b- L’amore perverso. Cap 11 Il master.

L’AMORE PERVERSO.

Note:
“Si può dire che non ci sia nessun individuo sano che non aggiunga al normale scopo sessuale qualche elemento che si possa chiamare perverso.”
Signund Freud.

 
Cap 11 IL MASTER.

 
Passati alcuni giorni Alberto informò Daniela che aveva incontrato il dottore e aveva
chiacchierato con lui di varie cose, che l’aveva messo al corrente delle sue richieste per continuare il gioco e lui le aveva accettate e che li aveva invitati per un drink a casa sua sabato sera.
Vedendola preoccupata in viso, Alberto la informò:
“Riguardo all’incontro con il dottore, è solo un drink e niente più, puoi stare tranquilla. Spero che anche tu accetti l’invito.”
Lei seppur titubante, tra esitazioni e distinguo dopo quello che era avvenuto la volta precedente, nonostante tutto, acconsentì.
“Però ci tengo a precisare…” Disse Daniela:” … che se una cosa non mi va di farla , non voglio essere forzata!” Alberto sorrise ,ma lei continuò:” E se vuole fare qualcosa senza di te, mi rifiuto!”
“D’accordo!” Rispose lui tagliando corto per non proseguire su quell’argomento.
“ Ahh!!…A proposito!” Esclamò Alberto all’improvviso, tirando fuori dalla tasca un cd. “Me lo ha dato il Dottore oggi, ci sono tutte le tue foto fatte al circolo. Come vedi le tue richieste
vengono esaudite.”
Lei lo guardò seria, con lo sguardo accigliato, corrugando la fronte.
“Non è che ne avrà un’altra copia?” Chiese diffidente.
“Non credo.” Rispose Alberto:” Il dottore è una persona seria e di parola, devi avere fiducia in lui.”
“Mah!” Rispose lei scettica:” Fiducia zero con quell’uomo, comunque mi fido di te!” E lo guardò
negli occhi.
Daniela aveva accettato mal volentieri l’incontro, non le piaceva andare ancora da quel vecchio depravato, ma accontentò Alberto prendendolo come un gioco e spinta anche dalla curiosità e dalla morbosità di cosa volesse.

Come d’accordo con Alberto all’insaputa di Daniela, il Dottore le avrebbe dato qualche lezione
sull’educazione all’assoggettamento e l’introduzione al suo nuovo mondo, al fine di affinarla alla pratica della sottomissione e dell’ubbidienza.
Gliel’avrebbe date lui stesso le dimostrazioni e per questo era stata invitata a casa sua.
Quelle esperienze, l’avrebbero formata e trasformata per sempre e chi più di un vecchio master come il dottore era in grado di iniziarla?
Come suggerito dal dottore, Alberto era stato scrupoloso nel selezionare con cura l’abito e gli
indumenti intimi che avrebbe indossato per quella iniziazione.
Con un pizzico di civetteria ed eccitazione Daniela su consiglio di Alberto indossò la sua lingerie migliore, anch’essa nera e di pizzo traforato, con un abitino sexy che le aveva portato dal negozio.
Un tubino nero, a spalline, in cotone elasticizzato con un’ampia e profonda scollatura davanti,
arricchita da uno spacchetto al seno, a mostrare più in profondità il suo solco mammario, con il decolté coperto solo con una collana di pietre rosse che le arrivava al margine della scollatura davanti, e dietro giù, fino quasi a glutei lasciando nuda la schiena, mostrando volontariamente, la striscia merlata del reggiseno sulla schiena.
L’abito era molto aderente e provocante, evidenziava le sue forme adulte, rendendola seducente.
La gonna minuta oltre metà coscia, nella sua aderenza mostrava le gambe seducenti, da cui il dottore nella sua cortezza avrebbe potuto intravedere, se solo lei si fosse abbassata la fascia disegnata delle calze di seta nere, dello stesso colore dell’abito e delle scarpe con tacco a spillo.
Braccialetti e anelli ornavano i polsi e le dita e un orologio con cinturino d’oro a maglie strette a quadrante piccolo e rettangolare da signora brillava sul polso sinistro, come la catenina
d’oro con lucchetto alla caviglia sotto la calza nera, che le aveva messo il dottore in quello spettacolo giorni prima.
