Conversione di una moglie per bene alla depravazione – Cap. 39 – La stanza della perversione.

CONVERSIONE DI UNA MOGLIE PER BENE ALLA DEPRAVAZIONE-

Note:
“I veri pervertiti sono coloro che reprimono i loro istinti sessuali invece che viverli liberamente.”
Tinto Brass.

 
CAP. 39 LA STANZA DELLA PERVERSIONE.

 
Dopo quella volta con Diego, nei giorni e nelle settimane successive girò altri video porno. Tutti con attori diversi e ben dotati, uno di lesbismo assieme ad Alenka ed a un’altra ragazza, a leccarle e a farsi leccare la figa, e uno anche con Federico dove assieme venivano sodomizzati dallo stesso partner e altri ancora più brevi etereo, ben oltre i quattro che aveva stabilito con Lea. In genere ogni video porno durava su i trenta minuti.
Oramai aveva cambiato mentalità, era stata corrotta da loro e da Alenka e si sentiva un altra. Si era abituata a fare video hard, oramai si credeva davvero un’attricetta porno, ma il loro scopo ora che ce l’avevano in mano, era quello di farla diventare un oggetto di piacere, una macchinetta per fare sodi.
Federico in quel periodo viveva con Dracu a casa di sua madre e le faceva da donna a tutti gli effetti anche sessualmente.
Valentina viveva sempre con i genitori che non sospettavano nulla della sua vera attività, delle sue frequentazioni e della sua doppia vita, a loro diceva che nei pomeriggi andava a prepararsi con delle coetanee per i test di ammissione all’università e invece andava al Macumba, dove girava video porno per l’estero e guadagnava discretamente bene.
Nelle sere che era libera, si incontrava con Dracu, che la chiavava o a casa di Federico davanti a lui, o in auto, o in un localino malfamato che aveva lui. Lo stesso Federico che ormai era un trans, quando non girava video o si prostituiva con qualche anziano, era assieme a Dracu, praticamente Federico era la sua donna e lui il maschio di tutte e due, Valentina e Federico.

Spesso aveva assistito anche Rocco al girare dei suoi video porno e si era convinto che potevano guadagnare di più diversificando le sue prestazioni, e decise di sfruttarla anche in altri campi prima di farla prostituire.
Valentina era bella, la migliore, la loro numero uno, la perla della loro scuderia, ma doveva essere ancora affiliata bene, anche con percosse fisiche se fosse stato necessario, oramai la ritenevano una cosa loro, di loro proprietà come le altre ragazze che s prostituivano.
Sapendo che non era dell’ambiente e che era una ragazza pulita e di buona famiglia, Rocco si premunì e decise di farla iniziare a esibirsi in un altro locale night club, non il suo che sarebbe stato troppo a rischio, e così chiese a un suo amico magnaccia che era il gestore di un night club di basso livello dall’altra parte di Milano, di svezzarla nella stanza del vizio, una stanza particolare che quasi tutti i locali notturni di infimo grado avevano, di iniziarla, in una stanza spettacolo simile a quella dove era già passata Roberta. Solo per una sera, per vedere un po’ come reagiva.
“Sai sarebbe l’esibizione di una neofita, lo farebbe gratuitamente. E’ una ragazza molto bella, e ti informo che non è ancora addentro ai meccanismi delle esibizioni.” Gli disse Rocco allo smartphone.
“Stai tranquillo, non ti preoccupare, ci penserò io iniziarla!” Rispose ridendo il suo collega magnaccia, e si accordarono.
Valentina con i soldi che guadagnava con i video, come tutte le ragazze giovani si curava nell’aspetto e vestiva bene, le piaceva apparire, ed era una bellissima ragazza di 18 anni, magra, con i capelli biondi, lisci e lunghi sulla schiena. Gli occhi azzurri e la carnagione chiara, con l’aria da educanda, da ragazza per bene, raffinata e aggraziata.
Quello che la rendeva una splendida ragazza desiderata da tutti oltre al viso perfetto nei lineamenti e bellissimo, era soprattutto il corpo, modellato al punto giusto, ventre piatto, fianchi stretti, belle gambe tornite, culo alto e seno sodo, questo sommato al volto meraviglioso da brava ragazza, angelico, dolce, la rendevano unica.
Iniziavano anche a girarle parecchi soldi per le mani. Aveva già guadagnato quattromila euro, mille euro a film e altri dovevano ancora darglieli, e su consiglio di Alenka aveva iniziato ad acquistare abiti e scarpe costosi, che teneva nella casa di Roberta, dove abitava Federico e dove andava a cambiarsi d’abito una volta uscita da casa sua. Frequentava settimanalmente il parrucchiere come Alenka, non se li lavava più da sola a casa i capelli come faceva sempre, aveva acquistato anche lo smartphone nuovo, di ultima generazione e tante altre cose che le piacevano, iniziava a togliersi desideri, dei capricci che prima non poteva.

