Storie ignobili n.17 – La verginità rubata.

 LA VERGINITA’ RUBATA
Note
“Volevo restare pura per te, e donarti la mia verginità tra bianche lenzuola profumate e invece la verginità me la rubata uno sconosciuto su il sedile di un’auto.”
Stefania.
Voglio raccontare la mia storia, che per quanto incredibile è accaduta veramente molti anni fa, alla fine degli anni novanta.
Spero che possa servire d’insegnamento a chi come me è troppo altruista e imprudente e si fida delle persone anche quando sono giovani e appaiono ingenue.
So che non bisogna farne di tutta l’erba un fascio, ma purtroppo anche tra le persone migliori ci sono quelle disoneste. Non ne faccio un problema di etnia e nemmeno di intolleranza, lungi da me certe idee che la mia morale cattolica mi hanno insegnato a ripudiare. Quello che narrerò potrebbe essere accaduto con chiunque, colpa solo la mia ingenuità e solidarietà.

Mi chiamo Stefania ,sono una donna di 41 anni ora, sposata e con un figlio, quando accadde il l’episodio ne avevo 18 anni, ero una giovane allegra e spensierata, ma coscienziosa e responsabile e mi piaceva divertirmi , ma sempre con moderazione.
Ero fidanzata con un mio quasi coetaneo di 20 anni, oggi mio marito, di buona famiglia che lavora nell’impresa edile del padre come geometra .
Uscivamo assieme da qualche anno ed eravamo molto innamorati, c’eravamo conosciuti molto
giovani nelle scuole medie, c’eravamo piaciuti ed iniziato a frequentare ed era nato subito il nostro amore al punto che seppur giovanissimi come accade nelle famiglie borghesi e cattoliche, ci fidanzammo ufficialmente.
Come dicevo le nostre famiglie, borghesi e religiose, ci conoscevano e si conoscevano da molto e approvarono felici il nostro fidanzamento.
Il nostro amore lo vivevamo con tenerezza e ci rispettavamo vicendevolmente, nei momenti
passionali ci limitavamo solo a carezze e toccamenti nelle parti intime, dandoci piacere reciproco.
Erano i momenti molto belli, in cui ci appartavamo in macchia e sentivo assieme ai suoi baci le
sue dita frugare il mio corpo fino ad arrivare al sesso, dove sorridendo a malincuore lo bloccavo:
“ No! Li no!” Gli dicevo.
E si fermava sorridendo baciandomi appassionatamente in bocca e seppur fremente lo stringevo a me. Ero ancora vergine e la mia illibatezza volevo donargliela con amore nel rispetto de sacramenti. Capisco che a qualcuno può far ridere, ma noi eravamo credenti e praticante, rispettosi degli insegnamenti della chiesa.

Un giorno partì con suo padre e andarono a una fiera a Milano a vedere macchinari e attrezzature edili per il loro lavoro.
Io purtroppo studiavo e non potevo andare e sinceramente non penso che i miei genitori mi
avrebbero dato il permesso di stare via alcuni giorni sola con lui, anche se c’era il padre. Partirono il giovedì e sarebbero ritornati il martedì.
Quei giorni che restai sola, da ragazza innamorata non mi andava di uscire con la compagnia ne di fare niente, nemmeno di vedermi con le amiche, con il mio amore ci sentivamo al cellulare alla sera, anche tardi, scambiandoci tenerezze virtuali fatte di parole dolci o tramite sms, di pensieri amorosi.
Quel periodo mi incontravo solo con una ragazza albanese che si chiamava Xhiulieta e aveva 16 anni che abitava nella mia via, più giovane di me, non molto bella, ma molto sveglia e simpatica, con occhi scuri e capelli quasi sempre spettinati. Faceva l’aiuto commessa in un negozio di alimentari ed era arrivata qui in Italia con la famiglia da pochi anni, quando c’era stato il grande flusso dall’Albani, l’invasione diceva qualcuno. Parlava un po’ italiano, ma
non sapeva scriverlo e io nelle ore libere di entrambe, le davo lezioni di scrittura italiana, facendole un po’ da maestra.
Mi piaceva e mi divertiva e poi facevo qualcosa di utile per il prossimo.
Veniva da me il primo pomeriggio, alle 14.00 , quando io uscivo da scuola, frequentavo l’ultimo anno del liceo scientifico con buon profitto, e andava via prima delle 16.00 quando iniziava a lavorare nel negozio da commessa, che era poco distante da casa mia.
Come dicevo sopra facevo un’opera di bene , come diceva anche mia mamma ne ero soddisfatta oltre che felice di rendermi utile per il prossimo.
Quel sabato pomeriggio venne a casa mia come al solito alle 14.00 e iniziai a spiegare e mostrarle come scrivere le parole, ero giù di morale e lei se ne accorse.
“Sei triste?” Mi chiese.
“Un po’ !” Risposi .”Sai sono sola, Roberto il mio fidanzato è partito con suo padre per lavoro e starà via qualche giorno, non rientreranno prima di mercoledì.”
“Ah! Per questo sei triste, perché sei sola!” Disse sorridendo.
“Ma ci sono io se vuoi a farti compagnia:” Aggiunse tenera, con i suoi grossi occhi scuri come il viso, esclamando improvvisamente:
“Stasera andiamo a ballare io e te… vuoi! “ Fui sorpresa, ma risposi subito:
“No! Non esco alla sera e non vado certo a ballare senza Roberto.”
“Dai!!” Esclamò lei infantilmente.”Andiamo! Vieni!…C’è una discoteca nuova nella città vicino, molto bella e piena di giovani! E’ sabato!…I miei genitori non mi fanno andare da sola , dicono che sono troppo giovane.”
“Hanno ragione !… Fanno bene!” Risposi io.
“Dai vieni!” Insistette.
“No!” Ripetei :”Non mi sento e non mi va e poi non so ballare.”
“Ma anch’io non so ballare! Impariamo io e te ci divertiamo!” Esclamò.
