a- Il donatore di sperma. Cap 12 Il giorno dopo.

Cap. 12  IL GIORNO DOPO.                                    ( Inedito)

Note:
Nell’oggi cammina già il domani.
(Samuel Taylor Coleridge)

Quel mattino mi svegliai presto, il primo pensiero che ebbi quando aprii gli occhi fu a quello che era successo la sera prima, alla donazione di sperma e le sue conseguenze su di me e mia moglie, e al di là del pensiero di avere un figlio mi sentivo amareggiato, dispiaciuto, deluso che fosse avvenuta davvero.
Laura si era alzata prima di me, la vidi sorridente già in piedi lavata che metteva a posto la biancheria pulita presa dallo stendino sul terrazzo nei cassetti del comò, quel comò dove poche ore prima appoggiata con la gonna su e le mutandine giù era la ricevente del donatore che la possedeva.
Osservai la console sopra, gli oggetti che aveva fatto cadere in quei momenti di esaltazione erano tutti a posto, in ordine come prima.
A guardarla per lei pareva non fosse successo nulla la sera prima, sembrava una mattina come tutte le altre, la guardavo in silenzio, e mi pareva felice e sembrava perfino più bella con il suo sorriso allegro, ma non riuscivo a togliermela dalla mente in quella posizione sul comò mentre riceveva la donazione con lui dietro che la possedeva.
“Buongiorno amore mio!…Andiamo al mare!?” Esclamò sorridendo.
“ Buongiorno a te amore!… Va bene mi preparo!” Risposi.
Si preparò anche lei, andò in camera spogliandosi di quel poco che aveva addosso in casa, canotta e mutandine, e la vidi nuda, bellissima, sensuale con il suo corpo splendido che infilava la parte inferiore e a seguire quella superiore del bikini, assestandovi bene dentro le mammelle per averle comode, e guardandola non potei fare a meno di pensare ancora che la sera prima il suo corpo aveva goduto con quell’uomo, Andrea, fino all’ eiaculazione dentro lei, la cosidetta donazione di sperma. Poi mise il Kaftano sopra che le faceva da copricostume, andò in bagno e si trucco appena pettinandosi, raccolse tutti i capelli nella mano in una lunga coda e ruotandola su se stessa come faceva sempre quando andavamo al mare formò un chignon che fermò con un mollettone e appuntò sulla nuca.
“Il borsone è già pronto!” Disse.
Prese ancora le sue cose da mare e uscimmo per andare alla spiaggia.
Lei non parlava dell’accaduto, come se non fosse avvenuto, mi sorrideva e prendeva a braccetto camminando, facendomi capire che mi voleva bene. Ma da quella donazione in me si era creato un turbamento morboso da cui non riuscivo a non pensare.
Sopra i capelli raccolti portava il grosso cappello a falde da spiaggia in paglia con nastro, che le ombreggiava il viso e con i suoi occhiali scuri da sole sembrava celarlo, come a nasconderlo ai miei sguardi, dandole un aria misteriosa e affascinante. Ma ero convinto che anche lei dietro a quella apparente tranquillità di facciata era agitata, nervosa e pensosa come me.
Il Kaftano da mare leggero, lasciava intravvedere sotto esso la forma del corpo longilineo e il bikini, con la parte superiore non più a fascia ma a reggiseno, con spalline strette e coppe per le mammelle, le infradito ai piedi e il borsone sulla spalla e camminavamo a braccetto senza parlare.

Strada facendo nel dehor di un bar sul lungomare ci fermammo, ci sedemmo in un tavolino a fare colazione, tra sorrisi e sguardi, parlando del tempo e della gente e non della donazione. Non visto da lei mentre facevo colazione la scrutavo e pensavo che la sera prima era stata posseduta dal donatore e ricevuto il suo sperma e probabilmente l’aveva già fecondata. Ne ero felice che saremmo diventati genitori, ma anche turbato, c’era qualcosa in me che mi agitava interiormente e mi sentivo inquieto e imbarazzato dalla sua apparente tranquillità e indifferenza.
Credevo che fosse ancora incredula dell’accaduto e che a differenza di me cercasse di rimuovere tutto.
Nonostante cercassi di affrontare il discorso con lei, non ci riuscivo. Non riuscivo a trovare una introduzione nel nostro chiacchierare.
Del modo come era avvenuta quella donazione pensavo che si vergognasse a parlarne e ci sentivamo come se avessimo improvvisamente smarrito qualcosa di noi, come se ci nascondessimo qualcosa l’uno all’altra anche la felicità di avere un figlio.
Quando il cameriere ritirò le nostre tazze della colazione e fummo soli, Laura si girò verso me e mi sorrise, io guardandola negli occhiali da sole non riuscivo a vederle gli occhi e quindi a decifrare il suo stato d’animo, e mi decisi e a bruciapelo le chiesi:
“Ti è piaciuto ieri sera?”
Lei mi guardò stupita, arrossendo imbarazzata, dondolando la testa sotto quell’enorme cappello probabilmente osservandomi stupita dietro le lenti scure come a dire: ” Ma che chiedi? “… Oppure il suo atteggiamento con l’espressione delle labbra, le uniche cose che riuscivo a vedere poteva apparire:” Ma che domande fai?… Che centra? ”
Abbozzò solo un sorriso breve a labbra unite, ma non rispose. Non sapevo come interpretare quel suo comportamento, ma non dissi nulla.
Ci alzammo e io andai a pagare e poi proseguimmo sul lungomare assieme.
Mentre camminavamo si fermò nell’edicola ad acquistare le sue riviste predilette, quelle di gossip, mentre io non riuscivo a non pensare a quel chiodo fisso che mi era venuto. Lui l’aveva posseduta e lei aveva goduto con lui e non riuscivo a togliermi dalla mente la loro immagine davanti a quello specchio, i suoi gemiti di piacere soffocati e poi liberi del suo godere.
Quella donazione di sperma diretta e naturale, mi aveva fatto scoprire aspetti nuovi di me che non conoscevo e mentre avanzavamo verso i bagni, all’improvviso fu come se tutto fosse cambiato, l’avevo al mio fianco a camminare ma avvertivo un gran vuoto, non la sentivo più mia, mi sentivo come sospeso. Tutto oramai era stato fatto, era avvenuto, probabilmente, anzi certamente Laura ora era incinta, dovevo essere felice ma non riuscivo ad esserlo pienamente. Quello che era accaduto mi aveva sconvolto e turbato profondamente, avevo provato piacere nel vedere mia moglie fare sesso con lui. Era incredibile io che ero sempre stato geloso di Laura, ora mi piaceva pensarla e ricordarla posseduta da quell’uomo, strano, eppure era così e vero, non potevo mentire a me stesso. Non riuscivo a definirmi, se la mia fosse debolezza momentanea o fossi uno scellerato o semplicemente un pazzo a provare certe emozioni.
“E Lei ? …” Mentre la guardavo al mio fianco pensavo:” E lei cosa avrà provato emotivamente oltre il piacere? Senz’altro sarà felice di essere incinta di lui che la fatta anche godere o indifferente? Ma avrà sentito qualcosa per lui?… Desiderio… attrazione?”
Avevo visto assistendo che le era piaciuto, aveva partecipato attivamente pur involontariamente e mi chiedevo se anche lei si sentisse come me, eccitata del pensiero di quello che aveva fatto o dispiaciuta? Ma all’apparenza non sembrava, pareva che fosse tranquilla, distaccata e non ne parlava e non riuscivo a tollerarlo.
“Possibile che non voglia, che senta il dovere di dire qualcosa in proposito?” Pensai.
Si che era timida e vergognosa… ma non dire nulla completamente? E poi quell’aria di felicità che aveva mi dava fastidio, la interpretavo non come dovuta alla fecondazione, ma a lui.
Quel suo guardarsi in giro e sorridere, mentre io ero pensoso, angosciato e malinconico non lo sopportavo.

