Storie ignobili n.10 – La vendetta del cornuto.

IL CORNUTO

Salve.
Questa è una storia accaduta anni fa e che oggi ho deciso di narrare, preso anche dal desiderio di ricordare.
Mi chiamo Mario e ho 43 anni, sono un bell’uomo, ancora affascinante e all’epoca del fatto ero un bel ragazzo, alto, magro e molto desiderato da altre ragazze. Mia moglie Miriam ne ha 41 di anni, è una bella signora ora, molto piacente, con un fisico attraente e gli occhi scuri, mora,con i capelli mossi sul collo.
Ci siamo conosciuti da giovani, frequentati e amati.
Tutto iniziò qualche anno fa, in una cittadina sul mare, io avevo 28 anni e lei 23, sposati da pochi anni, eravamo ancora sposini si può dire, ed avevamo avuto da poco più un anno una figlia.
Ma moglie durante la gravidanza era ingrassata di qualche chilo che aveva tenuto anche dopo il parto e che avrebbe riperso in seguito.
In quel periodo, cercava di fare dieta, ma non riusciva a dimagrire ed era sempre in equilibrio tra il digiuno e il desiderio di mangiare. Nei momenti liberi dalla bambina, a casa faceva sul tappetino blu ginnastica e cyclette, come vedeva in tv e come dicevano di fare le sue amiche, non potendo andare in palestra, ma con scarsi risultati. Si affliggeva e demoralizzava e presa dalla delusione, pensava di essere brutta con qualche chilo in più,  non si piaceva e credeva di non piacere più, essendo sempre stata magra e corteggiata e proprio non si vedeva in quel modo.
Io mi divertivo, la sfottevo scherzando, era sempre molto bella e attraente anche se leggermente formosa, ma mi piaceva fargli notare quei chiletti di più, incurante che lei ne soffrisse molto davvero, più di quello che io immaginassi .
Come dicevo sopra, anche se il suo cambiamento fisico era modesto, lei si sentiva diversa, non gradevole ne attraente, e io ingenuamente e crudelmente giocavo con questi suoi sentimenti, fino avvolte a farla arrabbiare parlandole delle sue ciccette e me ne andavo ridendo, dicendole “ bisteccona !”…parola che la faceva incazzare e soffrire
molto quando glielo dicevo.
Vivevamo in un appartamento al primo piano di un palazzo attiguo a un hotel e il piano rialzato sotto di noi era composto dalle cucine e da alcune camere dell’albergo stesso, diviso e comunicante da noim proprio dalla scala del nostro palazzo, il cui pianerottolo tramite una porta fungeva da passaggio dei due settori, albergo-palazzo.
Il nostro appartamento era un trilocale che correva per la larghezza del palazzo .
C’era un entrata quadrata di 3 metri x 3 metri, con sul lato destro due porte con vetro centrale zigrinato, una di una futura camera di nostra figlia, ma a quel tempo adoperata un po’ come studio o stanza per ascoltare la musica o degli ospiti. L’altra vicina alla prima, dava in un ampio soggiorno, in cui come si entrava seminascosto alla sinistra , c’era il cucinino non abitabile.
Cucina e soggiorno erano direttamente comunicanti da un ampia apertura senza porta , divisa solo da due tende. Zona  fuochi e zona pranzo-soggiorno erano adiacenti con continuità visiva.
Le pareti laterali della sala da pranzo erano dipinte in un colore che riprendeva la tonalità del pavimento .
Nella sala da pranzo a sinistra, c’era un lungo mobile a credenza, di ciliegio, ad angolo con tutti gli  sportelli a  vetro temperato e ripiani, e copriva due pareti e su di essi vi erano soprammobili, piatti e bicchieri. Nell’angolo di questo mobile c’era un grosso televisore. Subito dopo una porta finestra, dava su un terrazzo ampio, che aveva accesso anche dalla stanza attigua di  nostra figlia ora studio e degli ospiti.
Di lato sulla destra e seminascosto dall’apertura della porta d’accesso, dalla parte opposta della credenza a vetro, al centro della grande parete c’era il divano tre posti, quasi di fronte al televisore, bello , grande, comodo e morbido, dove ci sedevamo alla sera dopo cena a guardare la televisione o a leggere, con la bimba sdraiata vicino
a mia moglie.
Sulla sinistra dell’ingresso altre due porte , la prima dava sul bagno lungo e stretto con la vasca, lavabo , bidet e wc tutti su un lato, quella dopo era la nostra camera, arredata con gusto, e vicino al letto matrimoniale dal lato in cui dormiva mia moglie, c’era provvisoriamente il lettino di nostra figlia.
Di fronte all’ingresso , un altra porta che dava in un piccolo sgabuzzino, che fungeva da
spogliatoio, appendiabiti e porta scarpe.
Mia moglie in quel periodo non lavorava, la bambina era ancora piccola, aveva quasi due anni, faceva a tempo pieno la casalinga ma soprattutto la mamma. Eravamo molto felici.
Io ero e sono infermiere in un grande ospedale e con gli straordinari  guadagnavo discretamente da poterci permettere una vita dignitosa e inoltre qualcosa avevamo da parte.
Facevo i turni, al mattino dalle 6.00 alle14.00, il pomeriggio dalle 14.00 alle 22.00 e la notte dalle 22.00 alle 6.00  del mattino e queste turnazioni mi permettevano di guadagnare bene.
Una notte che ero di turno, come al solito abbracciai e baciai mia moglie e la bambina, ci saremmo rivisti al mattino seguente alle sei e mezzo, sarei passato dal forno e le avrei portato la focaccia o le brioches ancora calde che le piacevano tanto.
Mi accompagnò alla porta, ci  dammo i soliti bacini, e ci soffermammo sull’uscio  a dire le ultime cose, e io a farle le mie raccomandazioni di  non aprire a nessuno e se c’era qualche problema di chiamarmi in reparto. Uscii che erano circa le 21.30, mentre lei mi augurava una notte tranquilla, senza problemi.
La strada per arrivare sul lavoro era breve, pochi chilometri, una decina di minuti e altrettanto per cambiarmi e salire nel reparto.
Alle 21 e 50 ero già su in corsia con le mie colleghe pronto a prendere le consegne sui pazienti del cambio turno. Ci sedemmo intorno alla grossa scrivania del posto infermieri e ridendo e scherzando, iniziammo.
I turni di lavoro erano composti da tre infermieri, ma quella sera ci ritrovammo in quattro a dare il cambio, tre colleghe e io, c’era stato un errore della caposala nel comporre il quadro di servizio e nessuno di noi se ne era accorto prima.
Tra i soliti battibecchi e parole del tipo:”Io non torno indietro oramai sono qui!” Oppure:” Questo è il mio solito turno!…“ Ed altre espressioni dello stesso tenore, si decise, visto che la settimana prima io avevo fatto il turno doppio di notte coprendo anche quello di una collega in malattia, che sarei stato io a tornare a casa .
