b- L’amore perverso. Cap. 29 Il gerontofilo.

L’AMORE PERVERSO

Note:
Se una donna anziana si guarda spesso allo specchio, può darsi che non sia tanto un segno di vanità, quanto di coraggio.
Mark Twain.

 
Cap. 29 IL GERONTOFILO

 
All’interno del negozio incontrò la commessa rumena, una giovanissima prostituta che per copertura faceva la commessa da Alberto.
“Non c’è il signor Alberto?” Chiese Matilde, mentre Romeo ammiccava con lo sguardo sia la
commessa che il giovane presente, probabilmente conoscendosi già, facendo tutte e tre parte dello stesso mondo depravato.
“No! …È stato chiamato d’urgenza, ma non so dove sia andato, ma ci ha avvertito del suo arrivo signora e sia io che Drag (il giovane gerontofilo) siamo a sua disposizione per servirla.” Dichiarò la giovane commessa.
Matilde avrebbe voluto andarsene, ma temeva di fare uno sgarbo a quei giovani e al suo futuro
Genero Alberto e restò.
“Quali sono questi abiti arrivati?” Chiese mentre Romeo curiosava e parlottava con il giovane Drag.
“Glieli mostro subito signora!” Pronunciò la giovane commessa rumena.
La signora Matilde, tutto sommato nella sua decadenza fisica era ancora desiderabile per qualche sessantenne, giovane extracomunitario di colore disoccupato o giovane deviato sessualmente come Drag.
Mentre la commessa le portava gli abiti da provare, lei dietro la tendina si spogliò, mostrando che indossava biancheria intima classica e vintage, da nonna, stile di quando era ancora giovane, ma di una misura minore di quello che avrebbe dovuto portare, era un suo vezzo segreto per sentirsi più sexy e attraente.
Quando si guardava nello specchio, in quella biancheria intima cercava di trattenere l’evidenza del suo eccesso lardoso di un ventre mollo sotto il tessuto delle mutande, sporgente, e in quel momento per il caldo non più tenuto su dalla ventriera o dalle mutande contenitivi, ricco di adipe e smagliature; oltre che sostenere un grosso sedere prominente e cedevole, sorretto su da due cosce grosse arrotondate, posteriormente cellulitiche con prominenze e depressioni che accentuavano un effetto sgradevole del suo corpo, con qualche venuzza evidente e anteriormente peli neri visibili sulla pelle lattescente. E il reggiseno bianco con coppe enormi chiuso che copriva tutto e cercava di trattenere le grosse mammelle cadenti, con l’intenzione sua inconscia di mostrarle.
Mentre Romeo curiosava nel negozio chiacchierando non visto da Matilde con Drag, le disse ad alta voce:
” Inizia pure amore, io sono qui con questo giovane che cerchiamo i capi che meglio ti si addicono!”
E lei iniziò a indossare tailleur, maglie, camice e altro, riponendo poi tutto in una sedia
vicino, aiutata dalla giovane commessa.
All’improvviso, aprì la tenda per prendere un altro capo e restò sorpresa, non c’era più la
commessa a porgerle gli abiti, ma Drag, il ragazzino efebo, con il suo sorriso perfetto che
assomigliava tanto a quello della sua Sabrina.
La fissava da dietro e riflessa nello specchio, passandole gli indumenti e controllandoglieli addosso per metterglieli a posto. Le poggiò la mano sulla coscia, appena sotto dove terminava la gonna e la lasciò li.
Tramite lo specchio che aveva di fronte, lo vedeva accucciato alle sue gambe che metteva a posto l’orlo della gonna lo avvertiva benissimo che la toccava sulla pelle con le dita… e non diceva nulla.
Lui morbosamente iniziò ad accarezzarle la gamba da dietro, sul polpaccio, mentre lei immobile, turbata ed eccitata dal comportamento di quel ragazzo non diceva niente e lo lasciava fare.
Salì e arrivò sulle cosce, sotto alla gonna e le palpò il culo con decisione.
Lei sussultò, fece un sorriso ed esclamò a bassa voce:” Ma che fai!”
Lui non rispose, ma sorrise con i suoi denti bianchissimi.
Lo lasciò fare, gli tolse le mani dal culo solo quando sentì la voce della commessa e di Romeo
avvicinarsi, allora si voltò e lo guardò in viso. Non disse nulla e non fece commenti negativi,
anzi…. le piaceva quel suo modo di fare e lui le strizzò l’occhio mentre lei rideva silenziosamente della situazione.
” Ma sei pazzo!” Sussurrò a un certo punto: “Scusa se ti dio del tu, ma hai l’età di mia nipote!”
Esclamò.
Lui era bellissimo come ragazzo.
Lei non lo sapeva, ma il compito di Drag di quel bellissimo ragazzo in seno a quella specie di
organizzazione del Dottore e di Alberto, era quello di adescare nelle discoteche giovani ragazze e farle innamorare, frequentarle e lentamente indurle alla perdizione fino alla prostituzione con i motivi più vari, dal bisogno di soldi, alla prova d’amore…poi quando erano avviate, le cedeva ad altri…facendole continuare la vita da Escort.
“Lo sa signora Matilde che io la osservo sempre quando passa!” Mormorò Drag, adulandola:
” È ancora affascinante e giovanile.”
Lei si voltò e lo guardò con un sorriso, le faceva piacere ricevere complimenti anche dai giovani e specie da bei ragazzi e ne restò lusingata e meravigliata della sua esternazione:
” Grazie!” Rispose turbata da quella dichiarazione.
Ma subito una voce femminile la distolse da quei pensieri:
“Ci sono questi se vuole provarli!” Disse la commessa porgendole altri abiti su consiglio di Romeo, molto più audaci e giovanili. Lei guardò i colori ed esclamò:
” Non sono colori un po’ troppo sgargianti per la mia età?”
