b- L’amore perverso. Cap. 34 La nuova vita.

AMORE PERVERSO

NOTE:
“La vita non è fatta dai desideri bensì dagli atti di ciascuno.”
Paulo Coelho.

Cap.34 TRISTE REALTA’ e NUOVA VITA.

In quella sala, in quell’incontro dopo quel breve litigio con sua madre e il Dottore riguardo a Sabrina, loro due, madre e figlia non riuscivano a guardarsi in viso né a parlare seriamente come facevamo di solito.
Daniela era shoccata da quello che aveva appreso e vedeva di Sabry, anche sua madre aveva saputo cosa aveva fatto con i due vecchi in albergo e in discoteca con le ragazze nel gioco del lecca-lecca e con il negretto, il Dottore perfidamente aveva fatto in modo che fosse informata pienamente anche nei dettagli.
Quello che era accaduto, le aveva cambiate profondamente entrambe, non erano più madre e figlia, le amiche e complici di prima, ora sotto un certo aspetto erano rivali. Quella loro trasformazione aveva irrimediabilmente segnato la loro vita e anche il loro rapporto affettivo. Ne soffrivano entrambe in modo diverso, anche Sabrina soffriva come sua madre ricordando com’era bello il loro rapporto prima della conoscenza di quelle persone e dell’accadimento di quei fatti; prima che Daniela si innamorasse di Alberto e per il suo amore ne diventasse una cagna e prima che Sabrina perdesse la sua verginità a causa di quel vecchio medico perverso e ne diventasse la sua succube. Ma Sabrina covava dentro anche un livore, una forma di odio per essere stata estromessa dalla sua vita, di aver preferito Alberto a lei…. e non glielo perdonava. Avevano litigato e purtroppo visto il momento e la situazione, in maniera brutale, arrivando a mettersi le mani addosso e picchiarsi, per poi piangere insieme pentite di quello che avevano fatto e chiedersi scusa a vicenda. Con quel:
” Scusami mamma…!” Detto da Sabrina piangente.
E con il suo:” Perdonami Sabrina…!” Esclamato pentita e lacrimante per averle alzato le mani da Daniela.
Sabrina dopo il lavaggio di cervello che le aveva praticato il Dottore e Ho Chin, con gelosia a sua madre non le perdonava di aver amato Alberto più di lei, di averla trascurata fino al punto di sottomettersi a lui escludendola dalla sua vita, facendola uscire da casa sua, lasciando lei e sua nonna in balia di quelle persone che avevano approfittato di loro, della loro ingenuità, della loro onestà e dei loro corpi. Riteneva sua madre responsabile anche di quello accaduto a sua nonna Matilde e al suo cambiamento.
Come non le aveva perdonato il fatto di non essersi fermata quando poteva, invece di andarsene quel mese in vacanza da Dolfo, evitando a lei di finire nelle grinfie di quell’uomo che ora odiava e temeva, che ne era attratta e ripugnata.

D’un tratto si avvicinò Elvire accarezzando Sabrina sul braccio e informando Daniela, quasi sua figlia fosse parte di una cerimonia o un rito esclamò:
” È lei la prescelta! …”
“Come la prescelta?… Che significa?” Chiese ignara e stupita.
“Abbiamo deciso io e mio marito di avere un figlio da lei, mio marito in un rapporto sessuale precedente la già fecondata… e ora Sabrina è gravida, incinta di pochi mesi, è una neo mamma in attesa.”
Daniela sbianco in viso e sbarrò gli occhi incredula di quanto aveva sentito. Quelle parole furono un fulmine a ciel sereno, una doccia fredda per Daniela:
“Come fecondata !?” Borbottò incredula temendo e sperando di non aver capito.
“Si aspetta un figlio da mio marito … ci ha offerto il suo giovane e fecondo utero.” Specificò Elvire, precisando:” Il mio utero non è ma stato fertile, e Sabrina ci ha consentito di usare il suo, essere fertilizzata da mio marito. Sarà nostro figlio! … Di tutti e tre! “Esclamò esaltata. Proseguendo:
“Noi siamo già vecchi, ma abbastanza benestanti da potercelo permettere e crescere e poi …” Fece una pausa voltandosi verso Sabrina.
“Sabrina è una ragazza d’oro, la nostra preferita, chi meglio di lei ci può dare un figlio…un erede a mio marito e a me!?”
” Ma e assurdo… non può essere, non è vero! Sabrina è una ragazzina!” Ripeté frastornata Daniela:” Come un figlio dal Dottore!!? “E rivolgendosi a lei la sollecitò:” Di qualcosa Sabry …di che non è vero quel che dicono!”
Ma Sabrina si limitò a muovere le labbra in un sorriso lungo e silenzio.
“Oddiooo noooo!! “Pronunciò abbassando il capo e mormorando:” incinta di un vecchio… di un medico perverso…”
Ogni volta apprendeva qualcosa di nuovo che la sconvolgeva, più terribile del precedente. Quando assimilava una realtà, ecco subito apparirne un’altra più atroce, e dopo aver appreso che Sabina era la concubina del Dottore e averlo sofferto e quasi accettato, ora veniva a sapere che era incinta da lui, con il benestare di sua moglie, per darle un figlio.
Intanto sua nonna Matilde ascoltando quelle parole sorrideva e appariva felice:” Che bello … anche Sabrina diventerà mamma… Eh ma così mi farà apparire più vecchia!” Mormorò ridendo.
“Si diventerai bisnonna!” Esclamò Romeo abbracciandola alla vita e baciandola sulla guancia.
Era tutto pazzesco, ma purtroppo reale, Sabrina era già incinta di tre mesi di quel vecchio medico porco e perverso. L’aveva fecondata i primi giorni subito dopo averla deflorata, facendole fare da utero per la sua vecchia moglie, ultra sessantenne
“E’ un utero in prestito o imprestito, se si preferisce dire. Giovane e sano, adatto a lasciarsi inseminare facilmente e ospitare l’ovulo fecondato da quel vecchio di mio marito.” Disse ridendo Elvire.