Arrivammo in spiaggia che era ancora primo mattino, il sole non bruciava come a mezzogiorno ed era il momento preferito in cui Laura poteva abbronzarsi tranquillamente la sua pelle pallida senza essere soggetta a scottare.
Era bello godere della quiete pigra che si respirava sia passeggiando lungo la battigia tra il giocare dei bimbi, sia sotto l’ombrellone, quando i lettini erano ancora chiusi e in perfetto allineamento l’uno di fianco all’altro in un rigido ordine geometrico e la spiaggia liscia che si lasciavano le impronte ad attraversarla. E la brezza marina era perfetta, come il silenzio e l’immagine del sole all’orizzonte che saliva dall’acqua.
Fatta la stretta passerella arrivammo al nostro ombrellone con prendisole e sdraio. Lo aprii assieme alle sdraio e appena lo furono, lei posò il borsone e lo smartphone sopra, tirò fuori le asciugamani e si tolse il grosso cappello di paglia, liberando il viso dall’ombra delle sue falde e tolse gli occhiali scuri, rivelando il suo viso dolce e simpatico, riuscendo a guardarla da vicino nei suoi occhi scuri.
Era splendida Laura con i capelli castano colpiti dal sole che riflettevamo mille colori chiari e luminosi, raccolti e tenuti sulla nuca con il mollettone in un chignon disordinato che la rendeva più erotica e lasciava agli sguardi il collo sensuale, dandole in quel momento un portamento eretto e altero, non manifestando apparentemente apprensione, ansia o timore ma solo indifferenza per tutto.
Ci sedemmo sulle sdraio e mentre lei toglieva il copricostume mostrando involontariamente la visione del suo corpo in bikini ai vicini di ombrellone e si rimetteva a posto sul naso gli occhiali da sole. Io guardando il suo corpo quasi nudo mi sedetti affianco, mentre lei facendo lo stesso si rimetteva il cappello di paglia a falde sul capo, preparandosi la crema per cospargersi il corpo quando il sole sarebbe stato più caldo; per poi tirare fuori dal borsone le riviste acquistate, e sistemandosi i suoi occhiali da lettura sul naso, mettersi a leggerne una.

Mentre leggeva, ci furono attimi di meraviglioso silenzio. Il tempo era splendido, il mare una tavola ed era iniziato l’andirivieni di bagnanti. Seduto per non pensare, osservavo con attenzione un paio di ragazzini che stavano facendo il bagno allontanandosi troppo dalle acque basse per dirigersi un po’ più al largo, dove spesso c’è la corrente traditrice. Ma vidi poco dopo dalla riva che sbracciandosi, le mamme li richiamarono a rientrare e loro ubbidirono.
Nel frattempo arrivò gente, vociante e allegra che sentimmo subito dopo, scendere dalla passatoia di tela sulla sabbia che portava al mare. Si sentì mormorio di voci, con qualche risata e parole in dialetto milanese e poi frasi più comprensibili in italiano, infine molteplici voci che si accavallano. Era arrivata una compagnia di ragazzi e ragazze di poco più giovani di noi.
Laura girò il capo e li osservò, poi si voltò verso me guardandomi sconsolata con un sorriso scocciato, come a dire:” Sono arrivati i casinisti.”
Difatti appena arrivati alle loro sdraie, spogliati degli abiti in spiaggia, in costume corsero subito verso la riva gridando e ridendo con le ragazze nei loro mini bikini dietro loro, buttandosi in acqua a giocare, bagnandosi, scherzando e nuotando.