“Ma no! Che dice signora! Sono colori vivi, caldi, che la ringiovaniscono!” Rispose.
Provò un vestito di raso rosso, le era aderente, mostrando oscenamente tutte le eccedenze del suo corpo vecchio e floscio contenute dal tessuto. Il ventre sporgente e pieno era trattenuto dalla stoffa fine e sembrava più voluminoso e volgare di quello che era. Le due grosse mammelle molle, venivano tenute su in un decolté senile e raggrinzito nella pelle dallo stringere il seno sul torace. Mentre il grosso sedere fasciato stretto dalla gonna, veniva mostrato nella sua oscenità e volgarità. Il vestito le arrivava a metà cosce, mostrandole alla vista.
“Ma mi sembra troppo giovanile! “Esclamò dubbiosa.” Mi arriva sopra il ginocchio e oltre.”
“Bè mette in mostra le sue ancora belle gambe signora!” Disse il ragazzo prendendo posto a fianco della commessa.
“Ma… almeno fossero belle da vedere!” Esclamò lei ridendo.
“Per me lo sono!” Rispose Drag sovrastato dalla voce di quel puttaniere di Romeo che esclamò:
” Ti sta benissimo! Sei da Dio! Sembri una Dea! Prendilo!” Mentre la commessa sorridente osservando Romeo, acconsentiva muovendo il capo del suo giudizio.
Matilde non sapeva che aveva a che fare con due giovani depravati scelti dal Dottore per corromperla.
Quando si guardò allo specchio, mentre la commessa e Romeo si portavano al bancone, il ragazzo si avvicinò e con la scusa di sistemarle il vestito, le mise le mani sui fianchi, la tocco e la strinse.
Matilde era turbata dal sentire quel tocco giovanile sul suo corpo vecchio e lui con la scusa di
sistemarglielo, le accarezzava le braccia, la schiena e le toccava il sedere e lei come rapita da
quella situazione inconsueta, anomala, ma sempre desiderata, non lo impediva tergiversando
eccitata.
“Le sta bene anche davanti, guardi come le tira su il seno!” Disse il ragazzo appoggiando le mani sotto le grosse mammelle, alzandogliele e soppesandole in modo libidinoso e desideroso.
Lei stupita e turbata non parlava, lo guardava negli occhi, le sembrava strano di vivere quei
momenti, che piacesse oltre che a Romeo anche a un giovane, ma dentro di lei, nella sua vanità si rispondeva da sola:
” E perché no! …Non sono mica una donna da buttare via. Avrò i miei anni, ma sono ancora
piacente “Si diceva continuando a pensare:” E poi se gli piaccio, un motivo ci sarà! Perché dovrei rifiutare le sue attenzioni o gentilezze? In fondo sono vedova e qualche distrazione posso permettermela, l’importante è che non mi veda Romeo, chissà, forse è geloso?” Dimenticando in quei pensieri la memoria di suo marito e il giudizio di sua figlia, pensando solo al desiderio della carne che la terapia ormonale del dottore le provocava.
La giovane commessa rumena era al bancone a parlare con Romeo, lasciandoli soli e drag continuò ad aiutarla nel cambiare abiti e sistemarglieli addosso, finché non si fermò mentre lei era in mutande e reggiseno. Tirò la tenda dietro loro entrando e si avvicinò tra lo stupore di Matilde e la baciò sulle labbra.
“Ma che fai sei pazzo!?” Mormorò Matilde.
“Mi piace accarezzarti baciarti.” Rispose Drag.
“Ma sei pazzo? Non possiamo è assurdo, tu sei un ragazzino e io sono molto più grande di te!”
Esclamò.
“Non mi importa, è tanto che la osservo, anche quando la vedevo passare con sua figlia o sua
nipote, ma io guadavo lei…perché per me lei era più bella di loro.”
Matilde era confusa da quella confessione, però era felice di piacere a un giovane che aveva più o meno l’età di sua nipote Sabrina.
Lui si avvicinò ancora di più e con coraggio la baciò nuovamente in bocca, cercando la sua lingua.
Matilde percepì un piacere senile, difficile da spiegare, nell’avvertire quella lingua giovane e fresca nella sua bocca vegliarda e quelle mani che la frugavano sul corpo. Era tutto indecente, ma piacevole. Una forma di calore improvviso che non conosceva più da anni e che aveva ritrovato da poco con Romeo le investì la vagina, una sensazione calda e piacevole, come la voglia prolungata di urinare.
“No dai!… Sei giovane e poi la tua collega ci può vedere e c’è anche il mio accompagnatore di la,
che direbbe?”
“Nulla …! Con la mia collega ci sono già stato sessualmente e ora è solo un’amica.” Poi fingendo di accogliere la sua preoccupazione mormorò:” Ma se non vuoi qui, dimmi dove e quando? Vuoi che vengo io a casa tua? “
“Ehh… ma che dici? …Ma come corri… Io sono una signora, una vedova anche se attempata a casa mia cosa verresti a fare?”
“Qualsiasi cosa che vuoi, anche l’idraulico!” Rispose sorridendo.
“L’idraulico?” Ripeté lei ridendo. “No! A casa mia è tutto a posto, funziona tutto, l’unica cosa che si è rotta è la cinghia della tapparella della camera. “Dichiarò continuando a ridere sarcasticamente.
“Posso aggiustare la tapparella!… Sono capace l’ho già fatto altre volte!” Esclamò lui serio e pronto.
Matilde lo guardò dall’interno della tenda, poi mormorò:” Oh Diooo guarda un po’ cosa mi deve capitare a 67 anni …”
“La prego signora, non mi dica di no! Me la faccia riparare!” Quasi la supplicò Drag.
“Ma sai davvero aggiustare le tapparelle? “Chiese seria lei:” O è un espediente per venire a casa mia?”.
