b- L’amore perverso. Cap. 30 Il culo di Sabrina.

L’AMORE PERVERSO.

NOTE:
Un fondoschiena veramente ben fatto è l’unico legame tra Arte e Natura.
(Oscar Wilde

 
Cap. 30 LA SODOMIA di SABRINA.

Mentre sua nonna era dall’estetista e come sua madre e come lei veniva traviata e corrotta da Romeo, Sabrina all’insaputa di tutti continuava a frequentare la casa del Dottore, non più solo per sua imposizione, ma anche perché iniziava a subirne una strana attrazione morbosa verso quella gente e quello che le facevano fare. Quel pomeriggio le disse che sarebbero andati in un locale vicino ai giardinetti dall’altra parte della città. Per far sì che lei potesse dare prova della sua ubbidienza e sottomissione sessuale.
“Sei pronta Sabrina a questo tuo nuovo viaggio verso la conoscenza della depravazione!?” Le chiese il vecchio medico perverso.
Lei non rendendosi conto di cosa potesse accaderle, annuì con il capo.
“Bene oggi imparerai cose nuove, una parte di te verrà esplorata, ma se non subito poi proverai piacere in quello che farai.”
“Vestila bene!” Disse a Ho Chin quando entrarono nella loro stanza armadio adibita a capi di abbigliamento e lingerie erotica per le nuove iniziate.
” Deve essere bella oggi pomeriggio, un fiore, tutti la devono guardare e desiderare c’è in serbo una sorpresa per lei che la renderà completa, donna sotto tutti gli aspetti.”
Ho Chin con gusto scelse dei capi sexy e giovanili, ma provocanti, adatti alla sua giovane età.
“Spogliati nuda che ti devi vestile come piace al Dottole!” Esclamò.
Quando fu nuda, iniziò a passarle gli indumenti scelti. Prima una minuscola lingerie erotica formata solo da un perizoma bianco e lucido, e poi la incalzò:
“Metti Questo!” Le disse allungando il braccio a passandole un miniabito vertiginoso in stretch rosso trasparente e luccicante.
Era molto erotico, sexy, ma cortissimo, indossato le arrivava agli inguini, lasciando le cosce scoperte e mostrando la longilineità del suo corpo, con un ventre piatto e un sedere appena percettibile da sotto l’abito…
Sul davanti aveva con un decolté a “V” che partendo da poco sopra il pube saliva mostrando l’ombelico e lasciando intravedere le forme acerbe del seno e dei fianchi evidenziando il suo corpo giovanile, coprendo appena il seno ancora adolescenziali, che al respiro dell’ansietà che provava e ai movimenti degli spostamenti del corpo, si lasciava ammirare piccolo e sodo.
Poi proseguiva in un’ampia scollatura agganciata dietro al collo da un anello dorato, lasciando liberi i fianchi esili che al movimento del bacino si mostravano assieme alla schiena fresca e immatura, nuda fino quasi ai glutei.
Il tessuto della gonna, fasciava stretto il sedere, già piccolo di suo, cercando di provocarne una leggera prominenza, dandone l’immagine di un sederino pronunciato e volgare. Le fece calzare un paio di calze velate autoreggenti, con la fascia sulla coscia coperta appena dal margine inferiore del miniabito e fu quasi preparata.
Aveva un bel culetto.
Quando fu pronta, mise un paio di scarpe con tacco a spillo, di 10 centimetri e non oltre, non avendo ancora pratica a camminare su di essi.
Poi Ho Chin provvedè a truccarla, la fece sedere su una sedia e iniziò dagli occhi e sopracciglia, correggendole e rasandone una parte, per poterle alzare e allungare con la matita, poi passò al viso e alle labbra che venivano evidenziate e ingrandite da un colore rosso fuoco, che per ordine del Dottore doveva tenere sempre in posizione di suzione, sporgenti in fuori , come una vera bagascetta. La pettinò e le riordinò i capelli.
“Ecco sei pronta! “Esclamò al termine osservandola.” Avviso il Dottore!”
Quando il vecchio medico arrivò e la vide, sorrise era bellissima, non sembrava più una ninfetta sbarazzina, educata e graziosa, ma una giovane viziosa, perversa e battona da strada.
I suoi denti bianchissimi risaltavano e creavano contrasto con il colore rosso delle labbra e gli occhi azzurri brillavano con l’ombretto e il rimmel intorno ad essi.
Ho Chin le mise un soprabito e uscirono, salirono in auto e si avviarono, e con un giro veloce la portarono in un locale di periferia, una specie di circolo-bar pieno di gente anziana, disoccupati e pensionati.
Durante il tragitto Sabrina scrutando dal finestrino la strada che scorreva veloce, rifletteva di come era cambiata, di quello che faceva, era diventata la donna, l’amante, la serva e la schiava ubbidiente del Dottore e in fin dei conti le piaceva esserlo, aveva scoperto che l’attraeva quel mondo strano ed estremo che le aveva fatto conoscere lui, ma pensava anche a sua madre, se lo avesse scoperto …cosa sarebbe accaduto?!”

Arrivati posteggiarono l’auto e poco dopo entrarono in quella specie di circolo per anziani con Sabrina a braccetto al Dottore, camminando al suo fianco, bellissima, più alta di lui per via dei tacchi e la mostrava come se fosse una cosa sua, un suo giovane animale da portare in giro ed esibire.
Si sedettero a un tavolino, qualcuno di quei vecchi lo salutò, mentre Ho chin andò a prendere da bere, per Sabrina, bevande rigorosamente alcoliche, da quel giorno avrebbe dovuto abituarsi a bere e a fumare e le diede anche una sigaretta, che dopo i primi colpi di tosse iniziò a fumare di gusto.
Era un locale strano, di periferia, mezzo malfamato che fungeva anche da ristorante e affittacamere ai balordi e alle vecchie puttane che battevano vicino quando trovavano qualche cliente.
