IX° Non desiderare la donna d’altri –32 Perversione.

IX° NON DESIDERARE LA DONNA D’ALTRI.
CAP. 32 PERVERSIONE
(La caramella al miele.)

In Città si iniziava a mormorare su Beatrice, si diceva che era piena di debiti, che frequentasse posti e persone equivoche, che era stata abbandonato dal marito che era scappata con una ragazzina minorenne, e lei si era messa con un tale, un albanese che la faceva e i figli erano come la madre erano allo sbando. Le voci dicevano che Carlo era omosessuale e le figlie seguivano la strada della mamma e che addirittura Francesca facesse spettacoli hard e fosse incinta del giovane marocchino- musulmano che lavorava da loro.
Tutte voci fatte uscire e messe in giro ad arte da Clelia, suo marito e i loro amici per isolarli ancora di più..
La famiglia di Paolo, il fidanzato di Francesca, lo venne a sapere e lui irato, le telefonò dicendo che le doveva parlarle, erano un pò di giorni che non andavano più d’accordo, quelle strane voci che circolavano in città su sua madre, suo fratello e lei, avevano turbato la loro serenità e minato il loro rapporto .
Si videro verso sera nella piazzetta, al margine della strada, quando Paolo la incontrò, non le diede nemmeno un bacino, come faceva di solito.
Prese Francesca da parte, lontana da sguardi e orecchie e le parlò, le disse delle notizie che
circolavano le voci che si sentivano in giro , su sua madre e anche su di lei che fosse incinta.
Lei impaurita negava tutto piangendo, non poteva ammettere la verità, affermava che non era vero niente, che erano malignità, lo informò solo che i suoi genitori si erano divisi, questo si, avevano litigato e si erano lasciati; suo padre era andato via, ma era una cosa momentanea , passeggera e che presto sarebbero tornati assieme e forse era questo che dava adito a voci sul conto di sua madre e su di lei .
Paolo si lamentò, che in città tutti parlavano di quelle voci e anche lui le aveva sentite dire riguardo la sua famiglia; di sua madre che veniva spesso vista per strada o in negozio assieme a quella ex prostituta di Clelia e di loro che frequentavano gente strana.
“Sono solo un pò in difficoltà economica, c’è crisi e hanno chiesto un prestito. Ecco tutto!” Le spiegò Francesca .
“Si!… Ma non c’è solo quello, si sentono anche allusioni, sul vostro comportamento , sulla vostra
moralità.”
“La nostra moralità? Che c’entra? ” …Chiese lei .
“Dai Francesca !… Si sente dire che vi hanno viste anche in un locale malfamato di periferia .”
“Ma che voci Paolo?… Chi dice queste cose?… Cosa hai questa sera?”… Cercava di minimizzare
tutto.
“Niente!… Non ho niente!… Ma non mi vanno certe cose e le voglio chiarire. Tu sai come sono fatto io e com’è la mia famiglia. Se dobbiamo sposarci dobbiamo essere limpidi e a posto.”
” Ma si certo!” … Rispose lei in apprensione. Sentiva che stava per dire qualcosa di grave,
che stava per succedere qualcosa.
“Allora! ” … Continuò lui .” Si dice che abbiate problemi economici …e va bene, capita a tutti,
fino qui niente, c’è crisi! Ma circolano anche voci abbastanza fondate che i tuoi frequentino il locale Macumba … pieno di delinquenti e prostitute e che facciano cose strane.
Sono stati visti, tuo padre con una ragazzina minorenne e tua madre a fare spettacoli hard. Qualcuno ha detto di aver visto pure te una sera!” …Francesca diventò rossa in viso, cercando di nascondere la verità.
“A me?… No…no!.. Si sbagliano!…Te lo giuro Paolo, non ci sono mai andata … credimi!”… Lo implorò mentendo per paura della verità .
“I miei genitori non so. Non credo!… Non frequentano certi locali!”
Paolo sbottò e continuò , mentre Francesca lo guardava con gli occhi umidi:
” E non è tutto… si dice anche che tu abbia avuto rapporti sessuali con quel marocchino che lavora da voi e addirittura che sei incinta di lui!”
“Francesca sbiancò in viso e balbettò:” no..no!!
”Mi dispiace dirlo, ma è quello che si dice in giro e te lo dico solo per amore della verità, perchè ti voglio bene e voglio chiarire tutto bene una volta per sempre.
Ma dicono in oltre che anche tua madre se la faccia con quel ragazzino marocchino che avete in negozio, non che debba rendere conto … se si è divisa da tuo padre, può fare quello che vuole… ma con un marocchino no!!! ”
” Ma che dici!! “…Esclamò indignata: “ Sono tutte voci messe in giro per rovinarci la reputazione. Figurati se mia madre fa questo, sono solo malelingue , di
gente invidiosa che ci vuole male e mette zizzania tra noi….e la tua famiglia … i tuoi genitori.”
… come il fatto che io sia incinta del marocchino!” Esclamò Francesca d’impeto.
” Si!…. Ma come mai con tutti i ragazzi disoccupati che ci sono in giro, hanno assunto quel marocchino e musulmano per giunta?”
” Questo non lo so Paolo!….. Penso che glielo abbia segnalato qualche associazione benefica!”
Rispose Francesca.
“Si!… Ma non dire balle!!… Lo sanno tutti che è il figlioccio di quello strozzino, di quell’usuraio di Salvatore e di quella specie di moglie che ha!” … Poi proseguì:
” Sai che quel ragazzino è stato in galera, chiuso in riformatorio per violenza carnale, spaccio di droga, molestie sessuali e atti di libidine a ragazze e donne?… Lo sai?”… Esclamò alterato.
” No! Non lo sapevo!” … Rispose sorpresa Francesca, ed era vero.
