b- L’amore perverso. Cap. 31 Inanellata.

L’AMORE PERVERSO

PUBBLICAZIONE RIVISTA e RICORRETTA

NOTE:
La sensibilità delle parti del corpo che vengono forate (tradizionalmente ci si limitava ai capezzoli, alla lingua, all’ombelico e agli organi genitali) viene enormemente potenziata, e di conseguenza ciò accresce il piacere sessuale. Anche nell’essere tatuati vi è dell’eros e libidine. Vi è un legame inscindibile fra esibizione del corpo, dolore fisico e godimento erotico,
(Eleonora De Conciliis)

Cap. 31 INANELLATA

Quell’esperienza con i due vegliardi, lei così giovane e bella, era stato l’inizio della sua educazione e perversione sessuale oltre quella ricevuta precedentemente dal Dottore, fisica e psicologica, fu l’incontro e la conoscenza con i piaceri della carne e le era piaciuto, e nonostante l’età dei suoi partner, ne aveva provato gioia e piacere a essere posseduta e sodomizzata per la prima volta da loro.
Due giorni dopo quell’episodio, Ho Chin la chiamò a casa sua e Sabrina tornò nell’appartamento del Dottore. Lui era solo con Ho Chin, Elvire sua moglie non c’era. Cordialmente la invitarono ad entrare, felici che avesse fatto la sua scelta, quella di riconoscere in loro e soprattutto in Lui, la sua guida morale e sessuale.
L’avevano plagiata, c’erano riusciti senza che lei se ne rendesse conto, la sua giovane mente ancora vergine e pura era da plasmare e di conseguenza il suo fresco corpo inesperto era a loro disposizione.
La fecero accomodare in salotto e la perfida cinesina le offrì del the, di quelli orientali già bevuti in precedenza che sapeva fare bene lei, la piccola serva gialla del Dottore e quando Sabrina finì di berlo e dopo pochi minuti lui si alzò e avvicinandosi a lei esclamò:
“Hai desiderio di me? Hai voglia di toccarti?” Domandò osservandola dall’alto in basso.
Sabrina esitò, ma poi in un senso di confusione improvvisa rispose un:” Si!” Lento e flebile, quasi sottovoce.
“Allora vieni!” La esortò allungandole il braccio e aiutandola ad alzarsi dalla poltroncina.
“Spogliati!” Le ordinò con voce severa e autoritaria.
Sabrina guardò Ho Chin poco distante che la osservava e senza dire nulla inizio a slacciarsi le scarpe da ginnastica bianche della sneaker che aveva ai piedi, era vestita ancora come una ragazzina normale di quelle che si vedono a decine per strada, con jeans con buchi a strappo sulle cosce e le ginocchia, come si usano ora e maglietta a maniche corte.
Slacciando la cintura tolse il pantalone con difficoltà perché molto aderente, tirandolo giù, muovendo lateralmente il suo splendido sederino sodo da una parte e dall’altra per farlo scendere, fino a farli arrivare alle ginocchia, abbassandosi giù ai piedi, per poi sfilarli.
Tirandosi su tolse la camicetta, restando in slip e reggiseno, poco sexy, da ragazzina, ma pur sempre con un corpo giovane ed erotico, che il Dottore aiutò a togliere personalmente, prima il minuscolo reggiseno e poi i suoi slip a vita alta, come portava ancora a casa da sua nonna. Era bellissima nel suo corpo longilineo appena sbocciato anche se già violato dal dottore e dai due vegliardi, con il suo seno sodo e le areole con i capezzoli sporgenti e rosa.
Nuda mostrava involontariamente il suo piacere a quella condizione, con la turgidità dei suoi capezzoli, duri e dritti come chiodi che si mostravano eccitati, avvertiva soddisfazione ad essere nuda e mostrarsi.
In basso il suo triangolino di peli arruffati, dorati e scuri, risaltava sulla pelle pallida.
“Quelli!” Disse il Dottore facendo autoritario segno con il dito indice alla peluria del suo sesso:” Li toglieremo subito. Non sono molti, ma dovrai essere sempre liscia e depilata, mostrare agli sguardi la tua giovane fessura.”
E così dicendo fece un segno a Ho Chin di prepararla, che l’avrebbe depilata lui personalmente, come una vera ninfa, rasandole quel boschetto rigoglioso tra le gambe.
Sabrina arrossì in viso ed esclamò perplessa:
” Come depilata!? …Ma se mi vede mia mamma?!… Cosa dirà? Mi chiederà come mai e perché sono senza e si vedranno gli anelli vaginali!”
“Non succederà niente, se chiederà qualcosa le dirai che l’hai fatto tu con qualche tua amica e che anche loro c’è l’hanno depilata o se preferisci, potrai dire direttamente la verità.” Rispose il Dottore ironico. Aggiungendo Ho Chin decisa con gli occhi ancor più stretti a fessura dal falso sorriso che le faceva.
“Salai come tutte le lagazze di un celto tipo e come me e madame Elvile!… Depilata !!…Senza un pelo e dovlai poltalla sempre così!”
E prima che lei potesse dire qualcosa, Ho Chin la prese per un braccio e la portò davanti alla porta comunicante tra l’appartamento e lo studio ginecologico, dove era stata deflorata giorni prima, l’aprì, entrarono e la fece sdraiare sullo stesso lettino dove già aveva perso la sua verginità.
Sabrina ebbe un brivido sulla schiena a quel ricordo, ma lei dopo averla fatta accomodare e sdraiare, le allargò bene le gambe, mostrando il suo cespuglietto triangolare, bello, gonfio e soffice, allontanandosi subito.
