IX° Non desiderare la donna d’altri –31 L’appuntamento di Francesca.

IX° NON DESIDERARE LA DONNA D’ALTRI.

CAP.31 L’appuntamento di Francesca.
Sapevano che Francesca era una ragazza orgogliosa e non sarebbe stato facile sottometterla, avendo un carattere dignitoso e fiero come sua madre, ma proprio per questo sarebbe stato più bello e appagante farlo.
Già nell’attesa di quel giorno aveva dato segni di ripensamento, di non volere più accettare quell’incontro di trattenimento per compensare la scommessa persa, era contro ai suoi principi, alle sue regole, alla sua morale, ma il suo debito avrebbe deciso di onorarlo soprattutto per non far ricadere il suo cambiamento d’idea su i suoi genitori.
Ma assolutamente niente sesso, ne atti di libidine e frasi volgare. Si era già preposta che alla prima mancanza di rispetto se ne sarebbe andata via.
Lo sapeva anche Salvatore che avrebbe reagito così, che non avrebbe accettato di essere sopraffatta da loro facendo qualcosa contro i suoi principi morali, soprattutto di sessuale, nemmeno con il ricatto avrebbe accettato.
No!… Si erano convinti che con lei non sarebbe bastato l’inganno e il ricatto, ci voleva qualcosa di più… la forza, la violenza come aveva fatto la prima volta Nabil con Martina, che l’aveva violentata e poi piegata. Per questo con perfidia la fecero incontrare con un uomo maturo
molto bello e affascinante, educato e rispettoso, dai bei modi di fare e di cultura. Era suo il
compito di farla entrare nella gabbia e una volta dentro, avrebbero pensato loro a come chiuderla .
Salvatore era d’accordo con Vlade il magnaccia albanese di sua madre, ci avrebbe pensato lui a … “convertirla”…ma a suo modo.

L’incontro avvenne una sera, una di quelle serate dove il sole estivo appena tramontato lasciava un vento tiepido che accarezzava la pelle.
Le avevano dato istruzioni e lei era sul posto.
Nei suoi momenti di ripensamento era in preda allo sconforto. Si chiedeva come avesse potuto accettare una proposta simile, dicendosi che lei non era il tipo di ragazza che faceva quelle cose.
Intanto che attendeva pensava se l’avessero saputo i suoi… e poi il suo fidanzato, Dioo… non voleva pensarci, chissà cosa avrebbe pensato a pochi mesi dal matrimonio.
Era timorosa, , voltata verso le vetrine fingendo di guardarle dava le spalle alla strada e alla gente, sperando che nessuno la notasse, vedesse e sapesse.
L’avevano invitata ad indossare abiti discinti, essere appariscente e a suo modo lo aveva fatto, per questo era a disagio. Sapeva cosa significava fare l’accompagnatrice e non le piaceva, anche se doveva farlo solo una volta, anche se non avrebbe dovuto far sesso, ma essere solo gentile, ed era quell’essere ‘gentile’ che non le piaceva, era ambiguo, sapeva bene cosa significasse per loro quella parola.
” Se allunga le mani, lo lasci fare Dottoressa, tanto non va oltre.” … Le aveva detto Clelia, ed ora
era lì ad aspettare l’incontro con quell’uomo struggendosi.
All’improvviso il cellulare fece uno, due, tre squilli, era l’ora e il segnale convenuto, con un occhiata sul display capì subito di cosa si trattava, non aveva la forza di rispondere, ma dopo un attimo di esitazione, trovò il coraggio e lo fece.
“Pronto?” …Esclamò Francesca con la sua voce dolce e ferma.
Dall’altra parte rispose una voce maschile e sensuale che chiese:
“La dottoressa Francesca?”
“Si!” Rispose lei con voce tremante.
“Dove si trova Dottoressa?”… Domandò.
“Sono in via dei Dardanelli vicino al numero 18, davanti a un negozio di abbigliamento.” Riferì.
“Via dei Dardanelli 18 . Bene!…Verrò li !… A tra poco!!”
Interrompendosi la comunicazione con un bip.
Era una piccola via di periferia molto tranquilla, con poco passaggio, ma soprattutto in quella zona non la conoscevano.
Ma il cuore in quell’attesa le batteva all’impazzata, avrebbe voluto fuggire ma sapeva di non poterlo fare, le tremavano le gambe, era piena di vergogna e timore.
Sembrava che i pochi passanti, la gente , tutti quelli che incontrava sapessero chi e cosa aspettava e la guardassero con disprezzo.
Restò girata verso la vetrina ad attendere, fingendo di guardare gli abiti all’interno, ammirandosi riflessa nel chiaro scuro del vetro.
Poco dopo sentì una voce improvvisa dietro lei:” Dottoressa Gometti ?”
Si girò e restò stupita, le apparve davanti un bell’uomo 50 enne, brizzolato, molto elegante, di classe, affascinante nell’aspetto e molto sensuale. Presentandosi e stringendole la mano la vide impacciata, ma la mise subito a suo agio invitandola a fare due passi sul marciapiede, per rompere quella tensione che Francesca aveva in corpo e mostrava in viso.
Iniziarono una forma di conoscenza-amicizia, rassicurandola subito lui:
“Non tema!… Non ci saranno rapporti sessuali Dottoressa, ne atti di maleducazione, dovrà essere solo gentile nel farsi dare qualche carezza e niente più. “
Non rispose, continuarono a passeggiare chiacchierando fino ad arrivare al punto dove lui aveva posteggiato l’auto, le aprì la portiera come un gentiluomo e la fece accomodare, poi salì anche lui e si diressero verso quel locale malfamato, il Macumba.
