b- L’amore perverso. Cap 23 L’incubo.

L’AMORE PERVERSO.

Note:
“La realtà è un lungo incubo al risveglio del quale ci si ritrova in un mondo diverso… .”
Anonimo.

 
Cap. 23 INCUBO.

 
Il mattino dopo Alberto partì molto presto, albeggiava, Dolfo le aveva preparato una colazione con del buon latte e caffè e del pane tostato appena sfornato, che dava una buona fragranza a tutta la cucina. Daniela era scesa con lui, aveva sonno, non era abituata a quegli orari mattinieri, si vestì in modo informale, senza guardare come stesse, mise un golfino sulle spalle e stette seduta vicino a lui finchè non partì.
“Mi raccomando, torna presto!” Gli disse stringendogli il braccio.
“Stai tranquilla amore, nel pomeriggio, massimo verso sera sono qui!… Tu però ora vai di nuovo a letto, sono le sei ed è presto, ti riposi un po’ , se no Dolfo se ti vede così mattiniera, ti assume come aiutante.” Lei sorrise e lui anche.
Uscirono nell’aia, il cielo incominciava a schiarire e gli animali iniziavano a svegliarsi, si sentiva il
gallo cantare e Dolfo si muoveva da una parte all’altra dell’aia con un secchio in mano.
I cani vedendoli fuori iniziarono abbaiare, ma un comando di Dolfo deciso e violento:
” Cucciaaaa !!!” Li fece tornare immediatamente il silenzio, lasciando solo il rumore delle catene che avevano al collo che scorrevano sulla terra.
Dolfo e Alberto si salutarono, si guardarono a lungo negli occhi:” Mi raccomando di provvedere ai bisogni della signora!” Gli disse Alberto.
“Certamente! La tratterò come se fosse mia moglie… .” Rispose Dolfo.
Daniela emise un sospiro seccato ed annoiato, mentre il suo sguardo volgeva all’orizzonte. La
brezza che veniva dalla campagna le accarezzava il volto, scompigliandole appena i capelli biondi che le ricadevano ordinatamente e soffici dietro alle spalle. Era una bella donna, con la pelle pallida, i tratti del volto delicati, i lunghi capelli color del grano sempre finemente acconciati. I suoi occhi erano di un caldo azzurro come il cielo, ma ogni qual volta venivano baciati dal sole, in essi s’accendevano delle pagliuzze brillanti attorno alle sue iridi.
Il corpo da donna matura era aggraziato e attraente con delle forme generose e armoniose. La
sedentarietà dovuta al suo lavoro di direttrice di banca le aveva conferito delle forme morbide, quasi burrose. Ma non sfociavano nell’eccesso, rendendo il suo corpo, attraente e quasi perfetto.
Il seno generoso era come sempre sostenuto e quasi compresso dal reggiseno di buona fattura e di marca, con lavorazioni e pizzi, sia che fosse trasparente o intero… In genere i suoi abiti erano raffinati come lei, mettendo in risalto la sua avvenenza.

Il sole si stava alzando e i primi raggi rossastri decoravano il cielo, unendosi all’orizzonte con il dorato colore dell’aurora.
Ci fu un lungo abbraccio tra Daniela e Alberto, con un bacio passionale lingua a lingua e poi partì, con lei che lo seguì con lo sguardo finchè non scomparve in fondo alla stradina, mentre Dolfo richiudeva il grosso cancello arrugginito e cigolante, facendo passare tra i montanti centrali una catena che chiuse con un grosso lucchetto.
Guardò Daniela che vedendosi osservata disse:” Io vado ancora un po’ a letto.”
“Va bene signora!”Rispose lui, riprendendo il grosso secchio in mano e dirigendosi verso la stalla. Daniela tornò su, si spogliò e si sdraio a letto e si riaddormentò pensando ad Alberto e a sua figlia.
“Chissà dove sono ora e che fanno!” E pensandoli si addormentò.
La fattoria dove viveva Dolfo era isolata, lontana dal paese, lui era un uomo rude, duro, abituato ai lavori pesanti della campagna che portava avanti quasi da solo, se poteva, evitava di farsi aiutare, tanto diceva:“Sono tutti dei buoni a nulla!”
Solo quando il lavoro richiedeva la presenza di più persone e non poteva farne a meno, di tanto in tanto chiamava il suo giovane amico Renzo a dargli una mano, un ragazzo strano disadattato che Daniela aveva avuto modo di conoscere durante la monta del toro e che faceva lavori saltuari e stagionali nelle campagne.
Non era una vita facile per lui, doveva badare alla casa, agli animali e a tutti i piccoli lavori della fattoria che lo impegnavano dall’alba al tramonto, ma ne era soddisfatto e appagato .Gli piaceva quel lavorare.
Nonostante avesse superato la sessantina era ancora in forma, asciutto e robusto
contemporaneamente, con il viso solcato da profonde rughe e la pelle che sembrava di cuoio per il colore che gli dava la vita continua all’aria aperta e il sole. Le sue grosse mani si misero a destreggiare con la sega o con l’ascia, colpendo e tagliando senza titubanze i rami di un grosso castagno, le cui foglie erano ormai tutte cadute.
Quando si risvegliò Daniela il sole era già alto e faceva caldo, scese giù in cucina e si lavò il viso, il collo e poi chiudendo la porta si lavò le ascelle e il seno.
Andò di nuovo in quella specie di gabinetto che odiava, fece i suoi bisogni e si lavò intimamente con la gomma dell’acqua.
“Speriamo che oggi venga a mettere questo benedetto water l’idraulico!” Pensò mentre si lavava.
Ritornata su e dopo essersi rivestita scese, fece colazione, bevve un po’ di latte e assaggiò un pezzo di pane, non di più , aveva paura di rovinarsi la linea.
Uscì fuori facendo attenzione che non ci fossero i grossi cani liberi, il grosso cancello era aperto, uscì e si incamminò per la collina.
Passeggiando vide Dolfo impegnato in alcuni lavori dell’albero abbattuto, approfittò di una sua pausa per salutarlo, voleva ingraziarselo, diventargli simpatica, pensava in quel modo di diventarne amica e temerlo di meno.
“Buongiorno Dolfo!” Gli gridò, facendosi schermo agli occhi con il palmo della mano sinistra per ripararsi dal sole e gesticolando con l’altra aperta in segno di saluto.
Lui si accorse subito di lei e si voltò con un falso sorriso bonario.
Vederlo sorridere le scaldò il cuore, pensava che in fondo poi non doveva essere tanto scontroso e che forse lei si sbagliava nel giudicarlo.
“Passavo di qua a passeggiare, la disturbo? “ Pronunciò.
“Ma no!” Rispose lui sorridendo apertamente:”Non vi preoccupate… anzi, mi fate compagnia!”
“Passeggiare sola, mi mette ansietà e tristezza senza Alberto, anche se qui è tutto bello. Meno male che ci siete voi in giro. Sa!… Io non sono abituata alla campagna, faccio un altro genere di lavoro.”
“Lo so!” Rispose lui “Lavorate in banca!”
“Si!” Confermò Daniela, proseguendo per adularlo un po’ e allacciare una sorta di rapporto più
famigliare:” E quando vedo voi in giro, mi sento più sicura … . “ Aggiunse.
