b- L’amore perverso. Cap 17 Sodomia.

L’AMORE PERVERSO.

Note:
„Tutti i principi morali universali sono oziose fantasie.“
Donatien Alphonse François de Sade.

 
SODOMIA

 
Tornati a casa , quella sera non pianse Daniela, non rispose nemmeno alle domande di Alberto, sembrava avesse ritrovato la sua fierezza ed arroganza anche se si sentiva umiliata, sporca, offesa nel corpo e nella mente. Ma più di tutto la turbava il fatto che si sentiva attratta da quel mondo, dall’aver goduto ad essere sottomessa e oltraggiata davanti ad estranei.
Intanto che Alberto chiudeva la porta d’entrata, lei corse in camera, lanciò al volo dai piedi le
scarpe nella stanza e si spogliò con rabbia quasi strappandosi il vestito e la lingeria da addosso.
Slacciò il collare e mentre si dirigeva in bagno passando dal soggiorno, lo gettò a terra con
disprezzo, restando per molti secondi ad osservare quel simbolo di sottomissione e asservimento.
Passò davanti ad Alberto dirigendosi in bagno, nuda e scalza, sdegnandolo senza nemmeno
guardarlo e considerarlo. Si sedette nel water pisciando lungamente, prolungando il rumore dello zampillo d’urina nell’acqua del WC.
Alberto si fermò sullo stipite a osservarla, lei finito di urinare si alzò e aprì i rubinetti dell’acqua della doccia per miscelarla e mentre attendeva che diventasse della temperatura di suo gradimento, si osservava allo specchio, facendosi mille domande.
Si vergognava di se stessa , ma ormai sapeva che non sarebbe più tornata indietro, che la sua vita era cambiata. Quello che la consolava e la faceva sentire ancora normale era sua figlia Sabrina, bella e dolce ,guai a chi gli e l’avrebbe toccata ,era la cosa più bella e pura che avesse, che la legava ancora alla rispettabilità e alla stima di se stessa e degli altri.
Dopo pochi minuti si getto sotto la doccia d’acqua calda e si insaponò tutta con shampoo e bagno doccia. Si coprì il corpo di schiuma e risciacquò più volte , come a voler mandare via dalla sua pelle chiara, oltre i residui di sperma secco, anche la vergogna e il disonore provato.
Alberto tornato in camera si preparava ad andare a letto quando la vide arrivare fasciata
nell’accappatoio rosa , preceduta dal profumo forte e intenso del bagno schiuma… –
Quando Daniela lasciò cadere a terra l’accappatoio, restò nuda .Era bella ,bella in quel corpo
pallido e adulto curato e mantenuto con attenzione ,piacente e desiderabile, seppur striato dalle frustate .
Nuda si guardò allo specchio, vide i segni sulle gambe e sul seno, ruotò con il busto guardandosi anche la schiena. Non sapeva se esserne fiera o dispiaciuta. quando sentì la voce di Alberto dire:
“ Sei bellissima con quei segni, ti donano, ti rendono più bella e affascinante e non temere che tra qualche giorno spariranno tutti.”
“Spariranno davvero?” Chiese lei in un misto di preoccupazione e fierezza.
“Si stai tranquilla! Sono frustini particolari quelli che usa il dottore, a base di silicone che non
ledono la cute, la segnano ma non la rovinano, non la lesionano.
“Ti è piaciuto?” Chiese.
“Hai un bel coraggio a chiedermi queste cose:” Rispose Daniela adirata.
“Perchè” Chiese Alberto minimizzando tutto.
“Perchè si!” E prima che finisse la frase allungando il braccio verso lei la invitò:” Vieni qua che ti
voglio baciare, accarezzare e coccolare! Voglio baciare i tuoi segni e lenire il tuo dolore.”
Lei senza dire nulla si inginocchiò nel letto, lasciandosi prendere il braccio e tirare verso di lui.
“Ma non toccarmi , non farmi male che mi brucia ancora la pelle.”
“Stai tranquilla, ti stringerò un po’ con dolcezza.” E così dicendo l’abbracciò e baciò sulla pelle e le percosse ricevute. Poi spenta la luce al buio si assopirono.
Mentre Daniela stanca e stremata si addormentò subito, lui per indursi al sonno immaginava la dolce Sabrina come una giovane adepta del dottore , una magnifica sgualdrinella assoggettata ai suoi ordini.
Si addormentarono aderenti ai loro corpi e si svegliarono al mattino dallo scampanellio della porta, Alberto si alzò assonnato mentre Daniela si rigirava nel letto, mise gli slip e si avvicinò alla ingresso chiedendo:“Chi è?”
“Sono Sabrina!” Sentì quasi urlare da dietro l’uscio.
Aprì.“ Ehi siete ancora a letto dormiglioni! Sono quasi le 11 e dobbiamo andare in gita, nonna è giù che aspetta.” Disse Sabrina , continuando:” Mamma dov’è?”
“E’ ancora a letto!” Esclamò Alberto e prima che potesse fermarla lei con la sua vivacità e
freschezza si diresse verso la camera da letto.
Alberto urlò:”E’ tua figlia ! Sta arrivando… .”
Subito Daniela a quelle parole si coprì tutta con il lenzuolo temendo che potesse vedere i segni sul corpo e chiederle il motivo.
“Mamma sei ancora a letto!? Ma come mai? Dai! …Sai che dobbiamo andare , ci aspettano.“
Avevano appuntamento per fare una scampagnata fuori città con dei conoscenti.
“E vero!” Rispose Daniela giustificandosi:” Ci siamo addormentati,scusami! Esci e aspettami in
cucina che mi alzo e mi preparo.”
“Va bene, intanto metto su la colazione.” Disse Sabrina dandole un bacino sulla guancia da brava ragazza giudiziosa e rispettosa, mentre Alberto scrutava la sua giovane vitalità e il suo corpo con perfidia e desiderio.
Daniela si alzò mise l’accappatoio e si diresse in bagno a fare toilette. Passando davanti ad Alberto lo redarguì: “Copriti! Non stare così maglietta e mutandine davanti a mia figlia!”
“E che sarà mai! Sono in mutandine, non ha mai visto un uomo in slip o in costume?” Rispose lui infastidito dal modo e dalla richiesta.
“Li avrà visti probabilmente! Ma non voglio che veda te in mutandine e qui in casa mia, e copriti per favore!” Le disse ancora con tono alterato che non ammetteva repliche.
Alberto capì che era meglio assecondarla, quando si trattava di sua figlia, non c’era niente che
poteva farle cambiare idea. Intanto presto , molto presto ne avrebbe parlato al dottore di quel
bocconcino prelibato, quel bocciolo di rosa ancora da fiorire.
Lo eccitava sapere che il dottore avrebbe messo le mani anche su di lei. Le guardava il collo
magro e lungo, sarebbe stata molto bene anche lei con il collare….