Quando arrivarono e Francesca lo vide, storse il naso, non le piaceva, anche Francesca ne
conosceva la fama. Ma in fin dei conti quell’uomo era educato e rassicurante anche se si chiedeva come potesse un uomo come lui frequentare quell’ambiente e poi forse era meglio così, di certo lì non avrebbe incontrato nessuno che conosceva del suo ambiente.
Entrando vide Nabil tra la gente che rideva vicino a due ragazze slave:
”Probabilmente prostitute.” Pensò .
Fece finta di non vederlo, di non conoscerlo, anche se lui vedendola la salutò.
Un tavolo era prenotato per loro, in fondo, in un angolo appartato, nella zona dove la settimana prima c’erano stati i suoi genitori. Cenarono e gli argomenti discussi tra il bere e lo scherzare, scivolarono sull’intimo, ma senza volgarità.
L’uomo le chiese delle sue esperienze sentimentali: “Lei è molto bella Francesca, avrà senz’altro molti corteggiatori.” Le disse.
Lei mentre sorseggiava un calice di vino bianco sorrise compiaciuta di quel complimento, lui
lentamente con sapienza e furbizia, quasi senza che se ne accorgesse passò dal chiedere delle sue esperienze sentimentali a quelle sessuali. Ovviamente a Francesca il discorso le dava fastidio ma anche un pizzico di eccitazione.
“Sono fidanzata!… E mi devo sposare tra non molto. ” Rispose con civetteria sorridendo.
“Ahh !… Complimenti allora! … E’ un uomo fortunato il suo futuro marito, lei oltre ad essere molto bella e anche affascinante con quel sorriso meraviglioso ed è una donna intelligente. Sono certo che piace a molti uomini e altrettanto avranno perso la testa per lei?”
“Grazie!” … Rispose lusingata da quella considerazione.” Si … alcuni mi corteggiano e altri mi
infastidiscono, ma perdono solo il loro tempo. Se mi trovo qui con lei è solo per forza… Non è una mia scelta e lei lo sa.”…Continuarono a cenare e verso il termine tra sorrisi e qualche bicchiere di buon vino, iniziò ad avvertire un calore che aumentava gradualmente, fino a diventare un caldo quasi soffocante. Anche a lei come a sua sorella Serena avevano aggiunto uno stimolante direttamente nel bicchiere prima che il suo accompagnatore le versasse il vino.
E ora dopo oltre mezz’ora stava facendo effetto. Si muoveva di continuo, non riusciva a tenere le braccia ferme, spostava continuamente il sedere sulla sedia insofferente, cercando di trovare una posizione che le andasse bene e senza volerlo dava mostra di se.
Lui alzava lo sguardo sulla scollatura e sorrideva compiaciuto.
Dal tavolo affianco, un uomo la guardava in modo libidinoso, come se pregustasse una preda o un pasto succulento.
Erano le 23 ormai, la gente usciva dalla sala ristorante portandosi nel locale da ballo, mentre i
camerieri tiravano i lunghi e pesanti tendoni rossi che la separavano i due settori del locale, quello delle danze dove avvenivano gli spettacoli, da quello ristorante.
Loro rimasero seduti fino all’ultimo… .
A un certo punto si avvicinò un uomo, era Vlade che iniziò a parlare con loro. Francesca non lo
conosceva, l’accompagnatore si premurò di presentarglielo.
“Un mio conoscente!… E’ il proprietario di questo locale .”… La informò:
“ Si chiama Vlade!”
Si presentarono, senza stringersi la mano, lei lo guardò con distacco, non le piaceva, era basso e aveva la pancia e poi aveva l’accento straniero.
Oramai la sala ristorante era vuota e chiusa agli sguardi estranei dai tendoni separè… si sentiva solo la musica e il vociare dietro ad essi.
Erano soli solo qualche cameriere nelle vicinanze raccoglieva i piatti e metteva in ordine.
Al suo accompagnatore squillò il cellulare, si scusò dicendo che si appartava un attimo a rispondere e si allontanò, rimasero soli lei e Vlade.
Lui si avvicinò a lei e con un gesto sicuro e inaspettato, la prese per i capelli tirandola a se con il voltò verso la sua bocca, baciandola, infilando l’altra mano tra le cosce, divaricandole con forza, cercando di salire dritto al suo slip.
Francesca sorpresa e spaventata, si divincolò, staccandosi e tirandole un forte schiaffo sul viso:
” Ma come si permette? ….Per chi mi ha preso, per una delle ragazze di questo locale? … Non si
permetta mai più!… Mi lasci stare … e mi chieda immediatamente scusa!!”… Esclamò collerica
alzando la voce, mentre sentiva ancora in bocca il gusto della sua saliva calda e alcolica.
Lui per risposta con un sorriso malizioso e fare sicuro infilò ancora le mani e continuò a rovistare tra le sue cosce, sotto la gonna, mentre Francesca iniziò a colpirlo con deboli pugni e schiaffi:”
“Ma come si permette?… Tolga subito le sue manacce dalle mie gambe.”
Ma lui continuò incurante delle percosse, finchè arrivò alle mutandine, le sentì, le prese con i polpastrelli spostandole, cercando di infilare dentro due dita per toccargli la figa.
