Conversione di una moglie per bene alla depravazione – Cap. 19– Indipendenti.

Non è il sesso in realtà che si fa vendere alla prostituta: è la sua degradazione. E il compratore, il cliente, non sta comprando la sessualità, ma il potere su di lei .
(Kate Millett)

Cap 19 INDIPENDENTI

Quella notte volgeva al termine e l’aria si era rinfrescata parecchio.
Il percorso in quel giardino sembrava una passeggiata nella perversione umana, in uno zoo dove gli animali erano persone ,uomini e donne degenerate per propria volontà o perché costrette …e se non lo erano, entrando in quel luogo notturno, peccaminoso come un girone dantesco, lo diventavano .
Camminammo un po, poi Rocco sganciando il guinzaglio dal collare di mia moglie le disse:
“Ora mettiti lì!!”
E la fece mettere tra altre prostitute, anche di colore, con Roberta in pieno imbarazzo…e mi fece un cenno, mi chiamò:
“Vieni !” Disse e si appartò con me dicendomi .” Questa notte oramai è quasi al termine e
probabilmente finirà qui, non c’è più quasi nessun cliente in giro se non noi. Ma da domani voglio che andiate a battere da soli, dovrai accompagnarla tu ed essere il suo magnaccia, se no non ha senso quello che ho fatto a tua moglie, per voi.”
“Cioè ?” Chiesi io non capendo.
“ Io voglio che diventi puttana non perché glielo imponga io, ma che ci si senta dentro,
indipendentemente che sia con me … .Voglio che le piaccia, che sappia battere, che si autogestica e anche tu, solo allora, quando diventerete degli indipendenti, come ce ne molte di coppie iniziate da me, solo allora il mio gioco sarà terminato.
Quindi preparati per i prossimi giorni.”
Fece una pausa e tirò due boccate dalla sua sigaretta elettronica:
“Non sei obbligata ad accettare, ma parliamoci chiaro io credo che ormai anche tu non voglia più tornare indietro.” E rivolgendosi a me :” Vedrai, quando ti guadagnerà bene mi darai ragione e sarai tu a stimolarla per farla battere.”
Quella sua dichiarazione, mi impensierì molto. Io non ero capace a fare il magnaccia e lui lo sapeva, io ero una persona tranquilla estranea a quel mondo, però in un certo senso mi eccitava provare a farlo. E Roberta o Susy come la chiamavano loro non era ancora una puttana vera e completa, aveva battuto qualche volta con loro e finché c’era lui era una cosa, ma soli …cosa avremmo fatto ?
Così con quei dubbi ritornai tra loro e a distanza vidi mia moglie tra le altre che passeggiava.
E mi dicevo: ” E pensare che ci ci tenevo così tanto a vederla trasformata in una vera donna sexy…ora invece è diventata una puttana, ha toccato il fondo ed è colpa mia… . “ Ma cercavo di fuggire da quei pensieri.
Rocco non perdeva occasione per tormentarla e tormentare me , ci godeva nel farlo:
“ E’ eccitante aver trasformato e spinto una seria e rispettabile signora come te, mamma e moglie fedele a fare la battona.“ Le diceva spesso.
Lei lo guardava con sguardi di odio , ma ne subiva anche il carisma e forse il fascino perverso, della sua cattiveria e bruttezza ;quando le accarezzava il viso o il collo con le dita dicendole che era brava a essere puttana. Nei suoi occhi si accendeva una luce di compiacimento… .
All’improvviso per divertirsi esclamò a mia moglie:
“Dai su! Metti in mostra la tua mercanzia che c’è poca gente e devi attirare l’attenzione !”
Feci un passo avanti per fermarla , ma lui mi fece cenno di restare dov’ero e contemporaneamente le ordinò nuovamente di sollevarsi completamente la gonna. Roberta come un automa eseguì quell’ultimo indecente ordine e sotto lo sguardo di Dracu e Lea, tremante si sollevò la gonna, facendo comparire il reggicalze rosso con le giarrettelle pinzate alla fascia di seta delle calze e tra esse si mostrava prepotente la figa, la sua lunga fessura dischiusa , matura e depilata… e restò lì con il suo sesso ben in vista alle colleghe, a noi e a qualche passante che si allontanava in fretta.
Non lo dico perché era mia moglie , ma devo ammettere che aveva una bella figa ,una lunga fessura che brillava ai riflessi della luce essendo stata da poco chiavata dal vigilante e gli umori ancora attorno e sulle labbra vaginali grandi e piccole brillavano e riflettevano la luce.
“Mostra anche dietro …!!” Le gridò Rocco.
E la fece girare restando con il suo sedere nudo verso la strada.
Era davvero sconvolgente ed erotico nella sua crudezza quello che faceva , anche le altre battone la guardavano con invidia e alcune ridevano a denti fuori di come ubbidisse.
Roberta non parlava e ubbidiva . Io interdetto restavo ad attendere gli avvenimenti , era ferma in piedi sul marciapiede con il culo semi scoperto che lo mostrava in lontananza alle auto e in vicinanza a noi.
Il cuore mi stava scoppiando ma il sesso teso dentro i pantaloni impazziva, nonostante la situazione e l’umiliazione che provavamo , ero eccitato.
All’improvviso il tempo sembrò aiutarci , tra tuoni e lampi si riversò un terribile acquazzone notturno e tutti fuggimmo , noi verso il Suv di Rocco, che salutò Dracu, che andò dietro alle sue puttane che correvano via con la borsetta in testa ancheggiando con i loro culi sui tacchi altissimi.
Giunti in auto e vista ormai l’ora, Rocco accendendo il motore e ancora tirando boccate alla sua sigaretta elettronica ,avviò il tergicristallo partendo e dicendo:
“Va bè ! Stasera hai fatto abbastanza Susy e ora che proviate da soli.”
“Da soli?” Domandò mia moglie.
“ Si da soli, ho già parlato con tuo marito , andrete a battere da soli in qualche città , io vi
consiglio la provincia di Varese o Brescia , sono le più ricche…guadagnerete bene !”
Restò in silenzio anche lei incredula e stupita:
“ Ma da soli come?…Non l’abbiamo mai fatto!” Affermò.
“Bene inizierete , vi renderete indipendenti!”
Roberta si tolse la parrucca bagnata e si grattò il capo…” Dioo mi da un prurito!” Esclamò.
“Se vuoi puoi non metterla …” Rispose Lea sorridendo : “… correrai solo il rischio di essere riconosciuta, hai visto i vigilantes??”
“Be’ quelli mi hanno riconosciuta anche con la parrucca e il trucco !” Esclamò.
“Si ma non erano sicuri che eri tu, è stato un caso..!”
E mentre aveva la parrucca appoggiata sopra le cosce piegate, con le dita si massaggiava il cuoio capelluto frizionandolo e lamentandosi di perdere i capelli, mormorando:
“Diooo che prurito .”