Sorrisi di quella risposta ingenua ma fui decisa:
“No Xhiulieta non mi va di uscire il sabato sera e andare a ballare senza lui, mi sembrerebbe di
tradirlo.”
Restò in silenzio alcuni secondi poi esclamò:
“Telefonagli, diglielo!”
“No!” Risposi:” Non voglio che pensi che io mi vada a divertire alla sera quando non c’è lui.”
“ Allora andiamo domani pomeriggio !… “ Replicò pronta:” E’ domenica e la discoteca è aperta, ci divertiamo un po’!… Dai ! I miei genitori non mi lasciano andare da sola, neanche il pomeriggio, se non c’è qualcuno che mi accompagna.” Disse tenera .
Pensai un attimo, mi colpiva il suo desiderio di uscire con me, e quel persuadermi a farlo ad accettare e pensai che forse avrebbe fatto bene anche a me distrarmi e che poi non c’era nulla di, male andare una domenica pomeriggio in discoteca con Xhiulieta, lo avrei fatto soprattutto per accompagnare lei, così le dissi.
“Va bene! …Domani pomeriggio andiamo a ballare in questa discoteca che dici tu.”
“Graziee!! “ Esclamò esultante e mi saltò al collo abbracciandomi e dandomi un bacio sulla guancia come a una sorella maggiore, annunciandomi: ”Stasera lo dico ai miei.”
Mi faceva tenerezza. Era felice per merito mio e questo mi gratificava e anch’io lo ero per la sua.
Pensai che stare assieme a lei alla sua allegria avrebbe fatto bene anche a me.
Quella sera telefonai ai suoi genitori informandoli, dicendogli che il pomeriggio seguente sarei passato a prenderla e saremmo andati un paio di orette a ballare nella città vicino e sarebbe stata con me. Acconsentirono.

Il giorno dopo ci trovammo alle 15.00 poco lontano da casa mia.
Arrivò vestita in modo semplice e colorato, si vedeva da lontano che non era una ragazza italiana, indossava jeans stretti e scarpe da ginnastica bianche e consumate con addosso un maglioncino rosso e sopra un giubbottino bianco sgualcito e consumato anch’esso tipo bomber, con cappuccio.
Il modo di vestirsi con colori sgargianti, abiti fuori moda e non in armonia tra di loro, e il truccarsi in modo appariscente su quel giovane viso, evidenziavano subito che era una extracomunitaria.
Al contrario io ero più elegante, trucco leggero che evidenziava i miei occhi chiari e i lunghi
capelli biondi fermati lateralmente da due fermagli di strass, abiti di marca, stivaletti scamosciati neri a tronchetto, jeans blu scuro e camicetta chiara Dolce-Gabbana con sopra un golfino scuro e la borsetta a pochette a tracolla sulla spalla, anch’essa blu, con una lunga catena dorata.
“Ciao! Come sei carina!” Dissi convenzionalmente sorridendo quando la incontrai . “Stai proprio bene!”
“ Grazie ! Anche tu sei molto bella ed elegante.”Rispose contenta.
Ci avviammo al posteggio a prendere la mia auto, allora avevo una toyota Yaris nera, nuova, regalatami dai miei genitori, ero una neo patentata ma in città e nelle zone limitrofe mi muovevo tranquillamente conoscendo le strade e poi guidavo con prudenza.
Salimmo e partimmo verso la periferia seguendo le sue istruzioni essendoci già stata con il
fratello, arrivammo davanti alla discoteca:
“IL Paradiso.” Si chiamava.
“Woww!! Che nome!” Dissi io.
Lei sorrise.
Esternamente era carina, ma isolata, a lato c’era un grande parcheggio, già quasi tutto occupato dalle auto e girando trovammo un posteggio in fondo ad esso, verso il limite perimetrale a un centinaio di metri.
Posteggiato, ci avviammo all’entrata, davanti c’erano molte ragazze e ragazzi vestiti nei modi più strani che entravano e uscivano dal locale, altri fermi davanti all’accesso facendo campanello, gruppi di giovani che parlavano fra loro fumando e ridendo.
Passammo tra i loro sguardi quasi tutti indifferenti, tranne qualche sorriso di ragazzo verso me .
Pagammo ed entrammo, l’interno era molto grande, con una pista al centro molto spaziosa e, con musica assordante e fasci di luci stroboscopiche, e tutto attorno tavolini bassi con poltroncine divanetti in penombra, da un lato il bancone del bar e l’entrata dei servizi igienici e dall’altra la console del D.J. .
Cercammo, i tavolini erano quasi tutti occupati e ci sedemmo in uno dietro ad altri e ci mettemmo comode togliendo io il golfino e lei il suo giubbotto.
Xhiulieta era felice e io per lei, quando dovevamo parlarci, ci avvicinavamo e urlavamo nelle
orecchie o leggevamo sulle labbra, oppure ripetevamo due anche tre volte la stessa parola.
Mentre eravamo seduti, si avvicinarono parecchi ragazzi a chiederci di ballare, ma io non accettavo l’invito di nessuno, mi ero ripromessa di non ballare, ma di ascoltare solo la musica e così con il sorriso mi rifiutavo e senza volerlo li snobbavo facendoli allontanare. Alcuni erano anche dei bei ragazzi ma non mi interessavano, volevo solo passare un pomeriggio tranquillo senza pensare.
Xhiulieta non riceveva molti inviti, ma su quei pochi mi imitava, dicendo anche lei di no a tutti.
“Ma tu non balli ?!” Mi chiese stupita vedendo che dicevo di no a tutti.
“No! Non ne ho voglia. Vai tu!” La esortai.
“No!…Da sola no. Vado se vieni anche tu! …Perchè non balliamo assieme?” Chiese.
Ero indecisa , in fondo aveva ragione, eravamo in una sala da ballo.
Le sorrisi .
”Ma si!” Pensai.
“Andiamo!” Esclami . Ci alzammo e andammo nella pista a ballare, nascondendo la mia borsa
sotto gli indumenti e tenendola sempre d’occhio da distanza.
