b- L’amore perverso. Cap. 27 L’OBLIO.

L’AMORE PERVERSO

Note:
Metà vittime, metà complici, come tutto il mondo.
(Jean-Paul Sartre)

 
Cap. 27 L’OBLIO .

Un giorno Dolfo arrabbiato e perverso nella sua cattiveria e su di giri per il vino bevuto. finito di cenare con i cani sdraiati a terra, aspettò che Daniela mangiasse tutto quel pasto copioso corretto con integratori ormonali, e poi le disse:
“Guarda come triste Buck ! E’ in calore, ti guarda sempre, non ti fa pena?”
“Forse non starà bene!” Rispose Daniela , ma lui continuò.
“No è colpa tua! E’ in calore e non può sfogarsi.” E all’improvviso disse deciso:”Aiutalo!”
“Com-e-e-e-e? “ Chiese lei sorpresa e indignata:” Non capisco.”
“Come?!” Esclamò Dolfo:” Fagli una sega! Masturbarlo!”
Daniela restò pietrificata a quella frase:” No…non può chiedermi queste cose. “ Rispose. Ma lui continuò: “Beh!! Se non vuoi masturbarlo, vorrà dire che ti farai montare da lui.”
Daniela si era gelata a quelle parole:” Ma non può chiedermi queste cose!” Esclamò:” Sono fuori dal rispetto umano… .” Disse , ma lui per risposta si alzo dicendo:
“Scegli tu!…Guarda che è come farlo agli uomini. Ne avrai già fatte seghe agli uomini !?” Affermò con un sorriso perfido.
Chiamò Buck , mentre Bleck agitato girava per la cucina:”Vieni qua!” Le disse, lui si avvicinò e lo accarezzò sul manto, poi presa la mano di Daniela la esortò:
“Accarezzalo sotto che gli piace!” E spinse la sua mano giù, mentre lei chiudeva gli occhi per il ribrezzo e si voltava dall’altra parte.
La sua mano accompagnata da quella di Dolfo accarezzo il ventre molle dell’animale, fino ad arrivare al suo cazzo, toccandolo lo sentì caldo e viscido:”C’è la già tutto scappellato!” Pronunciò Dolfo facendoglielo prendere in mano.
Lei ad occhi chiusi e umidi senza guardare, mosse la mano avanti e indietro , mentre sentiva il suo cazzo gonfiarsi tra le dita, proprio come quello di un umano e andò avanti pochi minuti.
Il cane eccitato , iniziò ad uggiolare con un guaito finale, e dopo pochissimi minuti, con pochi
tratti convulsi, emise parecchi spruzzi di seme liquido e filamentoso riempiendole e sporcandole la mano.
Quella sensazione la fece riprendere dal torpore immondo in cui era caduta. Ma non smise ormai era sprofondata nella turpetudine della degradazione.
Rossa di vergogna, restò abbandonata sulla sedia con gli occhi chini, ansimante, incapace di
piangere, avrebbe voluto ma non ci riusciva, non aveva più lacrime e sentiva ancora la bava e il fiato caldo di quegli animali sulle gambe quando si strusciavano… ed era confusa da quell’atto perverso e ancora in preda al ribrezzo e al turbamento intenso e fortissimo provato nel masturbarlo.
Con un sorriso perfido Dolfo le chiese:
“Allora, porca, ti è piaciuto masturbare Buck ?…Confessalo!”
Daniela vergognandosi abbassò la testa senza rispondere. La sottomissione ormai era entrata a fare parte della sua natura si allungò cercando di pulirsi la mano umida sul bordo della tovaglia ma venne fermata da Dolfo che le afferrò il polso.
Daniela spaventata da quel gesto e intuendo le sue intenzioni non riusciva che a biascicare:
“ Ma è… è il suo sperma!” Mormorò.
“ Brava!“ Rispose Dolfo, ed ora lo leccherai tutto.”
Daniela non voleva, ma lui prendendola per il polso gli piegò il braccio indietro, fino a far arrivare la mano sporca di seme contro la bocca:” Lecca ti ho detto! Ubbidiscimi!”
“No! No! “Esclamò Daniela facendo resistenza, aggiungendo:” Mi fa male mi lasci il polso… me lo rompe!”
“Allora lecca se no te lo stritolo!” Disse stringendo più forte.
“Daniela suo malgrado diede una leccata.
” Ancora!” Esclamò Dolfo.
Ne diede un’altra e un’altra ancora, riempiendosi la lingua, solo allora Dolfo la lasciò e subito lei si pulì le labbra e sputò e con l’altra mano pulita iniziò a massaggiarsi il polso stretto, dolorante. Poi si alzò e andò nel gabinetto in quel buco sul pavimento a sputare ancora raschiandosi la lingua.
