Storie ignobili n. 5– I pensionati ( Amicizia morbosa)

I PENSIONATI ( amicizia morbosa.)

Note del protagonista:

Una nuova amicizia, soprattutto se in età avanzata può diventare morbosa.                                      Le relazioni di amicizia morbosa possono diventare di dipendenza emotiva, possono apparire innocue o addirittura sane  in un primo momento, ma possono condurre alla distruzione di altri rapporti tipo coniugali o di coppia  e a vincoli più grandi di quanto la maggior parte delle persone possa immaginare. Ci sia o no un coinvolgimento fisico, il peccato entra in scena quando un’amicizia diventa un rapporto di dipendenza.

Renzo

SOMMARIO
L’orgasmo femminile senile è il mistero più indecifrabile che ci sia nell’universo. Quando si pensa che a una donna non possa interessare o non lo possa più raggiungere, salta fuori all’improvviso con gioia … quasi sempre per merito di un altro, imbarazzandoti e lasciandoti perplesso con l’amarezza in bocca.
Questa storia è la confessione inviatami da un marito e riguarda una coppia di coniugi sessantenni milanesi, che raggiunta l’età pensionabile dopo una vita lavorativa e dopo 40 anni di fedeltà, devozione e serenità coniugale, per circostanze improvvise e imprevedibili, alle porte della senilità con l’arrivo di nuove emozioni e sentimenti, quando più non se l’aspettavano, modificarono segretamente il loro stile di vita coniugale .
Tratta temi oltre che erotici, di impatto psicologico ed emotivo.
Un’amicizia casuale del marito, trasformatasi in simpatia e in seguito in affetto profondo e stima, lo portarono su richiesta ad acconsentire di condividere la moglie con l’amico, come già condividevano molte altre cose.
Quello che accadde senza che nulla fosse concordato o scontato, portò scompiglio e sorpresa tra loro. Lei seppur contraria, su insistenza e con il consenso del coniuge, e con il desiderio di novità, si concesse all’amico tra la superficialità e la frivolezza iniziale del consorte, salvo poi lui rendersi conto della gravità e sventatezza di quella consensualità concessa… ma leggete da voi .
Buona lettura.
Educatore.

I PENSIONATI (Storia erotico-drammatica di coniugi in quiescenza )
Salve, mi chiamo Lorenzo, Renzo per gli amici e nel mio dialetto, il  milanese “Renss”, ho 65 anni e sono un ex impiegato della Pirelli dove ho lavorato per 43 anni. Sono sposato da 40 anni con Carla, una donna meravigliosa ora di 63 anni, anche lei ex impiegata che ha lavorato per 35 anni alla Sip di Milano poi diventata Telecom Italia e ora pensionata come me.
Abbiamo due figli, maschio e femmina Luca di 37 anni Perito meccanico e Rosalba 35 anni impiegata all’Ufficio delle Dogane di Milano due e in oltre quatto nipotini, due avuti da Luca di 9 e 6 anni Gisella e Mario e due di mia figlia Rosalba, anch’essi maschio e femmina, Gianni 7 anni e Giuliana di 5, tutti belli  e meravigliosi .
L’inizio di quello che sto per raccontarvi, accade tre anni fa.
Siamo nonni da molti anni e questa condizione assieme a un mio intervento alla prostata di qualche tempo prima, mi avevano procurato una sorta di calo sessuale sia psicologico che fisico e questo fece si che mi allontanassi dal sesso ancora in età matura e in fase attiva per altri uomini.
Non riuscivo più a tenere l’erezione, mi veniva duro, ma dopo una manciata di secondi mi ritornava mollo, ed erano più i rapporti di masturbazione reciproca che avevamo tra noi, che di sesso completo.
Io avevo 56 anni e Carla 53 quando smettemmo di avere rapporti sessuali completi con
penetrazione, ma in compenso iniziammo a coccolarci e masturbarci come due teneri e giovani amanti, ed era molto bello e soddisfacente anche quello per entrambi .
Eravamo soddisfatti della nostra intimità.
Non avevo mai avuto idee strane e strampalate di giocare con oggetti o altre cose sessuali, la rispettavo e mia moglie Carla più di una volta mi aveva detto e fatto capire che il sesso non le interessava più. Ci credevo, visto il suo carattere e la sua fedeltà per oltre 40 anni .
Il nostro cambiamento, coincise con il nostro invecchiamento, I nostri corpi iniziarono a variare e l’attività sessuale venne influenzata anche dal decadimento e trasformazioni fisiche, dalla soppressione del desiderio e della funzionalità sessuale.
Avevo perso l’attrazione e l’interesse sessuale non solo per mia moglie ma per tutte le donne, per il sesso in genererale.
Per avere e mantenere un’erezione, dovevo masturbarmi prolungatamente.
Infatti al mio cazzo occorreva più tempo perché venisse quasi duro, e si manteneva eretto sempre per minor tempo. Non solo, l’eiaculazione diventò meno potente e scarsa e anche i tempi del raggiungimento dell’orgasmo si allungarono molto e a volte pur masturbandomi non riuscivo a venire e ad averlo.
Per Carla, il nostro invecchiare, il mio calo sessuale e la scarsa attrazione nei suoi confronti, associata alla secchezza vaginale, a qualche vaginite e come ogni donna verso la senilità ai suoi piccoli problemi di salute, accomunati a una visione della vita abitudinaria e tranquilla e ai suoi valori morali, la favorirono in una progressiva perdita del desiderio sessuale già a partire dai cinquant’anni, in coincidenza con il climaterio .
La sua rinuncia sessuale e del desiderio, come a molte donne era incominciata con la
menopausa, influenzando fortemente la qualità della sua vita successiva, iniziando la cosidetta mezza età che si manifestava anche con disturbi digestivi, di pressione arteriosa alta, mal di schiena e disturbi muscolo-articolari, che erano segnali di inizio d’artrosi e osteoporosi, che cercavamo di prevenire facendo spesso lunghe passeggiate.   E poi eravamo nonni ormai e ci sentivamo vecchi e il sesso non ci interessava più.
Restarono però invariati e anzi accresciuti in noi, la capacità d’amore platonico, di tenerezza, di dolcezza, di affetto e sollecitudine verso figli e nipoti, ma soprattutto tra noi, a coronazione di una vita serena e di un matrimonio riuscito.
Vivevamo uno stile di vita regolare e tranquillo anche se abitudinario, più a stretto contatto di prima, ed era bello per tutte e due addormentarsi assieme, svegliarsi assieme, mangiare assieme,uscire assieme… tutto assieme!
Si apriva un tempo nuovo, un inedito rapporto coniugale e intimo, non fatto più di sesso e senza più gli alibi del lavoro e dei figli. Solo noi due, senza difficoltà economiche ,di comunicazione e differente visione della vita.
E mentre i nostri corpi si trasformavano consumati dal tempo, si scopriva la purezza del bacio e in me il diletto di trovare in mia moglie un corpo ancora piacevole da osservare, sensuale e desiderabile nel suo mutamento senile, da accarezzare e baciare anche se non avevo più la capacità e il vigore di possederlo.
Si rafforzò in noi con il pensionamento, il bisogno di relazione, affetto, tenerezza, riconoscimento e rassicurazione reciproche, che trovavamo nel contatto fisico anche senza sessualità, solo dandoci un bacio sulle labbra o  passeggiare tenendoci per mano, specie se accompagnato da condivisione confidenziale di pensieri, sentimenti ed emozioni, in un’altra forma di attrazione intima.
Era un soddisfacimento e una piacevolezza insostituibile, un godimento più mentale che fisico il nostro. Toccarci con sensibilità, amore, tenerezza e passione era uno dei modi più efficaci per sentirsi ancora vivi ,amati e godere di noi.
Ci faceva bene accarezzarci, guardarci e piacerci, anche se non si era più belli come una volta. Ci faceva bene ricordare come eravamo da giovani, cosa facevamo … e il sapere di essere ancora lì tutte e due e vederci e sentirci le stesse persone di 40 anni prima che si amavano e che avevano ancora voglia di stare assieme ,era bellissimo .

Quando andammo in pensione, decidemmo di acquistare con le liquidazioni e un pò di soldi che avevamo da parte, un appartamentino al mare, un bilocale, all’ultimo piano di una palazzina poco lontana dal centro, con sopra non più alloggi ma una terrazza privata , di  nostra proprietà, che però per raggiungere bisognava dover uscire dall’alloggio e salire per due rampe la scala. Ma a noi andava bene e iniziammo a fare
periodi di vacanze sempre più lunghi, fino a stabilirci definitivamente lì, in riviera con il clima temperato e il tempo quasi sempre bello, senza nebbia.

Carla, mia moglie, scusate se mi soffermo un po’ di più nel descriverla ma è doveroso per
apprendere il proseguo di questa confessione, era una bella signora di mezza età, lo era dentro e fuori ,educata, pulita, timida, riservata e di bell’aspetto, aveva i suoi anni, ma era affascinante e fisicamente ancora attraente per gente della nostra età e l’età biologica non corrispondeva con quella anagrafica, sembrando più giovane .
Aveva un bel volto che aiutava ad evidenziare con un leggero trucco sobrio, più per vanità che per ricerca di bellezza,non avendone bisogno e non interessandole. Era di bei lineamenti e anche se la pelle era curata e nutrita da creme idratanti e antirughe, mostrava un leggero rilassamento sul viso, nelle gote, guance e sottomento, dovuto a cedimenti muscolari, che evidenziavano il tempo trascorso, ma non sfiorivano la sua bellezza.
Le piccole rughe d’espressione, quei lievi solchi superficiali frontali, laterali agli occhi , sopra e intorno alle labbra, esercitati sulla pelle dai muscoli mimici, assieme alle leggere borse sotto gli occhi, la rendevano più interessante e affascinante, non scalfendo la sua gradevolezza agli sguardi.
Portava i capelli  lunghi sulle spalle con la riga di lato, tirati e bloccati sulla nuca da un grosso  fermaglio nero, tinti di un bianco cenere tenue, come il suo colore naturale e nonostante il grigiore mostrava meno anni di quel che aveva. Non amava tinte colorate, perchè odiava che a volte si evidenziasse  la ricrescita. Quando li  aveva avuti  biondi o mogano e gli era capitato, era corsa subito dalla parrucchiera a ritoccarla per nasconderla. Per questo preferiva tingerli di grigio chiaro, quasi come il suo colore naturale, le davano  meno impegno ed erano sempre in ordine e si  usavano anche così, cenere; ed era una bella signora cinquantenne, mostrando nonostante i capelli grigio chiaro, meno anni di quelli che aveva e un bel viso dai lineamenti piacenti.
I denti bianchissimi e regolari, erano frutto di protesi dentaria fissa posizionata alcuni anni prima per problemi di carie, assieme alle labbra spesso colorate di rosso per contrastare il pallore dei capelli e del viso, le donavano splendore.
Il fascino del suo sorriso perfetto e del suo sguardo profondo si perdevano sul collo aggraziato come quello di un cigno, ma punto debole di tutte le belle signore mature e oltre, accentuato da una lieve rugosità sulla gola.
Era seducente nonostante l’età e la cute del collo si presentasse poco tonica ed elastica, e i muscoli sottostanti evidenziassero quegli anestetici cordoni centrali verticali che creavano la fossetta giugulare e si notavano sottopelle tendersi ai movimenti del capo.
La pelle delle parti intime, candida e delicata era sottile e fragile e a volte evidenziava venuzze azzurre sottocute sul seno, la pancia e le cosce rendendole la pelle marmorea, rivestendo il suo corpo da falsa magra del colore della luna e sotto gli abiti mostrava delle forme che anche se non più giovani e perfette, erano ancora desiderabili ed erotiche.
Il seno, bello, grosso, pallido e tenero e leggermente pendente, con i capezzoli rosa inbruniti dal tempo, rivolti in basso, mostravano areole belle e circolari come medaglie appuntate sulle mammelle in onore alla sua bellezza che iniziava a sfiorire.
Come tutte le signore di mezza età, aveva la sua bella pancetta globosa, un ventre da nonna, con l’ombelico profondo, che presentava segni di pelle lievemente grinza ,dovuta al cedimento della stessa e alle due gravidanze avute; che si portava ai fianchi evidenziata di più dalla sua falsa magrezza, formando piccoli cuscinetti morbidi di adipe flessuoso che però nulla toglievano alla curvatura fisiologica della vita, ma anzi la accentuavano eroticamente.
Il fondoschiena seppur un po’ floscio era una meraviglia: alto, bello, morbido, carnoso  e pallido, rotondo e pieno, con un solco profondo al centro e ancora liscio, soffice come un cuscino e deformabile alla pressione delle dita, e si evidenziava sporgente anche da sotto gli abiti, attirando sguardi e desideri maschili.
Come scrivevo sopra sembrava più giovane dei suoi anni, sul lavoro vestiva quasi sempre con tailleur a gonna o pantalone, ma appena andata in pensione  indossava abiti anche casual e sportivi con scarpe da ginnastica bianche che la rendevano giovanile, disinvolta e dinamica .
Ma le mani come il collo tradivano la sua vera età avendo sul dorso alcuni inestetismi e segni lasciati dal tempo, che con l’assottigliamento della pelle e la perdita di tono ed elasticità avevano reso sul dorso visibili le vene e i tendini .
Anche se come il  viso e parte del  corpo le nutriva giornalmente con creme specifiche e cercava di abbellirle con degli anelli vistosi, a un buon osservatore non fuggivano.
Era una sessantenne, una signora attempata,ccon il fisico ancora piacente e attraente per i suoi anni, con la vita stretta e un corpo armonioso che mostrava quasi dieci anni di meno, ed era motivo d’orgoglio per me avere la moglie ancora bella, accurata e osservata dagli uomini della nostra generazione, anche se io non ne potevo più gioirne carnalmente .

Io invece ero un uomo normale, mi definirei anonimo e comune, ma buono di carattere e lavoratore, dedito alla famiglia e a differenza di mia moglie che si teneva nel mangiare e nell’apparire, io amavo la buona tavola, non che fossi un ingordo, ma mi piaceva mangiare e bere bene .
Ero fuori peso e avevo la pancia e una iniziale calvizia in testa e quei pochi capelli rimasti sopra e intorno al capo erano tutti grigio chiaro mome i suoi, che mostravano inequivocabilmente i miei anni.
Ero poco più alto di Carla, non bello fisicamente, non lo ero mai stato, ma simpatico e mi piaceva parlare il nostro dialetto, il milanese e a casa tra noi lo parlavamo sempre. Mi piaceva farlo anche in luoghi pubblici. Non avevo mai avuto hobby ne amicizie intime nemmeno da giovane, solo superficiali e saltuarie, il mio tempo lo dedicavo tutto alla famiglia e al lavoro.
Come capita sempre ai neo pensionati, l’inizio fu pieno di euforia e gioia, finalmente in pensione e non lavorare più, ma poi con la monotonia sopraggiunse la noia e mi sentivo inutile nonostante Carla mi spronasse a divagarmi.
Non sapevo come passare le giornate e cosa fare, facevamo lunghe passeggiate e leggevamo il giornale o guardavamo la tv, ma soprattutto ci sentivamo veramente vecchi…e inutili, io più di lei.
Come scrivevo sopra, tra me e Carla, non c’erano più rapporti sessuali da qualche anno, il nostro vivere la vita coniugale era ripetitiva e più da fratello e sorella che da marito e moglie. Dopo gli ultimi anni di astinenza Carla era come se fosse ritornata vergine, nello spirito e nel fisico, non l’accarezzavo e masturbavo più e lei a me.
Una mattina che girovagavo solo sul lungomare da solo, mi fermai ad osservare alcuni operai che facevano lavori nelle aiuole, e sentii una voce dietro me che commentava quello che avevano fatto, dicendo che era sbagliato, inutile e uno spreco di soldi. Mi voltai e vidi un uomo della mia età circa, alto con una bici che scuoteva la testa esclamando in dialetto milanese:
“Tel lì dove vanno a finire i nostri soldi ! Negli spreghi !… E le pensioni non le aumentano
mai …!”
Mi voltai e sorrisi e lui continuò a parlare. Poi vedendo che gli rispondevo anch’io in dialetto milanese ,mi chiese :
” Anca lu le de Milan? “ (Anche lei è di Milano?)
Annuii compiaciuto e allontanandoci assieme iniziammo a discutere nel nostro dialetto .
Tra le altre cose gli dissi che ero un neo pensionato e che non sapevo come passare le giornate.
“ Te lo trovo io cosa fare! “Esclamò:” Vieni a pesca con me!”
Accettai quell’invito, mi piaceva quella persona e i suoi modi di fare decisi e ci presentammo.
Si chiamava Renato , aveva 61 anni, il fisico gravato dagli anni, ma asciutto e ancora dinamico essendo un ex sportivo. Era snello e alto, con un po’ di pancetta e un pizzetto fine quasi bianco. I capelli li aveva ancora quasi tutti grigi. Era simpatico, eclettico, non stava mai fermo, cercava sempre qualcosa da fare, aveva mille hohhy e passatempi, tra cui il  ballo e le belle signore  e a sentire lui ci provava e riusciva ancora con le donne della nostra età.
Mi informò che era vedovo da molti anni con una figlia, ,anche lei come la mia Rosalba 35enne.
Era pensionato anche lui e aveva lavorato a Milano alla…Breda costruzioni meccaniche e in altri posti simili. Era un operaio …e anche se non prendeva molto di pensione, viveva con filosofia e allegria, la stessa che contagiò prima me e poi Carla.
La prima volta andai senza canna da pesca a osservare, c’era altra gente, suoi conoscenti e amici che mi presentò, poi mi fece provare a tenere la canna in mano e scoprii che mi piaceva. Ma soprattutto mi piaceva essere li con lui chiacchierare e passare il tempo.
Mi invitò ad acquistarne una e lo dissi a mia moglie che fu felice per me di questa nuova
conoscenza:
” Sai ho conosciuto un tipo anche lui di Milano, è pensionato come noi e pesca con la canna, mi ha fatto provare e mi è piaciuto e mi ha consigliato di comprarmela.”
Carla fu felice, vedeva il mio entusiasmo nel parlare di questa persona e del pescare .
“ Si compratela!.. Almeno ti divaghi e passi un po’ di tempo a distrarti e sarai meno nervoso e più tranquillo .“ Mi esortò.
E così feci, Renato mi portò in un negozio specifico dove si servivano gli amanti della pesca con la canna, presentandomi al titolare:
“Questo è un mio amico che vuole comprare una canna da pesca, trattalo bene come se fossi io!” Gli disse mettendomi la mano sulla spalla .
Mi piacque quella presentazione di considerarmi un suo amico e anch’io da quel momento lo ritenni tale.
Così iniziammo ad andare a pesca assieme, sui moli o nelle spiagge vicino ai fiumi e chiacchierando mi parlò di lui, della sua vita, confidandomi dei problemi della vedovanza e del vivere solo, del perchè non aveva più voluto nessun’altra donna che prendesse il posto di sua moglie, dicendomi che piuttosto quando aveva voglia, o andava con qualche nostra coetanea vedova anch’essa, oppure a prostitute e lo diceva candidamente. Fui sorpreso dalle capacità sessuali che vantava alla nostra età, tant’è vero che all’inizio non ci credevo.
Comunque lui aveva molto carisma verso me, sapeva prendermi nel parlare e coinvolgermi e anche se spesso dubitavo della veridicità delle cose che mi diceva, specie quelle sessuali, mi piaceva essere con lui e mi trovavo spesso d’accordo ai suoi discorsi.
Con il tempo, inspiegabilmente mi sentivo attratto da lui, ma non sessualmente, assolutamente, non ero gay e non lo ero mai stato e neppure lui, ma come altri conoscenti subivo il suo fascino e la sua influenza; mi piaceva avere la sua amicizia e passare le giornate con lui e ascoltavo il suo modo di parlare scherzoso e a volte irriverente su certe signore quando parlava di donne, il suo gesticolare e il suo atteggiarsi vanitoso, di un certo tipo di milanesi come i “ganassa e i  bauscia.”
Non avevo mai avuto amici veri nemmeno da ragazzino, men che meno da sposato, ne io ne Carla avevamo amici intimi o d’infanzia da poterci confidare. I nostri amici erano stati i colleghi di lavoro, ma era una amicizia blanda, dettata dalla circostanza del lavoro comune e dall’interesse, con frequentazione saltuaria e motivata sempre da qualcosa, mai nata dal nostro interno come quello che mi succedeva con Renato.
Non so nemmeno io perchè, ma a lui lo avvertivo amico vero e lui lo stesso con me .
Si era creato un legame tra noi che andava oltre l’amicizia spicciola. Lo sentivo quasi come un fratello della mia età.
La sua amicizia era una partecipazione di pensieri ed idee anche politiche comuni, uno stare bene insieme.
Sapeva ascoltarmi e io mi trovavo a mio agio a parlarle con lui, anche a confidarmi dei problemi  famigliari e  di salute e mi aiutava ad affrontare le difficoltà o semplicemente mi consigliava o dava il suo punto di vista, ma sempre importante e sincero .
Era di compagnia e con lui parlavo di tutto e di nulla e il nostro legame d’amicizia diventò sempre più forte e intimo.
Mi piaceva imitarlo negli atteggiamenti e modi d’essere, spesso con altri anche in famiglia ripetevo le sue parole e concetti come fossero miei, con lui condividevo le gioie e le tristezze di quel periodo e anche i momenti di sofferenza. Quando fui ricoverato in ospedale divenne persona fidata, di famiglia, mi  veniva a trovare tutti i  giorni .
Verso di lui avevo sentimenti affettuosi e familiari, di quelli che uniscono due persone in una sola. So che è strano e difficile da capire tra due amici, lo è stato anche per me
quando ci ho riflettuto, ma era così, soprattutto il vivere l’amicizia e le sue emozioni a sessant’anni.
Per me quella situazione, l’aver trovato un amicizia del genere, era un’esperienza esaltante, perchè c’era la gioia di ritrovarsi e condividere tutto, il piacere di stare in compagnia e il desiderio di volersi bene. Forse era una carenza giovanile d’amicizia e affetto che si manifestava in me, non so!…So solo che la vivevo intensamente e piacevolmente.
Ne parlavo sempre a casa, aumentando anche la curiosità di mia moglie Carla per quella persona che mi riempiva le giornate, domandandomi spesso curiosa che tipo era o cosa avevamo fatto il tal giorno o quel pomeriggio o mattino. A volte io le dicevo che a tale ora non potevo andare a fare la spesa con lei perchè andavo con Renato al caffè a giocare a carte o a pescare al molo.
Parlavo di Carla anche con lui, descrivendola come buona e dolce. Finchè decisi di farglielo conoscere.
Un giorno feci in modo di incontrarci per strada e glielo presentai a mia moglie:
“ Piacere Carla !” Disse lei timida, squadrandolo dalla testa ai piedi .
“Renato piacere! Renè per gli amici… .” Rispose lui stringendole la mano sorridendo e aggiungendo subito in dilaetto :
“ Ueehhh Renss …! Ti me di no… che avevi per moglie una bella sciura così!”
Ridemmo della sua esternazione: ” Ehhh si, le una bella sciura…ma le tremend!” ( è tremenda ). Risposi io ridendo .
Mia moglie si schernì, ma le fece piacere quel complimento e lui le fece una bella impressione, le piacque sia fisicamente che di persona e lo trovò socievole e simpatico oltre che di bell’aspetto.
“…Ho una figlia della età della tua sai? ” Le disse lui .
Carla sorrise :” Ahh bene !! Allora abbiamo qualcosa in comune !” Rispose ridendo , dicendo la prima cosa stupida che le era venuta in mente, non sapendo allora che con i mesi avremmo avuto altro e ben più intimo in comune.