“Si! Si! Sono capace!” Rispose subito lui esaltato. “Era il lavoro che facevo, prima di fare il commesso, mi arrangiavo a fare di tutto. L’aggiusto davvero, mi piacerebbe esserle utile, sono a sua disposizione”” Dichiarò serio e trepidante.
“Mah… allora vedremo!” Esclamò lei possibilista.
“Le lascerò il cellulare!” Sussurrò Drag a bassa voce, fingendo di non farsi sentire da Romeo.
Poi aprirono la tenda mentre lei era ancora in mutandine e reggiseno vicino a lui, con quel suo corpo senile, e cadente.
Matilde si rivestì con i suoi abiti e ne acquisto due di nuovi, anche quello di raso rosso, che dietro i consigli della commessa e di quel giovane seppur erano vistosi e volgari, piacevano molto a Romeo.
“Vedrà che con un bel trucco marcato le staranno bene!” Esclamò sorridendo la commessa.
“E poi se posso permettermi signora…” Aggiunse.
“Dica pura!” La sollecitò Matilde.
“Senza offesa naturalmente, ma io la vedrei con i capelli tinti e non grigi e con uno stile diverso, lei ha già un aspetto giovanile se solo si tenesse un po’… dimostrerebbe quindici anni in meno.”
Dichiarò.” Dovrebbe tingerli di un colore vivo, nuovo o al limite come li aveva da giovane.”
“Da giovane? “Rispose lei con orgoglio:” Li avevo lunghi come i suoi e castano chiaro.”
“Be… io ora la vedrei bionda oppure proprio il contrario, scuri che risaltino i suoi occhi.” Matilde sorrise.” Lo terrò presente!” Disse uscendo.
Riflettendo si diceva:” E perché no! Potrei colorarmeli un po’ e non fare sempre la vecchia.”

Giunta a casa si riprovò i vestiti, poi si mise nuda davanti allo specchio e si guardò a lungo il corpo e il viso, era entrata mentalmente in una situazione pericolosa, stava modificando il modo di pensare, la percezione di vedersi e quella di apparire, credeva davvero di essere piacente e di piacere a Romeo e a quel ragazzino che l’aveva corteggiata dietro la tenda.
Ripensava al rapporto sessuale avuto con Romeo, ai suoi baci e quella sensazione provata, quel calore acceso in vagina, bello ardente e piacevole … che era più di vent’anni che non provava e che suo marito non le aveva mai fatto provare in quel modo.
Si sentiva diversa, un’altra donna, una nuova Matilde ad essere corteggiata.
Quando rientrò Sabrina, le sorrise:”
“Ciao Sabry! Dovrei parlarti!”
Disse la vecchia alla nipote, credendola ancora ingenua e pura, non sapendo che era appena stata corrotta e svezzata dal ginecologo che l’aveva visitata come a lei.
Sabrina si avvicinò come faceva di solito e si sedette vicino alla nonna, ma era svogliata pensava ad altre cose provate con il Dottore che Matilde non poteva nemmeno immaginare, l’ascoltava con distacco, era cambiata e aveva altre cose a cui pensare. Ma si sedette vicino a lei che le confidò i suoi pensieri.
“Sai Sabry! In questo ultimo periodo mi sono capitate alcune cose strane che ti voglio
raccontare. Ad esempio oggi ho conosciuto un ragazzo della tua età, tanto simpatico, che fa il
commesso nel negozio di Alberto, è stato molto gentile e disponibile, pensa che si è offerto anche di aggiustarci la tapparella in camera mia e forse domani lo chiamerò!” Proseguendo:
“Ma ti volevo parlare di un’altra cosa. Qualche giorno fa, una sera …” Iniziò esitando e non senza vergogna, proseguendo:” …quando tu eri fuori con le amiche, ho conosciuto un signore, siamo andati a mangiare una pizza e poi a ballare…” Precisando subito mentendo:” …non è successo niente, è nata solo una simpatica amicizia platonica, ma io vorrei…non so come dirtelo…”
“ Beneee!” Esclamò Sabrina felice per lei.
“E che ti vorrei dire…” Ripeté Matilde
“Su forza nonna! Parlaaa! ” Esclamò ridendo Sabrina:” Dillooo!”
“Ecco vorrei ringiovanirmi un po’ nell’aspetto! Tu cosa ne pensi?” Esternò tirando un grosso
sospiro.
“Ohh!!!…Finalmente!!!” Esclamò Sabrina sorridendo.
“Io sono d’accordissimo con te nonna, sarebbe ora che ti curassi un po’ di più nell’aspetto e ti
divagassi un po’! E ben venga questa nuova conoscenza platonica.” Aggiunse sorridendo felice.
“Ma sai io ho sempre paura di un vostro giudizio, tuo e di tua mamma, lei è tanto severa con me. No che faccia niente di male, la memoria del nonno la rispetto sempre…”
“Ma figurati nonna!” Esclamò Sabrina visibilmente contenta:” Da parte mia nessun giudizio
negativo, sono ben felice se esci e ti divaghi, hai la mia fiducia, so che non mancheresti mai di
rispetto al nonno anche se non c’è più!! In quanto alla mamma lo sai com’è! … Lei giudica sempre tutto e tutti, anche me e se quando torna ti dirà qualcosa, tu non farci caso.”
Poi Sabrina osservandola le manifestò le stesse idee di quella commessa:
” Innanzi tutto i capelli dovrai portarli sciolti e non con quell’assurdo codino sulla nuca che sembra una pallina. Poi tagliarli un po’, un taglio moderno e soprattutto tingerli!”
“Tingerli!” Ripeté lei, non dicendole niente di quello che le aveva detto la giovane commessa…
“Si! Un colore caldo che faccia risaltare il viso che dovrà essere truccato un po’ anch’esso.”
