b- L’amore perverso. Cap 20 L’inizio dell’educazione.

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L’AMORE PERVERSO.

Note:
“… Quanto all’educazione sessuale: niente segreti… .”
Albert Einstein.

 
Cap 20 L’INIZIO DELL’EDUCAZIONE.

 
Per molti giorni Sabrina restò in un mutismo volontario, accompagnato da una forma di avvilimento e costernazione psichica e spirituale, rivolta verso se stessa, ma che si riversava anche verso gli altri, le persone che le stavano attorno.
Mascherava bene con lo studio il suo distaccamento da quello che le girava attorno. Anche verso
sua madre che si era accorta “da madre” che qualcosa era cambiato.
“Cosa c’è Sabry!?… Sei giù di morale, sembri abbattuta, quasi triste!”
“Non c’è niente mamma! Siamo sotto gli esami, mi devo diplomare e sono impegnata con la testa,
a volte non riesco a concentrarmi e talvolta mi trovo assorta e presa dai pensieri.” Le disse per
tranquillizzarla, mascherando il vero motivo di quel suo stato animo inquieto.
“Sicura?!… Se c’è qualcosa dimmelo amore!” La esortò Daniela:” Sai che se non ti vedo serena sto male anch’io e resto in pensiero.”
“Ma si mamma uffaaa!!!… Ti ho detto che non c’è niente, sono solo stanca.” Le rispose arrabbiata.
“Lasciala stare! Non vedi che studia come una matta, è sempre chiusa in camera sua con la testa
sui libri ed esce poco!” Aggiunse Matilde, sua nonna, prendendo le sue difese e giustificandola agli occhi di Daniela.
“Ogni tanto viene Marco, quel suo compagno di scuola e sta un po’a studiare con lei… .
Anche tu eri così quando dovevi diplomarti, non ti ricordi più?!” Aggiunse la nonna a sua figlia
Daniela.
“Lo so mamma!” Sbuffò Daniela seccata dall’intromissione di sua madre e rivolgendosi a Sabrina la esortò: ”Ma tu Sabry non stare sempre sui libri, esci un po’, svagati, vai con le tue amiche, vai al
mare o a fare una passeggiata con quel ragazzo, Marco, distraiti.”
Sabrina sorrise rispondendo:” Va bene mamma! Stai tranquilla, non c’è niente, lo farò.”
Daniela vedendola sorridente la strinse a se e la baciò in fronte, non sapendo che la sua cucciola, il battito del suo cuore come la chiamava lei, non era più vergine a causa del dottore, quel medico perverso, e la baciò ancora sui capelli dicendole:“ Cerca di resistere, è un momento così, ci sono passata anch’io. Tra qualche settimana sarà tutto finito e vedrai che mamma ti farà un bel regalone.”

Passarono ancora giorni che Sabrina assimilò come i precedenti, cercando di dimenticare.
Non era più vergine, era stata resa donna, ed era stato un vecchio a deflorarla e ci pensava.
Avrebbe voluto odiarlo, ma non ci riusciva, l’aveva fatta godere quel vecchio e seppur quel pensiero la portava con la mente in un contesto negativo, non riusciva a disprezzarlo, a ricordarlo con livore, ma solo con timore e attrazione.
Non c’era stato amore in quell’atto sessuale avuto con lui, ne sentimento, ma solo piacere e godimento fisico, come se avesse discinto le due cose tra fare amore e sesso, e fare sesso con lui purtroppo le era piaciuto. Era un pensiero più grande di lei, che non riusciva a capire, ma con gli anni avrebbe apprezzato. Un conto era amare sentimentalmente una persona, un altro fare sesso con lui e goderne dei suoi atti, del suo corpo e del suo cazzo.
Non avendo ancora provato nessuno delle due emozioni, il destino scelse per lei la seconda… il
sesso , l’amore carnale, il piacere e il godimento. L’amore sentimentale sarebbe arrivato in un secondo tempo, forse con qualche coetaneo o ragazzo della sua età scelto dal dottore o forse addirittura verso quel vecchio medico depravato.

Nei giorni che seguirono quell’amplesso morboso, Ho Chin la messaggiava con lo smartphone molte volte al giorno, essendosi fatta dare il suo numero per compilare la scheda anamnestica prima della visita ginecologica.
Spesso la incontrava, non c’era un motivo in quello che faceva, ma solo lo scopo di tenerle vivo il ricordo di loro nei pensieri e legarla mentalmente al dottore.
La incontrava all’uscita da scuola, nei pomeriggi dei rientri scolastici, passeggiavano in posti isolati dove non potevano essere viste da persone conosciute, oppure si appartavano in salette riservate dei bar e prendevano il the.
Sabrina non si rendeva conto che aveva un serpente attorno a se che la stava avvolgendo, un serpente velenosissimo che con il suo morso iniettava inganno e perversione… e l’avrebbe rovinata per sempre, e lei ingenuamente, non rendendosi conto della sua complicità con il medico perverso, ma pensando che il loro fosse solo un rapporto di lavoro, dipendente titolare, iniziò a confidarsi con lei; in fondo quella cinesina era simpatica, sorrideva sempre e pareva esserle amica. Anche se aveva l’età di sua madre era alta e minuta come lei e sembrava una sua coetanea.
Ho Chin era sempre disponibile per stare con lei e per farle capire che le era amica.
E un po’ per necessità e bisogno di parlare con qualcuno di quello che le era accaduto, per liberarsi dall’oppressione che sentiva dentro perchè confusa e smarrita e un po’ per obbligo non conoscendo cosa sarebbe successo in seguito e non potendo chiederlo a nessuno se non a lei, ebbe fiducia e si confidò delle sue curiosità e timori .
