Storie ignobili n. 7– Il suocero.

IL SUOCERO.

Note. Non è libera chi è schiava del proprio corpo e dei suoi desideri.   Seneca

Questa storia è la confessione di una vicenda accaduta realmente qualche anno fa in una piccola città della Sicilia orientale nelle vicinanze dell’Etna, una cittadina calda e piena di sole, sul mare della riviera Jonica.
Una episodio famigliare mi cambiò drasticamente la vita e il modo di rapportarmi con mio marito. Vivevo sola con i miei bambini e mio suocero e un susseguirsi di emozioni, sensazioni ed eventi mi portarono a cedere nel peccato.
La solitudine e il desiderio prevalsero sulla fedeltà, l’onore e il rispetto per mio marito, facendo nascere una storia incestuosa che dura ancora adesso .

Mi chiamo Rosa, sono una signora siciliana di 35 anni … “di razza “ …. come dice scherzando mio marito, la tipica meridionale con il volto pallido e gentile e gli occhi intensi di colore scuro e ammalianti, che lasciano trasparire un filo di timidezza sul viso e lunghi capelli neri sciolti sulle spalle , neri come la pece. Leggermenete formosa, ma piacente e desiderata, cresciuta nei  valori  della famiglia, del matrimonio e religiosi.
Sono sposata da undici anni con un marittimo, Lillo (diminutivo di Calogero), di 37 anni e abbiamo tre figli, un maschio di dieci anni, una femminuccia di otto e un altro maschietto di quattro anni .
Dalle nostre parti la maggior parte della popolazione maschile o lavora all’estero o naviga o fanno i pescatori.
Mio marito, come suo padre, mio padre e mio fratello e i nostri nonni, sono tutti marittimi da generazioni e quindi noi donne, sappiamo vivere questa vita solitaria lontano dalla persona che si ama, ma soprattutto sappiamo come comportarci in questa situazione avendola già vissuta con le nostre madri e i  nostri padri. .
Spesso iniziano a navigare da ragazzini e smettono quando vanno in pensione, quello è il loro mestiere, navigare all’estero, dove il guadagno era certo anche se non era molto  e stare via lunghi periodi  da casa.
Il mio era stato un matrimonio d’amore, amavo mio marito con tutta me stessa, era stato il mio primo e unico uomo e con lui ho avuto due figli.
Abitavamo in una casa in affitto, ma i soldi che guadagnava ci bastavano appena per fare una vita decorosa. Lui faceva e fa ancora imbarchi di sei mesi e poi sbarca e torna a casa per 30 – 40 giorni per poi ripartire di nuovo.
Ero una vedova bianca, con il marito imbarcato per lavoro per lunghi periodi, come mia madre, mia suocera e molte qui in paese. Una di quelle mogli che vivono la loro vita più senza marito che con loro, che restano a casa ad accudire i figli e a volte anche altri parenti, mentre i loro mariti o navigano o emigrano ; e vedono il loro coniuge una o due volte l´anno, per brevi periodi, le ferie estive o a Natale oppure quando sbarcano.
Ma a me quella vita bastava, ero felice e fedele, come lo era stata mia madre con mio padre, mia cognata e mia suocera e seppur corteggiata dai ragazzi e uomini del posto, non concedevo nulla, non solo le mie grazie , ma neanche la mia confidenza a nessuno, snobbando i corteggiatori, rimanendo una donna seria ,onesta e desiderabile senza elargire nulla, accompagnadomi spesso con i  bambini e delle amiche,  o la suocera e parenti varie, mai da sole.
Attendevo con ansia il suo ritorno, che sbarcasse per avere un contatto fisico con lui, un po’ d’amore e calore intimo e anche sessuale, perche il desiderio carnale era sempre in agguato a noi donne in astinenza, specialmente in quelle giovani.
La nostra abitazione era poco distante da quella dei miei suoceri, come si usa da noi tutte le mattine passavo da casa loro e con mia suocera andavamo a fare la spesa o a passeggio e andavo spesso a casa sua, una bella casa grande, di loro proprietà avendola acquistata con i soldi del lavoro di  mio  suocero, che navigava anche lui fin da giovane.
“Vedrai che tra qualche anno anche tu ti comprerai la casa, devi solo aspettare e te la farai come vuoi tu.” Mi diceva mia suocera.
“Ehh ..magari! “ Rispondevo :” E’ il mio sogno avere una bella casa tutta mia, ma noi abbiamo due figli piccoli e devo pensare prima a loro che alla casa . “
“Giusto!” Mi rispondeva:” Devi essere prima una brava moglie e una brava madre e devi saperti regolare soprattutto con il tuo corpo.”
Già parlava bene lei che aveva più di 50 anni di controllare il corpo e le pulsioni sessuali che conosceva bene, visto che lei  c’era già passata prima di  me e mi dava consigli in merito per  come distrami da sola, con le dita, ma io allora ne avevo 25  ero innamorata di  mio  marito, avevamo due figli ed ero piena di desiderio. Comunque vivevo felice, soddisfacendomi anche da sola qualche volta la notte quando non resistevo più, seguendo i  consigli di  mia suocera, pensando sempre a mio marito, come facevano tutte le mie paesane con i mariti lontani .
Vivevo una vita tranquilla e felice da moglie, madre e casalinga, sempre nell’attesa del ritorno del mio uomo . In casa non ci mancava niente grazie a mio marito, io non lavoravo e pensavo ai figli, avevamo tutto quello che ci serviva, anche nel vestire pur non potendo fare grandi spese.
Con lui quand’era imbarcato ci sentivamo settimanalmente al telefono tramite centralino, e a volte come si usava anni addietro, ci scrivevamo anche delle lettere spedendole nel prossimo porto di approdo dove sarebbero andati e lui l’avrebbe trovata già là, ad aspettarla e li  nella lettera  intimamente potevamo scambiarci i nostri sentimenti, insieme ad effusioni e tenerezze verbali, in una forma intima e privata.
I bambini crescevano e io li accudivo da buona mamma e il  tempo passava.
Vivevamo sereni , finchè mia suocera non stette bene per problemi cardiaci e mancò
all’improvviso, aveva allora 57 anni .
Mio suocero entrò in depressione, si disperava, non volle più andare a navigare e avendo 58 anni di età e 40 di navigazione, con delle agevolazioni riuscì ad andare in pensione e si ritirò a vita privata.
Io allora ne avevo 30 di anni, mio marito 32 .
I primi tempi gli stavamo vicino, cercavamo di non fargli sentire l’assenza di sua moglie, gli preparavo io da mangiare, spesso veniva a pranzare e cenare a casa nostra, gli lavavo gli indumenti e glieli ridavo stirati.
A volte anche alla sera si fermava con noi.
Questo durò per parecchi mesi, mi occupavo io di lui, dei suoi bisogni, anche quando mio marito era imbarcato e spesso compravo i fiori e lo accompagnavo al cimitero da mia suocera e lo vedevo piangere davanti alla sua lapide, facendomi tanta tenerezza.