Era agghiacciante ma tutto vero…avrebbe dovuto metabolizzare impotente e passiva anche quello, di diventare lei stessa nonna, di sentirsi all’improvviso vecchia.
Ma il dramma non era completo, a giorni Daniela avrebbe appreso con orrore anche lei di essere incinta da…Dolfo… da quella bestia.
Comunque quella sera finì così, con quella presentazione e accettazione di tutte e tre le donne nella loro nuova vita. E se Matilde e Sabrina si erano accettate con felicità e sua nonna era pazzescamente felice per la gravidanza della sua nipotina, arrivando a farle commossa anche i complimenti, informandola di riguardarsi, Daniela accettava sé stessa nella depravazione, ma non sua figlia, anche se era impotente e non poteva impedirlo.
Giorni dopo, visto che era un periodo che Daniela non si sentiva bene, ed era un po’ di tempo che aveva nausee e giramenti di testa, pensando che quei disturbi fossero semplicemente dovuti allo stress di tutte le sorprese che aveva appreso, al bere alcolico o alla terapia antidepressiva che prendeva, che potenziata con l’alcol le dava malessere fisico e giramenti di testa, iniziò a preoccuparsi.
In quel periodo nausee e vomito persistevano e non dava più la colpa all’alcol o allo stress, quei sintomi le ricordavano qualcosa che aveva già avuto in passato, 18 anni prima, così preoccupata ne informò Sabrina, che la fece parlare subito con il Dottore e dopo una visita accurata e test specifici eseguiti nel suo studio, alla presenza di Sabrina e Alberto, la informò allegramente:
“Sei incinta anche tu cara Daniela e di tre mesi… Dolfo ha colpito ancora e non sei l’unica…” Dichiarò sorridendo.
Non riusciva a connettere a collegare quello che le succedeva, era vero Dolfo era l’unico uomo che le aveva sborrato dentro dopo suo marito, 18 anni prima…ma…. lui quando lo aveva fatto, gli aveva detto che era sterile e lei ci aveva creduto.
“Come sono incinta? …Ma non è possibile! Quella bestia mi aveva garantito che era sterile che non poteva avere figli…” Mormoro quasi a voler mettere in dubbio la professionalità del dottore e dire che si sbagliava nella sua analisi.
“Si!… Lo dice sempre a tutte …sai in vent’anni quante ne ha messe incinta…?” Disse serio e comprensivo:” Le dita delle tue mani non ti bastano…!”
A quelle parole, realizzando, nello studio tirò un urlo di disperazione e orrore:
” Noooooooo!!!!!!!!!!!!… Non voglio un figlio da quel mostrooooo!!!”
“Purtroppo siii…!!” Rispose il Dottore calmo e te lo dovrai tenere, sei anche fuori tempo massimo per abortire…”
“No! No! No!!… La prego… mi aiuti… faccia qualcosa. Non voglio un figlio da quell’essere…non lo voglioooo!!” Urlò piangendo prendendo l’avambraccio del Dottore e guardandolo supplicandolo.
Ma Sabrina le si gettò felice al collo:” Anche tu mamma sei incinta! Avrai un figlio… lo avremo assieme e non importa da chi, l’importante è che sia tuo…nostro!” Esclamò incoscientemente felice.
“Ma…ma… non capisci!” Ribatté tra le lacrime Daniela:” Il mio sarà il figlio di un mostro…di una bestia! Tu non sai che uomo… che bestia è quel Dolfo.”
“Oh vedrai che lo amerai anche se è suo …e poi sarà un motivo per condividere la maternità con tua figlia…vi scambierete consigli…” Intervenne il Dottore.
Daniela continuò a piangere disperata, con nel ventre il frutto di quell’uomo che l’aveva fatta chiavare dai cani e Sabrina l’accarezzo sul capo confortandola…
“Su mamma rassegnati, lo terremo, ne avremo due, io e tu. “Disse con una ingenuità fanciullesca.
Passò dei giorni brutti, tristi e orrendi, era troppo quello che le era accaduto e tutto in una volta e per ultimo, dulcis in fundus apprendere di essere stata fecondata da Dolfo ed essere incinta da lui, tornandole in mente i suoi rapporti sessuali bestiali e l’essersi accoppiata con i cani.
Quel figlio sarebbe stato il frutto e la prova della sua perversione che le avrebbe fatto ricordare per tutta la vita quello che aveva fatto in quella casa.
E pensò triste e rassegnata:
“Sabrina fecondata e incinta da un vecchio medico perverso e io da un animale …una bestia umana. “Rivedendo ancora mentalmente il suo volto e il suo ghigno mentre la possedeva brutalmente sul pavimento della cucina, con gli occhi allucinati e i cani che le giravano attorno annusandola….
Era terribile.
Ma non aveva più la forza né la voglia di piangere, accettava tutto quello che le capitava con arrendevolezza e passività, senza protestare, come un segno del destino.

Nei giorni seguenti come una grande famiglia uscivano tutti assieme, andavano nei night e nei club prive, dove ballavano, si divertivano e …… concedendosi sessualmente madre e figlia ad altre persone.
I giorni e le settimane passavano e in quella accettazione morbosa e forzata, erano diventate rivali in tutte le cose, dalla bellezza fisica al sesso, fino al contendersi le grazie del Dottore.
Sembravano due sorelle assieme, una maggiore e l’altra minore, Daniela giunonica e matura e Sabrina magra e sbarazzina, e il medico ed Elvire ne godevano di quella rivalità e concorrenza tra di loro. Le avevano messe quasi inconsciamente l’una contro l’altra, in competizione, visto che anche se c’erano 18 anni di differenza, il trucco e l’apparenza le assimilava, nonostante la differenza di età fra madre e figlia non fosse poca.
Ma il risultato di questo malsano comportamento, di questo finto confronto, avrebbe avuto serie ripercussioni sulla sfera psicologica e comportamentale della figlia.