“Cosa volevate dire con il dottore quando dicevate che ero la prescelta?” Chiese ancora, un giorno a Ho Chin , che perfidamente le rispose:
“Plescelta vuole dile che tu diventi una un’adepta del dottole, della sua filosofia e del suo modo di
Vivele, che tu diventi impoltante, una giovane soumise, che vuol dile appaliscente, bella, che espone le sue bellezze agli uomini, mette a nudo il suo colpo e lo mostla. Una sua ancella che distingue il sesso e il piacele dall’amole lomantico e sentimentale.“
E rise in quel volto orientale tendendo le labbra e stringendo gli occhi.
“Tua madle sa quello che hai fatto?” Le chiese, come se fosse colpa sua quello che era successo.
Sabrina non Rispose, scosse il capo in modo negativo, facendo dondolare i suoi biondi e lunghi
capelli sul viso.
Quella piccola serpe gialla, ogni volta che la incontrava le faceva il lavaggio del cervello:
“Vedlai, nessuno saplà niente ma tu non dillo a nessuno, e poi è bello quello che falai, lo fatto anche io. Vedlai che quando litolnelai dal dottole sala ancola più bello dell’altla volta, ti insegnelà molte cose piacevoli .”Asserì.
“Ma io non voglio tornarci!” Ripeteva Sabrina inquieta e spaventata, ma Ho Chin non le dava retta.
Alle sue insistenze di rivedere il dottore, Sabrina cercò di evitarla, di non incontrarla, ma non ci riuscì, se la trovava nei luoghi più disparati che le sorrideva e l’aspettava, le inviava decine di sms. La persuasione della cinesina era costante e incessante.
Una mattina appena uscita da casa per andare a scuola, se la trovò davanti al portone.
“Ciao! Vieni con me! Il dottole ti deve pallare! … Ti vuole solo vedele, incontlale e chiacchielale
con te, non vuole fale altlo… .”
Mentiva sapendo di mentire e lo sapeva anche Sabrina che l’ascoltava, ma si trovava in una
condizione inferiorità, di confusione che non sapeva decidere.
“Grazie! Ma non posso. Devo andare a scuola, mi aspettano le mie compagne! Comunque non ho
detto a nessuno quello che è successo, potete stare tranquilli.” Rispose sperando in questo modo di essere lasciata in pace.
“Blava!!” Esclamò sorridendo Ho Chin, continuando perfida :”Ma il dottole vuole vedelti pel
Pallare. Un attimo e poi tolni a scuola, ti accompagno io, ho la macchina qui vicino.
E così dicendo la prese per un braccio e la tirò verso la sua smart.
Lei incapace di reagire e arrendevole si lasciò convincere e anche se si era detta mille volte che non lo avrebbe mai più incontrato in vita sua, tornò a casa del dottore.
Ho Chin aprì la portiera e la fece entrare.
Si sedette in auto preoccupata e timorosa di quello che le avrebbe detto il dottore appena incontrato.
Giunti a casa sua entrarono, lui era solo nel soggiorno ad attenderla, stava leggendo un libro che
richiuse sorridendo appena vide Sabrina, Elvire non c’era. Cordialmente la invitò ad entrare felice che avesse fatto la sua scelta, anche se obbligata, di riconoscere in lui la sua guida.
L’avevano plagiata, c’erano riusciti , la sua giovane e malleabile mente e di conseguenza il suo
fresco e giovane corpo era a loro disposizione.
La fece accomodare in salotto:
” Buongiorno signorina!” Disse il dottore.
“ Buongiorno!” Rispose Sabrina d’istinto per quella educazione innata in lei che le avevano
insegnato sua madre, sua nonna.
“Ci rivediamo! Come va!” Esclamò.
“Bene grazie!” Rispose lei anche se non vero, educata e imbarazzata di trovarsi davanti l’uomo che le aveva portato via la verginità, l’aveva fatta diventare donna.
“ Vuoi un caffè?” Disse la voce rauca del vecchio medico.
“ No grazie! Ho già fatto colazione a casa con la nonna, latte e biscotti.” Rispose ingenuamente Sabrina.
Il dottore sorrise, fece cenno a Ho Chin che tornò con una tazza di te fumante.
“Questo lo puoi bere .” Disse offrendole il the, che era uno di quelli orientali ricchi di teina che aiutano a disinibire stimolando il sistema nervoso… e mentre le parlava della scuola, dicendole che quella mattina non ci sarebbe andata perchè le avrebbe fatto lui una lezione particolare,
Sabrina sorseggiò il the raffreddandolo soffiandoci sopra, finchè lo bevve tutto.
Poco dopo iniziò a sentirsi strana, vuota , ma piacevolmente leggera e allegra e il dottore iniziò a parlarle di sua madre, a dirle che la trascurava, che pensava solo a se stessa, che non faceva niente per lei e non la meritava come figlia.
“ Preferisce Alberto a te!… Gli unici che ti vogliono bene veramente e hanno premure per te siamo noi e tua nonna. Tu non vuoi che tua nonna muore vero?” Disse all’improvviso senza che quella frase c’entrasse niente nel discorso, ma faceva parte di quel plagio per avvicinarla di più a loro.
“ No! No! “ Rispose assente e spaventata Sabrina al sentire quella frase.” Non voglio che nonna muoia!!”
” La colpa se avviene, è tutta di tua madre, ricordalo! Di tua madre!… Non merita il tuo amore.
Qui ! Da noi, troverai tutto l’amore e l’affetto che ti manca, che vorrai e che lei non sa e non ti vuole dare. Noi ti amiamo e anche tu ci ami è vero?”Chiese.
Confusa, tartagliò:”Mah… non… so!”Ma al suo ripetere, spaventata rispose d’istinto di si: ”Si!…Si!!” Seguiva le sue parole che le entravano nel cervello e la martellavano, facendole vedere sua madre in modo negativo e riprovevole e loro in modo positivo… .
Quel tipo di discorsi, lavaggi del cervello, si sarebbero ripetuti nei giorni seguenti ,creando in lei
Una vera avversità verso sua madre che prima non aveva, una ostilità inconscia, ma che presto si sarebbe manifestata in modo conscio e volontario.