Dopo quella chiacchierata e il consenso di sua nipote Sabry, Matilde si decise a rifarsi il look e si rivolse come le aveva consigliato Romeo allo studio di estetista che frequentava la commessa.
Visto che sua figlia Daniela non c’era e come diceva Alberto, era in ritiro in una specie di convento (invece era prigioniera di Dolfo) e Sabrina era d’accordo decise di farlo, era contenta, felice dentro e fuori.
Dall’euforia prese la borsetta e chiamò al cellulare quel ragazzo, Drag, quel giovane gerontofilo ad aggiustarle la tapparella. Quando rispose disse:
“Buon giorno! Sono io la signora Matilde!”
“Ohh…signora Matilde che bella sorpresa e che piacere risentire la sua voce.”
“Ti ho chiamato per la tapparella, mi hai detto che le aggiusti davvero…” e non finì la frase che lui rispose:
“Certo! Mi dica quando devo venire che mi ritengo a sua disposizione.”
“Ma tu quando potresti? Non vorrei disturbarti con il lavoro “E lui pronto rispose:
“Per me andrebbe bene verso le 14.00 sa dopo apriamo il negozio…”
“Va bene alle quattordici!” Rispose Matilde:” L’aspetto domani!”
“Si a domani.” Rispose lui.
In fondo le piaceva la disponibilità di quel giovane che aveva l’età della sua piccola Sabrina, le
piaceva essere incensata da giovani e vecchi come lei, ci credeva davvero di piacere e questo era il punto.
Il giorno dopo alle 14.00 si presentò il ragazzo e suonò alla porta. Le aprì Sabrina che lo fece
entrare:
“Buongiorno!” Disse lei.
Buongiorno!” Rispose lui.
Si guardarono fissi negli occhi, l’uno all’altra e negli sguardi di tutte e due brillava una strana luce, quella della perversione. Lo fece accomodare gridando:” Nonna c’è il ragazzo della tapparella!”
“Fallo accomodare che arrivo!” Rispose lei dall’altra stanza.
“Vieni entra!” Lo invitò.
E lui entrò mentre diceva sorridente a Sabrina:” Drag! Mi chiamo Drag io!”
Lei sorrise allungando la mano:” Io Sabrina piacere.”
“Piacere!” Rispose lui stringendole la mano e con quell’atto liberando una tale energia perversa che si diffuse nell’aria circostante.
Arrivò la nonna.” Buongiorno signora Matilde!” Esclamò lui.
“Ciao!” Rispose lei.
“Bè allora io vado nonna!” Esclamò Sabrina uscendo, tutta in ordine e profumata con i capelli biondi e lisci sciolti sulle spalle in quel suo corpo meraviglioso e diafano.
Si guardarono lei e Drag, non si conoscevano e non lo sapevano, ma da lì a qualche giorno si
sarebbero di nuovo incontrarti in un contesto diverso.

Drag si diresse in camera seguendo Matilde, lei indossava una vestaglietta molto colorata corta e trasparente e si intravvedevano reggiseno e mutandine.
La guardava in quel corpo vegliardo e in declino, osservava le sue cosce e il suo sedere floscio, Matilde se ne accorse e per evitare che accadesse qualcosa di spiacevole con lui che era bello e giovane, visto che si era votata a Romeo gli disse:
“Guarda! Lascia perdere me! Ci sono tante belle ragazze della tua età in giro, perché non corteggi loro?”
“Ma a me piacciono le signore anziane…” Replicò lui sorridendo.
“Strano interesse il tuo, ma com’è che ti è venuto un’attrazione del genere visto le tante ragazze che ci sono e tu sei un bel ragazzo non dovresti avere problemi con loro!” Lui approfittando del discorso sulle ragazze domandò:
“La ragazza che è uscita… quella sì che mi piace chi è? Ho sentito che la chiamava nonna.”
“Oh quella scordatela! Non sei alla sua altezza, non è tipo di ragazza per te! Lo dico senza offesa s’intende, è mia nipote Sabrina, lei è una ragazzina seria, studiosa e coscienziosa. Io mi riferivo a tutte le altre che sono…”
Non finì la frase che Drag aggiunse:” …puttanelle?!”
“Ecco si, mi hai capito perfettamente! Lei non fa per te, toglitela dalla testa anche se ti piace, piace a molti è ambita, ma ha altre aspirazioni e il suo futuro marito dovrà essere del suo ceto sociale e sul lavoro un professionista affermato, e poi oggi pomeriggio è andata a studiare dalla sua amica. “Lo informò aggiungendo:” Ma piuttosto a te, come è venuta questa mania delle signore adulte.” Chiese evitando volutamente di chiamarle anziane o vecchie facendo anche lei parte di quella categoria.
E mentre aggiustava la tapparella e lei lo osservava Drag raccontò:
“Un giorno, qualche anno fa, quand’ero ancora in Romania con la mia famiglia e avevo 15 anni, ero solo a casa in bagno che mi masturbavo, lo facevo giornalmente, era l’unica stanza che poteva essere chiusa a chiave. Mi masturbavo toccando ed annusando la biancheria intima delle donne di casa mia, quella di mamma, di mia sorella e a volte se non c’è ne erano altre quelle di nonna. Mi ero perfezionato tanto che riuscivo persino a riconoscere a chi appartenessero le mutandine solo dall’odore, ad occhi chiusi senza guardarle, se erano di mamma, nonna o di Balina mia sorella.
Le mutandine di mamma avevano un odore pungente ma gradevole, misto di selvatico e limone, forse perché allora era l’unica che chiavava in casa, facendo sesso con papà.
Quelle di mia sorella Balina , aveva il gusto come di mandorle e sapevano di pulizia, anche se sporche avevano un aroma fresco…”
“Quanti anni aveva tua sorella?” Chiese Matilde.