“Rasati!! “ La esortò Lea ridendo:” Non saresti la prima!” . Roberta scosse il capo infastidita da quel sentirsi ripetere da lei ogni volta che si lamentava della parrucca di doversi rasare i capelli.
Giunti davanti alla nostra auto prima di scendere Rocco mi ricordò :
“Allora hai capito ?Ascolta anche tu Susy!!…
Io sarò sempre nel mio locale notturno, il Macumba , il mio cellulare c’è l’avete, se avete
bisogno chiamatemi e non fate i furbi che dite che andate e poi non lo fate , io lo saprò ho
tanti amici che mi informano.”
“Ricorda puoi fare tutto , dai 50 euro in su per un pompino, dai 70 euro per chiavare e dai 100- 150 euro in su per fartelo mettere in culo …” Disse con la sua volgarità, continuando:”… non scendere sotto questi prezzi , ricordati che sei italiana e vali di più delle altre .Siete restate in poche oramai .“ Diede ancora una boccata alla sigaretta elettronica .
“ E fagli mettere sempre il preservativo se no prendigli il doppio di tariffa e ricorda sempre le creme e l’igiene come ti ho insegnato io… .” Aggiunse Lea.
Giunto nel bar di Rocco , dove lo vedemmo per la prima volta , scendemmo e Roberta si
struccò e cambiò e rimise i suoi abiti da signora per bene in quella specie di ripostiglio che faceva da camerino.”
Prima di andare via Lea disse ancora :
“Domani o dopo uno dei due passi nel locale da me che vi do qualche parrucca e abitino da lavoro… .”
Ci salutammo , scendemmo e prendemmo la nostra auto e ci avviammo verso casa.
“Ma davvero vogliono che andiamo da soli?” Mi domandò Roberta preoccupata mentre guidavo.
“Si!!” Risposi
“ Oh segnur Carlo!! “ Esclamò in dialetto milanese preoccupata.
“Guarda il lato positivo amore … forse è il momento buono di staccarsi da loro e diventare indipendenti e poi smettere e tornare alla vita di prima.” Le dissi.
“Mah!!” Esclamò.
Due giorni dopo andò al lavoro preoccupata di incontrare i due metronotte… ma non avvenne.
Alla sera in casa dopo cena , quando Federico uscì con Valentina la sua fidanzatina parlammo di quello che dovevamo fare, dovevamo organizzarci e non lasciare niente al caso e le feci scegliere il luogo dove andare :
“Allora scegli, Brescia o Varese ?”
Pensò un attimo e poi esclamò:” Varese !”
“Bene , vada per Varese , inizieremo dalla provincia , cercheremo una cittadina che faccia a caso nostro!” Guardai su internet e poi le dissi :” Che ne dici qui tra Gallarate e Busto Arsizio ?? “
“Per me va bene !” Rispose.” L’importante è che siamo fuori dalle nostre zone.”
“Lo siamo!” Risposi.
Quel suo partecipare a organizzare dal luogo agli abiti mi stupiva, era come se avesse accettato davvero di essere puttana.
Il giorno dopo passai nel locale notturno da Lea a prendere un borsone che mi aveva preparato con dentro un paio di parrucche , trucchi , abitini e lingerie sexy, e stivaletti con tacco, oltre una scatola di preservativi e creme.
“Susy sa come fare , oramai è svezzata, l’inserimento lo ha avuto,ricordati che sei “tu” il suo magnaccia e che la devi comandare e lei ubbidirti e se hai bisogno o problemi vari chiamaci.
Guarda che ho messo anche un thermos nella borsa, fa freddo alla sera, mettici quello che le piace di più , in genere the che è uno stimolante, così si scaderà un po’ .”
Si soffermò un attimo a pensare e poi domandò :
“Dove andrete?”
“In provincia di Varese!” Dissi io.” Tra Gallarate e Busto!”
“ Bene… il Varesotto è un’ottima zona, li hanno i soldi!…Bè allora a sentirci.” E ci salutammo .
Giunto a casa ero eccitato di quella situazione e di quella preparazione che io come magnaccia avrei portato mia moglie a battere. Quella sera andammo in pizzeria a cenare e prima di rientrare in auto l’abbracciai e le chiesi se si lasciava chiavare. Quasi le chiedessi il permesso , nonostante fossi suo marito .
Mi guardò , rise e scrollò la testa:
“Sei eccitato ? “ Chiese allungando la mano e toccandomelo con la mano da sopra i pantaloni .
“Si !!”risposi.
“ Trova un posto tranquillo che lo facciamo dai ! “ Esclamò eccitata anche lei :” Come la prima volta che iniziammo questo gioc , ricordi che lo facemmo in auto!” Disse.
“Si!” Risposi: “ Me lo ricordo bene …poi arrivò Rocco…”
“Già !” Mormorò lei. ” E tutto è iniziato da lì… .”
Cercai un posto isolato ma non lo trovavo .
Passammo davanti a delle prostitute che battevano , mentre una saliva in un’auto.
“Segui quell’auto !” Mi disse indicandomela con il dito : “ Andremo dove vanno loro!”
“Ma è il posto dove vanno le puttane che battono ! Esclamai stupito.
“ Beh perché io cosa sono adesso !” Disse con una smorfia che sembrava una sfida e un sorriso.
Li seguimmo in una radura , ci fermammo e dopo un breve sguardo attorno ci mettemmo vicino a un cavalcavia della ferrovia , dove c’erano altre auto probabilmente con i clienti.
Iniziai a baciarla e accarezzarla come un innamorato ,avrei voluto anche leccarle la figa, ma dopo aver ricordato che era stata con tutti quegli uomini mi faceva un po’ schifo.
La nostra auto non aveva i ribaltabili ,o meglio scendevano di poco lasciandoti in una posizione semiseduta, così mi disse:
“Io mi inginocchio nel sedile e tu vieni dietro e mi chiavi da fuori e si mise in posizione .
Scesi e feci il giro , restando lei a carponi , con le ginocchia sul suo sedile e le braccia tese sul mio. Mi guardai attorno tra l’oscurità della vegetazione , le tirai su la gonna sopra il sedere e giù le mutandine fino alle ginocchia. Lei le allargò più che poteva al limite di quello che consentiva l’elastico delle mutandine teso , mi avvicinai, mi misi tra le gambe e gliela accarezzai un po’, mi piaceva toccarla e sentirla tutta liscia, senza un pelo, sentire nei polpastrelli la fessura e la bombatura delle grandi labbra. Poi dopo averla palpata un po’, presi in mano il cazzo duro, lo puntai e spinsi , era tanto che non chiavavo mia moglie. parecchie settimane, io e lei non lo avevamo più fatto da quando l’aveva violentata Rocco e lo sentii scivolare in avanti dentro la sua figa senza difficoltà, nella sua vagina ormai abbastanza dilatata, calda ed accogliente. E allungando le braccia da dietro le attanagliai le mammelle, servendomene quasi come ancoraggio per poter affondare di più vigorosamente il cazzo dentro di lei .
