Conversione di una moglie per bene alla depravazione – Cap. 41 – Il ritorno di Roberta.

CONVERSIONE DI UNA MOGLIE PER BENE ALLA DEPRAVAZIONE.

Note:
In principio erano le messaline, le concubine e le cortigiane, poi venne il tempo delle donne di strada, di malaffare e di facili costumi, ora il regno è delle squillo, delle lucciole, delle battone e delle escort. Tutte vivono vendendo il proprio corpo al primo che capita.
Anonimo.

Cap. 41 IL RITORNO DI ROBERTA.

In auto, proseguirono, Rocco davanti con Lea che guidava e Valentina dietro.
Durante quel viaggio nel buio della notte, in strade periferiche illuminate solo dai lampioni, nello sfrecciare della loro auto sull’asfalto verso una meta per lei ignota, Valentina curiosa chiese: “Dove andiamo? Dove mi portate?”
“In un bel posto dove imparerai qualcosa e potrai fare delle scelte.” Le disse Lea guidando.
” Vedrai che ti sarà utile!” Aggiunse Rocco.“
Valentina tacque aspettando di arrivare sul posto prospettato. Dopo un po’ di strada
giunsero in un grande spazio periferico in terra battuta circondata dal verde, in una zona isolata. Restò sorpresa, era piena di auto disposte a cerchio con i fari accesi rivolti tutte verso il centro, e c’era gente come se ci fosse una festa.
Lea si fermò, fece un cenno di saluto a qualcuno e posteggiando di lato uno alla volta scesero dall’auto, Valentina dietro di loro, nascosta dalle loro spalle, scorgendo davanti a se una scena particolare. E quello che guardò la shoccò.
In pratica vide auto con fari accesi che creavano un cerchio per illuminare con gli abbaglianti il centro, dove all’interno di quei fasci di luce vi erano delle ragazze e altre persone che chiacchieravano con loro e tra loro. Capì che quello era il luogo che aveva sentito dire dalle colleghe rumene, dove i magnaccia portavano le proprie puttane, la propria merce umana, le loro femmine a contrattare, per vendere o per comprare, era una sorta di mercato, come una tratta delle bianche.
C’erano una ventina di ragazze, puttane, donnacce, femmine da strada di tutte le età, vestite volgarmente e mezze nude, da vendere e acquistare. Erano tutte con minigonne inguinali, o short cortissimi e tutte con tacchi vertiginosi e facevano fatica a camminare sulla terra battuta di quel luogo, dove il tacco sotto il loro peso corporeo penetrava di qualche centimetro nel terreno, facendole ancheggiare.
Se non fosse stato atroce e crudele, quello sarebbe stato uno spettacolo eccezionale. Gli abbaglianti illuminavano benissimo tutte quelle donne al centro, le gambe e i loro glutei, vedendo un po’ meno bene il seno e il viso per via dei fari bassi delle auto. Ma ognuna di loro quando sarebbe stato il proprio turno, sarebbe stata tirata al centro di quel cerchio luminoso e perverso, dove sarebbero state fatte spogliare nude e vendute o acquistate da nuovi proprietari. Da come parlavano c’era di tutto, magnacci rumeni, albanesi, francesi e napoletani, siciliani e veneti, con le loro puttane.
“Come va!” Chiese intanto Rocco davanti a lei battendo la mano sulla spalla di un tipo losco dallo sguardo cattivo più del suo.
“ Non c’è male… e voi!”
“Si lavora!” Rispose Rocco sorridendo, fumando sempre la sua sigaretta elettronica al gusto di vaniglia.
“ Hai qualcosa da vendere?” Domandarono alcuni magnaccia avvicinandosi a lui per salutarlo e notando Valentina, quella bella ragazzina bionda dietro loro, semi nuda, con la minigonna cortissima che timida si nascondeva.
“ No!… Sono venuto a vedere se c’è donna da comprare… .” Rispose boccheggiando la sigaretta elettronica e sorridendo.
Valentina osservava. Quelle ragazze venivano tirate, spinte, denudate per essere vendute, non poteva credere a quello che vedeva, era fuori dall’immaginabile per lei. Si capiva che era proprio un mercato, i protettori avevano banconote tra le mani e sacchetti di soldi illegali che ricevevano e davano e contavano, tutto le transizioni avvenivano in contante.
Quelle schiave puttane, erano in gran parte tutte giovanissime come Valentina e venivano mercanteggiate come pecore, come animali. Chi era messa in vendita all’asta, doveva rimanere mezza nuda o nuda all’interno e al centro di quel cerchio luminoso di fari di auto di grossa cilindrata, illuminate a giorno dagli abbaglianti che accendevano al momento della valutazione.
I magnaccia con forza e naturalezza si lusingavano e ingannavano tra loro osservando e descrivendo la ragazza da contrattare, controllavano la merce, la toccavano, le guardavano in bocca i denti come agli animali, palpavano il seno, le gambe e il culo, e quando qualcuno era interessato all’acquisto di una di loro, la prendeva e portava via. A volte capitava che qualcuno acquistasse anche due o tre ragazze assieme e le sbatteva sulla fiancata o sui cofani della propria auto, costringendole senza gentilezza a lasciarsi provare, proprio come fossero solo ed unicamente merce, schiave, animali, macchine per far soldi.
Alle sventurata di turno le veniva alzata la micro gonna che indossavano o abbassati i mini pantaloncini a short, e quasi tutte erano senza nulla sotto, qualcuna un perizoma ridottissimo che le veniva letteralmente strappato e le veniva tastato il sedere, per valutare se fosse sodo oppure no.

Valentina osservava quelle puttane come lei che venivano palpate, controllate e valutate senza il minimo rispetto, senza nessuna sensualità, solo con volgarità ma con quella attrazione perversa propria che hanno le puttane.
Guardò Lea che le sorrise, mentre Rocco poco lontano con altri magnaccia parlava con loro.
“Perché mi hanno portata qui!” Pensò spaventata intanto che quegli uomini e quelle matrone ridenti e grasse parlavano tra di loro.” Eppure ho fatto tutto quello che mi hanno chiesto, mi sono prostituita per loro.”
Guardò ancora quelle ragazze che erano esposte con i loro culi e culetti nudi in fuori da far rizzare il cazzo di chiunque li avesse desiderato, ma non ai loro magnaccia di cui erano solo oggetti per fare soldi.
Quei bei culi, sodi, nudi, freddi, anzi freschi, erano davanti alla fiancata dell’auto o piegati sul cofano ad attendere la palpata di una mano di qualche magnaccia. A quello servivano quei bei culi, a soddisfare gli uomini.
Anche la figa veniva guardata, toccata, palpata, stretta tra le dita introducendone uno o più di essi per verificarne la dilatazione, perché logicamente più era stretta e più valeva la puttana o puttanella da acquistare e il prezzo saliva. Lo stesso era per il buco del culo, quello lo vedevano e valutavano a vista solo allargando un po’ le natiche, senza introdurre dita, se vedevano un ano aperto e dilatato perennemente, era segno che lavoravano molto anche con il culo e quindi non erano schizzinose a praticare sesso anche dietro.
Molte giovani non avevano molto seno, ma il controllo, la valutazione veniva fatta anche su quello, sia facendole mettere a 90 gradi piegate con le mammelle pendenti come gli animali e sia stando erette, tirandole su la magliettina o aprendo i loro gilet o bolerini; nessuna di loro indossava il reggiseno, anche perché chi aveva le mammelle grosse da mucca, da vacca, da palpare e strizzare, da mungere aveva un lato estetico più erotico.
Vedeva che quel mercato era fiorente e allo stesso tempo allucinante e incredibile quella compravendita all’aria aperta in una città come Milano, dove si compravano e si vendevano donne. Fu presa dal terrore.
“Non è che vogliono vendere anche a me?” Pensò seria:” Io non voglio essere venduta, non sono un animale, gli dirò che farò tutto quello che vorranno, che diventerò una loro brava puttana e non mi lamenterò più… .” Pensava impaurita.
E osservava sempre e vedeva che quando uno di loro aveva valutato la merce e trovata di suo gradimento, si metteva a mercanteggiare, a trattare il prezzo.
Naturalmente il sistema di mercato di quei corpi, di quelle femmine, non era diverso da quello delle vacche, delle pecore nei mercati rionali e contadini come avveniva secoli fa in alcune regioni o come avviene ancora in alcune realtà islamiche e orientali. In quel periodo le pecore e le vacche venivano valutate per il latte o per la lana che producevano, invece quelle puttane non producevano ne lana e neanche latte e avevano il seno da una prima delle più giovani al massimo a una quarta- quinta di misura di coppe delle più mature; ma a loro anche se messe giù come le pecorelle o le mucche e le fosse stato attaccato il mungitore, non avrebbero prodotto neanche una goccia di latte, quelle mammelle servivano solo per essere palpate, leccate, succhiate e schiaffeggiate.
Di quelle donne bianche, nere, meticcie, mulatte e orientali, interessava solo ed unicamente il corpo, quanto avrebbero potuto fare guadagnare e anche su come sapessero usarlo e stringere i propri buchi con il cazzo dentro che avevano al termine delle cosce lisce e tra le natiche pallide e di come sapessero succhiarlo.
Quelle puttane erano navigate e chi non lo era lo sarebbe diventata presto e sarebbero state comunque testate, sbattute e chiavate da qualche magnaccia sui cofani o contro qualche portiera per valutarne le capacità e poi acquistate.
Ogni femmina in vendita veniva soppesata, scrutata, toccata e palpata oltre che per i fattori detti prima, anche per la differenza di razza o etnia, ma non per il ceto sociale di origine, la cultura e altre cose che non erano importanti per il lavoro che svolgevano; erano solo dei corpi da fare soldi, un insieme di femmine seminude, comprate e vendute per migliaia di euro.

