IX° Non desiderare la donna d’altri – 02 La società.

IX° NON DESIDERARE LA DONNA D’ALTRI.

CAP. 2 LA SOCIETA’.

Beatrice e Roberto quel pomeriggio arrivarono in anticipo sull’ora stabilita, parcheggiarono l’auto ed entrano nel cortile del caseggiato in ristrutturazione, dove erano adibiti gli uffici della società del signor Salvatore.
Alcuni manovali Albanesi stavano lavorando all’entrata e nella scala del palazzo e vedendo la
capigliatura bionda e folta di Beatrice uscire dall’auto si misero ad osservarla , guardandole anche le gambe e il sedere, parlando e ridendo tra di loro nella loro lingua .
La sua chioma bionda, la sua bellezza e femminilità non passava inosservata, per questo tirò su il foulard che portava al collo e si coprì il capo, prese dalla borsetta i suoi occhiali scuri con montatura a forma di occhi di gatto e li mise per cercare di rendersi indifferente e ignorata.
Infastidita da quelle occhiate e quei commenti incomprensibili ma chiari, si incamminò veloce
verso le scale che portavano agli uffici, inseguita dagli sguardi degli operai.
Quell’aumentare l’andatura non fece altro che accentuare l’ondeggiare di quel suo splendido culo, pieno e provocante , suscitando altri commenti e risate sfrontate da parte dei lavoratori .
Beatrice aveva un trucco sobrio e leggero appena evidente, che si adattava alla sua pelle lattea e ai suoi occhi azzurri, orecchini di perla a clips sui lobi, come la collana sul petto e un velo leggero di rossetto sulle labbra appena visibile, la rendevano attraente.
Indossava un tailleur firmato, di buona fattura, color rosa perlato, molto elegante, composto dalla gonna , che arriva fino sopra al ginocchio, con spacco posteriore che ai passi e nel salire le scale, aprendosi, valorizza le sue gambe avvolte nelle calze bianche in seta decorata, che terminavano in un paio di scarpe eleganti a tacco medio-alto, coordinate in tonalità con il vestito.
Una giacca a manica lunga abbinata alla gonna, con colletto arrotondato, stretta sulla vita da una simulata cintura di stoffa cucita sul capo, da dove poi si svasava fino ad arrivare a metà dei glutei.
Sul fianco una borsetta a tracollo a catena lunga dorata le pendeva dalla spalla .
Inoltre conoscendo il fascino che aveva sugli uomini, aveva pensato stupidamente di indossare una camicetta bianca sapientemente sbottonata in alto per fare risaltare il suo seno, sorretto da un reggiseno di pizzo bianco che si intravvedeva nella scollatura assieme alla collana di perle, il tutto coperto dalla giacca.
Il brand “ Victoria’s Secret”, era la sua lingerie preferita, molto cara, ma raffinata, prediletta anche dalle sue figlie Francesca e Serena.
L’abito lo aveva preferito ad altri , perchè elegante e comodo in ricordo degli apprezzamenti
ricevuti in precedenza ,sapendo che la sua figura non passava inosservata, anche se quell’uomo gli faceva schifo e ribrezzo, voleva in qualche modo influenzarlo positivamente con la sua presenza, sperando così di ottenere un’ interessamento maggiore alla loro pessima situazione economica.
Salita la prima rampa di scale, aprirono la porta a vetri entrando direttamente nell’agenzia.
L’interno era formato da una unica grande stanza divisa da pareti a vetro che formavano gli uffici del titolare , il Sig. Salvatore e del suo collaboratore e contabile Vincenzo Dorsi e di una piccola anticamera a sala d’attesa.
L’ufficio del sig. Salvatore era una grande stanza, composta da una grossa scrivania di noce
massello con dietro la sua poltrona girevole in pelle nera, davanti tre sedie a poltroncina consumate e lise per i clienti. Alle pareti scaffali con pile di carte e documenti.
