi secondi dovevo dare una motivazione a quello che Luciano aveva appena visto, ma non mi veniva in mente nulla nello stato di tensione in cui ero.
Lui era di fronte a me e credetemi è una situazione bruttissima, lo avevo appena tradito e mi
sentivo mancare, ero paralizzata, non sapevo proprio cosa dire, passarono attimi che mi
parvero infiniti .
Mi accorsi che Luciano mi guardava serio e con attenzione dalla testa ai piedi, mi osservava e
controllava che tutto fosse al posto giusto, scrutava se avevo i capelli spettinati, il trucco sfatto, l’abito magari spostato in disabiliè, qualcosa che non andava insomma.
Capii cosa sospettasse e che forse aveva sentito i gemiti in casa… .
E mentre lui mi guardava in silenzio sentimmo il clarinetto di Gabriel suonare di nuovo,
probabilmente era ritornato in camera e senza rendermene conto d’istinto con un sorriso sbottai all’improvviso:
“Sono stata a fare la spesa … .”
E lo dimostravano le buste che avevo in mano piene di alimenti, ma lui mi chiese:
“ Ma cosa ci sei andata a fare a casa di quello la!?” E fece segno con la mano alla sua porta
d’entrata affianco alla nostra.
Fui di nuovo persa … panico, buio. ”Che gli dico??” Pensavo.
Non sapevo che dire, ero bloccata e pallida in viso, avevo paura che capisse tutto e non volevo
perderlo ne farlo soffrire.
Per me era l’ultima possibilità di convincere mio marito a che non fosse successo nulla e che tutto fosse stato casuale e naturale e gli dissi con una faccia un po’ seccata:
“Ehh!! … Rientrando in casa ho sentito ancora una volta le urla e i gemiti di una studentessa
che Gabriel stava intrattenendo e quindi arrabbiata ho deciso di suonare subito alla sua porta per mettere in chiaro le cose e dirgliene quattro. Lui mi ha aperto e fatta entrare nel soggiorno, era in accappatoio e dietro di lui a metà scala è scesa una sua studentessa… una ragazza che si abbottonava la camicetta e io posando le borse gli ho detto ricominciamo?
Lui ha sorriso e si è scusato subito dicendo che pensava che non ci fosse nessuno in casa nostra a quell’ora.
Scuse che ho accettato nuovamente però in cambio gli ho detto visto che ne avevo l’intenzione , che per i miei studenti avrei voluto una mattina organizzare una visita istruttiva al conservatorio di Bologna e portarglieli e lui essendo un musicista e avendoci studiato, farci da guida e Cicerone… .” E sorrisi facendo l’indifferente.
Vidi mio marito li fermo che ascoltava e mi guardava incerto, quella mia naturalezza lo aveva
disorientato e presi l’iniziativa, sorrisi di più e mi avvicinai le diedi un bacino sulle labbra come facevo di solito quando ci incontravamo e le dissi:
“ Dai entriamo che ti preparo il caffè!… Però aiutami a portare le borse che pesano …”E gliele
passai andando ad aprire la porta mentre lui mi seguiva, dicendogli :
“E tu come mai sei qui?? Non avevi lezione??”
E tanto che gli preparavo il caffè mi spiegò della foratura.
“Allora c’eravamo tutte e due… .”Sostenne :” Anch’io ho sentito suonare il clarinetto e poi i gemiti della sua Studentessa, solo che io ero su in camera e tu giù davanti alla porta.“ Disse bevendo il caffè.
“Io stavo arrivando.” Dichiarai con un mezzo sorriso:”… e mi sono fermata sulla soglia di casa sua.”
“ E io su in camera!” Mi rispose.
“In camera?” Domandai stupita:” E che ci facevi in camera?”
“Si!” E mi spiegò… .
Parlammo ancora e mi calmai e ripresi la mia sicurezza e disinvoltura.
Mi aveva creduto. L’avevo scampata davvero bella, non mi sembrava vero.
Mi vedeva tranquilla rilassata, spontanea e si chiedeva perché mai avrei dovuto raccontargli una bugia, se eravamo sempre stati sinceri e onesti tra noi. Non mi credeva capace di tradirlo… .
Così seduti in cucina prendendo il caffè , mi confidò:
“ Sai, anch’io mentre riparavo la gomma in garage ho sentito la musica del clarinetto e poi
andando su in camera a cambiare la camicia, la studentessa godere.”
E un po’ imbarazzato nel dirmelo proseguì:” …e sono restato ad ascoltare finché non hanno
finito !”
“Diooo ..”Pensai dentro me:” Ha ascoltato tutto il nostro amplesso e mi ha sentita gemere e
godere con Gabriel credendo fosse una sua allieva. Meno male che non parlavo e il muro attutiva e altera i suoni.“
E facendo finta di disapprovare gli dissi :
“Non fare il voyeur Luciano, non è corretto e non è da te! E sai che non mi piace che fai queste
cose.”
“Lo so, ma lo fatto solo per curiosità… .” Rispose impacciato, aggiungendo con un mezzo sorriso timido e un tono di voce invidioso:“ Certo che deve essere bravo se le fa godere così!”
Scrollai le spalle come se non mi interessasse.
Fece una pausa imbarazzato e mentre sorseggiavamo il caffè bollente, vergognandosi di
confidarmelo , mi disse:
“ Sai.. quando ti ho vista uscire da casa sua, mi è venuto un colpo…”
“A chi lo dici !?” Pensai… con la tazzina sulle labbra bevendo, e lui proseguì:
“… e per un momento ho pensato che fossi tu quella ragazza che sentivo godere su… la sua
studentessa!”
Sorrisi quasi a ridere:
”Iooo!?? … ahahhaha!!!!! …Io con luiiii…!!? “ Ribattei posando la tazzina e facendo una faccia
sconcertata e disgustata.
“ A parte che non ti tradirei mai Luciano… e lo sai che ti amo…” Ed era vero che lo amavo.
“ …. e poi proprio con lui?? Ma lo dici per farmi arrabbiare!? “ Esclamai ridendo smorzando la
tensione di quella notizia, e ritrovando tutta la mia sicurezza prosegui:
” E vero che adesso ci sono buoni rapporti di vicinato, ma mi è sempre odioso e antipatico … prova ne è che poco fa lo ripreso ancora in casa sua.” Precisai.
“Si si!… So cosa pensi di lui e delle sue studentesse, che per andare con lui altro non possono
essere che troie… .” Disse.
Era vero, avevo detto quelle parole di loro, anche se adesso mi ci trovavo io.
Finì tutto così ,con una risata comune per il suo sospetto.
L’avevo scampata per un soffio , ma dovevo stare attenta, rischiavo che mi scoprisse e
mandassi all’aria il mio matrimonio e io tutto sommato ci tenevo a mio marito e a modo mio lo
amavo davvero.
Lo rassicurai abbracciandolo e passandogli le mani intorno al collo baciandolo:
“Luciano non devi preoccuparti di niente e non devi dubitare assolutamente di me e della mia
fedeltà . Io ti amo da morire e ho solo occhi per te! E non pensare più queste cose di me e
Gabriel… .”
