b- L’amore perverso. Cap 26 Tonia.

L’AMORE PERVERSO.

Note:
“Non preoccuparti… è perversione solo la prima volta.”
Anonimo.

Cap. 26 TONIA.

 
Erano passati circa venti giorni da quando era arrivata in quella casa e tra angherie e sottomissioni andava avanti, si era assuefatta a vivere in quel modo ad avere quel comportamento sottomesso con Dolfo. Il suo punto di riferimento,la sua luce per sopportare tutto, era che passasse quel mese infernale e come le aveva fatto capire Dolfo, ritornasse Alberto a prenderla e a portarla via, come un principe azzurro con la sua principessa nelle fiabe, non sapendo che era proprio lui con la complicità del Dottore la causa di tutto quello che succedeva a lei, a Sabrina e a sua mamma Matilde.
Sabrina… la pensava sempre con amore, come mamma la immaginava ancora candida e pura, non sapendo la trasformazione che aveva subito.
Pensava a sua madre, la signora Matilde con tenerezza e affettuosità, la immaginava sola in casa, intenta a preparare per se stessa e Sabrina nell’attesa del suo ritorno. Chissà se sapevano, se erano state avvisate che lei non poteva comunicare con loro e per quale motivo, e cosa pensassero di quel lungo silenzio non voluto, ma forzato?
Non sapeva che Alberto e il Dottore avevano pensato anche a lei, a sua madre, la signora Matilde.
Alberto si era presentato da lei dicendole che Daniela aveva voluto ritirarsi per un momento
spirituale di riflessione in un convento, per vedersi e ascoltarsi bene dentro prima di prendere la decisione di sposarsi di nuovo con lui che era più giovane di lei. Mentiva , ma lei non lo sapeva.
Una sera dei primi giorni della sua assenza, intanto che Sabrina era uscita dicendo che andava con le amiche, mentre invece a sua insaputa si incontrava con Ho Chin che la portava dal dottore lui la invitò a cena e la informò.
“Sai Matilde!.. Lei non ha voluto dire nulla a nessuno di questo suo isolamento, ma ha voluto
ritirarsi per un mese in un convento di suore, per guardarsi dentro prima di fare questo nuovo passo con me, quello di sposarci a settembre… .”
Matilde pensò un po’, mosse gli occhi veloci e poi gesticolando con le mani rispose.
“E’ da lei fare queste cose!” Esclamò :” Anche da bambina nei momenti importanti si raccoglieva a meditare prima di prendere decisioni fondamentali per la sua vita.
Però santo cielo, poteva almeno dirlo a me che sono sua madre! Mi ha lasciata in pensiero!”
“Ha preferito così, che non sapesse nulla nessuno proprio per non essere vincolata in quei momenti di raccoglimento e di scelta interiore. Io lo solo accompagnata e poi sono ripartito subito.”Rispose Alberto per giustificarla.
“Ma dov’è questo convento? Si può almeno sapere?” Chiese stizzita sua madre.
“Certo è in Umbria! Vicino Perugia!” Rispose falsamente Alberto. Aggiungendo:
“Ha dato a me il compito di tenervi informati e non dirvi nulla di più fino al suo ritorno, io ogni
sera, non parlo nemmeno con lei, ma con la suora superiora, che mi dice come sta e come prosegue la sua meditazione. “ Precisando: “E’ tra brava gente che le vogliono bene e la confortano in questa sua nuova formazione spirituale. “Disse Alberto sorridendo. Continuando: “ Lo detto anche a Sabrina e lei ha risposto con un sorriso… dalle suore!?”
“ Si le ho confermato.”
Matilde era imbronciata perchè Daniela non le aveva detto nulla, a lei che era sua madre:
“Cmq quando ritorna voglio delle spiegazioni… non dire nulla nemmeno a me che sono sua madre mi dispiace… mi dispiace ma…. mi sentirà!!” Esclamò
“Su! Su!“ Sbottò Alberto, prendendo la sua mano tra le sue.” Non sei mica sola, ci sono qua io!
Tra qualche mese sei la mia futura suocera e in questi giorni ti verrò a trovare spesso… e ti inviterò anche a cena!” Esclamò.
“Lei sorrise…”
E lui subito pronto e adulatore dichiarò:” Basta che la gente che non ci cosce, non pensi che io
corteggi te!?”
“Oh… ma figuriamoci Alberto! Ho quasi il doppio dei tuoi anni!” Rispose lei compiaciuta di quella affermazione.
“Si!… Ma per l’età che hai sei ancora una bella donna e affascinante, e attrai ancora gli uomini!”
“Oh si!” Rispose lei:” Sono otto anni che sono vedova.”
“ Una bella vedova!” Ribattè lui adulandola.
Sapeva che a Matilde a differenza di sua figlia Daniela piaceva essere ammirata e adulata dagli uomini e non disdegnava nemmeno essere corteggiata, anche se era vedova e non concedeva nulla, però le piaceva, aveva uno strano senso della memoria di suo marito.
Si lasciarono con lui dicendo:
” Nei prossimi giorni ti passerò a prendere per andare a cena o a mangiare la pizza.” Come se lei fosse una ragazzina. Aggiungendo:” E se non hai nulla in contrario porto anche dei conoscenti… gente educata e a modo che sono sicuro ti troverai bene a conversare e stare con loro.”

Le cene avvennero e ci furono anche conoscenze di altre persone, di tutte le età, da suoi coetanei sessantenni ai giovani ragazzini dell’età di Sabrina, che si presentavano bene, ma che erano balordi e gente prezzolata dal dottore solo per insidiarla nella sua vanità senile e nella castità sessuale forzata dovuta alla vedovanza e in quel mese ci riuscirono, la portarono a cena, a passeggio e a ballare il liscio che a lei piaceva tanto e… ci riuscirono… .
