IX° Non desiderare la donna d’altri –23 La scommessa.

IX° NON DESIDERARE LA DONNA D’ALTRI.

Personaggi:
Francesca Gometti : Prima figlia di Beatrice, 24 anni compiuti , appena laureata in Giurisprudenza , in cerca di prima occupazione . Fidanzata , prossima al matrimonio. Bionda, bella e altezzosa come.

CAP. 23 LA SCOMMESSA

Francesca iniziò a lavorare con passione e dedizione, anche se part time a poche ore al giorno.
Si occupava dei rapporti interpersonali con i dipendenti, tutti Rumeni e Albanesi, che a volte la
guardavano maliziosi sorridendo libidinosamente. Ma mai, mai … si erano permessi di dire o fare qualcosa verso di lei. Temevano il signor Giovanni.
Spesso veniva a trovarla anche la signora Clelia… che si fermava a chiacchierare con lei del più e del meno, e conversando cercava di carpire le sue confidenze e conoscere le sue debolezze.
Francesca era molto risoluta e in gamba al contrario della sorella Serena.

Passarono un paio di settimane e in quei giorni Francesca venne a conoscenza nel chiacchierare, un pò per le confidenze fattele volutamente da Clelia e un pò dal signor Giovanni stesso, che il suo datore di lavoro si considerava e faceva passare per un hai lover, un’amante della bellezza dei capelli, così si spacciava, e invece non era altro che uno spregevole “Hairfetish”, che amava radere le teste femminili rendendogli i crani lucidi e levigati, ma non usarono mai quel termine hairfeish.
Era un feticista dei capelli e gli piacevano solo le capigliature femminili, aveva indipendentemente dal colore, la passione per le lunghe chiome delle donne o meglio, amava rasarle personalmente completamente a zero, renderle calve, oltre che con il clipper elettrico , amava fare loro anche lo “Shaving”, insaponare la testa e fare la barba al cranio con schiuma e lametta.
Clelia le confidò che a volte pagava anche delle donne, soprattutto extracomunitarie dell’est che dietro compenso o favori sociali, si lasciavano rasare totalmente a zero:
“ Sedute proprio nella sedia dove ora ce lei Dottoressa! ”… Le comunicò con un sorriso.
E la informò:
“Ha questo hobby, e un armadietto dell’ufficio pieno dei suoi oggetti…. ” Facendo segno con il dito qual’era, e non chiamandoli volutamente feticci ma oggetti .”… chiome di capelli lunghi, alcune legate a coda di cavallo, altre con i capelli sciolti tenute a ventaglio, tagliate e rasate personalmente da lui e appesi come trofei… “ Disse sorridendo:” Sono manie…” Minimizzando e continuando:” … alcune più lunghe e altre più corte, di tutti i colori, nere, bionde, anche rosse e qualcuna anche grigia… .” Precisò ridendo.
Francesca ascoltò quelle confidenze stupita portandosi d’istinto la man a toccare i suoi capelli come a esorcizzare quelle parole:
” Che gusti però!!…Un hobby strano, una stravaganza anomala.” Esclamò….”L’importante è che le donne rasate siano consenzienti!”
“Si lo sono! “ Rispose Clelia .”E’ una sua passione!…E tutte lo fanno volontariamente, chi per
denaro , chi per necessità e….chi per gusto di provare l’ebbrezza della macchinetta sul cuoio
capelluto.
Sa!… Dicono le donne già rasate, che provano piacere quando lo fanno e vengono tosate!… Sa le vibrazioni sul cranio danno una bella sensazione … E poi lui è molto bravo a rasare , un vero … barbiere del cranio. Un maestro!!”… La mise al corrente Clelia sorridendo.bbbbbbbb
“Diooo!!” Esclamò Francesca rabbrividendo. ” Io per niente al mondo mi farei rasare a zero, ci
tengo troppo ai miei capelli, alla mia femminilità.
Comunque ognuno ha i suoi gusti e le sue passioni e non sarò certo io a giudicare il signor Giovanni. L’importante è che non interferiscono con le mie, a me non danno fastidio le ragazze che si rasano la testa, ne chi le rasa per qualsiasi motivo , l’importante è che sia una loro scelta senza coercizioni. Anche se però il sig. Giovanni è strano come uomo… ad amare le donne calve.”