“Eh signora… ormai sono vecchio!“ E mentre Dolfo parlava, Daniela avvicinatasi notò
non avendo più la luce del sole negli occhi, che pur facendo finta di niente lui non riusciva a evitare di osservarle le gambe, slanciate, senza calze e peli, ben depilate e con un paio di sandali colorati e un tacco modesto.
Aveva la gonna leggera e sopra il ginocchio, e lui dalla trasparenza la osservava attraverso il tessuto, possedendo un atteggiamento libidinoso che non si addiceva alla sua età e soprattutto alla considerazione seria che Daniela aveva di lui.
Osservava anche il reggiseno decorato con pizzo che portava sotto la camicetta e che seppur lo scopo oltre il sostentamento era di nascondere le sue intimità di donna, mostravano un corpo erotico nonostante i quarant’anni di lei fossero già passati. Si manteneva ancora tonica, femminile e piacente.
“Lei è molto bella !” Le esclamò Dolfo mentre sistemava degli arbusti e continuava a parlare senza smettere di lavorare.
“Grazie!” Rispose Daniela soddisfatta ma intimorita da quella sua affermazione.
“Però e magra!” Aggiunse lui.
“Non sono magra Dolfo!” Le rispose confidenzialmente:” Anzi sono al limite del mio peso forma, in città tutte le donne sono così …”magre” … non sono come quelle di campagna belle pienotte, cicciottelle e formose.”
Lui abbozzo una forma di sorriso sulle labbra borbottando quasi tra se:” Però è magra…”
“ E’ fissato a vedermi magra…” Pensò Daniela:” Magari lo fossi sul serio…” Ma non diede peso a
quelle parole e visto che avevano allacciato un discorso amichevole, gli chiese se voleva un caffè o qualcosa da bere.
Dolfo si schernì, era troppo discreto, ma poi ammise:
“Veramente un bel caffè lo gradisco. Sono sicuro che voi lo fate buono… è logico, siete di città! “
“Beh …ci provo! “ Rispose Daniela sorridendo felice che si stava instaurando un rapporto più
comunicativo tra lei e lui.
“Anch’io ne ho bisogno!” Esclamò Daniela .” A passeggiare qui in campagna con il caldo mi stava prendendo la sonnolenza. Ora vado giù al casolare ,appena è pronto vi chiamo.“
“Ah!…Vengo giù anch’io ! Intanto guardo le mucche se hanno mangiato!” Disse scendendo dalla
fascia e prendendo un fascina di legna sotto il braccio.
Nel rientrare camminando verso casa, Daniela posò lo sguardo su alcuni fiori posti lungo il
sentiero, sorridendo disse a Dolfo . “Sono magnifici!…Starebbero bene in cucina e nella mia
stanza…e si chinò a coglierne un po’ ”
“Mi raccomando, li spezzi dalla base del fusto, vicino alla terra e non a metà.” Le disse Dolfo da
buon contadino.
Daniela ingenuamente si piegò in avanti, e la gonna leggera aderì perfettamente ai suoi glutei,
mettendoli in evidenza nel volume e nella forma, mostrando sotto la trasparenza della stoffa , anche la merlatura di pizzo delle culotte che indossava.
Dolfo la osservò in silenzio, con uno sguardo lascivo e libidinoso dai pensieri sporchi:” Ha proprio un bel culetto la signora!” Pensò.
Mentre camminavano, alle sue spalle, Daniela lo vedeva e sentiva scostare le fronde basse dei rami degli alberi o dei cespugli per aprirle la strada e non farsi male.
Giunti alla cascina, mise i fiori in vari punti della cucina a ornare e ravvivare l’ambiente, dandole un tocco di femminilità. Come una massaia, mentre Dolfo posava la legna, lei si diresse ai fuochi, prese la caffettiera, la caricò e la mise sul gas.
“Spero di farlo buono!” Esclamò. Dolfo sorrise.
Stava per andare di sopra per cambiarsi la camicia bagnata di sudore e doveva fare la pipì, ma
indugiò, il caffè sarebbe stato pronto in un attimo e non voleva si bruciasse, desiderava fare bella impressione a Dolfo, di una donna non solo di carriera ma anche pratica ai fornelli.
Mentre aspettava che salisse nella caffettiera, seduti quasi di fronte, la sua mente vagò, forse
solleticata, dallo sguardo sorpreso e affascinato del vecchio contadino.
Sapeva che era vedovo e pensò morbosamente e maliziosamente: “Chissà se si masturba? … Chissà se magari lo ha mai fatto pensando proprio a me?” Subito si vergognò di quel pensiero , ma ormai l’aveva avuto, la perversione del Dottore e Alberto oramai l’avevano contagiata.
Dolfo la osservava in silenzio, con uno sguardo sornione e una specie di sorriso fermo sulle labbra.
“Cosa avrà da guardare?” Pensò:” Sembra che non abbia mai visto una donna di città!” E
adulandosi da sola scherzosamente riflettè:“ Bè dopotutto, sono decisamente la più bella donna del circondario. Senza nessuna presunzione, ma immagino che le donne di qui siano dei veri gabinetti, come dice Alberto… grasse e sformate. Per questo lui continua a dire che sono
magra, certo se mi paragona a loro… . Quà attorno sono tutte famiglie contadine e dopo il matrimonio le ragazze si lasciano andare fisicamente e a trent’anni sono già dei bidoni, grasse e sfatte .” Ragionò sorridendosi da sola.” Eppure sembra che a lui piacciano così! … Mah!” Pensò ancora .
“Ho camminato troppo oggi.” Brontolò Daniela rompendo quel silenzio e adagiandosi
completamente sullo schienale della sedia toccandosi le gambe intorpidite.“ Non sono abituata!”
Quando sentì salire il caffè si alzò e andò ai fuochi e disse a Dolfo:
“ Venite il caffè è pronto!”
Lui si alzò, uscì e si lavò le mani alla fontanina fuori e si asciugò con un fazzoletto grosso di stoffa che teneva in tasca e a volte metteva al collo, entrò in casa dicendole:” Brava!… Ci vorrebbe proprio una donna qui in questa casa!”
Leggermente impacciata da quelle parole Daniela fece qualche passo verso la tavola e posò la
zuccheriera.
“Sedevi pure, che vi servo!” Disse innocentemente.
Lui sorrise perfidamente a quella parola “vi servo” e si accomodò.
Daniela portò le tazze con il caffè fumante. Sul tavolo aveva anche già messo oltre alla zuccheriera dei biscotti e una bottiglia di acqua fresca di frigorifero.
Dolfo accettò di buon grado l’invito e si sedette su una sedia, mentre lei si sedette sul divano, dove nel farlo, la gonna le scivolò in su, alzandosi a mostrare le cosce.
Unì subito le gambe e con una mano staccando un poco il sedere dal divano cercò di tirare giù la gonna dicendo per distrarlo:
“Assaggiate… e ditemi la verità… Se vi piace e lo fatto buono!?” Tenendo la sua tazzina in mano e girando il cucchiaino all’interno con l’altra, fingendo di non vedere il suo sguardo, incollato sulle gambe.
Dolfo sorseggiò il caffè:
“E buono!… Lo sapevo già! Anche se è di città ha fatto il più buon caffè che ho mai bevuto!” Disse in un linguaggio un po’ sgrammaticato.
“Grazie!” Rispose lusingata con un sorriso Daniela, ma lui continuò a parlare osservandola e a ripetere:
“Ehh… si!!… Ci vorrebbe proprio una donna qui in questa casa che facesse le pulizie, lavasse i piatti e mi aiutasse ad accudire gli animali, il toro le mucche e tutto il resto.”