Alberto andò a vestirsi.
Daniela appena uscita dal bagno corse in camera, dicendo a sua figlia al passaggio sulla porta della cucina :” Cinque minuti mi vesto e sono da te!”
“ Va bene mamma, il caffè è quasi pronto.” Rispose lei.
Era orgogliosa di sua figlia, la seguiva con attenzione nel suo sviluppo fisico e morale e nella sua educazione, anche se da quando conviveva con Alberto, l’aveva un po’ trascurata, delegando le mansioni educative a sua madre, la signora Matilde nonna di Sabrina. La portava comunque sempre d’esempio e la citava nei discorsi con amici e conoscenti riguardo alla famiglia, le buone maniere e il comportamento.
Una volta in camera ,nuda , si guardò ancora allo specchio rivedendosi il corpo percosso dal
frustino, ma in quel momento non aveva tempo di pensare… c’era sua figlia che non doveva vedere e sapere niente.
Fece scorrere le ante del suo grosso armadio e tirò fuori d’appeso all’asta un tailleur ciclamino, giacca e pantaloni. I pantaloni erano meglio della gonna, le davano più sicurezza, avrebbero coperto completamente anche le gambe.
Aprì un cassetto, frugò dentro e tirò fuori delle culotte bianche traforate con pizzo, coordinate dal reggiseno della stessa stoffa e fattura. La sua lingeria da signora per bene, e le mise.
Si vestì, si spazzolò i capelli e li pettinò. Si truccò sobriamente, mise una camicia bianca aperta sul davanti , una collana di pietre e gli orecchini di perle. Si profumò con la sua essenza preferita e uscì andando in cucina… .
Si avvicinò a Sabrina accarezzandola sul capo e sulla schiena,dicendole:” Grazie tesoro della
colazione! Ma Alberto dov’è? “Chiese.
“E’ andato in bagno quando tu sei uscita.” Rispose Sabrina.
“Ah eccolo sta andando in camera a preparasi anche lui.“ Aggiunse vedendolo passare.
Prepararono tavola per la colazione e quando arrivò Alberto vestito si sedettero e bevendo iniziarono a chiacchierare con un buon profumo di caffè latte che si spandeva per l’aria.
A un certo punto Sabrina fissò un angolo del soggiorno che si intravvedeva attraverso la porta della cucina, tra il loro stupore si alzò e andò vicino al divano, chinandosi a raccogliere qualcosa. Si tirò su dicendo “E questo cos’è?… Da lontano mi sembrava una cintura nera, ma non la è.”
Daniela vedendo cosa teneva in mano sbiancò in volto.
“Ma è un collare !” Esclamò Sabrina controllandolo meglio.
Daniela paralizzata non sapeva cosa dire, ma intervenne prontamente Alberto:” E’ il collare della cagna del mio amico.” Disse.” Ieri sera sono venuti qui e gliela tolto, poi al momento di andare via , come ho aperto la porta, la cagna è sgusciata nelle scale e loro correndole dietro non l’hanno più preso . Dallo a me che domani glielo ridò!” Precisò.
Sabrina glielo passo, vide che aveva una medaglietta all’occhiello, ma non lesse. Non poteva
immaginare che quello era il collare di sua madre e che presto anche lei ne avrebbe avuto uno
simile. Forse era un segno premonitore, era il destino ad averglielo fatto trovare.
Alberto lo prese e mise nel cassetto.
Guardò Daniela, che si stava rasserenando.
Finita la colazione uscirono, giù in strada c’era sua mamma Matilde ad aspettarla, salirono in auto ed andarono in un paesino limitrofo in campagna e si trovarono in un ristorante tipico con gli altri.
Daniela teneva il muso ad Alberto per il ritrovamento del collare da parte di Sabrina. Quando
furono appartati lui gli chiese:” Ma sei arrabbiata con me?… Guarda che c’è l’hai cacciato tu là il
collare stanotte, io non sapevo nemmeno dov’era!” La risposta fu rabbiosa:
“Non voglio che mia figlia tocchi queste cose… e poi potevi risparmiartelo il sottinteso.”
“Quale sottinteso!” Chiese stupito Alberto.
“ Lo sai bene quale! Quello che il collare è della cagna del tuo amico… .”
“ Ma non sapevo che dire in quel momento, te lo giuro, non c’è malizia o sottinteso, credimi.”
“Be Alberto lo sai, te lo già detto e te lo ripeto ancora, mia figlia deve restare fuori di tutto, non
deve sapere e non voglio nemmeno che tocchi quegli oggetti…” Fece una pausa finendo la frase con un :”… perversi!”
Alberto la guardò e non disse nulla, annuì con il capo assecondandola e accontentandola, dandole un bacino affettuoso sulla guancia.” D’accordo, va bene, è giusto, sono d’accordo con te, Sabrina deve restare fuori da tutto è così giovane e pura… innocente.” Sussurrò.
Chiarito con Alberto, Daniela si sentiva tranquilla.
Tornarono tra il gruppo e si misero a pranzare.
Il loro modo di vivere era entrato in una parvenza di normalità,di vita da conviventi, con i rapporti sociali e professionali rispettabili. Sabrina si recava spesso da loro approfondendo sempre più l’amicizia con Alberto. Sua nonna Matilde ne era felice, credeva che Alberto oltre essere buono e bello fisicamente, lo fosse anche di carattere, un bravo ragazzo che amasse sua figlia e sua nipote.

Una mattina mentre era al lavoro nel suo ufficio, fasciata in uno dei suoi molteplici tailleur che la rendevano signora borghese altera e severa, mentre leggeva dei documenti bancari arrotolando sul dito il suo nuovo bijoux, la lunga collana con catenine oro e argento intervallate da perline lunghe rosa e pesca, sentì suonare il telefono interno. Era la cassiera che la informava:” Signora direttrice c’è qui di nuovo quella signora cinese dell’altra volta che vuole parlare con lei.” Capì subito che si trattava di Ho Cin la serva del dottore.
Avrebbe voluta farla aspettare, ma poi si disse che prima se la toglieva da torno meglio era.
“La faccia passare!” Rispose.
Si alzò e andò verso la porta, aprendola e richiudendola subito appena entrata lei.
“ Le ho già detto altre volte che non deve venire qui e nemmeno telefonarmi, se proprio ha urgenza di parlarmi il suo padrone.” Disse con tono sprezzante:“ Lo dica pure ad Alberto.”
Poi vedendola taciturna e seria esclamò:” Tanto è inutile parlare con te!”
“Cosa vuole ora?” Chiese alterata.
Come se fosse un automa Ho Cin ripetè in un italiano cinesizzato:
” Il dottole e sua moglie sono lieti di invitalla a cena giovedì sela , presso il listolante il Tliangolo d’olo… desidela che avvisi anche il sig. Albelto e che venga anche lui, pelchè poi il dottole e sua moglie paltilanno pel qualche mese,andranno in Flancia e vollebbelo salutalvi.”