Un giorno dopo che era sbarcato mio marito, durante un pranzo con i bambini vicini ci fece una proposta:
“Perchè non venite a vivere tutti a casa mia. A me basta una stanza, tutto il resto sarebbe vostro, per voi e per i ragazzi. La casa è grande e poi un giorno resterà vostra. Se vuole Rosa può fare anche dei lavori di abbellimento, risistemarla come piace a lei, a me oramai non interessa più.”
Restammo sorpresi, ma felici di quella proposta.
“ Ma è sicuro papà ? Non la disturbiamo ? “ Chiesi io gioiosa di quella proposta :” I bambini giocano , fanno rumore, magari le danno fastidio!” Dissi.                                                                      Come da usanza nelle nostre famiglie e nei  nostri luoghi, per rispetto si  dava del lei e il suocero veniva chiamato papà dalla nuora o  viceversa dal  maschioalla suocera.
“Ma che disturbo e fastidio, semmai ravvivano la casa che ora sembra un mortorio, a me
piacciono i bambini e poi sono sangue del mio sangue, figli di mio figlio e questa è casa loro.”
Ci pensammo un attimo, eravamo felici di quell’invito, mi piaceva l’idea di avere una casa nostra. tutta per noi, anche con la cameretta per i figli.
Aggiunse ancora :” Rosa se vuoi puoi rifare anche le piastrelle in bagno e in cucina, pago io, la casa fattela come piace a te, sarai tu la regina della casa e vivremo tutti assieme se volete, io oramai sono vecchio e quando mancherò la casa resterà a voi e ai vostri figli.” Ripetè.
“Che dite papà!” Dissi io :” Non fate di questi pensieri! Per morire c’è sempre tempo, siete ancora giovane e pieno di vita, siete giù per  colpa della disgrazia a mamma (mia suocera), ma non pensateci, non angustatevi ci siamo sempre noi con voi ora, godetevi la pensione.”
Felici rispondemmo subito di si ed accettammo e dopo aver fatto alcuni lavori di abbellimento nel bagno, nella cucina e  rifatto tinteggiare tutti i muri, andammo ad abitare lì, a vivere con lui, nella nostra nuova casa.
La casa era veramente grande, una di quelle vecchie del centro storico rimessa a nuovo, con camere larghe e spaziose ed i soffitti alti e a volta .
Iniziammo a vivere una vita tranquilla, non dovevamo più pagare l’affitto e lui non voleva niente e i soldi risparmiati, potevo spenderli per me e per i figli.
Lui mi esortava ad essere bella anche se Lillo non c’era, a vestire bene a fare onore a mio marito con la mia bellezza e serietà.
Mi sentivo felice in quel periodo.
Un pomeriggio mi invitò in camera sua, aprì l’armadio e disse:
” Questi sono i vestiti e le cose di Angela mia moglie, prendili tu e indossali ! …Ci sono dei capi molto belli, cappotti, giacche, vestiti e la taglia èpiù o meno e la stessa, penso che ti vadano bene, provali!”
Mi provai alcune giacche e i cappotti, mi stavano veramente bene e uno aveva anche il collo di pelliccia.
“Ti stanno benissimo!” Esclamò guardandomi:” Sembrano fatti a posta per te, prendi tutto quello che vuoi e porta in camera tua, Angela da lassù sarà contenta che prendi e metti le sue  cose. Ma li devi indossare però!” Precisò.
“Si! Sono belli!” Esclamai:” L’indosserò senz’altro!” Risposi felice.                                             “Prendile e mettili prima che che ci  mette le mani sopra tua cognata…e finiscono a lei.” Mi disse:” Io sono  felice così ed è quello che vorrebbe anche Angela che ti  voleva bene come a una figlia.”                                                                                                                                                          Accettai, dalla contentezza lo  baciai sulla guancia. Presi gli abiti, le scarpe e tutto quello che aveva e li portai in camera mia, dividendo quelli estivi da quelli invernali, qualcuno lo adattai alla mia misura, essendo appena un po’ più magra di mia suocera, misi anche le sue gonne e le sue camicie.                                                                                                                                                              Lui era felice che lo facessi, al punto che una sera mentre i bambini erano in soggiorno  a guardare la tv, si presentò in cucina con un un portagioie a cofanetto di  buona fattura, che conteneva tutti i preziosi di mia suocera Angela, dicendo:
” Prenditi e mettiti pure queste cose! Voglio che li tieni tu!…Che li indossi tu!..Che siano tue !”
E dicendo così, li rovesciò sulla tavola. Guardai cerano molte belle cose, alcune chincaglieria, ma altre erano oggetti di valore, d’oro, d’argento con brillanti e anche di corallo. C’erano degli orecchini, qualche anello con brillanti, un orologio da polso molto bello, qualche bracciale e collane e catenine, una di perle che gliela vedevo sempre al collo nelle occasioni importanti e che mi  piaceva tantissimo.
Tutti oggetti che le aveva comprato e regalato lui navigando .                                                                “Ma non so se posso  accettare anche questo papà!” Dissi:” Sono cose talmente personali… sono un ricordo di vostra moglie.”
“Proprio per questo voglio che li abbia tu:” Rispose.
Al mio diniego insistette, finchè li accettai, e lo feci anche perchè sinceramente mi piaceva avere qualche gioiello da indossare e mostrare quando uscivo e quelli di  mia suocera erano belli e mi  piacevano.
Mi avvicinai e lo abbracciai e baciai :
” Grazie papà! …Farò onore ai gioielli di Angela .”Dissi felice.
“Vedrai , quando lo saprà Lillo che li ho dati a te, sarà felicissimo.” Aggiunse e così fu , mio marito era orgoglioso che li portassi.

Ne giorni seguenti iniziai anche a indossare gli abiti di mia suocera, assieme ai suoi gioielli, erano belli e mi piacevano, pensavo all’invidia che creavo nelle paesane quando mi vedevano, così giovane e già ingioiellata e soprattutto mia cognata che non andando d’accordo con mio suocero, disse che a lei non interessavano e non indossava le cose degli altri, ma che suo  marito  poteva comprargliele nuove. Era una frecciata maligna verso di me!
Quando mio marito sbarcò e mi vide con queste donazioni, fu contento :
” Ti vuole bene come una figlia mio padre .” Mi disse e anch’io lo pensavo .
Passato un mese le preparai le valigie e tutte le sue cose e Lillo si rimbarcò. Eravamo a inizio estate e lo avrei rivisto a inverno innoltrato. Quando partì, mi abbracciò e baciò, ribadendomi frasi di circostanza, di stare attento a me e ai bambini, dicendomi anche:
” Per ogni cosa rivolgiti a mio padre. Lui ti aiuterà.” Le risposi di si, di stare tranquillo.
Quel giorno fu di tristezza,come ogni  volta che partiva  lo passai in casa a girare e far pulizie chiusa in me stessa mettendo in ordine per far passare il tempo e non pensare.