Ma questo è un capitolo che seguirà la trattazione di Daniela e Sabrina.

Tornando a Daniela un mattino, dopo aver dato da mangiare alle bestie mentre stava pulendo casa e preparando pranzo, sentì il rumore sordo di un motorino che si avvicinava al casolare, lo riconobbe, era quello di quell’idiota di Renzo. Sembrava che facesse fatica a muoversi essendo il motore su di giri e quando lo sentì entrare nell’aia, curiosa si affacciò alla finestra della cucina e guardò.
Vide il motorino che si muoveva e arrancava a fatica e dietro di lui, seduta sul portapacchi una
donna, grassa.
Quando si fermò tra l’abbaiare dei cani e lo scappare delle galline dal cortile, appena scese la guardò curiosa.
Era una contadina … grassa ma robusta, muscolosa e non flaccida, da come si presentava doveva essere molto forte, probabilmente per i lavori duri di campagna che faceva e vide Dolfo andarle incontro… .
Aveva un vestito nero, i capelli grigi corti e senza trucco, anche lei con la faccia bruciata dal sole e rugosa , avrà avuto 50 anni, ma ne dimostrava molto di più. Era sgraziata nei movimenti e volgare nel parlare. Aveva un paio di scarponcini ai piedi simili ai suoi e gambe pelose come stava avvenendo anche a lei non rasandole più.
“E questa chi è?” Si chiese Daniela.”Cosa ci fa qui!?”
Era stupita di vedere un’altra donna in quel vecchio casolare e notò dal saluto che le faceva, che era molto amica di Dolfo.
“Ma perchè quel piccolo sgorbio la portata qui?” Si domandava.
Si avvicinarono tutte e tre verso la casa.
“Vieni accomodati!” La invitò Dolfo, tra poco pranziamo.
Quando fu dentro e vide Daniela, la guardò con aria sufficiente, come se già la conoscesse:
” Ah!… E’ questa la signora cittadina che mi diceva Renzo?!” Esclamò.
“Si !” Rispose lui ridendo deficientemente.
La osservò attentamente e la prima cosa che disse fu:” Ma è magra!”
Dolfo rise ancora di più:” Se la vedevi prima quando era arrivata all’ora ti spaventavi! Sembrava un pezzo di legno secco, ora si sta mettendo in carne, si sta arrotondando.” Dichiarò, mentre Renzo con un ghigno deficiente annuiva dondolando il capo su e giù sorridendo.
“Questa è una mia amica, si chiama Tonia, diminutivo di Antonia!” Disse Dolfo presentandogliela .” E’ oggi è nostra ospite, mangerà qui con noi, prepara anche per lei.”
Daniela capì subito che c’era qualcosa sotto e quella donna non le piaceva.
“La invidio sa!!!” … Esclamò Tonia con una smorfia di gelosia guardandola ancora, è molto bella anche se trasandata.”
Quando fu pronto, Renzo chiuse i cani nel recinto e si sedettero tutti e quattro a tavola e Daniela servì loro come una vera serva, coperta solo di quel vestito contadinesco quasi uguale a quello di Tonia, che seppur largo, iniziava ad andarle stretto.
Al termine Dolfo la chiamò, mentre Renzo con il suo sguardo da ebete non diceva nulla, ma usciva sempre fuori sorridendo da stupido con la testa fra di loro.
“Fai vedere alla mia amica come c’ha la figa una signora di città!” Esclamò Dolfo.
Daniela rispose pronta:” Come tutte le altre donne, anche come quelle di campagna.” Rispose.
“E tu fagliela vedere lo stesso invece di rispondere a quello che ti dico !” Affermò Dolfo indispettito. “ Tira su la gonna !” Le ordinò.
Lo sguardo di Daniela era smarrito e sottomesso e le corse un brivido di paura lungo la schiena, quella donna aveva un forte ascendente negativo su di lei e le incuteva timore.
Alzò lo sguardo e vide Renzo toccarsi la cintura dei pantaloni con fare allusivo.
Deglutì, capì che non poteva fare diversamente, ribellarsi lo reputava un comportamento inutile. Era consapevole che più si ribellava più sarebbe stata punita e poi c’era sempre la minaccia di farla accoppiare con i cani che la terrorizzava. Tirò su la veste anche se sapeva che l’avrebbero umiliata e punita comunque, perché loro godevano nel sentirla supplicare mentre la sottomettevano sessualmente.
Lentamente la alzo sopra gli inguini.
“ Di più!” Grido Dolfo mentre Renzo dietro lui guardava con gli occhi fuori.
“All’ombelico!” Le ordinò.
Daniela la tirò tutta su in pochi attimi, fino oltre l’ombelico, tenendola con le mani sui fianchi.
La parte inferiore del corpo di Daniela fu completamente nuda e soggetta ai loro sguardi, la figa fu ,completamente esposta in tutta la sua forma e bellezza, le labbra vaginali grandi e piccole e il suo clitoride erano a vista, sotto la ricrescita del pelo. La fessura formava due metà simmetriche rosa, che risaltavano di più tra i peli scuri, graziose, leggermente bombate ed eccitanti.
Appariva di una bellezza degna di un quadro antico, si era arrotondata di carne e adipe sui fianchi, sul ventre, sulle cosce e nel sedere. Il viso era diventato pieno e gonfio e la pelle una volta candida, vellutata e profumata, ora era tirata e adiposa, e costellata di lividi. Eppure, era sempre piacevole osservarla.
Tonia si avvicinò e con i polpastrelli, sfiorò la pelle chiara e sensibile della figa.
Era perfetta, increspata dalla nuova peluria dura e scura, sembrava un prato tosato da quanto era folta ed estesa. Continuò a toccarla .