Iniziammo a ballare tra noi, muovendoci in modo disordinato con braccia in alto e gambe avanti e lateralmente, ma divertendoci.
Subito si avvicinarono ragazzi che ci lanciavano occhiate e battute, corteggiandoci tra il fragore assordante. Ma non c’era niente da fare , li snobbavo tutti e un po’ mi divertiva questo mio modo di fare, di essere desiderata ma di non concedermi.
Dopo una mezz’oretta di ballo, sotto le luci a intermittenza, accaldate e sudate tornammo a
sederci. La prima cosa che feci pur non avendola mai persa d’occhio controllai la borsetta, c’era tutto.
Xhiulieta si alzò quasi subito:”Devo fare la pipì! Vado in bagno.” E si allontanò in fondo alla sala scomparendo tra la gente.
Stette un po’ prima di tornare, un quarto d’ora circa. Quando tornò mi si avvicinò all’orecchio e mi disse ridendo:
“Ci ho messo molto tempo perchè bisogna fare la fila per entrare, come nel negozio dove lavoro. Bisognerebbe prenotare o prendere il numero.” E rise ancora.
Sorrisi della sua battuta e prima di sedersi disse:
” Fa molto caldo, vado a prendere da bere e torno. Cosa vuoi tu?”
“Una bibita, niente di alcolico.” Risposi e si allontanò verso il bancone del bar.
Tornò e iniziammo a sorseggiare le bevande, ero molto accaldata anch’io e volevo la freschezza in bocca enon mi interessava il gusto di quello che bevevo, basta che fosse fresco.
Si avvicinarono due ragazzi, più o meno della mia età, che la salutarono calorosamente, vestiti
anche loro in modo disordinato e colorato. Pensai che erano suoi conoscenti.
“Ohh Dioo!!” Pensai vedendoli sedersi vicino a noi con i bicchieri in mano, e prima che dicessi
loro di alzarsi, Xhiulieta disse sorridendo:
” Questo è mio fratello e il suo amico.” Me li presentò e iniziarono a parlare tra loro nella loro
Lingua.
Ero a disagio, non capivo niente di quello che dicevano, notavo solo lui che parlando faceva cenno a me con gli occhi e Xhiulieta seria che rispondeva scuotendo la testa.
Dopo un po’ di parlare tra loro, il fratello mi chiese in italiano:” Balli!”
“No grazie!” Risposi gentilmente con un finto sorriso declinando l’invito.
“Abbiamo appena finito di ballare tra noi, sono accaldata, sudata e non ne ho più voglia.”
Xhiulieta mi guardò e si rimisero a chiacchierare tra loro, mentre il loro amico, non mi toglieva gli occhi da dosso fissandomi.
Dico la verità, ero imbarazzata ad essere seduta a un tavolino pubblico con tre albanesi, meno male che c’era penombra e nessuno mi conosceva lì .
Suo fratello continuò a chiacchierare nella sua lingua con Xhiulieta, ma lei vedendomi seccata dal loro parlare in albanese, rispose in Italiano facendomi capire quello che diceva:
“ E’ fidanzata !… Pensa al suo ragazzo che è via per lavoro .” Disse sorridendo Xhiulieta, spiegandogli il motivo perché io non ballassi.
Restarono ancora un po’ li a chiedere su di me, ma vedendo che non davo loro confidenza , si
alzarono dicendo che facevano un giro a vedere se trovavano qualche ragazza.
“Ecco bravi !” Pensai :” Fate un giro ma bello lungo e toglietevi dai piedi, anche se sarà difficile che troviate qualcuna che balla con voi!” Considerai cattiva. Non mi piacevano quei due tipi, soprattutto suo fratello.
Comunque ero felice che se ne andavano.
Si alzarono e sparirono tra la penombra, la musica assordante e la confusione di persone.
Chiesi ad Xhiulieta cosa dicesse suo fratello quando parlava con lei e guardava me.
“Ah! Ha detto che le piaci, che si una bella ragazza, il tipo come piace a lui e non sapeva che eri fidanzata. E così se ne è andato.”
“Meno male!” Pensai “ Figuriamoci se ballavo con lui.”
Poco dopo sentendo lo stimolo di urinare, dissi ad Xhiulieta:
”Devo andare anch’io in bagno a fare pipì. Stai attenta agli indumenti e alla mia borsetta che ho dentro anche il cellulare .” Posai il bicchiere sul tavolo e passandogliela, presi dall’interno due fazzolettini di carta per asciugarmela, mi alzai e mentre mi avviavo Xhiulieta annuì con il capo dicendo:
” Vai tranquilla ! Controllo io.”
Quando entrai nella toilette delle donne, la trovai pieno di ragazze, una confusione, alcune facevano la fila aspettando dietro la porta del gabinetto per urinare, altre erano davanti agli specchi a truccarsi il viso sudato e a mettersi a posto gli abiti fumando, chiacchierando e ridendo, qualcuna con il cellulare in mano messaggiava o parlava con qualcuno.
Aspettai parecchi minuti in coda e quando fu il mio turno entrai nel gabinetto e mi chiusi dentro.
La tazza era tutta pisciata sul bordo e fuori compresa la tavola del copri water e il pavimento , con pezzi di carta igienica a terra, ma ormai finita.
C’era un odore che a fatica sopportavo.
Ero disgustata.
“Guarda un po’!” Pensai:” Dicono tanto degli uomini, ma certe ragazze sono peggio di loro , come fanno a urinare sul bordo? Lo fanno apposta!” Riflettei.
“E ora chi si siede qui sopra a questo piscio?” Mi dissi arrabbiata. Sarei andata via, ma mi scappava, dovevo mingere per forza perché mi scoppiava. E fuori battevano sulla porta perché mi sbrigassi.
Feci come mi aveva insegnato mia mamma quando si doveva urinare in un bagno pubblico o si
era in situazioni particolari. Mi tirai giù i jeans e gli slip fino sopra le ginocchia e feci come avevo visto fare qualche volta a lei.