Confidenze a parte, il suo lavoro proseguiva tranquillamente e normalmente, un giorno per cercare delle pratiche, senza più ricordarsi aprì l’armadietto dell’ufficio segnalatole da Clelia, quello del sig Giovanni, ed ebbe un soprassalto quando lo spalancò, trattenne il fiato sbalordita, restando di stucco e impressionata. Appese all’interno, allo schienale sui lati e internamente agli sportelli, c’erano una ventina di capigliature, tutte legate con un nastrino rosso ed agganciate a dei chiodi ; code , ciocche o ventagli di capelli, più o meno lunghe e di tutti i colori come le aveva detto la signora Clelia.
Capì perchè ogni tanto lo vedeva vicino a quell’armadio aperto, con le braccia all’interno, veniva ad accarezzarle a toccarle.
D’istinto avvicinò la mano tremolante e le toccò anche lei, le accarezzò con le dita, le fecero una strana impressione, un brivido la percorse lungo la schiena fino ai suoi capelli e le formicolò il cuoio capelluto, un brivido strano, spaventoso, eccitante … perverso.
Sotto il ripiano, trovò le pratiche che cercava, le prese e richiuse l’armadio uscendo impressionata e turbata dal suo ufficio.
Un pomeriggio tranquillo, con poco o nulla da fare, Clelia arrivò in ufficio e si mise a
chiacchierare con il signor Giovanni e poco dopo sempre parlando tra loro, uno alla volta,
Francesca li vide entrare nella sua stanza e avvicinarsi alla sua scrivania.
Chiacchieravano di immigrazione e della legge che la disciplina e ridevano.
Francesca ingenuamente seguiva quella discussione preparata appositamente da Clelia e da quell’essere flaccido e disgustevole del signor Giovanni per attrarre la sua attenzione.
Ascoltava il signor Giovanni fare alcune considerazioni riguardo la legge sugli immigrati.
Ascoltava in silenzio, si accorse subito che quello che diceva il signor Giovanni era sbagliato.
Lui si rifaceva ancora alla legge Bossi-Fini, soprattutto in quelle parti che riguardavano il lavoro, soprattutto sull’artico 21 , che introduceva la figura del garante per trovare lavoro.
E lui si proponeva come garante a molte famiglie di immigrati per fargli ottenere il permesso di soggiorno.
D’istinto e sorridente si intromise anche lei in quella discussione .
“Forse non sa che la legge è stata modificata dal ministro Livia del Turco nel 2006 .”… Disse per precisione, ma nemmeno lei sapeva con esattezza che era stata cambiata ancora negli ultimi anni.
“ Ci sono state innumerevoli modifiche .” Lo informò sicura.
“ Proprio sull’articolo di legge sulla cittadinanza e sul lavoro… .” Precisò.
“Io non so queste cose!”.. Ammise falsamente Clelia:” Le ragazze extracomunitarie che lavoravano per me …” Aggiungendo subito, mentendo:”.. in ufficio, non avevano il permesso di soggiorno. Ma era uguale, lavoravano lo stesso.” …Esclamò sorridendo sola.
“Si , ma sono sempre subordinate a un datore di lavoro.” Precisò Francesca da esperta.
La discussione si fece lunga e anche piacevole. Con Giovanni che continuava a far valere le sue
convinzioni.
“Senti!!…. Non fare tanto l’esperto, che qui abbiamo una dottoressa in legge, che ne sa senz’altro
più di noi. E semmai è lei l’esperta, non tu! ”.. Esclamò Clelia a Giovanni, guardando compiacente Francesca.
Fingeva di darle ragione, le teneva il suo ragionamento, pur ammettendo di capire poco.
Francesca non sapeva che era tutto uno sporco trucco, un gioco, con l’intento comune dei due per soggiogarla.
Incoraggiata da quel inaspettato sostegno continuò:
“Mi scusi! … Non è così signor Giovanni.”… Esclamò infervorata dal suo ruolo giuridico .
Si che era una giovane laureata da pochi mesi, ma certo non poteva fare una brutta figura e farsi mettere sotto da quel laido grassone presuntuoso e ignorante…. .
Il loro fine era di coinvolgerla e portarla a scommettere e con uno stratagemma già preparato
incastrarla facendola perdere… .