“Diciassette!” Rispose lui.
“Si a quell’età come quelle della mia Sabrina anche se sono sporche non hanno odore sgradevole.” E lui continuò:
“Quelle più odorose erano della nonna, sapevamo di un odore forte, anche di pipì, ma a me piaceva anche se io avrei pensato il contrario.”
“Be noi mature dopo la menopausa siamo più odorose. E le annusavi tutte tu…?”
“Si!” Ribatté Drag.
“Oddio!!” Esclamò Matilde, sei diventato uno specialista degli odori delle mutandine femminili…. ma sei depravato!?” Aggiunse ridendo.
“Aspetti che non ho finito.! Rispose Drag con un sorriso e continuò il discorso mentre aggiustava la cinghia della tapparella srotolata.
“Un giorno ero in bagno che mi masturbavo con il cazzo eretto e duro e con una cappella rosa e lucida e mi ero messo le mutandine di mia sorella sul viso e le annusavo forte dove appoggiava la figa, mentre con l’altra mano tenevo quelle di mia madre a fasciarmi il cazzo e mi masturbavo veloce con loro, ero tutto preso ad immaginare di chiavarle, quando bussarono alla porta di casa, la in Romania non avevamo il campanello.
Posai le mutandine di mamma sulla lavatrice e uscii dal bagno e mi avvicinai di soppiatto e guardai dallo spioncino e vidi che era mia nonna, e mi venne un colpo.
< Apri che ho dimenticato le chiavi di casa!> Disse, sollecitandomi:< Sbrigati che devo andare in bagno di corsa!>
Mi tirai su i pantaloncini e mi aggiustai in fretta e senza pensarci aprii la porta con le mutandine di mia sorella in mano, la mia bella sega era finita a metà e mi dispiaceva.
Nell’entrare di corsa, e andare verso il bagno lei mi guardò e mi vide con le mutandine in mano che avevano dei fiorellini e il pizzo. Notò subito che erano quelle di Balina, poi mi guardò in basso e vide il cazzo duro che spingeva dai pantaloncini. Cercai di giustificarmi:
< Non puoi aspettare che metto in ordine c’ero io in bagno? > Esclamai vedendola passare e cercando di nascondere le mutandine di mia sorella nella tasca dei pantaloncini.
< Ho preso la pillola per la pressione e il diuretico e devo fare la pipì subito, se no me la faccio addosso scusami! > Disse entrando nel bagno e dicendo:
< Cosa fai con le mutandine di tua sorella in mano?!> Guardandomi in un modo che sembrava che avesse capito tutto.
< Non si fanno queste cose sai … dopo ne parliamo!> Esclamò infilandosi in bagno di corsa senza chiudere la porta dalla fretta e dalla paura di farsela addosso, ma spingendola solo dietro sé con la mano.
Nella spinta per chiuderla da sola, la porta si avvicinò allo stipite, ma non si agganciò la parte retrattile dello scrocco della serratura e si allontanò lentamente da sola ritornando ad aprirsi di nuovo.
Entrò tutta trafelata e fece tutto talmente di corsa che non mi diede il tempo di spostarmi e di togliermi dalla visuale del water che vedevo dalla porta, si tirò su il vestito giù le mutande senza sedersi sulla tazza dalla fretta, allargando le gambe davanti al vaso sporgendosi in avanti con il busto restando in sospensione, urinando forte, sfuggendole qualche piccolo rumore intestinale volgare mentre urinava.
La osservavo, a lei non l’avevo mai vista urinare, mamma e mia sorella si, le spiavo spesso quando potevo. Lei era sul vaso, con la gonna su, quasi in piedi, le mutande sulle cosce sopra alle ginocchia semi seduta sul water.
Si voltò, mi guardò come se niente fosse, continuando a farla davanti a me e ripeté:
<Scusa ancora ma rischiavo di farmela addosso!>
Quando finì vidi che se la stava asciugando con la carta igienica e solo allora mi disse:
<Girati per favore!> Come se fossi un ragazzino che non doveva vedere.
Mi voltai ma avevo fatto in tempo a vederle la figa, la sua al contrario di quella di mamma era grossa per non parlare in confronto con quella di mia sorella Balina, che pareva enorme.
Era grossa con una lunga fessura, tra due labbra vaginali evidenti e carnose, coronata di peli grigi sul bianco e radi e osservarla fu un lampo, un’esplosione dentro me. Mi piaceva e la desideravo bella e grigia, tutta argentata. La sua vista mi aveva eccitato ancora di più che annusare le mutandine di mia sorella o di mamma.
Nello stesso momento la vidi che osservava tutti gli slip sporchi messi in fila sulla lavatrice da me, per poter scegliere con cura quello con cui dovevo masturbarmi e annusarlo. Mi guardò, ma non disse nulla. Sentii che tirava l’acqua e che si ricomponeva.
Mia nonna era una donna formosa con la pancia. con una lunga coda di capelli bianchi, aveva allora 65 anni, ed era vedova da molti anni. “
“Però! “Disse Matilde:” Tua nonna ha più o meno la mia età e magari si è anche turbata a scoprire cosa facevi con le mutandine, anche se non è bello quello che praticavi con gli indumenti intimi di tua mamma e tua sorella, e non ha detto nulla?” Domandò.
“Si! …Non so se si eccitò, ma certamente si risvegliò qualcosa in lei…” Rispose Drag.
“La capisco!” Ribatté Matilde.” Si pensa che noi donne a 65 anni non abbiamo più sessualità e invece c’è ancora tanto desiderio e passione in noi che quando esplode…” E rise da sola. Mentre Drag continuava.
“Non ho finito …” Pronunciò.
Lei come capendo ironica esclamò:” C’è la parte più bella e interessante ora sentiamo!” E io proseguii.
