b- L’amore perverso. Cap 25 Depravazione.

L’AMORE PERVERSO

Note:
“Mi si sono aperti gli occhi e ho visto fin dove arrivava la sua depravazione, e adesso so che non era capace di amare, di dare o ricevere amore. Le mie peggiori paure si erano realizzate.”
Erika L. James

Cap. 25 DEPRAVAZIONE

Le giornate passavano lunghe e interminabili per Daniela, ma brevi e intense per Dolfo.
Oramai era calata nella parte della serva, quasi non reagiva più sapendo che sarebbe stato peggio, psicologicamente era regredita, in quella condizione di sottomissione accettava e subiva senza quasi più ribellarsi e opporsi a quello che le imponeva Dolfo.
A volte intanto che faceva i lavori o era seduta su una sedia mentre lui non c’era, con la catena alla caviglia come se fosse una cagna, pensava a quello che era poche settimane prima, con nostalgia e attrazione nel ricordo di quel periodo e qualche lacrima silenziosa le scendeva sul viso, soprattutto quando pensava a sua figlia Sabrina, alla sua piccola cucciola, come credeva fosse ancora lei.
Era tormentate perchè sebbene fosse diventata la sua schiava o la sua cagna come diceva lui, a
volte provava piacere da quella condizione e da quei rapporti bestiali che aveva con lui.….e non voleva.
Ricordava che le prime volte che Dolfo la prendeva, anche se era un pò alticcio per il vino bevuto e voleva possederla, lei per difesa trovava mille scuse tentando di persuaderlo a rinunciare, ma ora non più, subiva arrendevole.
Un pomeriggio mentre era a casa con Dolfo, senti da lontano il rumore di un motorino che si
avvicinava, poi un colpo forte di metallo urtato, come uno scontro e i cani abbaiare forte e subito dopo guaire, Poco dopo si aprì la porta della cucina e comparve Renzo con Buck e Bleck che gli scodinzolavano attorno. Aveva un sorriso ebete sulle labbra, come se fosse stato invitato a una festa. Subito guardò Daniela poi si rivolse a Dolfo seduto sulla sedia dicendo:
” Grazie Do… di avermi chiamato.”
“Cos’era quel rumore quando sei arrivato?” Chiese lui parlando male con un mezzo sigaro toscano spento tra le labbra.
“Niente Do!… Ho i freni del motorino che mi funzionano poco e non sono riuscito a fermarmi e
sono finito contro l’abbeveratoio.” Rispose sorridendo come un deficiente.
L’abbeveratoio per le mucche, i tori, i cavalli e le altre bestie, altro non era che una vecchia
vasca da bagno arrugginita e piena di acqua, smurata da qualche appartamento e non si sa come finita li.
“ Ah come il solito!” Disse Dolfo aggiungendo:” Qualche volta ti farai male. Falli aggiustare i
freni.”
Ma lui ridendo cretinamente rispose. ” Ma io freno anche con i piedi… .” Dolfo scosse la testa e
non disse nulla, conosceva i suoi limiti.
Daniela vedendolo arrivare chiamato da lui, intuì che avevano in mente qualcosa.
“Come mai sei qui Renzo?” Azzardò timorosa.
Dolfo tirò su il capo la guardò ma non disse nulla.
“Mi ha chiamato lui…” Ribattè facendo cenno a Dolfo.
Daniela si voltò verso di lui che la guardò negli occhi.
“Vogliamo giocare un po’!” Esclamò.“ Ma in modo diverso.” Disse mentre Renzo sorrideva .
“In che modo?” Chiese diffidente e preoccupata lei.
Ma Dolfo sfidando la sua aria arrogante con volgarità rispose:” Ti voglio fare il culo! Ti voglio inculare!…Va bene?! ”
“ Si… si…che bello ti inculiamo…” Aggiunse Renzo stupidamente contento.
Daniela si raggelò alla freddezza di quelle parole, restò tesa e immobile.
Per dissuaderlo da quel proposito, gli fece notare che era indisposta non si sentiva bene, le erano venute le mestruazioni, ma lui senza scomporsi, girandole attorno e ridacchiando, pronunciò:
“Bhe! …intanto noi usiamo l’altro canale i, quello libero , non quello davanti. Ho detto che ti voglio inculare e non chiavare.” Ripeté, e toccandole il sedere e battendoci sopra la mano affermò:” Userò questo!” E rise assieme a Renzo.
Daniela spaventata da quella supposizione si rigirò verso lui:
“No! La prego. Lì no! Non voglio .”Rispose in un ultimo tentativo di difesa, agitata e
spaventata.
“ Tu non vuoi? … E da quando decidi tu ?” Replicò Dolfo guardando con uno sguardo luciferino quel deficiente di Renzo, che dondolava la testa su e giù acconsentendo alle sue parole, mentre lui continuava contro la volontà di Daniela ad accarezzare e impastare con le dita la sua natica morbida.
Dolfo decise di possederla analmente assieme al suo amico Renzo, Daniela sottomessa e impotente subì.
“Ho lo farai con noi… o con loro!” Disse con sguardo cattivo facendo segno con la mano ai cani
che giravano agitati per la cucina. Daniela arrendevole suo malgrado accettò.
“La prego, non mi faccia male però!!” Disse con voce flebile.
“Stai tranquilla che ti farò godere… e poi lo so che l’hai già preso in culo, quindi non fare la
verginella!” Aggiunse. “Tira su il vestito e mettiti come le cagne!” La esortò brutalmente, intendendo di mettersi a carponi .
Daniela impaurita e incapace di reazione ubbidì e si avvicinò a lui con il vestito tirato su.
“Vieni qui! Mettiti in ginocchio sulla sedia! “Le disse. Lei esitante acconsentì. Quando fu
inginocchiata tenendosi con le mani alla spalliera della sedia, le tirò più su il vestito rivoltandolo più volte sulla zona lombare, scoprendole e mostrando a Renzo il suo splendido culo arrotondato e voluminoso dagli inizi della dieta ipercalorica e grassa a cui l’aveva sottoposta e che lentamente la stava facendo lievitare come tutto il resto del corpo. In quella posizione inginocchiata sulla sedia era meraviglioso, tondeggiante, pieno, color del latte, con qualche piccola ecchimosi dovuta a qualche cinghiata presa o per aver urtato qualcosa.
Renzo osservava stupefatto.
Prima iniziò Dolfo, si sputò nella mano e insalivò la sua cappella e l’asta dura del cazzo, ripeté
l’azione e passò la mano piena di saliva sull’ano di Daniela, gli spalancò le natiche penetrandola con un dito per lubrificarla meglio l’interno. Lei sobbalzò con il busto sentendolo entrare nell’ano, tenendo le mani sempre appoggiate allo schienale della sedia.
“Lo hai già preso in culo, ma è ancora stretto…” Mormorò Dolfo, mentre Renzo assisteva
stupefatto a quello che faceva il suo amico.
