b- L’amore perverso. Cap 05 Un altro gradino.

Cap 5  L’AMORE PERVERSO.

Note:
Non vi è virtù così grande che possa essere al sicuro dalla tentazione.
A volte si incontrano persone che trasformano la nostra vita e il nostro amore e non si sa se
esserne felici o dispiaciute … .

UN’ALTRO GRADINO.

Passarono due settimane e in quel periodo Alberto e Daniela vissero normalmente e felici, come se non fosse accaduto nulla, nessuna trasgressione. Anche i loro rapporti sessuali tornarono dolci, romantici e amorosi.
Un martedì Alberto le disse che gli sarebbe piaciuto riprovare i brividi di quella sera, rifare lo
stesso gioco, ma in modo più intricante, non solo in casa, ma anche fuori:
” Ogni tanto possiamo farlo amore!…Trasgredire un po’, non sei d’accordo Daniela?”
“No Alberto! Non mi va, sai che sono contraria a queste cose!” Fu subito la risposta di Daniela.
Ma lui insistette:
“E’ solo un gioco! Non c’è nulla di male, molte coppie lo fanno!”
“Si ma a me non va! Noi non siamo come le altre coppie noi , siamo di più!” Esclamò:” Non parliamo più di queste cose. Ti prego!”
Alberto l’assecondò e non ne parò più fino al giovedì sera quando furono di nuovo soli , con
Sabrina dalla nonna.
Era un esperto a raggirare la gente e mistificare la realtà, lo faceva nel traffico di lavoro della sua attività, non per niente era diventato un ottimo commerciante.
Prima di cena si avvicinò e la baciò sulla guancia:” Siamo soli questa sera!” Le sussurrò
all’orecchio.
“ Lo so!” Rispose Daniela.
“Allora possiamo dedicare tutta la serata a noi. Giocare un po’!”
“No!… Non voglio lo sai! Non mi va … non mi vanno questi giochi, restiamo nella normalità,
perchè sei così?” Le chiese dispiaciuta.
“Come così?… Io sono come sempre, sono quello che sono. E’ solo un divertimento!” Gli rispose
sorridendo. Cercava di convincerla, ma lei non ne voleva sapere.
“E poi è rischioso trasgredire o uscire in quello stato, sono una professionista, una direttrice di banca, non una impiegata qualunque, e se qualcuno mi vedesse sarei rovinata professionalmente.” Aggiunse per giustificarsi il suo diniego senza dispiacerlo, ma apparve
subito agli occhi di Alberto come un segno della sua debolezza se motivava il suo dissenso.
E lui fu pronto :
“Ma chi vuoi che ti veda?” Rispose serio:” Facciamo solo un giro in auto, andiamo in un posto
isolato a bere qualcosa, dove non ci conosce nessuno. Metti un soprabito sopra, la gente non sa mica che sotto sei nuda!” Continuando: “ E secondo te io porterei la mia futura moglie nuda sotto il soprabito, solo con calze e reggicalze in giro a mostrare?… Lo facciamo per noi… non per gli altri.”
A quelle parole Daniela si girò e lo guardò dolcemente rispondendo:
” Come tua futura moglie potrei accettare, ma è contro i miei principi morali lo sai!”
“Ma i tuoi valori si devono fondere con i miei, i tuoi principi non possono essere un ostacolo al
nostro amore.” Precisò Alberto.
“Che significa?” Chiese Daniela non capendo.
“Significa che ti amo e ho intenzione di sposarti e di vivere con te una sessualità e un amore nuovo, creato da noi , più forte delle convenzioni e dei pregiudizi!”
Era frastornata da quelle parole, erano intrinseche di attrazione e timore, ma ebbero attrattiva su di lei .
“Davvero vuoi creare un amore nuovo con me ?” Domandò radiosa come sempre.
“Certo, sempre se tu lo vuoi. Diverso da quello degli altri!”
“Oh si!!” Rispose sorridendole mentre lui le portava le braccia al collo abbracciandola e
baciandola. Precisando: “ Vedi… passerà ancora qualche mese prima che ci sposiamo e in questo periodo intanto ci assestiamo, ci fondiamo, uniamo i nostri gusti e ci accettiamo nei nostri vizi e nelle nostre virtù.