Ne fui ben felice, stetti ancora qualche minuto a chiacchierare e scherzare con loro, poi le salutai e tornai giù nello spogliatoio a ricambiarmi. Oramai erano le 22.20, lentamente senza fretta guidai verso casa, posteggiai l’auto al solito posto e mi avviai verso il mio alloggio e salii su per la scala.
Mentre facevo le rampe, pensai che probabilmente mia moglie e mia figlia erano già a dormire e che se avessi fatto anche il minimo rumore le avrei svegliate, soprattutto mia figlia, che se perdeva il primo sonno non dormiva più e ci teneva svegli tutta la notte.
Cosi come facevo spesso alla sera o al  mattino presto, silenziosamente decisi di aprire la porta d’entrata piano e se Miriam fosse stata a letto ed era chiusa a chiave, le avrei telefonato per non suonare il campanello, se invece ci fosse stata solo la cricca di chiusura, sarei entrato.
Introdussi e girai lentamente la chiave nella serratura come se fossi un ladro, senza fare rumore, fino ad aprirla e spingere un poco la porta.
Mi stupii che non era chiusa a chiave e c’era solo la cricca della serratura, pensai che forse era ancora sveglia o forse si era dimenticata di metterla, o come a volte capitava per non dover essere svegliata al mattino alle sei e trenta quando rientravo, non la metteva.
Spinsi lentamente la porta con la mano e ne buio dell’entrata vidi dei lampi bianchi sul muro che schiarivano l’ambiente e provenivano dal soggiorno, capii che era il televisore acceso.
“Forse la dimenticato acceso.” Pensai:” O forse  stanca si è addormentata con il televisore acceso.”
Quando fui dentro, sempre silenziosamente con la mano riavvicinai la porta d’entrata allo stipite chiudendola dolcemente, omde evitare rumori.
Feci pochi passi e guardai in camera da letto,aprendo leggermente la porta socchiusa, vidi la bambina nel lettino con la piccola bajour fioca accesa come luce notturna di riferimento, non la lasciavamo mai completamente al buio.
Mi rivoltai verso il soggiorno e assieme ai lampi della tv che attraversavano i vetri illuminando le pareti e il soffitto dell’entrata, arrivavano anche strani rumori soffusi.
Mi avvicinai piano, curioso e teso, la porta era socchiusa, con la mano lentamente la spostai verso l’interno e i brusii aumentarono assieme alle voci basse attutite del televisore e  dalla fessura dalla porta vidi riflesso nelle vetrine della credenza, assieme ai bagliori della tv dei movimenti sul divano .
La spinsi ancora un poco, allungai la testa e guardai.
Mi vene un colpo, una donna sdraiata sul divano a gambe larghe e un ragazzo sopra di essa stavano chiavando, cercando di soffocare i gemiti di piacere.
Ero sbalordito.” Ma che sta accadendo ?” Pensai , non potevo crederci, ero a casa mia. “Chi sono queste persone?” Mi chiesi, ma un dubbio subito mi prese la mente, guardai con attenzione e il sangue mi si gelò nelle vene. Non potevo crederci, era mia moglie Miriam quella donna sotto il ragazzo che si faceva chiavare.” E lui ch era?!”
Ero sconvolto, il  cuore mi si  mise a battere fortissimo, mi sembrava impossibile che fosse lei, non poteva essere vero, era un incubo.
Guardando meglio, e ascoltando le loro voci  basse  ebbi la conferma che quella donna era mia  moglie, e riconobbi anche il ragazzo che sopra di lei la stava chiavando, era Giovanni, il garzone dell’albergo che lavorava nelle cucine al piano inferiore al nostro e che spesso quando mi affacciavo, vedevo sotto il nostro terrazzo trafficare con qualcosa guardando in alto su da noi.
Non sapevo cosa fare, ero bloccato dalla sorpresa e dalla paura.
Avrei voluto entrare e prendere tutte e due a sberle, soprattutto mia moglie, a lui sbatterlo fuori di casa a pugni e calci, ma la paura mi bloccava, la paura che lui reagisse e picchiasse me, era un meridionale, e inoltre avevo il timore che il palazzo sentisse il trambusto e che si venisse a sapere che mia moglie mi  faceva cornuto con lui e inoltre
che si svegliassi la bambina. Non riuscivo a pensare in quel momento.
Furono attimi frenetici, non sapevo cosa fare, come reagire e se reagire, e intanto loro continuavano a chiavare e io a sentire i mugolii  e i  gemiti soffocati di mia moglie sotto di lui che godeva, l’abbracciava e baciava in bocca e sul  collo.
Ricordo solo che pensai:” Brutta puttana!” Ma in quel momento di incapacità e impotenza mentale, stetti fermo nascosto dalla porta socchiusa a guardare. Li  vedevo sdraiati sul  divano , lei sotto e  lui sopra e vedevo quel sedere peloso muoversi in mezzo alle cosce larghe di mia moglie, e le sue gambe alzarsi e stringergli i fianchi  come a trattenerlo, mentre con le mani gli accarezza le spalle .
Istanti concitati, fatti di confusione tra il lampeggiare della tv, e mentre li osservavo passivo, fui preso da una vampata di calore interiore, che mi salì dal ventre al cuore aumentandone fortemente la frequenza cardiaca arrivando al viso, fino quasi a farmelo bruciare. Sentivo il cuore battere all’impazzata e iniziavo a sudare, ma il peggio inaspettatamente stava arrivando.
All’improvviso senza che me ne rendessi conto e lo desiderassi ebbi l’erezione, mi venne il cazzo duro da solo, in assenza della mia volontà, non avrei voluto, ma probabilmente inconsciamente mi eccitava guardarli e sentirli, vedere mia moglie  farsi  chiavare e godere con lui,  osservare le sue gambe allargarsi e ristringersi alla sua vita . Mentre lui gli mormorava parole sconce all’orecchio.
Incapace di reagire, ma anche di fuggire restai a guardare in silenzio e pian piano la mia mano seguendo il  mio  istinto e non la mia volontà, indipendente da essa, si portò dal lato esterno della coscia. verso l’alto e al centro appoggiandosi sulla cerniera dei pantaloni, toccandomelo e costatando la durezza del cazzo.
Nel silenzio, tra il sudore e il caldo, come un automa, iniziai a tirare giù la cerniera dei jeans, spostando giù a fatica anche lo slip tanto era diventato duro e difficoltoso muoverlo nei pantaloni stretti, e con sforzo e tormento lo tirai fuori iniziando a masturbarmi guardandoli chiavare.