Oramai anche se assieme, ognuna andava incontro alla vita in modo autonomo, da antagoniste, le concessioni e le attenzioni del medico perverso rimanevano la conquista più grande e ambita per entrambe.
Alberto era in secondo piano, oramai non serviva più al Dottore avendo raggiunto il suo scopo, era un’ombra in confronto a lui, e aveva perso il suo fascino anche se Daniela lo amava sempre, ma non più come prima. Aveva capito che uomo era e che era stato lui lo strumento nelle mani del Dottore per depravarle tutte e tre, Sabrina, lei e sua madre Matilde, sì anche lei, la nonna era diventata una vecchia tardona innamorata che aveva ripreso a chiavare con Romeo e qualche giovane marocchino o gerontofilo.
Convinta da loro, dal dottore e dalla figlia soprattutto, anche Daniela si fece inanellare le labbra vaginali e i grossi capezzoli nonostante che fosse incinta e si licenziò dalla banca, era una donna benestante e poteva vivere di rendita con le proprietà che aveva e iniziò quella vita di libertinaggio e perversione, al limite della prostituzione a fianco di Alberto, il Dottore, sua moglie Elvire, sua figlia e dei loro pargoli in arrivo.

Una sera invitati tutti dal vecchio medico per divertirsi un po’ avevano bevuto, Daniela per dimenticare quello che aveva passato con Dolfo e quello che viveva dentro il suo grembo, la gravidanza di quel mostro perverso e sapere di aspettare un figlio da lui la faceva star male. Cercava di stordirsi con l’alcol che assieme agli antidepressivi che assumeva le facevano uno strano effetto, le procuravano una reazione allucinogena e di maggior stordimento, ed era su di giri quella sera. Erano nella hall di un grande albergo, quando il Dottore disse:
“Ora andiamo tutti su in una camera che c’è una sorpresa… ci divertiamo un po’.” E sorrise a entrambe.
Sapevano bene tutte e due cosa intendeva per divertimento quel vecchio porco del medico, dover farsi chiavare da qualcuno che aveva invitato lui, ma anche se avrebbe dovuto farlo davanti a sua figlia ed era a disagio, Daniela accettò, così pure Sabrina.
Salirono in una camera prenotata dal Dottore e con loro stupore videro che non c’era nessun uomo all’interno come si aspettavano, solo loro, Ho Chin Alberto e il Dottore e sua moglie.
Al silenzio e allo stupore iniziale si sentì dire:
“Vi propongo un gioco!” Era la voce del vecchio medico che le osservava entrambi perfidamente.
“Presto Sabrina sarà madre e … anche tu Daniela!” Esclamò. Lei lo guardò stupita, ma lui continuò: “Sarò io a far nascere i vostri figli, a dargli la luce…e vi renderò madri entrambe …, così non avrete modo di odiarvi, ma di amarvi per sempre. Avrete dei figli che saranno zii e fratelli e nipoti allo stesso tempo.” Loro lo seguivano entrambe attentamente e si sentì la voce del Dottore continuare: “Ma a una condizione, che voi mi diate prova del vostro amore qui, ora davanti a me!”
Daniela e Sabrina si guardarono negli occhi. Daniela continuava a non capire e chiedersi:
” Come madri entrambe…e amarci ??”
Ma Sabrina più sveglia di sua madre e istruita precedentemente, prendendola per mano la tirò verso il centro della stanza, vicino al letto:
” Vieni mamma!”
E quando l’ebbe davanti con un gesto di sorpresa la baciò in bocca infilandole la lingua dentro e ruotandola dentro. Quando si staccò Daniela prese fiato, era incredula, sua figlia l’aveva baciata in bocca, e ne aveva avuto una sensazione peccaminosa ma piacevole. La guardò:
“ Nooo!!! Sabrina che fai?? Sono tua madre!! Non dobbiamo fare queste cose io e te…!” Esclamò.
Ma vide che Sabrina la fissava negli occhi e morbosa e con desiderio le riprese all’improvviso il capo tra le sue manine giovani e delicate e alzandosi un poco sulla punta dei piedi la baciò ancora sulle labbra introducendo nuovamente la lingua tra esse. Provando lei una strana sensazione di piacere e benessere ad essere baciata da sua figlia in bocca, a sentire la sua giovane lingua contro la sua e si lasciò trasportare, contraccambiando involontariamente il movimento della lingua nella sua bocca… Si abbracciano per molti secondi, fino a staccarsi per riprendere fiato.
Come paralizzata e incredula da quello che stava accadendo, Daniela era rigida e immobile, ma non opponeva resistenza.
Lentamente Sabrina senza dire nulla iniziò a spogliarla e lo stesso eccitata, d’istinto e di riflesso confusa fece lei, avendo capito con quel bacio cosa volessero il Dottore e gli altri.
Via la camicetta, come un’ombra da dietro le si avvicinò Ho Chin che l’aiutò sganciandole il reggiseno e sfilandolo dalle braccia, mostrando a sua figlia le sue grosse mammelle, pallide ed inanellate anch’esse, quelle mammelle dove da piccola si era allattata. Sabrina fece lo stesso come quel tempo, chinò il capo e prese il capezzolo di sua madre tra le labbra iniziando a succhiare, ma non era una suzione materna, bensì erotica.
“Ooohh!!” Esclamò Daniela a un fremito di piacere nell’avvertire le labbra di sua figlia sul suo capezzolo duro e dritto. E lei con dolcezza le posò la mano sul capo accarezzandole i suoi lunghi capelli biondi color dell’oro più dei suoi, mentre Sabrina succhiava il capezzolo come ad allattarsi nuovamente a lei. Era una scena materna ed erotica, morbosa e incestuale, dolce e perversa, tutte e due incinta, gravide si sarebbero allattate da lì a poco alle rispettive mammelle, dove pochi mesi dopo avrebbero allattati i loro figli.