” Già tu non sai mai niente.”… Aggiunse lui.
“Ma scusa Paolo … Hai voglia di litigare questa sera?… Cosa succede? … Stai aggredendo me e la
mia famiglia!”
” No!!..Non ho voglia di litigare, ne di aggredire nessuno, ma chiarire tutto una volta per sempre.”
“Adesso mi dirai anche che non sai che il tuo fratellino si traveste da donna? ..Ed è sempre con la sua ragazza Martina assieme a quel marocchino?”
Francesca diventò rossa in viso con le lacrime agli occhi: “Ma che c’entra tutto questo con noi?”
“C’entra!!”… Esternò collerico Paolo:” Perchè si sposano anche le famiglie e non solo i figli, se
mai dovesse accadere.”
A quelle parole a Francesca le si gelò il sangue nelle vene e ripetè :” Come se dovesse accadere? … E’ già tutto pronto per il matrimonio. Manca solo un mese.”
“Non lo so! ….Ti parlo sinceramente Francesca, ti amo tanto e tu lo sai, ma ho dei dubbi, forti
dubbi sulla vostra moralità. E poi anche i miei sono scandalizzati da queste voci.
Continuando: “Chi erano qui tizi da galera che ti hanno salutato l’altro giorno?”
“Ma non lo so te lo detto!… Non salutavano me, mi avranno scambiata per un altra.
Senti Paolo, io ti amo e voglio vivere con te, sei l’uomo della mia vita, non trattarmi così . Ti
prego!”
Ma oramai Paolo era diffidente, non si fidava più delle sue risposte.
“Trattarti così? … Forse gli altri … i tuoi nuovi amici ti trattano meglio?”
Francesca intuì che forse sapeva qualcosa, il cuore iniziò a batterle forte, aveva voglia di piangere, non sapeva che fare, cosa rispondere era impaurita.
Capì che era venuto per litigare, forse per rompere tutto e aveva paura, per questo preferiva restare zitta, per non irritarlo di più e non tradirsi. C’era il rischio che la discussione si accendesse talmente e degenerasse al punto da far rompere definitivamente il fidanzamento con tutte le conseguenze e il rapporto fra le loro due famiglie .
Aveva un groppo in gola e non riusciva a parlare. Restava in silenzio smarrita con gli occhi umidi e la voglia di piangere sul viso, incorniciato dai suoi splendidi capelli biondi.
La gente che passava in strada, li osservava discutere. Lui per non farsi notare, la invitò ad andare in auto .
Seguì Paolo in silenzio che salì in macchina per fare un giro e sbollire la rabbia.
Girando a vuoto, finirono in un parcheggio di un piazzale isolato a continuare il discorso.
Paolo spense il motore e stettero un pò lì, con sottofondo musicale del cd, lei pensierosa per quello che aveva detto e preoccupata per la piega che aveva preso la conversazione, che doveva essere un chiarimento ed invece era degenerata diventato un litigio. Restava zitta, era meglio non contrariarlo e irritarlo di più. Parlava solo lui, si sfogava e lei in silenzio ascoltava, subiva .
Il suo carattere era mutato, se fosse stato tempo prima, avrebbe reagito eccome, avrebbe risposto indignata difendendo la sua famiglia, ora invece ne aveva paura, lo ascoltava con inquietudine e sofferenza.
All’improvviso arrivò a forte velocità un’auto rossa , che avevano già visto anche nella piazzetta prima di partire, si parcheggiò affianco alla loro con all’interno delle persone che li guardavano ridendo e gesticolando dal finestrino.
Francesca riconobbe alcuni volti che aveva visto quella sera nel locale il Macumba, erano gli stessi che l’avevano salutata per strada giorni prima con Vlade, il cuore le si fermò, lui non se n’era accorto , non li aveva ancora identificati.
” Andiamo via di qua!… Andiamo da un altra parte.”… Disse agitata.” Perchè ? “… Chiese Paolo
stupito.
“Non mi va qui !… Non mi sento bene. Portami a casa per favore. ”
Paolo stava per avviare il motore quando uno di quei ragazzi scese dall’auto e si avvicinò al
finestrino, che Francesca si affretto a chiudere elettricamente ed esclamò:
“Ciao Francesca!”
Paolo si voltò a guardarlo e lui tirò fuori il cazzo e iniziò a masturbarsi dicendo:
” Per te Francesca, come l’altra sera al Macumba!”… Paolo restò di stucco, pietrificato:” Che sera ?…..Chi sono queste persone?” ..Chiese.
“Non lo so!… Non li ho mai visti!”… Rispose Francesca agitata, aggiungendo:” Andiamo via Paolo, ho paura , possono essere rapinatori.”
“Ma come non ci hai mai visto?” …Gridò il ragazzo fuori che si stava masturbando. ” L’altra sera non ricordi?… Eri tu quella bellissima ragazza, bionda, occhi celesti, alta, seno non grandissimo ma sodo, gambe stupende. Quella bella fighetta giovane che, nuda si faceva succhiare i capezzoli , si lasciava leccare la fica e il culo e si lasciava chiavare da quel giovane marocchino?”
“Ma!…Ma!… Sta scherzando?…Che dice?”…. Pronunciò Francesca sorpresa .
Ma quel tizio continuò con ironia :
” Ma si!… Eri tu!… Non sei la dottoressa quella che tra qualche mese si deve sposare e tradiva il suo fidanzato con quel maiale albanese e il piccolo marocchino? … Ma cosa ti è preso!… Non mi
riconosci? …C’ero anch’io quella sera a guardare .”
Francesca, gli occhi sbarrati non sapeva cosa dire, era terrorizzata da quella situazione, le prese un forte dolore allo stomaco dalla tensione .