La trattativa tra i loro capi era strana qualcuna come Valentina poteva valere quanto due o tre di quelle troiette assieme, e se non si voleva vendere si tentava con uno scambio, due puttane mature e quarantenni, per una giovane ventenne.
Qualcuna che si ribellò a quel mercanteggiamento ci fu, ma furono prese, tirate per i capelli o per le parrucche o per quel poco di abiti che indossavano e sbattute sul cofano dell’auto, come successe a una ragazza davanti a loro, probabilmente come Valentina all’inizio della sua carriera da giovane puttana, che stava per essere venduta ai rumeni e che probabilmente l’avrebbero portata via dall’Italia.
Non ci voleva andare con loro, ma alla sua resistenza la schiaffeggiarono, le misero i polsi dietro la schiena, le venne alzata quel poco di mini e strappato il ridotto perizoma che lei aveva indossato per educazione, principio e pudore di se stessa, una sorta di parvenza e moralità per non esserne senza nulla. E subito l’acquirente il futuro protettore grasso, si tolse la cintura dei pantaloni e incominciò a cinghiarla sul suo culetto giovane fino a farglielo diventare rosso striato, a farla piangere e dire:”basta… basta…!”
Valentina capì che quella ragazza era come lei, all’inizio della professione, ancora da educare.
Lea sorrise:”…E’ all’inizio… “ Mormorò:”…. ora la prenderanno e la domeranno, le insegneranno a sottomettersi e ubbidire e a essere puttana. E poi sarà venduta… andrà all’estero.” Esclamò sotto lo sguardo attonito di Valentina che la osservava, e proseguì a guardare, e vide che uno di quei magnaccia eccitato le tirò fuori le mammelle, fiorenti ma minute e le strizzò con forza e la ragazza si mise a piangere dal dolore e a quel punto lui da dietro, tenendola piegata con l’addome sul cofano le allargò le natiche e le infilò il suo cazzo in figa e iniziò a chiavarla alla pecorina.
Al termine dopo averle sborrato sul sedere, mentre lui metteva a posto i pantaloni e la cinghia, lei piangendo e impiastrandosi le dita di sperma si rivestì in fretta, e terminato quel rituale dell’osservazione e della prova della mercanzia, il suo magnaccia- violentatore sorridente diede i soldi al suo venditore e da nuovo proprietario chiamò le sue baldracche e le fece mettere attorno al nuovo acquisto, e la fecero salire in auto. Era stata venduta.
Vide ancora che lui prese il telefonino e chiamò qualcuno. Lea sorrise:
“ Sta organizzando qualcosa per lei. Lo svezzamento, l’iniziazione a battere. “ E rise:” Non ha capito che deve sempre e solo obbedire come del resto tutte le altre e che solo le puttane? Anche le nostre, quelle di Rocco devono obbedire!” Precisò e la guardò negli occhi.
Scorse quel furgone partire con la ragazza dentro assieme alle altre, pronta per esser portata alla fase di iniziazione, in un posto più sicuro’probabilmente in un casolare abbandonato, dove nessuno avrebbe mai potuto sentire niente.
Valentina osservava tutto intimorita, non vedeva l’ora di andare via e continuava a guardare Rocco e Lea sperando che si muovessero.
Aveva il volto schifato e disgustato da quello che aveva visto.

All’improvviso Rocco e i suoi interlocutori si avvicinarono a lei, uno di quegli uomini che era un magnaccia di un’altra zona, inaspettatamente la prese a forza per un braccio e la tirò con sé verso il gruppo di ragazze al centro da vendere, mentre Rocco e Lea sorridevano, mentre Valentina terrorizzata ripeteva:” No..no..no.. non voglio! Signor Rocco… signora Lea io voglio restare con voi, non voglio essere venduta… non vendetemi.”
Ma quando fu al centro di quel cerchio illuminato vicino ad altre ragazze, da altre donne le venne tirato a forza il suo bolerino, fino a farglielo togliere e gettarlo per terra, e da una matrona matura le fu levata a strattoni e abbassata fino ai piedi la minigonna senza alcuna attenzione nonostante le sue grida spaventate:
“ Ma che fate? No… non voglio essere venduta!” Ripeteva guardando Rocco, temendo di fare la fine di quella ragazza che aveva visto poco prima.
Ed essendo già senza nulla di sotto, ne slip o perizoma, videro che non aveva alcuna peluria, che era depilata completamente sulla vulva anche se giovane. Le sue mammelle, i suoi capezzoli e le sue natiche erano alla mercé di quei magnaccia e delle loro donne che volevano praticare una sorta di compra e vendita anche di lei.
Lea e Rocco sul bordo lasciavano fare, mentre Valentina angosciata e con gli occhi sbarrati e lucidi dalla paura li cercava e ripeteva:
” No… no… io sono vostra… perché mi vendete?”
Ma mentre guardava loro ed esclamava quelle parole, si avvicinò uno di loro, un magnaccia con la sua compagna e le accarezzò il seno, prendendole una giovane e minuta mammella in mano, stringendola con forza sia per sadismo che per valutarne la consistenza, verificare che se anche piccolo il seno fosse sodo e non floscio. Ma strinse tanto da provocarle dolore e lo stesso fece al capezzolo che glielo tirò e torse.
Poi, forse ubriachi o peggio drogati, un altro si avvicinò alla figa di Valentina che restava tenuta per le braccia dalla donna del magnaccia, e davanti ai fanali delle auto con un dito le accarezzò parecchie volte la vulva e la fessura, sentendola dilatata da tutte le chiavate aveva fatto poco prima, ma ancora consistente ed elastica. Poi sempre più cattivo, con lo sguardo malefico, finse di tastarle il culetto e invece con la mano larga cominciò a batterle il sedere sul gluteo e il retro cosce, mentre lei terrorizzata passata la sorpresa di quello che le accadeva, guardando Rocco e Lea riconoscendoli come suoi padroni si mise a urlare dal dolore e dal bruciore a quegli schiaffi.
Quel tipo probabilmente d’accordo con Rocco, la sculacciò fino a farla piangere e non si fermò fino a che non ebbe il sedere rosso come il fuoco.
Spaventata da quello che vedeva e le accadeva, avrebbe voluto urlare o scappare, ma intimorita singhiozzò piangente:
“ Ma perché? Perché?“
“Perché devi fare la puttana! ” Risposero tutti all’unisono ridendo.