I capelli sciolti e cadenti oltre le spalle facevano da contorno a un bel viso, truccato con sapienza e gusto. Le labbra color amaranto, come le unghie la rendevano viziosa e ai lobi due orecchini a clips con incastonata una pietra uguale a quelle rosse della collana.
Era molto erotica e attraente.
Durante quella vestizione, tra il guardarsi allo specchio e il truccarsi pensava all’inizio della sua vicenda, quando Alberto l’aveva portata in quel circolo di viziosi.
Ricordava la vergogna e il disagio che provò ad essere inaspettatamente esibita davanti a
sconosciuti, ma anche l’emozione ad assaporare inconsciamente il piacere di essere ammirata
nuda, desiderata, e ad apprezzare quegli sguardi bramosi che si posavano su di lei e contemplavano il suo corpo.
Il sapere di essere nuda e di avere gli occhi di quegli uomini puntati addosso, come a tutte le
donne la intimorivano, provava vergogna e umiliazione ad essere scrutata nelle sue parti intime, ma nutriva anche una sensazione nuova, mai avvertita prima che la elettrizzava, infondendole adrenalina in tutto il corpo. Sentiva disagio e piacere, oltraggio e ammirazione, offesa e lode mentre era nuda e passiva agli sguardi di quegli sconosciuti, e tutto quello accentuava la sua eccitazione.
Partirono ed arrivarono a casa di quel vecchio depravato, come lo definiva Daniela, lei tesa come una corda di violino, emozionata, preoccupata anche di quello che le avrebbe fatto, ma anche curiosa e pronta… restava vicino ad Alberto, in un senso di protezione.
Ho Chin aprì la porta, sorrise con un mezzo inchino e prese i soprabiti di Alberto e
Daniela, facendoli accomodare nel soggiorno.
“Buonasera!” Esclamò il dottore andandogli incontro.
“Caro Alberto, la tua futura signora è sempre più splendida. E’ una meraviglia!” Esclamò.
Complimenti e lusinghe le facevano piacere, erano misurate, in tono distaccato e soprattutto quel
“ …la tua futura signora… “
l’aveva soddisfatta, segno che Alberto ne aveva parlato con altri del suo prossimo matrimonio con lei.
Il dottore fu cordiale, le offrì subito da bere e iniziarono a chiacchierare per spezzare quella
tensione e rompere il ghiaccio.
Gli occhi chiari di Daniela, apparentemente distaccati forse per il timore, brillavano. Era perfetta per lui e molto bella.
Si accomodarono e si sedettero nel divano mentre Ho Chin portava loro da bere.
Sorseggiando il dottore ebbe un approccio distaccato, ma distinto e lei fu messa in condizioni
di ascoltare e comprendere bene quanto le diceva.
“Dobbiamo entrare in simbiosi dottoressa! “ Esclamò il dottor Angelo .
” Sarò per lei un perfetto educatore, capace di addomesticare la sua indole indomita e lei sarà la mia educanda e vedrà che sarà molto soddisfacente anche per lei questo apprendimento… questo gioco!”
Non servivano tante parole nelle sue spiegazioni, aveva una voce perfetta, toni sapientemente
controllati, come le sue pause, le attese… sapeva modulare perfettamente tempi e tonalità.
Cordialità e determinazione facevano il resto.
“Io voglio essere per lei un amico nei momenti di vita e il suo master nei momenti del gioco. Un gioco serio, condotto con molta convinzione e rigore.” Precisò deciso.
“ Vedrà!… Al termine da ruoli differenti ameremo le stesse cose!” Ripetè.
Daniela a quelle parole le corse un brivido sulla schiena, che non seppe definire se di timore o
piacere, ascoltò quelle parole rivolte a lei “ …educanda …master…” con un misto di preoccupazione e curiosità, guardò Alberto bevendo un sorso di vino.
Poggiò il bicchiere sul tavolino con la sua mano ricca di anelli e dalle unghie lunghe e laccate .
“Non ingoi!! Lo lasci un po’ in bocca ….” La esortò il dottore.
Stupita lo osservò.
“E’ un vino liquoroso, molto denso e caldo, viene dal sud, dalla Sicilia, lo assapori con calma, se
lo gusti prima di deglutirlo, ne apprezzerà le qualità, come il gioco che inizieremo a fare noi . “
Disse.