Quel giorno era perfido e deciso Dolfo, sapeva che il soggiorno forzato di Daniela stava giungendo al termine, mancavano solo pochi giorni e sarebbe arrivato Alberto e voleva farle provare l’umiliazione più grande.
Prima di entrare in casa passò nel recinto dove era chiusa la cagna in calore, le strofinò il grosso fazzoletto che aveva al collo sulla figa in modo di impregnarlo di umori e del calore della cagna. Poi rientrato, lo diede a Daniela ignara da metterlo in mezzo alle gambe visto che era sotto il periodo mestruale e che lei sprovvedutamente lo portava addosso nell’attesa di quel possibile arrivo improvviso e sudata per il caldo se lo strofinava in fronte e sul collo
e a volte sulle gambe per pulirsi dalla loro bava, inconsapevole di creare addosso a se una emanazione di odore di cagna in calore e una forte eccitazione e attrazione per i cani.
Quel giorno Daniela per ordine di Dolfo era nuda che preparava pranzo, faceva molto caldo, era quasi luglio e sudavano tutti. Bleck era sdraiato a terra con la grossa testa tra le zampe, agitando nervosamente in alto il suo moncone nero di coda .
” Lo so… lo so! Hai voglia anche tu!”
Gli diceva Dolfo come se parlasse con una persona.
“Lo so che piace anche a te la signora Daniela, che è bella.“
Ripeteva mentre lui alzatosi, iniziava a soffiare e girare in calore per la stanza sentendone l’odore oltre il nome, guaendo con la lingua di fuori e la bava che gli colava dalla bocca, ma soprattutto con il suo cazzo fuori dal fodero di pelle nera, che rosso vivo dondolava duro mentre girava.
Dolfo fece sedere Daniela sul pavimento, di fronte a lui e iniziò:
“Non lo vedi è in calore?… Ti sembra giusto lasciarlo in queste condizioni? Farlo soffrire così!“
Daniela in silenzio guardando Dolfo, si rendeva conto sempre più di essere nelle mani di un pazzo depravato.
E come se Bleck capisse le parole del suo padrone, iniziò a guaire più forte agitandosi di più.
Probabilmente determinate parole dette da Dolfo erano un riflesso condizionato che avvisavano il cane di una prossima monta, come “ giusto, condizioni, soffrire”, che aveva già praticato con altre donne. Bleck ormai sapeva che giunti a quel punto e sentendo quelle parole gli sarebbe spettata la monta .
Daniela terrorizzata e incapace di proferire parola aveva gli occhi puntati sul suo cazzo canino, rosso e nero che dondolava sotto di lui.
“Hai visto signora Daniela?… Hai visto come gli piaci? Gli è venuto duro… .” E mentre Bleck si
avvicinava al suo padrone, lui le prese la mano di Daniela e gliela guida sotto il ventre peloso dell’animale.
“Tocca… anche a lui come a Buck , che gli piace moltissimo.” Daniela con la bocca impastata dalla paura e dalla tensione ancora esclamò:
”No… no…” Cercando di retrarla, quel grosso molossoide le faceva paura e oltre tutto era dotato, ma lui con forza gliela mise sotto appoggiandogliela sopra al pene dell’animale.
“Non senti come ce l’ha duro. Su, lo masturbi un poco… .”
E vedendo che lei non si muoveva incominciò a inveire su di essa:” Su, brutta troia fagli una sega come hai fatto a Buck. Non puoi limitarti a farti leccare solo la fica da lui.”
Daniela nel sentire in mano quel grosso coso caldo e viscido credette di svenire.
Era terrorizzata, seduta nuda sul pavimento con gli occhi sbarrati come una pazza che sembrava dicessero che tutto quello che stava avvenendo non fosse vero. Avrebbe accettato tutto, ma non quello, essere montata da un cane no… mai… assolutamente, ma non sapeva come uscirne fuori da quella situazione.
Dolfo asserì ridendo e parlando quasi da solo:
” Una cagna deve andare con un cane, Bleck è bravo vedrai che ti farà godere, non è la prima
volta che monta una donna.”
Daniela era paralizzata dalla paura, non riusciva a parlare, supplicava con gli occhi Dolfo:
”Farò tutto quello che mi chiederà … Tutto!..Ma questo no la prego signor Dolfo!” Mormorò. Lo chiamava anche signore dalla paura.
Lui la lasciava parlare, dandole l’illusione che forse non l’avrebbe fatta coprire da Bleck.
Ma all’improvviso, dopo aver dato ancora una sorsata di vino, si alzò in piedi di scatto, chinò il busto allungando le mani su Daniela e prendendola con forza e di peso per il bacino la ruotò mettendola a carponi.
“ Così deve stare! In questa posizione .”