Le sbottonò il vestito davanti e da sotto quella veste uscirono due mammelle anch’esse grosse e gonfie, con due areole enormi, frutto degli ormoni che ignara assumeva durante i pasti, e i capezzoli dritti ed eccitati che massaggiò per qualche secondo con fare libidinoso.
“Guarda com’è eccitata la signora Daniela!” Esclamò Renzo con quel sorriso stupido volendo
partecipare e dire qualcosa pure lui.
” Ha i capezzoli dritti e duri, segno che le piacciono le tue carezze.” Aggiunse rivolto a Tonia e rise da solo.
Tonia, sorridendo anche lei, alzò la mano e la porto sul seno, iniziando a massaggiarle una
mammella in modo delicato e circolare, con quella sua manaccia callosa e dura, sussurrando:
“ Bisogna saper massaggiare e mungere le mammelle con una certa dolcezza, ma anche con
fermezza!… Come si fa con le mucche. “ Mormorò aggiungendo:”Hai un seno grande e gonfio , non sarà pieno di latte!?” Esclamò ridendo.
Quella sua grossa mano bruciata dal sole appoggiata sulla pelle delicata e pallida della mammella di Daniela la eccitava enormemente.
“Avanti, prova anche tu Renzo occupati della mammella sinistra. Mungila un po’!” Lo esortò Dolfo, mentre risedutosi, si versava il vino nel bicchiere.
Daniela restò sgomenta, abbozzo un: “No!..No!” “Non le piaceva sentirsi addosso le mani di lei,
ne tanto meno di quel piccolo scarafaggio deficiente.
Ma la voce di Tonia la zittì:” Su!… Non sia capricciosa!… Non faccia così, si lasci massaggiare e
mungere un po’ da Renzo, una signora di città dovrebbe essere abituata ai massaggi e vedrà che si abituerà anche alla mungitura. Le piacerà!” … Esclamò.
“Dioo che vergogna!! Che schifooo!!”… Pensava Daniela:” Dover farmi mungere le mammelle come una mucca.” Ma non sapeva cosa sarebbe accaduto ne poteva reagire.
“Vediamo se fanno il latte buono!” Esclamò Tonia sorridendo.
“Ma io non ho latte!” Rispose sorpresa Daniela e quella sua esclamazione si perse tra le parole di Dolfo che sussurrò a Tonia:” Con tutti gli ormoni che ha preso… altro che latte!” E risero insieme.
Renzo, lasciando a Tonia la mammella destra, si impossessò di quella sinistra e prese a
massaggiarla e a stringerle i capezzoli duri e dritti fra i polpastrelli delle dita dure e rugose , con goffaggine ed inesperienza.
Invece Tonia da vecchia contadina ci sapeva fare più di Renzo e come le toccava il capezzolo e la mammella lei, piaceva a Daniela.
“Ti piace ehhh!! Sporcacciona!!” Esclamò Tonia divertita.
Daniela non rispose, restò in silenzio, le piaceva sentire quella mano sul il seno, ma non voleva
ammetterlo.
Sentì la risata volgare di Dolfo.
” Lo so che ti piace… ti si legge in faccia!… Guarda che bei capezzoli duri e dritti hai!!” Dichiarò
mentre Tonia sfiorandoli con le dita le procurava dei fremiti piacevoli che Renzo goffamente
cercava di imitare per essere all’altezza di lei non riuscendoci.
“Ha allattato lei signora?” Chiese Tonia.
Sorpresa da quella domanda resto in silenzio, ma sentì la voce di Dolfo chiara e forte urlare:
” Rispondiii!”
“Si!..Si!…” Replicò d’istinto confusa Daniela:”Ho una figlia!” Sperando di commuoverla e farla
smettere.
“Ohhh!!… Queste belle mammelle hanno allattato una ragazza meravigliosa sai!”… Esclamò Dolfo.
E lei continuando a stringerle gonfie e piene di latte come eccitata pronunciò:” Belle!… Belle!… Sono belle e morbide.”
“Come si chiama sua figlia? ” Chiese Tonia sorridendo .
Daniela non voleva nominare sua figlia in quel contesto perverso con quei depravati, le sembrava di sporcarla, infangarla, non sapendo che già lo era, ma esclamò:” Sabrina!”
“Ohhh che bel nome!!” Affermò Tonia. “Un nome da città… ci scommetto che è bella come la
mamma o anche di più!“ E cambiando discorso pronunciò: “Ora assaggiamo se il latte della signora Daniela è buono come il nostro!” E prendendo tra le mani le grosse mammelle alla base sul torace, anche quella che aveva Renzo in mano, iniziò a stringerle e rilasciarle tirandole in avanti, proprio come si fa con la mungitura delle mucche.
“No! Ma che fa!” Esclamò Daniela sconcertata.
“La mungo un pò!” Ribattè . E subito dopo da una mammella iniziò a uscire qualche goccia di latte, che lei premendo e rilasciando sempre più forte e velocemente ne fece aumentare l’uscita e a un certo punto incominciò a zampillare, mettendoci subito davanti il viso, aprendo la bocca a riceverlo dentro.
“Ahhh!!!… Si è buono e caldo!… Assaggia un pò!” Disse a Renzo che si mise sotto di essa mentre lei mungeva, a prenderlo sul viso ridendo, prima di riuscire a riceverlo in bocca.
Poi Tonia esclamò:”Allattati!… Su ciucciale un pò!” E lui senza farselo ripetere come un bambino prese il capezzolo in bocca tra le labbra e inizio la suzione succhiando e tirando latte e allattandosi alla sua mammella, che stimolata ne faceva uscire di più.