Un pomeriggio la chiamò Lea nel suo ufficietto del night:
“Ciao bellina!” Esclamò appena la vide.
Lei salutò educatamente:“Buon pomeriggio madame!”
“Buon pomeriggio a te!” E le chiese:” Perché non fai un po’ di spettacolo dal vivo?”
Lei restò titubante:” Come spettacolo dal vivo?”
“Si davanti a dei clienti veri, non a una telecamera!”
Valentina resto in silenzio sorpresa da quella richiesta, ma Lea proseguì:“ Ascolta ho una proposta da farti!”
Valentina non disse nulla ma dall’espressione del viso si notò chiaramente la sua meraviglia. E lei continuò:
“Sei davvero molto carina sai… hai quel qualcosa che le altre ragazze non hanno. Perché non provi un po’ a esibirti bellina… .” Le chiese.
“ Come esibirmi? Ma dove?” Domandò sempre più stupita.
“ Ma se vuoi con le altre ragazze qui sul palco, fai qualche spogliarello con loro, il signor Rocco sarebbe felice e ti pagherebbe bene.”
“Ma io non so… se c’è gente che mi conosce… ?”
“ O non dire stupidaggini, ti trucchiamo un po’ e se vuoi ti mettiamo una parrucca che non ti riconoscerebbe nemmeno tua madre.”
“Non mi dirai che hai vergogna dopo i video che hai fatto?” Le domandò.
“No questo no!… Ma…!”
“Su passi qualche serata diversa, vari un po’ quello che fai, come fanno anche le altre ragazze che fanno un po’ di tutto, un po’ di una cosa e un po’ di un’altra.” Poi vedendola silenziosa e titubante, perfida fingendo di essere comprensiva nei suoi confronti dichiarò:” Ma per te che è la prima volta ho un’idea migliore, ti esibirai non qui ma in un altro night, in un altro locale di una nostro amico, in una stanza con pochi clienti. “
“Ma io non so!…” Borbottò.
“Ma solo una sera… uno spettacolo, così provi, vedi come si svolge e ti formi.”
“Si lo so signora, ma io vorrei smettere di fare video e apparizioni.” Affermò sincera.
Lea diventò seria, ma perfida rispose:” Ma certo bellina! E allora fammi contenta su dai!”
Lei la guardò e mormorò: “ Ma viene anche Federico?”
“Ma lascialo stare quel frocetto, oramai le vostre strade sono diverse, avrei capito se avresti detto Dracu, ma lui… che te ne fai?!”
“Ma io gli voglio bene, mi da sicurezza se c’è, come sul set… mi sento tranquilla.” Disse.
“Va bene se vuoi tu lo porteremo dietro.” Esclamò rassegnata Lea.
“ Dovrai vestirti sexy…”Però:”… ma per te non sarà difficile, qualunque cosa metti addosso ti rende erotica.” Mormorò ridendo.
Lei non si oppose e fu Lea che decise cosa dovesse indossare, un abito leggerissimo e mini e delle scarpe con un tacco da 12 centimetri, a spillo ed eleganti, di classe. Non le fece mettere nessun tipo di calze con la motivazione che faceva troppo caldo per mettere del nylon sulle gambe, ma il vero motivo era che doveva essere subito accessibile. Solo un perizoma bianco come il candore che mostrava. Una minigonna a metà coscia aderente con un profondo spacco posteriore e sopra una camicetta bianca con un reggiseno trasparente e traforato a mezza coppa a triangolo. Alle labbra un slipstick rosso ma non fortissimo e volgare, e un po’ di rimmel e mascara agli occhi.
E quella sera arrivarono nel locale dopo aver circonvallato con la tangenziale la città.