Iniziai un movimento energico accarezzandole i fianchi e sentivo il mio ventre battere contro le sue natiche morbide e pallide sempre più forte , mentre lei ricurva con il capo verso il sedile del guidatore, dandomi il sedere si lasciava chiavare da me alla pecorina in uno stato di eccitazione e forse amore ritrovato nella nostra disperazione. Ed anch’io godevo, di un godimento di cui mi vergognavo profondamente ma che non mi era possibile trattenere, quello di desiderarla puttana , di eccitarmi a sapere cosa aveva fatto. La presi per i fianchi , servendomene quasi come maniglie per poter affondare dentro di lei più vigorosamente il mio cazzo e iniziai a chiavarla con rabbia, pensando a Rocco quando l’aveva chiavata e inculata. Fu a quel punto che mi eccitai di più e preso da una smania strana mi fermai chiedendole:
“ Te lo posso mettere dietro Roberta?”
“Dove in culo?!” Domandò
“Si !” Risposi .
“ Va bene!” Disse con voce accondiscendente.
Lo tirai fuori dalla vagina e lo appoggia sull’ano allargandole i glutei con i pollici e premetti forte, fece un po’ di resistenza:
” Spingi!! Spingi !!” Mi incitava mia moglie, mentre probabilmente spingeva anche lei con l’ano allargandolo per facilitare la penetrazione come le aveva insegnato Rocco e Lea.
Ed entrò e lo sentii infilarsi nel retto caldo.
Non si era mai voluta fare inculare da me in vent’anni di matrimonio, ma dopo che il culo glielo aveva fatto Rocco con il suo cazzone e allargato bene la via e probabilmente lo avrebbero fatto anche altri, si concesse anche a me, suo marito e per la prima volta lo misi nel culo di mia moglie e la inculai .
Iniziai a muovermi e a incularla ed ero incredulo, non mi sembrava vero , la stavo inculando anch’io… .
La stavo sodomizzando come una cagna e lei si lasciava possedere.
Era diventata una puttana vera , la mia puttana ,la puttana di Rocco .
Non so per quanto, continuai a muovermi in lei fino a restare incollato con gli inguini alle sue natiche in un orgasmo mai provato.
“Aaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!!!!!” Esclamai stringendole fianchi e sborrandole inculo felicemente. E lo stesso fece lei muovendolo verso me per sentirlo di più: “Oooooooooooohhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!” .
Mi retrassi e lo sfilai che era ancora gonfio, mentre Roberta si lasciava andare sfinita sul sedile.
Mi guardai intorno quasi vergognandomi per quello che avevo fatto e osservare se qualcuno ci avesse visto, ma era tutto tranquillo, solo auto che andavano e venivano.
Lei supina sul sedile respirava profondamente esausta, mi ricomposi velocemente per paura che qualcuno da qualche auto in arrivo ci vedesse. Lei si tirò su , scese, passò le dita dietro chiedendomi:
“Mi sei venuto dentro?”
“ Si !!” Risposi .
Si tirò su le mutandine e giù la gonna stirandola con la mano e mettendosi a posto i capelli salimmo in auto, ero felice anche se mi vergognavo per come l’avevo trattata e pensata, ma nello stesso tempo quella sua docile sottomissione mi eccitava . Mi eccitava sapere che non ero il primo e l’aveva già inculata Rocco.
Lei anche con me si era comportata realmente come una puttana, mancava solo che mi facesse pagare.
Tornando a casa ero stupidamente felice , l’avevo inculata , l’avevo inculata anch’io anche se per secondo. In casa andò in bagno a lavarsi e andammo a letto.
Il sabato sera avremmo iniziato da soli e saremmo andati a Gallarate.
Quella sera dopo una cena frugale , scendemmo in in garage e Roberta si spogliò , si tolse i suoi abiti da signora per bene restando in reggiseno e mutandine classiche, togliendo anche quelle .
Poco prima sul bidet di casa al getto diretto dell’acqua tiepida sulla figa , se l’era ripassata tutta con il rasoio a lametta senza schiuma, più volte, rendendola liscia come il vetro e morbida come il velluto, mettendoci sopra poi, della crema dermoprotettiva e spermicida.
La prima cosa che si rimise fu uno di quei mini reggiseni del borsone che facevano fatica a contenere dentro quelle minuscole coppe colorate di raso rosso le sue prosperose mammella da mamma.
Indossò un top nero aderente di lana rasata misto a seta a manica lunga, molto scollato e slargato sul torace, che le arrivava all’ombelico lasciando la pancia scoperta e di seguito mise delle calze autoreggente nuove che le aveva dato Lea. Erano di seta nera disegnata con una trama coprente, molto spesse che rendevano le gambe sempre eleganti e da esibire, ma calde ed erano confortevoli; ed essendo elasticizzate, l’aiutavano nel reflusso di sangue dovendo stare molto in piedi a passeggiare. Erano ideali per le donne più freddolose, perché essendo super coprenti le proteggevano dai rigori dell’inverno, avendo un effetto termoregolatore che manteneva costante la temperatura delle gambe esposte all’aria. Erano di spessore 40 Den.
Sopra di esse ai piedi , come sempre consigliata da Lea ,calzò dei gambaletti di lana , per tenere più caldi i piedi e sopra degli stivaletti di vernice bianca che le arrivavano al ginocchio con un tacco da dieci centimetri . Una mini di flanella rossa che le arrivava poco sotto gli inguini, lasciando intravedere l’erotismo della fascia di pizzo lavorato che teneva su le calze. Niente mutandin , così le aveva insegnato e abituata Lea.
Tirando su la gonna , lo spettacolo era mozzafiato, davanti, dalla fascia delle calze in su, fino alla vita, si vedeva la pelvi di Roberta nuda, con la pelle eroticamente pallida che contrastava con il nero delle calze e il rosso della mini. La sua fessura lunga, bella, oramai dischiusa perennemente dai cazzi che prendeva era uno spettacolo molto libidinoso e dietro se l’alzava, il suo magnifico culo, rotondo e morbido, pallido come la neve e il solco gluteo lungo e profondo che divideva due meravigliose natiche e alla congiunzione con le cosce, mostrava una linea orizzontale ,la piega del sedere fiorente che segnava il confine tra il culo e la coscia.
Subito si sedette davanti a uno specchio a muro approntato per il caso e iniziò a truccarsi,  pesantemente e volgarmente, gli occhi con il rimmel e l’ombretto, il fard, il rossetto vistoso sulle labbra .
“Passami la parrucca !” Mi disse
“Quale ,quella nera o bionda?” Gli domandai.
“Stasera quella bionda, nel varesotto sarò Susy la bionda !” E sorrise da sola, come se giocasse, forse per esorcizzare quello che stava andando a fare.
Se la mise davanti e poi gettò i capelli tutti indietro, era lunga e mossa e le arrivava alle spalle, le stava molto bene davvero, sembrava un altra.
Finì di truccarsi , mise gli orecchini pendenti ai lobi che brillavano e poi si alzò, con quel
tacco da dieci centimetri era diventata più alta di me.