Ti farò diventare mia per sempre.” Gli bisbigliò profeticamente, proseguendo:
” Vedi per me quello che ti propongo è un semplice gioco e nulla di più, un gioco trasgressivo di coppia e come tale vorrei che tu lo prendessi e vivesti.”
“Lo so Alberto!….Ma io ho la mia educazione, non ho mai fatto queste cose!…Mi vergogno, mi sento a disagio con me stessa.”
“ Non essere sciocca su!… Sono solo giochi innocenti tra coppie che lo fanno in molti, comunque se non vuoi, se non ti va, non ti obbligo di certo, devi sentirti tu di farlo assieme a me .” Rispose contrariato.
Daniela abbracciandolo da innamorata sospirò. Quelle parole, quella sua convinzione di volerla amare al di sopra di tutto, la colpì tanto e la rese felice che non seppe dirgli di no.
“Va bene!… Ma facciamo attenzione, guai se qualcuno mi vedesse, sarei rovinata per sempre!”
“Ma stai tranquilla, ci tengo troppo a te, sei la mia donna .” Le sussurrò dolcemente baciandole le labbra.
“E in che cosa consisterebbe di preciso questo gioco?” Chiese curiosa e attenta.
“Come l’altra sera quando ho aperto la porta che eri nuda, ti metti solo calze e reggicalze, ma questa volta usciamo.”
“Come usciamo?… Sul pianerottolo ? ” Chiese lei.
“No! Fuori casa, ma non in quello stato nuda , metti su qualcosa , un soprabito , uno spolverino, qualcosa che ti copra , solo noi sapremo che sei nuda sotto. Il gioco della trasgressione è proprio nel sapere solo noi che sotto lo spolverino sei quasi nuda quando passiamo tra la gente e ci guardiamo negli occhi. Ma loro non lo sapranno! E vedrai sarà molto
eccitante per tutte e due, più dell’altra sera.”
“Diooo… che cose che mi fai fare Alberto!” Esclamò schernendosi, aggiungendo di scatto accettando la sua richiesta:“ Si!… Ma mi raccomando, conosci la mia posizione, se si venisse a sapere in direzione centrale che faccio queste cose, come minimo mi degraderebbero di ruolo o mi licenzierebbero. La banca in cui sono direttrice è di aria cattolica !” Precisò:” E sono molto rigidi sulla morale e i comportamenti dei dipendenti, figurati dei dirigenti.”
“Tranquilla amore!” Rispose lui, non succederà niente e nessuno saprà niente, solo io e te e se ti rassicura di più, anche niente foto .
“Ci mancherebbero solo le foto !” Esclamò Daniela scandalizzata.

Cenarono con allegria, scherzando come due fidanzatini, al termine Alberto si sedette sul divano, mentre lei sparecchiava e metteva in ordine e poi lo raggiunse sedendosi al suo fianco a farsi coccolare. Stettero una buona mezzora vicini a guardare la tv, poi Alberto le disse.
” E’ ora!”
Si alzarono e andarono in camera da letto e Alberto riprese dall’armadio la lingerie sexy della volta precedente e gli disse di indossare solo le calze e i reggicalze.
“Perchè niente perizoma e reggiseno?..In fondo mi stavano bene.” Chiese Daniela provocatoria
sorridendo.
“ Certo, ti stavano benissimo, ma così senza sarai molto più erotica e sarà molto più eccitante per te saperlo e per me pensarlo.”
E la invitò a spogliarsi per indossare le calze e il reggicalze, cosa che fece.
Lentamente tolse la camicia e la gonna, rimanendo in culotte e reggiseno. Poi lo sganciò e lo sfilò dalle braccia e piegandosi tirò giù il suo intimo fino alle caviglie, togliendolo. Gesti abitudinari, di routine, ma che avevano una valenza erotica eccezionale in quel contesto di preparazione.