Quella sera in camera mia, dopo aver messo a dormire i bambini nella loro cameretta, mi guardai nuda allo specchio, ero bella nella mia tristezza da vedova bianca, guardavo il  mio  corpo che per sei  mesi non sarebbe più stato  toccato da mio marito, con tutti i capelli corvini tirati sulla nuca in modo disordinato, tenuti assieme da forcine, lasciando libero il collo, lungo e superbo .
Si sarebbero passati molti mesi, prima che avrei rivisto mio marito, che mi avrebbe accarezzata e baciata ancora e questo sarebbe durato per sempre negli anni finchè non sarei  diventata vecchia e sfiorita come la buonanima di mia suocera.
Vedevo il mio corpo nudo e vivo riflesso nello specchio, come prigioniero del tempo, che
cresceva e mutava con gli anni, da ragazza sposina a donna mamma … stava maturando e cambiando nell’attesa che lui tornasse, con le mammelle più grandi, la pancetta formatasi e il sedere cresciuto e prominente, che gli uomini mi  guardavano sempre. Andai a letto e nella mia  tristezza mi addormentai.                                                                                                                               Passarono i giorni e le settimane e i mesi, due per l’esatezza ed eravamo giunti in piena estate, era Luglio, ed ero tornata alla mia routine quotidiana di mamma, casalinga e di vedova bianca in attesa del suo uomo.
Con mio suocero andavo d’accordo, mi consolava e tirava su il morale, le prime settimane erano le più brutte, ma  furono vissute normalmente, era sempre molto gentile e rispettoso.
Lentamente iniziammo a entrare di più in confidenza, anche se io le davo sempre del lei e lo chiamavo papà come si usa da noi .
Praticamente vivevamo assieme con i miei figli, mangiavamo insieme e abitavamo nella stessa casa, anche se dormivamo separati, ma la nostra vita era praticamente in comune e in soggiorno in bella vista per farlo contento, misi il ritratto di mia suocera. Era passato più di un anno oramai dalla sua scomparsa.
Mio suocero non era un bell’uomo, tutt’altro, nulla a che vedere con mio marito, era basso, quasi calvo e con la pancia, il tipico meridionale, il contrario di Lillo suo figlio, che era più bello e alto di lui. Tantovero che mia cognata a volte spettegolava che fosse figlio di un peccato di  nostra suocera quando lui navigava e che aveva saputo mascherare molto bene al suo rientro facendoglielo credere suo. Solo cattiverie perchè non era mai andata d’accordo con loro.

Tra noi iniziò una sorta di amicizia rispettosa, scherzando anche a tavola, parlando del più e del meno.
I pomeriggi li passava al bar a giocare a carte con gli amici e i paesani, verso sera rincasava e trovava la cena pronta. Le sue giornate erano simili una all’altra, come le mie che erano abitudinarie.
Notavo che ogni tanto mi guardava e sorrideva :
” Sei bella come Angela! … Più di lei, vestita con i suoi abiti e indosso i suoi gioielli  sembri lei .”
Mi riempivano di piacere quei complimenti, li prendevo come segni d’affetto, come quelli che fa un padre alla figlia e ogni tanto mi faceva dei regalini, come maglie, scarpe e altre cose e mi diceva anche di andare dal parrucchiere e ogni tanto alla sera mi faceva il discorsetto:
“Tu devi essere fedele e seria, come lo è stata Angela con me e tu lo devi essere per tuo marito. Ricordati , la fedeltà è tutto in una coppia, specie le nostre che si  vive gli anni più belli della giovinezza lontani.” Mi ripeteva spesso.
Lui per i paesani e anche per mio marito e i parenti, esercitava una sorta di controllo paterno su di me, scoraggiando eventuali corteggiatori che avessi potuto avere o che avessero voluto provarci.
Ogni tanto notavo che si soffermava spesso a guardare la mia biancheria intima stesa su terrazzino o in bagno, la osservava silenzioso, con attenzione come se la studiasse. probabilmente dico ora immaginandomela addosso. Ma le consideravo manie innocenti, curiosità di un uomo maturo e vedovo che vedeva la biancheria intima e moderna diversa da quella indossata da sua mogli, più classica e di cotone, mentre la mia era seria,  ma di seta o  nylon, come tutte le trentenni di quel pariodo e niente di più.
Un pomeriggio rientrando a casa, mi vide che stavo lavando il pavimento con lo spazzolone, lo straccio e il secchio del risciacquo vicino, lo vidi con l’angolo dell’occhio che  mentre ero piegata mi osservava le forme del corpo .
Quel pomeriggio faceva molto caldo e sotto il vestito leggero non avevo il reggiseno essendo in casa, non lo mettevo con il caldo, mi dava fastidio, sudando lo sfregamento del tessuto mi irritava la cute e sotto le ascelle .
Quel pomeriggio con il gran caldo e il sudore che avevo, alcune parti della stoffa del vestito si erano incollate alla pelle, lasciando evidenziare e trasparire di più le forme sottostanti.
Era un vestitino leggero e stretto, di qualche anno prima che avessi le gravidanze, quand’ero magra e giovane e mi arrivava a mezza coscia, stretto alla vita da un nastro di stoffa uguale al tessuto, che metteva in risalto senza volerlo le mie forme.
Lo usavo solo in casa per le pulizie e quando mi piegavo per raccogliere lo straccio a terra o lo risciacquavo nel secchio, saliva dietro mostrando la parte posteriore delle cosce pallide e sensuali .
Quando mi accorsi che mi guardava, ci restai male e fui in imbarazzo, feci finta di nulla, di non averlo visto e di aver finito di lavare e mi allontanai con tutto il materiale.
Ci furono altre giornate e altre situazioni tra me e lui in cui percepivo i suoi sguardi di desiderio su di me, e questo non solo mi imbarazzava , ma mi  dava fastidio, ma lui non disse mai nessuna parola o fece mai accenno al mio abbigliamento, al di la di guardare continuava ad avere un comportamento serio e a rispettarmi .
Ma anche se mi imbarazzava, li catalogavo, come desideri maschili di un uomo solo e anziano, che non poteva più avere rapporti sessuali.
Una sera era il compleanno di mia figlia Nunzia, facemmo una piccola festa casalinga solo tra noi, con cena, dolci e allegria. Indossavo una veste di mia suocera, leggera, chiara con fiori disegnati e chiusura davanti a bottoni che mi arrivava al ginocchio, stretta alla vita da un cinturino bianco. Evidenziava sotto il tessuto le grosse mammelle senza reggiseno e mi fasciava stretta il corpo seguendo i suoi rilievi, lasciando le braccia nude , il sedere vistoso e il ventre leggermente pronunciato.
Tanto era stretto quel vestito di  mia suocera che lasciava intravvedere il rilievo dell’elastico delle mutandine sulla stoffa.
Lo misi lo stesso pensando di fare cosa gradito a mio suocero, visto che era di sua moglie. Cenammo bevemmo un pò, del vino buono siciliano, buono e forte delle nostre terre che aveva portato mio suocero. Ne bevvi anch’io che non ero abituata, aveva molti gradi.
