b- L’amore perverso. Cap 22 Il contadino.

L’AMORE PERVERSO.

Note:

“Quel che temiamo più di ogni cosa, ha una proterva tendenza a succedere realmente.”
Theodor Adorno.

 
Cap. 22 IL CONTADINO

 
Intanto che Sabrina veniva educata alla sessualità e alla sottomissione dal Dottore e completava la sua metamorfosi irreversibile da ragazza seria e per bene in giovane soumises, Daniela ignara di quanto era stato prospettato per lei e le stava accadendo, era partita per quella vacanza mensile preventivata con Alberto.
Iniziarono quella villeggiatura di coppia da soli, lasciando Sabrina con la nonna che la seguisse
nelle sue giornate di vacanza e tranquillità, quel periodo per lei doveva essere la conferma, il suggello del loro amore e di un prossimo matrimonio, nonostante le differenze di gusti sessuali e di età tra i due, essendo lui molto più giovane di lei.
Ma oramai Daniela lo aveva accettato com’era, e poi ora, piacevano anche a lei quelle “particolarità sessuali” di Alberto.
In quel periodo di 30 giorni, secondo le promesse fatte da Alberto, avrebbero vissuto isolati, in una cascina di campagna in mezzo al verde,una sua eredità, dove viveva e si prendeva cura della casa e delle cose, un vecchio contadino che chiamavano “Dolfo”, abbreviativo di Adolfo , un nome che era tutto un programma in fatto di cattiveria e crudeltà.
Non avevano detto a nessuno di preciso il luogo dove andavano, doveva essere un segreto, non volevano essere disturbati per nessun motivo, anche se erano a poche centinaia di chilometri dalla loro città, non avrebbero risposto al cellulare, ma avrebbero chiamato loro. Solo sua mamma Matilde e Sabrina l’avrebbero potuta disturbare, distogliere da quella pre-incantevole luna di miele che si apprestavano a iniziare.
Sapeva che Alberto durante quel periodo si sarebbe assentato una giornata per lavoro, ma era
tranquilla, si sarebbe riposata e sarebbe stata bene nel verde in quella sua casa di campagna, di quella piccola fattoria eredità dai suoi.
Alberto le aveva parlato bene di Dolfo, il contadino fattore che teneva le campagne e gli animali, aveva anche il toro e le mucche. Viveva solo ed era vedovo da molti anni ed era senza figli, era un tipo sulla sessantina, burbero, robusto e molto forte per il lavoro pesante che svolgeva, era spiccio nei modi, ma molto buono… la informò lui.
“ La sua passione è ammaestrare gli animali!” Le disse un giorno ridendo. Daniela non capì il
senso di quella frase e non le diede peso.
Partiti seguono l’autostrada per 150 km circa, poi la statale per altri 30 ed infine si infilano con l’auto in una strada secondaria che dopo molti km perse l’asfalto diventando sterrato, per passare in collina tra boschi e casette isolate.
“E’ poco abitato da queste parti!” Esclamò Daniela guardandosi in giro.“ Fa venire quasi i brividi, quanto si è soli e lontani dalla vita reale qui.” Aggiunse.
“Oh! Vedrai che ci staremo benissimo, senza niente e nessuno che ci disturberà, ne televisore, ne cellulari, niente. Solo io te e la natura!”
“Senza nientee!!” Esclamò Daniela stupita da quelle precisazioni, mentre con il braccio fuori dal finestrino , passavano con l’auto tra il verde.
“Si soli ! Senza modernità !” Disse ridendo Alberto.
“Più che modernità, sono comodità!” Precisò Daniela .”A cui se vuoi sapere la verità , mi dispiace molto rinunciare.”
Comunque chiacchierando andarono avanti, fino quasi a perdersi per le stradine sterrate senza cartelli.
Non senza difficoltà Alberto nella sua marcia facendo errori, trovò la strada giusta. Ci fu anche un tremendo acquazzone estivo che li colse impreparati, lasciando la strada fangosa.
L’auto dopo un paio di km e a poche centinaia di metri dalla loro cascina, restò infossata in una pozzanghera e a nulla valsero gli sforzi di Alberto nel tentativo di tirarla fuori.
Dovettero lasciarla li, scendere e fare l’ultima distanza a piedi.
Daniela era vestita in modo casual , ma come al solito elegante, con un tailleur leggero, di lino
chiaro, camicetta e giacca, che prese e mise sull’avambraccio assieme alla borsa iniziando a camminare sui suoi bei sandali beige con tacco, che sprofondando nel terreno umido, molle e fangoso, che oltre che sporcarla la facevano ancheggiare come le vacche della fattoria di Dolfo.
“Diooo!! Ci mancava solo l’acquazzone!” Esclamò seccata Daniela.” Mi sto impiastrando tutti i
sandali e le dita dei piedi e poi non riesco a camminare nel fango e ho anche paura di sporcarmi il vestito… .” Aggiunse.
Alberto sorrise, era divertito delle difficoltà di Daniela:
”Su! Dai amore! Ancora qualche centinaio di metri e siamo arrivati!” La esortò lui.
“Certo che se comincia così questa vacanza siamo apposto! Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, ti lascio sperare…” Borbottò Daniela infastidita dalla situazione.
“Su! Su! Brontolona!” La spronò Alberto.” Siamo quasi arrivati e appena ci vedrà Dolfo, penserà a tutto lui.”
Daniela accelerò il passo tra la fanghiglia, imprecando dentro di se per non farsi sentire da Alberto, si era schizzata anche la gonna , e questo le dava enormemente fastidio.
Dopo una bella camminata raggiunsero il casale di campagna, lei non c’era mai stata, Alberto
gliene aveva solo parlato, era molto isolato. Vedendolo Daniela ebbe un brivido, sembrava una di quelle casa da films del terrore.
“Diooo Albertooo!!! Non mi dirai che è quella la casa !” Esclamò segnandola con il dito mentre si avvicinavano con fatica sempre più.
“Si è quella, ma non fare caso all’esterno, ti ho detto che è una casa di campagna… ma vedrai che è semplice, ma accogliente.”
“Sarà! Ma a me mette disagio solo a guardarla.”

Appena giunti davanti al cancello e avvicinatasi alle sbarre di ferro le si presentò una scena terribile, due cani sporchi si ringhiavano mostrandosi i denti con il pelo dritto sul dorso, partendo all’improvviso in un attacco violento tra loro, uno contro l’altro, azzannandosi e latrando e guaendo in un combattimento brutale.
Poi il più giovane, il pastore tedesco, venne sopraffatto dal più grosso un incrocio tra un
rotwailler e un mastino napoletano, e fuggì guaendo .
Il molossoide aveva vinto e restò fermo davanti alla porta di casa, seduto sul pavimento a fissarla oltre il cancello con ancora la bava alla bocca e i denti fuori .
Quella scena la terrorizzò, si sentiva come paralizzata.
“Alberto io ho paura dei cani… .” Mormorò.
“Ma non ti preoccupare per loro, sono bravi, Dolfo li fa rigare dritti… .”