Lui semplice spettatore, la guardava nuda con il suo pube peloso, mettersi il reggicalze e
agganciarlo e a seguire sedersi nel letto per mettere le calze, alzarsi, assestarle con le mani larghe e con le dita sulle pieghe, con gesti curati, e tirando il margine della fascia in alto, chiuderne una parte nella clip della bretellinadel reggicalze, facendo così per tutte bloccandole al reggicalze.
“Metti le scarpe. Queste!…” Esclamò Alberto prendendo una scatola dal suo settore d’ armadio, e aprendola tirò fuori un paio di scarpe a punta, color oro con decoltè e tacco a spillo di 10 cm.
“E queste da dove saltano fuori ?” Chiese Daniela sorpresa nel vederle.
“Le ho acquistate e portate io per il nostro gioco, sono della tua misura e ti staranno benissimo.”
“ Ma sono alte!,,, Troppo alte. Io non sono abituata a camminare con un tacco simile.” Esclamò.
“Ohh … sono come le altre, vedrai che imparerai subito … su mettile!!” La esortò.
Lei dispiaciuta dal suo comportamento le calzò, diventando molto alta.
Era splendida ed erotica in quello stato, nuda con reggicalze e calze su scarpe a punta e tacco a spillo.
“Girati!…Guardati! “ Gli disse indicandole la specchiera:”Sei bellissima, meravigliosa, unica… sembri una Venere .”
Daniela silenziosa ed eccitata suo malgrado dal suo stato e da quelle parole, presa da quel gioco ammirava il suo corpo estasiante allo specchio.
“Visto quanto sei bella!!” Esclamò Alberto messosi dietro lei. “Scommetto che nemmeno tu lo sapevi di essere tanto bella e desiderabile per gli uomini.“
Non rispose sorrise, si era creato un velo di intesa e di eccitazione su di loro che li copriva, e tutte e due contemplavano il corpo quarantenne di Daniela, nelle sue forme mature e classiche, come se lo vedessero per la prima volta.
La voce di Alberto ruppe quell’idillio visivo.
“Passeggia ora !“ Gli Ordinò come un padrone.
Daniela fece alcuni passi, cercando di mantenere l’equilibrio su quei tacchi alti, oscillando senza volerlo il suo magnifico culo a destra e a sinistra, e ancheggiando i fianchi.
“ Vedi che ci riesci!” La rassicurò Alberto.
“ Si!… Ma è difficoltoso camminare così!“ Aggiunse lei .
“Cosa vuoi lo spolverino o il soprabito ?” Gli domandò senza dar retta alla sua osservazione.
“Il trench!…Siamo già in primavera inoltrata, ma così nuda sentirei freddo.”
Alberto le passò il suo trench di burberry in gabardine di cotone leggero.
Daniela lo indosso e abbottono i tre grossi occhielli e annodò la cintura stretta alla vita.
“Vedi? Non si nota niente sott , solo io e te sappiamo cosa c’è sotto il trench. Il tuo corpo nudo!” Precisò sorridendo.
Daniela era turbata, contrariata, ma eccitata, faceva buon viso e cattivo gioco suo malgrado e uscirono .
Mentre Alberto si fermava a chiudere la porta d’entrata e a inserire l’allarme, lei si portò davanti alla porta dell’ascensore.
“No!” Esclamò Alberto :“Scendiamo a piedi.”
“A piedi? Ma possiamo incontrare qualcuno, sono solo le 22 ”
“Anche se incontriamo qualcuno sei coperta, non ha senso questo tuo timore e preoccupazione.”
Scesero le scale gradino per gradino, come quelli che gli avrebbe fatto fare Alberto per portarla alla depravazione del suo inferno, Quel ticchettio di tacchi sul marmo dei gradini rimbombava in tutta la tromba delle scale, come se scandisse il tempo di quanto mancasse alla sua depravazione, creando un’atmosfera irreale e quel suo ancheggiare a sua insaputa la rendeva volgare.
Nelle loro menti in modo diverso scorreva di tutto .
Daniela accettava tutto per amore, ma tutto sommato le piaceva la situazione, avvertiva l’adrenalina eccitarla, renderla tachicardica e darle quella sensazione di proibito.