“No! Nooo!! La prego ! “ Esclamò Daniela sempre più agitata e intimorita sapendo che quella posizione era preludio di qualcosa di brutto.
Era nuda, con il sedere in aria, pronta per la monta come si fa con gli uomini alla pecorina,
Bleck le girava intorno eccitato annusandola e soffermandosi sulla figa, dandole anche qualche
leccata, aveva il cazzo duro che gli oscillava sotto il garrese e ce l’aveva grosso come quello di
un uomo.
Si avvicinò a lei iniziando a leccarla prima sul viso, poi girando attorno sul corpo, sui glutei, poi le saltò con le zampe anteriori sopra il sedere, alzandosi dritto su di lei a due zampe. A sentirlo fare così un urlo uscì dalle labbra di Daniela piangente:
” Nooooo!!!… Nooooo!!! …Vi pregoooo!!!… Questo noooo!… Albertoooo!!! Albertoooo!!!”
Si mise a urlare disperata pur sapendo che non c’era.
Lo sentì battere più volte sulla sua fessura per cercare la via per penetrarla e stava riuscendoci, ma Dolfo, fece un cenno al cane, lo prese per il collare e tirandolo con forza cercò di portarlo lontano da lei, ma l’animale non ne voleva sapere, dando dei strattoni cercando di resistere.
“Lo vedi? Non vuole andare via… gli piaci! Ti vuole!… Sei tu che lo devi convincere ad ubbidirmi. Finché è in calore per te, non mi seguirà.“ E mentre parlava Dolfo carezzava affettuosamente la testa dell’animale tra le orecchie tagliate a punta:“ Su stai buono tesoro, ora le parlo chiaro e vedrai che la tua nuova amica e se non mi ubbidirà, ti farà contento”
“Mi ubbidirai vero!!” Grido Dolfo.
“Si! Si! Farò tutto quello che vorrete… tutto!” Esclamò Daniela terrorizzata.
“Tutto…tutto!!” Ripetè lui.
“Si! Si! Tutto! Tutto quel che vorrete! Ma non fatemi montare dal cane vi prego!…Vi prego!” Disse piangendo.
“Questo dipenderà solo da te, ti farai chiavare quando voglio e da chi voglio io?” Chiese.
“Si!…Si!!” Ripetè lei con la vove e il capo sempre a carponi con il suo corpo ingrassato e il sedere in fuori.
“ E mangerai tutto quello che ti darò?”
“ Si! Si!” Rispose con il viso spaventato.”Farò tutto quello che volete. Mangerò tanto…tanto!”
“Va bene per questa volta niente monta a Bleck, però resta così e fattela leccare.”Le disse .
Daniela convinta che aveva scampato il pericolo acconsentì , lasciando che Bleck da dietro gliela leccasse.
Ma quello era un metodo che usava spesso Dolfo con le vittime dei suoi giochi perversi, Bleck
leccandogliela iniziò a procurarle piacere, il sentire la sua lingua la faceva venire.
Daniela ancora in preda al terrore non aveva ben chiaro cosa Dolfo volesse da lei, ma qualunque cosa le riservasse l’accettava e non osava reagire .
” Meglio farsela leccare che farsi montare.” Continuava a ripetersi.
Sentiva la lingua ruvida del Bleck che le accarezza la vulva sensibile e i peli, provocando suo malgrado e forzatamente una sensazione di piacere e godimento.
Dolfo con esperienza, come se lo avesse già fatto con altre donne, prese un nuovo fazzoletto che aveva strofinato sulla figa della cagna in calore, passandola sulla sua bagnandola dei suoi umori e depositandole l’odore, poi non visto si avvicinò a Bleck anche lui già eccitato e glielo strofinò sul muso tenendolo per il collare chiodato.
Mentre la leccava e godeva Daniela all’improvviso se lo sentì di nuovo saltare dietro, con le zampe anteriori sulla schiena ingroppandola.
Daniela capì cosa voleva fare e urlò:
“ Noooooo ! Noooooo!!… Questo no Dolfo! La pregooo me la promesso! Sia di parola, lo faccia lei piuttosto. Mi prenda lei che è bravo. Mi piace e mi fa godere:” Disse cercando di deviarlo dal suo proposito, ribadendo:“Nooooooo!! Con un cane nooooooo! La prego.”
Mentre Dolfo lasciò il collare dell’animale che appoggiato su di lei con le zampe anteriori istintivamente si inarcò ripetutamente sul dorso, cercando con il sesso ormai completamente scoperto di penetrarla.
Bleck si agitava come impazzito, soffiava e guaiva riversando la bava che le colava sulla sua schiena nuda e il suo bacino incominciò a vibrare freneticamente, mentre con le zampe posteriori rigide sbattendolo contro la fessura cercava di penetrarla.