Contemporaneamente sentì un grido giungere dalla casa, era Dolfo che uscendo urlava e
imprecava con i cani, spaventando con la sua voce anche il grosso molossoide che sentendo il
padrone urlare, si mise a cuccia in un angolo dell’aia e non si mosse.
Dal cancello, Daniela lo vide arrivare verso loro, era davvero un uomo sulla sessantina, alto e forzuto, che salutò Alberto con reverenza, togliendosi il cappello dal capo e abbassandolo ossequioso, quasi inchinandosi ,senza nemmeno considerare lei… .
“Benvenuto signore!… Bentornato!… Non sapete il piacere che mi fa rivedervi!” Disse rispettoso aprendo il cancello,
Alberto sorrise battendogli la mano sulla spalla muscolosa e alta.
”Grazie Dolfo!…Grazie!… Ora staremo un po’ assieme. La signora è la mia compagna e presto sarà mia moglie.” Lo informò.
Dolfo tenendo il cappello tra le mani appoggiato sul torace la guardò facendo una smorfia di sorriso quasi impercettibile.
“Diooo!!” Pensò Daniela .”E’ bruttissimo!… Mostruoso… Sembra un molosso anche lui. “ Spaventa solo a guardarlo:” E oltretutto deve essere un tipo introverso e maleducato.” Pensò tra se. ” Spero almeno che sia ospitale.“
Ma lui si rivolse a lei con modi sbrigativi, aprendo il grosso cancello cigolante e facendola passare.
All’interno vide il cane molossoide accucciato che la fissava. Era terrorizzata da lui, lo guardava con timore e si avvicinò ad Alberto prendendolo per il braccio come per proteggersi.
Il contadino vedendola preoccupata diventò gentile, dicendole con un sorriso forzato:
“Si sono combattuti per le grazie della loro cagna in calore!… Che ho isolata in un recinto vicino, perchè tutti e due la vogliono montare… .” E dicendo quella frase rise da solo di gusto,
mostrando i suoi denti irregolari.
Precedendoli, li fece accomodare dentro.
La casa era semplice, molto semplice, con il pavimento di cemento colorato, ma quando Daniela chiese di andare in bagno per riordinarsi e lo vide, quasi non le venne un colpo. Era uno sgabuzzino a lato della casa, comunicante con la cucina, pavimento in cemento con un foro in mezzo del diametro di 15 centimetri circa, la cassetta dell’acqua in alto con la catenella pendente che con un tubo esterno di gomma arrivava al buco del pavimento, un lavandino poco pulito ,uno specchio vecchio e una specie di doccia da fare sopra quel foro, con una gomma dell’acqua a cui era stato messo il terminale di un innaffiatoio.
Quando uscì, si avvicinò ad Alberto dicendole sottovoce alterata:
“No è!!… Io qui non ci resto!… Mi rifiuto!!… Ma hai visto che casa? E che bagno!… Se tale si può
definire… è solo un buco nel pavimento, una cosa indecente, indecorosa, mi rifiuto di usarlo, non saprei nemmeno come farlo…. .”
Dolfo sentendola intervenne:” Mi scusi signora! Capisco il disagio, si era rotta la tazza e non
l’abbiamo più messa. Ma ora che è arrivata lei, domani mattina vado subito giù in paese
dall’idraulico e ne faccio portare una bella nuova per lei!”
“Non è per me che la deve mettere, ma per le più elementari norme di igiene .” Rispose seccata e altezzosa come era sua abitudine.
” Come si fa a fare i bisogni in un buco… e a lavarsi? Io non sono capace, non ci riesco e non
riesco a percepire nemmeno come possa riuscirci una persona .” Affermò rivolgendosi ad Alberto.
“Hai ragione amore! A lui probabilmente non serviva perchè vive solo e va fuori a fare i bisogni e a lavarsi… oppure va bene così, ma vedrai che domani ti fa mettere il water bene apposto e te lo farà trovare in ordine e pulito. Devi scusarlo… non sapeva del nostro arrivo, se no avrebbe già provveduto.” Lo giustificò Alberto .
“Ma a me qui non piace!!” Esclamò Daniela sotto voce per non farsi sentire:”E’ un posto che mi
mette i brividi, lui è spaventevole, scontroso e poi quei grossi cani fuori mi hanno terrorizzata, ho paura a muovermi in questa casa.”
“Ma no stai tranquilla! Non giudicare Dolfo dal suo aspetto e dai modi di fare, è un contadino, è
burbero, poco socievole, è così perchè ha sempre vissuto solo da quando è mancata sua moglie. Ma è una gran brava persona te lo garantisco. Per quanto riguarda i cani gli dirò di tenerli alla catena o chiusi nel recinto, così sarai libera di girare dove vuoi.
Ora andiamo su in camera a riposare un po’.
E mentre salivano , sentirono la voce di Dolfo dire:
“Domani mattina presto, vado con il trattore a tirare fuori la macchina dal fango.”

La camera era spartana, semplice, arte poverissima e datata, ma era in ordine e pulita, c’erano anche i fiori, delle margherite in un vasetto fatto da un fondo di bottiglia di plastica tagliato.
“Scommetto che questi sono per te da parte di Dolfo!” Disse Alberto ridendo.
Daniela li guardò, abbozzo un sorriso, pensando che forse su lui si sbagliava, dava giudizi affrettati, certo l’arrivo non era stato dei migliori, ma il soggiorno forse sarebbe stato piacevole. Si disse che lo avrebbe giudicato dopo averlo conosciuto, che forse aveva ragione Alberto.
Durante la cena fu gentile, cucinò lui, fece da mangiare tutto molto buono, saporito e genuino e bere del buon vino rosso vendemmiato da lui, sia ad Alberto che Daniela.
“E’ tutta roba di queste terre!” Disse fiero portando altre pietanze:”Senza coloranti… .”
“Ora basta Dolfo!” Esclamò Alberto sorridendo:” Se andiamo avanti così ci metti all’ingrasso. “
Lui fece una smorfia di sorriso, facendo cenno a Daniela:” E’ magra la signora!” Disse.
“No! Non è magra la signora .” Precisò Alberto: “In città le donne sono tutte così! La bellezza
femminile è snella e non giunonica e a me piace così! “ Aggiunse. Mentre Daniela sorrise divertita dal suo considerare la donna in modo formoso e giunonico, per non dire grassa, non sapendo cosa l’aspettava.
Si vedeva che Dolfo aveva bevuto e che era già su di giri dall’alcool, anche se lo reggeva bene.
“Le piace il vino …” Sussurrò Daniela non vista ad Alberto .
Lui fece spallucce:”E’ l’unico passatempo e divertimento che ha alla sera. Non c’è nemmeno la televisione“Replicò.
Dolfo prese gli avanzi, li mise in un piatto e uscì, subito dopo si sentì un latrare e un azzuffarsi di cani, per poi a un suo urlo calmarsi tutti immediatamente, iniziando a sentirsi nel silenzio il tipico rumore del rosicare e sgranocchiare ossa.