Sabrina metteva in pratica quello insegnatole da Ho Chin ed Elvire e comunque era tutto così dolce e affettuoso, una scena tenera, vedere la madre fare l’amore dolcemente con la figlia, baciarsi, leccarsi, succhiarsi le lingue e godere assieme dei loro corpi, quello della madre, che l’aveva generata, maturo e quello della giovane Sabrina appena sbocciato dove si era nutrita appena uscita da quel ventre.
Dopo che Ho Chin le tolse la gonna, all’improvviso Sabrina prese l’elastico degli slip di sua madre e abbassandosi in ginocchio davanti a lei le tirò giù, scoprendo e facendo apparire mostrando la sua bella figa grossa, senza un pelo, inanellata che luccicava con l’oro messole dal Dottore, che si presentava sulle grosse grandi labbra carnose e sporgenti, il doppio in confronto a quelle di Sabrina.
Il sedere di sua madre era pieno e voluminoso e il seno grosso e pendente e la sua pancetta era aumentata per l’adipe, mascherando l’inizio della gravidanza e comunque era sempre sensuale e attraente e poi il Dottore le aveva promesso che dopo il parto, le avrebbe fatto fare alcuni interventi di chirurgia estetica per rimodellarle il corpo, che l’avrebbero resa competitiva con Sabrina.
Daniela confusa e stordita, ma anche eccitata non riusciva a impedire che sua figlia la leccasse, lei avrebbe voluto che si fermasse, smettesse di baciarle il corpo e il ventre gravido, e la tirò su, in piedi, e invece finirono assieme a baciarsi ancora in bocca e leccarsi reciprocamente; prima il collo, poi il seno per poi Sabrina scendere di nuovo sull’addome gravido, dove era stata in gestazione lei diciotto anni prima e ora c’era un suo fratellino o una sorellina in attesa di crescere e di uscire, forse un nuovo mostro come diceva sua madre. Infine si chinò ancora inginocchiandosi, iniziando a leccarle la figa, in quella sorta di intontimento che aveva sua madre, godendo come pazze…
Sabrina si rivelò brava con la lingua, sapeva leccare, era stata ben istruita dalle sue maestre Ho Chin e la vecchia e laida Elvire, le avevano insegnato come fare, come muovere la lingua e dove, su che punto insistere per far godere di più una donna e lei quell’insegnamento lo metteva in pratica. E così sotto i colpetti della sua linguetta da gattina anche sua madre capitolò…Daniela ebbe un gemito di piacere, seguito da un altro subito dopo, tirando d’istinto la testa di sua figlia inginocchiata sotto e davanti a lei di più sulla sua figa.
“Oooooooooohhhhhhhhhhhhhhh!!!!” Ansimò.
Godeva…a gambe larghe nel sentire la lingua di sua figlia titillare gli anelli allavulva.
” Oooooooooooohhhhhhhhhhhhhhhh!!!!” Continuò quando si tirò su e le lecco le grosse mammelle che l’avevano allattata.
“Ohhh Sabryyy!!… Sabryyyy!!!…Dio mioooo!!!” Mormorò godente sua madre.
Finché sentì bisbigliare:” Ora te mamma! Leccami un po’ tu!”
Esclamò con in bocca in gusto della figa e degli umori del piacere di sua madre.
Senza farselo ripetere, avendo lei le stesse conoscenze, si abbasso inginocchiandosi, mentre Sabrina si alzava in piedi eretta scostando una gamba di lato e alzandola per permetterle di arrivarci meglio e iniziò a leccare la giovane, fresca e piccola fighetta di sua figlia, una, due, tre leccate…e anche Sabrina iniziò a gemere e mugolare e poi godere, concedendosi di più:
” Aaaaaaaahhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!…Siiiiiiiiiiii!!!… Siiiiiiii mammaaa!!!! Aaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!”
Godendo entrambe a leccarsi le rispettive fighe e i loro corpi assaporandosi a vicenda gli umori di godimento delle loro fighe.
Si sdraiarono sul letto matrimoniale della stanza, arrivando ad essere completamente nude con i loro addomi gravidi prominenti e il corpo che iniziava a mostrare gli eccessi della gravidanza, soprattutto per Daniela già giunonica da sé. Si baciarono e leccarono la figa e il corpo reciprocamente, avvinghiate accarezzandosi a vicenda, vittime, prigioniere e artefici di quel rapporto saffico e incestuoso, finché nel piacere e nell’abbraccio di quella ebrezza sessuale, sudate e senza smettere e staccarsi , esauste, abbracciandosi restarono sdraiate a coccolarsi, finché rilassate ed estasiate si assopirono nel grosso letto dove avevano dato spettacolo a quegli ospiti perversi , che uscirono divertiti , chiudendo la porta dietro a loro , lasciandoli dormire abbracciati.

Il mattino del giorno dopo, i raggi del sole filtravano attraverso le tende lasciando la stanza nella penombra. Daniela si stava svegliando, erano le 11 passate, aveva dormito insolitamente molto tra i farmaci sedativi e l’alcol bevuto, cercava di mettere a fuoco quello che era successo e aveva appreso giorni prima; quando girando il capo vide nel letto vicino a sé, sua figlia dormire nuda.
Nella oscurità parziale Daniela fissava il lenzuolo che copriva una giovane mammella di Sabrina e i suoi lunghi capelli biondi in disordine sul cuscino e sul volto. Il suo cuore ebbe un soprassalto, realizzò mentalmente quello che credeva fosse stato solo un sogno. Si rese conto che non aveva fantasticato, aveva davvero fatto sesso con lei o forse per lei sarebbe stato meglio dire “l’amore con sua figlia Sabrina” e il gusto dei suoi umori vaginali che aveva ancora in bocca e l’odore di sesso fresco e giovane che si sentiva dalle lenzuola ne erano ulteriore conferma.