Presi una rivista anch’io tra le sue per leggere in una apparente tranquillità, ma il mio pensiero fisso era su altro, sulla sera prima.
Fu in quel momento di quiete che non sapendo se lei pensasse che tutto fosse finito, che domandai:
“Allora non mi dici niente di ieri sera? “
Restò in silenzio alcuni secondi, poi senza voltarsi con aria imbarazzata ed evasiva in una forma di timidezza rispose :
“Riguardo a che cosa ?” Fingendo di non capire.
“Di ieri sera, della donazione… cosa ne pensi, un tuo parere. Sei felice che ora avremo un figlio?” Pronunciai alterato dentro di me dal suo comportamento .
“Eh..cosa ne penso?…. il mio parere? … Si certo, sono felice e spero di essere incinta e aspettare nostro figlio… Non so! Cosa ti devo dire? …Abbiamo praticato la donazione, ho ricevuto il suo seme, hai visto anche tu … “ Rispose discretamente con un sorriso appena accentuato, mentre con gli occhi socchiusi e le palpebre basse che lasciavano solo una fessura continuava a leggere il giornale.
” E visto che non mi soddisfaceva e non rispondeva a quello che le chiedevo, fui più diretto e chiaro:
“Si ho visto anch’io!” Ribadii, provando dentro di me una stretta di gelosia. Volevo farla uscire dalla sua superficialità e distacco e che si mettesse a parlare di quello che richiedevo io e la provocai :
” E ho visto che godevi anche, ti piaceva… .”
Non disse nulla, arrossì violentemente in viso, si portò in avanti con il tronco, allungò il braccio e prese gli occhiali da sole dal prendisole e togliendo quelli da lettura se le mise come se fossero una maschera, e si voltò a guardarmi.
“Lo abbiamo fatto, lui ha donato lo sperma e io lo ricevuto.” Disse ancora più evasiva di prima.” Era questo che c’eravamo preposti.”
E io cercando di controllarmi ribadii:
“ Si, ma cosa ne pensi? … Ti è piaciuta ricevere la donazione in quel modo?” Usando per pudore e rispetto come lei, sempre quel linguaggio tecnico, settoriale e non sessuale.
“Piaciuto cosa?” Rispose fingendo ancora di non capire e iniziando a farmi adirare. Ma probabilmente ero io che non capivo che lei non era disposta a parlarne di quello.
“La donazione! Te lo detto!” Ribadii a voce alta.
Lei si guardò attorno per rassicurarsi che nessuno ci ascoltasse e fu ancora evasiva, dopo una pausa rispose giustificandosi:” Piaciuta….ho dovuto farla per avere un figlio… .”
“Si! Hai dovuto farla, ma ho visto e sentito che provavi piacere a ricevere la sua donazione … .” Replicai irato.
Arrossì ancora imbarazzata e disagiata si toccò gli occhiali tra l’indice e il pollice mettendoli a posto e dicendo in modo seccato ed evasivo:
“Quello che è successo è stato involontario… lo sai anche tu, lo aveva detto anche lui che poteva succedere e comunque non cambia i miei sentimenti per te, io ti amo sempre, anzi più di prima Roberto.” Precisò.
Stava cercando di fare in modo di ridimensionare e non parlarne, e questo mi infastidiva e mi spingeva a cercare di capire perché fosse così assente distaccata e lontana, non capendo in quei momenti che lo faceva per amore nei miei confronti, di noi , ma creandomi io con la sua evasività delle risposte sbagliate sul fatto e su lei, e prosegui.
“Sarà stato certamente involontario il tuo piacere, ma ho visto e sentito bene che godevi!” Dissi chiaramente.
Restò in silenzio qualche secondo, prese il giornale lo chiuse con rabbia e si voltò a guardarmi:
“Senti Roberto… non mi piacciono questi discorsi!” Esclamò guardandomi seccata con gli occhiali scuri:” Non rovinare questi momenti di gioia che sono stata fecondata, solo per una mia reazione fisica non voluta tra l’altro … te lo ripeto, io amo te e solo te!” E per la prima volta la vidi diversa, alterata, non la percepii più come solo mia la mia solita Laura.”
“Non ti arrabbiare… ti sto solo chiedendo amore.” Ribattei con voce bassa sorridendo colpito negativamente dalla sua reazione insolita.
“Sai cosa è successo Roby … evita di imbarazzarmi, di farmi sentire a disagio e sporca davanti a te. Non mi va di parlarne, l’abbiamo fatto, ora basta è tutto finito e lui non lo vedremo più. Pensiamo a noi! “
Aggiungendo dispiaciuta della sua reazione nei miei confronti per avermi risposto con quel tono:” Ma cosa vuoi che ti risponda con una domanda del genere se hai visto e sentito tutto?”
“La verità!” Risposi pronto.
Fece ancora una pausa abbastanza lunga, rotta solo dal vociare dei turisti, poi stizzita agitando le mani veramente infastidita e adirata esclamò:
“La verità? … La verità vuoi sapere? …Cosa vuoi che risponda!? Si mi è piaciuto anche se non lo volevo e desideravo?… E allora cambia qualcosa…?” E si girò verso me irata, le tremavano le mani e la rivista che teneva tra di esse. Capii che dovevo abbassare il tono della conversazione se no avremmo finito per litigare.
“Ti ho detto di non arrabbiarti amore, la mia domanda era solo per curiosità, non cambia nulla, lo so che il nostro amore è più forte e il nostro scopo era avere un figlio, e l’abbiamo raggiunto, ma era solo per sapere, forse sono geloso!” Esclamai aggiungendo:”Sono felice che sei gravida. Io ti amerò sempre come prima, più di prima anche a nostro figlio e spero anche tu ?” Le chiesi.
“Certo , su questo non puoi avere dubbi.” Ribattè seria e sincera:” E non essere geloso, non ne hai nessun motivo credimi io amo solo te, te lo ripeto.”
Riaprì la rivista e si gettò indietro con il tronco appoggiando nuovamente la schiena sulla sdraio adesa alla tela e con il broncio lasciandosi gli occhiali da sole si rimise a leggere.
Dietro quei grossi occhiali scuri non riuscivo a decifrare la sua espressione e i suoi occhi che parlavano da soli non potevano dirmi nulla, a parte un lieve rossore al viso e disagio non traspariva nulla.
Si era alterata a quelle domande, diventando suscettibile e polemica nei miei confronti, perché? Mi domandavo. Sembrava che gliene venisse ancora a lei … . Mi dava fastidio il suo comportamento, la sua superficialità, il non volerne parlarne; anche se era a disagio avrei capito. E invece con il suo modo di fare e di essere, alimentava di più le mie incertezze e i miei dubbi e pensavo:
“ Possibile che sia restata indifferente a quanto accaduto ieri sera e non come me sconvolta del suo godere seppur involontario da dirmi qualcosa, scusarsi? Ha ammesso che le è piaciuto anche se non voleva, ma dell’atto, della donazione o di lui? ” Riflettevo. “Forse ha qualcosa da nascondermi se si comporta così?”
Scioccamente cercavo un modo di metterla alla prova per vedere se era restata veramente insensibile o se provava attrazione per quello che aveva provato e per lui. Mi alzai dicendo:
“Vado a bagnarmi i piedi vieni?”
“No… preferisco restare qui, vai tu!” Rispose ancora immusita delle mie domande.
E mi avviai da solo sulla riva del mare pensando.
Passeggiando con i piedi nell’acqua pensavo e la giustificavo.
Probabilmente quella di provare piacere era stata una reazione naturale, qualunque donna l’avrebbe provata e avuta in quella condizione. E sarà capitata senz’altro ad altre riceventi durante la donazione, con dispiacere e gelosia dei mariti come a me.”
Ma che fosse stata mia moglie a godere con lui e per di più nella donazione mi aveva turbato; anche la mia reazione eccitata mentre lui la possedeva non era prevista ma involontaria, eppure c’era stata, come ero certo fosse accaduto anche a lei.
Volevo sapere che effetto fisico avesse prodotto su di lei quella donazione.
L’ammissione che in quel rapporto sessuale, quella donazione… come la chiamavamo correttamente tra noi avesse provato piacere mi ingelosiva, non era più stata una donazione semplice, ma un amplesso, una chiavata; e anche il fatto che avesse goduto con lui probabilmente più che con me, mi turbava e angosciava. Avrei voluto chiedere di più, dei perché, ma non potevo farlo, non voleva rispondermi, mi avrebbe mandato al diavolo, la conoscevo bene, avremmo finito per litigare con le mie domande .
In quel momento provavo il desiderio insano di metterla alla prova e perversamente mi eccitava quel pensare che facevo, e mi sarebbe piaciuto rivederla con lui a fare sesso in un altra donazione e volevo provocarla, per vedere come reagiva.
Lui era un bel tipo, di cultura e Laura anche se non lo aveva mostrato, certamente silenziosamente ne aveva subito il fascino maturo della seduzione e dell’esperienza sessuale e sapeva anche di piacergli e sentirsi desiderata da lui.
Probabilmente lui aveva esperienza oltre che come donatore di sperma anche come seduttore di donne e amatore, mi ero reso conto delle sue capacità sessuali personalmente e avevo visto che l’ aveva corteggiata con sguardi e sorrisi, che a lei stupidamente non erano dispiaciuti, anzi … il tutto per culminare nella donazione in casa nostra dove seppur involontariamente mia moglie aveva goduto di lui e con lui.
Nonostante fosse un napoletano era raffinato e ben istruito, con facilità di linguaggio e sapeva intrattenere senza mai entrare nel volgare, parlare di una pluralità di temi con conversazione brillante, ironica, semplice. Sapeva parlare bene e corteggiarla con i gesti oltre che con le mezze parole e gli sguardi.
Erano caratteristiche e fascino che io non avevo e Laura seppur non dicendo nulla trovava interessanti probabilmente.
Il fatto che lui fosse più grande d’età, ‘un uomo’ come diceva mia moglie, certamente l’attraeva, oltre che per l’aspetto per la personalità, ma lo nascondeva, non diceva nulla e cercava di non farlo capire, ma io conoscendola bene l’avevo intuito dai mezzi sorrisi e dagli sguardi che gli aveva rivolto alle sue domande al nostro primo incontro in pizzeria.
Mi tornò in mente il momento in cui lui insisteva per praticare la donazione con mia moglie nuda nel letto e lei dopo che mi aveva rassicurato e detto tanti no a me e a se stessa che non voleva avere contatti fisici con lui e si era preposta di non farlo vedendolo in viso, alle sue parole si era lasciata quasi persuadere, e se non fossi intervenuto l’avrebbe fatto quasi sicuramente nel letto nuda. Per non parlare poi delle carezze:
” Guai se mi tocca!… Non voglio assolutamente!” E poi invece si era lasciata accarezzare sul corpo e anche sulla figa.”

