b- L’amore perverso. Cap 16 La bourgeoise soumise.

L’AMORE PERVERSO

Cap. 16 Le bourgeoise soumise (La borghese sottomessa)

Note:
Il Guerriero non tenta di sembrare, egli è. Conosce il proprio valore e non lotta mai con chi non merita l’onore del combattimento.
P. Coelho

AL CIRCOLO.
Vestitasi in fretta, mentre si riordinava e ancora prima di capire cosa stesse facendo, il dottore
con abilità e bravura le mise un collare di cuoio nero al collo.
“Maaa!!… Che fa!!” Esclamò sorpresa Daniela sentendosi allacciare mentre stretta da quel nastro di cuoio sulla gola.”
“ Le sta molto bene dottoressa, le dona! E’ solo un accessorio di bellezza in quel suo splendido
collo da cigno!… Su una borghese quale è lei è come un anello che brilla al dito, un collier originale e arcaico, un simbolo di appartenenza.
Daniela non disse nulla frastornata e incapace di reagire, lo lasciò su, facendo brillare ai
movimenti del capo, la medaglietta agganciata all’occhiello con scritto su” Bitch”… cagna.
Scesero in silenzio con l’ascensore, Elvire aprendo la sua borsetta le spruzzò addosso il suo
profumo:” E’ buono! Vedrai che ti piacerà! E’ Chanel… .” Sussurrò.
“Daniela fece il gesto istintivo di allontanarsi dallo spruzzo, ma poi lo prese sul collo e nell’abito, annusando piacevolmente l’aroma forte di quella donna vegliarda.
Raggiunsero l’auto, il dottore le aprì la portiera e lei si sedette dietro, davanti a lei Elvire, alla
guida il dottore e dietro al suo fianco si sedette Alberto.
Mentre i minuti passavano, l’auto correva veloce sull’asfalto sfrecciando davanti ai semafori verdi, nel contempo loro continuavano a guardarla, Elvire voltata e il dottore dallo specchietto, fissando con un sorriso sprezzante il suo collare e la sua medaglietta brillare al riflesso del passaggio dei lampioni, mentre lei restava con gli occhi bassi per non incrociare i loro sguardi di soddisfazione e sufficienza.
Aveva la mente in mezzo a una tempesta, pervasa da timori e dal turbamento, quando sentì
l’auto rallentare e accostare.
Avrebbe voluto che fosse solo un sogno, sperava che quella macchina non arrivasse mai a
destinazione, ma vide il dottore aprire la portiera e scendere, avvicinarsi alla sua e fare lo stesso e senti la sua voce rauca sussurrare:
” Ora la bendo, così non si preoccuperà e non verrà distratta dal luogo in cui andremo!”
“Perchè dove andremo?“ Chiese lei inquieta guardandosi intorno.
“Cosa vuol dire che se non vedo non mi preoccupo?… Mi preoccupo molto di più se non vedrò.” Aggiunse ancora, continuando curiosa:
“ Uscirò bendata? Ci sarà gente? Cosa penseranno di me nel vedermi con collare e forse al
guinzaglio?… Dio che pazzia questo gioco, questa situazione!” Esclamò.
Eppure dentro di se lo accettava, acconsentiva di dover camminare al suo fianco… docile senza una parola… Sentiva lo sguardo di Alberto e di Elvire su di lei… e si sentiva la cagna del dottore .
Le sue mani contornandole la testa le appoggiarono la benda sugli occhi. Daniela sentì la seta fresca sulla pelle …e poi fu solo il buio… .
La sua mente si preparava a scendere, ma sentì riaccendere e partire l’auto…
“Dove andiamo?” Chiese :” Non è qui il circolo ?”
“No stia tranquilla dottoressa, quando sarà il momento scenderà.” Le rispose il dottore.
Era pensierosa, passarono altri minuti silenziosi mentre il grosso Suv nero sfrecciava nella notte e nella sua mente sfilavano solo immagini ora e non più pensieri, le ultime immagini che aveva impresse, di lei e Alberto, che la costringevano a non pensare.
“ Si rilassi Dottoressa!” Esclamò la voce del Dottore:” Non sia tesa, che non serve a niente.”
Ma lei non riusciva a togliersi dalla mente il pensiero di loro due, di dover camminare con lui
avente stretto nella mano il guinzaglio agganciato all’occhiello del collare.
Era una premonizione della realtà prossima.
Non sapeva dove l’avrebbero portata, era solo consapevole che l’avevano bendata ed ora
viaggiavano macchina.
Non aveva il coraggio di chiedere niente, Alberto la teneva per mano e da come la stringeva. Gli comunicava che voleva prendersi le sue emozioni, la sua volontà, e il suo ricambiare la stretta significava che lei lo avrebbe seguito ovunque.
Lei era sua e in un certo senso amava quel suo modo di non dirle cosa stava per succedere, di
caricare la tensione, di metterle paura e poi tirargliela via eccitandola, di stupirla facendole vedere fino a che punto riusciva ad arrivare. Lei che quando Lui gli chiedeva qualcosa di erotico, era sempre titubante, era sempre lì a dire che non ne era in grado, che non voleva, ma che quando Alberto la prendeva per mano acconsentiva e l’accompagnava, andava ovunque con lui rimanendone sempre meravigliata, affascinata e coinvolta.
Era innamorata di lui e si fidava ciecamente al punto da lasciarsi guidare in quel gioco di
depravazione.
Era persa nei suoi pensieri con il sottofondo del rotolio dei pneumatici sull’asfalto quando l’auto rallentò e si fermò ancora.
Sentì aprire le portiere e scendere, poi aprire anche la sua mentre sentiva sbatterne altre udendo il calpestio della ghiaia a fianco all’auto.
Non parlava, silenziosa attendeva.
Si sentì prendere per mano, ma non era quella di Alberto, era quella magra e grinzosa del
dottore:” Su venga dottoressa, siamo arrivati mormorò. Ora scenderà… e io la guiderò al
guinzaglio… starà al mio fianco senza parlare… Ha capitoo?” Disse alzando la voce come se fosse un ordine.
“Si! Si!” Rispose la voce flebile di Daniela mostrando tutto il suo timore.
In quei momenti cercava di carpire i rumori oltre che le voci, si chiedeva dove fosse, in che parte della città, ma non riusciva a capire.
Sentì uno scatto sul suo collo, era il dottore che aveva agganciato il guinzaglio all’occhiello del
collare, la fece uscire guidandola lungo un vialetto ghiaioso, dove a fatica camminava
ancheggiando volgarmente il sedere con quei tacchi altissimi, sempre sul punto di cadere. Sentiva l’odore di erba bagnata, probabilmente innaffiata da poco… .
Il dottore la fermò con uno strattone al collo.
“Attenzione dottoressa, c’è una piccola scalinata, sono otto gradini, li salga con cautela facendo
attenzione a non cadere.”
“Ma dove siamo? Dove mi state portando? “ Chiese agitata. ”C’è Alberto?” Domandò.
“Sono qui!” Senti rispondere dietro lei, dalla sua voce.” Stai tranquilla, ti sono vicino.”
Era preoccupata, aveva paura di incontrare qualcuno che la conoscesse e di trovarsi in imbarazzo, sprofondando dalla vergogna.
La sua morale ed educazione, che si portava dentro da quando era bambina non era cambiata e nonostante fosse donna e avesse scelto di vivere con Alberto alle sue condizioni, non riusciva a dimenticarla.
