b- L’amore perverso. Cap 12 Frustino e collare.

L’AMORE PERVERSO.
NOTE:
Dilige et quod vis fac.
( Ama e fa’ ciò che vuoi. ) (In Io. Ep. tr. 7, 8)
Sant’Agostino.

Cap. 12 FRUSTINO e COLLARE

 
All’improvviso il dottore diede due colpi secchi con il frustino sulle natiche di Daniela che la fecero sussultare.
“ No la prego , non mi picchi ! Non sopporto il dolore!” Esclamò con un filo di voce .
“Come mi devi chiamare?” Ribattè il dottore facendo sibilare nell’aria il frustino.
“Signore…” Si corresse Daniela:” La prego signore… non mi picchi non sopporto il dolore!” Ripetè.
“ Ma non dovrai sopportarlo!” Rispose il vecchio medico sorriodendo:” Ma imparare ad amarlo… e ci riuscirai vedrai!”
E così dicendo, fece ancora scorrere il frustino da cavallerizzo sulla sua pelle portandolo sui capezzoli rosa, battendoci sopra con la linguetta di cuoio, fino a farli arrossare, ingrossare e indurire al punto che Daniela non capiva più se quel percuotere che provava sul capezzolo fosse dolore o piacere.
Quando furono dritti e turgidi e color rosso vivo, staccò il frustino da loro, facendolo scorre sul torace e giù sull’addome e lo portò sulla figa, ripassandolo sulla fessura, fermandosi sulla parte superiore della commensura labiale della vulva, proprio sopra il clitoride.
Lei ansimava aveva timore e lui iniziò a battere sopra lentamente, con dolcezza, sempre più forte, facendola piegare in avanti da quella strana sensazione indefinita che avvertiva, che mescolava piacere e dolore, dandole emozioni nuove, mai provate.
“No! La prego! …Lì no!! Esclamò Daniela correggendosi subito:”… Signore!”
“Perchè dottoressa? Forse le piace? … Ha paura di godere? …Stia tranquilla ora godrà, la farò gioire!“ Disse con un sorriso perfido iniziando a battere più forte.
Lei non resistette a quei colpi e piegandosi ancora in avanti, portò le mani sul sesso ,come a proteggerlo, fermando quella battitura sulle sue dita.
Ma il dottore arrabbiato tirò su il frustino, iniziando a colpirla forte sul seno, sul ventre e sulle
cosce.
“Noo! Nooo!! La pregooo!!!…Mi fa maleee … non mi frusti !“ Strillò piangendo,cercando di ripararsi dalle staffilate con gli avambracci e piegandosi con il corpo.
“Inginocchiati!… Inginocchiati davanti a me e chiedimi perdono!” Gridò forte il Dottore.
Daniela spaventata e singhiozzante ubbidì , si inginocchio davanti a lui che la scrutò dall’alto in basso, facendole alzare il viso con il frustino sotto il mento.
Lo guardava piangendo, con il trucco sfatto dalle lacrime e il volto pieno di tensione.
Poi come ad essere indulgente l’aiutò ad alzare prendendola per un braccio e la tirò su, con il dito le asciugò le lacrime e la baciò perversamente sulle labbra.
Fece un segno a Ho Chin che si portò vicino al tavolo degli attrezzi, mentre lui le sussurrava:
“ Ora cominciamo!”
Ho Chin si avvicinò al tavolo, accese la lampada vicino lasciando che la luce si stendesse sugli
oggetti disposti in perfetto ordine sopra di esso.
Daniela vide quegli articoli sadomaso, alcuni mai visti prima, tra cui evidenziò con lo sguardo un collare di pelle nera, borchiato con metallo luccicante e con l’occhiello dorato per il guinzaglio, le polsiere e le cavigliere di pelle nera con catena, un guinzaglio di cuoio, una benda di seta nera e delle palline di metallo legate fra loro da un filo centrale, seppe solo in seguito che si chiamavano palline cinesi e a cosa servivano.
Avvertì le mani del dottore sulle spalle che la spinsero verso il tavolo. Senti un brivido correrle
in tutto il corpo procurandole la pelle d’oca.
“Li tocchi !” Bisbigliò il dottore:” Immagini le sensazioni che le daranno quando li avrà sulla
pelle… Immagini cosa potrà accadere… . “
Daniela allungò la mano tra attrazione e repulsione, tremava dalla tensione e dal timore, ma aveva uno strano desiderio di toccare quegli oggetti e inconsciamente la voglia di sentire quel cuoio sulla pelle e la seta nera sugli occhi.