“Dioo…Dioo… che vergognaaa!! Che vergognaaa!! Nooo! …La prego!! Renzo non mi faccia questoo!! Non si allatti!” Esclamò mentre lui in piedi con le ginocchia leggermente piegate e abbassate, di fronte al suo seno succhiava e deglutiva.
Staccandosi e aprendo la bocca come un deficiente esclamò:” Ahhh!!!… E’ buono! Bello, caldo!”
Ritornando subito a prendere in bocca il capezzolo ingrossato dalla suzione e ciucciare un pò, per poi cambiarlo con quello dell’altra mammella e succhiare anch’esso.
Tonia rideva divertita, durante la mungitura aveva sporcato il pavimento di latte.
“Eh se ci fossero Bleck e buck se lo leccherebbero tutto. Hai il latte buono.”Disse.
Daniela era sconvolta e sconcertata da quello che le accadeva. Non gli sembrava possibile.
Sperava che smettessero presto di mungerle il seno e quello sgorbio di allattarsi a lei come se fosse suo figlio e lei sua madre, invece continuarono, con commenti sempre più imbarazzanti.
Quell’allattare e quel contatto materno con quell’adulto la turbarono internamente e le procurarono un fremito e batticuore. Era un effetto nuovo quello che provava , una emozione diversa, piacevole ed eccitante, si accorse che le piaceva farsi succhiare i capezzoli e allattarlo.
Il piacere che provò fu fortissimo, all’improvviso sentì una vampata di calore esplodergli nelle
mammelle e dentro la vagina e di nuovo sentì che il suo corpo fremente si distaccava dalla sua
volontà … si morse le labbra per non gridare di piacere sentendosi eccitata.
Tonia osservandola esclamò con una voce rauca e profonda:
“E’ una fiamma la signora! Eh… lo sapevo che le sarebbe piaciuto… .”
” Si!!…Basta un nulla per accenderla !… “ Confermò ridendo Dolfo:” Fammelo assaggiare!” Disse passando un bicchiere a Tonia che messo sotto l’altra mammella, lo riempì a metà ripassandolo a Dolfo che lo bevve.
“Slap slap… “ Fece con il palato e la lingua a gustarlo come si fa con l’assaggio del vino.”… si è buono lo ammetto!” Esclamò.
A quella mungitura e suzione da parte di quel deficiente di Renzo, la figa di Daniela iniziò a contrarsi, godendo.
“No..no…no!” Borbottava lei, vergognandosi.
“Lasciala godere!” Affermò Dolfo:” Non le farà che bene… è una donna repressa sessualmente.”
Ad un tratto, con la tensione che gli annebbiava gli occhi, Daniela vide sul lato destro Tonia che smesso di massaggiarle le mammelle, in piedi, si tirava su il vestito.
Capì di essere finita in una trappola, Dolfo, Renzo e Tonia erano già tutti d’accordo su cosa fare.
Avrebbe voluto scappare, ma non ci riusciva, non ne era capace era una strana sensazione quella che provava in quella situazione, di attrazione e repulsione e le piaceva averla, allattare quell’uomo e farsi succhiare la mammella. Sentiva ogni volta che tirava nella suzione, una scossa e un fuoco che dal capezzolo, correva dentro incendiandola ed elettrizzandola fino al cervello, e godeva.

Tonia si tolse il vestito, sorridente e piena di lussuria, non aveva nulla sotto neanche lei, ne
mutandine ne reggiseno. “E’ per il caldo! “ Rispose Dolfo al stupore di Daniela osservandola:
“ Sotto è meglio essere libere Toglilo anche tu.” E prima che lei potesse dire o realizzare qualcosa, Renzo staccatosi dal capezzolo prendendolo l’abito dai bordi sui fianchi, lo tirò in alto scoprendola, facendole passare la testa tra esso e allungando le braccia lo sfilò totalmente in una sola manovra lasciandola completamente nuda.
Anche Tonia era nuda, da sotto la sua veste uscirono due mammelle grosse e flaccide, pendule
dall’età e dal peso, cadenti che le arrivavano quasi all’ombelico, con due areole enormi e i capezzoli anch’essi sproporzionati, dritti ed eccitati, che si automassaggiò per qualche secondo con fare libidinoso.
Mostrava un corpo pallido in confronto alle mani e al viso abbronzati e cotti dal sole, laido e flaccido, con un ventre mollo e pronunciato da donna incinta, bombato, con un sesso a triangolo irregolare sui bordi foltissimo di peli grigi, lunghi e lisci che quasi sembravano capelli corti; e che irregolarmente si portavano sulle cosce e in alto salendo in una linea grigia pelosa, per giungere all’ombelico.
Sotto quella peluria fitta e grigia, si intravedevano le grandi labbra, enormi e flaccide che
formavano una fessura perennemente e notevolmente dilatata, con le piccole labbra cadenti e protruse esternamente in modo abnorme e indecente.
Aveva un corpo osceno, grasso, con un ventre molle e fortemente pronunciato dalla cucina, con due rotoli adiposi che le coprivano i fianchi e l’addome, ricchi di smagliature. Girandosi mostrò il suo voluminoso sedere cascante e flaccido anch’esso, con il retro delle grosse cosce schifosamente pieno di cellulite e leggera peluria, che assieme ad alcune vene varicose in evidenza facevano ribrezzo.
Era già brutta e indecente con gli abiti addosso che la mascheravano e la nascondevano, a guardarla nuda…. era disgustosa, ripugnante… schifosa.
Si trovarono tutte e due nude a poca distanza l’una d’altra , con due corpi differenti, quello di
Daniela , pingue e formoso , ma ben distribuito nelle curve e negli eccessi e aveva un aspetto
fortemente erotico.
Quello di Tonia era laido e schifoso, faceva ribrezzo solamente a guardarlo.