Era sconvolta, aveva paura di essere venduta, ma l’angoscia aumentò quando vide un magnaccia che si avvicinò a Rocco dicendo:” Quanto vuoi per quella ragazza bionda?”Facendo segno a Valentina.
Lui la guardò, lei osservò Rocco con supplica e speranza. Si divincolò e nuda si avvicinò a lui e Lea e per paura che la vendessero davvero, chiese esplicitamente di restare con lui:
“Signor Rocco!” Esclamò forte piangendo:” La prego non mi venda… la imploro!” Disse tremante.” Non le disubbidirò più… .” Affermòal ricordo del pomeriggio precedente quando lo aveva fatto arrabbiare e lui l’aveva presa a cinghiate.
In quel momento si avvicinò Lea dicendo:” Vuoi essere una sua puttana?”
“Si… si…!!” Esclamò lei tremante:” Voglio battere per lui… solo per lui e non per gli altri!.
E allora chiediglielo chiaro e tondo su… .”
Lei smarrita la guardo e Lea ripetè :” Su… chiedigliello!”
E sconvolta pronunciò a bassa voce con voce tremula:
” Voglio essere una sua puttana signor Rocco!” Lui la guardò e ripetè:
“ Vuoi essere una mia puttana?”
“Lei annuì con il capo.”
“ Batterai per me sulla strada e nei miei locali e farai quello che ti dirò senza storie?”
“ Si.. si… glielo giuro.” Ribattè Valentina.
“ E allora chiedimelo ancora forte e chiaro!” Replicò.
E lei quasi di getto in preda a una esaltazione e timore che la caricavano di adrenalina ripetè forte davanti a loro:
” Sarò una sua puttana… batterò e mi prostituirò per lei sulla strada o nei suoi locali ovunque lei vorrà e farò quello che mi chiederà senza storie. Glielo giuro, ma la prego non mi venda!”
Lui e Lea si guardarono complici negli occhi e poi esclamò:
“ Va bene… ma se sbagli te ne pentirai!”
“No… no.. . ” Esclamò vicino a Lea rassicurandosi.
Rocco si voltò verso il suo collega dicendo:“ Non è in vendita per ora la biondina.” Me la tengo io e la guardò con un sorriso perfido.
“ Peccato!!” Rispose l’albanese:” L’avrai portata volentieri in Albania a battere, avrei fatto parecchi soldi, là le italiane sono apprezzate, valgono molto. Comunque se ci ripensi e vuoi venderla, io sarò sempre disponibile a comprarla, il mio numero di cellulare ce l’hai e sai come rintracciarmi.
Valentina tirò un sospiro di sollievo, assurdamente era contenta di essere diventata una puttana di Rocco.
Lui sorrise.
Rocco e Lea avevamo già le idee chiare su Valentina, sull’idea di prostituirla e sfruttare al massimo la sua bellezza, oltre che usarla negli spogliarelli e nei video hard. Economicamente le rendeva molto Valentina e dopo quello spavento di certo non gli avrebbe più creato problemi. Oramai avrebbe percorso la strada frequentata abitualmente da prostitute e trans.
Salutarono, salirono tutte e tre in auto e si avviarono nelle strade semibuie della notte.
Valentina non pensava e guardava avanti tra la testa di Rocco e quella di Lea, con gli occhi fissi sulla strada davanti illuminata dai fari. Avrebbe passato il resto delle sue notti, a mostrarsi e a vendersi, chiavando con decine di persone ogni notte e si sarebbe prostituita per loro anche in luoghi riservati in pieno giorno.

Nei giorni seguenti, il suo tempo fu scandito dalle telefonate di Lea sul suo smartphone per decidere il tipo di abbigliamento che avrebbe indossato ogni volta che giungeva al night, tappa di incontro per poi decidere se portarla a battere o farle fare qualche spettacolo nel locale. Al night non doveva sembrare una puttanella da quattro soldi, ma una bella fighetta desiderabile da quei vecchi danarosi, oppure avrebbe deciso di accompagnarla dopo vestita e truccata al luogo dove avrebbe marchettato quella sera assieme alle altre ragazze e adescato i clienti.
Sapeva che l’avrebbero fatta battere per un po’di tempo e viveva quella condizione con la sensazione scellerata che fosse un’avventura erotica pericolosa, mista all’incognita di essere riconosciuta, o peggio ancora di trovarsi in una situazione rischiosa, esaltata di più dagli stimolanti che prendeva assieme alle altre ragazze e che la facevano stare bene e la rendevano allegra, ridente e soprattutto disponibile con chiunque pagando volesse chiavarla.

Una sera Carlo il marito di Roberta telefonò a Rocco e lui rispose gentilmente e provocatoriamente:
“ Ciao Carlo come stai?… E come sta la mia donna?”
Oramai anche con suo marito chiamava così Roberta, e lui per timore non diceva nulla, accettava quella situazione ambigua e perversa.
“Sta bene!… Ti ho telefonato proprio per questo, ci siamo quasi al parto, mancano pochi giorni!”
“Bene!” Rispose Rocco con voce contenta:“ Mi raccomando stalle attento, seguila e qualsiasi cosa abbia bisogno chiamami.”
“Certamente… è anche mia moglie lo sai e ci tengo a lei, la amo sempre nonostante tutto e aspetti un figlio da te.”
“Sarà tua moglie ma ora è la mia donna e come tale devi trattarla e rispettarla.” Precisò subito Rocco facendole capire che era sempre lui che la comandava.
“Si certo!… Certo!” Rispose intimorito Carlo. “Domani chiamo il ginecologo che la segue e se è il caso veniamo giù a Milano. Domani ti dico tutto!… Sarò più preciso!” Affermò.
Chiacchierarono ancora un po’ e poi si salutarono.
“Va bene a domani. Ciao!” Lo salutò Rocco.
“Ciao!” Rispose Carlo.