Dopo cena andarono a letto, ma prima Alberto andò a gabinetto a urinare e a fatica e per forza
maggiore, anche Daniela, se non voleva andare a farla fuori ,entrò in quel bagno che Dolfo aveva lavato per bene e apposta per lei , per urinare dentro quel buco che tanto le dava fastidio.
Alla luce di una lampadina fioca a vista richiuse la porticina di legno, assicurandosi che non si aprisse ,visto che era solo un gancetto a tenerla bloccata. Quando fu sicura, si tiro su la gonna fino ai fianchi e abbassò lo slip giù a metà coscia, si chino quel tanto che bastava e urinò veloce, per paura che da quel foro scuro uscisse qualche animaletto. Cercò di centrarlo, ma non ci riuscì, facendo lo zampillo un rumore sordo picchiando sul cemento, bagnando tutto attorno il pavimento e le gambe.
“Guarda un po’ cosa mi tocca fare a 44 anni! Urinare quasi in piedi in un buco e cercare di centrarlo anche…” Imprecò tra se.
Finito, dalla fretta di uscire da quel bugigattolo, si tirò su lo slip senza nemmeno asciugarsela,
facendo subito scendere la gonna e riordinandola prima di uscire.
Quando fu fuori, vide Dolfo che parlava con Alberto e alla sua vista cambiò discorso, capì solo
l’ultima frase :
“ Domani se il tempo non è brutto, con il trattore vado a tirare fuori l’auto dal fango e la porto
qui e la lavo.” Ripetè Dolfo , facendosi sentire volutamente da Daniela.
Si salutarono e Daniela salì su con Alberto a dormire.
“Dove dorme lui? “ Chiese curiosa.
“ O nel divano giù o in stalla!” Rispose ridendo Alberto.
“In stallaaaa!!” Esclamò stupitaDaniela.
“Si!..Qui siamo in campagna…” Ripetè:”… è normale!”
Salirono e andarono a letto.
I materassi non erano dei migliori, ancora di crine, ma in compenso la biancheria era pulita e
profumata di lavanda.
La stanchezza ebbe il sopravvento e si addormentarono.
Il mattino dopo quando si svegliarono, il sole era già alto, avevano dormito parecchio e nonostante il materasso e l’abbondante cena, anche bene. Da fuori nell’aia si sentiva la voce di Dolfo che gridava agli animali.
Scesero giù, in cucina non c’era nessuno, la tavola era apparecchiata con pane fresco e latte sopra una tovaglia pulitissima a quadretti rossi e bianchi.
“Dove ci laviamo? “ Chiese Daniela.
“Qua! … O fuori !” Disse Alberto facendo cenno con la mano al lavandino della cucina.
“Qui! In cucina? “ Chiese quasi scandalizzata.
“Non c’è altra soluzione o qui o fuori alla fontana.” Ripetè Alberto.
Daniela scoppiò in una risata:” Dioooo!!! Mi sembra che siamo due sfollati del tempo di guerra!” Disse mentre rideva. Lo stesso fece Alberto dicendo tra le risate:” Bè!… Adattiamoci, è questione di un mesetto e vedrai che quando andremo via ci dispiacerà elo ricorderemo con nostalgia.”
“Ohh si! Certo !!” Rispose lei ridendo ironica.” Mi mancherà senz’altro questo posto!” E risero ancora. Il lavandino della cucina era pulito, senza piatti sporchi , aveva già lavato tutto Dolfo.
Daniela si avvicinò, si legò con un elastico i capelli dietro la nuca a formare un codino e si lavò la
faccia e il collo.
Poi si voltò dicendo ad Alberto:” Stai attento che non arrivi!” Tirò giù dalle braccia le spalline
della camicetta da notte a conottiera di raso perlato, portandola sull’addome e si lavò le ascelle e le mammelle sotto l’acqua corrente di quel piccolo rubinetto di ottone sul lavandino di marmo. Si asciugò e rimise su la camicetta da notte.
Mentre Alberto si chinava a lavarsi, lei entrò in quella specie di bagno tanto osteggiato, urinò con più calma della sera prima e quella volta con il getto delle gomma dell’acqua sulla mano, si lavò anche la figa e le gambe e si asciugò. Uscita corse su a rivestirsi e mettersi in ordine, tolse
l’elastico e sciolse i capelli e si profumò, come era suo solito fare. Ridiscese, trovando Alberto a
fare colazione. Si sedette vicino a lui esclamando:
“Quanta roba!… Qui se non ci diamo una regolata…” Disse sorridendo ironicamente iniziando a
fare colazione:”… finisce davvero che lievitiamo e andiamo all’ingrasso!”
Finita la colazione uscirono nell’aia, dove videro Dolfo che tenendo con una corda legata al grosso anello del naso, stava accompagnando il toro alla monta. Il grosso animale aveva sentito l’odore della femmina ed era molto nervoso e fatica a trattenerlo.
“Vieni andiamo a vedere … c’è la monta!” Disse Alberto.
“Ma non è pericoloso ?” Chiese lei.
“Ma no figurati, da ragazzo ne ho viste a decine di monta taurine e qualcosa di unico.”
Si avvicinarono e videro che accanto a Dolfo c’era Renzo, il ragazzo del podere confinante. In
silenzio anche lui a guardare lo spettacolo.
Finalmente Dolfo riuscì a portare il toro nel recinto , lasciandolo libero, dove si mise a correre e nonostante l’enorme mole, l’animale, con uno scatto, si issò sulla vacca che aveva davanti
muggendo furiosamente.
Avanzò con foga, battendo gli zoccoli sul suo dorso, mentre un’enorme fallo si irrigidì tra le sue zampe posteriori, sbattendolo con forza contro la figa dell’animale, che eccitata iniziava a
sbrodolare e pisciare getti di urina e umori, e trovando la via, la penetrò velocemente, iniziando a montarla con foga, tra i muggiti della giovane mucca.
Daniela era sconvolta ed eccitata da quella scena animalesca, non stacco gli occhi dallo spettacolo
osceno che si presentava , che ammirava turbata e accalorata, per la prima volta osservava come avveniva. Sapeva qualcosa in generale dai discorsi volgari e scherzosi della gente o amiche, ma non aveva mai visto una monta dal vero.
Era eccitata e impaurita.
Renzo, intanto, con fare indifferente, si era avvicinato a lei e le aveva appoggiato una mano sulla coscia, cercando di risalire il vestito.
Lei lo sentì, si voltò e lo guardò furiosa:
“Cosa sta facendo? “Chiese seccata e infastidita.
Alla sua reazione Renzo tolse subito la mano e rispose quasi innocentemente :
“Niente!… Ti volevo solo accarezzare, sei così bella, bianca e profumata!“
Daniela si allontanò infastidita, e si mise vicino ad Alberto che la osservò avendo visto tutto.
Lei guardandolo ancora, gli gettò uno sguardo di sufficienza e ritorno a osservare il toro che si
muoveva e montava con frenesia, mentre la giovenca muggiva di piacere sotto i colpi di quel
poderoso cazzo taurino.