Francesca sussultò, si divincolò, strinse forte le cosce e lo colpì ancora al viso e al torace con
schiaffi e pugni più forti, riuscendo ad allontanare la mano di quell’uomo dalla sua figa, esclamando:
” Io la denuncio se mi tocca ancora, come si permette?…Cosa vuole? ”
Vlade aveva il viso rosso dagli schiaffi di Francesca, nella sua reazione si difendeva come una gatta, aveva tirato fuori le unghie ed era pronta a graffiare, e questo a lui piaceva, lo eccitava, le piaceva domarla.
Mentre era intenta a difendersi da quell’uomo che incurante delle sue parole e dei suoi schiaffi, la guardava con aria di sfida, sentì qualcuno da dietro chiudergli la bocca e girargli un braccio intorno al corpo in modo da bloccagli le braccia.
Non riusciva a capire, si chiedeva chi fosse, cosa stesse succedendo, dove era finito il suo
accompagnatore e cosa voleva quel tizio da lei?
La mente le impazziva, era completamente in preda al panico. Altre mani velocemente le chiusero gli occhi con una benda.
Non vedeva più e non poteva gridare, sentì rumore di passi e movimenti sordi intorno a lei, fruscii e voci, si sentì prendere per le caviglie e le braccia, alzare di peso e trasportata.
Non poteva vedere niente, ma si sentiva sballottata in aria mentre veniva spostata , provò a gridare forte tra la musica, ma non servì a niente, sentì solo qualche risatina . Poi si sentì adagiare su un pavimento morbido, di tessuto, capì che era un tappeto o moquette, ma non capiva dov’era . Pensò di essere stata portata in una stanza forse per essere violentata.
La persona alle sue spalle le tolse la mano dalla bocca, ma non ebbe neppure il tempo di gemere che la chiuse con un bavaglio.
Era paralizzata, non riusciva a muoversi, sentiva la necessità di fare qualcosa, ma non riusciva a connettere il pensiero con l’azione. Si divincolava ma senza una vera possibilità di fuga.
Scalciava , ma qualcuno le tenne ferma le gambe, leggermente divaricate.
Non sapeva chi erano i suoi aggressori, ne perchè l’aggredissero.
Sentì quello dietro di lei alzarla prendergli i polsi e legarli stretti dietro la schiena con una corda. Un gesto che le la intimorì, provava solo un’oscura paura e sentiva il cuore battere all’impazzata.
Non udiva altro che l’affannarsi intorno a lei delle persone che l’avevano presa, un vociare lontano e della musica e, nulla più.
“Ma che sta succedendo?”…Pensò terrorizzata.
Poi non sentì più una parola, non sentì più nulla. Sentiva solo il brivido freddo e tagliente della sua paura, riempire la sua mente, sembrava un incubo avrebbe voluto risvegliarsi, ma quelle mani che la tenevano ferma accarezzandola lascivamente assieme a quelle voci intorno a lei, le ricordavano che tutto stava realmente accadendo, che non era un incubo.
D’improvviso qualcuno aprendola con forza, le fece saltare i bottoni della camicetta e con una mano gliela strappò con violenza, finchè non riuscì a togliergliela tutta .
Seduta sul pavimento, non riusciva a muoversi, ormai l’uomo davanti a lei le era praticamente
addosso, mentre quello dietro le teneva la testa ferma fra le sue gambe.
Le sganciò il reggiseno di pizzo, con un coltello le tagliò le spalline e con un altro colpo lo strappò togliendoglielo da addosso, lasciandola a dorso nudo , solo con la collana e la catenina d’oro al collo e le mammelle sode, libere a vista. Sentiva l’aria fresca passare su di esse seguita da mani ruvide che le accarezzavano e le facevano indurivano i capezzoli.
Sentì un tremito pungente sulla pelle, i capezzoli erano dritti e duri per la paura, il freddo e la
situazione, mani veloci li afferrarono e cominciarono a massaggiarli e tirarli e lentamente, senti delle unghie girare intorno alle areole, altre mani accarezzare, stringere forte e rilasciare le sue tette sode come se venissero munte.
Impazziva, non aveva mai provato e subito quelle pratiche sul suo seno ed avevano anche qualcosa di piacevole nonostante la situazione.
L’uomo dietro di lei era probabilmente l’artefice di quelle sensazioni, sentiva gonfiare il suo sesso appoggiato dietro la nuca.
Una mano cominciò a salire velocemente su per le sue gambe, un’altra le sganciò e sfilò la gonna tirandola di peso su con il sedere da terra, lasciandola sola con le calze autoreggenti e le mutandine a slip di pizzo traforato bianco, candide come la sua pelle e il suo sesso.
Con forza un’altra mano gliele tirò, senti sui fianchi il freddo metallo di una forbice tagliargliele sui lati e con uno strappò forte e deciso portargliele via davanti e da sotto il sedere, restando nuda. Era nuda, senza mutandine. Voleva gridare ma non poteva, non vedeva, doveva solo subire e quel caldo iniziale aumentava maggiormente.
Il suo sesso peloso ma ben curato in una striscia folta, fu alla mostra degli sguardi di quegli
Uomini, che si complimentarono della sua intimità, il suo sedere bello, sodo e pallido mostrava due glutei perfetti , che sembravano due globi.
L’uomo con in mano le mutandine tagliate gliele passò sotto il naso, dopo averle annusate lui e
quasi le tappò le narici.
Udì finalmente una voce esclamare: “Vediamo quanto sei troia!”