Le fece divaricare ancora un po’ i piedi e si mise tra essi ,l’altezza era giusta, Dolfo appoggiò la
cappella insalivata all’ano e tenendola per i fianchi spinse penetrandola lentamente con un grido di dolore di Daniela che si spandeva per l’aria:
“Aaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!! …Noooooo!! Fermoooo!!! Mi fa male! Si fermi!”.
Daniela sussultò e gridò dal dolore ma lentamente continuò a sentire entrare quell’asta di carne dura, mentre oramai metà del suo cazzo era dentro al suo retto.
Lui impassibile e incurante delle sue suppliche, lo spinse tutto fino in fondo, tra la sofferenza di lei. Quando lo ebbe tutto dentro restò qualche secondo fermo, per permettere al suo retto di
adattarsi e poi iniziò lentamente e sapientemente a incularla davanti allo sguardo di quel ragazzo tonto che aspettava ansioso e contento come un bambino il suo turno per giocare (inculare) con Daniela.
Lei durante il rapporto anale, inginocchiata sulla vecchia sedia alla pecorina, mentre veniva inculata si guardò attorno e vide i cani, Buck il pastore tedesco, accucciato sotto la tavola e quel molossoide nero e bavoso di Bleck che gli stava davanti a fissarla con i suoi occhi rossi, lasciando cadere a terra la bava schiumosa.
Il cazzo di Dolfo era come se un perno rovente entrato in lei, le tormentava le viscere.
Le sue urla e i tentativi di divincolarsi dondolando su quella vecchia sedia fino quasi a romperla, non servirono a nulla, l’affare mostruoso affondava inesorabilmente nel retto e nelle feci fino a riempirla completamente, più urlava dalla sofferenza e più Dolfo spingeva riempiendole il retto di carne dura e viva .
Urla disperate le uscivano dalla gola.
“Nnnnngggggg!….Aaahhhh…..!Basta! Bastaaa! …!Bbbaaaastaaaaa….! Aaaahhhheeeee…
Nooooooo!”
Era un unico spasmo, un solo dolore, si contorceva e si arcuava sotto i suoi colpi possenti e
vegliardi in quell’ano stretto. Lui non si faceva impressionare dalle suppliche. Non c’era niente di più bello per lui che sentire Daniela manifestare tutta la sua sofferenza e la sua totale sottomissione a lui, quelle urla assieme al ringhiare dei cani e ai suoi grugniti, erano diventati la musica che accompagnava i loro amplessi.
“No! No! No!… La prego!” Lo supplicava lei, ma lui continuò e la sodomizzò contro la sua
volontà.
Il supplizio, durò poco, Daniela eccitata dalla situazione e dal comportamento di quell’uomo,
iniziò a provare piacere e a godere, trasformando quel martirio in rapporto piacevole.
Stanco di incularla in quel modo e volendo fare qualcosa di diverso con Renzo che guardava, Dolfo tolse il cazzo sporco di feci dal culo di Daniela e incurante e senza pulirsi, si allontanò da
lei lasciandola in quella posizione con l’ano dilatato e aperto, esclamando:
“Mi sono rotto i coglioni di sentirti lamentare ….! Mi togli la concentrazione…! Ora faremo un
gioco nuovo a cui parteciperà anche il mio amico. Farai la vacca !”Disse ad alta voce ridacchiando mentre Renzo stupidamente ripeteva:” Si! Si! La vacca… si!”
Aprì il cassetto del tavolo della cucina ed estrasse un cerchio in acciaio, un anello nasale che veniva messo al toro e ai vitelli. Era un anello antisucchio che serviva per impedire ai giovani vitelli (o ad altri bovini) di succhiare le mammelle o i capezzoli delle mucche o delle vacche da latte. Serviva a prevenire e risolve problemi quali perdite di latte, infezioni ai capezzoli, danni ai quarti mammari degli animali.
L’anello antisucchio veniva fissato nel setto nasale del giovane vitello, quello che aveva preso
Dolfo era otto centimetri di diametro ed era legato con due strisce di cuoio laterali.
Daniela non capiva cosa fosse e a cosa servisse, dopo essere stata sodomizzata da lui era giunta al massimo della resistenza. Non poteva sopportare altre angherie, specie da quel piccolo scarafaggio deficiente di Renzo . Vide “il morso” come lo chiamavano loro e ne provò terrore.
Intuendo cosa volesse fare, scrollò il capo cercando di girarsi con il tronco dalla sedia per
scendere urlando: “Nooo…! Noo! Per l’amor di Dio!”
Ma Dolfo le chiuse il naso e poco dopo, mezza asfissiata, dovette aprire la bocca per respirare e velocemente con destrezza Renzo le infilò in bocca l’anello, posizionandolo in verticale dietro le arcate dentali anteriori. superiore e inferiore, contro il palato in alto e la lingua in basso, obbligandola così a restare con la bocca aperta. Tirò intrecciando le due lunghe stringhe di cuoio dietro la nuca legandole tra loro… in modo che non potesse muoverlo o sputarlo.
Daniela con quell’anello di ferro in bocca non riusciva più parlare, le uscivano solo dei suoni
Indistinti, gutturali come dei muggiti, mentre la bocca forzata alla massima apertura le provoca ulteriore sofferenza.
Senza alcuna remora, senza alcun senso di comprensione o di riguardo,Dolfo riprese ad appagare i propri istinti bestiali inculandola di nuovo con brutalità. infilandolo nuovamente nel suo ano dilatato.
Lei per reazione a quella nuova penetrazione fece uscire una specie di muggito indistinto, come ci si sarebbe aspettati da un animale, una vacca e non da una donna come lei.
“Dai! Infilaglielo in bocca!” Esorto a Renzo, che non si fece ripetere l’invito, abbassò i pantaloni
facendo sbucare un cazzo eretto da sotto il suo ventre mollo e tremolante. Daniela capì a cosa
serviva” il morso” rudimentale, anche se non ne aveva mai visti prima in bocca a una donna. Con un muggito disperato cercò di divincolarsi spostando indietro la testa, ma Renzo ridendo come un deficiente la prese per i capelli e la tirò a se con forza e poi senza difficoltà con sadico piacere infilò il suo cazzo dentro l’anello fino infondo alla gola.
Renzo, il ragazzo deficiente se la stava spassando con quella bella signora, come la chiamava lui.
“Sai Do…!!” Disse a Dolfo mentre lo infilava.”Mi piace un mucchio la bocca della signora.” E rise scioccamente. Infatti, la bocca di Daniela sotto sforzo e tensione di quell’anello, era diventato un contenitore largo, che si stringeva e allargava per effetto delle contrazioni dell’ugola, conseguenza dello sforzo riflesso di lei nei conati di vomito. Questo rese naturalmente ancora più difficile e dolorosa la penetrazione orale, dando un piacere immenso al ragazzo che si fece strada con il suo cazzo duro fino alla gola.