Poi mettemmo della musica e iniziammo a ballare con i bambini, che erano felici di giocare ballando con me e con il nonno e mentre loro, scartavano i regali portati dal nonno a Nunzietta, io finii dietro suo invito a ballare tra noi.
Dai balli vivaci dove muovevamo ridendo il corpo, le braccia, le gambe in modo scoordinato, con lui che assolutamente non era capace esembrava una marionetta passammo alla musica lenta.    “Mi  vuoi concedere questo ballo Rosa!?” Mi chiese educatamente. Lo feci con piacere, ingenuamente, ma ballando questi, mi accorsi che c’è l’aveva duro e lo appoggiava contro il mio sesso premendo , strusciandolo e stringendomi.
Ero sorpresa da quell’atteggiamento verso sua nuora, la situazione mi infastidiva e imbarazzava, ma mi turbava e piaceva se devo essere sincera.
Possibile che non si aggorgesse di averlo il erezione? Oppure lo faceva apposta? Ero accaldata dalla stagione e dal vino e per non creare disagio a entrambi, sbagliando feci finta di niente continuando a ballare, temendo di offenderlo se mi staccavo da lui.
Diventai inquieta e taciturna cercando di non pensare a quello che sentivo, provando un senso di disgusto perchè era il padre di mio marito e piacere per quello che faceva che mi eccitava.
Diedi colpa del suo comportamento al vino che aveva bevuto.”Magari  non si rende nemmeno conto di quello che sta facendo.” Pensai.
Quando finì la canzone e smettemmo di ballare, ero rossa come un peperone in viso e
imbarazzata, lui c’è l’aveva duro e me lo aveva fatto sentire contro il sesso mettendomi a disagio. Ma parlava e giocava con i bambini come se non fosse successo  nulla.
Quell’episodio mi aveva smarrita e disorientata, sentivo dentro me scontrarsi emozioni differenti, rabbia e dispiacere ma anche turbamento e piacere, accompagnate da eccitazione per l’accaduto .
Tutto questo mi rendeva triste e silenziosa . Mille sensazioni mi passavano in testa .
Al termine della festicciola, ci salutammo e portai i bambini a letto, stetti con essi aspettando che si addormentassero, raccontando loro una favola e prima di andare nella mia camera a dormire andai in bagno a fare la pipì, come faccio tutte le sere prima di coricarmi.
Mentre uscivo dal bagno, mi sentii afferrare per un braccio e tirare forte.
“Vieni qui!” Mi disse accaldato e con gli occhi fuori mio suocero.
“Vieni in camera mia!”
“Ma no !…Che fate papà !” Esclamai, mentre lui mi toccava e mi stringeva cercando di baciarmi.
“Non c’è peccato tra noi !” Ripeteva.” Siamo in famiglia!”
Mi sentii toccare il sedere e la sua mano scendere fino a dietro le cosce .
“Noo!! Che fate! “ Replicai a bassa voce:” Sono vostra nuora, la moglie di vostro figlio Lillo! Ci sono i bambini che dormono , potrebbero svegliarsi e vederci.”
“Lo so che anche tu vuoi, lo sentito quando ballavamo che ti sei eccitata, conosco le femmine e tu sei calda e prima che finisci con qualche altro, lo fai con me, tutto in famiglia.” Sussurrò.
“Noo! Nooo! “ Ripetei forte, cercando di porre resistenza e allontanarlo da me , ma lui esclamò ripetendo la mia frase :
” Ssshhh!!! Ci sono i bambini che dormono, li vuoi svegliare? ”
Era l’ultima cosa che volevo che vedessero i bambini, la loro mamma abbracciata dal nonno che le alzava la camicia da notte .
E dicendo così, mi tirò dentro camera sua e chiuse la porta, iniziando a stringermi più forte, abbracciarmi e baciarmi sul collo, mentre con una mano dietro, mi alzava la camicia da notte scoprendomi il sedere e cercando l’elastico delle mutandine.
Continuò a stringermi e lentamente e leggermente a sfiorare la pelle del sedere con la sua mano grossa e ruvida, mi accarezzava, mi toccava e stringeva delicatamente il culo .
Era la prima volta che mi accarezzava un uomo che non era mio marito, ero confusa, eccitata e mi piaceva .
Mi spinse sul letto, non ebbi la forza di reagire, mi sembrava incredibile quello che stava
succedendo, che mio suocero mi facesse questo, mi stesse violentando. Ero turbata , sconvolta e avevo paura, ma come dicevo ero anche eccitata e mi piaceva farmi toccare e accarezzare da un uomo.
In un attimo prese l’elastico e mi tirò giù le mutandine fino alle ginocchia, mi spinse sul letto abbassandole fino ai piedi togliendole .
Era agitato, accalorato, sudato, sembrava che non capisse niente.
Guardai in basso c’è l’aveva dritto come un’asta e tanto duro, che non gli stava più nelle mutande, uscendo fuori in alto la parte superiore .
In un attimo tirò giù il pigiama abbassando assieme le mutande e lo fece uscire eretto, libero e oscillante davanti a lui, più grosso di  quello di  mio marito,con la pelle rugosa e piena di vene superficiali.
Il desiderio e l’astinenza contro la mia volontà mi prese il corpo e l’eccitazione cresceva in me.
“ No che fate papà , fermatevi! Sono vostra nuora.” Lo implorai.
Ma continuava a frugarmi sopra e sotto la camicia da notte, sulle cosce e il sedere .
Attorno a noi tutto era silenzio, la luce soffusa della bajour era sensuale e sentivo le sue dita frugare il mio sesso peloso.
Avevo le palpitazioni e l’eccitazione mi faceva perdere la razionalità , quella poca che può avere una giovane donna sola e in astinenza sessuale da parecchio tempo, perchè mi piaceva che me la toccasse.
Il mio viso avvampò per reazione, fui presa dal batticuore, dalla paura e dalla vergogna di essere toccata da mio suocero .
Lo sentivo respirare forte, mentre tenevo gli occhi chiusi .
Per alcuni secondi che mi sembrarono una eternità, non sentii nessun rumore , solo il suo respiro e le sue mani che mi frugavano. Avevo il viso congestionato dall’emozione e dal calore, stavo per perdere il senso del limite e le mie resistenze venire meno.
Avvertivo distintamente il suo respiro farsi sempre più affannoso.
Passò la mano sopra il mio sesso, tra il nero dei peli e il biancore della pelle sottostante , li accarezzò ancora e sfiorò la fessura facendomi fremere .
Muovendo il grosso dito mi accarezzò le grandi labbra vaginali, diventate umide, gonfie e pulsanti dall’eccitazione .
Con il medio cominciò ad accarezzarmi lentamente e superficialmente il pelo folto e arruffato, spostandolo quel tanto che permise alla sua grossa falange di entrare dentro la mia fessura già umida .
Spinse tra i peli e la sentii involontariamente dischiudersi, lasciando entrare il dito completamente e mi penetrò con esso.
” Sei bagnata ! “ Mormorò ansimando:”Vuoi anche tu, lasciati andare, tranoi non è peccato!”