E mi sentivo in colpa per quello che gli dicevo in quel momento, perchè lui ci credeva,
credeva in me e aveva fiducia in quello che gli dicevo e io gli mentivo, lo ingannavo e tradivo e
tutto questo mi dava malessere e faceva sentire disgustata di me stessa.
E feci come Giuda, dopo averlo tradito poche decine di minuti prima con Gabriel, lo baciai in
Bocca con la lingua e ci baciammo con passione e amore.
Era la paura di perderlo che mi faceva dire quelle parole false cercando di fugare i suoi dubbi,
pensando che intanto poi con Gabriel sarebbe finito tutto e lui non avrebbe mai saputo niente.
Dei nostri incontri nessuno lo sapeva e mio marito aveva tanta fiducia e stima in me che non
dubitava minimamente che avessi un amante e poi proprio Gabriel che quasi due mesi prima
se non era per lui lo avrei denunciato davvero ai carabinieri.
Ma dopo quella volta e lo scampato pericolo, il giorno dopo quando mi incontrai a casa di
Gabriel, dopo averci riflettuto a lungo e raccontato tutto quanto era accaduto con mio marito, gli dissi:
“Non dobbiamo più incontrarci ne vederci Gabriel… non c’è la faccio più, mi sento in colpa verso Luciano che mi ama, è una persona buona e mi crede onesta, sincera e fedele. Ha fiducia in me e io lo tradisco… capisci!!”
Ero sconfortata e addolorata per lui.
Si avvicinò abbracciandomi e accarezzandomi da dietro stringendomi sulla vita mi baciò sul
collo sussurrando:
“Stai tranquilla , non scoprirà mai niente tuo marito e io il 20 giugno parto , vado a Milano a
unirmi con il mio nuovo gruppo che inizieremo la tournè, le scuole saranno finite e la gente inizierà ad andare in vacanza al mare e noi suoneremo per le località balneari di tutta Italia.”
“ Mi sostituirai?” Fu la prima cosa che chiesi con un pizzico di gelosia.
“Non lo so, forse si , ma quello che è certo è che non ti dimenticherò mai…e ogni sera suonerò
per te la nostra canzone ‘besame mucho’ pensando a te, al tuo viso, alle tue labbra e ai tuoi
baci… ma ora dobbiamo vederci ancora, continuare, ne abbiamo bisogno tutte e due .” E mi
strinse per i fianchi: “ Tuo marito non saprà mai nulla e io voglio vederti ancora… sempre… e ruotandomi con il corpo facendomi finire di fronte a lui, mi baciò in bocca e io gli misi le braccia intorno al collo ricambiandolo, proseguendo nuovamente la nostra relazione.
Quello che mi aveva detto mio marito, quel giorno che ci incontrammo, che mi aveva sentito
godere e pensava che fossi io, lo riferii a Gabriel :
“Bisogna stare attenti, si sente tutto dall’altra parte della parete in casa mia, le pareti sono sottili.” Lo informai preoccupata.
Gabriel sorrise e sbarrò gli occhi .
“Ti ha sentita godere?” Mi chiese spiritoso.
“Si!” Risposi sinceramente .
“Ed è stato ad ascoltarti dietro la parete non sapendo che eri tu che facevi sesso e che godevi?”
Aggiunse divertito.
“Si! E’ restato ad ascoltare, ma non sapeva che ero io, pensava che fosse una di quelle tue
studentesse.” Risposi seria. Sorrise ancora di più… “Così ti ha sentita godere con me ? …Gli sarà piaciuto? Non si sarà anche mica masturbato ascoltandoti ?” Esclamò con un sorriso beffardo.
“Dai Gabriel , smettila! Non dire queste cose! E una cosa seria… “ Esclamai infastidita dalle sue insinuazioni :”…di là, da casa mia si sente tutto…hanno fatto i muri troppo fini in questa villetta e poi per favore…mio marito non fa queste cose…!” Dissi difendendolo.
“Ma sai…” Rispose ridendo :” … non sarebbe il primo marito che si masturba sentendo la moglie godere con un altro… .” Mormorò ironico.
“Dai Gabriel.. ti ho detto che non sapeva che ero io e ti ripeto, lui non fa queste cose!”
E proseguì chiedendo:
“Ma come fate a sentire i gemiti se io non vi sento mai? Tanto che mi è venuto perfino qualche
dubbio se lo fate. Ma chiavate voi?” Disse ridendo.
“ Non essere sciocco Gabriel , certo che lo facciamo, ma educatamente e con rispetto…senza urla e grida… ”
“Perchè lui non ci riesce o non è capace di farti godere?” Mi interruppe…
Lo guardai infastidita e risposi .
” Comunque sia … noi non facciamo rumore.”
E discutemmo e visto i suoi dubbi, lo sollecitai di provare a venire a casa mia ad ascoltare, a
fare la prova quel pomeriggio ,che Luciano non c’era.
“ Lascia la radio accesa e vieni di la a sentire .” Gli dissi.
Così fece e usciti dal suo portoncino d’entrata senza essere visti, girammo ed entrammo nel mio e lo portai su in camera mia.
Guardò la casa e mi fece i complimenti : “ Bella , molto famigliare e classica un arredamento da signora borghese quale sei… .”
Quando fummo su effettivamente si rese conto che era così.
“Bisogna che ci incontriamo quando siamo sicuri che lui non c’è o arrivi all’improvviso.“Gli dissi.
Ma lui mi rispose:“ Bella la vostra camera molto tradizionale da coniugi che si amano. Lui
dove dorme? “
Chiese .
“Li!” Feci tranquillamente segno con la mano nella parte destra. Si sedette sul letto
prendendomi la mano e tirandomi per il braccio. Capii che intenzioni avesse ed esclamai:
“No!…Qui no!! Gabriel dai!! Non voglio in camera mia, non è giusto nei suoi confronti .”
Ma non mi lasciò finire di parlare che mi tirò forte da farmi cadere su di lui sul letto iniziando
a baciarmi e a stringere.
“No …qui no!! Dai Gabriel per favore. Non nel nostro letto !” Lo supplicai .” Mi sento a
disagio a fare sesso con te nel nostro letto matrimoniale , dove lo faccio con lui … .”
“ E’ proprio per questo che lo voglio fare qui. Sarà più eccitante e trasgressivo anche per te
vedrai farlo qui nel vostro talamo, dove dormite e vi amate e vivete la vostra intimità coniugale.“
E per impedirmi di parlare , mi chiuse la bocca con un bacio , incominciando a frugarmi con la
mano sulle cosce nude e sotto la gonna fino ad arrivare al sesso e accarezzarmelo … e lo
facemmo li nel nostro letto matrimoniale, senza spogliarci completamente, dove mentre godevo con lui e lo stringevo a me, guardavo il soffitto e il lampadario e tutti gli oggetti della mia intimità e di mio marito in camera. Con la foto di noi in abiti da sposi fuori dalla chiesa messa sul comò, come si usa dalle mie parti, dove io ero con il bouche di fiori in mano e mio
marito sorridente vicino a me e sembrava guardarmi mentre chiavavo e godevo con Gabriel; e
cercai di chiudere gli occhi e non guardarlo girando la testa da un altra parte.