Daniela seguì il suo suggerimento, ,le piaceva molto sentire sul palato il gusto di quel vino liquoroso, mentre lo guardava nel bicchiere con i suoi occhi interrogativi e maliziosi come quelli di una bambina.
Il dottore si alzò, invitando Daniela a fare altrettanto.
Prendendola per mano la condusse in fondo al soggiorno, dove c’era un grande tavolo di legno
massiccio.
La fece restare lì in piedi ferma, sui tacchi alti, mentre lui le girava intorno osservandola e lei
apprensiva tremava in silenzio.
Lui taceva… .
Poi disse:” Lei dottoressa, da questo momento, non è più nulla, nemmeno una donna e solo un
corpo e farà tutto quello che le ordinerò io, senza esitazioni, in caso contrario verrà punita
severamente.“ Continuando con voce alta e ferma:
“Si rivolgerà a me chiamandomi non più dottore, ma Padrone! Oppure mio Signore! Sarà
sottomessa alla mia volontà e ne diverrà mia schiava. Ricordi! Ogni trasgressione sarà punita.” Ripetè.
“Ha capito?” Chiese forte e chiaro.
Ci fu un attimo di esitazione era un gioco, ma Daniela restò sconvolta da quelle parole e dal modo che le aveva pronunciate, guardò Alberto che annuì con il capo. Ho Chin con il suo sguardo distaccato e il suo sorriso la fissava fredda e ferma in piedi vicino alla porta.
“Si!…si!! Ho capito !” Mormorò esitante, aggiungendo subito mostrando di stare al gioco:” Mio signore.”
Il dottore sorrise e gli si avvicinò da dietro.
Daniela tremava dalla inquietudine che l’aveva assalita, sentì le sue mani appoggiarsi sulle spalle, un fremito le percorse la schiena, si sentiva come se stesse entrando in un altra dimensione, una dimensione che non le apparteneva, ma che l’avrebbe resa prigioniera. Sentiva qualcosa in lei, che molto lentamente la cambiava dentro, senza quasi che lei stessa se ne accorgesse. Era quel senso di accettazione.
Non era di certo una slave e non voleva certo esserla, ne diventarlo, eppure arrendevole accettava quel gioco , quella iniziazione.
Il dottore iniziò col massaggiarle dolcemente le spalle e il collo in modo piacevole, infilando le dita tra i suoi capelli lunghi e folti, ammirando la splendida ed erotica scollatura sulla schiena che le arrivava fino ai glutei.
Avvicinandosi improvviso con la bocca al suo orecchio le appoggio le labbra donandole un brivido freddo che corse lungo tutta la schiena nuda, sussurrandole:
“Ora girati, piano.”
Lei deglutì dalla tensione, lo sguardo era apprensivo e il viso preoccupato. La situazione era seria anche se era un gioco, quel suo interesse a provare a vedere che cosa significava entrare nel suo mondo bdsm, non le toglieva la sensazione di timore. Aveva paura a sottomettere la sua volontà e il suo corpo alle voglie di quel vecchio medico perverso.
La sua voce e il suo magnetismo erano carichi di sicurezza e lei si sentì catturata e
psicologicamente inferiore a lui.
Quella strana eccitazione ed emozione, stava avendo il sopravvento sull’orgoglio e sull’amore e l’assoggettamento sul razionale.
Si sarebbe dovuta piegare a lui come una canna al vento. Un vento fatto dei suoi desideri perversi, delle sue depravazioni, che lei doveva fare suoi, e per non spezzarsi sotto la sua capacità di suggestionarla … doveva dimenticare di essere donna e madre, ma solo un corpo ubbidiente ai suoi comandi.
Cominciò a tirare su l vestito e a scoprirle le gambe…e il sedere.
Le calze autoreggenti e il perizoma nero ora erano esposti agli sguardi, da dietro mostravano due glutei pallidi, maturi, pieni e teneri che apparivano ancora più grandi di quello che erano tra la lingerie nera che indossava.
“Spogliati!” Le ordinò lui.