In quel momento, realizzando con la consapevolezza di quello che aveva fatto la notte appena trascorsa, provava un senso di vergogna e ribrezzo per sé stessa e un caos interiore senza precedenti. Era stata incestuosa. Aveva tante sensazioni mescolate tra di loro e una immensa confusione nella testa. In più il disgusto più profondo e il disprezzo verso sé stessa per aver gioito sessualmente di sua figlia, mentre la osservava dormire tranquillamente, pensando a quello che era diventata in sua assenza e che aveva perso, oltre che l’illibatezza e il cambiamento di carattere, l’innocenza del loro rapporto fatto di vacanze estive insieme, di piccole confidenze, delle cene in famiglia o con gli amici, film visti insieme al cinema e in tv e tanto e tanto affetto.
“Nulla sarà come prima dopo questa follia.” Pensò.
“Ma cosa mi è preso…??” Rifletteva Daniela sentendosi gli occhi lucidi e un groppo in gola. “Che ho fatto ieri sera!??… Devo essere impazzita!” Si diceva.
Il senso di colpa era fortissimo perché sapeva di essere lei la causa di tutto. Se fosse stata una buona madre tutto questo non sarebbe mai accaduto.
Senti le lacrime scorrere silenziose sulle guance, disfarle il trucco che la sera prima non si era rimosso, era incinta come lei, che sarebbe diventata madre e l’avrebbe resa nonna e nello stesso modo lei le avrebbe dato un fratellino e uno zio per la creatura di Sabrina. Era una scena perversa, ma dolcissima vederla dormire.
Si alzò senza fare rumore, per andare nel bagnetto privato della camera da letto.
Chiuse piano la porta e si sedette nuda sul water e intanto che urinava pensava. Prese la testa tra le mani e scoppiò in un pianto silenzioso e incontrollabile, singhiozzando disperata assieme al rumore del getto d’urina nel water, che interrotto dai suoi forti singhiozzi la facevano urinare ad intermittenza, consapevole della gravità di quello che era successo.
Sabrina si svegliò, aprì gli occhi ed ebbe bisogno di qualche secondo per realizzare come mai non si trovava nella sua stanza ma in una camera d’albergo e non vedendo sua madre, spostò il lenzuolo, scese e camminò a piedi nudi dirigendosi anche lei in bagno. Aprì la porta e la vide seduta sul water piangere.
Si fermò intuendo il motivo per il quale la madre stava piangendo. Non l’aveva mai vista né sentita piangere, tranne la volta che si erano azzuffate e soprattutto non l’aveva mai sentita così disperata e chiese a voce bassa:
“Mamma!? Mi fai preoccupare. Non stai bene!?”
Daniela seduta in posizione per defecare, rimosse le mani dal volto, il viso era solcato da tante lacrime, continuava a singhiozzare, i suoi occhi erano rossi. Nei singulti trovò la forza di rispondere:
“Come posso stare bene… Con quello che è accaduto?
Io… Io… non so cosa mi sia successo, perché non mi sono fermata, perché non ho fermato tutto. Sabrina sono disperata, cosa ho fatto… cosa ho fatto…!!” Ripeté angosciata.
Avvicinandosi a lei Sabrina, mormorò:
“Mamma, pensavo fosse tutto chiarito. Voglio dire…mi sembrava che entrambe fossimo consenzienti su quello che facevamo, Ora che succede? …” Perché piangi?”
Daniela prese un asciugamano appeso vicino, si asciugò il viso e gli occhi, cercò di calmarsi, fece alcuni respiri profondi e lentamente smise di piangere.
Sabrina era davanti a lei, entrambe erano nude, lei con il suo pancino crescente, che iniziava a non era più piatto ma si arrotondava come quello della madre che per causa dell’adipe pur grosso si notava meno. Ma in quel momento non era la cosa che si notava di più.
La tensione era molto alta, unita all’imbarazzo.
“Dai vieni! Torniamo a letto!” Disse Sabrina:” Non stare seduta sul wc che sei buffa!” Aggiunse abbozzando un sorriso e, prendendola per mano la tirò su.
Daniela quando fu in piedi prese della carta igienica e si asciugò la figa più volte, gettandola nella tazza e tirando l’acqua e si e avviarono entrambe di nuovo in camera e si sedettero sul letto.
Daniela era più calma, anche se dentro sentiva una tempesta di emozioni e vergogna. Cercò di parlare, di iniziare un discorso serio, ma si rese conto anche lei che la nuova porta della loro vita, che era stata aperta dal Dottore non poteva più essere richiusa come se nulla fosse, fare finta che non fosse accaduto nulla.
“Mamma, cosa vuoi che facciamo? Cosa proponi?… È successo va bene, siamo diverse da prima, abbiamo fatto anche l’amore o il sesso assieme, chiamalo come vuoi … e scusa ma… è piaciuto a tutte e due amarci in quel modo… a entrambe, no? Allora cosa sono tutte queste storie la mattina dopo?” La redarguì quasi a farle prendere atto ed accettare quella nuova realtà che si era creata e instaurata tra loro, per nulla scandalizzata di aver avuto un rapporto sessuale saffico e incestuoso con sua madre.
“Sabrina, mi sento così sporca dentro, cerca di capire, prima per averti lasciata finire nelle grinfie di quell’uomo e non averti seguita e poi quello che è successo ieri sera … Non so cosa proporre, so solo che mi sento tanto confusa, ignobile, agitata, abbiamo fatto una cosa orribile, immorale”.
Ma Sabrina invece di comportarsi amorevolmente e cercare di compatire e capire le emozioni di sua madre, reagì in modo inconsulto, conoscendo ormai ogni lato recondito della debolezza e della perversione della mamma, quello che aveva fatto anche lei con il Dottore e Dolfo.
Con una mano all’improvviso le afferrò violentemente i capelli, tirandole la testa all’indietro ed alzandosi contemporaneamente dal letto esclamò:
“Allora, dobbiamo ricominciare tutto daccapo?… Eh!?…. Non avevamo già chiarito tutto nei giorni scorsi e ieri sera?” Lasciandola sorpresa da quel comportamento e da quella reazione autoritaria quasi aggressiva. E senza aspettare la risposta lasciò i capelli della madre e le assestò uno schiaffo fortissimo in pieno volto, al quale Daniela reagisce con un gemito portandosi la mano sopra la guancia colpita. Il dolore fu pungente ma meno dell’umiliazione provata. “Ma Sabry!!” Esclamò incredula sfregandosi la parte percossa.