Entrarono, subito le parve che fosse un locale per bere, dove notò persone ai tavolini che bevevano e chiacchieravano, con un sottofondo musicale dolce e rilassante.
Girovagando con lo sguardo all’interno, vide il bar e assieme a Lea, Alenka e Federico si avvicinarono al bancone e si sedettero a bere su degli sgabelli. Oltre loro, c’erano delle ragazze dai venti ai trent’anni vestite con abiti succinti, che sedute sugli alti sgabelli incrociavano le gambe scoprendole tutte volutamente fino agli inguini per mostrarle, chi in calze a rete, chi nere o rosse e chi nude, che fumavano o bevevano parlando tra loro in attesa di qualche cliente.
In quegli sgabelli essendo vicino all’ingresso al cliente in arrivo parevano in vetrina, da sceglierne una e instradarsi verso un tavolino. Chi entrava le guardava e puntava gli occhi ovunque su di loro, erano anche carine.
A quella visione capì che tipo di locale era, una specie di Macumba, quello di Rocco che avevano da poco lasciato, solo arredato diversamente, ma non disse nulla.
Alenka dalla sua borsetta prese il pacchetto di sigarette sottili, quelle da puttana di classe e le offrì, Federico non la volle, ma Lea e Valentina si, la presero… lei aveva anche imparato a fumare. In quel locale si poteva fumare tranquillamente, non era no smoking. Al contrario di Valentina Alenka sapeva fumare in modo, provocante, portava la sigaretta alla bocca con malizia, guardando negli occhi quei vecchi clienti.
All’improvviso verso loro arrivò un uomo distinto, con giacca e cravatta, andò vicino a Lea e la baciò sulla guancia.
“Ciao!” Esclamò
“Ciao!” Rispose lei.
E lui di rimando salutò anche noi che eravamo assieme a lei…:
” Ciao a tutti!” Esclamò guardandoci in viso e invitando a sederci a un tavolino:“ Vi faccio portare subito una bottiglia di champagne… .”Disse sedendosi vicino a Lea, e fece un cenno al cameriere che arrivò poco dopo con bicchieri e bottiglia.
Era molto ospitale ed amichevole. Riguardò i presenti, notando subito la differenza fra Alenka e Valentina e disse annuendo a lei:
“E’ questa la ragazza di cui mi ha parlato Rocco!?”
“Si!” Rispose lei:” Si chiama bellina!”
“Bellina?… Di nome e di fatto!” Esclamò sorridendo, aggiungendo:” Bene! Ancora una mezzoretta che arrivano i clienti e l’accompagniamo nella stanza.”
Lea sorrise:” D’accordo, intanto beviamo.” Replicò.
“E’ istruita?” Domandò lui.
“No! E’ la prima volta.” Precisò Lea.
“Bene, ci penseremo noi !” Asserì con un sorriso perfido. E allontanatosi lui, si misero a parlare e bere.
Valentina era preoccupata, non sapeva cosa l’aspettava e questo l’agitava.
““Ma che devo fare?” Domandava a Lea.
“ Nulla di particolare, sarai in questa stanza con una decina di persone sedute di fronte a te, un uomo ti aiuterà a spogliarti e farà qualche giochetto erotico su di te. Tutto qui!” Esclamò.
“Farai una cosa diversa dal solito. Non te ne pentirai, vedrai’… .”
Valentina ebbe un ultimo attimo di esitazione, ma non disse nulla. La mezz’ora tra il chiacchierare e la musica passò in fretta e ritornò quell’uomo.
“ Su andiamo!” Disse Guardando Valentina come invitarla ad alzarsi.
Era agitata, si fece appoggiare la mano sul petto da Alenka che sentì il suo cuore battere fortissimo, e guardò Federico:
” Che faccio?” Chiese preoccupata.
“Vai!” Rispose Alenka con un sorriso perfido, è solo uno spettacolo, uno spogliarello dai!
Lei tirò un lungo sospiro intanto che Lea si alzava dalla sedia assieme a Federico, e si accinse a seguirli, mentre Alenka subito dietro lei, arrivando poco dopo le infilò e passò con l’indice la polverina bianca sulla gengiva, sotto il labbro superiore ed esclamò:
“Vedrai che questa te lo darà un aiutino. E ricorda… “ Disse falsamente:” … stai tranquilla che non c’è niente di pericoloso, ci siamo passate quasi tutte.” Poi esclamò nascondendo l’invidia:” Sei bellissima… e vedrai che li ecciterai tutti .”
Quell’uomo la portò davanti a una porta di un piccolo corridoio e disse aprendola:
“ Ecco entra qui!”
Valentina titubante lo fece e appena fu dentro la sentì subito chiudere dietro lei.
Si trovò nella grande stanza, metà, la parte dove era entrata lei, illuminata con una pedana di legno sotto i piedi che li rialzava di 20- 30 centimetri dalla parte opposta, che era oscurata e in penombra, e si sentiva brusio e vociare e si vedevano delle ombre sedute e in piedi. Al centro della pedana, spiccavano delle corde pendenti dall’alto, dal soffitto e su un lato un grosso specchio a muro e un tavolo solido e di legno massiccio con altre corde e oggetti sopra.
La stanza le appariva poco rassicurante, illuminata dalla parte dov’era lei da dei faretti, e capì che era il luogo dove probabilmente avrebbe dovuto esibirsi. Ma la sua attenzione fu attratta dal grosso tavolo.
Si avvicinò e vide che vi erano disposti vari tipi di oggetti, li guardò bene e si accorse che vi erano strumenti di tortura. Sul grosso tavolo di legno vide delle manette per polsi e gambe, un collare con una catena, un guinzaglio. Appena sulla destra altri oggetti sessuali, vibratori di varie misure, pinze legate a delle catenelle dorate, corde, frustini di cuoio e di canna di ogni dimensione, catene, aghi, e altri numerosi strumenti di cui non conosceva l’utilizzo.
Era attratta e intimorita da quegli strumenti. Li osservava in silenzio.
Si voltò e con sorpresa vide nella penombra davanti a lei schiarita dall’intensità della luce dei faretti aumentata, una decina di persone sedute sulle sedie che mormoravano e osservavano, e fu presa dal timore.
Nel frattempo Lea, Alenka e Fedrico erano entrati da una porticina secondaria in fondo alla grande stanza, dietro quella gente, da dove entrava il pubblico e si erano accomodati a vedere lo spettacolo in ultima fila, tra loro nella semi oscurità
Un rumore improvviso la fece sobbalzare e un senso di inquietudine la assalì. Valentina a sentire aprire la porta da dove era entrata lei deglutì e si girò di scatto.
Un ombra minuta si sovrappose con l’uscio e la sua voce sprezzante ruppe il silenzio.
“Non sei ancora pronta!” Esclamò.
Alla luce vide un uomo, non bello, con qualche chilo in più che si posava sul suo addome creando una pancia visibile e i fianchi rotondi, aveva un naso irregolare aquilino sul suo viso vagamente medio-orientale. Grandi labbra carnose e occhi profondi. Valentina lo osservò, e lo sguardo di lui si posò su di lei dandole una prima, frettolosa occhiata. Pareva che non gli interessasse la sua bellezza.
L’uomo le si avvicinò e senza dire nulla le passò due dita dalla parte del dorso sulla guancia. Valentina avvertì un brivido perverso e l’uomo le sorrise.
“Togliti le scarpe!” La esortò con voce calma e tagliente. Aveva il timbro di voce profondo dei fumatori e la sua presenza portava con sé un leggero odore di tabacco.
Lei ubbidì, sfilò le scarpe di vernice con il tacco vertiginoso che le aveva fatto calzare Lea e sentì sotto i suoi piedi il freddo ruvido del pavimento di legno, che in quella stanza e con la sua tensione al massimo le dava una forma di freschezza che saliva sulle sue gambe tornite.
“ Togli tutto! Lasciati solo lo slip!” Esclamò autoritario.
Lei pensando che doveva fare uno spogliarello lo assecondò, si tolse tutto lentamente e appoggiò a una sedia vicina, mostrando ai presenti il suo seno sodo con i capezzoli turgidi, restando solo con il perizoma che a parte quei due triangolini di stoffa, quello posteriore alto quasi ai lombi che lasciava le natiche scoperte come se fossero nude, con un filo di stoffa che si perdeva dentro il solco intergluteo. E quello anteriore un po’ più grande che le copriva la figa, sembrava nuda.