Passeggiando sulla battigia con quei pensieri, mi convinsi a lasciare le cose com’erano per non rovinare tutto tra noi, intanto saremmo restati ancora qualche giorno e poi saremmo partiti, e a casa avremmo dimenticato tutto, avremmo pensato solo a nostro figlio.
Feci un giro guardando il mare, la gente sulla spiaggia e lei seduta a leggere. Poco dopo mi raggiunse, chiacchierammo e l’abbracciandola passeggiammo assieme con i piedi nell’acqua godendoci la mattinata e dopo, tornammo sulla spiaggia a prendere il sole, lei ricoperta della sua crema protettiva e io a leggere. La tensione tra noi era sparita, era ritornato tutto come prima e probabilmente non sarebbe più accaduto nulla, mi ero auto convinto che ero solo uno stupido ad avere quei pensieri, che dovevo allontanare tutto da me e ci sarei riuscito.
Volevo che restasse tutto distaccato lontano, ma invece quella tarda mattinata mentre eravamo di nuovo noi e felici, il destino ci venne contro e accadde qualcosa di inaspettato.
Eravamo sdraiati come bravi turisti sui nostri prendisole a leggere e chiacchierare tra noi, quando sentimmo d’un tratto una voce ferma, profonda, al nostro fianco dire:
”Buongiorno!!”
Ci voltammo curiosi verso la voce, alzando la testa, Laura abbasso gli occhiali da sole sul naso per guardare meglio verso l’alto chi fosse con quella voce conosciuta, mentre io smettendo di leggere mi voltai e li tirai sulla fronte riuscendo a vederlo meglio in volto senza il riflesso del sole sugli occhi.
Lo osservammo e con sorpresa vedemmo che era lui, Andrea il donatore che la sera prima aveva eiaculato in vagina a mia moglie donandole lo sperma, ed era li fermo in piedi davanti a noi, abbronzato con pantaloncini corti che ci guardava e sorrideva.
Io e mia moglie ci osservammo. Si era presentato all’improvviso in spiaggia senza che lo invitassimo o lo vedessimo arrivare.
Sorrideva rivolgendo il capo verso Laura … . Pareva vagamente disorientato. Aveva un borsalino di paglia in testa e gli occhiali da sole a specchio, la camicia aperta sul torace abbronzato dal cui fuoriusciva una peluria e una catenella dorata con un crocifisso. Dai pantaloncini corti e verdi fuoriusciva un po’ di pancetta da quarantenne.
“Buongiorno!” Risposi io seguito dal salutare educato di mia moglie Laura, che imbarazzata e intimidita dalla sua presenza, oltre gli occhiali da sole che la proteggevano, si mise il cappello a falde nascondendo oltre agli occhi, il viso come a celare il disagio che aveva e guardò in avanti e non lui.
Ero infastidito che fosse venuto li, fuori dal contesto della donazione, nella nostra vita privata, nella nostra intimità coniugale.
” Come mai qui!?” Chiesi sorpreso.
“Oh passavo da queste parti quando vi ho visto sdraiati e vi ho riconosciuti. Non sapevo che eravate qui in questi bagni.” Disse sorridendo:” Io a volte li frequento, ci vie spesso un mio amico, lo cercavo ma questa mattina non c’è!” Si affrettò a dire.
Invece secondo me o ci aveva seguito o qualcuno lo aveva informato e gli aveva detto che eravamo in quei Bagni.
Comunque vedendo che lo osservavamo, come segno di educazione si toglie il cappello, rivelando la sua chioma leggermente lunga in confronto alla mia, e leggermente brizzolata sulle tempie. Si passò la mano fra i capelli tirandoli indietro e tolse gli occhiali mostrando il suo sguardo acceso assieme al suo sorriso prevalentemente verso il corpo e il viso di Laura, osservandola con interesse e probabilmente desiderio alla luce del sole; nelle sue forme e il suo sedere che essendo sdraiata a pancia in giù si notava bene.
A quegli sguardi sul suo posteriore Laura si sentì a disagio e per evitarli si voltò, allungò il braccio e prese la borsa sotto l’ombrellone cercando di sfuggire il suo sguardo.
Lui vedendo il nostro stupore e disagio e le lunghe pause di silenzio nel parlare dovute alla sua presenza improvvisa, esclamò:
“ Vado via subito, avendovi visto volevo solo salutarvi…. ” E fece cenno con la mano verso Laura che salutò con un sorriso e un ciao a bassa voce.
Comunque per educazione e non essere scortese lo invitai “Siediti!” facendolo accomodare.
Lui si accucciò e poi sedette sulla sabbia tra me e Laura che in un gesto di protezione, vedendo il suo sguardo sulla schiena e sul retro delle cosce, vergognandosi prese ancora la borsa e fingendo si mise a cercare qualcosa che non trovava in modo da proteggersi, non parlargli e allontanarsi stupidamente dai suoi sguardi. Forse si vergognava. E restammo a parlare.
Lui intanto che parlava con me, voltava il capo verso lei, la guardava e sorrideva.
Si parlò del più e del meno, ci chiese se ci piaceva il posto… .
La sua presenza mi dava fastidio, e vedevo le lenti scure di mia moglie e le sue a specchio sopra i loro sguardi incrociarsi e incontrarsi, era chiaro che lui la osservava e lei sfuggiva anche con gli occhi sotto le lenti, voltandosi. Lui in quella situazione, con quegli occhiali non poteva vedere ne avvertire lo sguardo lucente di mia moglie su di se .

Nel chiasso della spiaggia la sua voce si perdeva senza attrarre attenzione alcuna da parte di Laura, se non la mia. Lei non si voltava a guardarlo e sembrava che lui non gli interessasse.
Sembrava… dico… .
“”Allora vi piace qui?” Chiese lui.
“Sembra un posto felice all’apparenza. “ Risposi.
“ Per molti sì, ma non per tutti. Dipende, durante la bassa stagione è vuoto e desolante.” Precisò.
Laura indifferente, sdraiata a pancia in giù sul lettino non rispose, continuò a trafficare e a leggere con il volto sulla rivista a nasconderglielo mentre lui parlava con noi. E lui seduto sotto l’ombra dell’ombrellone, sorrideva e parlava, forse cercando di suscitare qualche reazione su di lei che sembrava impassibile. Con gesti semplici e un atteggiamento normale sembrava avesse piacere a restare con noi.
Sempre gentilmente facendoci un complimento affermò:
“ Siete belli da guardare, siete davvero una bella coppia e le cose belle della vita sono fatte per essere ammirate. Meritate davvero un figlio.”
Laura arrossi, tirò su la testa e spostò nervosamente gli occhiali in alto e abbozzò un sorriso imbarazzato.
All’improvviso provai una strana sensazione a quel corteggiamento educato e riservato, ero divertito che quell’uomo che l’aveva posseduta la sera prima ora la guardava in faccia, mentre lei imbarazzata lo stava a sentire malvolentieri girandosi nervosamente con il capo da altre parti o sulla rivista. Mi piaceva quella situazione di disagio di mia moglie, li guardavo, mi dava un godimento strano vedere quella loro vicinanza illogica, tra donatore e ricevente, sembrava il sacro (Laura ) con il profano (Lui ).

All’improvviso e inaspettatamente sentii una strana ebbrezza in me, una ebollizione sessuale che dalla mia mente si rifletteva al mio basso ventre.
“Bè!” Affermai intervenendo per rompere la tensione:” Se paragoni mia moglie alle cose belle della vita, non posso che darti che ragione. Sono d’accordo!… Lei è molto bella.”
Lui sorrise di quel mio soccorso inaspettato, mentre Laura mi guardò stupita per la confidenza che le concedevo.
Come me era infastidita della sua presenza, lui l’aveva posseduta sessualmente, aveva goduto con lui e l’aveva fecondata, e se ne vergognava, mentre a me stranamente eccitava. E ora era lì davanti a lei e mia moglie sembrava dire con i gesti, le espressioni del viso e l’indifferenza: ” Ma che vuole?… Perchè non va via?”
A me invece la situazione continuava a divertire sempre più.
Spostando gli occhiali pensando di non essere vista lo guardò in viso, con i suoi begli occhi scuri. Le piaceva, provava attrazione per lui, ma era uno sconosciuto e non voleva avere niente a che fare privatamente con lui.
Fu in quel momento che stupidamente mi venne in mente di sfruttare la situazione improvvisa e inaspettata a mio favore, per verificare i miei dubbi, cosa provasse mia moglie verso lui.

Laura imbarazzata con nervosismo, si accarezzo il bracciale e la medaglietta sul collo, non disse nulla, si sollevò sulle braccia e per un attimo pensai che si voltasse a guardarlo per parlargli , invece le girò la schiena, infilò le ciabattine, si alzò in piedi con le gambe e le braccia unte di crema protettiva, molto piacente nel suo corpo in bikini e indifferente passandole vicino gli fece un saluto distaccato con la mano quasi non calcolandolo, e distratta e seccata mi disse:
” Vado a fare il bagno. Vieni?!” A me sfuggì un sorriso divertito, tirando le labbra e abbassando un poco le palpabre e risposi:
“No! Vai pure tu che ti raggiungo più tardi… .”
Pensai che volesse fuggire a lui, ma soprattutto da se stessa, ai suoi sguardi e all’interesse che mostrava per lei e non mi sbagliavo.
E con andatura un po’ ancheggiante si diresse verso la riva, mentre lui silenzioso assieme a me la guardava allontanarsi dondolando involontariamente il sedere, con il cappello sul capo e in mano un foular. Andrea sorrideva a se stesso e la osservava, ma lei continuò senza girarsi andando verso il mare, dandogli le spalle e il suo bel sedere in mostra in modo indifferente, finchè arrivò alla battigia.