Sfiorò la benda… lasciò alla sensibilità dei polpastrelli sentire la seta che scivolosa scorreva tra le dita, l’aveva già provata la benda sugli occhi e se lo ricordava bene quella notte al circolo. Non le piaceva, odiava non poter vedere cosa le succedesse attorno.
“Come sa!” Esclamò il dottore:” Quando l’avrà sugli occhi, il non vedere cosa ci sarà intorno a lei la farà sentire più forte e cancellerà parte delle sue paure, ma ne accenderà altre sconosciute. Quelle dell’ignoto.” Mormorò.
Daniela ascoltava silenziosa, le mani gli sudavano dalla tensione, strani pensieri le affollavano la mente, ricordava gli uomini di quel circolo e le donne che la scrutavano , mentre dita sconosciute, frugavano il suo sesso masturbandola. Pensieri che ritornavano ad essere il suo presente.
“Cosa succederà ora?” Si chiedeva inquieta.
Lui la sollecitò:” Su! Prenda qualcosa! ”
D’istinto senza sapere nemmeno perchè, portò le dita sul collare di cuoio, lo accarezzo e lo prese in mano ed ebbe un brivido, lo sentì pesante e duro brillare con le borchie tra le dita.
Notando che lo guardava silenziosa e stupita, il dottore le sussurrò:
“ E’ un collare vero… di una grossa cagna, una mastina napoletana, una cagna forte e coraggiosa, incurante del pericolo.” Mormorò.
A quelle parole, Daniela lo lasciò cadere sul tavolo, come disgustata, schifata di averlo toccato.
“Lo riprenda subitooo!” Le ordinò il dottore severo.
Lei lo guardò negli occhi e notando il suo sguardo fermo e autoritario, per evitare di prendere altre frustate le ubbidì raccogliendo nuovamente il collare nella sua mano curata e ingioiellata, con le unghie smaltate di rosso che creavano contrasto erotico con il nero del cuoio.
Il luccicare della medaglietta appesa all’occhiello per il guinzaglio attirò la sua attenzione.
“L’ho fatta incidere per lei !” Disse il dottore notando che la osservava.
“Legga forte cosa c’è inciso, così sentiamo tutti!” Esclamò.
Daniela lesse le lettere incise sulla medaglietta….con un sussurro:”Bitch… .”
“Si!… Bitch!” Aggiunse sorridendo il dottore:” Che come certamente saprà in italiano significa cagna.”
Lei fu presa da un fremito, il suo sguardo era vitreo, una sorta di orgoglio e risentimento interiore la pervase, ma svanì subito.
Il dottore le tolse dalle mani il collare e lo aprì:
“Abbassi la testa!” La sollecitò, e lei ubbidì.
Le fece abbassare e piegare il capo, accarezzando con le dita quel suo collo nudo, lungo e superbo. Appoggiò il collare su di esso e fece scorrere il cuoio sulla pelle profumata sotto i capelli biondi.
Lei era come incantata da qualcosa di indefinibile e dalle sue parole, incapace di reagire e dire no, e ubbidiva affascinata e attratta a quello che diceva.
Altri brividi provocati dalle emozioni più diverse la pervasero, sapeva che glielo stava posizionando al collo come se fosse una cagna, lo sentiva sulla pelle e avvertiva che glielo sistemava, la sua coscienza lo rifiutava, ma non aveva il coraggio ne la voglia di opporsi, e inconsciamente con il capo chino in segno di sottomissione lo accettava.
Avrebbe voluto che non lo facesse, ma non glielo avrebbe mai chiesto per timore.
Come se il dottore leggesse i suoi pensieri e percepisse le sue sensazioni disse:
“Si lasci andare! …So che lo vuole, si sente dai suoi fremiti sulla pelle, dalla luce dei suoi occhi. Il desiderio supera il timore. Si lasci andare! ” Ripetè.
Allacciò bene il collare, facendo passare la cinghia dentro la grossa fibbia, Daniela lo senti freddo e ruvido sul collo stringere la gola e il dito del dottore passare tra esso e la sua pelle delicata per sentirne l’aderenza.
Erano mani abili, esperte, sicure e capaci quelle del dottore e si chiedeva quante volte lo avesse già fatto e a quante donne? Quante altre ne aveva invitate lì a casa sua ed educate?
Daniela sentendo stringere quel suo collo superbo, infastidita da quella sensazione, lo mosse dentro il collare per assestarlo … ed ebbe emozioni particolari forti e violente, un fremito
inconscio di piacere la percorse sotto pelle, dandole i brividi indefinibili.
Si voltò verso il suo spettatore privato, il suo uomo, Alberto e lo vide tranquillo seduto ad
osservarla, guardandola muovere la testa come un animale catturato, con quel nuovo accessorio di sottomissione al collo, vedendo la soddisfazione sul suo viso e percependone l’eccitazione e la paura.