Lei tesa si guardò attorno e rivide gli stessi oggetti che aveva osservato quel giorno che aveva perso la verginità, il paravento, i quadri, il lavandino e la scrivania del Dottore.
“Tirati su e sdraiati bene!” La esortò il Dottore.” Questa volta non metterai le cosce sulla poggia gamba, ma dovrai solo tenerle divaricate.”
Sabrina ubbidì, si tirò più su con il tronco, in una posizione semi sdraiata, con i piedi al limite del bordo inferiore del lettino, mentre Ho Chin arrivava con l’occorrente per depilare, schiuma, rasoio, asciugamano e una bacinella d’acqua tiepida.
Il Dottore si avvicinò tirando su le maniche della camicia, volle essere lui personalmente a depilarle il sesso, quel bocciolo di rosa che lui per primo aveva colto.
La servetta cinese mentre lei era a gambe larghe, le inumidì e le spruzzò un getto di schiuma da barba spray sui peli e con la mano glie lo spalmò bene dappertutto, coprendole completamente il sesso di sapone spumoso, amalgamandoglielo bene con i peli.
Osservando il brillio degli anelli vaginali che le aveva messo la settimana prima sulle labbra della vulva. Titillandoli un poco esclamò:
“Questi anelli sono una meraviglia, rasandoli cercherò di toccarli meno che posso per evitare di farti godere, ci girerò attorno con il rasoio, poi ne metteremo altri.” Disse.
Lei passiva e incapace di reagire si lasciò trascinare, mentalmente e fisicamente dalla decisione di quell’uomo. Sabrina aveva una strana luce negli occhi, di piacere e timore, come se farsi depilare la eccitasse. Pensava che fosse una manifestazione di maturità averla come le donne adulte, senza peli e invece era solo la dimostrazione della sua sottomissione. Pur volendo non riusciva a reagire e di conseguenza accettava e subiva tutto quello che lui gli chiedeva.
La sua assistente Ho Chin, gli passò un rasoio a lama, quello da barbiere, che brillò come i suoi occhi quando lo aprì e fu colpito dalla luce della lampada. Sabrina lo osservò spaventata e il suo timore fece esclamare al Dottore sorridendo:
“Stai tranquilla! …Sono un chirurgo…un ottimo chirurgo e sono esperto sia a tagliare che a rasare.”
Lei era tesa e rigida, ma anche eccitata da quello che gli stava facendo a giudicare dai capezzoli sempre più duri e dritti che aveva, sentì un brivido indecifrabile correrle lungo la schiena mentre lui si avvicinò portandosi sopra di lei, esortandola ad allargare di più le gambe, abbassando quella sul lato dove si trovava lui, tenendo l’altra piegata e alta.
E chinando la testa sul suo basso addome e la lama sul suo pube e appoggiando l’altra mano sulla coscia, con maestria iniziò a rasare, con movimenti esperti e decisi, partendo dal monte di venere in giù, fino a giungere alla sua fessura; e facendole piegare e alzare tutte e due le ginocchia divaricate, inserendo il braccio e il capo tra loro, passò il rasoio sugli inguini sul perineo e le labbra vaginali dischiuse ed eccitate, che prese con due dita, allargò e le tese tirandole a fatica per rasarla meglio in tutta la loro superficie.
Quei giovani peli della candida pelle del suo sesso, venivano recisi dal metallo luccicante e freddo e venivano portati via assieme alla schiuma, con Lui che si soffermava ogni tanto solo per pulire il rasoio dalla schiuma e dai suoi peli risciacquandolo nella bacinella dell’acqua.
Sabrina in silenzio provava delizia alla rasatura del suo sesso, sotto le mani esperte di quell’uomo perverso che faceva scorrere la gelida lama tagliente sulla sua fighetta giovane, dove al passaggio, il freddo metallo urtando gli anelli volutamente le dava fremiti di timore e piacere.
Tratteneva il respiro, muoveva la testa in piccoli mugolii, fingendo di guardare gli angoli del soffitto.
I suoi capezzoli anch’essi inanellati erano diventati ancor più turgidi e dritti, segno del piacere che provava mentre il Dottore continuava a rasarla, accarezzandole la fessura con le sue dita lunghe e scarne, nel gesto di aggiungere o togliere un po’ di schiuma o provarne la levigatezza della cute.
Avrebbe voluto chiudere le gambe dal piacere e dalla vergogna, ma non potava farlo.
Ho Chin sul lato la guardava sorridente e lei su quel lettino aveva paura che se ne accorgessero che provava piacere.
Era bagnata. Stava godendo in silenzio, vergognandosene.
“Lui la toccò con il dito, muovendo gli anelli e dicendo sorridendo:
” Sei bagnata! Godi anche a farti rasare! Sei una vera giovane porcellina, che gode solo ad essere sfiorata.” Aggiungendo:” Ma questo è un bene, significa che sei predisposta a un certo tipo di sessualità. Te la sei mai toccata da sola, hai giocato con gli anelli?” Le chiese irriverente.
Sabrina esitando e imbarazzata fece cenno di sì con il capo.
“Solo accarezzata?!” Esclamò il Dottore ridendo rasandola, portandole via quel cespuglio rigoglioso pieno di schiuma.
“Si! Confermò lei.
“Non li hai mai tirati gli anelli con il dito o appeso qualcosa? Sai che si possono aggiungere dei piccoli pesi agli anelli tramite delle catenelle, per tenere le labbra vaginali in tensione e darti piacere?… Nei prossimi giorni proverai!… Certo si allungheranno un po’, ma questo è il meno, ti piaceranno lo stesso come verranno e imparerai a giocarci. Vedrai.”