Sistemò sotto braccio il pellicciotto di peluche bianco a manica lunga, con il colletto che poteva alzarsi e chiudere e coprire il collo, ed era pronta, una perfetta battona. Prese la sua borsetta e controllò se c’era tutto, preservativo, creme vaginali, fazzolettini e uno spay al peperoncino che le aveva dato Lea da usare in caso di aggressione.
Controllò lo smartphone e poi mi disse :
“Io sono pronta!”
Ma vedendo che si guardava ancora allo specchio come una vanitosa le dissi agitato:
“Andiamo… sbrigati!! Hai già messo il trucco il gonnellino e la parrucca… e là nessuno ti
riconoscerà. Di cosa hai paura?”
“E tu di cosa hai paura che hai tutta questa fretta ?” Mi rispose decisa.
Già… di cosa avevo paura? Non lo sapevo nemmeno io , ma ero agitato.
Cercai di mantenere un minimo di freddezza, ma mi riusciva molto difficile, era un misto di euforia e timore quello che provavo , probabilmente come lei .
Da una parte sapevo che la situazione poteva diventare davvero poco piacevole, ma dall’altra ero eccitato dalla trasformazione di mia moglie e di provare soli e intimamente attratto da quello che poteva succedere.
Prima di partire ci presero i dubbi :
“Roberta… cosa facciamo? Andiamo?! ” Le chiesi sperando che almeno lei avesse le idee più chiare delle mie.
“Non so Carlo… decidi tu… .” Mi rispose , invece lei guardandomi con quegli occhi truccati e dubbiosi. Mi sarei aspettato da lei una frase del tipo “ Non andiamo !” … E invece no. Lasciava decidere a me.
La guardai con stupore e apprensione poi mi ricordai le parole di Rocco, non fate i furbi se no ve la farò pagare e decisi di andare .
Salimmo in auto e uscimmo fuori dal garage prendendo la rampa del palazzo e ci trovammo nel buio della sera ,andando verso la tangenziale per Varese .
Pigliammo l’autostrada dei laghi e dopo un’oretta uscimmo allo svincolo di Busto Arsizio, per poi prendere la statale e cercare un posto che facesse a caso nostro, senza altre battone vicino.
Passammo tra battone nigeriane e dell’est e arrivammo tra le periferie delle due città e lo
trovammo a duecento metri circa, prima del Decatlon di Gallarate, un marciapiede sotto un lampione dove proseguendo a meno di cinquanta metri si svoltava a destra in una stradina buia e isolata dove c’erano degli spazi tranquilli per appartarsi. Decidemmo di fermarci lì e Roberta avrebbe portato i clienti in quella stradina. Per sicurezza avrebbe tenuto il cellulare acceso e collegato con me in modo che sentissi e potessi intervenire in caso di pericolo. Io mi ero attrezzato con un bastone, non avevo armi da fuoco ne da taglio per scelta e per paura non sapendo usarle.
Posteggiai poco distante dal lampione, lei scese, si mise il pellicciotto di peluche bianco non chiudendolo, ma stringendolo davanti, in modo da poter aprire e mostrasi agli automobilisti di passaggio, prese la borsetta e mise la mise a tracolla e iniziò a passeggiare mentre io attendevo in auto. Tirai fuori il thermos e lo posai sul sedile a fianco a me.
La guardavo, era sul ciglio della strada sola nell’aria gelida del varesotto che pareva le tagliasse le sue belle gambe all’altezza della minigonna, fasciate dalle calze autoreggenti termoregolatrici, ma il freddo lo sentiva lo stesso e batteva i piedi, ma il farlo non la scaldava e comportava solo il rischio che si spaccasse i tacchi a spillo, cadendo dai suoi stivaletti di vernice bianca .
All’inizio gli sguardi degli automobilisti parevano che la trapassassero , era la prima volta sola e aveva vergogna e paura, se avrebbe potuto sarebbe corsa a nascondersi nel buio del prato dietro lei, ma doveva stare li. Una ragazza assieme ad altri ragazzi, passando con l’auto le gridò dal finestrino:
“Va a casa logia! (Vai a casa puttana !)”
Si voltò di scatto , avrebbe voluto rispondere ma non ebbe coraggio, dal suo sguardo capii che forse avrebbe voluto piangere e gli occhi le brillavano forse solo per il freddo.
Mi guardava continuamente, era una zona isolata ed ebbe paura quando due ragazzi in motorino che passavano continuamente la guardavano, era già la terza volta che lo facevano.
“Cosa vogliono quegli stupidi ?” Mi chiedevo.
Avevamo tutte e due gli smartphone carichi e ogni tanto ci sentivamo , anche se ero una decina di metri più in giù di lei , per avere un contatto ed essere tranquilli.
Passò un quarto d’ora e ancora nessuno si era fermato, pensavo che forse con la scelta di essere soli avevamo sbagliato posto e non avrebbe fatto niente …nessuna marchetta. Ma lei continuò a passeggiare, con la cinghia della sua borsetta appesa alla spalla. Nella sua volgarità era anche bella .
Un’auto si fermò all’improvviso e un uomo tirando giù il finestrino la squadrò con quella
parrucca e il trucco pesante sul viso e lei timidamente fece due passi avanti verso di lui, che con una brusca accelerata partì .
Non disse nulla , ma si sentiva da schifo , come merce esposta che non piaceva , merce che non piaceva e non riusciva a vendersi ed era umiliante. Daltronte a poche centinai di metri da noi gruppi di ragazze più giovani, nigeriane e dell’est si vendevano per molto meno.
Passò un altro quarto d’ora, il freddo, la vergogna ,la paura continuarono ad aumentare. Si fermò un altra macchina, abbassò il finestrino:
“Quanto?”Le chiese.
Esitò , poi: ” Cinquanta in bocca, 70 figa ! ” Disse tutto di un fiato proprio come una battona vera ,meravigliandosi lei stessa di come parlava.
”Sei italiana!??” Le chiese il cliente .
“Certo!! Italianissima di Milano !” Rispose .
L’uomo dall’interno dell’abitacolo le fece un cenno con la mano che lei non capì e rimase
immobile.
“Fammi vedere sotto!” Le chiese.
Lei titubante alzò il gonnellino rosso mostrandole la figa liscia e pallida e la sua lunga fessura .
La guardò con libidine.
“Sali !!” Esclamò allungandosi con il braccio e aprendole di poco la portiera .
Roberta la aprì completamente e salì , si sedette tutta scosciata e piena di freddo a fianco a lui e partirono. Il nostro contatto era il cellulare, ma non ci furono problemi e al ritorno mi raccontò quanto le era accaduto con quel tizio .
“Come è andata?” Le domandai appena scesa porgendole un bicchierino di plastica con il the caldo.
“Bene!” Disse sorseggiandolo .
< “Appena salita lo salutato:
“Ciao!!” Gli dissi accomodandomi , ma lui non rispose. Allora continuai dicendogli :
“Vai avanti cinquanta metri, poi svolta a destra, c’è una stradina con degli slarghi, ci fermiamo lì!”