Titubante e imbarazzata viveva quelle strane emozioni in una sorta di limbo, si sentiva diversa dal solito, si sentiva un’altra.
Lui la scrutava pensando alla sorpresa che l’attendeva, quando con lei ignara, sarebbe stata mostrata nuda a decine di uomini.
Non incontrarono nessuno nelle scale, giunti in fondo all’atrio, lateralmente Alberto aprì una
porta di legno laccato, che portava ai garage, accese la luce e fecero la breve rampa e si trovarono nel parcheggio sotterraneo del palazzo.
Pochi passi con Daniela al suo fianco e il suono del “bip…” del telecomando fece scattare l’apertura delle portiere, facendo lampeggiare le frecce della Bmw di Alberto.
Salirono in auto e partirono con lui che guidava, facendo la rampa d’uscita mise la freccia a destra e si trovarono sulla carreggiata e sfrecciò veloce per le strade verso la periferia.
Lei silenziosa guardava attraverso il vetro del finestrino. Non si capiva … si domandava perchè
avesse accettato, era praticamente nuda in macchina. Sentiva disagio per il suo stato e per quel che faceva , ma anche una sensazione elettrizzante.
Guidando, dopo aver cambiato marcia posò la sua mano sul soprabito che le coprivano le gambe e lo scostò, mettendo in mostra le sue splendide cosce.
“ Che fai ? “Chiese Daniela cercando di ricoprirsi: “ Siamo per strada!”
“Ma non c’è nessuno!… Mi piace guardarti, accarezzarti, sei bella , provocante erotica.”
Daniela non era insensibile, quelle parole , quel gesto della mano e quella situazione eccitavano anche lei.
Al suo secondo tentativo restò scosciata, non si coprì più, mentre la sua mano correva sulla fine seta nera delle calze trasparenti.
Guidando si voltava spesso ad osservarle le gambe, fino alla fascia delle calze e anche più
in su.
“ Che fai?..Guarda la strada se no andiamo a sbattere!” Disse ridendo Daniela.
“Mi piace guardarti!” Rispose lui.
”Si ma è pericoloso presta attenzione alla viabilità!” Ribadì sorridendo guardandosi compiaciuta le sue cosce che uscivano dal trench aperto.
Alberto pensava al suo pudore, a Sabrina che era con la nonna mentre lui portava sua madre
praticamente nuda a una sorpresa immaginabile per lei … ad essere iniziata.
La morigerata dottoressa Daniela, la signora direttrice come la chiamavano le sue impiegate , ora era lì con lui, come una sgualdrina, scosciata a gambe socchiuse e con la sua mano tra le cosce a lasciarsele accarezzare internamente.
Eccitato Alberto tirò la mano su all’improvviso arrivando ad accarezzarle i peli della figa.
“ Sei bagnata! C’è l’hai tutta bagnata !” Disse.
“ Ti piace, ti eccita questa situazione, il fatto che sei nuda sotto e la possibilità di essere vista?”
Lei imbarazzata restò in silenzio stringendo le cosce con la sua mano dentro.
“Dimmelo!” Esclamò lui.
“Si!… Mi piace!” Mormorò abbassando lo sguardo dai suoi occhi, vergognandosi di ammetterlo.
Stavano sfrecciando per la città verso la periferia .
Continuò a frugare con la sua mano toccandole e accarezzandole la figa. Daniela non si opponeva e lasciò che le sue dita continuassero ad esplorare e accarezzare il suo sesso.
Passarono alcuni semafori e proseguirono dritti, oramai erano in un quartiere periferico . Ogni tanto incrociavano qualche fanale d’auto che veniva in senso opposto, mentre loro scorrevano tra il buio e la luce dei lampioni .
Alberto eccitato guidava con una mano sul volante e l’altra sulla sua figa, rischiando di finire
fuoristrada.
All’improvviso mise la freccia rallentò e si accostò a destra, dietro a dei grossi bidoni di
immondizia .
“Che fai? … Perchè ti fermi ? “ Chiese curiosa, eccitata e allarmata Daniela .