Intanto Tonia aveva preso a massaggiarle la figa, premendole le grandi labbra una contro l’altra tra l’indice e il pollice, partendo dall’alto scorrendo le dita verso il basso, osservandole congiungersi e subito dopo aprirsi, riassumendo la loro forma originale.
Le scappucciò il clitoride titillandolo con il dito e con capacità, facendola fremere e sospirare di desiderio in tutto il corpo.
Improvvisamente si portò davanti a Daniela.
“Spostati!!” Esclamò rivolgendosi a Renzo:“ Fatti da parte che ora ci penso io… . “
“ Si sdrai a terra!” La esortò.
“Ma perchè? “ Replicò Daniela preoccupata.
“Zitta e ubbidisci!” Le ordinò.
Accompagnata dalle mani di Dolfo e Renzo si sdraiò sulla schiena, intuendo l’intenzione di cosa volesse fare e bisbigliò: “No vi prego!”
” Stia zitta!! Vedrà che le piacerà!!” Le rispose Tonia infastidita.
“La prego!!… ” Continuò. Ma non sortì nulla.
Quando fu sdraiata, Tonia mise una mano sulla figa di Daniela suo malgrado bagnata dal piacere ed iniziò ad accarezzarle le grandi labbra con le sue dita grassocce ma abili, facendole scorrere sulla sua fessura e dentro, procurandole un nuovo fremito di benessere.
Daniela non si riconosceva più. Alla minima sollecitazione il suo corpo vibrava godendo.
Lentamente Tonia la conduceva sull’orlo dell’orgasmo.
“Apri la figa!… Aprila tutta e bene per la tua padrona!!” Le gridò eccitata, dandole del tu e
comportandosi come proprietaria del suo corpo… .
Le penetrò la vagina, masturbandola con lussuria, facendola gemere e tremare il ventre e le cosce dal godere.
“Nooo!!” ” Esclamò Daniela allungando le mani sulle mattonelle scure del pavimento cercando
una presa, con il volto alterato da una espressione di un insieme di vergogna, timore e piacere.
Stringendo le labbra e ansimando balbettò:
“Ooohhh…Nooo!! non così in fondo. La prego!… Non ne posso più!!” .
“Ma certo che puoi!” Replicò Tonia continuando a masturbarla più veloce.” Godi!… Godi pure
tranquillamente che ti piace.”
Non le sembrava vero di avere una donna di città come Daniela a disposizione, che seppur
trascurata e trasandata la supplicasse e la sottomettesse.
Con un suono osceno ma eccitante le dita di Tonia si immergevano nella sua figa bagnata e dilatata dal godimento.
Il piacere e la supplica di Daniela eccitarono ancora di più la sua masturbatrice, che esaltata sotto lo sguardo libidinoso e attento di Dolfo e quello ebete e deficiente di Renzo continuò
insultandola:
” Puttana!… Godi puttanaaa!!!…. Godiìì!!… .”
Daniela mugolava di piacere alle sue dita che stranamente la eccitavano e non capendo più
niente, con gli occhi socchiusi e il capo appoggiato sul pavimento e rivolto indietro, ripetè più
volte gemente e godente, stringendo con la mano l’avambraccio di Tonia che la penetrava come a darle il ritmo:
” Siii!!!… Ancora!… Ancora!…” .Godeva…stava godendo sotto lo sguardo trionfante di lei e di
Dolfo e quello curioso, stupito e rimbambito di Renzo.
Tonia improvvisamente si avvicinò a lei con il busto, le alzò il capo dal pavimento con la mano
dietro la nuca e appoggiando le sue labbra su quelle di Daniela, iniziò un bacio vizioso e orrendo, facendole sentire la sua lingua contro quella di lei.
Schifata Daniela per reazione cercò di allontanarla con il braccio, ma non ci riuscì. Fu capace solo di staccarsi un attimo per prendere fiato pronunciando:
“No!!… No!!… Non voglio!… Non mi baci perfavore!”
Ma Tonia con una mano la prese per i capelli e con l’altra nella figa la masturbò più forte e veloce, finchè, sopraffatta dal piacere si lasciò andare a quel godimento e a quel bacio perverso, ricambiandolo eccitata.
Separatasi per riprendere fiato, Tonia pronunciò:
” Visto!!! Mi hai baciata anche tu!… Brava!”
E così dicendo riavvicinò Daniela alle sue labbra e iniziò nuovamente a baciarla e a masturbarla contemporaneamente riversando al di là dei suoi denti bianchi e perfetti, dentro la sua bocca, oltre la lingua, il sapore amarognolo della sua saliva e l’esalazione del suo fiato maleodorante.
Daniela dopo quel bacio orrendo di cui aveva ancora il gusto in bocca, sdraiata intravide dietro di lei una grande ombra che si avvicinava, si accorse che era Dolfo che messosi dietro si fermò a guardarla . Lei chiuse gli occhi per un attimo e Tonia eccitata e invasata dalla situazione, staccandosi dalle sue labbra si mise a cavalcioni sopra lei.
All’improvviso sentì un forte odore disgustoso, di sesso e urina salirle per le narici.
Aprì gli occhi e si trovò sopra il viso, la figa di Tonia, folta di peli grigi e scuri, lisci, lunghi e
attaccaticci, una figa enorme, grande e da un odore fortissimo e nauseabondo, con quella fessura lunga e aperta da dove fuoriuscivano insieme agli odori sgradevoli in modo abnorme le piccole labbra oscenamente umide e si poteva vederne l’interno. Era vecchia, molto grossa , oltre al denso pelo, lungo e liscio, aveva grandi labbra corpose e spesse e di una lunghezza sproporzionate, che rendevano la sua fessura terribilmente oscena, larga che si poteva intravvedere l’interno rossastro della vagina umida di umori.