E sorridendo, quasi a parlare da solo mormorò:
“Deve essere stato davvero bravo e rispettoso il tuo ex ragazzo. Non ti ha mai chiavato, mai fatto i ditalini, solo baci, carezze e paroline d’amore. Ti rispettava, come dite voi piccoli borghesi, deve essere proprio un bravo ragazzo per bene.” Esclamò, aggiungendo mormorando:” Povero coglione! E’ stato Il contrario di quelli che conoscerai con me!“ Aggiunse sarcastico, facendo ritornare in mente a Sabrina con un po’ di nostalgia il viso del suo ex amato.
Continuando le aprii di più le gambe e gliele allargò bene, lei aveva paura di essere tagliata, ma le piaceva sentire il gelido acciaio sul suo sesso, la eccitava, per questo lasciava alle sue gambe prendere la posizione che lui voleva.
Sentiva passare la lama sul basso del suo ventre e sul suo sesso e a ogni passaggio le portava via tutto il suo bel pelo schiumato. Quei peli vivi, fiorenti, che tanto la facevano sentire adulta e che curava con attenzione e avrebbe voluto far crescere ancora e non tagliarli. Ma come a sua madre, glieli stava portando via tutti.
L’ultima traccia di schiuma, se ne andò via con l’ultima passata di rasoio sulla cute delle grandi labbra. Poi con un gesto di sufficienza e superiorità, il Dottore gettò il rasoio nella bacinella e Ho Chin le passò un asciugamano di spugna che lui teneramente tamponò sulla sua fighetta, le allargò bene con le dita la fessura e glie la pulì anche internamente dalla schiuma che le era penetrata. Le fece sapientemente delle spugnature sopra e tra gli anelli, mentre Sabrina avvertendo titillarli godeva in silenzio. Poi si allontanò qualche passo e come il pittore un quadro d’autore si soffermò a guardarla a gambe larghe. L’effetto era bellissimo, quello di un panorama meraviglioso, la sua fighetta era liscia, levigata, completamente depilata, nuda con due anelli d’oro al centro, a metà della lunghezza della fessura. Il Dottore si riavvicinò e premuroso le passo sopra ancora la spugna, per lavarla e a seguire l’asciugamano ad asciugarla, poi si abbassò e le diede una leccata lenta e lunga sulla fessura, con gusto tirando un poco gli anelli con i denti:
“È bellissima, liscia, perfetta, ancora socchiusa!” Esclamò quasi vergognandosi di dire quelle parole. “Ma presto si aprirà come una rosa che sboccia!” E all’improvviso le infilò il dito medio dentro, lo spinse fino in fondo alla vagina, già piena di umori e umida di piacere involontario e iniziò a muoverlo velocemente su e giù e a far dondolare gli anelli.
“Godi….godi!!” Disse introducendo le sue lunghe dita dentro quella fessura giovane, da poco violata da lui e da quei due vecchi e giocando con i suoi cerchi dorati.
Le dita del Dottore scivolavano sulla sua eccitazione sul suo desiderio celato, procurandole gemiti piacevoli.
“Ti desidero…” Disse l’anziano medico, mentre il dito continuavano a frugare, affondando frenetico tra le sue labbra vaginali.
“E sono certo che anche tu hai moltissima voglia! “Esclamò facendo arrossire e vergognare Sabrina, che si lasciava a gambe larghe, penetrare dal dito scarno di quell’uomo anziano e giocare con i suoi cerchietti d’oro.
“Grida! …Gemi se vuoi! Non stare in silenzio a reprimere il tuo piacere, fallo uscire dalle tue labbra fresche e giovani e fallo risuonare nella stanza e alle nostre orecchie.” Le gridò il Dottore eccitato.
Sabrina sotto il piacere rispondeva a monosillabi non riuscendo in quello stato a ricomporre una frase, la sua mente e il suo corpo erano succube di quell’uomo, del suo primo uomo che gli aveva, insegnato il desiderio e l’orgasmo e la stava avviando alla perversione e alla sessualità promiscua.
Il godimento che provava ad essere manipolata dalle sue lunghe dita esperte era sublime, si spandeva sotto forma di calore dalla sua giovane figa appena depilata, al ventre, inondandole la pelvi e tutte le terminazioni nervose trasmettevano fremiti piacevoli in tutto il corpo, mentre le gambe si irrigidivano tendendo i muscoli.
Ogni singolo lembo di carne era teso ad un fine, aspettando l’adrenalina che l’orgasmo stava diffondendo dentro di lei, con movimenti di dita veloci. Finché lo sentì arrivare.
L’orgasmo esplose e si spandé dentro lei con scintille di piacere e calore, viaggiando sulle sue terminazioni nervose in ogni parte del corpo, dai capelli ai piedi.
Un gemito soffocato le uscì dalle labbra, mentre il dito lungo e ossuto del Dottore sapientemente scavava in profondità, cercando di arrivare ad accarezzare la tenera cervice dell’utero.
A bocca aperta Sabrina cercava di respirare, ansimando, annaspando, tendendo in silenzio di più rigidi i muscoli del corpo.
“Brava!… Così piccola! Respira così … che godrai tanto. Rilassati!” Le sussurrava il vecchio medico perverso alla reazione del suo orgasmo.
E rivolgendosi a Ho Chin domandò:” Hai trovato lo stimolatore con il telecomando?” “Si “Rispose lei, avvicinandosi e passandogli quell’oggettino sessuale.
“Vedrai micetta …” Le sussurrò:” …che ora ti faremo godere tanto…molto. Tu lo vuoi vero? …Su rispondi! Lo vuoi?” La esortò il Dottore.