In un tavolo vicino c’era un vecchio di circa 60 -65 anni, alto, magro e calvo, con un altro vicino sessantenne grasso e peloso. Giocavano a carte bevendo vino.
Ho Chin l’aiutò e si tolse il soprabito e appena Sabrina si sedette, la sua corta gonna salì, lasciando le cosce scoperte, fasciate da quel velo scuro sottile ed erotico che erano le calze di nylon. Quel minuscolo straccetto che aveva come gonna, lasciava intravedere il perizoma bianco in fondo alle cosce. Lei non si curò dei vecchi e continuò a consumare il suo drink fumando disinvolta come le aveva insegnato il dottore, mentre quei due senilmente commentavano tra loro qualcosa guardando lo spettacolo offerto involontariamente da Sabrina.
Le venne lo stimolo di urinare, si scusò con il Dottore e Ho Chin e chiese il permesso di potere andare in bagno, permesso che le fu concesso.
I capelli lunghi, lisci e biondi le scendevano sulla schiena coprendola in parte. Il Dottore la osservava da dietro allontanarsi, con il suo bel sederino ancheggiante, stretto nella gonna aderente. Era bella, fiera, erotica e desiderabile, assomigliava molto a sua madre nei lineamenti e nel portamento, ma se a sua madre non era riuscito di domarla e possederla completamente nel corpo e nella mente, con lei si, con Sabrina sua figlia c’era riuscito, la stava plasmando come voleva lui, ed ora erano lì, con lui pronto ad offrirla a qualcuno che le aggradava.
L’eccitazione del Dottore era arrivata al massimo, la situazione era stupenda, quei due luridi vecchi le mangiavano con gli occhi la sua giovanissima ninfetta, la sua creatura.
Era stupenda vestita e truccata in quel modo, avrebbe fatto arrapare anche un vecchio impotente.
Ho Chin a un cenno del Dottore si avvicino a uno di loro sussurrandogli qualcosa all’orecchio. Il vecchio si voltò, guardò il Dottore con un sorriso accondiscendente, accennando un sì con il capo, che fu ricambiato dal Dottore. Subito dopo Sabrina uscì dal bagno e si andò a sedere vicino a lui, il suo padrone.
Mentre Ho Chin tornava a sedersi con loro, il vecchio avvicinò la testa all’amico e gli bisbigliò qualcosa e lui subito si girò a osservare con desiderio senile Sabrina.
Ho Chin andò al bancone, parlò con il padrone e chiese una camera, pagandola profumatamente, ricordandogli che non volevano essere disturbati per nessun motivo. Prese la chiave e andò dal Dottore, tutte e tre si alzarono, anche Sabrina che era ignara di quello che le aspettava e si avviarono verso la scala e passando davanti a loro, ai due vecchi, Ho Chin gli fece vedere il portachiavi con il numero 21.
Una volta saliti e fatto uno stretto corridoio, entrarono in una camera e accesero la luce di un logoro lampadario al neon. Era abbastanza squallida, senza bagno, solo con un lavandino in un angolo con sotto un bidet di plastica portatile.
Pareti ancora in tappezzeria anni ottanta, consumata dal tempo e macchiata dall’umidità, un armadio scuro alto due metri a tre ante con lo specchio nell’anta centrale, un comò nell’altra parete con quattro cassettoni e una specchiera sopra. Un letto matrimoniale, due comodini con lampade abatjour, un tavolinetto per scrivere e tre sedie, di cui una di stoffa consumata e sporca. C’era una finestra che aprirono per far uscire quell’odore di chiuso e di muffa.
Il Dottore entrando si guardò attorno esclamando:
” Perfetta! È come la volevo io.”
Prese un fazzoletto dalla tasca, lo allargò e lo mise sulla sedia di stoffa e si ci sedette sopra, mentre Ho Chin, tirava giù il copriletto, lasciando il letto scoperto solo con il lenzuolo.
Sabrina guardava stupita, pensava che il Dottore e Ho Chin volessero fare sesso con lei su quel letto e quegli uomini da spettatori, ma si sbagliava.
Poco dopo si sentì bussare, Ho Chin aprì, erano quei due vecchi che poco prima giocavano a carte vicino al loro tavolo.
Intuì subito cosa volessero e si voltò di scatto verso il Dottore guardandolo, sperando che non avallasse il suo sospetto e invece ne ebbe solo la conferma.
” Ora ti concederai a questi signori!” Disse il Dottore con una voce ferma, severa e tranquilla. “Ma! …” Obbiettò Sabrina osservandoli, rispondendo per la prima volta a un suo comando. Ma lui non se la prese, anzi sorridente la invitò a manifestare liberamente il suo pensiero.
“Ma sono vecchi monsieur!” Esclamò sorpresa.
“Appunto!” Rispose il Dottore:” Sarà un’esperienza nuova e gratificante per te. Non credere che non ti piacerà!” Precisò.
“Forse non avranno nemmeno l’erezione Monsieur.” Precisò Sabrina con una smorfia maliziosa.
“Non credo! “Rispose lui:” Ma vedremo! …Se non c’è l’avranno, finirà tutto subito e c’è ne andremo, se non sarà così, vuol dire che giocherai un poco con loro.”
Era quello che sperava lei, andarsene via subito, non le andava di accoppiarsi con quei vecchi dall’aspetto trascurato e maleodoranti.
“Su! Ora spogliati!” La esortò, mentre i due presentandosi si disposero nella parete di fronte, verso la finestra ad osservarla.
“Mi chiamo Ezio!” Disse quello alto e magro.
“Io Nino!” Aggiunse quello grasso.
Lentamente sotto lo sguardo di tutti Sabrina iniziò a spogliarsi, passando gli abiti a Ho Chin che li posava in ordine sul tavolinetto.