Daniela imbarazzata dal suo sguardo e dalla sua considerazione, come se fosse stata rivolta a lei quella richiesta e sentendosi in causa disse sorridendo:
“Io non potrei mai!” Pensando di dire una battuta:” Ho mille cose da fare e poi io sono una donna di città e gli animali mi fanno paura. “ E dicendolo e sorseggiando il caffè senza volerlo accavallò le gambe mettendosi più comoda sul divano, mostrando involontariamente il fondo delle cosce e le mutandine a Dolfo.
“Volevo solo dire …” Precisò falsamente per compiacerlo:”…che adesso qui è tutto bello, la natura, tutto e mi trovo bene e quando tornerò in città a riprendere il lavoro mi rincrescerà senz’altro andar via!” Esclamò, mentre lui la guardava impassibile.
Dolfo indugiò per qualche istante con lo sguardo su quella bella signora che aveva davanti. Il suo corpo aveva il potere d’imbrigliare i sensi di chiunque. Traspirava una femminilità travolgente nel modo di parlare, nei movimenti, anche in un semplice gesto della mano… Una femminilità diversa da quella a cui era abituato lui, di campagnole e massaie, quella che vedeva in lei era da cittadina, da borghese … .

Preso il caffè Dolfo andò nella stalla e Daniela salì in camera a cambiarsi e approfittando che non c’era lui, tornò giù a rinfrescarsi un po’.
A mezzogiorno, quando il sole era alto, Dolfo preparò da pranzare, ma Daniela assaggiò poco, sia per paura di ingrassare con quei cibi di campagna, si genuini, ma grassi e pieni di calorie, sia perchè era triste dall’assenza di Alberto.
Dopo pranzo tornò su in camera, si spogliò, sciolse i capelli e si mise a pettinarli, guardando
riflesso nello specchio il suo corpo maturo, bello, desiderali e ancora snello e longilineo.
Si piaceva.
E come gli aveva consigliato di fare Alberto per evitare punture di zanzare o morsicature di insetti di campagna, indossò anche se era giorno, la camicetta da notte di tessuto leggero e quasi trasparente, la mise e si sdraiò un po’ sul letto a riposare.
Su un tavolinetto della sua camera aveva posto il materiale per il beauty , trucchi, spazzola, pettine e oggetti di chincaglieria che si era portata in campagna, e il cellulare.
Si assopì e quando si destò, Sentì Dolfo sotto la finestra trafficare con degli arnesi . Scese giù, lo salutò e fece ancora un lungo giro, pensando a se stessa, all’arrivo di Alberto e a Dolfo.
Si disse che in fondo era solo un vecchio contadino scorbutico oltre che brutto e forse doveva sforzarsi di più per capirlo, immedesimarsi nel suo punto di vista, nel suo modo di vedere le cose. In fin dei conti era la stessa modalità che aveva appreso nei corsi di aggiornamento bancario, la tattica di immedesimarsi nel cliente per essere più affine a lui e consigliarlo nelle scelte e poteva benissimo adattare e provare ad applicare queste sue conoscenze, questa tecnica con lui .
Finito il giro rientrò al casolare .
Dolfo era fuori che segava della legna per l’inverno. Lei lo guardò e lui come se capisse tutto
esclamò:” Bisogna fare come le formiche… d’estate preparasi per l’inverno.”
Lei sorrise e si sedette poco distante da lui.
“Avete fatto un bel giro.” Disse Dolfo.
“Si!” Rispose lei:”Ho camminato e bevuto parecchio per il caldo.” Mostrandogli la bottiglia
dell’acqua vuota.”Era piena!” Esclamò sorridendo e precisando:” Qui l’acqua è buona e diuretica, e figuratevi parlando con decenza, non c’è la faccio più a trattenerla e devo entrare in casa a fare la pipì! “ Gli disse.
“Eh potevate farla fuori, nei campi o nel bosco!” Rispose lui.
Daniela presa alla sprovvista sorrise, lui era un vecchio all’antica e forse non era abituato a certi discorsi, ma gli sorrise sfrontata esclamando:
“Beati voi uomini, che potete farla dovunque!”
Dolfo rise rispondendo:
“In campagna si fa così, dove capita, fuori, nella stalla, dove si è e si fà …!”
Poi educatamente le disse:” Senza offesa signora, ma lo sapete quando io ero ragazzo, tanti anni fa, come si faceva? “
“No … dite!” Chiese curiosa Daniela, non sapendo dove volesse andare a parare con quel discorso.
“Solo le ragazze giovani portavano i mutandoni, le donne maritate che avevano figliato, insomma le femmine sposate che lavoravano in campagna, non portavano proprio le mutande … tranne quando non potevano farne a meno, voi mi capite… quando avevano le loro cose… le mestruazioni!”
“ Ah!… E perché non le indossavano?” Chiese lei con un riso spontaneo.
“E perché? … Perché? … Non vorrei offendere … “ E si fece una risatina anche lui, mentre
smetteva di segare e spaccare legna e si riposava un pò, visibilmente accaldato.
“Dite pure, Dolfo!” Esclamò Daniela pensando e dando seguito al suo discorso per compiacerlo di più e rendersi simpatica:” Non sono, mica sono una ragazzina!” Mentre l’impaccio di Dolfo la divertiva.
“ Non le portavano perché pisciavano allerta … in piedi insomma! “Disse lui facendosi coraggio.
“Cosa?.. Non si accovacciavano neppure? “ Chiese Daniela ridendo.
“Qualche volta si!” Rispose lui:” Le giovani, ma quelle che avevano figliato lo facevano in
piedi …” Daniela sorrideva , non poteva crederci anche se sapeva che era tutto vero quello che
diceva e vederlo impacciato, lui così burbero la divertiva, ma l’argomento divertiva pure a lui.
“Noi ragazzini le spiavamo, proprio con la speranza che si abbassassero e tirassero su la gonna per vederle nude di sotto. Per questo molte pisciavano in piedi, per non farsi vedere … allargavano le gambe e tiravano un po’ su la veste o il gonnone che era oltre le ginocchia , ma non si vedeva niente.
“Una vita campagnola … . “ Aggiunse lui ridendo.
A lei piaceva che tra loro iniziasse a instaurarsi una simpatia.
In quel momento ebbe come un forte turbamento, involontariamente non riuscì a non pensare al suo sesso … era curiosa e si domandava:“ Chissà come c’è là?… E se gli diventava ancora duro a quell’età? … E da quanto tempo non ha un rapporto sessuale?” Tutti pensieri che le venivano inconsciamente e che non voleva avere, ma fare fuggire da lei .
“Figuriamoci se ha ancora le erezioni.” Pensò ridendo tra se, mentre lui continuava a parlare.
“Il mondo è sempre uguale, credetemi signora, anche allora si faceva all’amore.” Disse e
la guardò con una espressione sognante, come se ripensasse al passato alla sua giovinezza.
“Il padrone se le ripassava quasi tutte, spesso senza vergogna, con i mariti che facevano finta di non vedere e sapere … faceva come il cane con le cagne.
Se ne portava una dietro una pianta o un cespuglio e la voleva trovare già pronta. E spesso le
rimandava indietro incinta e i mariti erano contenti, così il padrone gli dava qualcosa di più avendo un figlio illegittimo con la moglie.” Sospirò e aggiunse:” Io sono uno di questi.”