Era ricoperta di attenzione da parte di Ho Chin e del dottore e si sentiva colpevole se sarebbe
successo qualcosa a sua nonna, perchè a sua madre lei non interessava e se ne stava
convincendo.
Sabrina osservava quell’anziano medico che aveva davanti , ripensando che era stato il suo primo
Uomo, che l’aveva deflorata e iniziata al sesso, e fatto provare il piacere della carne. Non sapeva
ancora che la stava iniziando alla depravazione e la preparava ai piaceri del corpo e della mente oltre che alla sofferenza.
La stava predisponendo a donarsi in una sottomissione totale, sia pure inizialmente molto dolce.
Sabrina rispondeva alle sue domande con soggezione e con dei “si” o dei “no”.
La sua voce era flebile, delusa da doversi ritrovare ancora con il dottore, ma sana e ferma nella
sua giovanile dignità.
Ascoltava quello che gli diceva pensando a sua madre, a sua nonna e al suo ragazzo, sentiva
lentamente la volontà del dottore su di lei, sopraffarla, facendo nascere con forza dentro lei
un’attrazione di amore e d’odio sulla sua personalità.
Finito di bere il dottore si alzò e avvicinandosi a Sabrina esclamò:
“Hai voglia di me? Hai voglia di toccarti?” Chiese indecentemente.
Lei non rispose, arrossì e restò ammutolita da quella richiesta, il cuore le batteva fortissimo, un brivido la percorse lungo la schiena. Quell’uomo le chiedeva di toccarsi davanti a lui, in poche parole di masturbarsi, lei che aveva sempre vissuto quel suo atto in modo intimo e privato, sola o con il suo ragazzo, ora avrebbe dovuto farlo davanti a lui.
“Allora!” Ripetè il dottore:” Vuoi!”
Sabrina esitante restò in silenzio, non fece nessun cenno affermativo con il capo.
Come a comprendere la sua esitazione e vergogna il dottore esclamò :
“Va bene, visto che sei all’inizio allora ti farò godere in un modo nuovo, ti insegnerò a gioire senza
nemmeno toccarti ed essere toccata, sarà la tua prima lezione verso una tua maturazione sessuale.
Voglio che diventi una ragazza raffinata e sottomessa, che cerchi il piacere al di là dalla fonte che
lo produce, sia esso uomo o una donna, sia una stimolazione meccanica o umana, piacevole o sofferente, dolce e amorevole o perverso,turpe e vizioso. Ti farò amare il piacere in se stesso, in quanto tale e non attraverso chi te lo produce o nel modo che lo farà.
Ora iniziamo da un giochetto dolce e raffinato, visto che sei diventata donna da poco e hai tutto il
tuo apparato genitale ancora casto e fresco. Allora vieni! “Le disse allungandole il braccio e aiutandola ad alzare.
“Spogliati!”
Sabrina ubbidì, si alzò e guardò Ho Chin poco distante che la osservava e senza dire nulla e in piedi iniziò a slacciarsi le scarpe da ginnastica alte e bianche della All star, era vestita come una ragazzina normale della sua età, con jeans e maglietta a maniche corte.
Slacciando la cintura tolse i pantaloni con difficoltà perchè molto aderenti, tirandoli giù muovendo il suo splendido sederino da una parte e dall’altra, portandoli fino alle ginocchia e abbassandosi ai piedi , sedendosi poi e sfilandoli. Era imbarazzata a spogliarsi davanti a loro due che osservavano le sue intimità man mano che le scopriva, lei era sempre stata pudica e riservata anche nello spogliatoio della palestra scolastica nel farsi vedere dalle sue stesse compagne.
Subito dietro tolse la maglietta aiutata da Ho Chin, restando in slip e reggiseno, poco sexy, da
ragazzina, ma pur sempre con un corpo acerbo ed erotico. Nulla in confronto alla lingerie che
indossava sua madre, di pregio, buona fattura e altamente erotica, ma a questa differenza , avrebbe rimediato molto presto il dottore facendole indossare pezzi che avrebbero fatto arrossire una spogliarellista.
Aiutandola la cinesina le sganciò la chiusura del reggiseno tra le scapole, facendo scorrere le spalline sulle esili braccia togliendolo e mostrandolo nudo il suo seno giovane, sodo, che si muoveva ai respiri agitati. Dalla vergogna lo coprì con le mani, ma Ho chin subito gliele tolse.
“ Così nuda, non devi velgognalti a mostrarti nuda.” Ripetè mettendogliele lungo i fianchi.
Poi si abbassò prendendo con le dita l’elastico della sua mutandina, e chinandosi le tirò giù, facendole scorrere sulla pelle pallida e rosea delle cosce, giù oltre le ginocchia, arrivando alle caviglie e togliendoglielo dai piedi; gettandolo assieme al resto del suo abbigliamento sul divano. Era nuda, con le braccia lungo i fianchi come l’aveva posizionata Ho chin.
Era bellissima nel suo corpo longilineo appena sbocciato da ninfa nibelungica, nuda, pallida e carnale nella sua bellezza appena fiorita, con i suoi capelli lunghi e biondi liberi sulle spalle e sulla schiena, sembrava una giovane valchiria.
Al dottore le piaceva, e ancor di più le piaceva possedere il suo corpo attraverso la mente.
Lei nuda immobile esibiva involontariamente la turgidità dei suoi capezzoli, dritti e duri che si mostravano sporgenti.
In basso il suo triangolino di peli scuri risaltava sulla pelle chiara.
“Quello!” Disse il Dottore facendo segno con il dito alla peluria del suo sesso:” Lo toglieremo subito. Dovrai essere sempre liscia e depilata, mostrare agli sguardi la tua giovane fessura, le labbra vaginale e non tenerle nascoste dai peli.”