Si sfilò il vestito, restando seminuda, mostrando il perizoma bianco-lucido sulla sua pelle pallida e il suo culetto sodo, stupendo, marmoreo. Il perizoma separava le due natiche lattee che risaltavano ancor di più per il colore lucido dell’indumento.
Non aveva reggiseno e le due giovani mammelle, sode e piccole, ancora acerbe, per la vergogna si gonfiarono con i capezzoli dritti e turgidi, mostrando il suo disagio e la sua eccitazione nel doversi esporre nuda a degli sconosciuti. Manifestando involontariamente, la scoperta del suo piacere ad esibirsi.
Si tolse le scarpe spingendole sul tallone con il piede, prima una e poi l’altra, poi prese la fascia delle calze autoreggenti e arrotolandola la portò verso il basso, fino al piede togliendola, prima una e poi l’altra. I piedi erano curatissimi, pallidi e affusolati, con le unghie smaltate di rosso come quelle delle mani. Quello sinistro era circondato da una cavigliera dorata con dei ciondolini di simboli di sottomissione, regalatale dal Dottore.
Si piegò lentamente e tolse anche quel mini perizoma, restando completamente nuda e ferma a lasciarsi osservare.
A un cenno di Ho chin rimise le scarpe con il tacco, che la slanciarono ancora di più in altezza, facendo apparire il suo corpo ancor più esile, giovane ed invitante.
Tolse tutto restando nuda sulle scarpe con il tacco a stiletto e i due vecchi la osservavano attenti, con sguardi libidinosi, illuminata dalla luce squallida di quel neon.
I capelli cadevano in ordine sulla schiena, lisci e biondi come l’oro che la rendevano attraente e sembravano raggi di sole intorno al viso pallido e truccato.
Il rossetto sulle labbra, le mostrava esili e brillanti, nascondendo assieme al trucco la sua ingenuità e la rendevano falsamente volgare e adulta. Il suo ventre piatto, era senza un filo di grasso, incavato all’interno e sotto di esso si affacciava il pube, il suo giovane sesso, coperto da una invitante leggera e rigogliosa peluria che alla luce del neon sembrava dorata.
Il Dottore la invitò a passeggiare:
” Su Sabrina! Passeggia un po’, fai vedere a questi signori …questi nostri nuovi amici…” Si corresse subito:” Quanto sei bella e desiderabile, muoviti per la stanza!” Lei ubbidì e iniziò a passeggiare.
Quei vecchi la guardavano increduli e libidinosi, con una lascività disgustante, non avendo mai visto prima una giovane ragazza così bella e nuda a loro disposizione.
Sulle lunghe gambe, si muoveva dritta con eleganza e orgoglio di sé stessa, della sua bellezza immatura.
Il suo corpo esile, appena sbocciato era invitante, era di un colore magnifico come la luna, con i fianchi scarni, appena formati che ai passi ondeggiavano assieme al suo culetto a destra e sinistra cadenzando ogni passo su quelle scarpe da donna adulta. Era bellissima ed erotica.
La scrutavano in ogni parte del corpo e a lei piaceva, aveva scoperto che la deliziava essere ammirata nel fisico, lei che era stata educata alla riservatezza nel rispetto di sé stessa e a non scoprire le parti intime del corpo, le vergogne come le chiamavano le suore dell’istituto dove aveva studiato. Era stata educata ad essere sobria e vestire sempre con gusto e rispetto per se e per gli altri, in modo non provocante e seducente, come aveva sempre fatto prima di incontrare il Dottore, e ora…. Ora invece provava appagamento, fervore ad essere ammirata, mostrata ed esibita nel suo corpo, ed era stata una piacevole scoperta che non conosceva.
Il suo corpo nudo all’eccitazione e alla tensione, emanava un profumo stupendo gradevole e di marca, di giovane ragazza in desiderio, che stonava con quello stantio della stanza e di vecchio di quei due uomini.
Ezio, il vecchio sessantenne, magro e alto era allibito, si notava che aveva il cazzo duro sotto i pantaloni, non smetteva di toccarselo con una mano, ma si limitò ad osservare.
Seguiva ogni suo movimento, attentamente.
La guardavano stupiti, la fighetta le brillava, avvicinandosi videro con stupore che era meravigliosa, invitante, in confronto a quelle vecchie e sfatte che vedevano loro.
Si girò verso il Dottore parlando anche per l’amico:” È bellissima! Davvero possiamo toccare?” Chiese timoroso.
“Ma certo!” Rispose il Dottore.” Potete anche chiavarla se volete. “Dichiarò improvvisamente sbalordendo tutti i presenti e Sabrina stessa che non si aspettava quella affermazione.
Il vecchio Ezio si passo la lingua sulle labbra, come a togliersi la secchezza dell’eccitazione e si avvicinò, mentre Ho Chin stendeva sul lenzuolo un asciugamano di spugna bianca, facendo segno al vecchio di andarci su, battendoci sopra:” Qua! Si sdlai qua!” Le disse.
Il vecchio ubbidì e mentre l’amico guardava, si distese sopra volgendo la pancia verso l’alto, accavallando le sue lunghe cosce.
La brezza che entrava dalla finestra socchiusa, quel venticello caldo d’estate, urtando il corpo di Sabrina, alzava dalla sua pelle e trasportava il suo profumo rendendo l’aria ancor più rovente, ma piacevolmente respirabile.
Faceva molto caldo e Sabrina iniziò a sudare e tante piccole goccioline le imperlinarono la fronte e sopra il labbro superiore oltre che il corpo e unendosi le colavano dalla schiena sulle natiche e dal collo sul seno, finendo la corsa e fermandosi, sui fianchi, tra i glutei e sulle mammelle.
Sabrina guardò il Dottore suo padrone, che le fece un cenno affermativo e come se sapesse cosa fare, esitante si avvicinò al vecchio, slacciandogli la cintura dei pantaloni; intuendo lui cosa volesse fare Sabrina, alzò il sedere facendo il ponte e lei glieli tirò giù assieme alle mutande fino alle ginocchia e di seguito alle caviglie, lasciando fuori un grosso cazzo semiduro, che usciva da una selva di peli grigi arruffati e maleodoranti.