Il silenzio di quasi un minuto fatto di sguardi scrutatori, che seguì lo schiaffo, fece comprendere definitivamente a madre e figlia che nessuna delle due voleva smettere quello che ora non era più un gioco, ma qualcosa di più, che trasmetteva loro un piacere mai provato prima.
Come provandoci gusto, Sabrina sferrò un altro schiaffo molto forte sul suo volto della madre, Daniela lo ricevette senza reagire e respirò profondamente, per il dolore, per il turbamento, per la vergogna che avvertiva a non ribellarsi e anche per l’eccitazione strana e assurda che provava a essere sottomessa a sua figlia.
Sabrina afferrò ancora i capelli della madre e tirandoli forte anch’essa con eccitazione e rivalsa la fece alzare dal letto forzandola ad inginocchiarsi davanti a lei.
“Inginocchiati!!” La esortò come se parlasse con una donna qualunque.
Daniela sorpresa e stordita ubbidendo lo fece, si inginocchiò davanti a lei, mormorando:
“Mi fai male Sabry …non tirarmi i capelli!!… Ma che ti ha preso? Perché sei diventata così violenta… aggressiva?”
“Hai capito o no che come con Ho Chin, Elvire e con le altre che hai lesbicato, che non sei tu che decidi ma io!? Tu devi soltanto eseguire quello che ti dico. È chiaro o nooo!!?” Affermò quasi urlando tenendole e tirandole con la mano i capelli alzando il volto in alto verso il suo.
Gli occhi di sua madre esterrefatta da quel comportamento si riempiono nuovamente di lacrime. L’umiliazione era indescrivibile, essere sottomessa a sua figlia, sapendo che quello accadeva con lei dopo 18 anni di inappuntabile vita famigliare fatta di educazione e rispetto verso la madre, sarebbe stato irreversibile. Capendo che a questo punto la loro relazione di madre e figlia non esisteva più, ma esisteva solo quella di due amanti sottomesse al Dottore e alla sua cerchia con ruoli diversi e non alla pari.
Dentro di sé, da quel comportamento, dall’autorità di Sabrina e della sua sottomissione a lei, Daniela si sentiva stranamente attratta ed eccitata come la sera prima e non riusciva a far altro se non annuire con la testa alle parole che le diceva.
Si sentiva perversa ad essere eccitata per quella sottomissione incestuosa, ma non poteva farci nulla. Anche se non voleva, il suo corpo la tradiva e non riusciva a nascondere a sé stessa cosa stesse provando.
L’idea di essere dominata e sottomessa da una giovane ragazza era qualcosa che le faceva perdere ogni freno inibitore, più che la perversione che l’aveva spinta a farsi umiliare dal Dottore, essere presa a schiaffi e trattata come una prostituta da strada, rischiando di compromettere per sempre la sua reputazione di ex alta dirigente di Banca. E mentre pensava la sentì urlare:
“Non ho sentito nulla, voglio sentire la tua voce! Hai capitooo?” Gridò Sabrina.
“Sì, sì, va bene” Balbettò Daniela incredula e piacevolmente sottomessa da sua figlia.
Sabrina anch’essa in preda ad una strana esaltazione, nel vedere sua madre assoggettata a lei urlò ancora, afferrandole nuovamente i capelli brutalmente e tirandole la testa all’indietro:
“Va bene cosa ???…Cosa!!???… Parla bene e rispondi chiaro, con sì o no! Come mi hai insegnato tu ad essere sempre chiara nelle risposte. Cosa hai capito? Cosa va bene!! Eh?… Dillo chiaro e forte!”
Daniela prese fiato un paio di volte, sentendo dolore nei capelli che tirati le tenevano la testa reclinata all’indietro obbligandola a guardarla dal basso in alto nel viso di sua figlia e nonostante tutto, quell’atteggiamento impositivo determinava la sua eccitazione e si sentì nuovamente umida in mezzo alle gambe.
“Io… sì! Ho capito che non sono io che decido e che devo fare quello che mi chiedi tu!” Esclamò.
E sentendo la sua stessa voce dire quelle parole di sottomissione a sua figlia, non credeva a se stessa di quanto stava dicendo, a come si stava umiliando davanti a lei, ma avvertiva la sua figa pulsare più forte e cominciava inconsciamente ad avere voglia di toccarsi e di essere toccata.
“Bene!!” Affermò Sabrina diventata autoritaria con sua madre avendo perso tutta la dolcezza e la tenerezza materna:” Quindi noi continueremo ad amarci per gli altri e in pubblico ad apparire e recitare la storiella della mamma e della figlia modello e per bene.” Aggiungendo lasciandole i capelli:
“Ma quando saremo sole, sarò la tua padrona e non tua figlia e visto che vivremo assieme… lascerai Alberto!”
Sentire quel termine:” Sarò la tua padrona!” La intimorì ed eccitò.
Era in una fase remissiva, regressiva della sua vita, non era più la stessa, aveva paura di tutto e di tutti e forse ubbidire a sua figlia era la cosa migliore, pensava.
Le parole di Sabrina erano come macigni, si sentiva precipitare ogni minuto di più nel degrado, non solo più l’incesto con la propria figlia, ma nella perversione, nella sottomissione e dell’umiliazione a lei.
“E quando saremo sole! …Come lo sarò anch’io … non saremo più quello che siamo state, ma quello che siamo, ti tratterò da puttana quale sei, visto che ti piace tanto. E non riprovare a mettere in discussione questo rapporto che vuole il Dottore e a iniziare con i piagnistei, altrimenti ti riempio di schiaffi e ti gonfio la faccia facendotela diventare più grassa di quella che hai e non potrai farti vedere fuori per giorni. È tutto chiarooo?… Ripeti!!” Gridò autoritaria come se fosse un uomo.