Forse era stata maleducata ma lei così pudica e moralista in un certo modo era fortemente a disagio ad avere lui davanti, così all’improvviso, senza essere invitato e che la guardava in quel modo sfacciato davanti a me, suo marito.
Probabilmente il disagio che avvertiva era tanto, quell’uomo, in un certo sesso quello sconosciuto, l’aveva posseduta davanti a me e l’aveva fecondata e le era anche piaciuto esserlo e probabilmente da questo derivava il disagio, l’imbarazzo e la voglia di fuggire davanti a lui, per dimenticare, non vederlo, scordarsi di tutto ignorandolo .
Io e lui pur senza Laura continuammo a chiacchierare del più e del meno per alcuni minuti, mentre lei dalla riva camminando nell’acqua e poi bagnandosi immergendosi fino al collo ci guardava attraverso le lenti scure.
“Basta donazione!?” Domandò impacciato lui.
Capii subito dove voleva arrivare e provai fastidio e piacere assieme come quando la guardavo durante la donazione; fastidio perché si intrometteva nella nostra vita e piacere perché mi eccitava la situazione di lei corteggiata da lui che gli piaceva, ma nessuno dei due poteva manifestarlo .
“Non so vedremo cosa decide mia moglie.” Risposi.
“Sarebbe giusto farne ancora qualcuna.” Disse lui sorridendo, sapendo che sarebbe dipeso da me .
“ Si ma ne può bastare anche una sola … quella che abbiamo già fatto!” Ripetei io.
“Si, è vero ma…!” Non sapeva che dire e fui io a dirgli:
”Deciderà Laura, ne parlerò con lei e ti farò sapere. “
Scaricando su mia moglie tutta la responsabilità di quello che accadeva.
Volevo vedere cosa avrebbe fatto, come avrebbe reagito alla richiesta di un’altra donazione.
Parlammo ancora un poco, poi mi salutò dicendo di salutare anche Laura che era ancora in riva al mare e se ne andò.
Laura, vedendolo allontanare uscì dall’acqua e tornò sul prendisole.
Bagnata era splendida .
La crema protettiva con l’acqua si era dissolta dal suo corpo lasciando nelle gocce sulla pelle il
brillio del riverbero del sole. Si sdraiò e rimise gli occhiali. Poi sbuffò :
” Ma che voleva? “
“ E’ venuto a trovarci .” Dissi io.
“ A trovarci?!” Esclamò infastidita tra il sorpreso e l’indignata. “Ma come si permette venire nella nostra intimità coniugale, lui è solo uno sconosciuto per noi, la donazione non le da assolutamente il diritto di prendersi confidenze con noi… entrare nella nostra vita privata. Meno male che è andato via!” Esclamò con il viso teso e sconcertato.
Era arrabbiata anche se le dispiaceva esserlo, dopotutto lui era il padre biologico del suo e nostro futuro figlio, ma non le piaceva che si intromettesse nella nostra vita privata. Le sopracciglia si erano abbassate e ravvicinate, le palpebre tese, gli occhi fissavano il mare in lontananza e aveva le labbra socchiuse in uno sdegno lieve che esponeva con l’ espressione alterata della bocca mostrando lieve irritazione.
Restai in silenzio riprendendo una rivista e puntualmente arrivò la sua domanda, logica e aspettata, e intrisa di curiosità chiese: “Di cosa avete parlato?”
Sorrisi tirando appena le labbra e rispondendo:
“Di te amore!”
”Di me?” Ribadì stupita e scandalizzata sedendosi sul prendisole
“Si! Della donazione.”
“Della donazione? E tu ?…Cosa le hai risposto?” Domandò.
Provai una morbosa eccitazione a quel suo interesse e le dissi provocatoriamente.
“Mi ha chiesto che vorrebbe rifare un’altra donazione!”
Diventò rossa in viso e agitata e subito rispose:” No!” E poi aggiunse:” E tu che gli hai detto?”
“Che te ne avrei parlato, che ci avremmo pensato e che comunque aspettava a te decidere se rifarla.”
Restò in silenzio .
“ Ma perché?” Chiese prendendo il giornale e rimettendosi di nuovo a leggere, dandomi le spalle.
Vederla così imbarazzata per la richiesta di lui, mi eccitava, provavo una sorta di esaltazione al punto da avvertire una forma di erezione come quella avuta la sera prima, fino al punto di provare a immaginare come sarebbe stata la scena con lei compiacente e disponibile verso di lui a ricevere una nuova donazione, e mi sentii fremere.
E fingendo anch’io di leggere guardando il giornale mormorai:
“ Probabilmente adesso sei già incinta, lui con la sua abbondante donazione di sperma ti avrà senz’altro fecondata… ” Le sue labbra si aprirono leggermente in una espressione di gioia lasciando intravedere dietro esse i denti bianchi e regolari :“ ….però per averne la certezza piena mi ha informato, che come hanno fatto tutte le altre riceventi, sarebbe bene riprovare e farlo almeno due volte .” Aggiunsi.
Lei staccò lo sguardo dal suo giornale e si girò verso me dicendomi seria:” Che intendi?”
“Io!?… Io niente! Ti ho detto solo quello che ha detto lui e che ti ho ripetuto, che probabilmente sei già incinta ma per averne maggiore sicurezza bisognerebbe rifarlo ancora. Tutto qui! “
“Te lo ha detto lui?” Chiese.
“Si…!!” Risposi :“ Ma lo sappiamo benissimo anche noi, ce lo ha sempre detto, più si fa , più ci sono probabilità. “ E in quel momento non so come ne perché mi venne l’impulso di provocarla e aggiunsi :”Comunque forse abbiamo sbagliato, anzi ho sbagliato io a non dargli retta.”
“In che senso?”Chiese.
“Per la posizione, ricordi? Lui voleva farlo sdraiato a letto sopra con te nuda e io invece gli dissi di farlo così, in modo distaccato, con lui dietro in modo che tu non lo vedessi e non ci fossero contatti tra voi, come avevamo deciso.“
“ Era nel nostro accordo!” Disse lei.
“Si! Ma forse ho sbagliato…” Ripetei .
“Perchè?” Domandò curiosa e attenta.
“Perchè dal punto di vista della non partecipazione fisica non è servito a niente… Lo sai anche tu, hai provato lo stesso piacere. Ma lasciamo perdere questo aspetto che sapevamo poteva accadere come è accaduto ad altre riceventi. Ma secondo lui e anche me, non ci sono certezze anche dal punto della donazione, fecondativo, eravate quasi in piedi, tu attaccata al comò e lui dietro e come dice lui, non vorrei che lo sperma fosse sceso e colato subito senza riuscire a risalire nell’utero…. anche se poi con l’accorgimento che ti ha sdraiato a gambe alte sul letto dovrebbe essere tornato indietro e favorito la discesa in utero….” Feci una pausa aggiungendo :” Però non si sa mai! Mi ha manifestato questo dubbio che io condivido. “
Resto in silenzio come smarrita, dubbiosa e insicura e io approfittai per dire.
“ Lui dice che bisognerebbe rifarlo di nuovo, provare a fare la donazione come dice lui, sdraiata sul letto, che sarebbe l’ideale.“ Aggiungendo:“ Capisco che per te sarebbe un sacrificio ricevere un’altra donazione, ma le probabilità aumenterebbero e poi sotto il punto di vista etico e morale, parlo per me, se deciderai di rifarla, se la ricevi una o due volte la donazione, non cambia niente, il fine è sempre quello di avere il figlio e nient’altro” E scherzando per smorzare la sua tensione dissi ridendo:” Dal punto di vista coniugale sempre cornuto sarei oramai , sia se lo fai una che più volte … .”
Restò senza rispondere e poi infranse il silenzio:
“Ma tu cosa pensi?… Dici che dovrei rifarlo?” Domandò insicura affidandosi ancora a me , alle mie scelte e miei consigli.
“ Mah!… Sarebbe auspicabile per avere maggiore certezza di essere fecondata, io come ha detto lui ho solo fatto il calcolo delle probabilità e nient’altro e poi anche se si prendesse in considerazione tu non lo rifaresti più… ho visto il tuo fastidio sul volto mentre avveniva la donazione e ancora stamattina a parlarne.”
Restò ancora in silenzio per poi dire: “ Ma tu dici che serve? Che lo dovrei fare ancora?”
Avrei potuto dire :” No!…Non serve! Sei già feconda, è solo un suo espediente per chiavarti ancora e meglio di prima.”
E invece fu li che eccitato inspiegabilmente, perfidamente mi tirai indietro e lasciai tutta la responsabilità della discussione a lei, volevo vedere dove arrivava, che scelte avrebbe fatto… .
E vedendo la sua esitazione mormorai:
“ Te lo detto, farlo una volta o due per me non cambia niente, geloso ero prima e geloso sarò dopo, anzi più che geloso dispiaciuto, ma per un figlio si accetta tutto anche la gelosia, ma adesso dipende da te, so che sei contraria …” Mi interruppe guardandomi e dicendomi muovendo il capo in avanti:
“Se serve!!”
“ Certamente servirà!” Esclamai:” Ma non voglie influenzarti con le mie idee, deve essere una decisione tua, solo tua ora amore.” Mormorai.
“In che senso?”
“Nel senso che devi essere tu a dirmi se lo vuoi fare ancora, non vorrei poi sentirmi in colpa. Se non ti senti, che lui non ti piace, ti da fastidio e non vuoi farti toccare, non farlo!”
“No questo no, non hai nessuna colpa tu! Certo mi sento a disagio a ripeterla, ma se serve lo rifaccio!”
“E qui il punto… “ Dissi perfido, mascherando quella forma di gelosia ed eccitazione che avevo in corpo per la sua rinnovata scelta:”…io non sono sicuro che serva, io non ho detto che serva, magari sei già incinta e non servirebbe, ma se lo faresti ancora sarebbe qualcosa di più, un surplus… una possibilità in più e basta, ma devi essere tu a decidere di farlo.”
Esitò un attimo e poi esclamò:“ Va bene!”
A quel punto le mie stupide convinzioni su di lei divennero certezze, pensai ancora che gli piaceva e voleva rifarlo con lui, per fare sesso, farsi chiavare ancora… e mi ritornò la gelosia.
“Sei certa che lo vuoi rifare!” Esclamai alzandomi dal prendisole:” Devi chiederlo tu chiaramente … <Voglio un altra donazione con lui, Roby>… e non lasciarmi nel dubbio che non ti va ma lo fai per me. Se decidi di farlo, voglio che sappi che lo fai per te… perché vuoi tu!” Ripetei.
“Va bene … voglio ricevere un altra donazione … ”Rispose infastidita seduta guardandomi dal basso in alto con me in piedi davanti a lei, che tirava le labbra in un mezzo sorriso.
La guardai sorridendo pensando stupidamente eccitato e d’istinto:
“ (Allora ho visto giusto? Ti piace lui…! Sei una puttana come tante altre ragazze e ti vuoi fare chiavare ancora da lui? … Va bene… va bene…ma ti aggiusto io! )” Pensai geloso e incattivito dalla sua disponibilità a rifarlo.
“D’accordo!” Esclamai battendole la mia mano sull’avambraccio con i bracciali dorati al polso. “ Gli telefonerò più tardi e se è ancora disponibile lo prenotiamo per stasera o domani sera! Sei d’accordo? Tu sei pronta allora per un’altra donazione di sperma?” Dissi serio.
Restò in silenzio imbarazzata, con un lieve rossore sul viso nascosto dalla crema pallida che si era spalmata poco prima.
“ Si! “ Rispose guardandosi attorno attenta che nessuno sentisse:” Sono pronta!”
Non potevo crederci, speravo tanto che dicesse:”No basta!.. Lo già fatto e non voglio più farne.” E invece…. altro che donazioni.
Mi alzai e camminai e andai verso la riva con il cellulare in mano mentre lei mi seguiva. “ Lo chiami ora?” Chiese.
“Più tardi, ora starà lavorando. Faccio due passi a riva vieni!”
“No preferisco stare qui a leggere, mi sono già bagnata prima.” Rispose.
E andai in riva al mare a passeggiare tra gli schiamazzi, ma soprattutto a pensare di quella follia che mi passava di nuovo per la testa. Di farla ancora chiavare da lui.“
“Che stronza… .” Pensai deluso, e a quel punto riflettei e fui preso da un sentimento astioso, quasi vendicativo:
“Lo vuoi rifare ancora con lui, ma lo nascondi dietro la donazione?” pensai:”E allora lo rifarai come dico io, riceverai la donazione come un amante altro che girata per non vederlo in viso, e vedremo cosa avrai da dirmi dopo.”