Emanava un odore di ammoniaca, di acido e selvaggio, ma lei eccitata suo malgrado, lo prese in mano e iniziò a masturbarlo, risvegliandolo sessualmente e portandolo ad avere una certa rigidità, poi come le indicò il Dottore si chinò su di lui e vincendo il ribrezzo, lo prese in bocca succhiandolo. Avvertendo sulla lingua quel gusto aspro e agro che aveva sulla cappella e intorno ad essa.
Sabrina aveva la bocca piccola e a fatica riusciva a prendere all’interno quella cappella senile ingrossata, preferiva leccarlo e lavorava quindi molto di lingua e si accaniva con grande foga su di essa, come se fosse un gelato, vincendo il sapore sgradevole.
Sicuramente le piaceva ciò che stava facendo, ma non pensava che gli sarebbe diventato duro e invece sotto le sue linguate vellutate da gattina, si irrigidì, fino ad ergersi dritto e lungo come un obelisco di pietra.
Il cazzo si ingigantiva a vista d’occhio, diventando impressionante, era il più grosso di quelli che aveva visto fino ad allora, più grosso di quello del Dottore.
Era pronto, ma aveva un qualcosa di mostruoso, di deforme, era pallido e arcuato, largo alla base con le venature evidenti sotto pelle. Un brivido le corse lungo la schiena.
“In fondo.” Ormai corrotta pensava maliziosa:” Se mi lascio possedere in questa posizione non dovrò baciarlo, sentire la sua lingua schifosa contro la mia.”
L’altro ridendo, bisbigliò qualcosa di volgare al Dottore, sotto lo sguardo attento di Ho Chin . “Certo che ha un bel culetto la ragazzina!” Esclamò Nino osservandolo con avidità.
“È ancora vergine!” Disse il Dottore.
“Davvero!? …Bè allora fortunato chi lo prenderà!” Rispose sogghignando.
“Può essere lei!” Replicò il Dottore sorprendendolo, aggiungendo:” Se la sente di provare ad essere il primo? Guardi che come le ho detto è vergine.”
A quelle parole il vecchio si eccitò, non le sembrava vero di poter fare il culo a quella ragazzina e sverginarlo per giunta:
” Certo che ci riesco! “Ribatté deciso e risentito:” Il culo è sempre stato la mia passione e lo preferisco alla figa…ho inculato tante donne in vita mia e anche uomini e ragazzi se lo vuole sapere. Sono un esperto!” Rispose precisando hai dubbi del Dottore sulle sue capacità sessuali.
“Bene allora quando sarà il suo turno ci provi! Glielo faccia! La inculi!” Esclamò sorridendo.
“Certo che lo farò, gli aprirò il culo a quella troietta, le farò provare l’orgasmo anale e apprezzarne la sua utilità anche per quello e non solo per cagare!” Sogghignò ridendo.
Intanto, Sabrina incurante dei loro discorsi, alzò la gamba e si portò a cavallo sopra dell’amico sdraiato nel letto, si inginocchiò sopra lui, allargando e piegando le cosce e mettendole tra le sue gambe, volgendo la schiena a Nino, al Dottore e Ho Chin, ma era in una posizione che tutti potevano osservare quella particolarissima penetrazione.
Prese il cazzo con tutte due le mani e lo guidò pian piano sulla vulva, l’appoggiò sulla fessura già lubrificato dalla sua saliva per quel pompino meraviglioso che gli aveva fatto e lentamente sedendosi sopra, fece in modo che la penetrasse, allargando leggermente le labbra vaginali con le dita.
Lo fece scivolare al suo interno non senza resistenza, in quella figa già lubrificata dall’eccitazione, ma aveva comunque paura che l’irruenza nell’entrare le procurasse dolore.
Il vecchio la prese per i fianchi esili, quasi ossuti e tenendola ferma e accompagnandola giù la penetrò quasi completamente, iniziando a sollevarla di peso tanto era leggera, penetrandola fino a circa metà del suo formidabile attributo, facendo cigolare il letto a ogni movimento.
Il Dottore sorrideva a quel cigolio.
” Non pensavo che esistessero ancora reti che facessero questo rumore da cinema.” Esclamò sorridendo voltandosi verso Ho Chin.
Sabrina in quella posizione lo sentiva molto dentro di lei e le sue grosse mani sui fianchi, fungevano da fermo e fine corsa di quel cazzo, che del resto era rischioso prenderlo tutto.
Era un vecchio, ma era ben dotato e ancora vigoroso.
Furono attimi interminabili, Sabrina iniziò ad ansimare non trattenendo il suo piacere, gemendo e iniziando a dimenarsi sopra di lui.
Il vecchio con quelle mani quasi artrosiche dalla pelle rugosa e translucida, le stringeva anche il seno e spingeva con un ritmo incredibile per la sua età.
Lei iniziò a cavalcarlo e godente si lasciò accarezzare i seni e i fianchi, girando il capo in alto e socchiudendo gli occhi dal piacere.
L’uomo riuscì ad allungare la mano e portarla a suoi capelli prendendoli tra le dita e le tirò a sé, giù, come se fossero una fune, piegando Sabrina suo malgrado fino alla sua bocca, introducendole la lingua bavosa tra le labbra colorate e fresche, tra i suoi denti bianchissimi, dentro e iniziò lascivo a baciarla, succhiandole la lingua, leccandole le labbra e impiastricciando le sue di rossetto, con partecipazione non voluta di Sabrina.
Poi alzò il capo, prese tra le labbra e iniziò a succhiarle i capezzoli, giovani, freschi e vitali, sentendo in bocca quel bocciolo di rosa che le dava i fremiti e iniziò a sorbire poppando come un neonato, come a volersi allattare a quel seno giovane e florido e portarle via un po’ della sua giovinezza. Le lecco il piccolo seno e lo sfrego sulla sua faccia, irritandole la pelle candida e sensibile delle sue minute mammelle con la lunghezza della barba trascurata.