Da quel pomeriggio ogni volta che mi sarei coricata e fatto l’amore con Luciano, avrei pensato
a lui.
Quando se ne andò, cambiai tutte le lenzuola e federe, non volevo che mio marito annusasse il suo odore dormendo. Mi sentivo sporca e provavo malessere per averlo fatto lì in camera mia.

Era passata una settimana e tutto era tornato normale sia la mia vita coniugale che gli incontri
con Gabriel, ma dovevo essere previdente e sapevo che tra le villette del quartiere c’era pericolo che qualcuno vedesse
Dovevamo fare attenzione dopo quella volta. Nessuno sapeva o sospettava o almeno credevo .

Un giorno che finimmo di fare l’amore andammo alla finestra nudi e abbracciati e la signora Lina ci stava osservando dalla villetta vicino, vedemmo il riflesso del sole sui vetri delle sue
finestre spostarsi come un lampo e cambiando posizione sparire. Segno che c’era qualcuno
dietro il vetro.
Lui capendo che era lei me lo disse apertamente e mi mise in guardia.
“Stai attenta con quella lì che è una spiona pettegola!”
Il fatto che la signora Lina potesse scoprire di me con Gabriel mi preoccupava molto.
L’unico pericolo era quella donna … che era sempre a curiosare e c’è l’aveva in modo particolare con Gabriel per qualche scorrettezza e maleducazione precedente .
Non mi fidavo di lei, la pensavo come Gabriel, che fosse una impicciona e l’unico modo per neutralizzarla era affrontarla, e il giorno dopo decisi di verificare di persona cosa avesse visto.
Così cercai di sondare un po’ cosa sapesse e la invitai un pomeriggio che ero sola a casa mia a
prendere il caffè da me, come si fa tra buoni vicini, cortesemente.
Lei venne e dopo aver visto l’interno dell’appartamento ci sedemmo e bevemmo il caffè con i biscottini e tra le altre cose nel discorso che facevamo in generale, senza farglielo capire che mi interessava, le chiesi cosa pensasse di Gabriel, di me e mio marito ora che ci conosceva da quasi un anno.
Mi rispose con chiarezza in modo freddo e diretto dicendo che una donna come me, sposata, non doveva frequentare tutti i giorni la casa di quell’uomo che era un donnaiolo e un poco di buono e nemmeno prendere il sole nuda in giardino con lui.
Me lo disse guardandomi con aria di sfida, come se sapesse quello che stava accadendo con
Gabriel a casa sua.
Restai in silenzio e non dissi nulla, ma da quella frase capii che sapeva tutto, mi vedeva entrare a casa sua o peggio, mi spiava dalle finestre che guardavano anche l’interno della casa di Gabriel e forse mi aveva vista baciarlo, o peggio far sesso con lui e temevo che potesse dirlo a mio marito.
Finimmo di discutere quasi subito e l’accompagnai immediatamente educatamente alla porta ci salutammo freddamente con sorrisi forzati e lei torno a casa sua con quel passo lento da settantenne.
Così per prevenire e mettermi al riparo da una sua possibile offensiva e una sua eventuale
confidenza a Luciano, passai alle contromisure, elaborai un piano e a mio marito iniziai a dire che la signora Lina non c’era tanto con la testa, per l’età o l’arteriosclerosi, che lo sapevano
anche i vicini che faceva dispetti e diceva cose non vere, inventate; e mi inventai che ora c’è l’aveva con me e la signora bionda dell’altra villetta, che diceva in giro cose non vere su di noi … anche spiacevoli da poter creare problemi in famiglia … e così via per parecchi giorni glielo ripetei e feci presente .
Praticamente iniziai a parlare male di lei a dirgli che era inaffidabile e bugiarda.
“Siamo passati dal parlare male di Gabriel che è diventato un buon vicino e incominci a parlare male della signora Lina?” Mi disse ridendo un giorno:” Non è che vuoi denunciare anche lei?”
“ Se lo meriterebbe! E’ una chiacchierona, una pettegola che si inventa le cose e le devi saperlo anche tu. Ha parlato male della signora bionda in fondo alle villette dicendo che aveva un amante e non era vero, con il rischio che il marito lo venga a sapere. “
“Chi la signora Anna, la commercialista?” Mi chiese seguendo il mio discorso.
“Si !” Risposi mentendo:” E se lo viene a sapere il marito le crea dei guai… li fa litigare.”
“Va bene ci faremo attenzione, certo che gente strana c’è ne in questa zona. “ E rise… .
Effettivamente ci andavo pesante con lei, ma volevo neutralizzarla subito, che se anche avesse
detto qualcosa lui non le avrebbe creduto.
Lo avevo già messo in guardia che era falso quello che eventualmente ipoteticamente avrebbe potuto dire, e lui fidandosi di me ci aveva creduto.

Nel frattempo mio marito aveva notato che negli ultimi due mesi ero più tranquilla ,meno
nervosa, che non gli parlavo più di Gabriel .
E così una sera mi disse:
“Perchè non lo inviamo a cena, preparerei qualcosa con il barbecue fuori, sono bravo e sai che
mi piace fare da mangiare.”
Restai sorpresa e pensai :
“Ohh Diooo…ma che gli salta in mente di invitare Gabriel qui a cena a casa nostra …” E feci
finta di niente .
“Perchè dobbiamo invitarlo? A me non va lo sai …“ Risposi.
“Così !!” Ribattè:” Ora che è diventato un buon vicino possiamo invitarlo una sera , facciamo
qualcosa al barbecue , alla brace, chiacchieriamo un po’ e approfondiamo l’amicizia. “
Vide che ero contrariata ma non volli insistere più di tanto per non destare sospetto e mi vidi
costretta ad accettare.
“ Va bene invitalo pure… .” Gli dissi e così fece e lui accettò.
Così dopo averglielo detto, la domenica io, mio marito e Gabriel ci godemmo in giardino una
tranquilla cena pranzo tra vicini, ormai giugno era alle porte e l’estate si prospettava calda e
bella.
Quella sera mi feci bellissima ed ero sempre vicina a Luciano che era felice di avermi bella e
ammirata al suo fianco e Gabriel mi fece i complimenti e li fece anche a lui ad avere una
moglie così bella e affascinante.
Lui, Gabriel, quella sera si presentò con la custodia del suo clarinetto sottobraccio dicendo che se non ci dava fastidio ci avrebbe suonato poi qualche pezzo .
Luciano mi guardò negli occhi come dire:” Ancora con ste lagne!?” Ma acconsentì.
“ Certo! Ci farai sentire qualcosa di bello.” Disse.
Averli lì tutte e due vicini mi teneva in tensione, dovevo stare molto attenta con Gabriel a non
fare qualche passo falso, era come avere vicino il diavolo e l’acqua santa, naturalmente il diavolo era Gabriel e l’acqua santa mio marito. Mi faceva uno strano effetto vederli assieme, parlare con me che ero la donna di entrambi, la moglie e l’amante e io ad avere quella sera marito e amante che scherzavano e ridevano fra di loro come vecchi amici.
Provavo tenerezza per mio marito e attrazione per il mio amante.