In alcuni momenti le veniva in mente sua figlia Sabrina , la sua piccola e dolce cucciolotta e si vergognava di comportarsi in quel modo e di pensarla in quel contesto, e con rabbia cercava di allontanarla dalla sua mente per non sporcarne la purezza con il pensiero.
In cima alla scala, si senti ancora tirare per il collo e come una brava cagna, capì che si doveva
fermare. Il dottore suonò il campanello e subito seguì il rumore del portoncino che si apriva.
Sentì delle voci salutarlo con deferenza;” Buonasera dottore!” E lui ricambiare.
Era preoccupata, non poteva vedere chi ci fosse, ma si chiedeva cosa pensassero di lei quelle
persone e come mai non avvertiva nessuna esclamazione o sorpresa nelle loro voci nell’osservare arrivare una donna al guinzaglio di un uomo, era come se fosse assolutamente normale. Come se lei non esistesse…. o peggio… come se la considerassero davvero una cagna.
Con un altro strattone, il dottore seguito da sua moglie Elvire e da Alberto la portò avanti e dopo aver attraversato dei tendoni, Daniela sentì un’altra voce diversa dalla prima ma sempre
Ossequiosa dire: “Ben tornato dottore!” …. Fecero ancora pochi passi ed entrarono in una sala dove avvertì un brusio, del vociare di sottofondo. Attenta cercava di capire dai bisbiglii dov’era e quante persone ci fossero.
Non potendo visualizzare… iniziava a odiare quella maledetta benda che la estraniava dal mondo circostante.
Avvertì sagome di corpi maschili e femminili caldi e profumati sfiorala nella confusione.
Il dottore la guidò impartendole gli ordini sulla direzione da prendere senza farla inciampare
attraverso il suo tirare o allentare il guinzaglio, dandole la direzione e la portò davanti a un
divano. Strattonò ancora il guinzaglio in basso e Daniela sentendo il collare tirare in giù pensò che doveva sedersi e abbassandosi lo fece.
Ma lui con uno strattone più forte la tirò ancora più giù, facendola cadere in ginocchio sulla
mouquette.
“Cuccia!!” Lo sentì dire forte:” Cuccia qui! Si accovacci ai miei piedi e appoggi la testa sulle mie
gambe.“ Ripetè la voce del dottore dandole una carezza sul capo.
Daniela capì di doversi accovacciare ai suoi piedi e ubbidiente esegui, mentre lui soddisfatto
l’accompagnava ad appoggiare la testa sulle sue gambe.
Lei rifletteva su cosa avrebbe pensato la gente nel vederla in quello stato, ubbidiente, docile e
sottomessa, all’umiliazione che provava e all’oltraggio che subiva in quella condizione, lei, una
donna stimata e rispettata da tutti, anche temuta direttrice di banca.
Pensava a sua madre e soprattutto a sua figlia Sabrina se l’avessero vista in quella condizione o se solo avessero saputo… guai.
All’improvviso sentì un’altra mano diversa da quella del dottore accarezzarle i capelli ed il viso, la riconobbe dal profumo di chanel e dalla nodosità delle dita, era quella viscida e ossuta di Elvire che seduta a fianco di suo marito, il dottore la accarezzava come se fosse una cagna vera.
Ormai era presa da quella situazione, incapace e nolente di reagire, passiva subiva tutto con un pizzico di piacere interiore e carnale, vergognandosi terribilmente di se stessa nel provarlo.
Nel suo viso Daniela seppur bendato, faceva trasparire tutto il disagio ad essere in quella
posizione.
“Dove siamo?”Avrebbe voluto chiedere, ma non riusciva ad aprir bocca in un misto di timore e
rispetto verso di Lui.
Ascoltando intorno a se stava maturando la certezza di trovarsi in una sala d’albergo o una sala da ballo, anche se il rispetto che il personale dimostrava al dottore le appariva strano.
Un profumo intenso, dolce e buono, avvolgeva il locale, l’atmosfera era ovattata e la musica di
sottofondo erotica e sensuale.
“E’ tutto pronto quello che vi ho chiesto Antonio?” Sentì dire.
“ Certo dottore, stanno finendo di fissare le corde!” Rispose la voce ossequiosa.
“Le corde ??” Si chiedeva Daniela pensando di dover dare un altro spettacolo di esibizione come quello forzato dato mesi prima .
Le domande si moltiplicavano nella sua mente e non riusciva ad immaginare nulla.
Solo il fruscio e il brusio di gente che si muoveva, parlava, rideva.
All’improvviso sentì le voci diminuire di intensità e anche i rumori attenuarsi.
“E’ tutto e pronto dottore!” Disse una voce diversa dall’uomo che aveva davanti.
“Grazie!”Sentì rispondere al dottore.
Si chiedeva dove fosse finito Alberto, visto che lei sentiva vicino a se solo il Dottore e sua
moglie Elvire.
A un certo punto il dottore, tirò lentamente il guinzaglio, facendole capire che doveva alzarsi e
seguirlo, lei ubbidì e passando dal centro del locale la tirò , verso una porta. Avvertì il calore della sala e i rumori attutiti dalla lontananza di quelle persone. Avrebbe voluto girarsi, strapparsi la benda e fuggire, ma non ne aveva il coraggio ne la voglia di farlo… .
Lì tutti ora, avrebbero guardato quell’uomo che portava una donna bendata al guinzaglio.
Il dottore camminò sicuro davanti a lei e la portò oltre la porta, con lei che lo seguiva come una cagnetta dietro il padrone trattenendo il respiro e ancheggiando come una sgualdrina per via dei tacchi alti.
Poi prendendola per mano la informò:” Ora che siamo qui, si prepari per lo spettacolo!”
“Che spettacolo ?” Chiese confusa e intimorita Daniela.
“Tra poco lo vedrà!” Rispose il dottore.
Lei si sentì un tuffo al cuore:” Che voleva fare?”
Trattenne il respiro, mentre lui si preparava orgoglioso di sfoggiarla e di stupire quel pubblico depravato come lui, esibendo una bella signora borghese matura.
I loro passi risuonavano nel vuoto, entrarono in una stanza adiacente, Daniela sentì nel camminare i suoi tacchi battere sul pavimento di legno, immaginò che fosse parquet.
“Resti qui, torno subito.” Le disse il dottore con voce decisa allontanandosi e lasciandola sola in mezzo alla stanza.
“La prego dottore! Non mi lasci qui, ho paura.” Supplicò Daniela.
“Torno subito, non deve mai aver paura con me se ubbidisce e fa quello che le dico.” Rispose con ironia allontanandosi.
Sfilò la mano dal guinzaglio lasciandolo penzolante sul corpo e lo sentì allontanare.
I minuti in quel buio forzato passarono lenti. Solo il silenzio e lo scuro, fino a quando non sentì dei passi veloci che rallentarono subito dietro di lei.
Era il dottore.” Meno male che è tornato! “Esclamo d’impeto.
“Shhhh !!!…Non parli! Non deve avere paura, venga con me.” Le disse riprendendola per il
guinzaglio e accompagnandola nuovamente dove c’era il brusio e il vociare, capì di essere di
nuovo al centro della sala .
Mentre era ferma, sentì delle corde scendere dal soffitto e come ragnatele sfiorarle il volto, distinto le schivo spaventata, mentre le mani di lui si appoggiavano sulle sue spalle ad accarezzarla fino ad arrivare alla chiusura della lampo sulla schiena, tirarla giù veloce ed aprirla.