Su un lato un piccolo salottino costituito da un divanetto centrale con due poltrone laterali e davanti un tavolino basso con un piano d’appoggio rettangolare anch’esso di noce massello, molto massiccio, tenuto su da quatto gambe di legno molto robuste, fin troppo per il compito d’appoggio che doveva svolgere per riviste e bicchieri. Ma c’era un motivo.
Lì a volte faceva accomodare i clienti per discutere in modo comodo e più socievole gli affari.
Sotto un tappeto damascato, che dallo sporco aveva perso l’evidenza dei disegni e il contrasto dei colori .
Entrando nella sala d’attesa, videro la moglie-segretaria del sig. Salvatore, la signora Clelia in piedi in un spazio adiacente alla porta d’ingresso, stava parlando con un individuo seduto, disgustoso, grasso e flaccido che indossava una tuta da lavoro sporchissima ed emana una puzza incredibile di sudore rancido. Tanto era grasso che il suo sedere trasborda dalla sedia con il rischio di sfondarla dal peso. Seppe solo in seguito , che era il sig. Giovanni, l’altro socio del signor Salvatore.
Beatrice restò in piedi sull’uscio cercando di vincere il disgusto nell’osservarlo. La signora Clelia gentile con il sorriso sulle labbra, li pregò di accomodarsi. Dato l’odore nauseante che emanava l’uomo, lei e suo marito si appartarono nelle poltrone che erano in un’ angolo vicino alla porta dell’ufficio di Salvatore.
” Arrivo immediatamente!!… Sono subito da voi !… Do dei documenti al signor Giovanni, il
responsabile degli operai della nostra impresa e nostro socio e poi vi accompagno dal signor
Salvatore.” Esclamò Clelia cortesemente.
La poltrona era molto bassa, tanto che Beatrice sedendosi, con il sedere sprofondò talmente da far risalire la sua gonna fino a scoprire gran parte delle cosce.
Il sig, Giovanni girando a fatica il suo grosso collo taurino, la osservò, lei si irrigidì, quando alzò lo sguardo e scoprì il volto umido di sudore del grassone che le fissa intensamente l’interno delle cosce fino al bianco delle mutandine.
Rossa in viso e imbarazzata, si raddrizzò e tirò più che poteva la gonna alle ginocchia, e prendendo una rivista dal tavolino adiacente alla poltrona, cercò di darsi un contegno sfogliandola appoggiata sulle gambe strette , impedendogli così la vista.
Intanto il sig. Giovanni davanti a lei continuava a fissarla passandosi la lingua sulle labbra in modo volgare e irrispettoso, toccandosi la zona pubica dei suoi lerci pantaloni. L’imbarazzo aumentò quanto più l’attesa si prolungava, il suo sollievo fu grande, quando sentì la voce di Salvatore chiedere a Clelia di fare entrare il signor Gometti e signora.
I coniugi Gometti entrarono accolti dal sig. Salvatore sorridente e gentile, seduto sulla poltrona in pelle girevole dietro la grande scrivania, sulla quale erano disposti, in modo disordinato, una cartella di fogli , un posacenere con un mezzo sigaro spento, una scatola di sigari toscani, una statuetta e un bicchiere vuoto, unto, con il fondo sporco di rosso , probabilmente deposito di vino o di amaro.
Li fece accomodare sulle sedie a poltroncine davanti alla scrivania. Beatrice si sentiva a disagio in quell’ambiente.
Voltandosi prima di sedersi, vide oltre il vetro della parete quel grassone del signor Giovanni che la osservava sorridendo, indicandola agli operai giunti a registrare il fine lavoro, tutti
extracomunitari , Albanesi e Rumeni che probabilmente sfruttavano per pagare meno.
Ridendo e gesticolando la guardavano sfrontati e offensivi, facendogli vedere la lingua entrare e uscire veloce dalle labbra come quella di un serpente, oppure passandosela lentamente intorno alle labbra .