Il barbecue funzionava e Luciano lo faceva andare alla grande con salsicce e bistecche anche più del dovuto che il giorno dopo portò ai poveri.
Eravamo solo in tre e preparai un tavolo fuori con vari piatti e una bottiglia di vino rosso
delle mie terre, la Sardegna, Cannonau .
Chiacchieravamo mentre mio marito continuava a cucinare e si divertiva a fare fuoco sulla brace con salsicce e bistecche con me vicino, mentre ogni tanto non vista da lui io e Gabriel ci
lanciavamo occhiate senza farcene accorgere, sguardi e sorrisi stretti, anche se io nei suoi
confronti mostravo un atteggiamento distaccato, quasi infastidito, non parlandogli quasi mai.
Luciano cuocendo alla brace… ogni tanto tirava su il capo e mi guardava e guardava lui, non so, aveva un atteggiamento strano.
Quando entrai in casa per andare in bagno, Luciano portò delle salsicce e bistecche pronte a tavola e iniziarono a cenare e bevendo e mangiando si avvicinò a Gabriel e gli chiese :
“ Senti so che stai organizzando questa gita all’opera con i ragazzi della classe mia moglie.”
Non so perché glielo chiese, forse semplice curiosità o era un mettere alla prova Gabriel su
quella gita al conservatorio che era la scusa che avevo usato per giustificarmi quando mi vide
uscire da casa sua qualche settimana prima o forse perché, anche lui avrebbe voluto portare i suoi ragazzi.
Ma Gabriel cadde dalle nuvole perché non sapeva nulla… .
“Che gita?!” Esclamò inizialmente sorridendo, restando sorpreso di quella domanda.
Luciano fece una faccia stupita, si accorse che Gabriel non ne sapeva niente e lui insisteva. Nel
frattempo tornai io e capii il discorso, mi ero dimenticata di informarlo , ma mai avrei pensato che mio marito gliene avrebbe parlato, e mi inserii subito e dicendo a Gabriel:
“Ma si!…Non ricordi quella mattina di qualche settimana fa quando eri con la studentessa e venni a casa tua per dirti di non fare rumore e ti chiesi se potevi farci da guida al conservatorio di Bologna?” Affermai cercando di aggiustare tutto.
Lui capendo che era una scusa che avevo inventato io cercò di correggersi ed esclamò fingendo di ricordarsi :
” Ah si!! Non ci pensavo più… certo, bisogna che ci mettiamo d’accordo e organizziamo.
Perchè la vuoi fare anche tu?” Chiese a mio marito.
“Si!” Rispose lui.
“Certo, va bene, i prossimi giorni ci programmiamo… .” E tutto finì lì.
Tutto si era risolto, però l’impressione che diede a mio marito era quella di una persona che non sapesse di cosa stesse parlando.
Mio marito lo guardò stupito e seppi in seguito che aveva capito che Gabriel non sapeva
nulla di quella gita, non sapeva nemmeno di cosa stesse parlando e probabilmente pensò che mi ero inventata tutto… e ancora, presumibilmente si chiedeva perché io che ero sempre sincera con lui gli avessi mentito. Ma non disse nulla.
Continuammo nella serata parlando d’altro e sembrava dal suo atteggiamento che ci aveva
creduto.
Dopo aver cenato io e mio marito ci sedemmo sul dondolo e Gabriel prese dalla custodia il suo
clarinetto e iniziò a suonare i pezzi più vari e difficili per poi suonare guardandomi negli occhi
non visto da mio marito “besame mucho “, con una tale bravura che mi fece venire la pelle d’oca, non so se era per il fresco che si alzava a quell’ora o perché sapessi cosa rappresentava per noi quella musica.
Mio marito mentre la suonava mi stringeva a se ma io guardavo Gabriel, ma lui non sapeva cosa significasse per noi quella musica.
Al termine anche Luciano ammise che Gabriel era veramente bravo a suonare il clarinetto… e gli fece i complimenti .
”Sei veramente bravo! E capisco tutto quell’andirivieni di allieve … .” Disse ironico .
Lui non colse e rispose professionalmente:
“ Dieci anni d conservatorio … e tre a perfezionarmi suonando nei locali… .” E sorrise.
Era una bella serata, allegra se vogliamo, ma c’era qualcosa che non mi andava quella sera, ancora avvertivo una sensazione di pericolo, sentivo il mio sesto senso che mi diceva che c’era
qualcosa che non andava, come la prima volta che restai sola con Gabriel a casa sua. Solo che
sembrava tutto normale, la serata era bella, riuscita, tutto era regolare, mio marito e Gabriel
parlavano tranquillamente anche scherzando, ma io ero agitata e non sapevo perché.
Al termine ormai a tarda serata dopo aver suonato e parlato un po’ di lui e di noi, dei nostri
progetti , ci salutammo e lui andò via e tirai un sospiro di sollievo, era finita.
Luciano era allegro, un po’ per il vino bevuto e un po’ per la serata che era riuscita, aveva fatto
le salsicce e la carne alla brace buonissime e ne era fiero, tanto che nell’euforia si spinse a dirmi:
” Sei bellissima stasera!! … Hai visto come ti guardava Gabriel ? Ti mangiava con gli occhi. Se
avesse potuto … .” Disse quelle parole senza malizia, per farmi piacere come donna, come un complimento, ma non gli feci finire la frase sapendo che non ero degna ed era pericoloso scherzare con mio marito su me e Gabriel e mi rigirai infastidita .
“Dai per favore…” Lo interruppi con un tono di voce e una espressione infastidita : ”Non dire
queste cose lo sai che mi danno fastidio!!” E feci morire tutto sul nascere … .
“Va bene …va bene…era solo una battutala mia .” Mormorò e mi accorsi che la mia reazione era
stata esagerata .
Tutto proseguì normalmente ed arrivammo verso la metà di Giugno, vestiti leggeri e a maniche corte, e un pomeriggio rientrando a casa Luciano incontrò sulla stradine che divideva i cortili delle villette la signora Lina, che si mise a parlare con lui.
Io li intravvidi dalla finestra della cucina che dava sul giardino e si affacciava sui cancelli delle
villette. E restai a vedere cosa facessero visto che non potevo sentire cosa dicessero, ma lo
immaginavo, discorso che poi mio marito mi riferì appena entrato. E vedevo lei che parlava
gesticolando, facendo segno con la mano la casa di Gabriel e la nostra.
Notavo che lei nel parlare aveva un’aria circospetta e muoveva la testa in modo affermativo,
mentre mio marito era evasivo e ascoltava.
Poi vidi mio marito risponderle e fare segno con le mani verso casa sua e poi girarsi e venire
verso casa.
Ero tesa ed agitata.
Lo aspettai nell’uscio e appena entrato senza che aveva ancora posato la sua borsa gli chiesi:
“ Che ti ha detto quella strega!”
Sbuffò.. “Quello che mi avevi detto tu l’altro giorno della signora Anna, meno male che mi
avevi avvisato ed ero pronto.” Disse.
Si sedette sul divano e io vicino a lui cercando di non far trasparire la mia agitazione.