Fu passando le mattinate e i pomeriggi insieme pescando uno accanto all’altro che entrammo in armonia e in affiatamento .
Come dicevo sopra mi piaceva come compagno di tempo libero, era la persona che fin da bambino avrei voluto avere come amico per giocarci assieme e che mai avevo trovato , mi piaceva il suo modo di esporre le cose, di considerami, di chiedere il mio parere, ascoltare le mie idee e di divertirmi con lui.
Come dicevo, così uno accanto all’altro entrammo oltre che in sintonia, in confidenza anche intima e non ricordo più perchè o per come, un giorno, forse parlando di sesso e di donne, dopo che lui mi aveva parlato della sua sessualità, il discorso passò alla mia e di conseguenza a quella di Carla.
“ La Carla le una bella sciura !” Esclamò nel nostro dialetto.
“Si! E da giovane era ancora più bella !” Risposi io orgoglioso.
“Ha un bel portamento da vera sciura de Milan come piase a mi! ” Esclamò . Sorrisi.
“Beato ti che la ciula!!” ( Beato te che la chiavi!!)” Esclamò con la sua faccia bonaria.
Sorrisi di più e gli feci alcune mie confidenze, dicendogli delle mie limitazioni sessuali e lui mi rispose serio e incredulo:
” Uhheee!… Ma davvero? E allora come fai ?!” Chiese.
“Ciulo no!” ( Non chiavo!). Risposi sorridendo in dialetto.
Restò in silenzio quasi incredulo e poi esclamò ancora a voce bassa:
“Come ciuli no!? Ma davvero? …E la Carla?” (Come non chiavi! Davvero? … E Carla?)
“Carla ciula no anche le!” (Carla non chiava neanche lei ) Risposi ridacchiando del suo stupore alla mia rivelazione.
Restò sorpreso di quello che le avevo detto e poi come a chiedere conferma ripetè:
“Ma verament?”
“Ver! Mi tira no! ” ( Vero ! Non mi viene duro ! ) Risposi, confidandomi contento…
“Oh ciumba!!” Esclamò incredulo ripetendosi da solo:
” La Carla ciula no!?”
Le sembrava impossibile che non avessimo rapporti sessuali. Poi dopo una breve silenziosa riflessione scherzando disse ridendo:
“Uè allor tienimi present se hai bisogno di un aiuto o sostituto!”
Mi aspettavo da lui quella battuta e non mi offese assolutamente:
“ Va ben … .” Risposi stando al gioco delle battute e facendo il disinteressato e il  superficiale: “ Le là le !” ( E’ là lei! ) Aggiunsi io sicuro di me.
“ Uuèè!!..Guarda che mi scherza no!! Ci tent verament !!”  ( Eiii!!.. Guarda che non scherzo!! Ci tento davvero io!!) Ribattè stupito della mia battuta .                                                                         “Prova è là!!” Risposi io ridendo con aria di sfida:
” Ti fa nient!  La Carla le piase no ciular!” ( Non fai niente! A Carla, non le piace chiavare!) Precisai sorridendo e sempre sicuro di me, conoscendola bene.
Quella fu la prima volta che parlammo di sesso in tono scherzoso riguardo a me e Carla, e gli feci delle confidenze intime che nessuno sapeva e non so nemmeno io perchè lo feci, ero sempre stato una persona discreta e riservata, specie su queste cose e non mi piaceva parlare delle mie intimità coniugali, ma farlo con lui e vedere le sue reazioni, mi dava un senso di affabilità…avendomi lui fatte le sue, enon lo credevo  capace di provarci davvero.
Intanto passavano le settimane e la nostra amicizia cresceva e si  cimentava sempre più, non solo con me, ma anche con Carla che incontrava e frequentava assieme a me quando facevamo passeggiate o andavamo a fare acquisti. Le piaceva Carla, come donna e modi di fare e di essere, e si era entrati in affiatamento e in sintonia tutte e tre.
Capitava a volte, che il pescato lo portavamo a casa mia e Carla c’è lo cucinava pur non essendo una buona cuoca a preparare il pesce, ma le spiegava lui come fare e così incominciammo a frequentarci di più anche per altre cose. Per sdebitarci lui ci invitava qualche sera in pizzeria o al ristorante o a qualche sagra paesana vicina, e noi lo invitavamo a pranzo o a cena da noi e la nostra amicizia e familiarità cresceva sempre di più diventando più profonda.

Mesi dopo.
Un giorno di maggio, dopo quasi sei mesi di conoscenza, mentre eravamo a pesca in una
spiaggetta vicino alla foce del torrente cittadino, come faceva spesso, ritornò sul discorso
sessuale, e mi chiese non convito di quello che le avevo detto mesi settimane e giorni prima, se davvero io non avessi più rapporti sessuali con mia moglie Carla, e gli riconfermai per l’ennesima volta tutto.
Prendevo le sue richieste e curiosità come un divertimento e se devo essere sincero, mi piaceva che fosse attratto da mia moglie.
“Ma come fai?” Mi chiedeva stupito.” E Carla come fa? Non dice niente?” Domandava stupito.
Mi aprii di più in confidenze intime e personali dicendogli:
“Sai, non è che non facciamo sesso, ma la nostra sessualità quando la pratichiamo… è centrata più sulle carezze e la masturbazione che la penetrazione. Anche perchè il rapporto completo non riesco più ad averlo te lo detto …” Precisando:”…anche se subito ho l’erezione, è quando lo metto dentro che sento il caldo della figa che …mi viene subito mollo.” Lui rise…:
“Chi ha il pane non ha i denti!” Esclamò in milanese riguardo me e Carla.                                            Non so perchè gli  raccontavo quelle particolarità, mi fidavo di lui, mi dava sicurezza ed avere un amico che sapesse le mie difficoltà sessuali mi confortava .
Lui mi confidava le sue, anche se erano diverse delle mie, lo faceva parlandomi delle sue avventure sessuali con vedove o prostitute.
A Carla alla sera raccontavo quello che accadeva con lui durante la giornata e le dicevo quello che mi confidava, omettendo naturalmente di dirle che anch’io gli confidavo le nostre intimità. Lei era ignara che lui sapesse come fosse e si svolgesse la nostra intimità coniugale e sessuale in quei momenti.
Un giorno Renato mi disse:
“Ma ti ha visto qualche dottore? …C’è il viagra!”
“Ah …sono tutte porcherie quelle cose lì !” Risposi serio aggiungendo :” Comunque no! …Non mi ha visto nessuno e poi il viagra fa male al cuore e io queste cose non le prendo…per noi va bene così!” Gli dissi deciso :” Siamo soddisfatti e contenti così senza farlo, noi!”  Ed era vero.
” Senza ciullà?!”( Senza chiavare?!) Domandò ancora in milanese.                                                     “Si senza ciullà!!” ( Si  senza chiavare!” Ripetei con un sorriso.                                                                 “Anche la Carla?” Mi chiese curioso e interessato.
“Si! Anca le!  Come ti o det… a Carla pias no ciullà!” ( Si anche a lei! Come ti  ho  già detto a Carla non piace chiavare!” Risposi deciso e sicuro di quello che dicevo.                                                          “Pias no  ciullà alla Carla?” Domandò stupito e quasi deluso.                                                               “Le no una sciura purtà per ciullà la Carla, le una sciura  seria, anca da tusa ciullavamo poco!” (Non è una donna da letto Carla, è una signora seria, anche da giovani non era prioritario per noi il  sesso!” Risposi  ancora aggiungendo:
”Ormai sono fniti i tempi delle belle godute, sono più di cinque anni che non lo facciamo  e anche per lei va bene così! Non ha più l’età per fare queste cose !” Puntualizzai ridendo.
“Come me!” Ribattè sorridendo lui scherzosamente, smorzando la sua curiosità :
” Anch’io sono cinque anni che non lo faccio più, ma con la mia povera moglie. Ma lo sai …io non resisto senza figa, a me viene ancora duro, anche al mattino quando mi sveglio e certe volte mi masturbo o vado a puttane, non riesco a stare più di due o tre giorni senza farmi una sega ,anche se sono vecchio .” Mi confidò sorridendo triste.
“Ehhh …ma va la!” Risposi ridendo in milanese:” Ti se un mandrill allora !!” ( Sei un chiavatore!!) E sorrise anche lui.
Aggiungendo io :“Di no vacade!” ( non dire cazzate).
“Son no vacade è la verità” Rispose serio. Seguitando rivolto a me e ripetendo:
“Chi al pane non ha i denti…” Riferito sempre al fatto che io avessi Carla, ma non potessi chiavarla.
“Uè vuoi  minga mangè da la mia pagnotta!? ” (Ehi…vuoi mica che divida la mia  Carla!?” Dissi ridendo pensando che scherzasse.                                                                                                           “Eh magari! La pagnot se divide… .” Esclamò e rise.                                                                                 “La pagnotta si! La mia Carla no! le minga una pagnot” Ribattei pronto ridendo.                                Non credevo a quello che mi diceva ma più avanti mi sarei reso conto che era vero.
Mi ripetè nel nostro dialetto che Carla era ancora una bella donna per gli anni che aveva;
“Le na bea fuinera!” ( è una bella figa !) e quel giorno ammise apertamente e sinceramente che le piaceva, ma io questo lo avevo già capito dall’interesse e ricerca che aveva nel parlare di lei con me. Ma non ci facevo caso, reputavo il tutto come se fosse normale che le piacesse…piaceva anche a tanti altri uomini della nostra età.

Qualche pomeriggio o sera ci portò a ballare il liscio, nelle sagre o sale ricreative e d’amicizia e qualche volta in sale da ballo vere e proprie.
Ci convinse. Noi non eravamo mai andati a ballare se non da giovani, io non sapevo ballare e non mi piaceva il liscio che avevo sempre odiato, così pure Carla, ma lui era un bravo ballerino e  conosceva e danzava con molte signore attempate e truccate presenti in sala e a Carla seppur contraria a ballare la convinse a provare e glielo fece apprezzare e timidamente le insegnò i primi passi del liscio, per poi insegnarle il resto nelle volte seguenti .
In pochi mesi apprese abbastanza in fretta i passi di danza e sotto la sua guida si perfezionò a ballare il liscio e a lasciarsi “trasportare“ dal maschio, come diceva lui e alla fine quando andavamo a danzare, lei sostituì tutte le sue partner stanziali e occasionali, divenendone con fierezza, la sua unica damigella fissa e lui il suo cavaliere.
Carla scoprì il piacere della danza folk romagnola a sessant’anni perchè c’era vita, movimento e dinamismo nelle persone che la praticavano, quasi tutta della nostra età e lei si poteva divertire .
La nostra amicizia, anche riguardo mia moglie era diventata un sentimento d’affetto, simpatia e stima e devo dire che mai anche nella confidenza che si era creata tra noi, nei gesti o nel ballo trasportando mia moglie era stato sconveniente o volgare verso Carla, ci scherzava, faceva battute, ma la rispettava, e in lei rispettava me.
Avevamo ottimi rapporti e vivevamo serenamente la nostra nuova vita io e mia moglie, senza problemi economici e con la sicurezza anche di avere una persona amica alle quale poterci rivolgersi per ricevere aiuto se avessimo avuto momenti difficili o particolari o darlo, ma soprattutto da condividere le nostre le gioie e i malumori, le giornate e le serate sia in una sala da ballo  o in un cinema, o a casa a vedere la televisione .
Nella nostra amicizia c’era reciprocità e piacere di stare insieme, aspetti che nascevano dal riguardo, dalla considerazione e dalla comunanza di ideali e stili di vita e questo come dicevo sopra, mi portava a confidenze e rivelazioni di aspetti personali della nostra vita, che altrimenti sarebbero rimasti nascosti nel mio intimo.
Così le nostre giornate passavano tra passeggiate ed escursioni a tre, al cinema o qualche serata o domenica pomeriggio a ballare il liscio. Lui era davvero gentile e amico, ci accompagnava anche al super mercato a fare la spesa. Mi aiutò a tinteggiare casa quando decisi per passare il tempo di farlo io, tutte le stanze una alla volta, mentre
Carla dietro a noi puliva e riordinava, e non volle nulla , lo fece gratis per amicizia , anche se ci sentimmo in dovere di fargli un presente(regalo),Carla le acquistò un maglione di marca. Oppure quando eravamo soli io e lui, giocavamo a carte al caffè o andavamo a pescare sul molo con la canna da pesca e quelli erano momenti di relax, di divertimento e di pettegolezzi su amici, le loro mogli e i conoscenti oltre che
di confidenze tra noi.
Un pomeriggio di giugno, decidemmo di prendere il sole sulla nostra terrazza in cima al palazzo visto che le spiagge erano diventate stabilimenti privati con ombrelloni e sdraio a pagamento e le poche libere erano assaltate dai turisti. Troppa gente per i nostri gusti.
Carla era timida e riservata anche nel mostrarsi in costume, aveva un due pezzi classico nero che faceva risaltare di più la sua pelle pallida e lieve. Il pezzo inferiore era slip a mutandina a vita alta, sia sui fianchi che davanti che quasi le arrivava all’ombelico, premendo e contenendo la sua bella pancetta da signora di mezza età, e dietro , coprendo tutto il sedere e la zona lombare, teneva su allo stesso tempo le natiche piene, tenere, ma svigorite .
Il reggiseno era a coppa grande, copriva tutta la mammella, avendocele grosse e pendenti. Era agganciato dietro la schiena e annodato dietro il collo.
Non era sexy, ma piacente, in un erotismo senile e si mostrava come una attraente signora attempata, di quelle che a volte si incontrano in costume al mare ancora ammirabili.
Lui ci aiutò a portare le sdraio e gli asciugamani e quando fummo su, le aprì , una per me e una per mia moglie, mise un grosso asciugamano sul pavimento e si sdraiò sopra, accendendo la radio.
Era la prima volta che eravamo soli in costume sulla terrazza, la giornata era calda e il sole scottava forte .
Carla aveva un grosso cappello di paglia a falde larghe per proteggersi il viso dal sole. Si alzò dicendo che si sarebbe data la crema per evitare scottature alla sua pelle bianca e delicata, che arrossiva subito sotto il sole.
In piedi prese il tubetto e iniziò a spalmarsi la crema sul petto e sulla pancia, dietro non riusciva, si contorceva ma non arrivava e mi chiamò se l’aiutavo, Feci per alzarmi quando Renato veloce mi precedette dicendo:
“Stai ! …Faccio io!” Portandosi davanti a lei sorpresa, le prese il tubetto della crema dalle mani e le disse:” Voltati!”.
Lei imbarazzata e meravigliata da quella cortesia improvvisa, borbottò qualcosa come :
”No!… Non importa! Lo fa Renzo… .” Guardandomi come se volesse che mi alzassi io o intervenissi.
Ma lui prendendola per il braccio la fece girare di spalle e messosi dietro lei con un pò di crema sulle mani, iniziò a spalmargliela sulle spalle e sulle scapole con movimenti circolari e lenti incurante del suo disagio.
Poi passò alle schiena.
Provavo una strana sensazione, a vedere Renato che praticamente massaggiava e accarezzava sulla pelle mia  moglie, un misto di eccitazione e gelosia a osservarli, mai uomo aveva accarezzato la pelle di mia moglie, la sua schiena oltre me, ma feci finta di nulla e restai seduto sulla sdraio a guardarli dietro gli occhiali scuri da sole e lui proseguì.
Vedevo la sua grossa mano abbronzata e senile dal dorso rugoso e venoso, accarezzarle la pelle morbida e candida.
Ridendo e parlando le fece tirare su le braccia incurante della sua contrarietà e la passò sui fianchi, su fino alle ascelle e alle braccia anche internamente e le cosparse tutte massaggiandole.
Mia moglie mi guardava disagiata che lui la toccasse, praticamente l’accarezzava davanti a me ed era stupita che io lo lasciassi fare senza intervenire o dire nulla, e aveva quel sorriso impacciato di chi per cortesia cerca di essere gentile, pur non gradendo quella sua disponibilità:
“Grazie Renato va bene …va bene così! “ Mormorò mia moglie.
Ma lui deciso rispose: “Aspetta ancora le gambe! “E abbassandosi sulle sue rimise della crema sulle dita e iniziò a
spalmarla sulle cosce.
“ Ma no!… Lì faccio da sola, ci arrivo grazie!” Disse mia  moglie sorridendo forzatamente per non mostrarsi contrariata della sua eccessiva gentilezza, ma lui continuò incurante delle sue parole, e di me, dicendo :
“Una bella pelle così come la tua bisogna proteggerla… bisogna massaggiare bene per far penetrare la crema.” Accarezzandole sempre con movimenti circolari anche l’interno delle cosce, imbarazzandola enormemente.
Carla mi guardava con disagio e turbamento, era sorpresa dalla mia non reazione a che permettessi che Renato le accarezzasse le cosce. Cercava di essere indifferente al fatto che aveva le mani di Renato nel suo interno cosce e la spalmava su quasi sugli inguini, dandole sensazioni non volute di  imbarazzo ma piacevoli.
Con un falso sorriso fastidioso, osservando in giro, cercava di minimizzare la situazione e il suo disagio.
Lui guardava e toccava la sua pelle pallida e la sua carne tenera e fingendo di spalmare, palpava con energia le cosce tenere, risalendole al loro interno fino ad arrivare al tessuto del costume che le copriva il sesso. Lo guardava fisso davanti ai suoi occhi, ero certo che avrebbe voluto abbassarlo… .
Carla mi osservava… si vergognava che un altro uomo la toccasse e davanti a me, forse avrebbe voluto fermarlo o forse no, oppure si aspettava che lo facessi io e invece lui le accarezzò tutto il corpo con le sue mani grosse dandole la crema . Quando finì la parte posteriore delle gambe, si alzò dandole scherzosamente una patta sul sedere, come se tra loro ci fosse molta confidenza… .
“Ecco sei pronta così va bene!” Esclamo, mentre lei mi osservava risentita da quello schiaffo sul gluteo e da come si permettesse quella libertà… .
Carla mi riguardò con un mezzo sorriso infastidito e timoroso. Non sapeva come avrei preso io quella disponibilità di Renato ad applicarle la crema, la sua passività cortese a lasciarlo fare e anche quel gesto molto confidenziale, dello schiaffo nel sedere come si fa con le donne facili.
“Grazie “ Le disse e imbarazzata sempre osservandomi si risedette sulla sdraio, mentre io facevo finta di leggere il giornale.
L’episodio finì lì e tutto tornò alla normalità, era la prima volta che un uomo che non ero io, la toccava, accarezzava e palpava e per giunta davanti a me e lei lo sapeva.
La sera quando fummo a casa soli le dissi ironicamente :
“Ti è piaciuto come ti spalmava la crema Renato?”
“Ma hai visto? …Io non so cosa gli ha preso !” Rispose esitante :” Volevo che smettesse ma lui continuava, mi imbarazzava …e non volevo essere scortese per questo lo lasciato fare!”
“Hai fatto bene!…Però ti è piaciuto farti e sentirti accarezzata da lui.” Aggiunsi io.
Era evidentemente impacciata e turbata. Balbetto qualcosa e arrossì:
“Io …. ma perchè non sei intervenuto tu!?… Potevi dire qualcosa!” Rispose come a giustificarsi.
“ Perchè non c’era niente di male!” Risposi io facendo il superiore su queste cose :” Lui è un amico … ti ha spalmato la crema, e poi le piaci ,si vede che desiderava farlo.”
Carla rise….”Ma è pazzo!!…” E rise di più di quella mia precisazione.
“E poi quello schiaffo sulla natica alla fine… .” Aggiunsi.
“Ma si!!! Diooo …hai visto? …Non sai come mi sono sentita, come una donnaccia!”
“ Behh! Lui è abituato a frequentare quel tipo di donne, sai che ogni tanto va a puttane… . In quel  momento ti avrà considerata come una di loro, è stata una patta d’amicizia, come quelle che si danno alle donne che piacciono e che hanno un bel culo … .” Le dissi io ridendo.
“Ehhh siii !! Proprio …il miooo!!!…” Rispose vergognandosi.
“ A lui piace!!” Dissi ancora.
“Ma va là!!” Rispose alzando il  braccio e finendo la chiacchierata.
Ero emozionato, non lo ammettevo a me stesso, ma il fatto che toccando mia moglie davanti a me, e lei pur non volendo si sentisse turbata e provasse piacere a farsi toccare da lui, mi emozionava… eccitava… .
Anche se era ancora sessualmente attivo come si vantava, non mi preoccupava e non davo importanza a questo aspetto di lui, io non lo ero e nemmeno mia moglie e sapevo che a lei non interessava il sesso e non provavo invidia, e in quel periodo pensavo che esagerasse con le sue affermazione.
Mi resi conto che il turbamento e il piacere che ne avvertivo, lo provavo proprio nel fatto di pensare di condividere mia moglie Carla famigliarmente con lui, come condividevamo tutto il resto, l’amicizia, il tempo libero i giochi, era questo che mi emozionava e non la sessualità.
Renato era un uomo generoso d’animo, disposto ad ascoltare e consigliare e sembrava capire i miei problemi, anche quelli intimi e sessuali. Così dopo quell’episodio della crema, di cui non ne parlammo, un giorno a pesca, in uno dei mostri momenti
confidenziali, forse per aver sentito il corpo tenero di Carla nel suo massaggio e la sua pelle delicata sotto le dita cospargendole la crema, o la mia indifferenza a quel spalmare ritornò con il discorso su lei e in modo inatteso mi chiese sorridendo :
“Ma saresti geloso se te la ciulasse (chiavasse) qualcuno la Carla?”
“Ciulare ? …E chi e perchè qualcuno dovrebbe ciularla? ..” Risposi indifferente nel nostro dialetto milanese proseguendo:“Credo di no …non lo sarei, se qualcuno vuole è li… ma come ti ho detto Carla non è il tipo di donna dedita al sesso …è fedele e tranquilla. Non mi ha mai tradito in 40 anni di matrimonio.”
“ Ehh si….lo so ! Ma se qualcuno la corteggiasse ?! …Ci tentasse!? … Ci provasse?” Continuò lui provocandomi.
“Qualcuno chi?” Chiesi, sapendo anche già a chi si riferiva, a se stesso, ma continuai :
”No! Non sarei geloso, mi darebbe solo fastidio anche se saprei che lei non andrebbe mai con un altro. ”
“Anche se fosse un amico che te la volesse ciulare?” Domandò sorridendo e tenendo la canna da pesca con due mani appoggiata contro l’addome.
Capii subito il senso della sua domanda e gli chiesi ironico:
“ Saresti tu l’amico che se la vorrebbe ciulare?”
Restò sorpreso e imbarazzato, ma sorrise ancora intuendo che avevo capito :
“ Perchè no! … A me piace Carla e tu non avresti motivo di essere geloso perchè non te la porterei via, resterebbe tutto in famiglia. Perchè noi siamo come una famiglia no!?” Rispose sempre con il sorriso, ma riflessivo e cauto, e attento a una mia reazione.
“Ma va là matt!! …Ti se matt… ti!!” Risposi senza offendermi, ma divertito da quella proposta e provocazione e ridemmo entrambi della sua sortita che finì lì.
Ma con quella chiacchierata mi aveva fatto intuire che Carla le piaceva davvero anche se non lo aveva mai mostrato apertamente e sarebbe stato disposto anche a chiavarla. Ma nello stesso tempo mi faceva capire che da vero amico, per  provarci avrebbe voluto il mio consenso e tutto sommato queste richieste fatte a me per lei, non mi dispiacevano. Sorrisi anch’io…e fui preso da una strana sensazione contrastante, un misto di contentezza che lei le piacesse e che da vero amico me lo dicesse e mi chiedesse il  permesso  per corteggiarla e il timore e la gelosia perchè me lo proponeva.
A Carla non dissi mai che Renato mi parlava di lei e che avrebbe voluto corteggiarla, la tenni all’oscuro, e lui con il tempo, nei momenti di relax, sapendo che poteva farlo senza che mi arrabbiassi, furbescamente agganciandolo a qualche altro discorso che facevamo, tirava fuori quello su Carla, riparlandone, ripetendomi scherzosamente e provocatoriamente in milanese e in forma sempre più audace:
“Ti la ciuli no! ( Tu non la chiavi!) Perchè non farla chiavare  con un altro?” Diceva con quel suo mezzo sorriso da canaglia.
Sorridevo sapendo chi fosse l’altro che intendeva lui e non le davo peso, finchè un giorno fui io  che lo esortai, serio, sempre in dialetto milanese quasi sfottendolo:
” Va! …Prova!… Ciulala se ghe riesc. Le là “ (Vai !…Prova! Chiavala se ci riesci. E’ la! )
Lui serio si  voltò verso me: “Davvero posso provare!? “ Ribattè incredulo:”Ti offendi no? Sei no geloso? ”Mi chiese.
“Prova!” Risposi ancora io aggiungendo solo:” Ma farai un buco nell’acqua perchè lei non accetterà il tuo corteggiamento.” E lo dissi convinto.
Lui replicando divertito dal mio seguire il suo discorso, in tono spiritoso rispose convalidando e avvalorando la mia apertura scherzosa:
“Guarda che io ci provo davvero! Non ti offendere … non è mancanza di rispetto nei tuoi
confronti… Vedi!?… Te lo chiedo proprio perchè ti rispetto!! “Precisò serio, continuando:
“Ma vorrei provare perchè so che tu non lo fai più. La Carla mi piace e poi anche perchè vi voglio bene a tutte e due, siete un po’ come la mia famiglia, è un anno che siamo quasi sempre assieme.” Aggiunse e questo mi fece piacere e mi commosse, in fondo anche a lui lo consideravo più che un amico, come uno di famiglia, certo non fino al punto da concedergli mia moglie, ma di scherzare su di lei si. E poi a sessant’anni… mi dicevo, che vuoi che faccia?
“Prova! Prova!” Risposi ancora sorridendo quasi a sfidarlo senza arrabbiarmi nel segno di quella strana amicizia che avevo allacciato e sentivo per lui.
Senza rendermene conto, inconsciamente gli stavo permettendo di corteggiare mia moglie e non ne ero geloso, ma anzi, avvertivo un brivido sottile di piacere che lo facesse davvero…un batticuore.
Sarà stupido, ma ero contento che le piacesse Carla, che la desiderasse e le volesse bene. Sarebbe stata anche una condivisione virtuale di lei … forse ero pazzo e incosciente, ma mi dava una sorta di piacere interiore, non sessuale, ma cerebrale e fisico, uno stato di benessere. Ero turbato non per il fatto in se che la corteggiasse, altri uomini a vuoto ci avevano provato, ma perchè io glielo consentissi di fare, lo permettessi, che prendessi dentro di me in considerazione la possibilità di dividere anche lei con lui, mia moglie e non solo il mio tempo libero, i miei hobby e la mia casa, le passeggiate e il ballo … ma anche la mia Carla.
Mi sembrava tutto un gioco irreale, virtuale, irrealizzabile davvero.
Non so cosa mi capitasse in quel periodo… .L’amicizia con e per lui, sembrava essere diventata più forte e importante dell’amore che provavo verso mia moglie e prevalesse su tutto, anche su lei.