Daniela cercò d’istinto di girarsi, ma lui la bloccò per le spalle.
“ Deve fidarsi di me dottoressa o preferisce che la chiamo direttrice? Oppure vuole andare via?” Bisbigliò.
Sarebbe scappata via… voleva scappare via… ma voleva anche provare, sperimentare l’adrenalina che avvertiva, soddisfare le sue eccitazioni e accontentare il suo uomo, Alberto, e si sentiva infervorata anche lei.
Fece una lunga e lenta inspirazione ed espirazione e cercò di rilassare i muscoli, mentre il dottore iniziò a spogliarla piano.
Cercò di non ascoltare nulla. Sentì le sue dita secche e lunghe far scorrere piano la cerniera fino in fondo ai glutei e subito dopo le sue mani appoggiarsi nuovamente sulle spalle, che tirando di lato e in basso le spalline, fecero scivolare il vestito via del corpo a terra.
“ Ha la pelle d’oca! “ Sussurrò sarcastico il dottore.” Sarà per il freddo, la tensione o perchè è
eccitata?”Chiese sorridendo.
Daniela non rispose, restò in silenzio.
Il dito scarno e ossuto che le percorreva il braccio le faceva increspare ancora di più la pelle.
“Resisterà vero?” Le chiese.
Era una domanda che aveva già una risposta e lo sapevano entrambi. Era un modo per ribadire le loro posizioni. Il suo comandare, dominare e il donarsi e sottomettere di lei.
“Si…!!” Sussurrò Daniela sottovoce.
Oramai era senza vestito, lasciato cadere giù ai piedi. Sentì le sue dita trafficare sulla schiena nella chiusura del reggiseno traforato e sganciarlo, sfilando sulle braccia le fini spalline ricamate e di conseguenza facendo fuoriuscire le sue mammelle, belle, gonfie e pallide, con i capezzoli eccitati, turgidi e dritti.
Una esitazione di paura si impadronì di lei. I muscoli le si irrigidirono al pensiero che sarebbe
rimasta bendata e nuda. La sua mente aveva appena accettato di rimanere in lingerie e già doveva passare ad accettare il pensiero successivo…di restare nuda davanti al brusio e al vociare.
D’improvviso avvertì le sue mani vecchie sulle cosce, liberare a uno a uno i gancetti a pinza delle otto giarrettelle elastiche del reggicalze di pizzo nero.
Le sembrava ci mettesse un’eternità nel farlo, sperava finisse tutto presto.
Le tornavano in mente anche se non voluti i suoi vecchi pensieri, la sua vecchia morale borghese.
Era bello vederla combattere interiormente, tra la vergogna e l’umiliazione e tra il desiderio e l’eccitamento, sostituendo la sua rispettabilità con la volontà di accettare il nuovo, la
depravazione e l’ubbidienza, allontanando la sua vecchia inaccettabile educazione conformista .
Era proprio nei movimenti del suo corpo, nei respiri che lui lo percepiva e proprio per questo i suoi movimenti erano lenti, lentissimi, per assaporarele sue emozioni, assorbendo tutti i conflitti dentro di lei facendoli suoi, se ne cibava e ne godeva… si rigenerava.
Rimossa la fascia merlata del reggicalze che cingeva la vita, accucciatosi ai suoi piedi le slacciò la fibbia delle scarpe e alzando il piede per sfilarle, Daniela perse l’equilibrio, aveva bisogno di un appoggio e allungò le braccia in avanti appoggiandosi alle sue spalle.
Non immaginava che scendere dai quei tacchi altissimi le avrebbe dato così sollievo.
Le calze velate non più tenute per le balze dal reggicalze, scivolarono via dalla coscia verso il
basso, facendole sentire il freddo piacevole dell’aria e della tensione sotto i piedi e sulla carne
pallida del corpo.
Tolte le scarpe e le calze, le mani del Dottore sempre accucciato davanti a lei si appoggiarono sui fianchi , prendendo tra le dita l’elastico alla vita , facendo scivolare giù gli slip di seta nera
trasparenti, molto sgambati, lavorati con ricami di pizzo traforato sulla seta .Mostrando a tutti i presenti la lunga fessura della sua figa matura depilata, stretta tra due grandi labbra vaginali
sporgenti, invitandola battendo con la mano sul piede ad alzarlo e toglierlo prima da una parte e poi dall’altra e prima di rialzarsi, le rimise le scarpe con il loro tacco altissimo.
Daniela senti un fruscio intorno a se, qualcuno che raccoglieva i vestiti e li portava via.
Era nuda completamente, indifesa, con il suo corpo maturo e pallido sotto le luci, il collo da
cigno fasciato dal collare di cuoio nero da cagna, dove all’occhiello brillava la medaglietta ai
movimenti del capo. La figa rasata mostrata ai bagliori e agli sguardi di tutti i presenti, e lei lottare contro l’istinto e la voglia di coprirsi con le mani o tenere le braccia forzatamente lungo i fianchi come le aveva ordinato il Dottore.
La musica, sembrava una sequenza ipnotica che entrava nella mente e la stordiva, davanti a lei
qualcuno le prese le mani e le congiunse legandole tra loro per i polsi, poi prese una grossa corda che pendeva dal soffitto e la legò tra loro, tirandola su e lasciandole le braccia tese in alto.
Al dottore fu dato un frustino da cavallerizzo, di quelli morbidi, per non segnarla molto sulla
pelle essendo molto chiara e delicata e iniziò a batterla sulle natiche.
A volte i colpi erano violenti, altri meno e il frustino le sibilava intorno.
“Ahh!!…” Un urlo di dolore che Daniela non riuscì a trattenere le uscì dalla bocca quando la prima frustata la colpì sulla schiena.
“Non deve urlare!… Mi vuol far fare brutta figura?” Le disse il dottore .
La consapevolezza che quella era stato un percossa precisa e che lui non aveva voluto colpirla
forte lo capì dal modo in cui glielo aveva data.
Il secondo colpo non gridò, trattenne il dolore mordendosi le labbra, ed era perversamente
orgogliosa di averlo fatto, di esserci riuscita, ma sapeva anche che lui avrebbe continuato a
colpirla.
Un’altra percossa più forte delle precedenti la colpì in mezzo alla schiena e al contatto del cuoio bruciò la pelle pallida e calda lasciandole il segno , ma trattenne nuovamente il lamento, restando tesa e attenta, pronta ai prossimi colpi.
Altri ne arrivano ma non riuscì a trattenersi e dalla sua bocca uscirono gemiti di dolore e
sofferenza . Iniziò a piangere, a supplicare il Dottore di smettere. Si morsicò ancora le labbra dal dolore, ma lui continuò eccitato a batterla, facendola contorcere e ballare penzolante alla corda.
I colpi sulla schiena e sulle natiche erano dolorosi e non le davano il tempo di pensare alla
sofferenza, ma di concentrarsi per cercare di prevedere dove e quando sarebbe arrivato il
prossimo.
Il suo dorso e le sue natiche erano ormai piene di striature rosse, era indolenzita ovunque e con le lacrime agli occhi cercava di serrava le labbra per non gridare.
Si rese conto dalla tensione di aver stretto forte tra le mani le corde di cui era legata e appesa al soffitto e che si stava aggrappando a loro per non cadere a terra. Le gambe non la reggevano
più…era tesa e piangente.