L’insegnamenti del Dottore avevano fatto presa su Sabrina, il suo lavaggio del cervello, il suo plagiarla, il metterla contro sua madre, inculcandole che l’aveva abbandonata per Alberto, e che era solo una puttana… erano ormai una convinzione per lei, anche se era sua madre.
Daniela era incredula a quelle parole e a quel linguaggio di Sabrina, era trasformata, non era più la ragazzina di sempre, la sua Sabry, era diventata un’altra, parlava come una donna tenutaria di un bordello, la sua dolcezza era evaporata e non significava niente se lei fosse la madre.
Tirò un lungo respiro, nonostante quella scoperta del suo cambiamento mostruoso era eccitata, avvertì di più del calore tra le cosce e sentì la sua figa in fiamme. Nessuno dei suoi amanti fino ad allora era stato così bravo come lei nel toccare i tasti giusti del suo cervello per farla andare fuori di testa e godere. Era una eccitazione e piacere oltre che fisica, cerebrale. Sabrina la stava dominando come nessun altro aveva mai fatto, nemmeno il Dottore, non con la violenza, ma una dolce dominanza psicologica, portandola alla sottomissione.
Entrambe stavano entrando sempre più in quella nuova dimensione della depravazione, passo dopo passo, sempre più profondamente scendevano gli scalini di quella scala della degenerazione, incuranti delle conseguenze che avrebbero cambiato per sempre le loro vite, nonostante fossero madre e figlia, con i figli in arrivo nel grembo e per Daniela il sesso e la sua sudditanza a Sabrina. Lei inspiegabilmente e assurdamente a quella condizione era eccitata come non mai, avrebbe voluto tanto masturbarsi, ma si limitava a rispondere a testa bassa alle sue domande:
“Sì… sì! Faremo come vuoi, in pubblico continueremo a fingere, a essere madre e figlia irreprensibili, ma in privato comanderai tu, sarai… la mia padrona! Potrai farmi quello che vuoi!”. Si fermò qualche secondo sospirando ancora, sapendo quanto le sarebbero costate le parole seguenti, ed esaltata, in uno stato allucinato come alterata psicologicamente aggiunse: “Potrai fare di me quello che vuoi…trattarmi da puttana!” E dopo un attimo di silenzio risentì la voce di Sabrina:
“Bene! Vedo che hai capito mamma, allora ti metto alla prova, cominciamo subito. Leccami i piedi, so che ti piace farlo, me lo ricordo che quand’ero piccola giocando lo facevi e ti mettevi le dita in bocca fingendo di mangiarmele. Ti piacerà farlo ancora vedrai e piacerà anche a me” La esortò Sabrina con una smorfia tra un sorriso materno e di perversione, sollevando il piede sinistro con la cavigliera fino a pochi centimetri dalla bocca di sua madre inginocchiata davanti a lei.
Daniela esitò pochi secondi, mille pensieri e visioni le passarono nella mente in quegli attimi, tutta la sua vita e quella della dolce Sabry, poi prese la caviglia di sua figlia con la mano e cominciò ad accarezzarla dolce, portando le dita del piede dove risaltavano le unghie curate, laccate di un rosso veneziano sulle labbra a baciarle. Introdusse la lingua tra un dito e l’altro e li leccò e baciò, incominciando infine a succhiarli, uno ad uno, dall’alluce al mignolo.
“Con l’altra mano puoi toccarti la figa se vuoi, visto che ti piace così tanto leccarmi i piedi…così godrai di più. “La provocò Sabrina, non immaginando che immediatamente avrebbe iniziato con l’altra mano lentamente a toccarsi, trattenendo a stento i gemiti, Daniela iniziò a masturbarsi.
Lei la osservava divertita ed eccitata succhiarle le dita dei piedi e masturbarsi:
“Sei proprio una depravata come me mamma! Godi nel leccare i piedi a tua figlia, godi nel farti prendere a schiaffi da tua figlia e farci sesso insieme. Sei proprio depravata… “Esclamò sorridendo, allungando una mano e accarezzandole il capo come si farebbe con una cagna. Aggiungendo: “Il problema è che sono diventata depravata anch’io come te, forse la perversione c’è l’abbiamo nel sangue noi, è ereditaria, perché ho scoperto tra le varie depravazioni che l’incesto mi eccita da pazzi…” Precisò Sabrina iniziando a toccare le mammelle grosse ed eccitate di sua madre i cui grossi capezzoli erano diventati durissimi ed eretti.
Daniela era addolorata dalle parole di sua figlia, che le ricordavano come davvero avesse toccato il fondo della perversione, ma ora non le importava più nulla di quello che poteva succedere, ormai era succube di un piacere morboso mai provato prima, materno e sessuale insieme.
Muoveva piano la bocca verso la caviglia, baciava la gamba pallida ed esile di Sabrina, sempre più su, fino al ginocchio e poi oltre alla coscia. Cercava di arrivare alla figa, cercava di restituire alla figlia quel piacere del quale lei stessa stava godendo.
“Cosa vuoi fare?” Le chiese Sabrina sorridendo, pur avendo capito benissimo.
“Vuoi leccarmela??”
“Voglio… voglio… baciartela …sì leccartela!” Esclamò, con un filo di voce e non senza un certo imbarazzo Daniela. Ma Sabrina le tirò uno schiaffo, chiedendo perentoria:
“Ho detto che devi parlare bene e chiaro, manca il soggetto! Cosa vuoi baciare e leccare cosaaaa???
Devi rispondermi bene!” Urlò.
“Voglio… voglio leccarti la fica!” Farfugliò rossa in viso Daniela.
“Brava! Così devi essere, chiara e comprensiva. E perché vuoi leccarmela?” Domandò.
Daniela, sua madre, godendo nell’umiliazione che provava ad ascoltare le sue stesse parole, come invasata pronunciò:
“Perché sono una puttana, e tu sei la mia padrona…”
Sabrina sorrise nella sua aberrante esaltazione che rasentava la follia, le afferrò un braccio alzandola dalla sua posizione inginocchiata, in piedi davanti a lei. La guardò in faccia e sempre sorridendo le sussurrò:
“Brava, mamma vedi che capisci. Se ti comporti bene hai tutto da guadagnarci. Ora ti darò la mia fighetta da leccare. Ma vieni, dai …andiamo sul letto però, è più bello e piacevole amarci lì!” E avvicinandosi al suo viso la baciò appassionatamente sulle labbra con la lingua dentro.