“Si- lo- vo-glio!” Balbettò Sabrina con la voce rotta, quasi al limite dell’incoscienza.
“Sai che se impari, poi potrai azionarlo anche tu e usarlo da sola?” La informò, mentre la servetta cinese sedutasi vicino a lei le accarezzava affettuosamente i capelli, sussurrandole frasi dolci:
“Vedrai ti sembrerà di arrivare in paradiso! Sarà qualcosa di sublime che desiderai ancora.”
Sabrina non sapeva di cosa stessero parlando e per questo era ansiosa e impaurita Il vecchio ginecologo prese quella sfera di metallo cromato dicendo a Ho Chin:
” Le sue vibrazioni arrivano ad essere molto forti, quasi uno scuotimento. Vediamo che intensità dare.”
E allargandole le labbra vaginali con le dita che aveva già dentro di lei, con l’altra mano la introdusse in vagina, spingendola in fondo, facendo sussultare e fremere Sabrina all’introduzione di quella sfera di metallo freddo. Lei era ancora bagnata dall’orgasmo delle dita del Dottore, ma non sapeva cosa le aspettava, la senti fredda tra il calore della sua vagina e del suo piacere, ed eccitata, respirava con lunghe escursioni toraciche.
“Vedrai!” Esclamò con enfasi:” Quando sarai inanellata di più, si potrà anche chiudere con dei lucchettini e lo potrai portare anche in giro, senza paura che ti esca.”
Sabrina eccitata e godente, non seguiva i suoi discorsi e non capiva il senso delle sue parole, ripeté solo mentalmente” Inanellata?… Di nuovo?!” Ma non capiva cosa intendesse con quelle parole avendone già due di anelli e lasciò quei pensieri.
Una volta introdotta la sfera, il Dottore tolse le dita bagnate dagli umori dall’interno della vagina di Sabrina e si allontano di poco e se le asciugò.
Ho Chin le passò il telecomando e lui lo azionò.
La sfera iniziò a oscillare e le vibrazioni iniziarono a spandersi e farsi sentire scuotendola dentro, dalla vagina al ventre, alle labbra vaginale e al clitoride.
Aumentò di intensità la vibrazione della sfera e lo sguardo di Sabrina diventò piacevole e remissivo, succube di quell’uomo che le dava piacere. Le vibrazioni continuarono incessanti e piacevoli e dal godimento continuo, per fermarlo, distinto lei cercò di portare le mani sulla figa per bloccarlo, ma HoChin gliele fermò.
“No!… Lascia così. Godi senza essele toccata è più bello!” Le disse allontanandogliele dal sesso. Sabrina su quel lettino, iniziò a muoversi e a dimenarsi dapprima con il sedere e poi con il corpo, godeva. Non riusciva a tenere fermo il bacino che muoveva in tutti i lati in modo irregolare, stringendo forte le cosce, ma era peggio, perché avvertiva di più la vibrazione e così il piacere.
Sentiva la pelvi calda e le gambe e le braccia irrigidirsi e contrarsi.
“Basta! Basta! Vi prego! Smetta! Smetta signor Angelo” Gridò, tra il piacere e il desiderio non controllandosi più.
Il Dottore vedendo quella reazione scomposta, fermò l’apparecchio, facendo cessare le vibrazioni proprio mentre stava per avere un altro orgasmo.
“Non lo vuoi più? “Chiese perfido, con lo sguardo sornione sapendo già la risposta.
“No…no…cioè sì! Ancora!” Replicò Sabrina con un filo di fiato trattenuto dal respiro:” Sono i muscoli che mi fanno male e mi fanno tremare.”
“Allora lasciamoli rilassare un po’! “Rispose il Dottore:” La prima volta fa sempre questo effetto.”
Poco dopo guardando Sabrina nuda sdraiata e ansimante, con un’occhiata complice a Ho Chin lo fece ripartire, ricominciando a farlo vibrare lentamente, aumentando l’intensità sempre più forte, sempre di più, quasi a fare diventare quel piacere dolore tra l i suoi gemiti di quel godimento intenso e meccanico.
Abbassò ancora l’intensità e come un gioco la aumentò ancora gradualmente mentre Sabrina tesa e sudata, respirava affannosamente.
La vibrazione ripartì, diffondendosi nella pelvi e facendo oscillare tutti gli organi circostanti. Sabrina non riusciva nemmeno più a pensare sotto quelle vibrazioni intense che si allargavano al retto, all’utero, al ventre e alle cosce, tremolando intensamente il suo clitoride, facendolo diventare rigido, rosso e congesto di piacere.
Quelle vibrazioni oltre farla godere la facevano impazzire, arrivavano al suo cervello attraversando tutti i fasci nervosi e le davano una sensazione meravigliosa che non voleva smettesse mai.
Stava per venire ancora, per avere un altro orgasmo.
Perfido il Dottore le chiese:” Vuoi che smetta? Che mi fermi?”
“Noo! Nooo …noo!! “Esclamò forte Sabrina ansimante e godente:” Mi piace…sto per venire Continui…la prego. Non smetta ora!”
“No! Non smetterò piccola mia! Stai tranquilla, ti farò godere tanto come mai proverai ancora nella tua vita.” E così dicendo andò avanti.
A Sabrina da quel piacere intenso e perverso vennero le lacrime agli occhi, iniziò a boccheggiare, le vibrazioni e quel godimento continuo, accelerarono la sua frequenza cardiaca, che pulsava veloce dentro al petto, assieme alle escursioni del suo respiro affannoso.
“Di qualcosa!… Qualche tua sensazione …quello che provi. “Le domandò il vecchio ginecologo.