Dopo quella chiacchierata nei giorni seguenti, nei momenti che eravamo assieme in privato, scherzando iniziò a farle dei complimenti, dapprima insicuri e timidi, poi vista la mia non reazione sempre più audaci, guardando sempre me che lo osservavo corteggiarla discretamente ed educatamente. Cambiò atteggiamento nei suoi confronti , non perdeva occasione per darle qualche bacino sulla guancia o camminando nelle passeggiate, a volte le posava il braccio sulle spalle, ma sempre con amicizia e senza mai volgarità, mentre Carla mi osservava stupita che lui si prendesse tale confidenza e soprattutto che io  gli permettessi certe libertà sotto forma di affettuosità .
“ Se la lasci me la prendo io !” Arrivò a dire forte un giorno durante una camminata guardandomi e ridendo, facendo ridere anche lei di riflesso che ripeteva scandalizzata e divertita:” Le mat…le propri mat…Renè!!”
Carla a volte era imbarazzata del suo ardore e dalla libertà che si pigliava nel scherzare con lei anche in modo affettuoso-spinto davanti a me, a volte i suoi atteggiamenti sembravano dei veri e propri approcci e soprattutto era a disagio che io suo marito non dicessi nulla delle sue battute su lei e dei suoi ammiccamenti… ma non mi diceva nulla sapendo  quanto io tenessi alla sua  amicizia e ne fossi condizionato.
“Le fat così!” Le dissi un giorno che parlavamo di lui, dove lei criticava e disapprovava il suo comportamento nei suoi confronti e davanti a me suo marito.
”Le piaci e ti corteggia, non è abituato a fare le cose di nascosto e le fa davanti a me, meglio così, è sincero.” Affermai:”Ma non credere che non dia fastidio anche a me. Vuoi che le dica qualcosa, che lo riprenda verbalmente?” Le chiesi.                                                                                                   Pur giustificandolo era vero quello che le avevo detto, infastidiva anche me . Esitò un attimo poi rispose:
” No! Per ora no! Lascia perdere!… Sarà il suo modo di fare, vedremo in seguito.” E la nostra reazione sul suo corteggiamentofinì lì.

La seconda volta che fummo nuovamente e spensieratamente sulla terrazza per prendere il sole, appena arrivò Carla in bikini che salì dopo di  noi,  lui la guardò con compiacimento e fui io a dirgli provocatoriamente divertito dagli sguardi di Renato su di lei :” Spalmagli la crema prima che si scotti la pelle… .” Lei si voltò di scatto e mi guardò sbalordita e incredula di quella mia richiesta, lui sorrise e non se lo fece ripetere, si alzò, si avvicinò a lei ancora in piedi e stupita e prendendo il tubetto della crema iniziò a cospargerla partendo dalle spalle e nello stesso tempo ad accarezzarla tutta. Procedette dalla schiena fino dietro alle cosce e poi passò davanti con lei rassegnata e imbarazzata a quella situazione.
Fu lì, guardandola ferma e passiva, mentre con il broncio mal sopportava  le mani di Renato sul suo corpo lasciandosi spalmare la crema, disagiata e turbata al sentire le sue dita muoversi sulla pelle, che mi venne l’idea stramba e non so nemmeno io perchè, forse per mettere più in imbarazzo lei o forse per assecondare Renato, ma certamente per divertirmi io, ed esclamai:
“Perchè non ti togli il pezzo di sopra e fai prendere un po’ di sole al seno?”
Renato mi osservò sorridente ammiccando, lei reagì scandalizzata dalla mia richiesta :
“ Ma che di… Renss ???…Ti se maaatttt…!!!!” Rispose in dialetto seria e indignata guardandomi di storto, esterrefatta di quella mia proposta.
“ Te la detto anche il dottore quando ti ha visitata di farlo quando hai la possibilità, che con la giusta protezione un pò di sole fa bene alle mammelle .” Aggiunsi vedendola frastornata e in difficoltà . Ed era vero che lo aveva detto il nostro dottore.
Lei mi guardò confusa e risentita da quello che avevo detto davanti a Renato e rispose ancora di no:
“ Ma ti se matt davverooo!!?? Fare vedere il seno a un estraneo.” Ma io insistetti :
“ Non ti vergognerai mica di Renato? E poi lui non è un estraneo, si  può considerare di famiglia ormai, lo hai detto anche tu. Siamo solo noi tre e poi certamente avrà veduto tante di quelle donne nude e con mammelle fuori, anche più belle delle tue che non ci farà caso… .” Aggiunsi perfido ridendo.
Lei si risentì della mia ultima frase, che Renato ne aveva viste di più belle delle sue e mise il broncio, facendomi l’espressione seria mentre io ridevo sapendo bene che a sera , avremmo litigato per questo e per la mia richiesta.
Ma lui intervenne abbassando la tensione, dicendo provocatoriamente :
“ Si è vero ne ho viste tante, ma più belle delle sue non lo posso dire …dovrei vedere quelle di Carla, ma sono certo che ha un bel seno. Almeno io me lo immagino bello…come è lei .”Aggiunse con galanteria guardandola negli occhi e turbandola.
“Si ha un bel seno! Te lo dico io !” Risposi pronto e divertito e con voce tranquilla rivolgendomi a lei seduta sulla sdraio la sollecitai nuovamente : “Su toglilo Carla!”
“Ma Rensss…perfavur …ti se matt davverooo ???!!!”                                                                                  Mi rispose ancora incollerita e si sedette nella sdraio abbassandolo superiormente il costume al limite dei capezzoli.
“Lo prendo così il sole alle mammelle io!” Esclamò arrabbiata.
“Ma tira giù dai!!” La esortai in milanese:” Con tutte quelle anche della tua età che ce l’hanno al vento… basta andare alla spiaggia per vederle e tu che c’è l’hai meglio di loro, non le abbassi nemmeno in famiglia?” Continuavo a farle presente che consideravo Renato uno di  famiglia e come tale poteva permettersi e vedere cose che ad altri  non era consentito.                                                                                                                                                                                                                 “Ti vergogni di Renato?” Ripetei:” Ma guarda che è come se le vedessi io o non le vedesse affatto …non ci farebbe caso.” Lui in silenzio ascoltava la nostra discussione.
Rossa in viso, non so se per sfida o per vanità ,vergognandosi e senza guardare ne lui ne me lo tirò giù poco, facendo uscire le areole dal costume, mostrando la parte superiore del seno bianca e con grossi capezzoli rosa -bruno e restò ferma così, poi spinse il pezzo superiore sotto le mammelle, che sbordandoci sopra pallide, erotiche e morbide si portarono cadenti verso il basso sovrastandolo, coprendole per pudore con le mani. Si vergognava.
Lui si alzò e mentre lei era seduta con il busto in avanti verso le ginocchia, le andò dietro e infilando le mani tra la sdraio e la sua chiena disse:
“Per restare così con le mammelle fuori e il costume sotto, toglilo!” E da dietro le sganciò il fermaglio sulla schiena e il nodo dietro al collo, tirandoglielo avanti e sfilandolo dalle braccia.
Lei  a quella iniziativa esclamò un:” Maaahhh!!??” E ancora più rossa in viso se lo coprì subito di nuovo con le mani.
“Fa no la stupid!!” Le dissi io compiaciuto dall’esserci riuscito e dietro l’insistenza di Renato che la esortava: ” Su dai toglile!!”
All’iniziale ritrosia dopo essersi fatta pregare e ormai da alcuni minuti  in quella condizione, abbassò lentamente le mani mostrando il suo seno nudo, stagionato e pallido,  ma ancora bello, grosso ed  erotico anche se pendente, con i capezzoli dritti e duri dall’eccitazione, dalla vergogna e dal disagio di  quella situazione.
” Lui lo guardò come se osservasse il seno di un quadro rinascimentale, in tutta la sua senilità erotica, esclamando:” C’è l’hai bello davvero! complimenti!”
Era il primo uomo oltre me e il dottore a vederle il seno nudo, e non so quanto ci  fosse di vero nella sua affermazione, ma mi  fece piacere, lei invece scosse le spalle sempre tenendo il broncio e mi guardò come a dirmi :”Hai visto!!” Quel giudizio, quella esclamazione la soddisfò, e lui purtroppo da esperto puttaniere insistette:
”Si giuro…per avere sessant’anni è fantastico, sei una donna meravigliosa, hai un bel seno Carla e chissà come sarà il resto ?!” Disse ridendo.
Ma vedendola seria concluse: “Ma se ti vergogni di me coprilo pure… .”
Carla restò in silenzio e si mise le mani sopra che poi tolse lentamente, ricordo ancora il suo sguardo irato verso me.
Quel pomeriggio scoprii che mi emozionava che a Renato piacesse osservare il suo seno nudo. Non so perchè ma provavo un piacere sottile ,un turbamento strano,quasi sessuale. Ero giunto all’assurdo di me stesso, ero contento che le guardasse le mammelle nude e le spalmasse la crema sul corpo. Sapevo che Carla era mia e mi sentivo un po’ come dividere un  giocattolo con lui ,anzi farlo giocare un po’ con esso quando volevo io perchè mi era amico, anche perchè pensavo che non c’era nulla di strano a fare quel tipo di gioco e che oltre non saremmo mai andati.                                                                                                                                                             Lei era seduta sulla sdraio imbarazzata con gli occhiali scuri e il seno fuori, senza più coprirlo, ma mostrandolo davanti a Renato che continuava ad osservarla.
Provava vergogna, ma non lo dava a vedere orgogliosa com’era, pensava che fosse brutto il suo seno e che i complimenti fatti da Renato fossero di circostanza.

Quel pomeriggio poco dopo  rimise il pezzo superiore del costume e continuammo nella nostra  spensieratezza a prendere il  sole e chiacchierare e alla  sera dopo cena e poco prima di andare a letto mi chiese:
“ Perché hai voluto farmi vedere senza il reggiseno da Renato?? Mostrarle le mie
mammelle? …Mi hai messo in imbarazzo e fatta vergognare! E’ stato scandaloso e chissà cosa penserà ora di me !”
“Non penserà niente !” Dissi: “ L’unica cosa che penserà è che le piaci, me lo ha detto
apertamente e lo sai anche tu e anche lui  piace a te e lo sappiamo tutte e due … “ Lei restò  in silenzio e sorpresa di quella frase arrossendo in viso dicendo:                                                             “Ma che dici!?”                                                                                                                                               “La verità! Non ti piace come amico!?”                                                                                                    “Ahh…in quel senso li come amico si!” Sorrisi e continuai:
“ E poi a lui lo considero più che un amico, quasi uno di famiglia e non sono geloso. Sai cosa mi ha detto poi quando eravamo soli che tu sei scesa a farti la doccia?”
“Cosa!?” Rispose curiosa.
“ Che te le avrebbe baciate tanto erano belle .”
“Ohh Diooo!!..Le matt…!!” Esclamò in milanese cercando di trattenere quel mezzo sorriso che le era venuto, gratificata dalla sua tentazione su di lei.
“E sai io cosa gli ho risposto? “
“No cosa?” Chiese ancora più curiosa .
“ Che poteva farlo se voleva!”
Carla mi guardò in silenzio dicendo subito seria in dialetto :” Ghe cred…no!” (Non ci credo!).
“Vuoi che glielo chiediamo? Chiamalo al cellulare!” Risposi io facendo cenno di passarglielo. Non lo chiamò ma mi guardava fissa in viso, incredula che io gli avessi risposto davvero così, dandole il permesso di baciarle le mammelle .
“Davvero gli hai risposto questo ?” Mi chiese seria con voce bassa.
“Si!” Ribattei io deciso.
”E perchè lo hai fatto?” Chiese ancora lei risentita dal mio comportamento.
“ Perchè non ci trovavo niente di male se lo avesse fatto in quel momento, erano belle e
bianche, con i capezzoli rosa imbruniti e te le avrei baciate anch’io. Sarebbe stato solo un gesto d’affetto.” Il silenzio si prolungò e si guardò in giro sconcertata, ma io la riportai al discorso dicendole:
“ E sai cos mi ha risposto lui?”
“ No…cosa?” Domandò ancora più interessata e piena di attenzione .
“ Ahh!!…. Se lo sapevo gliele avrei baciate davvero ! …Comunque buono a sapersi … .” Aggiunse.
“Perciò preparati !” Continuai ridacchiando.
“ Ma Renss …ti se matt davvero a dire queste cose a lu …? Chissà cosa pensarà dopo? E’ sempre un estraneo per noi … .” Disse con tono preoccupato.
“Perché matt? Giochiamo un po’! ” Risposi io:”Tu le piaci e lui ti piace lo so!”
Al ripetere quella frase diventò rossa in viso come se avessi scoperto chissà quale segreto e rispose :”Le bellomme, pias si, ma solo in amicisia !” (E’ un bell’uomo ,si  mi piace, ma solo come amico!) Era vero, anche lui le piaceva. Restammo in silenzio e dopo una riflessione mi chiese risentita : “ E con questo cosa vuoi dire ?”
“Voglio dire che se lui ci prova io non mi opporrò dipenderà da te!” Dissi sfacciatamente.
“Ma cosa il dì!!… Ti se matt…? Ti è imbriagh ? Come fai a pensare queste cose? … Sono tua moglie, sono stata sempre e solo tua … figuriamoci se ti tradisco con lui e a sessant’anni .” Rispose offesa, aggiungendo maliziosa:“E poi non sei geloso ? “
“No di lui no!” Ripetei pronto e provocatorio.
Uscì dal soggiorno scuotendo la testa parlando da sola e ripetendo :                                                 ”Ti se matt!!…Ti se matt!!”                                                                                                                               Era visibilmente turbata e sorpresa da quello che le avevo detto, soprattutto dal mio comportamento accomodante e accondiscendente verso Renato e al poter pensare certe cose su di lei.

Al mattino seguente ci vedemmo al bar io e lui, capii da come parlava del suo seno che era preso sempre più da mia moglie e ne ero divertito, ma continuavo a non credere a quello che mi aveva detto sulla sua sessualità, che fosse ancora attivo. Io vista l’età comue paragonavo erroneamente le capacita dei  miei coetanei alle mie e quindi anche lui, e mi pareva impossibile  che chiavassero ancora alla nostra età e quindi se non lo pensavo impotente come me, certamente lo immaginavo sessualmente svigorito, più parole che fatti.
“Allor Renss…” Mi disse serio .
“ Se ghè!!” Risposi io.
“ Posso pruvar con la tua sciura?”
“ Prova! Se ghe sta le… mi non dì de nu!” Risposi emozionato e a modo mio eccitato.
Pensavo che la volesse solo baciare e accarezzare e non fare altro, ma soprattutto che lei non ci sarebbe stata mai, che avrebbe  rifiutato il suo  corteggiamento, ma come dice il proverbio , non bisogna mai fare previsioni, specie sulle donne.
Tutto precipitò inaspettatamente nel giro di una settimana, tra confidenza e amicizia quello che non era avvenuto in un anno, avvenne in pochi giorni. Renato si era fatto più audace , Carla era infastidita e contrariata dal suo nuovo atteggiamento nei suoi confronti, ma non diceva nulla, accettava arrendevole e rassegnata. E io non pensavo mai che sarebbe accaduto quello che avvenne.