Osservando le dimensioni dell’organo sessuale del toro che entrava e usciva da quella figa, inconsciamente ebbe un fremito di eccitazione, mentre Dolfo la osservava appoggiato allo steccato con quel suo sorriso enigmatico.
Intanto Renzo si avvicinò di nuovo a lei e riprovò a toccarla, sfiorandole con le dita la pelle chiara del suo braccio.
Daniela si rigirò:.
“La smette!?” Disse arrabbiata.
Lui sorride.
“Volevo solo sentire com’era! …Scusa!” E si allontanò.
Alberto lo giustificò:” E’ un disagiato, un povero deficiente, non ha mai visto una donna di città, ma solo giovani e vecchie contadine sformate e bruciate dal sole. La tua pelle chiara e profumata per lui è porcella e fragranza..”
“Posso capirlo!… “ Rispose Daniela infastidita:“ Ma non mi va che mi tocchi… che mi molesti!”
Tornarono ad osservare la monta, finchè il toro dopo aver sfiancato la giovenca, muggendo lo tirò fuori lungo e penzolante e si mise a correre girando attorno al recinto, con il cazzo ancora
sbrodolante di sperma, guardando ai suoi passaggi Daniela. Lei allo sguardo del toro su di se, si sentì agitata, avvertì un gran calore dentro, tra le gambe, come se il toro avesse capito la sua eccitazione e volesse ancora piacere con lei.

Terminata la monta, Renzo andò via osservando ancora Daniela, gli piaceva quella bella signora di città… .
Dolfo prese il trattore e andò a recuperare l’auto con le valige e nel frattempo lei e Alberto girarono per la fattoria e per l’aia.
Vide il gallinaio, la stalla con le mucche e le capre, vide i conigli e poi passarono davanti al recinto dei cani, dove i due maschi incatenati erano divisi da una rete metallica dalla femmina e tra loro dalla lunghezza della catena al collo, il loro muso era pieno di cicatrici vecchie e nuove, delle dentate che si davano quando si attaccavano azzannandosi dei combattimenti fatti tra loro. La osservavano con gli occhi freddi tutte e due in silenzio, come se comprendessero e sentissero il suo profumo di femmina, come se la desiderassero. Daniela avvertì quella sensazione, ebbe un brivido nella schiena e impaurita si allontanò subito. Decisamente non le piaceva quella vita di campagna al contatto degli animali, e soprattutto di
quell’uomo , Dolfo e dei suoi cani, preferiva la città.
Al ritorno da aver recuperato l’auto, Dolfo portò le valigie su in camera e preparò il pranzo, che fu ottimo come la cena precedente e la colazione, ma quella volta nonostante l’abbondanza, si tennero nel mangiare, nonostante le sollecitazioni e gli inviti del vecchio contadino a consumare.
Al termine, dopo essersi riposati, uscirono tra i campi per una passeggiata, girarono attorno alla collinetta, con Dolfo che gli faceva da Cicerone, mostrando ad Alberto le vigne e le colture.
Mentre scendeva da un pendio, Daniela scivolò cadendo a terra, sporcandosi tutto il vestito sul
sedere e sul braccio ,ma non si fece nulla.
Alberto e Dolfo corsero in suo aiuto e Dolfo la alzò quasi di peso e la sdraiò nell’erba:
“ Si è fatta male signora!”. Chiese.
“No! No!… E’ solo la botta! Ma mi sono sporcata tutto il vestito.” Disse imbarazzata dell’accaduto.
“Deve fare attenzione a camminare sulla terra e sull’erba, quelle calzature che ha non sono adatte.” Disse quasi preoccupandosi per lei.
Alberto le accarezzò il viso con le dita e le diede un bacio affettuoso e d’amore, premendo le sue labbra su quelle di Daniela. Lei sorpresa, ma felice, reagì contraccambiando in modo passionale, abbracciandolo per il collo, poi staccandosi scoppiarono a ridere.
Si alzò aiutata da Dolfo e si riassettò la gonna, mostrando con quell’atteggiamento e quegli atti il suo splendido culo fasciato dalla stoffa, Dolfo scrutava con lussuria il suo accarezzarsi il sedere per pulirsi e lei imbarazzata, accorgendosene smise di passarle la mano sopra, mentre Alberto prendendogliela, la strinse e la tenne vicino a se guardandola negli occhi.
Daniela era felice, quel bacio improvvido era stata una piacevole sorpresa, tra l’altro gliela aveva dato davanti a Dolfo, che la osservava impassibile e lei non voleva mostrargli la sua felicità.
Ma Alberto, una volta in piedi la tirò a sé senza che lei facesse resistenza, le prese il capo fra le
mani e la baciò con più trasporto e passione di prima sulla bocca, limonandola, lasciandolo lei fare e ricambiando quel bacio con ardore.
Quando Alberto si staccò, lei si voltò, aprì gli occhi sorridente e le bisbigliò:
” Dai!… C’è Dolfo…”.
Lui come se capisse, si allontanò dicendo:
“Io vado giù nel cascinale, devo dare da mangiare alle bestie.” E così dicendo lentamente si avviò per il sentiero.
Vedendolo andar via Alberto si avvicinò ancora di più a lei, il suo sguardo era tenero e dolce e lei ne fu attratta. Senza pensarci gli accarezzò più volte i capelli biondi, togliendoglieli anche dalla fronte. Si guardavano come due innamorati e quegli attimi piacevano molto ed elettrizzavano Daniela .
“Probabilmente ha ragione lui! Il posto è insolito e scomodo, ma forse adatto a vivere momenti d’amore indimenticabili.” Pensò.
I movimenti di Alberto su di lei, emanavano una grazia delicata ed i suoi modi erano molto dolci. La baciò nuovamente con più passione e lei contraccambio con altrettanto trasporto.
Sentì la sua mano risalire verso il suo petto e sostare sulla coppa del reggiseno, ruotarle sopra,
accarezzarlo e stringerlo assieme al tessuto.
Alberto le aprì la camicetta bottone per bottone, lentamente, mentre lei lo osservava con amore e fierezza, intanto che Dolfo di spalle si allontanava sempre più per il sentiero fino a sparire.
Le tirò fuori una mammella dal reggiseno, bella, bianca , grossa e morbida, ‘accarezzò e baciò con emozione, mentre lei lo lasciava fare. Passo la lingua sul capezzolo rosa che diventò ancora più turgido ed esposto, lo titillò con la lingua facendo poi piccoli cerchi sull’areola, dandole fremiti di trepidazione e si mise a succhiarlo.
Daniela sentì un brivido di piacere correrle sulla schiena, ed emise un leggero sospiro di
Benessere, quasi un gemito. Lui allora si staccò dal capezzolo e guardò il seno, di cui una parte
premeva ancora imprigionato sotto la stoffa.