Mi ha detto: “ Cosa ne pensa dell’amicizia di sua moglie con quel Gabriel…?”
Allorchè io gli ho risposto :
” Non c’è nessuna amicizia ma una conoscenza tra vicini, come con lei.”
“Conoscenza!?” Ripetè ironica, aggiungendo:“Secondo lei è una cosa bella che una donna sposata entri in casa di quel don Giovanni? Oltretutto anche nudista che frequenta tutte quelle ragazze? Io li vedo dalla finestra quando arrivano ed entrano, stanno due ore e poi escono… e lei ha capito cosa fanno vero?!”
“Che schifosa!!” Esclamai mostrandomi indignata anche se era vero quello che diceva.
Mio marito si fermò, fece una pausa e continuò dicendomi:
“ Lei pensa che tu hai la tresca con lui.” Disse sorridendo della parola.” … E si ha usato
proprio la vecchia parola antiquata come lei di ‘tresca’ !” E tesa sorrisi assieme a lui per mitigare la gravità di quello che gli aveva detto, che era la verità.
La odiavo quella donna. Ero passata da odiare Gabriel a odiare la signora Lina e non l’avrei più
salutata e glielo dissi anche a mio marito.
“Quello che mi ha detto è stata una mancanza di rispetto nei miei confronti e nei tuoi …” Mi
disse guardandomi .
E così seccato e anche abbastanza alterato gli dissi chiaramente :
“ Guardi signora Lina…lei non deve mettere in giro voci nei confronti di mia moglie ..falsità! E
se lo farà poi se la vedrà con me.” Le ho detto di tornarsene a casa sua, mi sono voltato, gli ho
dato le spalle e sono venuto a casa.”
Presi la mano di mio marita e ansiosa gliela strinsi… avrei voluta baciargliela.
“E’ una stronza..quella vecchia !” Esclamai con cattiveria.
“Va bene, ma tu non prendertela lasciala dire lo sanno tutti che non è vero… se no incominciamo un’altra storia con lei e io non ne ho voglia.”
Lui era convinto che la signora Lina volesse metterlo in mezzo ai battibecchi tra lei e me .

Quella sera cenammo, guardammo la tv vicini e poi quando andammo in camera facemmo
l’amore, lo cercai io, lo baciai e accarezzai, ci amammo con dolcezza, in modo differente di
come faceva Gabriel e ne sentivo la differenza e la mancanza di piacere, ma lo dovevo fare,
dovevo dimostrargli che ero sua e che lo amavo. E al termine abbracciandolo gli dissi che lo amavo tanto…tantissimo, lui ricambiò con le stesse parole e restammo abbracciati nudi sotto il lenzuolo finché non ci addormentammo.
Riprendemmo la nostra routine coniugale e quotidiana e come facevo prima anche con Gabriel, ora evitavo di incontrare la signora Lina e se accadeva per forza non la salutavo.
Ero convinta che anche quel rischio fosse passato e nonostante quello che gli aveva detto quella megera lo avessi neutralizzato con i miei accorgimenti e il mio amore verso lui.
Invece pur non dicendo nulla, i sospetti nella testa di mio marito si insinuarono, lo avevano
colpito e reso dubbioso anche se non mi diceva niente .
Io invece ero tranquilla e la settimana dopo, ormai a giugno inoltrato, di li a poco ci sarebbero
stati gli esami di terza media,e come ogni lunedì mattina Luciano uscì per andare a scuola, ci
abbracciamo e baciamo sull’uscio di casa, lui prese la bici e la sua borsa e andò via e io presa
l’auto, andai a fare la spesa.
E mentre la prima mezz’ora libera la dedicavo a fare gli acquisti alla coop poco distante da casa nostra , al ritorno come sempre mi fermai ancora a casa di Gabriel, che di li a qualche settimana sarebbe partito per la sua tournè estiva. Non avevo mestruazioni in quel periodo e l’estate che stava arrivando mi aveva portato una gran voglia di fare sesso con lui e andai subito a casa sua, erano gli ultimi incontri e non sapevo quando ci saremmo più rivisti, quindi avevo voglia di stare con lui .
Quello che non sapevo era che quel giorno mio marito finse di andare a scuola e invece quando io partii per la spesa, lui tornò indietro e andò a casa di quella strega della signora Lina e non so se fu lui a chiederglielo perché aveva delle incertezze o lei a sollecitarlo nuovamente a verificare quanto diceva, sta di fatto che quella mattina era a casa sua.
Non so esattamente cosa accade in casa di quella donna, ma lo pensai più volte.
Mi immaginai più o meno cosa fosse successo.
Entrato in casa, la signora Lina lo fece salire su al primo piano nella sua finestra da dove si
vedeva benissimo la camera da letto di Gabriel, che aveva la finestra aperta per il primo caldo
vero di giugno.
Mi avrà vista arrivare con le borse della spesa ed entrare in casa sua, e poi dalla finestra di fronte di quella vecchia malefica mi avrà rivista su nella camera di Gabriel.
Probabilmente mi vide baciarlo e spogliarmi nuda come facevo abitualmente, ridendo e
scherzando con lui e come al solito suonare un po’ il clarinetto e poi avrà visto lui, anch’esso nudo, prendermi il clarinetto dalle mani e suonarmi con la sua solita consuetudine “Besami mucho “ , mentre io lo accarezzavo e baciavo sul collo e sulla schiena.
Avrà visto senz’altro che lo posò sul comò e ci sdraiammo baciandoci a fare l’amore e
probabilmente ci vidi tutte e due nudi fare sesso nel suo letto, abbracciati con me che mi
lasciavo possedere a gambe divaricate con lui sopra, tra le mie cosce e che godevo e gemevo tra le sue braccia; e avrà anche intuito che quel famoso giorno della foratura della gomma della bici, quella che sentiva godere oltre il muro della camera nostra ero io e non una sua
studentessa.
Non posso e non oso immaginare cosa provasse mio marito a vedermi e a mettere insieme tutti quei fatti, e cosa abbia potuto pensare, si sarà sentito pietrificato, tradito, offeso, umiliato, disgustato, preso in giro e ingannato da me .
Subito non avrà voluto crederci, ma l’evidenza e la prova era lì oltre la finestra, di me nel letto di Gabriel che facevamo sesso .
Avrà visto tutto con quella schifosa della signora Lina a fianco che guardava noi e guardava lui in viso istigandolo.
“Lo fanno quasi tutti i giorni sa… quando lei va via sua moglie va da lui, si spoglia nuda e
suona e fanno sesso !” Gli avrà detto aggiungendo:” E prendono anche il sole nudi in giardino… .”
Probabilmente mio marito preso dalla gelosia e dal tradimento non ci avrà più visto a vedere la sua amata, la sua donna, sua moglie che lo ingannava e tradiva con quel vicino che diceva di odiare e sarà uscito di corsa fuori dalla camera della signora Lina.
“Dove va?”
Gli avrà chiesto lei, ma lui conoscendolo, senza darle retta correndo avrà sceso le scale e
attraversato la stradina e il breve cortile che divideva le villette.
Sarà giunto davanti alla porta di entrata di Gabriel, che era affianco alla nostra e dalla rabbia e
disperazione con un calciò l’avrà sfondata aprendola essendo chiusa solo con la cricca.