Intanto che le sue mani continuavano ad esplorare avidamente il suo corpo, accarezzandole le cosce, i fianchi e il sedere. Sabrina avvertiva la cappella di quel vecchio, battere contro il suo giovane utero ed ebbe un orgasmo scuotendosi tutta. Anche lui stava per venire.
“Vengo! Vengo!” Gridò, mentre l’amico e gli altri la guardavano.
Veloce intervenne Ho Chin, che vedendola estasiata e intontita dall’orgasmo e incapace di reagire dal piacere che provava, la tolse da sopra di lui tirandola di lato e facendole uscire il cazzo dalla figa prima che lui le sborrasse dentro e mentre la teneva con un braccio, perché inebriata non cadesse, prese un bicchiere sul comodino e disse al vecchio:
” Qua! Qua! Sbolla qua!!”
Lui si tirò su, si girò con il tronco di fianco e sborrò dentro il bicchiere che lei gli aveva passato, una quantità incredibile di sperma senile, accompagnato da un fragoroso applauso del suo amico Nino.
Subito Ho Chin portò alle labbra di Sabrina il bicchiere dicendole:” Bevi su! …Bevi!”
Lei estasiata e intontita aprì le labbra, prese il bicchiere tra di esse e mentre Ho Chin alzava il fondo in alto, la incitava a bere:
” Manda giù! …Manda giù!! “Ripeté.
Sabrina risucchiando il contenuto del bicchiere, pur rendendosi conto di cosa stava facendo, prese in bocca lo sperma di quel vecchio, deludendo più volte quella crema calda, densa e vischiosa.
“Su tutta! Tutta!… Ancora un po’! Bevi!!” Disse Ho Chin mentre le colava anche fuori dalle labbra sul mento.
“Bene! Brava!” Disse quando terminò di sorseggiare togliendo il bicchiere dalle labbra e lasciandola andare.
Sabrina, sudata, scomposta, con lo sperma di quel vecchio nello stomaco e ancora in bocca, si raccolse sdraiata nel lenzuolo ad assaporare ancora un po’ il piacere provato di quelle prime chiavate che faceva su ordine del Dottore, mentre Ho Chin riposò il bicchiere vuoto di sperma sul comodino.
Ezio, il vecchio magro si alzò e si fece avanti Nino il cinquantenne grasso.
Ho Chin la esortò:” Su girati! Mettiti alla pecolina !” Le disse nel suo italiano cinesizzato.
Lei si alzò roteando la schiena e ponendosi quasi a carponi, volgendo il suo meraviglioso culetto pallido e vergine verso il vecchio grasso e peloso che stava parlando con il Dottore e sempre più eccitato iniziò a spogliarsi, abbassandosi i calzoni e lo slip, facendo emergere da sotto la sua pancia prominente e pelosa , un cazzo lungo ma non largo di circonferenza, già eretto, che non aveva bisogno di stimolazione ne orale ne manuale, era bastata la vista di Sabrina chiavata dall’amico, vedere il suo corpo nudo, il suo culetto e pensare che di lì a poco l’avrebbe inculata per eccitarsi ed avere l’erezione.
Sabrina rimase qualche minuto in quella posizione, confusa, poi si giro voltando il culo superbo verso la finestra.
Quel grasso e senile uomo, salì sul letto inginocchiandosi, facendo cigolare e sprofondare la rete e il materasso sotto il suo peso.
Si avvicinò al suo culetto di Sabrina strusciando le ginocchia sul lenzuolo, finché si trovò davanti il culetto vergine di Sabrina all’altezza giusta, e poco sotto il suo solco gluteo, si intravvedeva la peluria dorata della sua fighetta ormai dilatata, allargata dalla chiavata fatta prima dal suo amico Ezio.
Era pronta a ricevere anche quell’uomo, questa volta alla pecorina, ma era ignara che il suo giovane e vergine culetto lo avrebbe donato proprio a quel vecchio, perché così voleva il Dottore che si era accordato con lui. Ma non a un vecchio qualunque …uno brutto e grasso, specializzato nell’inculare, nella sodomia.
Quel vecchio obeso quasi non credeva ai suoi occhi, vedeva una splendida ragazzina diciottenne a carponi con il culo verso lui, le lunghe ed esili cosce dritte come due colonne e leggermente divaricate che lasciavano intravedere la figa e i suoi peli bagnati anche da dietro. Le esili braccia tese di Sabrina, a fatica la tenevano su con il busto, con sotto il ventre piatto, quasi inesistente, incavato, che continuava salendo, mostrando le piccole mammelle eccitate e ferme, sospese e sode aderenti nel torace e i suoi capezzoli duri, rosa e sporgenti appena succhiati dal vecchio e i lunghi capelli biondi cadere giù dal capo come una cascata d’oro, scendere sulle spalle, la schiena e sul viso coprendolo in parte, oscillando e ondulando ai movimenti per arrivare quasi a toccare il lenzuolo.
La ammirava in tutta la sua bellezza erotica.
Il vecchio la scrutava con lo sguardo e iniziò esitante e timoroso ad accarezzarle i fianchi e i glutei, era eccitatissimo e si notava, e iniziò a toccarle le caviglie e la cavigliera, i polpacci, le cosce facendo scorrere sulla pelle le sue dita grassocce e ruvide.
Era molto arrapato. Anche lui con la lingua come l’amico si leccava le labbra, ma non per inumidirle perché asciutte, ma per togliersi la bava che l’ipersalivazione gli produceva guardandola, evitando in questo modo che uscendo dalle labbra la schiuma della sua libidine potesse cadere su quel magnifico corpo diafano.