Intimorita ed eccitata, iniziò a togliersi il vestito, sfilandolo dalle spalline e facendolo scivolare
sui fianchi e il sedere, fino a terra, per poi alzando un piede alla volta spostarlo da sotto di lei e
allontanarlo spostandolo di lato con la scarpa, restando in slip, reggiseno e autoreggenti, mentre lui la osserva e non gli toglieva gli occhi da addosso e Alberto ed Ho Chin guardavano presi dalla bellezza e provocazione di quella scena.
Un capo alla volta fece cadere tutto a terra, seguì il reggiseno, sganciandolo eroticamente,
portando le mani dietro la schiena e sfilandolo dalle braccia, mostrando le grosse mammelle
pallide danzare sul petto ai movimenti del corpo, con i capezzoli già turgidi ed dritti.
Poi si sfilò le calze, prendendole per le fasce e arrotolandole giù, fino alle ginocchia e poi alzando la gamba alle caviglia, togliendole.
Si tirò su, esitò, si guardo in giro, incrociò lo sguardo di Alberto silenzioso, appoggiò le dita
sull’elastico e fece la stessa cosa delle calze, cominciò a far scendere il perizoma, ma giunta in fondo l’emozione la tradì, e si impigliò nel tacco della scarpa. Ciò la costrinse a piegare il ginocchio per districarlo dal lungo tacco, offrendo così, la visione indecente del suo sedere carnoso, bello, con la linea piena del suo solco gluteo che affondava fra le natiche. Evidenziando in quell’atto involontario di chinarsi il suo magnifico culo, quasi a volerlo offrire agli sguardi di quelle persone. Erano atteggiamenti involontari, ma molto erotici e provocanti.
Mostrò anche quando si tirò di nuovo su, la sua bella figa depilata, liscia,gonfia ed eccitata, con le piccole labbra sporgenti dalle grandi come minute ali di farfalla.
Restò nuda sui tacchi, ferma davanti a lui che riprese a girarle attorno.
Si sentiva imbarazzata ad essere osservata nuda, si sentiva una donna in vendita, una protagonista di quei quadri di J.D Gerome che aveva visto alle pareti del circolo il mese prima, si sentiva una di esse, una delle protagoniste. Ma un filo sottile di piacere la pervadeva, la eccitava.
Ho Chin si avvicinò e chinandosi allungò il braccio e prese i suoi indumenti da terra.
Il suo sesso era sconvolgente, il monte di venere prominente dalla nudità e maturità fisica attirava lo sguardo.
La sua figa depilata sporgeva indifesa. Le grandi labbra crestate sul margine interno, erano in piena vista, gonfie, palpitanti, leggermente dischiuse e lasciavano intravedere al loro interno una sottile striscia di carne rosso corallino, quella della mucosa della vagina.
Subito sotto a loro, c’era il perineo e dietro ad esso salendo quei due globi formosi, pallidi e teneri che formavano il suo splendido culo, esposti con vergogna, che divisi dal lungo solco profondo nascondevano l’entrata rosa dell’ano, vergine e palpitante.
Il viso era turbato, fermo e impassibile, mostrando micro goccioline di sudore sopra le labbra e in fronte, imperlinandole, dovute alla tensione della situazione che stava vivendo.
Il colore scarlatto del rossetto delineava la sua bocca rendendola oscena. Le labbra sembravano protruse e dischiuse, pronte ad essere riempite tra loro con qualcosa.
Il senso di potere che il dottore provava con lei ubbidiente ai suoi comandi, la sua consapevolezza di averla a disposizione per qualsiasi cosa volesse fare, lo eccitava libidinosamente.
Daniela sembrava un pavone in quello stato, fiera e superba nella sua altera bellezza, nuda, con le mammelle gonfie e la figa depilata che la rendeva volgare e oscena, ma desiderabile.
Le guardò le gambe, tenute strette da Daniela in un senso di protezione e pudore tardivo, come un meccanismo di difesa inconscio.
Il suo sguardo vagava per la stanza, per i mobili e i soprammobili, per quei volti silenziosi, cercando e posandosi su quello di Alberto. Chiedeva aiuto con gli occhi, ma lui gli fece cenno di continuare, di ubbidire.