I minuti passarono presto e iniziò a sentirlo come parte di se, del suo corpo, come se fosse una collana o collier.
“ E’ bellissima! … Proprio una bella borghese sottomessa, ed è molto eccitante.” Esclamò il dottore e allungando il braccio dietro lei e prendendo dal tavolo le polsiere di pelle nera con le cinghie per mettergliele come se fossero manette, lei sentì le sue mani fredde e ossute, percorrerle le braccia nude fino ai polsi e stringerli forte.
Sentì il freddo della catenella che le univa ciondolare sulle dita facendola fremere e intimorire.
“Mi dia i polsi mia dolce cagna!” Esclamò il dottore.
Lei senza reagire a quella frase offensiva, silenziosa allungò le braccia verso di lui, che le prese e l’ammanettò e tirandola in avanti si avvicinò di più a lei e guardò ancora le sue mani ammanettate dalle polsiere, protese in avanti come una schiava e accennò un sorriso.
Lui la spinse davanti allo specchio nuda, solo con quel magnifico collare e le polsiere nere.
Guardandosi riflessa, un brivido le percorse la pelle, le sembrava di vedere una di quelle slave
sadomaso che aveva visto qualche volta in qualche foto o in qualche video con Alberto.
Senza accorgersene non era più lei, la austera dottoressa Daniela era stata trasformata in un’altra, in una borghese sottomessa, una slave.
Era spaventata e affascinata dall’immagine che lo specchio rifletteva, così diversa da com’era lei e da come la vedevano sempre i suoi cari o i conoscenti e si vedeva perversamente erotica.

All’improvviso si avvicinò Ho Chin dopo aver preso quelle palline che lei aveva visto sul tavolo.
“Ora giocheremo un po’ con le palline cinesi, gliele faremo conoscere ed apprezzare:” Disse il
dottore. Aggiungendo con un sorriso perverso:
“Perché quello sguardo allarmato dottoressa? …Ha paura? ” Domandò.
” Non deve averne , quello che proverà ora, sarà solo piacere.” Proseguendo:“Guardati bene! Sei in piedi davanti a me e quell’immagine che vedi riflessa nello specchio sei tu, la nuova Daniela. Anzi ! Da ora in poi nei nostri giochi ti chiamerai “D” , “Lady D ”con la sola
iniziale del tuo nome.” Disse dandole del tu. Aggiungendo per giustificarsi.
“Alle cagne quando si comanda, non si può dare del lei . “E rise solitario.
Poi la sollecitò:
“ Allarga bene le gambe, in modo che Ho Chin ti possa introdurre le palline e ti insegni a giocare con loro. Sai, Ho Chin è una collaboratrice molto preziosa per me, fedele e ubbidiente e conosce tutte le raffinatezze orientali.. .“ Disse sorridendo del suo sguardo inquieto.
“Guardati!… Hai paura di quello che vedi, di quello che sei!” Affermò:” Ma ti ci devi abituare, perchè tu ora è questo quello che sei, una soumise, una signora della buona società sottomessa ed è questo quello che vuoi!” Asserì.

Lo specchio rifletteva un corpo esposto a gambe divaricate con il sesso in vista, spudoratamente volgare e invitante. Osservandola, si notavano subito i simboli della sottomissione al collo e ai polsi e lui al fianco di lei con quel frustino in mano pronto al dressage della sua educanda.
“Non chiudere le gambe! Non sei più tu che decidi lo sai…. continua a guardarti allo specchio
mentre le introduce. È quello che sei… è così che ti voglio… .” Disse la voce del dottore dal suo
fianco.
Ci fu solo silenzio per un tempo lunghissimo, in cui i suoi occhi e il suo cervello si abituarono ad accettare l’idea che l’immagine che vedeva riflessa era lei. O meglio, la nuova Daniela che aveva preso a vivere in lei, quella lady D che diceva il dottore e che lei vedeva in quel momento per la prima volta.
“Che fa? “ Chiese Daniela preoccupata, vedendo Ho Chin inginocchiarsi davanti a lei, con quelle sfere legate con un filo tra di loro nella sua manina gialla.
“Silenzio e vedrai ! “ Rispose il dottore scorrendole sulla schiena il frustino.
“Introducile! Ti voglio eccitata. Sempre pronta. Qualsiasi cosa succeda …. .”
E Ho Chin inginocchiata davanti a lei, allargandole con le sue piccole dita le labbra vaginali depilate con cura ancora da Daniela prima dell’appuntamento, appoggiò la prima sfera sulla fessura dilatata, premette e spinse dentro la prima pallina.
