b- L’amore perverso. Cap 21 Il cambiamento di Sabrina.

L’AMORE PERVERSO.

 
Note.
“Si può dire che non ci sia nessun individuo sano che non aggiunga al normale scopo sessuale
qualche elemento che si possa chiamare perverso.”
Sigmund Freud.

 
Cap. 21 IL CAMBIAMENTO di SABRINA.
Passarono altri giorni, Sabrina era confusa, ma accettava passivamente di sottomettersi al dottore. Le Scuole erano finite da poco e lei si era diplomata, era felice, ma di una felicità limitata.
Aveva ricevuto dei bei regali da sua madre, Alberto e sua nonna.
Loro, sua madre e sua nonna erano felicissime, ora avrebbe potuto riposarsi soprattutto
mentalmente e ritornare la Sabry di sempre.
Erano tanto felici che Alberto aveva programmato una vacanza di un mese in campagna, in una vecchia casa dove aveva vissuto lui da ragazzino, dove viveva solo una coppia di sposi maturi, contadini, senza figli, che vivevano solo con la campagna e gli animali da fattoria.
Alberto aveva convinto Daniela a prendersi un mese di aspettativa per vivere quella vacanza come una esperienza nuova. In banca sarebbe stata sostituita da qualche supplente e poi sarebbe ritornata alla sua dirigenza.
Lei aveva trovato mille pretesti per la lunghezza di quella vacanza, avrebbe preferito che fosse
breve, ma lui con il suo amore riuscì a convincerla.
“Quando ritorneremo, prepareremo tutto per il matrimonio e a Settembre ci sposeremo.” Le disse sussurrandole nell’orecchio mentre in un abbraccio le baciava il collo.
Lei ne era felice, non aveva voluto renderlo pubblico e si lasciò convincere anche se trenta giorni erano molti.
Ne parlarono anche a Matilde e Sabrina, che approvarono.
Sabrina apatica viveva per la prima volta quel momento reale di allontanamento da sua madre con gioia e timore, sarebbe restata sola un mese con sua nonna e sapeva che lei era permissiva nei suoi confronti, al contrario di Daniela e si chiedeva cosa sarebbe successo senza le ali di sua madre che come una chioccia la coprivano e proteggevano sempre.
Anche alla mamma di Daniela un mese sembrava troppo.
“Ma no signora Matilde, un mese passa presto! “ Le aveva detto Alberto.
“E poi sta arrivando l’estate, non saremo molto distanti da qui, solo a 200 km, nel verde, in una
fattoria con contadini e animali veri, e un altr’anno ci porteremo anche Sabrina!” Disse enigmatico senza che nessuno ne capisse il doppio senso.
“ E poi saremo in contatto quasi tutti i giorni e lei ha Sabrina da accudire!” Aggiunse sorridendole e accarezzandole il capo.
“Si mamma!… Stai attenta a Sabrina mi raccomando!” Aggiunse Daniela
“E tu !” Disse rivolgendosi a Sabrina:” Mi raccomando non farmi stare in pena, riguardati e
riposati. Svagati e divertiti con le tue amiche!”
“Ma si mamma!… Stai tranquilla, non sono più una bambina, oramai sono grande!”
“Lo so! Ma fai attenzione amore mio… e stai attenta a chi frequenti e soprattutto alle nuove
conoscenze.”
“Ma si!… Uffa mamma!!” Sbottò seccata.
Alberto e Daniela dopo i convenevoli e i saluti partirono per quella strana vacanza, sconosciuta e misteriosa per Daniela.
Sabrina aveva smesso di frequentare Marco, lo evitava, non che non le piacesse più, ma si sentiva confusa con quello che era accaduto e decise di restare sola per un periodo , anche lontana dalle sue amiche.
Un mattino uscì da casa per andare alla spiaggia e svagarsi qualche ora e trovò Ho Chin ad
aspettarla poco lontano. Quella cinesina malefica non aveva mai smesso di essere in contatto con lei tramite sms e lunghe telefonate serali al cellulare, dove non perdeva occasione di fare sentire la sua presenza e tramite lei la dominanza del dottore.
Sabrina non riusciva a dire di no, se non rispondeva al cellulare Ho Chin era capace di
importunarla tutta la notte facendolo squillare, avrebbe dovuto spegnerlo, ma non ci riusciva. A volte le parlava direttamente il dottore e si sentiva presa e attratta dalla sua voce calda e suadente.
Quando lo ascoltava darle la buonanotte (poco prima o subito dopo che la chiamasse sua mamma per salutarla), ascoltando le parole di quel vecchio medico si lasciava andare nel benessere che le procurava il tono della sua voce.
I pomeriggi di Sabrina erano quasi uguale alla mattina e alla sera, con continui colloquio al
cellulare di Ho Chin, con parole contro sua madre, tendenti a screditarla e d’amore da parte loro verso di lei, soprattutto del dottore.
Agivano sulle sue emozioni condizionandone i sentimenti, al punto da esserne influenzata anche nel suo modo di pensare e agire.
Era il primo passo verso il suo controllo mentale che si prefiggeva il dottore.
Quel percorso non fu molto lungo, le prime settimane si incontravano quasi tutti i giorni e sua
madre non era ancora in vacanza con Alberto, e spesso aveva rapporti sessuali con il dottore,
provando piacere e benessere da lui, oltre che una forma di attrazione perversa.
Quel vecchio medico perverso quando l’aveva a casa sua, la faceva spogliare nuda, ammirandone il suo corpo giovane appena sbocciato e la possedeva con il suo fisico vecchio e senile, sdraiati sul divano o in camera da letto, accarezzandola e godendola con libidine e morbosità, succhiandola e baciandola come a sottrarle vitalità e giovinezza.

Quando sua madre partì per le vacanze, in quel mese di assenza ideato da lui per poterle dividere e trasformarle definitivamente in luoghi e con modalità diverse, iniziarono a incontrarsi tutti i giorni, e ogni volta in quegli incontri tra le prime cose che doveva fare Sabrina, era di ripetere sempre le stesse frasi.
“Mia madre non mi ama!… Pensa solo a se stessa!… Io non le interesso se no non sarebbe partita lasciandomi e sola. L’unica persona che mi capisce e mi ama è il dottore… .” E così via con frasi di questo senso.