Giorni dopo dietro raccomandazione del loro ginecologo, di Carlo e della rumena che l’accudiva, Roccò andò su assieme a Lea a prenderla per portarla in una clinica privata del milanese a partorire. Ma prima di tornare gìù in città si fermarono in una sala da the a bere qualcosa. Roberta era quasi irriconoscibile.
Aveva un pancione e un seno enorme pieno di latte rinchiuso in un vestito lungo, leggero a canottiera larga di cotone blu con le spalline ricamate.
Si era tinta i capelli castano rossicci e le scendevano lunghi oltre le clavicole in onde disordinate, mentre si intravedevano nell’ampiezza dell’abito, sotto il tessuto, i fianchi che avevano ceduto sotto il peso e la crescita del pancione che alla fine del nono mese era sempre più visibile e ingombrante.
Oramai erano agli sgoccioli, era questione di giorni se non di ore. Il pancione le era diventato enorme, come il seno e il sedere che sotto il vestito largo cercava di nascondere e l’aumento di volume le aveva teso tutti i tessuti e la pelle che nonostante l’olio e le creme apposite che si dava per elasticizzarla, avevano prodotto delle smagliature.
“Come va?” Gli chiese Rocco abbracciandola e baciandola sotto lo sguardo attento di Carlo suo marito.
“Bene …” Rispose con un sorriso stanco:” Ma questa gravidanza mi hai cambiata dentro e fuori, sono ingrassata e credo che non ritornerò più come prima.” E visto che la osservavano per il suo cambiamento, imbarazzata esclamò per giustificarsi:
“Da quando sono diventata ancora una futura mamma ho smesso di scegliere me stessa, ma ho scelto lui…” Disse facendo segno con il dito il bambino nel pancione:”… per questo ho preso qualche chilo, che spero di perdere dopo.“
“ Mangia troppo!” Aggiunse Carlo suo marito sorridendo :” Non sa controllarsi, glielo detto mille volte di mangiare meno, dovrebbe fare dieta.”
Ma lei con un gesto infastidito lo zittì e alzò le spalle sorridendo con la sua bella faccia in quel momento piena e rotonda:“ Le ore della giornata sono lunghe da passare e l’appetito non mi manca, ma i chili li ho presi nonostante le lunghe camminate e la ginnastica in palestra.. .” Poi rivolta a suo marito ripetè orgogliosa:
” Te lo detto… ho scelto lui…” Indicando ancora il pancione con il figlio di Rocco:”… e mi sono lasciata trasportare anche dalla gola… .” Aggiunse ridendo.
“ Non importa sei bella anche così, a me piaci sarai sempre la numero uno, la prima, …” Mormorò Rocco.
“Si però qualche chilo vorrei perderlo… . “ Ribattè lei rsorridendo.
Rocco le sorrise:” C’è tempo per questo… .” Si avvicinò e la baciò sulle labbra guardandola negli occhi, sembrava quasi felice che si fosse trasformata, ingrassata e non fosse più bella e longilinea come la Roberta di prima, e assomigliasse sempre di più anche fisicamente a Lea.
Poi strinse la mano e salutò Lea, guardando anche lei negli occhi e si accomodarono sedendosi nel dehor del bar, Roberta con sempre vicina la rumena che l’accudiva e che essendo diventata l’amante di suo marito, Carlo chiavava con il suo consenso per sfogarsi sessualmente, e Rocco e Lea si sedettero di fronte a loro. E Rocco le disse:” Ti devo parlare.”
E arrivate le ordinazioni sorseggiando il the incominciò:
“ Sai… Lea tra qualche mese andrà via, ritornerà in Romania e io quando ti sarai rimessa dalla gravidanza, avevo pensato di farti prendere il suo posto a gestire il night con gli spogliarelli e tutto quello che avviene all’interno, e le ragazze che battono, compresi gli adescamenti di quelle nuove da avviare alla prostituzione. Questa sarà la tua nuova vita, da matrona, magnaccia e non batterai più, controllerai le altre che si esibiscono e prostituiscono nel locale o battono per strada.” Fece una pausa e aggiunse serio guardando Lea: “Però sono cambiate alcune cose e ci sono delle novità che ti dirò in seguito dopo che avrai partorito.”
“Cose gravi importanti?” Chiese lei apprensiva.
“ No… dettagli ma che ti dirò dopo. Stai tranquilla, niente di problematico.
Rocco non le chiese nemmeno se era d’accordo di gestire tutto, aveva deciso lui per lei.
A Roberta tutto sommato le andava bene quello che le aveva proposto, di prendere il posto di Lea, e anche Carlo silenzioso seduto con loro ascoltava con assenso, oramai erano parte di quell’ambiente e lui amante di quella giovane ragazza che faceva la nurse a Roberta e il suo vecchio lavoro di assicuratore in agenzia e di impiegata delle poste di Roberta, non le avrebbero mai fatto guadagnare tanto come con Rocco.
Finito di bere, neanche farlo apposta a Roberta le si ruppero le acque e partirono immediatamente e veloci, dirigendosi all’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, alla Clinica Mangiagalli, dove Rocco aveva già prenotato una stanza per lei.

Il parto fu regolare e nacque un bel maschietto, figlio di Rocco, che su volontà sua chiamarono Tommaso.

Dopo il parto, Lea chiamò entrambi, Valentina e Federico, dicendogli che Roberta sua mamma aveva partorito un bel maschietto di nome Tommaso e che lei li avrebbe accompagnati in clinica a trovarla. Sia lui che lei su istruzione di Lea, ritornarono momentaneamente ad essere quelli di prima. Lui si rimise normalmente nei suoi abiti maschili, struccato e senza parrucca, lasciando l’identità femminile di Federica. Valentina si vestì da ragazza per bene, struccata e seria con la gonna fino al ginocchio.
Ma prima di andare li informò su una verità che già tutti conoscevano, compresi loro, ma che Lea volle formalizzare.
“Caro Federico o Federica come preferisci essere chiamato?… Come certamente tu sai già il fratellino che è arrivato a tua mamma non è di tuo padre, ma del signor Rocco. E’ lui che ha fecondato tua madre e lei consenziente si è lasciata ingravidare e ha accettato di dargli un figlio… .”
Federico a quella informazione chiara e fredda, pur sapendo già la verità e che il suo fratellino fosse figlio di Rocco, restò sorpreso:
“Ma… mio padre…?” Domandò borbottando in apprensione, preoccupandosi per lui.
“Tuo padre sa tutto, ha accettato tutto anche lui, e poi lui ha una nuova e giovane amante rumena e gli va bene così. “ Informandoli:” Anche i tuoi genitori oramai fanno parte di questo ambiente. Tua madre è stata ed è una prostituta di Rocco, come la nostra Valentina…” Disse facendo segno con la mano a lei:”… e tuo padre dopo Rocco è stato il magnaccia di tua madre, salvo poi ritornare a marchettare per lui. ” Ribadendo forse qualcosa che lui non sapeva o non voleva ammettere a se stesso. E visto che lo guardava stupita affermò ripetendo:
“ Si tua madre faceva la prostituta e tuo padre il suo magnaccia… .”
Federico era afflitto e demoralizzato di quelle cruda verità, delle parole su sua madre dette senza rispetto. Valentina gli accarezzò il braccio e gli prese la mano stringendogliela per confortarlo, e Lea lo guardò ancora negli occhi e approfittò di quel smarrimento per indorarle la pillola amara:
“ Su fatti coraggio! Questo giocherà a tuo favore, farà accettare a tua madre il fatto che tu non vuoi essere maschio ma donna, un trans. Ma su questo stai tranquillo, glielo diremo noi più avanti e non tu. Le parleremo noi del vostro cambiamento, quando ritornerà. Voi ora dovrete solo controllarvi davanti a lei e fare i fidanzatini. Capito!?… Rocco vuole così!” Precisò.
Annuirono con il capo senza parlare, forse aveva ragione Lea, avere un altro figlio le avrebbe fatto accettare a sua madre la sua diversità, la sua omosessualità, che era quello che interessava a lui in quel momento.”
Valentina ascoltava, era incredula ma allo stesso tempo indifferente visto che anche lei oramai era una prostituta. Non diceva nulla, ma era fortemente turbata di quella verità sulla signora Roberta, conoscente anche dei suoi genitori.
“Quindi ora andrete e trovarla e farete finta di non sapere nulla di lei e vi mostrerete come eravate prima, due fidanzatini.” Ribadì Lea.
E loro, in ordine nel ruolo di quei bravi ragazzi per bene che erano prima, andarono a trovarla facendole credere che nulla era cambiato.
Quando la incontrarono nel letto con il piccolo Tommaso di Rocco vicino, Federico con gli occhi lucidi si avvicinò e l’abbraccio e baciò, lo stesso fece Valentina. Ma nulla traspirò, parlarono del bambino, di lei, di suo padre Carlo che era presente, come se tutto fosse normale.