Sentì i passi del Dottore che si avvicinò bisbigliando:” Ora basta! E’ stata brava! Passiamo ad
altro!” Mentre lei soffiava faticosamente per le sferzate ricevute, approfittando di quei momenti di pausa per cercare di respirare normalmente.
Restò penzolante ad occhi chiusi.
Ora che non doveva stare attenta alle percosse che arrivavano ,sentiva le natiche e la schiena
bruciante e indolenzita. Non sapeva quante volte era stata colpita. La sua mente era vuota , ma
immaginava la sua schiena come un tessuto bianco zebrato di rosso.
Alberto ed Elvire assieme a quella clientela perversa assistevano attenti ed eccitati alla sua
iniziazione pubblica.
Non si aspettava che il braccio del Dottore la circondasse per la vita e le sue dita cercassero il
sesso per introdursi nella fessura e frugarle dentro, pubblicamente.
Dopo essere stata penetrata dal suo lungo dito medio, non senza un brivido di ribrezzo e piacere, quando lo tirò fuori subito dopo sentì esclamare:
“E’ bagnataaa!!… Le è piaciuto essere battutaaa ! …Ha godutooo!!” Facendo partire uno scroscio di applausi tra un vociare di commenti.
Daniela sentì la voce del Dottore dietro lei.
Cercò di girare la testa indietro d’istinto per capire cosa avesse ancora in serbo per lei quel vecchio medico depravato.
Lui avvicinatosi di nuovo fece scorrere il frustino sulla sua pelle increspata, spaventandola ed
eccitandola, non conosceva le sue intenzioni e ne aveva paura e sussultando lo supplicò di non
percuoterla.
“Lei dottoressa è una preda troppo allettante per non approfittare!” Disse, colpendola con il
frustino seccamente sul suo sesso dischiuso, luccicante di umori.
“Lei è un’avversaria ambita, difficile da domare e la sua capitolazione e sottomissione è un premio
al suo antagonista.”
Daniela urlò scuotendo la testa, quel colpo sulle labbra della figa le aveva fatto male diffondendo il dolore per tutto il corpo, facendole sussultare e ondeggiare il seno e il corpo appeso alla corda.
Freddamente il Dottore le colpì più volte le cosce e il loro interno, per poi battere sulla figa,
percuotendola con il terminale piatto del frustino sul clitoride fino a farglielo gonfiare, come se fosse titillato.
Quella percussione cadenziata stimolava il suo clitoride che iniziava a infondere calore e piacere alla sua figa oltre che dolore.
La pelle rosea del sesso divenne rossa dove venne battuta. La figa indolenzita le bruciava,
contorcendosi gridò il suo dolore inutilmente.
Le sue contorsioni appesa alla fune, viste dal pubblico davano ai movimenti le sembianze di una danza erotica.
Continuò a lamentarsi , anche dopo che le percosse sulla vulva cessarono.
Solo a quel punto il Dottore le infilò le dita nella vagina con brutalità e lei gemette impotente
davanti a quella mano, a quelle dita nodose e senili che la violentavano impietose mentre osceni brividi di piacere le scuotevano il bacino facendole stringere le cosce.
Il suo foro vaginale vergognosamente venne esibito ai clienti, i quali poterono scorgere le dita del dottore entrare nella sua figa, risucchiate dall’apertura del suo sesso bagnato, il tutto con osceni rumori di sciacquio. E più i rumori erano osceni…più lei godeva… .
Subì quell’umiliazione, con vergogna e agitazione interiore, eccitata e turbata da piccoli orgasmi continui che contorcendosi tutta, la lasciarono stremata penzolante alle corde …disfatta.
Ora che le sue dita erano dentro di lei lo sentiva accarezzare le pareti. Sentiva i suoi umori caldi diffondersi e sentì il piacere renderla molto sensibile alla manipolazione.
Alle dita di lui, esperto ginecologo, bastarono pochi attimi per farla gemere e godere.
“Ci faccia sentire come gode dottoressa!” Esclamò.
Le sue dita toccavano e giocavano con le pliche vaginali, stimolavano la parte pubica superiore
accarezzando il punto G, dandole orgasmi meravigliosi, si trastullavano con le grandi e piccole
labbra e il suo clitoride, continuando a gonfiarlo e a eccitarlo facendole allargare le cosce per
riceverle di più.
Avrebbe voluto godere in silenzio… non gemere, ma lui con esperienza e capacità continuò a
masturbarla più velocemente, più violentemente, fino a farla esplodere nel piacere, facendole
perdere zampilli di urina come eiaculazione tra applausi viziosi del pubblico e ascoltando i suoi gemiti ,eccitato continuò di più facendola fremere e ansimare.
Il dottore non smise nemmeno quando avvertì il suo orgasmo contrarre le pareti vaginali e le
labbra della figa, stringendogli le dita, colandogli il piacere nella mano bagnata d’urina.
La mente di Daniela seguiva i movimenti delle dita e ne prendeva solo il piacere. Ci mise poco a dimenticare il dolore provato e la vergogna subita per non aver saputo trattenere l’urina in quegli attimi di massimo e intenso piacere, quando gli sfinteri uretrali si rilasciarono involontariamente sotto acme del piacere, lanciando zampilli intermittenti tra la sua esclamazione di godimento.
Quell’ooooooooooooooooooohhhhhhhhhh!!!! Orgasmico che si unì alla musica per giungere alle orecchie dei presenti.
”Diooo… che vergogna!”Pensò. Per un attimo benedì di essere bendata , di non poter vedere , in quel momento era come non essere vista per lei.
Sentì le dita del dottore continuare a danzare, sfiorarle la carne viva corallina dentro la vagina,
cercare il piacere e lei assecondarle adeguandosi, seguendone il ritmo e… favorendolo gemendo.
Godeva ansimando veloce… .
Nella sala ci fu un nuovo applauso, lo scroscio del battito di mani fu forte accompagnato dal
vociare caldo.
Sentì le sue dita uscire da lei e sfiorarle la pelle, toccare con i suoi umori le arrossature lasciate dai colpi di frustino.
Le dita calde e bagnate del suo piacere sembravano darle sollievo.
Le passò la lingua sulle guance, leccandole ,lasciando una scia di saliva.
Erano ancora bagnate dalle sue lacrime saline.
“ Mi eccitano. Lo sa? ” Le disse continuando a leccare.
Daniela percepì il suo sesso eretto sfiorarle la gamba da sotto la stoffa dei pantaloni.
Il Dottore la baciò in bocca e lei pur opponendo resistenza, sentì la sua lingua forzare le labbra e i denti, penetrare incontrandosi con la sua, avvertendo la viscida saliva, calda , abbondante, senile unirsi alla sua in un bacio perverso.
“Per ora abbiamo finito.” Disse staccandosi dalle sue labbra.
Sentì le sue braccia abbassarsi lentamente assieme alla fune e delle mani slegarle le corde ai polsi e liberarla.
Era indolenzita e tesa, si massaggiava sui segni lasciati dalle corde strette per tanto tempo.
“ E’ stata brava dottoressa! Più di quanto credevo, l’iniziazione è incominciata e mi sono reso
conto che lei è predisposta a diventare un ottima soumise.”
Intimorita e confusa farfugliò:” Come predisposta? Che significa?”
“Lo capirà!… Lo capirà!… Vedrà!” Rispose il dottore.