Iniziò una sorta di training autogeno, una forma di ipnosi mentale ad occhi chiusi, mentre Ho
Chin l’accarezzava lei si lasciava andare ripetendo sempre le stesse frasi, perdendo autostima
di se e verso sua madre e recuperandola trovandola nel dottore la rassicurazione, la fiducia e il rilassamento che le mancava .
Lentamente in quei giorni senza che se ne accorgesse iniziò a cambiare atteggiamento verso se stessa ma soprattutto versa sua madre.
“Ti ha lasciata sola e se ne è andata via con Alberto!” Sussurrava il dottore.
“Non ti ama più, non ha esitato a lasciarti!… Ma qua ci sono io che non ti lascerò mai più oramai, perchè tu ora mi appartieni.”
Le sue capacità critiche e di reazione diminuivano progressivamente e si sottometteva sempre più alle sue richieste, restando soggiogata psichicamente e sessualmente da lui. Utilizzando la
suggestione per plagiarla anche mediante minacce le quali prevedevano una separazione da sua nonna se non avesse ubbidito a lui.
Pretese che lei indossasse sempre uno degli oggetti che lui gli aveva regalato e con questi metodi la sua involuzione psichica si formava. Avveniva il suo “lavaggio del cervello” il suo Plagio.
Questo nei giorni andò avanti fino ad arrivare all’instaurazione della cosidetta “Sindrome di
Stoccolma”, dove la vittima ama il carnefice.
Nella giovane e fragile mente di Sabrina si creò un rapporto affettivo saldissimo nei confronti del vecchio dottore e vedeva in lui suo padre, il suo uomo, il suo liberatore dalle paure e insicurezze… .”
Sabrina collaborava con i suoi controllori e carnefici senza saperlo.
Manipolata ed educata dal dottore si trasformò mentalmente e in privato anche nell’aspetto
esteriore, nell’abbigliamento, nella pettinatura, nel trucco e negli atteggiamenti corporali. Lentamente si trasformava, perdeva ogni punto di riferimento precedente, accettava la sua superiorità su se stessa , spezzando tutti i rapporti precedenti con sua madre, il suo ragazzo, ma anche con le sue migliori amiche.
Seppur a fatica, le rimosse il senso della privacy, dell’intimità personale, e le insegnò il rigetto dei vecchi valori e l’accettazione dei nuovi che le insegnava lui. Prevalendo l’abbigliamento e gli oggetti personali scelti da loro.
L’aveva plagiata e si sentiva sottomessa a lui a quel medico perverso e inspiegabilmente ne provava un’attrazione particolare, strana oltre quella sessuale anche quella affettiva.
Lo immedesimava come un uomo della sua vita, la sua guida, il padre che non aveva mai avuto
vicino, e lo identificava anche come il suo uomo, il suo amante.
Lentamente con lo stimolo di Ho Chin, iniziò a frequentare quella casa, come una adepta ad essere inserita in un contesto perverso.
Più volte andò nel suo studio attratta da quello che le facevano.
Ho Chin ci sapeva fare con i giochi, sapeva distrarre le sue attenzioni e i suoi ripensamenti in altro modo.
La sua giovane mente fragile, stava per essere conquistata.
L’iniziazione, come a sua madre aveva avuto inizio, ma a differenza lei era pura, nuova, plasmabile, la sua mente non aveva emozioni o ricordi diversi da quelli che gli procurava il dottore, non aveva già un vissuto sessuale.
Dopo quasi due settimane, un giorno a casa sua, trovandola arrendevole e passiva, decise che era il momento giusto e cominciò anche la sottomissione corporale e non solo quella mentale.
Un pomeriggio assolato, il dottore l’aveva invitata per le 15.00 nella sua abitazione.
Come al solito, Sabrina aveva organizzato tutto con la nonna in modo da potersi assentare da casa, senza destare sospetti, dicendole che andava a studiare da un’amica e sarebbe rientrata per le 19.00.
Appena arrivata alla sua abitazione suonò alla porta, le aprì come al solito Ho Chin che la fece
entrare. Oramai era un appuntamento andare tutti i pomeriggi in quella casa a seguire i discorsi e le lezioni del dottore.
C’era già stata più volte di sua madre.
Quando si accomodò e andò nel salone vide il dottore seduto in poltrona che leggeva, si alzò
subito salutandola e vide quasi di fronte a lui, nell’altra poltrona, seduta con il busto eretto e in modo regale una donna anziana , in una vestaglia trasparente che lasciava intravvedere le sue nudità sotto, con i capelli grigi quasi argentati, che il dottore le presentò:
” Questa è mia moglie Sabrina! E’ la dottoressa Elvire, ma tu la chiamerai in altro modo che ti
Insegneremo, per ora il suo nome per te sarà Madame! Capito?” Chiese autoritario.
“Si dottore! “ Rispose lei.
Ma lui correggendola le precisò:”Signore!… Anche a me da oggi dovrai chiamarmi così e in altro modo che ti insegnerò in seguito:
“ Si si-gno-re!” Rispose lei esitando e scandendo quella parola che ora aveva un significato diverso da come l’aveva sempre conosciuta.
“Ora siediti!…Beviamo un the che ci rinfresca e poi inizieremo una nuova lezione, questa volta
mia moglie sarà spettatrice assieme ad Ho Chin, ma le prossime lezioni sarà docente e ti assicuro che è molto brava a insegnare.”
Era bellissima Sabrina mentre sorseggiava il the, Elvire la scrutava morbosamente dalla testa ai piedi , assomigliava molto nelle espressioni e nei modi a sua madre, ma lei era diversa ,non era ancora contaminata dalla società e dagli uomini, non era ancora corrotta, mentalmente, era pura.
Quando Elvire si alzò per accendersi una sigaretta, Sabrina la vide in piedi, e la osservò bene, avrà avuto l’età di sua nonna, ma era molto più bella e raffinata, era una gran bella donna anche se anziana, alta, magra, dalla pelle pallida come la luna e floscia, aveva un seno grande con i capezzoli larghi e turgidi che si intravvedevano da sotto la trasparenza della vestaglia e i suoi capelli argentei sembrava che brillassero.
Lei era vestita come una ragazzina della sua età, di buona famiglia, seppur nel caldo ben
coperta con vestiti leggeri e di cotone cercando di non mostrare nulla del suo corpo.