Verso fine Giugno dopo aver pranzato andammo sulla terrazza a prendere il sole, dopo le due volte precedenti, non si fece più spalmare la crema da lui e alla sua disponibilità e cortesia declinava l’invito sorridendo, si sedeva subito sulla sdraio, accendeva la radio e se la spalmava da sola sulle braccia, l’addome e le gambe. Anche il seno dopo quella volta non lo mostrò più , si tenne sempre il pezzo sopra e lo tenne coperto, ma oramai come si dice …il danno era fatto. Pur nella nostra generazione e quasi senilità, Renato la desiderava e io mi dilettavo ad assistere alle sue avance e alle ritrosie gentili ed educate di Carla, signora di mezza età corteggiata da un coetaneo amico del marito. Era tutto
divertente.
Dopo mezz’oretta che prendevamo il sole, Carla si alzò borbottando che andava giù in bagno, prese le chiavi dell’appartamento sulla asciugamano vicino alla radio e scese sotto a urinare.
Lui mi guardò, era agitato quel giorno e dopo che lei era scesa osservava sempre la porta. Poi all’improvviso si alzò, mi guardò mentre ero sulla sdraio, con la testa appoggiata sulla tela e gli occhiali scuri sugli occhi e sembrava che dormissi.
Prese la porta e scese e io insospettito dal suo comportamento, ma immaginando che andasse da Carla,a spiarla, a distanza e scalzo lo segui, andai dietro lui.
Quando scesi la prima rampa, c’era silenzio sul pianerottolo e la porta d’entrata era socchiusa con le chiavi sulla serratura probabilmente perchè Carla pensava di tornare subito su, lui la spinse piano e si infilò e dall’alto lo vidi entrare, socchiudendo nuovamente la porta.
Quando giunsi io sull’uscio della porta, li sentivo nell’entrata vociare, guardai tra la porta e lo stipite. Vidi lui che cercava di abbracciarla e tentava di baciarla, ma lei non voleva,resisteva e lo allontanava spingendolo, non credo lo facesse per fedeltà in quel momento, ma probabilmente per timore, visto che io ero sopra e avrei potuto arrivare in qualsiasi momento.
“Ma che fai sei pazzooo!!!Ti se matt anca ti!!?”Le diceva mia moglie cercando di svincolarsi da lui.
“ Dai!! Lasciati accarezzare e baciare !” Le chiedeva sottovoce Renato in dialetto.
“No!… Non voglio!! Non faccio queste cose…C’è mio marito sopra! …Guarda che gridoo!…Lo chiamoo!!” La sentii dire in un tira e molla che tra i suoi abbracci e suoi respingimenti dal corridoio li portarono in camera, dove lui stringendola a se in una morsa la baciò sulla bocca, non ricambiato da lei.
E mentre Carla si staccava dalle sue labbra gli diceva :
” Ecco ti ho baciato! Ora basta, non fare il pazzo? C’è mio marito sopra!” .
Nel frattempo io entrai di nascosto nel corridoio e mi avvicinai nella semi oscurità alla porta della nostra camera semiaperta, e a distanza nel buio vedevo e sentivo.
“Si è addormentato al sole, riposa! Se no non sarei sceso!” Sentii dire a lui e così dicendo con una velocità inaspettata e una eccitazione frenetica, la spinse gettandola sul letto e caddero quasi di peso su di esso, lui sopra a lei, ribaciandola in bocca.
Lei dopo una prima esitazione, restò passiva e arrendevole al suo bacio.
Vedevo i loro corpi quasi nudi, consumati dal tempo, leggermente abbronzati stringersi.
Renato con la mano alzando il pezzo superiore del costume, le tirò fuori le mammelle pallide e si abbasso con le labbra tremanti su di esse a baciarle e leccarle freneticamente le areole e i capezzoli turgidi; quel seno che lei gli aveva mostrato vergognosamente sulla terrazza, stringendo ora tra le dita le sue grosse mammelle bianche e tenere, deformandole sotto la presa premendole.
Lei per un momento restò ferma a farselo leccare …probabilmente le piaceva.
Lui  intanto con le dita prese il bordo superiore del costume a slip, lo sposto deciso in giù e infilò un dito dentro, fino arrivare sulla figa e farle chiudere e piegare le gambe in alto per reazione, lasciandosi sfuggire dalle labbra quasi un gemito di piacere.
Tutto avveniva in una sequenza di respiri affannosi e sospiri piacevoli.
“Alza il sedere!” Le disse e al suo farlo all’improvviso lui si tirò poco su, le prese il costume sui fianchi e inaspettatamente lo tirò giù con uno strattone che sembrava lo strappasse alle ginocchia :
” No che fai? Questo no!…Non voglio!” Esclamò mia moglie con un filo di voce tremante stringendo di più le gambe in un atto di contrarietà, Ma lui per calmarla le rispose:
” No, stai tranquilla…Te la voglio solo baciare !… Non temere ! ” E con un colpo deciso tirò il costume ai piedi e glielo tolse, lasciandola nuda sotto, ricacciandosi immediatamente sopra lei e affondando il volto sulla sua figa, tra i suoi peli radi e qualche filamento grigio.
Ero incapace di intervenire, mi piaceva osservare mia moglie cedere involontariamente alle sue insistenze. Come un forsennato, senza ritegno e preoccupazione igienica che aveva appena urinato, iniziò a leccarle la figa, mentre lei ferma lo lasciava fare, presubilmente le piaceva sentire la sua lingua leccarle la fessura della figa e lentamente senza quasi accorgersene allargò le gambe, permettendogli di leccargliela meglio.
Era oltre 30 anni che io non gliela leccavo, eravamo ancora giovani l’ultima volta che lo feci, ricordo che era quasi subito dopo che era nata la ragazza, Rosalba, poi smisi perchè non mi piaceva leccare la figa e per igiene, mentre invece lui, senza contegno, succhiava e leccava che sembrava un cane che beveva nella ciotola.
Era incredibile, in quel momento non provavo gelosia, ma avvertivo uno strano calore e batticuore in me, misto a brividi salirmi dal basso ventre e mi succedeva sempre quando mi eccitavo soprattutto da giovane.
Scuotevo il capo, ma il brivido e la leggerezza alla testa non andava via, mai avevo avvertito questa intensità nell’eccitazione negli ultimi anni.
Deglutii la saliva emozionato e presi tempo e cercai di realizzare, stava accadendo quello che avevo creato io ma che non volevo e credevo che avvenisse. Involontariamente si era realizzata l’occasione, ed ero tormentato e intimorito del proseguo, ma contemporaneamente non volevo che tutto finisse.
Mi riportarono alla realtà le parole di lui che staccatosi dalla figa di mia moglie smettendo di leccarla con le labbra e il mento sbausciato come diciamo a Milano, togliendosi con le dita qualche pelo dalla lingua, esclamò:
“…Mi ecciti da morire Carla …mi sei sempre piaciuta …” Seguite da quelle deboli e sussurrate di mia moglie:
“Non dobbiamo…non è giusto… c’è Renss .” Per poi sentire solo fruscii di corpi e lenzuola, sospiri e di nuovo lui chinarsi a leccare la figa, e il silenzio di Carla che definirei passivo, compiaciuto e complice.
All’improvviso si tirò su strisciando con il torace su di lei, portò la bocca insalivata verso le sue labbra per baciarla e nel fare quella manovra, con il pollice tirò giù il suo costume facendo uscire il suo cazzo duro, dove sputandosi sulle dita lo insalivò velocemente .
Avvenne in una sequenza rapida e naturale che quasi non me ne resi conto, lo stesso fu  per Carla.
Gli allargò le gambe e lo puntò tra il rado grigiore nascente del suo pelo intimo, senza che lei lo impedisse e premendo come un forsennato, sotto la sua spinta inserì la cappella.
”Aahhh!!!!… Fai piano! Mi fai male !” Sussurrò Carla avendo la vagina in astinenza e chiusa da oltre cinque anni e quindi asciutta e ristretta.
E mentre lo diceva, lui spinse di più e la penetrò tutta fino in fondo, facendola sussultare e inarcare. L’abbracciò baciandola in bocca e muovendosi lentamente ricambiato da lei che allargò di più le gambe e le mise le braccia intorno al collo, iniziò a chiavarla.
Non potevo crederci, non doveva succedere così, la stava chiavando davvero alla mia Carla. In quel momento avvertii come una vertigine, come se mi mancasse l’aria, era accaduto inaspettatamente quello che mai avrei pensato che avvenisse e nel vederla stretta fra le sue braccia chiavare provavo piacere e gelosia assieme.
Mi sembrava impossibile, un sogno o peggio un incubo, da oltre la porta vedevo il suo sedere peloso muoversi avanti e indietro tra le gambe larghe di mia moglie. Renato la stava chiavando davvero, c’era riuscito, era avvenuto e mi sembrava assurdo, impossibile  che Carla dopo 40 anni di matrimonio e fedeltà, alla soglia della vecchiaia mi tradisse .
Li vedevo concitati abbracciarsi e gioire, anche lei che era anni che non chiavava, baciarsi incuranti del resto e distinto andai avanti, fino a giungere sullo stipite della porta della camera e con il capo guardare dentro.
Dopo qualche secondo all’improvviso Carla mi vide. “Aaaahhhhhh!!!”Tirò un urlo e sussultò spaventata da una mia possibile reazione negativa, cercando di sfilarsi da sotto il corpodi Renato per alzarsi e forse fuggire.
Lui si voltò mentre c’è l’aveva ancora dentro la sua figa e mi guardò negli occhi…come a
ricordarmi la nostra intesa.
Come un automa entrai, mi avvicinai al letto, voltai la testa verso loro e li osservai in primo piano, ero come assente, sollevato, incredulo, geloso, contento, ma anche invidioso che lui fosse con mia moglie e la stesse chiavando. Che la “ ciulava” come diciamo noi a Milano e mentre sbalordito la fissavo negli occhi, Carla era immobile e timorosa e a sua volta mi osservava angosciata e impaurita. Mi sedetti sulla sedia vicino al letto dicendo istintivamente con un filo di voce: “Continuate pure!”
Lui non se lo fece ripetere due volte, si voltò con il viso verso Carla e baciandola continuò a muoversi .Ma mia moglie non voleva:” No!…No!..Ci sta guardando…ci guarda!” disse spaventata.  “Non fa niente!…E’ quello che vuole!” Le disse Renato.                                                                           Lei voleva smettere, era tutto assurdo anche per lei quello che stava accadendo, essere a letto, nel nostro letto, a fare sesso con Renato il mio migliore amico e io suo marito seduto di fianco a loro che osservavo.
Aveva paura e si vergognava di me, di quello che stava facendo, di avermi tradito, mentre io la guardavo in silenzio.
Ma Renato tenendola quasi incastrata con le braccia e con le gambe sotto di lui , continuò a muoversi e a chiavarla davanti a me senza che lei potesse fuggire, si opponesse o protestasse.
La mia passività e la non reazione a quella situazione e il consentire a che continuassero a chiavare davanti a me la rassegnavano a non reagire. La vedevo intimorita e sconvolta cercare con lo sguardo qualcosa nella stanza pur di non osservarmi e poi arrendevole chiudere gli occhi tra le sue braccia sotto i suoi colpi brutali e senili all’interno della sua vagina tornata per  l’astinenza quasi verginale e lasciarsi piacevolmente andare.
Avevo il suo viso scompigliato in primo piano e osservavo le sue labbra che conoscevo bene, appoggiarsi alla mascella e al pizzetto grigio di Renato, finchè la vidi muovere il bacino contro di lui e la sentii mugolare e poi godere in un orgasmo breve ma intenso , che lei stessa non pensava che avrebbe mai più avuto dopo tanti anni di rinuncia volontaria e quasi di scelta di castità .
Ma la sua astinenza e sessualità assopita, risvegliata prepotentemente dal rapporto sessuale con lui e da quel breve orgasmo, travolse i suoi propositi e stringendosi forte a lui che soffiando come un vecchio animale, tirandolo fuori all’improvviso dalla vagina , le sborrò poche gocce senili, sulla pancia pallida e crespa .
Pochi secondi e lui sudato si tolse da sopra lei coricandosi al suo fianco e dopo un attimo di estasi, come riprendendosi improvvisamente nella realtà, Carla agitata con il corpo umido di sudore, piena di vergogna si alzò velocemente e fuggì correndo in bagno, lasciandoci soli a me e Renato nella stanza, nella nostra camera da letto, con lui sdraiato nel mio letto, al mio posto e io seduto sulla sedia.
Osservavo confuso e incredulo il mio amico Renato che aveva appena finito di chiavare mia moglie.
C’era riuscito. Ma non ero stupito di lui, ma bensì di Carla, mia moglie, che aveva ceduto e si era concessa sessualmente a un altro dopo 40 anni di fedeltà e felicità assieme.
“Sei arrabbiato? Deluso?” Mi chiese lui alzandosi dal letto.
Esitai: “ Non so che dire !” Risposi scuotendo la testa .” Ma non pensavo che si arrivasse a questo! Che Carla cedesse… .”
“E’ successo Renzo, è stata una combinazione di fattori che ci ha portato a questo .” Aggiunse in dialetto.
“ Si!” dissi io uscendo dalla camera, mentre lui rimetteva il suo arnese ormai mollo dentro il costume.
Andai in cucina e mi sedetti sconsolato su una sedia e lui mi seguì facendo lo stesso.
Eravamo uno di fronte all’altro, con la tavola tra noi. Non so quando tempo passò, so solo che sentii aprire la porta del bagno e vidi mia moglie uscire e passare di corsa a testa bassa con i capelli bagnati, fasciata con un grosso asciugamano di spugna bianco e infilarsi in camera.
“Carla! …Carla!” Chiamai io d’istinto mentre Renato mi guardava attento e preoccupato.
“ Cosa c’è ?” Mi rispose poco dopo dalla camera senza farsi vedere, con voce insicura e timorosa.
“ Quando sei pronta reparaci il caffè che io e Renato abbiamo voglia di berlo.” Esclamai.
Lui mi guardò e sorrise e dopo qualche minuto, lei uscì dalla camera, vestita e pettinata e senza nemmeno guardarmi in faccia e incrociare il mio sguardo, si diresse ai fornelli e lo accese prendendo in mano la caffettiera. Non aveva il coraggio di guardarmi, osservava nervosa dappertutto meno che me e Renato. Sapevo che si vergognava profondamente dell’accaduto e probabilmente aveva anche timore di me, di una mia reazione violenta, che non ci fu mai.
Ci servì il caffè e lo bevemmo, lei con gli occhi bassi e appena finito si alzò e ci voltò ancora subito le spalle mettendosi a lavare la caffettiera. Oramai il pomeriggio era passato ed erano quasi le sei .
C’era silenzio in cucina, una forte tensione e un intenso odore di caffè .
“ Io non torno più a prendere il sole !” Disse Renato alzandosi:” Oramai è tardi!”
Mentre io ero sempre silenzioso e osservavo con sconforto la schiena di Carla, intenta per estraniarsi e non guardarmi a lavare nel lavandino.
“Sapete cosa possiamo fare se ne avete voglia? “ Disse Renato con enfasi come se volesse riportare tutto alla normalità precedente .
“Facciamo una passeggiata e poi andiamo a cenare con una pizza, offro io… se siete d’accordo?” E nel mentre mi osservava.
“ Per me va bene !” Risposi, chiedendo :” E tu Carla?”
Senza voltarsi annui con il capo dicendo:”Anche per me va bene!”
Mi rendevo conto che quello non era un momento facile per tutte e tre, per Carla sorpresa da me a chiavare con il nostro amico , per lui lo stesso e per me, l’aver visto Carla chiavare con lui.
L’aria era tesa e incerta, ma quella proposta contribuì ad allentarla.
“Bene allora io mi vesto!” Dissi andando verso la camera, lo stesso fece Renato entrando in bagno pronunciando:” La Carla intanto è già pronta!”

Uscimmo tutte e tre ,come avevamo già fatto centinaia di volte. Carla mise un paio di occhiali scuri per non incrociare il mio sguardo, camminammo tutte te tre per il lungomare e per il budello a osservare vetrine, con Carla sempre in mezzo a noi .
Mentre io e Renato passeggiando iniziammo a parlare del più e del meno, Carla era taciturna, imbarazzata e dispiaciuta, percepivo dai suoi movimenti quel suo stato d’animo tormentato, si vergognava a ritornare a guardarmi negli occhi, perchè mi voleva bene e non meritavo l’accaduto.
Comunque passeggiammo tutte e tre e quando furono le 19.30 ,ci sedemmo al tavolino di una pizzeria del budello, eravamo i primi clienti e ordinammo tre pizze margherita con della birra, solo Carla prese dell’acqua.
Per forza di cose a tavola ,tra la gente e l’imbrunire si dovette togliere gli occhiali da sole e finalmente i nostri sguardi si incrociarono, dapprima sfuggevoli con i suoi occhi timorosi e continuamente bassi o girovaghi, poi sempre più ansiosi e preoccupati, fino a restare alcuni secondi a osservarci intensamente. In quel momento mi passarono mille cose in testa e mi chiesi:
” Chissà lei a cosa starà pensando in questo momento?”
Era seria e spaventata da me, in un certo senso mi faceva pena la sua situazione di trovarsi tra noi .
Le abbozzai un sorriso con mezzo labbro che capii le fece piacere e le chiesi dei ragazzi, i nostri figli, se li aveva sentiti al cellulare come faceva tutte le sere e se sapeva quando sarebbero venuti al mare con i nipotini, rompendo il silenzio e la freddezza che c’era tra noi, iniziando a parlare come se non fosse successo nulla.
Con Renato era in programma la mattina dopo di andare al porto a vedere i pescatori arrivare con i pescherecci e con lui mi misi a parlare della mattina dopo, se saremmo andati a piedi o in bici.
“In bici, facciamo prima e un po’ di moto!” Rispose lui ridendo .
Non riuscivo a odiarli, ne lui ne mia moglie, a lei volevo troppo bene, era tutta la mia vita e lui aveva comunque un forte ascendente su di me e forse ora di più di prima avendo condiviso sessualmente Carla con lui, e nonostante avesse chiavato mia moglie mi piaceva come uomo e come amico e in fondo in fondoper dirla tutta nonostante avessi il  magone, non mi dispiaceva che avesse avuto un amplesso con Carla.
Finita la serata , dopo un altra passeggiata per digerire, alle ventidue tornammo a casa.
Quando ci salutammo, Renato mi tirò verso di lui, mettendomi il braccio sulle spalle e dicendomi sorridendo :
” Fa no il stupid Renss quando torni a casa …Guarda che io ti voglio bene sai! E anche Carla te ne vuole tanto! No star minga a farle una scenada per una ciulada! Lei vuole sempre bene a te, ti se su marì, me sono solo un amis !! …Mi raccomand…te aspett domani mattina!”
Lo tranquillizzai e ci salutammo e io e Carla ci dirigemmo a casa in silenzio, durante il percorso solo accenni alla serata e alla pizza che era buona, proprio per no parlare di quello che era accaduto.
Ma casa il letto era ancora da fare, disfatto dalla loro chiavata ed era lì con mezzo lenzuolo a terra come a ricordarci anche se non volevamo quello che era avvenuto. Lo guardammo tutte e due a luce accesa in silenzio, poi lei pronta disse:
“Ora lo rifaccio! Intanto guardati la tv. “ E così feci, quando tornò mi fece la camomilla come al solito, ne bevve un po’ anche lei e guardammo ancora un po’ di tv e poi andammo a letto.
Alla luce della bajeur la vidi spogliarsi e restare quasi nuda, solo con le mutandine, nella sua bellezza sfiorente e senile e nella sua falsa magrezza. Le mammelle pallide e piene in contrasto con poca abbronzatura delle parti restanti della pelle, pendevano sotto il loro stesso peso morbide sul ventre globoso, che formava la sua pancetta da signora attempata e per bene e si evidenziava di più arrotondata e in contro luce sembrava una donna incinta dei primissimi mesi.
Piano sollevò il lenzuolo e si ci infilò con le sue cosce lisce e molli da donna di mezza età, ma ancora piene di sensualità.
Solo dopo, quando fummo sdraiati tutte e due, a luce spenta, nella nostra intimità a guardare il buio del soffitto ebbi la forza di parlare dicendole nel nostro dialetto:
“ Ta me fat cornudo oggi!” (Mi hai fatto cornuto oggi! ).
“Io non volevo Renss… ti giuro ! “ Rispose con voce rotta dall’emozione:
” Me lo sono trovato davanti appena uscita dal bagno che mi ha abbracciata.”
“Lo so!” Risposi allungando il braccio e accarezzandola sul ventre.” Ti credo Carla, ma intanto in qualsiasi modo sia successo … te a ciulada!”
A quelle parole non sapeva cosa dire, sentivo che era afflitta e dispiaciuta e a nulla servivano le giustificazioni.
Esclamò solo un” Mi spias amur !” Allungando la sua mano sopra la mia .
“Io ti voglio bene , ti amo Renss…!” Esclamò ancora .
“Lo so!” Risposi ancora scherzando in dialetto milanese:” Anch’io ti amo !…Ma vedrai che lui non si fermerà lì, lo vorrà rifare, tu gli piaci e ha il fucile carico da quando è morta sua moglie e parecchi colpi da sparare ancora …” . Restò in silenzio .
“Cosa vuoi che faccia?“ Mi chiese con una voce tenera e tremante, facendomi capire che
dipendeva sempre da me e si rimetteva alle mie decisioni come sempre.
“Niente !” Risposi io emozionato ed eccitato nello stesso tempo con voce rotta dal turbamento :
”Visto che lui piace anche a te, vorrà dire che ogni tanto ti farai anche tu qualche ciulatina con lui e se vorrai io ti starò vicino come oggi… .” E non dissi più nulla, facendole capire che aveva il mio consenso ad accoppiarsi con lui se voleva.
A quelle parole nel buio fitto ci fu un silenzio siderale, penso non tanto perchè io acconsentissi che la lui chiavasse ancora, e che lei avesse il  mio permesso di farsi una chiavatina ogni tanto che già la scandalizzava e mortificava essendo mia moglie, ma per il fatto che restassi vicino a lei a guardare, probabilmente si sentiva umiliata. Ma non disse nulla e il fatto che non replicasse e si opponesse  a quella richiesta era la conferma a quello che pensavo, che lui le piaceva e probabilmente anche lei lo voleva ancora.
Sempre con la mano sul suo ventre e la sua sopra la mia, la sentii avvicinarsi di più al mio fianco e appoggiare la testa sulla mia spalla. Spinse il suo corpo verso me aderendo al mio con il modo di fare di una ragazza innamorata che vorrebbe sentirsi dolce e coccolata, come facevamo da sposini .
Avremmo voluto che non fosse accaduto e che tutto continuasse come prima, ma era successo.
Senza dire parola, tolsi il braccio dal suo addome e silenziosamente lo allungai e lo portai tra il suo collo e le spalle e la tirai a me abbracciandola. Sentivo il suo profumo e il respiro regolare e nel buio le sue parole :
” Ti amo sempre Renzo ..Sei il mio unico uomo!” Sussurrò.
La strinsi ancora a me, fino a baciarla sule labbra, in quel momento avrei voluto chiavarla anch’io come aveva fatto nel pomeriggio Renato, ma sapevo che non ci sarei riuscito e ci addormentammo così, vicini, stretti, quasi abbracciati come due innamorati, come se nulla fosse successo.
La fine di quella giornata, segnò l’inizio della nostra nuova vita.
La mattina presto del giorno seguente si alzò presto e mi preparò la colazione e quando uscii mi diede il bacino, e mi incontrai con Renato per andare al porto come
programmato, lui quando mi vide, mi salutò come se non fosse accaduto nulla:
“Ciao Renss! Mi fa piacere vederti tranquillo! “ Esclamò. Io sorrisi e lui continuò:
“Come ti senti? …Non è che è successo qualcosa ieri sera dopo che vi ho lasciato? Carla come sta?” Domandò curioso e ironico: “Te le minga amassà?” Esclamò.
“Tranquillo, lo amassada no!” Risposi in milanese sorridendo anch’io della sua battuta stupida, proseguendo: “ Non sono il tipo, ci vogliamo troppo bene, anche se quello che è accaduto ieri non è stato semplice da accettare… . Io ho dormito poco, ma Carla mi ha fatto il  caffe ed è ritornata a letto e dorme ancora … .”
“ Se vede che le a la cosciensa tranquilla!! “ Disse ridendo, diventando subito serio:
“Hai ragione! …Ti capisco, non è facile accettare una situazione del genere, ma tu sei un uomo diverso dagli altri , buono e onesto… .” Non finì la frase che aggiunsi sarcastico :
“E cornudo!!” E vedendo che la pigliavo in tono scherzoso continuò.
“Come ha reagito la Carla quando siete restati soli? E tu? “
“Nulla!” Risposi:” Abbiamo parlato un poco prima di andare a letto, ma senza scenate ne litigi, da persone civili quali siamo .” Precisai continuando:
“ E’ restata sorpresa ed era impreparata al tuo comportamento, non se l’aspettava!… Ma nemmeno io per la verità !” Aggiunsi:” Un conto le il dir e un altro il far!” Esclamai.
Subito lui mi interruppe… .
“ Ti capisco… . Anch’io stanotte ci ho pensato parecchio e sono restato sveglio, perchè mi dispiaceva se la prendevi male, farti soffrire e perdere la tua amicizia, visto che sei più di un amico, un fratello. Non mi davo pace a pensare come reagissi tu a casa solo con lei. Carla non centra lo sai! “
Affermò, aggiungendo subito:
“Guarda che non è stato un comportamento o un gesto irriguardoso e contro di voi e soprattutto di te. E’ accaduto proprio perchè vi voglio bene, lei mi piace lo sai ed è per questo che mi sono fatto avanti e non per mancarti di rispetto. Dopo i nostri discorsi , dei giorni scorsi pensavo che tu acconsentissi…” E continuò sempre nel nostro dialetto :
“ Non prenderla come un offesa o un affronto…se lo trovi così dimmelo pure, che ti chiedo scusa e sparisco.” Aggiunse .
Ero sconcertato,non sapevo nemmeno io cosa rispondere, che dire e fare:
”Ehhh…dici scusa…offeso…però mi hai chiavato la moglie intanto! Cosa dovrei dire?”
“Ma perchè vi voglio bene!”Ripetè domandandomi ancora : ” Ma le…cosa la dì dopo?” (ma lei cosa ha detto dopo ?).
“Cosa la dì !… . Risposi: ”Provava vergogna… e io le ho detto che certamente ti saresti fatto ancora avanti.”
Abbozzo un sorriso a quella frase:
“E cosa la di le?” ( E cosa ha risposto lei ?) Mi chiese agitato e curioso.
“Nient…le restada in silensio e poi la dormit ” ( Niente è restata in silenzio e poi si è addormentata).
Ci fu una gran calma tra me e lui, io non sapevo cosa dire, fu lui a rompere quell’atmosfera tesa alle sei e mezzo del mattino:
“ Ma posso provare ancora o non vuoi più ? …Ti offendi se lo rifacciamo?” Mi domandò deciso… e serio.
Il silenzio si protrasse, lo guardai negli occhi e replicai :
“Ti se un bel tip sai!…Ti me ciulada la muiè  e ora me domand de poder continuà? “ ( Sei un bel tipo sai!…Mi hai chiavato la moglie e ora mi  chiedi se puoi continuare a farlo?) Feci una pausa poi esclamai con indifferenza, arrendevole e rassegnato scuotendo le spalle :
” Per me…! Io non la ciulo più lo sai, per me se vuole lei! …Dipende da lei, se vuol fare ancora qualche ciulatina io non le dico di no, la guardo soltanto. L’importante che se è si, la tratti bene e con rispetto.” Non finii la frase che mi interruppe:
“Ma certo!” Rispose con un sorriso di felicità sul volto :”Stai tranquillo, le voglio bene anch’io e la rispetto, la tratterò come se fosse mia moglie e nessuno saprà mai niente!” E la nostra discussione sull’accaduto finì li, continuando a parlare di altro come se non avessimo detto nulla di Carla.