A nonna la sentii esclamare all’improvviso:
< Oh mio Diooo ! >
Li per li non capii il perché di quella esclamazione, poi mi resi conto che ignaro avevo mezzo cazzo duro fuori dagli slip, sull’inguine che usciva dai pantaloncini corti.
< Ma …ma cosa hai lì davanti? >Chiese guardandolo.
Mi coprii velocemente con le mani, vergognandomi, ma il cazzo duro era ugualmente visibile dalla cappella.
Balbettai solo qualcosa: <Scu….scusa nonna!> Riuscii solo a dire.
< Togli le mani da li davanti? >Mi disse seria.
< Come scusa?… Perché? > Risposi stupito.
< Si quel …coso …quello! > Facendo segno con il dito:< Fammi vedere!>
Tolsi le mani preoccupato che mi picchiasse e appena lo vide esclamò:
< Oddioooo!!! >
E portò le mani sul viso e mi si avvicinò, lo guardava con gli occhi spalancati.
Eravamo immobili, senza dire nulla, nonna allungò il braccio e con la mano me lo toccò.
Mi sembrava tutto surreale io lì in mezzo al bagno con il mio giovane cazzo dritto e duro e mia nonna che stava per toccarmelo.
Vi appoggiò la mano calda sopra e prima lo sfiorò e dopo lo strinse delicatamente dicendo.
< Ti masturbi con le nostre mutandine?! Anche le mie? >
Ero spaventato, ma confermai con il capo mentre lei aveva preso ad accarezzarmelo piano piano, cosa che ovviamente lo rese ancora più duro e dritto tirandolo completamente fuori da sopra gli slip.
< Com’è duro!! > Mormorò stringendolo:< È da quando è mancato tuo nonno che non ne ho più visti né toccati… >Mi disse.
Probabilmente non ricordandosi più della durezza di un cazzo, e restando lì muovendolo da piano aumentò sempre più dicendomi:
< Ti aiuto io!>
E mi masturbò lei con la sua mano calda, accarezzandomi sul torace, facendomi venire e sborrare sul pavimento. Mi vennero i coglioni duri, e a un certo punto:
< Oooohhhhh!!!!> Esclamai venendo incredulo che fosse mia nonna a masturbarmi appoggiandomi al suo braccio libero.
< Non lo dire a nessuno!> Disse al termine rossa in viso, vergognandosi mentre si puliva la mano e io più di lei di essermi lasciato masturbare da mia nonna.
Da lì ci fu una complicità crescente, smisi annusare le mutandine di mamma e mia sorella, e quando nonna era in bagno da sola e non c’era nessuno in casa entravo lasciandomi toccare e masturbare da lei e mi piaceva, e anche lei si lasciava toccare e stringere da me le mammelle e il culo e una volta me le ha fatte anche succhiare.
Quella divenne una pratica giornaliera, finché un giorno mentre mi masturbava, inaspettatamente si chinò su di esso e me lo prese in bocca succhiandomelo forte e leccandolo, facendomi il primo pompino della mia vita, bello, caldo e meraviglioso e da lì nel giro di un mese finimmo a letto e mi fece chiavare per la prima volta, insegnandomi tutto sul sesso, diventando il suo giovane amante a 15 anni. Cerano cinquant’anni di differenza tra me e mia nonna eppure mi piaceva sentire la sua figa grossa, calda dentro e mi innamorai, tanto da preferire le anziane.
Glielo anche leccata sai!” Disse, precisando.
“Non è che non vado con le ragazze… intendiamoci, mi piacciono, se capita chiavo anche loro, ma se dovessi scegliere preferirei una anziana a una della mia età…” Affermò finendo il discorso e provando il funzionamento … della tapparella.
“Bella storia!” Disse Matilde:” Anche se io sono contraria a rapporti sessuali tra parenti.” aggiungendo:” Comunque i gusti sono gusti! A lei piacevi tu e se a te piacciono loro, i tipi come tua nonna e me, io non ci trovo niente di male. “Poi chiese per curiosità:” Ma sei andato con altre della nostra età oltre tua nonna?!”
“Si!” Rispose:” Con altre della vostra generazione, parecchie, non lo più contate, qualcuna ancora sposata con il marito che non la chiava più, ma le altre vedove…”
“Però|… Sei diventato il confortatore delle vedove inconsolabili …” Disse ridendo Matilde …
Lui terminato il lavoro cercò di abbracciarla allungando le braccia sulla vita.
“No! No! Non ora “Esclamò lei seppur eccitata dal racconto.
“Devo andare! C’è Romeo che mi aspetta. Devo andare dalla parrucchiera e dall’estetista.” Disse.
“E quando?! “Chiese lui.
“Non so!” Ma intanto ci sentiamo, hai il mio cellulare.” Lo consolò.
“Ma mi fai chiavare la prossima volta!? “Chiese speranzoso.
“Vediamo …” Rispose Matilde:” Ora vai su che devo cambiarmi e andare.”
Prese dal porta moneta 50 euro e glieli diede accompagnandolo alla porta.
“Allora ci vediamo!” Ripeté lui.
“Si! Ma non ora!”
“Almeno un bacio!”
E gli si avvicinò appoggiando le sue labbra a quelle di Matilde, infilandole la lingua dentro e baciandola con passione. Poi si staccò soddisfatto e contento.
“Su vai!” Le disse lei fiera e vanitosa di piacere a quel giovane e a Romeo, di essere tornata attraente e desiderata come da giovane.
Chiuse la porta e si preparò, alle 16.00 l’aspettava Romeo, per andare a togliere tutto quel grigiore che aveva addosso nel vestire e quella peluria argentata tra le gambe e in testa.
Si rivestì in fretta, rinfilò la gonna e la maglia …. e uscì andando all’appuntamento con Romeo.

