b- L’amore perverso. Cap. 28 MATILDE.

L’AMORE PERVERSO.

NOTE:
“Nella vecchiaia si ci pente soprattutto dei peccati non commessi.”

Cap. 28 MATILDE.

Mentre Daniela si trovava in “soggiorno” forzato in campagna da Dolfo, il Dottore e Alberto non persero tempo nelle loro perversioni e mentre uno si dedicava completamente alla giovane Sabrina, trasformandola da ragazzina per bene ed educata in una giovane depravata, l’altro faceva lo stesso, creando le condizioni per far cadere nella loro trappola anche l’attempata signora Matilde, madre di Daniela e nonna di Sabrina, nel peccato e nella perversione.
La vecchia “come la chiamavano tra di loro Matilde era una sessantasettenne, vedova da molti anni, era di carnagione chiarissima e portava i capelli grigio argento, corti sul collo per comodità nel gestirli. Le piaceva apparire con moderazione, senza volgarità, ma nel farlo in queste sue manifestazioni di vanità, interiori e segrete, temeva sempre il giudizio della figlia e della nipote. Le piaceva essere ammirata e adulata e seppur fedele al suo uomo rispettando la vedovanza e la memoria, non disdegnava le occhiate di uomini attempati come lei che la osservavano, battute e ammiccamenti maschili, anche se poi cadevano tutti nel vuoto
senza avere un proseguo.
Fisicamente era formosa, di una prosperità cadente, floscia dovuta all’età e alla cucina. Vestiva
in modo classico, superato, ormai fuori moda, relegandosi il ruolo da tipica nonna che aveva
chiuso tutte le porte alle gioie della vita, compreso il sesso e l’erotismo.
Ma quel giorno qualcosa cambiò in lei.
Una sera Alberto, la invitò in pizzeria a cenare e portò un amico, giustificando la sua presenza con il fatto che lo aveva incontrato improvvisamente all’ultimo momento per motivi di lavoro e aveva pensato di invitarlo. Un certo Romeo, un uomo attempato, toscano, sessantenne, prestante, di bella presenza e di spirito, ben vestito ed elegante, ma soprattutto educato con dei bei gesti, modi di essere e di fare, che si presentò a lei anche lui come un vedovo in pensione da poco ed ex dirigente di un settore di accessori femminili, di prodotti per la gioia, così li chiamò lui soprattutto per la donna, che spaziavano dai monili, agli abiti, con tra loro tantissimi articoli vari e differenti che non poteva citare tutti.
Si presentarono:” Piacere Romeo!” Esclamò lui.
“Piacere Matilde!” Rispose lei aggiungendo scherzosa:
” Lei è Romeo come il personaggio dell’opera Shakespeariana? …Il protagonista di Romeo e
Giulietta …Romeo Montecchi?” Chiese sorridendo.
“Ebbene sì! “Rispose lui stando allo scherzo:” Quel Romeo sono io!!”
“Allora lei è un rubacuori come lui? “Disse ridendo della battuta:
“Dipende! Se incontro la mia Giulietta si!” Esclamò e risero.
“Lei invece spero non sia come la cattolicissima Matilde di Canossa!” Rispose lui sorridente.
“Oh bella perché no?! Certo sono cattolica come lei.” Rispose Matilde
“Anch’io lo sono! “Aggiunse Romeo precisando: “Ma mi riferivo al fatto di rinchiudersi tra le mura della religione.”
“Eh sì! Un po’ sono così!” Disse ridendo.
Rotto il ghiaccio tra loro, durante quella cena, parlarono e chiacchierarono con rispetto ed
educazione, finché Alberto d’accordo con Romeo, con la scusa di una telefonata privata, si alzò e allontanò dal tavolo, lasciandoli soli… e approfittando di quell’occasione creata volutamente, il suo commensale ne approfittò e iniziò ad adularla.
“Ma lo sa che lei è ancora una bella donna, attraente e piacevole …” Esclamò Romeo
all’improvviso guardandola in modo desideroso.
“Grazie!” Rispose lei compiaciuta del complimento, ma visibilmente imbarazzata.
“Mi ha detto Alberto che anche lei è vedova?… Da molto?” Chiese.
“Si! …Sono vedova da quasi quindici anni!” Lo informò:” Il mio povero marito è mancato giovane.”
“Io da qualche anno! Certo che però anche noi vedovi, pur restando fedeli alla memoria dei nostri amati, qualche piccola divagazione dovremmo prendercela. “Esclamò sorridendo.
“Si! Dovremmo …” Rispose lei d’istinto:” … ma io non sono mai più uscita a divagarmi dopo la sua mancanza.”
“Nemmeno un ballo, una pizza da sola?” Chiese fingendo di essere stupito…
“Si!” Rispose Matilde: “Nessuna distrazione, solo casa e famiglia e nipote soprattutto, che vive
con me!” Aggiunse.
“Ma non posso crederci!” Ribatté lui:” Bisogna riparare subito a questa anomalia, se permette l’invito io una sera a una pizzata e a ballare…” Le propose.