Tirandola per i capelli le ordinò:” Ora leccamela!!”
Ma visto che lei non lo faceva ripetè forte:” Leccala!!… Leccala!!” ..Gridando e avvicinando la sua figa alle labbra e alla lingua di Daniela.
Ci fu un istante di pausa e di smarrimento, dove il senso olfattivo di Daniela si scontrò con l’odore forte e acre che emanava la figa di Tonia che la stordiva. Le dava il voltastomaco.
“Lecca!! Lecca!!” Continuò a ripetere lei decisa .
Daniela tremando mormorò parole incomprensibili, con i capelli fradici di sudore incollati al cranio e al pavimento, dove decubitando la nuca come tutti i punti d’appoggio del corpo, iniziava a farle male.
Si sentì sommergere dal panico. Il pensiero di dover leccare la figa di quella donna era spaventoso, era una vecchia, ma non ben tenuta e pulita come Elvire la moglie del dottore , lei era trasandata, non curata, laida…. e tutto ciò la spaventava e la riempiva di disgusto emanando un fetore penetrante che non sapeva definire, un misto d’urina, di pesce andato a male e di selvatico.
Richiuse gli occhi come per estraniarsi da quella situazione, fuggirne.
Ma su monito di Tonia sentendosi tirare i capelli li riaprì guardando sopra di lei, vedendo a pochi centimetri dal suo viso la sua maleodorante figa.
“Lecca!!… Lecca!!… Avanti, leccala!” Le ordinò con tono aspro ed eccitato Tonia.
“Leccagliela o faccio entrare blek che ti lecchi un po’ la tua!” Disse Dolfo anche lui eccitato.
Al pensiero che potesse fare entrare quel molossoide, fu presa da tremore, mentre Tonia come un disco rotto continuava:
“Leccala e fammi godere, presto!… Ho voglia!”Esclamò sempre più eccitata accovacciata a
cavalcioni su di lei.
Daniela se spostava lo sguardo, vedeva il suo grasso e flaccido culo quasi sulla sua bocca.
Una sensazione di disgusto insieme a una vampata di odore intestinale forte e pungente entrò nelle sue narici.
” Nooo!… Questo noo!… La prego!… Non mi faccia questo!!” Esclamò farfugliando scuotendo la
testa dal ribrezzo.
” Leccala!!” Gridò forte tenendola sempre per i capelli avvicinando la sua figa alle labbra.
“Ubbidisci!!” Le gridò con un ghigno minaccioso tirandole più forte la sua chioma bionda da farle male. Mentre Dolfo risedutosi a tavola con il bicchiere di vino in mano, guardava divertito Tonia che mettendosi comodamente accovacciata sopra di lei come se dovesse urinare, sfiorava con il pelo umido e fetido del sesso le labbra di Daniela, e la comandava.
Portandole una mano dietro le bloccò la testa, obbligandola a restare ferma:
“Su dai!!..Leccala!… Non farmi arrabbiare… che è meglio per te.!” Esclamò.
“Guarda che ti faccio chiavare da bleck!” Urlò Dolfo sorseggiando il vino.
Oramai sopraffatta, in uno stato quasi di trance, tirando appena su il capo, appoggiò le sue belle e carnose labbra su quella folta foresta, sul groviglio di peli grigi, bagnati da umori e residui di urina.
Tonia si abbassò di più con il bacino su di lei, fino a farle sentire sulla lingua la sua grossa fessura aperta, ripetendo eccitata:”Lecca!!… Lecca!!… Avanti… dammi la tua lingua! “Con un sospiro di impazienza.
Fare una cosa così sporca ad un’altra donna l’avrebbe disgustata al solo pensarci , era ripugnante ma non poteva che ubbidire se no Dolfo avrebbe fatto entrare bleck.
Daniela sopraffatta e intimorita, ubbidendo leccò, spinse il naso e la lingua nel solco peloso, la passò tra i peli e la lunga fessura sotto di essi, sentendo in bocca un gusto acido e pizzicante, acre, rivoltante.
Sentendosi dire:” Ancora!… Ancora!… Brava!”… E continuò a passarla, due tre, quattro volte,
avvertendo il sapore selvatico di piscio e umori mischiarsi e sciogliersi nella freschezza della sua bocca.
” Lecca! Lecca!” Ripeteva come un disco incantato eccitata Tonia con quel suo enorme culone su di lei.
Iniziò con piccole leccate, continuando a passare la lingua sui peli e la larga fessura della sua vulva umida di umori, mentre Renzo, continuava a osservare sorridendo, con sguardo da tonto.
“Brava!!..Lecchi bene!” Esclamò divertita.
“Oh si!…Ancora !..Lecca!..Lecca!!…Leccala così!” Ansimò eccitata.
” Più forte!… Lecca più veloce!!” Le ordinava ritmicamente in base alle linguate.
Daniela assuefattasi suo malgrado, all’odore maleodorante di quella vecchia figa , non lo sentiva più o meglio lo sentiva meno e le dava fastidio in minor misura.
Non sentiva più il sapore e la puzza di cosa stava leccando.
Anche Tonia eccitata godeva della sua insicura leccata.
Daniela vide e sentì scuotersi tutto il corpo flaccido di Tonia sopra lei e avvertì con la lingua quella grossa figa contrarsi fortemente, sentendo arrivare il suo piacere in bocca e sulla lingua, dal gusto selvatico e pungente, tanto abbondante, che le sembrava che stesse urinando a spruzzi.
“Aaaaahhhhhhhhhhhhh!!” Esclamò Tonia godente come se si liberasse di qualcosa.
Mentre lei leccava,Tonia all’improvviso si spostò perfidamente in avanti, facendosi passare la lingua, sul perineo e sul solco anale.