I primi giorni dopo quel fatto, per lei come per me, anche se lo mascheravamo furono giorni difficili, di incredulità per quell’avvenimento, per la mia tacita approvazione all’accaduto e per il consenso a rifarlo di nuovo. Dentro di noi per come erano avvenute le cose eravamo amareggiati, ma non al punto di rompere l’amicizia con Renato, non lo sapevamo ancora, ma con il tempo sarebbe cambiato il nostro modo di pensare e di vedere quel tipo di rapporto.
Tutto continuò come prima, anche tra loro quando si rincontrarono, all’imbarazzo iniziale e a qualche sguardo particolare, ci furono gli stessi atteggiamenti di prima, anche scherzosi e anche tra tutte e tre, e nei giorni seguenti ci rincontrammo con lei per passeggiare, prendere il gelato o andare alla spiaggia .

La seconda volta accadde fu circa una settimana dopo, un pomeriggio dopo aver pranzato da noi, come accadeva sovente era nostro ospite, vidi che a tavola osservava Carla servire e pranzare con noi in modo insolito, fissandola in continuazione e al termine del pranzo, dopo il caffè, si alzò spiritoso ed eccitato dal caldo e forse per il vino bevuto e scherzando andò dietro lei, mi osservò sorridendo e la prese per mano dicendole :
” Ora un riposino ci starebbe proprio bene!”
Carla mi guardò sorpresa e incerta, aspettava che io dicessi qualcosa o intervenissi, avrei potuto fermare tutto subito, bloccare sul nascere quella relazione che si accingeva a sbocciare tra loro, ma io ripetei con scelleratezza senza guardarla, pervaso da una strana frenesia degenere di avere oramai scelto e accettato dentro di me di  condividere anche mia moglie con lui:
“Si un riposino ci starebbe proprio bene !”
Lei mi fissò ancora sentendosi probabilmente abbandonata da me, mentre lui tirandola per il braccio la invitò ad alzarsi :
” Ci andiamo un po’ a sdraiare di là ?!” Le disse sorridendole e facendole segno con il capo alla camera.
Carla era attonita, non poteva credere che ancora per una seconda volta acconsentissi che si accoppiasse con Renato e che la trattasse così, anche se ne provava attrazione e probabilmente desiderio non avrebbe voluto da un punto di  vista morale e la sua resistenza fu più fisica che verbale, restando seduta alle sue sollecitazioni e non dicendo nulla.
I nostri sguardi si incontrarono ancora, sapevamo tutti e due, sia io che lei cosa significasse il “riposino”. Ma lui la tirò forte per il braccio facendola alzare, stacandole il sedere dalla sedia mentre remissiva mi osservava. In quel nostro sguardo c’era tutto, la sua resistenza, la mia approvazione, il peccato, il suo desiderio inconscio e la trasgressione, ma soprattutto il mio consenso a che si accoppiasse con lui.
Quando fu in piedi, osservandomi lo seguì docile ed ubbidiente e si avviarono in camera nostra, lei tenuta per mano da lui come due amanti e a distanza e discretamente li seguii anch’io.
In camera mi sedetti sulla poltroncina ad angolo dove ero la volta precedente, adiacente ad un mobile a cassetti grandi.
Lui all’improvviso con la mano la prese dietro il collo e la tirò a se con la lingua già fuori come un assatanato di sesso e quando fu vicino, come una lucertola spingendogli la bocca sulle sue labbra  la introdusse con forza tra quelle di  Carla e le diede un bacio lunghissimo e molto profondo.
Lei come ripensandoci e a disagio si staccò dal suo corpo spingendo con le braccia, voleva fermarlo…e non voleva essere baciata in bocca, specialmente in quel modo osceno, con la lingua dentro, che era anni che non lo facevamo più.
A quella scena, nuovamente mi prese l’agitazione e la sensazione di stordimento della prima volta, cercai di controllarmi, lui si inginocchiò rapido sul pavimento davanti a lei, avvolgendo e stringendo con le braccia la gonna leggera e le sue cosce, accarezzandole con entrambe le mani il retro coscia e il sedere, mentre con il volto prendendola per i denti le sollevò la stoffa anteriore della gonna che lo separa dal suo slip e dal  sesso, mentre lei eccitatasi era diventata passiva e lo lasciava fare guardando attorno.
La osservavo, non era più lei, la mia Carla, dove era finita la sua personalità ? Il suo pudore, la riservatezza  e il rispetto per me? Avrei voluto che avesse resistito di più per poi lasciarsi andare come la prima volta …e invece.
Ogni tanto distoglievo gli occhi da lei e vagavo con lo sguardo anch’io attorno nella camera, tra le nostre cose, i nostri ricordi, le foto dei figli e dei  nipotini assieme nel portaritratto, i souvenir di viaggi, e sul suo  comodino dove c’era un libro con all’interno i suoi piccoli  occhiali da lettura come per tenerne il segno. Una matita e un foglietto, oltre il bicchiere e la bottiglietta d’acqua, la bajeur .
Renato inginocchiato sul pavimento davanti a lei in piedi, con le mani laterali alle cosce, le tirò su fino ai fianchi tutto il vestitino leggero, fino all’ombelico, scoprendole le mutandine e prendendo l’elastico di esse tra i denti, le tirò giù quanto bastò a scoprire il suo sesso disusato e stagionato, con peli radi e quasi tutti grigi e appoggiando la lingua sulla fessura palpitante … la spinse forte tra essa.
Carla era completamente presa da quello che stava facendo…riceveva da lui atti di libidine sul sesso che io non le avevo mai fatto e ferma ed eccitata lasciava fare.
Quando Renato si staccava da lei per prendere fiato, passava disgustosamente la lingua sulle labbra,come a gustarsi il sapore leggermente salato della figa di mia moglie, e quella visione con lei accondiscendente in piedi davanti a lui e vicino a me che li osservavo, mi stordiva ancora di più… .
Intravvedevo il suo clitoride bagnato di saliva ,gonfio tra i peli radi, preda della sua lingua insalivata e rugosa che ci ruotava sopra spingendolo, fino a prenderlo tra le labbra con aggressività, baciandolo, leccandolo …e succhiandolo.
Aveva portato le mani su i suoi glutei nudi mentre le leccava la figa, tastandone la quantità e la consistenza soffice e venivano stretti, premuti  e deformati con facilità dalle sue dita eccitate.
Vidi Carla socchiudere gli occhi e ansimare come dovesse svenire e con la voce roca e bassa esclamare appena un  gemito, un “si…ancora…” mentre i suoi denti bianchi e regolari della protesi e il labbro superiore andavano a mordere quello inferiore in una sorta di piacere intenso.
Notai che Renato, muovendo la mano sulla sua natica, portò in dito medio tra il suo solco gluteo profondo e molle, spingendo volgarmente tra esso, fino al suo orifizio anale.
Vidi Carla sussultare e spingersi d’istinto in avanti con il bacino portandole la figa di più contro la sua bocca, ma senza retrarsi e allontanarlo, ma godendo quasi gridando… trovandosi con la bocca di Renato sulla figa e il dito medio che le accarezzava l’ano.
Era una scena perversa, noi non avevamo mai fatto cose del genere nella nostra sessualità, volgari e oscene, ma erano nuove e sotto un certo aspetto eccitanti per lei ed emozionanti per me .
Lui la teneva ferma in quel modo indecente, dandole piccoli colpi di lingua sulla fessura vaginale, mentre lei di riflesso per il piacere le portava la mano sul capo, subito accarezzandolo, per poi cercare di spingerlo indietro e staccarlo con fatica dalla sua figa, mentre era ancora in preda alle ultime scosse di piacere che gli procurava la lingua viscida ,consumata e vetusta di Renato .
Lui non voleva allontanarsi, ma lei gli spinse il capo indietro con forza, scostandolo un poco, quel tanto da poterlo io vedere con il viso bagnato di sudore, la bocca aperta e la lingua fuori, pregna di lei , del suo gusto e piacere sessuale e con l’altra mano lo allontanò di più facendogli togliere il dito dal suo ano… mentre lui abbassandole, fece scorrere le mani sul retro delle cosce fino a lambire le caviglie con le dita.
Carla tremava e si sforzava a rimanere eretta. Lui si alzò in piedi e con le labbra insalivate e umide della sua figa senile, già con la lingua oscenamente fuori la baciò in bocca, introducendola e roteandola nella sua, riempiendola di carne viva, viscida e calda facendole assaporare indirettamente il suo stesso umore vaginale, preso tra le sue cosce, ricambiando lei eccitata. Quel bacio in bocca, lingua a lingua, lo ritenevo scandaloso, non vedevo il  motivo di  baciarsi così passionalmente tra loro per fare sesso, da farmi percepire che forse era più di una attrazione fisica quella che avevano.
C’era un silenzio incredibile e si sentivano solo i respiri e i sospiri tagliare l’aria.
Lui non si fermò…e ridiscese in basso con le mani tastandole ancora i glutei soffici.Carla arrossata in viso, sudata dal caldoe dalla tensione, alla pressione e alla malleabilità delle sue natiche tra le dita di Renato, chiuse gli occhi con piacevolezza.
Lentamente iniziò a spogliarla, le tolse la gonna facendola cadere ai piedi, sfilando la magliettina dalla testa e dalle sue braccia tese in alto, mentre lei passiva assecondava i suoi movimenti, e di seguito il reggiseno, senza che lei lo impedisse, tuffandosi vorace e aggressivo sulle sue mammelle pallide e penzolanti a baciarle e leccarle sui capezzoli appena furono libere dal tessuto.
Chinandosi ancora e prendendo per l’elastico le mutandine le portò con rabbia ai piedi e dandole uno strattone con la mano tra le caviglie, gliele fece alzare una alla volta e le tolse, senza che lei dicesse nulla.
In piedi Carla, visibilmente eccitata nella sua nuova sessualità senile, mi osservava di sfuggita, tra desiderio di fare con Renato e vergogna di me che la osservavo, chiudendo spesse volte gli occhi per estraniarsi da quella situazione e da me .
Quando fu nuda, lui si rialzò e la baciò nuovamente intensamente in bocca, abbracciandola .
Poi spingendola l’accompagnò trattenendola per le spalle e la fece sdraiare sul letto e si spogliò in fretta anche lui inginocchiandosi al suo fianco sul materasso, sprofondando in esso .
Per la prima volta vidi il suo cazzo, c’è l’aveva duro, non so se avesse preso qualcosa , forse si, ma in quel momento poco importava, era rigido ed eretto rivolto in su, con la cappella sul rosa grigio. La prima volta non lo vidi bene in quel chiaroscuro, ma la seconda si, anche il suo cazzo mostrava i segni del tempo, non era grosso ma di dimensioni normali, forse lo era stato, ma probabilmente anche a lui il tempo non facendo più giungere la giusta quantità di sangue lo aveva rimpicciolito .Sarà stato lungo 15 -16 centimetri, la differenza dal mio era che il suo era duro e dritto e poteva chiavare Carla mia moglie e il mio invece no. A lui gli diventava ancora duro ed eretto e questo sessualmente faceva la diversità tra noi, avendo ancora la capacità a 61 anni di chiavare e fare godere una donna, mentre io non ci riuscivo più.
Renato vicino a lei sorridendo come un bambino, portò il medio alla bocca e lo inumidì di saliva e facendo le sue manovre libidinose esternamente al sesso di Carla, ci tenne quasi una lezione di anatomia e fisiologia erotica per farci capire quanto era bravo a chiavare e come conoscesse bene il  corpo delle donne, la loro anatomia e fisiologia, specialmente quella della nostra età.
“Carla…” Iniziò il  discorso Renato guardandomi:”…dopo tutti questi anni di astinenza sessuale …è come se fosse ritornata vergine nello spirito e nel corpo. Nello spirito perchè non ha più pensato al sesso e non più avuto o ha soppresso i desideri quando arrivavano. Nel corpo perchè con l’età e l’astineza sessuale le si sono collabite e irrigidite le pareti vaginali afflosciandosi su se stesse, perdendo elasticità e quindi dovranno essere nuovamente ampliate per elasticizzarsi. Ma a questo penserò io con il tuo e suo consenso!” Esclamò e  sorrise mentre la sfiorò sulla figa con il dito facendola sussultare.
Poi allungando il braccio prese dai pantaloni sul bordo del letto una bustina che aprì, mettendo il contenuto sulle dita, esclamando a noi che osservavamo curiosi:
“E’ lubrificante vaginale! Un gel acquoso che ho usato con molte amiche…lo porto sempre con me perchè quando capita di fare sesso alla nostra età le donne hanno la vagina secca e siccome l’altra volta ce l’avevi asciutta anche tu e nella penetrazione avvertivi fastidio, con questo non più !” Disse ridendo, e voltandosi verso Carla proseguì:
“Alla tua età bisogna lubrificarla bene Carla!” Affermò sicuro di se :” La vagina se non usata…” E rise da solo continuando “… si riduce anatomicamente di profondità e di diametro, per perdita di elasticità delle pareti vaginali e le pliche interne non si estendono più, al cui mantenimento giova molto la continuità dei rapporti sessuali, almeno una volta alla settimana per mantenerla umida, flessuosa ed adatabbile a quello che si introduce.” Fece una pausa e aggiunse:” Pensate che ci sono vedove che continuano a renderla elastica con oggetti, dildo o vibratore.”  E rise ancora, mentre  mia moglie interessata esclamava scandalizzata:” Oh segnur!!”                   Mentre lui proseguì nelle sue informazioni sessuali e intanto gliela accarezzava e lubrificava esternamente :
“ …e se ben lubrificata e funzionante, anche in età avanzata le donne possono avere l’orgasmo, anche diversi uno di seguito all’altro,come le donne mature, sono meno intensi e più brevi, ma ci sono! E durante la fase di eccitazione, la donna anche se è
anziana ha la risposta clitoridea e l’erezione dei capezzoli simile a quelle che si osservano nella donna più giovane… e tu Carla ne sei l’esempio essendoti capitato anche a te!”
Lo ascoltavamo curiosi, ma anche interessati delle sue conoscenze sessuali senili. Sentendolo parlare mi resi conto che probabilmente era vero quello che diceva e che aveva avuto altri rapporti sessuali con nostre coetanee.
Continuò:
“ E poi…” Disse ridendo:”…se si hanno rapporti sessuali anche a sessant’anni e oltre, si evitano arrossamenti vaginali, si ha un minore aumento della tensione muscolare delle grandi e piccole labbra, si stimola la lubrificazione vaginale che è molto ridotta alla tua età e si aiutano le pareti vaginali ad espandersi durante la fase di eccitamento.”
Il suo discorrere informandoci mentre le accarezzava la figa di mia moglie, la esplorava sulle labbra vaginali esternamente con il dito e la lubrificava era molto emozionante e piacevole per lei e le si leggeva in viso.
“Stai tranquilla Carla….” Aggiunse . “ …nell’orgasmo la donna di mezza età ha le contrazioni vaginali nello stesso modo della giovane, solo di minore intensità e durata. “
“E tu come sai tutte queste cose !” Chiesi d’istinto, mentre Carla era allettata dalle sue dita sul sesso e incantata dalla sua voce nel spiegare.
Sorrise :” Esperienza Renzo…esperienza…”: Ripetè vantandosi e facendoci capire che aveva avuto molte donne della nostra generazione :”Ho avuto una storia anche con una donna medico che mi ha spiegato tutte queste cose mentre la chiavavo… era fatta così, parlava di lavoro anche facendo l’amore!” E rise.