Il dottore la stava guardando e lei si sentiva a disagio, provava quella brutta sensazione di inferiorità che non l’aveva mai posseduta, capì immediatamente che di fronte a lei aveva una mente superiore, autorevole e dominante, che prima di allora non aveva mai incontrato.
Il dottor Angelo girandole attorno, iniziò a darle una spiegazione su quanto accadeva e lei
accettava.
Filosofava sui simboli, sul significato che avevano le esperienze di dominazione e
sottomissione… sulla ricerca e preparazione a una dimensione nuova, diversa da quella che aveva, sulle aspettative che le si proponevano davanti e su il suo nuovo ruolo.
Iniziò a spiegarle dandole del tu, con Ho chin sempre al suo fianco attenta e disponibile, alcune cose basilari:
“ Tu sei alle prime esperienze:” Disse:“ E il mio contributo educativo servirà a formarti, a farti
diventare una vera soumise e non solo esserlo … ma soprattutto ad amare questa tua nuova
condizione, non di donna orgogliosa e arrogante, ma di schiava, sempre ubbidiente e disponibile ai desideri del suo padrone.”
Un brivido percorse la pelle di Daniela, voleva fermarsi, fuggire, ma non ne era capace, il
dottore le incuteva paura e attrazione allo stesso tempo.
Quell’uomo voleva impadronirsi della sua mente più che del suo corpo e questo la spaventava.
Aveva già abusato di lei e ora la stava iniziando alle perversioni della carne, oltre che a quelle della mente e dello spirito.
Era nuda, carnale nella sua bellezza matura e lui cercava di possedere il corpo attraverso la mente.
La preparava ad offrirsi in una sottomissione totale, sia pure molto dolce.

Daniela rispondeva alle sue domande con dei si e dei no, sempre seguiti da …signore, parola che preferiva a padrone, facendola sentire meno sottomessa anche se la faceva sentire una serva.
La voce di Daniela era un po’ roca, un po’ triste, ma sempre forte nel tono e ferma nella sua dignità.
Ascoltava quello che gli diceva, pensando a sua madre e a sua figlia. Cosa avrebbero pensato nel vederla succube di quell’essere depravato? Lei così intransigente e conformista, che aveva sempre vissuto con rigore e austerità, che era d’esempio alle altre donne e l’ammiravano.
Sentiva lentamente la volontà del dottore su se stessa sopraffarla, facendole nascere con forza dentro attrazione verso la sua personalità deviata.
Si rendeva conto che tutti quegli uomini che l’avevano corteggiata, compreso il suo ex marito,
non avevano mai avuto lei, la sua mente, la sua anima, ma una donna superiore in confronto a
loro, determinata e risoluta. Si sentiva forte e fragile nello stesso tempo, pensando che per tanti anni era stata felice da sola con la masturbazione, nella sua solitudine femminile, nel suo onanismo, e si era lasciata andare con amore solo a un uomo, Alberto, suo promesso e nuovo sposo, continuando a sperare di poterlo cambiare, non capendo che stava senza accorgersene lentamente cambiando lei.
Ora davanti al dottore provava soggezione e ne era perversamente attratta da questa nuova
emozione.
Il sesso pulito, romantico, sentimentale lo viveva con Alberto, ora a sua insaputa iniziava una
danza di giochi con strumenti e uomini diversi, solo per puro piacere, fatta di amplessi e punizioni corporee.
I suoi occhi in quella tensione, in quei momenti parlavano per lei, a volte sotto le loro
manipolazioni si sentiva volare in cielo e a volte cadere nell’inferno, ma si diceva:
” Lo faccio per amore! Per l’uomo che amo!”
Mentre invece iniziava a piacerle e lo faceva consenziente, con volontà.
In quei momenti negli occhi di Daniela si leggeva tutta la vita trascorsa, i sacrifici, la figlia, il ritrovo di un amore e quella condizione che subiva in quella situazione.
La sua sublime tristezza si scontrava con gli occhi libidinosi, pieni di lussuria e perversione del
dottore, che facevano tutto ciò che subiva solo per un puro piacere carnale, senza amore.
Sempre sognava una fuga illusoria ,un cambiamento della realtà .
Amava Alberto, ma iniziava a pensare che non era giusto che lui traesse piacere e soddisfacimento dal tradimento e dalla sottomissione della donna che lo amava. Dalla sua donna che nessuno aveva mai avuto, ma desiderata e sognata da molti e che con quel gioco
sarebbe diventata una sottomessa che si sarebbe data a tutti.