Le aprì la camicetta come fossero due ali e spostando i lembi indietro la sfilò dalle braccia, mostrando il reggiseno di pizzo bianco traforato, che tolse con un impeto di eccitazione, facendo apparire ai suoi occhi avidi di desiderio, due mammelle candide e perfette con i capezzoli turgidi e rosa. Con delicatezza li baciò entrambi e affondò il viso sopra e tra di esse. Poi si portò sull’altro capezzolo e cominciò a leccarlo, succhiarlo e titillarlo con la lingua.
Daniela fu invasa da un piacere enorme, per reazione inarcò il dorso sotto le sue linguate esperte, offrendogli ancora di più il suo meraviglioso seno maturo.
Lui le prese come coppe sulle mani e lei le lasciò accarezzare, mentre con la lingua continuava a leccarle il capezzolo.
A un certo punto sentendo dei fruscii si irrigidì dicendogli:
“Non qui Alberto!… Qui ci possono vedere, siamo all’aperto… .” Ma abbandonandosi di più a lui.
“C’è Dolfo in giro… .” Bisbigliò ancora mentre lui gli leccava il capezzolo.
Ma Alberto non rispose e continuò a leccare.
In quel momento Daniela avvertiva sotto le mutandine, un forte piacere sotto forma di calore
umido. Il godimento che provava era nuovo, diverso dal solito, da quello avvertito nei locali o che le procurava il dottore, ora era un piacere pulito, d’amore, forse perchè era con l’ uomo che amava in mezzo alla natura.
Intanto Alberto continuava a baciarla sulla pelle candida delle mammelle e del collo e con le labbra abbassandosi , scendendo sotto il seno si diresse verso l’ombelico.
Daniela capì e sue intenzioni e cercò di reagire.
”No! Qui no Alberto! Ci possono vedere… .”
“Ma lo hai già fatto con decine di persone che ti osservavano.” Rispose Alberto sorridente:” E ora ti scandalizzi se ti vedesse qualcuno?”
“Ma qui è diverso… siamo io e te! Ci amiamo… ti sembrerà strano ma mi vergogno a farmi vedere da altri!”
“Ma da chi?” Chiese Alberto guardandosi attorno:” Se qui non c’è nessuno solo gli uccellini che cantano, gli alberi e questa brezza meravigliosa come te!”
“C’è Dolfo in giro…” Rispose lei.
“Ma figurati!… Dolfo a quest’ora sarà già alla fattoria…” Precisò Alberto.
“ No!… Non Sono sicura. Prima ho sentito dei fruscii da dietro quei cespugli.”
“ Ma sarà stato qualche animaletto, la lepre, una quaglia o il gatto, qui è pieno di animaletti
selvatici.”
“Ma io li ho sentiti… .” Continuò lei.
“ Adesso vado a vedere!” Disse staccandosi da lei e dirigendosi nel cespuglio e giunto esclamò:” Vedi non c’è nessuno, vuoto!!” Guardando dietro.
“Ma io li ho sentiti…” Ripetè giustificandosi lei.
“Va bene allora ora lo chiamo e vedrai che non c’è!… Dolfo! Dolfoooo!!! “ Si mise a urlare
provocatoriamente Alberto .
“Nooo!!… Noooo!!…. Ssssshhhhhh!!!!!…Che fai sei pazzo, lo chiami?” Disse lei preoccupata.
“Così sei sicura che non c’è!” Rispose lui ridendo.
“Stupido!” Aggiunse felicemente imbronciata mentre Alberto tornato da lei proseguiva nelle sue carezze e baci.
La sua volontà era intorpidita. Aveva timore che Dolfo la vedesse, non le piaceva quell’uomo, la inquietava solo il suo pensiero, anche se si sforzava con se stessa e con Alberto di apparire
indifferente a lui. Ma la sensazione provocata dalle labbra di Alberto sulla sua pelle era troppo
piacevole che si lasciò andare. La sua bocca ritornò su e mentre lei parlava ancora, gliela chiuse con un bacio caldo e passionale.
Nel frattempo le sue mani scesero sulle sue gambe che risalendo assieme alla gonna, vennero
scoperte , su fino alle cosce e poi oltre, sulle mutandine e gli inguini.
Con la mano cercò di fermarlo, aveva quel timore inconscio che Dolfo la vedesse in
quell’atteggiamento amoroso.
Vedendo per un attimo l’esitazione di Alberto se proseguire a quel suo gesto, si pentì subito di
averlo fatto e lo invitò a proseguire, appoggiando la mano sulla sua, esortandolo silenziosamente a muoverla sul suo corpo e ad accarezzarle la figa.
Le carezze sulle sue cosce le piacevano, facendole provare sensazioni dimenticate, da giovane
donna in amore.
Alberto la fece lentamente reclinare con la schiena indietro e si sdraiarono sull’erba, al sole, distendendosi al suo fianco.
La guardò attento: “Hai un bel seno, splendido amore!” Esclamò.
Sentì il desiderio di accarezzarlo. Lei sembrava stordita.
Le mise ancora la mano sopra, ma questa volta con più tenerezza. Lei socchiuse gli occhi, sorrise e lo tirò a sé, lasciandosi nuovamente sfiorare… .
L’aria era molto calda e si baciarono a lungo sulla bocca.
Col cuore in tumulto lei lo lasciava fare. Le accarezzò il petto, prese le mammelle in mano e le
massaggiò, le strinse dolcemente continuando a baciarle la pelle liscia, bianca e profumata.
Daniela iniziò a muoversi sotto i baci ,mentre le mani di Alberto l’accarezzavano sapientemente.
Continuò a baciarla, a stringerla ,a leccarla ed accarezzarla poi, lentamente, le tirò più su la gonna, su fino agli inguini e oltre, mettendo in mostra le sue mutandine bianche merlate, senza che lei lo impedisse. Quando la gonna fu tutta su, rimanendo praticamente scoperta e sola con le culotte, si staccò dalla sua bocca e la guardò ammirando la lingerie elegante e le cosce nude, lunghe e affusolate.
“Sei bellissima!” Ripetè stupefatto Alberto guardandola:” Lascia che ti accarezzi vuoi?”
“Non devi nemmeno chiedermelo!” Rispose lei contenta, aggiungendo :” Sai che sono tua e puoi fare di me quello che vuoi amore.”
E accettando, chiuse gli occhi mentre lui inserì la mano sotto le mutandine e con delicatezza le
accarezzò la figa, tondeggiante e vellutata, tutta depilata; la fessura e le grandi labbra, lisce come il vetro.
Sembravano davvero due ragazzini innamorati sdraiati sull’erba a fare l’amore.
Lei alle sue carezze intime trattenne il respiro, mentre lui inserì il dito nella sua fessura, sentendo l’umido del piacere uscire da essa. Sorrise e l’accarezzò ancora cercando il clitoride.
Lo sentì duro e lo stimolò di più con le dita.
Daniela iniziò a godere e a gemere, ebbe un moto di piacere, non avrebbe più voluto che smettesse.
Cominciò a solleticarle il clitoride e fu invasa da una sensazione di piacere mai provata e iniziò a muoversi sotto le sue carezze, mugolando senza riuscire a reprimersi.