“Fosse per me ne farei a meno dei saluti.” Pensò ad alta voce Daniela.
” Comunque va bene. Digli che va bene… e lo dirò ad Alberto.” Affermò prendendola per le spalle e ruotandola verso la porta, accompagnandola fuori dal suo ufficio. Aprì la porta e quasi
snobbandola con un cenno della mano le indicò l’uscita.
Tornò dentro e si risedette sulla sua poltrona in pelle nera dondolante, appoggiò la testa allo
schienale e oscillando avanti e indietro restò in silenzio a pensare, poi prese il cellulare e chiamò Alberto, informandolo di tutto.
Passò qualche giorno di vita regolare, quando una sera Alberto rientrando a casa la informò che il dottore li aveva invitati a cena da un ristoratore loro conoscente, perchè poi si sarebbero assentati per qualche tempo.
“Da chi andiamo a cena?… E dove vanno poi loro?” Chiese Daniela curiosa dei particolari.
Il ristoratore è un loro conoscente, ha un ristorante con annessa sala di trattenimento , ma sarà chiusa quel giorno per turno di riposo, saremo solo noi. Il giorno dopo loro partiranno, andranno in Francia a Parigi, la città di sua moglie Elvire, resteranno qualche mese per affari e poi torneranno.”
“Crepassero!!” Esclamò Daniela dimostrando tutto il suo odio per loro, ma Alberto non colse
l’esclamazione e proseguì.
“Dovrai vestirti in modo insolito, come piace a loro, da vamp, tutti devono ammirare a tua
bellezza , devono desiderare il tuo corpo.”
“Ehhhhhhh!” Esclamò Daniela:” Tutti chi? …Se siamo solo noi?”
“I proprietari e i camerieri!” Rispose Alberto sorridendo.
“Ma con tutte le donne più belle che ci sono in giro figurati se guardano a me.” Mormorò con un pizzico di civetteria.
“Si, guarderanno te quella sera, ti porterò dal negozio un vestitino particolare… molto sexy.”
Dentro di lei era combattuta, non avrebbe voluto andare e mostrarsi, ma le piaceva essere esibita, ammirata.
“Basta che non mi frusti.”Disse seria.” Mi sono appena andati via i segni che mi aveva lasciato
l’ultima volta che ci siamo visti.”
” No… niente frustate, stasera sarà una serata di solo libidine.”
Il suo corpo era ritornato liscio e pallido, la sua pelle uniforme, i segni erano scomparsi.
Quando andò in camera lui aveva preparato già tutto sul letto.
Si fece aiutare da Alberto a vestirsi .
Si spogliò dalle vesti di casalinga borghese e davanti allo specchio, nuda , mostrò i modesti eccessi che modellavano il suo corpo maturo, involgarendolo eroticamente indossando la lingerie sexy.
Aveva un corpo adulto ,erotico nell’aspetto e curato con dedizione, controllato negli eccessi delle forme dalle diete alimentari che frequentemente faceva, tonificato dagli esercizi fisici e dalle creme rassodanti, abbellito nella pelle da balsami anti age e dalle essenze profumate. Anche tutto questo era nei piani di Alberto, nella sua perversione voleva trasformarla non solo psicologicamente, ma anche fisicamente, renderla diversa… brutta e grassa.
Pensieri depravati, malvagi, degni di una mente luciferina come la sua.
Daniela indossò il miniabito in stretch nero, trasparente ,intrecciato con fili di lamè, che la resero luccicante, molto erotica e provocante. Era cortissimo gli arrivava quasi agli inguini, lasciando le cosce mature e lunghe nude. Davanti aveva un ampio decoltè a “V” che partendo da poco sopra l’ombelico saliva aprendosi in due fasce, lasciando intravedere le forme e le evidenze del corpo lateralmente. Un ventre appena accentuato dal tempo, tenuto sgonfio dal carbone vegetale e dai lassativi oltre che dalla ginnastica e la sinuosità delle mammelle, che al respiro e ai movimenti ondeggiavano imprigionate dal reggiseno, lasciando intravvedere i capezzoli turgidi sotto la stoffa che formava la parte superiore dell’abitino, rendendola indecente e oscena.
Oltrepassando le spalle evidenziava un collo superbo, da collare, per proseguire dietro scendendo sulla schiena in un ampia scollatura, lasciando liberi i fianchi pieni curvilinei che al movimento del bacino mostravano la schiena nuda fino ai glutei, dove con due anelli dorati si agganciavano alla gonna che li fasciava stretti, cercando di soffocarne la prominenza. Dandone invece l’immagine di un sedere carnoso, pronunciato e volgare.
Sembrava creato apposta per evidenziare e mostrare il suo magnifico culo.
Mise un soprabito leggero e uscirono , andarono al ristorante prestabilito.
Giunti scesero dall’auto, Videro Ho Chin sull’uscio che li aspettava.
“Cosa ci fa anche qui quella strega gialla!” Esclamo con un pizzico di insofferenza Daniela.
“Buonasela ! Venite, il dottole e sua moglie vi aspettano.” Disse lei sorridente e li accompagnò
dentro il locale.
Oltre il dottore ed Elvire videro un altra coppia, anche quella molto matura, erano i proprietari del locale che il dottore le presentò. Si accomodarono e iniziarono a cenare, chiacchierando del più e del meno. Solo due camerieri, un maschio e una femmina, giravano intorno alla tavola servendo le portate. In cucina uno chef aiutato da un maturo marocchino preparava i piatti.
Consumarono la cena discutendo del più e del meno, al termine il Dottore la esortò dicendo:
”Dottoressa perchè non mostra ai miei amici quant’è bella anche sotto il vestito oltre che fuori.”
Daniela capì subito con un occhiata ad Alberto che praticamente le chiedeva di fare uno spogliarello davanti a loro.
“Su dottoressa! Ci faccia un bello streep!” Continuò.
Avrebbe voluto mandarli al diavolo, ma sapeva che non poteva farlo e poi era lusingata che
Chiedessero di poterla ammirare nuda, che la considerassero una splendida ultra quarantenne.
Si alzò silenziosa guardandosi in giro, ed a un cenno del proprietario i camerieri spostarono i tavoli lasciando la parte centrale ampia e vuota e lei si portò al centro del ristorante.
“Un po’ di musica!” Disse e la ragazza accese lo stereo con il motivo di nove settimane e mezzo
che si diffondeva nel locale .
“Su dottoressa! Si spogli!”Gridò forte il dottore.