E così dicendo fece un segno a Ho Chin di prepararla, che avrebbe provveduto lui personalmente a depilarla sul pube, rendendola come una vera ninfa, rasandole quel boschetto peloso tra le gambe.
Sabrina arrossì violentemente in viso e farfugliò perplessa:” Come depilata?… Ma se mi vede mia
mamma? Cosa dirà? Mi chiederà come mai e perchè sono senza peli! Lei è contraria che mi depili , dice che sono ancora troppo giovane.”
“Non succederà niente!“ Esclamò il dottore.” Se tua madre lo noterà, dirai che l’hai fatto tu con
qualche tua amica per gioco, che sta arrivando l’estate e volete essere come le adulte e che anche
loro ora c’è l’hanno così…depilata.”
Aggiungendo Ho Chin sorridendo con gli occhi stretti.
“Salai come tutte le altle lagazze di un celto tipo e di un celto ambiente come me e madame
Elvile! Depilata!!… Senza un pelo! ” Esclamò a voce alta.
Prima che lei potesse dire qualcosa, Ho Chin la prese per un braccio e la portò davanti alla porta
comunicante tra l’appartamento e lo studio ginecologico, dove settimane prima era stata deflorata, l’aprì ed entrarono. Nel rivedere quella stanza e le sue cose, Sabrina fu presa dall’agitazione, il cuore le si mise a battere forte, le ritornarono in mente i momenti vissuti due settimane prima e la sua deflorazione da parte di quel vecchio medico.
Entrarono e la fece sdraiare sul lettino dove già aveva perso la sua verginità, le divaricò bene le
gambe, mostrando il suo cespuglietto triangolare, bello, bruno, gonfio e soffice, allontanandosi subito.
Sabrina si guardò attorno e rivide gli stessi oggetti che aveva visto quel giorno, il paravento, i quadri, il lavandino e la scrivania del dottore e lui li vicino, entrato dietro di loro.
“Tirati bene su e resta sdraiata.” Disse la sua voce maschile e forte.”Questa volta non mettere le
gambe su i poggia gamba, ma dovrai solo tenerle con i piedi appoggiati sul lettino ma divaricate divaricate.”
Sabrina agitata e stordita psicologicamente ubbidì, su quel lettino riviveva momenti che non avrebbe voluto, di attrazione e repulsione per quel vecchio, ma si tirò su e sdraiò con i piedi al limite del bordo inferiore del lettino, mentre Ho Chin arrivava con l’occorrente per rasare, schiuma, rasoio , asciugamano e una bacinella d’acqua tiepida.
Il Dottore si avvicinò tirando su le maniche della camicia e rivoltandole su se stesse come quando
Visitava, volle essere lui personalmente a depilarle il sesso, quel bocciolo di carne rosa che lui per
primo aveva colto …. .
Ho chin mentre lei era a gambe larghe le spruzzò un getto di schiuma da barba spray sui peli e con la sua manina gialla glielo spalmò bene dappertutto, coprendole completamente anche la fessura di sapone schiumoso, amalgamandoglielo bene con i peli, dandole una sensazione di fresco e benessere, facendole provare un brivido piacere a quella manovra.
Lei passiva si lasciò trascinare mentalmente e fisicamente da quell’uomo, non riusciva ad opporsi,
provava un sentimento di ripugnanza ma anche di attrazione per quel vecchio medico, si sentiva
assoggettata a lui, alla sua cultura, alla sua intelligenza e anche se la disgustava, alle sue mani e
agli atti di libidine che praticava su di lei.
In fin dei conti era stato il primo uomo della sua vita, colui che l’aveva deflorata.
In quel momento Sabrina aveva una strana luce negli occhi, di piacere e ribrezzo, come se farsi
depilare la figa la eccitasse, percepiva quell’atto come un’attestazione di sottomissione, lo sapeva e si rimetteva a quello che desiderava lui; pur non volendo non riusciva a reagire e di conseguenza accettava e subiva tutto quello che lui le chiedeva.
La sua assistente Ho Chin, le passò un rasoio a lama, come quelli dei barbieri, che luccicò come i
suoi occhi quando lo aprì e fu colpito dal riflesso della luce della lampada su di esso. Sabrina lo
osservò spaventata e il suo timore fece esclamare al dottore sorridendo:
“ Stai tranquilla!…Sono un chirurgo molto bravo e sono esperto a tagliare e anche a rasare me la
cavo bene! ”
Lei era tesa e rigida, ma anche eccitata da quello che le stava accadendo a giudicare dai capezzoli
duri e dritti che aveva. Sentì un brivido indecifrabile correrle lungo la schiena mentre lui si
avvicinava portandosi sopra di lei, esortandola ad allargare di più le gambe, abbassando e
lasciando stesa quella sul lato dove si trovava lui.
Piegando la testa sul pube appoggiò la lama sul basso addome e una mano sulla coscia e con
maestria iniziò a rasare, con movimenti sapienti e decisi, partendo dal monte di venere in giù, fino a giungere alla sua fessura.
“Lo sai che a tutte le partorienti prima del parto viene rasata completamente la figa?” Le disse il dottore. Lei scosse il capo sussurrando:
“No… non lo sapevo!”
“ Si tutte… Il parto si esegue con la vulva depilata, in genere ci pensano le infermiere poche ore prima, meno che alle donne che se la radono da sole e sono già depilate, oppure alle musulmane che loro per religione devono tenersela depilata, pulita, il pelo è impuro per loro. Quindi avercela depilata ha i suoi vantaggi oltre che quelli estetici e religiosi.” Esclamò e sogghignò da solo.
Dopo aver rasato la parte superiore le fece alzare le ginocchia divaricando nuovamente le gambe, e inserendo il braccio e il capo tra loro, passò la lama sugli inguini, sul perineo e sulle sue labbra
vaginali dischiuse, eccitate e umide dal sentire le sue dita e la fredda lama del rasoio su di esse. Le prese con due dita e le tese allungandole per rasarle meglio in tutta la loro superficie.