Avvicinò le mani sulla nuca per toglierle la benda.
“E’ pronta?” Chiese.
“Pronta a cosa?” Sussurrò Daniela
“ A guardarsi intorno !”Rispose lui: “Ci sono i suoi ammiratori.”
“Cosa significa? “ Domandò .Non capiva ,ma annuì senza nemmeno sapere il perché.
Sentì le dita del Dottore toglierle il raso nero sugli occhi.
Una luce fortissima e violenta la colpì, d’istinto portò la mano agli occhi per ripararsi dalla luce, l’accecava. Sentiva il brusio della gente . Con gli occhi coperti, aprendoli lentamente a fessura iniziò ad abituarli alla luce e a vedere, dapprima sfuocato poi sempre più nitido.
“Sono orgoglioso di lei dottoressa, ha dimostrato a me ad Alberto e a loro cosa significa
appartenere a qualcuno.”
Sentì le sue parole ma non volle capirle. I suoi occhi non riuscivano ancora a mettere a fuoco bene quello che vedeva davanti a lei. Tavolini , luci, gente seduta ,sentiva voci e musica.
Quando abbasso il braccio dal viso, ormai abituatasi alla luce, partì ancora un applauso, lungo e forte, era sconcertata nel vedere tutta quella gente, ma più che a vederla, a pensare che avevano assistito a tutto quello che aveva subito.
D’istinto cercò di coprirsi con le mani il pube e il seno, ma oramai era inutile, tutti avevano visto le sue intimità.
Scorse Alberto, seduto a un tavolino in seconda fila con Elvire, intuì che anche loro avevano
assistito a quello spettacolo osceno e che lui, il suo uomo, il suo amore, seduto accanto a quella
vegliarda depravata, l’aveva lasciata frustare da quel vecchio medico senza intervenire.
Alberto le sorrise, pareva che fosse fiero di lei e anche Elvire le sorrideva compiaciuta.
Si guardò i segni sui polsi, i segni rossi sulle cosce e sul seno.
La sua figa bagnata dal piacere brillava al riverbero delle luci della sala, mentre l’umore le colava internamente alle cosce.
Non si sentiva più le gambe. Tutti i suoi timori ora erano cessati… restava il suo imbarazzo, la sua vergogna e l’oltraggiosa umiliazione subita… era nuda sui tacchi, con solo un collare nero di cuoio al collo ,ma le sue nudità in quel momento per lei erano in secondo piano, ma presto sarebbero nuovamente state al centro dell’attenzione dei presenti.
Si voltò a guardarsi attorno, non c’era più il dottore, era sparito.
Contemporaneamente entrò una entraineuse, che rivolgendosi ai clienti con un inchino esclamò:
” Bonsoir madame e monsieur! La nuit et le jeu continue avec la nouveau madame soumise.”
Ripetendo in Italiano:” Buonasera signore e signori! La notte e il gioco continuano con la nuova signora sottomessa.”
E si allontanò facendo un altro inchino al pubblico indicando con il braccio teso Daniela.
Era finito lo spettacolo bdsm di iniziazione, ora continuava quello pornografico.
Ferma e tesa al centro della sala, Daniela ebbe un sussulto quando sentì due mani che le
accarezzavano i fianchi e quel medico perverso dietro lei aderire al suo corpo segnato, dandole un senso di sollievo alle frustate, sentendo il suo sesso, duro e senile spingere contro il suo solco gluteo.
Il calore che emanava il corpo profumato del dottore appoggiato al suo era di benessere e le sue mani leggere e ossute, le percorrevano la pelle regalandole piccoli brividi .
Le sue dita presero i capezzoli turgidi e li sfregarono stimolandoli, facendoli gonfiare di più .
Daniela sentiva la sua erezione e i suoi movimenti d’eccitazione dietro lei farsi più violenti. Il suo respiro caldo sul collo e i capezzoli tirati fino al suo gridare.
“Shhhh “ Le sussurrò all’orecchio il dottore , mentre con le dita stringeva di più.
“Adesso giochiamo a viso scoperto dottoressa, voglio che si guardi intorno e che guardi negli
occhi quel pubblico maschile e femminile che la sta osservando libidinoso quando la farò godere.”
Le gambe le cedevano, credeva di vivere un incubo:” Ma non le basta quello che mi ha appena
fatto!” Pensava.
Lui accorgendosi del suo cedimento la sorresse, mentre Daniela confusa sentiva nuovamente il piacere sotto forma di calore , arrivare alla figa.
“Piccola cagna! “ Esclamò il dottore, senza che lei reagisse a quella affermazione.
Vide il dottore togliersi gli anelli portandoli da sua moglie e Alberto, soffermandosi a
chiacchierare un poco con loro sorridenti.
Le luci al centro della sala erano luminose e calde e la musica era erotico-sensuale, da nightclub.
Il dottore era eccitato nel vedere quella borghese matura, così altezzosa e sicura di se nella vita di tutti i giorni, nuda al centro di quella sala assoggettata ai suoi voleri.
Daniela capì che l’unica cosa che interessava al dottore era sottometterla e aveva paura di cedere a quella sudditanza, paura che non ne sarebbe più uscita e che se le fosse piaciuto, ne sarebbe restata prigioniera per sempre, vittima di quella perversione che le dava anche brividi di piacere.
Come stava accadendo.
Il dottore girandole intorno e accarezzandola, con una manovra sapiente gli infilò nuovamente il dito dentro la figa bagnata e dischiusa, lubrificata dai precedenti orgasmi e non faticò a inserire il secondo assieme al primo facendola sussultare.
“Ancora?” Pensò Daniela inquieta.
“ La farò diventare una depravata come me e mia moglie dottoressa…vedrà! E le piacerà esserlo. Diventerà una vera…Bourgeoise soumise! Non ci crede?” Le sussurrò.
“Sì, sì…” Rispose spaventata Daniela contorcendosi sulle dita che dentro lei la violavano
nell’intimo, socchiudendo di tanto in tanto gli occhi per il piacere e per estraniarsi.
“ Aveva perso ogni dignità e rispetto di sé. Il modo con il quale il dottore la stava umiliando
facendola godere davanti a un pubblico degenerato, aveva qualcosa di perverso che la turbava
profondamente ,ma che non riusciva a spiegarsi perchè le piacesse sentendosi attratta.
Le dita erano dentro lei. Con l’altra mano battendo fra le cosce gliele fece allargare, ora era nuda sui tacchi a gambe divaricate con quel collare di cuoio nero che risaltava di più sulla sua cute pallida.
“Tutta la mano!” sussurrò il dottore:“ Fino al polso. Sta entrando e so che lei lo vuole. E vero
che lo vuole?” Chiese perfido.
Lei negò scuotendo la testa cercò di resistere al desiderio di cedere le dita diventarono tre e subito dopo quattro, unite fra di loro e spingevano penetrandola con la mano dentro e questo le procurava vergogna,oltraggio e piacere.
“Nooooohhhhh! La prego!!” Farfugliò .quando sentì la mano diventare un pugno penetrala in
profondità mentre lui si chinava davanti a lei.
“Su! E’ inutile che si lamenti e si neghi, oramai è come una volgare battona da strada. Si lasci
andare a quello che il suo corpo invoca e desidera fin dall’inizio.”
Iniziò a muoverla come un grosso cazzo avanti e indietro su e giù come se fosse una esplorazione vaginale.