Si accorse che le stava sfilando le mutandine e riaprì gli occhi preoccupata. Lui come se capisse la motivazione di quella sua reazione le sussurrò con tenerezza:
“Stai tranquilla!Non c’è nessuno… ne tanto meno Dolfo, siamo soli io e te. Guarda se vuoi! “ E
così dicendo le inserì le dita meglio fra le cosce e sulla figa, continuando con uno ad accarezzarle il clitoride e con l’altro titillare attorno.
Daniela venne sommersa dal piacere, che crescendo d’intensità la invase tutta. Un piacere strano diverso, pulito, convenzionale, ancora per un attimo inconsciamente pensò a Dolfo, a quell’uomo che la inquietava, alla sua faccia rugosa e bruciata dal sole. Poi sentì che la sua apertura vulvare si stava inumidendo di quel liquido vischioso che lubrificava bene le pareti della vagina, le grandi e piccole labbra e il piacere fu massimo.
Mise le dita sull’elastico delle culotte e le tirò delicatamente verso il basso.
“No!…Che fai ?… Qui no!! “ Sussurrò senza fermarlo.
Ma Alberto le sfilò le mutandine del tutto, mettendo la mano tra le cosce .
Sdraiandosi e adagiando la testa sopra il suo ventre, lo baciò e leccò, poi scese con il capo e con il corpo, si portò sulle sue gambe, le allargò e mise la testa fra di esse. Con le dita le aprì
delicatamente le labbra vaginali e accarezzò sfiorandolo con i polpastrelli il clitoride già duro ed eccitato. Lei si inarcò d’istinto a quel brivido di piacere intenso che le partì dalla figa e salendo lungo la schiena l’avvolse tutta arrivando al cervello.
Chinò la testa sulla sua figa e con la lingua iniziò a leccare il clitoride e le grandi e piccole labbra vaginali, a baciarle, succhiarle, intanto che scorreva il dito su di esse verso l’alto eccitandola di più.
Daniela comincio a contorcersi dal piacere e a prendere la sua testa fra le mani, mentre lui
continuava a leccare con delicatezza ma con decisione, fino a portarla all’orgasmo.
Squassata dal piacere Daniela gli chiese ansimante di smettere sapendo cosa sarebbe successo
dopo: ”No!…Non qui! Potrebbe esserci qualcuno…” Ripetè con il suo chiodo fisso di essere spiata.
Ma lui non le diede retta e continuò a baciare e leccare la sua figa vellutata e depilata, mentre
inserendo le dita tra le natiche morbide e piene, le titillava anche l’ano.
Lei si torceva dal piacere, tra il desiderio di lasciarsi andare e quello di fermarsi per timore che ci fosse Dolfo a spiarli.
“No!…Cosa fai? Non qui! Non in questo modo. Andiamo a casa, nella cascina, nella nostra
stanza …” Farfugliò sotto le sue linguate. Alberto si stava rivelando un abile linguista.
Non le diede retta e insistette ad accarezzarla dolcemente, poi si portò al suo fianco abbracciandola per il collo e sdraiandosi guardando assieme il cielo.
Lei si i accostò di più a lui in quell’atteggiamento tipico da innamorati e gli chiese vogliosa e
timorosa contemporaneamente:
“Non è pericoloso qui? … Ci possono vedere!?” Ripetè incerta. E lui sarcastico sapendo di farla
preoccupare rispose sorridendo:
“L’unico che può vederci è Dolfo, è l’unico uomo oltre me nel raggio di dieci km, ma ora lui non
c’è è andato via e poi sei fissata con lui!” Esclamò Alberto stringendola a se.
“Mi spaventa quell’uomo!” Affermò Daniela. Ma lui non rispondendo e cambiando discorso le
chiese:
“Dimmi piuttosto se ti è piaciuto finora? “
Lei avvampò, quasi arrossì e guardandolo negli occhi non rispose, sorrise solo. Alberto capì che provava un grande piacere a essere li con lui ad amoreggiare come i ragazzini, come avrebbe dovuto fare sua figlia Sabrina per l’età che aveva.
La strinse con un braccio a se, mentre con l’altro le accarezzò il seno morbido e bianco. Lei lo
lasciò fare esitante, con gli occhi socchiusi.
In quel gioco erotico da innamorati la baciò ancora sulle mammelle e prendendo in bocca i
capezzoli li succhiò, come un tenero innamorato.
A Daniela piaceva moltissimo quella tenerezza del suo uomo, quel suo lato privato e passionale.
“Sei bellissima!” Mormorò lui osservandola quasi nuda, con il seno completamente esposto, così come le gambe e la figa, con la gonna tirata su e arrotolata alla vita come una cintura di stoffa erotica.
“Hai un bel corpo!… Meraviglioso lo sai? “ Lei sorrise fiera e soddisfatta di piacere e di essere
desiderabile al suo uomo, nonostante avesse passato la quarantina d’anni. Le sue creme corporee, le sue diete e la palestra la tenevano tonica e vigorosa.
“Ma con qualche chiletto in più staresti meglio.” Precisò Alberto sorridendo e accarezzandola sui capelli.
“ Ohh si!!… Sono già al limite del mio peso forma, rischio di andare fuori e superare il limite
Massimo. Ci mancherebbe solo ancora qualche chilo!” Poi guardandolo dolcemente e
Obliquamente, rispose ridendo come nella pubblicità: ”Ma mi vuoi tutta ciccia e brufoli!?“
Alberto sorrise, la osservò ancora dicendo:” Qualche chilo ti starebbe proprio bene, più formosa staresti meglio e qui in campagna si mangia bene e sano, prova ne sono le mucche di Dolfo che sono belle grasse. Hai visto anche tu come sono belle!” Daniela sorridendo rispose:
“ Già ! Ma io non sono una mucca!”
“Ma potresti diventarlo … .” Penso perfidamente Alberto, girandosi sul dorso e sdraiandosi
sull’erba :
“ Vieni sopra!!“ La esortò.
Lei non se lo fece ripetere, allargò le gambe e si mise a cavalcioni su di lui che iniziò subito ad
accarezzarle i seni e seduta sul suo ventre sentì che gli si stava ingrossando il cazzo.
“Cosa ti succede?” Chiese provocatoria e divertita Daniela, facendo la stupidina osservandolo.
“Mi succede come al toro di stamattina, ho voglia di te! Della mi vacca! ” Rispose lui.
Slacciò la cintura, aprì i pantaloni e tirando giù lo slip, fece uscire un cazzo duro e dritto, come
l’asta di una bandiera, di una dimensione dignitosa, gonfio e vellutato.
“Ohh-Ohhhhhh!!” Esclamò Daniela osservandolo orgogliosa:” Sei eccitato!… La tua mucca ti
eccita?”
“Si mi eccita!” Rispose lui:” Perchè l’amo e la desidero!!”