Lui prendendola per un braccio la portò vicino al tavolo, prese un collare di pelle nera, intarsiato di borchie metalliche d’acciaio, lo aprì e glielo porse in mano. Lei lo prese sentendone il peso e avvertendone la pelle leggermente ingrassata, che profumava di cuoio. La fece voltare verso lo specchio che era alla parete e togliendoglielo dalle mani, spostandole i lunghi capelli biondi e passandolo sotto di essi, glielo mise al collo. Valentina era spaventata ma turbata, provava una forma di eccitazione a sentire il collare di cuoio sulla sua pelle. Sentì una sorta di brivido invaderle la pelvi e la vagina e i capezzoli si inturgidirono.
Poi prese il guinzaglio e lo agganciò all’occhiello, lasciandolo cadere contro il suo torace, e mentre la catena le rimbalzava sul seno, si diresse guidata da lui sul tavolo e rimane senza fiato quando vide che prese un paio di manette d’acciaio e un frustino anch’esso di pelle nera dotato di molte strisce di cuoio arrotondate, arrotolato su se stesso. Con un colpo della mano lo srotolò e notò che lo maneggiava bene, sembrava leggero da come lo muoveva, ma aveva un’apparenza consistente, le strisce di cuoio erano ruvide e presto le avrebbe sentite sulla pelle.
Quell’uomo si avvicinò posteriormente a lei, le portò le mani dietro e agganciò la prima chiusura delle manette al polso e poi la seconda all’altro. Le mesi le manette e non appena sentì scattare la chiusura, Valentina soprassalì e si trovò ammanettata e si rese conto di non avere nessuna possibilità di libertà, che non poteva più tornare indietro, si ritrovò inerme nelle mani di quello sconosciuto, poteva solo proseguire avanti ora.
Il pensiero di quello che sarebbe avvenuto la spaventava, avvertiva brividi sulla pelle, ma il suo sesso sempre più caldo, quasi bagnato.

Senti la sua presenza dietro di sé, accompagnata dal suo respiro caldo e maschile affannato sul collo e su il collare, ma non osò girarsi, stava realizzando quello che stava avvenendo.
Quell’uomo si fece ancora più vicino, e lei sentì l’odore acre e pungente delle sigarette intorno a se e su i suoi abiti. A un certo punto mentre le accarezzava le spalle si divincolò come a voler scappare, ma lui lesto la bloccò per le braccia, ora che la sua presenza era vicina e le sue mani sul suo corpo avvertiva una forma di eccitante paura che l’assaliva.
“ Dove sono? Cos’è questa stanza e questi strumenti? Che intenzioni avrà?” Pensava.
Lui le appoggiò la mano ossuta sulla sommità del sedere, facendola fremere silenziosamente, continuando a far scivolare la mano verso il basso e in avanti girando sul fianco, fino ad arrivare al suo sesso. E dalla vita della gonna infilò le dita nello slip e senza preavviso, le scostò in avanti passando un dito sulla vulva, sulla fessura e glielo infilò brutalmente tra le grandi labbra, dentro in vagina. Valentina nel sentirsi penetrata da parte del suo dito sobbalzò e trattenne un grido. Mentre nella semi oscurità quel pubblico perverso seduto con in fondo Lea. Alenka e Federico la osservavano attenti e viziosi mormorando.
Tremante di quella situazione imprevedibile e sconosciuta per lei, deglutì istintivamente la saliva e si stringe su se stessa con le braccia, come a chiudersi per proteggersi da sola, come aspettandosi una punizione fisica.
Lo sconosciuto le portò e appoggiò entrambe le mani sui glutei. Erano mani grandi con dita lunghe e ossute e si lasciò sfuggire un sospiro di piacere nell’avvertirle stringere le natiche e trattenne un grido di sorpresa.
Lo vide avvicinarsi al tavolo, prendere il frustino rigido e accostarsi nuovamente a lei, e quasi lo presagisse si preparò al colpo della staffilata, che le arrivò inaspettatamente davanti, dritto tra le gambe, sulla gonfia e pulsante vulva di Valentina, facendola sobbalzare e gridare, provocandole una scarica di dolore immenso sentendosi invadere di paura, dolore e anche di adrenalina. Le tempie iniziarono a pulsarle e le si appannò la vista, ma non ebbe nemmeno il tempo di pensare che un altro colpo forte e deciso le arrivò dietro, sul sedere, e la sua schiena si inarcò posteriormente contraendo ogni muscolo del corpo che divenne rigido per il dolore. Colpì ancora e ancora facendola urlare e piangere, avvertendo con le poche forze rimaste il dolore e un brivido sottoforma di piacere correre sulla pelle invadendole la pelvi e la vagina, procurandole una sorta di orgasmo doloroso, interrotto e ripreso da più colpi ben assestati che si susseguirono davanti e dietro.
Poi all’improvviso smise e proprio sul punto dove era stata colpita sul sedere e sulla figa, si mise ad accarezzarla mentre le baciava la schiena e le spalle.
Valentina non riusciva a fermare le contrazioni dei muscoli, tremava dal dolore e dal piacere che le era esploso all’improvviso sotto quella tortura fisica e psicologica.