“E’ difficile guidare e continuare a guardarti e accarezzarti la figa mentre lo faccio.” Disse sorridendo e intanto spense il motore .
“ Che posto squallido !” Esclamò Daniela :” E poi questi bidoni della spazzatura!… C’è poca luce!”
“Pensa che qui vengono le battone a vendersi .” La informò scandalizzandola.
“Cosa?..Qui? “..
“Si proprio dove adesso siamo noi. Iniziano a prostituirsi dopo le 23 , quando in giro ci sono solo ladri, puttane e clienti.”
Daniela si guardò attorno, non c’era nessuno in quel momento, era un angolo appartato e i
lampioni della strada davano poca luce.
Intanto la mano d’Alberto aveva ripreso a frugare tra le sue cosce, tirando con il dito le bretelline del reggicalze, giocandoci.
Con l’altra l’abbracciò e spostandosi verso lei iniziò a baciarla. La loro eccitazione saliva sempre più . Fece scivolare la mano tra i suoi folti peli e la penetrò con il dito, iniziando a masturbarla, a fargli un ditalino, mentre lei godente spostava il suo bacino in avanti verso il dito strusciando il sedere nudo nel soprabito sul sedile.
Staccandosi dalle sue labbra Alberto le chiese ansimando:” Allora ti piace?
Daniela gemeva da quel ditalino:”Si!!” Sussurrò vergognandosi mentre lui continuava a penetrarla e masturbarla con il dito .
“ Ti piacerebbe farlo qui, dove lo fanno le puttane vere, quelle che si fanno pagare per fare sesso? Nuda su un auto in mezzo alla strada dove ti possano vedere?”
… Ci fu silenzio, Daniela indugiò, poi l’eccitazione ebbe il sopravvento un … “sii!!” Non pensando mai che Alberto l’avrebbe fatto davvero ma convinta che lo diceva per eccitarsi.
Flebile e esitante uscì dalle sue labbra uscì quel “si!” sincero, mentre lei ormai stordita dal piacere si lasciava baciare sulla bocca e sul collo, lasciandosi slacciare la cintura e i bottoni, e aprire tutto il trench, e d’istinto per reazione alla sua eccitazione, al suo desiderio, allungò la mano sui suoi pantaloni cercando e sentendo il suo cazzo duro.
“ Ti piace essere la mia puttana ? “ Le bisbiglio Alberto baciandola.
Pensava che fosse un gioco come diceva lui e ancora esitante dopo una pausa rispose:”Siii!” E intanto la baciava.
Abbassare i sedili o passare su quelli posteriori per chiavare sarebbe dovuto venire di conseguenza, era quello che si aspettava Daniela ormai eccitata, di essere chiavata dall’uomo che amava, anche lì sulla strada come le puttane , ed essere la sua …puttana.
Invece Alberto si limitò a farla godere con il ditalino a gambe larghe dentro l’auto, con il soprabito aperto che la mostrava nuda, accarezzandola e mostrando la sua figa pelosa alla luce dei lampioni.
La stava masturbando dolcemente e a lei piaceva.
“ Hai ragione è bello!” Sussurrò lei con la voce soffocata dall’ansimare.
“Questo è niente!” Rispose lui :”Vedrai quante cose imparerai!”
Daniela era eccitatissima, godeva di quella masturbazione come una giovinetta, per anni si era
masturbata in solitario ed ora era lui che lo faceva .
La sua voce si spegneva nei suoi “si…” farfugliati.
“Lo sai che ci possono vedere?… Che se passa qualcuno o viene qui a gettare ill sacchetto della spazzatura può vederti la figa, mentre ti masturbo e godi?”
“Siii!” Rispondeva presa dai sensi.
L’eccitazione e il piacere avevano spento la dottoressa Daniela e acceso un altra donna repressa e vogliosa di sesso, incurante della situazione e del luogo dov’era, ma solo con la voglia di godere.
“ Vieni!! …Vieni sopra!!” Disse Daniela tirandolo a se:“ Prendimi!”
Voleva essere chiavata da lui lì, in quel luogo angusto.