Daniela ebbe un fremito, sussultò sentendola entrare, mentre lei premeva con il dito spingendola in fondo.
Il contatto del freddo acciaio della sfera con la calda vagina, fu una scossa elettrica che la fece sussultare e fremente, non riuscì a resistere al brivido piacevole che le provocava, lanciando un gemito di piacere.
La sua figa in un attimo la risucchiò all’interno lasciando uscire solo il filo con cui era legata a quella successiva.
“ Non credevo che fossi già eccitata.” Esclamò il dottore vedendo aspirare la sfera dalla sua
vagina
Daniela era frastornata, confusa, la paura e la tensione erano state sovrastate dall’eccitazione, ora era fremente e ansimante.
“Volevo che te le introducesse per farti bagnare.” Aggiunse il dottore proseguendo:” Ma vedo che non serve… lo sei già. Sei una splendida dolce cagna eccitata, quasi in calore.” Daniela pur sentendosi offese da quelle parole non reagì, ogni tanto si voltava a guardare il suo Alberto in poltrona che la osservava in silenzio.
Spingendo la seconda sfera dentro Ho Chin accentuò la tensione dei genitali, che provocò la
reazione della vagina e fece contrarre i muscoli pelvici e vaginali e Ho Chin dovette forzare un poco per farla entrare.
“Oh nooo!!” Esclamò Daniela guardandosi dall’alto in basso o nello specchio, appena anche la seconda pallina fu risucchiata nella cavità e toccò la prima già all’interno della sua vagina, espandendo nello scontro tra loro, onde vibratorie sulle pareti muscolari e le mucose, avendo subito una sensazione di godimento, un orgasmo incontrollato.
Un “oooooohhhhhhhhhhhhh!!!” uscì incontrollato dalle sue labbra.
Le sfere d’acciaio all’interno spostandosi sulle pliche delle pareti vaginali, davano fitte di piacere intenso direttamente al cervello.
Le mani strette ammanettate e le gambe larghe in un immenso sforzo per tenerle aperte le provocavano sussulti e piacere.
Ho Chin attese che il suo respiro tornasse normale… poi continuò con la terza.
“ Il momento più difficile sarà camminare.” Disse il dottore:” Avrai altri orgasmi incontrollati, e poi ti piacerà.”
“Non voglio!… Non le voglio dentro!” Gridò d’istinto Daniela impaurita in un attimo di ribellione.
Ma il dottore intervenne subito:
“Non pensare alle palline! Non ci pensare! …Concentrati sulle sensazioni che ti daranno! Tu sentirai dentro di te quelle palline che si spostano e si scontrano tra loro ad ogni movimento e quando camminerai i tuoi muscoli vaginali ti daranno sensazioni meravigliose, mille orgasmi
terribilmente sensibili… . “
Con lo stesso modo Ho Chin inserì le altre, fino alla quinta e ogni volta facendole avvertire scosse di piacere intenso. Aggiungendo il dottore:
“Ora vedrai!”
E la prese da dietro per le spalle. La sua vagina era colma di palline e a ogni movimento vibravano.
Iniziando a farle fare qualche passo, sentì le palline impazzite dentro di lei che srotolavano urtandosi spandendo vibrazioni piacevoli al basso ventre.
Le gambe non la reggevano più.
“Devo appoggiarmi alla sedia! “Disse Daniela facendo qualche passo a gambe larghe:
” Sento!… Sento… che un nuovo orgasmo è in arrivo!” Esclamò tremante.
Ma il dottore perfido non le diede la sedia, la lasciò in piedi, prigioniera di quella splendida
tortura.
“Non c’è la faccio!..Non c’è la faccio! Per favore !… Signore mi lascio andare !“Esclamò scuotendosi tutta lasciando all’orgasmo di appropriarsi della sua mente, dei suoi sensi… e del suo corpo, facendo uscire dalla sua bocca un: “oooooooooooooooohhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!”
Lunghissimo come il finale del canto di una soprana.
Sentì le braccia del dottore cingerle i fianchi maturi e accompagnarla in qualche passo, mentre
l’orgasmo la pervadeva tutta facendola tremare.
” Bene se non ce la fai a camminare in piedi lo farai a quattro zampe come i cani… o meglio le cagne… .” Esclamò il dottore spingendola con una mano sulla spalla, facendola prima inginocchiare e poi mettere a carponi. E Daniela notò nel fare quell’inginocchiamento, che pronta Ho Chin gli passava un guinzaglio a catena, e lei mormorò:
“ No.. la prego non mi faccia questo!…Non mi umili così!”
Ma una staffilata forte e secca che la fece sussultare, le arrivò sulla natica tanto energica da farle male, bruciare la pelle e lasciarle in segno rosso.