Verosimilmente la signora Lina vedendolo correre in quello stato e vederlo che sfondava la porta avrà pensato che volesse farci del male e avrà telefonato ai carabinieri tramite il 112.
Il resto lo vissuto direttamente, mentre io e Gabriel facevamo sesso nudi nel letto oramai da
qualche minuto, mi aveva penetrata e mi stava possedendo con passione con me che a gambe
larghe godevo a sentire la sua lunga asta di carne scorrere in vagina stretta tra le grandi labbra e lo stringevo e baciavo; quando sentimmo un tonfo sordo provenire da sotto e poi dei passi veloci correre e salire su per la scala.
Gabriel si fermò e smise di chiavarmi, tenendo il suo cazzo duro dentro di me a pulsare .
D’istinto guardammo tutte e due verso la porta d’entrata della camera e di li a un momento
apparve davanti a noi una figura che non volevo credere di vedere .
“Diooo mioo era mio marito. Luciano !”
Mi venne un colpo… sbiancai in viso e proprio non riuscivo a parlare.
Gabriel si ruotò da sopra me sfilandomelo da dentro la vagina mentre mio marito guardava…
Dioo …Diooooo che vergogna provai. Presi il lenzuolo e lo tirai in un tentativo patetico di
coprirmi.
Lui si fermò a osservarmi incredulo sulla soglia, poi fece qualche passo verso di me, vedevo
sul suo viso una espressione di rabbia, ma anche di dolore, come se non riuscisse a credere a
quello a cui assisteva:
“Perchè lo hai fatto? Come hai potuto?… Io ti amo!!! ” Fu l’unica cosa che mi disse. Era
ferito e mi sentivo una nullità sporca.
Mi scrutava con uno sguardo che non avevo mai visto in lui, indecifrabile e poi esclamò:
“Non ti voglio vedere mai più!…”
Ero paralizzata… Non rispondevo, non sapevo cosa dire, non riuscivo a parlare.
Mi guardava, pensavo che mi picchiasse e invece soffriva, si voltò come per volersene andare
e mentre stava per girarsi e uscire dalla stanza ebbi un sussulto e gridai piangendo :
“No Lucianooo! Non mi lasciareee!!“
Alzandomi nuda dal letto e andando verso lui per abbracciarlo.
Ma lui mi spinse con la mano indietro ricacciandomi nel letto :
“Torna dal tuo amante che odiavi tanto.” Mi gridò con disprezzo.
Gabriel pensando che ci volesse colpire si alzò di scatto e lo colpì lui per primo con un pugno
sul volto che lo fece cadere contro l’armadio, a cui mio marito dopo il primo momento di
sbalordimento alzatosi, reagì e lo colpì a sua volta iniziando una colluttazione.
Luciano era furioso:
“Bastardo… maledetto, io ti ho fatto entrare a casa mia e tu mi stai chiavando la moglie!”
Grido quasi piangendo mio marito rispondendo ai colpi che gli arrivavano.
Gabriel era più forte e alto e lo colpì ancora, facendolo cadere a terra. Luciano si rialzò,
d’istinto prese il clarinetto sul comò e lo colpì in testa, Gabriel cadde, si rialzò dicendo :
“ No! Il clarinetto nooo!!!”
Mio marito sentendo quelle parole glielo sbattè con violenza contro il muro facendolo saltare
nei vari pezzi che lo componevano.
“Nooo!!” Gridò ancora Gabriel e si misero a prendersi a pugni sbattendo contro i mobili e
facendo cadere i suppellettili.
Io inginocchiata nuda sul letto, spaventata piangevo e gridavo:
” No..no..no!! Bastaa!! Fermatevi!! Fermatevi per favore!“ E mi misi a inveire contro Gabriel che aveva la meglio su mio marito, alzandomi e tirandolo per il braccio cercando di allontanarlo da lui :
” Lascialo! Lascialo stare ! Gli fai maleee!!! ” Gridavo piangendo.
Non volevo che colpisse e facesse del male a mio marito. Ma non ci riuscivo e il trambusto e le
grida si sentivano anche fuori .
“No!..no..no..!! Fermatevi ! Fermatevi vi prego !” Ripetevo impotente piangendo nuda in piedi
che li guardavo. Fìnchè mio marito che era più minuto di lui non cadde all’indietro e battè la
testa sul comodino tagliandosi e sanguinando mentre Gabriel vedendolo a terra continuò a
tirargli calci.
“ No! No… no lascialo stare!” Gli gridai ancora cercando di fermarlo, tremando e piangendo
mettendomi nuda davanti a mio marito per proteggerlo e per impedirgli che lo colpisse. Solo allora smise e tornò una parvenza di quiete dopo la tempesta.
E mentre mio maritò si alzava a fatica tenendo una mano sulla testa sanguinante, io piangevo shoccata e incredula di quello che era accaduto… .
Con un fazzoletto cercai di fermargli il sangue che le usciva dalla bocca e dal suo labbro
Tagliato che stava gonfiando, ma lui rigirando il braccio mi diede una spinta forte e mi getto verso il letto lontano da lui.
“Stammi lontana e non toccarmi mai più!!” Gridò pallido.
“ Si guardarono ancora in cagnesco lui e Gabriel, anche a lui usciva il sangue da uno zigomo
tagliato, ma non mi interessava, in quel momento pensavo a mio marito, a come potesse sentirsi ad avermi trovato a letto con Gabriel ed a essere stato picchiato da lui.
Uscendo Luciano non mi degnò di uno sguardo mentre io singhiozzante ero seduta nel letto,
passò davanti a Gabriel e se ne andò, scese le scale tenendosi il capo e un fianco e uscì nel cortile.
In quel momento capii davvero che amavo mio marito e solo lui e non volevo che se ne andasse e piangendo mi voltai verso Gabriel e mi misi a gridare come una pazza sempre piangendo .
“Perchè! …Perchè lo hai picchiato!!…Perchè!!??”
“ Mi ha rotto il clarinetto e la porta ed è entrato a casa mia…ora o mi ripaga di tutto o lo denuncio… .”
“No no no..!” Dissi ancora rivolta a Gabriel piangendo:” Non denunciarlo ti prego.”
Lui non mi guardò nemmeno e si girò dall’altra parte.
“Dai prenditi le tue cose, vestiti e vai via da qui!!” Mi disse serio.
Capii che per lui ero stata solo un divertimento, un diversivo e che io amavo davvero e solo mio marito.
Ero affranta, singhiozzando presi i miei vestiti e agitata e a fatica mi infilai le mutandine, con gli occhi bagnati e sfocati dalle lacrime, non riuscivo centrare il piede nei pantaloni tanto avevo gli occhi pieni di lacrime. Il reggiseno non lo misi nemmeno, mi vestii in fretta e di corsa come una invasata per raggiungerlo e scesi,corsi e uscii.
Quando aprii la porta d’entrata rotta, vidi fuori tutti i vicini che guardavano, si erano radunati
sentendo le urla e il trambusto e capendo tutto mi guardavano con disprezzo e derisione.