Ma lui staccò le labbra dalle sue, sfilò il lungo dito fradicio del suo piace dalla figa e lo annusò baciandolo e leccandolo.
“Perchè !”Chiese lei traumatizzata dall’interruzione non voluta.
“La serata è ancora lunga, avremo modo di godere ancora vedrai.”
Le coprì il sesso e le cosce con il trench e la lasciò vogliosa, piena di desiderio di chiavare, avviò il motore e partirono verso la periferia estrema.

Per strada non cera nessuno, ne persone ne auto, solo qualche battona ogni tanto che iniziava a lavorare e che guardavano sorridendo .
“Come fanno a fare quel lavoro?” Domandò curiosa Daniela.
“Per i soldi!.. Ma soprattutto perchè le piace.” Rispose Alberto.
“Le piace fare le puttane?” Chiesa sorpresa.
“Si! Le piace e ubbidiscono al loro padrone.”
“Quale padrone?”…
”Il loro protettore.” Rispose Alberto:” Ognuna ne ha uno ! Anche tu c’è l’hai …sono io!!!” Esclamò ridendo.
“Ma io non sono una puttana!!” Ribadì seria e risentita lei.
“ Lo so! …Scherzavo amore!” Disse sorridente, ma pensando:” Lo diventerai presto una puttana…la mia puttana!!”
La osservò con uno sguardo perfido, con i suoi occhi di ghiaccio, pensando al momento quando anche lei avrebbe ubbidito al suo padrone, che l’avrebbe fatta prostituire e chiavare da degli sconosciuti.
Una smorfia come un sorriso le mosse le labbra.

Ad un certo punto della strada, mise la freccia e svolto dentro a un cancello, dove un enorme
giardino aveva al centro una grande casa, una villa novecentesca, e si diresse verso uno spiazzo ghiaioso e parcheggiò tra altre auto nuove e di grossa cilindrata.
Spense il motore.” Vieni scendi! “ Le disse.
“Dove siamo?” Domandò Daniela.
“ Siamo in un circolo privato, un locale notturno riservato e poco frequentato e solo da persone di un certo livello e di un certo tipo.”
Non capì, ma fu presa dal timore, come da un presagio a vedere quella grossa villa stile liberty
isolata tra grossi alberi.
“No Alberto, non entriamo!… Non mi va! E poi lo sai in che stato sono sotto il soprabito. Non
voglio! “ Ripetè :” Sono contraria .”
Aveva un ripensamento, uno degli ultimi pensò Alberto.
“Dai su amore, beviamo qualcosa e c’è ne andiamo. Sono certa che anche tu sei ancora
eccitata!… Fammi vedere il capezzolo!” E così dicendo allargò il soprabito vedendo la sua
splendida mammella.
“Vedi!!” Esclamò “ C’è l’hai ancora turgido e dritto!”
“Stupido!” Ribattè sorridendo Daniela: “ E’ il freddo!”
“ Si… il freddo!… Se ti tocco in mezzo alle gambe scommetto sei ancora tutta bagnata.”
“Scommessa persa!” Ribadì avvicinandosi a lui per farsi coccolare, dicendo:
“ No dai! Non cambiare discorso Alberto. Non mi piace questo posto, questa casa mi mette i brividi, a qualcosa di sinistro e sotto sono nuda.”
“Ma nessuno lo sa che sei nuda sotto, solo io e te ed è qui la bellezza del gioco… Cosa vuoi fare?
… Tornare indietro davvero se non sai nemmeno cosa c’è dentro?” Disse Alberto seccato.
Vedendolo alterato, prendendolo per il braccio e stringendosi ad esso mormorò:
“D’accordo entriamo! Ma stammi vicino.”
Lui scese dall’auto, fece il giro e galantemente gli apri la portiera.”Vieni!” Le disse prendendola
per la mano e aiutandola ad uscire.