” No!!…Non sono io!!”… Farfugliò nel tentativo di difendersi .
“Come non sei tu?…Ti abbiamo anche fotografata! ”
A quelle parole si sentì morire, si sentì male e impallidì, disse a Paolo:
“Andiamo via ti prego ho paura, sto male. Portami a casa!”
Mentre fuori dal finestrino si continuava a vedeva quel ragazzo che si masturbava guardandola.
“Andiamo via … scappiamo!” …Gridò Francesca con rabbia quasiisterica :” Sono delinquenti !”
” Ehh !!… Delinquenti!… Siamo tuoi amici e ammiratori e lo sai !” … Rispose svelto il ragazzo da
dietro il vetro.
” Andate via bastardi!!…. Lasciatemi in pace, vi denuncio!” ….Si mise a gridare nell’abitacolo
piangendo e mormorando dopo portando le mani sul volto.” Mi state rovinando!”
“Si certo , fallo pure se vuoi… Denunciaci!”… Esclamò il ragazzo con sfida.
Intanto l’altro, girando intorno alla macchina andò verso il finestrino di Paolo, chiuso con le sicure delle portiere e mentre lui impacciato e spaventato cercava di dare l’accensione, gli attaccò sul parabrezza una fotografia stampata su un foglio di carta con Francesca nuda, dove con viso estasiato si stava facendo inculare da Vlade davanti ad altra gente.
“Tè!!… Prendiii!… Tieniii!…Guarda la tua futura moglie. Cornuto! “… Gli gridò forte.
Paolo la riconobbe, era lei, era Francesca la ragazza stampata su quei fogli.
” Non è mia moglie!!” …Gridò irato …”E non lo sarà mai!!” ….Accese il motore e partì come una
furia, con le foto cartacee di Francesca che staccandosi dai vetri svolazzavano.
“Così non eri tu quella?…. E non ne sapevi niente di quello che fa tua madre vero? ” Esclamò irato mentre guidava.
“Ti posso spiegare!” …. Rispose Francesca piangente sull’orlo di un collasso nervoso.
” Non c’è niente da spiegare, sei una puttana!!” Le gridò in faccia Paolo: “ Siete una famiglia di
depravati , è tutto vero quello che si dice in giro … e tu mi volevi ingannare sposandomi e poi?… Avresti continuato a farmi cornuto con quella gente. … Sei una puttanaaa!!…Meriti di vivere con lorooo!” … Gli urlò in faccia ferito nell’onore.
“Ma no!..Ascoltami!” … Ripeteva Francesca . Ma a nulla servivano le sue parole .
Giunti nei pressi di casa sua si fermò:” Scendi!! … Scendi da questa macchina! ” …Urlò ancora mentre lei cercava di abbracciarlo.
“Ma no Paolo!.. Non fare così!…Ascoltami ti prego … io ti amo !”… Disse piangendo.
“Se mi ascolti un momento, ti spiegherò tutto!… Ti dirò la verità di cosa è accaduto.”
“Non c’è niente da dire!… Da spiegare!… Scendiiiii!!” …Si mise a urlare prendendola per un braccio e spingendola fuori verso la portiera aperta a forza lei reagì, ebbe una crisi isterica , piangendo e singhiozzando lo supplicò di non lasciarla:
” Ti prego ti amo!!… Non mi lasciare … senza di te sono persa!!… Aiutami Paolo, farò tutto quello che vuoi …ma non mi lasciare ti prego!!” … Diceva tra i singhiozzi.
Ma lui con un gesto veloce si allungò verso lei fingendo di abbracciarla, invece la spinse forte con le mani sul sedere e il busto, facendole mettere a forza prima una e poi l’altra gamba fuori
dall’abitacolo e con una spinta più forte la spostò dal sedile, facendola uscire, barcollare e cadere a terra seduta, e come fu all’esterno, parti di scatto con la portiera ancora aperta che chiuse mentre veloce si allontanava, lasciandola sola , piangente, seduta sul marciapiede a singhiozzare disperata.
Francesca si alzò, rientrò a casa piangendo, il suo mondo, il suo amore , il suo sogno era andato in frantumi, tutto il suo avvenire era distrutto, colpa anche di quei ragazzi mandati probabilmente da Vlade a comprometterla e a rovinarla agli occhi del suo amato.
Andò in crisi, si sarebbe dovuta sposare di li a pochi mesi e invece lui l’aveva lasciata.
Passava le giornate a letto a piangere senza mangiare, con il cellulare in mano e la speranza che Paolo la chiamasse o le mandasse un sms, ma niente . Lei provò una infinità di volte a chiamarlo, ma non rispondeva, l’aveva cancellata, “l’utente non è al momento disponibile.” ripeteva.

Dopo una settimana uscì da casa, per caso lo rivide in strada, ebbe un tuffo al cuore , ma non era solo, era abbracciato alla sua migliore amica e passeggiavano e vedendola cambiarono strada.
Fuggì piangendo, capì che a nulla erano valse tutte le intercessioni che aveva messo in campo per riconquistarlo, da sua madre, al parroco, non c’era niente da fare, lui non ne voleva più sapere di lei.
La conferma che tutto era finito davvero la ebbe un giorno , quando entrò in un negozio e vide la sua ex futura suocera che faceva acquisti , le si avvicinò sorridente per salutarla, quando si incontravano era sempre festosa con lei, le voleva davvero bene come ad una figlia.
“Buongiorno signora Lidia !” … Esclamò Francesca sorridente, ma non ebbe risposta, lei si girò
indifferente dall’altra parte ignorandola e senza dire una parola sogguardandola con sdegno uscì.
Si confidò con sua madre Beatrice, che non sapeva cosa dire e fare, le dispiaceva, era delusa da Paolo .