Beatrice era imbarazzata e disgustata dall’atteggiamento di quegli uomini senza ritegno e rispetto, si vergogna, intuendo qual’era il loro argomento su di lei.
Salvatore la guardava attentamente, scrutandola con soddisfazione e apprezzando con un sorriso viscido l’abbigliamento..
“Bene! Bene!” Pensava Salvatore:” Si è preparata a dovere per far eccitare tutti, magari pensando così di essere avvantaggiata nella situazione …Ma non si preoccupi cara signora Gometti , siamo tutti qui per lei . Vedrà!… Ci farà eccitare tutti, se ne accorgerà!!”
Beatrice scorse in quello sguardo qualcosa di perfido e ambiguo che le fece correre dei brividi lungo la schiena, quasi si pentì della preferenza per quell’abbigliamento e di chiedere aiuto a quelle persone. Ripensandoci se fosse stato per lei non sarebbe mai arrivata fino a quel punto, ma non avevano altre soluzioni e il tempo ormai era limitato.
Dopo i primi convenevoli Salvatore andò subito al punto.
” Ho esposto il vostro problema anche ai miei soci e al mio contabile.”
Indicando la persona seduta sul divanetto al lato della stanza.
Era un uomo di età matura ultracinquantenne, semicalvo, molto alto, e di una magrezza
inverosimile che lo faceva sembrare quasi uno scheletro.
Con uno sguardo subdolo e un cenno del capo li salutò .
Mentre Salvatore proseguiva:
” Insieme siamo venuti alla conclusione che vogliamo aiutarvi a risolvere il vostro problema.
Voi avete contratto prestiti con più banche.
Sappiamo che siete persone serie e oneste e che onorerete i vostri debiti.
Abbiamo una proposta da farvi se siete d’accordo !… I vostri debiti li rileveremmo noi come
società e poi voi c’è lo restituirete mensilmente in un debito unico, con una somma proporzionale all’incasso che farete, con un minimo d’interesse del 5 %, molto meno delle banche, quando potrete, senza il tormento di avere il fiato sul collo degli Istituto di credito.”
Beatrice guardinga, non credeva alle sue orecchie, tutti conoscevano l’ avidità di chi le stava
di fronte e si chiedeva come era possibile che si offriva di pagare tutti quei soldi richiedendo un interesse così basso?… Anche se l’offerta era allettante, c’era comunque il problema di come restituirli se il lavoro non girava.
“La ringraziamo!“ Esclamò . “ Ma non credo che sia possibile visto che comunque se il lavoro non girasse, non riusciremo ad estinguere il debito.”
Salvatore la scrutò ambiguo pensando:” Ci siamo!..I coniugi Gometti sono davanti alla gabbia, ora bisogna convincerli e aiutarli ad entrare e poi chiuderli dentro con accortezza.” Con un sorriso diabolico rispose:
“ Cara signora Gometti !…Abbiamo pensato anche a questo e la soluzione sarebbe quella di entrare in società con voi.”
La coppia sussultò sorpresa da quella richiesta, Beatrice strabuzzò gli occhi, mentre Roberto suo marito ascoltava in silenzio. Non ci credevano, non era possibile che chiedessero questo come garanzia , entrare in società con loro nel negozio.
Chiese preoccupata Beatrice : ” Come in società ? In che senso ? …Perchè?”
“Non si spaventi signora Gometti!” Rispose Salvatore sotto lo sguardo complice del contabile:
“Sarebbe solo formalmente, come garanzia momentanea, io personalmente entrerei solo
nominalmente in società con voi al 50%, con una somma di 50.000 euro in contanti, ma il negozio resterebbe vostro, lo gestireste e lo portereste avanti voi. Solo voi !..Io.. non ci sarò mai e non interferirò mai con la vostra organizzazione lavorativa.