Intanto Dolfo spanandole l’ano fino a sfociare nell’ampolla rettale, dava colpi violenti e profondi facendola saltellare sulla sedia, arrossando ancora di più il suo canale rettale… .
Chi fosse arrivato improvvisamente in quella stanza ed avesse assistito a quella scena da girone dantesco, con l’odore dei cani, del sudore, delle feci di Daniela e degli altri fluidi corporei che vi aleggiavano all’interno, oltre ai muggiti di lei, non sapendo quanto di piacere o di dolore e sempre più acuti, e il guaire dei cani, avrebbe avuto la sensazione di trovarsi al cospetto di un arcaico e barbaro rito pagano. Dove qualsiasi principio, ivi compreso il rispetto della persona, veniva sacrificato al più sfrenato e morboso piacere della perversione sessuale. Dove coloro che si trovano in una posizione di forza ne approfittano per appagare i propri istinti più bestiali senza alcuna remora o senso di comprensione o di riguardo per i sentimenti della loro vittima.
Quell’amplesso infernale, andò avanti in quel modo ancora per un pezzo.
Preso dal piacere e dall’orgasmo, Dolfo eiaculò violentemente nel suo retto, riempiendolo in
profondità di sborra, lo stesso fece quel deficiente di Renzo, che non lo tolse nemmeno in preda all’orgasmo, venendole abbondantemente in gola e costringendola involontariamente a deglutire il suo seme.
Terminato, lasciarono libera Daniela, che stremata scese lentamente dalla sedia con l’ano dilatato e dolorante e si accasciò al pavimento con ancora l’anello in bocca, Dolfo le si avvicinò e le slacciò i lacci neri alla nuca e infilandole un dito in bocca e tirandolo a se, le tolse l’anello, quel morso di metallo, provando lei fastidio a quella manovra.
Daniela, sentendosi finalmente libera dal morso, cercò con difficoltà di richiudere la bocca sotto evidenti crampi e dolori alla mandibola, ma non ci riuscì subito , solo dopo lentamente.
Pensava che tutto fosse finito ma all’improvviso avvertì una strana sensazione di calore, piacevole, come se un getto di acqua calda la stesse colpendo sulla figa e sul culo, centrando i due fori e scorrendo per le cosce.
Tirò su il capo e realizzò:” No… non è possibile!… Questo no! Noo! Noooo!!…” Gridò.
Mentre Renzo dando luogo alla sua totale umiliazione, urinava versandole il liquido caldo in viso, ridacchiando deficientemente soddisfatto.
Daniela capì che era proprio quello che pensava lei a quella sensazione, quello che loro stavano facendo, le stavano pisciando addosso, nel culo, nella fica, sul vestito, oltre che in viso e sui capelli.
“Noooooooooo!!!!!!” Urlò ancora mentre avvertiva il liquido caldo di quella pioggia dorata
scorrerle sulla pelle, nel solco tra il seno, i glutei e poi lungo le cosce mentre un forte odore di
ammoniaca le penetrava nelle narici.
“ Sì, è proprio così troia ! Ti stiamo pisciando addosso, hai indovinato! “ Esclamò Dolfo.
” Sei la nostra cloaca …!” Le disse Renzo con un grugnito stupido del ridere divertito.
A quel punto piangendo concitata incominciò a urlare :
“ Nnnnooooooohhhhhhhh… Noooooooooohhhh!… Questo noooooooooo!!… Basta!!” Agitandosi come una forsennata in preda ad una violenta crisi isterica per quello che subiva, cercando di sfuggire a quei getti osceni che le lavavano il corpo, riparandosi dai loro zampilli che la colpivano ovunque con le mani.
Renzo la prese e la tenne con le sue braccia tozze e il sorriso cretino per le spalle , mentre Dolfo ancora urinate con il suo piscio senile le lavava il viso e i capelli. Ormai Daniela era caduta in una sorte di delirio senza più forza per reagire.
I due si accorsero che le avevano spezzato qualsiasi volontà e resistenza e vollero approfittare fino in fondo per umiliarla come non mai.
“Ora rimani a quattro zampe sul pavimento e ripulisci tutto con la lingua come la cagna che sei.”
Così dicendo Dolfo le accarezzo il capo bagnato di piscio come se fosse veramente una cagna, mentre i cani annusavano la pozzanghera d’urina intorno a lei. Per Daniela quella esperienza fu terribile, devastante psicologicamente, non aveva mai provato una
simile umiliazione e un dolore interiore oltre che fisico tanto grande, ma quello che lei credeva fosse il massimo del degrado, era solo la punta di un iceberg, il resto più terribile doveva ancora subirlo.
Le conseguenze di quella violenza Daniela le portò per parecchi giorni nei quali anche il semplice camminare le procurava sofferenza.
Sentì Renzo salutare con contentezza e reverenza Dolfo
“Grazie Do…! Quando posso venire la prossima volta?”
“Non lo so, ti chiamo io.” Rispose lui.
“Va bene ma fai presto e la prossima volta però me la fai chiavare e inculare anche a me!” Disse come un bambino e Daniela fosse un giocattolo.
Uscì felice fischiettando, mentre Daniela era ancora riversa a terrà e partì con il suo motorino
verso casa, lanciando il rumore sordo e scoppiettante tra i muri del casolare e la vegetazione.
Dolfo nei suoi approcci sessuali con lei, aveva preso l’abitudine di possederla prima anteriormente e poi analmente e come era solito per lui, non adottava precauzioni o riguardi di nessun genere e l’atto diventava per lei prima doloroso, poi sopportabile e infine piacevole . Era arrivata al punto che ne godeva ad essere inculata da lui, da quel mostro, quella bestia umana.
Ogni volta all’inizio gridava dalla sofferenza, per poi contorcersi piegata in avanti dal piacere di sentirselo in culo, facendo eccitare ancora di più Dolfo che la inculava ancor più brutalmente e con passione .
Per la prima volta in vita sua aveva provato l’orgasmo anale e suo malgrado scoprì che le piaceva come quello vaginale e forse anche di più.
Il suo ano in quei giorni si era notevolmente dilatato e anche in modo permanente e se ne accorgeva quando defecafa .
Daniela era diventata un giocattolo tra le sue mani, e lui era come quei bambini che si divertono veramente solo quando possono romperli.
Sottomessa, si era adattata a vivere in quella condizione, pur nella sua incapacità fisica e mentale aveva accettato anche i lavori umili e pesanti della fattoria che svolgeva lamentandosi, a volte protestò, ma senza risultato. Era diventata come una vera, lavoratrice di campagna, quasi una contadina vera, aveva paura di quell’uomo e non voleva contrariarlo .
Aspettava che i giorni passassero in fretta e che tornasse Alberto a portarla via , convinta che lui non ne sapesse niente di quello che succedeva nel casolare e di quello che subiva, che fosse
all’oscuro di tutto.