Avrei voluto sprofondare dalla vergogna, ma era vero purtroppo che lo volevo anch’io.
“Sei già tutta bagnata! Non mi sbaglio, mi vuoi anche tu.” Ripetè.
Non risposi, restai in silenzio smettendo di reagire.
Si sdraiò su di me incredula e sbalordita da quello che accadeva. Tenevo le gambe unite in un senso di pudore, avvertivo la cappella calda contro la mia pancia e lo sentivo lungo e carnoso.
Non so perchè, ma per reazione mi eccitai di più, il suo cazzo duro nonostante l’età, premeva forte sul mio ventre, sembrava volesse esplodere.
Restai passiva ad occhi chiusi sdraiata, sentendo che mi allargava le gambe e si metteva tra loro ,bloccandole con il suo corpo in quella posizione divaricata, ma non feci  nulla per impedirlo.
Non riuscivo a muovermi e respiravo a fatica, fra la sua morsa e l’eccitazione che mi stava assalendo.
Era in mezzo a me, a gambe larghe, tutte e due coscienti ed eccitati da quello che stava per accadere.
Sentivo nel buio che lo appoggiava sui peli e la sua cappella strusciarsi sopra .
La fece più volte lentamente passare su e giù sulla mia fessura, sfregandolo , probabilmente le piaceva, dando piacere anche a me .
Era diverso dal modo di fare di mio marito, mi piaceva di più.
La sua pancia premeva contro il mio ventre e avevo sempre gli occhi chiusi come ad estraniarmi, a dissociarmi , a negare quello che stava accadendo .
Poi lo fermò e lo sentii appoggiare tra i peli al centro della figa, pulsante, calda, bagnata e già dischiusa dal desiderio, oramai non ero più io, la rosa seria e fedele.
Lo teneva fermo con la mano tra le mie grandi labbra .
“Ora tu ficcù! (ora te lo infilo)” Disse nel nostro dialetto.
Restai in silenzio, inerte ad attenderlo incoscientemente desiderosa .
premette sulla fessura, spinse e sentii le mie labbra vaginali aprirsi alla forza della sua
cappella, penetrando in me, tutto fino in fondo, facendomi sussultare e inarcare, iniziando a muoversi con foga avanti e indietro.
Quando lo infilò tutto, ebbi un sussulto, un gemito forte, e anche lui dopo anni di astinenza sessuale si inarcò, mentre con le mani, una sul sedere e l’altra sulla schiena mi tirò verso lui brutalmente ,abbracciandomi .
Ero eccitatissima.
Nella foga tirò giù le spalline della camicetta da notte, che ormai sotto me l’aveva tirata su  e arrotolata fino all’ombelico, lasciando uscire le mammelle, che accarezzò, baciandole e leccandole, iniziando a chiavarmi… .
Fui presa da una esplosione di piacere incontrollato. Era bello, erano quattro mesi che non lo facevo, da quando si era imbarcato mio marito, lo sentivo tutto dentro di me bello duro e grosso, più di quello del mio Lillo, mi sentivo piena della sua carne dura e mi piaceva .
Sessulmente era ancora un uomo attivo e capace mio suocero, non lo avrei mai creduto, così piccolo e grassoccio.
Mi stringeva forte con le braccia, muovendosi dentro di me  Parlava con dei sussurri in siciliano:
“ Sei bella ! Sei la mia Angela e ti voglio. Stringimi e baciami, ti farò godere come facevo
godere lei.”
Ubbidivo, seguivo quello che mi diceva in silenzio, ero ardente e sconvolta, stavo
facendo sesso con mio suocero.
Inconsciamente iniziai a muovermi con il bacino verso di lui, prima lentamente, poi sempre più veloce, mentre mi stringeva e mi baciava le spalle e il viso sussurrandomi parole dolci.
Iniziò a baciarmi con la lingua in bocca e io accalorata e presa da quella lussuria ricambiai sentendo il gusto della sua saliva calda che aveva ancora il sapore del vino.
Avvertivo un forte calore sprigionarsi dentro di me, dalla figa e diffondersi in tutto il corpo, era come se fossi  febbrile e mi piaceva quella sensazione e lo strinsi a me abbracciandolo e avvinghiandomi a lui, iniziando a godere e gemere.
Nel silenzio della camera si sentivano solo i  miei  gemiti. Ero infiammata, godevo contenta con mio suocero, ansimavo e lui capiva che provavo piacere.
Continuai a muovermi sempre più veloce con il bacino andando contro il suo e ai suoi colpi vigorosi .
In un godimento crescente portai le mie cosce attorno ai suoi fianchi pieni, stringendoli e i piedi sopra il retro delle sue  grosse cosce, spingendolo verso me.
Confusa ed esaltata godevo, sentivo la figa fradicia, bagnata all’inverosimile di umori sguazzare a ogni colpo che mi dava dopo quattro mesi di astineza, la situazione fedigrafa e le dimensioni del suo sesso e avvertivo crescere in me il desiderio di essere accarezzata da altre mani che non fossero le mie o quelle di mio marito.
Con gli occhi chiusi non capivo più niente, gemevo solo, tanto ero accalorata e coinvolta .
L’astinenza e il desiderio mi avevano giocato un brutto scherzo, avevano scavalcato il mio pudore, la mia vergogna, la fedeltà e il rispetto per mio marito, lasciandomi concedere il mio corpo a suo padre.
Ansimando e gemendo, sentivo gli spasmi della mia vagina stringere il suo grosso cazzo, in un godimento mai provato prima.
Sentivo la sua grossa pancia contro e sopra la mia e a ogni colpo che dava spingermi in alto e schiacciarmi.
Mi lasciai andare allargando di più le cosce e ricevendolo tutto, era il secondo uomo della mia vita,  e purtroppo lo devo dire era meglio del primo, il padre era meglio del figlio .
Non so quanto durò l’amplesso, forse una decina di minuti, poi arrivò l’orgasmo , fremendo e tremando tutta mi scuotei abbracciandolo e mi esplose dentro, facendomi gridare e stringerlo forte a me. Mi inarcai aggrappandomi a lui, accarezzandolo dappertutto e baciandolo sul viso, lasciandomi trascinare in quelle emozioni e sensazioni piacevoli.
Un :” Siiiiii!!! “ Seguito da un :” Aaaaahhhhhhhhh!!!!!!” Liberatorio uscì incontrollato dalle mie labbra, mentre il mio corpo sussultava preso da scosse di godimento.
Mi prese dentro la sua camera, sul suo letto matrimoniale, dove amava anche sua moglie
Angela, mia suocera.
Fu un rapporto intenso e brutale per certi versi, ma molto piacevole e soddisfacente, fino all’orgasmo che non avevo mai provato così intenso e profondo come quella sera, ne ero estasiata!
L’astinenza in me giovane donna trentenne era stata determimante, mi aveva fatto desiderare un maschio indipendentemente da chi fosse, e fu  mio suocero. Si era fatta sentire all’improvviso, forte incontrollata e incontrollabile e il desiderio era prevalso sulla mia fedeltà e il rispetto per mio marito. Non ero più una vedova bianca da quel momento o almeno, lo sarei stata solo in apparenza, per gli altri.