Mi sembrava d’impazzire a vedere mia moglie godere così con un altro uomo, come mai aveva goduto con me, tra le sue braccia, osservarla  dimenarsi e muovere il  bacino sotto  e verso di lui e vedere il culo di quel ragazzo alzarsi ed abbassarsi sopra di lei , tra le sue cosce larghe.
A un certo momento si fermarono, vidi che lui le bisbigliava qualcosa all’orecchio e lei che ansimava piano, lo tirò fuori e si alzò, c’è l’aveva lungo e grosso, più del mio, per un attimo vidi completamente mia moglie sdraiata nuda sul divano, a gambe larghe con il foro della vagina aperto che lentamente si stava richiudendo, vedevo le sue grandi labbra luccicare tra i peli scuri dagli umori del suo godimento.
Fui colto dal panico quando vidi lui in piedi, avrei voluto fuggire, ma avevo le gambe bloccate.
“ E se viene qua e mi vede?” Pensai impaurito, mentre il cuore mi batteva fortissimo.
Per fortuna si sedette sul divano, invitando mia moglie prendendola per il braccio ad andare sopra di lui.
Miriam lo fece, si alzò e si sedette sopra di lui con le gambe larghe e piegate come se lo cavalcasse.
Era sudata e spettinata. Vidi lui che le puntava la cappella sulla figa e mettendole le mani sui fianchi lentamente la tirò giù penetrandola di nuovo completamente.
Lei era inginocchiata sul divano a gambe divaricate sopra di lui che aveva il viso e la bocca sul suo seno che leccava e succhiava; mentre lei facendo su e giù su di lui accompagnata dalle sue mani, le abbracciava il capo poggiando la testa in un momento di nuova estasi sopra i suoi capelli.
Godeva …godeva …la vedevo godere con un altro e anch’io ero eccitato al massimo e mi stavo masturbando .
Era incredibile, non potevo crederci sembrava un altra donna, non la mia Miriam, ero nascosto dietro la porta e mi masturbavo guardando e sentendo mia moglie godere chiavata da un altro.
Tra i bagliori della tv e la penombra della lampada quella scena sembrava un film porno in bianco e nero.
Li vedevo di fianco, quando lei chiavando si staccava da lui allontanando il sedere da sopra sue cosce, vedevo il suo giovane seno prosperoso ballare su e giù ai movimenti, quelle mammelle che avevano allattato fino a pochi mesi prima nostra figlia, ora se le faceva leccare e succhiare da lui .
Piena di piacere, chiavando seduta su di lui, cavalcandolo con il busto eretto e il seno in avanti, sudata e accaldata ,si tirava i capelli indietro, per poi lasciarsi andare sopra di lui abbracciandolo e baciandolo sul viso e sul capo.
Senza dire nulla lui tenendola forte per i fianchi si gettò giù di lato mentre la penetrava,
trascinando giù anche lei, continuando a chiavarla in quella nuova posizione, sdraiati di fianco sul divano .
La girò nuovamente sotto di lui, lei allargò le gambe e continuarono a chiavare con foga , finchè ansimante assieme ai lampi della tv la sentii tirare un urlo di piacere, stava avendo l’orgasmo come non ricordo avesse mai avuto con me .
Con due colpi secchi e incontrollati della mano, tremante e con il batticuore venni anch’io ,schizzando il muro buio e il pavimento, e la mano riempirsi di  sperma.
Ansimante e silenzioso di riflesso la stetti a guardare ancora, lei che godeva gemendo… finchè lui con colpi veloci, secchi e profondi …disse a voce alta : “ Vengo anch’io!!… Vengo!!…” Tirandolo fuori grosso e duro dalla figa di Miriam che restando ferma, si fece riversare lo sperma caldo sull’addome… .
Avevano finito.
Dioo mio!!! Non potevo credere a quello che avevo visto e fatto…vissuto a casa mia.
Sudato e con calma ragionai .
“ Che faccio ora?…Devo andare via! Devo andare via!” Mi ripetei mentalmente.
Lentamente al buio, mentre li sentivo parlare, a passi felpati andai indietro come i gamberi, mi avvicinai alla porta d’entrata, mi girai  verso essa e tirai la cricca lentamente e silenziosamente tenendola con due mani per non fare rumore. Aprii la porta  d’entrata quel tanto da poter passare per poi riportarla alla chiusura. Inserii nuovamente la chiave quando fui fuori e diedi il mezzo giro di apertura per non fare sentire la cricca di chiusura, ma tenendola aperta quando l’avrei tirata a me, l’appoggiai leggermente allo stipite, lasciai il mezzo giro della chiave  che chiudesse la cricca e poi con terrore e silenzio ridai lentamente i due giri di chiusura.
Ero sconvolto, sudato e agitato, scesi le tre rampe dalla mia porta d’entrata al portone con le scale al buio, tenendomi con una mano sul muro e una sul corrimano della ringhiera.
Giunsi al portone d’entrata uscii furtivo, guardando il balcone della mia camera in alto a destra ,nel timore che mia moglie avesse sentito qualcosa e fosse venuta a vedere, ma era tutto tranquillo e mi allontanai velocemente.
Non sapevo cosa fare, dove andare, ero sconvolto, mi trovavo in uno stato di agitazione mai avuto prima, asciugai il sudore e camminando a vuoto pensavo, riflettevo, ragionavo .
“ Che faccio ora? …” Mi  chiedevo:”…Ho visto mia moglie chiavare in casa nostra con un altro, sul mio divano e ho goduto nel vederla. ”.
Andai in un bar tra la gente e mi sedetti a un tavolino,ordinai da bere e pensai mentre mi fumavo più di una sigaretta e bevevo una birra.
” Brutta troia, mi ha fatto cornuto… mai  me lo sarei aspettato da lei, abbiamo appena avuto una figlia. Diceva di amarmi e invece? …Ma perchè lo  ha fatto? Si è innamorata? ” Ma dentro di  me mi dicevo :” Io l’amo ancora…l’amo! Che faccio? “ Mi ripetevo.” Le dico che sono arrivato a  casa  prima e  lo vista chiavare con quello sguattero?”
E se lei mi chiede:” Perchè non sei  intervenuto?  Perchè sei restato dietro la porta, cosa ci facevi? Guardavi?!… Che figura ci faccio?” Oppure se a dirglielo ora nega tutto, dice ai parenti che non è  vero, che mi invento tutto? Non ho una prova per  dimostrare quanto visto.
“Cosa posso fare?” Mi  chiedevo:” Dirle che è una puttana, urlarle che è una troia?
Picchiarla e lasciarla. E poi? … In fondo gli voglio ancora bene …l’amo!