“Grazie!” Rispose lei lusingata dall’invito di quel bell’uomo distinto, precisando:
” Ma non credo sia possibile …” Non finì la frase che lui le domandò.
“E perché?”
“Mah… non l’ho mai fatto…non sono mai uscita tranne che in famiglia e questa sera con Alberto è una eccezione e poi non so ballare, non ci andavo nemmeno assieme a mio marito.” Lo informò sorridendo.
“Ohhh… ma se è per questo non importa, le insegno io che sono un ballerino.” Rispose subito
Romeo.
Nel frattempo tornò Alberto a cui Romeo chiese:” Ho invitato la tua futura suocera a una pizza e a ballare, ma non vuole accettare è titubante.”
“Perché?” Rispose Alberto sedendosi di nuovo al tavolo rivolto a Matilde: “Vada! Si distragga un po’ …non c’è niente di male uscire una sera e divagarsi. Anche lui è vedovo.” Aggiunse.
“Si me lo ha detto però…”
“Su…su …nessun però! …Una sera può uscire, è una persona seria e stimata Romeo lo conosco da anni e poi lei è ancora giovanile e simpatica, sono certo che se ci fosse Daniela o lo chiedessimo a Sabrina, acconsentirebbero subito che vada …”
A disagio da quella insistenza, rispose imbarazzata da tanto interesse maschile nei suoi confronti:
“Ma vedremo!”
Ma Romeo pronto, le passo un bigliettino di presentazione con il numero di telefono di casa e del cellulare.
“Mi chiami quando vuole! Per lei sarò sempre a disposizione!” Pronunciò con galanteria.
“Ohhh…!!” Esclamò Matilde sorridendo deliziata da quella gentilezza e interesse, mettendo il
bigliettino nella borsetta dopo averlo letto, mentre Alberto sorrideva.
“Ha fatto colpo signora Matilde!” Disse scherzoso Alberto, aggiungendo:
“A proposito! Una di queste sere passi nel mio negozio, sono arrivati dei capi nuovi, tailleur,
vestiti e indumenti vari, vada a vedere e provare, io avviso le commesse, dovrei esserci
anch’io, ma non so! …Comunque prenda quello che vuole e poi ci aggiusteremo.”
“Be sì! Avrei proprio bisogno di qualche vestitino nuovo ora che arriva l’estate. Credo che al più presto ci andrò!” Mormorò ridendo Matilde.
La cena continuò chiacchierando, tra qualche complimento sulla sua persona e approfondimento sulla sua vita. Quando alla fine uscirono e si lasciarono, Romeo salutandola, la prese per mano, si chinò e le baciò il dorso, da vero gentiluomo, come si faceva una volta, un gesto di galanteria che la colpì molto.
“Allora aspetto che mi chiamerà!” Esclamò.
Matilde sorrise e si lasciarono.
Quando furono soli in auto lei ed Alberto, lui la sollecitò:
” Può uscire una sera con lui, non c’è niente di male, è una persona a modo. Sabrina e grande e
giudiziosa, Daniela in ritiro, si prenda qualche svago, è ancora giovanile, bella e piacente e poi lui è una persona seria e rispettosa, glielo garantisco.”
“Non metto in dubbio che sia una persona seria, ma vedremo! “Rispose lei compiaciuta della
sollecitazione del suo futuro genero:” Ci penserò!” Aggiunse: “E poi ora ho dei disturbi pelvici e non potrei ballare, cose da donna! “Le disse:” Sono dovuti all’età! E devo farmi vedere dal
dottore, ma quello che mi dà, non mi fa effetto…. “
Alberto prese l’occasione al volo e le consigliò di cambiare medico, di andare da un ginecologo
bravissimo che conosceva lui e che seguiva anche Daniela e dopo avergliene parlato molto bene le disse:
” Se vuole l’accompagno io!… O le prendo un appuntamento?”
“Ma non so! “Rispose Matilde:” Sono sempre andata dal mio ginecologo da oltre trent’anni e
adesso cambiare mi dispiace.”
“Provi una volta! Lui, il suo ginecologo, non lo saprà, fa a una visita, se poi non si trova
non fa niente! Le ho detto che anche Daniela era titubante, poi quando lo ha conosciuto, la
nominato suo ginecologo di fiducia e quando sarà più grandina, ha detto che gli porterà anche
Sabrina…” La esortò Alberto.
“Eh sì! “Rispose ridendo Matilde, ora è grandina la mia Sabrina, è già una signorina e tra non molto dovrà andare anche lei dal ginecologo. Pensa che io la prima volta che sono andata dal ginecologo fu quando aspettavo Daniela e avevo il pancione.”
“Si ma erano altri tempi!” Disse Alberto sorridendo.
Osservandolo e prendendo il coraggio a due mani, forse complice la serata, esclamò:
“Va bene prendimi un appuntamento, vuol dire che proverò a fare una visita da questo
ginecologo, ma se non mi piace, non ti offendere, ma non ci andrò più!”