Daniela felice di quelle parole e di quel gioco, guardò con voglia il cazzo… non era come quello del dottore, vecchio e inconsistente, il suo era giovane e duro e più grosso e anche invitante. Sentì il desiderio di toccarlo.
Lo prese in mano e lo strinse forte, le pareva di stringere una sbarra di ferro tanto era rigido ed eretto. Eccitata, non resistendo più, tirandosi un poco su lo appoggiò sulla sua fessura, tra le sue labbra vaginali e lasciandosi andare con il peso del corpo su di esso, si penetrò da sola lentamente, gustandosi quella introduzione di carne dura fino in fondo, sussultando e inarcandosi ricevendolo tutto.
Iniziò a cavalcarlo, inginocchiata e accovacciata sopra di lui, sentendolo grosso e duro dentro lei, fino in fondo toccarle l’utero e le piaceva, godeva, mentre il suo uomo la teneva per i fianchi aiutandola e coordinandole i movimenti, quell’uomo che amava, ed era diverso dagli altri che aveva avuto fino allora. Ed era felice.
Raggiunse un nuovo orgasmo, più intenso e profondo del precedente, sentendo il cazzo duro di Alberto dentro lei, dentro la sua figa, dentro la sua carne.
Seduta su di lui, con un assetto da cavallerizza in posizione di trotto iniziò a muoversi su è giù, facendolo entrare e uscire da dentro lei, scorrere all’interno della vagina cavalcandolo, per poi accelerare , come se fosse al galoppo, muovendo il bacino su di esso con le mani di Alberto che dai fianchi si spostavano sulle natiche carnose e tenere o viceversa. Iniziò a godere… a mugolare e poi a gemere, arrivando a gridare forte tra gli alberi la sua gioia e il suo piacere,
tirandosi su eretta, dritta con il tronco, portandosi le mani ai capelli e il volto al cielo, mentre lui la sculacciava forte in modo cadenziato, come se si fossero invertite le parti e lei fosse diventata una cavalla. La colpiva forte per farla cavalcare più veloce aumentando il movimento del suo bacino su di lui.
Alberto continuava a chiavarla con foga e passione, associati alla delicatezza ,fino a portarla a un altro orgasmo.
Il corpo di Daniela era squassato da fremiti di piacere e non era più in grado di resistere.
“Di più… di più ti pregooo! “ Urlò in calore come quella vacca che aveva visto la mattina farsi
montare dal toro, mentre la mano di lui correva sulle cosce, sui fianchi per poi fermarsi sul suo petto, posandosi sui seni morbidi, dondolanti, con i capezzoli turgidi che sembravano boccioli di rosa.
La guardava in viso godente, come un vero innamorato e lei era felice, gridava, sorrideva e lo
cavalcava.
Alberto vedeva sopra di se, le sue mammelle pallide penzolanti, sballottare da una parte all’altra in modo irregolare, come se fosse una cavalla selvatica che correva all’impazzata. Anche lui stava godendo. Si sentiva nell’aria oltre l’ansimare di tutti e due, il rumore sordo simile allo sciacquio, che faceva il cazzo nella figa bagnata entrando e uscendo veloce da essa.
Stava adempiendo alla monta come aveva fatto il toro con la vacca, ma lui lo faceva in modo non violento, ma delicato, tenendola ferma per i fianchi e infilzandola con la sua asta di carne viva e calda .
” Siiii!!! Siiiii!!!! Siiiiiiiiii!!!” Gridava Daniela incurante ora che qualcuno potesse sentirla.
“Ti amooo!!… Ti voglioooo!!!… Ti voglioo per sempre miooo!! “ Lasciandosi poi andare in lungo
gemito di piacere :” Aaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!! … Godoooooo!!!… Amoreeeee!!!!… Siiiiiiiiii!!!!!!!”
Arrivarono all’acme al momento dell’estasi, Alberto le gridò:
“ Ecco!…Ecco ci sono! Attenta… Vengoooo!!!” Tirandolo fuori all’improvviso dalla figa e appoggiandolo davanti ad essa mentre lei era nella posizione alta, nello stacco superiore di quella cavalcata, iniziando a sborrare potentemente su lei, smarrita, estasiata e sudata, con ancora le mani sui capelli e una smorfia di piacere sul viso.
Si sedette in ginocchio sulle sue cosce, davanti al cazzo, che come un vulcano eruttò la sua lava bianca e filamentosa, con getti potenti, in alto, contro il suo l’addome, fino a colpire il seno, macchiandole di sperma anche la gonna del tailleur, attorcigliata alla vita.
Terminato, lei si accasciò su di lui, sul suo torace sudato, lo abbracciò e baciò ancora, lo strinse forte a se, era felice.
Restarono così abbracciati con lei su di lui per qualche minuto, poi spingendola di lato e togliendola da sopra, Alberto la spostò, mentre lei si lasciò cadere esausta e sudata sull’erba, restando al suo fianco ansimante, con lui sdraiato con quell’asta di carne dura ancora congesta che aveva appena finito di eruttare sborra, rivolta con la cappella verso il cielo.
Lei spettinata, sudata con il viso rosso e stravolto dal piacere, come una serpe che striscia
sull’erba si avvicinò con il capo a lui ed estendendo il collo al massimo glielo baciò ancora eretto e sporco.
Era felice. Era il suo! Lui era il suo uomo!
Restarono sdraiati e abbracciati, mentre da dietro i cespugli, si sentì ancora un fruscio sull’erba di qualcosa o qualcuno che si allontanava.
Ma era esausta, felice e non volle dire nulla, restò abbracciata al suo Alberto con il capo
appoggiato al suo torace, mentre lui le accarezzava i capelli.
Dopo molti minuti si alzarono,Daniela si pulì il seno e il ventre dallo sperma di Alberto con dei
fazzolettini di carta, cercò le culotte tra l’erba e una volta trovate, le sbattè forte e se le mise,
tirando poi giù la gonna tutta stropicciata e sgualcita oltre che sporca di terra e di erba. La tirò giù e la lisciò e rassettò con la mano, si accorse che era macchiata di sperma, prese un altro fazzolettino e la pulì, restando però macchiata. Rimise il reggiseno e la camicetta e si riordinò mettendosi a posto i capelli, mentre Alberto faceva lo stesso.
Si guardarono e scoppiarono a ridere.
“ Ma cosa mi fai fare? … Mi fai fare l’amore come le ragazzine in campagna!” Esclamò lei felice.
“ Ti ho portato in camporella… Perchè non ti è piaciuto?” Rispose Alberto.
“Tantissimo amore mio. Sono felice. Ti amo!” Rispose lei stringendolo a se e baciandolo sulle
labbra con lo schiocco.
Poi abbracciati, come veri innamorati, scesero verso la cascina.
Arrivati trovarono Dolfo che disse: ” Signor Alberto e quasi tutto il pomeriggio che suona il
cellulare.”
“Sarà mica successo qualcosa a Sabrina!?” Esclamò d’impeto subito preoccupata Daniela cercando il suo.
“Ma no stai tranquilla.“ E’ il negozio!” Rispose Alberto guardando la chiamata .