Bevvero il the, con Elvire che le fece domande su di lei, i suoi gusti, rispondendo Sabrina ingenuamente e sinceramente, e così scoprì che le piaceva il ballo, ma sua madre era contraria e non voleva che andasse.
“ Non preoccuparti, uno di questi giorni ti porteremo noi in discoteca. In una bella discoteca a
ballare e non solo a fare quello… .” Disse perfida Elvire.
Poi il dottore si alzò e chiamandola le ordinò:
” Ora spogliati nuda!… Completamente!… Oggi ti insegnerò qualcosa che farà parte di te per tutta la vita. “
Lui aveva oltre sessant’anni e lei diciotto.
Il dottore era un uomo di classe, fine, di cultura superiore e molto sensuale, Ho Chin la informò che nella sua vita il dottore aveva avuto molte donne, le più belle e serie, responsabili e coscienziose, sposate e no e lo stesso sua moglie Elvire. Quella frase sibillina, la turbò .
“Anche Elvire aveva avuto donne?” La osservò per un attimo disgustata. Lei non era mai stata intimamente con una donna, nemmeno una amica coetanea e non era sua intenzione andarci.
Esitante e piena di vergogna iniziò a spogliarsi, togliendo la camicetta sotto lo sguardo attento di Madame Elvire.
Il dottore era davvero pratico nell’educare, quando fu nuda, prese a comandarla come una suddita davanti ad Elvire, facendole scoprire e accettare piacevolmente quanto fosse eccitante
sottomettersi e farsi comandare.
Lei docile, si abbandonò a tutte le sue imposizioni e alla sua educazione fisica e mentale e lui davanti a sua moglie iniziò una lezione teorica, filosofando con quella giovane ragazzina che
stava trasformando per sempre… per tutta la vita in una donna estrema.
“Vedi piccola Sabrina!” Iniziò.
“Nella tua ingenua purezza mentale, devi sapere che l’uomo, culturalmente, storicamente, socialmente e religiosamente oltre che fisicamente è diverso dalle donna perché è predestinato all’intellettualità e al dominio su di essa.”
Sbrina nuda in piedi ascoltava smarrita.. .
“La donna invece è nata per essere sottomessa, ubbidire, essere sottoposta alla ragione umana maschile, perché è dominante.
La superiorità degli uomini sulle donne deriva dal fatto che è stato creato prima della donna e che è l’uomo a immagine e somiglianza di Dio e non è lo stesso che per la donna.”
Proseguì in quella sua dissertazione filosofica e teologica quasi da monaco
dell’inquisizione, mentre Sabrina quasi come a una lezione scolastica lo seguiva attenta.
Aggiungendo :
“Lo stesso avere i capelli lunghi …! I tuoi capelli lo sono… sono un segno della tua sottomissione all’uomo, come scrisse San Tommaso d’Aquino ne il” basso status “delle donne. La donna non dovrebbe portare capelli corti, perchè così assomiglierebbe all’uomo e diventerebbe suo pari secondo le usanze dell’epoca medioevale.
Anche se molte donne sono quasi alla pari dell’uomo e io ne ho sposata una, ma questi tipo di donne sono prescelte e anche se vengono chiamate volgarmente mistress o sacerdotesse dell’eros sono invece delle vere dominatrici.”
Continuò nella sua dissertazione mentre Sabrina silenziosa lo ascoltava, portandosi lui nel discorso a filosofie storiche e più recenti.
“La schiavitù della donna risale all’antichità, come quella dell’uomo, ma quella femminile è più sublime.
La schiavitù nell’antichità veniva chiamata “ kajira, un il termine generico che si riferisce agli
schiavi di Gor e il loro simbolo era Kef, di cui alcuni usano ancora oggi nelle comunità BDSM.
E sfoggiando la sua cultura nel settore davanti a quegli occhi grandi e smarriti e ancora
incontaminati da queste cose, proseguì:
“Non starò a descriverti tutta la storia che avvolge questa filosofia, tra le varie distinzioni di schiavi, Romani, arabi, orientali e americani, nemmeno sul loro ruolo nella sottomissioni da serve con ruoli degradanti a schiave sessuali, e queste ultime vestite per il piacere del loro padrone e degli uomini.
Ti dirò solo come dovrai essere tu per piacere a me.”
Sabrina ebbe un attimo di esitazione, era agitata lo ascoltava attenta sotto gli occhi di Elvire, iniziando a capirci qualcosa e lui proseguì:
“Dovrai vestire a mio piacimento e lasciare le parti intime scoperte ed accessibili quando te lo
chiederò, in modo che l’accesso al tuo sesso e al seno sia sempre liberamente offerto a chi mi
aggrada.
Questa tua ubbidienza e sottomissione simboleggerà la tua docilità e la tua disponibilità, senza
remore. Verrai marchiata e inanellata sulle grandi labbra, dove verranno appese le medaglie di triskell, acquisirai una forma e bellezza da novizia e potrai essere esibita, ceduta e prostituita, e se non mi ubbidirai verrai castigata con la punizione corporale come la fustigazione e altre cose che fanno parte della formazione alla sottomissione.”
Sabrina a quelle parole ebbe un brivido, ma lui incurante proseguì:
“ Ti insegneremo le posizioni di sottomissione, come atteggiarti e muoverti, oltre che vestire e
ubbidire. Dovrai avere una postura tipica e particolare, sempre tenendo le gambe divaricate sia in piedi che seduta , non dovrai mai…ripeto mai … stare a gambe unite e se guardano tra esse, dovrai lasciare fare. Sempre!
La forma delle tue labbra dovrà essere di suzione e in quella posizione anche a riposo, labbra
sporgenti, sempre dischiuse e sensuali e se non ci riuscirai ad averle in modo naturale,
provvederemo con un piccolo intervento d’estetica, te le creeremo noi, così pure per il seno e il sedere, le loro dimensioni dovranno essere appropriate al tuo ruolo sessuale.
Dovrai sorridere e mostrare disponibilità a tutti coloro che ti osserveranno.