Eccitato il vecchio porco non ci penso due volte e strinse tra le mani sui giovani e piccoli glutei sodi del suo culetto davanti a lui e chinando il capo iniziò con la ruvida ma forte lingua a leccarli e baciarli, era tutto molto piacevole per Sabrina, insalivandola tutta, le provocava gemiti e rantoli…di piacere.
“Di la verità, non ti ha mai leccato nessuno in questo modo, vero?” Chiese viscidamente l’uomo sospendendo un attimo la sua pratica. Ma lei non rispose.
Il vecchio si guardò ancora attorno e vedendo il Dottore che lo osservava, gli fece un sorriso come a chiedergli il permesso di continuare. Lui ricambiò il sorriso annuendo con il capo.
Ora il vecchio Nino aveva il suo permesso.
Iniziò a leccarle i glutei e le cosce dietro, salendo allargò le natiche e avvicinò la faccia rubiconda sul solco, infilandogli la lingua dentro fino ad arrivare all’ano, mentre stringeva premendo tra le mani il suo duro culetto.
La lingua percorreva senza indugi di igiene il solco gluteo che separava le natiche marmoree e iniziò a leccarle con avidità e passione il buco del culo. Sabrina apprezzò subito quella pratica e iniziò a muoversi e a gemere … mentre lui voracemente la leccava creandosi intorno alle labbra un misto tra saliva e umori.
Quel vecchio e grasso porco allungò la mano verso Ho Chin di fianco a lui, che le mise della crema lubrificante sulle dita e allargando di più le natiche di Sabrina con le dita di una mano, con il medio dell’altra glielo passò sull’ano rosa, accarezzandoglielo, mentre lei interpretò quel gesto solo come desiderio di toccarla, accarezzarla e nient’altro.
Quindi lui allungò la mano ancora e Ho Chin le mise altra crema sulle dita, che passo sul glande e la spalmò sulla sua asta vecchia, dura, lunga e fine.
Lo diresse con la cappella lubrificata nel suo solco allargato dalla grassa mano.
Lei sentì il suo glande prima strusciare e poi puntare e premere contro il suo ano, il suo forellino rosa e vergine.
Intuite le sue intenzioni si spinse con le ginocchia in avanti un poco per fuggirle e non favorire la penetrazione e distinto girandosi per fermarlo, si vide riflessa nello specchio del vecchio armadio, in una visione perversa e infernale, nuda con quel vecchio mostruoso dal torace e la schiena pelosa dietro lei in procinto di sodomizzarla.
“Noooo!!!! …Noooo!!! “Urlò d’istinto incurante dell’obbedienza al Dottore:” Non lo faccia, non voglio …sono vergineee!!! “Ma lui afferrandola con forza e tenendola forte per i fianchi, continuò a spingere.
“Noooo!!!! …Mi fa male!!!” Urlò ancora Sabrina.
Ma lui imperterrito, con l’esperienza e la praticità che si era conquistato negli anni, tenendola forte con le sue braccia disse:
“Rilassati!! … Sentirai un po’ di dolore all’inizio, ma poi godrai come una cagnetta in calore.”
E trattenendola per la vita, senza riguardo iniziò a spingere la cappella lubrificata, premendo sul suo giovane buchino…
Lei sentiva premere e dilatare il suo ano vergine e coraggiosamente cercava di resistere alla sofferenza che le procurava, avvertendo calore e dolore mescolarsi insieme e gridò ancora, questa volta non verso il vecchio, ma voltandosi verso il Dottore.
“Monsieur!! Monsieur!! Per favore, la prego! La supplico! Non mi faccia fare questo.
Ho Chin aiutami tu !!” Supplicava. Ma non ebbe alcuna risposta.
Mai avrebbe pensato nella sua giovane età, che un giorno molto presto sarebbe stata inculata e per giunta da un vecchio…
Era veramente terrorizzata da quell’atto contro natura e provò ancora con minor possibilità di fermarlo, ma lui continuò a spingere lentamente, fino a quando la massima circonferenza della sua cappella, allargando l’ano, entrò dentro di esso.
Un grido di dolore le uscì dalle labbra e tra i suoi denti perfetti e bianchissimi, mentre il suo ano veniva rotto da quell’uomo, per reazione raccolse un lembo di lenzuolo sul materasso sotto di lei, che portò in bocca a stringere fra i denti per non urlare e attenuare il dolore.
“Non ti preoccupare! Rilassati! …Vedrai che poi ti piacerà tantissimo. Non irrigidirti.” La esortò Nino dandole consigli:
“Se non vuoi sentire male …” Disse:” … quando io premo, tu devi spingere come se facessi la cacca.” Aggiunse ridendo con la sua voce rauca:” E vedrai che sentirai meno male!”
Sabrina esitò, ma lui la colpì con uno schiaffo forte sulla natica arrossandogliela.
“Ti ho detto di non irrigidirti! Se no senti male. Rilassati!… Respira…forza…respira …e spingi per fare la cacca!” Le ripeté Nino autoritario.
Quelle parole la umiliavano, ma pur di non sentire male, gli ubbidì, e i quelli posizione scomoda si mise a spingere come per defecare, mentre dal male respirava a fatica. Con la respirazione riuscii a rilassare le contrazioni dell’ano. Lui la sentì più cedevole e disponibile e pronunciò:
“Brava… così mi piaci! Devi fare sempre quello che ti dico e adesso godi!”
Rossa il viso di dolore per l’umiliazione e la vergogna di essere sodomizzata da un vecchio, sentì il cazzo di quell’uomo spingere forte e i suoi sfinteri vergini cedere alla forza e lacerarsi e di colpo non procurare più alcuna resistenza, lasciando entrare liberamente e di colpo il cazzo di Nino nel retto in tutta la sua interezza.
Sabrina urlò ancora, ma lui non si fermò e voltandosi si rivide ancora ma nello specchio del comò, in quella posizione oscena e perversa, con il suo giovane corpo pallido, sovrastato da quello di quel grasso e vecchio porco peloso, ma questa volta con il suo cazzo dentro di lei.