Eccitata da quello che accadeva per lei e da quella musica erotica, complice anche il vino bevuto, Daniela iniziò come nel film a muovere il corpo sinuosamente come se stesse danzando, portando le mani dietro alla schiena, fino alla zona lombare sganciando i due anelli che tenevano uniti i due lembi di stoffa alla gonna, che cadendo in avanti portarono con se la parte superiore del miniabito, facendo apparire il reggiseno coppa bassa, bianco traforato, che tratteneva a stento le mammelle gonfie che pareva volessero sgusciare fuori da un momento all’altro. Sempre danzando portando le mani dietro le scapole lo sganciò, facendo scorrere le spalline sulle braccia aiutandolo a cadere in avanti e far apparire un seno bianco e gonfio, lasciandosi ammirare nella sua piena bellezza. Spiccavano tra il pallore delle mammelle due areole rosa e i capezzoli turgidi.
Piegandosi e a fatica ancheggiando il bacino da una parte all’altra spinse giù la gonna dai fianchi fino ai piedi.
Era solo con lo slip, anch’esso bianco e traforato come il reggiseno, infilando i pollici nell’elastico sui fianchi, lo tirò sulle cosce e poi piegando le ginocchia lo spinse giù fino ai piedi, togliendolo e gettandolo lateralmente.
Era infervorata, eccitata ,oramai quello che prevaleva in lei non era più la vergogna , ma il
desiderio di mostrarsi agli sconosciuti. Era cambiata, si era disinibita , in certe situazioni l’altera direttrice lasciava il posto alla lussuria volgare… .
Lo stesso fece con le autoreggenti, una ad una piegandosi le arrotolò fino ai piedi e poi le sfilò,
facendole volteggiare il aria come stelle filanti, lasciandole cadere poi a terra.
Era eccitata e nuda davanti a loro, nel suo corpo adulto e asciutto, ma voluttuosamente pieno e morbido.
La sua figa completamente depilata, nuda , liscia, rasata di fresco. Tutti i presenti , compreso il
Dottore, Elvire ed Alberto, la osservavano come se non l’avessero mai vista, era umida e al riflesso della luce brillava di umori , si era eccitata ad esibirsi.
La osservavano con sorpresa e meraviglia ,era bella, ampia, carnosa, dischiusa dall’eccitazione un tutt’uno con il monte di Venere e gli inguini. Risaltava la fessura tra le labbra del suo sesso.
Era volgare e provocante completamente nuda nella sua bellezza cresciuta da quarantenne, con il corpo quasi impeccabile, sfacciato e libidinoso, violato dalla volgarità dell’esibizione e oltraggiato dagli sguardi e dalla lussuria.
Seppur in quella situazione di tensione ,eccitava anche ad Alberto vederla in quello stato, con il suo sesso depilato, liscio, il rilievo delle grandi labbra e la sua fessura dischiusa dall’eccitazione.
Le batterono le mani tutti quanti al termine.”E’ molto bella per l’età che ha !” Disse la moglie del proprietario con un pizzico d’invidia.
“Si!” Rispose Elvire :”Ma ancora per poco , Alberto tra qualche mese ha intenzione di farle fare
una terapia alimentare ipercalorica per farla ingrassare come un oca. La trasformerà un po’ anche esteticamente.” E rise.
Il dottore si alzò esclamando:”Abbiamo pensato di farle un regalo prima che partiamo!”
Lei restò stupita:” Un regalo per me?”
“Si” Rispose , facendo segno al marocchino lavapiatti di entrare in sala.
Daniela lo osservò , era basso, sudato e la guardava libidinoso.
“Abbiamo pensato che il nostro Omar sia la persona adatta per iniziarla. Giuste dimensioni,
lunghezza giusta e circonferenza adatta. Oh!… Non guardi l’aspetto esteriore, dentro è ricchezza e poi è adatto ed ha molta esperienza specifica, sia maschile che femminile.” Disse il dottore.
Daniela stupida domandò:” A fare cosa scusate?”
“Ah… ci scusi, pensavamo che avesse capito. Adatto ad accoppiarsi con lei, ma non in modo
convenzionale.”
“E in che modo!” Chiese preoccupata Daniela intuendo quello che volevano fare.
“Ohh… il modo lo vedrà poi direttamente, per ora è una sorpresa e visto che è già pronta io direi di procedere se siete d’accordo.” Gli altri annuirono sorridendo e dondolando compiacentemente il capo.
Seppur eccitata esclamò:” Ma non crederete che io vada con quel tipo lì? Ma lo avete visto bene? E’ un marocchino, brutto sporco e sudato.”
“Oh … ma l’accarezzerà solo un po’ e le mani sono pulite, su non sia così schizzinosa, un minimo di tolleranza, non sarà mica razzista? In fin dei conti fa anche un’opera di bene, una dottoressa e direttrice di banca che socializza con un povero lava pentole extracomunitario, i nostri politici sarebbero contenti, sarebbe la dimostrazione che siamo tutti uguali, che ci integriamo e non esistono classi sociali.” Disse sarcastico ridendo.
Daniela non rispose a quella provocazione , non era razzista, ma di certo non le piacevano quei tipi di persona e precisò:” Solo accarezzare?”
“Ma certo!” Rispose il dottore.
Pensava che la sorpresa fosse l’umiliazione di farla toccare da lui, di lasciare che facesse atti di
libidine su il suo corpo e accettò.
Ad un cenno Omar si avvicinò prendendo una sedia e trascinandola verso Daniela.
“ Si segga qui!” Disse proseguendo:
“Vediamo come posso soddisfare la signora.” La spinse facendola sedere, poi le prese un piede e da esperto feticista quasi podologo mormorò:
” Non male! Ha delle belle gambe giovani e i piedi ben modellati. La signora potrebbe calzare ciò che vorrebbe e sarebbe sensuale solo a guardarle i piedi e le calzature.”
Quel complimento inaspettato fece piacere a Daniela che lo guardò stupita, per essere un marocchino era galante.
Lui con gesti calmi e molto lentamente le accarezzò un piede:” Ha proprio un bel piedino, molto ben modellato, attraente ed erotico, mi piacerebbe baciarlo! “Esclamò.
Daniela esitò, aveva danzato scalza, ma come a leggerle nel pensiero lui glieli pulì con la mano e all’esitazione di lei, non perse tempo, mise l’altra mano sotto il polpaccio, chinò il capo
leggermente portandosi il piede alle labbra e iniziò a baciarlo.” Daniela era stupita, eccitata e
sconcertata, non le era mai capitato niente di simile, sembrava che quell’uomo con l’atto di baciarle il piede si sottomettesse a lei.
D’improvviso prese a leccargli le caviglie, scendendo con la lingua fino alle dita del piede, libere e non protette dalle calze autoreggenti.
Fece scivolare la mano sotto il tallone ed iniziò una leccata molto erotica, fino a mettersi in bocca tutte le dita, leccandole avidamente.
“No!” Esclamò Daniela cercando di tirare su il piede, ma lui glielo bloccò continuando.
Sentiva la sua lingua muoversi tra loro e la calda saliva bagnarle, provava una sensazione nuova, un piacevole solletico che presto si tramutò solo in piacere.