Poi la prese sottobraccio, mentre lei incrociando le braccia si stringeva i risvolti del trench al
petto come se volesse proteggersi da qualcosa e si appoggiò con la testa a lui, sulla sua spalla; e mentre l’antifurto al segnale del telecomando chiudeva le portiere e faceva lampeggiare le frecce, Alberto fece scivolare la sua mano sul soprabito, dalla spalla sulla schiena fino al sedere, stringendole la natica con forza senza che lei protestasse, sentendone la consistenza e rotondità morbida sotto il trench.
Alberto era felice , era riuscito a farle fare qualcosa che mai avrebbe accettato e fatto, qualcosa contro le sue abitudini, la sua educazione e morale, e questo poteva accadere solo perché lei ne era innamorata.
Mentre lei intimorita e ancheggiante sui tacchi alti si avviava con lui verso la discesa di un altro gradino della sua degradazione, lui la guidava sorridendo. Era preoccupata, ma anche eccitata e curiosa di sapere cosa c’era dentro quella casa, e lo seguiva interessata di appagare la sua curiosità e di conoscere come sarebbe finita la serata.
Quella trasgressione alla sua vita di seria e morigerata madre e stimata e rispettata professionista, abituata a uno stile di vita sobrio e riguardoso, l’avrebbe pagato caro.
Alcuni metri prima dell’entrata si strinse più forte al suo braccio.
Arrivarono davanti a un portoncino nero, dove fuori un uomo massiccio e robusto controllava chi entrava.
Riconoscendo Alberto fece un cenno di saluto con il capo e premette un pulsante e poco dopo si sentì il clak elettrico dell’apertura del portoncino. Il grosso uomo lo spinse con la mano e lo aprì completamente facendoli entrare e guardando lussuriosamente Daniela. Mentre entrava salutò ancora Alberto “Buonasera signore!” Gli disse.
“Buonasera!” Rispose lui.
“Lo conosci?” Chiese Daniela stupita . “Ti ha salutato in modo riverente.”
“Si !” Rispose lui:” Ti ho detto di quando anni addietro ero fidanzato, e con lei molte volte quando uscivamo alla sera venivamo qui.”
Lei restò in silenzio:”Ci portava la sua ex!” Pensò.
E mentre entrarono nell’atrio di quel locale, una luce debole li illuminò. I muri erano
tappezzati tutti di stoffa rossa , con appesi alle pareti quadri di Jean Leon Gerome, raffiguranti
scene di schiave e concubine nude in un harem, e nella parete centrale, vi era una grossa tela con cornice dorata raffigurante una donna di spalle, dalle forme mature, davanti a una platea di decine di uomini dell’antica Roma che ammirandola facevano un offerta per acquistarla.
Si soffermò curiosa ad osservare quel quadro che la turbava, aveva qualcosa di sconcertante.
“E’ vendita di schiave a Roma, dipinto da Jan Leon Gerome nel 1886, raffigura un mercato dove una donna viene esibita nuda per essere acquistata dal suo padrone.” Le disse Alberto.
Daniela si fermò a osservarlo, sola , la turbava davvero quella scena.
“Essere esibita… Essere venduta… rifletteva guardando il quadro. Fece una pausa dicendo poi a bassa voce:” Te l’avevo detto che questo posto non mi piaceva!”
Lui gli passò il braccio intorno alle spalle e la strinse a se sorridendo, iniziando ad entrare.
“Ma che locale è?” Chiese ancora lei curiosa.
“ E’ un locale privato, un circolo, non può entrare chiunque, ma solo persone selezionate, per
questo puoi stare tranquilla che non incontreremo gente che conosci.”
“L’hai frequentato molte volte?” Domandò.
“ Te lo detto, venivo qualche volta con la mia …” Fece una pausa continuando: “ La mia ex. E’ un
locale particolare ed esclusivo, c’è qualche donnina un po’ in disabiliè e qualche spettacolino un po’ erotico, ma niente di più. E’ un circolo di amici associati, persone che hanno le stesse attinenze e vedono le cose allo stesso modo. Vedrai da sola, noi comunque ci siederemo a un tavolo nostro.
Camminarono con lei che involontariamente ancheggiava muovendo in modo vistoso il sedere lungo quel breve corridoio in penombra, illuminato da applique che rischiaravano di più le tele di J.L.Gerome che il muro e il pavimento per il passaggio.