Senza tirare fuori la mano da dentro lei, le disse:
“ Sono sicuro che quello che vuole lei e un cazzo… un cazzo duro grosso e lungo dentro alla figa
che la chiavi incessantemente, è questo che vuole dottoressa? “
“Noooo… nooooohhhh… non mi toccchiiiii… basta la pregooo!” Gemette Daniela sull’orlo
dell’orgasmo mordendosi le labbra.
Il Dottore tolse la mano completa da dentro di lei ,lasciandole solo due dita, alzandosi in piedi.
Era bravo a eseguire esplorazioni vaginali, era la sua professione e specialità, era un ginecologo affermato e conosciuto, conosceva bene l’apparato genitale e riproduttivo femminile e tutte le sue particolarità, soprattutto la vagina e sapeva dove toccare, premere o accarezzare per dare piacere.
Molte sue pazienti durante la visita ginecologica godevano silenziose alle sue inutili manipolazioni esplorative e lui se ne accorgeva facendo finta di nulla, anche quelle incinta con il pancione, nonostante i mesi della gravidanza, sdraiate sul lettino con il marito o la madre dietro il paravento ad attendere, godevano in silenzio delle sue esplorazioni manuali o ai movimenti studiati dello speculum vaginale, pensando come le altre che fosse normale che ciò accadesse , mentre invece erano premeditate studiate e volute, frutto di manovre professionali asservite al piacere della sua perversione.
Vedendola gemere esclamò:
“ Guarda… guarda! Chi mai l’avrebbe detto che lei fosse così viziosa? Una signora borghese e
benestante come lei… basta sfiorarle la figa per farla godere. Dove vuole che tocchi ora mia
cara?” Le disse , spostando le lunghe dita all’interno della vagina.
“La mia… la miaaaa…” Non finì la frase mordendosi le labbra, cercando di trattenersi dai gemiti che volevano uscire da dentro di lei.
Ma perfidamente il dottore continuò:
“Vuole essere masturbata, è così dottoressa? Qui davanti a tutti vero?… Ma questa volta non vuole essere bendata, vuole essere libera di guardare ed essere guardata da quegli uomini e quelle donne libidinose.”
Daniela non rispose , mentre le dita del Dottore unite le riempivano completamente la cavità
vaginale, mentre il pollice lasciato esternamente le sfiora il clitoride gonfio ed eretto
massaggiandolo.
Tremava di desiderio mentre la sua figa si inumidiva sempre più di piacere e di umori.
Avrebbe voluto farlo smettere …ma non voleva, le piaceva.
Solo un:” Oooohhhhhh!!!” Uscì dalle sue labbra
Ansimava. Voleva che lui continuasse, anche se si sentiva umiliata, oltraggiata, offesa davanti a
quella gente perversa come lui e forse come lei in quel momento, che la osservava nella sua
intimità assieme al suo amato, Alberto, confuso tra loro.
Umiliandosi al limite, sotto la masturbazione di quell’uomo non resistette più ed esclamò
accalorata:“Ohhh… lei!…Lei è!… E’ un… !!… Ma non finì la frase che fu pervasa da un orgasmo.
“ Siiiii…! Continui la supplicooooo..! Continuiii!!!…” Esclamò, abbassando il volto e coprendolo
con la mano per la vergogna e cambiando in sensi di quello che voleva dire.
“Sa che cosa mi affascina di lei?” Le chiese il dottore con una voce sarcastica:” Il fatto che presto diventerà come me e come mia moglie Elvire,diventerà una di noi e non potrà più fare a meno di queste pratiche. Di essere battuta, maltrattata e sottomessa , ma anzi desidererà e cercherà che ciò avvenga”.
La voce volutamente ironica del dottore la irritava. Ma si sentiva come paralizzata da un fiotto di sensazioni contraddittorie, fra le quali dominava quella che lui la prendesse… la chiavasse
brutalmente lì nella pista. Ma non poteva dirlo, si vergognava era contro la sua moralità e
soffocava tutto dentro di lei… .
“Sì…!” Riprese il dottore con un sorriso cattivo continuando a muovere le dita nella vagina.
“ Sa dottoressa! Mi ha sempre affascinato quel suo modo di fare, pudico, di signora per bene,
donna integerrima e irraggiungibile, dedita solo al lavoro, alla famiglia e al suo piacere solitario.
Naturalmente prima che conoscesse Alberto.” Precisò ,continuando:” Che guarda con superiorità quelli che la circondano.” Daniela non rispose.
Intanto l’altra mano del Dottore le palpava le natiche e si insinuava nel loro solco profondo.
Daniela guardò il tavolino dove era seduto Alberto. Anche lui la stava osservando, annuendo con il capo in segno di approvazione.
“Ecco un altro foro che palpita di impazienza…” Disse il Dottore accarezzandole l’ano:”E’ ancora chiuso, verginale, ma presto lo apriremo!” Commentò verso i presenti.
“No, la prego!“ Gridò Daniela.
Lui gli posò l’indice sull’orifizio e spinse, mentre lei piagnucolando di vergogna cercò di stringere le natiche per fermarlo ma senza riuscirci, ed esclamò:
” Nooo! La pregooo ! Nonnn lìì!!… Si fermi! No, non voglio…!”
Non c’era niente di più umiliante per lei che farsi mettere il dito in culo da quel vecchio, era
umiliante ma, da quella umiliazione, nasceva suo malgrado un piacere indicibile. Si inarcò, con
quattro dita della mano nella figa, le mammelle pallide e grosse che sussultarono assieme alle cosce tremanti.
Dopo averla profanata, lui ritrasse il dito di colpo, quasi deludendola:” Mmmhhh…perchè ?” Disse lei:“ Perché fa questo?“
“Non è questo che vuole dottoressa?…. Essere manipolata, masturbata, chiavata? …In una parola solo… sottomessa?”
Daniela era rossa dalla vergogna, quell’uomo continuava a chiederle se voleva essere chiavata,
senza nessun ritegno e rispetto per lei, davanti a quel pubblico depravato.
Lei continuava a guardare Alberto, con la speranza che intervenisse, il cuore le batteva fortissimo, era agitata e in tachicardia e in alcuni momenti si sentiva girare tutto attorno.
E mentre le sue dita si muovevano dentro la figa, un suo mugolio strappò al pubblico, soprattutto quello femminile, una salva di risate. Gli invitati si godevano lo spettacolo. Non era da tutti i giorni vedere una donna orgogliosa e superba come Daniela, domata e sottomessa dal dottore.
Il dottore tolte le dita dalla sua figa, sbottonò i pantaloni, mostrando a lei e al pubblico il suo
cazzo senile e duro, probabilmente dovuto a un’erezione artificiale, a qualche pastiglia azzurra presa in precedenza. Ma poco importava a quella gente in che modo gli fosse venuto duro.
“E’ proprio questo che vuole, non è vero dottoressa?” Insistette.
Lei rimase in silenzio, privata completamente del suo orgoglio, la testa vuota. L’idea di essere presa ancora dall’uomo che odiava e la umiliava, la ripugnava, ma la eccitava anche e lo desiderava.
In preda a una eccitazione lussuriosa si torceva lascivamente, senza ritegno, per cercare di impalarsi sul fallo che lui strusciava lentamente sulla coscia e sulla fessura del suo sesso, senza penetrarla.
Si levarono delle grida maschili e femminili dalla penombra del pubblico:
“Sì, è questo che vuole, la porca! …Falle vedere quanto vali Angelo…!”