In piedi sui tacchi degli stivaletti, mentre con una mano tenevo distanti in avanti gli slip e i jeans dal vaso e contemporaneamente tirati in alto in modo che non toccassero il pavimento, piegai le ginocchia allargando leggermente le gambe spostando il sedere indietro sopra ad esso, mi abbassai un poco ma senza toccarlo, e tenendomi faticosamente in sospensione sulle gambe, distante dieci centimetri dal vaso e incominciai ad urinare; dapprima getti e spruzzi
che arrivarono anche sui bordi e poi finalmente lo zampillo in modo continuo, avvertendo un gran senso liberatorio, addirittura piacevole mentre usciva l’urina e si svuotava la vescica. Un benessere fisico.
Era faticoso farla così, la feci in modo acrobatico, ma ci riuscii.
Al termine mi allontanai subito dal vaso, asciugai i peli e la fessura con i fazzolettini di carta e sempre con loro in mano, dopo essermi tirata su lo slip e i pantaloni facendo attenzione che non toccassero niente, aprii la clicca e la maniglia con il fazzolettino, per non toccarli schifata .
Per lavarmi le mani dovetti aspettare alcuni minuti che alcune finissero di truccarsi e poi tornai a sedermi, più accaldata di prima e come mi accomodai, in poche sorsate finii di bere la bibita.
“Avevi ragione !” Dissi ad Xhiulieta:
” Non solo c’è la fila, ma c’è anche uno schifo, altro che i maschi la fanno fuori, c’è di peggio… se
non era perchè non c’è la facevo più, non ci sarei andata, l’avrei portata a casa.”
Lei rise.
Passarono pochi minuti , e la musica divenne meno assordante e più piacevole, vidi ritornare suo fratello e l’amico.
“Oh Dio!!!…Di nuovo qui questi!” Pensai fingendo un sorriso a labbra chiuse:” Evidentemente non hanno trovato nessuna che stia con loro.” Considerai quasi contenta.
Li accolsi con il mio sorriso di convenzione, si sedettero di nuovo, rimettendosi a parlare in albanese con Xhiulieta.
A un certo punto mi sentii accaldata, ebbi un giramento di testa e vampate di calore dentro il ventre e in viso, lo dissi ad Xhiulieta avvicinandomi al suo orecchio sussurrando:“ Mi gira la testa:”
“Ti gira la testa?” Ripetè ad alta voce in modo che sentissero anche loro. “ Non stai bene? “
Mi imbarazzò quel farglielo sapere anche a loro, ma non dissi nulla, non era il momento, l’avrei ripresa in seguito.
“Non so mi gira … come se avessi bevuto e mi sento accaldata.” Precisai.
L’amico intervenne dicendo:”Sarà il caldo e questa musica assordante. Qua dentro manca l’aria, guarda come sei rossa in viso …dovresti uscire a prendere un po’ di aria fresca.”
Effettivamente faceva molto caldo e mi sentivo accalorata.
“No!” Dissi preoccupata :” Passerà!”
Xhiulieta si alzò e andò di corsa in bagno a bagnare un fazzoletto.
“Vado a bagnare il fazzoletto così con un po’ di acqua fresca di rinfreschi.”
“Ma no!” Esclamai, ma lei sparì lasciandomi sola con suo fratello e l’amico, che continuavano a fissarmi parlando tra di loro in albanese.
Stette poco, andò e tornò quasi subito, rinfrescandomi il viso .
“Guarda come sei rossa!” Ripetè l’amico:” Sei come un peperone, ti conviene uscire e prendere
un po’ d’aria fresca. Vieni !” Disse alzandosi per aiutarmi a fare altrettanto.
“Ma no! Non è il caso dopo mi passerà.” Dissi io.
Dover uscire con quei due tipi proprio non mi piaceva, anche se uno era il fratello di Xhiulieta.
“Ma non vedi come sei rossa in viso , accalorata !” Ribadiva.
Effettivamente sentivo la pelle del viso in fiamme, bruciarmi e non solo quella , anche internamente provavo una forte sensazione di calore che mi stordiva.
Spaventata perchè non sapevo cosa fosse, mi lasciai convincere e prima che potessi dire qualcosa suo fratello si alzò, mi prese per un braccio dicendo:
” Su vieni! Andiamo fuori vedrai che se ti rinfreschi un po’ poi stai bene!”
Feci per alzarmi, ero intimorita perchè non conoscevo la causa di quel malessere e quel calore improvviso e controvoglia mi lasciai aiutare a tirare su.
Xhiulieta mi prese da una parte e suo fratello dall’altra.
“La borsetta e il golfino!” Esclamai.
“Li ho presi io!… Ho tutto io stai tranquilla!” Disse l’amico e sorreggendomi sulle gambe accompagnata da loro uscimmo.
Provavo una strana sensazione, il giramento di testa mi era quasi passato, ma mi sentivo
stordita, leggera, ascoltavo e capivo tutto, ma non riuscivo ad oppormi a loro.
Fuori il fratello chiese :
“Dove hai l’auto posteggiata?”
“Laggiù! Lo so io! “ Rispose e fece segno Xhiulieta facendo strada.
Non avrei voluto andare dall’auto, ma sedermi fuori e riprendermi, solo che non riuscivo a impormi, a connettere bene e loro decidevano per me.
Il parcheggio era oramai pieno di auto, molte delle quali posteggiate fuori dalle strisce,
camminammo tra loro, finchè ci avvicinammo tutte e quattro alla mia auto, io che barcollavo sempre più e non riuscivo a tenere l’equilibrio e loro che mi sorreggevano di fianco con le mani sotto le ascelle.
Quando arrivammo, ebbi un attimo di sollievo, non vedevo l’ora di entrare e sdraiarmi . Ma sentii dire dall’amico:“ Qui va bene!”
Ero confusa e frastornata, mi fermarono di fianco alla portiera dalla parte opposta del volante,
d’istinto misi le braccia conserte sul tettuccio e gli appoggiai il mento e il capo, con Xhiulieta e suo fratello sempre di fianco che mi sostenevano.