Giovanni aveva in tasca il “ Jolly”, l’ultima circolare ministeriale, che modificava ancora il comma di cui stavano discutendo ed a cui Francesca faceva riferimento, ma si guardava bene dal dirlo.
Come sempre, la fortuna aiuta i disonesti e i perfidi, ed ebbero più facilità di quello che speravano, complice l’ingenuità, la sprovvedutezza e l’inesperienza di Francesca riguardo , il gioco e le scommesse.
Per invogliala quell’essere flaccido, esclamò:
“ Scommettiamo che è come dico io?”
Clelia prendendone le parti di Francesca e adulandola, rispose:” Ehh ..figurati!!… Ma cosa
dici?… Lei è Dottoressa, laureata in legge….vuoi saperlo meglio di lei?”
“Oddioo!!!” Esclamò Francesca ridendo per il modo con cui Clelia presa dall’enfasi, esternava la sua partigianeria per lei .
“ Non c’entra il fatto che sono laureata in giurisprudenza… La legge è chiara!” Rispose sorridendo
“ Figuriamoci!!” … Rispose Giovanni rivolgendosi a Clelia e alzando il tono della voce in modo
provocante:
”Capisco che la nostra collaboratrice sia laureata in legge , ma sono sicuro di avere ragione.
Scommettiamo che è così ?…”
Clelia rispose: “Anche se sono sicura di vincere, non ho euro da giocare.”
“Beh giocati i capelli!”…Ribattè lui , con la sua grassa voce ridendo.
” Lo farei! “ Rispose Clelia …” Sono sicura che ha ragione la Dottoressa Francesca .” Ripetè.
“ Ma cosa te ne faresti di questi quattro peli grigi? … A te piacciono quelli bei lunghi e colorati
delle giovani extracomunitarie che in cambio del permesso di soggiorno per loro e i loro mariti , si fanno rasare! “ Rispose ridendo.
Poi Clelia girandosi perfidamente verso Francesca, segnalò con la mano i suoi capelli biondi:
”Giocateli con lei!!”
Francesca fu presa alla sprovvista:” Come ?” … Chiese impacciata.
Ma lui pronto la guardò domandando:”Lei gioca dottoressa ?”
”No! No!”.. Rispose Francesca .
Ma lui continuò:
“Provi .su!… Scommettiamo su chi ha ragione. Se lei è una laureata vera… non dovrebbe avere
Timore. ”
“Vera?” … Esclamò risentita:” Certo che lo sono!”…
“Come osa dubitare di me quel laido ciccione.” Pensò.
“Sentiamo prima i termini della scommessa e dopo ti darà una risposta.”… Pronunciò Clelia
Intromettendosi e prendendo le sue parti .
“Scommettiamo… tremila euro !” Disse Giovanni.
“ Ma io non ho una cifra del genere mia.” … Rispose Francesca sorpresa. “E poi non ho mai scommesso !”
“Ohh… è semplicissimo, se ha ragione lei, le da la somma pattuita, se ha ragione lui e perde lei o le da la somma pattuita o si fa rasare a zero.”… La informò Clelia .
Francesca trasalì, le vennero i brividi sulla schiena e le braccia .
” Ma che razza di proposta è mai questa? …Con chi crede di avere a che fare il signor Giovanni? … Giocare i miei capelli in una scommessa? ..E’ pazzo quell’uomo.” Pensò.
Riflettè un attimo, era certa di vincere, ma non le andava assolutamente di giocarsi i suoi bellissimi capelli in una scommessa .
“Ma io non ho quella cifra sul conto corrente!… Ho solo duemila euro e mi servono per il
matrimonio. “… Ripetè , sperando che desistessero da quella proposta assurda.
“Ma intanto vince dottoressa! ” …La incitò ancora Clelia perfida come una serpe, facendole credere che il signor Giovanni bluffava.
Francesca restò il silenzio pensosa… loro si guardarono negli occhi con uno sguardo complice.
“Allora?”… Giovanni la incalzò: “ Noto dottoressa che è incerta?… Forse la sua preparazione
giuridica vacilla?… Deve ammette la sconfitta! “…Esclamò con quel suo ghigno orripilante, mostrando i denti sporchi.