Una settimana dopo il parto fu dimessa dalla clinica e su sollecitazione dei medici e di Rocco tornò in montagna per un periodo di riposo e per rimettersi fisicamente dalla gravidanza e dal parto. In quel periodo vacanziero settimanalmente veniva raggiunta da Rocco che passava con lei la giornata, e un giorno la raggiunse con Lea, e dopo i convenevoli, i saluti e gli abbracci, tra tutti e quattro con Carlo si sedettero a un tavolino dell’albergo in cui alloggiava e Rocco iniziò a parlare.
“ A volte penso a come è strana la vita, come si cambia, come si fanno cose che non avremmo mai pensato di fare. E soprattutto come ci piacciono poi quelle cose… che non avremmo mai pensato e voluto fare, e che ci cambiano… .”
Loro sorseggiavano e ascoltavano mentre lui parlava.
“Sai… molte cose sono cambiate in questi mesi… . Come ti dicevo l’altra volta prima del parto, è giusto che tu ne sia a conoscenza di questi cambiamenti che riguardano la tua sfera affettiva, tuo figlio Federico e Valentina.”
“Federico? Valentina? “ Disse Carlo con vicino la carrozzina con Tommaso all’interno che dormiva. Ma Rocco infastidito della sua interruzione con un gesto della mano lo zittì:
” Ssssshhhhhh!hh… Non interrompermi!” Mentre Roberta ascoltava attenta.
E rivolgendosi a Lea disse: “ Forse è meglio che racconti tu che conosci bene la storia.”
E lei perfida cominciò, partì da quella sera della telefonata Di Federico e Valentina, quando li prese al Palatrussardi senza soldi e raccontò tutto deformando la verità.
“Lei… la ragazzina …. questa Valentina!” Disse:” Quando seppe che mi interessavo di spettacolo con la mia assistente, volle a tutti i costi visitare il locale e si tirò dietro anche vostro figlio Federico, un ragazzo così dolce e buono.” Affermò perfida.
Tutti ascoltavano in silenzio e lei proseguì
“… E iniziarono a frequentarlo, li Valentina conobbe un giovane ragazzo della sua età, figlio di una nostra prostituta, Dracu il rumeno, che gli è piaciuto subito… “ E interrompendosi disse a Roberta:”… lo hai visto qualche volta, ricordi? …” Lei fece un cenno affermativo con il capo e Lea proseguì:” E si è messa a civettare e fare la stupida con lui, finchè non finirono a letto assieme diventando la sua ragazza. “ Fece una pausa accendendosi una sigaretta e proseguì:
” E’ una ragazza maliziosa questa Valentina, pensa che voleva fare l’attrice e pur di apparire si era resa disponibile a fare delle clips erotiche di nudo. Quel Dracu ne ha approfittato subito e in seguito le propose di girare porno con altri ragazzi. Cosa che lei innamorata di lui ha fatto… ed è diventata una attricetta hard.”Disse.
“Valentina ha fatto film porno?!” Esclamò incredulo Carlo.
“Si!.. Video non film… per l’estero.” Precisò.
“ Non posso crederci… una ragazza così brava e per bene.” Ribattè.
“Be sarà meglio che ti ricredi, così conoscerai bene quella piccola vipera.” Gli rispose Lea.
Roberta fredda ascoltava in silenzio, conosceva Valentina e anche la perfidia e le menzogne di Lea avendole provate sulla pelle lei stessa, e borbottò a suo marito:
” Stai zitto!! Lasciala andare avanti..!” E Lea proseguì.
“ Poi ha voluto fare gli spogliarelli sul palco assieme alle altre ragazze e come avevi fatto anche tu Roberta e come tu sai era inevitabile che i clienti che la vedevano nuda le chiedessero di accoppiarsi e cosi per farvela breve conoscendo le altre ragazze che lo facevano concedendosi sessualmente per denaro, anche lei ha provato a prostituirsi e le piaciuto e ha continuato e ora fa parte della scuderia delle ragazze di Rocco.“ E si voltò verso lui a guardarlo in viso che restò impassibile.
Ci fu un lungo silenzio, poi una voce femminile lo ruppe.
“Questo per quanto riguarda Valentina… e mio figlio Federico?” Chiese Roberta fredda ma preoccupata. E Lea riprese a informarla mentre Carlo incredulo borbottava sbalordito:
“ Non posso crederci… Valentina è diventata una prostituta… una tua prostituta!” Rivolto verso Rocco che si girò e gli disse:” Si!… E se stai zitto e non interrompi quando rientrate te la faccio anche chiavare!” E lui restò basito di quella risposta, in silenzio e a bocca aperta. Chiavare Valentina gli sarebbe piaciuto.
E Lea riprese a parlare:
“ Tuo figlio innamorato di lei la seguì, si era sacrificato ad essere il terzo tra loro, il secondo dopo Dracu e vivendo assieme e dormendo assieme e facendo sesso assieme tutti e tre, si è ritrovato su consiglio e istigazione di lei, forse per gioco tra le braccia di Dracu… e…”
“E…” Chiese Carlo.
“ Bè non so se lo sapete che Dracu è bisex attivo e quindi la posseduto analmente e a lui è piaciuto e hanno iniziato a vivere una relazione a tre, un triangolo morboso, dove Dracu era diventato il maschio di tutte e due.”
Carlo scattò in piedi imprecando e dicendo:
“Non posso crederci mio figlio ha avuto rapporti omosessuali… ma se erano innamorati pazzi uno dell’altro lui e Valentina… e poi… è sempre stato etero mio figlio.” Ma lei non gli diede retta e proseguì:
“Poi giocando tra loro, Valentina ha iniziato a truccarlo e vestirlo o meglio travestirlo con i suoi abiti femminili, da donna e in poche parole lo ha fatto diventare un trans… .”
Roberta sbarrò gli occhi.
“ Mio figlio… Federico un trans??” Esclamò Carlo incredulo.
“Si!!” Disse mentendo:” Questa è la verità, e la realtà, a lui è piaciuto essere donna e a continuato a frequentare passivamente Dracu diventandone la sua donna e lui il suo uomo e come sai, Dracu è un piccolo magnacciacetto di ragazzine che adesca e le violenta e che a volte se si innamorano di lui poi porta a battere, così a portato subito pure lui sul marciapiede e ha iniziato anche lui la sua nuova vita e a lavorare tramite Dracu con noi. “ Aggiungendo in una pausa tra una boccata di sigaretta e l’altra:” E come vi ho detto lui si piace così, femmina, donna, sembra davvero una ragazza e molto bella quando è travestita e truccata ed è felice.”
“Ma se sono venuti a trovarci lui e Valentina due mesi fa in ospedale.” Esclamò Carlo.
“Si ma allora non volemmo darvi un dispiacere con Roberta che aveva appena partorito. Sono mesi che vivono in tre con Dracu.” Ribattè Lea.
“Valentina una prostituta e Federico un Trans… non posso crederci !”Borbottava Carlo agitato e sconvolto, mentre a Roberta silenziosa e fredda una lacrimava solcava il viso. Sapeva che probabilmente le cose non erano andate come aveva spiegato Lea, ma il risultato oramai era quello e non poteva più essere cambiato.
“Si tutta colpa di quella giovane vipera ambiziosa, ve lo ha rovinato per sempre.” Ripetè continuando:“ Anche Valentina è felice della sua nuova vita, di vivere così, di battere per Rocco, si vende ed è pretenziosa, le piacciono i bei abiti, i profumi costosi e tutto il resto.
“Ma con i suoi genitori come fa?!” Chiese Roberta curiosa e interessata.
“Ohh… è furba, si è iscritta alla facoltà di psicologia di Pavia assieme a un’altra ragazza che lavora per noi e fa il mestiere, che si chiama Alenka, una sua nuova amica rumena, non ha obbligo di frequenza. Ai suoi dice che vive con questa ragazza mentre invece vive a tre in un appartamentino della periferia milanese con Dracu e Federico. Capisci? … Dice ai suoi che studia psicologia e a tempo libero lavora nelle pubbliche relazioni, ma invece si prostituisce per noi.” E sorrise.
“E Federico, lui studia?”
“Macchè, non ne ha più voluto sapere e daltronte lo capisco… le piace vivere così com’è ora!”
“Non posso crederci… tu…tu… li hai rovinati!” Esclamò Carlo alzandosi in piedi per avventarsi contro Lea , ma subito bloccato da Rocco che lo prese per un braccio storcendoglielo dietro la schiena rifacendolo risedere subito dolorante:
“ Resta qui e buono!” Disse:” Non incominciare a rompere i coglioni se no non ti faccio più vedere Roberta!… Se tuo figlio e Valentina hanno fatto questa scelta non è colpa di nessuno, solo loro. ” E si risedette. Oramai quella era la situazione e dovevano accettarla.
Quella che stupì tutti in quella discussione fu Roberta, che con le lacrime agli occhi dichiarò:
“Di chiunque sia la colpa ora è così, Valentina è così, Federico è così e se lui vuole restare così dobbiamo accettarlo e non possiamo tornare indietro. Gli parlerò!” Asserì.
Po facendosi seria in faccia mormorò:” Invece a quella troietta quando rientrerò con il tuo permesso…” Disse rivolta a Rocco”… le parlerò io.”
“Fai quello che vuoi !” Disse lui, sorridendo felice che avesse accettato la situazione che si era creata e che fosse diventata la tenutaria del locale e delle ragazze. Aggiungendo:
“ A questo proposito! Ti avevo accennato che Lea va via… .”
“Si voglio ritornare dalle mie parti.” Precisò lei.
“E desidero come ti ho già detto che tu prenda il suo posto….” Disse Rocco:”…ma dovrai essere di polso con le ragazze, farle ubbidire e soprattutto farti ubbidire!” Puntualizzò.
“O stai tranquillo che non sarò tenera… .” Ribattè Roberta.
“ Dunque accetti?” Chiese facendosi vedere democratico e interessato del suo parere.
Lei sapeva che non aveva scelta, o fare la matrona magnaccia come Lea o tornare a battere e con uno sguardo nuovo e perfido rispose muovendo le labbra in una bozza di sorriso freddo e compiaciuto:
“ Si certo che accetto!”
“Bene… quando rientrerai tra qualche settimana, Lea ti spiegherà tutto e come funziona l’apparato di gestione, se occorre usa pure la frusta o le sberle con le ragazze, se sentono bruciare la pelle capiscono di più.” Terminò ridendo.
E seppur con la morte nel cuore per il cambiamento di Federico, dentro di lei voleva incontrare e parlare con quella troietta di Valentina.