Lo stesso fece con l’altro piede. Ora non sentiva più il solletico, aveva smesso di sorridere e si era abbandonata contro lo schienale della sedia senza fiatare.
Omar mentre le succhiava le dita la guardò lungamente negli occhi e vista la sua arrendevolezza e assenso, lasciò l’alluce che aveva tra le labbra e baciando e leccando salì fino al ginocchio, poi lentamente ancora più su, stava arrivando in cima vicino alla figa, ma avendo le gambe unite faticava a leccare l’interno delle cosce.
Fu allora che Daniela stupendo tutti con il viso godente le divaricò per facilitargli il compito fino a lasciarlo arrivare con le mani a palparle le cosce, iniziando infilandosi con la testa tra loro a leccarle la figa rosa, liscia , rasata da poche ore.
Daniela godeva con quell’uomo inginocchiato tra le sue cosce che la leccava, succhiandole e
insalivandole bene gli inguini e il clitoride.
A un certo punto sbavando saliva Omar si tirò su in piedi , tolse la sedia e spingendola per le spalle la fece inginocchiare al pavimento.
“Girati bene!” Esclamò.
Daniela pensando che la volesse leccare anche dietro lo fece, si mise a carponi, ed effettivamente lui si chinò dietro di lei a baciarle e leccarle il sedere e il solco gluteo.
Senza che lei potesse accorgersene perchè a carponi, il cameriere gli passò del lubrificante e lui lo spalmò con accuratezza sul glande e sull’asta di carne scura diventata lunga e dura.
Si inginocchiò dietro lei iniziando a schiaffeggiarle i glutei, alternando schiaffi a carezze al suo
sempre più rosso sedere. La sua mano scura contrastando con le natiche pallide, la percuoteva
creando lo strano suono fatto dal ritmo della cute schiaffeggiata, come se una mano scura battesse sulla pelle chiara di un tamburo.
Mentre con una la percuoteva, con l’altra mano le accarezzava la schiena, procurandole dei fremiti per il corpo. Poi scendendo verso il sedere, lo accarezzò ancora. Il sottofondo musicale cambiò diventando lento ed erotico, come il tamburellare della pioggia sulla lamiera, Alberto guardava attento.
Daniela era eccitata, era tutto un gioco per lei, non sapeva cosa l’aspettava. D’istinto fece un guizzo in avanti , quando l’uomo alle sue spalle, appoggiò le sue grandi mani aperte sui glutei rossi e doloranti , iniziando con i pollici a divaricare il solco carnoso fino a far apparire il suo foro roseo, stretto e chiuso dalla sua verginità anale.
Prima che lei se ne rendesse conto, appoggiò il glande lubrificato del grosso cazzo nel solco, lo
fece scorrere un paio di volte su e giù, per poi appoggiarlo sull’ano.
“Che fa?!” Chiese preoccupata Daniela e come capendo all’improvviso le sue intenzioni esclamò:
“Non avrà mica in mente … .” Non finì la frase per pudore ,dicendo subito:“Lì no!”
“Certo che sì lì!” Rispose forte il dottore dalla sedia dandole del tu confidenziale per rassicurarla.
“Sai cosa ti farà vero? E lo accetterai… lo fanno migliaia di donne ed ora è arrivato il tuo momento.”
“Lo fatto e lo faccio ancora anch’io“ Disse pronta Elvire intromettendosi.“ E’ solo fastidioso
all’inizio, ma poi vedrai che ti piacerà, più che farlo davanti.”L’incoraggiò.
“Io… io penso di non essere adatta per questo tipo di rapporto, non lo mai fatto.”Mormorò Daniela, mentre Omar le teneva le natiche divaricate.
“Stai tranquilla! Omar è bravo a fare il culo… ha inculato molti uomini e donne e li ha iniziati ai
rapporti anali. Te lo lubrificherà bene, te lo insaliverà!” Disse ridendo .
“ Guardalo!! C’è la già duro e dritto che aspetta solo di entrare dietro di te, appoggiare la cappella del suo cazzo sul tuo buchetto stretto e… via!”
Daniela cercò di dissuaderli ancora:” Io non lo mai fatto e…” Ma sentì ancora uno“ sciafff…” di
avvertimento sul suo culo che le fece bruciare di più la natica rossa.
“Non cerchi scuse dottoressa.” Affermò il dottore con distacco tornando a darle del lei.” E’ venuto il suo momento, collabori e sentirà molto meno male!”
“No… no, la prego!” Supplicò.“ Non quello! Faccio tutto ciò che vuole… tutto… ma non
quello!” Implorò.
Ma il dottore sogghignava chiacchierando con la coppia di suoi amici.
La mano di Omar si appoggiò sopra la sua testa costringendola a restare in quella posizione oscena e sconfortevole. Le uscì un gorgoglio grottesco dalla gola.
Non sapeva che fare.
Omar tenendola ferma con le mani sui fianchi incominciò a spingere lentamente e a iniziare a
penetrarla, trovando resistenza nell’entrare nell’ano, dilatando le natiche maggiormente aiutandosi con le mani .
Daniela ebbe un sussulto, capì quello che stava cercando di fare…. sbarrò gli occhi… Questa volta
non era un dito ossuto come quello del dottore che voleva entrare in lei, ma una calda asta di carne viva e dura, che sentì pulsare appoggiata al suo ano.
Una smorfia di dolore le corse sul viso, d’istinto si portò in avanti camminando a carponi come una vera cagna per fuggire. Si voltò, lo guardò, vide il viso dell’uomo mostruoso, scuro, eccitato e sudato e i due occhi lussuriosi e bianchi che la osservavano.
Per la prima volta in vita sua si sentì preda, animale anche lei, si sentì davvero cagna a quell’uomo che la voleva montare analmente.
Anche se era perversamente eccitata da quello che era accaduto prima e da quello che tentava di fare ora, da quell’accoppiamento che lei riteneva innaturale, contro natura… non voleva.
Aveva paura, cercò d’istinto di fuggire, ma lui tenendola forte con le mani sui fianchi, spinse di
più il cazzo dentro allargandole il buchetto rosa fino a farle male. Iniziando a farlo entrare
lentamente ma inesorabilmente dentro di lei.
Oramai la cappella si era insinuata nell’ano e non c’era più motivo che Omar tenesse le natiche
divaricate. Le lasciò richiudersi, tenendola ferma con una mano sul fianco e una sui capelli mentre iniziava a spingere.
“Per favore!! Per favoreee!!! La smetta la prego!… Mi fa maleee! Non voglioo!!” Esclamò alzando la voce.