Daniela si morse le labbra per non gridare, senti salire la vergogna, la paura e la sottomissione, si sentì come la puttana di quell’animale, la sua cagna e questo la umiliava e le dava il capogiro.
Avrebbe voluto divincolarsi da quel rapporto contro natura, ma non poteva , non ci riusciva, aveva timore. Dalla sua posizione prona, vedeva gli stivali di Dolfo davanti a sé e la paura delle conseguenze peggiori, cercava di andare a vanti camminando inginocchiata per fuggire, ma Dolfo la tenne ferma con una mano in testa e l’altra sui lombi.
Daniela serrò le mascelle mentre le labbra le si piegavano in una smorfia amara, aveva capito di non avere scampo.
A forza di batterle sopra con un colpo deciso e centrato Bleck la penetrò.
Lei tirò un urlo animalesco:” Noooooooooo!!!!!” Che si perse nell’aria e per la campagna tra l’abbaiare degli altri cani……………………………………………………………
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Al termine restò a terra, poi confusa e stordita per quello che le era accaduto, fece per alzarsi convinta che tutto fosse finito, quando la mano sul collo e la voce di Dolfo la immobilizzarono ancora.
“Stai ferma dove sei… cosa credi! Visto che non hai ancora imparato ad ubbidire subito… tutti li devi soddisfare… cagna!” Le urlò.
“Nooo!!! La pregooo!! Nooo!!!!” Urlò disperata.
Sapeva di essere nella mani di un pazzo pervertito, più del Dottore e di Alberto, almeno loro si
limitavano a giocare con il suo corpo mostrandolo e godendone personalmente o facendola
chiavare da altri, ma esseri umani .
“Ohh!!” Pensava:” Q uando ritornerà Alberto gli dirò tutto, tutto quello che mi ha costretta a fare. Lo denunceremo e lo faremo arrestare.” Si diceva.
“Vieni cagna!” Esclamò furioso Dolfo prendendola per un braccio e trascinandola verso il recinto dei cani.
Lungo il breve tragitto esterno le inveiva contro, dandole della puttana, della troia, della cagna
minacciandola di atroci punizioni e sofferenze corporali e morali.
“Sei una troia, una cagna ed io ti accontento!” Esclamava sempre più adirato e in preda ai fumi
dell’alcol .
“Una cagna deve farlo con i cani.” Urlava esaltato.
“Bestia fra le bestie e precisamente cagna!”
Erano giunti nel frattempo nel canile.
“Accucciati!” Le ordinò spingendola con una mano fino a farla mettere di nuovo a quattro zampe.
Fece uscire dal recinto “Buck”, il suo preferito, il grosso cane, incrocio tra un pastore tedesco e
un’altra razza indecifrabile, che andandole dietro e annusandola, affondò il muso fra le cosce e il sedere ancora impregnate del liquido seminale di Bleck.
Buck si mise a leccare con passate regolari dal basso ventre all’orifizio anale,mentre lei gridava: ” Noooo!…Noooooooo!!”
Dolfo amava i suoi cani, li curava e vezzeggiava, riversando su di loro quel poco di umanità che
possedeva.
OmississXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX Omissisis.
Venne posseduta anche da Buck , provando nonostante tutto piacere, godimento e
orgasmo in quei due rapporti mitologici.

Da quel giorno le cose per Daniela continuarono ad a andare peggio.
Dolfo non perdeva occasione di umiliarla e seviziarla in tutti i modi, le tagliò i capelli cortissimi… “come una contadina ti staranno bene e non ti daranno fastidio.
L’episodio dei cani non rimase isolato, la costrinse ad avere ancora rapporti con loro, ormai fare sesso con gli animali alla sera, prima che la chiavasse lui o quando lui non ne aveva voglia oppure non aveva l’erezione era diventata quasi una consuetudine.
Gli animali si erano abituati a montare Daniela e appena la vedevano istintivamente le giravano attorno annusandola, facendole le feste, cercando di saltarle addosso con le zampe anteriori senza più bisogno di alcun stratagemma. La annusavano e leccavano, era diventata la loro cagna.
Dolfo li osservava divertito, controllando che la monta dei cani eccitati avvenisse con cura. Prima sempre Bleck il molossoide, poi Buck il pastore tedesco e infine se ne aveva voglia, la prendeva anche lui , incurante che fosse stata montata dai cani, il più delle volte però inculandola.
Anche Daniela si era adattata a quella situazione, passiva e arrendevole era diventata una
consuetudine giornaliera per lei e si sentiva in colpa per quello che faceva perchè nonostante tutto, provava piacere a farsi montare dai cani.
Nella sua ingenuità, riteneva che questa fosse la giusta punizione per quello che era diventata per aver accettato quella condizione di perversione con Alberto e con il dottore, che l’avevano portata all’atto più degradante che ci fosse, diventare una cagna umana ed essere montata da cani veri.