E la bambina? … I parenti?…Gli amici? … Farei la la figura del cornuto? …Cosa dirà la
gente ?…Poveretto era al  lavoro è rientrato in casa all’improvviso e ha trovato la moglie che lo faceva cornuto e si faceva chiavare da un ragazzo calabrese e lui è stato a guardare che chiavavano senza dire niente?… Riderebbero di me!“
Capivo che se avessi dovuto avere una di quelle reazioni sopradette, avrei dovuto averle subito al  momento, a caldo e non ora, e mi tormentavo per  non aver reagito subito, ma ero anche sconcertato per avere provato piacere a osservarla chiavare con lui, godere, con un altro uomo e questo  mi sconvolgeva, come era possibile che godessi a vedere mia moglie  chiavare con un altro?“                                                                                                                                                                  Mille pensieri mi passavano per la testa.                                                                                                “E se faccio finta di niente ?…Come se non fosse successo nulla? Continuare a vivere normalmente con lei, con la bambina, cercare di  capire  le motivazioni di  quel tradimento, in fondo le voglio bene, l’amo anche se mi ha tradito.
Potrei fare finta di niente, tornare in ospedale e andare a dormire in qualche ambulatorio e poi domattina come se niente fosse rientrare a casa. Oppure avvisarla che rientro, telefonargli e fare finta di niente?”
Continuai a pensare e alla fine prevalse il sentimento, l’amore, la famiglia, nostra figlia, il far finta di nulla, il tornare a casa telefonandole e parlandole dell’errore del lavoro. Ma dentro di me ero furioso, mi aveva fato cornuto e a casa nostra per giunta e non gliela avrei lasciata passare liscia.Volevo punirla, non sapevo ancora come ma volevo e dovevo farlo.
Ormai era quasi mezzanotte, decisi di telefonare a casa, era ancora sveglia si capiva dalla voce squillante e invece mi disse mentendo che stava dormendo. Mi scusai di averla svegliata, dicendogli la verità , che c’era stato un errore e io ero in più nel turno di lavoro e quindi sarei tornato a casa, che mi ero fermato a chiacchierare con le colleghe e di non spaventarsi se sentiva aprire la porta che ero io.
Le dissi che di li a poco sarei arrivato, difatti dopo mezz’oretta rientrai, questa volta feci volutamente rumore, mi feci sentire.
Aprii la porta, c’era tutto buio, come facevo di solito posai la giacca e le chiavi sul mobiletto a lato con la specchiera e mi avviai in soggiorno e accesi la luce .
Era tutto in ordine, anche il divanodove aveva chiavato, feci finta di trafficare in cucina, poi andai in bagno, mi guardai allo specchio, sembrava che non era successo niente, che era tutto come le altre volte e quello che avevo visto era  stata solo una visione, un incubo, solo il profumo del bagno schiuma nell’aria, dimostrava che si era lavata da poco.
Mi soffermai sulla porta del soggiorno dov’ero quando li osservavo, il muro e il pavimento erano ancora macchiati dal mio sperma, con il buio e la fretta non se ne era accorta, ma al mattino con calma poteva notarlo, così presi una spugnetta in cucina e pulii il muro e il pavimento.
Spensi la luce e andai in camera con la luce di cortesia della bambina sempre accesa, la vidi nel letto, era girata di fianco verso il lettino di  nostra figlia, rannicchiata fingendo di dormire e mi dava la schiena, mi spogliai e in silenzio mi infilai sotto le lenzuola .
Ero ancora eccitato, sentirla e vederla tranquilla vicino a me dopo che aveva appena chiavato con un altro mi faceva impazzire, mi eccitava e disgustava. Le accarezzai il sedere e sussurrai: “ Dormi?”
“ Si dai!” Rispose infastidita, sapendo cosa significava per noi quel segnale. Iniziai ad accarezzarla sulla schiena: “ No dai …stai fermo!…Ho sonno e sono stanca! “ Mi disse .
Facendo finta di nulla insistetti :
“ Dai amore che ho voglia. Sai che non mi piace lasciarti sola … ti desidero e anche tu ne avrai voglia, sono tre giorni che non lo facciamo.”
Probabilmente per paura che mi insospettissi, si lasciò accarezzare e quando la tirai verso me, dandomi le spalle ,allungai il braccio tra le sue gambe e gli misi la mano sotto le mutandine, e sentire con le dita la sua figa ancora bagnata me lo fece venire duro come la pietra. La sua pelle era ancora profumata dal bagnoschiuma.
Facendo finta di nulla gli sussurrai :
”Vedi che sei bagnata anche tu amore e mi desideri!”
” Ma ho sonno…dai!” Ripetè.                                                                                                            “Facciamo presto amore dai! Poi dormi!”                                                                                                   La feci girare a pancia in su anche se lo fece controvoglia e le abbassai le mutandine giù , aiutato da lei che quando furono alle ginocchia, le piegò alzandole e sfilandole dai piedi , gli allargai le gambe e mi misi tra le sue cosce accarezzandogli ancora la figa, pronto per penetrarla.
Mi distesi sopra di lei che fingeva di essere ancora nel dormiveglia e mormorava:” Sono stanca!…”
Ma intanto lasciava fare, non impediva che la toccassi e penetrassi con le dita, più per paura che capissi qualcosa da un suo rifiuto, che dal desiderio vero che aveva di me.
La penetrai, sentii entrando la sua figa già dilatata, allargata dal precedente amplesso, bagnata d’umori e calda dall’eccitazione, ma eccitato per questo, feci finta di nulla, iniziando a chiavarla come al solito.
Le baciai il seno e i capezzoli come aveva fatto il suo amante un’ora prima, li aveva ancora dritti e duri e li succhiai anch’io dove poche ore prima lo aveva fatto lui, lei si lasciò andare e godette ancora anche con me, eccitata forse dal fatto di essere appena stata chiavata da un altro e di avermi fatto cornuto.
Fu un rapporto, breve ma intenso, il pensiero che era stata appena chiavata da quel ragazzo, che aveva goduto con lui, mi esaltava ed eccitava di più e anche a lei, e godemmo tutte e due abbracciati passionalmente.
Sentivo che mi amava nonostante tutto, come lui anch’io le venni sulla pancia, poi mi rigirai sfinito a guardare il soffitto in penombra, mentre lei silenziosa senza dire niente si alzò per andare di nuovo a lavarsi.
Tornò pochi minuti dopo profumata ancora di più di bagnoschiuma, ci demmo il bacino della buonanotte e si girò dall’altra parte mettendosi a dormire.
Dopo pochi minuti mi alzai anch’io e andai a lavarmi, passando mi guardai allo specchio,  mi facevo schifo, avevo chiavato mia moglie godendo e pensando che lo aveva appena fatto con un altro.
Tornai a letto e mi sdraia al suo fianco, forse in quel momento dormiva davvero, mi misi a pensare in che situazione mi trovavo. Ero cornuto, è bruttissimo scoprirsi cornuti per caso, senza sospetti, ma ancor  più brutto era  realizzare che amavo ancora mia moglie nonostante tutto, ed era terribile e sconvolgente soprattutto scoprire che avevo goduto a vederla chiavata da un altro. Mi  giustificavo dicendomi che era per paura di una loro reazione che non intervenni, ma dentro di me sapevo che non era così, inconsciamente mi era  piaciuto guardarli.