“Si rilassi dottoressa!” Le gridò il dottore mentre lei imprecava offendendo Omar:” Brutto
bastardo marocchinoooo!! Non permetterti di farmi una cosa simile e non mi toccare con le tue manacce. Mi fai schifoooo!! “ Esclamò in preda al timore dandole un po’ del tu per tentare di rabbonirlo e del lei per minacciarlo, continuando con frasi senza senso”: Guai a teee…brutto
marocchino!! Ti denuncerò! Aiutooo!!!… Albertooo!! Albertooo!!” Si mise a urlare
Intanto Omar spingeva la sua cappella sul suo ano.
“ Mi fa male gli ho detto!!… La smetta, si tolga da lììì!…Bastardooo!!! Albertooo!! Albertooo!!“ Ripetè chiamandolo a voce alta.
Ma Omar ripetendo le parole del dottore le disse:” Si rilassi!!…Rilassati!!”
E come per rassicurarla:” Fa un po’ male perchè sta entrando, ma poi non sentirà più dolore.” In effetti era una bell’asta di carne con la cappella leggermente verso l’alto insinuata nel suo ano.
Omar si fermò alcuni istanti.
Non era quello che pensava le succedesse Daniela uscendo quella sera, ma si autoconvinse che visto lo facevano molte donne, poteva provare anche lei, seguire i consigli del dottore e collaborare con lui per sentire meno male. In fin dei conti nonostante tutto ne era perversamente attratta.
Era talmente tesa che solo a sentirlo spingere sul suo foro stringeva i denti per non sentire la
sofferenza, per sopportare il dolore improvviso.
Sentì la cappella con forza e prepotenza allargarle l’ano e spingere lentamente per scivolare dentro di lei.
Sentì ancora male.” No! Nooo!! Noooo!! La pregooo!!” Gridò.
A quelle suppliche Elvire si alzò di scatto e andò vicino a lei chinandosi e accarezzandola sulla
schiena che per reazione aveva inarcato e portata eretta, la fece piegare nuovamente giù incrociandole le braccia in avanti appoggiate al pavimento, portandola con il viso posato tra loro e il sedere ben in alto, in fuori ed esposto in aria, ,nella posizione classica della sodomizzazione, più comoda e meno dolorosa per essere inculata.
L’accarezzò ancora come se fosse una vera cagna, mettendole una mano sulla bocca per impedirle di lamentarsi e mentre Omar ricominciava a spingere, lei le parlava dicendole:
” Su non faccia tante storie, lo fatto anch’io e più di una volta, anch’io la prima volta con un ragazzo di colore e non mi sono comportata così!”
“ Vecchia bastarda! Megera!” Pensava Daniela sentendolo spingere.
Intanto Omar continuava dapprima piano, poi sempre con più decisione. Lei sentiva male, i suoi occhi si inumidirono al punto che iniziò a piangere, cercò di ritrarsi, ma lui la teneva bloccata, non cedeva, entrava sempre più.
La sua pelle al riflesso della luce era tesa e imperlata di sudore.
Alberto eccitato, sudava, aveva il cazzo durissimo a quella scena, come se fosse lui per interposta persona che la inculasse. Il cuore gli pompava all’impazzata. Vedeva che la penetrava e che lei lentamente perdeva la sua verginità anale, un poco per volta non era più integra dietro, come non lo era davanti, ed era bellissimo.
La osservava come una cagna imprigionata che cercava di divincolarsi per fuggire, ma era trattenuta da loro. Immaginò il suo ano stretto e caldo, mai concesso a nessuno, violato da quella cappella olivastra e da quell’uomo che la stava sverginando… un marocchino, ed era più umiliante per lei che avvenisse da lui.
Quando la cappella aprì un varco Daniela ebbe un sobbalzo, sentì male maggiormente, si lamentò nonostante la mano di Elvire sulle labbra attutiva i suoni, mentre il cazzo di Omar entrava sempre più.
Si dibattè, svincolò le sue labbra dalla mano di Elvire, si tirò su e si appoggiò sui gomiti gridando , mentre il suo corpo agitato, cercava di liberarsi dalle mani di quell’uomo e nel farlo sentiva più male.
Ebbe un sobbalzo, senti dolore e le uscì un lamento.
Ma il cazzo inesorabilmente non si fermava, entrava sempre più .
Quell’uomo la stava violando dietro, lo capiva anche lei , lo sentiva.
In preda alla sofferenza come una cavalla impazzita, alzava, abbassava e scuoteva lateralmente la testa , sbattendo i capelli e i lunghi orecchini dondolanti sul viso… sentiva male, si lamentava. Il suo ano si contraeva per reazione all’intrusione del cazzo, cercando di stringersi per espellerlo e non farlo entrare, procurandole con le contrazioni più sofferenza. Ebbe un brivido spasmodico e cercò di svincolarsi, ma lui la teneva ferma e forte, finchè la sua cappella sparì all’interno del foro rosa di Daniela, inghiottita dai suoi sfinteri. Continuando lui a spingere con più delicatezza il suo cazzo.
Omar era pratico a inculare, lo aveva fatto già con molte donne e anche con uomini e si fermò
aspettando che il retto si abituasse al nuovo intruso, che le contrazioni e gli spasmi sul suo cazzo per la reazione dell’intrusione scemassero, poi iniziò a spingere di nuovo e penetrarla ancora un pò.
“No! No! Nooo!… Mi fa male!! La smetta!!!… Bruciaaaa!!! Gridò Daniela irrigidendosi facendo
uscire le parole storpiate dalle dita di Elvire che la comprimevano sulla bocca.
“Brucia? “ Le chiese lui. Proseguendo:” Vediamo se così lo sente bruciare meno.” E gli diede uno schiaffone al gluteo.
“Ahhhhiiii!!!Bastaaaa!!”
Uscì un lamento soffocato , ma non fece in tempo a gridare che lui spinse lentamente tutto il fallo dentro nel culo.
“Uuuuhhhhhhhhuuuuuuuuuu!!! Aaaaaahhhahaaaa!!! No ! Noo! Nooo! Bastaaa! La smettaaa!! Si
fermiii!!! Bastardooo!!!”
Strinse i denti per non morsicare la mano senile di Elvire. Questa volta lui non si fermò , ma spinse fino in fondo penetrandola completamente, proseguendo la sua lenta discesa nel retto, finchè fu tutto dentro di lei ,iniziando a montarla subito.
Daniela si sentì sfondare, i suoi sfinteri avevano ceduto di schianto lasciando entrare tra i suoi
lamenti l’asta di carne dura, mentre Omar godeva nell’avvertire l’antro del suo retto caldo e
voglioso intorno al suo cazzo.
“Dioo che ha fatto! …Mi ha sverginato!” Pensò Daniela tra le lacrime.
Mentre quell’asta che iniziava a muoversi in culo, la faceva sentire sporca.
Spinse deciso e con forza e il fallo e cominciò implacabile a scivolarle dentro.