Facendogli segno con il dito e quell’uomo eseguì senza parlare. Era un tipo taciturno di poche parole. Quando la stradina si fece più buia, senza lampioni ne luci se non quelle della luna e dei riverberi dei lampioni della statale gli dissi:
” Qui va bene!”
Subito ebbi timore , mi accorsi di essere un po’ troppo isolata con quel tipo e fui presa dall’ansia ,ero da sola al buio con uno sconosciuto e volevo fare in fretta e tornare subito indietro da te e misi il cellulare dentro la borsa in modo che tu sentissi . A proposito , sentivi??” Mi chiese.
“Si ti sentivo , ma essendo nella borsetta non capivo le parole , ma solo suoni , ma se gridavi ti avrei sentito di certo.” Dissi.
“Bene!” Esclamò rassicurata e continuò:
“Cosa vuoi fare?” Gli chiesi.
“Chiavarti!” Rispose brutalmente.
” Sono settanta euro ,” Lo informai con voce tremante e piena di emozione.
“Sei un po’ cara !” Mi rispose : “Ma sei italiana e li vali .”
Prese dal portafogli una banconota da 50 e una da venti e me le diede e io li misi nella borsetta , prendendo una confezione contenete il preservativo ed estraendolo.
Il cliente si slacciò la cintura e sbottonò la chiusura e si calò i pantaloni estraendo un cazzo mezzo molle, che per farglielo diventare duro ho dovuto prenderglielo in mano e muoverlo masturbandolo ,avvertendo essendoci sopra, un acre odore di sudore inguinale, delle desquamazioni depositate intorno al glande e d’urina che mi indussero a spostare il capo .
“Fammi anche un pompino!” Mi chiese.
“ Si ma sono altri cinquanta euro…” Dissi .
“Va bene!” Tirò fuori dal portafogli anche una banconota da cinquanta euro e me la diede e la misi subito via.
In quel momento mi vennero in mente le parole di Lea , che mi aveva detto che se non ero sicura , anche il servizio con la bocca dovevo praticarlo col preservativo e non a carne nuda.
“Il pompino lo faccio con il preservativo , non senza!” Gli dissi .
“Perchè?” Domandò.
Aveva anche il coraggio di chiedere perché…
“Perchè senza non li faccio , se vuoi ti ridò indietro i soldi.”
A quelle parole scrollò le spalle come se non gli importasse e non senza difficoltà riuscii a calzarle il profilattico ,schiusi le labbra e me lo infilai in bocca coperto di lattice ,iniziando a bocchinarlo .
Piegata su di lui ,mi teneva la mano sulla parrucca accompagnando il ritmo e in un attimo lo sentii diventare duro e grosso in bocca, quasi da soffocare. Gli era venuto bello duro e dritto.
A quel punto gli dissi:” Vieni!” E mi raddrizzai con il busto sul mio sedile, presi dalla borsetta un tubetto di crema lubrificante che mi aveva dato Lea e messa un po’ sulle dita la la passai sul preservativo e anche nell’entrata della vagina.
Lui si spostò e toccando di lato , abbassò lo schienale .Mi alzai la gonna sui fianchi e allargai le gambe, ero pronta… .
Il cliente mi venne sopra ,con una mano mi accarezzò la fascia merlata delle autoreggenti.
“Sei bella!” Disse e con la mano si aiutò a trovare la fessura e l’apertura, lo sentii dalle sue dita ruvide passare sulla vulva e vedendolo in difficoltà . Glielo presi in mano e lo aiutai a infilarmelo dentro, chiusi gli occhi e lui spinse e mi penetrò e iniziò a chiavarmi, facendomi cullare dal dondolio dell’auto sotto le sue spinte .
Subito dopo i colpi si fecero più forti e veloci , incominciando a farmi un po’ male e mi vennero in mente le parole di Lea:
“I primi quattro o cinque colpi può darsi ti facciano un po’ male, ma poi la vagina si scalda e si dilata  e si adatta e non li sentirai più .”
Quei colpi si facevano sempre più profondi in quel dondolio dell’auto che li accompagnava, iniziando a farmi sentire qualcosa e avevo paura di godere e non volevo e mi sentivo persa.
Non sapevo cosa pensare nell’attesa che finissi e mi dicevo a ogni spinta della sua asta di carne dentro me che mi faceva sussultare:
“Sono una puttana non devo godere !… Sono una puttana non devo godere! “Ma senza riuscire a cancellare la consapevolezza che non mi sentivo tale e che iniziava a piacermi.
“Adesso finisce! …A adesso finisce e viene! Adesso finisce e viene !” Mi dicevo anche, finché finì davvero. A un certo punto si mosse velocemente e io iniziai contro la mia volontà ad avvertire la vagina contrarsi , in preda a spasmi del piacere e a una forma di calore arrivarmi nella pelvi . Ero preoccupata:
“Oh Dioo miooo! Sta vedere che vengo! ..Godo e non voglio!…Se ne accorge… .” Mi sono detta, per fortuna in quel momento venne lui sborrando dentro il preservativo, finendo tutto e comunque avevo avvertito una bella sensazione di piacere in vagina , lui nella foga non se ne era accorto.
Lo sfilò dalla vagina e si sollevò, il preservativo era pieno di sperma :
” Dio mio !” Pensai :” Se mi avesse cacciato dentro tutta quella roba guai!!”
Aspettai che se lo sfilasse e gettasse dal finestrino e prendendo un fazzolettino gli pulii il glande.
Si mise a posto e mentre tornavamo indietro mi chiese :
“ Come ti chiami?”
“Susy!” Risposi.
“ Mi hai soddisfatto sai Susy ! Sei sempre qui al sabato? “
“ Si dovrei!” Risposi.
“Allora mi vedrai ancora , diventerò un tuo cliente.” E sorrise.
Gli sorrisi anch’io e mi riportò qui .
“Si!” Ti ho vista scendere e salutarlo con la mano! Quindi è andato tutto bene?”
“Si!!” Rispose.
Susy finito di bere il the si rimise a passeggiare mentre io tornai in auto , ma restò al freddo solo pochi minuti perché si fermò un ragazzo in utilitaria, un tipo timido ed impacciato avrà avuto vent’anni ed era poco più grande di nostro figlio Federico.
Lui quasi balbettante le chiese il prezzo:
“Quanto vuole signora?”
“Cento euro !” Rispose Roberta per mandarlo via, ma lui avvicinando la testa al finestrino rispose :
“Va bene !” E le fece segno di salire .
Lei mi guardò come dire: ”Che faccio? E un ragazzo?…”
E io muovendo le spalle con il capo le feci capire:”Vai !!”.
Quando tornarono e scese dalla sua auto, curioso più di prima mi feci raccontare cosa era successo con quel ragazzo poco più grande di nostro figlio. E mi spiegò:
< Siamo andati in fondo alla vietta, stesso rituale, era timido e impacciatissimo e gli ho chiesto come mai andasse a prostitute se non avesse la ragazza. Mi rispose di si ,che c’è l’aveva, ma che con lei non le piaceva, non era capace e preferiva le donne mature.