Era disgustoso, perverso, depravante e degradante quello che stava facendo fare a Daniela.
Si stava facendo leccare il culo.
“Più forte! Più veloce… allunga la lingua!” Le gridò. ” Bene al centro. Voglio sentire la lingua sul buco del culo!” Esclamò chiaramente. E così dicendo , con una mano si allargò ancora di più la molle e flaccida natica bianca cellulitica, investendo Daniela con un forte odore di sesso e intestinale, sporco e urina.
Daniela cercò di reagire, quello assolutamente non l’avrebbe voluto fare, tenne la bocca chiusa per non leccare, ma Tonia con la mano che le teneva sui capelli, iniziò a tirarli forte, quasi a strapparli, dicendole:” Ti ho detto di leccarmi il culo!!”
Daniela sotto il dolore forte e pungente dello strappo di qualche capello, con un senso di nausea continuò a leccare il solco e il suo ano avvertendo un gusto e un odore acre e rivoltante… .
Tonia godeva due volte, fisicamente per quello che le faceva con la lingua e psicologicamente nell’umiliarla, sottometterla, comandarla, era lei ora la padrona di quella bella signora di città e iniziò a offenderla.
“Ti piace!… Ehh… troia!!… Continua a leccare!…Così!… Proprio così!… Voglio sentirla calda nel buco del culo. Puttana!!!”
Renzo intanto ascoltando le esaltazioni di Tonia, su consiglio di Dolfo, si inginocchiò di fianco e introducendo prima uno, poi due e poi tre dita in figa a Daniela, iniziò a masturbarla ridendo e a infonderle suo malgrado piacere, che di riflesso, per induzione ne godeva nel leccare Tonia.
Era una scena boccaccesca , sdraiata a gambe larghe sul pavimento piena di vergogna e
degradazione, aveva il volto quasi schiacciato dalle natiche grosse e maleodoranti di Tonia, che su di lei si contorceva.
Daniela contro la sua volontà alla masturbazione di Renzo che rideva stupidamente felice di quello che faceva e alla situazione che viveva, ebbe un orgasmo talmente forte che oltre a scuoterla tutta, dal piacere non riusciva più a coordinare i movimenti della sua lingua nel leccare. Mentre Tonia con sussulti violenti, iniziò un orgasmo furioso scuotendosi e godendo nella sua bocca, perdendo ed emettendo dalla grossa figa uno spruzzo di
liquido denso, trasparente e acre insieme a rumorosa aria intestinale.
“Noooo!!!” Urlò Daniela soffocata dal disgusto e da quella ventata.
Quando tutto fu finito, respirando a fatica, vide Tonia alzare la gamba e spostarsi da sopra lei, e togliendosi esclamare: ” Sei stata brava!…”
A quelle parole, Daniela con il mento, il naso e le labbra, bagnate dai suoi umori e pregna dei suoi odori suo malgrado, incontrollata si lasciò sfuggire un gemito di piacere, non capendo se era per quello che aveva appena fatto o per Renzo , che come un cane, inginocchiato tra le sue gambe divaricate, aveva iniziato a leccarle abilmente la figa.
Renzo si posizionò davanti a lei, violando la sua figa con la lingua.
“Ooooh senti com’è bagnata questa vacca!” Esclamò con quella sua voce infantile per dire
Qualcosa di volgare.
Iniziò a baciarla lentamente, dandole piccole leccate con la punta della lingua al clitoride.
“Mettici più impegno!” Le disse ridendo Tonia.” Impara da lei, hai visto come me la leccata
bene!”
Renzo iniziò a passare la lingua lungo tutta la sua fessura, divaricando le sue grandi labbra con le dita, iniziando a gustare i suoi umori, mentre Tonia come una madre , le teneva la testa, staccata dal pavimento facendola gemere e ansimare.
Si divertirono senza alcun riguardo, non disdegnando di colpirla più volte per poter godere delle sue urla di dolore oltre che dei suoi gemiti di piacere.
Daniela sentiva la sua lingua passare sulla sua fessura bagnata, leccare gli umori e succhiarle le labbra e il clitoride, e nonostante non volesse, non lo desiderasse tutto quello le dava un piacere immenso, annullandosi in esso.
” E’ eccitatissima!!.., Partita anche lei !” Affermò Dolfo alzandosi dalla sedia e posando il bicchiere di vino.
Tonia lo guardò con un ghigno perfido, dicendole: ” Dai!!.. Ora tocca a te !”
Lui senza farselo ripetere due volte si slacciò la cintura dei pantaloni facendoli cadere ai piedi,
seguiti dalle mutande, mostrando ai presenti oscillante all’aria in suo cazzo duro e dritto, e
scostando Renzo con il braccio si inginocchiò tra le sue cosce sdraiandosi su di lei.
Senza riguardi puntò il cazzo sulla figa perfettamente bagnata e lubrificata dal piacere e dalla
saliva di Renzo. Con un colpo di reni la penetrò fino in fondo e seppur oramai la figa di Daniela era dilatata permanente, le strappò l’ennesimo strillo all’introduzione e iniziò a chiavarla con foga, penetrandola velocemente col suo grosso cazzo.
Daniela ebbe un sussulto di piacere …”Aaaaaah!!!” E lo strinse a se e lui iniziò a chiavarla facendola godere.
Dolfo la teneva un po’ abbracciata e un po’ per i fianchi, muovendosi su e giù con il ritmo
cadenziato che più lo aggradava, mentre la penetrava rudemente. Daniela sentiva la sua viscida lingua leccarle il collo e il suo fiato fetido di vino, mentre lui ansimava come un porco.