Francesca si chiedeva se quella sua spavalderia fosse davvero solo arroganza, superficialità,
presunzione , un bluff insomma?… Voler far credere di sapere cose che non erano di sua
competenza?
In fondo Giovanni si occupava di edilizia e prestiti che avevano ben poco a che fare con la
legislazione del lavoro.
Per tirarsene fuori, viste le loro insistenze, pensò di aumentare la posta, sicura che non avrebbe mai accettato e aggiunse spavalda sorridendo:
“No!.. Per tre mila euro non li giocherei mai i miei capelli.!”..
”E per quanto ?”… Chiese Clelia, approfittando subito della possibilità e del dubbio che c’era in lei.
“ Per cinquemila? “ … Rilanciò l’orso di Giovanni.
” Nemmeno!!”… Rispose Francesca scuotendo la testa e dicendo:” No!..Non li gioco.”
“Per diecimila euro!!”… Rilanciò teso in viso e sudato Giovanni eccitato da quella trattativa e dalla possibilità che poteva rasare a zero fino a rendere calva la bella Francesca.
Non volevano farsi scappare la possibilità, erano un trofeo ambiti i suoi capelli castano dorati, e poi dovevano incastrarla, per ottenere e mettere in pratica quello che avevano intenzione di fare di lei.
Clelia rivolgendosi a Giovanni e gli chiese infidamente fingendo di essere preoccupata per lui:
“Sei sicuro di quello che fai ?…. Guarda che tu giochi 10.000 euro …ma lei è esperta di leggi , tu sei solo un costruttore lei ha più possibilità di vincita su di te!… Non essere pazzo!… Gioca meno che rischi di perdere.”
”No!! “ Rispose lui provocatorio…10000 euro o la va o la spacca!!!”
“Bè!.. Io li giocherei i capelli a questa cifra!”… La esortò perfidamente Clelia .
Francesca rispose ancora di no, che non aveva mai scommesso, non le piaceva scommettere e poi non le andava giocare quella cifra contro i suoi capelli, anche se era allettante e sicura di vincere.
” C’è sempre una prima volta, facciamo così ! …Dica lei quanto vuole? ” … La incitò il sig.
Giovanni.
Con l’intenzione di far smettere quella discussione assurda e quel mercato sulla scommessa e su i suoi capelli esclamò di getto:
”Ventimila euro!!”
” Eehhh!!!…Ventimila euro?….Ma lei è pazza?”…. Sbottò rosso in viso Giovanni .
“Se vuoi è così se no Francesca non scommette.” …Rispose Clelia fingendo di prendere le sue parti.
” Ma è una cifra altissima!” … Dichiarò Giovanni . “Nemmeno che la Dottoressa fosse un attrice.”
Francesca sicura che non avrebbe mai accettato sorrise, ma quel sorriso le si gelò sulle labbra
quando sentì dire al signor Giovanni:” Va bene!!… Accetto!!… Accetto!! Ma voglio garanzie.”
Clelia fingendo una loro vittoria che non c’era si complimentò con Francesca:
” Brava!!… Lo ha fregato dottoressa, non se l’aspettava e ha la vittoria in tasca… Praticamente ha già vinto ventimila euro.”
“Pensi a quante cose potrà acquistare con quei soldi ora che deve mettere su casa per sposarsi, si arreda la casa e gliene ne restano ancora!” Esclamò.
Francesca era confusa e spaventata che avesse accettato.
“I miei capelli!?” Borbottò … incredula . ”
Riflettè, aveva la certezza di vincere, non pensò nemmeno per un istante che avrebbe dovuto rasarsi a zero se avesse perso, era tanto sicura di se, che non lo prese nemmeno in considerazione .
Sentì un brivido sulla pelle e al cuore, l’adrenalina del rischio le dava scariche di eccitazione e
euforia. La sicurezza di vincere e il rischio le facevano battere il cuore a mille.
Sentì per un attimo nella schiena e nel cuore passargli quel brivido tipico e meraviglioso del gioco d’azzardo.
Non era una giocatrice, non aveva mai giocato, ma ora in quella situazione, istigata da Clelia ,
dalla tentazione e dalla vittoria in preda all’esaltazione esclamò anche lei:
” Accetto!!…D’accordo… accetto la scommessa!!”… Esternò sicura di vincere, sotto il sorriso mefistofelico di Clelia e lo sguardo da rettile velenoso pronto a mordere la preda di Giovanni .