Quell’uomo si allontanò da lei piangente, prese i capi e slacciò la corda che pendeva da due grossi anelli di metallo dal soffitto, ed era legata e tenuta ferma ad altri due grossi anelli al muro, e la fece scendere piano. Prese le sue mani ammanettate davanti e fece passare la corda tra esse e la legò, poi la tirò su in alto tirata, facendo restare Valentina appesa a braccia tese. Al tavolo di legno prese il gatto a nove code e girandole attorno le passò le code sul corpo, la schiena e le cosce, la figa e il sedere già indolenziti e sofferenti, con lei quasi nuda a sentire il cuoio delle strisce della frusta che nel rossore della cute parevano fresche e suadenti accarezzarle la pelle.
Le fece una sorta di massaggio inebriante, dirigendo con sensibilità le strisce di cuoio ad accarezzarla nei punti giusti il corpo, morbido, giovane e piacente di Valentina. Fece scorrere la pelle del frustino sulla pelle delle sue braccia, attorno al suo collo, al collare, le solleticava le ascelle, l’accarezzava e le procurava belle sensazioni.
Prendendolo con la mano, con un gesto secco e deciso le strappò lo slip leggerissimo. Il pubblico sussultò e mormorò con un :” Ooooooooooohhhhhhhhhhhhhh!!!!!” di meraviglia.
Ora era nuda, completamente nuda di fronte a lui e davanti a quella gente perversa, e nonostante avesse già fatto video hard provava un misto di vergogna, paura e incredibile eccitazione che l’agitava e la faceva ansimare involontariamente e profondamente.
“Adesso ti frusterò fino a farti godere!” Esclamò la voce profonda e calda:” E se non godrai continuerò a frustarti finchè non l farai. Potrai interrompere solo se godrai. Ricordalo!”
Aggiunse la sua voce rauca.
Valentina tra se pensò:
“ Cosa vuol dire ti frusterò fino a farti godere? Come si può godere a essere frustati?”
E il primo colpo la sorprese in mezzo a quell’attimo riflessivo di smarrimento, quando la sua mente intimorita era impegnata a valutare.
Sentì il colpo, ma non fu doloroso, trattenne il respiro in attesa del secondo, che arrivò leggermente più doloroso del primo. Un altro colpo il terzo e urlò e sentì le sue calde lacrime salate scivolare sulle guance e finire nella bocca, e poi un altro colpo e un altro ancora e si lasciò sfuggire un gemito di dolore forte, che suonava come un gemito di godimento. Un:
” Ahhhh!!!!!!” Indistinguibile, mentre il suo corpo appeso penzolante, dondolava in avanti ai suo colpi.
Lui si fermò un attimo ascoltandola ansimare. Era eccitato e l’idea far crescere il piacere con il dolore e il desiderio dentro di lei lo esaltava, e riprese a colpirla e questa volta la frusta sulla pelle per Valentina fu subito dolorosa.
Erano colpi regolari che diventavarono ritmici, più veloci e sempre più intensi. E in mezzo al rumore sordo della frusta sulla pelle che si sentiva sibilare, ad ogni colpo risuonavano i suoi gemiti .
Valentina in quegli attimi percepiva l’affanno del respiro eccitato dell’uomo dietro se. Serrò le labbra per sentire meno doloro mentre la pelle del suo culetto come le cosce e la schiena si striavano di righe rosse orizzontali.
Ogni centimetro della sua cute era in fiamme e le sembra di non poter restare in quella posizione innaturale un istante di più. Si sentiva morire e sentiva le lacrime scorrerle sul viso e la rabbia salirle dentro.
“ Basta!… Basta!… Per favore!” Gridò per poi serrare i denti, ma la sua voce era come persa dentro a quella stanza.
Non capiva perche le facevano fare quella prova, quello spettacolo.
Un altro colpo le arrivò all’altezza delle cosce, dove la pelle era fresca e intatta. Un altro colpo più in basso ancora, dietro le ginocchia, dove la pelle era più morbida e questo le fece male.
Portatosi d’avanti, l’ultimo e leggerissimo colpo la raggiunge sul sesso depilato e gonfio di eccitazione e di dolore ormai e la sensazione che provò fu come un tappo che esplode, il colpo sembrava rispondere a un desiderio inconscio, profondo che sentiva dentro di sé, un desiderio che era sempre stato lì ma di cui non era consapevole di averlo fino a quel momento.
Lui continuava a colpirla, a percuoterla leggermente sulla fighetta depilata e liscia che involontariamente incominciò a contrarsi in spasmi di dolore e piacere, e lei all’improvviso avvertì con inaspettato stupore l’orgasmo iniziare il suo percorso fulmineo all’interno del suo corpo, come se si espandesse sulla superficie in fiamme della sua pelle e della sua figa, come se si perdesse in mille rivoli dentro il suo corpo per poi riemergere in superficie alla sommità del suo piacere. I capezzoli erano turgidi e dritti e non si capiva se stava piangendo o godendo.
E venne. E venne inaspettatamente, e venne ancora. Una sensazione la pervase in tutto il suo essere donna, mente e corpo, mai provata prima, e la scuotè dondolandola, appesa alla corda.
Lui si avvicinò, le mesi la mano sinistra sulla figa,l’accarezzo e la penetrò con il dito medio lungo e ossuto e iniziò a masturbarla, mentre con la destra e il frustino in mano la colpiva sui fianchi delle cosce e sui glutei.
In quel momento si accesero le luci della stanza e vide in volto quel pubblico depravato che la guardava e in fondo Lea, Alenka e Federico che la osservavano attenti. Sentì il suo braccio tirarla a lui mentre continuava a masturbarla, iniziando a baciarla sulla schiena, formando un percorso di piccoli baci lungo la colonna vertebrale.