Alcune settimane dopo, una sera nel night Lea disse a Federico ormai sempre travestito da donna:” Vai nel camerino che ti vogliono!”
Lui si avviò ignaro, quando aprì la porta ed entrò si trovò davanti sua madre, Roberta, resto bloccato senza parole.
Roberta lo guardò travestito, era davvero bello o meglio bella travestita da donna con la parrucca che lui si tolse subito davanti a lei restando con il viso truccato.
“ Ma-m-ma…” Balbettò e scoppiò a piangere abbracciandola e stringendola forte:“ Perdonani mamma… perdonami.”
Anche lei lo abbracciò e restarono per lungo tempo stretti tra loro, con Federico che piangeva sulla sua spalla come un bambino.
“Perdonami!” Esclamò.
Erano soli, e Roberta si fece raccontare tutto da lui, anche su Valentina e la verità come sospettava era diversa da quella detta da Lea, ma questo non avrebbe cambiato le cose e fu pragmatica e realista accettandole. Gli chiese solo al termine di quell’abbraccio e della sua confessione:” Ma tu vuoi restare davvero così ora?”
“ Si mamma… io voglio restare così, femmina, donna, ragazza, accettami come sono ti prego… .” Esclamò con le lacrime agli occhi che gli disfacevano il trucco.
“ Va bene, se è quello che vuoi ti accetto così, come tu accetterai me visto che sai tutto. E poi…” Aggiunse in un sorriso commosso con gli occhi lucidi:” Vorrà dire che avrò anche una figlia… .”
“Si mamma… .” Ribattè lui felice abbracciandola:” Chiamami Federica.”
“ Si Federica!” Ripetè Roberta accarezzandolo sul capo. “ Ma ora rimettiti la parrucca e rifatti il trucco che si è disfatto con le lacrime.”
Parlarono a lungo, poi si lasciarono con la raccomandazione di Roberta di non dire nulla a Valentina che si erano incontrati.
Lo stesso incontro Federico poco dopo lo ebbe con il padre Carlo che dispiaciuto lo accettò malvolentieri, a malincuore. Ma lui oramai conviveva con la giovane rumena e Rocco gli aveva dato anche il permesso di ingravidarla se voleva avere un altro figlio, di fare un figlio con lei se lo desiderava. E lui ci stava pensando seriamente.

Erano passati più di due mesi da quando Roberta aveva partorito un altro maschietto e con Rocco lo avevano chiamato Tommaso. Valentina aveva saputo che era andata in montagna a riposare, ma non era andata a trovarla perché Lea non aveva voluto. Sapeva che dopo un certo periodo e appena si fosse rimessa sarebbe tornata a Milano, ma non sapeva che era già arrivata.
Erano passati due mesi o forse più dal loro ultimo incontro, lei continuava a battere quasi tutte le sere per Rocco alternandosi con esibizioni e spogliarelli al night e qualche aveva rifatto video hard.
Oramai quella era la sua vita, si era rassegnata e viveva con Dracu e Federico in casa del primo, in un appartamentino di periferia, mentre tutti, suoi compresi la sapevano a studiare psicologia a Pavia e che per comodità di studio viveva in casa di una amica compagna di corso.

Lea In quel periodo aveva già preparato le sue cose per partire, attendeva solo l’arrivo di Roberta.
Una sera come tante, prima dell’apertura del Macumba al pubblico, Lea invitò al night Valentina, dicendole di prepararsi che l’avrebbe portata con le altre ragazze a battere e nel frattempo la lasciò con loro per fare alcune commissioni, ricordandole di ripassarsi il rasoio e depilarsi completamente ascelle, gambe e figa e di indossare scarpe con tacco alto, calze e reggicalze, e sopra un pellicciotto a bolerino che le aveva preparato, visto che arrivava il freddo.
La passo a prendere verso le 21.00 e trenta assieme alle altre ragazze, dopo che avevano cenato, Valentina vestita in quel modo era decisamente più attraente del solito, truccata vistosamente, che solo a vederla avrebbe scatenato il desiderio a chiunque e ognuno che l’avrebbe vista, avrebbe voluto chiavarsela subito.
“Su!… Salite che vi porto a lavorare io stasera. Sarà l’ultima volta che vi porterò a battere… . ” Disse e fece una pausa, mentre a Valentina tutto sommato dispiaceva che Lea andasse via, nella sua sottomissione come le cagne con il padrone si era affezionata a lei. Ma Lea proseguì guardando Valentina al suo fianco:
” Da domani sera ci sarà la tua ex futura suocera a dirigere tutto, madame Roberta!” Affermò con aria soddisfatta:” Ricordati di chiamarla sempre così anche se la conosci. “ Poi sorrise tra se e mormorò:”Anche a lei l’ho resa puttana io e guarda… “ pronunciò con un sospiro lungo:” … da domani sarà una matrona, la donna di Rocco, una magnaccia come lui e come me, e anche la protettrice di te e di suo figlio Federico oltre che di tutte voi!”
Valentina non sapeva se essere contenta di quello o spaventata, era visibilmente incredula che fosse Roberta la sua nuova tenutaria, ma era la verità, ed era a disagio a mostrarsi così a lei, puttana, che aveva sempre considerato come una seconda mamma e Roberta a lei come una figlia. “E ora che succede?” Si chiedeva.