“Certamente!” Rispose Alberto.
Arrivati si salutarono, scese dall’auto e salì a casa, allegra della serata, Sabrina era a letto e lei si sedette felice davanti alla tv, il vino bevuto le dava uno stato di leggera e piacevole ebrezza che la faceva stare bene.

Il giorno seguente Alberto avvisò il Dottore che preparò tutto è dopo due giorni Matilde si presentò ignara nel suo studio, dove erano già passate sua figlia Daniela e sua nipote Sabrina e dove tutte e due erano state traviate, corrotte e sottomesse. Ora toccava a lei, ma il Dottore voleva che tutto avvenisse in modo naturale, senza forzature, era una vecchia vedova in astinenza da molto anni e sapeva ben lui come risvegliarle il desiderio sessuale.
Quando suonò alla porta, le andò ad aprire Ho Chin la sua assistente che le faceva da infermiera e la fece accomodare. Passò quasi subito, il Dottore di aspetto le fece una bella impressione, come poi nei modi e nel parlare. La visita fu molto scrupolosa e sia dall’ambiente, dall’assistenza e della scrupolosità del dottore stesso ebbe una buona impressione.
Dopo la visita, il Dottore facendola accomodare nella poltroncina al di là della sua scrivania, le disse mentendo:
“Cara signora, lei ha ancora l’apparato genitale, utero, vagina e annessi ancora molto elastici e
giovanili! Ha l’apparato pelvico come quello di una donna di cinquant’anni!”
Matilde ne era felice e sorrise. “Ha ancora rapporti sessuali?” Chiese fingendo di non sapere…
“Oh no dottore! Sono vedova da 15 anni!” Esclamò Matilde.
“Ohh… mi scusi signora, non sapevo, è ancora così giovanile.”
“Grazie, ma non si preoccupi, non poteva saperlo. “Rispose scusandolo.
“Quindi è da 15 anni che non ha più rapporti sessuali? Chiese.
“Si! Anche più!” Precisò:” …Perché il mio povero marito negli ultimi anni mi trascurava non
potendo… non riuscendo più …sa lui aveva dieci anni più di me!”
“Ho capito!” Esclamò.
“Ma lei si aiutava in qualche modo?” Matilde capì la domanda, avrebbe preferito non rispondere, ma quell’uomo tanto educato, con i capelli bianchi e dai modi tanto gentili e fini, le dava fiducia e ammise:
“I primi anni si, ero ritornata ragazzina, poi ho lasciato perdere. “
Poi le spiegò dei suoi malanni, il dolore alla schiena, i disturbi a urinare e ad andare di corpo che lui ascoltò pazientemente. Al termine della sua lunga esposizione le disse:
“Senta! Lei è ancora in una fase matura e non di anzianità. Le prescrivo una cura di ormoni, di
androgeni ed estradiolo che oramai non produce più in quantità giusta il suo organismo e visto che non li ha mai presi dopo la menopausa …” Fece un sospiro e aggiunse mentre lei ascoltava:
“Le regoleranno l’apparato genitale e in più le terranno la muscolatura del corpo tonica e la pelle elastica e giovane. La faranno apparire ancora più giovane e tra un mese ci rivedremo e mi dirà come va, e inoltre le do una crema che le terrà morbide e lubrificate le mucose vaginali, che sono un po’ asciutte e se diventano troppo secche sanguinano.” Proseguendo:
“Gli androgeni sono ormoni maschili, presenti anche nella donna e il testosterone in particolare, sono veri e propri ormoni dell’energia vitale, perché: aumentano l’energia fisica e mentale, la grinta e la lucidità. “
Omettendo di dirle che proprio quegli ormoni, presi a qualsiasi età, stimolavano il desiderio sessuale, i sogni erotici e le fantasie sessuali involontarie e spontanee, che erano i cosiddetti “sexual day dreams”, come dicono gli americani, sogni sessuali ad occhi aperti, che affiorano nei nostri pensieri mentre siamo impegnati in altre attività. Seguitando:
“Nell’uomo sono prodotti dai testicoli e nella donna dall’ovaio, dal surrene e dal tessuto adiposo e calano dopo la meno pausa e visto che il suo ginecologo non gliela mai prescritti, lo faccio ora io.”
Matilde non sapeva che bomba erotica sarebbero stati quegli ormoni per lei. Le avrebbero
aumentano l’eccitabilità dei capezzoli, visto che questi sono ricchi di recettori per gli androgeni e anche l’eccitabilità genitale, in particolare della clitoride e dei due corpi cavernosi che sono inseriti al di sotto delle piccole labbra. Avrebbero accelerato il tempo che intercorre fra il tatto e la stimolazione erotica e le avrebbero procurato anche il raggiungimento dell’orgasmo, cosa da anni mai più provata da lei, aumentando l’intensità e il piacere dell’orgasmo stesso, facilitandole gli orgasmi multipli. Tutte manifestazioni scientificamente provate e descritte anche negli effetti collaterali delle istruzioni, che però lei non leggeva mai, tanto che in alcune nazioni (non l’Italia), venivano usati come stimolatori sessuali femminili nelle donne frigide. E gli androgeni, in sinergia con gli estrogeni, avrebbero stimolato le ghiandole sudoripare e sebacee a produrre feromoni, le sostanze che producono il caratteristico “profumo di donna.”