La riconobbe, era di quel tizio, Vlade conosciuto poco prima, che cercò di baciarla.
Vlade gli infilò d’improvviso le dita nella fica, iniziando a muoverle come se la penetrasse.
Francesca, cercò di serrare forte le cosce, ma senza riuscirci, due mani possenti di qualcuno gliele tenevano allargate a forza.
Si sentiva violata, ma strana, accaldata. Incredibilmente si stava eccitando a sentire le dita di quell’uomo che la masturbavano.
Com’era possibile?… La sua mente rifiutava il solo pensiero di accondiscendere al piacere impostole, che il suo corpo stava provando in quel momento di puro terrore, in quella violenza libidinosa su di lei.
Eppure la sua fica a sentire sfregare le sue dita sulle pareti vaginali diventava umida all’interno, sentiva le dita dell’uomo entrargli prima piano e poi con forza, aveva una voglia di urlare e di lasciarsi andare, ma non poteva farlo, iniziava a sentire piacere contro la sua volontà .
La giovane dottoressa Gometti, dietro la facciata rigorosa di serietà e perbenismo, era una ragazza calda come molte sue coetanee e sua madre, e lo dimostrava la sua reazione di piacere a quel movimento di penetrazione ditale, ma non lo voleva ammettere a se stessa.
Il suo corpo cominciò a vibrare a reagire senza gli impulsi della sua mente, le dita andavano su e giù nella sua figa, le titillavano il clitoride, la stimolavano senza tregua.
Il suo respiro si fece sempre più ansante, il bavaglio sopra le labbra si stava stringendo bagnandosi della sua saliva.
Non riusciva più a contenere l’orgasmo che stava arrivando.
Facendola girare sul fianco, con l’altro dito Vlade cominciò a entrare nel suo ano.
Quando Francesca sentì il dito entrare e violarla dietro, nel suo ano vergine, gridò in un suono gutturale soffocata dalla fascia sulla bocca :” Nooo!” .
Ma il suo orgasmo esplose. La mente si oscurò e come un lampo le trapassò il corpo di piacere,
lasciandola priva di ogni volontà, di ogni forza.
Si lasciò andare alle contrazioni ritmiche della vagina e della pelvi fino alla fine, senza più opporsi , allargando le gambe e scuotendo vergognosamente il corpo dal godimento.
“Brava cagnetta!!… Brava!… E’ così che mi piace.” … Era la voce di quell’essere ignobile albanese.
L’uomo dietro a lei allentò la presa alla sua testa, e senti lo zip della cerniera dei suoi pantaloni abbassarsi. Non vedeva, ma sentiva muovere le sue cosce, capì che stava masturbandosi sopra il suo viso. Sentiva la sua mano scorrere sul suo cazzo, velocemente. Improvvisamente sentì uno schizzo caldo cadere sul volto, seguito subito da altri getti.
“Vedi quanto sei cagna.! “… Esclamò Vlade. ” Ti stai facendo sborrare in faccia!”
La presero e la girarono completamente con il viso sporco di sperma verso il pavimento e sentiva che qualcuno con forza le allargava le gambe, l’avevano messa a carponi, come una vera cagna.
Aveva un uomo davanti alla sua testa inginocchiato a gambe larghe, che allungandosi con le braccia sulla sua schiena , con mani le alzava il bacino e lo teneva sollevato, mentre Nabil appena arrivato, dietro le allargava la sua passione, l”ano, quasi volesse aprirlo per guardare dentro.
Francesca sentì improvvisamente il fruscio continuo di stoffe e anelli e il vociare più forte di voci diverse .
Gli uomini e Nabil sotto lo sguardo attento di Vlade continuavano a toccarla e accarezzarla a
Masturbarla e sentì un fremito percorrergli la schiena.
I due uomini si diedero il cambio quello che era davanti a lei e gli era venuto in viso, si spostò di fianco tenendola ferma per il busto, spingendole il sedere verso il pavimento cercando di bloccare il suo divincolarsi.
L’altro prese il suo posto inginocchiandosi davanti , sbottonò i pantaloni tirando fuori il cazzo,
tenendola giù per le spalle, bloccandola, facendole sentire sul viso il suo pene dondolante già semi rigido .
Nabil nel frattempo si era alzato .
Lei continuava a sentire passi, musica, gente che vociava, risa, ma non capiva chi fossero.
Cosa succedeva?… Come reagire ?… Come urlare?… Come chiedere aiuto? … Chi era quella gente e cosa voleva da lei, perchè la trattavano così, la violentavano e compivano atti di libidine sul suo corpo ?
Non riusciva a darsi una risposta, più si agitava, più le mancava il fiato, il bavaglio le era stretto.
Sentì il vociare più forte, mentre era sempre sul pavimento a carponi. Ormai non opponeva più resistenza. Sentì una mano accarezzarle il sedere scendere lungo il solco e portarsi sulla figa accarezzandola da dietro, poi un qualcosa di duro strisciare sulle sulla sua giovane fessura della vulva, sfregarsi sopra poi spingere tra le labbra vaginali e lentamente entrare dentro lei penetrandola, facendola inarcare, irrigidire e sussultare, mentre due piccole mani le correvano sulle natiche e sulla schiena.
Gemette senza volerlo .