Un imbarazzo assieme a un calore intenso a quel discorso invase Daniela costringendola a
stringere le cosce sia per quella forma di eccitazione morbosa alla sua storia, sia per l’impellente voglia di urinare .
“Bè vi annoio con le mie chiacchiere!” Esclamò Dolfo.
“Ma volete scherzare!” Rispose lei:” E poi mi fa piacere sentire le vostre storie … .“ Disse con la
speranza di accattivarselo di più, aggiungendo quasi di impeto senza pensare:
“Eh! Chissà quante ne avete fatte pure voi … .”
Dolfo non rise, ma non disse niente.
“Sapete una cosa? “ Gli comunicò Daniela con complicità e batticuore avendo allacciato una sorta di cordialità e sperando di rendersi simpatica come una contadina facendogli quella
confidenza:” Sono anni che vivo in città … e… e non ho mai fatto pipì fuori da un gabinetto
… all’aperto … nemmeno da ragazza!” E rise da sola, mostrando i suoi bellissimi denti bianchi e regolari.
Dolfo sorrise sinceramente: “ Eh signora mia!… E che ci vuole? Voi vi fate un problema che non
esiste.”
“Sapete che cos’è? … Sono troppo abituata a farmi il bidet, dopo …” Aggiunse Daniela.
Dolfo, impreparato a tanta confidenza, trasalì, non riuscendo a trovare niente da rispondere alla sua impudenza. Ma era eccitato ormai, un po’ come lei che provocava involontariamente quel vecchio contadino.
I pensieri libidinosi le avevano preso la testa, le curiosità morbose su quel povero
Vecchio l’avevano catapultata a fare pensieri erotici e irriverenti.
Visto che la loro cordialità si era formata su quel tipo di dialogo, decise di spingersi di più
chiedendole indirettamente della sua astinenza:” Ma non avete mai pensato a farvi ancora una
compagna?”
Dolfo sbarrò gli occhi dondolando la testa:” Ve lo detto stamattina che ci vorrebbe una donna qui che mi aiuti . E forse lo trovata!” Aggiunse.
“Oh bene!… Sono contenta !” Esclamò Daniela.
“E’ di qui?… Se posso chiedere !” Disse .
Lui si guardò in giro, come se fosse evasivo:
“No! E’ di fuori, ma dovrà abituarsi a vivere qui! Non è facile!… C’è molto lavoro e non bisogna
avere grilli per la testa.”
Lei come a confortarlo di quella sua preoccupazione lo rassicurò:
” Oh sono certa che si abituerà! Vedrà Dolfo che le piacerà vivere e lavorare qui! E sono sicura che si adatterà a questa vita!”
Lui la guardò con un sorriso subdolo, Daniela non sapeva che stava parlando di se stessa.
Daniela non resistendo più dall’urinare esclamò:” Vado in casa a fare pipì! A proposito …è venuto l’idraulico a mettere in water? “
“Non ancora , forse verrà domani .” Rispose Dolfo.
“Si! Domani… domani … “ Pensò Daniela:”… e a me intanto mi tocca pisciare e cagare dentro a un buco nel pavimento … Dioooo! Ma io domani non ci sarò, me ne andrò, con una scusa qualsiasi a costo di fingermi morta, dirò ad Alberto di portarmi via, non resisto neanche un ora in più in questa cascina. “ Pensò avviandosi e sentendo la voce di Dolfo dire:
“Vi accompagno.” Seguendola verso casa e mentre andavano lui aggiunse provocandola con finta ingenuità:
“ Perchè non provate a togliervi la curiosità di farla fuori una volta, visto che avete detto che non lo avete mai fatto in vita vostra!? “ Aggiungendo: “Me lo fate un favore? Fatela pure là, dietro i cespugli o dietro la casa. Provate! Io vi faccio la guardia? “Disse complice e sorridente, proseguendo.“ Così provate e quando tornate in città sapete cosa si prova a farla all’aperto, intanto qui non c’è nessuno , siamo soli io e lei… .” Daniela restò stupita da quella proposta e provocazione.
“Dolfo si crede forse che non a abbia il coraggio? Ho fatto di peggio che farmi vedere pisciare da un vecchio scemo.” Pensò.
“ Spero non abbiate vergogna.” Disse lui per esortarla.” Potreste essere quasi mia figlia … .”
La sua falsa ingenuità lo rendeva innocuo e indifeso ai suoi occhi, quasi le faceva tenerezza con i pensieri erotici e sconci che aveva fatto su di lui.
“Dove mi metto?! “Chiese provocatoriamente Daniela oramai con la vescica piena che non riusciva più a trattenere.
Era stata talmente diretta da sconcertare Dolfo, che stupito della sua decisione le additò uno spazio dietro un basso cespuglio di rose.
Con disinvoltura, essendo ormai eccitata, si avviò nella direzione da lui indicata facendo in modo di non essere sotto il suo sguardo ma nello stesso tempo di restare abbastanza in vista per farle immaginare qualcosa.
Cercò un angolo dove la terra fosse abbastanza piana da permetterle di effettuare la sua minzione senza rotolare sul terreno, visto che era leggermente in pendenza e lei era in tacchi, gonna e camicetta.
Mentre lei si allontanava, Dolfo veloce fece il giro della casa arrivandole dietro quasi alle spalle nascondendosi tra gli arbusti e le canne.
Osservando attentamente i suoi gesti, la vide prepararsi, lentamente alzò la gonna fino ai fianchi, scoprendo le cosce e il sedere, probabilmente non aveva mai visto una donna in culotte decorate e merlate con pizzo,davanti a se. Daniela abbassò lentamente anche quelle a metà coscia, erano nere e di seta e le coprivano mezzo gluteo con il pizzo della merlatura, lasciando scoperta solo la parte inferiore di esse, scendendo e infilandosi lungo le cosce chiare, sottolineando le sue forme erotiche e mature e mandando il povero vecchio in visibilio.
Le tirò giù fino alle ginocchia… scoprendo il culo pallido e morbido.
Provò ad abbassarsi, ma con le mutandine quasi alle ginocchia rischiava di perdere l’equilibrio. Il posto che aveva scelto, per urinare senza farsi vedere da Dolfo, era lontano da ogni appiglio anche vegetale… c’erano solo gambi di rose piene di spine per tenersi con la mano.
Lui era dietro, guardandola non visto, gustandosi in anteprima lo spettacolo della cittadina, la signora borghese Daniela che pisciava per la prima volta in campagna.
Lei avvertendo Dolfo dietro se per un rumore, cercando di ripararsi al suo sguardo perse
l’equilibrio e accovacciata in bilico, con il rischio di cadere tra le rose e le sue spine lo chiamo:”Signor Dolfo!..Dolfoo… aiutooo!!!”
Lui uscì da dietro dicendo:”Cosa c’è?”
“Cado! Sto cadendo tra le rose!… Mi aiuti! Mi dia una mano…è pieno di spine. Non so dove appigliarmi! “ Esclamò e vedendo la sua esitazione che indugiava ad ammirarla nelle parti intime in quella posizione sconveniente ripetè con più veemenza: “ Mi dia una mano per favore!? … Io qua cado sicuro! Sto cadendo aiutatemi! ” Chiese a bassa voce mentre era in quella posizione imbarazzante.
“Succede quando non si è pratiche.” Disse lui avvicinandosi, guardando Daniela imbarazzata.
“Diooo!! Che vergogna !” Mormorò lei dovendo obbligatoriamente farsi vedere in quella situazione.