Si!… Avrebbero contribuito nel suo fisico senile e cadente a mantenere un effetto e forma del corpo tipica dell’età giovane e fertile. Ma questo il Dottore si guardò bene dal dirglielo.
Lei ignara non sapeva che gli ormoni nell’organismo, possono costituire cambiamenti in
pensabili, specie alla sua età.
Non sapeva nella sua ignoranza che gli ormoni a base di androgeni ed estrogeni erano gli amici biologici più potenti della sessualità femminile!
Non sapeva che quando gli androgeni erano troppo alti, nella donna, si aveva la comparsa di peli in più, nelle sedi tipiche femminili, l’irsutismo e peli in più anche nelle sedi tipicamente maschili quali mento, guance, areola e addome. Oltre che l’abbassamento della voce, perché le corde vocali diventano più spesse, avrebbe avuto l’ingrossamento della clitoride con l’aumento eccessivo del desiderio e dell’eccitabilità fisica e mentale, come se fossero una droga. Tutte cose che ignorava, ma lei era soddisfatta da quelle spiegazioni. Salutò il Dottore e uscì e quando fu nell’anticamera dello studio, prese il portafoglio per pagare la visita all’assistente, ma lei rispose gentilmente:
“Ha già plovveduto il signol Albelto! È tutto a posto, lui è amico del Dottole.” Disse Ho Chin.
“Ho allora grazie!” Rispose stupita Matilde e avendo già in mano il portafoglio, prese una
banconota da dieci euro e le diede di mancia a Ho Chin che sorrise falsamente felice, ringraziando in modo riverenziale chinando la testa, ma appena fu fuori guardò la porta appena chiusa pensando con perfidia e perversione:
” Ola tocchelà anche a te vecchia bagascia…dopo tua figlia e tua nipote tocchelà a te!”
Matilde appena fuori andò in farmacia, acquistò i farmaci a base di ormoni e iniziò subito quella terapia e l’effetto degli ormoni non si fecero attendere, già manifestando i primi sintomi alcuni giorni dopo.
Matilde aveva quasi sessantasette anni, era alta un metro e sessantacinque ed era bella
formosa, con due grosse tette e un po’ di culone, con la pelle chiara, molle e rugosa…
Dopo qualche giorno in una mattina di euforia, dopo essersi guardata a lungo nello specchio,
quasi d’impulso prese il telefono e fece il numero di Romeo.
Dall’altra parte sentì una voce calda e subito disse:” Il signor Romeo?”
“Si sono io!” Rispose lui, che riconoscendo subito la voce femminile rispose:” Finalmente signora Matilde! Non sa da quanto aspettavo la sua chiamata, sentirla mi solleva l’animo!”
Lei lusingata ribatté: “Sa! …La chiamata per quell’invito in pizzeria ?!”
“Si!” Disse lui.
“Ci ho pensato e se è ancora valido accetto, mi dica quando?” Chiese lei.
“Ma certo che è valido! Va bene domani sera? “Rispose.
“Va bene domani sera!” Ripeté lei e continuarono a parlare del più e del meno e poi si salutarono.
Romeo era un tipo che si diceva che per i soldi accettasse tutto, facesse qualsiasi cosa, che se veniva pagato bene sarebbe stato capace anche di chiavarsi sua madre….

La sera seguente quando si incontrarono, Romeo la portò in pizzeria, cenarono allegramente come amici, bevendo anche qualche bicchiere di vino rosso e poi da vecchio play boy consumato, lui la portò a ballare in una balera, facendola sentire come una regina là in mezzo a quella massa vociante di anziani, corteggiata e riverita.
Al tavolino erano soli, Romeo le chiese di ballare, lei si schernì:
” Non sono capace non ho mai ballato!” Disse tra il frastuono della musica da ballo e il vociare di gente anziana.
“Non preoccuparti! Tu lasciati guidare da me!” Rispose Romeo iniziando a darle del tu.
“Devi solo abbracciarmi e seguirmi.” La esortò.
Lei esagitata e confusa di quella situazione, tra la musica e le occhiate maschili senili che la osservavano acconsentì e lo seguì in pista.
Nel ballo le mani di Romeo, scivolarono sulla sua schiena accarezzandola maliziosamente. Lei si sentiva turbata probabilmente anche per l’effetto della terapia ormonale che iniziava a dare i suoi frutti, ma non diceva nulla, lo lasciava fare.
A un certo punto forse per un accordo precedente di Romeo con qualcuno di quel locale che
conosceva bene, le luci si spensero e iniziò un ballo lento e prima che Matilde fuggisse per
ritornare al tavolo, lui tirandola a sé la trattenne e l’abbracciò forte iniziando a danzare:
“È da quando ti ho vista che desideravo stringerti tra le mie braccia.” Le mormorò con il sottofondo musicale.