Il suo sesso era solo una via per raggiungere un’altra dimensione e concedeva persino il suo
dolore e la sua sottomissione a quell’uomo, diventandone la “schiava”.
Lui e Alberto erano i veri padroni delle sue emozioni, il primo di quelle amorose e romantiche,
il secondo di quelle sessuali, perverse e devianti; partecipandone anch’essa con gioia e piacere e che significano anche dominio su di lei.
Quella che provava dal dottore non era una violenza fine a se stessa per imporre il suo essere
master, dominatore, lei non era obbligata a sottomettersi ne a dimostrarne di esserlo, eppure lo faceva sempre più spesso consenziente, era una piacevole perversione che fremeva sul suo corpo ed entrava lentamente nella sua mente.
L’umiliazione la invadeva, come il provare piacere dalle sue mani che la rendevano remissiva
volontariamente, anche se era sempre combattuta dentro, facendo valere una volta la sua parte di signora borghese e per bene, e a volte l’altra, quella accondiscendente, che provava piacere ad essere umiliata, e a secondo delle emozioni che provava, gioire oppure pentirsi di quello che stava facendo.
Provare piacere o dolore, in fondo sarebbero diventati uguali per lei, si sarebbero fusi in una emozione unica, dove solo a secondo della situazione uno avrebbe prevalso sull’altro.
Mentre pensava, la cinesina ad un cenno del dottore raggiunse il grande tavolo di legno massiccio che lei aveva avuto modo di vedere anche nella volta precedente e lo scoprì, Daniela era tesa come una corda di violino, emozionata, preoccupata e anche eccitata … ma incapace di reagire.
Gli occhi scuri del dottore, apparentemente distaccati per il ruolo che ricopriva, brillavano
Libidinosi. Daniela era esattamente come la immaginava lui, perfetta sotto tutti i punti di vista.
La condusse al centro della stanza e la fece restare lì in piedi ferma, mentre lui le girava intorno sempre osservandola, gustandosela, come il gatto fa con il topolino prima di mangiarlo.
Lei tremava in silenzio.
Lui taceva… Alberto osservava e Ho Chin ferma e silenziosa sullo stipite della porta dove era a
Disposizione del dottore.
Dal grosso tavolo quel medico perverso prese un frustino da equitazione, semi rigido, con in cima una linguetta di cuoio, si avvicinò a lei e lo passò come accarezzandola lentamente lungo il suo corpo, sfiorandole la pelle come la più erotica e perversa delle carezze, facendola fremere di paura e piacere, mentre lui godeva dei suoi fremiti e dalle escursioni ansiose del torace.
Lo fece scorrere sulle cosce, salendo, fino ad arrivare alla sua intimità, accarezzandole il sesso
con la linguetta di cuoio e strisciandolo sopra la sua fessura carnosa.
Lei tremava e ansimando forte si accendeva di desiderio e timore. Il suo respiro eccitato,
mostrava le escursioni toraciche, lunghe e piene d’attesa, facendo muovere le sue splendide
mammelle.
Il dottore si soffermò e la guardò a lungo con il frustino appoggiato sul suo sesso, Daniela era
ferma quasi senza respirare … passarono secondi che sembrarono un’eternità. La sua figa glabra e gonfia pulsava di eccitazione, facendo vibrare come ali di farfalla le sue grandi e piccole labbra.
Poi in dottore introdusse il piede tra i suoi e con dei colpi secchi laterali le aprì le gambe, facendogliele allargare.
Alberto seduto silenzioso, osservava.
Daniela elettrizzata da quella situazione, scrutava impaurita gli occhi del dottore, i suoi gesti, iniziando a capire che avrebbe dovuto ubbidire a quei segnali, pena la punizione.
Allargò le gambe ai colpi di quel frustino che aveva preso il posto del piede del dottore, che batteva internamente tra le sue cosce, mentre saliva su, riportandolo sulla figa.
Daniela si guardò in giro , vide il volto della sua collaboratrice cinese, fermo e impassibile come una maschera, quello di Alberto eccitato e quello del dottore perverso, luminoso e deciso.

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