“Sai che potrei essere tua madre !” Gli dissi.
E lui annui con il capo .
“Cosa vuoi fare ? Chiavare?” Gli chiesi.
“Un po’ tutto !” Rispose agitato.
“Un po’ di tutto sono cento cinquanta euro!” Lo informai .“C’è l’hai i soldi?” Domandai .
“Si!! Si…” E li tirò fuori .
Gli feci sbottonare i pantaloni e lo tirò fuori, era pulito e profumato e mi abbassai su di lui senza mettergli il preservativo prendendoglielo in bocca e lo sbocchinai un po’ mentre lui mi palpeggia con delicatezza e timore, con quasi paura di toccarmi il seno e la figa.
Gli feci un pompino e all’improvviso lo sentii pulsare tra le dita e in bocca e dire:
” Vengo, vengo!” .
Mi tolsi da sopra e lo presi a masturbare mentre lo accarezzavo e con pochi movimenti iniziò a venire con getti copiosi e riversò il suo sperma fuori lanciandolo in aria come il zampillo di una fontana, facendolo ricadere sulle sue gambe. Gli e lo strinsi forte e glielo spremetti a fargli uscire l’ultima goccia, poi lo pulii con il fazzolettino… . Era felice …dovevi vedere .
Si rimise a posto chiedendomi quando ci sono ancora che vuole anche chiavarmi e gli ho detto i giorni, giovedì, sabato e domenica.
“Visto che non aveva resistito alle mie labbra e non era riuscito a trattenersi anche per chiavarmi, gli ho preso solo cento euro…ridandogliene cinquanta.” Disse passandoli a me che li misi via:
” E poi siamo tornati qui! E hai visto anche tu, mi ha salutato gentilmente con un sorriso e se ne è andato. “>
Mia moglie o meglio Susy ritornò a passeggiare sicura, sembrava aver preso padronanza in quel mestiere ed essersi abituata o forse era solo una mia illusione… o un allontanare la paura.
Un’auto piena di persone passando la salutò, suonando il clackson e gesticolando con le braccia e le mani e tra loro c’era anche una donna a salutarla .
La vidi sorridere e rinfrancata, con meno paura e anch’io mi sentivo più tranquillo nel mio ruolo di suo protettore. Poi i minuti ricominciarono a passare, tornò a sentire il freddo e a passeggiare battendo i tacchi degli stivaletti sul marciapiede per scaldarsi la pianta dei piedi . Più volte io scesi dall’auto nelle pause a stare un po’ con lei, versandole con il thermos da bere qualcosa di caldo, il the che la tirasse su e l’aiutasse a continuare. Faceva freddo di notte nel varesotto anche se eravamo a Marzo.
Si fermò un altra auto . Un tipo che a vederlo alla luce del lampione sembrava un cordialone pacioccone tutto ridente , probabilmente stava rincasando da qualche festa con gli amici e a casa c’erano la moglie e i figli che l’aspettavano guardando la tv .
“Ciao bella figa: “Quanto?” Domandò.
“Cento!!” Rispose decisa e sicura Susy
Lui tirò un mezzo fischio :” Fiuuuuuuuu!!! Sei cara, dall’altra parte le tue colleghe dell’est la danno per 30 massimo 50 euro!”
“E allora vai dall’altra parte, qui sono cento!” Rispose decisa, tanto che mi stupì.
Lui non fece nemmeno in tempo a rispondere di si che le aprì la portiera.
“Dai sali!” Le disse e partirono .
E ancora quando tornarono nell’attesa di un nuovo cliente mi feci raccontare , era una sottile piacere perverso quello che provavo a sentirla spiegare come era stata chiavata dal cliente o cos aveva fatto con lui e bevendo ancora the caldo iniziò:
< Quando fui dentro domandai subito: ” C’è l’hai i soldi?”
“Certo! Ecco! “ Rispose e li tirò fuori prima di partire e me li diede , due biglietti da cinquanta che misi in borsetta.
“Cinquanta metri, poi a destra! ” Esclamai mentre guidava .”Ecco qui! Svolta!” Gli dissi appena ci trovammo nei presi della stradina e quando fummo sul posto appena fermata l’auto , iniziò subito a palpeggiarmi e a farmi i complimenti, che ero una bella figa .
“Quanti anni hai? E come ti chiami?” Mi chiese .
Non gli dissi l’età , ma solo il nome :” Susy! “
Cercò di tirarmi fuori una mammella :
“Dai!!… Lasciamela un po’ leccare e palpare … che mi piace ,sono belle! ”
Mi vennero ancora in mente le parole di Lea :” Ricorda ogni extra sono 50 euro.
E gli dissi :
“Se vuoi leccare il seno sono altri cinquanta euro.”
Pensavo che desistesse invece balbettò : “Si..si..si!!” E agitato aprì il portafogli e mi diede altri cinquanta euro e gli lasciai tirare fuori una mammella e poi l’altra, incominciando a baciarle e leccarle rendendomi conto che sentire la sua lingua sulla pelle e il capezzolo succhiare piaceva anche a me. >
Oramai mia moglie non aveva più nessuna remora a dirmi se uno gli piacesse e se volesse chiavare con lui o le facesse provare godimento. E continuò:
< E ricominciò subito a palpeggiare, andando avanti per qualche minuto. Non smetteva più di baciare e leccare il seno e il tempo passava e dovevo fare la prestazione se no passava troppo tempo e andavo fuori dei venti minuti canonici per una marchetta . Cercai di dirglielo più volte prendendolo per la testa:
“ Ora chiaviamo su…. dai!”
Ma lui continuava e quel suo leccarmi le mammelle e i capezzoli stava facendo eccitare anche a me e così allungai la mano, presi dalla borsetta un preservativo e con le dita lo sconfezionai.
Abbassai la cerniera dei suoi pantaloni e vi frugai dentro, lo sentii già duro , lo presi e lo
estrassi e mentre lui era perso a leccarmi i capezzoli turgidi ,glielo calzai ,le misi un po’ di crema lubrificante e lo stesso feci all’interno delle piccole labbra iniziando a masturbarlo.
“Dai vieni su ! Che chiaviamo!” Le ripetei.
A quelle parole si staccò , prese la maniglia dello schienale e lo ribaltò più giù che poteva.
Allargai le gambe e alzai la mini a scoprire il sesso , mi venne sopra e lo puntò, spinse e mi penetrò iniziando a chiavare ,era grosso e mi sentivo impalata .
Lui appena lo mise dentro a fondo, inarcò con la schiena, poggiò le mani sulle spalle ed inizio a muoversi su e giù dandomi colpi profondi e facendomi provare silenziosamente piacere.
E meno male che eravamo al buio e non poteva vedere il mio viso , se no se ne sarebbe accorto che mi piaceva. Mi faceva dondolare su e giù assieme all’auto , mi sentivo strana … sentivo caldo in vagina.