“Ohhh!!!… Non dire così Romeo…mi imbarazzi, non sono più una ragazzina.” Rispose lei.
“È la verità Matilde!” Replicò lui e nel ballo vincendo una forte repulsione che lo aveva assalito
per quel fisico tozzo e grasso e quel viso dalla pelle cadente iniziò a baciarla sul collo rugoso, cinto più in basso da una grossa collana vistosa.
“Se ti dicessi che ti desidero? Cosa mi risponderesti” Chiese lui ballando e stringendola forte.
“Che non è possibile, sono vedova e …” E prima che finisse la frase, Romeo appoggiò le sue
labbra su quelle colorate tenue di rossetto di Matilde, spingendo la lingua tra esse, penetrando in bocca e baciandola appassionatamente stringendola a sé nell’oscurità della sala, vincendo quella forma leggera di alitosi che lei aveva.
Matilde sorpresa, non oppose resistenza e si lasciò baciare, era anni che non si sentiva stretta tra le braccia di un uomo e provava un forte turbamento ad esserlo. Quando smise di baciarlo per reazione più che per volontà balbettò:
“No! Che fai? Non devi!”
“E stato più forte di me!” Rispose lui guardandola negli occhi e stringendola di più.
“Ma potrebbero vederci! Sono una vedova io!” Reagì preoccupandosi della sua reputazione.
“No c’è buio!” Esclamò lui accarezzandole la spalla.

Terminato il lento tornarono a sedersi al tavolo e a bere. Matilde lo fissava senza dire nulla era restata fortemente turbata, quell’uomo l’aveva baciata è lei non lo aveva impedito. Era il secondo uomo in vita sua che la baciava in bocca dopo il suo defunto marito “Perché?” Si chiedeva.
Lui sedutosi al suo fianco, le prese la mano rugosa con le dita inanellate d’oro, stringendola e
accarezzandola con tenerezza.
“Sono felice!” Esclamò.
“Io…io sono confusa!” Rispose Matilde sorridendo.
“Vieni!” Le disse tirandola per la mano facendola alzare:” Usciamo!”
Lei confusa e accaldata per il ballo, la temperatura del locale e per quello che aveva bevuto, lo
seguì, sentendosi ancora turbata da quel bacio, quasi eccitata.
Fuori passeggiarono chiacchierando, poi visto che si era fatto tardi, Romeo decise di
accompagnarla a casa.
Durante il tragitto lui deviò e si fermò in uno spiazzo laterale la strada.
“Perché ti sei fermato? “Chiese lei .
“Per baciarti.” Rispose lui tirandola a sé.
“Ma io non so! Sono imbarazzata Romeo, non ho mai fatto queste cose, non ho mai tradito la
memoria di mio marito… “Esclamò in un tentativo patetico di difesa verbale. Ma lui per risposta la tirò a sé e baciò ancora, infilando la mano tra le sue cosce striminzite e flaccide, accarezzandole e spingendola in su tra loro.
“Dioo!!…Nooo!!!…Che sto facendo? “Penso per un attimo Matilde, capendo che non riusciva a
fermarlo.
Per la prima volta si scopriva ancora donna e che le piacevano quelle mani grosse e ruvide sulle cosce al punto da lasciarlo fare dischiudendole leggermente, facendole arrivare fino al sesso.
“Non dobbiamo!!…” Borbottò fermandolo.
“Perché?” Chiese nel buio dell’abitacolo la voce di Romeo.
“Perché non siamo ragazzini.” Rispose lei:” Siamo vedovi tutte e due!”
“Si ora lo siamo, e come se fossimo due ragazzini in questo momento e non due vedovi!” Dichiarò lui accarezzandole le mammelle da sopra il vestito facendola ansimare. Poi esclamò deciso:
“Vieni con me! A casa mia, è qui vicino, beviamo ancora qualcosa!” Le dichiarò con il sottointeso che Matilde capì subito.
“Non posso! Ho a casa mia nipote sola che mi aspetta.! “Rispose in un tentativo di rifiuto.
“Lasciala aspettare! …Arrivare alle 23.00 o a mezzanotte non cambia niente e prima che lei
decidesse, avvio il motore e con una manovra improvvisa e veloce fece marcia indietro, poi si
rimise nella carreggiata e partì sgommando verso casa sua.
Dopo alcuni minuti entrarono nei garage sotterranei di un palazzo. Lungo il breve tragitto Matilde non disse nulla, ma appena furono là sotto, fu come se si risvegliasse la dignità in lei:
“No! No! “Ripeté impaurita. “Mio Dioo !!…Che sto facendo?
“Su vieni! Non avere ripensamenti e timori, seguimi!” La incitò prendendola per la mano e tirandola fuori dalla portiera.