Daniela si sforzò di rilasciare i muscoli dello sfintere, tuttavia, la sensazione che avvertiva si
tramutò in supplizio come se la stessero impalando. Spalancò la bocca dal dolore e dalla sorpresa e in quell’istante, con crudeltà studiata, Omar lo infilò di più nel culo. La penetrò fino i fondo, appoggiando i suoi inguini aderenti alle sue natiche pallide e morbide e muovendosi
lentamente avanti e indietro con una mano sul fianco e l’altra tirandole dolcemente i capelli , iniziò a incularla.
“E’ domata!” Sussurrò Elvire ai presenti lasciandola e tornando a sedersi.
“Alle donne piace la sodomia, sono incantate dalla sodomia, provano attrazione per questa pratica, ma poche hanno il coraggio di ammetterlo pubblicamente.“ Aggiunse il dottore.
Quella visione, era oscena ed eccitante, perversa ma sublime e terribilmente erotica, Daniela, la bella signora borghese, direttrice di banca, nuda, in ginocchio con la testa dondolante al tirare dei capelli da parte di Omar, era stata sverginata e veniva inculata da un marocchino.
Il viso era teso… coperto da una espressione di dolore, gli occhi gli lacrimavano sciogliendo il
rimmel e l’ombretto, segnandole le gote con due lacrime rosso-nero che le scendevano sulle guance per poi precipitare sul pavimento.
Erano tutti perversamente eccitati dalla scena di sofferenza–piacere di Daniela, che scopriva la depravazione del piacere nella sodomia. Quell’uomo, un lava pentole stava inculando la signora Daniela, la dottoressa, la borghese- L’aveva sverginata analmente davanti a loro che osservavano eccitati e attenti.
Alberto ne provava profondamente piacere e soddisfazione per interposta persona. Quello che non aveva mai concesso a nessuno per educazione, cultura e integrità morale o timore. Se lo erano presi ora indecentemente il dottore e sua moglie, tramite il corpo di quello sconosciuto magrebino.
Alberto eccitato. dentro i pantaloni aveva l’erezione depravata del suo cazzo a quella scena e alla sofferenza della sua donna alla sodomizzazione. Non aveva compassione, non aveva rimorso per quello che subiva la sua futura moglie per il suo amore… .
Il dottore esclamò:” La sta inculando guarda!”
“ Oui l’enculè!” Rispose Elvire eccitata nella sua lingua madre.
Omar iniziò a muoversi velocemente dentro lei, sculacciando i glutei fino a farli diventare ancora più rossi di quello che erano. Il volto di Daniela congestionato dalla sofferenza iniziò a cambiare espressione sospinto in avanti dal movimento di quei colpi decisi e profondi.
Non più dolorante il suo viso era diventato inespressivo, fermo, neutrale, anche il pianto si era
interrotto lasciando posto al singulto. Poi da inquieto, iniziò a diventare distaccato.
Elvire si alzò e si portò di nuovo da Daniela, si chinò allungando la mano sotto di lei e con le sue dita senili ed ossute le tirò e girò i capezzoli con forza, per poi batterle forte la mano sulla figa.
Daniela gridò per reazione e come una cavalla impazzita iniziò a inarcarsi verso l’alto, aiutandosi davanti sulle braccia dritte, appoggiandosi e rimettendosi a carponi su di loro.
Omar continuò a muoversi velocemente… tenendola per i capelli, con il viso dritto in avanti e tirato verso l’alto a osservare il dottore. Il marocchino inculandola sembrava che la cavalcasse, non le sembrava vero possedere una donna bianca così bella e di classe, ed essere il primo… .
In alcuni momenti, più volte lo faceva uscire dall’ano per poi rimetterlo immediatamente dentro e continuare a sodomizzarla, per oltre che possederla, dilatare maggiormente il suo buchino rosa.
Il dottore seduto guardava compiaciuto e soddisfatto la sua schiava sodomizzata.
Elvire vicino a lei sorrideva.
Ora, piacere e dolore si mescolavano, indissociabili. Lui continuava a incularla con violenti colpi viziosi, lei iniziò a gemere in preda all’estasi. Era il massimo… senza più alcun contegno si mise a godere, tremando, piangendo, supplicando.
Nonostante la sua avversione per quella pratica, iniziò gradualmente a provare piacere da quel ritmo , da quella posizione, dalla sodomizzazione. Chiudeva e apriva gli occhi, dondolando la testa non più tenuta per i capelli dalla mano di Omar, inarcandosi, scuotendo il capo e il corpo.
Poco dopo iniziò a muoversi con godimento sotto le sue spinte, facendo uscire dalle labbra suoni gutturali di piacere.
” Ahhhh!!! Ghhhhh!!!”
Accompagnandoli muovendo il sedere bianco e maturo verso di lui, incrociando lo sguardo del dottore e di Alberto, seduti e soddisfatti .
Ebbe un orgasmo anale, dirompente e tremendo:
” Aaaaaaaaahhhhhhhhhh!!!!!!!” Urlò e fece scuotere tutto il suo corpo.
Mai…mai in vita sua, aveva provato una sensazione così particolare ed esclusiva, dolorosa e piacevole, in un’unica parola … straordinaria.
Iniziò a pizzicarsi e tirarsi le labbra rosse con gli incisivi per quel godimento incredibile, fatto di sofferenza e piacere, che non aveva mai provato, ma che ora le piaceva da impazzire, gioiosa di averlo scoperto e sperimentato.
Era sotto i colpi decisi e profondi dell’uomo e iniziò a dimenarsi, non per fuggire, ma per
riceverlo e sentirlo in lei con piacevole sofferenza… il viso era diventato rilassato e godente, le
labbra sorridenti, iniziava a provare piacere forte.
“Gode!..Gode! Come una vera troia.”Disse il dottore… ed era vero.
Ora la signora modello tutta casa e famiglia, rispettata e stimata, desiderata dagli uomini e
invidiata dalle donne era diventata una troia sottomessa rotta in culo.
In quel momento con volontà e coscienza si muoveva anche lei, partecipava spingendo indietro il culo, il viso sfatto dai colori del trucco faceva brillare i suoi occhi non più di lacrime ma di lussuria e depravazione. Quella monta violenta, quel violare oscenamente il suo ano, il suo retto e il suo culo adulto le piaceva, stava partecipando attivamente, il viso sudato sgocciolava i colori del trucco sul pavimento.
Tutti erano eccitati, tutti accalorati.
La osservavano in silenzio. Il dottore si voltò verso Alberto dicendo:
” Guarda!!… Hai visto?! Ora gode!!!… . Partecipa attivamente!! Le piace essere inculata.
Lo immaginavo… lo sempre pensato che era una donna da culo e stasera ne ho avuto la prova.”
Asserì. E sorrise sudato e depravatamente eccitato e accaldato nel vedere Daniela sodomizzata, scoprire che ora provava piacere anche lei e lo manifestava dal volto e da come ribolliva il suo corpo, come una ragazzina alle prime esperienze sessuali che scopre il sesso e ne viene travolta dal piacere, godendo e fremendo, così era lei.