Comunque agitata lei le telefonò:“ Sabry!…”
”Si…. ciao mamma!” Rispose Sabrina riconoscendo subito la voce.
“Tutto bene amore?… E la nonna? Tu stai bene ai bisogno di qualcosa?”
“Noo! Noo!… Tutto tranquillo mamma, non ti preoccupare.” Rispose Sabrina mentendo, non
dicendole quello che era successo, che era diventata la schiavetta del dottore, e iniziarono a parlare tra loro, mentre lo stesso faceva Alberto con il suo cellulare.
Girandosi mentre chiacchierava con Sabrina, Daniela si accorse che Dolfo la guardava con due
occhi libidinosi.
La fissava, con uno sguardo freddo ed enigmatico, ma soprattutto le osservava le macchie di
sperma sulla gonna.
Imbarazzata dalla sua impertinenza, si voltò dandole le spalle, continuando a parlare con Sabrina.
Alberto finì prima la sua conversazione, e quando finì Daniela esclamò felice:” Tutto bene!!
Stanno tutti bene!!”
“Io purtroppo ho delle notizie non belle!” Disse Alberto
“Quali?” Chiese Daniela facendosi seria in viso. “ E’ successo qualcosa?”
“ Sai che ti avevo detto che avrei dovuto fare un salto in città durante la vacanza?”
“Si! …Ebbene?” Domandò apprensiva.
“Devo tornare in città domani mattina per quelle pratiche e delle firme su delle fatture e la
dichiarazione dei redditi, se no l’agenzia delle entrate mi fa la multa, e di questi tempi di crisi
rischio che mi fanno chiudere il negozio!” La informò.
“Allora domani torniamo indietro? “ Domandò lei quasi felice.
“No!… Vado io da solo, tu resti qui! Vado al mattino e al pomeriggio sono già di ritorno.” Precisò.
“Ma no!… Vengo anch’io! “ Puntualizzò Daniela.
Dolfo guardando negli occhi Alberto, come se avesse ricevuto un segnale uscì.
“ Ma no amore, tu resta qui!… Io vado e vengo, non roviniamoci questa splendida vacanza per
delle mie formalità… .” Rispose.
“No!… Vengo anch’io!” Ripetè decisa Daniela.
“ Ma perchè? Che senso ha…? ”Le domandò lui.
Daniela stette in silenzio poi come liberandosi di un peso esclamò:” Ho paura a restare qui da
sola!”
“Ma non essere sciocca…non sei sola!” Rispose Alberto sorridendo e prima che continuasse il discorso, Daniela precisò:
“Sola con lui!” Facendo segno alla porta da dove era appena uscito Dolfo.
“Ma perchè paura? Sei fissata? E’ un brav’uomo, un gran lavoratore!”
“Sarà! Ma non sò, è un sesto senso, un presentimento…non mi va di restare sola qui con lui!”
“Ma dai..Dany!!” Esclamò ancora lui cercando di convincerla.
“No-o-o !!” Rispose determinata scandendo le sillabe come una ragazza capricciosa.
Allora lui seccato sbottò:” Va bene dai!… Dirò a Dolfo che ci prepari le valige e che domani
andiamo via, la vacanza è finita, e se mi chiederà come mai, gli dirò la verità, perchè la signora direttrice ha paura di lui.”
Daniela rendendosi conto che tutto stava degenerando e iniziavano a litigare, cercò di
appianare la discussione.
“Ma no… non prendertela, intanto dopo torniamo… .”
Lui la a guardò fisso negli occhi con rabbia ed esclamò:” Ma non ti fidi proprio!?”
Vedendolo alterato e con l’intenzione di troncare quella vacanza e mutare il loro rapporto che fino a quel momento era stato i meraviglioso, idilliaco e d’amore, arrendevole esclamò:
“Va bene restò! Ma tu torna subito!”
“Certo che torno subito.” Rispose lui felice dentro di se:” Se non mi succede qualche cosa per strada. Tu intanto nell’attesa fatti qualche passeggiata, io nel pomeriggio arrivo.”
A malincuore Daniela accettò la sua partenza e di restare sola in quella casa e soprattutto con
quell’uomo orribile che le incuteva timore, anche se solo per un giorno.
Nel tardi pomeriggio si lavo il quella specie di bagno, lamentandosi ancora e chiedendo ad alta
voce quando avrebbero messo il Water.
”Almeno quelloooo!!!” Esclamò arrabbiata.
Dolfo ossequioso, come a scusarsi si rivolse ad Alberto dicendo:” Mi ha assicurato l’idraulico che domani verrà, oggi non ha potuto perchè c’è stato il funerale di suo suocero, ma domani verrà!” Ripetè.
“ La signora ha le sue abitudini cittadine … .” Disse Alberto allontanandosi, come se anche lui fosse seccato da quella situazione, fingendo di dare ragione a Daniela.
Quella sera cenarono, poi andarono un po’ fuori nell’aia, si sentivano i versi delle bestie vivere la natura, le cicale, le rane, i cani abbaiare e ogni tanto i muggiti… e la voce di Dolfo che parlava con loro dandogli da mangiare .
Poi visto le zanzare che la tormentavano, entrarono in casa e si misero a leggere un libro sulle
poltroncine, mentre Dolfo, come un cane da guardia rientrato, seduto su una sedia intrecciava
delle foglie di canna.
A un certo punto si alzò:” Scusate , vado a letto, domani all’alba mi devo alzare.” E si allontanò
verso la stalla.
Daniela era felice di quello che era successo nel pomeriggio, era stato un rapporto sessuale d’amore e prima di andare a letto, si guardò nuda nel vecchio specchio usurato dell’armadio della camera. Si esaminò il corpo con civetteria e spirito critico:
“Non sono una ragazza, però il mio corpo è modellato e ben fatto, è slanciato e longilineo.” Esclamò guardandosi e rigirandosi di profilo pensò ancora:” Ho solo un po’ di pancetta… Le gambe sono ben affusolate per l’età che ho e anche il seno è bello, alto e ben sviluppato, anche se morbido e pendente.” Si disse continuando a mirarsi:”Le curve dei fianchi sono sottili e accattivanti… .”
E mentre si osservava soddisfatta, da dietro giunse Alberto che la strinse alla vita e baciò sul collo e lei facendogli il musetto arrabbiato gli disse.” Mi lasci sempre sola!…Non mi vuoi bene… .”
“Come non ti voglio bene!? Pensavo di avertelo dimostrato oggi !” Rispose sorridente,
abbracciandola di più alla vita sempre da dietro, guardandosi assieme allo specchio.
“Lo so!” Disse lei, voltandosi e abbracciandolo al collo, facendogli le fusa come una gatta in
calore.“ Ma domani torna presto!” .
“Stai tranquilla, domani parto prestissimo e ritorno altrettanto prestissimo.“ La tranquillizzò
Alberto.
Andarono a letto, si addormentarono vicini, con Daniela ignara di cosa le sarebbe capitato il giorno dopo… e dormiva serena.

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