Mi voltai di lato e mi infilai nel portoncino affianco di casa mia che mio marito nella fretta
aveva lasciato aperto, non lo vidi di sotto e salii con il fiatone le scale fino a giungere in
camera nostra e lo vidi che stava raccogliendo tutti i suoi indumenti dai cassetti e dall’armadio
in due grosse valigie.
Non riuscivo a parlare e lo guardavo e piangendo.
“Luciano…” Mormorai con un filo di voce e mi cacciai in ginocchio davanti a lui esclamando:
” Perdonami Luciano… Perdonami ti prego! …Ho sbagliato, ma io amo te!… Solo te !! Non mi
lasciare ti supplico!” Stringendolo per le gambe e appoggiando il mio capo a loro per impedire di camminare e andarsene.
Ma lui mi stacco a forza guardandomi con disprezzo, e lasciandomi a terra chiuse le valigie, non disse nulla, si girò tenendosi con una mano le costole e leggermente piegato andò via
scendendo la scala.
Io vedendolo scendere a fatica e andarsene avvertii un vuoto nel cuore … mi alzai e mi sentii
mancare. Non poteva finire tutto così…non poteva … e gli corsi dietro dicendo tra i singhiozzi:
“Non andare via ! Non andare via amore! Perdonami! ” Inseguendolo.
“Non andare via ti prego! Ascoltami !…Lasciami spiegare e vero ho sbagliato, sono una
indegna, ma ti amo! Ti amo!!…Perdonami!”
E osservandolo scendere le scale con le grosse valigie continuavo supplicandolo :
” No! No! No! … Luciano …Lucianooo aspettaaaa!! Fermati!! “
Ma non mi diede retta, continuò a scendere.
Quando fu giù in fondo alla scala posò la valigia e si piegò con il torace e con le costole
doloranti e uscì dall’uscio mentre io piangendo cercavo di trattenerlo da dietro tirandolo per un braccio. Il viso era segnato dai pugni e sanguinate iniziava a gonfiare, mentre io cercavo di
dissuaderlo pregandolo di restare e perdonarmi, fino a passargli davanti e mettermi nel cortile di fronte a lui a braccia larghe per impedirgli di passare e andare via, incurante di tutti i vicini che facendo campanello ci stavano a sentire e guardare, con la signora Lina tra essi.
In quel momento arrivarono due carabiniere che scesi dall’auto entrarono nel cortile, vedendo
mio marito sporco di sangue e segnato in faccia e la porta di Gabriel sfondata, chiesero a mio marito cosa era successo, mentre uno di loro andò a parlare con i vicini e la signora Lina.
In quel momento uscì Gabriel , con un sacchetto di ghiaccio sul viso che teneva su con la mano
e vedendo anche lui ferito gli chiesero anche a lui cosa fosse successo e disse che mio marito gli aveva sfondato la porta ed era entrato in casa sua aggredendolo e rompendogli il clarinetto e così venne fuori tutta la faccenda.
Poco dopo aver parlato alla radio, arrivò un’ altra auto dei carabinieri dove c’era anche un
graduato, penso il maresciallo e chiamarono anche me a parlare con loro che ero vicino a mio
marito, avevo la faccia gonfia dal pianto e c’erano tutti i vicini che guardavano compresa la
signora Lina e io morivo di vergogna… .
“La picchiata signora?” Mi chiese il maresciallo vedendomi piangere riguardo a mio marito .
“No..no!” Dissi con il singulto.
“Non abbia paura signora, siamo qui per proteggerla ci dica tutto. Suo marito le ha messo le
mani addosso?”
“No..no!” Ripetei incredula della piega che prendeva quell’accadimento.
Era l’assurdo, mio marito era un buono, in tanti anni che eravamo assieme non mi aveva mai
alzato il dito contro e nemmeno la voce e anche in quel frangente trovandomi a letto con Gabriel a fare sesso, pur pieno di dolore e di rabbia anche se me lo meritavo non fece nulla. E loro mi chiedevano se mi avesse picchiato, come se il colpevole dell’accaduto fosse lui e non io.
Vista che la situazione si era calmata, fecero un sopralluogo in casa di Gabriel , assieme a lui e
si fecero dare i documenti di tutti e tre prendendo i dati anagrafici e ci convocarono tutti in
stazione dei carabinieri per il pomeriggio alle 15.00.
Luciano telefonò a un suo collega, che arrivò e si fece portare via lasciandomi sola a piangere
fuori nel cortile. Seppi poi dalla mia collega fidanzata con chi lo aveva ospitato, che visto
com’era conciato era riuscito a convincerlo ad andare al pronto soccorso, aveva due costole
incrinate e lo fasciarono e gli diedero anche tre punti di sutura in testa e per sicurezza le fecero le lastre .
Quel pomeriggio dai carabinieri, quello stronzo di Gabriel si presentò con l’avvocato e lo stesso mio marito che era la donna che mi aveva fatto la lettera di diffida a Gabriel due mesi e mezzo prima e che mi osservò con disprezzo e pena. Lui voleva denunciare mio marito per
violazione di domicilio, aggressione e danni, fisici e materiali, così in stazione dei carabinieri dovetti raccontare tutto, dire la verità, che mio marito aveva agito così perché mi aveva trovato a letto con il mio amante… e che avevo una relazione con lui da due mesi e mezzo.
Diooo miooo che vergogna … che vergogna e umiliazione dover raccontare tutto a quegli
Uomini che mi guardavano in silenzio con compatimento e scrivevano al computer, dover dire che eravamo amanti e ci vedevamo tutti i giorni a fare sesso, con mio marito con la faccia gonfia seduto fuori che avrebbe saputo tutto, avrebbe letto il verbale mio e di Gabriel.
Piangevo, l’unica cosa che potevo fare era piangere, anche davanti ai carabinieri , non avevo
altro.
Potevo capire mio marito che non mi guardava e disprezzava, ma anche Gabriel in stazione dei
carabinieri non mi degnò di uno sguardo, dimostrando solo la persona che era …ignobile.
Credetemi , mi trovai in una situazione assurda e pur non volendo ero testimone contro mio
marito e dovetti dire la verità, che lui aveva sfondato la porta ed è entrato in casa, anche se ho detto che non mi aveva fatto nulla, che mi guardava soltanto e che era stato Gabriel per primo a colpirlo, ed avevo testimoniato anche contro lui. E quella fu un’attenuante .
Alla fine su consiglio dei propri avvocati che si parlarono tra loro, ritirarono la denuncia ognuno verso l’altro. Mio marito risarcì Gabriel dei danni della porta e del clarinetto e finì tutto con una ramanzina a ognuno di noi da parte del maresciallo e a me dicendo che non mi ero comportata da moglie non aggiungendo altro, osservandomi con commiserazione.
Finì tutto come una sceneggiata, come diciamo da noi, con il cornuto, l’amante e la fedifraga dal maresciallo dei carabinieri.
Luciano subito andò a vivere da un collega e dopo pochi giorni si prese un monolocale da
Solo, partecipò agli scrutini e agli esami con la faccia gonfia e senza degnarmi di uno sguardo e
tutti sapevano… .