L’altro uomo le teneva giù la testa con una mano, mentre con l’altra gli accarezzava il seno
mungendolo come se fosse di una giovane mucca . I colpi nella vagina si fecero più ritmici, più
veloci. Continuavano inesorabilmente, mentre una mano le titillava il clitoride, sentiva il corpo
vibrare, fremere, come se volesse esplodere. Nabil , con il suo ghigno infantile e il suo lungo pene la stava chiavando alla pecorina, dando colpi secchi e profondi, probabilmente mai sentiti ne provati da lei e che suo malgrado le davano piacere battendo sull’utero.
L’uomo inginocchiato davanti le prese la testa facendola dondolare piacevolmente e con le dita le frizionava i capelli massaggiandole il cuoio capelluto. Sentiva benessere da quelle manovre il suo corpo si lasciava andare al piacere più che alla paura, sentiva il cazzo muoversi dentro e sentiva masturbare l’uomo davanti a lei.
Questo le prese la testa per i capelli e tirandoli sentì che con un dito le scostava il bavaglio e le
apriva la bocca a forza, chiudendole il naso con le dita e alla prima apertura per prendere aria lo infilò dentro. Voleva urlare, ma non c’è la fece, la sua bocca era piena del suo cazzo.
“ Cerca di non farmi male, se no ti strappo i capelli uno a uno !”…. Le gridò la voce di quell’uomo .
Un getto forte improvviso e caldo le entrò in bocca. Fu costretta suo malgrado a deglutire , non
poteva fare diversamente, si sarebbe soffocata altrimenti.
Non lo aveva mai fatto , nemmeno con il suo fidanzato di farsi venire in bocca , le faceva schifo lo sperma ma il quella situazione era obbligata.
Quel sapore dolciastro le invase anche il cervello e non tratteneva più il suo corpo, lo lasciava libero di abbandonarsi a quella aggressività che non conosceva, che le piaceva, in quella sensazione dove la paura si mischiava al dolore e, il dolore al piacere.
Il cazzo nella fica stava per esplodere, lo sentiva muoversi duro come un pezzo di ferro. A volte i colpi di Nabil sull’utero le facevano male, ma la mano che le titillava il clitoride le faceva
dimenticare il tutto. Sentiva il calore e lo stordimento aumentare, e di nuovo l’orgasmo vicino. Il cazzo diventava ad ogni movimento sempre più grosso, sempre più duro .
Godeva, stava godendo all’improvviso di quella violenza avvolta nel piacere e se ne rendeva conto.
Una mano all’improvviso le tolse la benda dal viso, un chiarore di luce accecante forte e fastidioso le impedì di aprire gli occhi, la infastidivano, l’accecavano, vedeva tutto sfuocato, poi mentre quel cazzo continuava a muoversi dentro di lei facendola godere, mise a fuoco le immagini.
Fu uno shock . ” Diooo !!” … Esclamò .
Si scoprì sul palco, davanti a decine di uomini che perversamente la guardavano nuda violentare… non sapendo che anche a sua madre era toccata più o meno la stessa sorte .
Vedeva lampi di flash di macchine fotografiche che la illuminavano e accecavano.
Vide davanti a se un uomo in ginocchio con un grosso cazzo fuori che la guardava ridendo, sentiva i colpi dentro di lei, la sua figa bagnata scrosciare umida ai movimenti di quel cazzo, d’istinto girò la testa a vedere chi fosse, e fu traumatizzata ancora dalla sorpresa… era Nabil che la stava chiavando, il loro servetto musulmano.
“ Dioooo!! … Non poteva crederci, era quel piccolo marocchino che la stava facendo godere
brutalmente così tanto più del suo fidanzato .
Fu presa dalla vergogna e dalla umiliazione, ma il piacere era forte, associato anche allo stimolante preso a sua insaputa, oramai, stava per avere l’orgasmo e si lasciò andare sotto i colpi di Nabil e gli sguardi del pubblico .
Venne e non riuscì a trattenere i movimenti ritmici che il suo corpo vergognosamente le chiedeva di fare contro il bacino di Nabil, spingendolo più a fondo e indietro il suo sedere. Sentì che il cazzo di lui stava per esplodere e sentì all’improvviso fiotti di calore sulla cervice dell’utero e invaderle la vagina .
Era Nabil che stava venendo e gli sborrava dentro .
Urlò un: ” Noooo!!” …. Che le morì in gola soffocato dal godimento.
Quel piccolo bastardo le era venuto dentro, ma in quel momento sopraffatta dal piacere, non riuscì a reagire. Godeva. Sentiva lui che la montava come una cagna fino all’ultimo spasmo.
Poi nulla, le sue braccia cedettero e cadde con il seno sul pavimento e lui ricadde su di lei , sulla sua schiena.
Attimi interminabili, il cuore in gola, la bocca ancora piena del piacere, la mente vuota.
Una voce conosciuta le sussurrò: “Piccola troia , ti è piaciuto?” ….Lei ancora frastornata riconobbe la voce , aprì gli occhi socchiusi dal piacere e dalla paura e si trovò faccia a faccia con Vlade che la guardava fisso con il suo ghigno malvagio, era sorpresa e spaventata, ma lui si abbassò su di lei e le diede un bacio sulla bocca.
In quel momento realizzò che Nabil gli era venuto dentro, fu presa dal panico…”Diooo … e
adesso?? che faccio?”
Ma quel pensiero fu subito allontanato dalla voce di Vlade che le ordinò di tirarglielo fuori dai
pantaloni.
” Tiramelo fuori e fammi un pompino!” …. Le ordinò con voce autoritaria.