Romeo le piaceva, era un bell’uomo e lei quasi come un automa staccò il sedere dal sedile
seguendolo senza farsi pregare, ben immaginando dove la portasse e cosa volesse fare. Era
qualcosa non voluto, ma più che altro non sperato quella di essere presa sessualmente da lui.
Era eccitata e confusa, la terapia di ormoni che le aveva dato il ginecologo, iniziava a manifestarsi sotto tutte le sue forme psicologiche e fisiche, ma soprattutto erotiche e lei si sentiva eccitata e attratta da quell’uomo che gli piaceva. Sentiva una forma di calore strano in vagina spandersi, che non provava da vent’anni, erano sensazioni nuove e bellissime per lei…
Nel silenzio e nel buio, presero l’ascensore e giunti sul pianerottolo, quasi senza rendersene conto si trovò a casa sua.
“Vuoi bere ancora qualcosa?” Le chiese lui facendola accomodare e mettendola a suo agio.
Lei era agitata, tremante sentiva manifestarsi l’eccitazione sul suo corpo in forma di calore,
desiderio e tachicardia.
“No! Meglio di no! Non sono abituata a bere lontano dai pasti e poi mi disturba lo stomaco.”
“Come vuoi!” Rispose lui avvicinandosi e baciandola e mentre lo faceva, sospingendola la portò in camera da letto.
Romeo notava i vecchi capezzoli grossi e scuri che si intravvedevano spingere sotto il reggiseno e il vestito leggero, comparire e sparire come se si nascondessero e chiedessero di essere cercati, toccati e leccati. Lui ne fu come ipnotizzato, d’un tratto s’era fatto curioso e voleva vedere quanto sarebbe riuscito a scorgere. Mentre la mano continuava a scorrere meccanicamente sulla schiena di Matilde,
il suo sguardo era fisso lì su quel seno molle ed enorme compresso dagli abiti.
Le sbottonò il vestito da dietro, dal collo fino al sedere, mentre lei nel suo corpo senile eccitato e tremante non lo impediva.
Quando lo aprì sulla schiena, con un gesto deciso e veloce lo sfilò dalle maniche e spingendolo in basso e lo l’accompagnò cadere ai suoi piedi lasciandola in mutandine e reggiseno, con tutta la sua carne bianca e flaccida, ondulante a quel gesto.
Tolto il vestito, Matilde apparve in mutande e reggiseno, mostrando un ventre bianco e
prominente in quel suo corpo tozzo, dal tronco pieno e voluminoso con un sedere pronunciato e cadente, sostenuto da due gambe secche e tremanti. Vergognandosi di essere osservata da lui.
Girandole dietro la schiena, con un gesto deciso le sganciò il reggiseno facendolo scivolare dalle braccia e cadere anch’esso al pavimento, facendo compari due mammelle enorme e molle che libere si portarono subito pendenti giù verso l’ombelico.
“Dioo che vergogna! Che vergogna!” Esclamò Matilde vedendo che lui le osservava il seno.
“Dioo! Che vergogna … Che sto facendo!? Ripeté in un momento di razionalità.” Nessuno mi ha
mai vista così, al di fuori del mio povero marito!”
Ma Romeo si avvicinò e vincendo la riluttanza che aveva, la zittì e con disgusto le diede un bacio in bocca, per poi salire con le labbra all’orecchio e sussurrare:
” Non importa come sei, l’importante è che mi vuoi, che mi desideri e mi ami e lo sento dal tuo
corpo fremente e dal tuo cuore che batte forte che è così!… È vero che mi vuoi?” Chiese
provocatoriamente.
Lei eccitata rispose di:” Si!” Mentre l’adipe sottocutaneo molle ondulava sotto i tremori della sua carne.
Lui infilò con decisione la mano nel grosso slip che le arrivava alla vita e all’ombelico, scostandolo dalla pelle, la spinse giù e sentì il suo grigio insieme peloso, diradato e spaziato dall’età e la carne bianca sotto le sue dita, pulsare pronta a donarsi.
“Nessuna vergogna! In questo momento sei la mia donna e io il tuo uomo!” Esclamò forte e deciso e dicendo così, prendendole i grossi slip per l’elastico le tirò giù alle ginocchia e poi ai piedi togliendoglieli e lasciandola completamente nuda al suo sguardo, che si posò sulla sua figa grossa e grigia, con pochi peli radi arruffati e disordinati, facendola apparire spelacchiata, con una grossa fessura carnosa ben evidente.
“Dioo… Dioo!!” Esclamò ancora vedendosi osservata nuda con solo i monili sul corpo. La grossa collana al collo e i vistosi anelli e bracciali da vecchia che per vanità ostentava nelle occasioni.
Era sgradevole da osservare e lei lo sapeva, si era vista tante volte allo specchio e non si piaceva nemmeno lei stessa, sapeva di essere brutta e decadente, con il suo corpo tozzo e arrotondato e il tronco voluminoso su due gambe fini, che nel loro pallore e secchezza mostravano una leggera peluria scura e venuzze viola e azzurre sottocute, tenere su un sedere cellulitico come il retro delle cosce…ci voleva coraggio a Romeo per avvicinarsi e chiavarla, anche se aveva preso il viagra, non era facile, ma per i soldi che le avevano offerto Alberto e il Dottore era pronto a tutto, anche a chiavare una vecchia.