Nella sua testa lo immaginava impossibilitato a venire per qualche motivo fuori dalla sua volontà, un incidente o altro. ”Se no mi verrebbe a prendere subito e mi porterebbe via….” Si diceva consolandosi amandolo ancora .”E a Dolfo glielo farebbe vedere lui avermi trattato in questo modo. Ahh…ma quando arriverà le racconterò tutto … se ne accorgerà Dolfo, lo denunceremo.” Pensava.
Ma erano solo meccanismi mentali per lenire quella condizione.
Le uniche cose che non sopportava erano i maltrattamenti, la sottomissione, l’essere terrorizzata dai cani e le pretese sessuali con quella specie di bestia umana e quel deficiente di Renzo, che l’avevano segnata profondamente e traumatizzata dentro.
Passava i giorni a lavare piatti e pavimenti di mattonelle porose, a sistemare la casa e dare da
mangiare alle bestie nella stalla o nel pollaio e a volte lavorava anche nei campi.
Un giorno non aveva ancora finito di riordinare e preparare il pranzo, quando Dolfo entrò nella cucina con il viso alterato.
“Perché non hai finito il lavoro nella stalla?” Gli chiese, mentre le girava attorno sospettoso.
A Daniela tremavano le gambe per il timore di una sua punizione per quello che non aveva fatto.
“ La prego mi scusi , ma io non so fare questi lavori, sono un’amministrativa, gli animali mi fanno paura, anche le galline e non so come fare ad avvicinarmi a loro, è più forte di me, mi perdoni.” Rispose.
Essendo una donna sofisticata di città, non sapeva come rapportarsi con il lavoro della stalla e non era abituata a mentire, ma ad essere chiara e limpida e lo fu anche con lui, anche se in modo servizievole.
Prendendo un bicchiere di acqua, mormorò con voce afone e tremante e con gli occhi supplichevoli su di lui:” La scongiurò… la prego! Mi perdoni , non succederà più.“ Dolfo restò in silenzio e si allontanò, da buon contadino sapeva quando era il momento di usare il bastone e quando la carota. Non fece e disse più nulla. La sua punizione erano il suo tremore e la paura che aveva di lui e del suo sguardo. Anche quello di controllarla e intimorirla psicologicamente faceva parte delle sue tattiche per tenerla sempre sulla corda, e quello gli bastò.
Nei momenti di sconforto Daniela pensava a sua figlia e a sua madre, al suo lavoro in città, ai loro volti, a quello delle colleghe, delle sottoposte e dei clienti.
“Chissà cosa starà facendo Sabrina ora?! Studierà di certo!“ Si rispondeva rassicurandosi da sola e continuando a pensare: ”E’ una brava ragazza educata e a modo… e sono orgogliosa di lei.” E quei pensieri lenivano i suoi momenti di avvilimento e le davano la forza per andare avanti finchè non sarebbe ritornata a casa . Non sapeva che il Dottore aveva traviata la sua cucciola facendola diventare una vera puttanella, pronta ad accoppiarsi per volere del dottore con balordi, emarginati e vecchi.
Provava un sentimento dolce verso sua figlia, d’amore. In quei momenti si sentiva derubata del suo passato, come se gli avessero portato via la cosa a cara a cui teneva di più e che gli apparteneva. Sabrina.
Daniela nonostante i disagi e le vessazioni a cui era costretta portava bene i suoi quarantatre anni, aveva sempre avuto un fisico grazioso, maturo e ben proporzionato anche se leggermente pieno in alcuni punti. Tutto questo era il risultato di sacrifici, diete e ginnastica.
Le mammelle erano regolari, rivolte verso l’alto anche se pendenti, assieme a un bel sedere rotondo e pieno, pronunciato al punto giusto, che mostrava sempre con orgoglio sotto la gonna dei tailleur o con i pantaloni aderenti, stretti al punto da mostrare il suo solco gluteo sul tessuto. Ora, senza che quasi lei se ne rendesse conto, il suo corpo stava lievitando e non c’e punizione più terribile per una bella donna di ingrassare. E Dolfo lo sapeva.
Il suo viso regolare con due splendidi occhi azzurri era sempre stato incorniciato da capelli biondi, tinti e le ricadevano sulle spalle e che portava con acconciature e tonalità diverse oltre che con vanto, ma che ora per necessità essendo sporchi senza possibilità di lavarli, avendole Dolfo fatto sparire tutte i suoi accessori personali, compreso il neccesser beauty , le si arruffavano sul capo, unti di sudore e bava animale combinata alla sporcizia dei campi e della stalla e mostravano un inizio di ricrescita diversa dalla tinta.
Non li pettinava neanche più, provvedeva lei stessa a metterli a posto con le dita o li tirava sulla nuca con fermagli oppure faceva una coda dietro, in modo da sporcarli il meno possibile, ma che copriva sempre con un fazzoletto annodato alla nuca quando faceva i lavori.
Il suo corpo non profumava più come quando era arrivata al casolare, ora aveva un forte odore di sudore e stantio addosso, come la veste che portava, che per lei donna pulita e profumata era umiliante, ma che piaceva tanto a Dolfo.
Con sacrifici e cura, aveva sempre mantenuto un aspetto armonico ed attraente, ma che in quei trenta giorni , pur essendone passati solo quindici, l’avrebbero cambiata per sempre, irreversibilmente. Difatti, lei non poteva vedersi per mancanza di specchi, e iniziava ad aumentare sia di peso che di volume, e si sentiva appesantita, ma non riusciva a regolarsi essendo praticamente nuda sotto quel vestito nero e largo che le faceva da
Tunica. L’unica cosa che era riuscita a fare di nascosto da Dolfo era stato di misurarsi con una
vecchia corda della stalla la circonferenza dell’addome, ed era notevolmente aumentato, ma dava la colpa all’aria intestinale, visto che si sentiva gonfia e ne faceva molta.
Da quel primo giorno la sua vita cambiò, oltre che per le vessazioni educative, doveva lavorare
sodo e mangiare molto se non voleva essere punita. Le sue belle unghie lunghe e laccate si erano spezzate e perdevano lo smalto e le mani senza più creme, come la pelle del corpo ,si erano raggrinzite. Senza trucco e creme, sembrava invecchiata improvvisamente.
Dolfo voleva che mangiasse, le piaceva vederla mangiare tanto, compreso i pastoni che preparava lui, simili a quelli che davano agli animali. Si arrabbiava se non lo faceva, minacciando punizioni e botte.
In quello di Daniela, metteva a sua insaputa gli ormoni e gli anabolizzanti che dava alle mucche per metterle in carne e fargli fare latte.
Durante quel periodo le somministrò di nascosto mescolata al cibo normale, una dieta con sostanze altamente proteiche e caloriche, volte a fare ingrassare gli animali anche di uno o addirittura più chili al giorno. Certo non era la dose che somministrava nei pasti a lei, ma era pur sempre un cibo da ingrasso, specie per una donna, che l’avrebbe fatta ingrassare anche di 500- 600 grammi al giorno e senza saperlo si sarebbe trovata al termine di quella vacanza da incubo, oltre all’avere subito quelle perversioni, stravolta anche nel corpo oltre che nella mente, con 10 o 15 kg in più di peso corporeo.