Quei giovani peli recisi, staccandosi dal suo pube venivano portati via assieme alla schiuma, con
lui che fermandosi ogni tanto per pulire il rasoio, risciacquandolo nella bacinella dell’acqua li
lasciava galleggiare sulla superficie di essa… come foglie sullo stagno.
Sabrina in silenzio provava delizia alla rasatura del suo sesso, sotto le mani ossute e vegliarde di quell’uomo perverso che faceva scorrere la rigida lama sulla sua figa, dove il fresco del metallo assieme alle sue dita, le davano i fremiti di piacere.
Tratteneva il respiro muovendo la testa con piccoli mugolii fingendo di guardare gli angoli del
soffitto per non far capire che provava piacere.
I suoi capezzoli sotto il reggiseno, erano diventati ancor più turgidi e dritti, segno del piacere che provava mentre il dottore continuava a rasarla, accarezzandole la fessura con le sue dita lunghe e scarne, nel gesto di aggiungere o togliere un po’ di schiuma. Era un gioco sublime, mentre Ho Chin sul lato la guardava sorridente.
Avrebbe voluto chiudere le gambe dal piacere e dalla vergogna, ma non poteva farlo e aveva paura che se ne accorgessero che stesse provando piacere.
Era bagnata. Stava godendo in silenzio, vergognandosene. Il suo piacere, i suoi umori vaginali, si
univano alla schiuma da barba e ai peli da recidere.
Lui la toccò con il dito sulla fessura dicendo:
” Sei bagnata! Stai godendo anche a farti rasare. Sei proprio una giovane porcellina che gode solo ad essere sfiorata.” Aggiungendo:” Ma questo è un bene. Ti ha mai fatto i ditalini il tuo ragazzo?” Domandò.
Sabrina esitando balbettò:” No!… La accarezza soltanto!” Diventato rossa e accalorata in viso.
“Come sto facendo io ora o peggio?” Chiese il dottore, e vedendo che non rispondeva riformulò la
domanda:
“Godi di più se te l’accarezzo io o il tuo ragazzo?”
“L-e-i- !!” Esclamò Sabrina con un filo di voce.
“Non ti introduce il dito? L’accarezza solo?” Domandò ancora divertito.
E lei turbata e silenziosamente, godente fece un cenno affermativo con il capo.
“Soloooo!?…” Esclamò il dottore ridendo.
“ Si! ”Confermò lei con un filo di voce rotta dalla vergogna.
“Non ti ha, mai fatto i ditalini?… Solo baci e carezze?… Deve essere proprio un bravo ragazzo. “
Esclamò sarcastico.” Uno di quei tipi da sposare, fare figli e rendere subito cornuti.” E si mise a ridere. E dicendo così, mise in Sabrina nostalgia per Marco, che ricordò con amore il viso del suo ragazzo.
Le aprii di più le gambe e gliele allargò bene, lei aveva paura di essere tagliata, ma le piaceva
sentire il gelido metallo sul suo sesso ormai glabro che passava e ripassava senza schiuma quasi
solo a levigare la vulva, a togliere le imperfezioni dermiche che sentiva il dottore con il dito, per questo lei lasciava alle sue gambe di prendere la posizione che lui voleva.
Sentiva ripassare quella lama fredda sul basso del suo ventre e sul suo sesso caldo, che a ogni passaggio la rendeva più liscia, avendole portato via tutto il suo bel pelo bruno. Quei peli che lei curava con attenzione e avrebbe voluto far crescere ancora e tagliare poi come sua madre.
Erano stati portati via tutti. E l’iniziare a farle fare cose contrarie all’educazione che le aveva dato
Sua mamma, eccitava di più il dottore .
L’ultima traccia di schiuma se ne andò via con l’ultima passata di rasoio sulla pelle pallida delle grandi labbra. Poi gettò il rasoio nella bacinella tra schiuma e peli recisi galleggianti e Ho Chin le passò una asciugamano di spugna che lui teneramente tamponò sulla fessura, la allargò bene con le dita e gliela pulì anche internamente dalla schiuma che le era penetrata. Le fece sapientemente delle spugnature sopra, mentre Sabrina in silenzio subiva e ne godeva… .
Poi si allontanò un poco e la guardò con le gambe divaricate. L’effetto era bellissimo, la sua
fighetta era liscia, completamente depilata, glabra come quella di sua madre, leggermente
convessa, mostrando volgarmente e lussuriosamente le grandi labbra e la fessura. Le passo sopra ancora la spugna, per lavarla e poi l’asciugamano ad asciugarla, poi si abbassò e all’improvviso le diede una leccata sopra per tutta la sua lunghezza dal basso verso l’alto:
“ E’ bella, liscia, perfetta, ancora socchiusa. Ma presto si aprirà come una rosa che sboccia!” Esclamò e all’improvviso le infilò le prime falange del dito medio dentro , e lo spinse fino in fondo nella sua vagina, già piena di umori e umida, come se facesse una esplorazione vaginale e iniziò a muoverlo velocemente su e giù, facendole un ditalino.
Un grido e un gemito improvviso uscirono dalle labbra di Sabrina, che appoggiò per reazione al
godimento le sue mani sul suo avambraccio come a cercare di trattenerlo.
“Godi…!” Esclamò introducendo il lungo dita dentro quella fessurina giovane, da poco violata e
non più vergine.
Il polpastrello del dottore scivolava tra l’umido della sua eccitazione, sul suo desiderio
Scoperto, procurando gemiti piacevoli.
“Ti desidero!…” Esclamò con filo di voce rauca l’anziano medico depravato ed eccitato, mentre il dito continuava a frugare e affondare frenetico tra le sue labbra vaginali.
“ Scommetto che è un pò che non ti tocchi la fighetta e ne hai moltissima voglia!“ Disse facendo vergognare Sabrina che iniziò a lasciarsi andare sessualmente a quell’uomo.