Beatrice l’abbracciò forte e la baciò, lei non le disse la causa precisa della rottura, le accennò solo alle voci che circolavano su di loro.
“Ohh le voci!!.” … Esclamò Beatrice seccata:” Abbiamo cose più serie che stare dietro alle voci
ora!”
Era cambiata sua madre, non era più la donna di prima, Francesca era al corrente di cosa aveva fatto e cosa faceva, ma fingeva di non saperlo. Sapeva che le voci che circolavano su lei erano vere, compresa quella di Nabil, essendo lei stessa stata violentata da lui.
Oltre che una solidarietà verbale, Beatrice non le seppe dare.
La sua situazione personale la distolse completamente da quanto accaduto ai suoi genitori e a sua madre. Ora doveva pensava per lei, era in crisi, depressa.
Fu la perfidia di Clelia a confortarla e consolarla .
Subdola la cercò, incontrandola giorno dopo giorno e iniziò ad avviarla all’uso di sostanze
Particolari, stimolanti che l’avrebbero fatta stare meglio, l’avrebbero tirata su di morale e fatto dimenticare Paolo, e fu vero. Quando iniziò ad essere remissiva e dipendente, incominciò a farle il lavaggio del cervello , assoggettandola:
“Non ti merita Paolo!…Tu lo ami , le hai dato la tua verginità e mostrato il tuo amore e lui ti
ricambia così , con l’inganno?… Ti ripudia!!
E’ una colpa avere momenti di difficoltà finanziaria in famiglia? … Probabilmente non ti ama e non ti ha mai amato.
Diceva così perchè pensava che eri benestante, ma ora che qualche malalingua lo ha informato in modo sbagliato, ti ha lasciata subito e si è messo con la tua migliore amica. Non ti merita!… Ti rifarai, ti vendicherai di tutti e due vedrai !… Ora pensa solo a te, a divertirti e a dimenticarlo, ne troverai di migliori, sei una bella ragazza.
Lo sai che Vlade ti cerca? … Si è invaghito di te, ti vuole per lui.
Fatti vedere, lui ti aiuta ti fa stare bene economicamente e fisicamente, lui ha la cura giusta per la tua testa, per farti stare meglio e dimenticare Paolo.
Ha aiutato anche tua madre, ora la fa prostituire in una casa di una sua amica Rumena, Vasilica.” Le disse perfida.
“ Mamma si prostituisce?” Domandò dispiaciuta ma non sorpresa.
“Si!…Dopo che tuo padre è scappato con quella ragazzina minorenne,si è messa a lavorare per Vlade, si prostituisce per lui in un appartamento, guadagna bene e nessuno sa niente!” Precisò :” se vuoi puoi farlo pure tu, naturalmente non con tua madre, e lei non saprebbe niente.”
Lei restò in silenzio a quelle informazioni a quella verità e a quella proposta, con gli occhi fissi nel vuoto, come se non avesse sentito.
Sentì ancora la voce di Clelia istigarla chiaramente :
“Fregatene della gente!!… Pensa per te !… Pensa per la tua vita. Diventa la puttana di Vlade e ti ricoprirà di soldi, di belle cose e sarai rispettata da tutti. Pensaci! Lui ti darà tutti i giorni la sostanza che ti farà stare bene … e gratis se lavori per lui!”
Alla fine in preda alla depressione e quasi dipendente dal benessere artificiale che le procurava con la sostanza stupefacente, fu facile per Clelia circuirla.
Impaurita e smarrita, la fece diventare davvero una puttana di Vlade.
Lei accettò e ne sarebbe diventata la preferita, e proprio perchè superba e altezzosa come sua madre, se non di più, decisero di umiliarla e sottometterla fino in fondo, facendole fare atti di perversione estrema, fisici e morali, che l’avrebbero segnata per tutta la vita, cambiandola dentro per sempre.
Come a sua madre e come sarebbe toccato di li a pochi giorni a Martina, Carlo e sua sorella Serena, decisero di oltraggiarla perversamente nel corpo e nella mente il risultato sarebbe stato lo stesso, solo il metodo differente.
Una sera la invitarono al Macumba , ci sarebbero stati tutti , Salvatore compreso, passarono a
prenderla poco distante da casa Vlade e Clelia.
Giunti al locale , entrarono, sedendosi tutti ad un tavolo prenotato, con lei al centro .
Era vicino a quelle strane persone ,tra Vlade e Salvatore, poco distante c’era anche il signor
Giovanni con il suo grosso cagnaccio nero e Clelia .
Francesca era ormai un giocattolo nelle mani di quei viziosi, vinta, sconfitta, assoggettata a loro per il benessere che le davano gli stimolanti, che le facevano sentire meno la sua depressione.
Oramai era asservita ed ubbidiente a Vlade.
Ordinarono champagne e il cameriere gli portò una bottiglia fasciata in un tovagliolo bianco, in un secchiello di metallo argentato con ghiaccio.
Bevvero ed ascoltarono la musica e lei seduta in mezzo a loro come una prostituta qualsiasi del locale. Aveva una minigonna rossa e una camicetta bianca trasparente, niente slip e reggiseno, non ne portava più, Vlade il suo magnaccia non voleva .
“ Una puttana , non porta le mutandine !”…Gli ripeteva sempre.
Dopo una mezzora di chiacchiere il grassone, Giovanni, esclamò con un ghigno sadico :
“Facciamo un bel gioco?”
“Che gioco?” … Chiese Vlade fingendo di non sapere.
” La caccia al tesoro. “ … Precisò lui e poi spiegò:” Io nascondo una cosa e Buck , deve cercarla e
io sono sicuro che la troverà. Si accettano scommesse!”
Mentre lo diceva allungò la mano sotto il tavolo, dov’era accucciato il suo cane, Buck… quel
molossoide di rotwailler nero e bavoso , con il grosso collare di cuoio borchiato.