“ Ti gira ancora ?” Chiese Xhiulieta.
“Un po’!” Risposi muovendo il capo. Ero in piedi, dritta, accaldata e stordita, con loro dietro le
mie spalle .
“Non c’è nessuno in giro.” Sussurro Xhiulieta.
Li sentii parlare ancora nella loro lingua, poi all’improvviso sentii due mani che da dietro portate avanti mi slacciavano la cintura dei jeans e tiravano giù la cerniera aprendoli davanti, e prendendoli sul bordo da dietro li tiravano giù alle cosce, poi alle ginocchia per poi lasciarli cadere ai piedi sopra gli stivaletti.
“Dio mio! Che succede? …Ma che stanno facendo ? “ Pensai:“ Invece di aiutarmi mi stanno spogliando…!?” Volevo fermarli, impedirlo, ma non ci riuscivo, volevo gridare ma nemmeno quello riuscivo a fare se non suoni gutturali di gola, e in quel momento sentii dire in italiano:
“Apri la portiera!”
Xhiulieta prese le chiavi con il telecomando dalla mia borsetta e con un clack metallico fece
scattare e aprire le chiusure elettroniche delle portiere.
“Che fate ?” Farfuglia.
Ma non feci in tempo a finire la frase che sentii delle mani prendere l’elastico sui fianchi e abbassare anche lo slip, prima alle ginocchia e poi giù sopra i pantaloni accumulati in fondo alle gambe sugli stivaletti.
“Ma che fate ?” Ripetei balbettando … “Xhiulieta dove sei?” Chiamai senza avere risposta, mentre quelle mani continuavano a frugare e ad accarezzarmi le cosce, il sedere, il pube.
”Sta-te fer-mi!” Tentai di urlare.
Ero in uno stato di trance, frastornata, la testa non mi girava più, ma non avevo la forza di reagire a niente, facevo fatica anche a parlare e subivo i loro atti di libidine.
Ero senza slip e avvertivo il fresco dell’aria sopra la pelle, sulle natiche ma non facevo nulla per coprirmi e impedire che le accarezzassero, non ci pensavo, non ci riuscivo.
All’improvviso sentii una mano passarmi sul solco tra i glutei, scendere giù da dietro per la sua lunghezza infilandosi tra le cosce, e da lì, cercare e toccare il mio sesso e poi premere le dita su di esso.
Mi irrigidii, ma non mi allontanai, la lascia accarezzarmi piacevolmente la peluria.
E intanto mentre l’amico e Xhiulieta mi sorregevano, suo fratello aprì la portiera dalla parte dove eravamo noi, si infilò dentro e abbassò il sedile al
Massimo, uscendo fuori e dicendo:
“Entra!…Su entra e siediti!” Ripetè , spingendomi per le spalle e facendomi abbassare la testa per entrare.”Vedrai che sdraiata starai meglio!”
Sospinta e accompagnata da loro entrai. Quando fui all’interno seduta, mi spinse indietro facendomi quasi sdraiare.
Ero stordita e confusa e in quel sdraiarmi provai una sensazione di benessere, e pur non volendo li lasciavo fare, capendo tutto quello che facevano, provando sensazioni ed emozioni al tatto delle loro dita. Non volevo, ma non riuscivo a impedirlo.
“Allargale le gambe!…Disse una voce ad Xhiulieta e subito dopo un’altra:
“ Dai non stare li ferma, toglile gli stivaletti e sfilale i pantaloni e le mutandine e falle allargare bene le gambe.” Ripetè.
In quella mia assenza di volontà vidi Xhiulieta abbassarsi dentro l’abitacolo, prendermi un piede e tirando giù la cerniera laterale degli stivaletti togliermeli uno alla volta,
lasciandoli sul tappetino e subito dopo tirare e sfilare i jeans e lo slip dai piedi, riposizionando i piedi all’interno, allontanandoli tra loro lasciandomi a gambe divaricate.
Ero sdraiata dentro la mia auto, nuda dall’ombelico in giù, mostrando ai loro sguardi il mio sesso coperto da una soffice peluria e non avevo la forza di oppormi e reagire.
Inizio io , disse il fratello.
L’amico si sedette dalla parte del volante e lui entrò nell’abitacolo, tra le mie cosce.
Mentre parlava con il suo amico albanese seduto affianco, lo vidi slacciarsi la cintura e sbottonarsi i pantaloni, farli scendere assieme agli slip e mostrami il suo sesso già duro e dritto oscillare davanti a me .
Ero stordita e accaldata, avrei voluto gridare ,oppormi , ma non ci riuscivo, probabilmente come poi ebbi la conferma inseguito,avevo senz’altro bevuto qualcosa che mi aveva stordito.
Non riuscivo neppure a pensare a Roberto in quel momento .
Intuivo cosa volesse fare, ma non ero in grado di oppormi , e immaginate il mio terrore, ero ancora vergine.
“Tu stai fuori e fai la guardia, se vedi arrivare qualcuno avvisaci.” Disse il fratello a Xhiulieta , che appoggiata alla fiancata dell’auto guardava in giro e guardava noi all’interno.
Da lontano, nascosta tra le altre auto parcheggiate, nella mai non si notava nulla di quello che stava accadendo, praticamente da distante si vedevano solo la testa di Xhiulieta appoggiata alla portiera aperta.
Quando il fratello si sputò nella mano, passando la saliva sul suo glande e sulla fessura e i peli che coprivano la mia vulva, al sentire le dita piene di saliva inumidirmi, lubrificarmi frugandomi ,ebbi un sussulto e un fremito.
“ Stai attento, forse è’ vergine!” Gridò quasi Xhiulieta.
“Meglio!” Rispose lui sorridendo stupidamente.
Lo vidi avvicinarsi, adagiarsi su di me e con la mano puntarlo sulla fessura e premere… premere avvertendo la resistenza dell’imene.
“Noh…noh! .Riuscii a farfugliare .
Ma lui spinse con un colpo secco e mi penetrò completamente deflorandomi.