All’improvviso avvertii ancora degli spasmi vaginali incontrollabili e il passaggio da quel freddo esterno a quel caldo dell’abitacolo improvviso e alle sensazioni che iniziavo a provare mi sentivo mancare ; finché lui stanco di quella posizione inarcata venne giù appoggiando la camicia e il suo torace sulle mie mammelle, ricominciando a dare colpi profondi e veloci , mentre mi metteva le mani sotto le natiche tirandomi su con il sedere e iniziando a palpeggiarlo .
Eccitato riprese un ritmo forte, quasi da farmi male:
“Ahi!… Ohh ahi !! ” Mi venne istintivo esclamare , alternando il lamento con un gemito di piacere e stupita lo sentii dire :
“Ti piace eh! Brutta troia bastarda!”
Non so cosa accadde in quel momento, forse le parole, forse il ritmo, la dimensione e la
lunghezza, fatto sta che mi sentii avvampare e iniziai a muovere il bacino verso lui
“Siiiii!!….Siiiiiii!!! Mi piace!!! “ Risposi con un sospiro.
Finchè non urlò :” Vengooo!!”
E anch’io muovendomi più forte dissi :”Sii!!”
Sentendo il suo grosso cazzo contrarsi e pulsare all’interno , facendo fare lo stesso alla vagina .
Stava venendo , quelle pulsazioni non erano altro che i getti di sperma che correvano nell’uretra per arrivare nell’involucro di lattice.
Terminato lo tirò fuori , era duro e dritto , tolse il preservativo e lo gettò tra gli arbusti, le passai i fazzolettini e si pulì. Anch’io mi asciugai la figa con i fazzolettini di carta , tirai giù la gonna e tornammo indietro.
In quei pochi metri del ritorno mi chiese:
“Dimmi la verità!…Godevi davvero o facevi finta per farmi venire prima??”
Lo guardai e gli feci un sorriso : “ interpretalo come vuoi !” Risposi.
“Facevi finta di godere lo so! Però è stato bello! Sembrava vero , sei brava! ” .
Anche lui mi chiese il nome e le altre cose dicendomi che sarebbe ripassato a trovarmi e mi ha riportata qui! . Come vedi mi sto facendo una clientela mia … .”>
Disse sorridendo:
“Bene ! Così saremo più tranquilli. “ Affermai .
Tornata a passeggiare , quasi non era ancora ripartito il cliente che se ne fermò un altro, avrebbe desiderato un po’ di riposo , invece quando si fa quel lavoro oltre il freddo anche il tempo è sacrificato.
E di nuovo prese la stradina ,i palpeggiamenti ,la bocca e/o la figa. Poi di nuovo il ritorno e quando scendeva , il freddo era più pungente dopo essere rimasta così a lungo nel caldo dell’auto.
Così seguirono gli altri e la raccomandai di tenere sempre lo smartphone acceso e di controllarlo che ci fosse il segnale e di gridare se ci fosse stato pericolo che sarei intervenuto subito.
Dopo dieci minuti si fermò un anziano, andata e ritorno e di nuovo nel marciapiede, la vidi prendere il profumo dalla borsetta e spruzzarselo addosso e in quella pausa assieme le chiesi:
“Perchè ti profumi? “
“Diooo!!!! …” Rispose :” Quando si è aperto pantaloni mi è arrivata una vampata alle narici che si è diffusa su e intorno a me dello sgradevole odore dello scarso amore per la pulizia di quell’uomo . Certo che alcuni uomini sono proprio sozzi…! “ Esclamò indignata.  Avrei voluto protestare farlo tornare indietro , ma non ne ebbi il coraggio e compii il dovere del mio nuovo mestiere. “ > E abbozzo una smorfia con le labbra.
Il sesto fu un giovane energico, che con un breve lavoro di bocca fu subito pronto,si sentì ancora dondolare dall’oscillare dell’auto ai suoi colpi profondi mentre lui la chiavava sdraiato su il suo corpo. Poi di nuovo la strada e il marciapiede. Con il passare delle ore e l’arrivare la notte il freddo aumentò.
“Puttana!! Troia!!” Gli gridarono quattro giovani passando in auto. Roberta per reazione tirò su la gonna e le mostrò la figa battendola con la mano come aveva visto fare alle ragazze rumene di Rocco quando battevano assieme, come risposta alle loro provocazioni. Questi ripassarono poco dopo ad andatura lenta :
“Zoccola, lurida pompinaia!!” Aggiunsero sempre urlando .
Temevamo che si fermassero :” Possibile che non abbiano niente di meglio da fare che importunare ed umiliare una povera battona che sta gelando , piena di paura?” Pensai .
Allora scesi e mi misi vicino a lei bene in vista e questi vedendomi e capendo che ero il suo protettore , con una accelerata ,sgommando se ne andarono via ad alta velocità verso Gallarate.
Tutto sommato ero contento di me , gli avevo fatto paura.
Ci fu anche un automobilista che le chiese se lo faceva senza preservativo , ma lei rispose di no.
Poco dopo si fermò un altro, sulla trentina che mezz’ora prima avevamo visto passare nel senso opposto con una bella ragazza , probabilmente la sua fidanzata come mi confermò poi mia moglie , che durante il passaggio pur essendo con lei , guardava fisso e con attenzione Roberta.
Si fermò tirando giù il finestrino chiedendo :
“Quanto vuoi per un pompino senza preservativo?”
“Senza??”
“Si senza preservativo!” Ripetè.
Vidi mia moglie fare un rapidissimo calcolo mentale e dire :
“Settanta euro!!”
” Va bene sali!” Gli disse .
Via nella stradina e poi tornare. Quando scese sorrise e porgendole un bicchiere di the caldo gli domandai il perché.
< “ Sai, avrei voluto dirgli che avevo cambiato idea, ma era tardi ormai e salii . Era ben vestito e profumato e gli dissi:
“ Ti ho visto passare prima con una ragazza .”
“Si , ti ho vista anch’io emi sei piaciuta . Quella ragazza è la mia fidanzata che accompagnavo a casa, siamo stati al cinema , ci sposeremo tra qualche mese… “ E come per giustificare quella trasgressione aggiunse:”….Ma lei non fa e non sa fare i pompini , le fa schifo , invece a me piacciono tantissimo più che chiavare… .”
“Bè neppure io le facevo da giovane..” Lo tranquillizzai:”… ora invece…e comunque puoi sempre venire qui… .”
Prima mi feci pagare , poi gli aprì la cerniera dei pantaloni e glielo tirai fuori ancora mollo, era pulito , allargai le labbra e presi in bocca la carne di quel cazzo .
Iniziai un ritmico rituale nel succhiarlo .
“Dimmi che sei Anna la mia fidanzata !” Mi chiese mentre lo spompinavo.