Passata un’oretta, da solo in riva a mare lo chiamai:”Ciao!”
“Ciao!… Tutto bene!” Rispose.
“Si! Tutto bene, anche Laura .”
“ Bene!” Replicò.
“Senti ti ho chiamato perché dopo che sei andato via abbiamo parlato tra noi e lei sarebbe disponibile a ricevere un altra donazione visto che ci fermiamo ancora qualche giorno … Sai!… è per avere la sicurezza che resti incinta!”
“Certo!” Rispose deciso con la voce che lasciava trasparire una certa contentezza.
“ Sai, come ci hai raccomandato anche tu nei precedenti incontri… .” Dissi.
” Si! Si! …Bene!” Mi interruppe, ma io continuai a parlare:
“…E volevamo sapere se tu sei disponibile.“
“ Certo!… Certamente che sono disponibile! … Con piacere, fate bene a rifarla!” Esclamò sempre con un certo distacco mentre io pensavo:”( me lo immagino il bene che facciamo … soprattutto a te .)”
“ Stasera se sei d’accordo?”
“Si certo! Va bene stasera, sono libero, non ho impegni.”
“ Ma questa volta ne abbiamo parlato tra di noi e vorremmo avere la massima certezza di fecondazione e farlo in modo più naturale possibile, come dicevi tu, nudi sul letto e uno contro l’altro, nella posizione naturale e classica per fecondare .”
“ Ah…Benissimo! Lei è d’accordo?”
“Si certo!” Dissi mentendo:” Ma dovrai prendere tu l’iniziativa … sai lei è timida e si vergogna. Lei non opporrà resistenza ne diniego, ma dovrai essere tu a fare tutto senza parlargliene e rilevarlo.
“Quindi posso anche accarezzarla?” Chiese provocatorio.
“Se è necessario per eccitati si! ” Dissi.
“Anche baciarla?”
“Questo no…non so! Dipende da lei, ma che utilità ha il bacio nella fecondazione?” Chiesi provocandolo e fingendo di non sapere.
“Bè il bacio aiuta a rilassarsi e dilatare vagina e cervice uterina… .” Rispose.
“Ahh!!” Esclamai fingendomi sorpreso:” Be allora se lei non si oppone si, puoi farlo!”
“Bene!” Rispose.
So che facevo la figura del cornuto e contento, ma mi piaceva in quel momento .
Provavo una strana sensazione piacevole a fare quel discorso con lui, praticamente a concedergliela in modo sessuale .
E poi al di la dell’aspetto libidinoso che vivevo, farlo ancora era davvero utile e praticarlo ancora in un modo o in un altro oramai avrebbe cambiato poco per me. Sempre cornuto ero.
Era indubbio che sapesse fare sesso meglio di me, non solo per le mie ridotte capacità sessuali e amatorie , ma anche per esperienza e numero di donne diverse avute. Sapeva come trattare una donna dal punto di vista fisico e psicologico, come farla godere cosa che può far sentire una donna davvero al sicuro. Ispirava fiducia.
Parlammo ancora un poco dei dettagli e di altre cose e ci salutammo:
“Allora stasera alle 21.00!” Dissi.
“ Si d’accordo…ah! Il vino lo porto io !” Ribattè ridendo.
“D’accordo!” Esclamai e chiusi la conversazione facendo un sorriso a labbra unite.
Ero stato un bastardo, gliela avevo offerta, con l’inganno, lei probabilmente non ci sarebbe più andata con lui a fare donazioni , tutto sarebbe tornato normale, ma la sua presenza in spiaggia mi aveva scombussolato. Gli avevo anche detto di prenderla come piaceva a lui e che Laura era d’accordo, ma non era vero, era solo un mio desiderio mentale quella di vederla così.
Mi aveva fatto rabbia vederla godere con lui, sconvolto e traumatizzato e la gelosia era aumentata nonostante tante belle parole. E anche se adesso la stavo mettendo alla prova,con la sua scelta aveva aumentato la mia gelosia e mi ripetevo stupidamente:
” Laura aveva piacere a rifarlo con lui? Bene!… Lo rifarà ancora, ma non alla pecorina da sentirsi staccata, ma nella posizione del missionario con lui di fronte e sopra lei piena di vergogna a gambe larghe… viso contro viso, cercando di evitare le sue carezze e baci ”
Mentre andavamo a pranzo, l’abbracciai passandole il braccio sulle spalle e tirandola dolcemente a me.
“ Ho telefonato a lui… .” Mormorai camminando.
“Ah!…” Esclamò sorpresa. Fece una lunga pausa e poi mi chiese curiosa :” Cosa ti ha detto?”
“Ha detto di si, che è disposto a un’altra donazione, che è meglio praticarla, e ne ero convinto… .”
“Perché ne eri convinto?” Domandò ingenua.
E risposi sorridendo sempre abbracciandola e tirandola a me: “ Non poteva dire no a fare altre donazione a una ragazza bella come te.”
Sorrise scuotendo il capo :” Oh…che stupido sei… non è questa la ragione… .”
“ Lo so amore… ma scherzo dai! Non prendere tutto drasticamente. Ma è la verità!” Ribattei:
” Sei bella, piacente, sotto l’aspetto fisico chiunque accetterebbe una donazione con te, piuttosto che con una brutta. “
Sorrise e scosse ancora la testa mormorando:” … Che stupido sei!!” Nascondendo dietro al viso un compiacimento che non voleva manifestare, incurvando e sollevando gli angoli delle labbra in silenzio, con le guance appena sollevate e il resto del viso neutro, per mascherare le emozioni che provava.
Sono certo che era felice anche lei di rifarlo e non solo per la donazione, ma di godere ancora con lui… .
“Però a posto una condizione!”Esclamai subdolamente.
Subito risalì:” Che condizione?” Chiese.
“ Che questa volta la donazione avvenga come vuole lui, in un modo più carnale con carezze e baci e non più in quella posizione canina, ma nudi sdraiati nel letto!”
Restò sorpresa da quella richiesta e in silenzio… forse davvero sbalordita da quella pretesa: ”Ma è matto!…No!… E tu cosa gli hai risposto?” Chiese inquieta, pensando che avessi rifiutato .
“Gli ho detto che per me andava bene, ma che chiedevo a te e che eri tu che decidevi!”
“Per te va bene?!” Esclamò stupita.
“ Si!” Ribattei:” Per me va bene, ti ho già spiegato che in un modo o in un altro fa poca differenza, è sempre una donazione, ti è scappato di provare piacere con lui alle spalle, quindi … ma se tu non vuoi, che non ti va glielo diciamo.”
“Ma avevamo detto… .” Rispose lei sempre stupita che io avessi accettato.
“ Lo so cosa avevamo detto …” La interruppi.“ …era un espediente perché tu non provassi sensazioni carnali, invece… le hai avute lo stesso, non cambia niente ricevere la donazione di sperma in un modo o in un altro.” Affermai.
Restò sorpresa e in silenzio di quelle mie dichiarazioni, e io aggiunsi:
“Come si è già dimostrato il piacere lo raggiungi lo stesso.”
Aveva il naso arricciato, le palpebre inferiori sollevate e le sopracciglia abbassate. Era delusa dalla mia accettazione, ma eccitata da quella scelta e lo mostrava spingendo in avanti il labbro inferiore sollevando le guance e stringendo gli occhi, creando numerose pieghe cutanee nella zona immediatamente sottostante. Come delle smorfiette.
“ Allora se sei d’accordo è per stasera!” Aggiunsi. “ Se hai problemi o ripensamenti dillo che non lo facciamo!”Le dissi.
Non rispose nulla e visto che era mezzogiorno passato, ci avviammo verso il ristorante.