Buck tirò su la testa e annusò le mani di Giovanni, il suo padrone.
Il cane era distratto e continuava ad annusare l’aria sollevando la testa. Le sue narici si allargavano e stringevano per sentire meglio gli odori, cercando di identificarne la provenienza.
L’odore raggiungeva i suoi centri nervosi e lo faceva agitare. Si avvicinò alle gambe di Francesca strusciandosi contro.
Lei impaurita le retrasse alzandole, distorcendo il volto in una smorfia di ribrezzo, impallidì e con un gesto brusco lo spinse via da sé infastidita e schifata.
“Non ami gli animali?”… Gli chiese Giovanni. “ E’ già la secondo volta che tratti male Buck,
anche in ufficio lo hai fatto, eppure è un cane giocherellone .” Le bisbigliò con un tono di
rimprovero.
Francesca notò una luce viziosa nello sguardo dei presenti, con gli occhi che brillavano carichi di perversione .
Con un aria da cospiratore, Giovanni la informò:
“Devi sapere che a Buck piacciono molto le caramelle al miele e c’è un giochino che facciamo
spesso, io ne nascondo una e poi lui la cerca… riesce a trovarla anche ad un chilometro di
distanza. ”… Esclamò ridendo grassamente.
Mentre le parlava, con un gesto furtivo, come se non volesse che il cane lo vedesse, tirò fuori
qualcosa dalla tasca, era una caramella al miele,che scartò sul tavolo senza fare rumore. Francesca era tesa, non capiva cosa volessero fare e che intenzioni avessero.
Giovanni , con un ghigno sadico annunciò:
“Voglio vedere se anche questa volta vince lui…!”
Scartata la caramella, allungò la mano verso la gonna di Francesca, che presa dalla sorpresa e dal panico cercò di ritirare le gambe, stringendo le cosce per impedire a quella mano grassa di farsi strada tra di loro.
Sconvolta, non capiva cosa volessero fare, che intenzioni avessero, ma strinse i pugni per
reazione, cercando di difendersi, ma Giovanni si alzò in piedi e appoggiandosi con la mole del suo corpo su di lei , le impedì di muoversi, non facendola respirare e costringendola a cedere.
E allungando il braccio, introdusse a forza la mano tra le cosce contratte scostandole un poco. Quello che stava per fare superava ogni immaginazione che avesse Francesca e ogni perversione che si potesse immaginare.
Era come se ogni infamia che era costretta a subire, venisse subito seguita da un’ altra ancora più umiliante e vergognosa.
“Ma che fa?… Cosa vuol fare ?… Dove vuol mettere quella caramella?… No …la prego!” Implora, lasciandosi subito dopo andare alla forza bruta di Giovanni .
Vinta, restò con le cosce allargate e la sua grassa gamba tra loro, e con la paffuta e umida mano di Giovanni che si avvicinava al suo sesso.
“La prego!… Per piacere! “ … Lo supplicò ancora abbassando la faccia.
Giovanni incurante delle sue suppliche gliela mise contro la figa, e introdusse la caramella nella fessura, tra le sue grandi labbra, e con il dito penetrandola la spinse dentro, sempre più in su nella sua vagina.
Francesca spaventata e sconvolta sussultò, cercò di porre resistenza inutilmente, poi vinta, si arrese.
Travolta dalla vergogna e dal disgusto si abbandonò scossa dai singhiozzi, con le cosce divaricate, lasciando che quell’uomo schifoso , suo ex datore di lavoro con la falange del dito medio spingesse la caramella il più in fondo possibile.
“Bene…dottoressa Gometti . Abbiamo finito. “ Disse.
Poi rivolgendosi alle persone attorno al tavolo aggiunse :
“Sono aperte le scommesse… Chi crede che Buck riesca a trovare la caramella … punti!!”
I presenti gli risposero con una risata viziosa.
Mentre ascoltava quelle parole, Francesca avvertì il muso caldo di Buck che si appoggiava alle sue ginocchia, sentendone la bava contro e incominciando ad annusare. Sconvolta per quello che stava accadendo, le chiuse cercando di respingerlo, quando sentì la mano di Salvatore appoggiarsi sul suo braccio.
“ Perché lo vuole cacciare dottoressa?… Non vorrà irritarlo?… Potrebbe diventare violento!“
… Esclamò.
Sentì all’improvviso due mani appoggiarsi all’interno delle cosce e allargarle con forza.
Sotto quella potenza, fu costretta a divaricarle, da un lato c’era Salvatore che tirava una coscia e dall’altro Vlade che tirava l’altra e pur stringendole con energia per congiungerle, restarono socchiuse , lasciando un corridoio aperto.
Francesca con un gemito di vergogna si irrigidì, il cane si era drizzato e il muso aveva trovato la strada tra le sue cosce che portava alla caramella. Non poteva credere a quello che stava
succedendo, era un incubo, era impossibile che accadesse a lei e che Buck si comportasse così,
doveva essere addestrato a fare queste cose. Pensava.
“No.!.. No!… Ma cosa mi state facendo?… E’ un cane!!… Siete pazzi!”…. Gridò impallidendo dalla vergogna a quella turpitudine: “Vi supplico, lasciatemi …è…è un cane!!” …Ripetè.
Il muso dell’animale, aveva trovato sicuro e subito la strada, con l’olfatto, sentiva l’aroma della
Caramella, ora sapeva dov’era. Buck si infilò con la grossa testa, affondandoci il muso, allungò la lingua calda e ruvida e si aprì un passaggio tra le cosce serrate. Il fiato caldo investiva direttamente l’interno delle cosce di Francesca, fino ad arrivare agli inguini e alle labbra gonfie della vulva depilata. Le narici umide scorrevano sulla pelle assieme alla lingua, lasciando una scia di bava e provocandole brividi involontari e indefinibili un misto di paura e piacere, fino ad arrivare alla fessura umida della sua figa depilata, sul candore della pelle intima e cominciò a leccare la vulva glabra.