“Chi sono io…?” Domandò il dottore serio.
“ Il mio signore… il mio signore… .” Ripetè subito Daniela:”Ma non mi faccia questo la supplico!” Lo implorò.
Invece lui, incurante della sua supplica, agganciato il guinzaglio all’occhiello del collare, con uno strattone la fece muovere a carponi per la stanza, come se fosse una vera cagna al guinzaglio, e lei lo seguì.
“Diooo che vergogna!” Pensava Daniela in quella condizione:” Se mi vedessero… .”
“Perfetto!… Le manca solo la coda… . “ Disse ridendo osservandola il dottore.
Daniela pensava che fosse una battuta la sua, ma così non era, difatti lui fatto un cenno alla cinesina, lei dal tavolo degli strumenti prese un plug anale a coda chiara, come i suoi capelli, lo riempi di crema lubrificante, si portò dietro a Daniela a carponi, e con la sua manina allargò veloce il solco gluteo e visto l’ano gli appoggiò il plug sopra, spingendocon forza, facendo entrare nel retto facendola sussultare.
“ Aaaaahhhh!!!”Urlò:”Ma che fa?!” Esclamò sofferente.
“ Niente di particolare…” Disse il dottore.”… la mia collaboratrice le ha messo la coda… .” E sorrise.
“Cosaaa!!… La codaaa??” Gridò incredula sentendo quel corpo estraneo nel retto.
“Ora la vedrà!”
Le fece fare un lungo giro tirandola con il guinzaglio, e le sfere in vagina si muovevano lo stesso, anche a carponi e lei provava piacere e le si leggeva in volto… che godeva a comportarsi e muove versi come una cagna in quella condizione .”
“Oooooooooooohhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”
Esclamò ancora in preda al piacere.
Lui la portò davanti allo specchio a muro e facendola mettere di profilo le disse:”
“Si guardi ora dottoressa!… Si piace?!”
“Mio Dio… . “ Mormorò Daniela osservandosi e vedendosi con quella coda chiara che le usciva dal sedere:” E’ incredibile… ho davvero la coda. Diooo!!!” Esclamò ancora guardandosi in preda alla umiliazione.
“Non si piace così dottoressa? Eppure è una bella cagna!” Disse.
Lei per risposta in preda al pianto, gridò forte:” Alberto?… Dove sei?” E si voltò a cercarlo.
Ma un’altra staffilata più dolorosa della precedente le arrivò sul gluteo.
“Alberto non esiste ora, qua in questa stanza non c’è nessun Alberto, ci siamo solo io e lei!”
Restando in silenzio, il dottore la umiliò lasciandola ad ammirarsi.
“ Manca solo che abbaia… è capace?” Esclamò e alzò il frustino.
“ Lei per evitare un’altra dolorosa staffilata al sedere, d’istinto fece come i bambini:
“Bau!…Bau!…Bau!” Il dottore sorrise.
“ Brava… sei proprio una cagna e presto ti comporterai come una loro.”
Poco dopo la fece alzare aiutata da Ho Chin che voltatasi dietro lei, afferrando la coda con la sua piccola mano, la tirò forte facendole uscire il plug anale sporco di feci e con un suono volgare.
Un bacio le sfiorò le spalle nude umide di sudore dovuto alla tensione… era il Dottore che
lentamente la portò davanti al tavolo.
“Prendi qualcos’altro!” Le sussurrò.
Lei come un automa afferrò la prima cosa che le capitò in mano, la benda.
E mentre la toccava, sentì sfiorandola con la pelle dei polpastrelli dei brividi, non capendo se erano di piacere o paura. Non capiva più nulla…non sapeva distinguere, sapeva solo che le dava sensazioni piacevoli.
Il dottore le indicò di nuovo il tavolo e lei prese senza conoscerle delle pinzette per i capezzoli.
Poi aiutato da Ho Chin iniziò quella vestizione sadomaso e le mise prima la benda agli occhi ,
poi le mollette ai capezzoli, unendoli tra loro dalla lunga catenella dorata, le facevano male quelle pinze ai capezzoli, ma anche in quel momento non riusciva più a distinguere tra dolore e piacere.
Per ultimo le rimise il guinzaglio e la fece camminare in piedi, riportandola davanti allo specchiò, dove tolse la benda e la lasciò nuovamente ad ammirarsi. hhhhh
Daniela quando si rivide ancora, diversa da prima, era sorpresa di come potesse apparire fisicamente cambiata con quegli accessori, non credeva che potesse essere lei quella donna riflessa, non era a carponi e non aveva più la coda , ma era al guinzaglio come una slave di quel vecchio perverso, con quelle mollette sui capezzoli da farle male e disgustarla tanto quanto la coda.