“Peggio per lui se è così stupido da insistere.” … Si giustificò per quei soldi che ancora non aveva vinto.
“Bene!!”…. Esclamò Giovanni intervenendo e precisando:
” Ognuno di noi compila un assegno da ventimila euro e lo da in mano alla signora Clelia, penso che vada bene ad entrambi come garante !”
Francesca Accettò. Si strinsero la mano davanti a Clelia, in segno di intesa.
Svelta Clelia le feceprendere il libretto degli assegni dalla borsetta facendoglielo compilare e firmare subito, lo stesso fece Giovanni .
Firmò il suo l’assegno e lo misero nelle mani di Clelia, non sapendo che con quel gesto, metteva nelle sue mani il suo avvenire, la sua vita futura.
I due, Clelia e Giovanni, si guardarono con un lampo negli occhi, ingenuamente aveva accettato
… avevano chiuso la gabbia anche a lei, più facile del previsto e sorrisero .
“ Bene!”…. Esclamò Giovanni , ora mi porti le prove che ha ragione e la signora Clelia le darà il
mio assegno da ventimila euro.
“Io intanto esco!…Vado da mio marito, quando sarete pronti fatemi sapere che ritorno .” …Disse Clelia e così dicendo uscì dall’ufficio .
Francesca restò sola e subitosi diresse verso il computer è digitò il Codice Civile, cliccò e agitata cominciò a cercare, sfogliando le pagine elettroniche.
Cercando su internet, trovò l’artico di Legge che le interessava, non sapendo che ce n’era uno nuovo, lo stampò e trionfante chiamò il sig. Giovanni nell’altro ufficio e glielo lo mostrò sorridente, il quale dopo averlo visionato senza minimamente scomporsi trasse dalla tasca alcuni fogli sgualciti, li dispiegò e li mostrò a Francesca.
Lei sobbalzò, non era possibile! Si trattava di una circolare Ministeriale, recentemente emessa, con la quale si portava a conoscenza degli Enti Locali che c’era stata una nuova modifica della legge.
“Quello del sig. Giovanni era stato un tiro mancino! … Lo sapeva, mi ha raggirata!” ..Pensò sbiancando in volto, e reagì d’impulso, si infuriò dicendo che non era stato corretto, che l’aveva ingannata e che quindi la scommessa non aveva alcun valore.
Il sig. Giovanni senza minimamente scomporsi rispose che la scommessa aveva la piena validità giuridica perché, a prescindere da come erano andate le cose, risultava che aveva ragione lui.
Francesca si sentiva impotente e persa, in cuor suo ammetteva la validità delle sue argomentazioni e le riconosceva giuste e quindi chinando il capo dovette accettare la sconfitta.
Ma fu presa dal panico, di dover “saldare il debito.”
“Va bene!” Esclamò Francesca cercando di rabbonirlo:” Lo ammetto, ha ragione lei , non sapevo di questa modifica, la legge non è più quella che credevo io , è stata migliorata e non ne ero a conoscenza.”
Era nervosa, pentita di aver scommesso ventimila euro senza neppure averli, se avesse potuto sarebbe tornata indietro, ma non poteva, la realtà era quella.
Lui sorrideva della sua agitazione e apprensione.
Francesca restò in silenzio, aveva perso , aveva ragione lui per la prima volta dopo tanto aveva
Sbagliato e pallida ammise la sua sconfitta .
“La mia solita sfortuna. Ed ora? …Cosa succederà?” … I soldi da dare non li aveva e certo
non aveva intenzione di lasciarsi rasare a zero e appendere i suoi splendidi capelli in quell’armadio pieno di feticci a coda.
Mentre rifletteva, sentì dire:
“Io esco! ..Porto Buck a fare la pipì. Ci vediamo dopo!”
Sola, pensò e convenne che non valeva la pena di scontrarsi con quell’uomo visto che era anche uno dei soci della finanziaria a cui i suoi genitori dovevano i soldi, ma era preoccupata.
Poco dopo vide rientrare il signor Giovanni con quel grosso cane nero e bavoso vicino, che la
fissava sempre, terrorizzandola.