Francesca ebbe un sobbalzo, Vlade e Salvatore ridendo apertamente scorgevano nel suo
viso, lo sconvolgimento che turbava l’animo di Francesca.
Buck provava gusto nel sentire i sapori femminili mischiati con l’odore e il sapore di quella della caramella che si stava sciogliendo all’interno nel caldo della vagina, la sua lingua dura e ruvida si muoveva sapiente, leccando la sorgente di quel profumo, sollecitandone il clitoride.
Quelle linguate bavose erano continue e l’effetto fu devastante.
“No..no.. no! Vi prego è un cane… da un cane no vi supplico!” Mormorò Francesca.
Ma un piacere immondo, perverso e animalesco la invase, si impadronì di lei che spalancò
completamente le cosce involontariamente, per quanto glielo permettesse la gonna, mentre Clelia gliela tirava su davanti, lasciando scoperto il pube e tutto agli sguardi dei presenti e del personale del locale.
Le persone attorno al tavolo si alzarono in piedi per vedere meglio il cane con il muso infilato tra le cosce.
La lingua, di Buck era sulla figa di Francesca che aveva iniziato a contorcersi sulla
poltroncina dov’era seduta, cercando inutilmente di allontanare quella grossa testa nera che le dava quel piacere animale, non lo voleva quel godimento, voleva rifiutarlo non riuscendoci, dando spettacolo agli uomini intorno a lei.
La lingua di Buck continuava a cercare per entrare in profondità, leccando tra le grandi e piccole labbra umide e saporite.
L’eccitazione si stava impadronendo anche del molossoide, che cercava di ottenere di più da quella sorgente sconosciuta e gustosa.
La grossa lingua ruvida, violava il sesso di Francesca, leccando premeva la testa tra le cosce
spalancate, urtando il muso contro il pube, con una testarda ostinazione, sbavando e coprendo la figa di bava.
Sentiva il sapore del miele uscire da quella fessura, ma non riusciva a prenderlo, insistendo a
leccare, provocando una deflagrazione disperata di piacere.
Francesca ebbe un gesto di rivolta, di repulsione alla vista di quella grossa testa nera tra le sue cosce, ma incapace di reagire, si offrì in assoluta passività senza sottrarsi all’oltraggio infame, era troppo forte il piacere che stava provando… l’assenza di peli sul pube amplifica le sensazioni!
Era bello…le piaceva.
L’orgasmo stava per arrivare. Sotto gli occhi dei presenti incominciava a venire muovendosi ,
spostando di continuo il sedere sulla poltroncina.
Con gli occhi chiusi, la testa rovesciata indietro sullo schienale, porgeva la figa alla lingua di quel cane nero, che sapeva dove scavare per farla venire.
Non poteva farci nulla.
L’accumulo di libidine la faceva delirare. Sentì due mani sui fianchi che le tirarono su bene la gonna fino all’ombelico e dietro oltre il sedere sui lombi, ora era anche con il ventre nudo offerto alla bestia che continuava a leccarla.
Quelle mani erano di Clelia.
Tutti attorno, guardavano lo spettacolo della sua figa, della vulva di quella bella ragazza che aperta e bagnata dal piacere e dalla bava del cane …. se la faceva leccare.
Sentì parole oscene e di incitazione a Buck. Una entrenause del locale, eccitata scattava
foto mentre un altra riprendeva con lo smartphone la scena.
“Forza Buck… cerca!…Cerca !” … Lo incitava la voce perversa di Giovanni … .
“Guarda come si bagna e gode la nostra dottoressa!” ..Esclamò Clelia con disprezzo da dietro di lei, continuando a umiliarla aizzando di più l’animale.
Questo sempre più eccitato, muoveva la lingua in tutte le direzioni cercando di poter afferrare la caramella. La lingua entrava nella vagina sentendone il gusto, ma non arrivava in fondo a prenderla, continuando a leccarne il sapore misto al piacere di Francesca, muovendo veloce il moncone dritto della sua coda mozzata.
Sconvolta, con le cosce spalancate, riversa oscenamente sulla sedia, Francesca aprì la bocca godente, sentiva che stava per avere l’orgasmo. Con gli occhi pieni di lacrime per l’infamia e la turpitudine subita, oltre alla vergogna e l’umiliazione indicibile per il piacere che le faceva provare il passaggio della lingua ruvida di Buck sfregando contro le pareti del suo sesso, non resistette e venne!
Non aveva potuto evitarlo. L’orgasmo era al suo massimo e continuo, un fiume inarrestabile di piacere e godimento. Era perduta, abbandonata, completamente in balia dei suoi sensi.
Consapevole che si stava facendo leccare da un cane e godeva di lui … della sua lingua.
L’orgasmo arrivò forte e prepotente, come un’esplosione, squassandola nel corpo e nella mente, si dimenò sotto le forti e possenti linguate di Buck che non mollava la ricerca e proseguiva senza un attimo di debolezza.
Si contorse tutta, sobbalzò sulla poltroncina, le sue gambe non erano più trattenute dalle mani di quegli uomini, ma ormai larghe ed allungate fino sotto il tavolo con quell’animale in mezzo tra loro, avevano iniziato a scalciare l’aria per reazione al piacere.
“Ohhhhh!… Ohhhh!… Nooooo!!…Nooooooo! … Non vogliooo godereeee!! Aiutoooo!… Aiutatemi!… Non voglio godere cosììì!!” Urlava.