Dopo  quella esposizione fatta soprattutto per far  colpo su  mia moglie, con le dita lubrificate dal gel le sfiorò il sesso anche con il dorso della mano, facendo attenzione a
non asciugare il dito toccando altra pelle… .
Piano le aprì le gambe poi prendendo la sua rada peluria tra le dita, delicatamente ne saggio la consistenza tirandola e sorridendo. Spinse il medio sulla fessura da far aprire le sue labbra vaginali rosa, e lubrificando l’interno già umido della sua saliva e dal piacere delle leccate lo introdusse, infilandolo dentro la figa lentamente fino in profondità.
Carla trasalì appoggiando le mani sul suo braccio, come a volerlo fermare .
Vidi la carne pallida di mia moglie contrarsi e dondolare le mammelle a quel gesto in un sussulto di resistenza e piacere, poi con un movimento rotatorio del dito all’interno, le esplorò la vagina lubrificandola.
Lei iniziò a respirare forte, quasi ansimando, mentre lui con l’altra mano rugosa le prese le gambe e le allargò piegandole verso l’alto, portando le ginocchia quasi vicino al suo seno .
Tolse le dita dalla vagina e si mise tra esse e si posizionò con il cazzo di fronte alla sua figa, si portò con il corpo sopra al bacino di Carla e tenendo il il cazzo duro con la mano guidò la cappella contro la sua fessura, l’appoggio, la sfregò in tutta la sua lunghezza, premette e spinse.
Carla aprì la bocca in un sospiro, ebbe un sintomo di apnea ad avvertire la sua cappella allargarle le labbra vaginale e introdursi tra esse e strinse gli occhi, l’aveva penetrata di nuovo, questa volta con dolcezza, senza agitazione, ma con passione e trasporto e la nostra accondiscendenza.
Iniziò a muoversi dentro lei con delicatezza, tirando fuori la lingua volgarmente prima di arrivare alle sue labbra, introducendola e baciandola in bocca, accarezzandola sui fianchi molli e stringendola a se.
Lei sul letto a gambe larghe e piegate era magnifica, con il retro coscia leggermente floscio e pendente che oscillava ai suoi colpi profondi, piena di vergogna perchè io la osservavo. Cercava di non guardarmi, mentre io eccitato più psicologicamente che sessualmente iniziavo a partecipare masturbandomi.
Fu li che mi resi conto che inconsapevolmente mi comportavo come un cornuto e contento, provandone diletto fisico e mentale  a vedere mia moglie chiavata da un altro, nel mio caso da un amico, Renato. Come si dice oggi iniziai ad essere un cuckold.                                                          Il suo ritmo divenne veloce la lubrificazione faceva scorrere il cazzo in vagina senza attrito e fastidio per Carla, che iniziò a godere scuotendosi, portando d’istinto le braccia sulla sua schiena, accarezzandola in una stretta piacevole, allargando di più le cosce e spingendosi in avanti con in bacino contro lui.
La stava chiavando di nuovo e questa volta con sua partecipazione e mio consenso .
In quei momenti mi sentivo accaldato e sudavo nel vedere mia moglie concedersi volontariamente e con la mia approvazione a quel nostro nuovo amico, diventato suo amante.
Continuò a chiavarla o a “ciularla” come diciamo noi a Milano, finchè Carla emise un mugolio continuo, simile a un lamento piacevole, eccitante, rauco e infinito.. ..
“Renatoooo!!!” Esclamò godente mentre lo abbracciava.
“ Si! Sono dentro di te !… Tutto dentro te!” Rispose lui sussurrando:” Godi Carla…godi …che tra poco anch’io ti godrò dentro…e sento che ti piace !”
Il corpo flessuoso di Carla tremava tutto dal piacere, ondeggiando la sua carne tenera sotto la pelle liscia , come fossero onde lunghe del mare.
Le mammelle quando non erano strette dalle mani di Renato o baciate da lui e le sue grosse areole leccate e i capezzoli turgidi dal piacere succhiati, pendevano molle dal torace , portandosi di lato, quasi a volere scivolare di fianco.
Il sudore e la contrazione del suo bel viso, accentuavano l’espressione di Carla, sia nel piacere che nella tensione, evidenziando  di più sotto il godimento e l’eccitazione, la cedevolezza dei muscoli mimici sottopelle e le rughe formarsi profonde per poi sparire . Il collo sotto la tensione dell’eccitazione tendeva e allungava i muscoli, mostrando i tendini e le vene, per poi nel godere rilasciarsi evidenziando maggiormente la sua mollezza e grinzosità.
Non avevo mai visto nemmeno da giovane in qualche filmino, fare sesso due persone attempate, ed era qualcosa di fortemente erotico e sconvolgente vedere quei corpi senili e logori dal tempo, svigoriti e flosci, ma ancora piacenti, abbracciarsi e baciarsi come se fossero giovani, con i loro tremolii e sospiri ansiosi, quasi senza fiato, da apnea o dispnea; in baci morbosi ricchi di saliva con le loro mezze lingue fuori dalle
labbra, l’una a cercare inconsciamente l’altra incrociandole esternamente e internamente tra esse, impregnando l’aria circostante del loro intenso odore corporale di fiato caldo, di sesso, dei loro sospiri rauchi e sudore senile.
Era impressionante… .
Carla godeva, era come se in lei si fosse risvegliata un’altra persona, che si fosse impossessata di lei. Sotto la sua penetrazione sempre più rapida, si inarcò e godette facendo uscire fuori da lei assieme ai gemiti, tutta la sua signorilità ed educazione repressa, insieme ai nostri 40 anni di fedeltà matrimoniale che si perdevano nel suo godere.
“Oooohhhhh!!!…Oooohhh!!!” Gemeva.
Muovendo sudata e quasi inconscia il bacino verso di lui per farsi penetrare di più ….a fondo, ritmando con i movimenti della pelvi, il cazzo duro e teso dentro lei.
Mentre io con le dita, stupendo me stesso per quello che stavo facendo, mi masturbavo veloce il tratto di cazzo tirato fuori dai pantaloni, senza però raggiungere mai la rigidità totale che aveva il suo.
La vedevo dietro le sue spalle guardarmi in volto in un misto di vergogna, imbarazzo e desiderio, con i suoi capelli grigi sciolti e spettinati, eccitata, era una maschera di sudore… notai che mi osserva le mani, vide e capì cosa stavo facendo e me ne vergognai profondamente.
Renato mi lanciò un occhiata strana, che non capii se di amicizia, di sfida o superiorità o per farmi capire solo:
“Guarda come sto facendo godere tua moglie…la Carla!”
Io curvo su me stesso nella poltroncina da camera li guardavo. Venni con poche gocce di sperma sulla mano, con piacere, ma senza passione, meccanicamente e mi pulii subito con il fazzoletto.
Vedevo Renato da dietro sul letto che sentivo dondolare e cigolare, e i suoi glutei e il suo cazzo dentro mia moglie muoversi avanti e indietro, sempre con più rapidità, e con una velocità incredibile la portò ancora all’orgasmo… lasciandosi andare a volgarità …indicibili … che lei ascoltò gemente e godente .
Non mi aspettavo che mia moglie rispondesse con il corpo e con i sensi a quelle sollecitazioni sessuali, non così come stava facendo, godendo e provando piacere anche nella volgarità. L’avevo sempre vista come una signora di mezza età, dedita alla famiglia, anche perchè non era mai stata una donna che mostrava interesse al sesso, nemmeno da giovane, era sempre stata passiva più che attiva sul lato sessuale.
Intanto che pensavo, lo vidi fermarsi all’improvviso, inarcarsi con la schiena mentre lei lo stringeva forte a se con le braccia per i lombi e sborrarle dentro con un rantolo, esplodendo in una eiaculazione povera di sperma , ma intensa di desiderio.
“Ooooohhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!” Gemette assieme a Carla abbracciandosi e baciandosi.
Poi si lasciò andare sudato con il cazzo ancora dentro, sdraiato sopra lei che lo abbracciava, con il volto ansimante a pochi centimetri dal bel viso sudato di mia moglie, baciandola per poi appoggiarlo sul cuscino .
Gli aveva sborrato dentro, sapevamo tutte e tre che non sarebbe restata incinta, ma era sempre un atto sconveniente e scorretto. Lo vedevo come una affronto e un oltraggio a Carla.
In quel momento pensavo al suo seme dentro mia moglie, che solo per fecondare i nostri figli  si era lasciata eiaculare all’interno da me, e ora lui , senza nemmeno chiederlo lo faceva liberamente. Certo ora non c’erano più rischi di gravidanze…ma… ero certo che disapprovasse anche Carla e parlandone gli avremmo detto qualcosa.
Sdraiati sul lenzuolo, erano tutte e due in un momento d’estasi, lui si girò a fianco a lei, si distese a faccia in su, spinse il suo corpo lateralmente contro quello di Carla e porto il braccio sotto la sua vita e la strinse a se, come se fossero ragazzi in amore, come se fosse la sua di moglie.
Li vedevo sdraiati uno a fianco all’altro, oramai la mia presenza era inopportuna e imbarazzante per me, mi alzai dicendo che preparavo il caffè e invece mi fermai a spiarli fuori dalla camera e vidi lui portare il capo sul suo seno, le cui mammelle morbide si erano allargate sul torace e baciarle, e lei stringerlo amorevolmente e quello fu un gesto a cui non avrei voluto assistere, che mi diede gelosia e tristezza, vedere la tenerezza di mia moglie nei suoi confronti dopo aver fatto sesso con lui.
Mentre ero in cucina con la caffettiera in mano, sentii Carla passare veloce e chiudersi in bagno e l’acqua della doccia iniziare a scorrere forte, lui alzarsi mettere gli slip e venire da me in cucina.
Ci guardammo e non dicemmo nulla, mi poggiò la mano sulla spalla in segno di amicizia o fratellanza come erroneamente l’avevo intesa io :
“Guarda che non è una cosa sporca …”Mormorò dietro le spalle :” E nemmeno un tradimento di Carla nei tuoi confronti, perchè lei ti vuole sempre bene e ama solo a te, noi ci vogliamo bene tutte e tre … .” Aggiunse per correggersi .
In fondo era vero quello che diceva, a modo mio gli volevo bene anch’io e il fatto che possedesse mia moglie a sessant’anni non mi ingelosiva ma mi dispiaceva, mi davano fastidio le effusioni e in quel momento avevo il magone ad averli visti abbracciati teneramente. Avrei dovuto reagire, ma non ne ero capace, non ero il tipo da scenata e poi mi dispiaceva rompere con Renato, lo volevo sempre amico, a costo di concedergli mia moglie.

Pensandoci mi si chiudeva la gola bloccandomi anche il fiato, provai di nuovo, sensazione di stordimento.
Anche lei conoscendola bene certamente nei miei confronti si sentiva a disagio, solo guardandola negli occhi capivo che si interrogava dentro sull’accaduto e su quello che sarebbe avvenuto ancora. Mi amava lo sapevo, ma dal suo sguardo intuii che provava delusione per il mio comportamento, il mio non intervenire a che lei non lo facesse più sesso con lui e che lui non ci provasse più con lei e invece verso di lui  provava attrazione e ammirazione, la stessa che ho provato io quando lo conosciuto.
Avvertivo che provava trascuratezza da parte mia e un senso di abbandono per come avevo gestito la situazione, anche precedentemente sulla terrazza, per la mia indifferenza o superficialità, per quello che si era ripetuto …e nei suoi occhi e nella mia mente ci chiedevamo, perchè e succederà ancora?…Quando finirà?
Era un comportamento che se al momento con Renato era bello, allegro e piacevole, poi finito il rapporto e restati soli, ci rattristava. Lo capivo io e lo capiva anche lei, ma per la nostra educazione, il nostro modo di vivere il matrimonio, i figli, i nipotini, non avevamo il coraggio di affrontare appieno e direttamente la situazione, parlarne guardandoci negli occhi e ce la lascevamo vivere addosso, facendo si in questo modo, che Renato  si arrogasse il compito di regista delle nostre vite. Ci vergognavamo di noi stessi per quello che facevamo, ma lo mascheravamo non ammettendolo reciprocamente quanto accaduto. E questo fu il mio errore più grande, lasciare che le cose scorressero guidate da Renato, come se non accadessero.
La nostra reazione a quel nuovo modo di vivere, il nostro confronto, fu il silenzio, il non parlarne, l’accettarlo come se fosse una cosa naturale, normale che ci doveva succedere, che avessimo sempre fatto e che facevano tutti e che sarebbe terminata da sola come era nata.
Continuammo a vivere quella condizione come se non fosse accaduto nulla, invece di discuterne tra noi come avevamo accennato di fare la notte del primo fatto. Invece scansavamo il problema.
Superavamo l’imbarazzo, raggirando l’ostacolo, senza mai affrontarlo, senza parlare dei suoi rapporti sessuali  con Renato, del fatto che le piacesse e si prendeva sempre più confidenza su di lei con decisioni e indicazioni anche sul suo comportamento che spiegherò più avanti, su come dovesse essere e cosa dovesse indossare per uscire.   Orami doveva piacere a lui e non a me, e mi faceva rabbia l’accondiscendenza di mia moglie nell’assecondarlo. Andavamo sempre avanti, anche sapendo che si sarebbe ripetuto il loro accoppiamento , una due, dieci volte sempre con noi consensuali, ma non pensavamo mai che sarebbe diventata una cosa naturale, abituale e normale per noi che lui chiavasse Carla una volta alla settimana o quando decideva lui, diventandone praticamente l’amante.
Nessuno dei due lo ammetteva anche se era immorale, a lei piaceva Renato e lo sapeva , piaceva lui e piaceva il rapporto sessuale con lui dopo tanti anni di astinenza e a me soddisfaceva ed emozionava condividerla e sapere che anche lui le voleva bene .
Era come se Carla fosse stata  sverginata una seconda volta non da me , ma da Renato,  dopo tanti anni, che avesse ripreso a chiavare dopo quasi dieci anni di astinenza e scoprendo e riscoprendo il  piacere fisico, carnale e mentale del fare sesso e assaporarne il piacere, il godimento, la vergogna, l’imbarazzo di quello che si faceva dopo 40 anni di matrimonio; i figli, i nipoti erano tutti fattori che ci impedivano di affrontare il problema serenamente e realmente e quindi in un certo senso piacevolmente lo subivamo. E così lui oltre l’amicizia, la famigliarità che gli avevamo dato, si prese anche l’intimità di mia moglie. Dopo quel pomeriggio lo  fece ancora una volta e poi un’altra e poi dopo una settimana un’altra ancora e poi ancora una, finchè divento consuetudine possederla ogni sette, otto giorni, scegliendo lui i giorni e la veniva a chiavare sempre a casa mia, sul  mio  letto o  sul divano, ma ero io che sceglievo così, preferivo che non andasse a casa sua.
La mia indifferenza e incapacità a reagire e la passività e arrendevolezza di Carla, fu presa da lui come un consenso dato tacitamente da noi a che potesse proseguire in quel menage a tre e continuasse ad accoppiarsi Carla.
A volte venivo preso dai morsi della gelosia nel vedere Carla chiavare con lui come se fosse suo marito, una sera decisi di provare anch’io. Presi il viagra che mi feci prescrivere dal medico.
“Se ci riesce lui ! Posso benissimo riuscirci anch’io.” Mi dissi e iniziai ad accarezzarla .
“Che fai !”Mi chiese lei sentendo la mia mano toccare delicatamente il corpo e sfiorarle la figa.
“Sssshhhhh!! “ Mormorai io:” Voglio provare !”
“Ma se non riesci!” Esclamò ironica facendomi sentire umiliato anche se era la verità .
“ Chi te lo ha detto? Forse stavolta riesco. Se ci riesce Renato, posso riuscirci anch’io !” Risposi.
Lei non disse più nulla .Si lasciò toccare e accarezzare, le salii sopra, ma niente, era sempre semirigido, forse un po’ più duro del solito, ma nulla di più. Glielo misi contro la fessura e spinsi, ma si piegò, non entrava, riprovai spingendo con forza e con rabbia tenendolo con le dita come faceva lui , ma non entrava, si piegava diventando sempre più mollo.
Così dopo vari tentativi, deluso desistetti.
Lei mi accarezzo con dolcezza e tenerezza e mi baciò sulla guancia sussurando:
” Non preoccuparti, ti voglio sempre bene !” Ma d’improvviso mi venne di dire :
” Già… però chiavi con Renato. “
Lei si fermò e mi guardò, staccò la mano dal mio corpo come offesa.
Capii che ero stato cattivo e mi scusai, così mi rassegnai e lei continuò ad avere rapporti sessuali con Renato.
In seguito all’ingestione del viagra non stetti bene, mi venne la pressione alta e il viso rosso, male ai reni e urinavo poco e scuro, ma non dissi nulla e il giorno dopo mi passò e non lo presi più.
Si dice che da vecchi non si è gelosi, ma non è vero, anzi è peggio, si finge di non esserlo, si tiene tutto dentro e si sopporta. Sentivo i morsi della gelosia inconscia, ma per orgoglio non lo davo a vedere ne a lui ne a mia moglie, mi tenevo tutto dentro come se quello che accadeva a noi fosse una cosa naturale.
“Ma come si può non essere gelosi della propria moglie dopo 40 anni di fedeltà e a 60 anni d’età, nel vederla e saperla posseduta da un altro, anche nuovo amico…?” Mi chiedevo, eppure era così e mi struggeva di più sapere che ero io la causa involontaria di quella condizione.
Se i primi tempi non avvertivo la gelosia e l’accettavo, in seguito la subivo silenziosamente, specie quando scoprii la sua attrazione per lui.
Non so come facesse ad averlo così duro e a essere così attivo a 62 anni, a fare godere ancora mia moglie, lo ammiravo e lo invidiavo e mi faceva rabbia. Forse inconsciamente anch’io ero attratto da lui, dai suoi modi di fare, non sessualmente ma amichevolmente. Certamente pigliava qualcosa per essere così vigoroso sessualmente, probabilmente il viagra, ma a lui faceva l’effetto giusto rendendolo più virile. Come dicevo sopra anch’io avevo provato a prenderlo senza dire niente a nessuno, ma non ci riuscii lo stesso e stetti male e di quel malore a Carla dissi che la colpa era della pressione arteriosa alta.

Nelle settimane la nostra “amicizia” chiamiamola così si approfondì e divenne più intima, soprattutto nei confronti di Carla e nei mesi seguenti iniziò il nostro menage a tre chiavando mia moglie una volta la settimana regolarmente, rendendole nuovamente come diceva lui scherzando la vagina elastica e umida per via della ripresa funzionalità.
Nel fermarsi  a pranzare o cenare con noi, la nostra amicizia divenne se così si può dire
intensa. Durante le cene e i pranzi, si ci confidava dei nostri segreti, problemi, gioie e figli e i loro bisogni. Iniziammo a parlare di tutto, anche Carla seppur timida si lasciò andare e coinvolgere nelle discussioni e raccontare delle sue gravidanze e dei parti avuti, dei suoi gusti,dei figli e di noi; e lui si aprì alle confidenze sulla sua povera moglie Anna, alla sua esigenza di andare a donne, quelle che aveva avuto e anche della frequentazione delle puttane, che se all’inizio scandalizzavano Carla, poi finirono per eccitarla nel sapere che con lei faceva le stesse cose che con loro, escluso solo che pagarla. E spesso al termine dei pranzi o delle cene, si finiva in camera tutte e tre, io a fare da
spettatore e loro da amanti. L’intesa tra loro crebbe molto, Carla iniziò a subire anche lei il fascino di Renato, che la volle per così dire personalizzare come piaceva a lui e così com’era prevedibile, più aumentava la confidenza e l’intimità tra noi , più lui la sentiva anche sua e quindi voleva avere voce in capitolo su come doveva essere. Lei come me non era capace di reagire, nei suoi confronti era diventata arrendevole, capii solo in seguito il perchè.
Così un pomeriggio dopo averne parlato nei giorni precedenti la convinse a depilarsi la figa, perchè a lui piaceva così, era più bella, più igienica e tante altre stronzate. Depilare la figa era una cosa inusuale per noi, non avendolo mai fatto mia moglie se non quando aveva partorito.
Carla dopo vari tentennamenti quel giorno acconsentì.
Lui andò in bagno e uscì con la mia crema da barba spray, un rasoio normale usa e getta e un panno umido ed esorto a Carla di sdraiarsi sul divano in soggiorno.
“ Si però non farmi male !”Rispose lei tra il curioso, il turbato e il timoroso, essendo la prima volta che la rasava .
Le fece tirare su la gonna fino all’ombelico ,togliere le mutandine e sedere sul divano con una asciugamani sotto, mostrando i peli della figa radi, qualcuno ancora scuro ma con qualche filamento grigio-bianco.
“Sdraiati e allarga bene le gambe!” Le disse ancora .
Lei ubbidiva e io osservavo.Ci informò che lo aveva già fatto ad altre signore e che era pratico.
Carla si sdraiò allargando le gambe, lui gliele aprì bene mettendole in mostra volgarmente la figa, con lei a disagio e imbarazzata per quella posizione sconcia e le bagnò i peli con lo panno umido.
Poi le getto sopra la schiuma a spray, e con le dita l’amalgamò con i peli ridendo e toccandole la fessura, fino a farsi dare per scherzo uno schiaffo sulla mano perchè smettesse di cercare di infilare il dito pieno di schiuma dentro. Prese il rasoio e in poco tempo gliela rasò tutta davanti a me, che l’aiutavo a passargli gli strumenti per la rasatura, lasciandogliela senza un pelo, depilandola completamente.
“Almeno non si vedono più quei peli grigiastri che non mi piacevano e ti invecchiavano e non è più spelacchiata, ma bella, liscia, gonfia ed erotica. Ce l’hai bella bombata, vedrai come godrai quando te la leccherò così !“  Aggiunse volgarmente ridendo: ” Rasala ogni due giorni massimo sotto la doccia o quando ti fai il  bidet, così fai prima e bene, oppure usa la crema depilatoria.
Quando io la vidi a gambe larghe, con la figa nuda e glabra, senza un pelo, rimasi impressionato.
Sembrava enorme con le grandi labbra evidenti, gonfie, piene di e molle e quelle piccole pendenti e corrugate uscivano un poco da esse. La sua fessura era lunga e appariscente, grossa e dischiusa .
La osservavo sorpreso, quasi incredulo che quella figa depilata e grossa fosse di mia moglie.
Lei vide il mio stupore e tirando sul capo, mi chiese:” Cosa c’è?!”
“Nulla !” Risposi io.
Era la prima volta che la vedevo così, grande, nuda e volgare, con le grandi labbra bombate e carnose. Non che prima la guardassi molto, ma quelle poche volte che succedeva quando era nuda, era sempre semi coperta dai peli e mi faceva un altro effetto, più famigliare, da moglie, mamma e con il suo grigiore rado da nonna, ora invece sembrava la figa di una professionista…di quel tipo di donne che frequentava Renato a pagamento .
” Beh!! Allur?… Se ghè!…Ti e restà imbambolà?… Ti a ma vist no… la figa de to muiiè ?”               (Bè! Allora? Cosa c’è! Sei restato imbambolato? Non hai mai visto la figa di tua moglie?) Mi chise sorridendo in dialetto Renato visto che la guardavo con una espressione sorpresa.                 “Si..no..!” Risposi impacciato correggendomi:”No, sensa i pè..no!”( No senza i peli no!)               “Beh allur mirala ben che le bell… . La proprio una bell figa sensa pè la Carla!” ( Be allora guardala bene perchè è bella… . Ha proprio una bella figa senza peli Carla!)                                    Lei sorrise divertita del  mio stupore e io mi voltai dall’altra parte.                                                       Come accennavo sopra, in seguito, la volle caratterizzare anche esteriormente ai suoi gusti, io non dicevo nulla, in fondo mi piaceva vederla cambiare e lei , diventata vanitosa , accettava le sue richieste.
Dicendole che non gli piacevano i  capelli grigi che la invecchiavano, glieli fece tingere di un colore biondo ossigenato, più vistoso e caldo di quelli che aveva mai avuti da giovane, con colpi di sole meshati color platino. Dovette farli crescere ancora nonostante li perdesse, a lui piacevano lunghi e a volte raccolti tutti in un chignon dietro la nuca, come li portava sua moglie. Le fece fare una pettinatura giovanile e mettere qualche riga di rossetto color pastello sulle labbra.
Le mani di Carla, magre e senili con dita lunghe, diventarono curate con unghie laccate di rosso, come quelle ai piedi e con grandi anelli. Il collo grinzoso, fu mascherato da nastri o grosse collane di pietre e inoltre le fece acquistare e indossare biancheria intima più sexy e giovanile, facendole dismettere le sue mutandine a vita alta .
Lentamente praticamente l’aveva cambiata nel look e stranamente a Carla sembrava che nel momento che gliele proponesse, le piacessero tutte le cose che prima non sopportava e criticava, e anche gli abiti divennero più sexy e colorati e non solo di tinte tenue  beige o verdino, ma rossi, gialli, blu e altri colori vistosi di  moda. Lui la voleva signora, vera signora de milan… una sciura erotica e giovanile e lei ed io ci eravamo prestati ai suoi desideri che divertivano anche noi.
Aver riscoperto il sesso e la sua sessualità, la facevano sentire ancora giovane e piacente e d’istinto a quelle nuove emozioni che provava, iniziò a seguire consigli di Renato, che la svecchiavano… come diceva lei, mentre io restavo sempre il marito anzianotto.
Si piaceva con il nuovo look consigliato da lui, anche se era più audace e trasgressivo per una signora sessantenne, di oltre mezza età. Ricordo che a quella trasformazione quando la vide la prima volta nostra figlia, esclamò sorpresa:” Ma mamma che hai fatto!?”
Ma lei diede la responsabilità a me, quando la videro i nostri figli, ogni volta con qualcosa di cambiato e per primo con i capelli tinti biondi. Si rallegrarono che si curasse nell’aspetto e le fecero anche i complimenti, mentre lei  falsamente le diceva :” E’ per  piacere a papà!”              Non poteva certo dire che era Renato che la voleva così e io stetti al gioco. Ogni volta che i figli arrivavano al mare in vacanza o andavamo noi su  a Milano per nostre cose, aveva sempre qualcosa di diverso e giovanile.
“ Ma non è troppo trasgressiva papà !” Mi disse un giorno Rosalba nostra figlia quando fummo soli.
“Ma no, siamo al mare e poi qui non conosciamo nessuno a parte Renato.” Risposi .
Già Renato, l’amico di famiglia a cui avevamo aperto la casa e non solo quella da parte di mia moglie. L’avevamo presentato anche ai figli e ai nipoti come amico del nonno e non amante della nonna… .
Nonostante tutto sentivo forte la sua amicizia e anche Carla la sentiva quell’amicizia- relazione che io non volli mai chiamare tale e credere di passione tra di loro, ma solo attrazione fisica.
Lui con noi era sempre disponibile e al di là di quello che avveniva quando chiavava Carla, fuori non trapelava niente, si comportava da amico e gentiluomo e non accennava mai a situazioni sessuali, se non quando eravamo tutte e tre a casa mia, nel fare qualche battuta o nel darle qualche pacca sul sedere facendola sobbalzare e sorridere.
La sua gentilezza e disponibilità erano veramente encomiabile, di qualsiasi cosa avessimo bisogno, lui c’era, dall’accompagnarmi all’ospedale a farmi gli esami o andare insieme a Carla a fare la spesa al super mercato.