Imparerai a camminare come una schiava e a sculettare come una puttanella, a portare oggetti
erotici e a tacere quando non sarai interpellata. Questi sono comportamenti relativamente
semplici…” E continuò dicendo:“ Dovrai avere tanta concentrazione e adorazione per quello che farai e sono certo che ci riuscirai.
Ora inizierai la fase in cui dovrai imparare a controllare la tua emotività, anche se non è facile , ma ci riuscirai, non dovrai più esprimere liberamente le tue sensazioni e i sentimenti ma solo se t saranno chiesti.”
Sabrina ascoltava in silenzio quella lezione di sottomissione e perversità, con Ho Chin seduta poco vicino e sotto lo sguardo attento e severo di Elvire, e pensava, lei che era sempre stata seria, ben educata, diligente e rispettosa, avrebbe dovuto fare tutto l’inverso di quello che le avevano insegnato sua madre e sua nonna educandola.
Se la sottomissione e trasformazione psicologica il dottore la stava ottenendo plagiandola
attraverso il lavaggio mentale, quella fisica non l’aveva ancora avuta completamente, a parte i
rapporti sessuali con lui .
Continuando Il vecchio medico perverso:
“ Il tuo corpo imparerà a muoversi anche inconsciamente per dare piacere agli uomini, la sensualità sarà in ogni tuo movimento, imparerai a guardare ed abbassare gli occhi con malizia ed erotismo. La gioia,dolce Sabrina, non è solo sesso o piacere fisico e mentale, ma come la danza, la musica, l’esibirsi… è anche sofferenza , godere del dolore.” Le precisò.
“Tu diventerai una schiava di piacere, avrai un temperamento timido o focoso a seconda di come ti vorremmo e ti vorranno gli altri. Sarai addestrata anche alle tecniche erotiche, saprai come fare sesso con un uomo o una donna e portarli all’estasi, non esiterai a inginocchiarsi per il loro piacere e offrire e usare il tuo fascino e le tue intimità per loro.
Sabrina ascoltava in uno stato di turbamento, quelle parole le penetravano in testa, mettendole addosso ansia e angoscia, ma sapeva che non poteva ribellarsi, che quello era il suo destino, come diceva il dottore.
Era in uno sotto catalettico, sua madre Daniela era in ferie con Alberto, allontanata volutamente per far in modo che il dottore potesse fare quello che voleva di lei in 30 giorni, e c’era quasi riuscito già nei primi.
La nonna la seguiva, ma in quel periodo aveva iniziato ad essere corteggiata da un bell’uomo
cinquantenne di ottima presenza, mandato da loro, in modo da distrarla.
Sabrina era proprio sola nelle mani di quel vecchio medico perverso che la stava cambiando
davvero mentalmente e fisicamente per sempre e in modo irreversibile.
“Ora passiamo alle pratiche fisiche.” Disse con la sua voce roca, muovendo il suo corpo esile
verso Sabrina.
“Iniziamo dalla postura, la schiava ha una postura particolare oltre a quelle che ti ho spiegato di tenere sempre larghe le gambe e non unirle mai e delle labbra del viso in posizione
di suzione, c’è ne sono delle altre.
Ti dovrai abituare ad ubbidire a una serie di comandi brevi e avvincenti, come si ci si aspetta da una cagna che viene addestrata agli ordini del suo padrone senza la necessità di usare la frusta.
Dovrai essere sempre a pochi metri di distanza da me! Il tuo padrone! “ Le disse facendola
Inginocchiare davanti a lui e continuando:” E quando sarai vicina a me, ti dovrai accovacciare ai miei piedi, in modo da mostrare la tua inferiorità e il tuo status di schiava e sarai docile e disponibile o seducente e provocante, come a mostrare il segreto desiderio dentro di te , di essere presa o violentata.
Da inginocchiata…” Disse facendole segno con le mani di eseguire la sua spiegazione :
”Potrai sederti sui talloni con il sedere e le cosce aperte e mostrarti appoggiando le mani su di esse con i palmi rivolti verso il basso, oppure incrociare le braccia dietro la schiena.
Terrai la testa alta e gli occhi bassi. Sempre!
Ecco così!” Esclamò mentre Ho Chin la metteva in posizione.
” Ma allarga di più le cosce si deve vedere bene la figa.” Disse infilando un piede tra loro e
battendole per allargarle.
Sabrina ubbidì, le divaricò di più , mostrando la sua fighetta che teneva stretta nelle cosce agli occhi di Elvire seduta poco distante.
“ Dovrai imparare a restare inginocchiata diverse ore al giorno, ed a volte potrai piegarti a baciare i miei piedi e leccarli delicatamente, con affezione.”Disse, precisando:”E tutto questo lo dovrai fare anche con mia moglie Elvire quando te lo chiederà… .”
“Si potrà anche usare la frusta per punizione o piacere o fare altri giochi con il tuo corpo, dentro e fuori di esso, a disposizione delle più perverse arti sessuali.” Disse proseguendo:
“Il tuo collo sarà ornato da un collare di cuoio come le cagne.” E così dicendo ne prese uno nero sul tavolo, lo stesso che aveva indossato anche sua madre e glielo mise allacciandolo, e facendo scorrere il dito tra la pelle il cuoio mormorò:
” Sarà il tuo collier da oggi !!”
Sabrina avvertì un brivido a quell’allaccio perverso e umiliante. che la percorse lungo la schiena. Ma come a sua madre anche a lei i piccoli capezzoli diventarono duri e sporgenti . Il dottore se ne accorse e abbozzo un sorriso tra le labbra senza muoverle e senza dire nulla e prendendo il guinzaglio glielo agganciò all’occhiello del collare dicendo:
” Il collare oltre che il simbolo della tua sottomissione e appartenenza a noi e a questo tuo nuovo mondo e modo di vivere, ti farà sentire e renderà il tuo sguardo come quello di un animale, di una bella cagnetta!” E sorrise assieme a Elvire.
Ho Chin su cenno del dottore la fece girare dalla parte di un grande specchio a muro , dove poteva osservarsi in quella posizione.
“Guardati bene !!” Disse la sua voce padronale, dovrai abituarti a questa posizione e ripetere
mentalmente :”Io sono la schiva del dottor Angelo., mio signore e padrone.”