”Gode la troia!… Godeee! ” Gridò Clelia trionfante, mentre da dietro le posava le mani sulle tette ansimanti, stringendone i capezzoli fra il pollice e l’indice attraverso la seta della camicetta, in maniera rude e viziosa, provocandole delle piccole scariche elettriche al corpo.
L’orgasmo stava diventando delirio, dolore, piacere .
“N-n-n-n-n-nooo, n-n-nuhhh, vi pregooo!!
Venngooooo !…Si !…Si!… Si!… Siiiiiiii!!!!!… Bastaaa… p-p-regoooo b-b-bastaaaaa…!!!
Aaaaaaaahh!!!!… .
“Non -con-un-ca-ne… .” Scandiva incapace di volere e in estasi !”
Francesca si dimenava come una pazza, al punto che Salvatore decise di intervenire togliendo
l’animale con difficoltà dalla figa di Francesca, che ebbe ancora degli ultimi sussulti di
godimento per rimanere poi ferma immobile con la figa bagnata e palpitante ancora sotto
l’impressione di quella lingua che era stata capace quasi di farla svenire dal piacere.
Passarono un paio di minuti, tra il vociare, i commenti e le risa dei presenti.
Ora si sentiva sporca, umiliata per quello che aveva fatto, per lo spettacolo indecente e osceno che era stata costretta a subire e a dare davanti a tutti, obbligata a quell’atto bestiale. Si maledisse e maledì i presenti restando poi abbandonata sulla sedia, piena dì vergogna.
Cercava di ricomporre tutti i suoi sensi, si copriva gli occhi, non voleva vedere né le persone che la circondavano, né il cane, simboli di vergogna, umiliazione e turpitudine, che avrebbe conservato per sempre nel chiuso della sua psiche.
Lentamente si stava riavendo da quell’orgasmo devastante. Con la testa ancora rivolta all’indietro aprì gli occhi e trovò sopra di lei il volto di Clelia che la guardava con un ghigno malvagio .
“Sei proprio una troia, mia cara dottoressa , godere sotto la lingua di un cane! … Ammettilo che ti è piaciuto!… Sembravi una vera cagna in calore. Sei peggio di tua madre, lei almeno non se le fatta leccare dal cane .” E rise dicendole:
“E non pensare di reagire in modo strano se non vuoi finire su you tube, la scena è stata tutta
filmata.”
Giovanni rideva soddisfatto, accarezzando Buck sul capo, tornato accucciato ai suoi piedi con
un’altra caramella di miele in bocca.
“ Se vuole dottoressa, Buck è allenato anche alla monta delle belle signorine… !” Disse ridendo grassamente, mentre lei terrorizzata con gli occhi sbarrati lo guardava tranquillo accucciato ai piedi del suo padrone che si mangiava la caramella.
Rendendosi conto dell’estremo affronto, della nefandezza e della totale umiliazione che aveva
dovuto subire e sentendo il paragone con sua madre anche lei vittima di quelle persone,
Francesca ancora seminuda seduta sulla sedia si abbandonò in un pianto dirotto .
“Non finirà mai!” Pensava.
Il silenzio che regna intorno a loro diventò quasi insopportabile…Francesca abbassò gli occhi
tremando di vergogna con un sussulto di dignità esclamò forte:” Vi odio!…Vi odiooo!! ”
Si disprezzava per essersi eccitata in quel modo, per aver goduto con Buck.
Sforzandosi di ritrovare il controllo di se stessa , staccando il sedere dalla poltroncina si tirò giù la gonna dall’ombelico fino oltre gli inguini .
Rossa di vergogna, restò abbandonata sulla poltroncina con gli occhi chini ansimante, ancora in preda alle sensazioni di quella lingua e al piacere intenso e fortissimo provato.
Sentì la vescica piena e una voglia impellente di urinare, non sapeva se quello stimolo era dovuto alla tensione, all’eccitazione o al piacere provato … ma sentiva che doveva farla.
In quel momento le mani di Vlade, si misero a manipolare il seno e ad arruffarle i capelli come a scherzare, questo accentuò ancora di più il disagio di Francesca che tra l’umiliazione e la vergogna di quello che era accaduto , sentì che la sua vescica sarebbe scoppiata se non l’avesse fatta.
Si morse le labbra doveva assolutamente liberarsi dal bisogno di urinare.
Chiese di andare in un bagno.
” Scusate! Per favore , mi indicate un bagno … devo urinare, non resisto più.” Disse piangendo.
La faccia di Giovanni, alla sua richiesta del bagno si spalancò in una gran risata e le indicò il
secchiello del ghiaccio dove c’era la bottiglia dello champagne:
“Falla là! …Voglio vederti in primo piano quando la fai!”
“Per favore, vi prego… ditemi… ditemi dov’è il bagno!”… Chiese ancora lei, spettinata e sconvolta da quell’animale e dal bisogno impellente:” Vi supplico!”
“E’ qui!!” Rispose Vlade indicando il contenitore sul tavolo, togliendo la bottiglia all’interno e
svuotandolo dal ghiaccio.
” E’ qui che devi urinare !.. E’ uno dei miei divertimenti preferiti guardare le signore e signorine o scusa ……le dottoresse pisciare!”
Francesca si guardò attorno, era circondata dai quegli esseri disgustosi ed esaltati. Sussulti
incontrollabili la scuotevano in tutto il corpo, stringeva le gambe con forza e di conseguenza la figa per bloccare lo stimolo di urinare, ma non ci riusciva, iniziava a sudare freddo in fronte dall’impulso incontrollabile di mingere .
Ormai poco le importava… pensava:
” Bisogna ad ogni costo che la faccia!! … Se no mi urino addosso!!”
Il suo cervello era come paralizzato e non registrava neppure più gli insulti e gli incitamenti che le arrivavano di farla nel secchiello.