Anche lui si irrigidì e dopo avermi dato colpi veloci e profondi, lo tirò fuori all’improvviso e mi venne sulla pancia, macchiandola con il suo sperma caldo. Quando tirai su la resta e vidi bene il suo cazzo e restai sorpresa, era fatto in modo strano, lungo, duro e un po’ storto , con una cappella molto grossa. Restai ansimante a guardarlo. Lui si girò a pancia in su mettendosi poi di fianco verso me.
Eravamo fradici di sudore, stanchi e sfiniti e restammo così fermi vicini per qualche minuto, mentre lui mi accarezzava i capelli e baciava il viso.
Nessuna parola ,solo il nostro respiro e il caldo ci avvolgeva.
Poco dopo sussurrò:” Rosa…Rosa… tu mi fai impazzire… .” E mi accarezzo ancora, sussurrando:” Vai a lavarti ora e non sentirti in colpa, è un nostro segreto, una cosa di
famiglia , non è un tradimento. Non devi parlarne con nessuno, tanto meno con Lillo, lui non lo deve sapere, è tuo marito.”
Andai a lavarmi ero agitata, mi sentivo sporca e non tornai più in camera da lui, ma sconvolta entrai in quella dei bambini. Li guardai dormire con le lacrime agli occhi.
Quello che avevamo fatto era indecente, avevo tradito mio marito con suo padre e mi ero lasciata andare provandone piacere.
Fui subito presa dal rimorso, mi sdraiai vicino ai miei figli e li abbracciai piangendo
silenziosamente, vidi lui sulla porta guardarci,non dirmi nulla e poi andare via.
Ero sconvolta e confusa, pentita di quello fatto, per essere stata di mio suocero e aver goduto con lui .
Ci pensavo e ripensavo, mi era piaciuto, avevo goduto e questo mi tormentava, mi sentivo in colpa ad aver tradito mio marito, soprattutto con suo padre e mi chiedevo come era potuto succedere, con un vecchio che neppure mi piaceva ed era brutto.
La mattina dopo mi svegliai presto e preparai la colazione ai bambini e a mio suocero come ogni mattina, come se non fosse successo  niente .
Lui entrò in cucina mentre preparavo, abbassai lo sguardo vedendolo arrivare ,avevo timore ad incrociare il suo .
“Buongiorno Rosa!” Disse, mentre i bambini a tavola avevano già iniziato a fare colazione .
“Buongiorno papà !” Risposi esitante e inquieta come ogni mattina con il cuore che mi  batteva fortissimo.
Si sedette e facemmo colazione tutti assieme, nessuna parola, solo sguardi sfuggenti .
Non mi disse più nulla ne io a lui, volevo dimenticare, avrei  voluto dire tutto a mio  marito , ma poi mi avrebbe creduta? Cosa sarebbe successo? E poi la casa era sua,dove avremmo potuto andare?  Passarono alcuni giorni, tutto sembrava essere tornato normale, quello che era accaduto sembrava un episodio isolato, dimenticato.
Finchè una sera, finito di cenare, mentre lavavo i piatti e i bambini guardavano la televisione mi si avvicinò alle spalle dicendo:” Stasera ti aspetto!”
Mi  irrigidii e sentii come una scossa e fui presa da una sorta di panico, fatto di paura e desiderio, mi girai e lo guardai negli occhi silenziosa, non so perchè, ma quel comando mi aveva eccitata.
Non risposi, continuai a lavare i piatti, ma quella sera ci andai.
Misi a letto i bambini e dopo che si erano addormentati andai in bagno a rinfrescarmi, faceva molto caldo anche alla sera in quel periodo.
Misi la vestaglia e dopo avere fatto toilette e i bisogni serali, sentendomi mi chiamò all’uscita dal bagno e come un automa entrai in camera sua, lui mi guardava sdraiato nudo sul letto.
“Spogliati!” Mi disse:” Levati la camicia da notte, ti voglio vedere nuda!”
Lo feci, il cuore mi  batteva fortissimo, ero eccitata e il desiderio di provare piacere era tanto, mi  fermai e restai nuda alla luce dell abajour a contemplarmi allo specchio dell’armadio, mentre lui mi osservava dal vero, quello specchio, dove si rispecchiava anche mia suocera Angela. Non so perchè mi  piacesse quella strana situazione, forse perchè inconsciamente avevo preso il posto di  mia suocera elo desideravo.
Guardai il mio corpo riflesso, il seno materno gonfio con i capezzoli rosa dritti e duri, muoversi alzandosi e abbassandosi sotto i respiri.
La forma risaltante della fessura del mio sesso, traspariva da sotto il grande cespuglio di peluria nera, dischiusa, eccitata, luccicante dei miei umori, pulsante e in attesa di lui.
Quel triangolo irregolare di peli folti e neri, brillanti dal piacere dell’umidità vaginale e delle sue secrezioni, sembrava rugiada sopra un prato di erba.
Mi guardai a lungo, era la prima volta che vedevo da vicino la mia figa eccitata, palpitante e piena di voglia.
Il mio seno era prosperoso, fino a poco anni prima aveva allattato i miei figli, era candido, incastonato in un corpo semplice ma attraente, che mostrava le sue forme provocanti e desiderabili a mio suocero che lo guardava.
Senza dire nulla mi sdraiai nel letto dalla parte dove dormiva mia suocera, senza coprirmi.
Ero eccitata e timorosa da quella situazione che si era creata.Nonostante che fosse brutto e vecchio mi piaceva e mi attraeva.Aveva il doppio dei miei anni.
Lui si voltò dal mio fianco e iniziò a baciarmi in bocca e con la mano ad accarezzarmi  i peli e la figa.
“ Sei già bagnata !” Disse, ed era vero.
” Sei una femmina calda Rosa, come tutte le donne siciliane e quando sentì avvampare il fuoco nello sticchiu (figa), ti scordi di tutto.” Esclamò sorridendo, proseguendo:
“E ti lasci andare al piacere che ti pervade. Sei un femmina calda ! “ Ripetè: ” Una buona siciliana e hai l’Etna in mezzo alle cosce che ti incendia la figa e tuo marito non c’è!
Meglio così !” Continuò :“ Se avresti ceduto a qualche conoscente sarebbe stato molto peggio. Lillo sarebbe stato “beccu” …( cornuto) di qualche suo paesano, con il rischio che lo avrebbero saputo in paese e sarebbe stato disonorato.
Almeno con me è tutto in famiglia !”Precisò.”Meglio che lo spenga io il tuo incendio che qualcun altro!”
Io non risposi ero ferma,agitata e vogliosa.
Mio suocero, allungando una mano come se fossi sua moglie, mi accarezzò il seno sinistro, che era  caldo e gonfio, vi lasciò la mano sopra qualche secondo, sentendo sotto di essa il mio cuore battere forte e veloce come impazzito .