Mentre aveva quei pensieri arrivarono in un viale dove erano già state e conoscevano i clienti che frequentavano quella zona.
Fermò la macchina e a un suo gesto scesero tutte iniziando a piazzarsi nei punti loro assegnati e a passeggiare, a Valentina indicò il posto dove si sarebbe messa, mostrandole anche con la mano la zona dove sarebbe poi andata a consumare le marchette con i clienti.
La salutò con un sorriso e mentre ripartiva come se fosse un cliente che lascia la puttana dopo la prestazione sessuale, lei chiuse lo sportello sbattendolo.
Si mise a posto il pellicciotto, lo aprì davanti sbottonandolo, mostrando il seno nudo. Era bello ed erotico, piccolo ma sodo e armonizzato in proporzione con la sua altezza. Dalla minigonna spuntavano le sue belle gambe magre e slanciate ed un culetto proteso in fuori da far invidia a tanti trans. perfino a Federico che aveva cambiato zona, ormai lui si prostituiva in una zona esclusiva da trans e viados.
Valentina era preparata ormai vestita in quel modo, calze nere e reggicalze a vista, stesso colore del bolerino sotto il pellicciotto entrambi aperti davanti a mostrare il seno, le scarpe rosse con decolté e cinghietta legata alla caviglia, depilata completamente figa e gambe, senza mutandine e reggiseno, era pronta, e… in molti si fermavano e la caricavano, era un andirivieni nel suo lato di marciapiede.
Passarono un paio di ore, poi un grosso Suv dai vetri oscurati si fermò sul lato opposto della strada, spense i fari e restò fermo come a osservarla. In quel mentre arrivò un’auto scura, lei si appoggiò al finestrino aperto di quella a parlare con il conducente spingendo il capo dentro, poi lo ritrasse, fece il giro dell’auto e salì e sbattendo la portiera partirono verso la zona stabilita per la prestazione. Tutto come prestabilito.
Quel grosso Suv restò fermo come in un appostamento a osservare quello spettacolo, di quella giovane ragazza che si prostituiva.
Il tizio che l’aveva caricata era un signore distinto di mezza età, pelato e con un po’ di pancetta. Arrivati nello spiazzo lui si abbassò i pantaloni e lo slip e lei gli mise il preservativo, il cliente tirò giù il suo schienale e la fece sdraiare. Lei era già pronta, tirò su il gonnellino e lui passo di là. con la gamba dalla sua parte, sopra la sua, visto che era già pronta a gambe larghe, e immediatamente non perse tempo ed eccitato la penetrò e dopo poche spinte passionali con foga e gioia di chiavare quella giovane ragazza longilinea che aveva trent’anni meno di sua moglie giunonica, venne eiaculando nel preservativo.
Si tirarono su e lui tornò al suo posto, e mentre gettava il preservativo pieno di sperma dal finestrino, Valentina si asciugò la figa con i fazzolettini di carta, facendo lo stesso gesto di quel cliente, gettandoli dal finestrino. Si rivestirono, e misero a posto e tornano indietro.
Poco dopo la caricò un altro cliente, stesso tragitto del precedente.
Quel tipo lo volle fare in modo differente, lei dopo aver concordato una maggiorazione di prezzo, si tolse il pellicciotto perché in auto c’era caldo e si stava bene e dopo avergli messo il preservativo, senza nemmeno aver bisogno di tirare su il gonnellino con la gamba passò sopra lui e lo cavalcò e con la schiena appoggiata al volante iniziarono a chiavare in quella posizione, lasciandosi baciare e leccare il seno.
Anche quell’uomo, eccitato durò poco e venne contraendosi in spasmi nervosi, eiaculando dentro la sua vagina nel preservativo. Poi stesso rito, lei alzò la gamba lo sfilò da dentro di se e spingendosi e ruotandosi si risedette nel suo sedile del passeggero e prendendo i fazzolettini e la crema nella borsa se l’asciugò e le diede un po’ di crema lenitiva sopra. Il cliente tolse il preservativo si asciugò il glande sporco di sperma gettando tutto dal finestrino. Si rimisero in ordine e la riportò nel marciapiede.
Una volta scesa Valentina riprese a camminare, ma mentre passeggiava quel Suv era sempre là fermo davanti a dove batteva lei. A osservarlo avvertì qualcosa che la intimorì in quella macchina grossa e nera.
“ Che siano poliziotti?… Oppure un gruppo di balordi?” Pensò.
All’improvviso vide che si aprì la portiera, intimorita e per un sesto senso era già pronta a fuggire, quando vide una signora scendere e con passo sicuro con vicino una ragazza scesa dalla parte opposta e avvicinatasi a quella donna, si stavano dirigendo verso di lei.
Subito non la riconobbe, il passo era deciso e sicuro, ma quando fu a pochi metri sbiancò in viso e il cuore le andò in tachicardia da farle venire un colpo. Sbarrò gli occhi e mormorò incredula tra se: “ Diooo mioooo… è Roberta!… La mamma di Federico!“
Si era Roberta, la sua ex futura suocera che aveva preso il posto di Lea in anticipo e si dirigeva verso di lei. Era diversa da come la ricordava e l’aveva rivista l’ultima volta il giorno del parto. Ora aveva i capelli lunghi oltre le spalle, probabilmente una parrucca color mogano, truccata e un po’ ingrassata, non aveva più la snellezza di prima, di quando la conosceva come mamma di Federico e sua futura suocera.
Si avvicinò, lei restò paralizzata dalla sorpresa e dalla paura: “ Cosa vorrà dirmi? Cosa vorrà farmi?” Si chiese vedendo il suo passo deciso e lo sguardo freddo e tagliente sotto il trucco su di lei:” Darà a me la colpa di quello che è successo a Federico?!” Pensò.
Mentre faceva quel ragionamento inquietante, appena Roberta le fu di fronte sentì la sua voce che la distolse da quel torpore burrascoso:
“Ciao Valentina … o preferisci che ora ti chiami bellina!… Ti ricordi di me?”
“Io… io… si…si… certo che mi ricordo di lei signora… scusi signora Roberta se non lo riconosciuta subito. “ Si giustificò.
“Non ti preoccupare bellina, ora parliamo un pò io e te da sole… sai che ora sei sotto la mia gestione?”
“Si..si…!” Balbettò lei.
“Ho saputo che hai iniziato anche tu a lavorare qui con Rocco, ti piace?” Domandò accendendosi una sigaretta Roberta.
Restò bloccata, cercò di calmarsi, di tranquillizzarsi, ma aveva paura, tanta che le venne un groppo in gola, iniziando a deglutire tanto che la saliva le andò di traverso facendola tossire.
Si guardarono in silenzio, lei era allarmata e arrossata in viso. Roberta abbozzò un sorriso divertita.
” Non mi hai risposto prima ed esigo che tu lo faccia. Ti piace fare questo lavoro?” Ripetè ancora freddamente.
Valentina restò in silenzio non sapeva cosa dover rispondere, aveva paura e soggezione di lei e sotto i suoi occhi attenti, dopo una pausa e una attesa balbettò:
“Si…!” Ma lo disse solo perché in quel momento aveva paura a dire no.
“ Bene!” Rispose Roberta:” Sono contenta, ma la prossima volta ti farò fare qualcosa di diverso.” Aggiungendo algida. “Ho incontrato Federico…” A quella comunicazione ci fu un silenzio iquietante:”… oppure dovrei dire Federica ora?” Le domandò guardandola fissa negli occhi.
“Lei restò in silenzio a bocca aperta:” … Io… io signora… non è colpa mia mi creda!” Balbettò.
“Vieni con me!” Esclamò Roberta voltandosi e dirigendosi verso il Suv lasciando l’altra ragazza al posto di Valentina, che iniziò a pensare: “Mi venderà? Mi farà vendere da Rocco?” E aveva paura.
Mentre si avvicinavano aprì le portiere con il telecomando e la invitò gelida:” Sali!” Lei intimorita ubbidì. Quando furono entrambi all’interno dell’abitacolo, Roberta accese il motore. Valentina la osservava, non era più quella Roberta amorevole che aveva conosciuto, ora era un’altra, una nuova Lea.