Lui allungò la mano prendendo la sua e tenendola in equilibrio accovacciata esclamò forte con la sua voce piena:
“Su fatela!”… E lei piena di vergogna per la presenza di quell’uomo che odiava, non resistendo più alla minzione, finalmente lasciò sgorgare dalla sua figa l’abbondante urina, che cadendo tra le sue gambe, fece una chiazza di urina schiumosa fra esse, e per la pendenza come un rivolo d’acqua quella che non veniva assorbita dal terreno si porto sulla radice delle rose.
“Speriamo che non seccano!” Esclamo lui, chiedendole:” E’ mestruata?”
“No! No!… Certo che no!” Rispose Daniela imbarazzata.
“Ma guarda un po’ cosa va a pensare questo qui!” Borbotto.
Dolfo guardandola in mezzo alle gambe e vedendole la figa tutta depilata esclamò:” Gesù santo!!! C’è la come le ragazzine… .”
Daniela capì a cosa si riferiva e irata lo esortò:
” Non mi guardi per favore!… Non mi guardi!… Si giri!” Una semplice maliziosità, per Daniela si era trasformata in un momento di vergogna e umiliazione ed era arrabbiata, non sapendo che quella era solo la primo di una lunga serie.
Finito, tirandola per il braccio l’aiutò ad alzarsi. Daniela quando fu sicura di non cadere, lasciò la sua grossa e ruvida mano con sdegno e senza nemmeno asciugarsela si tirò su le culotte e subito giù la gonna.
Dolfo prese il suo fazzoletto rosso dalla tasca e glielo porse, era quello dove aveva visto che si era asciugato le mani la mattina prima di prendere il caffè e si asciugava la fronte quando era sudata. Ma lei lo rifiutò e si mise a camminare verso casa ancheggiando sui tacchi per il terreno scosceso.
Dolfo le borbottò:” Dovete cambiare scarpe e abbigliamento quando siete in campagna, togliervi quegli abiti stretti e vestirvi con gonne larghe come le contadine, mentre lei rossa in viso camminava verso casa asciugandosi il sudore per la tensione di quell’increscioso episodio.
“Se potessi me ne andrei via stasera stessa da qui!” Disse alterata a voce alta:”Anzi subito! Farei la valigia e me ne andrei anche a piedi!” Sudava e quasi incespicava sulle parole gridando nervosa:” Io qui non ci voglio più stare!”
“Lo so !..Lo so signora! …Ma calmatevi ora.” Rispose Dolfo a Daniela imbarazzata da quello che era caduto, si era spinta troppo in là senza volerlo.
In quella assurda situazione, lei era sola in quella casa con quel vecchio contadino.
A Daniela non piaceva quell’uomo dai modi bruschi e rudi, non gli era mai piaciuto specie ora che suo malgrado era stata costretta ad urinare davanti a lui mentre la teneva per mano e soprattutto che si rapportava con lei come se si trattasse di contrattare una vitella al mercato.
Si era sbagliata su di lui a darle affidabilità, ma oramai era troppo tardi, non sapeva che dietro
quella sua faccia sorniona e indecifrabile si nascondeva un anima perversa.

Quella sera in cucina Daniela era agitata, Alberto non era ancora arrivato, stava sull’uscio o alla finestra a vedere se arrivava e Dolfo aveva preparato cena. Era arrabbiata per quello che era successo con Dolfo, per quella casa e quel modo di vivere, senza nemmeno un bagno, un minimo di comodità, solo animali e poi non trovava più il suo cellulare per poter chiamare Alberto o sua figlia o qualche conoscente, non si ricordava più dove l’aveva lasciato o se Dolfo glielo avesse preso e questo aumentava la sua angoscia e ansietà. Si sentiva sola e isolata senza lo smartphon.
Stranamente Dolfo quella sera aveva lasciati liberi i cani, che su suo comando si erano accucciati in un angolo della cucina, pur sapendo ed essendo d’accordo che dovevano restare chiusi perché Daniela aveva paura. Non li aveva messi nel recinto.
“State tranquilla non vi faranno niente, stanno qui in un angolo… Sa! La cagna e in calore e loro la vogliono… hemm… montare.” Disse sogghignando.
Daniela non lo sopportava più, gli dava disgusto e allo stesso tempo ne aveva paura.
Vedendola sull’uscio mentre il sole iniziava a calare lui la chiamò:
“Vieni mangia!” Le disse dandole del tu.
Lei si voltò meravigliata, non si era mai preso quella confidenza, forse si era sbagliato e
comunque in quel momento non le interessava.
“No grazie! …Non ho fame !” Rispose nervosa.
Ma lui ripetè: “ Siediti, devi mangiare sei magra!”
Lei si voltò di scatto e lo guardò ancora con sufficienza, quel continuare a dire che era magra ora le dava fastidio, fece spalluce e si rigirò a osservare oltre la finestra.
“Vieni a mangiaree!!”
Disse chiamandola ancora e alzando la voce, iniziando a fare ringhiare e abbaiare i cani che si
tirarono su dal pavimento e la guardarono fissa negli occhi .
A sentire i cani ringhiare che gli mostravano e al loro sguardo minaccioso, timorosa si sedette a tavola di fronte a Dolfo e cambiò atteggiamento e con un falso sorriso disse:
“Ma quei cani come mai non li ha chiusi stasera?… Sa che mi fanno paura!”
“Se non glielo dico io non fanno niente!” Rispose lui guardando nel suo piatto mangiando e ripetendole:
”Mangia che sei magra!”
“Ma non mangio, ho lo stomaco chiuso dalla tensione, non mi sento bene! Come mai che Alberto non arriva ancora?” Chiese.
“Eh chissà!… Non so! Forse non può stasera e verrà domani” Rispose lui.
“Ha visto il mio cellulare Dolfo? Ero sicura di averlo lasciato in camera, ma ora non c’è più!” Le domandò preoccupata.
La replica fu fredda e secca:” No!… Non lo visto e poi il telefono qui non serve!” Aggiunse e per
risposta le fece segno sul piatto pieno di minestrone.
“Mangialo tutto!” Le esortò.
Daniela si risentì di quella autorità che si era preso su di lei, ma aveva paura e non voleva aizzare i cani, aspettava solo Alberto per andarsene via immediatamente e non mettere mai più piede in quella casa.
Prese il cucchiaio e iniziò a mangiare lentamente davanti a lui per farlo contento, pensando tra se:
” Ma guarda un po’ se devo essere obbligata a magiare per forza e davanti a lui come i
bambini… tutta questa roba grassa e piena di calorie.”
Sforzandosi deglutì qualche cucchiaiata, poi esclamò:” Non mi sento più!…E troppo!”
“Mangiala tutta se no ti aizzo i cani!”Esclamò chiaro Dolfo all’improvviso.
Restò sorpresa a quel tono e replicò indignata da quella prepotenza psicologica:
” Maa… ma …!!.. Se non mi sento! Ha un bel dire lei!… Io non sono abituata a mangiare tanto e di queste cose.”
“Ti abituerai vedrai!” Rispose lui.
Arrabbiata e tesa come una corda di violino, vedendo i cani osservarla e il molossoide muovere il moncone della coda, obbligata sforzandosi iniziò a mangiare, sperando di andarsene via al più presto, pensando che avrebbe detto anche quello ad Alberto.