Gliela aveva infilato in culo, era sconcertata e immobile, ma a stare ferma sentiva meno male.
“Hai visto? È meno doloroso di quanto pensavi…vero? “Le sussurrò il vecchio, continuando:
” Eri davvero stretta, vergine, ma ora non lo sei più. Ora rilassati che ti inculo, te lo allargo un po’ e ti faccio impazzire di piacere e vedrai che le prossime volte lo rifarai volentieri, non sentirai più male e lo farai con piacere.”
E mentre lei continuava a dire di no! Lentamente cominciò a muoversi e a incularla, facendo oscillare il suo grosso ventre peloso sopra i suoi glutei.
Sabrina sentiva male, ma più lui si muoveva dentro il suo retto, meno gridava al suo passaggio. Avvertiva ancora dolore, che presto si tramutò in sofferenza e poi fastidio, finché non iniziò a provare piacere, un piacere che non aveva mai provato, diverso da quello vaginale e glielo fece capire iniziando a muoversi con lui, accompagnandolo nei movimenti e guardandosi ancora nello specchio mentre veniva sodomizzata.
Anche analmente era stata sverginata da un vecchio, nella figa dal Dottore e dietro da quell’uomo orribile, Nino, uno sconosciuto.

Era un insulto all’estetica vedere il corpo fracido, peloso e lercio di quel vecchio panciuto, inculare quella bellissima e giovanissima ragazza dal corpo statuario, splendido e perfetto da giovane Valchiria.
Il vecchio spingeva il suo cazzo nel culo della giovanissima Sabrina, tra le carni pallide di quella ninfetta, sussurrandole esaltato da quell’amplesso animalesco parole volgari:
”Troietta!!… Ti sfondo il culo puttanella! …Ti inculo!”
Mentre le cosce pelose e grasse del vecchio sfregavano i suoi peli amorfi e crespi su quelle lunghe esili e lisce di Sabrina che iniziava a emettere gemiti tra il dolore e il piacere.
Era bellissimo per quel vecchio profanarla nella sua integrità anale, nella sua purezza mentale. Mentre il cazzo penetrava nel culo, con la mano le accarezzava poco più sotto la delicata e fiorente fighetta, ancora dilatata dall’amplesso con l’amico con i peli bagnati e arruffati, mentre la sua pancia pelosa e grassa strisciava sudata sul pallidissimo culetto di Sabrina, causando un fruscio splendido.
Il piacere che Sabrina avvertiva era diventato reale, mentre lui aumentava sempre più i movimenti del suo cazzo che andava lento avanti e indietro dentro di lei.
Allungando le braccia le prese con le mani i suoi lunghi capelli color oro, dividendoli e tenendoli come se fossero redini e inculandola come se cavalcasse una giovane puledra.
” Ti piace eh ora puttanella !!!” Esclamò felice:” Ti sfondo il culo bella mia fighetta! Sto godendo con te inculandoti! …E anche tu porcellina mia ti sento godere ad essere inchiappettata da me. Sei una vera maialina lo sai?”
Voltandosi mentre parlava ad osservare il Dottore come a chiederne il permesso a poter proferire volgarità sul suo oggetto sessuale, la sua cagnetta.
Il Dottore sorrise e annuì ancora e lui felice e sudato in tutto il corpo continuò:
“Non lo avevi mai preso in culo…non volevi, ma ora ti piace!! …Ti piace vero?!”
“Si! Sii! “Farfugliò Sabrina mentre la sodomizzava, sentendosi tirare indietro il capo dall’estensione dei capelli nelle sue mani. Ora godeva.
“Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto!… Ora te lo allargo bene, apro bene la strada per altri che verranno dopo di me …troietta!” Disse sogghignando.
Il livello del piacere saliva in proporzione alla spinta che lui imprimeva con il cazzo dentro il suo retto e lei iniziò a gemere:
”Oooohhhh!!! Ooooooooooohhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!! “
I gemiti, insieme al suo profumo e agli odori del grasso corpo sudato, si spandeva nell’aria della stanza assieme al cigolio del letto che aumentava sempre più facendo capire il ritmo e l’intensità di quella inculata.
“Vengo! Vengo! “Gridò lui tirandole forte i capelli indietro fino a farle male e facendole avere un orgasmo anale che la scosse tutta con un lungo:
”Aaaahhhhhhhhhhhhhhhh!!!!”
Sabrina si aspettava che lo tirasse fuori per venirle sulle natiche. Invece lui lasciati i capelli, la strinse per i fianchi, si avvinghiò al suo corpo esile e pallido e tenendola stretta con le braccia sotto di lei a stringerla sull’addome, iniziò a scuotersi tutto, facendo tremare tutta la sua carne grassa, flaccida e pelosa e con gemiti gutturali le sborrò dentro, riversando tutto il suo sperma nel suo giovane intestino.
Scrollò tutta quella massa di carne floscia che aveva addosso e sborrò sussurrandole nell’orecchio con voce ferma e decisa:
”Sboroooo troia!!!Sborooooooo!!!…” E la riempì del suo seme senile caldo.
Era la prima volta che Sabrina aveva un rapporto anale e restò sorpresa e preoccupata che le avesse sborrato dentro, ma il piacere che provava era ancora tanto che si lasciò andare, lasciandosi riversare nel suo pancino lo sperma di quell’uomo.
Lui lo tirò fuori con un rumore sordo d’aria che usciva, come se avesse stappato una bottiglia di spumante, lei si abbandonò e si sdraio a bocconi sul letto, con l’ano dilatato e ancora aperto, godendo per ciò che era successo, mentre lui in ginocchio vicino a lei, teneramente le accarezzava ancora le natiche.