Parlavo per supposizioni, mentendo, e quel mentire a lei e a lui, fare in modo di creare i presupposti e la situazione che si unissero ancora carnalmente in una donazione più intima, scelleratamente mi eccitava. Nel pensare e riflettere inconsciamente sfregavo il mento mettendo le dita davanti alla bocca o sotto il naso, come chi ha la coscienza sporca.
Lei ignara, non sospettava nulla che ero io che avevo creato tutte le condizioni perché si accoppiasse di nuovo con lui, e lo facevo per rivalsa, gelosia, invidia di lui e anche per una sorta di vendetta e punizione nei suoi confronti avendo goduto con il donatore. Era come se mi dicessi: “Hai goduto con lui…? E ora ti punisco.. ti faccio andare ancora insieme a lui e ti faccio godere di più, così impari. “
Era come quello che si taglia i coglioni per fare dispetto alla moglie… purtroppo è vero mi trovavo in quella condizione… .
Camminando, dopo aver fatto pochi passi, evidentemente pensando a lui e alla donazione, che per lei era ancora quella, chiese osservandomi disagiata:
“ Ma perché vuole fare la donazione in quel modo carnale? Io mi sento a disagio con lui davanti sopra di me. Non mi va! Non sono pronta a questo… mi sembra di tradirti. Non si può rifare soltanto di nuovo come ieri? Io non mi sento di farlo nel modo che chiede lui .”Ripetè.
Allora malizioso mentendo gli spiegai:
“ Ascolta amore!… Non è il modo che piace a lui quello che faremo, ma quello più propenso alla fecondazione, la posizione più naturale, quella classica che si pratica quando si vogliono fare dei figli. Quello che stiamo facendo non piace a nessuno dei due, ne a te che ti devi sacrificare e unirti carnalmente con lui che è uno sconosciuto per riceve la donazione, ne a me che mi tocca concederti a lui, e assistere e osservare la persona che amo posseduta da uno sconosciuto e seppur per un momento saperti e sentirti sessualmente con un altro. Non credere sia facile per me accettarlo. Ma dobbiamo superare queste resistenze, pensare per il motivo che lo facciamo. Tra una settimana sarà finito tutto e saremo a casa e questo sarà solo un ricordo, quindi facciamo in modo che in questi giorni avvenga tutto con la maggiore sicurezza possibile, in modo che torneremo a casa con la sicurezza che tu sei incinta. Perchè mi dispiacerebbe che dopo tutto questo che per noi è un sacrificio non indifferente, per problemi morali di uno di noi o di tutte e due, le donazioni non servissero o andassero a buon fine e tutto sarebbe come prima. “
Feci una pausa aggiustando gli occhiali e con un mezzo sorriso mormorai:
“Ti capisco perfettamente amore e anche io non vorrei in questo modo, ma superiamolo, tu chiudi gli occhi e lasciati andare… gira la testa di lato, proviamo a farlo come dice lui che è pratico ed esperto e ha giù fecondato molte donne con questo metodo.” Sempre camminando feci un altra pausa e prosegui:
“ Dobbiamo essere sinceri tra noi. La paura che abbiamo qual’è?…Che ti piaccia?… Che godi?… Purtroppo è un rischio che dobbiamo correre . Se poi ti piacerà e godrai, come è successo ieri, pazienza. Non sarà certo un tuo orgasmo a mettere in gioco il nostro amore, il nostro futuro e nostro figlio.” Dissi guardandoci entrambi attraverso le lenti gli occhiali da sole.
Restò in silenzio e io aggiunsi :
“ Cosa credi che non sia geloso? Che non mi roda a vederti con un altro? E se capita godere con lui? “
E prendendo quel parlare con leggerezza per nascondere la gelosia e la tensione che avevo provato e avevo e che probabilmente avrei avuto ancora dissi :
“Si dice che è più facile che una donna resta incinta se gode e prova piacere. Che è ’ il miglior modo per avere un figlio.” E senza interrompermi continuai a parlare: “Lui dice… . E io gli credo perché lo già sentito dire, che affinché gli spermatozoi trovino la risalita in utero facilitata, la donna si debba lasciare andare, godere, essere lubrificata all’interno.
Che l’eccitazione e il piacere dovuto al maggior afflusso di sangue in vagina e in utero a causa del godimento, oltre che dilatare la vagina lo fa anche con la cervice uterina, facilitando la risalita degli spermatozoi. Durante il piacere intenso, la cervice dell’utero, ha un numero di movimenti maggiori, fungendo da pompa.” Feci una pausa e continuai:
“Quindi come ti ho detto prova a lasciarti andare, chiudi gli occhi . Io vorrei che tu non provassi piacere, ma se accade e godi in quei minuti della donazione pazienza, non cambieranno certo la nostra vita e il nostro amore che è più forte, perché hai avuto un orgasmo con quello sconosciuto, anche se so che tu come me non vorresti e ti vergogni. Ma se lui proverà a fare qualcosa di più sarai tu a fermarlo o decidere se dovrai farlo o lasciarti accarezzare, leccare il seno, baciarti .”
“Anche leccare il seno e baciarmi?!… Nooo!… Questo nooo!!” Domandò e rispose
simultaneamente fermandosi sulla passatoia.
“Non è che devi farti baciare, ma se ci proverà sarai tu a decidere cosa fare e non io!” Risposi fermandomi anch’io:” Vedi tu… decidi tu! Lo sai come sono i napoletani, magari ci prova!”
“ Ma non in bocca!” Precisò decisa.
“No certo! Farai solo quello che ti sentirai tu di fare, non sei obbligata a fare altro. Se non ti va non lo baci, anche se lui ci prova!”
In quel dire mi mostravo falsamente d’accordo con lei, dalla sua parte.
Pur sconcertata si sentì rassicurata e riprendendo a camminare, e abbracciandola con il braccio sulle spalle esclamai:
“ I figli nascono e si amano anche se per averli si soffre o si prova della gioia fisica.”
Nascondendo un turbamento e una eccitazione che avevo dentro me nel dirle quelle parole. Quasi una erezione. Aggiungendo con lei vicino a me che ascoltava.
“Certo non c’è niente di scientifico nel fare così, si resta incinta anche senza il piacere lo sappiamo tutti, il piacere non ha nessun fondamento scientifico sulla fecondità, ma efficacia si! E non lo dico io… .”
Laura ascoltava in silenzio dietro i suoi grossi occhiali scuri, stupita da quel che le dicevo, in dubbio se credere o non credere, se quello che pronunciavo fosse fondato, non conoscendolo.
Ma c’era qualcosa di reale nella mia esposizione e molte di quelle cose le aveva sentite anche lei, con le amiche o per sentito dire o averlo letto sui giornali o su internet. Ma non sapeva se fosse vero o no quel che le dicevo e io giocavo su questa sua ignoranza sessuale.
“ Se godi è più facile che resti incinta… .” Le dissi serio mentre lei senza replicare ascoltava.
Erano dicerie, ma in quel contesto facevano il loro effetto e mi diventavano utili. Per lei era un misto di sorpresa, dubbio e verità , quello che le dicevo.