Urla isteriche che salivano al soffitto unendosi alla luce, alla musica e al caldo della sala.
“Vuole che la infili… fino ai coglioni. Che la spacchi… .”Urlò una voce in fondo, seguita dal
risolino e dalle espressioni schernite delle signore presenti.
Lui infilando l’indice nell’occhiello del collare la fece abbassare, tirandola giù fino a farla
inginocchiare davanti a lui e spingendola sulle spalle a sdraiarsi con la schiena sulla moquette.
Slacciò la cintura dei pantaloni e li lasciò cadere alle caviglie, seguiti dai suoi larghi boxer, si
inginocchio tra le sue gambe , le allargò e strisciò più volte la sua cappella grigia e dura sulla sua fessura carnosa e depilata, premendo forte al centro di essa e spingendo.
Lei lo sentì penetrare in lei e piantarsi profondamente nel suo ventre. Il cazzo lo conosceva, non era grosso se paragonato al fallo di Alberto, ma Daniela già eccitata dalla serata, dalle frustate e dalla manipolazione vaginale a sentirlo muovere dentro cominciò ad agitarsi come impazzita, incurante che decine e decine di persone la stavano osservando.
Senza pudore partecipava muovendo il bacino al ritmo di quell’amplesso, sotto gli occhi dei clienti, ma sopratutto del suo uomo Alberto e di Elvire ,la moglie del dottore che la osservavano attenti.
“ Vedo che le piace! Che gode dottoressa! Dove è finita la sua superbia e moralità?” Disse il
dottore proseguendo:” Lo sa che decine di uomini e donne la stanno osservando?”
Ma non rispondeva .In compenso eccitati lo incitavano dal pubblico.
“Sì… sì… fino in fondo alla figa Angelo… falle vedere come facciamo godere noi anziani le
signore snob.” Urlò una voce amica tra le altre che gridavano da più parti.
“E’ così che le piace?… Essere chiavata da un anziano? Ne gode a sapere che sono vecchio e
perverso, non è vero, dottoressa? In fondo… tutto è piacere, anche le frustate che ha ricevuto e che le bruciano ancora sulla pelle.” Le disse.
Le sue parole erano accompagnate da una serie di colpi di reni che spingevano il cazzo e lasciavano Daniela ansimante di piacere .
Un:” Si!” Soffocato le uscì dalle labbra ad ogni colpo di cazzo che faceva battere gli inguini del
dottore sulla vulva sfregandole il clitoride sui peli grigi e i coglioni pendenti sul perineo
eccitandola e inondandola di sensazioni incredibili.
Le sue dita affondavano nelle mammelle bianche e morbide, le stringevano forte, facendo risaltare di più i capezzoli, rosa, gonfi e duri.
Daniela si accorse che il suo corpo reagiva al dolore procurandole brividi profondi, sconosciuti, irrefrenabili per lei, più delle frustate ricevute sul corpo e sulla vulva. Scuotendosi tutta, propagava quelle sensazioni di dolore piacevole alla vagina oltre che al seno.
Sembrava che avesse i capezzoli enormi e incandescenti, mentre cominciava a gemere dal
piacere .
All’improvviso chiuse gli occhi e d’istinto abbracciò il corpo magro e senile del Dottore,
desiderandolo, stringendolo a se, avvinghiandosi e allargando di più le gambe per ricevere meglio il suo cazzo; venendo scossa da un terribile orgasmo, più psichico che fisico, mentre lui tirandolo a differenza di poche ore prima che le eiaculò dentro, lo tirò fuori dalla figa, riversava poche gocce del seme vegliardo sul suo ventre adulto, nello stesso istante che lei godeva, con un getto di sperma vecchio, viscido, filante e bollente.
E ritrovando tutta la sua freddezza e superiorità, esclamò sarcastico:
“Sì, non ci sono dubbi. Tutto ciò le piace moltissimo dottoressa! Ne sono felice per lei.”
Subito si sentì tra il brusio un’altra voce commentare:
“Certo che le piace è una puttana, altro che dottoressa o signora… è una bagasciaaa!!”
Daniela sdraiata a terra, stordita dal piacere con ancora sul ventre il suo sperma caldo ignorò
quell’insulto volgare limitandosi a tirare fuori la lingua ed a leccarsi le labbra.
Un istante dopo, mentre era ancora a terra, distratta e assorta in altri pensieri, ebbe come un colpo al cuore.
Si sentì ancora prendere da due mani forti e allargare le gambe e uno sconosciuto infilarsi tra loro , sentì ancora un cazzo duro più grosso di quello del dottore cercare di infilarsi tra le labbra della sua figa. Ebbe solo la reazione di dire:” Ma che fa!…Chi è lei?” Che quell’uomo fu sopra di lei spingendo il cazzo contro la figa.
Era più duro di quello di prima e quando la penetrò tutto dentro di lei, sentì che era anche più
grosso e diverso per forma.
“Ma che fa! Che fa!” Esclamò ancora:” Come si permette! Chi è lei? Non voglio più… .” Mentre quello sconosciuto iniziò a possederla.
Dentro i suoi pensieri lottava. Un conto era farlo con il dottore con il consenso di Alberto, ma
questo chi era? Un cliente? Uno spettatore?… Ma davvero l’avevano presa per una puttana?” Si
chiedeva.
Cercò di resistere, ma fu sopraffatta dalla forza dell’uomo che iniziò subito a chiavarla brutalmente con foga.
“Nooo! Nooo!” Esclamò , con sussulti di dignità e piacere, ma ancora il piacere si stava
impadronendo di lei, contro la sua volontà.
Lo sentiva muovere in vagina, arrivare all’utero, e godeva… .
“Lo senti! Lo senti! Come ti riempie bene la figa, puttana? Lo senti tutto, non è vero? Senti i
rumori che fa entrando e uscendo?”
La sua vagina, per via delle manipolazioni e delle dilatazione si era riempita d’aria e in
quell’amplesso brutale, spingendo dentro con forza il cazzo, lo sconosciuto comprimeva l’aria , che cercando una via d’uscita tra le labbra vaginali e il grosso pene, provocava rumori sconvenienti, corporali simili a quelli anali, piccole scoreggette.
A disagio e piena di vergogna per quel rumore volgare che usciva da lei a ogni spinta, Daniela
sussurrò no..no..no!… Diooo che vergogna, in un misto di piacere e sconcezza.
I coglioni dell’uomo battevano contro il suo perineo mentre quel grosso cazzo duro la penetrava fino alla cervice. L’uomo la chiavava con piccoli movimenti rapidi e profondi, in modo diverso da prima e Daniela godette per una seconda volta ,avendo un altro orgasmo molto rumoroso.
L’uomo come aveva fatto il dottore precedentemente, estrasse il cazzo e riversò il suo piacere sul ventre, ma questa volta in modo brutale e molto più abbondante, facendoglielo massaggiare con la mano in quel momento di piacevole assenza mentale da parte sua.
Subito dopo arrivò un altro e si sdraiò sopra di lei e prima che realizzasse cosa succedesse gli mise anch’egli il cazzo nella figa larga e lubrificata, più duro e più grosso dell’altro.
Capì che la stavano chiavando a turno, come se fosse una vera puttana vera. C’erano molti uomini che alzandosi eccitati si mettevano in fila in attesa di infilare il loro cazzo nella sua figa slargata di Daniela, mentre le loro mogli guardavano sorridenti ed eccitate lo spettacolo.