“Per quando riguarda il tuo marchio Kef (K), prima lettera dell’antica parola kajira che significa schiava, te lo faremo presto con il sigillo del fuoco. La tua Kef sarà più floreale e morbida della kappa classica, sarà con le linee arrotondate e curve che simboleggeranno la tua femminilità e bellezza. E studieremo anche , qualche bel disegno da fare sul tuo meraviglioso corpicino da ninfa nibelungica, inizieremo con tatuarti sul gluteo il simbolo Dina , chiamato anche il fiore della schiava. Diventerai meravigliosa!” Esclamò sorridendo.
Quel marchio aveva anche il compito psicologico di instillare l’idea della schiavitù a Sabrina e
marchiarla in modo permanente come il bestiame.
Mentre Sabrina era sempre inginocchiata con i glutei appoggiati sui talloni e le palme delle mani rivolte in alto appoggiate sulle cosce, il dottore le girava attorno ammirandola.
“Bene! Per oggi va bene, sono soddisfatto, domani imparerai dell’altro .
Giorno per giorno approfondiremo, ora dopo i preliminari semplici, passeremo all’inanellamento e poi al bondage .” La informò avvicinandosi ancora a lei accarezzandole i capelli e prendendoglieli in mano in una lunga coda bionda .
” Dovrai imparerai ad amare il dolore come il piacere.” Ripetè.
Ho Chin l’aiutò a rialzarsi adempiendo al suo compito di serva, la portò davanti ad Elvire che si alzò e fissandola negli occhi si avvicino e la baciò sulle labbra sorprendendo Sabrina, e prima che lei potesse allontanare il capo da quella vecchia per sfuggire al suo senile bacio, le mise la mano sulla nuca trattenendola e spingendola di più a se.
Sabrina era sconcertata, quella donna … quella vecchia la stava baciando in bocca.
Difatti Elvire con forza e fermezza le infilò la sua lunga lingua tra le labbra e come una serpe la
girò dentro la sua bocca, duellando con quella di Sabrina e mescolando la giovane e vitale saliva di Sabrina , con la sua calda e senile di lei .
Quando si staccò quasi con uno schiocchio, Sabrina rimase ferma, esterrefatta e sbalordita a bocca aperta. Elvire la fissò negli occhi con le labbra insalivate toccandosele con la punta della lingua dicendole:
“Ora ti devo lasciare cara!… In questi giorni non ci sarò, ma ci rivedremo ancora e molto
presto! …E quando tornerò mio marito ti avrà perfettamente educata.” Aggiunse.
Mentre Sabrina era ancora in preda allo stupore per quello che le era successo, per quel bacio senile e femminile che le aveva dato quella donna che poteva essere sua nonna. Ho Chin la prese per un braccio e la portò a rivestire.
Il dottore rise verso Elvire, schernendola:” Ha una nonna della tua età!” Le disse.
“Sabrina! Quanti anni ha tua nonna? “ Chiese forte .
Lei stupita da quella domanda si voltò, ed educatamente rispose:” Sessantaquattro!”
“Bene!” Rispose risentita Elvire verso tutte e due:
” Ha la mia età!… E non è certamente vecchia per il sesso tua nonna!” Aggiungendo perfida per
dimostrare a Sabrina che a sessantaquattro anni non si è vecchi per il sesso:
”Troveremo un giovane amante anche a lei! Ce ne molti in giro disponibili, sia per soldi o perché gerentofili, amanti delle vegliarde.” E rise.
Sabrina non capiva, pensava che scherzasse ma la sentì ancora dire:” E’ sposata?”
“No!… Lo era… ora nonna è vedova da molti anni .”Rispose sinceramente.
“Bene!… Ancora meglio!… Avrà più desiderio“ Precisò.
Ma il dottore intervenne ancora:” A questo ho già pensato io… sua nonna in fondo non è una brutta donna, un po’ formosa e flaccida, e qualcuno che la corteggia c’è l’ha già! Romeo, un nostro collaboratore cinquantenne.”
Poi cambiò discorso:
“Ora vai Sabrina, c’è la nonna che ti aspetta, anche se ancora per poco.“ Le disse e così dicendo lui ed Elvire la congedarono.
Sabrina si lasciò guidare dall’assistente orientale, ignara che quella donna era stata amante di sua madre e ora voleva lei, e non sapeva che quello che avevano detto riguardo a sua nonna lo stavano mettendo in atto davvero.
Passarono alcuni giorni, l’assenza di sua madre e l’ingenuità di sua nonna sommato al suo timore e inquietudine giocavano a favore del dottore, la stava rovinando completamente, moralmente, psichicamente e fisicamente.
Ogni giorno l’educazione si approfondiva sempre sotto l’aspetto psicologico, con punizioni o
coercizioni mentali a cui doveva sottostare in ginocchio. Ormai era giunta a un punto che non sapeva più ribellarsi al dottore.

Un pomeriggio lui la invitò a casa e dopo averla messo a suo agio, le fece uno strano discorso:
”Ora ti faremo qualcosa di bello, che ti renderà unica e ti completerà sessualmente nella
sottomissione. Verrai inanellata come le schiave, sia ai capezzoli che alle labbra vaginali.”
A quelle parole Sabrina si irrigidì, il suo viso cambiò espressione, da sereno diventò teso.
“Inizieremo dalle tue bellissimo seno o meglio dai tuoi capezzoli.” Precisò, e la invitò a spogliarsi completamente nuda, cosa che Sabrina fece senza esitazione essendo quella ormai una pratica abitudinaria e giornaliera con il dottore.
Quando si denudò, preoccupata ed esitante attendeva.
“Vieni!” Gli disse il dottore:” Andiamo nel mio studio.”
La perversione come un virus e come già a sua madre si stava impadronendo anche di lei, pur non desiderandolo si sentiva attratta dalle pratiche che si preparava a farle il dottore nel metterle quegli anelli.
Lei il percing lo aveva sempre desiderato, ma sua madre assolutamente non voleva che lo
mettesse, lo considerava volgare e da ragazze di strada. Andava di moda, ma all’ombelico o con il brillantino al naso come le sue amiche e non certo gli anelli sui capezzoli e le parti intime come diceva il dottore. E poi quella parola così fredda e così erotica , “inanellare”
come se fosse un animale, e forse per il dottore lo era davvero pensava, provando disgusto e
attrazione per quella pratica.
Si sentiva suo malgrado timorosa ed eccitata.