“Grida se vuoi! …Non restare in silenzio a reprimere i gemiti del tuo piacere, liberali, lasciali
uscire dalle tue labbra fresche e giovani e falli risuonare nella stanza e alle nostre orecchie come
musica erotica.” Vociò il dottore.
Sabrina sotto il piacere di quel dito rispondeva a monosillabi non riuscendo in quello stato a
comporre una frase completa, la sua mente e il suo corpo erano succube di quell’uomo, del suo
primo uomo che le aveva fatto provare il desiderio e l’orgasmo… un vecchio.
Il piacere che provava ad essere manipolata dal suo lungo e ossuto dito, si spandeva sotto forma di calore, dalla sua fighetta straripava al ventre sommergendo tutte le parti della pelvi di eccitazione, dove per reazione tutte le terminazioni nervose e le gambe le si irrigidirono tendendo i muscoli in contrazione.
Ogni singolo muscolo era teso al fine, aspettando l’adrenalina che precedendo l’orgasmo si stava
diffondendo dentro di lei, iniziando dal movimento veloce del dito nella sua figa, finchè sentì
arrivare in un’onda ardente l’impetuoso orgasmo, e spandersi dentro lei con fiamme di piacere
viaggiando nelle sue arterie e terminazioni nervose in ogni parte del corpo.
Un gemito soffocato uscì dalle sue labbra, mentre il dito del dottore sapientemente scavava in
profondità cercando di sfiorare quel giovane utero.
Sabrina a bocca aperta cercava di respirare, boccheggiando, ansimando, tendendo i muscoli allo spasimo, in silenzio.
“Brava! Così piccina !… Respira così che godrai tanto, resta rilassata!” Le sussurrava quel ginecologo perverso.
E rivolgendosi a Ho Chin chiese:” Hai trovato lo stimolatore con il telecomando?”
“Si “ Rispose lei avvicinandosi e passandogli quell’oggettino sessuale .
“ Vedrai cavallina, che ora ti faremo godere molto. Tu lo vuoi vero?… Su rispondi!” La esortò il
dottore.
“Siii… lo vogliooo… .” Balbettò quasi al limite dell’incoscienza Sabrina, confusa e infervorata.
“Brava!… Così mi piaci.” Replicò il dottore:” Che mi dici sempre di si!” Continuando:
“Sai che se impari a giocare con questo giocattolino, potrai poi azionarlo anche tu? Potrai fare
tutto da sola, giocare a casa tua, nel tuo letto.” La informò.
Intanto Ho Chin sedutasi vicino a lei le accarezzava affettuosamente i capelli ormai sudati, sussurrandole frasi dolci:“ Vedlai!… Ti semblelà di allivale in paladiso! Salà qualcosa che desidelelai ancora .Questo stlumento ti dalà un piacele sublime.”
Il vecchio ginecologo tolse il suo dito medio dalla vagina di Sabrina e prese una sfera di metallo cromato dal diametro di tre centimetri dicendo a Ho Chin :
” Le sue vibrazioni arrivano ad essere molto energiche, quasi uno scuotimento. Vediamo che
intensità dare.”
E introducendo il medio e l’indice assieme dentro la fessura, aprì come una forbice le dita che aveva dentro, allargò le labbra vaginali e introdusse la sfera nella sua ancora stretta vagina spingendola in su e avanti con un dito, facendola sussultare e fremere alla sua introduzione, avvertendo lei il freddo metallo della sfera contrastare con il calore della sua vagina ancora bagnata dall’orgasmo delle sue dita. Era eccitata, respirava con lunghe escursioni toraciche.
“Vedrai!… Quando sarai inanellata e chiusa, lo potrai portare anche fuori, in giro, senza paura che ti esca.”
Sabrina non conosceva il significato e non capì cosa intendesse dire con quella parola “inanellata”
e non le diede importanza, ma presto l’avrebbe conosciuta.
Il dottore tolse le mani con le dita bagnate dagli umori dalla figa di Sabrina e si allontano di poco. Ho Chin le passò il telecomando e lui lo azionò.
Le vibrazioni iniziarono a farsi sentire, scuotendo Sabrina dentro, dalla vagina al ventre e dalle labbra vaginale al clitoride. Il dottore aumentò di intensità la vibrazione della sfera e lo sguardo di Sabrina diventò estasiato, condiscendente e remissivo, succube di quell’uomo che le dava piacere.
Se sua madre avesse saputo cosa stavano facendo quel vecchio depravato e Ho Chin alla sua Sabrina, avrebbe cavato gli occhi a entrambi e poi anche ad Alberto. Gliela stavano rovinando
sessualmente e mentalmente, la stavano deviando, facendole conoscere una sessualità e un piacere perverso. Quel tipo di piacere che essendo tra i primi che provava, l’avrebbe segnata per tutta la vita come un marchio e non avrebbe mai più dimenticato, ma anzi , lo avrebbe desiderato sempre… .
Le vibrazioni continuavano piacevoli, lei cercava di portare le mani sulla vulva come a proteggerla e interrompere quel piacere, ma HoChin gliele fermò.
“ No!..Lascia così. Godi senza essele toccata, è più bello!” E gliele allontanò.
Sabrina su quel lettino dove settimane prima era stata deflorata, iniziò a muoversi ,dimenarsi e
godere. Non riusciva a tenere fermo il bacino, che muoveva continuamente in tutti i sensi e in
modo irregolare, strusciandolo sul lettino con il sedere, contorcendosi e stringendo le cosce, ma era peggio… più le congiungeva comprimendo le gambe tra loro, più sentiva le vibrazione, e così il piacere.
Sentiva le gambe e le braccia tese e i muscoli irrigidirsi dagli spasmi del godimento.
“Bastaa!..Bastaaaa!… Vi prego! La smetta!… Smetta signor dottore per favore !” Lo supplicò
gemendo tra il piacere e la sofferenza, tra l’intenzione di smettere e la voglia di continuare. Come
voleva lui, essere supplicato.