I mesi passavano e la relazione a tre continuava. Era diventata la normalità e routine che lui oltre a venirci a trovare, chiavasse Carla… .
Ma come accade sempre nella comunanza sessuale e del convivere a tre un giorno all’improvviso mentre eravamo in soggiorno a vedere la tv e lei era seduta a fianco a lui, forse allegro per il vino o per altro, chiese a Carla di avere un rapporto orale con lui.
“Dai prendimelo un po’ in bocca!…Io te la lecco la figa!” Le disse sorridendo.
“ No! Non mi va , non mi piace !…E poi non ho mai fatto queste cose! Sono sporche!” Rispose lei. Indignata . Ma lui insistette e allora io, mi intromisi nel discorso, dicendo :
” Guarda che ha repulsione per i rapporti orali, non li ha mai avuti neanche con me, solo qualche volta da sposini, 40 anni fa, poi basta ha chiuso!”
Ma lui insistette ancora come un bambino:
“Dai Carla ! Io te la lecco sempre .Prova almeno una volta ! Ricambia!” E mentre diceva così , si alzò in piedi mettendosi davanti a lei e abbassò la cerniera dei pantaloni tirandolo fuori mezzo duro.
Ma lei era sempre contraria :” Non hai sentito cosa ha detto mio marito!” Esclamò.
E io in quel momento, che provavo una forma di piacere inconscio nel vederla degradare, quasi sentissi dentro il desiderio sottile di umiliarla, un bisogno interiore di punirla, ritenendola inconsciamente e a torto responsabile della nostra situazione e colpevole dei rapporti sessuali che aveva con lui, aggiunsi:
“Prova! Non c’è niente di strano. Tu non lo hai mai fatto, ma lo praticano quasi tutte le donne!”
A quelle parole mi guardò sorpresa.
E mentre parlavo, lui le posò la mano sui capelli e tirandoglieli dolcemente la portò con la testa e la bocca vicino al suo cazzo:
” Su dai solo qualche linguata! Fai finta che sia un gelato!” Disse volgarmente ridendo .
Era già varie volte che ci provava, ma quel giorno ci riuscì, forse la curiosità o la voglia di provare a fare qualcosa che aveva dimenticato o forse le mie parole istigatrici , la vidi tirare fuori la lingua e leccargli la cappella .Ero strabiliato e incredulo oltre che eccitato, glielo leccava davvero, piegata verso le sue cosce, mentre lui le accarezzava dolcemente i capelli e il televisore trasmetteva un film.
Lo aveva fatto! Diede più di una linguata, poi si tirò indietro e lui lo rimise dentro felice .
“Cosa hai provato? ” Le chiese Renato divertito.
Lei rise quasi imbarazzata di rispondere:
” Una sensazione strana, sembra velluto !” Disse continuando a sorridere .
“Ma ti è piaciuto?” Chiese lui.
Lei appoggiandosi allo schienale della sedia rispose :“Si mi piace! “E rise ancora stupidamente, deludendomi.
Dalle linguate le volte successive passò a farsi fare dei veri e propri pompini, che lei su sua spiegazione imparò a praticare e li faceva senza opporsi, lei, che gli avevano sempre fatto schifo.
Se lo chiedeva lui glielo succhiava, arrivando nei mesi, come era prevedibile fino a lasciarsi eiaculare sul viso o in bocca, quella poca sborra che gli usciva.
Nel tempo, vedere mia moglie leccare e prendere in bocca compiaciuta il cazzo di un altro, anche se di Renato, fu una scossa per me, non la vedevo più come prima, non era più la mia dolce Carla piena di attenzioni e premure per me. Quando lo faceva, la osservavo leccare e succhiare il suo cazzo e sembrava che la cosa le piacesse, mi accorgevo che non lo faceva solo per compiacerlo, ma per gusto, perchè lo desiderava. Ed era vergognoso per me che una donna come lei facesse certe cose.
L’ultima volta che la vidi leccarglielo, ero come ipnotizzato da ciò che le stava facendo.
Lui era in piedi sul letto e lei in ginocchio davanti a lui, in una posizione di sottomissione con i loro corpi sfioriti, lui con la sua pancia molla e un ciuffo di peli bianchi sul torace , lei con la pelle liscia e cedente . Ma c’è l’aveva duro.
” Apri la bocca ora…prendilo dentro! ” Le disse. E lei come una professionista di quella specialità se lo mise in bocca e succhiò, finchè un fiotto di sperma le arrivò sulla lingua facendola irrigidire.
Aprì la bocca e lo sputò su un panno, mostrando i suoi denti perfetti e bianchi in contrasto con l’età del viso, restando, senza che se ne accorgesse con nel margine labiale destro, con un rivolo di sborra appiccicosa e densa a formare una pallina … e, con le labbra un pò aperte e con quella particella biancastra nella commensura labiale mentre gocce di sudore le percorrevano la pelle del volto svigorita, oscenamente sorrideva. Un rivolo di sudore su di un lato raggiunse il trucco degli occhi….un altro scese verso il decollette, sulla collana.
Vedere la sua partecipazione e forse passione a quella pratica mi sconvolse più che vederla chiavare con lui, non riuscivo a giustificarla con la ragione. Lei era immobile sorridente con un’aria stravolta guardando verso me senza vedermi, sempre con quella pallina biancastra di sperma sul lato delle labbra che mi faceva repulsione. Non si era mai comportata così e mai fatto una cosa del genere.
Disgustato le porsi un fazzoletto facendole segno con il dito la congiuntura delle labbra: ”Hai una goccia bianca di sperma !” Le dissi. Lo prese e si affrettò a pulirsi, asciugandosi anche il sudore.

Era passato poco più di un anno e alla mia emozione era sopraggiunta la rassegnazione e
l’accettazione e poi il dispiacere per quel menage a tre che se all’inizio mi suscitava eccitazione e turbamento, in seguito mi stimolava solo sentimenti di delusione verso tutte e due, ma soprattutto verso Carla, mia moglie.
Quel rapporto e in parte il vivere comune, risvegliò in lui con il tempo, come non doveva essere i suoi istinti più bassi, avendo a disposizione una bella signora come mia moglie, iniziò furtivamente la depravazione di Carla, mascherandola nella variazione del rapporto, come una trasgressione momentanea,  portandola alla immoralità e dissolutezza esponenziale, alla libidine e lussuria senile, a praticare cose che non avevamo mai fatto e nemmeno mai immaginato noi.
I ruoli sembravano invertiti, era diventato come se fosse lui il marito di mia moglie e io il loro l’amico, come se Carla fosse un suo giocattolo sessuale, così volle provare su di lei tutte le sessualità pornografiche e alle sue iniziali resistenze seguiva sempre un accomodamento e consenso di lei, e cosi un giorno, sapendo che non aveva mai avuto rapporti anali, volle provare ed essere il primo lui asodomizzare mia moglie.
“ Ne mai tard a imparà!” (Non è mai  tardi per imparare!) Diceva ridendo in dialetto milanese e riuscì anche in quello, a incularla, da li capii che il rapporto con mia moglie aveva varcato i confini della sola attrazione e sessualità.
Per concedersi analmente a lui, da parte di mia moglie probabilmente c’era qualcosa di più passionale che la rendeva accondiscendente, forse la paura di perderlo o che la lasciasse e così per tenerselo, accontentandolo sottostava a tutte le sue voglie libidinose.
Con me della sua richiesta si giustificava dicendo che non c’era nulla di male, che Renato lo aveva fatto anche a sua moglie e ad altre donne con cui si era accoppiato. Io soprassedevo pervaso da un sottile piacere inconscio di punirla, perchè si concedeva a lui, che si realizzava anche nel vederla depravare e come un bambino pensavo :
” Hai visto?…Continui ad andare con lui ? Così impari… ti farà anche il culo come le donnacce… .”
Renato voleva avere un rapporto anale con Carla, chiese a me se ero contrario, apprezzai il suo considerarmi ancora referente di mia moglie anche se in verità non lo ero più e lui lo sapeva, e gli risposi sinceramente:
“ Guarda Renato, che tutto quello che vuoi fare con mia moglie, non devi chiederlo a me, ma a lei, anche se sono cose che io non condivido o disapprovo, se lei accetta , per me vanno bene…il culo e suo! A me interessa solo che la rispetti anche se viviamo questa situazione qua, poi per accoppiarvi sessualmente fate come volete, come più vi piace. “
“Sul rispetto puoi stare certo! “ Mi rispose :” E te lo dimostrato in questo anno, le voglio bene anch’io e lo sai, come ne voglio anche a te e comunque se accetterà , sarà solo un gioco sessuale e non una sua umiliazione o sottomissione e ci sarai anche tu. Sai che a me il sesso piace farlo a 360 gradi,completamante!“
Attuando quel modo indifferente e staccato e a volte passivo su Carla, lasciandole la libertà di scegliere, non facevo che danneggiare la nostra relazione di coppia, perchè si allontanava sempre più da me e si avvicinava a lui , alle sue idee e modi di fare. Carla pensava che non decidendo io e lasciandole la libertà di farlo ella, che non mi interessasse nulla di lei, e invece non era vero, l’amavo sempre e di più! Se all’inizio quel mio  assentarmi dalle decisioni su certe scelte aveva uno scopo divertente e stimolante e di fuggire dalle responsabilità di marito, con il  tempo pensavo che facendo così, vedendo lei il  mio distacco, si ravvedesse e tornasse da me, invece imvolontariamente l’allontanavo sempre più e l’avvicinavo non solo sessualmente ma anche psicologicamente ed emotivamente a Renato.                                                                         Lui avuta la mia neutralità, nel gestire la sua libidine, non perse tempo a tentare l’opera di
convincimento di Carla che subito era contraria, ma vedendo la mia indifferenza su che lei  lo facesse o no, decise di si, di provare. Quel pomeriggio tutti e  tre a casa nostra, parlandone ancora, lui abilmente tirò dentro anche me…:
“Anche tuo marito è d’accordo che ti sodomizzi se vuoi tu!” Disse.
Lei si voltò e mi guardò, poi si rigirò verso Renato manifestando le sue preoccupazioni:
“ Ma io ho paura, non lo mai fatto niente del genere, non è morale, è contronatura e ho il timore di sentire male.”
“Guarda!!” Rispose lui, cercando di convincerla:”Paura non devi averne perchè sai che ti voglio bene e non farei mai niente che farebbe male sia a te che a tuo marito, il fatto che sia amorale …lo fanno migliaia di donne. Proviamo anche noi !” Ripetè. Le parlava come se dovesse convincere sua moglie e mi dava fastidio,
Carla mi guardò come a domandarmi cosa pensassi realmente e come a chiedermi il consenso: “Ti chel dì!?” (Tu che dici!?) Mi chiese per quello che valeva ormai il  mio approvare. Era curiosa di quella pratica anale di cui aveva spesso sentito parlare e mai fatto, e io le risposi con un filo di voce :                                                                                                                                                            “Se ti vo si!…Se te la sent si, ti po pruà! Lu fa miià de sciure che le pias ciappar in tel cù!”              (Se vuoi tu!…Se ti senti puoi provare! Lo fanno migliaia di donne che le piace prenderlo in culo!” Dissi volgarmente.
Accettò per le sue assicurazioni di attenzione e di non farle provare dolore e per il suo
convincimento morale, ma non solo per quello purtroppo … e così Renato decise il pomeriggio dopo di provare.
Vidi in seguito, che tutte le porcate pornografiche dei sexy shop su internet tramite telefonino, lui le comprava per usarle con mia moglie. Oltre all’uso del viagra o il cialis che gli aveva dato il suo medico da prendere due volte alla settimana, usava anche un anello di lattice che metteva alla radice del pene quando era duro, la quale funzione era quella di prolungare l’erezione e di renderla più vigorosa, grazie alla leggera costrizione che l’anello esercitava alla base del cazzo, impedendo il reflusso venoso del sangue.

Quel pomeriggio Carla , indossava solo una mia T shirt bianca che le andava molto grande e le copriva i fianchi e le mammelle pendenti, arrivando fino ai glutei e sotto era completamente nuda.
Quando su suo invito la tolse, il suo corpo svigorito, ma non per questo non attraente e ancora piacente, ci apparve in tutta la sua età e sensualità matura.
La leggera abbronzatura mascherava i difetti della pelle e del corpo, mostrando il pallore delle mammelle traballanti, del sesso ormai continuamente depilato e vistoso e del sedere, pieno, alto, proporzionato e tenero, con la sua carne bianca ondulante
ai movimenti come l’erba alta al vento. Ma non era assolutamente sgradevole, anzi… il contrasto tra la pelle abbronzata dove non indossava il costume, e il candore delle mammelle e il culo bianchissimi sempre coperti, la rendevano più erotica.
Al sesso rasato ed evidente, risaltava la lunga fessura centrale, mostrando due grandi labbra voluminose gonfie e due piccole labbra cascanti uscire da esse con al centro delle due escrescenze l’inizio del foro vaginale dischiuso.
Era tutto pronto, c’era tensione e ansietà tra noi, lei di farsi sodomizzare per la prima volta sperando di non sentire dolore, io che scelleratamente assistevo alla perdita della verginità anale di mia moglie da parte del mio amico, e lui con la tensione e l’incertezza di non riuscire a penetrarla analmente , dubbio che avevo anch’io e che speravo dentro di me si avverasse, che facesse la sua grande e brutta figura con Carla come le avevo fatte io.
In silenzio la fece voltare piano con gentilezza.
“…Renè! Renss!” (Renato! Lorenzo!) Esclamò Carla come a cercare sicurezza.
” Appoggiati al tavolo con le mani… e piegati in avanti con il busto .” Le disse Renato, pratico di queste cose, mostrandole la posizione che doveva prendere .
Carla eseguì docile, era in piedi leggermente flessa in avanti, una posizione che non mi aspettavo, pensavo che l’avrebbe fatto nella posizione classica, inginocchiata a carponi o nel letto o sul divano, oppure sedersi sopra lui e venire inculata,e invece preferì così.
Aveva il cazzo duro e tozzo, scappellato conil glande rosa-grigiastro. Vidi che prese una delle solite bustine di acqua gel lubrificante che usava regolarmente nei rapporti vaginali con lei e se la passo sul cazzo, coprendo bene la cappella, poi ne versò ancora sulle dita e le portò verso il suo solco gluteo.
Lo vedi appoggiare la sua grossa mano sulla natica pallida di mia moglie, palparla e tirarla su nella sua mollezza erotica, grossa, piena, soffice e deformabile dalla pressione dei movimenti delle dita su di essa, per cercare l’ano, trovarlo e accarezzarlo con il dito pieno di lubrificante, spingendo insieme ad esso , la prima falange bagnata all’interno, facendola sussultare in avanti, preludio della prossima e vicina penetrazione peniena …dell’inculata.
” Agevolami un po’!!..Allarga un pò di più le gambe !” La esortò indaffarato e in difficoltà. Cosa che mia moglie fece, proseguendo subito in silenzio come se stesse facendo una pratica impegnativa.
La tensione era a mille.
“…Cosa penserebbero di te i conoscenti a vederti così esposta..? ” Mormorò Renato a mia moglie sorridendo e osservandomi, rispondendosi da solo:
” Che sei una donna facile…io credo penserebbero questo… .”
Vidi Carla voltarsi verso lui e sobbalzare indignata .
“…Si lo penserebbero…” Ripetè lui osservandola e ridendo .
Mi piaceva il modo in cui la trattava, illustrandole senza riguardo quello che era e faceva in quella posizione. La stava provocando e umiliando.
” Dimmi cosa…penserebbero …dimmelo tu ! “Ripetè Renato sudato ed eccitato dietro a lei, puntando la cappella nel suo solco gluteo e nel contempo accarezzandole con una mano la nuca .
” Penserebbero io sia una donnaccia…!!” Esclamò Carla eccitata da quella condizione e trascinata dal gioco che faceva lui, osservandomi . Ed emise un gemito.
“Ti ha mai preso il culo tuo marito ? ” Chiese volgarmente ben sapendo già dalle mie confidenze che non lo avevamo mai avuti quei generi di rapporti.
Ci fu silenzio .
” To di se t’à mai unculà Renss?!” (Ti ho chiesto se ti ha mai inculato Renzo!) Ripetè.
Lei respirava forte…non riusciva a parlare, lo sentiva spingere nel solco, sapeva che non serviva dirlo, lui lo sapeva e lo avrebbe visto e sentito da se.
” Te lo hanno mai fatto sentire dietro ? ” Chiese ancora eccitato .
” No!!!….” Rispose lei agitata mentre le sfiorava affondando nei glutei cedevoli e molli il glande ormai gonfio.
Giocava davanti a me e mi piaceva, e anche a lei visto che stava al suo gioco.
“Quindi sei arrivata a sessantuno anni senza che nessuno ti abbia mai violato dietro?” Chiese ancora per provocarla e indispettirla .
” E’ così Renato… credimi..” Risposi io avvinto da quella situazione e venendole in soccorso.
Senza darmi retta, concentrato, con le dita le allargo i glutei in profondità e scoprì il punto che eccitava la mia e sua fantasia…lo vidi chinarsi e guardarlo come se cercasse una conferma alla sua verginità.
Carla tremava come una foglia in quella posizione già scandalosa di per se, attendeva ansiosa, ma non era paura, era eccitata anche lei dal provare qualcosa che non aveva mai fatto ma ne aveva sempre sentito parlare dalle amiche, dalla gente o dalle esclamazioni volgari, nel sentir dire  “ ma va a prenderlo in culo” o come diciamo nel nostro dialetto …”va a dar via le ciapp!!”
Ecco ora lei era li, pronta, per donare o come si dice a Milano…”a dar via le ciap“ a Renato e a sessantuno anni per la prima volta.
Lui giocoso, non so se per timore di fare cilecca e non riuscirci o di suo, parlava in continuazione con lei provocandola sempre.
“Mi concedi di prenderlo per primo?” Diceva.                                                                                           “Prim e unich…!” Ribattè lei in dialetto, mentre lui continuava:                                                             ”Sei felice di farti sverginare dietro da me Carla .. davanti a Renss tuo marito… ?” Le chiese con voce ferma.
Era infastidita da quelle parole che erano umilianti per entrambi:                                                    “Ti prego Renato….non dire queste cose!!” Sussurrò lei a un certo punto piena di vergogna per quel gioco di parole sconvenienti, di quella posizione umiliante e della mia presenza.