Io restai sola nella nostra bella casa, il nostro nido d’amore e solo allora capii il mio errore e
quanto lo amavo e mi mancava come l’aria. Mi maledivo per quello che avevo fatto, avevo
tradito la sua fiducia, il suo amore solo dopo poco più di un anno di matrimonio e lui oltretutto era stato anche picchiato da Gabriel … Lo amavo… .
Dopo una settimana che si risolse tutto, lui non voleva più saperne di me, ma io lo cercavo sempre con messaggi e telefonate a cui non rispondeva, volevo riconquistarlo, spiegargli, parlargli, farmi perdonare, preferivo che mi picchiasse davvero, che mi punisse e no che non mi considerasse, avevo la testa dura da sarda e volevo riconquistare il mio amore e così andai a parlare al suo avvocato:
“ E’ una donna come me! Mi capirà !” Mi dissi.
Presi a pretesto un suo invito in studio:
“ Lo convocata perché suo marito mi ha dato mandato di dividere la parte patrimoniale, i
soldi che avete in banca in parti uguali, la casa . Se l’acquista lei l’altra metà pagandole la sua
parte sarà sua, oppure verrà messa in vendita, l’arredamento e tutto il resto può tenerlo lei .”
Mi si strinse il cuore, la casa dei nostri sogni , dove avrei voluto vivere e avere i nostri figli… .
Non avevo i soldi per acquistare la sua metà e acconsentii a venderla.
Poi terminato di discutere la parte finanziaria, con gli occhi lucidi le spiegai che volevo
incontrare mio marito , vederlo :
” Avvocato, vorrei che mi aiutasse a farmi perdonare da mio marito.” Le dissi con le lacrime agli occhi .
Mi guardò stupita e con tenerezza, parlammo a lungo dicendo che era una brutta storia quella
che era accaduta e che io avevo rovinato un bellissimo amore
“Suo marito le voleva davvero bene sa! Glielo dico io…. . Comunque ora suo marito non vuole più vederla Simona … e come dargli torto dopo quello che è accaduto.
E non mi riferisco alla zuffa, ma al tradimento. “ Fece una pausa e proseguì: “ Nei giorni scorsi era lì, proprio lì dove ora è seduta lei che piangeva incredulo di quello che gli era capitato, che lei l’avesse tradito, non voleva crederci , gli sembrava irreale… .”
Mi guardò e continuò:
“ E oltretutto nella sua reazione di gelosia per cercare in qualche modo di far valere il suo onore è stato anche aggredito e picchiato e lei lo sa. Come dicono a Napoli cornuto e mazziato… .
Il suo amante quel Gabriel, oltre ad aver fatto sesso con la moglie ed essersi divertito con lei per settimane, lo ha anche aggredito e picchiato.”
Mi guardò mentre io seduta silenziosa piangevo.
“Io proverò a palargli ma non le garantisco nulla, da donna le dico già che disapprovo quello
che lei ha fatto, ma non giudico. Vedrà lui.”
Giorni dopo la cercai e la sentii al cellulare, mi disse che aveva parlato con Luciano e non ne
voleva più sapere di me, che andava via e cambiava città… . Mi misi a piangere.
Avevo disperato bisogno di parlargli, avevo bisogno di lui, ma non c’era.
Una relazione che era iniziata inaspettatamente come un diversivo, una cosa giocosa, si era trasformata nel peggiore degli incubi.
E’ proprio vero che una persona si apprezza solo quando non si ha più… .

E’ passato oltre un anno e mio marito non ha più voluto ne vedermi ne saperne di me. Ha chiesto e ottenuto il trasferimento in una scuola di Roma, ho saputo che ora convive con una collega una sua vecchia amica di università, separata che ha già un figlio.
Gabriel dopo quello che era accaduto non mi ha più cercata, ne io lo cercai , restò ancora due
settimane in cui vidi un giorno arrivare una studentessa nuova a suonare il clarinetto e poi dopo la sentii gemere oltre il muro di camera mia, si era dimenticato di tutto, e di me, e aveva ripreso la sua vita di prima.
Poi è partito, se ne è andato in giro per la sua tournè senza nemmeno salutarmi, mi ha scaricato come una delle sue giovani studentesse … una troietta… come le chiamavo io.
Prima che mio marito ci scoprisse, mi aveva detto dove andava a suonare con il suo gruppo
quell’estate, ma non ho mai più voluto vederlo. Sono tornata alla mia prima considerazione su di lui , che è un cafone .
Io sono sempre a Bologna, sola, senza più mio marito che amavo e amo ancora, per una sbandata ho distrutto il mio matrimonio. Vivo in centro in un appartamentino in affitto da sola, la villetta e stata venduta a un’altra coppia di sposi, non interessava più a nessuno dei due, era il nostro sogno, il nostro nido d’amore … .
Auguro alla nuova coppia che ho visto solo alla firma dell’atto di vendita e soprattutto a lei di non cadere nelle grinfie di Gabriel come è capitato a me e diventare una sua studentessa di clarinetto e altro … so per esperienza che è difficile resistergli ed è invece facile innamorarsi e concedersi a lui. Buona fortuna chiunque tu sia.

Con Luciano come dicevo non ci siamo più visti, non mi rispondeva al telefono quando lo chiamavo o ai messaggi che gli inviavo ogni giorno, ora ha cambiato numero.
Io ora esco con un ragazzo, mi piace ma non lo amo, penso spesso a mio marito, che amo ancora e sempre. Anche se non vuole ne vedermi ne sentirmi, so che anche lui mi ama, mi ama molto nonostante l’accaduto e viva con un’altra e non dispero che un giorno mi perdoni e mi riprenda con lui. Io amo sempre Luciano, è l’uomo della mia vita e non dispero mai che un giorno ritorni da me …lo dico con le lacrime agli occhi.
Durante l’estate sono andata in vacanza in Francia , dove dopo essermi fatta coraggio sono entrata e ho frequentato una spiaggia di nudisti, diventando giorno per giorno una naturalista anch’io girando nuda e in quella condizione qualche volta nonostante tutto ho pensato anche a Gabriel .
Lì , in quella spiaggia nudista ho conosciuto un professore di letteratura inglese, ci
frequentiamo, lui è a Firenze e nei week end ci incontriamo e facciamo sesso. Ma al momento ho più relazioni e non voglio niente di impegnativo.
A volte mi trovo a pensare se non l’avessi tradito , se Gabriel non fosse venuto li in quel
periodo, se quel giorno non fossi andata da sola a casa sua, se avessi smesso quando avrei
potuto, se…se..se… oggi io e mio marito saremmo assieme a forse avremmo avuto anche un
figlio e sarei felice con lui, il mio amore.
Invece mi trovo oggi a 35 anni a essere promiscua, cambiare spesso partner, godere con loro,
ma non essere felice.

E’ stata davvero una grande stupidaggine tradirlo, dovevo fermarmi quando ero in tempo, solo che in quel periodo ero davvero stressata e con Gabriel mi sentivo donna e viva e mi piaceva concedermi e fare sesso con lui.
E’ stato l’unico momento di debolezza della mia vita …e lo pagato carissimo.
Simona.

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Dressage1@hotmail.it
Grazie.

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