Mi addormentai a fatica, con quel pensiero e rimorso, mi sentivo umiliato ed ero disgustato di me stesso, del mio comportamento, e con il tempo iniziai a incolpare lei di quella mia reazione, se mi era piaciuto guardarla chiavare e continuavo a pensarlo  ogni volta che facevamo l’amore.
” Se lei  non mi avesse tradito, non l’avrei sorpresa. Non l’avrei vista e non sarei diventato così, che mi  piace pensarla che la chiava un altro. ” Mi dicevo anche se sapevo che non era vero.        I giorni che seguirono, non dissi niente, pensavo e la guardavo nei suoi atteggiamenti di mamma e di moglie, erano impeccabili, bella, fresca, piena di desiderio, mi sembrava impossibile che fosse successo quello che avevo visto, forse avevo sognato mi dicevo, era stato un incubo. In alcuni momenti dubitavo di  me stesso, di  averli  visti davvero.                                     “Ma come è possibile!” Mi chiedevo?
“E’ una moglie modello, affettuosa e premurosa.” Sentivo che nonostante tutto mi amava davvero e io lo stesso.
“Forse è stato un momento di debolezza.” Mi dicevo cercando di giustificarla accecato dall’amore.
Ma perchè farlo in casa nostra, tra i nostri affetti tra le mie cose, con nostra figlia a pochi metri che dormiva? Aveva sbagliato era vero, ma io l’amavo ancora e così pure lei, eravamo sposati da appena tre anni, ed era la madre di mia figlia. E io reputandomi una persona moderna decisi di soprassedere a tutto.                                                                                                                                   Ma!!…Ma!…Non volevo fargliela passare liscia, volevo punirla per avermi ingannato e tradito, avermi fatto cornuto a casa nostra, poi, dopo l’avrei perdonata e avrei dimenticato tutto.
Lui ogni tanto lo vedevo che guardava sul terrazzo facendo finta di niente e per paura che la chiavasse ancora quando lavoravo e turnavo di notte, mi presi venti giorni di ferie, visto che ne avevo molte da fare.
Quando eravamo assieme io e Miriam e ci incrociavamo fuori con lui nella scala o giù nel portone, notai particolari a cui prima non facevo caso, lei diventava rossa in viso e cercava di fuggire, di allontanarsi dalla sua vista, aveva disagio quando era con me a vederlo e paura che intuissi qualcosa.
Nelle mie riflessioni e pensieri, per prima cosa decisi che non doveva più vedere quel terrone, quel calabrese di m…a, che me l’aveva chiavata. Ma per esserne certo avrei dovuto dirgli la verità, che sapevo che si erano incontrati e chiavato e io non volevo questo, e mi chiesi anche :”Chissà quante volte l’avranno fatto prima che li scoprissi? E se lo ama?”
A forza di riflettere mi venne un’idea.
Di fronte a noi abitava una vecchia, una signora anziana sui 70-75 anni, ma ancora arzilla con il cane, vedova da molti anni, con cui lei aveva litigato per via del cane che aveva fatto la pipì sul tappetino davanti alla nostra porta.
Ero presente anch’io, e questa aveva inveito contro mia moglie dicendole che non era vero e che era una giovane sconsiderata che non amava gli animali, rispondendole male a difesa del cane.
“Scusi signora! Quando esce di casa, non lasci il cane senza guinzaglio che viene a fare la pipì sul mio stuoino, lo già dovuto lavare più volte !” Gli disse mia moglie, ma lei rispose offesa e risentita :
“Non è il mio cane che fa la pipì li!… Io lo porto fuori. Sarà qualcun altro e non il mio cane! C’è l’ha sempre con lui …”Disse:”…o perchè abbaia e sveglia sua figlia o perchè adesso dice che le fa la pipì sullo zerbino. ”
“ Oh si ! Che è il suo cane !” Proseguì irritata Mirian, che seppur giovane di carattere sapeva farsi valere :” Puzza di pipì!” Replicò :” E poi è vero, abbaia quando non deve e mi sveglia la bambina… .”
Lei continuò a ripetere che non era il suo cane e litigarono nella scala al punto che intervenni io e misi tutte le cose a posto.
Ma non si potevano vedere, si guardavano in cagnesco e non si parlavano più.
“Guarda un po’ se il mi devo tenere le pisciate del cane sulla porta … che puzzano anche!” Mi disse agitata dal litigio .
“ Lascia perdere.” La esortai io :” E’ vecchia, sola con il cane e per lei è tutto, una compagnia, come un figlio .”
“Già ma devo essere sempre io a subire.” Mi rispose infastidita.
Erano beghe condominiale che ci sono in tutti i condomini e portano spesso i vicini a litigare.
Ma io  dopo quello che era  accaduto iniziai a essere gentile verso quella vecchietta, elogiando il cane e  giocando con lui fermandomi a parlare con lei nel pianerottolo e feci in modo di farmi vedere più volte da mia moglie che chiacchieravo con lei .
“Cosa vuole quella strega …” Mi chiese un giorno.
“Niente! Mi parla dei pettegolezzi del palazzo e del cane, le solite stupidaggini. Tutte sciocchezze di una povera vecchia ” Risposi facendo finta di nulla.
Passarono un paio di settimane, era quasi estate, giugno , e mi ero preparato un piano per sapere quante volte si vedeva con lui e per punirla, ma avevo timore di metterlo in atto, mi vergognavo di me stesso.
Ma mi decisi ad accelerare tutto, vedendoli un giorno al mio rientro vicini davanti al portone che chiacchieravano e ridevano.
Probabilmente lui gli chiedeva quando sarei tornato a lavorare, quando avrei finito le ferie e avrei rifatto i turni di notte o forse anche di pomeriggio. Appena mi videro, facendo finta di nulla, come se non si conoscessero, si allontanarono l’uno dall’altro, Miriam fece finta di curiosare nella cassetta della posta e lui di pulire il pianerottolo al piano rialzato davanti alle cucine.
Così preparai tutto  e decisi di  mettere in atto quello che avevo pensato e le dissi che volevo passare una domenica solo con lei.
“Ma la bambina?” Chiese.
“La bambina la lasceremo da mia madre. Andiamo a fare una gita io e te soli nell’entroterra, come due innamorati, come quando eravamo fidanzati.” Lei sorrise.
“Partiamo domani mattina alle 10.00 e torniamo nel tardo pomeriggio, verso sera.” La informai.
Era titubante, ma la convinsi a lasciare la bambina da mia madre per una volta.