Prese la decisione d’improvviso. Febbrilmente si alzò senza dire una parola, mise un piede sulla sedia e salì sul tavolino e si pose con le gambe larghe sul secchiello vuoto, accovacciandosi sopra come se fosse un vasetto da notte.
In quella posizione accucciata, la sua vulva carnosa e gonfia dalle leccate, sembrava sporgere in fuori ancora di più.
Vedendola mettersi in posizione gli uomini si strinsero in circolo attorno a lei.
Piegati e abbassati davanti e dietro lei, gli spiavano avidamente le carni umide della sua figa in
attesa dell’istante cruciale.
“Su!!… Ci faccia vedere come piscia dottoressa!!” … Ridacchiò Giovanni.
Disturbata e piena di vergogna non riusciva a svuotarsi, malgrado la forte voglia e la
concentrazione.
Appoggiati sul ripiano del tavolino e molto vicini, quegli uomini con Clelia dietro, esaminavano a loro piacere i minimi particolari intimi di Francesca, osservando il clitoride turgido e voluminoso dalle leccate di Buck, il luccicore della bava sulla vulva e le mucose nell’entrata della vagina dilatata e nell’interno delle cosce bagnate dal piacere avuto, brillare assieme alla bava viscida e schiumosa del cane.
Impazienti aspettavano:
“Allora !!… E’ per oggi o per domani?” Esclamò Vlade ridendo.
“Su dottoressa Gometti , la stiamo aspettando.” …Aggiunse Salvatore .
Piena di vergogna e rinnovata umiliazione Francesca sussurrò: ” Non riesco!… Non riesco così .., se mi guardate. ”
Giovanni le sorrise in maniera sadica:” Si metta comoda, non faccia caso a noi … faccia come se
fosse sola, cerchi di stare più comoda e si concentri.”
Visto che non riusciva, colta dal panico con le gambe tremanti, cercò istintivamente di sollevarsi, ma Vlade la tirò in giù per la vita con forza, rifacendola accovacciare.
“ E no!…Bella la mia puttanella, la devi fare qui!!”
Puntellata con i piedi sul tavolo, le cosce allargate e le gambe piegate, Francesca si concentrò
ancora, il suo volto era teso, nei suoi occhi comparve una luce di follia. Ciò che le stava accadendo era oltre ogni sua possibilità d’ immaginazione, di ragionevolezza. Davanti aveva Giovanni che ghignava di gusto.
Iniziarono ad accarezzarle il culo pallido e sodo, qualcuno a baciargli le natiche, Vlade tittillò il clitoride e Giovanni iniziò a fare:” Pppsssssssssss!!…Ppppsssss!!! … Ppppsssss!!!!”… Finchè
Francesca lanciando un grido rauco di sollevazione e piacere, sommersa da un’ondata di vergogna rilasciò i muscoli della vescica e l’urina uscì violenta, prima in brevi schizzi, poi in getti intermittenti e poi finalmente un lungo e piacevole getto continuo dentro il porta ghiaccio.
Il rumore sordo dell’infrangere dell’urina sul metallo del secchiello, attirò l’attenzione e lo sguardo di tutti, mentre il fondo con un fruscio metallico, si riempiva d’urina dorata che sembrava champagne, coprendo la superficie di schiuma bianca e calda.
“Ah!!.. Ma non ha proprio ritegno questa porcona!” … Esclamò Giovanni con tono di disprezzo.
Francesca, umiliata dall’accaduto e dai commenti volgari non sapeva se liberarsi o trattenersi
E smettere mentre l’urina continuava ad uscire a getti dalla sua figa, dandole una sensazione di grande piacere fisico finalmente nel farla.
La grassa e unta mano di Giovanni, si portò sulla sua vulva e con il pollice e l’indice, all’apice della commensura la aprì ancora di più e con un dito sul buchetto dell’uretra sorgente di quello zampillo, schiacciandolo per gioco , si divertiva a dirigere il getto dell’urina nel secchiello e contro le pareti metalliche di esso, facendogli fare dei suoni ritmici diversi e schizzi dorati sulle pareti .
“Sentite, che musica? … Su porcellona, avanti piscia con il mio dito nella figa!”
“Nooooo… !” Fu il grido di rivolta e di disgusto di Francesca che si sparse per l’aria seguito
dalla risata dei suoi aguzzini.
“Ma cosa mi state facendo? Perchè mi trattate in questo modo? … Perchè mi fate questo? ” Balbettò mentre lo zampillo andavano scemando in modo irregolare.
“Ti aiutiamo a pisciare….!” Rispose Giovanni cinico.
Terminato di urinare, Francesca si tirò su con la figa ancora gocciolante, scese e si afflosciò
singhiozzando nuovamente nella poltroncina con le braccia sul viso come ad estraniarsi da
quell’ambiente .
Ma non ci volle più di qualche secondo per tornare alla realtà. Si trovava lì in quel sordido locale, il Macumba con quei perversi.
Aveva toccato il fondo, ora niente le poteva fare più ribrezzo.
Perfida Clelia con un ghigno di soddisfazione misto a disprezzo le esclamò:” Ora che te la leccata il cane, la potrai dare a chiunque!”
Francesca abbasso gli occhi umidi. Sarebbe stato vero.

Per commenti, suggerimenti ,idee ,notizie o critiche , scrivere a:
dressage1@hotmail.it
Grazie.
I contenuti presenti sul blog “Immoralexx” dei quali è autore il proprietario del blog,non possono essere copiati,riprodotti,pubblicati o ridistribuiti in forma parziale o totale senza previo accordo con l’autore stesso e citando sempre la fonte d’origine.
E’ vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.
Copyright © 2019 Immoralexx by Educatore. All rights reserved.
.