Aveva paura di lui , tirò su il tronco e si inginocchiò davanti a lui e gli abbassò i pantaloni e le mutande… fino a far uscire il suo grosso cazzo già durissimo.
” Prendilo in bocca e leccalo!… Succhialo!..Spompinalo!”… Le ripetè.
Lo guardò impaurita, lui si avvicinò alla sua bocca, ma lei d’istinto girò il viso di lato in segno di negazione con le lacrime agli occhi sussurrò:
” Mi lasci andare la prego , non dirò niente di quello che è successo, ma mi lasci la prego!”
Lui per risposta allungò il braccio, la prese per i capelli tirandoli forte e la schiaffeggiò, facendola piangere e rimettendoglielo davanti alle labbra .
” Bacialo!… Devi baciarlo!! ” Le ordinò.
Per timore di prendere altri schiaffi, oramai vinta e passiva lo baciò.
” Brava!” … Gli esclamò Vlade: ” Ora leccamelo e fammi un pompino.”
Iniziò a muovere la lingua intorno al suo grosso glande, mentre con la mano lui le accarezzava
amorevolmente i capelli.
Con la coda dell’occhio vedeva quel bastardello di Nabil di fianco che rideva e la gente del pubblico che la guardava .
Diooo!…Che vergogna!… Che umiliazione!… Se avesse potuto lo avrebbe ucciso.
Ogni tanto staccava la bocca, per prendere aria:” Leccamelo tutto , anche i coglioni !” La esortò
Vlade in un Italiano non perfetto.
Lei oramai era sua succube, sentiva la sua dominanza violenta che la spaventava e iniziò a leccargli il cazzo partendo dai testicoli, fino alla cappella dove ne disegnava con la lingua il contorno, per poi come una brava pompinara rinfilarlo tutto in bocca .
Anche se aveva conati di vomito e gli occhi sbarrati, lo fece.
Lui gemendo le sussurrò:” Però sei brava Dottoressa!… Sei portata a fare la pompinara. Farò di te una buona puttana vedrai!…Così mi farai i godere.”
Glielo tolse dalla bocca facendola rimettere a carponi, lei esitò, ma con un cenno la fece prendere dai due uomini e posizionare, si portò dietro inginocchiandosi davanti al suo bel culo e piegandosi sulla schiena, passò le mani sotto il torace e prese a massaggiarle le mammelle, giocando sapientemente con i capezzoli, dandole dei pizzichi che arrivavano a farla gemere di dolore e piacere … .
Le accarezzò la figa esclamando:” Come sei bagnata dottoressa !…Ti piace la brutalità, hai scoperto la tua vera natura. Scommetto che il tuo fidanzato non ti ha mai fatta godere così?”
Francesca emise un gemito a quelle carezze infide e lui tirandola ancora più vicina a se disse:
” Ti piace!… Era questo che volevi vero stronza?! ”
Baciandola con foga quasi con violenza sulla schiena, iniziò a muovere con destrezza le sue dita dentro la vagina, con frenesia , sempre più forte.
Le faceva scorrere dentro e fuori, giocando con il clitoride, stuzzicandolo, stringendolo,
pizzicandolo. Adagiato sulla schiena di lei, spostandole i lunghi capelli la sua lingua le arrivò al collo, dietro le orecchie, lasciando una scia di saliva bavosa che a contatto della pelle le procurò brividi in tutto il corpo.
Francesca si scuoteva in preda a una reazione di repulsione ed eccitazione.
Accarezzandole il sedere e dandole degli sculaccioni forti sopra la natica fino a fargliela diventare rossa, le annunciò con durezza e volgarità che le avrebbe fatto il culo:
” Ora ti inculo!!… Voglio sfondarti questo bel culo. Scommetto che sei ancora vergine e che il tuo fidanzato non te la mai fatto?… Non ti ha mai inculata?… Sarò io a sverginarti! ” Esclamò.
Francesca trasalì spaventata da quelle parole, non lo aveva mai fatto davvero, non aveva mai avuto rapporti anali, era contraria a queste cose. Lo supplicò di non farlo che era un atto sessuale che non contemplava nella sua educazione e morale, era qualcosa di anormale, contro natura per lei :
” Non lo faccia la prego signor Vlade, non lo mai fatto. Ho paura! … Mi farà male!”
Lo supplicò di non farlo, di non violarla anche dietro, temeva oltre il dolore morale, anche quello fisico.
Ma lui rise e si eccitò ancora di più all’idea che il buchino del suo bel sedere perfetto era vergine, che si apriva solo per fare uscire scoreggette e cacca ,ora si sarebbe aperto per far entrare qualcos’altro. L’unica cosa che le concesse fu il lubrificante. Una ragazza entrenause gli passò un blister con una crema e dopo averla aperta, con il dito la mise sopra quell’ano rosa e pulsante .
” Cerca di collaborare dottoressa e sentirai meno male!”… La esortò.
Lei era confusa, passiva, gli occhi umidi, sopra quel palco davanti a quegli avventori depravati
che ridevano e incitavano, tutti balordi, gente da strada e di malavita.
Vlade gli appoggiò la cappella sull’ano e tenendola per i fianchi prese a spingere con forza .
” Te lo allargo bene io il buco del culo!” …Esclamò concitato mentre spingeva .” Ti ricorderai per sempre di me.”
Francesca sentii spingere e dolore e subito qualcosa dentro lei che si rompeva ,si strappava , provò un forte dolore acuto, urlò, mentre gli occhi le lacrimavano.