La fessura della sua fighetta era lucida e bagnata dal pensiero di quello che doveva farle ed era
elettrizzata.
Il suo masochismo latente si stava manifestando piacendole.
Il dottore le prese la mano e gliela strinse teneramente, provava un debole e aveva una certa
attrazione per quella ragazzina e sua moglie Elvire lo sapeva. E avvicinandosi alle sue labbra le baciò con foga senile, succhiandole e introducendo la lingua calda e insalivata tra loro, con
morbosità e desiderio, come se si dissetasse alla fonte della sua giovinezza… E mentre lo faceva, prese tra le dita il suo piccolo e florido capezzolo e iniziò a strofinarlo tra i polpastrelli,
leggermente, per farlo diventare ancora più duro e avere superficie da forare.
Il bacio fu lungo, a tratti disgustoso nel vedere quella ragazzina abbracciarsi a quel vecchio, come se fosse il suo ragazzo… il suo amante, in tutta la sua sensualità perversa, come a rimarcare che ora lei le apparteneva e lui ne era il padrone. Oramai Sabrina era plagiata, stregata, posseduta nel fisico e nella mente da lui.
La stava trasformando facendola diventare una donna non donna, una creatura particolare fatta solo per il sesso estremo e la perversione, che l’avrebbe accomunata agli amanti che si sarebbero accoppiati con lei. Depravati, balordi e viziosi di tutte le età.
Per un attimo si guardarono negli occhi, poi il dottore staccò la bocca grondante di saliva dalle
sue labbra e allontanandosi un po’ contemplò il suo corpo, era superba come sua madre, splendente in tutta la tua sensualità… stava diventando da ragazza educata e per bene, in oggetto per dare e ricevere piacere e da dolce Sabrina a femmina degradata e cagna, per essere guinzagliata ed esibita.
“Ora vieni…” Le disse sorridendo tenendola per mano: ” Ti metterò il piercing! Ti inanellerò!!”
Esclamò. Mentre lei smarrita con i suoi folti e biondi capelli sciolti sulle spalle, timorosa domandò :
“Il piercing??… E dove?“
” Ai capezzoli e alle labbra vaginali!”… Precisò il dottore.
“Alla figa!” Aggiunse volgarmente con il suo sorriso orientale Ho Chin.
“Ma perché dovete mettermi il piercing lì?” Chiese… preoccupata, tentando in modo espressivo un inutile opposizione che per la sudditanza ormai che aveva non poteva manifestare verbalmente.
“Non si possono mettere da un’altra parte nascosta?” Borbottò impaurita.
“No!” Rispose il dottore:” E ti dico il perché!… Ed molto semplice. Perché faremo di te una
ragazza unica, una ninfa, una dea del sesso desiderata da tutti e che si concederà solo a chi vorremo noi.”
E la fece sedere con il busto eretto sul lettino, mentre la cinesina le passò un vassoio sterile coperto da un telo che il vecchio medico scoprì e iniziò la procedura di inanellamento.
Il dottore da quel bravo chirurgo che era fu molto pratico e veloce, dopo aver messo dei guanti di lattice sterili, Ho Chin le passò un tampone di garza imbevuto di disinfettante e subito dopo
spruzzo sul capezzolo del cloruro di etile come anestetico, prese e gli sconfezionò una bustina, da dove il dottore trasse un ago curvo chirurgico.
Si avvicinò alla piccola mammella e dopo aver atteso qualche minuto che l’anestetico facesse
effetto, tra il terrore negli occhi di Sabrina, prese il capezzolo e lo tirò forte in fuori, infilò l’ago e lo trapassò con un filo di seta, facendolo subito seguire dall’introduzione nel foro da un anello dorato, che una volta passato, chiuse subito lasciandoglielo pendente. Passò poi all’altro capezzolo e fece la stessa operazione. Il dolore fu minimo, solo la puntura iniziale, disinfettò di nuovo tutto .
Ora sul quel seno giovanile e florido spiccavano due anellini in oro a decorare i suoi fiorenti
capezzoli, mentre il dottore da ottimo professionista sanitario, puliva la piccola goccia di sangue intorno ad esso con del cotone.
Era bellissima Sabrina, sembrava una giovane valchiria inanellata.
Lui guardò e rimirò il suo intervento, anche Ho Chin era soddisfatta, si vedevano da distante brillare di luce propria e del riflesso della lampada come due stelline.
Sabrina abbassando la testa ingenuamente se li guardava non più paurosa, ma stupidamente sorridendo, inconsciamente, non rendendosi conto di cosa significavano e cosa sarebbe diventata con quegli anelli ai capezzoli. E li coprì con una garza.

Poi mettendo la mano sul torace , la spinse indietro e la fece sdraiare.
“Ora dedichiamoci alle labbra vaginali.” Mormorò con una smorfia sul viso mentre sua moglie Elvire dietro lui la osservava.
” Ti inanellerò anche lì!” Segnando sorridente con il dito la sua fighetta depilata.
” Ti metterò il piercing, come lo chiami tu!” Esclamò.
” Il piercing anche lì??…” Chiese Sabrina, non avendo mai visto e non sapendo che certe donne
si inanellavano o venivano inanellate anche sulla figa.
” Si!!… Ai capezzoli li hai già, ora per completare la tua trasformazione li mettiamo anche sulla figa… sulle piccole labbra vaginali!” Ripetè volgarmente il dottore.
“Ma perché dovete mettere il piercing lì ?” Chiese tenera e preoccupata, tentando in modo
espressivo un inutile opposizione che sapeva non poter riscuotere successo.
” Perchè il percing lì!!” …Ripetè ancora quasi infastidendo il Dottore, che rispose:
“Molto semplice!… Come ti ho già detto perché faremo di te una ragazza unica, una ninfa appariscente ed estrema, con un bel corpo inanellato e tatuato, una dea desiderata da tutti e che si offrirà a chi diremo noi!”
Il dottore sopportava le sue intemperanze e la sua inquietudine, le piaceva troppo era la sua creatura che stava trasformando e formando come voleva lui e tollerava alcuni suoi atteggiamenti irriverenti e giovanili.
Sabrina con la mano si toccava nervosa la garza con sotto gli anelli sui capezzoli, confusa dall’apprensione e domandò ancora smarrita come se non avesse sentito nulla di quello che le aveva appena detto.