Fare sesso con dei cani era la cosa più umiliante e disonorevole che potesse capitare di vivere a una donna.
Gli ultimi giorni furono i più terribili. Il trauma di quelle giornate rimase indelebile nella sua
mente, anche se poi gli anni che seguirono le riservarono ben altre e peggiori sorprese, ma a tutto fece l’abitudine. Il peggio lo doveva vivere con sua figlia Sabrina. Dolfo era ormai diventato in quel periodo, il marito e l’amante. Era il padrone! Padrone della fattoria, degli animali,…padrone del suo corpo e della sua vita, nel bene e nel male e al quale nulla poteva essere negato.
Durante quel mese lei aveva ormai perso il conto, quando una mattina lui si avvicinò dicendole.
“ Oggi pomeriggio viene Alberto e ti porta via con lui!”
Daniela non credeva a quelle parole, lo guardò con stupore come a chiedergli se scherzasse , ma sapeva che Dolfo non scherzava mai… dunque era vero.
D’istinto iniziò a piangere e singhiozzare, non pensava più che arrivasse quel giorno, eppure arrivò.
Lo attese con ansia e trepidazione dopo aver pranzato per l’ultima volta assieme a Dolfo, con i cani che l’annusavano e le giravano attorno, osservando sempre l’orizzonte, l’inizio della strada che arrivava alla fattoria e il cancello, finchè nel pomeriggio sentì il rombo di un auto che si avvicinava, lo riconobbe, era quello della bmw di Alberto.
Quando entrando nell’aia Alberto la vide sulla soglia di casa, suonò il clacson… si fermò e scese. Lei gli andò incontro correndo e gli si getto al collo stringendolo, piangendo e singhiozzando:
“ Portami via di qui ti prego… portami via!” Riipetè con la voce rotta dal pianto.
“Certo amore!… Fammi solo riposare un momento e andiamo via subito. Sono Appena arrivato.”Le disse.
“ Stai attento! E’ un pazzo quel Dolfo, un sadico quell’uomo!” Lo avvertì piangendo:”Non sai cosa mi ha fatto e cosa mi ha fatto fare! “ Esclamò abbracciandolo e stringendosi forte a lui come per proteggersi, mentre Dolfo osservava tutto da distante, vicino alla stalla, con un sorriso e uno sguardo di ammiccamento da parte di Alberto, mentre lei abbracciandolo non li poteva vedere.
Poi come riprendendosi da quella felicità e stupore esclamò arrabbiata:
“Ma dove sei stato? Perchè mi hai lasciato qui sola? Avevi detto che stavi via qualche giorno e
invece non sei tornato e ne sono passati trenta!” Aggiungendo subito voltandosi a guardare Dolfo davanti alla stalla:” Sai cosa mi ha detto ? Che tu eri d’accordo con lui .”
“ D’accordo con lui per che cosa? “ Disse Alberto fingendosi ignaro di tutto. Aggiungendo subito:” Ma figurati ! Non sono riuscito a venire perchè non ho potuto, poi in auto ti spiego bene! Se no non ti avrei mai lasciata sola. Ora gli vado a parlare! “ Disse.
Presa da un senso di paura urlò:
“Noooo!!!! Noooo!!! E’ pericoloso… non andare… resta qui! Andiamo via subito!”
“Ma ti devi lavare, cambiare, e cos’è questo vestito?” Chiese fingendo di non sapere e capire.
“No!! No!! Ti prego!! Non andare da lui, è pericoloso! Voglio andare via subito, mi lavo a casa non qui!” Rispose allarmata
“Va bene, almeno cambiati i vestiti …” La esortò.
“Accompagnami ti prego, non lasciarmi più da sola. ” Le domandò, era terrorizzata.
Entrò seguita da Alberto ancora in quella cucina, teatro delle sue angherie e nefandezze, velocemente salì le scale tenendosi sempre per mano ad Alberto.
Dolfo sul letto le aveva rimesso la sua valigia di quando era arrivata, con tutti gli indumenti intimi e non, e tutte le sue cose. Rapida si tolse quel vestito puzzolente da vecchia contadina e gli scarponcini rotti e sporchi, rimanendo completamente nuda.
Alberto osservandola con un sorriso si accorse subito che le sue forme erano aumenta di volume e si erano arrotondate, che era ingrassata e anche di molto e che il ventre e il sedere non erano più gli stessi, ma era no più sporgenti . Bastava guardarla in faccia, aveva un viso bello paffutello, tondo, ma quello che risaltava di più era il seno grosso e pendente, aumentato almeno di due taglie con gli ormoni che le aveva fatto prendere. E con quei capelli corti si evidenziava di più la sua formosità e il viso rotondo.