Ma lei gemeva, non riusciva nemmeno a parlare, sussurrò solo:
” È bellooo!! Belloo-oo-ooo!! È meeeraa…viglio…osooo!! …Siiii!! Vengooo!!”
Socchiudendo gli occhi e lasciandosi andare, perdendo la nozione del tempo e dello spazio.
Il suo orgasmo stava arrivando, preceduto da profusioni di calore e scosse nervose elettrizzanti, stringendo e tirando con le mani il lenzuolino ai suoi lati fino quasi a strapparlo e serrando forte le gambe come a trattenere quel piacere fantastico dentro di lei.
Lui si avvicinò e si piegò sul suo capo e iniziò a baciarla introducendo la sua lingua senile in quella giovane e fresca bocca e a limonarla come un ragazzino.
Quel vecchio sessantenne si succhiava tra le labbra oltre che la sua saliva, anche la bellezza, la giovinezza e il piacere di quella ragazzina diciottenne, divenuta sua succube e allieva delle sue perversioni.
Dalle sue labbra vaginale depilate, si intravvedevano i suoi umori fuoriuscire dalla fessura bagnare gli anelli e brillare con loro al riflesso della luce, il suo piacere era tanto che con l’orgasmo non riusciva a liberarlo e scuotendosi tutta, dimenando il bacino e allargando involontariamente le cosce, lo lascia uscire mostrandolo luccicare sulle labbra vaginali e sugli inguini.
“È una dolce tortura! “Esclamò il Dottore sorridente:” Che mescola sofferenza e piacere. Ma vedrai che imparerai presto e bene a fare convivere queste due emozioni assieme in te.”
Al termine di quel piacevole vibrare, lei restò sdraiata ansimante con gli occhi chiusi e le mani tremanti sull’addome, lui si avvicinò nuovamente, la baciò ancora in bocca, come se ne fosse l’amante, accarezzandole i lunghi capelli biondi e abbracciandola la strinse a sé, baciandola sul capo.
Sabrina era stremata… il suo corpo nella reazione del dopo orgasmo… era inerte, sudato, stanco, estasiato.
Ho Chin osservava tutto riservatamente e in silenzio, l’inizio della perversione della giovane Sabrina era iniziata, ci sarebbero volute altre lezioni, ma sarebbe diventata una splendida concubina del Dottore.
Aveva ancora dentro la vagina quella sfera vibrante. Aveva assaporato anche lui l’eccitazione nel vederla godere così, da sola, con quella sfera in vagina e godere in un orgasmo esplosivo. La sua mente perversa correva in quel momento, su quello che le avrebbe fatto fare le prossime volte, ordinandole di mostrarsi e masturbarsi davanti a degli uomini anziani …come quelli che l’avevano già posseduta o farsi possedere da giovani ragazzi sbandati.
Sabrina d’istinto si rannicchiò in posizione fetale, come faceva a casa sua quando era a letto, piegava e si abbracciava le gambe portando le ginocchia al mento, respirando come se avesse fatto una corsa di molti chilometri. Sentiva i muscoli della pelvi rilassarsi, i battiti cardiaci rallentare e il respiro diventare regolare.
Era sdraiata con quegli occhi grandi, azzurri e luccicanti.
“Come si fa a togliere?” Chiese dopo qualche minuto di torpore ed estasi.
“Non ti preoccupare! Te lo toglierò io ora. “La rassicurò il Dottore.
“Ti dà fastidio?” Chiese.
“No! Non mi dà fastidio, anzi è piacevole. “Il Dottore sorrise:
” Comunque oggi te lo toglieremo ugualmente, le prossime volte ti manderemo tra i tuoi coetanei con la pallina dentro e vedremo cosa succede.” Disse ridendo.
” Allarga le gambe!” La esortò e infilando le sue lunghe dita in vagina cercò di prendere la sfera, ma non ci riuscì, vibrando si era spostata in fondo alla vagina, contro l’utero.
“Vieni alzati in piedi e divarica bene le gambe.” La sollecitò.
Sabrina ubbidì, eretta le tremavano le gambe e le girava lievemente la testa per l’orgasmo avuto, aveva tutti i muscoli degli inguini indolenziti, come se avesse fatto ore di contrazione e ginnastica.
“Spingi come per fare pipì in piedi!” Disse il Dottore.
Lei ubbidì e la posizione e la forza fisica la spinsero in giù fino alle labbra vaginali dove il Dottore riuscì a prenderla e a estrarla, passandola a Ho Chin che l’avrebbe lavata e rimessa a posto, pronta per un nuovo utilizzo.
Sabrina aveva gli inguini bagnati di sudore e umori e sentiva colare il suo piacere all’interno delle cosce, una sensazione mai provata prima.
“Tieni!” Disse il Dottore passandole un asciugamano:” Vatti a lavare e asciugati la figa, sei fradicia che ti cola! Sei stata brava!” Ripetendo:” Brava! Vedrai che godrai ancora molto e non solo con il piacere, ma anche con il dolore.” E rise mentre Sabrina si avviava verso il bagno seguita da Ho Chin.

Dopo quel pomeriggio passarono alcuni giorni e mentre sua nonna era impegnata con Romeo e sua madre in quella vacanza allucinante con Dolfo, il Dottore continuava nei pomeriggi a invitare Sabrina a casa sua, che ormai incapace di reagire e sempre controllata da quella servetta gialla di Ho Chin, ubbidiva.
Un pomeriggio il Dottore aveva predisposto tutto, l’aveva fatta spogliare ancora nuda controllandola come una insegnante verifica i compiti dell’allieva, se si rasava da sola quotidianamente la figa, se era bella liscia e se gli anelli brillavano.