“Devo inanellarmi li, il sesso? “…
Mentre nel suo viso iniziava a trasparire una certa agitazione mista a timore.
“Sabrinaaa!!!…Non fare finta di non capire cosa dico e farmelo ripetere due volte, se no lo sai che ti punisco!!” Urlò il dottore spazientito.
“No! ..Non voglio farla arrabbiare…” Disse lei con un filo di voce.
Ma lui accarezzandole la figa dolcemente aggiunse ritornando paziente e spiegandole:
“Si!! Come ti ho già detto ti inanellerò anche il sesso, le piccole labbra.”
“Ma sentirò male?… Ho paura!” Esclamò allarmata.
“Non sentirai nulla stai tranquilla, te le anestetizzerò come ho fatto per i capezzoli.” Riuscendo quel vecchio medico perverso a calmarla.
Lei aiutata da Ho Chin al suo fianco restò sdraiata ubbidiente sul lettino, le divaricò bene le gambe in posizione ginecologica. Poi prese da l vassoio una nuova scatoletta blu e la passò al dottore, che l’aprì e tirò fuori quattro anelli, due grandi e due piccoli, di un diametro di due centimetri i primi e un centimetro i secondi, e le posò sopra una garza sterile disinfettandoli.
” Sono d’olo!!… Olo velo!!”… Precisò Ho Chin!… guardandola sorridendo.
Mise nuovamente i guanti di lattice sterili mentre la sua assistente orientale avvicinò il vassoio con gli strumenti.
Notò sul viso di Sabrina apprensione e Ho Chin che la guardava sorridendo china su lei
bisbigliandole:” Non avele paula!!… Anch’io lo fatto al seno e alla figa, vedlai che dopo è bello e ti piacelà toccalli e falli vedele… .”
Il dottore guardando in viso Sabrina inquieta ripetè ancora per tranquillizzarla:
“Non sentirai assolutamente nessun dolore!… Non essere preoccupata, sei sicura anche sotto
l’aspetto sanitario dell’igiene. Proverai un pò di fastidio le prime ore, poi ti abituerai e ne avvertirai gli stimoli ai movimenti.” E ridendo aggiunse :”Un domani potrai vantarti che è stato un grande chirurgo a inanellarti e non un semplice piercer o tatuatore.”
Lei con le ginocchia sui poggia gambe e le cosce divaricate attendeva.
Il dottore si sedette sulla poltroncina in mezzo alle sue cosche divaricate, avendo il suo giovane sesso dischiuso davanti al viso, ne vedeva la forma e sentiva il profumo . Una lampada lo illuminava.
Lui lo osservava professionalmente, ma anche eccitato e desideroso, la stava inanellando come una vera schiava, come una puttana da quattro soldi. Oramai la riteneva sua.
Sabrina era confusa, era la seconda volta che si trovava in quello studio e in quella posizione, con quell’uomo che manipolava il suo sesso, la prima volta era stata la visita ginecologica seguita dalla deflorazione, e ora era il posizionamento di percing come lo chiamava garbatamente lei.
Le spruzzò del cloruro di etile sulle piccole e grandi labbra della fighetta, le passò sopra una garza imbevuta di antisettico e gliela disinfettò tutta in modo chirurgico. Poi prese delle piccole pinze anatomiche e pinzò un grande labbro vaginale ed essendo molto giovane ed elastico lo tirò a se con facilità, lo allungò fino a riuscire a prenderlo bene con le due dita, lo estese ancora al massimo e lo forò al centro della lunghezza, facendo passare dentro esso l’ago curvo da sutura, e a seguire mentre questo usciva dalla parte opposta dietro il filo da sutura, inserì subito di seguito in modo continuativo l’anello d’oro più grande, bloccandolo e
disinfettandolo ancora.
Sabrina ebbe un sussulto solo quando si sentì pungere e al passaggio dell’anello.
Era lì, passiva che si lasciava inanellare le labbra della sua giovane figa da quel vecchio, per un
attimo pensò a sua madre e sua nonna, ma subito fece fuggire i loro visi dalla mente. Sembrava assurdo, quasi impossibile che una ragazza come lei, educata e gentile, tutta acqua e sapone e studio, stesse li ferma come una giovane troietta a lasciarsi inanellare la figa. Ma quello che la disturbava di più era che le incominciavano a piacere queste cose strane, se ne sentiva inconsciamente attratta e sapeva che per mostrare quegli anelli a qualcuno, avrebbe dovuto esibire la sua figa, mostrarla agli occhi di giovani o vecchi… .E poi se l’avesse saputo sua madre… guai! Per fortuna era in ferie con Alberto.
Ferie progettate dal dottore proprio per essere solo e libero con Sabrina e quando sua madre
sarebbe tornata, dopo la sua avventura, avrebbe trovato la dolce Sabrina completamente diversa, cambiata per sempre.
Continuando e divaricandole bene con due dita le labbra vaginali la esortò:
“Rilassati!!…Tranquillizzati e respira a fondo. E’ un attimo!”
Sabrina ubbidì, si fidò e si lasciò ancora andare alla voce di quell’uomo.
Essere artefice della sua trasformazione, della sua metamorfosi mentale e fisica lo elettrizzava.
Prima una, poi l’altra il dottore, inserì senza difficoltà, i due anelli di diametro più grandi nelle
grandi labbra. Lo stesso fece con le piccole labbra inserendo gli anelli più piccoli e al termine
guardandogliela soddisfatto disse:
” Fattooo!!!” E le chiese: “Sentito male?” …
” No!!…No!… “ Rispose Sabrina stupita:” Solo un leggero fastidio, un bruciore, però ora li sento
pulsare!”..
“E’ normale! Passerà presto vedrai !” Rispose il dottore.
Disinfettò tutto di nuovo e coprì con una garza la fessura.
L’operazione fu più semplice di quello che si aspettava Sabrina, praticamente quasi indolore.
In pochi minuti, l’inanellazione fu completata sulle sue giovani mammelle, come sulle labbra del sesso, ora aveva sei anelli d’oro sul corpo, come una porno girl.