Fecero alcuni chilometri in silenzio con Roberta divertita del timore di Valentina e lei tesa.
“ Dimmi Valentina, raccontami cosa è successo, come siete diventati così tu e Federico, una puttana da strada e un trans?”
Lei iniziò dal principio, dal palatrussardi, raccontandole tutta la verità che collimava con quella detta da Federico, capì che i fatti erano realmente così, come era successo a lei oltre un anno prima, era stata colpa di Lea e Rocco, che anche Valentina era una vittima, ma oramai una puttana.
Poco dopo che Valentina finì di raccontare la sua storia, si fermò davanti a un bar, “ Il Triangle” che Valentina non conosceva.
Posteggiarono, scesero ed entrarono, all’interno vi era pochissima gente, solo extracomunitari e qualche balordo. Il barista la riconobbe sapeva che Roberta era la nuova compagna di Rocco: “ Salve signora … .” Salutò con Rispetto.
“Salve!” Rispose lei ricambiando il saluto, e si sedettero a un tavolino, una di fronte all’altra e Roberta ordinò da bere, due whiski, poi nell’attesa che li portasse mormorò a Valentina intimorita e con lo sguardo smarrito:
“ Sai, questo è un bar di Rocco, un bar di periferia di malavitosi, ed è qui che due anni fa ci vedemmo io e lui la prima volta, mi ci aveva portata mio marito Carlo per gioco. Rocco era seduto là…” E fece segno con il dito un tavolino laterale. “ …. mi ha vista e da li è iniziato tutto, ci ha seguiti, fermati , perseguitati, ricattati, fino a farmi diventare una sua spogliarellista e poi prostituire per lui, nel locale e nella strada…” Mormorò specificando:”… e diventare una sua puttana.”
Valentina ascoltava e restava in silenzio e lei imbarazzata proseguì:” Come sai ora tra me e te non c’è più nessun rapporto di futura parentela o di privilegio da parte tua, nessuna preferenza, sei come tutte le altre ragazze … tuttavia!…” Disse continuando:”… non posso negare che ti ho voluto bene davvero quando eri la fidanzatina di mio figlio e che quindi voglio avere un occhio di riguardo su di te, voglio che diventi la mia referente, la mia spia riguardo le altre ragazze… e mi dovrai raccontare e ubbidire in tutto.” Puntualizzò.
Valentina stupita da quel discorso, annuì con il capo e lei per risposta al suo consenso le disse fredda:
“Spogliati nuda completamente. Togliti tutto!”
“Ma… ma… qui?!” Balbettò lei.
“Si qui!” Confermò con un sorriso malizioso.
Lei ubbidì, un pezzo per volta si tolse tutto, non ci mise molto visto quanto poco era vestita e quando fu nuda completamente la esibì come un oggetto a quegli avventori notturni che seduti bevevano e parlavano tra loro. Seno, culo e figa come se fosse e dovesse mostrare merce da acquistare al mercato, con Valentina che non provava più vergogna a mostrarsi a quegli uomini, visto le tante volte che lo aveva fatto.
Tutti la guardarono e altri si voltarono sbalorditi e increduli, avrebbero voluto toccarla, palparla e chiavare quella bellissima ragazza. I loro sguardi desiderosi non facevano indignare Valentina, al contrario la eccitavano, lei guardava quegli uomini e Roberta seduta vicino a lei gli sorrideva.
Quegli uomini erano eccitati, laidi e questo soddisfaceva la mente di Roberta che godeva senza amore, senza tenerezza e piacere fisico a vedere quella che avrebbe dovuto essere la sua giovane nuora in quella situazione. Era il suo castigo momentaneo, per farle capire che niente sarebbe cambiato tra Lea e lei e che tutto continuava anche se a lei la teneva in considerazione più delle altre.
A un certo punto quando gli avventori iniziarono ad eccitarsi e alzarsi e a pretendere di più che il solo guardarla, Roberta osservò il barista che uscito da dietro il bancone li allontanò facendoli risedere.
Fece rivestire da battona Valentina rivolgendosi a quegli uomini :” Se la volete chiavare dovete pagare cento euro a testa!” Ma nessuno li aveva e ritornarono al loro tavolino a bere.
Valentina era sconvolta ed eccitata la figa le bruciava dentro, la sentiva in fiamme per i rapporti sessuali precedenti e quella situazione non faceva altro che aumentare la sua discesa verso la perversione, avvicinandola sempre più a Roberta.
Poi si sedette di nuovo a parlare mentre quegli uomini si rigiravano a parlare tra loro o si allontanavano, comunque grati a quella matrona, di avergli fatto vedere quella bella fighetta nuda.
“Da domani sera non sarai fissa nel viale, ma girerai con i vari gruppi di ragazze, inizierai a frequentare gli autogrill, le piazzole di sosta dei camion e le strade del centro, con parrucche e trucco e non ti riconoscerà nessuno, lo già fatto anch’io… . “ Le disse Roberta.
Lei annuì e bevendo iniziarono a palare del loro nuovo lavoro.
“Oramai facciamo parte di questo mondo… può piacerci o no, ma è così!“ Disse Roberta:” E non possiamo più ritornare indietro.”
“ Ma io non voglio farlo sempre… “ Rispose Valentina iniziando a fidarsi di lei.
“ Purtroppo questa è la nostra vita, anch’io pensavo così quando ero sulla strada, ora non più, quello che stai facendo tu è tirocinio…” Disse ridendo:” … vedrai che poi fra un anno o due quando inizierai a smettere di andare sulla strada e a fare la escort d’appartamento o spogliarelli nel locale e inizierai a vedere che ti girano tanti soldi cambierai idea.”
“Forse…” Disse lei:”… ma io voglio anche sposarmi, avere dei figli…”
“ Ti vui sposare con Dracu?”
“Non so… no lui no!… Ma so solo che fra qualche anno vorrei sposarmi… .”
“ E ti sposerai e avrai figli…” Disse Roberta:”… sia Dracu o un altro a ingravidarti, quante puttane sono mamme e fanno la doppia vita? … Tante… . Sfrutta il tuo corpo finchè sei giovane e bella per fare soldi, quando passeranno gli anni vedrai ti cercheranno meno e ti dispiacerà che non lo facciano credimi.”
Era come se le entrasse nel pensiero e glielo distorcesse.
Poi Valentina tirò fuori dalla borsetta un pacchetto di sigarette, ne offrì una a Roberta che la prese e come due amiche le accesero e fumando e bevendo iniziarono a chiacchierare.
“Oggi io sono molto meno affascinante di come ero un anno fa… e tu mi troverai sfatta e con il viso slavato senza trucco. Quando sono senza sembro un mostro…lo so!… Per questo ora mi trucco vistosamente e volgarmente…” E risero tutte e due:” …ma questo non conta. Quello che conta davvero è avere i soldi , la possibilità di farti bella, ritocchi estetici, abiti, scarpe, auto, casa propria e un bel conto in banca… e tutto questo come me lo potrai avere se non ti farai troppe domande, senza volerti salvare a tutti i costi né giudicare e giudicarti.”
Quelle parole la facevano stare meglio alimentava in lei la speranza di un termine e di una vita futura agiata, con un marito e dei figli nonostante fosse una puttana.
“Domani, che è già oggi…” Disse Roberta vista l’ora verso il mattino:”… tornerai a casa e troverai tua madre e la vita di sempre che non ti piacerà più, ti sentirai diversa da loro e non saprai il perché. L’importante è che ora lavori e guadagni più soldi che puoi, per smettere un domani e vivere una vita agiata. Questo è il mio auspicio e te lo affido in questa notte che ormai sta per finire, come la musica di quella radio che ha battuto le ultime note e il barista a spento.” Voltando il volto verso il bancone.
Valentina sorrise, il locale era ormai semideserto. Era quasi mattina, ma loro continuavano a parlare ed era come se dietro loro immaginariamente sullo sfondo del locale, comparissero le figure allegre di Carlo, Federica, Rocco e Lea che sorridevano felici e le loro immagine sdoppiate dai corpi, quella di Roberta di solerte impiegata delle poste italiane e Valentina sorridente studentessa del liceo, ancora pulite e candide piene di valori morali.
Pareva che si fossero ritrovate.
Sembravano due vecchie amiche di età diversa o mamma e figlia e si, ora si sorridevano parlando, ma per Roberta il cammino proseguiva e per Valentina era appena iniziato, la loro vita sarebbe stata tortuosa come quella… quella delle puttane.

 
Per commenti, suggerimenti, idee, notizie o critiche, scrivere a:
dressage1@hotmail.it
Grazie.

 
I contenuti presenti sul blog “Immoralexx” dei quali è autore il proprietario del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o ridistribuiti in forma parziale o totale senza previo accordo con l’autore stesso e citando sempre la fonte d’origine.
E’ vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.
Copyright © 2019 Immoralexx by Educatore. All rights reserved.