Doveva passare il rasoio tutte le mattina quando se la lavava, così l’aveva istruita la cinesina e facendolo era costretta a urtare e toccare quella specie di orecchini circolari che aveva alle labbra vaginali e del loro movimento godeva. Era condannata a godere tutte le mattine.
Le passò il dorso della sua mano ossuta sulla figa ed esclamò ridacchiando:
“È a posto, liscia, levigata, sei una buona allieva, ubbidiente. Brava! Ora però è giunto il momento di fare qualcosa di speciale per te, unico, di differenziarti dalle altre ragazze della tua età e farti diventare originale, cambiarti anche esteriormente.” Poi continuò:
” Dopo la depilazione dell’altro giorno ora ti faremo qualcos’altro di bello, che ti renderà esclusiva e ti completerà sessualmente nella sottomissione e nel concubinaggio. Verrai oltre ad essere inanellata come le schiave, verrai tatuata!” Esclamò.
Sabrina ebbe un fremito ad ascoltare la definizione “schiava “e sentì ancora quella parola “inanellata”, di cui oramai ne conosceva il significato che le dava il Dottore, anche se per lei inanellare era portare molti anelli alle dita oppure erano solo i vitelli o meglio le vitelle e le mucche al naso che erano inanellate ed era preoccupata ed esitante attendeva che lui continuasse il suo discorso.
“Ti metterò altri anelli d’oro sulle labbra vaginali, sui capezzoli li hai già, in modo da averne tre per parte, non sentirai alcun dolore perché ti farò un po’ di anestesia cutanea con il cloruro d’etile come l’altra volta e poi Ho Chin ti tatuerà!”.
“Anelli? Tatuaggi?!” Ripeté Sabrina preoccupata.
” Si!!…Ti metterò altri anelli sulle labbra vaginali e ti farò tatuare!” Ripeté lui.
“Tatuare??… E dove? ” … Domandò stupita e ansiosa Sabrina avendo paura degli aghi. Qualche sua compagna aveva qualche piccolo tatuaggio, ma lei non aveva mai voluto farli, oltre perché sua madre non voleva perché era terrorizzata dagli aghi.
“Uno sulla spalla e l’altro sul gluteo! “…Affermò il Dottore: “Un paio di tatuaggi come hanno molte tue coetanee, solo che invece che sulle braccia li faremo dove ho detto. E ti ripeto non sentirai nulla.” Ripeté il Dottore osservando il suo viso preoccupato.
“Ma perché devo mettere ancora anelli lì e devo fare i tatuaggi?” Chiese ancora lei…inquieta, tentando in modo espressivo un inutile opposizione.
“Molto semplice cara!” Rispose il Dottore:” Faremo di te una ragazza particolare, una ninfa, una Dea desiderata da tutti e che si concede a tutti. Perché sarai più bella, speciale, diversa dalle altre.”
“Allora devo inanellarmi la fica?”… Ripeté volgarmente lei mentre su il suo viso iniziava a trasparire una certa agitazione mista a lussuria.
“Si!!” …Le rispose il Dottore sorridendole.
“Ora vieni su! Siediti sul lettino rivolta verso di me! “Nel mentre faceva cenno alla sua assistente cinese di portare la scatoletta con gli anelli d’oro.
Sabrina nuda non reagiva, ubbidiva, il suo masochismo latente si stava manifestando era spaventata ma attratta da quello che le stava per praticare.
Lui le prese la mano e avvicinandosi alle sue labbra le baciò con foga senile, con morbosità, mentre prendendo tra le dita il suo capezzolo e l’anello che lo attraversava iniziò a strofinarlo e titillarlo leggermente tra i polpastrelli per farlo diventare ancora più turgido e in fuori.
Il bacio fu lungo, in tutta la sua sensualità perversa, come a rimarcare che ora lei gli apparteneva e lui ne era il suo padrone.
Oramai Sabrina era plagiata, stregata, posseduta nel corpo e nella mente da quell’uomo perverso.
La stava facendo diventare una donna non donna, una creatura particolare fatta solo per il sesso estremo, la follia e il piacere per gli altri, che l’avrebbero accomunata agli amanti che si sarebbero accoppiati con lei.
Si guardarono negli occhi, poi il Dottore si staccò dalle sue labbra e contemplò il suo corpo giovane, era superba in tutta la tua sensualità da ninfa nordica, da giovane Valchiria da definire ancora se…oggetto per dare piacere o femmina degradata a cagna, per essere incatenata e esibita.
Mentre era seduta sul lettino, la tirò su bene con il busto eretto e iniziò.
Ho Chin passò una scatoletta al Dottore, che l’aprì e tirò fuori quattro anelli, due grandi e due più piccoli:
” Sono d’oro vero!!” Esclamò informando Sabrina:” Come gli altri che ti ho già messo.”
Poi la fece sdraiare e si dedicò alle labbra vaginali.
“Ora giù!” Disse autoritario spingendola con una mano sul torace.
Lei si sdraio ubbidiente sul lettino a gambe divaricate, in posizione ginecologica.
A quella manovra sul viso di Sabrina comparve l’apprensione, ma Ho Chin la guardò sorridendo e bisbigliandole:
” Non avele paula!!… Anch’io lo fatto più di una volta.”
Il Dottore osservando in viso Sabrina vide che era sempre spaventata ed esclamò per l’ennesima volta:
“Non sentirai assolutamente nessun dolore! Ti ho già detto di non essere preoccupata, è come l’altra volta!… Hai visto?… Non hai sentito nulla! E poi sei sicura anche sotto l’aspetto sanitario, dell’igiene. Proverai solo un po’ di fastidio le prime ore, quando li avrai messi, ma poi ti abituerai.” La informò.