Quella domenica partimmo per l’entroterra, dopo le raccomandazioni di Miriam a mia madre , sui pasti e il sonno della bimba.
Dopo un lungo giro in auto per le colline, tra il verde rigoglioso della vegetazione ci fermammo in una trattoria a pranzare, parlando del più e del meno ridendo e scherzando tra noi. Usciti  dalla trattoria, passammo ancora un’ora a passeggiare tra il verde mano  nella mano come innamorati,e la osservavo, era bella e sapere che oltre me l’aveva chiavato un altro  e forse aveva una relazione con lui, mi eccitava e tormentava. Lei mi  guardava e sorrideva  pensando che fossi ignaro a tutto quello che faceva. A un certo punto stanca di  camminare lei decise di ritornare a casa dalla bambina.
“Torniamo giù! Voglio andare dalla bambina! Sai che se non la vedo mi agito e mi preoccupo.” Esclamò .
Mi piaceva quel suo istinto materno, mi affascinava, era vero e sincero. Abbracciandola acconsentii e tornammo in auto.
Nel tornare indietro, dalla strada che ci avrebbe riportato in città, imboccai una stradina laterale sterrata .
“Dove andiamo da qui?” Chiese stupita dalla mia deviazione.
“ E’ una scorciatoia, ci fa risparmiare parecchi chilometri, e arriviamo prima.” Le dissi.
Si tranquillizzò e per una ventina di minuti guidai  in una stradina sterrata tra la vegetazione di un bosco mentre lei guardava gli alberi e la natura e dopo qualche chilometro ci fermammo in uno spiazzo nascosto sotto grandi alberi di castagno, tra la vegetazione di un boschetto.
“Perchè ci fermiamo qui !” Mi chiese.
“Facciamo due passi !” Risposi io .
“Dai che è tardi!…” Esclamò seccata :” Andiamo dalla bambina…che non ho voglia di
passeggiare”.
“Solo due passi …” Ripetei io.
Scese per accontentarmi e camminammo un po’ sull’erba, una decina di metri, poi ci fermammo.
Ero di spalle senza guardarla in viso quando le dissi :” Dobbiamo parlare.”
“Parlare? Di cosa?”Rispose lei infastidita.
“Hai un amante!” Esclamai serio… .
Stette un attimo in silenzio :“Cosaaa!!..Ma cosa dici? Scherzi? “ Rispose e si mise a ridere della mia esclamazione .
“No dico sul serio.” Ribadii:” Lo so!” E mi voltai verso di lei .
“ Ma dico!!…Cosa ti salta in mente, vuoi rovinarmi la giornata! Dai torniamo giù che non voglio stare dietro alle tue stupidaggini.”Disse irritata continuando seccata: ”Portami a casa dalla bambina per favore!” E si avviò  seccata da sola verso la macchina .
Feci dei passi  veloce, la superai e mi parai davanti a lei fermandola a braccia larghe come se fosse un gioco.
“Fermati!”…Le dissi :” Se mi dici la verità ti perdono.”
“ Ma che verità?… Che perdono?.. Tu sei matto, ma cosa dici ?! “ Rispose alterata proseguendo cercando di  girami attorno. Ma vedendo che io  mi spostavo dove si muoveva lei impedendole il passaggio esclamò arrabbiata :”Piantala!… Che non mi piacciono queste cose, questi discorsi e questi tuoi atteggiamenti .”
Io avrei  voluto solo parlare, spiegarci, far si che lei si  scusasse e dicesse che non capitava più, che amava sempre me e l’avrei perdonata. Ma visto il suo tono di voce sprezzante e i suoi modi di fare, mi avvicinai e la presi per un polso stringendoglielo forte e facendole male.
“Mi fai male !… Lasciami … lasciami !! Gridò piegandosi di lato con il busto sotto la mia forza per sentire meno dolore,Dicendo per spaventarmi:” Se mi fai male ti denuncio!!”
Non so nemmeno come feci e perchè lo feci. All’improvviso mi partì un ceffone forte sul viso che la fece girare dall’altra parte. Era la prima volta che lo facevo, non l’avevo mai toccata in modo violento.
Si voltò piangendo, guardandomi intimorita, era sorpresa dalla mia reazione, era la prima volta che le mettevo le mani addosso, nemmeno i suoi genitori l’avevano mai picchiata da bambina.
Ma capì che non scherzavo. Ero in uno stato di agitazione, di trance e proseguii.
“Dimmi la verità e ti perdono!”
“Ma che verità ? “ Rispose piangendo con la mano sulla guancia.
“Guarda che ti picchio Miriam!! Non lo  mai fatto ma oggi te le suono!” Le dissi deciso e autoritario.
Notai che era diventata timorosa di me, aveva perso la sua spavalderia iniziale .
“Ma non è vero! Perchè dici queste cose Mario?” Ripetè preoccupata:” Io amo te! Non ti ho mai tradito!”
“Me l’ha detto una persona che vi ha visti, che sa!.” Ribadii incattivito.
“Ma chi ?…Chi? ” Domandò agitata :”Se non è vero!”
“La signora che abita di fronte a noi.” Gridai in collera per il suo negare continuo tirandogli un altro schiaffo più forte del primo, impaurendola di più.
Capendo a chi mi riferivo, alzando le braccia cercando di proteggersi dai miei  schiaffi gridò: “Non è vero… non è vero Mario! Si è inventata tutto perchè mi odia e lo sai anche tu!…Ce la con me e lo sai …e tu credi a lei invece di credere a me, tua moglie?”
“Si!!” Risposi dandole un altro ceffone da fargli girare nuovamente la testa e scompigliare i capelli sul viso.
In quella situazione mi sentivo sicuro, forte, eravamo isolati  nel bosco e nessuno poteva vederci ne sentirci anche se gridavamo. Ero esaltato in quel momento e mi piaceva anche schiaffeggiarla, vedevo la sua inferiorità e la sua paura nei miei confronti.
“Dimmi la verità e ti perdono.” Ripetevo :”So già tutto da molti giorni, ma voglio che me lo dici tu. Se me lo dici tu ti perdono e mi devi promettere che non lo farai mai più e tutto tornerà come prima.”
“Ma non è verooooo!!” Gridò ancora agitata in un tentativo di difesa estrema che non reggeva più.
“So anche con chi! …Vuoi che ti faccia il nome ?” Affermai  prendendola per i capelli e tirandoglieli forte facendole piegare la testa verso il  mio braccio,  mentre lei  cercava di fermarmi tenedomi l’avambraccio con le mani perchè non tirassi.
Sotto la sua supplica le lasciai i capelli e restai ferna a guardarla Mi guardava fissa con timore, con lo sguardo interrogativo e gli occhi che le lacrimavano. Aveva perso tutta la sua sicurezza, mentre io stranamente mi sentivo calmo e forte.