Quando si incontrarono, si diedero il bacino sulle labbra come due ragazzini:
“Sono felice che hai accettato e sei venuta:” Disse Romeo: “Via tutto quel grigiore e pallore che hai addosso…Un po’ di colore, e di giovanilità ! Ora sei la mia donna!” Sussurrò all’orecchio ridendo e si avviarono abbracciati verso un appartamento privato in periferia.
Il viso di Matilde era pallido, anonimo con quella cornice di capelli grigi quasi bianchi attorno, era sempre stata così, una nonna e non una donna, ma dietro alle insistenze di Romeo, seguì il suo consiglio e andò dall’estetista, che altro non era che una giovane ragazza rumena di 25 anni, prostituta, che le aveva consigliato la commessa del negozio di Alberto, sua connazionale.
L’attività di estetista era una copertura al giro della prostituzione che c’era in quell’alloggio, che lei seppur giovane gestiva per conto di altri. In quella specie di studio, lavoravano altre ragazze più giovani di lei.
Matilde si era convinta, si era lasciata trasportare e decise di farsi radere tutti quel pochi peli del pube che aveva, farsela depilare completamente, far sparire quel grigiore in mezzo alle gambe che non piaceva a Romeo, lasciando il suo sesso nudo e pallido come non lo era mai stato, mostrando due grandi labbra enorme bombate e una lunga fessura tra esse dischiusa.
Quando lesse sulla porta la targhetta “Estetista, Parrucchiera, Tattoo. ”… si bloccò, Romeo suonò e appena aperta la porta la salutò sull’uscio restando d’accordo che sarebbe passato poi a riprenderla….
La giovane ragazza che aprì, era una moretta, poco più grande di sua nipote Sabrina.
“Buongiorno!” Disse la ragazza.
“Buongiorno!” Rispose lei e vedendo quell’ambiente giovanile pronunciò: “Non so, forse ho sbagliato.”
“Cosa cercava signora?” Chiese la ragazza.
“Veramente ero venuta per depilarmi le gambe:” Disse imbarazzata.
“Non ha sbagliato, questo è il luogo giusto. Venga!” La esortò facendola entrare.
“Veramente io avrei voluto fare anche la tinta…” E mentre parlava da dietro una tenda comparve un’altra giovane che domandò preparata:
” Ma lei è la signora Matilde?”
“Si sono io!” Rispose.
“Lascia pure Irina! Mi occupo io della signora, so già tutto.” Disse alla collega:” Il signor Romeo mi ha avvisata che lei sarebbe venuta.”
“Bene, perché io sono imbarazzata! Sa non sono abituata a queste cose.” Mormorò lei.
“Non si preoccupi, venga!… Entri qui in questa stanzetta e si spogli nuda, si copra solo con questa asciugamano.” La sollecitò.
“Nuda?!” Esclamò stupita dalla richiesta.
“Si nuda!” Ripeté la ragazza.
“Ma io mi vergogno…!” Ribadì lei.
“Nessuna vergogna signora, siamo tutte donne qui.”
Lei ubbidì e quando fu nuda la fece sdraiare sul lettino apposito.
“Iniziamo con la depilazione totale.”
“Come totale?” Chiese lei curiosa.
“Via tutti i peli, ascelle, gambe e pube…” La informò.
“Va bene mi affido a lei. “Disse Matilde sorridendo e chiedendo curiosa:” Ma quanti anni ha lei? Siete tutte così giovani qui! Non me lo aspettavo. “…La ragazza le sorrise.
“Ventidue!” Esclamò, siamo in molte perché nell’appartamento di là, affianco a questo, si fa estetica e massaggi anche agli uomini.”
“Ah… non lo sapevo!” Esclamò Matilde. Poi scrutandola disse:
“Pensi che io ho una nipotina di diciotto anni!” La informò fiera. “Poco più giovane di lei.”
“Oh che bello! Allora faccia conto che io sia la sua nipotina, niente vergogna e imbarazzo!”
Matilde sorrise.” Va bene!”
“Perché non le consiglia di venire a lavorare qui, noi cerchiamo sempre ragazze giovani che imparino il “mestiere”, guadagnerebbe bene!”
Matilde non capì l’allusine al “mestiere “e rispose:
“Oh senza offesa ma lei non è come voi per questi ambienti, è una ragazza seria, a modo, studiosa, si deve laureare in economia e commercio e andare a lavorare in banca. Sa… sua madre è direttrice di banca!” Disse con orgoglio.
L’estetista sorrise perfida e chiamò un’altra ragazza che si dedicò alle gambe, depilandogliele tutte con la crema, mentre lei le rasava le ascelle. Poi passò al sesso, ricco di peli ben oltre l’inguine, che le arrivavano sulle cosce e su in alto quasi all’ombelico formando un triangolo rovesciato grigio e irregolare sui margini, enorme. E iniziò ad accorciare quel pelo antiestetico grigiastro quasi come i capelli con le forbici, che la faceva apparire vecchia e davano una sensazione di sporco e odore di urina.
Era la prima volta che Matilde eseguiva tale pratica in vita sua e pensava a chissà cosa le avrebbe detto sua figlia Daniela se l’avesse vista depilata e tinta sui capelli …e sua nipote Sabrina… ma poi non gliene importò e penso ad altro.
Essendo timorosa Matilde, la ragazza gliela inumidì bene e dopo averle riversato della schiuma spray su quell’ammasso indistinto di peli, con un rasoio da barbiere in quelle sue manine curate e laccate, con manovre sapienti e decise, facendole allargare e alzare le gambe, una alla volta aiutata dalla collega gliela rasò tutta completamente, facendola restare liscia come il vetro, senza più un pelo, mostrandogliela con uno specchio portatile, con le sue grandi labbra enormi, copiose e flaccide, non più nascoste dai peli. Ricche di carne e di tessuto adiposo che si mostravano bombate e cadenti in fuori, formando la sua lunga fessura che si esponeva non più nascosta dai peli in tutta la sua volgarità senile, con le piccole labbra vaginali, uscenti da essa, molle, scure e flosce.