Le mise le gambe sugli appositi poggioli e le cosce divaricate intanto che lei lo ascoltava.

Lui con calma si sedette comodo sulla poltroncina in mezzo alle sue cosce divaricate, avendo la sua figa dischiusa davanti al viso e una lampada sul fianco che la illuminava.
Il Dottore osservava il suo sesso professionalmente, ma anche eccitato e curioso, la stava inanellando come una vera schiava, una puttana e l’avrebbe cambiata per sempre anche fisicamente.
Fu molto pratico e veloce, dopo aver messo dei guanti di lattice sterili, Ho Chin le spruzzò sulle labbra vaginali del cloruro di etile come anestetico, come la volta precedente e attesero un minuto che facesse effetto.
Poi avvicinò al Dottore il carrello chirurgico come aveva fatto in passato e in tutti quei casi che nella sua depravazione perversa aveva inanellato con la coercizione giovane signore e ragazze. Prese della garza e la impregnò di disinfettante bruno (betadine) e la passò sulle labbra vaginali disinfettandole completamente, colorandole di scuro, lo stesso fece sugli anelli.
Si avvicinò al vassoio con gli strumenti e prese un ago curvo chirurgico già con il filo di seta e poco dopo, questa volta senza aver bisogno di pinze anatomiche come la prima volta, prese l’anello centrale che già aveva inanellato giorni prima, lo tirò a sé con forza da estendere il labbro vaginale che giovane era poco elastico, lo allungò fino a riuscire a prenderlo bene con le due dita, lo estese al massimo e lo forò in basso della lunghezza della fessura, un centimetro sotto l’altro. Infilò l’ago nel grande labbro e lo attraversò con il filo, facendo entrare e passare assieme a essi mentre questi uscivano dalla parte opposta, subito di seguito in modo continuativo l’anello d’oro aperto, chiudendolo una volta inserito dentro; bloccandolo come se fosse un orecchino da lobo auricolare forato, disinfettandolo e lasciandoglielo penzolare sotto l’altro.
Sabrina ebbe un piccolo sussulto solo quando si sentì pungere e al passaggio dell’anello.
Il dolore fu minimo, solo la puntura iniziale, la stessa Sabrina restò sorpresa, si aspettava di sentire più male e già stringeva i denti, e invece la bravura del Dottore rese tutto indolore.
Era una scena perversa, lei lì ferma a gambe divaricate che si lasciava inanellare ancora le labbra del sesso da quel medico perverso e vecchio porco. Era quasi impossibile che a una ragazza come lei, bella, educata e gentile, tutta acqua sapone e studio, si lasciasse fare passiva quelle cose.
Il Dottore terminato il labbro sinistro della vulva, passò subito all’altro e fece la stessa operazione, riprendendo l’anello centrale delle labbra vaginali come prima e tirandolo a se e la esortò nuovamente:
” Rilassati!!…Tranquillizzati e respira a fondo. È un attimo!”
Sabrina ubbidì.
Al Dottore essere artefice della sua trasformazione lo elettrizzava.
Prima uno, poi l’altro il Dottore, inserì senza difficoltà i due anelli nel grande labbro sinistro, uno sopra e uno sotto a quello centrale. Chiuse anche il terzo anello e disinfettò di nuovo, finché non furono tre da una parte, tutti in un labbro vaginale.
Stessa operazione fece nel grande labbro destro e ne mise altri due, e a vista sulla vulva depilata divennero sei, tre per parte e chiese sorridendo:
“Sentito male??”
” No!!… “Rispose Sabrina:” Solo un leggero fastidio, ma sento pulsare!”
“È normale! Passerà presto vedrai!” Rispose il Dottore …
L’operazione fu più semplice di quello che si aspettava. In pochi minuti, l’inanellazione fu completata.
Sulle labbra del sesso, Sabrina ora aveva sei anelli proprio come una ragazza fetish.
Sui capezzoli delle sue giovani mammelle e sulla sua vulva depilata ora spiccavano gli anellini d’oro, mentre il Dottore puliva amorevolmente con della garza, la piccola goccia di sangue che usciva da essi.
Ora anche la figa era ornata… decorata… bagnata dal disinfettante e dagli umori che a una sua carezza sulla fessura e a un titillare degli anelli tra di loro, fece fremere Sabrina che accompagnò quello stimolo piacevole con un “ooooohhhhh!!!! ed un sospiro.
La giovane Sabrina sdraiata sul lettino a gambe larghe, inanellata come una vitellina … era diventata ormai come Ho Chin… come una puttana…
Il Dottore si raccomandò:
” Stasera quando urinerai, dopo disinfetta i fori, vedrai che la sentirai ancora più sensibile che ora, perché finirà l’effetto del cloruro d’etile e diventerà più delicata e sensibile. Nel giro di un paio di giorni tornerai come prima, tutto si sarà cicatrizzato e normalizzato.”
Ho Chin intanto le portò uno specchio mentre era ancora sdraiata sul lettino, perché si osservasse il sesso inanellato.
Si guardò! Brillava!… Vedere quel luccichio di sei anelli tra le sue gambe la fece sorridere.
Ma non era finita.
Ho Chin prese un catalogo cinese di stampe e tatuaggi, fiori, draghi, mostri e lettere, lo mostrò al Dottore che le fece segno con l’indice su due figure. Allungò la mano e da uno sportello in basso a un mobile tirò fuori la valigetta con il kit per tatuare, la appoggiò sul carello, l’aprì, prese una penna elettriche a macchina rotativa, le cosiddette “pen machine” e le cartucce colorate cariche di inchiostro per tatuare, la connesse al filo elettrico dell’alimentatore che collegò con il cavo alla presa della corrente, mise gli aghi, nuovi e mentre si preparava, sentì il dottore dire:
“La mia assistente è molto brava e veloce a fare tatuaggi!… Ha imparato in Cina, ti farà alcuni disegni erotici che ti invidieranno tutte.”