Il fatto che io la sollecitassi con delle citazioni, paragoni e detti, esortandola a ricevere un’altra donazione in quel modo carnale, in un rapporto probabilmente piacevole per lei e peccaminoso per noi, era per lei incomprensibile, non condivideva il mio atteggiamento e il mio sostenere quella posizione, ma come aveva sempre fatto lo accettava da buona moglie qual’era.
E approfittando del suo stupore e della sua incertezza prosegui con mezze verità difficili da controllare e soprattutto da confutare in quel momento:
“Il piacere come ha detto lui l’altra volta e c’è scritto su internet, è un lubrificante vaginale che rende il muco cervicale più facile da attraversare per gli spermatozoi. Le contrazioni che si presentano alla pelvi con il godimento e l’orgasmo aiutano la donna a trattenere più liquido seminale spingendolo verso la cervice, ed è importante per favorire il concepimento, anche se semplicemente lo facilita. “
E per convincerla di più ripetei quello che aveva detto lui la sera prima per convincerla a fare nel letto.
“Le contrazioni pelviche legate al piacere sessuale possano aiutare gli spermatozoi nella loro corsa verso l’ovulo da fecondare, anche se non si tratta di una condizione indispensabile, ma è di aiuto .”
Resto in silenzio smarrita, non aveva motivo di pensare il contrario e che io forse le mentivo, eravamo sempre stati onesti e sinceri tra di noi e pensava che lo fossi ancora, e poi ci amavamo. E nel nostro linguaggio intimo e bambinesco di coppia innamorata chiese seria e confusa:
“ Provare gioia durante una donazione, aumenta le contrazioni dell’utero che aiuta la risalita degli spermini ?” (Gli spermini era il modo veggezzativo di come tra noi chiamavamo fanciullescamente gli spermatozoi. )
“Si!” Risposi . “Hai più probabilità di rimanere incinta e se la gioia avviene simultaneamente alla donazione, meglio.
E più parlavo più mi eccitavo e sentivo che mi veniva duro in quel corromperla moralmente, prendendo maggiore sicurezza e convincendomi di quello che dicevo; e nell’esporre mi venivano in mente altre motivazioni e argomenti per fugare le sue incertezze e resistenze mentali e convincerla ad acconsentire a lasciarsi andare. E mentre esponevo mi venne in mente un ricordo e aggiunsi :
“ Ti ricordi cosa c’era scritto in quel libro di Alberto e Piero Angela che ci hanno regalato due anni fa appena sposati e abbiamo letto entrambi ?”
Mi guardò sorpresa sforzando di ricordare.
“Quale libro ?” Domandò.
“ La straordinaria avventura di una vita che nasce. Nove mesi nel ventre materno.” Era il titolo dissi io.
“Ah si!!” Ma…” E si interruppe lasciando in sospeso la frase come dire:”Ma che c’entra il libro?” E allora la facilitai io nella revocazione mentale:
“ Se ricordi bene, c’è un punto che abbiamo anche sottolineato, dove dice che un rapporto appassionato può creare una situazione sorprendentemente favorevole alla risalita degli spermini …” Feci una pausa e prosegui :“….diceva infatti che si era scoperto che l’orgasmo femminile produce forti contrazioni nella vagina e nell’utero. E che queste contrazioni facilitano la marcia degli spermini.” Dicendole ancora, che:” Addirittura certe immagini girate con micro-telecamere all’interno della vagina durante l’orgasmo, hanno mostrato che il collo dell’utero, contraendosi, si abbassa ripetutamente e viene quasi a intingere i suoi tessuti nello sperma. “
Restò in silenzio, ricordava vagamente, era smarrita e intimorita e dall’espressione del viso serio e teso forse non le piaceva più tanto dover ricevere la donazione facendo praticamente sesso in quel modo, sapendo che avrebbe goduto con lui e io l’avrei guardata, al punto che per svincolarsi rispose:
“ Ma se l’orgasmo non si e’ raggiunto nel rapporto con la donazione, magari si puo’ raggiungere da sole dopo, con le dita o farlo tu come ieri quando lui va via , tanto gli spermatozoi sono ancora li .”
“ A parte…” Pensai :” ….che con me quando lo abbiamo fatto dopo, non hai goduto come con lui… anzi!… Non hai goduto affatto si può dire” Ma non lo manifestai.
Comunque risposi eccitato e abbastanza deciso e risoluto, oramai invasato da quello che dicevo, stavo creando e volevo che accadesse:
“No! Non si può bisogna farlo in altro modo. Quello che abbiamo fatto ieri sera, era qualcosa in più per avvertire che la donazione era anche mia, nostra e non solo sua .” Fu la mia risposta.
Il fatto che si sentiva di non potersi controllare durante la donazione la turbata la intimoriva moltissimo, era una ragazza calda e lei lo sapeva e si vergognava lasciarsi andare con un altro e non potersi controllare davanti a me. Avrebbe forse voluto rifarlo, ma era spaventata delle possibili conseguenze con lui , non mie o derivate da me … ma le sue, quelle fisiche e psicologiche, di ricevere la donazione con passione e desiderio e non più con distacco e indifferenza.
Il piacere… e queste nuove scoperte dei suoi desideri ed emozioni, che cambiamenti avrebbero portato a lei e a me?… . Non lo sapevamo e ne eravamo inquieti, ma allo stesso tempo ne eravamo segretamente affascinati , ognuno a proprio modo attratto e spaventato, eccitati ma perplessi e preoccupati, lei di essere posseduta da un uomo che le piaceva e godere con lui mentre la fecondava amando me, e io di accettare il suo tradimento per un nobile scopo nonostante anch’io l’amassi, la donazione diretta di sperma per un figlio mio.
In lei l’intensità di quel turbamento si vedeva sul viso, dalla posizione delle labbra in un sorriso neutro e serio.

Camminando ci dirigemmo verso il ristorante della spiaggia, dove per evitare noiose attese avevamo prenotato un tavolo. Tutto era diligentemente organizzato e prevedibile, Laura non amava fare lunghe file o pasteggiare in piedi in qualche angolo tra la gente che spingeva. Anche se eravamo lì per uno scopo preciso, eravamo anche in vacanza e decidemmo di fare un piccolo strappo alle ferree regole alimentari che di solito seguivamo tutto l’anno in città e anche lei abbandonò le insalatine, macedonie e yogurt per un gustoso piatto di spaghetti con le vongole e una frittura di pesce annaffiata di ottimo vino bianco.
Pranzavo di gusto, pensando agli insipidi panini o tramezzini consumati all’ora di pranzo sul lavoro, dentro un bar o una tavola calda tra decine di persone. E pranzando ci estraniammo da quello che avevamo detto poche ore prima e avremmo dovuto rifare poche ore dopo.
Al termine ritornammo ai bagni in attesa che arrivasse la sera per una nuova donazione di sperma.
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