“ Si Guardi bene dottoressa!! …Perchè questa è lei !” Disse umiliandola fino in fondo il dottore:”
E da oggi sarà sempre così …sottomessa! Una donna sottomessa, a me!! Ha capito?” Chiese con voce autoritaria tirando il guinzaglio dal basso verso l’alto.
“Si!…Si!” Rispose lei intimorita.
“Brava! Così mi piace.” Precisò il dottore.
Due lacrime le scesero sul viso, ma lui la lasciò allo specchio a contemplarsi da sola a lungo.

Dopo parecchi minuti, Ho Chin a un cenno del dottore si avvicinò e le tolse le pinzette ai capezzoli, dandole levandole subito una sensazione di sollievo, di benessere misto a sofferenza e subito il dottore le ordinò di massaggiali.
Le sue mani piccole e gialle presero il seno di Daniela tra loro e avvicinatasi e con movimenti leggeri della lingua, li leccò; la passò sui capezzoli duri e doloranti. Lei provò una nuova sensazione a sentire quella lingua calda come quella di una gatta sui capezzoli turgidi, dove il morsetto aveva lasciato il segno della pinzatura. Era dolore misto a piacere, senza capirne il limite di differenza, era un piacere mai provato che rendeva sopportabile anche il dolore.
Alberto si alzò e si avvicinò a loro.
“ E’ proprio splendida!” Affermò il dottore rivolgendosi a lui:” Ti invidio!”
Poi facendo un cenno a Ho Chin mormorò:
“Bene per oggi questo basta!”
Nel mentre Ho Chin dopo averla massaggiata e leccato i capezzoli alle parole del dottore si inginocchiò davanti a lei, e prendendo il filo che usciva dalla sua vagina come quello di un tampone mestruale interno, lo tirò e le fece uscire veloce tutte le palline una dietro l’altra dalla figa.
Daniela tirò un urlo incontrollato di piacere:” Uuuuoooooohhhhhhhhhh!!!”
Appoggiandosi con il braccio e la testa su Alberto come a mitigare la sensazione di godimento,
provando nuovamente un forte orgasmo, maggiore di quelli precedenti.
Era stravolta… e ansimante e si voltò verso lui dicendo:
“Portami a casa !.. Portami a casa!” Ripetè stravolta ad Alberto.
“Oh no! … Non è ancora il momento dottoressa, più tardi, ora la mia assistente le farà provare di nuovo piacere .” Disse.
“Rimettile il plug!” Le ordinò il dottore:” Deve imparare a portarlo, ad averlo sempre quando viene qui, intanto la dilaterà un po’ essendo vergine.”
Daniela non capiva, gliel’aveva già detto, ma in quella confusione non sapeva cosa fosse un plug. Ho chin lo prese dal tavolo, senza coda e più grosso del precedente e lo lubrificò sempre con la crema sulla parte ovale, si avvicinò facendola piegare in avanti a novanta gradi.
“Cosa mi fate ora?” Domandò Daniela ansiosa.
“Niente, stai tranquilla, è come mettere una supposta un po’ più grande… ora vedrai e sentirai! In Francia lo chiamano Bijeux d’anò , da noi con il termine inglese, semplicemente plug. ”
Ho Chin come se le mettesse davvero una supposta, allargò il suo solco gluteo profondo appoggiandolo sull’ano e con movimenti lenti e precisi premette ruotando sullo sfintere fino a fare entrare la grossa oliva dalle dimensioni di un uovo, non senza un sussulto e un gemito di dolore da parte di Daniela.
“ Nooo!! Ferma !! Che fa! Mi fa male!!” Esclamò sofferente cercando di andare avanti con in sedere.
Ma lei incurante dei suoi lamenti continuò a spingere e ruotare, finchè la grossa oliva di metallo non fu dentro il suo retto, lasciandole fuori dall’ano un pomo con sopra incastonato un brillante verde.
“ Su! Calmati ora, abbiamo finito!“ Disse il dottore ridendo: “ Tirati su ora!”
Lei si alzò su eretta, con quel gioiello che prepotente usciva fuori e le brillava tra le natiche tenere e pallide.
Sentiva il retto pieno e lo stimolo come se dovesse defecare.
“Lo so! … Tutte le volte che lo metterai sentirai un po’ di dolore. Questo finchè sarai vergine e non sarai abituata a prenderlo dentro, lo sentirai sempre quando il plug sullo sfintere supererà il restringimento dell’ano allargandolo, per poi risentirlo richiudere e le natiche riunirsi .
Ma provvederemo presto anche a questo!” Esclamò sorridendo.
“Cosa?…” Esclamò Daniela:” Questo mai!! Mai e poi mai!! Alberto diglielo tu!” Urlò.