”No!…Nooo!…La pregoooo!”
“Non ti preoccupare, su!… Adesso sentirai un pò male. Vedrai che poi ti piacerà tantissimo prenderlo in culo. Non irrigidirti ! ”… Le suggerì Vlade e le mollò un paio di schiaffoni forte sulla natica ripetendo .
“Ti ho detto di non irrigidirti. Respira!… Forza!… Respira!… E spingi come quando fai la cacca,
su dottoressa che questo è un momento importante per te, vieni sverginata nel culo da un vecchio magnaccia albanese davanti a decine di persone. Su!!”… Esclamò ridendo.
Le sembrava un incubo, tutto così assurdo, impossibile, lei trovarsi lì, in quel locale a dare uno
spettacolo subendo violenza carnale e psicologica, era incredula che fosse vero, che capitasse
proprio a lei , eppure lo era e il dolore che provava lo glielo dimostravano, quegli uomini l’avevano avuta oralmente, quel piccolo bastardino scuro l’aveva chiavata e non solo, gli era anche venuto dentro ,Diooo…. non voleva pensare alle conseguenze ora, era tutto un incubo, non poteva fuggire e aveva paura . Pensava che prima o poi si sarebbe risvegliata .
Invece un’altro sculaccione forte di Vlade sulla natica la riportò alla realtà.
Francesca respirò a fatica. Si mise a spingere indietro come per defecare, con le lacrime agli occhi come le aveva detto di fare lui. Riuscii a rilassarsi e rilasciare lo sfintere. Lui la sentì più morbida e predisposta e pronunciò:
“Brava!… Così mi piaci dottoressa!… Devi fare sempre quello che ti dico io. Adesso godi, pensa
solo a godere.”
Nemmeno finì la frase che la penetrò lentamente ma inesorabilmente, introducendolo quasi tutto, facendola sussultare, irrigidire e inarcare gridando e piangendo a quella intrusione che le dava sofferenza.
Le si piegarono le gambe dal tremore e dal dolore, ma Vlade le diede altri sculaccioni forti sulla natica al punto da far venire quella sua pelle bianca di un colore rosso vivo, rimproverandole di fare la tragica.
Poi allungando la mano, da dietro, quasi alla cieca a tentoni mise ai capezzoli turgidi due mollette metalliche con una catenella dorata passatole dalla entrenause, che la fecero sussultare dal dolore .
“Nooo!… La pregooo!… Che mi sta facendo?… Mi fa maleee!!”
Ignorò la sua implorazione di toglierli e iniziò lentamente a incularla, a muovere e a spingere la sua asta dentro lei e lentamente trasformò quella sofferenza anale e i capezzoli dolorosi in piacere.
La sverginò e inculò!… Francesca emise un lamento di dolore, come il guaito di una cagna ferita per poi iniziare lentamente a godere .
Lui iniziò a muoversi dentro il suo culo. I muscoli dell’ano di Francesca si contraevano per il dolore stringendogli il cazzo forte, facendo gemere di piacere anche lui, mentre gli sfinteri iniziavano a cedere e lacerarsi.
Ormai in preda ad un’eccitazione pazzesca, Francesca spingeva il sedere verso di lui , per essere penetrata meglio e a fondo.
Vlade iniziò mentre la inculava a sculacciarla, a percuoterla con violenza e batterla sempre più forte anche sulle cosce i fianchi e le mammelle, tirandole i capelli fino a farle male quasi a strapparli davvero.
Godeva e soffriva, oramai gemeva di sofferenza e piacere, sbattendo nelle spinte dell’inculata , le sue natiche sode sugli inguini e la pancia di Vlade, come in un ritmo concordato, finché irrigidendosi non le venne dentro riempiendole il culo di sborra calda. Con un grugnito Vlade diede l’ultimo colpo, fermandosi poi dentro di lei, inondandole il retto di sperma.
Quando ebbe finito si staccò sfilandolo e si alzò, lasciandola soddisfatto sdraiata a terra, con il suo sperma dentro che alle contrazione degli sfinteri lacerati , una parte usciva dall’ano colando sul perineo.
Ora era a terra ansimante tra gli applausi di un pubblico pervertito, impaurita .
Vlade si avvicinò e guardandola le sussurrò:
“Sei stata brava dottoressa, ora hai scoperto che ti piace anche farti inculare!… Non fare tragedie. Lo so che è piaciuto pure a te…Ti è piaciuto?”… Domandò curioso.
Francesca non rispondeva non voleva dirgli quella verità che lei stessa rifiutava, di aver goduto contro il suo volere ad essere presa in modo così perverso, con violenza e brutalità, contronatura.
Era vero, le era piaciuto essere violata ,brutalizzata e inculata, non lo avrebbe mai pensato.
Anche se aveva sentito dolore, le era piaciuto e aveva goduto . Ma non voleva dirlo… non lo
avrebbe mai detto… soprattutto a se stessa, ma lo pensava.
Lui le mollò un ceffone sul viso da farle rivoltare la testa e tirando la catenella strattonò le mollette che aveva ancora sui capezzoli, strappandole via e le tirò forte i capelli facendola gridare dal dolore:
” Basta!..Basta!… La prego!!”.. Ripetè piangente.
” Allora ?… Devi rispondere al tuo padrone, hai capito?”
“Si! Si!” … Ripetè lei impaurita:” Ho goduto!… Ho goduto!… Mi è piaciuto!” Rispose
singhiozzando.