Daniela veloce ed agitata si infilò gli slip tirandoli su, ma si accorse quando arrivarono alle cosce che faceva fatica a metterli, non salivano più, non le stavano più, non erano più della sua misura.
Guardò Alberto stupida che le rispose:” Hai preso qualche chiletto!”
Lei dalla fretta di infilarseli li strappò sui fianchi e li mise lo stesso aperti, sentendoli tirare
nonostante che fossero rotti e allargati. Infilò il reggiseno, ma non riusciva ad allacciarlo e le
coppe non contenevano più le sue grosse mammelle, troppo voluminose e gonfie di latte, e lo lasciò aperto dietro.
Quando rimise i suoi abiti non ci stava più dentro, si guardò al vecchio specchio della camera che Dolfo a sua insaputa aveva rimesso, e si vide per la prima volta dopo un mese, osservando il suo corpo che si era riempito e arrotondato e anche il viso era paffuto.
Avendo creato scompenso ormonale quella sua nuova dimensione sarebbe durata ancora molto a subirne gli effetti, restando per sempre una donna formosa.
Sorpresa guardava gli abiti e si chiedeva come mai non entravano più e si osservava le mammelle, le sembravano più grosse e lo erano, ma non se ne era accorta quando crescevano.
Mise la gonna del tailleur e risultò strettissima, il giro vita era lievitato e anche quella non ci stava più, la cerniera restava aperta e con tutto ciò era aderente al limite della rottura.
“ Oh mio Dioo!! Mio Dioo!” Mormorò sorpresa e stupita :“ Ma che mi è accaduto?”
“Bè ai preso qualche chilo! “ Affermò Alberto precisando:” E non stai poi male, sei appena più
formosa. Si vede che mangiavi bene!” Disse ridendo.
“ Piantala!” Esclamò lei ritornando seria :”Andiamo subito via da questa casa così come sono.
Voglio andare via subito!”
Così, mise la camicetta e non riuscì neanche ad abbottonarla.
Vide sul letto il suo beauty necceser con la sua valigia e tutti i suoi vestiti. C’era anche il suo
cellulare .
Prese tutto di corsa chiudendo nella valigia e senza nemmeno pettinarsi uscì in quel modo,
tenendosi sempre per mano ad Alberto che la proteggesse. Una volta fuori nell’aia non c’era
nessuno, solo l’abbaiare dei cani chiusi nel recinto. Quei cani che lei conosceva bene.
Uscì di corsa, infilandosi e chiudendosi nell’auto, mentre Alberto mettendo la valigia nel
portabagagli si guardava attorno.
“Non c’è nessuno, volevo parlare con Dolfo, dirgli perchè sei in questo stato?” Borbotto.
“No! No!… Lascialo perdere, andiamo via! Andiamo via presto!” Ripetè spaventata.
“Come vuoi!” Rispose lui. Salì in in auto e partirono.
Durante il viaggio di ritorno Alberto le passo il suo cellulare e lei subito chiamò Sabrina prima e sua mamma dopo, che l’assicurarono che stavano bene, chiedendole come stava lei. Con le lacrime agli occhi le tranquillizzò, avrebbe voluto piangere e gridare, invece con voce rotta mentendo come avevano fatto loro disse:” Bene! Sto bene , ci vediamo presto!”
“Allora ti aspettiamo!” E si salutarono affettuosamente .
Non sapeva nulla di quello che era successo a Sabrina e a sua mamma Matilde in quel periodo che lei non c’era.
Poi voltandosi verso di lui piangendo gridò:” Perché!…. Perché !… Non mi hai più cercata, mi hai lasciata sola… mi hai abbandonata… perché!??”
“ Ma amore…” Esclamò lui:” Io non ti ho abbandonata, ti ho cercata sempre ogni giorno… .”
E mentendo mentre viaggiavano verso casa e lei piangeva, iniziò a raccontare la sua verità, le spiegò perchè non si fece più vedere.
“ Quel giorno giunto in città, ho passato la giornata in negozio con la guardia di finanza che controllava tutto, e alla sera al ritorno ebbi un incidente, scivolai e caddi dalle scale e mi ruppi il braccio destro e mi tennero una settimana in ospedale. Mi misero anche un tutore. Ora sto meglio, ho fatto fisioterapia e ha ripreso la funzionalità di prima, ma subito mi faceva male e non potevo guidare, e per non impressionare nessuno dissi a tua madre e Sabrina che mi ero allontanato per una settimana. Lo dissi anche a Dolfo dell’incidente! Che avrei tardato di una settimana, ma di non dirti la causa per non preoccuparti. Non ti ha detto niente?”
“No!” rispose Daniela:“Quel bastardo maledetto probabilmente quando lo ha saputo ha approfittato per rendermi sua schiava… Ma in un modo o nell’altro gliela faremo pagare! Lo denuncio… .”