Lei oramai passiva accettò.
La fece girare nuda sul lettino a pancia sotto e Ho Chin dopo averle passato un po’ di crema Emla per anestetizzare la cute, presa la penna in mano, come la tatuatrice esperta che era iniziò dalla spalla, in modo che potessero vederlo tutti.
Posò il calco con l’immagine e la disegnò sulla pelle e poi rimossolo proseguì a colorarlo tutto internamente, marchiandola per sempre con una grossa Kappa rossa con l’asta superiore molto lunga, il “kef”, simbolo della Kajira e delle donne che vivono in condizione di schiavitù ai loro padroni, molto evidente ed erotica, senza sapere lei cosa significasse.
Sabrina non avvertiva dolore, ma solo quel ronzio gradevole alle orecchie e quelle leggere vibrazioni piacevoli che la pen machine produceva sulla pelle che le stava disegnando. Non si rendeva conto che la stavano rovinando per sempre, prima con la mente e ora sul corpo, le stavano trasformando l’aspetto, e più tempo passava stordita a sentire nel silenzio quel dolce ronzio e quella piacevole vibrazione, più la sua pelle candida veniva deturpata irrimediabilmente dall’inchiostro.
Ci voleva tempo a farli bene, ma lei era rilassata e non aveva fretta, le piaceva sentirla ormai la pen machine sulla pelle, la stordiva, la induceva al sonno.
Quando ebbe terminato sopra, Ho Chin scese e proseguì su il suo gluteo, tatuandole una bellissima orchidea con gambo, anch’essa rossa simbolo di passione, erotismo e lussuria.
Dopo un paio di ore, terminato, Sabrina voltò il capo e guardò il tatuaggio, ma subito Ho Chin le mise sopra una crema coprendoli con una garza fermandola con due cerotti di carta.
“Tienili coperti almeno 24 ore:” Le disse:” E metterai per un po’ di giorni questa crema sopra, che proteggerà la pelle circostante!” Disse passandogliela in mano:” Quando terminerai, ti lascerà un bellissimo marchio e un disegno erotico.”
Usò proprio quella parola,” marchio” e non tatuaggio.
Sabrina silenziosa ed emozionata con gli occhi timidi ascoltava. Ora era stata anche marchiata, come una giovane puledrina.
Si sentiva come offerta su un altare pagano, dalle pareti la osservavano gli oggetti sanitari in quel suo aspetto alterato e quello era solo l’inizio.
Poco dopo si alzò, accompagnata da Ho Chin, ripassò la porta ed andò nell’appartamento attiguo del Dottore, si guardò in piedi allo specchio a muro. Si ammirava sorridendo, era la prima volta che si vedeva depilata con sei anelli sulla vulva e due sui capezzoli che brillavano. Stranamente, si piaceva, ne era soddisfatta, compiaciuta.
Stupidamente da ragazzina si vedeva e si sentiva eccentrica, diversa con quei tatuaggi e quegli anelli che si toccavano tra loro camminando, dandole sensazioni nuove, insolite e piacevoli.
Doveva muoversi con le gambe leggermente divaricate perché non si toccassero per via dello sfregamento, e per quel motivo sculettando involontariamente come una puttanella.
Con il tempo ci avrebbe fatto l’abitudine, non se ne sarebbe più accorta di averli, se non quando si fosse lavata o ci avrebbe giocato, eccitandosi ad accarezzarli a tirarli o farselo fare da altri e avrebbe potuto anche metterne dei nuovi ornamenti appesi, catenelle, fiori dorati ad allungare le grandi labbra.
Si rivestì e dopo le loro raccomandazioni e programmazioni successive salutandoli uscì.

Giunta a casa era scelleratamente gioiosa ed agitata, salutò la nonna, andò in camera e si volle ammirare di nuovo.
Era eccitata, con una strana luce negli occhi, incoscientemente e sciaguratamente era felice di potersela guardare affascinata dal luccichio degli anelli.
Si spogliò nuda e come fece la prima volta che fu anellata, si avvicinò allo specchio della sua camera ed esaltata e con la voglia di vedersi e tolse anche la garza per ammirarsi i tatuaggi, si voltò con la schiena e il sedere alla specchiera e si ammirò. Il marchio della schiava sulla spalla, era bello, colorato, le piaceva. E anche quella grande orchidea sul gluteo, forse troppo ampia che nessun slip o mutandina sarebbe mai riuscita a coprire completamente, ma le piaceva, era soddisfatta, aveva sempre desiderato avere dei tatuaggi, e anche se sua madre non aveva mai voluto e ora ne aveva due.
Poi allargò bene le gambe per osservarsi meglio la vulva e vide i sei anelli luccicanti, li toccò e li fece titillare tra loro con le sue piccole dita e dopo averne infilato uno dentro di loro le tirò leggermente sorridendo allungando un poco le grandi labbra e rilasciandole, sussultando a quella sensazione piacevole.
Le ondate di piacere iniziarono a correre nel suo corpo, scosse elettriche le esplodevano in testa, chiuse gli occhi per assaporare quelle sensazioni meravigliose, piacevoli, strane e perverse. Ora era un’altra, pronta per continuare la sua iniziazione sessuale, presto Il Dottore l’avrebbero portata in discoteca, tra i ragazzi e le ragazze della sua età….

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