In base ai guadagni mi darete una quota di rimborso mensile, più il piccolo interesse che abbiamo stabilito. Questo fino a quando non estinguerete completamente il debito, che ci mettiate un anno, due o tre o più non cambierebbe nulla. Quando lo estinguerete , decadrà la società e le ipoteche sulla vostra casa e sul negozio.”
Aggiungendo:” Questa !! … Signori Gometti!.. E’ una opportunità che non si ripeterà più. Avete
modo di gestire tutto come se foste solo voi i padroni, io non ci metterò nemmeno il naso in
negozio, anche perchè non ne capisco niente di commercio e siete voi i commercianti.”
Fece una pausa e continuò:
” Farete tutto voi, non ci saranno interferenze e nessuno saprà che esiste questa società e, ripeto, una volta pagato il debito , ritornerà di nuovo tutto nelle vostre mani. Per me è come un investimento, siete persone per bene, serie, oneste e rispettabili che stimo. E per voi un’opportunità e un affare da non farvi scappare.”
I coniugi Gometti si guardarono in viso, non sapevano cosa fare, era una richiesta insolita e
improvvisa, Salvatore era stato chiaro, chiarissimo. Decisero di pensarci su e poi le avrebbero fatto sapere la loro decisione. Era una decisione importante e volevano valutarla bene.
” Ci scusi signor Salvatore! Esclamò Beatrice.” Ma vorremmo rifletterci con attenzione, avere un po’ di tempo per pensarci . Sa!…Il negozio è tutto quello che abbiamo e prima di prendere una decisione così importante, vorremmo discuterne con calma io e mio marito. Abbiamo già la casa e i muri del negozio ipotecati con le banche, se ora cediamo metà della licenza rischiamo molto, è un passo importante..”
“Certo!” Esclamò amabile e disponibile sorridendo Salvatore, capendo due cose da quella richiesta, che chi decideva tutto era la signora Beatrice e il marito era solo un accompagnatore, una comparsa, una figura di secondo piano sul lavoro e nella famiglia e quindi era da lui che dovevano iniziare per mettere in atto il loro progetto di corruzione morale.
” E’ giusto!!” Continuò…”Ci mancherebbe! …Vi fisso già un altro appuntamento per la prossima
settimana, dopo che avrete valutato e deciso, una settimana di tempo vi basterà per sciogliere i vostri dubbi. Intanto chiederò già l’appuntamento con il notaio, preparerò le carte per la
costituzione della nuova società, se la vostra risposta fosse affermativa sarebbe già tutto pronto e vi prendete il prestito … se no si strappa tutto!”

Tornati a casa Beatrice e Roberto passarono tutta la settimana a riflettere, lui era favorevole, lei più preoccupata e inquieta. Studiarono tutte le possibilità e le modalità e convennero che quella forse, tutto sommato non era poi una cattiva idea, le avrebbe dato un margine di respiro economico, anche perché ormai con le banche che premevano per i pagamenti, non avevano altro tempo e scelta per decidere.
Avevano paura di finire sul bollettino dei protestati e che in città si venisse a sapere, sarebbe stata una vergogna insopportabile per loro e i loro figli, tutti fidanzati con figli di famiglie benestanti.
Tutto sommato pensarono che non era poi così stravagante la proposta del sig. Salvatore e
accettarono.
Il giorno prima telefonarono al signor Salvatore confermando tutto e lui gli diede appuntamento direttamente dal notaio.
Salvatore conosceva bene la loro situazione, perché era stato il suo contabile a tenere i contatti con le banche e spiegare loro la volontà da parte della società di Salvatore di rilevare il debito dei coniugi Gometti .
Le banche in quel momento di crisi furono ben felici di vedere rientrare il loro denaro in contante e poco gli importava da chi.
Mentre la sua società sarebbe diventata beneficiaria dell’ipoteche del negozio e dell’appartamento rilevandone il debito, lui diventava socio nell’attività commerciale e comproprietario della licenza.