Questo faceva venire in mente al dottore sua figlia Sabrina, ancora casta e incontaminata dai desideri… e dal peccato.
Mentre assistevano alla sodomizzazione di Daniela il dottore chiese ad Alberto.
” E’ vero che ha una bella figlia giovane e graziosa?”
“ Si! …Una meraviglia, un fiore che sta sbocciando ora, dolce e pura ed è ancora vergine. E’
bionda con gli occhi chiari e la pelle pallida e liscia come quella di sua madre. Ma è molto più
bella.”
“Sarebbe il momento che la facesse conoscere a mio marito .” Disse Elvire intromettendosi nel
discorso.
” Si certo!” Rispose Alberto aggiungendo:” Ma bisogna fare attenzione che Daniela non sappia
nulla, solo a parlare di sua figlia diventa una tigre, sarebbe capace di cavarci gli occhi!”
Elvire sorrise .
“Oh se è per questo stia tranquillo, non saprà nulla, la inizieremo ed educheremo bene la piccola.
La faremo diventare une coquine, una vera salope…. mio marito è molto bravo in questo.” Precisò.
“ Cerchi di portarla da me per una visita, naturalmente all’insaputa di sua madre, escogiti
qualcosa.” Aggiunse il dottore.
“Non sarà facile ma ci proverò.” Rispose Alberto.
“Mi farebbe un bel regalo e lei sa quanto io so essere riconoscente con chi ci aiuta.”
Alberto non disse niente, sorrise con assenso ad Elvire e al dottore e ritornarono a godersi lo
spettacolo della loro borghese sottomessa.
Daniela aveva pensato molte volte di aver toccato il fondo, ma capiva in quel momento, che non era vero, c’era sempre una volta dopo che era più umiliante della precedente.
Con stupore notò che il suo corpo reagiva in modo inconsueto alla sodomizzazione, non provava più dolore, ma le procurava un brivido profondo, sconosciuto, irrefrenabile che la scuoteva tutta e che si propaga a partire dal retto, alla vagina, alla pelle su su fino al seno. Le sembra di avere i capezzoli enormi e incandescenti.
Mentre cominciava a gemere di nuovo, venne scossa da un secondo terribile orgasmo, con spasmi anali violenti sull’asta di carne scura, dura e lunga, quasi nello stesso istante in cui lui le riversa un flutto interminabile di sperma caldo nel retto.
Gli venne internamente tra i gemiti e le imprecazione di Daniela che non voleva che gli sborrasse dentro, si sentiva sporca, contaminata con il seme di un extracomunitario nel retto.
Quando lo tirò fuori fu come togliere il tappo a una bottiglia gasata e sbattuta, dalla compressione del rapporto, dal retto uscì dell’aria in modo sconnesso e a volte rumoroso ,mentre il cazzo di Omar ancora eretto, aveva la cappella sporca di feci.
Con disappunto e schifo Daniela la osservò, ben sapendo che erano sue.
Ora provava una sensazione di vuoto e, cosa ancora più umiliante, sentiva il suo orifizio dilatato che stentava a richiudersi.
Per la vergogna, il suo cuore cessò per un istante di battere,l e lacrime si erano mischiate al sudore e al trucco.
S i alzò aiutata da Ho Chin e tenendo una mano sull’addome andò in bagno di corsa a defecare, come capita spesso a molte donne non preparate e quindi non pulite, quel rapporto le aveva dato lo stimolo e corse in bagno ad evacuare, consolandosi che assieme alle feci sarebbe uscito anche lo sperma di Omar.
Ancora nella toilette Ho Chin le portò i suoi indumenti e la lingerie, si vestì a fatica aiutata da lei e indossò il suo mini abito.
Tornò in sala con il viso lavato, ma sfatto e umiliata, si sedette piena di vergogna sotto lo sguardo delle donne presenti.
“Beva qualcosa di forte dottoressa, vedrà che la prossima volta sarà meglio.”Disse il dottore
sarcastico, aggiungendo sua moglie Elvire:” Senz’altro vedrà che in seguito… inizierà a piacerle.”
Odiava quella vecchia depravata.
Si salutarono, Daniela solo con il cenno del capo, ristorati e sorridenti di aver assistito a una
prima… anale.
Uscirono e tornarono a casa.
“Questo è stato un colpo basso!” Disse arrabbiata in auto rientrando.
“Ti giuro che non lo sapevo!” Rispose Alberto.
“Si, ma non hai fatto niente per impedirlo.”
“Cosa potevo fare? Quando me ne sono accorto te lo stava già spingendo dentro. E poi mi piaceva vederti, mi sentivo io al suo posto. E alla fine ho visto che godevi anche tu! Ti piaceva! Lo fanno migliaia di donne e lo hai fatto anche tu, cosa c’è di strano?” Aggiunse per consolarla.
“C’è di strano che io non volevo!” Rispose irata chiudendo il discorso.
A casa andò di nuovo in bagno, tanto che Alberto le disse sarcasticamente ridendo:” Ti ha fatto l’effetto di un lassativo! Tu che sei stitica adesso sai come fare per andar di corpo.”
“Stupido!” Rispose lei infastidita dalla sua battuta.

Dopo quella inculata, il loro vivere si era normalizzato, il dottore e sua moglie erano andati in
Francia e tutto era tornato ad una parvenza di consuetudine. Daniela al suo lavoro di direttrice di banca e Alberto al suo negozio di abbigliamento .
Passarono oltre due mesi, durante i quali vi fu una vita normale e armoniosa, con delle gite e
piccoli week end famigliari, assieme a Sabrina e Matilde futura suocera.
Alberto scherzava con tutte e due, era diverso da quando c’era il dottore, anche sessualmente
con Daniela era più affettuoso e passionale nei rapporti, e nell’intimità la coccolava come piaceva a lei. Ora che erano solo loro due era diverso, romantico e pieno di attenzioni per lei, l’amava in modo naturale, come un uomo qualsiasi, come se fossero una coppia sposata e così le piaceva, lo voleva e amava di più… anche lei.
Lui però aveva sempre idee perverse anche se non le mostrava, e perfidamente prendeva confidenza con Matilde, la madre di lei, con lo scopo di poter fare lo stesso con Sabrina, senza insospettire Daniela che era diffidente e gelosa della figlia.
In questo modo aveva la possibilità di avvicinarla di più ed entrare in confidenza e sintonia con lei, senza allarmare sua madre.
Quand’erano al mare Daniela li osservava scherzare, addirittura giocare e non pensava ad Alberto come un perverso, ma come al suo futuro marito e nuovo padre di Sabrina, in un destino prossimo.
Ma non sarebbe stato così, presto la casta e pura Sabrina sarebbe finita con l’inganno nelle mani di quel medico perverso, con le conseguenze che potete immaginare e leggere in seguito nei prossimi capitoli.

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