Avvertii una fitta lancinante nella pelvi e gridai dal dolore di aver perso la mia verginità fisica, ma in quel momento confusa non realizzai.
Avvertii le sue mani prendermi per i fianchi, iniziando a muoversi avanti e indietro e a darmi dei colpi incominciando a possedermi.
Non riuscivo ad oppormi mi stava chiavando e non avevo la forza di allontanarlo, e passiva lo
lasciavo fare, mentre lui piegatosi di più su di me iniziava a baciarmi il viso e la bocca e a muovere le mani sulle mie cosce e intorno al sedere .
Sentivo e percepivo tutto, le sue mani sulla pelle, le sue labbra sulle mie o sulla pelle e il suo fiato su di me, e il suo sesso muoversi duro dentro me, ma non reagivo, passiva e assente mi lasciavo chiavare.
Ero drogata, per questo non reagivo ma avvertivo tutto, e fu sempre per questo che passato il primo momento di dolore lancinante iniziavo a provare sensazioni piacevoli.
Il caldo dentro me aumentava e si spandeva dal basso ventre a tutto il corpo.
Si muoveva veloce, stringendomi e baciandomi con la lingua in bocca , facendomi provare
Il piacere fisico e della sua saliva. Quel piacere che non avevo mai provato in vita mia.
Pur non volendo iniziai a godere abbracciandolo anch’io, era il mio primo rapporto sessuale, tante volte fantasticato su come si sarebbe verificato con Roberto, oltre il mio amore e il mio corpo gli avrei donato la mia verginità, la mia purezza e lui l’avrebbe accettata con dolcezza e amore e invece veniva presa con violenza da un extracomunitario albanese che mi aveva drogata.
“ Xhiulieta!… Guarda!” La chiamò l’amico, facendola osservare attraverso il finestrino .
“Piace anche lei essere chiavata da tuo fratello, guarda!…Muove il culo. Gode!” Le disse in italiano storpiato.
“ Baciala!!…Baciala anche tu in bocca !” Lo esortò Xhiulieta esaltata dalla scena che io stessi provando piacere.
Lui non se lo fece ripetere e allungandosi dalla parte destra del suo sedile anteriore verso me, mentre suo fratello mi chiavava, mi girò la testa verso di se iniziando a baciarmi e a limonarmi assurdamente, ricambiato in quello stato di confusione mentale in cui ero.
Mi trovavo in una situazione che mentre suo fratello mi chiavava , l’amico mi limonava, Xhiulieta fuori mi osservava.
Era una sensazione strana , perversa ,approfittavano di me, del mio corpo e della mia mente incapace di reagire, mentre il piacere sotto forma di calore aumentava e si spandeva fortissimo non più solo sul viso, ma nel ventre, dentro al mio sesso, la mia pelvi e in tutto il corpo .
Diede dei colpi veloci, lo sentivo scorrere dentro e mi dava i fremiti sulla pelle.
Che strane sensazioni avvertivo, mi vergogno a dirlo, ma era bello quello che provavo, mi piaceva al punto da farmi gemere e muovere con il sedere verso di lui.
“ Non venirgli dentro !” Le gridò Xhiulieta…” Se no la metti incinta.”
Lui eccitato lo tirò fuori e mi venne sulla coscia, riempiendola di sperma. Era sudato e ansimante come. Aveva finito.
Xhiulieta le passò dei miei fazzolettini presi nella borsa e con aria trionfante lui si pulì dal mio
sangue verginale sul glande e dal suo sperma. Pulendo anche me sulla coscia .
Finito lui fu il turno dell’amico che scese e girò intorno all’auto, il fratello uscì dall’abitacolo ed
entrò l’altro, abbassò i pantaloni e gli slip a mezza coscia e mi penetrò, incurante che lo aveva
appena fatto il suo amico ed ero sporca.
Lui lo sentii di più dentro di me, probabilmente per via delle dimensioni avendole maggiori del fratello di Xhiulieta.
Anche lui sdraiato sopra di me iniziò a chiavarmi e baciarmi. Credo che fosse più pratico e con più esperienza dell’altro, faceva correre le sue grosse mani ruvide e sporche sotto la camicetta, tirandola su assieme al reggiseno, liberando le mie piccole mammelle calde e pallide, iniziando a strizzarle baciandole e leccandole assieme ai capezzoli rosa, che per reazione erano diventati turgidi e dritti.
Provavo piacere anche se non volevo e mi vergognavo e incapace di controllarmi probabilmente per via di quella droga sessuale, mi lasciai andare completamente partecipando all’amplesso, tirandolo e stringendolo a me allargando di più le gambe, per poi da piacere con le cosce a stringere d’istinto i suoi fianchi con i piedi ciondolanti o sul cruscotto.
Non ero e non sono pratica, ma avvertivo la differenza con quello di prima, ed era più grosso, lo sentivo riempirmi la vagina e spingere in su. Erano sensazioni bellissime quelle che avvertivo, mai provate prima e d’istinto, per reazione inizia a baciarlo in bocca, a limonarlo, a intrecciare la mia lingua con la sua, come facevo quando baciavo Roberto.
Aprendo gli occhi intravvedevo Xhiulieta impassibile di fianco e fuori, dietro il vetro del finestrino che mi guardava godere con suo fratello appoggiato a fianco alla portiera aperta .
“La fa godere anche lui .” Sentii dire a Xhiulieta rivolta a suo fratello. “Guarda come gode!”
“Meglio!” Rispose lui :”Almeno se le piace non farà storie dopo.”
“Comunque l’hai sverginata tu !” Sentii che sussurrò lei fiera di suo fratello che lo aveva fatto.
“Si ! Sono stato io il suo primo uomo .” Rispose orgoglioso, aggiungendo: ” E mi ricorderà per tutta la vita!”
Anche l’amico baciandomi e leccandomi il viso e il seno, facendomi godere, diede colpi veloci ,
spinte sempre più forti e profonde da farmi sobbalzare dal sedile e gemere, finchè non resistendo girando il capo in alto e socchiudendo gli occhi dal piacere gridai :
”Oooohhhhhh!!!!”