Quella sera cenarono loro due e i cani vicino, a cui Dolfo gettava gli avanzi e loro si azzuffavano per prenderli.
Lei con gli occhi fuori deglutiva a forza costretta a mangiare quel minestrone.
“Ora sta veramente esagerando!” Pensò:” Obbligarmi a mangiare!”
A un certo punto all’improvviso le disse Dolfo :”Lo vista sa!…”
“Vista dove? “ Chiese non capendo Daniela.
“Lo vista chiavare con Alberto sopra l’erba nella fascia l’altro giorno.”
A Daniela le si blocco la digestione e quel poco minestrone che aveva in bocca lo deglutì con
irritazione, restò con il cucchiaio in mano e diventò rossa in viso, ma pronta, come era nel suo
carattere, risentita dall’essere stata spiata in un momento intimo d’amore con il suo uomo , rispose subito:
” Ha fatto male!… Non doveva permettersi! Queste sono nostre cose intime, di me e di Alberto e lei se non altro per buongusto e rispetto verso lui non me lo doveva dire.”
“ Ohh… su!… Che ho fatto di male?!… Ho solo guardato, lei era bella senza mutandine a cavallo del signor Alberto… e mi piacerebbe lo rifacesse !”Disse.
“Lei è pazzo!” Rispose risentita posando il cucchiaio nel piatto:”E non mi parli in questo
modo!… Non si permetta!… Mi rispetti!… Non si comporti come un bifolco.”
“Ma Alberto è bravo, è un amico e ogni tanto mi porta qui qualche donna per educarla, per
svezzarla.”
“Cosaaa!?… Non si permetta di dire queste cose!… Quando ritornerà glielo dirò!”Esclamò furiosa.
Dolfo sorrise, allungò la grossa mano ruvida per accarezzarla sul viso, ma lei inviperita si allontanò e rispose:
“Cosa fa?” Non scherzi ! …E non si permetta di toccarmi! Tenga giù quelle manacce!” Fece per
alzarsi da tavola e andarsene, ma il grosso molossoide nero ringhiò forte seguito dal lupo , che la spaventarono.
Lei impaurita e tremante gli chiese:“ Faccia stare bravi i cani!”
“E lei si sieda e continui a cenere.” Replicò Dolfo. “Mangi tutto!”
Alzandosi e prendendo il cane lupo per il collare lo portò alla porta e lo fece uscire nell’aia, restando solo loro tre, Daniela, Dolfo e il grosso molossoide nero, incrocio tra un rotwailler e un mastino napoletano.
“Li ho divisi perchè quando sentono l’odore della figa poi si azzuffano!” Si giustificò del suo gesto.
Daniela era incredula di quella situazione, guardando quel grosso cane nero con la bava alla bocca che la osservava con quegli occhi cattivi nella sua testa grossa quasi senza orecchie, e lentamente si risedette .
“Non può fare uscire anche lui?” Chiese preoccupata.
”No!”… Rispose secco:” Lui le fa la guardia!”
Lei sforzandosi si mangiò quel piatto di minestrone, sentendosi piena e gonfia, non era abituata a mangiare tanto e di quel tipo.
“Brava! Vedi che hai mangiato tutto ora il secondo, la carne!” E le passò il piatto. Lei senza dire niente la tagliò e sotto il suo sguardo iniziò a mangiarla.
“E’ buona… è dei miei vitelli che ho macellato io!” Precisò continuando a cenare.
All’improvviso Dolfo esclamò:
“Spogliati nuda!”
Lei lo guardò sorpresa e incredula di quella richiesta. Ma lui ripetè:
“Spogliati nuda!”
“Cosaaaa!!!!” Rispose lei indignata e stupita da quella pretesa.
“Spogliati nuda!” Ripetè ancora calmo mentre masticava il boccone.
Ed esasperata rispose:“Lei è letteralmente pazzo!…. Completamente pazzo! Quando tornerà Alberto se ne accorgerà!”
Fece per alzarsi di scatto per andarsene, ma il molossoide abbaiando forte si avventò verso di lei con i denti fuori e gli occhi malvagi cercando di addentarla.
Lei gridò spaventata alzando le mani verso il viso come a proteggersi e sporcandosi della sua bava.
“Cucciaaaa!!!!” Urlo Dolfo e la bestia sentendo la voce del padrone, si accucciò subito di fianco a lui .
“Se non vuole che la faccio sbranare da Bleck , si spogli!” Ripetè.
Daniela capiva che si trovava in una situazione terribile, nelle mani di quel pazzo, con quel grosso molossoide nero che la terrorizzava e l’avrebbe sbranata davvero, e Dolfo era sicura , sarebbe stato capace di farglielo avventare contro veramente o perlomeno, l’avrebbe fatta senz’altro mordere.
“La prego!” Disse spaventata impallidendo guardandolo e cercando di intenerirlo:“ Non mi può chiedere questo! Non può farmi questo!”
Ma la sua risposta fu fredda e masticata insieme al cibo che aveva in bocca.
“ Se non vuoi essere sbranata da Bleck e rovinare quel tuo bel corpo e viso da signora di città,
spogliati nuda!”
Non c’era niente da fare, lui rispondeva sempre la solita strofa.
Terrorizzata e non avendo altre possibilità iniziò a togliere la camicetta, a sbottonarla lentamente guardando il cane che la osservava, mentre lui sorseggiava un bicchiere di vino.
Le pareva di vivere un incubo. Che intenzioni aveva quell’uomo?
Restata in reggiseno, di marca e di buona fattura che stonava con l’ambiente, esitò se proseguire, ma poi guardandolo sganciò e tirò giù lentamente la cerniera della gonna e la fece scivolare ai piedi, mentre lui e Bleck la osservavano lascivi. Restata in mutandine e reggiseno si fermò dicendo.
“Va bene così?”
“No tutto!” Rispose Dolfo autoritario:” Voglio vedere la figa!” Disse volgarmente.
Fu presa da un impeto di nervoso e di paura, tremava, si guardò attorno e vide Bleck accucciato che la osservava e sentiva il pastore tedesco fuori guaire e raschiare sulla porta per entrare.
“Eh..eh..!! Vorrebbe entrare anche Buck per vederti nuda.” Disse ghignando il vecchio e perverso contadino.
Alla fine impotente si spogliò completamente, piena di vergogna e paura, piegando le braccia le portò dietro alla schiena, sganciò e tolse il reggiseno facendo scorrere le spalline sulle braccia, staccò le coppe dalle mammelle e lo tolse appoggiandolo alla sedia. Poi piena di vergogna si chinò con il tronco e accompagnando le mutandine per l’elastico lungo le cosce, le sfilò dai piedi restando nuda, con le mammelle dondolanti davanti e la figa depilata in vista a quel pazzo, e le appoggiò anch’esse sulla sedia.
“Sono piccole!” Esclamò rivolgendosi al suo seno.
“No vanno bene?!” Rispose Daniela risentita:”Sono proporzionate al corpo,come tutto il resto!”
“Ma a me non piacciono così” Ribattè lui:”Mi piacciono belle grosse e molli, pendenti, lo stesso vale per il culo!”
“Meglio!” “Pensò Daniela, almeno eviterà di toccarle, non sapendo che aveva in mente altre idee per le sue splendide mammelle e il suo sedere.”