Poi la sua mano grossa e ruvida riprese ad accarezzare la pelle chiara e marmorea del seno, con le sue venuzze azzurre sottocute, contrastando con il bianco candore della mia mammella materna ed erotica, che era sempre stata protetta dagli sguardi degli uomini e dal sole .
Provavo un piacere incredibile a farmi toccare il seno lui, non era come mio marito .
Quando le sue dita sfiorarono il margine dell’areola e il capezzolo, ebbi un sussulto violento .
Sobbalzai chiudendo gli occhi..
“Ti ho fatto male ? “ Chiese
“No! Niente! “..Risposi riaprendo gli occhi.
“Ti piace?”
Annui con il capo.
Ero una giovane donna in calore e il mio corpo ribolliva ad essere sfiorato dalla mano di un uomo e non importava se fosse vecchio o giovane, importante era che mi accarezzasse come faceva lui con dita ruvide, ma in modo dolce e delicato sulla mia pelle di donna calda e fremente.
Mani maschili, che tante volte nelle notti sola avevo desiderato e che ogni femmina che si sente abbandonata momentaneamente dal proprio uomo vorrebbe sentire sul corpo, che rimuovevano l’astinenza e accentuavano il desiderio di sesso, facendo dimenticare quelli che in sicilia ma nel sud in generale sono valori irrinunciabili, come  il rispetto del proprio conuge, la fedeltà e l’onore.
In un attimo involontariamente mi trovai prigioniera della voglia sessuale che si stava
trasformando in smania di piacere.
Vergognandomi .
Mi avvicinai a lui, che eccitato mi accarezzò sul ventre e sulle spalle, quella volta con la luce accesa per sua volontà , in modo da potermi vedere ed ammirare nella mia nudità :
” Bedda!…beddissima!! ”Bella!…Bellissima !!” Disse baciandomi.
Mi aveva sciolto i capelli ed ero profumata e mi piaceva essere ammirata e ascoltare complimenti, sentirmi dire che ero bella e desiderata, mi soddisfaceva interiormente essere voluta da un uomo, mi inebriava il suo sguardo, lo baciai e lo strinsi a me accarezzandolo.
Ero nuda, seducente, piacente e invitante, calda e infuocata , l’etna dentro di me iniziava ad eruttare voglia e desiderio.
Accalorato mi disse:
“Toccamelo!”
Allungai la mano su quell’asta dritta e dura e l’accarezzai più volte. E pensai a quante volte, sola nel letto la notte, lontana da mio marito, avevo desiderato di averne una così.
Lo toccai e accarezzai e poi mi persi tra le sue braccia, lasciandomi baciare e  penetrare, godendo di lui , fino all’orgasmo che riversò sul mio ventre.
Iniziava così la nostra relazione… amorosa.
Da quella sera settimanalmente, avemmo rapporti sessuali, lui mi avvisava in cucina quando voleva e io dopo aver messo i bambini a dormire andavo in camera sua.
Il tempo passava e il nostro legame incestuoso si era intensificato. C’era complicità è confidenza intima e sessuale tra noi
I nostri rapporti sessuali erano diventati più intensi, ma abituali, come se fossimo marito e moglie. Praticamente era come se fossimo stati marito e moglie.
Incominciò a giocare con me e a farmi scoprire cose inconsuete, insolite, che aveva imparato navigando, quando nei porti andava nei bordelli con le prostitute.
Ero diventata la sua amante .
Tutto rigorosamente segreto, in casa , senza che nessuno sapesse o sospettasse nulla.
Fuori eravamo staccati e rispettosi uno dell’altro e io dvanti alla gente le davo sempre del lei e lo  chiamavo papà. I rapporti si susseguirono anche quando sbarcò mio marito, quando usciva e andava al bar o a pescare con gli amici , io e lui ci appartavamo non visti dai bambini e consumavamo.
Mi dava più piacere lui che farlo con mio marito, anche se era vecchio e brutto provavo attrazione , aveva una bruttezza che con il tempo accettai e non la  vedevo più. Con Lillo mio marito fingevo, non godevo quasi più, ma le volevo sempre molto bene, ma stava accadendo qualcosa che non mi sarei mai aspettata, mi stavo innamorando di  mio suocero.
Ero diventata la sua donna e anche se avessi voluto, non ero capace di ribellarmi.
Una sera ero mestruata ed è usanza in Sicilia che con una donna mestruata non si fa sesso, non bisognerebbe neanche toccarla, alcuni dicono che porta male, ma mio suocero se ne fregava e quando aveva voglia e le veniva duro mi portava a letto lo stesso, mi accarezzava e baciava, come aveva fatto con sua moglie.
Una sera che sdraiata nel letto stavo con lui a parlare e le davo la schiena guardando il  televisore che aveva in camera, e avevo scoperto davanti ai suoi occhi il mio sedere. Accarezzandomelo mi Chiese:
” Non ti inculau mai Lillo?”( Te la mai fatto il culo Lillo?) Restai sorpresa da quella domanda inaspettata .
“No!…Che dite? …Mi rispetta! “ Risposi:” Che domande mi fate?” .
“Non ci ha mai provato? “ Domandò ancora.
“Non l’ha mai fatto! “ Continuai :” Ci provò qualche volta , ma mi faceva male , avevo paura, ero spaventata e così non provò più. Si accontentò davanti .” Gli dissi.
Stette un attimo in silenzio e poi esclamò deciso :
“ Provo io!! …Girati bene !!”
” Come ? Nooo!! “ Risposi stupita e intimorita.
” Si , fammi provare a me.” Ripetè lui
“ No !!.. No!!…Infilarlo nel culo no!”…Esclamai spaventata.
“Dai!! ..Fammi provare!” Continuò lui :” Sono bravo! Quando navigavo c’era il ragazzo di  cucina  che si appartava con me nella mia cabina e glielo facevo tutte le sere.”
” Mi fai male, non è piccolo il tuo. C’è l’hai più grosso di quello di Lillo.”Dissi io .
Ma lui con tono padronale insistette :
” Girati! Fammi provare!… Io lo so fare il culo, non sono mica  come quello scimonito, lo facevo anche a mia moglie Angela quando sbarcavo.” Aggiungendo. per incoraggiarmi:
“Se senti male smetto subito !”
Cercavo intimorita di farlo desistere , quasi pregandolo.
“Anche a tua moglieAngela ciu facisti?” Gli chiesi per  conferma.                                                “Sempre quando sbarcavo!” Si girò verso me e mi guardò dicendo :” Vedrai che poi piacerà anche a te e lo rifarai .” Mi incoraggiò.
Forse eccitata dalla proposta e dalla voglia di provare non dissi di no, risposi solo:
“Ma se sento male ?… Lillo ci ha provato molte volte, poi ha smesso rassegnato.”
“ Proviamo!! Io non sono Lillo, io lo so fare u culu, se senti dolore mi fermo e smetto subito.” Rispose sicuro.
Lo osservai con uno sguardo indeciso e interrogativo, pensando :
” Intanto non ci riuscirà.” Pensai:” Non c’è riuscito suo figlio che è giovane e c’è la più piccolo e duro, figuriamoci se ci riesce lui.”