“E’ Giovanni !” Gli dissi :”Lo sguattero calabrese che lavora nella cucina dell’albergo sotto casa nostra… .”
A quelle parole restò in silenzio impietrita e spaventata, diventando rossa in viso oltre che per gli  schiaffi che le avevo dato per una sua reazione vascolare, vergognandosi sentendosi scoperta.
Non sapeva più cosa dire .
“Dimmi la verità !” Ripetei per l’ennesima volta. Mentre lei agitata cercava di ragionare, non potendo più negare l’evidenza.
“Non mi …picchi… se te la dico? “ Mi chiese balbettando.
“No!” Risposi. Tutte le sue difese e sicurezze erano crollate.
“Ci sono andata solo una volta. Io non volevo …fu lui a insistere .”Disse piangendo  farfugliando tremante.
“Come è successo ?” Domandai:” Voglio sapere tutto!”
E iniziò a dire: “ Io… io transitavo con il passeggino davanti all’albergo e lui mi guardava e mi sorrideva, lo incontravo dappertutto, nella scala, per strada, una volta è venuto perfino in spiaggia quando ero lì con la bambina.”
Presa dalla paura mi stava dicendo la verità.
“Poi non so !… Mi corteggiava … .”
“Ma come hai fatto ad andarci assieme?” Gli dissi con rabbia  prendendole e tirandole ancora i capelli.
“ Non lo so…te lo giuro, è successo tutto per caso, lui mi corteggiava, tu eri a lavorare e poi tu mi dicevi che ero grassa e brutta…non lo sò perchè! ” Ripetè mettendosi a piangere.
“Ma io scherzavo quando ti dicevo quelle cose .” Replicai.
“Lo so! …Ma a me faceva male sentirtelo dire e lui invece diceva che ero bella, che avevo un bel corpo e le piacevo e poi non so … non so!”
“Ti piaceva? E’ un bel ragazzo!” Gli chiesi. Restò in silenzio, poi sbottò :” Si!… .”
“E ti ha chiavato?”…Restò in silenzio.
“Rispondi pure tranquillamente, lo so che ti ha chiavato e se non me lo dici tu lo vado a chiedere a lui di persona.”
“No… no!” Esclamò:” Non fare scandali per amor di Dio!” Aggiunse a testa bassa, proseguendo.
“Si lo fatto …ma io amo te! Voglio te …ti voglio bene, è stato un momento di debolezza…non ero io. Credimi! Io ti amo!”
“Quante volte lo hai fatto?” Domandai deciso.
“Cosa quante volte ? “ Ripetè lei affannata facendo finta di non aver capito.
Fui più esplicito:” Quante volte ti ha chiavata?” Chiesi.
Fece una pausa poi spaventata ripetè:”Tre!!”
“Tre volte?..Sempre a casa nostra ?” Altra pausa piangendo in silenzio:” Si !” Ripetè… .
“E sempre di notte?”…Annuì con la testa.
“E come faceva a sapere quando io non c’ero che poteva venire su in casa?” Domandai.
Fece ancora una pausa silenziosa poi rispose:” Stendevo sul balcone l’asciugamano rosso .”
“ L’asciugamano rosso? …Era il vostro segnale?” Domandai.
Non rispose, annui di nuovo solo con la testa a confermare la mia domanda.
Quell’interrogatorio era finito, aveva ammesso la sua colpa, il suo peccato grave, l’infedeltà e il tradimento.
La guardai, era bella, spettinata e le lacrime le avevano disfatto il poco trucco che aveva agli occhi, che le erano diventati gonfi e rossi dal pianto.
Ora era giunto il momento di punirla.
“Spogliati nuda!!…” Esclamai autoritario. Lei mi  guardò sbalordita.
“Come? Cosa?…” Chiese sorpresa e intimorita dalla mia richiesta.
“Spogliati nudaaa!” Gli ripetei alzando la voce arrabbiato.
“Ma come!.. Perchè ?..” Ripetè.
“ Perchè si! …Perchè te lo dico io !…Ubbidiscimi!!” Gli dissi tirandole  ancora i capelli aggiungendo :” E’ meglio per te!”
Si guardò attorno preoccupata:“ Ma qualcuno potrebbe vedermi.” Rispose con voce scossa.
“Qualcuno potrebbe vederti? …Forse Giovanni ? “ Dissi sarcastico ,aggiungendo:” Ah già…! Ma lui ti ha già vista nuda … ti ha anche chiavata!”
“Spogliati nudaa!!” Gridai ancora più forte.
Intimorita e tremante si spogliò nuda lentamente, facendo cadere gli indumenti uno a uno sull’erba, ripetendomi:“ Però non mi fai niente vero?…Non picchiarmi!… Non mi lasciare qui da sola nuda che ho paura!”
“Tu spogliati nuda e basta!” Ripetei freddo e staccato.
Quando fu nuda la guardai, era bella con quel suo corpo pallido di 25enne, appariscente, pieno e ben fatto, con le mammelle gonfie e sode e il suo triangolo di peli neri curato.
La feci mettere a carponi sull’erba, come un animale, una cagna e gli guardai il suo splendido culo, era mia intenzione tirarle un calcio nel sedere e finirla li, invece all’improvviso mi eccitai della sua ubbidienza e a vederla in quella posizione sull’erba e mi balenò un’idea.
Slacciai la cintura di cuoio e la sfilai dai pantaloni e tenendola per la fibbia in mano inizia a colpirla, a frustarla su quel suo bellissimo culo bianco, pieno e sodo, una, due, tre, quattro volte, fino a cinque. Si sentiva lo schiocco del cuoio sulla pelle che era diventata striata e rossa, mentre lei piangeva singhiozzando e gridava:                                                                            “Basta!…Basta Mario !…Ti prego.”
La stavo umiliando, smisi all’improvviso dicendo:”Ora girati  verso di me, inginocchiati e chiedimi perdono.”
“Si …Si!” Ripetè come una cagna sull’erba, si girò verso di me, mise le mani giunte senza che glielo chiedessi e inginocchiata  e piangendo mi disse:                                                                           ”Perdono! Perdono! Perdono…ti chiedo perdono Mario, non lo faccio più, non ti tradisco più, farò quello che vuoi e che mi dici .”
Esclamò con il culo segnato dalle cinghiate.
“Farai tutto quello che ti dirò!?”                                                                                                                     “Si! Si!..”                                                                                                                                                            “Quando  dovrai chiavare con un altro lo farai solo conchi dico io !?”                                             “Si…si!!! Farò come vuoi tu , tutto quello che vuoi!”                                                                              Eccitato dalla sua sottomissione inaspettata, la tirasi su per un braccio e mentre piangeva iniziai a baciarla sul viso, sentivo il sapore salato delle sue lacrime sulla lingua, e mentre singhiozzava, la bacia in bocca e la limonai.