Le dava una ipernutrizione come se fosse una sua mucca, potenziata con fibre, cereali e sostanze dopanti, oltre che formaggi, uova e altre prelibatezze. E doveva mangiare tutto ignorando cosa ci fosse all’interno e come faceva lui , doveva bere anche il vino rosso e forte:
” Fa sangue e da forza !” Le ripeteva… e istruito da Alberto, attendeva con lei più di un’ora, in
modo che digerisse quello che aveva mangiato, controllandola che non andasse in bagno o fuori nell’aia a mettersi due dita in gola e vomitare la cena o il pranzo. Era condannata all’ingrasso.
Dopo una settimana Daniela iniziò ad avvertì un senso di pesantezza corporea, iniziò a sentirsi e a vedersi il seno più gonfio con i capezzoli grossi aumentati di volume , quasi da latte come quando allattava Sabrina e le facevano anche male a volte, e camminando veloce o correndo o anche solo piegandosi , lo sentiva ballare sotto il vestito, cosa che non le era mai successo prima. Lo stesso il suo ventre che lievitava in avanti quasi giorno per giorno, assieme ai fianchi e al sedere che usciva in fuori, ma non potendo vedersi, non riusciva a capire se era dovuto alla pesantezza dei cibi che mangiava o a un vero e proprio aumento di volume fisico.
Non avendo i suoi abiti, anche solo le mutandine, non poteva comprendere di quanto ingrassava, lo percepiva solo. Aumentava di volume senza sentirsi stringere dalla gonna o dal reggiseno.
In quell’abito contadinesco, composto dal lungo vestito nero largo sui fianchi e svasato in fondo, non si rendeva conto. Se ne accorgeva solo piegandosi, notando che si era formato un rotoletto sull’addome che cresceva sempre più e che prima non aveva.
Pensava che fosse quella condizione, quello stress e quel cibo e pensava che alla fine tutto sarebbe tornato come prima. Faceva molta aria intestinale e molte feci visto che era costretta a cibarsi abbondantemente, e seppur sotto stress andava regolarmente di corpo, anche più di una volta al giorno e sempre abbondantemente. Pensava che non ne aveva mai fatta cosi tanta di aria e di feci e pensava:“ Meno male che tutto quello che mangio esce tutto!” Ma era un pensiero errato, non era così.
Purtroppo Dolfo su disposizione di Alberto aveva tolto gli specchi e lei non poteva guardarsi, poteva solo sentirsi a disagio, appesantita, ma nulla di più, solo al termine quando si sarebbe rivestita normalmente e rivista allo specchio, non si sarebbe più riconosciuta. Ma ora con quello che succedeva in quella casa, non aveva tempo di fermarsi a meditare su quelle piccolezze, aveva altro per la testa, doveva proteggersi da Dolfo e da quel deficiente del suo amico e soprattutto dai cani e il pensiero dei rotoletti di grasso o il seno grande e il
sedere che ingrossava, erano marginai in quel momento.
Dolfo. senza che lei lo sapesse, l’aveva messa all’ingrasso volendo farla diventare giunonica.

Una sera Dolfo, mentre cenava osservava Daniela che mangiava e stava attento che mangiasse tutto e le riempiva il bicchiere di vino continuamente quando era vuoto. Lei beveva volentieri aiutandosi in quel modo a stordirsi per non pensare a quella realtà.
Dolfo forse pensando che i tempi fossero maturi o forse perchè aveva bevuto più del solito,
guardava Daniela morbosamente, i suoi occhi brillavano di perversione, di una luce cattiva e
perfida, mentre lei ignara cenava. I cani erano accucciati sotto la tavola ad aspettare gli avanzi
che gli lanciava Dolfo.
“Sei nuda sotto!” Le chiese improvvisamente.
Daniela annui con il capo:” Si certo , sono sempre nuda , come volete voi.” Rispose.
“ Brava! Vedi che stai imparando a ubbidire e stai anche meglio fisicamente, sei meno scavata in viso, più piena e sei anche più bella.”
Daniela lo guardò, ma non rispose di quella battuta stupida. Finì la sua cena e raccolse i piatti.
“Vieni! Siediti sulla sedia.” Le disse sorridendo mentre i cani gironzolavano attorno.
“Sai una cosa?” Domandò.
“No!” Rispose lei.
“Sei bella e attraente anche così, tutta trasandata e spettinata, anche contadina sei una bella donna e non solo da cittadina.”
Mentre Dolfo parlava, si alzò e andò verso la credenza, la aprì e prese un pezzo di burro e lo
posò sul tavolo con un gesto furtivo, come se non volesse che i cani lo vedessero, lo scartò e con il dito, come fanno i bambini ne prese una ditata.
“ Tira su il vestito fino alla vita e allarga le gambe!” Le disse, avvicinando la mano tra di esse.
Lei con il volto in fiamme per il vino forte a cui non era abituata lo guardava stupita ma ubbidì, da seduta tirò su la veste fino all’ombelico scoprendo la figa, mentre lui con un ghigno sadico esclamò:
“A Buck piace il burro!” E dicendo cosi si abbassò tra le sue gambe, infilò la mano tra esse e con il dito pieno di burro iniziò a spalmarglielo sopra la figa ormai quasi pelosa.

Daniela spaventata ebbe un sussulto:” Ma che fa!?”Chiese.
“Tra poco lo vedrai!” Rispose lui con uno sguardo morboso.” Ora zitta!!!” Esclamò.
Presa dal panico e presagendo cosa avesse intenzione di fare, cercò di stringere le cosce per
impedirgli di farsi strada. Sconvolta, strinse i pugni per reazione cercando di difendersi e impedirgli di spalmarle il burro sulla vulva, ma lui appoggiandosi sul suo corpo e gravandola col suo peso, le impedì di respirare e lei fu costretta a cedere e allargare le gambe.
Poco a poco la mano grossa, ruvida e bruciata dal sole si introdusse a forza tra le sue cosce contratte e le scostò accompagnato dalla sua voce.
“Allarga le gambe su! Vedrai che piacerà anche a te dopo.”
Daniela intuì cosa intendeva fare e avvertì che ciò che le stava accadendo era oltre ogni sua
possibilità di immaginazione.
Di nuovo, per lei si apriva un baratro di vergogna e di abominio. Era come se ogni infamia che era costretta a subire venisse subito seguita da un’ altra ancora più umiliante e vergognosa. Vinta, restò con le cosce allargate, e la mano che la frugava sul sesso:“La prego signor Dolfo… Per piacere! “ Supplicò abbassando la faccia dall’umiliazione e dalla vergogna.
Sconvolta, fissava sempre più spaventata il braccio impaziente di Dolfo che introduceva il dito tra le labbra bagnate suo malgrado della vulva, spingendo all’interno anche il burro.
Daniela sussultò sentendo le sue dita che le sfregavano le pareti della vagina, poi vinta si arrese.