Quell’uomo la guarda come se possedesse occhi nuovi, come se non avesse visto ragazza più bella, ed eccitato accarezzava il contorno del suo viso, e passando un dito sulle labbra la baciò, un bacio timido, delicato, esplorativo sulla bocca, ma che in pochi istanti si trasformò in ardore. A essere vicinissimi i loro odori corporali si incontrarono quasi mischiandosi penetrando forti nelle narici. Si erano incontrati, lui l’accarezzò nel corpo e si avvicinò di più slacciandosi i pantaloni e tirando fuori il suo cazzo duro, senza fatica la penetrò e possedette così , in piedi, legata e penzolante.
La chiavava rabbiosamente, con foga, non aveva mai avuto una ragazzina così bella a sua disposizione. Era bravo a usare il cazzo come la frusta e se ne rese contò anche Valentina che mentre la chiavava, godeva. Non era per nulla rigido e algido come sembrava in apparenza all’inizio, ma caldo e capace e la chiavò fino a farla godere e venire. Poi la ruotò su se stessa appesa, la girò e prese le natiche, le allargò, entrando in lei da dietro, sodomizzandola, anche se le misure sessuali erano inferiori a quelle di Dracu, provò piacere. Le leccò la schiena e l’afferrò per il seno e le strizzò le mammelle e i capezzoli. Ci fu un applauso a quel punto, uno scroscio di battere le mani.
Era legata, ma non completamente immobile, con una parte del volto appoggiato al braccio teso. Era a conoscenza di correre un rischio nelle mani di quell’uomo, ma invece di desiderare di sottrarsi a quello che stava succedendo, avvertiva l’eccitazione salire in lei e diffondersi lungo tutto il corpo.
Quell’uomo le mise il dito sul suo labbro inferiore sussurrando vizioso:” Leccami le dita puttanella!”
Lei non rispose e non si mosse mentre lui con l’altra mano di scatto afferrò una ciocca dei suoi capelli biondi sulla nuca tirando e portandole la testa leggermente all’indietro e in alto, facendole dischiudere le labbra e contorcere il corpo leggermente per la forte trazione che esercita sulla sua chioma bionda.
E lei intimorita lo fece, le succhiò, l’indice e il medio guardandolo nei suoi occhi malvagi e ipnotici, diventando tutto attorno irreale per lei.
Sentì il suo respiro vicino e la tua voce sussurrarle:” Ora ci divertiamo un po’ bellina!” Disse.
La slegò da appesa e le tolse le manette, facendola inginocchiare davanti a lui.
Prese dal tavolo una corda da 5 metri, La passò tra le mani più volte per assaporarne il piacere della juta tra le dita, la leggera abrasione che faceva sulla pelle, e il fruscio della canepa
che arrivava all’orecchio. Si chinò vicino a lei e le prese i polsi e li unì dietro la schiena, questa volta senza manette ma con la corda. Li tenne fermi con una mano mentre con l’altra le sfiora il viso e il collo con la corda tra le dita.
Lentamente le legò i polsi, stretti. Le prese i lunghi capelli e li attorcigliò a coda per legarli con la stessa corda alla cute del cranio tirando la testa verso il basso. Poi spingendo il volto verso l’alto la fece alzare. La corda tratteneva i capelli uniti legati ai polsi dietro la schiena, la bocca era aperta dal timore e dalla sorpresa, da dove usciva un sospiro lungo di alito caldo.
L’appese nuovamente, le legò strette le braccia con un’altra corda attorcigliandola attorno, e con un’altra fece lo stesso per ogni gamba, lasciandogliele divaricate in un gioco di Bondage, e la tiro su dritta facendo leva all’anello sulla trave del soffitto. Lo strattone nel tirarla su per staccarla da terra fu deciso e Valentina provò un dolore allucinante alle spalle e alla schiena essendo penzolante, arrivando a malapena con le punte dei piedi al pavimento di legno. Sentì il dolore irradiarsi lungo la colonna vertebrale e prima che potesse dire qualsiasi cosa, lui inserì un morso d’acciaio in bocca, come quelli messi ai cavalli, che le usciva dai lati con cinghie di cuoio da allacciare dietro la nuca, un morso per bloccare la mandibola, come se fosse un animale.
La sua vagina a quelle manovre sussultò e si contrasse ancora e liberò altri umori, ogni suo tocco, per quanto degradante, perverso e violento fosse, la inebriava e la faceva desiderare di essere posseduta fino all’orgasmo.