Avendo il primo orgasmo della mia vita in un rapporto sessuale, intenso e smisurato .
“Ti piace?” Mi chiese lui.
Inconsciamente farfugliai un :”Siii!!!” Non voluto.
Ero avvinghiata a lui che lo baciavo, sudata e accaldata, lo sentivo dentro di me pulsare e grosso e lungo arrivarmi al ventre, ma non sentivo male, anzi mi piaceva averlo, al punto da farmi muovere ancora il sedere e il bacino verso di lui.
Il fratello le disse qualcosa in albanese, che non capii, ma pensai che le dicesse di non venirmi
dentro, perchè poco dopo lo sfilò fuori dalla mia fighetta in fiamme e riversò sul ventre il suo
sperma abbondante .
Ero tanto elettrizzata e godente che restai attaccata a lui abbracciandolo ansimante e spossata, con il suo cazzo ancora duro e sporco di sperma contro il mio ventre piatto. Ero in una sorta di benessere paradisiaco, probabilmente dovuto a quella droga e al godimento di aver fatto sesso per la prima volta. Un piacere così non l’ho mai più provato con mio marito. Sentii il fratello di Xhiulieta che si complimentava con lui in albanese, battendole sorridendo la mano sulla spalla come a dire :”Bravo!!….L’hai fatta godere!!”
Si tirò su anche lui sorridendo, staccandosi da me e uscì fuori dall’auto con l’asta ancora dura che Xhiulieta guardava furtiva. Fu il fratello con un cenno a dirgli di coprirsi per non farsi vedere da sua sorella, si voltò e si pulì con i fazzolettini, rimettendosi a posto.
Intravidi Xhiulieta guardarmi indifferente e abbassare il suo sguardo quando incrociò il mio.
Mi aveva tradita, ingannata e ceduta a suo fratello e l’amico, ma soprattutto gli aveva donato la mia purezza , la mia verginità, lei lo sapeva che lo ero, eppure non fece niente per fermarli.
Nei primissimi momenti di lucidità, quando finì tutto, ero incredula di quello che mi era accaduto, e soprattutto di aver goduto e partecipato all’amplesso con quegli esseri.
Restai sdraiata, nuda con il ventre sporco di sperma, riuscii solo a chiudere le gambe, ero assente ed estasiata.

Li sentii parlare in modo concitato, ma non capivo nulla. Vidi Xhiulieta gettare le chiavi della macchina e la mia borsetta con il golfino sul sedile del guidatore . Sentii sbattere le portiere … e sentii loro e il loro vociare che si allontanavano.
In un lampo sparirono tutti .
Confusa restai sdraiata a guardare il tettuccio interno dell’auto, ero sola, solo il silenzio intorno a me e non avevo nemmeno la forza di piangere, non so quanto tempo restai così, sentivo solo auto che partivano e qualche voce lontana, rimasi il tempo di realizzare quanto accaduto e rimettermi mentalmente.
Poi mi tirai su, allungai la mano e presi i pantaloni e gli slip gettati nel sedile dietro e seduta mi
abbassai in avanti e rinfilai nel piede lo slip e la gamba del pantalone e poi nell’altro e li tirai su fino alle ginocchia e poi staccando il sedere dal sedile tirai su le mutandine e a fatica per la posizione e perchè stretti, i jeans.
Nel mettere a posto lo slip, mi toccai il sesso, mi faceva male ed ero bagnata tra le gambe con la vulva ancora dilatata e calda, tirai su le dita e guardai, era il mio sangue verginale.
Sapevo di aver perso la verginità, ma constatarlo mi fece effetto, tutto era avvenuto non nel modo che avrei desiderato io.
Pensai a Roberto, con lui …non l’avevo ancora mai fatto, ed ero stata sverginata da un ragazzo albanese conosciutolo stesso pomeriggio.
Xhiulieta mi aveva ingannata, non me lo sarei mai aspettato da lei, ero sempre stata buona e
disponibile nei suoi confronti.
Probabilmente si era accordata con suo fratello quando al tavolino della discoteca parlavano in albanese. Forse lui l’aveva costretta a comportarsi così pensai, giustificandola.
Pensai ancora a Roberto mentre mi rimettevo gli stivaletti .
Non so cosa mi era preso, non avevo saputo reagire, anzi avevo partecipato all’amplesso con i miei violentatori, mi vergognavo e non sapevo che fare… .
Riflettevo: “ Li denuncio? …Dovrei dimostrare quello che è avvenuto, ma Xhiulieta è con loro, testimonierà a loro favore, di suo fratello certamente dicendo che non è vero che mi hanno violentata o peggio dirà che io ci sono stata, e poi… verrei marchiata dalla gente e Roberto?… I suoi genitori? E i miei? Cosa direi a Roberto? Mi chiederà perché sei andata a ballare? Forse subito mi crederà, ma poi… saprebbe che sono stata sverginata da un albanese e… .“
Un brivido mi percorse la schiena. …
” Sverginata e violentata da due Albanesi e magari se li denuncio, diranno anche che godevo , che partecipavo e chissà come la racconterebbero loro alla gente.”
Ma ero intimorita e pensavo:” Ma con lui!…Il mio amore, il mio fidanzato, come faccio ? Cosa gli dico che non sono più vergine se lo scoprirà? Sapeva che lo ero! “
Erano questi i pensieri che mi assalivano in quel momento.
Piansi a pensare a lui, Roberto piansi, nono volevo perderlo, lo amavo.
Ma Continuavo a pensare:” Devo trovare qualcosa da dire a Roberto quando scoprirà che non sono più vergine.”

Uscii dall’abitacolo non so quanti minuti dopo, prendendo il golfino mi riabbottonai la camicetta e la misi dentro i jeans , poi restai ferma all’aria, pensando a quello che mi avevano fatt , a come potesse essere accaduto e perchè a me.