Avvertì le mani prenderle il seno e strizzarlo, e finchè le sue grosse dita modificarono le sue morbide rotondità non si staccarono, rilasciandole e facendole tornare segnate e con i capezzoli sporchi di latte come prima.
Con colpi secchi e violenti la possedeva sul pavimento. Daniela ad ogni colpo sentiva le sue palle sbatterle sulla figa mentre Renzo e Tonia guardavano la scena accarezzandola inginocchiati intorno a lei, ridendo e gemendo.
Dolfo iniziò a muoversi con violenza, penetrandola con forza e senza alcun riguardo fino a toccarle come era suo solito fare l’utero con la cappella .
“ Aaaaaahhhhh… Ooooohhhh!!!”Esclamò Daniela ansimando e gemendo mentre la chiavava
Brutalmente. Intanto Renzo e Tonia come due cani, si contendevano i suoi avanzi, cioè si
contendevano il suo seno, le mani e la bocca, vituperandola.
“Si goditi il mio cazzo! Succhia il mio cazzo troia !” Esclamò Renzo mettendoglielo sulle labbra .
Gemevano tutte e tre come porci, come maiali sulle ghiand , mentre Tonia le leccava l’orecchio e le sbavava sul collo, Renzo cercava di farsi spompinare e Dolfo la chiavava.
“Senti come ti sfondiamo! Puttana! Cagna, vacca! Troiaaaaaa!!” Urlava Tonia.
I tre approfittavano di lei senza controllo, finchè Renzo con un urlo disumano sborrò su di lei,
inondandole le labbra e il viso di sperma.
“Sii!! Che bello!!… Che Bello !! “ Ripeteva continuamente come un deficiente guardando il suo seme sul viso di Daniela .
“Ah! Stò per sborrare anch’io!” Esclamò Dolfo mentre le sue movenze si facevano più frenetiche e sconnesse. Preso totalmente dagli istinti, s’accasciò su di lei come un animale, costringendola sotto al suo peso.
Le strinse ancora le mammelle fra le mani, leccandole il collo e gemendo al suo orecchio.
“Ti piace, ti piace vero troia?! Sei solo una lurida puttanella di città vogliosa di
cazzo!”Aggiungendo subito: “Oh, sto per godere puttana! Ooooohhh siii!!! Siii cagna, lurida vacca puttanaaa! Preparati! Sto per venirti dentro troia!… V-vengooooo!” Urlò con tutta la sua voce mentre il suo cazzo esplodeva dentro di lei eruttando sperma in vagina come lava di un vulcano.
“Si… si lo sono!” Rispose Daniela che si era lasciata sopraffare dal piacere e dall’evento, oltretutto aveva veramente iniziato a godere ancora.
Lui senza fermarsi continuò a riversarle il suo sperma inondandola dentro, caldo,senile e denso. Mentre Dolfo fremendo sbavava su di lei per l’orgasmo raggiunto.
Pur non volendo Daniela venne, scossa da incontrollabili spasmi mentre Tonia lasciò con la lingua il suo collo ascoltare i suoi forti gemiti.
E lui continuò schizzando in lei il suo caldo e denso sperma contro l’utero, riempiendola completamente.
Daniela all’improvviso sentì il suo urlo animalesco, una forma di grugnito e avvertì la sua vagina contrarsi fortemente dal piacere. Venne quasi contemporaneamente a Dolfo, inarcando la schiena e lasciandosi andare in un gemito che si perse nella cucina.
Fuori i cani, intuendo probabilmente cosa succedeva all’interno della casa, ululavano in preda al calore.
Al termine rimase accasciata a terra, le guance arrossate e gli occhi chiusi e il volto schizzato dallo sperma di Renzo, in uno stato di quasi incoscienza.
Tonia sorrise soddisfatta per poi alzarsi e rimettersi in posizione eretta.
Terminato quel sacrificio, si alzarono tutti e mentre Dolfo avvicinatosi alla tavola versava a loro ancora del vino nel bicchiere, Tonia si rimise il suo vestito esclamando:
“Se sono tutte così le donne di città, valgono poco!” E rise.
Una volta messosi apposto e bevuto il vino, dopo i convenevoli partirono. Con Renzo deficientemente divertito per essersi fatto fare ancora un pompino e ripetendo:
“Però Do… la prossima volta me la fai chiavare, me l’hai promesso… . Ridendo da solo.

Ancora attonita e confusa Daniela si alzò e mentre al lavandino della cucina si lavava il viso
sbavato dalla saliva di Tonia e dallo sperma di Renzo, sentì le loro voci nell’aia e i cani abbaiare e poco dopo il motorino di Renzo accendersi e a fatica partire sotto il peso di quei due depravati .
E ascoltò assieme all’acqua che scorreva l’allontanarsi del rumore del motore tra gli alberi.
Andò nel gabinetto, in quella specie di vaso che altro non era che un buco nel pavimento per
urinare e defecare e che tanto aveva odiato quando c’era ancora Alberto, si chinò su di esso e
vomitò al suo interno. Sentiva dentro di se il gusto di quella figa e il suo sapore . Poi prese la
gomma dell’acqua all’interno che fungeva da scarico dell’acqua per pulire dopo i bisogni, la aprì e si lavò tutto il corpo, insaponandosi, incapace di piangere, il suo unico rimorso era quello di chiedersi:” Perchè ho goduto con quella vecchia bagascia … perchè? “ Ripetendosi mentalmente:”Li odio… li odio tutti!”
Quello le esprimeva il suo pensiero, ma non voleva ammettere la risposta, che ormai era
cambiata, era diventata come loro, una perversa e depravata. Ma il peggio doveva ancora arrivare, il tempo passava e a giorni sarebbe ritornato Alberto, ma Dolfo voleva degradarla ancora a modo suo, dopo lui, Renzo e Tonia cosa mancava?

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