Gliela depilò come voleva Romeo.
Poi la fece alzare, mettere un accappatoio e la portò nella stanza attigua, che fungeva da parrucchiere, dove, dopo averglieli lavati e fatto scegliere il colore le accorciò e, le tinse i capelli di una tonalità rosso prugna, in un taglio tirati indietro, dandole uno stile troppo giovanile, che si che l’ammodernavano esteticamente, ma la involgarivano in modo enorme, senza ringiovanirla facendola sembrare una tardona, una vecchia bagascia.
La ragazza le consigliò anche il trucco provvedendo lei personalmente a farlo. Le labbra le fece colore dei capelli.
“Mi raccomando!” Esclamò lei:” Non mi faccia orrenda!”
“Stia tranquilla, lei è una bella donna, dovrà solo abituarsi a vedersi in modo diverso, le prime volte non si ci vedrà certamente, ma poi ci riuscirà e si renderà conto che sta molto meglio così.” Le disse.
Quando terminò la fece alzare e si vide nello specchio di fronte:
“…Oh mio Dioo…” Esclamò osservandosi:” Sembro un’altra, non mi ci vedo!”
“Ma no signora è solo perché non è abituata a osservarsi così.” La confortò la, aggiungendo. “Per l’età che ha la ringiovanisce, sembra che abbia 15-20 anni in meno, sembra una neo cinquantenne.!” Esclamò e sorridente.
Matilde si schernì compiaciuta:” Davvero?!” Chiese.
“Ma certo signora e vedrà che nelle prossime sedute si abituerà a vedersi sempre di più così, si troverà meglio. E non dia retta alla gente, alle gelose e invidiose, pensi solo a sé stessa, si diverta, ami il suo nuovo uomo e giochi con lui!” Disse con irriverenza la ragazza ridendo.
E così nonostante la pelle cadente del viso e del corpo, si trasformò in un’altra, di una volgarità eccessiva vista l’età, sembrava proprio una vecchia bagascia dei bassi genovesi, ma a lei non importava, quello che contava per lei in quel momento era di piacere a Romeo.

Erano passate tre ore, quando si sentì suonare alla porta, era Romeo che la veniva a prendere la sua donna, passò qualcosa in mano alla ragazza che si avvicinò a Matilde e le mise alla gola un nastrino di cuoio morbido nero con una medaglietta appesa con su scritto “Romeo.”
“Questo è il mio collier!” Disse lui sorridendo.
Matilde lo accettò non capendone il significato e lo portò al collo.
Il suo volto dopo il trucco e la tinta ai capelli era cambiato, non era più il classico viso della nonna per bene, dedita alla vecchiaia e alla famiglia.
La ragazza prese della lingerie e gliela passò.
“Metta questa… “Le disse:” …che si adatta di più alla sua nuova personalità, è erotica e giovanile!”
Quando Matilde vide i pezzi, di un grosso perizoma, probabilmente preso a qualche obesa, assieme al reggiseno, restò stupita.
“Ma io non posso indossare queste cose! Non l’ho mai fatto” Replicò.
“Perché?” Disse la ragazza esortandola:” Le indosserà sotto gli indumenti e solo per il suo uomo, vedrà che farà colpo e le piaceranno. Per i suoi abiti e indumenti intimi le faremo un pacchetto da portare via. Ma ora metta questi!” La sollecitò.
Si fece convincere e li indossò, trasbordando da seno le sue grosse mammelle molle e dal perizoma quelle natiche flaccide, pallide ed enormi, con il triangolino anteriore che a stento copriva la lunghezza della sua grossa figa… Era diventata tristemente squallida, sembrava una vecchia tardona in cerca di cazzo.
Indossò un collant nero e sopra di esso una gonna rossa che le arrivava quasi a metà coscia, che si intonava con la volgarità da donna sciantosa che aveva sul volto, un top leggero e le fece calzare degli stivali di pelle nera fino a sotto il ginocchio.
La trasformazione doveva essere completa e appena uscita, avrebbe cambiato anche occhiali, colore lenti e montatura. Le fece fare appositamente su misura graduate ma affumicate, con il supporto appena colorato che sul viso rubicondo e rugoso le davano un’aria volgare da vecchia matrona.
Di solito, come da regola le donne vegliarde che mettono in mostra e sottolineano il seno con scollature vertiginose e gambe con gonne troppo corte, mostrando le protuberanze di eccessi di grasso volgare del corpo, lo fanno per un unico motivo…quello di esibirsi, mostrarsi e abbordare qualcuno come dicevano i vecchi marinai del porto di Genova.
Già Romeo fantasticava su quanto sarebbe stato eccitante toglierle la gonna o tirarla su e cederla a qualche camionista o extracomunitario di colore affinché la possedessero… qualcuno che per averla le strappasse i collant per chiavarsela, senza farle togliere neanche gli stivali.
Intanto lei mise una giacca e uscì con Romeo, non senza vergogna da parte sua, ma piaceva a lui e questo sovrastava tutto.

Andarono in pizzeria a cenare, dove tutti la osservavano sbalorditi e increduli.
E tanto che quel pomeriggio Matilde si era recata da quella specie di estetista, Sabrina era andata a casa del Dottore che l’aveva invitata.
Oramai la sua trasformazione era avvenuta da ragazzina per bene a giovane soumis, ora doveva solo perfezionarla sessualmente e farla diventare una puttanella, una troietta e quel pomeriggio era dedicato a quello. Il dottore aveva predisposto per la sua sodomizzazione da parte di alcuni anziani bavosi.

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