Sentivo un forte mal di testa. Mi avevano drogata e violentata e soprattutto sverginata in un
parcheggio pubblico, con l’aiuto di quella piccola vipera, quella serpentella velenosa di Xhiulieta. Mi sembrava tutto così assurdo , eppure era vero.
Feci il giro anteriore dell’auto barcollando e con una mano appoggiandomi al cofano, ed entrai dalla parte del guidatore , camminando mi faceva male la vulva e la vagina. Entrai, chiusi la portiera e mi sedetti in silenzio, stordita , non avevo nemmeno la voglia di nulla, mi sembrava impossibile, mi sentivo come se fosse successo ad un altra.
Erano passate due ore e iniziò a diminuire il senso di calore e di stordimento, accesi il motore e lentamente mi avviai verso casa pensando a cosa era successo, non feci denuncia e non dissi mai niente a nessuno, nemmeno mia madre, fu solo un mio segreto.

Arrivata a casa , in silenzio e non vista andai in bagno, mi chiusi dentro e mi feci la doccia ,
insaponandomi tutta , volevo pulire così anche la violenza che avevo subito, farla andare via con l’acqua.
Guardai i mie slip sporchi di sangue, le misi in un sacchetto e il giorno dopo li gettai in un contenitore per la spazzatura lontano da casa mia.
Non volevo avere niente che mi ricordasse quel momento.
A tavola mia madre mi vide strana, con gli occhi rossi.
“Hai Bisticciato con Roberto? “ Mi chiese
“ Ma no mamma, ho solo mal di testa, voglio stare solo tranquilla .” Risposi infastidita della sua attenzione, e alle sue mille domande successive risposi vagamente, minimizzando il mio stato di svogliatezza e stanchezza, poi andai in camera mia a piangere e riposare .
Con il tempo mi informai, cercando su internet e lessi che esistono diverse tipi di droghe che
vengono usate da dei bastardi per stordire le ragazze e poi violentarle.
Ho trovato vecchi articoli di giornale che raccontavano di questi episodi di solito successi in
discoteca dove ti offrono da bere e ti drogano il drink e poi ti stuprano, più o meno come è capitato a me. Ci pensai e ripensai più volte e concretizzai che quella droga me la misero quando andai in bagno a fare la pipì e lasciai la mia bibita sul tavolo con Xhiulieta. Probabilmente mentre non c’ero loro tornarono e d’accordo con lei la convinsero ad essere loro complice e la versarono nel bicchiere. Non poteva essere andata diversamente, a parte quell’assenza ero sempre stata vicino al mio bicchiere e me ne sarei accorta di qualche manovra strana.
A volte sento alla tv o leggo sui giornali che succede ancora… .
So che con il mio atteggiamento la mia decisione scellerata di non denunciarli ho lasciato le condizioni che potessero farlo ancora a qualche altra ragazza, e forse lo hanno fatto… ma proprio non avevo la forza, il coraggio la capacità di denunciarli, ho preferito far morire tutto dentro me piuttosto che affrontare la gogna. Forse oggi sarebbe stato diverso, ma decisi così.
La parte più terribile di quello che accade, è che tu non riesci a reagire, capisci quello che ti sta succedendo, provi anche le emozioni e le sensazioni di quegli atti, il piacere, il godimento, ma poi alla fine non riesci a capire come sia potuto accadere e nella tua testa c’è come un vuoto.
Questo è un mio segreto. Ora sono sposata e ho un figlio a volte ci ripenso.

Allora dissi a Roberto oggi mio marito, dispiaciuta con le lacrime agli occhi, prima ancora di avere il primo rapporto sessuale completo, che senza volerlo quando non c’era lui mi ero masturbata pensando a lui e senza volerlo con il dito o con l’unghia probabilmente mi ero sverginata. Costernata gli dissi che nella passione spinsi troppo e sentii un dolore lancinante, mi fermai subito e vidi del sangue sul dito e che inseguito poche ore dopo lo vidi anche sulle mutandine. E che mi dispiaceva.
Conoscendo la mia moralità e serietà ci credette, non aveva motivo di dubitare della mia onestà e del mio amore verso di lui,anzi da uomo meraviglioso qual è , confortò anche dicendo di non pensarci e di non farne un cruccio e che comunque sarebbe stato sempre il primo ad entrare in me.
Mi è dispiaciuto molto che non sia stato lui il primo e nemmeno il secondo uomo della mia vita, e di aver provato piacere con quei due extracomunitari da quell’atto barbaro e violento, e a volte dopo tanti anni purtroppo ci penso ancora nei momenti di intimità e mi eccita ricordarlo, e non più con odio verso di loro, ma assurdamente con desiderio che mi possedessero ancora.
Xhiulieta e suo fratello li ho rivisti. lui mi guardava sempre sorridendo, con aria trionfante, Xhiulieta invece quando mi incontrava mi sfuggiva sempre, aveva fatto un piacere a suo fratello, gli aveva regalato la mia verginità.
Seppi in seguito che era una famiglia balorda, che il padre era già stato in galera e la madre si prostituiva e che lei e suo fratello erano fratelli di madre ma non di padre, infatti i lineamenti somatici erano diversi. Dopo un anno non li vidi più, seppi che avevano cambiato città o forse erano tornati in Albania.
Chi non vidi più da quella volta fu il loro amico, quello che mi aveva dato piacere e fatto godere, non lo più rivisto.

Ho passato dei momenti brutti , ma lentamente li ho superati .
Ecco adesso mentre scrivo questo, ho un pò di ansia a pensare a quella domenica pomeriggio ed è la prima volta che mi capita, che mi libero e racconto la mia storia in modo anonimo.
A volte ho dei dubbi, ho paura che in realtà la colpa sia stata anche mia, che mi son fidata di Xhiulieta , in fondo una sconosciuta e che ho bevuto senza pensare.
Alcune notti li sogno, ma non so definire in che modo se con desiderio o repulsione, so solo che mi sveglio turbata con il cuore che mi batte forte e poi mi riaddormento.
Stefania.

Ogni commento e suggerimento è gradito. Grazie.
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