Le Sorrise, cercando di smorzare la tensione, dicendole subito:
“Ho perso la scommessa signor Giovanni, aveva ragione lei, ma gli vorrei parlargli.”
“Dopo!” … Rispose in tono secco lui . “Dopo! …Ora vada a lavorare.” Esclamò chiudendosi nel suo ufficio.
In tensione si sedette ad attendere che uscisse continuando a lavorare, pensava a cosa poteva fare, fuggire? … E poi le conseguenze?
Aveva firmato un assegno a vuoto di 20.000 euro, che se il signor Giovanni metteva all’incasso era rovinata, la fine della sua carriera da futuro avvocato. Farseli imprestare, nemmeno a parlarne e da chi poi ? ..Dai suoi genitori ? … Dal suo fidanzato?… No!… nemmeno a pensarci, meno cose sapevano lui e la sua famiglia di questo pasticcio, meglio era.
E poi non era solo per lei, se non onorava il debito, si sarebbe rifatto anche sul prestito dei suoi genitori.
Era una situazione tremenda. Le vennero gli occhi lucidi dalla tensione, come raramente le
capitava. Daltronte non aveva nessuna intenzione di farsi rasare a zero, ma come poteva fare?
Intanto Giovanni dal suo studio telefonò a Clelia:
“Vieni che è entrata nella gabbia !” ….Le annunciò ridendo. ” Dobbiamo solo chiuderla ora.”
Dopo mezz’oretta, arrivò Clelia che fece finta di tornare per caso. Francesca come la vide le si
avvicinò gentile con gli occhi rossi e lucidi dicendo:
” Signora Clelia …Ho perso la scommessa. Mi aiuti la prego!”
Lei fece finta di non sapere nulla, iniziando a darle del tu .
“Hai perso cara?… Lui ti ha detto qualcosa ? ”
“Non ancora, glielo accennato, ma mi ha detto di lavorare ed è entrato in ufficio. Io non ho i soldi e non voglio nemmeno perdere i miei capelli .”… Le confidò in modo supplichevole stringendole la mano tra le sue.
“Lasciami andare a parlargli, vediamo se troviamo qualche soluzione.” Le disse sorridendole.
Francesca tornò a sedersi in apprensione, mentre Clelia entrava nell’ufficio del sig. Giovanni,
chiudendo la porta dietro se.
Quando furono soli , felici scherzarono:
” Ci siamo….. è fatta!” ..Esclamò Giovanni .
” Si!!” …Rispose Clelia . ” Ora bisogna solo farle la proposta …vedrai che accetterà! ”
Il piano procedeva bene , come volevano loro.
Restarono ancora parecchi minuti fingendo di parlare, poi la chiamarono .
Entrò titubante e timorosa, la fecero sedere in una sedia al centro della stanza.
Giovanni si avvicinò a Francesca , con il suo ghigno perverso le girò attorno e le accarezzò i capelli alzandoli e facendoglieli ricadere sulle spalle, dicendo serio, dandole ora anche lui del tu senza più chiamarla dottoressa:
” Hai perso lo sai?”
“Si!” ..Rispose lei tremante con gli occhi umidi.
“Hai i soldi da darmi ?…Ventimila euro? ”
“No.”… Rispose Francesca.
“Allora come facciamo? “… Chiese Giovanni.” C’era un accordo tra noi. Te lo ricordi? ”
Francesca annui con il capo abbassandolo e mormorando un:” Si!”.. Rauco e di gola.
Per risposta Giovanni esclamò forte:
” Hai dei bei capelli sai?… E li hai persi per scommessa! Sono miei sai ora?!… Ho mi dai i soldi o me li prendo tutti.” Annunciò toccandoglieli ancora e avvicinandosi a un mobiletto, aprì
il cassetto estraendone un pettine e una macchinetta elettrica tosatrice per rasare a zero i capelli, una clipper … e un nastrino rosso.
Gli occhi di Francesca si spalancarono spaventati alla vista di quegli oggetti, aveva paura, tremava, le scesero due lacrime sul viso, stava per scoppiare a piangere .
Ma lui continuò a inferire di più su di lei:
” Che peccato!! ..Hai dei capelli bellissimi, meravigliosi, splendidi, chissà quanto tempo ce voluto a farli crescere così belli e tutte le cure che le hai dedicato e praticato.”