Più che il desidero, era l’istinto e il dovere di farlo a guidarlo sul suo corpo con mani esperte,
mentre con le dita giocherellava delicatamente con i suoi capezzoli grossi e duri su un’areola
enorme e scura, sospinta da lui e stretta fra le dita.
Veloce Romeo, vedendola nuda, con le mammelle che le pendevano molle verso l’ombelico, si
slacciò la cintura e fece cadere i pantaloni ai piedi, assieme agli indumenti di lei già a terra, lo
stesso fece con il suo slip, poi tolse assieme alla camicia la maglietta della pelle restando nudo, con il suo torace anch’egli color della cenere e peloso grigio, facendo uscire fuori un cazzo semirigido, quasi duro. La natura era stata generosa con la sua intimità, avendolo dotato di un cazzo riguardevole.
Quando lo vide Matilde facendo un paragone mentale con quello di suo marito. Mormorò con il fiato corto:
“Ohh madonna mia! Ma cos’hai lì sotto?”
Mentre lui in piedi sorridendo di quella esclamazione, avvicinatosi a lei lo prese in mano, appoggiò con la cappella sulla grossa fessura che compariva tra i radi peli grigi e la sfregò grossa e rossa su e giù sui suoi pochi peli grigi lungo il solco, come se la pennellasse, per aprirsi un varco.
Matilde a sentirla sfregare sulla figa, fu presa dall’eccitazione, il ritmo del respiro aumentò,
mentre incredibilmente goffa in piedi se la lasciava accarezzare dalla grossa cappella senza dire nulla, solo ansimando.
Romeo, la vide e la sentì pronta:
“Vieni sdraiati! “La esortò, con lei tremante.
Ormai vinta la sua resistenza psicologica la baciò ancora, chinando coraggiosamente il capo a
leccare e baciare anche le sue mammelle e i capezzoli, ciondolanti come sacchi vuoti ringrinziti.
Poi spingendola, si lasciarono andare cadendo sul letto con un rumore sordo e secco e un rimbalzo sul materasso, quasi da sfondarlo. Continuò a baciarla, vincendo il ribrezzo per il gusto senile e stomachevole della sua saliva e della sua pelle piena di profumo stordente e di borotalco.
Mentre gli leccava il seno, Matilde presa dal godimento nell’avvertire la sua lingua calda su di
esso, si lasciò completamente andare nel letto, la testa all’indietro in un lungo sospiro a testimoniare il suo cedimento a lui e il suo piacere.
Romeo avvicinatosi, le allargò le gambe e sdraiatosi tra esse prese un lubrificante che spalmò bene sulla sua vulva e abbondantemente sul suo pene. Appoggiò la cappella dura sulla figa tra i grandi peli grigi, tristi e odorosi, tra le sue labbra vaginali voluminose e flosce, appoggiò l’asta e tenendola per mano per via della poca rigidezza dovuta al soggetto che doveva penetrare, spinse, ma non riusciva a entrare in lei, era stretta la sua figa, come si dice in gergo si era chiusa dalla disattivata.
Era vent’anni che non chiavava più Matilde e le pareti vaginali si erano afflosciate diventando con il tempo fibrose e dure, quasi da chiudere il canale vaginale. Ma grazie agli ormoni e la crema data del ginecologo, avevano ancora una certa elasticità e, Romeo dopo vari tentativi, con un colpo deciso spinse ed entro in lei, infilandogli il cazzo nella vagina già umida per l’eccitazione, facendola gridare e sussultare. Impalandola con vigore.
“Oooooooooooooohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!”
Sospirò Matilde e lo accolse in sé con gioia.
Non pensava a nulla in quel momento, solo al suo Romeo, cercò di non urlare e si lasciò possedere godendone, avvertendo i suoi testicoli vecchi, rugosi e gonfi, nei movimenti sbatterle contro il perineo tra i glutei, sentendolo dentro completamente come un serpente rabbioso che le riempiva la vagina ormai atrofizzata dall’astinenza della sua carne dura, facendola risvegliare e rivivere, allargandola e sfondandola colpo su colpo.
Non seppe quantificare il tempo che passò, ma fu bellissimo, finché lui gridando assieme a lei, le sborrò dentro quelle poche gocce di sperma che ancora aveva, visto l’età.
Dopo quella chiavata, Matilde si sentì diversa, già aveva una forte attrazione verso Romeo, ma
dopo quell’amplesso ne subì il fascino infatuandosi di lui…
Romeo capendolo ne approfittò, faceva parte del loro piano, farle credere un amore che non aveva nei suoi confronti.
“Ti amo Matilde …!!” Le sussurrò.
“Diioo Romeo! Sono frastornata!” Disse lei tirandosi su con il tronco dal letto.
” Non avevo mai tradito mio marito da vivo in tutta la sua vita e lo tradito ora …” mormorava
mentre Romeo l’accarezzava.