Travolta dalla vergogna e dal disgusto si abbandonò completamente all’indietro sulla sedia , scossa dai singhiozzi, allargando le cosce al suo comando e lasciando che l’uomo spingesse il burro all’interno il più in fondo possibile con la falange del dito medio.
“Bene, Signora direttrice, abbiamo finito.“ Disse sarcastico con un sorriso luciferino.
“Adesso vedrai! …Buck è bravo sai! E’ piaciuto a molte donne, le ha fatte godere … .” Mentre il
pastore tedesco come se avesse capito cosa doveva fare le girava intorno agitato.
“Rilassati signora! …Tra poco arriva! “ Esclamò.
Daniela mentre ascoltava le sue parole, lo sentì muoversi vicino. Sentì il muso caldo di Buck
appoggiarsi alle sue ginocchia e incomincia ad annusare. Lei singhiozzando disperata le chiuse
cercando di respingerlo, ma avvertì la mano di Dolfo che si appoggiò sulla sua spalla:
“ Perché lo vuoi cacciare? Non vorrai irritarlo!?… Potrebbe diventare violento sai, anche azzannarti.“
Daniela impallidì a quelle parole, lo guardò avvicinarsi alle sue cosce, vide il muso lupoide dell’animale segnato dalle cicatrici dei combattimenti che aveva avuto con Bleck e con altri cani del vicinato e lo rendevano più spaventoso.
Con un gemito di vergogna, si decise ad allargare le cosce, ma con sollievo notò che il cane
sembrava ammansirsi sistemandosi tra i suoi piedi con il muso che si introduceva tra le sue
caviglie.
Guardò da sotto le palpebre abbassate il volto di Dolfo e colse un bagliore divertito nei suoi occhi, uno scintillio ironico. All’improvviso Daniela, si irrigidì, il cane,Buck si era drizzato e il muso aveva trovato la strada tra le sue cosce, infilandosi con la testa tra loro.
Daniela non poteva credere a quello che stava succedendo, doveva essere addestrato per
comportarsi così .
“No… no, ma cosa mi sta facendo!.., E’ impazzito!” Gridò impallidendo dalla vergogna rivolta a
Dolfo.
“La supplico, questo no!.. . Farò tutto quello che vorrete, ma questo no! La prego è abominevole, contronatura! Mi lasci andare!”
Ma il muso dell’animale in pochi attimi aveva trovato la strada, sicuro, sfregando il muso caldo fra l’interno delle sue cosche era salito su. Il fiato caldo investiva direttamente le labbra gonfie della vulva che iniziava a ricoprirsi di peli come piaceva a Dolfo. Le narici umide scorrevano sulla pelle provocandole brividi involontari di repulsione e sensazione piacevole.
In quel momento il cane allungò la lingua calda e ruvida e cominciò a leccare il burro sulla figa.
Daniela ebbe un sobbalzo, mentre Dolfo sorridendo scorgeva sul suo viso tutti gli sconvolgimenti che ne turbavano l’animo.
Era dura e rugosa la lingua di Buck che si era aperta un passaggio tra le cosce serrate fino alla figa in pelo e rosa, sfregando sul candore della pelle. Il cane provava gusto nel sentire i sapori del piacere femminile miscelati con quelli del burro che gli piaceva, che si stava sciogliendo al caldo della vagina sulla prossimità della vulva, alle sue linguate.
Buck non aveva fretta, la sua lingua saettava avida sulla fessura, saggiando di nuovo la sorgente di quel profumo e buon sapore. AI primo assaggio ne seguì un secondo, un terzo, poi la lingua cominciò a scavare la fessura umida tra i peli, con lo stimolo esperto è diretto proprio sul clitoride.
La lingua dell’animale dura e rasposa lo sollecitava. L’effetto fu devastante, un piacere immondo e non desiderato si impadronì di lei, che urlo scuotendosi sulla sedia un “nnnnooooohhhhhooooohhhhh!!!!” ma spalancò completamente le cosce, girando il capo verso l’alto e indietro dal piacere.
Dolfo in piedi, osserva il cane seduto a terra con il sedere e con il muso infilato tra le sue cosce a leccarle la figa. Era una scena perversa oltre che una situazione assurda ed avvilente per Daniela. La lingua del cane , nel desiderio di leccare più burro possibile, si infilò nel suo sesso iniziando a darle stimoli di piacere incontrollati, che iniziando a contorcersi sulla sedia, cercava di non dare a vederlo a Dolfo. Ma era inutile, non era la prima volta che lui era artefice e assisteva a quelle scene e da li a poco ne avrebbe avuto ragione. Intanto Bleck vedendo Buck che le leccava la figa, girava con la sua grossa mole soffiando in cucina agitato, guaendo in attesa di qualcosa anche per lui.
“Buono! Buono!” Gli esclamò Dolfo accarezzandolo sul capo.” Verrà anche il tuo momento! Ora
devi avere pazienza!” Le disse come se parlasse con un essere umano.
Intanto la punta sensibile della lingua del cane lupo, leccava introducendosi anche all’interno del canale vaginale, umido e saporito, dilatato dalle vampate di piacere e dagli umori che le arrivavano non voluti. L’eccitazione si stava impadronendo anche del cane, che cercava di ottenere di più da quella sorgente gustosa. La lingua violava e penetrava Daniela nel suo intimo. Il muso si sfregava ciecamente tra le cosce spalancate. sentendone Daniela il pelo sulle cosce , urtando con il suo muso da cane guerriero contro la sua figa con una testarda ostinazione.
Daniela ebbe un singhiozzo di rivolta, ma godente si offriva in assoluta passività senza sottrarsi all’oltraggio animale, troppo forte era il piacere che stava provando, la pochezza di peli sulla figa amplifica le sensazioni…! L’orgasmo non desiderato stava per arrivare e sommergerla.
Sotto lo sguardo di Dolfo incominciò a godere muovendo il sedere e il ventre sulla sedia, gemendo apertamente e a venire. Con gli occhi socchiusi, la testa rovesciata all’indietro sullo schienale della vecchia sedia e le gambe larghe, porgeva il sesso alla lingua del cane che sapeva come leccare per farla venire.
Non poteva farci nulla. L’accumulo di libidine, la vergogna, l’umiliazione e il piacere la facevano delirare. Da dietro la sedia sentì le mani di Dolfo che le tiravano più su la gonna, scoprendole anche il l ventre, restando nudo e offerto alla bestia che seguitava a leccare.
“Cosa ti ho detto?! Hai visto che godi! …Te l’avevo detto che sono bravi i miei cani a leccare e
anche a montare le signore, non è la prima volta che lo fanno .”Disse ridendo morbosamente.
“Buck è bravo soprattutto a leccare , mentre Bleck a montare, sia cagne, che donne!” Esclamò
ridendo ancora da solo. Mentre lui con la bava che le cadeva dalla bocca la osservava.