Francesca vide che in mano aveva un nastrino rosso di seta, come quelli che legavano gli scalpi nell’armadio.
Giovanni si avvicino e aprì tutte e due le ante del suo armadio bacheca, mostrandole tutte quelle lunghe code o ventagli di capelli appesi all’interno.
“Ecco i tuoi li appenderò qua!” Disse facendo segno con l’indice e toccando un punto:”A questo chiodo, tra la chioma nera e quella color mogano che ci staranno benissimo.”
Le lacrime iniziarono a scendergli silenziose sul viso. Guardò Clelia supplichevole.
Ma avvicinatosi dietro lei, Giovanni prese i capelli, li tirò e lisciò più volte facendone una coda
folta e lucida, e tenendola ben tesa con una mano, e le girò attorno il nastrino rosso proprio adeso alla nuca.
E mentre allacciava in basso il fiocco del nastrino per tenerli uniti nella rasatura esclamò:
“Certo che rasata a zero, non sarai più come prima!… Perderai tutta la tua bellezza , il tuo fascino, la tua femminilità. La gente ti guarderà deridendoti o con compassione, penserà che sei malata, sarai costretta a non uscire da casa o portare in testa la bandana o la parrucca.”
Continuando a inferire perversamente , umiliandola e spaventandola:
“E il tuo fidanzato? … Dovrai spiegargli perché lo hai fatto. Certamente non gli piacerai più!… Non sarai più quella di prima perderai tutto il tuo splendore e la tua avvenza. Forse se ne cercherà un altra, magari qualche tua amica che lo guarda sempre e che ha i capelli lunghi come i tuoi ora … che peccato! … Davvero un peccato!… Una ragazza giovane e bella come te.”
Francesca portando le mani sul viso all’improvviso scoppiò a piangere singhiozzando forte , scuotendo il torace, ma non fece compassione a Giovanni che anzi ne provava soddisfazione da quel suo stato emotivo e si eccitava di più.
Intervenne Clelia, con un occhiata complice.
” Ma non ci sarebbe un rimedio?… Un’altra possibilità invece che rasarla a zero? “… Chiese a
Giovanni .
“No mi dispiace, lo sai, mi conosci, per me i patti sono sacri .” Rispose lui.
“Ma non c’è niente che possa fare in cambio di quei soldi e al posto della rasatura??” Domandò ancora già d’accordo con lui in quel gioco delle parti.
“Nooo! ” Esclamò Giovanni. Fingendo di correggersi subito dopo.
“Forse una soluzione…” Fece una pausa:”… forse ci sarebbe !”
“Quale?”… Chiese Francesca togliendo le mani dal volto e tirando su il capo, sussultando della possibilità concessale e illuminandosi in viso.
“Bè!… Diciamo che dovresti fare l’accompagnatrice a un mio conoscente che viene qui uno di questi giorni .”
“Come l’accompagnatrice?” Chiese stupita.
“Si!… Essere gentile con questo mio conoscente, accompagnarlo a cena, a ballare, dove vuole .
Capisci cosa intendo? … Lasciarti anche accarezzare se occorre e … ” Non finì la frase che lei
reagì:” Ma lei è pazzo!!… Come si permette?… Io non faccio queste cose. ”
” Ma solo accarezzare, sulla schiena, sulle gambe. Il sedere senza fare altro.”Precisò Giovanni.
” No!… Assolutamente !” …Rispose Francesca orgogliosa e indignata, ricordando a Clelia che la osservava sua madre Beatrice.
“Peccato allora !!” … Ripetè nuovamente Giovanni, mentre il grosso rotwiller girava nervoso per la stanza rasentando le pareti e la scrivania, osservandola.
Giovanni prese sempre da quel mobile una grossa mantellina nera, come quella dei parrucchieri e facendola svolazzare in aria davanti a lei glie la mise intorno al collo coprendola tutta sul davanti, ripetendo:
“Proprio un vero peccato!! Era la tua unica possibilità di salvare e tenere i capelli!”… Sussurrò accendendo il clipper e avvicinandosi alla sua testa, facendole con sapienza sentire il ronzio della tosatrice vicino all’orecchio .