“Va bene ! Va bene! “ Disse il dottore guardando Alberto in un occhiata d’intesa.
“Ora stringi il plug con le natiche, come quando trattieni le feci, non devi spingerlo e farlo uscire… . Piegati e tocca le punte dei piedi… .”
“Non ci riesco!.. Non ci riuscirò mai con questo coso nel sedere! La prego! Basta ora… .” Supplicò Daniela.
“Non temere, i muscoli anali, gli sfinteri che sono circolari, si adatteranno e lo tratterranno dentro.” Affermò il dottore .
“ Stlingi culo! Stlingilo!!” Esclamò Ho Chin comandandola:” Se no può uscile!”
Sentiva quella strana sofferente e piacevole sensazione di pieno nel retto e del plug che cercava di uscire mentre i suoi muscoli anali stretti lo trattenevano.
“La prego! Ora basta !” Esclamò ancora.
“ Prima il piacere con le palline cinesi.” Pensava :” Ed ora il malessere con questo strano oggetto nell’ano che mi da fastidio e mi disturba.”
Ma mentre pensava senti dire:
“Ora mettiti a terra, cammina a quattro zampe e vai fino alla porta . E poi abbiamo finito.”
Lei ubbidì subito pur di finire, con un senso di sollievo per le ultime parole; e con una mano avanti e dietro l’altra… un ginocchio avanti e dietro l’altro e il plug tra le sue natiche che faceva sentire la sua consistenza nel retto ai movimenti, camminò a carponi fino alla porta .
I passi le amplificavano il fastidio.
“Bene ! Brava !” Esclamò il dottore accarezzandole i capelli come si fa agli animali che
ubbidiscono:”Ora alzati , abbiamo finito per oggi, vieni a sederti con noi e beva qualcosa.”
Ma prima che si alzasse , Ho Chin si mise di dietro lei accucciata, prese il Bijeux d’anò tra due dita e tirando esclamò:
” Tu spingele come fale cacca!…Spingele!!”
Lei lo fece e assieme al plug uscì anche dell’aria di cui si vergognò molto.
Rossa in viso, spettinata e sudata si alzò e si portò vicino al divano cacciandosi disfatta sulla
poltrona, quasi a peso morto con le braccia larghe.
Restò spossata sulla poltrona qualche minuto, mentre il dottore parlava con Alberto.
La sua figa depilata, bella e lucente dagli umori, sembrava più grossa che se avesse avuto i peli, le grandi labbra gonfie erano ancora aperte dal passaggio delle palline, faticando a richiudersi e il clitoride sporgeva ancora rosso e duro dai colpi di frustino.
Portandosi le mani al collo prese il collare, lo girò con la chiusura e la fibbia sulla gola e lo slacciò, togliendolo, guardando un attimo quel simbolo della sua sottomissione e lo gettò a terra.
Aiutata da Ho Chin si rivestì. Sorridevano tutti , meno lei.
“E’ stata splendida dottoressa!!” Si complimentò il vecchio medico.
“Spero di non rivederla mai più!” Rispose lei decisa, mentre amorevolmente Alberto le si era avvicinato per stringerla, ma un suo sguardo rabbioso, come quello di una vera cagna aggressiva, l’aveva fatto desistere.
“Ohh si che ci rincontreremo ancora! “ Esclamò il medico perverso:” Stia tranquilla!… E un giorno sarà lei a cercare quelli come me per il suo piacere.”
“Indignata da quelle parole, prese il soprabito e la borsetta e li mise sottobraccio e senza un saluto, con lo sguardo fisso in avanti, uscì seguita da Alberto.
Scesero le scale e fuori salirono in auto e mentre lui si avviava ruppe quel silenzio algido:
“Ti sei divertito?” Chiese irata.
“Non è un divertimento o uno svago il mio, te lo già detto!… E’ il mio modo di amare, la mia natura, mi piace amare con perversione, dolcezza e sofferenza, piacere e dolore.” Rispose freddo anche lui.
“Io non sarò mai così come te! …Scordatelo!!” Esclamò lei inorgoglita.
Ci fu silenzio .
“Abbiamo un accordo su questo, lo hai proposto tu e il tempo non è ancora scaduto.”
“ Oh piantala!!” Gridò Daniela:” Tu e l’accordo!… Ma ti rendi conto di quello che mi stai facendo
fare? Di come mi sto comportando? Di cosa sono e divento in quei momenti? Io oltre che una donna, sono anche una madre e una professionista!”
“E soprattutto una donna che come me ama. “ Aggiunse lui.