Daniela ascoltava impotente le sue parole e godeva, tesa sulle gambe irrigidite dal piacere e
allungate dalla sedia al pavimento, senti la voce di Dolfo che le pronunciava frasi insinuanti e
perverse, che la deridevano e la istigavano, ma non riusciva ad estraniarsi, a tirarsi fuori da quel piacere nel quale i suoi sensi l’avevano gettata.
Lo spettacolo della sua figa, aperta e gocciolante di bava e piacere, scavata dalla lingua vigorosa del grosso pastore tedesco era una scena infernale. Le parole sempre più oscene di Dolfo divertito, le arrivavano da dietro le spalle.
“Lecca Buck!… Lecca!… Lecca la figa di questa bella signora cittadina, falle vedere come sei bravo a farla godere. Sono troie anche loro sai!” Diceva parlando all’animale.
”Forza! Lecca questa troia. Mettigliela bene dentro la figa la lingua. Spingi!“ Nel silenzio più totale e passivo di Daniela che apriva la bocca solo per fare uscire gemiti di piacere.
Vedendola contorcere sulla sedia esclamò:
“Sei proprio una cagna in calore… Se tu ti potessi vedere ora godente dal farti leccare la figa dal mio Buck , resteresti stupita di te stessa. Chissà cosa direbbero le tue conoscenti se sapessero che ti sei fatta leccare la figa da un cane!… Ah ah ah !! e per di più ne hai goduto… .” E rise dietro di lei, continuando ad umiliarla incitando l’animale.
Il Pastore tedesco sempre più eccitato oltre che dal gusto del burro, dal sapore dei suoi fluidi di piacere vaginale che iniziavano a uscire abbondanti, muoveva la lingua in tutte le direzioni.
Daniela sconvolta, con le cosce spalancate, riversa oscenamente sulla sedia, apriva la bocca dal
piacere come se stesse per affogare. Malgrado la situazione bestiale, godeva, con gli occhi pieni di lacrime per la vergogna e l’umiliazione che le faceva provare il rumore della lingua di Buck sfregando contro le pareti delle sue grandi e piccole labbra, infilandola a tratti in vagina, simili a quelli che gli animali fanno, quando bevono l’acqua dalla ciotola.
Con tutta la sua forza di volontà aveva provato a resistere per non umiliarsi da sola nel godere, ma non poteva più resistere e alla fine venne nell’orgasmo con un urlo incontrollato:
“Aaaaaahhhhhhhhhhh!!!!! Ooooooooohhhhhhhh!!! Mmmmmmm!! Noooo-ooo-ooooo!!!!! “ Sotto lo sguardo trionfante di Dolfo.
Non aveva potuto evitarlo. L’orgasmo era arrivato, forte , prepotente ed improvviso. Era al suo
massimo e continuava a godere come un fiume inarrestabile. Era perduta, abbandonata a se stessa, completamente in balia dei suoi sensi e di quella lingua disgustosa ma meravigliosa che la leccava.
Per lei era impensabile una cosa del genere, si stava lasciando leccare la figa da un cane e ne godeva, aveva un orgasmo forte, che fluiva prepotente nel suo corpo, squassandola .
Si contorceva sotto le forti linguate del cane che non mollava e proseguiva. Si contorceva,
sobbalzava dalla sedia, e le sue gambe, ormai allungate fino sotto il tavolo avevano cominciato a scalciare dal piacere .
“Ooooooohhhhh!… Oooooooooohhhh!… A-i-u-to!… Aiutatemiiii!… .” Esclamava incontrollata.
“Gode la troia!… Gode! ” Gridò Dolfo trionfante verso Bleck seduto sul pavimento a fianco a lui
che a fatica tratteneva l’eccitazione, avendo il pene rosso e duro sfoderato dal cappuccio nero .
” Stai tranquillo, presto toccherà anche a te! Ma tu lo so che non ti accontenterai di leccare.“
Disse ridendo perversamente e accarezzandolo sul capo, tra le orecchie tagliate e appuntite Dolfo.
Daniela non sentiva quelle parole, stordita com’era dall’estasi e dall’orgasmo .
Dolfo le infiò le mani sotto la veste nera accarezzando le sue tette gonfie e ansimanti, stringendone i capezzoli turgidi fra il pollice e l’indice in maniera rude e viziosa, provocandole delle piccole scariche elettriche di piacere al corpo.
L’orgasmo stava continuando sotto le leccate e diventando delirio, dolore e piacere.
“N-n-n-n-n-nooo, n-n-nuhhh, venngoooo ! Si! Siiiii !Siiiiiiii!! …Diooo!!…. bastaaa… vi p-p-regoooo b-b-bastaaaaa…….! Aaaaaaaahh…..” Biascicò gemendo.
Si dimenava come una pazza, al punto che Dolfo vedendola in quello stato, per paura che avesse un collasso nervoso dal godimento decise di intervenire togliendo con difficoltà l’animale tra le sue gambe.
Daniela diede ancora degli ultimi sussulti nervosi di piacere, estendendo rigidamente le braccia e le gambe per poi spossata ,lasciarle penzolare molle dal corpo, quasi sdraiata sulla sedia .Poi sudata e ansimante rimase ferma immobile ancora sotto l’impressione di quella lingua che era stata capace di leccarla facendola quasi svenire dal piacere.
Provava vergogna per quello che aveva subito, ma soprattutto per il piacere provato nel godere con un animale, un cane e per lo spettacolo che era stata costretta a dare a Dolfo, obbligandola a quell’atto bestiale. Mentalmente malediceva se stessa per la debolezza che l’aveva costretta a lasciarsi leccare la figa dal cane, godendone come non mai.
Era presa dall’umiliazione e dalla sua disistima, restava abbandonata sulla sedia, morta dì vergogna cercando di ricomporre tutti i suoi sensi, non voleva ne vedere ne pensare a nulla… notava solo i cani scodinzolare assieme per la casa, mentre Bleck inseguiva e leccava il muso a Buck , prendendone il sapore della sua figa.
Quei cani erano il simbolo della sua vergogna e dell’umiliazione che avrebbe conservato per
sempre nel chiuso della sua psiche.
Lentamente si stava riavendo da quell’orgasmo devastante. Con la testa ancora rivolta all’indietro, sudata dal piacere e dalla tensione aprì gli occhi e trovò sopra di se il volto di Dolfo.
“Sei proprio una troia, mia cara signora Daniela, godere sotto la lingua di un cane!… Ammettilo! Una vera cagna in calore! Meriti un collare. “
E così dicendo prese appeso a un chiodo del muro, il collare della cagna in calore chiusa fuori nel recinto e tenendole ferma la testa e tirando su i capelli bagnati di sudore le mise il collare lasciandoglieli poi cadere attorno al collo, e con un dito agganciandole l’anello per il guinzaglio, la tirò a se facendole colare nella sua bocca ancora aperta dal piacere, dalla sua, un lungo filo di argentea e senile saliva.