Francesca piangeva singhiozzando con quella lunga coda legata con il nastrino rosso e penzolante sulla schiena, mentre Clelia davanti a lei la guardava soddisfatta, trionfante, chiedendole ancora se avesse preferito davvero farsi rasare a zero il capo, piuttosto che accettare la proposta di Giovanni .
“ Accetta!… Cosa ti costa? … Non lo saprà nessuno e tutto finirà. Non dovrai fare niente di
particolare, solo lasciarti fare qualche carezza sulle gambe e sul seno e basta!”
Nel frattempo Giovanni portò il clipper davanti all’attaccatura frontale dei suoi capelli, esclamando :
“Iniziamo!!”
Lo appoggiò sulla fronte facendole sentire oltre che il ronzio, le vibrazioni sul cuoio cappelluto e le fredde lame metalliche sulla pelle, quando un grido improvviso squarciò l’aria:
“Noooo!!!…Noooo!!! ”
Urlò Francesca tra i singhiozzi e con le lacrime agli occhi .
” Noooooo!! … La prego! …Farò come ha detto, ma mi lasci i capelli, non mi rasi. La prego!”
Giovanni e Clelia si diedero un ‘occhiata complice e compiaciuta d’intesa.
Soddisfatti la guardarono, piangente, anche lei come la mamma era in gabbia.
“Bene!” Esclamò Giovanni . ” Hai accettato la mia richiesta. Ma non prendermi in giro con ripensamenti vari, che non li sopporto e posso anche diventare
cattivo. Niente scherzi dell’ultimo momento… Intesi!?”
“No…no!” Farfugliò Francesca.
“ E stai tranquilla che nessuno saprà nientem soprattutto il tuo fidanzato e i tuoi genitori,sarà solo un tuo piccolo segreto. Questo mio amico non è di qua, è di passaggio, è straniero.
Dovrai accompagnarlo solo a cena, a ballare e nient’altro, se lo ecciterai, ti accarezzerà solo un po’ e poi tutto sarà finito lì.”
Lei seduta con le lacrime agli occhi fece cenno di si con il capo.
Lui sorrise appagato, era stato più facile di quello che pensava, la fortuna era stata dalla sua parte.
Guardò Clelia sorridente . Era fatta!!
A malincuore spense e rimise il clipper nel cassetto e poi le tolse la mantellina ripetendo:
“Ma non farmi scherzi!… Voglio essere chiaro. Se all’ultimo minuto cambi idea e mandi tutto
all’aria, divento cattivo … molto cattivo e oltre che rasarti a zero ti faccio tatuare il viso e
violentare!”… Le disse deciso e autoritario, mostrandosi per quello che era realmente.
“No!..No” …Esclamò Francesca terrorizzata da quelle parole asciugandosi le lacrime:”Farò come dice lei.”
“Bene! ” … Aggiunse accarezzando il cane sulla testa .” Ora torna al lavoro, ti dirò io quando sarà il momento e la signora Clelia ti istruirà.”
Francesca uscì e tornò alla sua scrivania, mentre Clelia le sussurrava :
” Vedrai che non succederà niente. Lo sai come sono gli uomini, al massimo allungherà le mani, tu lo lascerà toccare un pò e poi sarà tutto finito. Ora calmati!… Bevi un bicchiere d’acqua e vedrai che sarà meno terribile di quello che pensi e ci guadagnerà la tua splendida chioma e il tuo assegno ritornerà a te. Ora ti saluto, devo andare al lavoro anch’io.” …La salutò accarezzandole affettuosamente il viso e i capelli.
Francesca con il singulto del pianto, ignara di tutto e della sua perfidia la ringraziò:
” Grazie di tutto quello che sta facendo per me signora e del coraggio che mi infonde.”
“Ma figurati cara !…” Disse accarezzandole il viso e una lacrima:” Questo è il minimo, io sarò sempre a tua disposizione e dalla tua parte, ricordalo sempre. Vedrai diventeremo buone amiche e ti insegnerò molte cose .” … Le sussurrò avvicinandosi e come Giuda le
diede un bacio sulla guancia , assaporando perfida il gusto salino delle sua lacrima pura, prima di avviarla per sempre alla perdizione e alla perversione.
Lei innocentemente ricambiò il bacio.
Iniziava per Francesca una nuova vita, tutta diversa da quella prospettata e sognata.

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