Lui si alzò e cercò di abbracciarla, ma lei si retrasse disgustata, non voleva, le dava ribrezzo
quell’uomo brutto e rude. Dolfo allungò la mano e le strinse una natica e lei per reazione si rigirò e le tirò uno schiaffo sul viso:” Non si permetta!” Le disse mentre il grosso molossoide vedendo colpire il suo padrone si stava avventando abbaiando su di lei con le zampe sul suo corpo nudo.
Lei gridò ancora terrorizzata:”Noooooooo!!!” Alzando le braccia e mettendosi dietro a Dolfo per proteggersi “Lo fermi la prego!” L’intimò.
“Cucciaaaa!!!” Urlo ancora Dolfo facendo ricadere il cane con le zampe anteriori a terra, portandosi vicino alla sua sedia.
“Così non va affatto bene!” Disse Dolfo con voce decisa e ferma, con sguardo gelido e occhi di
Ghiaccio cattivi. “Non lo sai che non devi mai disubbidire? Non lo saiiii!?”Gridò .
Daniela piena di tensione e spaventata, nuda scoppiò a piangere:” La prego!” Simboleggio giungendo le mani in forma di preghiera e portandole verso di lui:” Mi lasci stare ! Non mi spaventi, le darò dei soldi se vuole !”
Ma Dolfo per risposta prese una corda appesa al muro, una di quelle con cui legava le mucche
quando le portava al pascolo o alla monta e veloce, gliela girò sul collo.
“Ma che fa! E’ impazzito?!… Che vuol fare?!…Che intenzioni ha!? ” Esclamò Daniela
singhiozzando con gli occhi umidi pieni di paura pensando che la volesse strozzare.
Ma lui mentre lei protestava, fece un altro giro di fune al suo collo per poi fare velocemente un
nodo, creando un semplice collare di corda.
Lei portò le mani su quella corda e la tirò con le dita con l’intenzione di togliersela, di liberarsi
gridando :
”Mi lasci!… Mi tolga immediatamente questa corda dal collo… questo cappio… . Cosa vuol fare!?… Io…io la denuncio se no!” Gridò.
Si vedeva in viso che era terrorizzata.
“Non è un cappio!” Esclamò Dolfo sorridendo:” E’ un collare unico con il guinzaglio che a volte
faccio alla mia cagna.”
“Co-me… come un collare con il guinzaglio?” Balbettò lei:” Per chi mi ha presa? Perchè? … Me lo toga immediatamente come si permette! E’… un ordine quello che le dico di fare!” Gridò in un impeto di rabbia :” Lo esigo!” Aggiunse.
Ma le sue parole non ebbero seguito, Dolfo tirando quella corda a guinzaglio verso il basso, la
costrinse a genuflettersi e a rimanere in ginocchio davanti a lui, mentre Bleck minaccioso
ringhiava e odorava le sue mutandine sulla sedia.
“Eh… a Bleck ci piace l’odore della figa buona… .” Disse ridendo vedendolo con il muso sopra esse sporcandole di bava.
Lei dalla paura e dalla tensione riprese a piangere, per il dolore al collo e l’umiliazione che
stava subendo ad essere trattata come una cagna vera.
Vedendo che non c’era un minimo di comprensione in quell’uomo, giunse di nuovo le mani, in un gesto di preghiera, per supplicarlo.
“La prego signor Dolfo mi lasci andare, dimenticherò tutto quello che è successo, glielo giuro, non dirò niente ad Alberto! La imploro! … Mi lasci!”
Ma per risposta, come una frustata ebbe un colpo violento con il capo della corda a guinzaglio sulla natica e ripetendolo più volte, le frustò violentemente il sedere come faceva con la cagna quando non ubbidiva.
“Basta… basta!” Gridò lei.
“Fai silenzio! Stupida signora! Tu ora qui sei solo una cagna e la mia sguattera e non voglio
assolutamente che dimentichi quello che ti farò, ma anzi che lo ricorderai bene quello che
imparerai qui!” Esclamò irato, mentre tirando quella specie di guinzaglio la trascinava più vicina a se, facendola camminare a carponi sul pavimento come una vera cagna.
Quando si fermò Daniela portò le mani sul volto e scoppiò a piangere, Dolfo si abbassò
leggermente e allungando la mano la prese tirandola per i capelli, costringendola a guardarlo:
“Ora tu farai tutto quello che ti dico. Tuttooo!… Hai capitoooo? Se no ti farò accoppiare con i cani! Ti farò chiavare da Bleck e da Buck!!
Sono bravi a montare stai tranquilla e non saresti la prima donna che Bleck e Buck si monterebbero… si chiaverebbero.” Le disse con tono di voce severo e deciso .
Daniela era terrorizzata da quelle parole e incredula di quello che viveva.
”Non può essere vero!” Pensò, guardando il cane poco distante da lei e vedendolo accucciato. Il grosso molossoide nero aveva la bava alla bocca e la fissava.
“La prego no! …Non può fare questo! … Non può esserne capace Signor Dolfo … è contro natura.”
“Posso eccome! E non sarebbe la prima volta e non saresti la prima e se non mi ubbidirai te lo dimostrerò anche subito… .
Daniela scosse il capo, e Dolfo le tirò i capelli con più forza strappandole un gemito stridulo di
dolore. “Hai capito?” Chiese ancora alterato.
“Si! Si! Si! “ Rispose terrorizzata Daniela con gli occhi bagnati e le lacrime che le scendevano e rigavano il viso dondolando la testa su e giù in un gesto di assenso, fra un singhiozzo e l’altro.
“bene! Vediamo subito se hai capito!”Esclamò.
La fece alzare e quando fu in piedi Dolfo si strinse a lei, abbracciandola in maniera grossolana e impacciata.
Con quella sua grossa manaccia dura, le accarezzò il seno, poi le toccò il ventre, le sue dita erano forti e ruvide. Sentii la sua forza e la sua decisione quando con due dita le strinse la vulva come si spreme un limone, come se le dita fossero una forbice e le grandi labbra tra di loro come a volerle tagliare o strappare… facendola trasalire e urlare dal dolore.
“Voi… voi siete vedovo, è vero? “Dissi balbettando cercando di farle ricordare la moglie in modo che si intenerisse, ma inutilmente.
Intanto lui, preso, da una specie di frenesia folle, si slacciò la cintura del pantalone, un vecchio
jeans tutto rattoppato e liso, facendolo cadere alle gambe, sotto aveva delle vecchie mutande a
slip di cotone rigato, con il buco per fare pipì come i bambini, larghe, bianche, macchiate d’urina, con un grosso alone giallo davanti.
Daniela oramai terrorizzata da Bleck che la fissava in continuazione non opponeva resistenza, mentre lui la accarezzava sul corpo. Avvertiva i calli e la pelle dura e scura delle sue mani sfregare sulla sua, morbida, vellutata color del latte.
“ Che bella! … Che bella che sei!” Esclamò Dolfo come un bambino baciandole la pelle di porcellana .
“Come sei profumata! “ Dichiarò emozionato.
Intanto, goffamente si muoveva a scatti, cercando a modo suo di accarezzarla tutta.
Daniela sussultò, per poi bloccarsi subito dopo, quando si accorse che la sua mano, senza vergogna le accarezzava la figa .
“Perchè sei senza peli? “ Chiese lui, proseguendo:” Non sono belle le fighe senza peli, non mi
Piacciono, a me piacciono belle pelose. Te li farai crescere per me ?” Gli domandò morbosamente.
“Si!” Rispose Daniela spaventata per rabbonirlo.