“Sei una puttana! ..Anche se godi… ti farò diventare una vera puttana. Vedrai!”
Poi guardandola riversa nuda sul pavimento disse in modo dispregiativo:
” Se sei ancora eccitata, fatti chiavare da un cameriere o da qualcuno del pubblico . Io più di una non posso farne, alla mia età.” E rise.Si sfogava su di lei terrorizzandola, per farle capire chi la comandava ora.
“Sei proprio una gran troia” Ripeteva.
Abbassandosi vicino all’orecchio e prendendola per i capelli le sussurrò:
“Tu da ora sei miaaaa!!… Capitooo!!… Miaaaaa!!! Ricordaloo!… Sei una mia puttana e guai a te se parli con qualcuno di quello che è successo, tutto è stato filmato e fotografato. E se non vuoi che il tuo fidanzato… oh scusa!!… Il tuo futuro marito ti veda su you tube mentre godi a farti chiavare e inculare, non parlarne con nessuno e cerca di venire subito quando ti chiamo. Di ubbidirmi!”
La fece aiutare ad alzarsi da una delle ragazze del locale e le fece mettere indumenti intimi e un abito più o meno della sua taglia e Clelia che era stata spettatrice silenziosa, presentandosi all’improvviso l’accompagnò a casa con la sua auto, mentre in macchina dalla tensione si lasciò andare a piangere singhiozzando forte.
“Mi aiuti signora Clelia… quell’uomo è un pazzo!”
” Si lo so! E per questo che ti conviene ubbidire a Vlade. ” La consigliò. ” E’ capace di farti sfregiare se parli con qualcuno, tieni tutto per te. Ubbidiscigli!… Assecondalo!… Lui ha mote donne, poi si stancherà anche di te tra una settimana tra un mese e ti lascerà andare.”
” Ma quel bastardo marocchino mi è venuto dentro!… E se mi ha messo incinta?”… Esternò tra i singhiozzi riferito a Nabil.
“Figurati se quel ragazzino è capace di mettere incinta una donna, è venuto dentro anche a qualche mia ragazza .” … Le confidò falsamente Clelia asciugandole le lacrime sul viso … e nessuna è mai restata incinta. E’ sterile!! Per questo viene dentro!” … Aggiunse mentendo.
“Davvero??”… Chiese lei speranzosa e sollevata.
“Si davvero! …Stai tranquilla che non succederà niente, se fosse stato fertile , non ti avrebbe
sborrato dentro, te lo ripeto lo ha già fatto con altre mie ragazze e non è mai successo niente .
Stai tranquilla e poi ci sono sempre io qui per aiutarti in qualsiasi cosa. Dammi il tuo numero di cellulare. ” Le disse .
Impaurita e speranzosa delle sue parole, glielo diede.
” Ti chiamerò io! …Stai tranquilla, ora vai a casa e riposati e soprattutto non parlare con nessuno se non vuoi che si vendicano.”
Scese dalla macchina e corse verso il portone, con quegli abitini succinti delle ragazze del locale, come una vera prostituta.
Giunta a casa salì piano e in punta di piedi, senza farsi sentire aprì, andò in bagno, come si vide
nello specchio iniziò di nuovo a piangere, ma in silenzio per non svegliare gli altri. Si vide la pelle rossa dagli schiaffi sul viso e sulle natiche che le bruciavano. Alcune ecchimosi sulla pelle bianca delle cosce e delle braccia dovute ai colpi e alle strette delle mani.
Si spogliò e mise sotto la doccia e iniziò a lavarsi .
Ma come era possibile che le fosse accaduto questo si chiedeva, che fosse così spaventata e timorosa , lei che era sempre stata sicura di se fino all’arroganza?
Era nelle mani di quell’uomo che odiava, le faceva paura, ma la attraeva anche inconsciamente.
Si fece delle lavande vaginale con il tantun rosa di sua madre, come le aveva detto Clelia per fare uscire lo sperma di Nabil, poi fece la doccia e andò a dormire stordita e impaurita, con il timore di essere incinta di Nabil.
Il giorno seguente aveva la febbre da quello che le era successo e dalla paura. Disse a sua madre che era influenza. Passarono alcuni giorni, era ferita dentro, ma nessuno sapeva niente e fuori sembrava che fosse tutto normale e un pomeriggio mentre era per strada con il suo fidanzato, vide Vlade dall’altra parte della strada che le sorrideva e la salutava.
Abbassò lo sguardo e cercò di far finta di non averlo visto, di cambiare strada, ma se ne accorse anche Paolo il suo fidanzato che le chiese chi fosse quel tipo losco che l’aveva salutata e sorriso.
” Ma non so!… Non salutava me. Avrà salutato qualche altra dietro noi .”Rispose imbarazzata e
spaventata.
Paolo momentaneamente lasciò perdere, ma dentro di lui si insinuò il dubbio, capì che mentiva.
Era l’inizio della fine della loro storia d’amore e l’inizio della sua da puttana con Vlade.

Per commenti, suggerimenti ,idee ,notizie o critiche , scrivere a:
dressage1@hotmail.it
Grazie
I contenuti presenti sul blog “Immoralexx” dei quali è autore il proprietario del blog,non possono essere copiati,riprodotti,pubblicati o ridistribuiti in forma parziale o totale senza previo accordo con l’autore stesso e citando sempre la fonte d’origine.
E’ vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.
Copyright © 2019 Immoralexx by Educatore. All rights reserved.
.