Il dottore lo fermò facendo cessare le vibrazioni di colpo, proprio quando stava per godere.
“Non lo vuoi più? “ Chiese perfido, con lo sguardo sornione sapendo già la risposta.
“No ancora!…Ancora! ” Rispose Sabrina con un filo di fiato trattenuto dal respiro pregandolo: ”Sono le contrazioni dei muscoli che mi fanno male. Le gambe ” Rispose lei come a giustificarsi delle sue lamentele.
“Però ti piace!” Esclamò il dottore .
“Si …si!” Rispose lei inquieta.
“Lasciamola rilassare un po’! La prima volta fa sempre questo effetto, poi ti ci abitui e sarai tu che vorrai farlo.”Le disse lui.
“Ma quando va! … Quando va … Io non riesco a … contenermi, a controllarmi! Mi viene voglia di
gridare e non riesco a restare in silenzio.” Mormorò preoccupata con la voce rotta Sabrina.
“Lo so!” Rispose il dottore sogghignando:”Qui siamo noi tre!… Ma pensa quando lo farai in
pubblicò! Davanti alla gente!”
Sabrina sbarrò gli occhi, ebbe uno sguardo smarrito e impaurito a quelle parole, ma non la forza di reagire e si lasciò andare indietro con le spalle sul lettino.
Poco dopo osservando Sabrina nuda sdraiata e ansimante, con un’occhiata d’intesa a Ho Chin lo
fece ripartire. Ricominciando a farlo vibrare lentamente in vagina, per aumentare l’intensità sempre più, quasi a far diventare quel piacere sofferenza e quel godimento intenso e meccanico un supplizio.
Abbassò ancora l’intensità, e come il divertimento dei modellini dei motoscafi sull’acqua che si
accelera e rallenta la velocità per gioco, aumentò ancora gradualmente l’intensità mentre Sabrina
tesa e sudata, respirava affannosamente.
Le oscillazioni ripartirono, diffondendosi come un onda di piacere dentro la sua pelvi.
Sabrina non riusciva nemmeno più a pensare sotto quelle ondate intense che si espandevano all’utero e agli annessi, al retto, al ventre e alle cosce, vibrando intensamente il suo clitoride , facendolo diventare rosso, congesto e turgido dal piacere.
Quelle vibrazioni oltre farla godere nel corpo, la facevano impazzire nella mente, attraversando tutti i fasci nervosi che arrivavano al cervello, tormentandolo di piacere, sembrando che non volessero smettere mai di scuoterla.
Stava per venire, per avere un nuovo orgasmo.
Perfido ed eccitato il Dottore le disse nuovamente:
” Vuoi che smetta? Che mi fermi dolce Sabrina?”
“Noo! …Noooo!“ Esclamò lei ansimante e godente:” Sto per ve-ni-ree… Continui…la prego! Non
smetta ora!”
“ No! …Non smetto piccola, stai tranquilla, ti farò godere tanto come mai proverai ancora nella
tua vita.” E così dicendo andò avanti aumentando l’intensità
A Sabrina da quel piacere intenso e perverso vennero le lacrime agli occhi, continuò a gemere e
contorcersi, le vibrazioni e quel piacere, accelerarono il suo battito cardiaco che pulsava assieme
alle escursioni veloci del suo respiro affannoso.
“Di qualcosa! Qualche tua sensazione che provi.“ Le disse perversamente il vecchio ginecologo.
Ma lei gemeva , non riusciva nemmeno a parlare, borbottò solo:
” E’ bellooo!! E’ bellooo!!..E’ meeeraa-vicglioo-sooo!! Siiii !! Vengooo!!”
Socchiudendo gli occhi e girandoli indietro, perdendo la nozione del tempo e dello spazio. Il suo orgasmo stava arrivando preceduto da profusioni di vampate e scosse nervose elettrizzanti, stringendo con le dita ai suoi lati il lenzuolino bianco sotto di lei, tirandolo come se volesse strapparlo, chiudendo le cosce come a non far uscire e trattenere quel piacere fantastico dentro di lei.
Lui si avvicinò e si piegò sul suo viso estasiato e sudato e iniziò a baciarla con la lingua in bocca,
a limonarla, come se fosse il suo ragazzo Marco.
Quel vecchio sessantenne si succhiava oltre le labbra, la sua giovane lingua e la saliva, la bellezza
e il piacere di quella fresca e fiorente ragazzina diciottenne divenuta su malgrado succube e
adepta delle sue perversioni.
Dalle sue labbra vaginale si intravvedevano i suoi umori fuoriuscire dalla fessura e brillare sulle grandi labbra vaginali al riflesso della luce. Il suo piacere era tanto che non riuscì a trattenerlo esplodendo nell’orgasmo, scuotendosi tutta e allargando di più involontariamente le cosce lo lasciava uscire gridando, mostrandolo il brillare schiumoso sulle labbra vaginali che misto al sudore brillava sugli inguini e l’interno cosce bagnate da esso.
“Ooooooooooohhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!! …Aaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!”
Una lunga esclamazione di piacere seguita subito da un urlo di godimento passo tra i suoi denti bianchi e perfetti diffondendosi nella stanza.
“ E’ una dolce tortura!“ Disse il dottore:” Che mescola sofferenza e piacere. Ma vedrai che
imparerai presto e bene a farli convivere insieme in te.”
Al termine lei restò sdraiata ansimante con gli occhi chiusi e le mani tremanti, lui si avvicinò e la
baciò ancora in bocca, sempre con la lingua dentro urtando la sua e succhiandola avidamente come se ne fosse l’amante; per poi accarezzandole i capelli e abbracciandola, la strinse a se baciandola sul capo.
Era stremata… il suo corpo dopo la reazione del dopo orgasmo era… inerte sudato, stanco.