Quando si alzò dal letto, il Dottore e Ho Chin notarono che sulla schiena della loro Sabrina c’era una grossa macchia di saliva, era la bava del vecchio porco grasso, che mentre la inculava gli era colata involontariamente dalle labbra e caduta sulla pelle.
Il vecchio Ezio, che poco prima l’aveva chiavata, si guardò intorno e notando il suo amico Nino che l’aveva inculata, stanco e sudato, prese per i capelli Sabrina e tirandoglieli forte la fece tirare su dal lenzuolo e la portò con il viso davanti al suo cazzo che si fece leccare pulendolo dai residui della sborra. che stava asciugandosi.
Mentre Sabrina con gli occhi lucidi dal godimento avuto leccava il cazzo del vecchio Ezio, l’atro, il grassone Nino guardando il Dottore e ancora eccitato di poter usare il corpo di quella giovane ragazza, si sentì dire:
“Pisciale in faccia!”
E lui non facendoselo ripetere, aprendosi in un sorriso perverso mentre lei ignara leccava il cazzo del suo amico, fece partire un getto di urina, seguito subito da un altro:
“No! Ma che fa? “Gridò Sabrina incredula cercando di allontanare il capo sentendo gli schizzi caldi d’urina sul viso:” Questo nooo!!!”
Ma l’amico tenendola sempre ferma per i capelli e spostandosi, lasciò che Nino continuasse, finché il getto d’urina da intermittente diventò continuo e allontanatosi di poco, la innaffiò con il suo piscio.
“No! No! La smetta il prego!” Supplicò Sabrina, non potendo fuggire a quel getto dorato, ricevendolo tutto in faccia e sul capo, che le colava sul corpo.
“Stai zitta troia!”
Le urlò lui esaltato, mentre quel fiotto di urina la colpiva in viso, nella bocca e sugli occhi. Uno spruzzo caldo e anche piacevole da avvertire che le entrò anche in bocca, gustandone il sapore acido e selvatico e sentendo l’odore forte di ammoniaca e di rancido.
Schifata cercò di ripararsi il viso con il braccio, ma lui come se annaffiasse davvero, abbasso il cazzo urinandole sul seno, il ventre e sulla figa e mentre lei si rigirava di schiena per ripararsi e fuggire a quel getto perverso, volgare ma soprattutto umiliante, lui ridendo continuò a pisciarle sulla schiena.
Lo stesso fece l’amico.
Il piscio le scendeva come acqua da un torrente, innaffiando le natiche e il solco gluteo dove era stata appena inculata.
“No!Noo! Noooo!!! Vi pregooo!! Fermatevi!!” Gridava mentre quella pioggia dorata e senile scorreva sulla sua pelle.
Poi presa per i capelli, Ezio le urinò ancora in viso, un getto caldo e potente che scendendo e scorrendo su il suo collo le diede i fremiti.
Come era capitato per la sodomia, ora era passiva e ferma lasciandosi ad occhi chiusi urinare addosso, provandone piacevolezza, finché lui finì.
Al termine tossì forte, una parte di urina entrata violentemente in bocca l’aveva deglutita e le era andata di traverso.

Quando tutto fu finito si alzarono, i due vecchi felici si misero a posto e uscirono, mentre Sabrina sdraia sul lenzuolo bagnato di piscio singhiozzava. Non si aspettava di dover fare quello, subire quella umiliazione, quel disonore, essere inculata da un vecchio e pisciata addosso da tutte e due.
Guardandosi negli occhi con il Dottore, in un gesto di intesa Ho Chin si avvicino per consolarla e coccolarla, ma lei non ne voleva sapere, quel finale era stato troppo umiliante ….
Riuscì a calmarla:
“Su dolce Sablina! Olamai è fatto! Non succedela più se tu non vuoi, ma vedlai che poi ti piacelà ! …Vieni che ti aiuto!”
La fece alzare e la portò davanti al lavandino, aiutandola a lavarsi la faccia e gli occhi rossi con il trucco disfatto.
“Ci vorrebbe una doccia!” Esclamò Sabrina.
Rispose Ho Chin mentre il Dottore si alzava e si avvicinava:
“Qua non ce né! Ti lavelai a casa, pel ola asciugati!”
E presa con cattiveria l’asciugamano dal letto, che il vecchio Ezio aveva messo sotto il culo quando la chiavava, dal lato che non si era bagnato di piscio, l’asciugò un po’.
Dopo che fu vestita e pettinata, con ancora i capelli bagnati e maleodoranti di urina, discesero lentamente la scala, il Dottore davanti, Sabrina al centro e Ho Chin dietro.
Passarono davanti al bancone di quel bar, che faceva anche da reception, Ho Chin ridiede le chiavi della stanza indietro, mentre lui guardava Sabrina negli occhi, che vergognandosi capendo che sapeva tutto quello che aveva fatto, abbassò o sguardo.

Al solito tavolo erano ritornati a sedersi i due vecchi, avevano ripreso a giocare a carte con il loro bicchiere di vino. Vedendoli, salutarono educatamente con un gesto referenziale del capo il Dottore, sorridendo a Sabrina che gettò uno sguardo confuso, continuando a osservare avanti.
Si vergognava, non voleva più vedere quei vecchi depravati.
Uscirono…

L’educazione sessuale era appena iniziata, dopo quella della sua sottomissione, ora doveva imparare l’arte del dare piacere, ma aveva un buon maestro (il Dottore), ed erano solo all’inizio.
I giorni passavano e senza Daniela, era facile circuirla, far entrare nella sua mente cose nuove e perverse e fargliele credere come normalità.

Per commenti, suggerimenti, idee, notizie o critiche, scrivere a:
dressage1@hotmail.it
Grazie.

I contenuti presenti sul blog “Immoralexx” dei quali è autore il proprietario del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o ridistribuiti in forma parziale o totale senza previo accordo con l’autore stesso e citando sempre la fonte d’origine.
È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.
Copyright © 2019 Immoralexx by Educatore. All rights reserved.