Ormai legata e pendente, e lui padrone del suo corpo, le tastò le parti intime con calma e autorità e la masturbò di nuovo, afferrò il clitoride tra le dita lunghe e lo strinse fino a far scendere una lacrima dai suoi occhi già lucidi dal pianto, e uscire un urlo strozzato dalla gola.
Poi prese dal tavolo una coppetta collegata ad un aspiratore a pompa, l’appoggiò e aspirò sottovuoto il suo clitoride, fino a deformarlo e aumentare di volume e renderlo sensibilissimo. Le gambe penzolanti tremavano a quella manovra, mentre il suo clitoride veniva risucchiato e allungato con forza all’interno della coppetta di vetro.
Quando fu voluminoso e reattivo anche a un soffio d’aria, lui duro e impassibile, senza lasciare trasparire nessun tipo di pietà, tornò al tavolo, prese due catenelle dorate con morsetto in un capo e un piccolo peso da 10 grammi dall’altro e le pinzò alle piccole labbra che si estesero e allungarono verso il basso evidenziandosi e uscendo oltre le grandi labbra. Le pinze ben strette erano posizionate ai lati, tenendo la sua vagina completamente aperta e pulsante di dolore e di voglia.
All’improvviso sentì il palmo della sua mano colpirla forte sulla guancia, dandole uno schiaffo senza motivo. Andò nuovamente al tavolo e ritornò da lei, e si avvicinò con altre pinzette a morsetto in mano, legati anch’essi tra loro con una catenella e collegati ad essi vi erano appesi dei pesi di pochi grammi, li applico ai capezzoli pinzandoli e facendole male e poi lasciò la catenella fluttuare sul torace sotto il seno. Il peso del metallo, strattonò di colpo le giovani mammelle di Valentina giù, tirandole i capezzoli e lei trattenne un urlo istintivo di dolore per non ricevere un altro schiaffo. Era la stessa sorte delle sue labbra vaginali. Il suo corpo fremeva per lo sforzo di quella posizione e per il dolore che provava con quei pesi, oltre che per la consapevolezza di quello che avrebbe ricevuto ancora.
L’uomo si avvicinò con un’altro morsetto a catenella con un piccolo peso, lo aprì e lo pinzò sul suo clitoride. Lei urlò non capendo se di piacere o dolore, se il suo clitoride sensibilissimo le dava piacere o sofferenza e le lacrime scendevano sul suo volto.

“Bene!” Esclamò, allontanandosi e guardandola, mostrandola a quel pubblico depravato.
“Ma non è ancora finita!” Disse con un sorriso rivolto a loro.
La posizionò con la schiena leggermente inarcata per favorire i suoi piani, non vi era una sola parte del corpo di Valentina che non le doleva. Tornò al tavolo e prese un vibratore e tornò da lei, le divaricò leggermente le gambe, appoggiò quel giocattolo acceso tra i pesi e le catenelle e davanti alla sua vagina divaricata e spinse, la penetrò in fondo. Quell’elettrostimolazione vaginale la fece smaniare, contorcersi e gridare dondolando appesa e ruotando su se stessa. L’elettrostimolazione le stava trasformando il dolore in piacere o meglio, avvertiva piacere nel dolore.
Il corpo era pervaso dal piacere, un godimento cosi intenso e forte che si trasformò in dolore e viceversa dopo pochi orgasmi.

La lasciò li da sola appesa a gemere di dolore e piacere, dimenandosi e oscillando gridando:
” Basta!… Basta la prego!” Mentre il suo giovane corpo veniva squassato da orgasmi multipli, di cui lei vittima consapevole che il dolore si trasformava in piacere. Stava godendo, godendo legata, appesa agli anelli, con i capezzoli, il clitoride e le piccole labbra pinzate e in trazione sotto i pesi, eppure iniziava a piacerle. Si le piaceva, ne godeva… godeva del dolore e della sofferenza che provava davanti a tutti, ma soprattutto davanti a Lea, Alenka e Federico, che felici e soddisfatti la osservavano.
La sofferenza dovuta ai crampi, alla posizione scomoda in cui era legata e ai continui orgasmi l’avevano sfinita del tutto.
Davanti a loro, vi erano almeno una decina di uomini seduti, che osservavano, alcuni con il loro cazzo fuori e in mano che si masturbava o si accingeva a farlo, lei sussultò piena di vergogna immaginando in che situazione era.
Ma il compito di quell’uomo non era ancora volto a termine, il suo padrone di quel momento non era ancora soddisfatto.