Ho Chin osservava tutto riservatamente e in silenzio, l’inizio della perversione di Sabrina era
incominciato, ci sarebbero volute altre lezioni, ma sarebbe diventata una splendida soumise, ubbidiente al dottore.
Aveva ancora dentro la vagina quella sfera di metallo vibrante.
Aveva provato anche lui eccitazione a vederla godere, contorcersi, giocando con lei, e osservandola gioire in un orgasmo esplosivo.
La mente del dottore correva ora su quello che le avrebbe fatto fare le prossime volte, l’avrebbe educata ordinandole di mostrasi nuda e masturbarsi davanti a degli uomini anziani… e donarsi ai suoi coetanei, giovani disperati e balordi della sua età, quelli che non si sarebbero nemmeno mai potuto permettere di avere o pagare una ragazza bella come lei, tantomeno sognare di chiavarla.
Sabrina come a proteggersi da quella situazione non voluta, si rannicchiò in posizione fetale
come faceva a casa sua quando era a letto, stringeva le gambe respirando come se avesse fatto
una corsa di molti chilometri. Sentiva i muscoli della figa rilassarsi, i battiti cardiaci abbassarsi e
il respiro diventare regolare.
Era sdraiata con quegli occhi grandi e luccicanti.
“ Come si fa a togliere .”Chiese senza girarsi.
“Non ti preoccupare! Te la toglierò io ora . “ La rassicurò il dottore.
“Ti da fastidio?” Chiese.
“No! Non mi da fastidio, anzi è piacevole. “ Disse.
Il dottore sorrise dicendo :” Comunque oggi te la toglieremo ugualmente, le prossime volte ti manderemo tra i tuoi coetanei con la sfera dentro e vediamo cosa succede.” Aggiunse ridendo.
” Allarga le gambe !” La esortò il dottore e infilando senza guanti le sue lunghe dita dentro la vagina cercando di prenderla, ma non ci riuscì, vibrando la sfera si era spostata in fondo alla vagina , vicino all’utero ed era coperta dagli umori del piacere che la rendevano scivolosa alla presa delle dita.
“Vieni alzati in piedi e divarica le gambe come quando fai pipì!”
Lei non capì cosa volesse dire, la faceva seduta nel water o se fuori all’aperto come le aveva insegnato sua madre si accovacciava per urinare.
Ma lui ripetè:” Mettiti in piedi a gambe bene larghe, su!”
Sabrina ubbidì, si alzò e si mise in posizione eretta, le tremavano le gambe e le girava lievemente la testa, per l’orgasmo avuto e aveva tutti i muscoli degli inguini e vaginali indolenziti a forza di contrarsi alla vibrazione di quel corpo estraneo in vagina, come se avesse fatto ore di sesso.
“Bene! Ora spingi come quando devi fare la pipì! Mingi! “ La esortò.
Lei lo fece e la posizione, la forza fisica della pressione della vescica sulla vagina assieme a quella muscolare la spinsero in giù fin dove il dottore riuscì a prenderla ed a estrarla, passandola umido di umori nella mano di Ho Chin che l’avrebbe lavata e rimessa a posto.
Aveva gli inguini bagnati e sentiva colare il suo piacere come lacrime sulle cosce, una sensazione
mai provata prima, bellissima.
“Tieni!” Disse il dottore passandole una asciugamano:” Asciugati la figa, sei fradicia che ti cola fuori, se no impregni le mutandine e tua nonna potrebbe accorgersene che hai goduto.” E rise da solo, continuando: “Sei stata brava!”
Aggiungendo ancora:” Brava! Vedrai che godrai ancora molto e non solo con il piacere, imparerai a godere anche con il dolore.”

Ho Chin l’aiutò a rivestirsi, oramai era quasi mezzogiorno, Sabrina salutò con reverenza il dottore
e la sua nuova amica orientale che la riaccompagnò con l’auto nei pressi della scuola, salutandola con un bacio sulla guancia.
“Ci sentiamo e vediamo domani, vedlai che alla fine salai contenta e ti piacerà diventale soumis del dottole.”
Sabrina scese e si avviò in un bar poco distante frequentato da studenti, dove avrebbe atteso che
sarebbero arrivate le 13.00 per iniziare a fare ritorno a casa, fingendo di essere appena uscita da
scuola con le sue compagne.
Intanto pensava a quello che aveva fatto il dottore, avrebbe voluto odiarlo, ma non ci riusciva, le
era piaciuto… e pensava a sua madre e a sua nonna. Alle parole dette, che a sua madre non interessa niente di lei e che solo il dottore e Ho Chin le erano amici e pensava a sua nonna che più o meno aveva l’età del Dottore. Pensava alla sua fighetta depilata, liscia come la sfera che le aveva
introdotto dentro… e che avrebbe dovuta tener nascosta. Era meglio e giusto che loro non sapessero nulla di quello che aveva iniziato a fare, forse iniziando a credere davvero a quello detto dal dottore, a sua madre non sarebbe importato nulla di lei e solo a sua nonna sarebbe dispiaciuto .
Non si rendeva conto che aveva iniziato un percorso che l’avrebbe portata in pochi mesi, in piena
estate a fare tutto quello che lui le avrebbe ordinato, mentre sua madre e sua nonna ignare avrebbero continuato a crederla e pensarla nella brava ragazza che conoscevano, pudica, moralista e ancora vergine, come loro avevano educato. Invece si sarebbero trovate alla fine dell’estate, una giovane puttanella che l’avrebbe data a tutti e si sarebbe offerta senza distinzione di sesso, di età, razza e di ceto sociale.

L’ora era arrivata , si avviò a casa, oramai per lei quasi plagiata e succube era iniziata una vita
nuova, sapeva (come era accaduto a sua madre all’inizio della sua sottomissione) che il dottore
l’avrebbe cercata e chiamata ancora e quando l’avrebbe fatto, lei sarebbe andata… .
Mentre Daniela ignara , non sapeva nulla di quello che accadeva alla sua giovane Sabrina.

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