Rendendosi conto dell’estremo affronto e della totale umiliazione che aveva dovuto subire, Daniela ancora con il vestito alzato alla vita, seduta sulla sedia, si abbandonò in un pianto dirotto con il corpo squassato dai singhiozzi e le lacrime che le colavano lungo le guance.
“Non finirà mai!!…Non finirà mai!!” Pensava distrutta.
Il silenzio che regnava nella cucina era divento quasi insopportabile, avvertiva solo il fruscio dei cani e lo sguardo vittorioso di Dolfo la distoglievano dal suo torpore.
Abbassò gli occhi tremando di vergogna e con un sussulto di dignità esclamò con tutta se stessa:
” Vi odio!…Vi odio!!”
Ma disprezzava soprattutto se stessa per essersi eccitata e aver goduto in quel modo. Si sforzava di ritrovare il controllo di se e cercava con lo sguardo un qualcosa che lenisse la sua tensione.
Rossa di vergogna, restò abbandonata sulla sedia con gli occhi chini ansimante, ancora in preda al piacere intenso e fortissimo provato. Con un sorriso mefistofelico Dolfo indicò con gli occhi il cane, che si era accucciato vicino a lei.
Pur avendo accettato con fatica le perversioni a cui spesso la assoggettava, quello che ancora le risultava difficile da superare erano le prestazioni a cui la sottoponeva con gli animali. Non
riusciva a capire il perché di quelle pratiche che per lei erano disgustose, umilianti, immorali e
contro natura, si vergognava di se stessa per provarne piacere… per goderne.
Aveva abbozzato qualche rifiuto alle angherie precedenti, presto rientrato a suon di minacce. Quelli rappresentavano i momenti più difficili, anche se poi con il tempo e l’abitudine la situazione era diventata sostenibile, ora lo assecondava in tutto e per tutto, in ogni sua richiesta per strana che fosse. Era incapace di reagire, apatica e sottomessa acconsentiva a tutto.
L’isolamento, la solitudine ,la mancanza di confronto con altre persone normali, associati alla
scarsa cultura di quell’uomo, facevano credere a Daniela che tutto quello che le veniva richiesto era da fare, da assecondare onde evitare guai peggiori, nonostante la sua istintiva avversione fosse comunque lecita e nel rispetto della sua moralità.
La mancanza di esperienze e contatti umani non gli consentivano di valutare bene e reagire, il
confine tra il lecito e l’illecito, la morale e l’immorale in quella casa aveva perso il limite .Si
giustificava con i pensieri più strani e contorti per accettare quello che faceva… .
Un’ altra delle cose che riusciva a sopportare a fatica era quando la sera Dolfo, più ubriaco del
solito, pretendeva senza mezzi termini che si comportasse da puttana, da cagna come diceva lui, ed esigeva che glielo prendesse in bocca o a facesse altro, specie con i cani .
Provava un senso di nausea a succhiare quel sesso poco pulito e maleodorante di urina vecchia, ma per evitare conseguenze ancora peggiori, si faceva forza e compiva l’opera fino in fondo con lui che regolarmente le godeva in bocca, stringendole con forza la testa fra le mani, fino quasi a farla soffocare, facendole ingoiare tutto lo sperma.
Poi tutto finiva con lui che si sdraiava sul divano con i cani vicino o sopra lui e lei che cercava di vomitare nel lavandino del cortile lo sperma che aveva deglutito, anche questo rientrò nella routine di quella vita provvisoria.
Le angherie e i soprusi erano all’ordine del giorno, si trattava più che altro di umiliazioni
psicologiche, raramente di violenze fisiche che si limitavano a dimostrazioni di ubbidienza e
costrizione.
Era in questi casi che Dolfo dimostrava le sue perversioni, costringendola a rimanere nuda mentre era intenta a sbrigare i vari lavori della fattoria.
“Vai nuda ad accudire le bestie nella stalla.” Le ordinava, proseguendo:“ Tanto…sei una bestia
anche tè! … E le bestie non sono vestite!”
Le umiliazioni e i soprusi seguivano lo stato d’animo del momento, bastava che qualche cosa non andasse per il verso giusto per giustificare un intervento punitivo nei suoi confronti, essere presa a cinghiate nel sedere, costretta a urinare e defecare accovacciata sul pavimento davanti a lui come una cagna, sommersa dall’umiliazione e della vergogna per fare i suoi bisogni davanti a quell’uomo per poi pulire il pavimento dei suoi residui corporali.
Dolfo particolarmente agitato ed eccitato in quel periodo, le aveva ordinato di pulire la stalla senza nulla addosso a eccezione di un paio di scarponi vecchi di sua moglie.
“Bestia tra le bestie!” Solea dirle mentre la osservava spalare con fatica e disgusto gli escrementi degli animali.
A vederla così combinata, si eccitava e il tutto poi finiva con lei sdraiata a gambe aperte sul fieno tra le mucche e lui che la montava come un toro infuriato, con due o tre bestemmie, venendole dentro lei senza riguardo.
Ma i soprusi e le prevaricazioni di quella educazione, non si limitavano solo a quello.
Nello sguardo di Daniela, l’uomo leggeva la paura, la vergogna e la repulsione. Con aria
canzonatoria, la fissa fin quando lei non abbassava gli occhi.
Un giorno osò ribellarsi, facendo un cenno di diniego con la testa, provando una paura spaventosa a fare quel gesto. Dolfo divertito mollò i cani… Daniela ebbe un movimento incontrollato come se volesse fuggire ma cadde, tentò di rialzarsi ma cadde di nuovo uscendo da casa, alzò la testa ma ormai non c’era più ne spazio ne tempo per decidere qualcosa, i cani erano in arrivo è cosciente di non avere scappatoie, che la battaglia era perduta in partenza, portò le mani al viso e urlò, mentre Dolfo trionfante richiamava con un urlo i cani. Non c’era niente da fare, doveva cedere immediatamente. Finì per piegare la testa in un gesto di furtiva acquiescenza e ubbidire sottomettendosi a lui.
Pensava a Sabrina, sua figlia, non sapeva niente di lei, ma il Dottore non era stato con le mani in mano in quel periodo, l’aveva svezzata e da giovane ed educata ragazza, la stava trasformando in esperta puttanella sottomessa. E quando l’avrebbe saputo e si sarebbe incontrata con lei, con che coraggio le avrebbe potuto fare la morale per quello che faceva? Lei, che era stata anche dei cani.
Non sapeva ancora che lo scopo del Dottore e di Alberto era proprio quello di mettere in
concorrenza sessuale madre e figlia .
Ma intanto Dolfo aveva preparato per lei il suo disfacimento fisico e psichico, il momento di
massima umiliazione e sottomissione, come le figure della mitologia greca dipinte sui muri di
alcuni templi, l’avrebbe fatta accoppiare offrendola a Bleck , il grosso e bavoso molossoide nero,che ora era pronto.
L’avrebbe fatta montare da lui come una cagna vera… una schiava ellenica… con il cane del padrone.

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