Come un rituale di affiliazione religiosa Sabrina aveva rinunciato ad essere la ragazza di sempre, quella che volevano sua madre e sua nonna, per diventare quella che desiderava il Dottore , una soumises. Vista la sua giovane età, era stata e si era offerta alla perversione e alla depravazione senza reagire o opporre resistenza.
Con quegli anelli si era sposata alla dissolutezza.
La giovane Sabrina era sul lettino, a gambe larghe, era stata inanellata come una capretta …come lo era Ho Chin…. e come lo erano le porno girls della sua età… come una schiavetta… .
Il dottore si raccomandò:
” Stasera dopo che farai la pipì disinfetta ancora i fori e gli anelli, vedrai la sentirai ancora più
sensibile che ora, perchè finirà l’effetto del cloruro d’etile e diventerà più percepibile alle
sensazioni, anche per i capezzoli sarà lo stesso; e impara a guardarti allo specchio, ad ammirarti nuda, il resto te lo insegneremo i prossimi giorni. Nel giro di un paio di giorni tutto si sarà rimarginato e i fori resteranno permanenti anche se dovessi togliere gli anelli. Potrai cambiarli e metterne di più grossi o metterci altre cose.
Vedrai! Quando ritornerà tua madre sarai un’altra ragazza e ti piacerai e a lei faremo una bella sorpresa!”
Ho Chin tolse le garze e le diede uno specchio portatile mentre era ancora sdraiata sul lettino, perchè si osservasse il sesso inanellato.
Brillavano gli anelli d’oro al riflesso della luce!… Vedere quel luccichio riverbero tra le sue gambe la fece sorridere con incoscienza.
“Ooohhh!!! “ Esclamò vedendola scintillare.

Poi si alzò, accompagnata da Ho Chin, ripassò la porta ed andò nell’appartamento del dottore contiguo lo studio, si guardò in piedi al grande specchio a muro e si ammirò sorridendo il sesso, forse non capiva cosa le avevano fatto, si vedeva depilata e con quei sei anelli sulla fessura. Assurdamente nella sua incoscienza giovanile si piaceva, e perversamente
ne era soddisfatta, compiaciuta di averla ora così.
Si vedeva e si sentiva strana, diversa dalle sue amiche, unica con quei quattro anelli che si toccavano tra loro camminando, dandole sensazioni nuove, fastidiose e piacevoli.
Doveva camminare con le gambe leggermente divaricate come le puttane vere perchè gli anelli non si toccassero tra loro e per via dello sfregamento sulla cute vaginale delle grandi labbra e sulle mucose delle piccole labbra procurassero piacere o fastidio a secondo dei casi.
Con il tempo ci avrebbe fatto l’abitudine, non se ne sarebbe più accorta di averli, se non quando si fosse lavata o ci avrebbe giocato con le dita, eccitandosi ad accarezzarli a tirarli o a farlo fare da altri, e probabilmente li avrebbe cambiati sostituendoli con altri più grossi, come facevano tutte dopo qualche mese.
Terminato l’inanellamento si rivestì e salutandoli uscì, un’altra giornata della sua educazione era passata, ne restavano altre, ma solo per perfezionarla al vizio e alla depravazione e ogni giorno imparava e praticava qualcosa di nuovo e di diverso che la cambiava sempre più profondamente nella mente e nel corpo.

Giunta a casa quando entrò salutò la nonna, pensò per un attimo alle parole di Elvire su di lei… si chiese se era vero quello detto dal dottore che qualcuno la corteggiava… ma in quel momento non gliene importava e poi sua nonna era una donna come tutte le altre… e andò di corsa in camera sua a rivedere il suo segreto.
Camminando sentiva sfregare quegli anelli in mezzo alle gambe e toccarsi tra loro e con le labbra vaginali, avvertendo senza volerlo una leggera scossa che le dava brividi di piacere.
Anche quelli sui capezzoli strusciandosi al reggiseno li facevano diventare subito turgidi ed eretti, pizzicandola piacevolmente, e involontariamente le davano sensazioni di piacevolezza, e si volle ammirare allo specchio.
Si sedette al lettino e si tose i Jeans, gli slip e il reggiseno velocemente, si avvicinò allo specchio allargando bene le gambe per osservarsi meglio e vide riflessi i quattro anelli luccicare. Li toccò con brivido e li fece dondolare e tintinnare tra loro con le sue piccole dita e dopo averne infilato uno dentro al foro più grande lo tirò leggermente sorridendosi da sola, le piaceva; era incosciente di quello che faceva sussultando a quella nuova sensazione piacevole che provava. Stava praticando su se stessa atti di libidine perversa, che
mai pensava avrebbe fatto.
Era eccitata, aveva una strana luce negli occhi, era felice di guardarsela ed era affascinata dal
luccichio tra le sue gambe, come fosse un giocattolo.
L’effetto del cloruro d’etile, si dissolse rapidamente.
La figa era ornata ora… non più dai peli ma da quei gioielli d’oro che gli aveva messo, che a ogni carezza sulla fessura titillavano e gli procuravano vibrazioni piacevoli sulla vulva e in vagina. Era bagnata dal disinfettante e dai suoi umori, e gioiosa accompagnò quel suo accarezzare godente con un “ooooohhhhh!!!! che le morì tra le labbra, seguito da un sospiro di delizia, come se fosse in apnea o trattenesse il fiato.
Si titillò anche quelli ai capezzoli e le ondate di piacere iniziarono a correre nel corpo, scosse
elettriche le esplodevano sulla pelle e in testa, chiuse gli occhi per assaporare quelle sensazioni nuove e di gioia e si mise a giocare con loro, finchè non ebbe l’orgasmo, forte, dirompente, meraviglioso.
Si sentiva come offerta a un piacere pagano, diverso da quello che aveva sempre sognato, e dalle pareti e dai mobili della sua cameretta gli oggetti la osservavano; i libri, i peluche, la sua scrivania e le sue cose personali e pensava a sua madre… e a sua nonna nell’altra stanza, ma era troppo bello per smettere.

Già sua madre, ma dove l’aveva portata Alberto? E cosa avevano intenzione di fare a lei oltre che a Sabrina?
Daniela non era fragile come la sua piccola Sabry, lei era una combattente, una amazzone, una tigre e non era facile farla piegare a qualcosa che non accettava.
Ma loro ci sarebbero riusciti… .

 
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