“Certo amore! Intanto domani lo faccio licenziare subito…!” Rispose Alberto continuando.
“ Lui mi disse che tu avevi deciso di aspettarmi li nella fattoria perché ti trovavi bene in mezzo al verde e alla natura, che eri felice e volevi fermarti.”
“Tutte menzogne!” Esclamò Daniela:” io odiavo quel posto e non vedevo l’ora di andare via.”
“ Ho provato anche a chiamarti al cellulare ma non rispondeva nessuno e Dolfo in una telefonata fissa fatta dall’osteria del paese mi disse che lo avevi perso ma non ti importava, così almeno eri tranquilla senza essere disturbata, e quindi il mio contatto con te era lui.”
Lei ascoltava in silenzio con le lacrime agli occhi.
“Lo chiamavo tutti i giorni e anche due volte al giorno… quando sapevo l’orario che era all’osteria in paese, o lasciavo detto all’oste quando l’avrebbe visto di chiamarmi al telefono.”
“Si, ma non ti è mai venuta voglia, lo scrupolo di sentire la mia voce e parlare direttamente con me?”
“Certo! Lo chiesto più volte a Dolfo, ma mi diceva sempre< la signora non vuole venire giù in paese… ha delegato me a dirgli che sta bene.> Come sai Dolfo non aveva telefono a casa. Mi rassicurava su di te e io ingenuamente ci credevo, mi dicevo beata lei che è in campagna in mezzo ai fiori e al verde e io qui a fare convalescenza.” Alberto fece una pausa e riprese:” Poi un giorno mi disse di stare tranquillo e di venire pure su a fine mese a prenderti che tu volevi così. Anzi mi disse anche di pensare io a tenere i rapporti con tua madre e Sabrina perché tu volevi stare in meditazione, cosa che ho fatto. Ho invitato un paio di volte tua madre a cena in pizzeria, per non farla sentire sola, mentre Sabrina era con le amiche. Noi eravamo tutti tranquilli, pensavamo che tu stessi bene.”
“ Si bene!… Quel bastardo maledetto, perverso, degenerato mi ha rovinata, umiliata, non sai cosa ho passato,mi ha fatto vivere nel terrore e nella sottomissione… è… è una bestia quell’uomo.”
Poi rivolta ad Alberto esplose singhiozzando ripetendo:
”Quell’uomo è una bestia è un animale!”
E piangendo gli raccontò tutto, ripetendogli che appena arrivati in città l’avrebbe denunciato per sequestro di persona, violenza sessuale e schiavitù.
“Sei proprio sicura di volerlo denunciare?” Le chiese Alberto.
“Certo !” Rispose lei sicura:” Non gliela faccio passare impunita, lo voglio vedere in galera per sempre.”
“Però nella denuncia dovrai dire tutto, si che ti ha violentata e sequestrata, ma anche che ti ha
fatta montare dai cani. Se è vero come credo quello che mi hai detto, tutto…ma tutto diventerà pubblico. Lo sapranno Sabrina e tua madre, i tuoi colleghi della banca, i tuoi superiori, amici, conoscenti, parenti, tutti… ne parleranno i giornali.”
“Osi mettere in dubbio la mia parola?” Rispose offesa.
“No! Assolutamente ti credo!… Ma gli altri non so! “
“ Avrà degli avvocati anche lui, lo faranno passare per un povero contadino solo e scemo… e poi dirà che tu ci sei stata! Lo hai provocato, hai iniziato tu!
Tutti ti faranno le stesse domande, inquirenti, avvocati e giornalisti, ti chiederanno i particolari. Come è avvenuto, dove, quando, quante volte lo hai fatto e come, e poi ci sarà sempre l’avvocato difensore che ti chiederà pubblicamente <Ma lei godeva di quelle pratiche sessuali.> Ti senti pronta a questo?!”
Restò in silenzio:
“E allora cosa dovrei fare secondo te!”Urlò irata con le lacrime agli occhi. La risposta di Alberto fu una e solo una:
“ Dimenticare! Chiudere gli occhi e dimenticare. Pensare che hai avuto un brutto incubo.”
“Ma ti rendi conto di cosa mi stai chiedendo? … Mi stai dicendo di lasciare perdere tutto, di dimenticare!… Mi ha fatto possedere da due cani oltre che da lui stesso, da quella donna schifosa e da quel mezzo matto. Che poi era quello che mi accarezzava quando assistevamo alla monta del toro … ricordi Alberto?…” Gli chiese.
“Certo che ricordo! Un ragazzo incapace di intendere e volere… quanto credi gli daranno? Sempre se ti crederanno. Un anno? Forse meno e poi sarà fuori!” Aggiungendo.