Le due bocche si unirono e le lingue iniziarono a intrecciarsi, mentre si stendevano sul letto. Si baciarono senza interruzione, le mani accarezzavano i corpi nudi, le labbra baciavano il collo per poi intrecciare ancora le labbra e le lingue.
Indugiarono entrambe sui capezzoli dell’altra giocando con le mammelle, arrivando giù alla figa, quella grande e matura di Daniela e quella fiorente e fresca di Sabrina, leccandosele appassionatamente in quella comunione di carne.
Tornate su, se le strusciarono tra loro una contro l’altra, abbracciandosi, facendo lo stesso con il seno e i capezzoli, godendo immensamente dallo sfregamento di essi, accarezzandosi a lungo baciandosi ancora.
Sabrina fece sdraiare sul materasso sua madre, salì a cavalcioni su di lei dando la schiena al suo volto e chinandosi mise la testa tra le sue cosce stese e divaricate, spostando e mettendo il suo bacino sopra al suo viso in un lesbico 69, e cominciarono a leccarsi furiosamente e freneticamente le fighe come due amanti, gemendo, godendo, affondando la lingua una in quella dell’altra succhiandosi il clitoride.
“Leccami! Leccami tutta mamma che mi piace, anche l’ano!” Mormorò Sabrina ansimante.
Il sentirsi chiamare “mamma” in un frangente perverso e sessuale come quello, ascoltarlo dalla voce dolce e delicata di sua figlia, generò in lei uno scuotimento fisico e una reazione cerebrale piacevole e morbosa, ma anche una scarica di adrenalina tale che le fece perdere gli ultimi residui di autocontrollo, incominciando a leccare senza ritegno il piccolo ano di sua figlia ormai anch’esso sverginato e dilatato, sentendosi ricambiata da lei in quel rapporto incestuoso.
Mentre leccava, Daniela avvertì le piccole dita di Sabrina entrarle in figa e esplorarle la vagina, quella vagina da dove lei era uscita, invitandola a fare lo stesso con lei, muovendole dentro e fuori a vicenda, mentre la loro lingua stimolava l’ano profondamente.
L’orgasmo non tardò ad arrivare, i due corpi, sudati e ansimanti, cercarono d’istinto di sincronizzarsi per venire insieme. Sabrina attese la madre che ci mise di più, dicendole: “Dimmi quando stai per venire mamma, io ci sono quasi, così veniamo insieme”.
E dopo poco meno di un minuto Daniela gemette ad alta voce:
“Siiii oraaaaaaaaaa!!! Aaaaaaaaahhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!! …Aaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!…Diooooooo, sto venendo…. Vengoooooooooo !!!!” Urlò senza ritegno scuotendo la schiena e il bacino in un orgasmo fortissimo che la elettrizzò dalla testa ai piedi, lo stesso accade a Sabrina che sopra lei, gettò la testa all’indietro, si inarcò chiudendo gli occhi, urlando il suo piacere:
” Oooooooooohhhhhhh!!!!!!!! Diooooooooooooooo… Dioooooooooooooooo!!!!! Che bello!!!” Mentre nell’orgasmo in una esplosione di piacere si agitavano tutte.
Al termine sudata Sabrina crollò sul letto, si girò a pancia in su e si sdraiò a fianco di sua madre, voltandosi tutte e due quasi di fronte una all’altra e si abbracciarono per un paio di minuti, fino a riprendere fiato, con Daniela che accarezzava teneramente la sua piccola e Sabrina che rannicchiandosi verso di lei si lasciava coccolare. Erano felici.
Tutta la brutalità iniziale, gli schiaffi e le tirate di capelli per far capire chi comandava erano finiti nell’amore materno. Descrivere quello che provasse Daniela in quel momento, era impossibile, era un contrasto di emozioni, dalla sottomissione al piacere, dall’umiliazione all’amore, quell’amore perverso che ha dato titolo alla loro storia e a questo racconto.
Alzò un poco la testa e guardò la radiosveglia sul comodino. Era quasi l’una, l’ora di pranzo.
“L’una della mia nuova vita!” Pensò silenziosamente tra sé.
” Mi devo alzare a ordinare qualcosa alla mia Sabry .” Pensò amorevolmente come una madre. Ci sarebbero stati tanti problemi da affrontare, il rapporto con il Dottore, lasciare per sempre Alberto, l’accettazione della novità e sessualità di sua madre Matilde, la prudenza per non essere scoperte di quello che erano diventate realmente, l’atteggiamento da tenere in pubblico con la figlia e quello sottomesso in privato, le loro gravidanze e i figli in arrivo, ma sorrise, era sicura di farcela. Ora voleva solo godersi il nuovo, perverso rapporto con sua figlia, le loro gravidanze e il loro futuro.
Si rimosse i capelli dal viso sudato asciugandosi la bava di piacere dal mento dovuta alle leccate di figa e alzandosi a fatica con quel pancione che aumentava sempre più, osservò negli occhi Sabrina, le fece un sorriso baciandola in fronte e dicendole:
È l’una!… Tu riposa ancora un po’ io ordino qualcosa per pranzo. Ti vanno due spaghetti?!”

E così finì una storia e iniziò una nuova vita per loro, avrebbero partorito quasi assieme, sarebbero state mamma e figlia affettuose, amanti perverse, Daniela sarebbe stata nonna del figlio del Dottore che avrebbe avuto da sua figlia e Sabrina sorella del suo, del figlio di Dolfo …tutti e due con il cognome uguali.
Continuando nella depravazione e perversione, vivendo a loro modo felici e contente quell’Amore perverso che aveva dato il nome alla loro storia.
Educatore.

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