Alcuni più provveduti si preparavano mettendosi il preservativo.
Sconvolta da ciò che le stava subendo, cercò di dibattersi, di alzarsi, ma due mani la tennero per i polsi sdraiata con la schiena a terra, non consentendole alcun movimento se non quello di muovere e allargare le gambe. Mentre quello di turno iniziava a chiavarla con gran foga.
Sembravano un branco di cani in calore che aspettava il turno per violentare e montare la loro cagna, con i loro visi sudati, gli sguardi sconvolti dall’eccitamento e il fiato di alcuni che esalava alcol. Qualcuno eccitato preferendo non aspettare, si masturbava sopra di lei guardandola, riversando la sua sborra addosso, altri inginocchiandosi vicino facevano lo stesso sul viso o sul seno.
Non le pareva vero quello che accadeva, le sembrava di vivere un incubo, gridava :” Nooo!… Noooooo!!!” Ma loro continuavano e non era possibile quello che le succedeva, chiavata di seguito da sconosciuti e oltraggiata da altri che si masturbavano riversando il loro piacere su di lei, peggio che se fosse una vera puttana.
Piangeva, ma non poteva impedirlo, sentiva arrivare sul volto fiotti di sperma che le colpivano il naso, le labbra, gli occhi e i capelli e malgrado l’orrore di ciò che le capitava, il piacere saliva
sempre più forte nel suo ventre. L’uomo tirandolo fuori dalla figa eiaculò sulle sue cosce e subito un altro con il preservativo lo sostituì prendendo il suo posto e riprendendo a chiavarla con inaudita brutalità. Daniela venne travolta da un piacere perverso.
Al termine venne aiutata ad alzarsi dalla stessa entraineuse che l’aveva presentata, era stravolta offesa, oltraggiata, piangente con il corpo pieno di schizzi di sperma, perfino sul collare.
Sentì la voce del Dottore esclamare:” Le è piaciuto dottoressa?… In inglese questa pratica sessuale si chiama gang bang ed è molto eseguita nei nostri ambienti, piace molto alle nostre mogli borghesi praticarla. Non è un orgia!” Preciso continuando:” Si differenzia da essa, ovvero dal sesso di gruppo di cui costituisce una variante, perché la relazione è uno a molti, nel senso che il soggetto protagonista della gang bang, Lei in questo caso dottoressa, è al centro dell’attenzione di tutti gli altri partecipanti. E’ una specialità molto raffinata, anche se a prima vista non sembra. Come pure l’eiaculazione ripetuta sul suo corpo da uomini sconosciuti che si masturbano, anche questa dottoressa è una specialità sessuale raffinata, desiderata dalle nostre signore perbene e benestanti, si chiama bukkake.” Nel frattempo si avvicinò anche Elvire che le sorrise.
Finito lo spettacolo gli ultimi invitati a coppie lasciarono il locale, era molto tardi, quasi mattino . Daniela tutta indolenzita e sporca di seme si incamminò aiutata dall’entraineuse, sfregandosi ancora i polsi arrossati dalle corde. Era in uno stato catalettico e camminava nuda, sporca di sperma sul viso e sul corpo, sulle scarpe con i tacchi alti e con al collo il colare di cuoio nero.
Era sorretta dalla entraineuse, a stento riusciva a stare in piedi. Alzò verso Alberto lo sguardo,
cercando sul suo volto una qualche risposta a ciò che era avvenuto. Si aspetta forse un atto d’amore o di compassione , ma non ci fu nulla oltre gli sguardi fissi e taglienti, era impassibile.
Quei tipi non erano stati teneri con lei, l’avevano chiavata fino a farle male, umiliata e disonorata, riversando sul suo ventre e sul suo viso il loro seme laido e disgustoso.
Tutto questo non poteva accettarlo come donna, come madre e come professionista.
Si trascinò nel corridoio verso i bagni assistita dalla entraineuse, con la figa che le doleva, lasciando uscire aria rumorosa a ogni passo. Era sconvolta.
Vide il suo abito tutto spiegazzato in un angolo della stanza, lo raccolse insieme agli slip e al
reggiseno. S’incamminò verso lo spogliatoio per darsi una rinfrescata e dimenticare così l’odore di sesso e sudore degli altri che emanava il suo corpo.
Dopo essersi lavata e asciugata aiutata dalla sua presentatrice, mentre con gli occhi rossi, il trucco sfatto e le mani tremanti incominciava a rivestirsi contorcendosi per infilarsi il suo stretto abito nero, pensava che non avrebbe mai potuto dimenticare quella notte. Sarebbe stato un ricordo doloroso e tormentoso, una macchia su Alberto e il loro amore e nella sua vita.
Le tornava alla mente l’immagini di quegli uomini libidinosi, eccitati dall’alcol e dal sesso che le infilavano il cazzo uno dopo l’altro nella figa. Pensava a quei cazzi che si masturbavano sopra di lei e che da sdraiata vedeva alti sul suo viso che sputavano sperma colpendola.
Aveva visto i loro volti, libidinosi, sudati con il loro fiato maleodorante di alcol sopra il suo.
“Sono stati cinque oltre il dottore.” Le disse l’entraineuse come leggendole nel pensiero. “E
altrettanti sono quelli che si sono masturbati su di lei.” Daniela non disse nulla.
Mentre si riordinava la raggiunse Alberto, che senza dire nulla incurante del suo stato l’abbracciò .
Ritornarono in sala dove rivide il dottore con sua moglie Elvire che si apprestavano ad uscire.
Alberto le mise il soprabito e la prese sottobraccio stringendola a se amorevolmente.
I musicisti finito di suonare, stavano riponendo i loro strumenti nelle custodie. Il pianista
barbuto le lanciò uno sguardo impietoso, nello stesso modo con cui si guarda una puttana in strada, chiedendosi lei se anche qualcuno di loro avesse approfittato del suo corpo.
Il direttore li accompagnò fino alla porta e allungando la mano salutò ossequiosamente il dottore ed Elvire, poi Alberto, a lei gli fece solo un cenno del capo e un sorriso sprezzante di quello che si fanno quando si vedono le battone in strada e la salutò senza stringerle la mano.
Lei, fasciata nel suo soprabito leggero con gli occhi sfatti dalla stanchezza e dal trucco, stretta dal braccio di Alberto sulle spalle, si allontanò chiedendosi se quegli uomini sapessero realmente chi fosse lei, qual’era la sua professione… e un brivido le strinse il cuore.
“Speriamo di no.” Pensò e tornarono a casa.

Oramai era cambiata, era stata iniziata, la bella signora borghese era stata sottomessa e niente più poteva fermare la sua degradazione per trasformarla in schiava. Per amore aveva passato il punto di non ritorno, era scesa all’inferno e ora si prestava ad entrarci, mentre il dottore con la complicità di Alberto si apprestava a posare lo sguardo e le sue attenzioni sulla giovane e pura Sabrina… sua figlia.

Per commenti, suggerimenti ,idee ,notizie o critiche , scrivere a:
dressage1@hotmail.it
Grazie.
I contenuti presenti sul blog “Immoralexx” dei quali è autore il proprietario del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o ridistribuiti in forma parziale o totale senza previo accordo con l’autore stesso e citando sempre la fonte d’origine.
E’ vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.
Copyright © 2019 Immoralexx by Educatore. All rights reserved.