“Sono il secondo uomo della tua vita dunque!? Ne sono felice!” Aggiunse lui.
“Si!” Rispose lei.
“Bene!” Continuò Romeo:” Spero che tu mi consideri come se fossi il primo.” Dichiarò sfiorando le sue dita sul corpo pallido e umido di sudore di Matilde, quel sudore di stantio mischiato al profumo fuori moda, quasi di lavanda e al borotalco.
“Ti amo Matilde!” Ripete Romeo: “Dimmi che mi ami anche tu!”
“Sento qualcosa per te, che non ho mai provato… ma non so cosa sia! “Esclamò lei.
“Voglio essere il tuo uomo! Il tuo amante! Il tuo confidente! “Le sussurrò Romeo.
Dopo averla stretta a sé, fatto le coccole e sorriso come si conviene a due amanti giovani, si
rivestirono, lei ancora con i suoi abiti classici, da nonna, che la ingrigivano nell’aspetto rendendola più vecchia. Poi Romeo l’accompagnò a casa, dandole un bacio caldo e passionale sulla bocca appena posteggiato, prima che lei uscisse dall’auto.
Matilde scese incredula, con le gambe tremanti e confusa di quello che le era accaduto, per la
prima volta dopo anni si era sentita donna, era stata chiavata da un uomo, aveva fatto sesso con un altro uomo che non era suo marito, aveva goduto e si era infatuata di Romeo.
Si lasciarono con la richiesta di Romeo di rivederla:
“Se domani sera andrai nel negozio di Alberto a provare i vestiti, mi farebbe piacere esserci, vorrei accompagnarti!”
“Ma non so se andrò! “Rispose tentennante:” Comunque se vado ti avviso al cellulare.”
“Si, fammelo sapere, ci tengo ad essere con te mentre scegli gli abiti, potrei consigliarti!”
Aggiunse sorridendo.” Avvisami se vai!… Il mio numero di cellulare c’è l’hai. “E si lasciarono.

Entrata in casa era frastornata, incredula, Sabrina era a letto, andò in bagno a lavarsi e poi si
sedette un poco sul terrazzo, come una ragazzina innamorata. Pensava a quello che aveva fatto, aveva chiavato e goduto con Romeo e non era pentita, anzi aveva ancora intenzione di vedere e donarsi a lui.

Il mattino dopo quando si alzò era raggiante, prese subito la terapia ormonale che le aveva dato il Dottore, preparò la colazione a Sabrina che uscì e svolse le faccende di casa.
Si guardò a lungo allo specchio, vestita e nuda e decise di acquistare qualche indumento nuovo, il pomeriggio chiamò Romeo, dicendole che verso sera sarebbe andata nel negozio a vedere e provare gli abiti nuovi e se voleva poteva venire anche lui che le faceva piacere. Romeo ne fu felice.
“A stasera amore!” Le disse lui chiudendo la conversazione.
Lei sorrise soddisfatta e lusingata da quelle parole.
Non c’è niente di peggio di una sessantenne suonata e innamorata che si sente giovane e vuole
vivere come loro, perdendo il decoro, la dignità e anche e soprattutto la capacità di connettere e valutare.
La sera con l’espediente che erano arrivati abiti nuovi adatti a lei Alberto fece andare la sua futura suocera in negozio, dicendole che a quell’ora avrebbe potuto provarli con calma, senza che nessuno disturbasse, in piena tranquillità e riservatezza.
Erano le 20 di un sabato sera e la città pareva deserta essendo quasi tutti a cenare.
Quando Matilde arrivò accompagnata da Romeo, non c’erano più le due giovani commesse italiane di quando Alberto conobbe Daniela e non c’era neanche lui, ma personale nuovo, una commessa e un giovane ragazzo slavo molto bello, efebo, che sembrava un effeminato, ma non lo era, era biondo e magro, con il viso femminile. Era la perversione in persona nonostante la sua giovane età, era un giovane ragazzo affetto da gerontofilia, una patologia sessuale che consiste nell’attrazione sessuale morbosa per le persone anziane da parte di persone molto giovani. Quella di provare desiderio e piacere ad accoppiarsi carnalmente con i vecchi. Una devianza infrequente, che ne e soffrono sia ragazze (soprattutto) che ragazzi e lui era uno di quelli, che con passione e desiderio si sarebbe potuto accoppiare con la signora Matilde.
Come avessero trovato un gerontofilo così bello e giovane era un mistero, ma le perversioni del Dottore e di Alberto erano tali, che i contatti con persone viziose come loro, era facile che li
portassero alla conoscenza di pervertiti e depravati di ogni specie. Veniva da chiedersi come un giovane bello come lui, nella sua perversione sessuale, potesse eccitarsi con cognizione di causa con quell’anziana? E Romeo, lo era anche lui un gerontofilo di mezza età? …O era solo un uomo che per interesse vinceva il disgusto di concedersi a quella vecchia fingendosene innamorato?

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