“Si ama!!“ Borbottò Daniela:” Bell’amore il nostro a fare queste cose. Mi ha fatto fare la cagna con collare e guinzaglio e anche ad abbaiare.”
Alberto aggiunse:” Sono solo giochi lo sai e quando terminano il gioco finisce tutto.”
“ Per te forse…” Replicò secca:”… per me no! Ti sei mai chiesto come mi senta io a provare piacere in quelle perversioni? Te lo dico subito, ci si sente sporche, umiliate, oltraggiate, perverse come lui.”
Quelle parole illuminarono la mente di Alberto che sorrise dentro di se. Era quello che voleva lui e tutto si stava realizzando come aveva previsto, ed era lei ingenuamente a confermarlo.
“ Per me non cambia nulla se nei giochi sei sottomessa e ubbidisci, per me sei sempre la mia
donna.” Precisò Alberto
“ Ma possibile che tu non riesca ad essere normale come gli altri uomini nella nostra sessualità.” Rispose stizzita:” Concedermi agli altri ti fa godere, sentire che sono tua, ma a me non piace.”
Nonostante tutto Daniela lo amava ed era combattuta dentro, aveva già riflettuto su questo, ma si era ripromessa di rifarlo, ,di vedere bene dentro di lei, non accettava quel comportamento da Alberto.
Giunti a casa si spogliò come aveva già fatto la sera dell’incontro precedente, gettando il vestito a terra, sentiva su di lei il disonore e la degradazione più che il dolore per quello che aveva fatto e soprattutto che aveva goduto, lasciandosi prendere con la mente prima che con il corpo da quella condizione sottomissiva.
Si diresse in bagno.
Quando uscì nuda, dopo essersi rinfrescata, lui era seduto sul divano che la osservava, come
faceva durante l’esibizione a casa del dottore, con gli stessi occhi pieni di libidine, desiderio e perversione .
Si alzò e si portò vicino a lei dicendo:”Sei bella! Bellissima amore!”
E dicendo quelle parole si avvicino alla sua bocca baciandola sulle labbra senza che Daniela lo
Allontanasse, ma nemmeno che ricambiasse tenendole serrate. E lui vista la sua chiusura, dalle labbra passò al collo.
“ No! Non voglio sono arrabbiata.“ Disse lei in un sussulto di dignità:”E poi ho già dato al tuo
caro amico .” Disse maliziosamente perfida.
“Non voglio!” Insistette. Era arrabbiata davvero.
Ma lui la strinse a se forte e la strascino dietro se, sedendosi e poi sdraiandosi sul divano con lei trattenuta dalle sue braccia che lo seguì, iniziando a baciarla lo stesso sulle labbra chiuse, mentre con la mano le accarezzava la figa.
Lei offesa ma passiva lo lasciava fare, quello era il suo modo di dissentire dal suo comportamento, di punirlo facendole il muso.
Alberto si slacciò veloce la cintura e sbottonò i pantaloni tirando fuori il suo cazzo duro e prima che lei potesse obbiettare o impedire qualcosa, la penetrò nella figa ancora bagnata internamente di umori, iniziandola a chiavarla in un amplesso perfido e vizioso.
A un certo punto le resistenze di Daniela vennero meno, aprì la bocca e lasciò entrare la sua lingua e… si strinsero e si amrono.
Si amavano in quel modo perverso e si accettavano.

Al termine di quell’amplesso vizioso, Daniela si alzò e andò in bagno a prepararsi per la notte, mentre lui si addormento. Lei si lavò e sciacquò più volte l’addome pieno dello sperma di Alberto e si guardò a lungo allo specchio nuda, si voltò e rivide il suo sedere pallido striato di rosso dal frustino del dottore, lo stesso il seno e in qualche parte del corpo. Non riusciva a
credere che quella donna riflessa con quei segni sul corpo fosse lei, spettinata, il trucco sfatto, gli occhi gonfi dal pianto. Si vedeva invecchiata di colpo. Voltò il capo per non guardarsi così brutta come si riteneva lei e si sedette sul wc a urinare, facendo uscire anche dell’aria intestinale nella spinta della minzione, visto che l’ano era ancora dilatato dal plug.

Non riuscendo ad addormentarsi , come la volta precedente, in preda all’ansietà e la tristezza prese un calmante e cercò di trovare un pò di riposo al suo corpo, ma soprattutto ai suoi pensieri .
Durante la notte rivisse le scene della sera appena passata, quello che aveva fatto. Rivedeva i loro volti libidinosi, il frustino del dottore che la colpiva, lei con il collare e il guinzaglio a carponi portata in giro per la stanza come una cagna, e rivedeva gli sguardi che la scrutavano ridendo. Rivedeva tutto quello accaduto sotto forma di incubo.

 
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