Ero eccitato al massimo, avevo il cazzo durissimo, la spinsi dolcemente giù assieme a me e ci sdraiammo sull’erba, sbottonai i pantaloni tirandoli giù a metà coscia, gli strofinai la cappella dura sopra la fessura mentre lei  non diceva nulla in preda al  singulto e scoprii con sorpresa che era umida, era eccitata anche lei, aveva la figa bagnata.
Era un modo nuovo di fare l’amore, di sentirmi eccitato, con le dita sentii la sua umidità vaginale, non piangeva più, aveva il singhiozzo di  fine pianto che scemava mentre gli baciavo il viso.
La baciai e penetrai, allargandole le gambe iniziai a chiavarla con foga sull’erba ripetendole: “ Da oggi ubbidirai sempre a me!…”
“Si !Si !” Mi rispondeva in una eccitazione mista a paura e godimento .
“ Sei mia e da ora ti farai chiavare oltre che da me … solo da chi vorrò iooo!!!…Capitooo!!”
“Sii!!… Sii!!” Rispondeva in preda a una strana confusione.
Quello strano dialogo sussurrato eccitava tutte e due.
“Ti faceva godere quando ti  chiavava?”…Chiesi:”Rispondi e dimmi la verità!!” Gli dissi.
Restò in silenzio per paura di una mia reazione.                                                                                 “Dimmi di si  che ti  faceva godere che ti piaceva chiavare con lui!” La esortai senza più vergogna di mostrarmi eccitato a quello che aveva fatto.                                                                                    Esitante emise un :” Siii !!” Che gli morì in gola.
“Ripeti!” Sussurrai.
“Si…si mi faceva godere!” Bisbigliò smarrita.
“Più di me?“ Domandai… e il suo silenzio godendo fu eloquente più di un si.
Ero tanto eccitato che non resistetti molto, lo tirai fuori e  venni  sulla pancia.                                   Finita la chiavata ci rialzammo, si puòì con dei fazzolettini e  poi lentamente in silenzio si rivestì mentre io la guardavo .Ci mettemmo a posto…aveva il sedere rosso e gli occhi gonfi dal pianto e le era venuto il singhiozzo, faceva fatica a sedersi sul sedile dell’auto dal bruciore al culo.
Tornammo a casa in silenzio, non parlava.
Mentre guidavo, solo due mie frasi ruppero la tensione: ”Ti ho perdonata!…E da oggi a lui non dovrai più vederlo …capito! ” Esclamai autoritario. Lei  annuì con il  capo  e io contimuai: ” E come abbiamo stabilito ti farai chiavare solo da chi vorrò io!” Dissi fermo e deciso: “E non farti venire strane idee di fare denuncie o parlarne con qualcuno se no  quello di  oggi diventa solo un assaggio.”
Con gli occhi  gonfi e rossi  annui ancora con la testa. Era spaventata ed era stata punita.
Passai da mia madre e scesi io a prendere la bambina, lei non si fece vedere con il viso stravolto dagli schiaffi e dal pianto e tornammo a casa.
Ora sapeva chi comandava, ma in seguito non fui mai possessivo e violento nei suoi confronti, cercai di riconquistarla e ci riuscii e tornammo a vivere come prima con amore, ma in modo diverso, riscoprendoci in un nuovo modo d’amarci. Io ritornai docile e amabile e lei la mia regina. Lei  in fondo  mi  amava davvero anche se gliel’avevo date e io lo stesso l’amavo anche se  mi aveva tradito.  Non vide mai più Giovanni il calabrese e ritornò come prima, accettandosi con qualche chiletto in più. Andammo avanti cosi per mesi, finchè la ingravidai  nuovamente e dopo due anni  da quell’episodio avemmo un altro figlio, un maschio a sugellare il  nostro ritrovato amore.

Ma oramai eravamo tutte e due dipendenti  di quel nuovo modo perverso di amarci, di farlo per godere e per avere l’orgasmo pensando sempre, lei di essere chiavata da un altro e io  di essere un altro uomo che la chiavava, finchè un giorno accadde davvero, provammo realmente quella nuova esperienza che fantasticavamo alla sera a letto mentre chiavavamo; tutte e due d’accordo e consenzienti e tramitie gli annunci  su internet.
La prima volta scegliemmo una coppia della nostra età perchè ci sembrava naturale, ma non ci piacque molto lo scambio e successivamente scelsi io, provammo con un uomo solo, con me che la guardavo chiavare. Subito non voleva in questo modo, si  vergognava di me che osservavo, ma poi accettò. La chiavò un cinquantenne, uno bravo con esperienza, contattato anch’egli con un annuncio e nonostante avesse il doppio dei suoi anni piacque a tutte e due quello che avvenne, tanto che saltuariamente lo incontrammo ancora. Senza rendermene quasi conto ero diventato un cornuto consenziente o meglio cuckold come si dice ora e mi piaceva esserlo e a  lei farsi chiavare da altri uomini. Fu quell’uomo pratico di questi tipi di incontri a tre, dove lui era il maschio, a insegnarmi ad essere cuckold, ad accettarmi e goderne di quello che ero e faceva mia moglie con gli altri. Mi disse cosa dovevo fare  quando eravamo in tre e mi insegnò a leccarle la figa dopo che lui l’aveva chiavata, a gustare il suo piacere procurato da un altro maschio, o a masturbarlo prima del rapporto per fargli venire l’erezione per poi chiavarla, e godere dell’umiliazione che provavo verso mia  moglie da vederla con altri uomini.                       E da allora non smettemmo più di avere questo tipo di rapporti saltuariamente, con il tempo cambiammo partner, arrivando a sceglierseli anche lei …diventando lei una sweet  e io un cuckold.

Fu  così che nella mia vendetta  per avermi fatto cornuto, la feci diventare una swett,  facendola accoppiare nel tempo  con altri  uomini, cambiando la sua  sessualità come lei aveva cambiato la mia quella sera che la vidi con  Giovanni sul divano, anche se questa pratica significava nel gioco umiliarmi e sottomettermi a lei. Negli anni ha provato di tutto, dall’incontro con  ragazzino al sessantenne fino al  ragazzo marocchino che lavorava  nel ristorante,  ed ora ci amiamo e continuiamo a vivere così, lei è una buona moglie e un ottima madre e io un buon marito.

Ma questa è un altra storia che forse ti invierò prossimamente, ciao Educatore .
Mario.

Ogni commento e suggerimento è gradito.
Grazie.
Inviare a “dressage1@hotmail.it

I contenuti presenti sul blog “Immoralexx” dei quali è autore il proprietario del blog,non possono essere copiati,riprodotti,pubblicati o ridistribuiti in forma parziale o totale senza previo accordo con l’autore stesso e citando sempre la fonte d’origine.
E’ vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.
Copyright © 2019 Immoralexx by Educatore. All rights reserved