“Si , sono Anna , la tua futura moglie che faccio i pompini come le battone… .” >
Imparò in seguito che quel ragazzo , come altri uomini in altre perversioni ,erano dei veri esperti e lui era un esperto del pompino ,ed esigeva che glielo facesse bene , ma Roberta era ancora inesperta e continuò a dirmi:
< “E passavo i minuti, con il suo glande in bocca a succhiare o leccare la sua asta dura, provai a muoverlo con la mano ma me la fermò , non voleva che lo masturbassi e mi doleva la mascella, avrei voluto smettere ma non lo feci e continuai passando altri altri minuti, fino a quando sentì un impulso e poi un altro e diventare più duro. Mi ,staccai con la bocca accarezzandolo ed ebbe un altro impulso forte e cominciò a tremare e un primo fiotto uscì violento in alto dalla cappella, poi un secondo, il terzo, lo titillai ancora un po’.
Era venuto, lo pulì, si mise a posto e tornammo indietro con lui che si confidava:
“ Sai io vorrei che la mia fidanzata mi facesse i pompini , mi piacciono tanto , ma lei non vuole, le fa schifo…tu sei brava… .” Arrivati scesi.>.
Quando se ne andò riprese a passeggiare con me che ogni tanto scendevo dall’auto e andavo a chiacchierare con lei .
Il freddo le fece venire voglia di urinare :
“Devo urinare Carlo!!” Esclamò stringendo le gambe .
“ Falla da qualche parte !” Le dissi:”Intanto non c’è nessuno!”
“ E dove?”
“Vai laggiù..” E feci segno un angolo del marciapiede vicino a una siepe . Lei corse davanti a quella barriera di arbusti e foglie verdi , dietro non poteva andare, si accovaccio senza nemmeno tirare su la gonna, allargò le gambe e urinò con uno zampillo prima intermittente e poi continuo, cambiando espressione del viso, come se provasse piacere nel farla, a liberarsi;
facendo una chiazza di schiuma e urina che calda evaporava tra il freddo allargandosi sempre più sul marciapiede sotto i suoi stivaletti . In quel momento passò un auto che illuminandola con i fari le suonò il clackons in modo prolungato. L’aveva vista.
Improvvisamente si alzò un vento gelido, le automobili che passavano divennero più rade. Si fermò un tizio visibilmente ubriaco:
“Quanto?” Chiese
“Duecento!!” Sparò Roberta per non andarci .
” Sono troppi ! ” E ripartì imprecando qualcosa contro lei che gli rispose:
“Và dalle nigeriane per venti euro barbun…!!”
Era mezzanotte passata e pensai che un ladro o un rapinatore, avrebbe agito a quell’ora, poche automobili, un probabile buon guadagno .
Vedemmo arrivare a piedi un tizio giovane ,magro che passò davanti a noi guardandoci, ma proseguì, aveva l’aria di un drogato e come diceva Rocco sono i più pericolosi per
il bisogno della dose sono disposti a tutto. Passò e andò oltre.
La serata era fredda ,aveva avuto nove prestazioni in poco più di due ore . Passò ancora gelidi minuti sul marciapiede mentre io contavo i soldi che mi passava..mille e sessanta euro… e mettevo via.
Si mise a fare un freddo intenso e Roberta non si era mai abituata al freddo,non lo sopportava, come non si era mai abituata agli insulti, ne alla vergogna di stare esposta in vendita di fronte a tutti. Ma era solo passata da poco mezzanotte ed eravamo a Marzo e non avrebbe dovuto far freddo come se fosse dicembre o Gennaio.
A un certo punta vederla chiusa in quel giaccone di peluche bianco, chiuso fino al collo che lo stringeva sul torace e battere i piedi con la borsetta a tracollo , mi fece pena e la chiamai :
“Roberta , vieni andiamo .. “ In fondo era mia moglie…
“Finito ?” Disse lei con un mezzo sorriso
“Si! “ Risposi:” Hai superato i mille euro in due ore!”
Sorrise ancora , salì in macchina al caldo mi diede un bacio…e si rannicchio sul sedile,
bevendo ancora the caldo. Accesi il motore e il riscaldamento e partimmo verso casa.
Durante il tragitto dopo essersi scaldata si tolse la parrucca e accarezzo la testa:
“Uff…tiene caldo… ma è fastidiosa. “ Disse , posandola nel sedile dietro.
Arrivati entrammo sotto il nostro palazzo andando davanti al nostro garage, tirai su la
basculante, accesi la luce interna ed entrammo con l’auto, richiudendo la basculante.
Lei scese , si svestì di quegli abitini succinti , si tolse il trucco e si lavò la faccia con l’acqua, rimise i suoi abiti seri e risalimmo a casa .
Federico era già a letto , lei andò di corsa in bagno a fare i suoi bisogni e a lavarsi e io accesi il televisore in camera .
Dopo essersi fatta la doccia calda, la lavanda vaginale con il tantum rosa e passata la crema spermicida e anti irritante sulla vulva , venne in camera.
“Dove li mettiamo questi soldi ?” Gli chiesi tenendoli in mano .
“Non so , dovremmo trovare un posto sicuro !” Poi aprendo l’armadio tirò su il ripiano della base che aveva uno spazio sotto . “Mettiamoli qua !” Disse :” Non lo saprà nessuno, solo io e te !”
E così feci .
“Quanto sono ? “ Mi richiese curiosa .
“ Mille e sessanta euro in poco più di due ore…” Le dissi .
“Si ma è sabato ..” Rispose lei come dire un giorno particolare.
“ Si è vero , ma ci sei stata due ore , se ci stavi di più tre o quattro facevi il doppio… .”
“Mille euro a sera ,per tre sere , sono tremila euro alla settimana .” Disse
“Già!” Ribattei io :” Dodicimila euro al mese e centoquarantaquattromila euro all’anno… .”
“Ehhh..così tanto!??” Esclamò sorpresa .
“Eh si! Metti anche centoventimila euro l’anno…pensa che io e te assieme ora ne guadagniamo meno di cinquantamila… e potremmo continuare a lavorare e fare la doppia vita che facciamo ora.” Aggiunsi.
“Ehh..ma fa freddo nella strada alla sera !” Rispose.
“Lo so!”
“Devi organizzarti , mettere dei leggins erotici e qualcosa che ti scaldi …domani vedremo .”
”Vedremo ,ora dormo che ho sonno!” Rispose .
Spense la bajour rannicchiandosi vicino a me e si assopì subito era stanca dal freddo e dalle chiavate.
Io invece restai sveglio a pensare e a rifare i conti mentalmente .
Tutto sommato la nostra prima volta era andata bene aveva guadagnato in una serata di due ore oltre mille euro, per la prima volta capii che la sua figa era diventata un pozzo di soldi per noi e non volevo che smettesse… aveva ragione Rocco quando mi disse:
” Vedrai, quando saprai che ti farà guadagnare parecchi soldi, sarai tu a volerla farla battere.”
E fu vero… e pensai ancora: ” Però a fare la puttana si guadagna… .”
Ma tutte le sere non furono come quella, capitarono anche balordi, prostitute e altri magnaccia a importunarci e minacciarci di cambiare zona, ma di questo vi racconterò la prossima volta.

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