“Pensaci bene, io sarò sempre con te al tuo fianco qualsiasi cosa tu scelga e faccia, ma se vuoi il
mio consiglio, dimentica, dammi retta. Oppure pensaci con calma, a freddo, lascia passare un po’ di giorni e analizza tutto i pro e i contro e poi deciderai cosa fare.”
Daniela non disse più nulla, rifletteva in silenzio.
Mentre viaggiavano si guardava allo specchietto del parasole.
” Dioo come sono diventata! Guarda che capelli!… me li ha tagliati corti e male. Ne ho di meno, si vede a occhio, me li tirava sempre fino a strapparmeli, e ora che sono corti si vedono di più le zone vuote, mi fa ancora male il cuoio capelluto. E che pelle secca che ho! E guarda che mani! Le unghie… spezzate e tutte sporche intorno.” Disse singhiozzando.
“Ritornerai come prima amore!” La confortò lui.

Giunti a casa, passarono dal garage e dall’ascensore salirono nel loro appartamento, appena entrata si spogliò di quegli abiti stretti e si diresse in bagno e si guardò allo specchio completamente nuda, quello del parasole dell’auto non bastava.
Non si riconosceva più: “Mioo diooo!”Esclamò .” Questa non sono io!… Sembro una vecchia!
Senza capelli!… Dioo come sono ingrassata! E’ terribile! Ora che faccio? “ E scoppiò a piangere.
“ Su..su… ! Per qualche chilo in più non è mai morta nessuna…“ Disse Alberto:”… e non sei meno bella in carne e poi i capelli ti ricresceranno.” Fece una pausa dicendole:
“Ora lavati, fatti una bella doccia e metti qualcosa di largo, poi vedremo, vieni in negozio da me e ti rifai il guardaroba. E l’abbracciò stringendola a se in modo affettuoso e amorevole.
“Sei solo più formosa amore.” Le sussurrò mentendo:”Più signora!… Più donna!… Più desiderabile ora.” Con un pizzico di perfidia. “ A me piaci sempre.” La rassicurò.”Grassa o magra!”
Quando vide Sabrina giorni dopo scoppiò a piangere e l’abbracciò. Anche lei la osservava stupita nel vederla ingrassata, sapendo come ci teneva alla linea, ma non le disse nulla.
“Mamma è stata via un po’ di tempo, ma ora resterà sempre qui con te!”Le mormorò
abbracciandola.
Lei la osservò con un sorriso distaccato, non era più la sua bambina… era ormai diventata un’altra, una puttanella soumises dal dottore.
“ Invece tua madre verrà tra qualche giorno !” La informò Alberto .
“Come mai?“ Chiese.
“Eh … devi sapere che quando tu non c’eri ha conosciuto un altro uomo e ora si frequentano.”
“ Cosaaa! Mamma con un altro uomo? Ma è impossibile, ha 65 anni! ” Esclamò.
“ Bè questo non vuol dire precisò Alberto. L’amore no ha età e tu lo sai!”
“Amore? Ma che dici? Mamma è nonna, è vedova… non è possibile.”
“ E invece si , glielo chiederai tu stessa tra qualche giorno quando ritornerà da una breve vacanza.”
Daniela non poteva credere che sua madre avesse un altro uomo, era pazzesco.

Nei giorni seguenti entrò in una forma di depressione, soffriva di crisi di panico e aveva paura di tutto. Quando vedeva un cane per strada, veniva colta da tachicardia e terrore.
Era e si sentiva grassa e si vergognava di essere così lei che era stata sempre una siluette, si preoccupava cosa avrebbero detto le amiche, colleghe e sottoposte vedendola ingrassata. Alberto dal suo negozio le aveva portato degli abiti e lingerie nuove, di due misure più grandi.
“Vedrai che ti abituerai, ci farai l’occhio e anche tu ti piacerai come sei e poi non stai male così. Per i tuoi problemi psicologici dovuti a quella sottomissione invece ti farai seguire da una psicologa che conosco io, ma ti consiglio del riposo … .”
Ormai era abituata a mangiare molto, fare pasti e cene copiose e ci sarebbe voluto del tempo, forse anni per perdere questa abitudine, se mai ci fosse riuscita.

Quante cose erano accadute in quel mese… lei era cambiata, psicologicamente ma soprattutto
fisicamente… ma anche Sabrina e sua madre.
Già, ma cosa era successo a sua madre in quel mese, dopo quei primi incontri e inviti a cena di
Alberto? Come Sabrina era caduta vittima dei loro piani e delle loro perversioni. Tutto incominciò una sera che fu invitata a cena da Alberto e ci trovò anche un suo amico, un bell’uomo sessantenne, alto con i capelli grigio chiaro, che iniziò a corteggiarla … .
Ma questo è un altro avvenimento, il seguito prossimamente.
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