Alla sua prima spinta con forza, a Carla dalla gola uscì un suono simile a un grido soffocato… e distinto portò il sedere avanti per fuggire battendo con il pube contro il tavolo, e trattenuto e tenuto fermo dalle sue mani.
Aveva difficoltà a penetrarla e interiormente ne gioivo, ero felice, speravo che non ce la
facessem che dovesse dire ” riesc no!”( non riesco!), ma vidi che spinse il cazzo tenendolo fermo con una mano, affondandolo tra i glutei ,mentre con l’altra la teneva ferma per il fianco. Immaginavo la sua cappella incontrare e allargare le pareti interne del suo buchino vergine.
La prima volta non c’è la fece, ma tenendo sempre il cazzo tra le dita riprovò e piano lo spinse ancora premendo sull’ano di Carla. Probabilmente riuscì a fare entrare la cappella, perché al suo urlo di dolore, sussurrò tenendola ferma sofferente in quella posizione:
” Tranquilla..ora basta una spinta Carla! Mia in avanti o tua indietro… ed entra tutto.” Le disse.
” Ho paura! Ho paura…!! “ Esclamò lei con voce ansiosa, rauca e tremante:” Smettiamo!!!”
Ma lui incurante del suo timore proseguì sorridendo e parlando :
” Una spinta e dopo sai cosa potrei andare a raccontare in giro agli amici del bar o alle tue amiche, vero? …Oppure potrai dirti tu, che finalmente sei una donna completa sessualmente ? ”
Si divertiva a provocarla e tormentare piacevolmente e anche a me piaceva quel tenerla in bilico tra farla sentire la signora per bene che era e una donnaccia .
Era sospesa tra la paura che spingesse e le sue parole mortificanti, mentre lui continuava a umiliarla:
“Potrei dire in giro che ti sei fatta rompere il culo da me .
“La sciura Carla mi al dunà le ciap!” Esclamò ridente.
E mentre diceva così, all’improvviso spinse in avanti il bacino e con una mano sotto la sua pancia, tirò e spostò indietro il corpo di Carla verso lui.
Vidi piegarsi il suo pene come se non riuscisse a entrare , come se il destino volesse che la mia Carla restasse vergine analmente e invece riprendendolo e tenendolo stretto con una mano, all’improvviso con un urlo di Carla lo vidi lasciare dalle sue dita e sparire e affondare tra i suoi grossi glutei molli.
Era entrato … era entrato… il suo vecchio sfintere aveva ceduto l’aveva lasciato entrare con un urlo lancinante, seguito da un silenzio improvviso .
Renato restò fermo, non si muoveva come se in quella penetrazione, non solo lei ma anche lui avesse avvertito dolore. Ed era così.
Avere un rapporto anale verginale a sessantanni, con una signora della stessa età, non è come averlo a 20 o a 40 anni. Probabilmente nell’introdurlo aveva sentito male anche lui e la rigidità del cazzo anche con il viagra non era tale da penetrarla con facilità.
Passato l’attimo di sofferenza, iniziò a muoversi lentamente avanti e indietro, con lei sempre in piedi con le gambe divaricate e leggermente piegate, le braccia tese sulla tavola e i muscoli di esse flosci e traballanti ai movimenti del corpo; come il ventre globoso pendente e oscillante sotto di essa, assieme alle grosse mammelle penzolanti che dondolavano come due campane sotto il torace, ai suoi respiri ansimanti e ansiosi dalla sofferenza e alle spinte in avanti di Renato nell’incularla.
Una volta che lo ebbe bene dentro al retto, Renato affondò le dita sui suoi fianchi adiposi e teneri e continuò a muoversi avanti e indietro trattenendola.
La stava inculando e lei non aveva più l’espressione sofferente di quando l’aveva penetrata, ma restava silenziosa e ferma a oscillere come se lo apprezzasse. Iniziava a piacerle.
Il godimento nuovo e diverso che gli regalava quel movimento all’interno del suo retto, era intenso come non aveva mai provato.
Lo invidiavo …invidiavo Renato per quello che riusciva ancora a fare a sessantadueanni e perchè  aveva sverginato e inculava mia moglie, anch’io tante volte guardandole il culo anche da giovane lo avevo desiderato, ma non c’ero mai riuscito , lei non aveva mai voluto, lui invece… .
Quel rapporto anale, oserei dire animale di mia moglie in cucina in quella posizione da prostituta da strada non so quanto durò, vidi solo lui portarle le mani dai fianchi sulle mammelle ciondolanti, fermarle dal dondolio e stringerle forti, quasi a volerle sgonfiare e afflosciarle tanto erano morbide e soffici e lei inarcandosi dal piacere, spingere più indietro il culo e gemere forte… in un orgasmo anale e senile mai provato, che faceva traballare e ondeggiare tutta la carne molla del suo corpo, dalle grosse cosce al
viso, in un dondolio ritmico, trasferendolo alla tavola in cui era appoggiata che tremava anche lei. E quasi simultaneamente lui fermarsi ed esplodere tremante in una eiaculazioneprobabilmente misera dentro lei.
Aveva finito di incularla e dopo il piacere dell’orgasmo, tenendolo sempre con le dita lo tirò fuori sporco di feci e dolorante per lo sforzo e la resistenza trovata del suo ano stretto nel farsi sverginare, toccandosi i testicoli e il pene come a lenire l’indolenzimento che provava .
Come lo ebbe fuori dal retto, lo vidi svigorire, fino a diventare mollo e ad afflosciarsi tra le sue gambe in pochi secondi, mentre Carla ancora in quella posizione, con il culo aperto e sverginato perdeva aria intestinale.                                                                                                                                   Era bellissima ed erotica nonostante i suoi sessantanni passati e il corpo sfiorente.
Aveva un respiro affannoso, che cercava di lenire portando la mano prima sul petto e poi sul sesso, in un sospiro dal suono dolce e perverso allo stesso tempo.
Poi stremata si gettò  sedendosi sul divano vicino, così com’era, nuda senza preoccuparsi di macchiare il tessuto ruvido dei cuscini dall’aria densa e sporca che usciva dal suo ano dilatato.
Quando si  calmò si alzò sudata e andò sotto la doccia… .Il fiato era tornato regolare, ma le gambe le tremavano ancora.
La raggiunsi , si stava insaponando il corpo e il sedere dolente, mi guardò e assieme allo sguardo abbozzò un sorriso timido che io ricambiai, sentendomi ridicolo ai suoi occhi di essere felice che lui l’avesse inculata .
Tornai in cucina, Renato si era pulito con lo scotex  inumidito dall’acqua e si er rivestito dicendo:” Mi lavo dopo a casa!”

Mi sedetti sul divano e lo steso fece lui e non dicemmo niente. Carla tornò dopo qualche minuto avvolta nell’accappatoio chiaro. Si sedette accanto a me, mi accarezzò il torace e il viso e mi baciò sulla guancia, osservandomi, ma rimanendo in silenzio.
” Come stai Carla? Ti fa male ? ” Le chiese superbo Renato.
” Solo un po’ indolenzita .” Disse imbarazzata .
Lui orgoglioso sorrise felice:” Ti è piaciuto vero ?! Non ti ho fatto male ? ” Chiese ancora .
” Poco … solo all’inizio” Rispose mia moglie .
“ Vedrai che le prossime volte non sentirai più nessun male ma solo piacere. Io invece un po’ si ! …Lo sentito ” Sostenne ridendo portandosi la mano sul cazzo .”Era stretto e poi a sessant’anni non è facile sverginare nel culo una donna….ha meno elasticità l’ano.” Aggiunse ridendo.
La osservavo e la vedevo tranquilla, io invece ero contento e dispiaciuto di quello che era accaduto.
L’averla inculata per lui era solo un trofeo, non lo avrebbe più fatto, ma se voleva poteva vantarsi di averla sverginata in culo e psicologicamente su di me, ma soprattutto per Carla aveva il suo valore di sottomissione.
Era cambiato tutto…
La mia delusione in quel periodo aumentò quando proseguì ad avere rapporti orali con lui, vederla nel letto sdraiata al suo fianco, rannicchiata con il viso sul suo sesso o inginocchiata davanti a lui in piedi, leccarglielo, succhiarglielo e prenderglielo in bocca, tramutò il mio piacere visivo in amarezza e sconforto. Ma soprattutto quando accettò e si concesse a lui analmente, donandole il suo pallido e verginale culo. Vederla in quella posizione ….godere… era stato emozionante ma …devastante.
Da quei momenti capii che tutto era cambiato, non era più come prima, che io ero diventato solo un terzo incomodo tra loro.
Contribuì anche la sua lenta trasformazione dalla donna che era casa e famiglia e moglie seria e serena, ad avere un amante fisso. La sua accettazione nel fare sesso in una determinata maniera, diversamente dalle regole morali che conoscevamo, contribuirono nella mia delusione verso lei. Ma l’amavo, l’amavo sempre e seppur non chiavandola più e sapendola fisicamente di un altro non potevo stare senza di lei.
Avere un amante e fare sesso con lui seppur saltuariamente alle porte della senilità, non è come farlo da giovani o da adulti. Il loro, non era un rapporto sessuale come il nostro quando c’era, solo platonico, fatto solo di baci, carezze, dolcezze e belle parole. La loro era una passione fisica, sessuale, fatta d’abbracci, strette e trasporto erotico ed emozionale.
Il rapporto che aveva con Renato era carnale, con penetrazione e passione e mi struggevo sapendo che lei ne provava ancora piacere e godimento nonostante l’età che aveva.

Il nostro menage continuò ancora altri mesi, con le ricorrenze festive i compleanni e gli onomastici , ci scambiavamo regali, alcuni da parte di mia moglie verso lui anche costosi visto che noi eravamo benestanti con due pensioni e lui no. Spesso la sera, il giovedì, il sabato e la domenica andavamo tutti e tre a ballare, lei ne approfittava per mettersi in mostra,evidenziarsi nell’aspetto, nel trucco e negli abiti per farsi ammirare.
Una sera che andammo a ballare, si vesti con un abito molto bello, blu, tutto in tinta unita a parte le calze…velate di grigio con delle piccole grinze sulle caviglie…e le scarpe con tacco medio.
Fu una serata divertente, diversa dal solito, in quel locale nuovo non ci conosceva nessuno e quindi nessuno sapeva chi era il marito e su sua richiesta e il mio benestare giocando si fece passare per la moglie di Renato.
Comunque passammo la serata allegra, io seduto ad ascoltare musica e osservare loro ballare.
Carla aveva imparato bene a danzare il liscio, era diventata brava.
Vedere il braccio di Renato, intorno alla sua vita stringerla con passione contro se stesso ..mi fece battere forte il cuore… e forse batteva anche quello di mia moglie, imbarazzata perchè tutti i clienti pensavano che fosse davvero la moglie di Renato.
Come dicevo sopra, la loro simpatia e affiatamento, lentamente si sviluppò in tutti i settori, non solo in quello sessuale. Quando uscivamo e camminavamo in luoghi dove non ci conoscevano, Renato iniziò a tenerla per mano, lo fece senza chiedermi nulla e io non mi opposi pur non gradendolo.
L’importante per me era che fossimo in cittadine limitrofe dove non ci conoscessero.
Lei a quell’atto affettuoso e da innamorati, con gli occhiali scuri e lo sguardo oltre la gente attorno, camminava con disagio, ma senza lasciargliela .
Ricordo un episodio, dove Renato vedendola rigida e imbarazzata le chiese:
“Se vuoi ti lascio la mano! ”
“No…!!” Rispose lei tenendola nella sua .
” Mi sembri impacciata, lo sento da come tieni la mia !”
” No, non lo sono .” Rispose lei :” Solo che è per me una sensazione nuova camminare tra la gente mano nella mano con te e con mio marito vicino, ho paura di incontrare qualcuno che ci conosce.” Disse .
E la vidi sorride sotto le lenti scure. Solo quello era il suo timore,incontrare qualcuno che ci conoscesse e no di umiliarmi a me.
Quel pomeriggio passeggiammo per la via centrale e principale di quel paesino limitrofo a 10 km dal nostro, osservando le vetrine che si succedevano, gli abiti, le scarpe, i monili.
All’improvviso avvertii che prese anche la mia di mano e la strinse forte guardandomi tra le lenti scure, sorridendomi ,come a farmi capire che io per lei ero sempre importante… suo marito.
Passeggiammo tutte e due tenendola per mano, incuranti della gente che osservava quei tre cecchi mano nella mano, acquistò qualcosa e rivolgendosi a me mi chiese se volessi fare qualche acquisto, ma declinai sorridendo.
In alcuni momenti mi sentivo un idiota ad essere con lei e con Renato in giro per le
strade mano nella mano, in altri  ne ero felice che fossimo tutti e tre, della nostra condivisione di Carla che amavamo tutte e due e lei ci amava entrambi pur in modo diverso. Mai più avrei pensato in vita mia che durante la vecchiaia e il pensionamento, avrei vissuto una situazione simile da cornuto contento o cuckold come si dice adesso, un
triangolo amoroso, un menage a tre, dove lei avrebbe avuto due uomini d’amare, uno
sessualmente e l’altro (io) sentimentalmente.
Quella condivisione continuò, a volte con me osservatore dei loro incontri sessuali , dove anch’io trovavo una sorta di piacere tardivo e senile nella masturbazione asciutta, senza erezione completa e a volte senza eiaculazione, ma avvertendo una sorta di piacere genitale ma soprattutto di orgasmo cerebrale nell’osservarla posseduta da lui. Ma con il tempo la nostra frequenza a tre intima ed erotica, anche per altri motivi al di fuori da quelli sessuali, perse il mio interesse, l’attrazione e il desiderio di osservarli mentre amoreggiavano. Mentre avvertii quasi contemporaneamente che anche loro provavano il mio stesso fastidio ad avermi presente a osservarli e notai che mi allontanarono e si
appartarono sempre più da soli nei momenti intimi. Capii che per loro non era più solo un fare sesso per il piacere di farlo, ma c’era altro nelle paroline bisbigliate all’orecchio, nei sorrisetti e bacini sulle labbra .
Diventai malinconico. Quando capitava che andavano in camera da letto dopo il pranzo o la cena, non li seguivo più, li lasciavo appartare da soli a chiavare nel nostro letto e restavo a guardare la tv. Da amanti, visto la mia indifferenza iniziarono a vedersi anche a casa di lui, senza me…. a parlarsi e mandarsi messaggini con il cellulare, come ragazzini. Era patetico vedere lei spettinata, con gli occhiali da vista, in vestaglia o  in  mutandine in piedi in cucina che leggeva o scriveva lentamente messaggini a lui al telefonino, come nostra figlia e la  nipotina Gisella e non mi interessava cosa si scrivessero … non mi importava.
Ma andava bene tutto, quel menage a tre lo vivevo o forse sarebbe meglio dire lo subivo e sopportavo con dignità, volevo sempre bene a Carla e in fondo anche a lui e li giustificavo pensando che visto che io non riuscivo a ad avere rapporti completi con lei, mi dicevo:
“ Meglio lui che un altro! Lui in fondo è un amico vero, uno di famiglia.” E se anche sessualmente si era preso mia moglie lo accettavo… la condividevo con lui.
Tutto proseguiva segretamente e io e lui ci vedevamo sempre e passavamo ore o giornate assieme chiacchierando, giocando a carte o pescando e ogni volta che ci incontravamo mi chiedeva sempre di Carla e io mi premuravo di dirle come stava, come si sentiva quel giorno, se aveva mal di pancia o di testa, scherzando perfino se era andata di corpo, se avesse dormito o no o cosa aveva intenzione di fare durante la giornata, anche se era superfluo sapeva già tutto, sentendosi spesso al cellulare con lei già al mattino presto ma mi divertivo a informarlo. Era come se avessimo una moglie in due, dal lato affettuoso e coniugale era mia e da quello sessuale e passionale sua.
Così credevo, ma non fu sempre così.
Come era prevedibile, come tutte le amicizie o le passioni alla fine anche quella di mia moglie verso di lui si trasformò in qualcosa di differente, lo avevo intuito più volte da tempo che c’era qualcosa di diverso tra loro più che semplici rapporti sessuali , ma ne ebbi la conferma quando iniziò a comportarsi verso lui in modo differente, a domandargli cosa facesse quando non era con noi, dove andasse, con chi, e mostrava una certa possessività verso di lui che rasentava l’assillo.
Lui alle sue richieste rideva e la rassicurava a volte mentendo, ma intuii che era gelosa che andasse con altre donne glielo diceva in suo sesto senso femminile e forde chissà, ci andava davvero e in un certo senso la faceva cornuta.
Le donne gelose sono terribili a tutte le età. Una sera che era ospite da noi, durante la cena lei era taciturna e scontrosa con lui, senza rendersene conto parlando lo offendeva. Al termine per una futilità ci fu un piccolo litigio con scenata da parte sua nei confronti di Renato, che alterato dal suo comportamento e dai suoi modi di fare, si alzò
e se ne andò dicendo che era stufo, con lei che gli gridava dietro:                                                        “Vai pure dalle tue puttane! A me non mi vedrai mai più!”                                                            Pensavo quella sera quando lo vidi uscire arrabbiati:”Finalmente è finita!” Ma mi sbagliavo.
Quando fummo soli io e lei invece di essere felice di essermi liberato di lui, la ripresi dicendole che non era un comportamento da tenere quello, che non l’aveva mai avuto e non era da lei comportarsi in quel  modo e che Renato era un uomo libero di fare quello che voleva, anche di andare con altre donne e puttane se voleva. A quelle parole scoppiò a piangere e si accasciò sulla mia spalla come una bambina singhiozzando.
Le chiesi il motivo del suo piangere e tra le lacrime mi confidò staccandosi da me:
“ Ho paura che non torni più, che mi lasci !”
“Calmati !” Le dissi d’istinto cercando di rasserenarla :” Non è successo niente anche se è andato via…non è mica il tuo innamorato! E  poi sei tu che l’hai mandato dalle sue puttane.”
Al suo silenzio seguì un abbassamento dello sguardo che in un colpo solo assieme al pianto, mi fece capire mille cose.
Un conto è intuirle o pensarle certe cose, un altro è scoprire che sono vere.
“Sai cosa significa questo tuo atteggiamento?” Dissi timoroso.
“Si!” Rispose annuendo con il capo e piangendo.
“Ti se innamurà del  Renado?!!” ( Ti sei innamorata di Renato ?!!” Chiesi incredulo.
Annuì ancora. Alla sua conferma tra le lacrime mi crollò il mondo addosso, avevo intuito che c’era qualcosa di forte tra loro, ma non questo, non me l’aspettavo. Tutto era andato oltre l’immaginabile. Pensai a
lei, a me, ai figli, ai nipoti, ai conoscentialla nostra vecchiaia . Com’era possibili che si fosse innamorata di un altro e a sessantuno anni con una famiglia?…E ora cosa sarebbe successo ?
Fui preso dall’angoscia. Mi sedetti e riflettevo mentre lei in lacrime mi diceva:” Fallo tornare!!”
“Ma come si ci può innamorare a sessant’anni suonati!“ Mi chiedevo.
Va bene una relazione intima e amichevole anche i rapporti sessuali e l’amante, ma l’amore, quello no, non ero pronto, non l’accettavo, non doveva esserci, lei in fin dei conti era mia moglie e io l’amavo.
In quarant’anni non era mai accaduto niente del genere, era sempre stata seria, posata e
coscienziosa e ora all’improvviso in due anni me la ritrovavo posseduta e innamorata di un altro? Un nostro nuovo amico e tutto dopo i sessant’anni .
Era tutto così assurdo e incredibile. Non ci volevo credere mentre lei continuava a ripetermi con la voce rotta dal pianto :”Fallo tornare ti prego!” E lo chiedeva a me, suo marito…di far tornare il suo amante , il suo innamorato… .
Quella notte lei la passò nel letto agitata a piangere, io sveglio e angosciato a pensare.
Nel buio, mi si avvicinò, mi strinse e baciò, pregandomi di andarlo a cercare e dirle di perdonarlaper il suo atteggiamento, di tornare che voleva riprendere il rapporto di prima, come prima tutti e tre e non lo avrebbe più tormentato con la gelosia.
Mi trovavo dentro a delle assurdità, io che dovevo andare a cercare l’amante di mia moglie e convincerlo a tornare assieme a lei e nonostante tutto l’amavo sempre e ci pativo a vederla in quello stato piangere .
Ma invece di essere felice , inspiegabilmente anche a me dispiaceva che Renato era andato via, mi sarebbe mancata la sua amicizia e il trascorrere del tempo con lui a pescare o a giocare a carte al caffè. Sentivo come un vuoto. Carla probabilmente lo avvertiva sessualmente e sentimentalmente, visto che ne era innamorata, io invece dal lato affettivo dell’amicizia e famigliarità.
Oramai ci eravamo abituati a vivere in quel modo, in tre, a condividere Carla e lei ad amare tutte e due .
La tranquillizzai dicendole di dormire che appena sveglio sarei andato a cercarlo .
Così il mattino dopo, alzatomi presto che albeggiava, con lei  che mi sollecitava ancora, presi la bicicletta e andai al porto .Lo trovai là, al solito posto, mattiniero come sempre, chiacchierare con i pescatori e conoscenti comuni. Ci salutammo e lo invitai da parte a parlare e le dissi nel nostro dialetto la verità, non potevo fare altrimenti:
“ La Carla le innamorada de ti!! Le ‘ tutta la not che luccia, pians …” E oltre che di lei , lo informai delle mie paure. Umiliandomi lo pregai di non portarmela via visto che si era innamorata di lui e probabilmente l’avrebbe seguito se lui glielo avesse chiesto, ma di continuare a vivere così tutte e treassieme, come avevamo fatto in quei due anni, che in fin dei conti lui oramai era nella nostra famiglia.
Vista la schiettezza del mio parlare e la richiesta quasi supplicante di ritornare a casa nostra, rispose:
“ Io le voglio bene davvero alla Carla…” Proseguendo con un sorriso scherzoso :” … ma voglio essere anche libero e non essere assillato così .” E nel nostro dialetto mi chiese :
” Ma tu come hai fatto a vivere quarantanni così?”
“Eh..ma non le mai stada così con mi ! E’ sempre stata tranquilla … .” E aggiunsi spiritoso:” …forse de mi non era innamorada… .”
Sorrise anche lui e accettò di tornare, ma pose delle condizioni anche a me, di poter uscire anche solo con lei qualche volta, portarla a ballare o al cinema o in qualche città vicino anche solo a passeggiare.”Non sempre!! “ Precisò:” Ma qualche volta si…!! “
Cosa che accettai dicendogli che capivo quale fosse il suo ruolo ora.
“Ti capisco!” Gli dissi .
“Ma ora vieni a casa da noi per favore , le la che te spett… !”
Si fece pregare un po’, ma poi venne, tornammo a casa insieme.
“Dove vai Renato?” Gli gridò l’amico con cui era giunto al porto vedendolo allontanare con me .
Ma noi eravamo ormai già a una certa distanza per raggiungere le bici e mormorò sorridendomi e mettendomi il braccio sulle spalle in segno di amicizia sincera:
“ Andiamo dalla nostra moglie!” Tristemente lo guardai e sorrisi, non potevo fare altro.
Giunti a casa, quando lei lo vide lo abbracciò baciandolo e stringendolo e piangendolo le
mormorò:” Scusami per il mio comportamento, ma lo sai che sono gelosa!”
Ci sedemmo in soggiorno mentre lei in mutandine ci preparava il caffè, informandola delle richieste di Renato. Gli si avvicino e lo abbracciò intorno al collo da seduto bisbigliandogli , non credo volutamente che io sentissi, ma accadde:
“Faccio tutto quello che vuoi, ma non mi lasciare!” Lui sorrise , prendemmo il caffè e
chiacchierammo come se non fosse successo nulla. Quella mattina si vestì e poi andammo tutti e tre al mercato ambulante a fare la spesa e curiosare .
Tutto era tornato come prima e per  suggellare la ritrovata intesa sul  nostro triangolo , su  proposta di Renato, facemmo una vacanza di un mese all’isola di  Maiorca al caldo in un villaggiò poco distante da Palma de Maiorca, paradiso dei  vecchi pensionati europei e sta durando ancora ora che sono passati più di tre anni e mezzo.
Fu  bellissimo , anche se loro lo  vissero un pò come un viaggio di nozze a tre.                                    Ora la nostra vita coniugale e di coppia è cambiata radicalmente e continua a svolgersi a tre, all’infuori di quando arrivano i figli, nipoti e qualche parente. Lui sessualmente ha diradato gli incontri, ma la chiava ancora … .
Forse qualchevicino o conoscente sospetta qualcosa, ma a noi non interessa più.
Questa condivisione di mia moglie tra noi due, comportò anche un cambiamento di stile di vita e una comunanza e promiscuità nel vivere. Lei iniziò anche a farle il bucato assieme al nostro, a lavargli gli indumenti e anche …la biancheria intima assieme alla nostra, stirargli le camice assieme alle mie. Praticamente anche lei ha accettato  di vivere
con due uomini, marito e amante e di essere segretamente bigama.
E io…per amore o incapacità ho accettato tutto.
Inconscientemente e senza volerlo per stupidità ho creato i presupposti affinchè tutto avvenisse e ora pago la mia superficialità e il mio carattere di uomo buono e mite e di  marito accondiscendente. Ma da un lato sono soddisfatto di vivere in tre, Carla è contenta e Renato compiaciuto di lei. E comunque siamo felici tutte e tre e continuiamo a vivere così, non so per quanto tempo e come andrà a finire, ma per  ora vado avanti così.
Grazie di aver letto la mia storia.
Renzo.

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