Sospirai ed esclamai:
“ Va bene!..Proviamo” Quasi con un tono di sfida precisando:” Ma se sento male smetti subito.”
“ D’accordo! Te lo prometto! Ma vedrai che non sentirai mal, ti farò godere !” Rispose mio suocero sicuro.
Senza dire altro mi fece girare a pancia in giù, appoggiandomi il viso voltato di lato su sul materasso, mettendomi un cuscino piegato in due sotto la pancia, alzandomi il sedere in aria con le gambe divaricate .
”Ecco mettiti così!” Disse posizionandomi bene in mostra il sedere e i fianchi e collocandosi dietro me con il cazzo già duro.
Ero in quella posizione sconvolgente, volgare e indecente, ma molto eccitante in
quell’atteggiamento animalesco .
Mi allargò il solco profondo del culo, aprendomi bene le natiche, sentivo che mi passava le dita piene di salive sull’ano, su il mio foro chiuso, ancora vergine, entrando appena dentro con la falange, facendomi irrigidire e sussultare per reazione.
“Mi lubrificò con la saliva, come quando chiavavamo.” Lo stesso fece con il suo cazzo,
si sputò sulla mano abbondantemente più volte e la passò sulla cappella e sull’asta lubrificandolo.
Mi piaceva sentirmi accarezzare l’ano, era una sensazione nuova.
Ero pronta !!.. A pecora !! Come si usa dire .
Lo appoggiò durissimo e dritto sull’ano aprendo bene le natiche corpose e tenendomi per un fianco con una mano, con l’altra lo spinse lentamente, fermandosi e spingendo .
“ Ti fa male ora ? “ Chiese ansioso di infilarlo.
“ Un pò ! Ma entra? “ Domandai preoccupata.
“ Entra!… Entra ! ..Stai tranquilla.” Rispose deciso.”Tu psingi come se devi fare la cacca!”Aggiunse.
Quando lo ebbe puntato, mi tenne ferma per i fianchi e mentre lo spingeva dentro mi tirava verso di lui facendomelo entrare lentamente, mi diceva :” Spingi anche tu!” Mentre sussultavo gridando dal dolore .
“Sssssssshhhhhhhhhhh!!!! Che svegli i bambini se gridi !” Mi ammonì.
“Mi fai male! … Mi fai male !” Lo supplicai:” Smettiamo!”
“No! “ Rispose:” Morsica il lenzuolo così senti meno male e non gridi e spingi come quando sei seduta a gabinetto che fai la cacca … .”Ripetè, continuando a
spingere.
Lo feci. Ebbi un sobbalzo dal dolore quando lo sentiì entrare ,sembrava che mi spaccasse tuttodentro, lo implorai ancora di smettere :
“ Ahi! Ahi! …Fermati!..Fermati !!… Mi stai facendo male!!”
La sua cappella tra grida e sofferenza era ormai entrata e non mi dava retta, eccitato continuava a spingere infilandone dentro quasi metà, tenendomi ferma per i fianchi , in modo che non potessi scappare in avanti; iniziando a muoversi piano avanti e indietro, fino a incularmi , penetrandomi completamente, facendomi dimenare per cercar di fuggire, mentre morsicavo il lenzuolo fino a strapparlo per attenuare il dolore.
Poi si  fermò con il cazzo dentro:” Stai così, rilassati che il buco si  abbitua !” Mi disse. E poco dopo riprese a muoversi e mi inculava lentamente aumentando il ritmo e la velocità, facendomi provare alcuni minuti dopo …piacere.
Era vero, lo sapeva fare e lo imparai a mie spese.
Iniziai a godere e muove il culo anch’io, ondeggiandolo e pressandolo indietro.
Sentivo il suo cazzo spingere il buco stretto e allargarlo per sempre, facendolo contrarre
spasmodicamente ogni volta che si muoveva.
Mi aveva sverginata e io sentendomi inculata, mi sentivo sottomessa a lui, come lo ero stato per tanti anni a mio marito.
Mi prendeva come una cagna, che godeva e guaiva … godeva e gemeva, continuando a
morsicare il lenzuolo, non più dal dolore, ma dal godimento.
Mi piaceva al punto da spingere il culo verso di lui, per sentire meglio il suo cazzo dentro.
Mi inculò per alcuni minuti, poi eccitato mi venne dentro, tra il piacere di tutti e due.
Quel rapporto anale, quella sverginazione, mi aveva sottomessa psicologicamente, mi sentivo posseduta, domata e protetta da lui.
Da buona siciliana ero diventata felicemente assoggettata al mio nuovo uomo, il mio maschio, mio suocero.
Ci incontravamo sempre una volta alla settimana, in camera sua e gli altri giorni li passavamo normalmente con i bambini come niente fosse, ed era un buon nonno.
Da quella volta saltuariamente avemmo anche rapporti anali e orali. A volte me la leccava ed era bravo e mi faceva godere.  Molte volte i nostri rapporti sessuali iniziavano oralmente, per poi chiavare e finire in rapporti anali, inculandomi con passione, dove lui poteva liberamente venirmi dentro .
E fu per questa abitudine di venire liberamente dentro di me inculandomi, che una volta presi dal piacere, mi venne anche davanti, non riuscendo a trattenersi.
Quando c’è ne rendemmo conto fui spaventata :” Diooo!! Sei venuto dentro!…Posso rimanere gravida !” Esclamai .
Resto pensoso non sapevamo che fare :”Tra una settimana sbarcherà Lillo “ Disse :”Cerca di fare in modo di fargli credere che sia lui che ti viene dentro. Resterà tutto in famiglia” … Così feci.
Due mesi dopo mi accorsi di essere restata incinta, per fortuna la fecondazione coincideva con il periodo in cui mio marito era a casa. Quando me ne accorsi lui si era già rimbarcato, gli mandai un telegramma dandogli la notizia che ero gravida e aspettavamo il terzo figlio, e mi rispose felice, dicendomi tra le altre cose che se era maschio lo avremmo chiamato come suo padre. E così fu.
Ora abbiamo tre figli e vivo quello strano triangolo amoroso.
Mio marito continua a navigare, mio suocero però invecchiando allunga i tempi tra un rapporto sessuale e un altro, anche venti giorni e più e fatica, in compenso me la lecca spesso ogni due tre giorni facendomi godere. Le piace leccarla , è bravo e sa fare godere con la lingua. Però io  provo il desiderio di essere  posseduta con la minchia, non so quanto  durerà mio suocero, e farmela solo  leccare non mi va.                                                                                                            Quando esco in paese e  vado a fare  la spesa nei  negozi o al mercato, c’è sempre qualche paesano che mi  guarda fissa e sorride… e io ora se mi piace ricambio.
Questo e quanto mi  è accaduto e sta accadendomi, non sono la prima e non sarò l’ultima moglie con il marito lontano che si  fa per amante il suocero, da noi succede frequentemente, o lui o qualche paesano.     Ringrazio quanti comprendono la mia situazione di moglie sola.                                                              Rosa.

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Grazie.
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