Si incontrarono dal notaio, dove firmarono la costituzione della nuova società, il sig. Salvatore ne entrava a fare parte, rilevando la sua quota simbolicamente con 50.000 euro in contanti che diede in una busta alla signora Beatrice. Anche se quel 50% valeva molto di più, almeno il doppio.
Registrato l’atto ritornarono nell’ufficio del sig. Salvatore, lui precedendoli.
Giunti anche loro, li fece entrare e accomodare la signora Clelia, uscendo poi dalla stanza.
Il sig. Salvatore era al telefono, si sedettero nelle sedie a poltroncina e attesero che lui terminasse la conversazione telefonica.
Conclusa la chiacchierata telefonica, si girò verso loro esclamando:
” Allora va bene ? … Avete visto ?…Avete risolto i vostri problemi. ” Alzando la voce chiamò la
moglie :” Clelia!! … Portami la pratica Gometti !”
La porta si aprì e subito dopo entrò la signora Clelia con un fascicolo. L’uomo prese la pratica e
allargando dei fogli sulla scrivania li informò:
” Questi sono i documenti da firmare per la transazione del debito. Con queste firme che poi noi andremo a depositare in banca, la vostra posizione di inadempienza si sarà risolta e le banche non vi daranno più fastidio. ”
E gliele porse davanti .
Beatrice e Roberto, firmano parecchi fogli ,non pareva loro vero che da quel momento non
dovevano più temere i richiami e le minacce delle banche e rischiare di finire nel bollettino dei
protestati e inoltre avere 50.000 euro liquidi, era una boccata d’ossigeno per loro.
Non finivano di ringraziare il sig. Salvatore per averli aiutati, ora lei gli sorrideva, seppur
Forzatamente ma in modo diverso, cordiale. Ora non era più il vecchio zoppo bavoso e schifoso che la signora Beatrice aveva insultato anni prima, ora era diventato il loro soci-benefattore.
Intanto Beatrice notò che la signora Clelia rimasta in piedi sul fianco della scrivania con sguardo severo la scrutava da capo a piedi, soffermandosi sulla scollatura della camicette che sapientemente aperta da lei precedentemente dava la possibilità di osservare all’interno e vedere oltre che la sua bellissima collana i suoi seni bianchi sospesi dal reggiseno. Beatrice arrossì e abbassò la testa. Si sentì a disagio ad essere scrutata con tanta sfrontatezza da quella donna che gli aveva fatto sempre un po’ ribrezzo.
Terminati i convenevoli:“ Bene!” …Esclamò Salvatore:“ Ora siamo anche soci!”
Prese la cartella di cuoio sulla scrivania ed inserì i documenti appena firmati passandola poi a sua moglie Clelia che uscì sorridendo.
Lui si rilassò sulla poltrona appoggiandosi allo schienale con la testa, ruotandola lateralmente
mentre si accendeva un residuo spento di sigaro toscano, e disse:
” Come potete ben capire, con questa doppia operazione la mia società si espone di oltre centomila euro senza avere delle garanzie sicure del rientro.”
Ma i coniugi Gometti si affrettarono a rispondere :
“Si !…Ma stia tranquillo!… Le restituiremo tutto fino all’ultimo euro. Lei sa che siamo gente seria e onesta e poi ora è in società con la licenza e ha l’ipoteca del negozio e della casa come garanzia. E’ nostro interesse estinguerlo al più presto.”
Dopo una breve chiacchierata, si alzarono e si salutarono, Beatrice dovette stringere la mano al suo nuovo socio d’affari quel vecchio schifoso, seguita dal marito. La stretta della sua mano le diede una brutta sensazione, essendo grassoccia, screpolata e sudaticcia. Appena giunta a casa se la lavò abbondantemente più volte.

Il tempo passò !
Ma la crisi impazzava, la gente acquistava poco, non c’erano vendite e con quel poco che
incassavano non riuscivano nemmeno a coprire le spese, e il tenore di vita che conducevano con i figli all’università era dispendioso . Anche i 50.000 euro un pò per volta furono spesi.

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