Sentiva i polpastrelli delle sue dita rugose negli inguini e sulle grandi labbra vaginali e il suo alito avvinazzato sul collo e sul viso.
In quel momento Daniela avrebbe voluto svenire, non essere cosciente, ma non ci riusciva.
Con la mano portata da lui sopra, sentì il suo cazzo era grosso ma molliccio, mezzo mollo e mezzo duro, ma pulsava e tendeva a gonfiarsi.
Lui si abbassò con il capo succhiandole il capezzolo come se fosse un bambino che si allatta,
facendole divenire anche se non voleva i capezzoli turgidi, generando in Daniela uno stato di
eccitazione e angoscia.
“Fammi un pompino! Succhiamelo!” Pronunciò Dolfo deciso.
“No! Questo no! “ Esclamò lei, ma sapendo che non poteva rifiutare aggiunse:” Con la mano se vuole!”
“No!… Con la bocca se no scegli tu o lo fai a me o a lui!” Affermò facendole segno Bleck
accucciato che stava con la grossa testa tra le zampe, e agita nervosamente il moncone della coda.
” Lo vedi come lo hai ridotto? Non ti sei accorta che Bleck è in calore? Ti sembra giusto lasciarlo in queste condizioni?“ Disse. Subito il cane cominciò a uggiolare, agitandosi.
Intanto, con orrore e gli occhi sbarrati Daniela si accorse che il sesso dell’animale si era eretto, facendo spuntare dal suo fodero di pelliccia nera un paletto di carne rossa e dritta color corallino.
“Hai visto signora Daniela? Ha visto come gli piaci ? Gli è venuto duro a questo vizioso… .“
Subito Daniela senza farselo ripetere si inginocchio davanti a lui che prendendoselo in mano le diceva porgendoglielo:
“Tieni! Prendilo!”
Lei lo strinse con ambedue le mani, chiudendo gli occhi e schiudendo le labbra per far fuoriuscire la lingua, e vincendo la repulsione iniziò a leccargli la cappella. Ma lui le spinse la testa più giù dicendole:” Prima leccami i coglioni!”
Sentiva un odore forte di urina e ammoniaca, sgradevole e pungente che entrando nelle narici, le dava il vomito e un sapore aspro e pizzicante, ma proseguì.
Abbassò la lingua e iniziò a passarla sulla superficie dei grossi testicoli, sudati e rugosi, avvertendo i peli grigi sulla sua lingua; poi accompagnata da lui che le tirava i capelli, salì su fino all’asta di carne dura e nodosa oramai eretta e di qui alla cappella rossa ed eccitata, sentendo con la lingua la conformazione, rugosa e venosa con depressioni e dislivelli della sua asta di carne.
Sempre tenendola forte per i capelli Dolfo a sentire la sua lingua calda e vellutata sul glande gemette soddisfatto, spingendo di più verso la sua bocca.
“Bacialo e leccalo!” La esortò agitato.
E mentre lei iniziava a darvi qualche insicuro bacio, lui la incitava con asprezza.
“Forza avanti succhialo!” Ripetè mettendole la mano bene dietro alla nuca per impedirle di ritrarsi con il capo.
“Apri quella bella e perfetta bocca da signora per bene!” La esortò dicendo:”Hai accettato tu di fare tutto quello che ti chiedo no!? … Di ubbidirmi sempre… guarda che ci sono sempre i cani là, se non vuoi farlo a me, puoi farlo benissimo a uno di loro.”
Daniela rabbrividì, sentiva il guaire del pastore tedesco dietro la porta che raschiava per entrare e l’altro il molossoide nell’angolo a terra che faceva qualche abbaiata sporadica, e ne era letteralmente terrificata.
Dolfo la guardava negli occhi con una luce colma di desiderio, fremendo eccitato. Lei iniziò a
schiudere le labbra, accogliendo nella sua bocca quella grossa e dura cappella contadina.
Gli cominciò a succhiare il rosso glande, facendosi scivolare lentamente anche il resto del suo
grosso cazzo dentro alla bocca calda.
Lui la tenne ancora deciso per la nuca, iniziando a regolare il ritmo del pompino secondo i suoi
gusti, lasciando a Daniela poca scelta su come gestirsi. Lei cercò di far pressione con le mani sulle sue cosce per allontanarsi un po’ da lui dato che la stava quasi soffocando, ma Dolfo strinse più forte tirandola per i capelli.
“Avanti cagna non fare la ritrosa!… Lo so cosa hai fatto in città… e ora lo rifarai anche qui!… Anzi qui farai di più!” Esclamò gemendo, per poi spingere lentamente ma inesorabilmente da farglielo entrare fino alla gola .
Daniela non riusciva a respirare, ma a Dolfo sembrava non importare, gli bastava sentire il suo cazzo nella sua boccuccia da signora per bene, da cittadina…. . Solo quando sentì e vide che Daniela non ce la faceva più e i suoi occhi sbarrati lacrimavano, le lasciò il capo e lo estrasse, permettendole di respirare. Daniela tiro un respiro lungo e ampio e tossì più volte in cerca di riprendere fiato, ma Dolfo non le lasciò tempo, reso impaziente e voglioso dalla lussuria e glielo rimise in bocca.
Le prese il capo reggendolo con ambedue la mani e muovendo il bacino iniziò a chiavare la sua bocca.
I suoi gemiti da porco sembravano riempire l’aria, mentre Daniela avvertì il cazzo nella sua bocca farsi di colpo più duro.
All’improvviso sentì dei getti caldi in gola .
Lui le venne in bocca, reggendo il suo capo per costringerla ad ingoiare il suo sperma. Daniela ebbe un conato di vomito, era amaro ed aveva un odore acre, ma non riuscì a vomitare e lo deglutì pur non volendo, mandandolo giù assieme al minestrone.
Solo dopo aver lasciato ogni singola goccia nella sua bocca Dolfo le lasciò il capo, mentre il suo cazzo iniziava lentamente ad afflosciarsi.
Come risvegliatasi da un torpore, lei cercò di mettersi in piedi, ma non ci riuscì per via del guinzaglio. Allora si mise a camminare a carponi come una vera cagna, cercando di allontanarsi da lui .
Ma sentì la sua voce dire: “Dove pensi di andare!?” Mentre strattonando di colpo la corda, la tirò per avvicinarla a lui:
“M-mi lasci! … Mi-mi lasci per pietà! Ha avuto quello che voleva, ora mi lasci andare, non dirò niente a nessuno lo giuro!” Ripetè.
“ Ti lascerò andare quando lo vorrò io! Quando lo dico io, hai capito cagnetta?!” Affermò e la
strattonò ancora verso di se.
Daniela si guardava intorno incredula, vedeva il volto di Dolfo e di Bleck, i mobili, i muri di quella vecchia cucina, sentiva i rumori, le voci e gli odori sgradevoli intorno a lei, capì che tutto sarebbe continuato e in preda ad un attacco d’isteria, in una crisi di nervi iniziò ad urlare e a divincolarsi, prendendo e tirandosi con le mani la corda al collo per toglierla, con lo sgomento nello sguardo, piangendo e supplicandolo gridando.
“ No!… Noòò!!! Noooo!!!!!…. Non può essere vero tutto questooo!!!… Non può essere verooo!!
Nooooooooo!!!”
Ma lui era fermo e impassibile davanti a lei e le sue suppliche lo eccitavano di più. La bestia umana aveva solo iniziato il suo gioco e il suo giocattolo si chiamava Daniela.

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