Si inginocchiò davanti a lei e senti le sue mani lubrificate da un gel farsi spazio con un dito nell’ano fino in fondo, mentre con l’altra mano tolse il vibratore e lo appoggiò sulla sedia con i suoi abiti. Poi gliel’accarezzò dolcemente, e prima con un dito, poi due, tre dita, poi quattro, quando furono dentro la vagina con maestria li unì e ruotò, e in quella manovra sconvolgente fece entrare l’intera mano fino al polso, trasformandola in pugno, allargando allo spasimo della rottura le sue labbra vaginali.
Lei sentiva quel pugno dentro, rovistare internamente in lei, nella vagina:” Ma che fa!?” Mormorò sentendola piena. Mai aveva preso qualcosa di così voluminoso in vagina. Le labbra vaginali intorno al polso di quell’uomo erano tese al massimo, al limite della rottura. Sentiva il pugno dentro muoversi nella mia figa, e il suo affondarci dentro le provocava dolore e piacere, godimento.
Lea soddisfatta guardava.
“ Lo sapevo che nel giro di qualche mese avrebbe praticato anche il fisting… .” Mormorò sorridendo a se stessa.
Anche Alenka sorrise:” Gli è entrato un bel pugno dentro …” Asserì:”…e gode anche a sentirlo dentro.”
“Si oramai è pronta per tutto…” Rispose Lea.” Ma guardiamoci finire lo spettacolo.” Dichiarò felice.
Quell’uomo in ginocchio davanti a lei la stava chiavando con il pugno a ritmo ridotto o veloce, facendola gridare e godere:”
“Aaaaaahhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!….. Aaaaaaaaaaahhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!…. Ooohhhhhhhhhh!!!!!!…..”
Quando finì lasciandola ciondolante e inerte, lentamente tirò fuori il pugno che era tutto bagnato, fradicio di umori e la sua vulva si dilatò tanto al passaggio fino all’inverosimile, facendo cedere i muscoli perianali e le grosse pieghe cutanee circolari delle grandi labbra e lasciandole la rima vulvare, la fessura, socchiusa e dilatata per sempre.
Lei non lo sapeva che era rovinata per sempre, se ne sarebbe accorta in seguito, e in preda al dolore e piacere piangeva copiosamente. Ma le lacrime non ammorbidirono il suo padrone di quel moment, bensì lo eccitarono, come quelle persone sedute ai tavolini, che continuavano a osservare ridendo e chiacchierando, noncuranti di quello che subiva, che nuda penzolava.

In fondo le era piaciuto quel trattamento estremo.
Si detestava per aver goduto di quella situazione, ma le era piaciuto.
Forse aveva proprio ragione Alenka, che era una troia e non lo sapeva… . Si era lasciata andare, scoprendo lentamente quel suo aspetto sessuale sconosciuto.
Non sentiva più nessun tipo di dolore, come se non fosse accaduto nulla in quell’incontro, non era più la Valentina di prima, ora le piaceva godere e soffrire, aveva scoperto l’estremo e le piaceva. Si sentiva stranamente bene… .
“Bene signori ora è finito!”
Disse l’uomo iniziando lentamente a togliere i morsetti con le catenelle e i pesi dal sesso e dai capezzoli, poi l’abbassò, la tirò giù facendola sedere sul pavimento in legno e slegò le corde e le tolse il collare. Era nuda piangente, con i segni delle frustate e delle corde strette sulla pelle, e dei pesi che le allungarono le piccole labbra vaginali e le morsicarono il clitoride e i capezzoli, ma soprattutto quel pugno che gliel’aveva dilatata all’inverosimile. Altro che fighetta, ora a 18 anni aveva già la figa come una vecchia signora, grossa e larga.
I signori della sala si zittirono, e tutti osservarono Valentina. Alcuni si alzarono per uscire, altri si rimisero a bere nei loro calici. Lei piangeva copiosamente, Lea, seguita da Alenka e Federico andarono da Valentina con il corpo segnato. Con un cenno del capo salutò quel master e si avvicinarono a lei. Lea l’aiutò ad alzarsi e improvvisamente e perfidamente le diede un bacio sulle labbra e l’abbracciò forte facendola piangere sulla sua spalla mentre lei le accarezzava la schiena. Alenka l’aiutò a rivestirsi, dopodiché salutato tutti uscirono, tenendola abbracciata su di loro.
Tra gli applausi generali e la gente che uscivafinì tutto, diede solo uno sguardo di timore e attrazione a quell’uomo, e si girò verso Lea e gli altri.
Lea prendendola per un braccio e dirigendosi all’auto le disse: ” Sei stata Magnifica!”
Questo significava che tutto sarebbe continuato, oramai non era più Valentina ma bellina e faceva parte della scuderia di Rocco.
“ Mi resteranno i segni?” Chiese con il singulto del dopo pianto.
“ Ma figurati bellina, un po’ di crema e vedrai che in qualche giorno va via il rossore e spariscono i segni, tu comunque cerca di non farti vedere spogliata dai tuoi genitori e se tua madre nota qualcosa digli che ti sei fatta male cadendo da qualche parte. Ma stai tranquilla, Alenka ti darà la crema.” Disse accarezzandola sui capelli e sul viso e prendendola per mano come una mamma, la condusse all’auto.
I loro volti erano pieni di sorrisi per lei che era ancora in tensione, per rassicurarla.
“Cosa sarebbe successo ora a Valentina?
Fu Lea una volta in auto dopo aver sbattuto le portiere e avviatosi per rientrare a congratularsi e dirle:” Bene bellina! Ora non c’è più niente che tu non possa fare… .”
Oramai non era più solo una ragazza pornostar, un attricetta hard, ma era diventata molto di più, una loro puttana.
Tra gli applausi generali e i fischi, finì tutto, diede solo uno sguardo di timore e attrazione a quell’uomo tornò con Lea e gli altri .
Con Lea che prendendola per un braccio e dirigendosi all’auto le disse: ” Sei stata Magnifica!”

 
Per commenti, suggerimenti ,idee ,notizie o critiche , scrivere a:
dressage1@hotmail.it
Grazie.

I contenuti presenti sul blog “Immoralexx” dei quali è autore il proprietario del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o ridistribuiti in forma parziale o totale senza previo accordo con l’autore stesso e citando sempre la fonte d’origine.
E’ vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.
Copyright © 2019 Immoralexx by Educatore. All rights reserved.