Daniela sentiva strane sensazioni che non sapeva definire, la pelle le fremeva, non sapendo se per il luogo o l’apprensione.
Quando uscirono da quel corridoio, si trovarono in un ambiente ampio con tavolini e poltroncine color creme disposte in modo circolare, rialzati dal centro della sala da una pedana.
Il centro era vuoto, con uno stretto corridoio d’entrata sapeva di circo, se non era per l’eleganza, la classe e la raffinatezza.
Daniela l’osservò pensando:” Servirà per ballare.” Effettivamente era una pista ma oltre che per balli veniva usata anche per spettacoli.
Una musica dolce e soffusa si spandeva nell’aria, motivi dolci, lenti che invitavano alla
tranquillità.
Hai tavoli gente matura, distinta, qualcuno con la propria moglie o compagna attempata, qualcun altro con qualche giovane entrenause del locale.
Vedendoli andò subito incontro loro un cameriere, che fece educatamente cenno ad Alberto di
seguirlo e li portò in un tavolo al centro del semicerchio ma distante dalla pista.
Si accomodarono.
Sedendosi Daniela vide Alberto salutare con un cenno della mano e con gli occhi in modo
ossequioso un signore anziano, seduto solo in un tavolino poco distante.
“Chi è?” …Chiese indiscreta.
“ Oh ! Non ti preoccupare, non lo conosci e lui non conosce te.”
“Ma Chi è?” Ripetè curiosa e affascinata da quell’uomo e dai suoi sguardi su di lei.
“ E’ un medico, una persona importante, molto conosciuta con conoscenze altolocate, è un
primario o direttore di struttura come si dice oggi, ha lavorato in vari ospedali italiani ed esteri. Noi lo chiamiamo amichevolmente e rispettosamente il -Dottore-.
Il dottor Angelo è un mio grande amico, una persona a cui devo molto. Ha fatto molto per me, ha curato mia madre e la mia fidanzata. Per questo gli sono grato e gli sarò sempre riconoscente, mi ha aiutato nei miei momenti più difficili.” La informò Alberto.
“ Ma che tipo di medico è ? “ Domandò curiosa e interessata.
“ E’ uno specialista, un ginecologo molto bravo e capace.” Rispose e proprio in quel momento
l’uomo si alzò dal suo tavolo e si diresse verso quello di Alberto, che vedendolo arrivare si alzò
rispettosamente mormorando a Daniela:” Ora lo conoscerai.”
Quando l’uomo fu davanti a loro, Alberto le strinse la mano con riguardo dicendo:”Dottore
…buonasera!”
“Buonasera Alberto!” Rispose lui :” Va tutto bene?”…
”Certo dottore, tutto come prospettato.”
“Bene!” Rispose il dottore .
Daniela non capì cosa intendessero con quelle parole e prima che potesse riflettere Alberto facendo un segno con la mano su di lei la presentò:
” La mia compagna non che futura moglie tra qualche mese!” Lei si alzò stringendo e chiudendo di più il soprabito e contraccambiò il saluto stringendogli la mano.
“Piacere sono il dottor Angelo.”
E lei ascoltato il suo modo di presentarsi professionale rispose: ” Piacere sono la dottoressa Daniela.”
“Lei è molto più bella e attraente di quello che mi aveva detto Alberto.” Affermò osservandola.
Daniela sorrise:” Grazie! E’ molto gentile dottore.”
“E’ solo una constatazione!” Ribadì. E si sedettero, e mentre loro due parlavano, Daniela lo
osservava.
Osservava con attenzione quella persona che si era seduta vicino a lei . Era molto affascinante e di bella presenza, naso regolare in su come i francesi ben rasato, pelle del viso liscia, capelli grigi, curati che sembravano d’argento, ma di età non definibile, oscillava tra i 60 e i 65 anni, magro e alto, elegante ed educato, fine nei modi e nel parlare e anche profumato.
Sapeva solo che era un medico, un ginecologo, comunque gli aveva fatto una bella impressione anche per via dei complimenti. E poi era un amico di Alberto, un suo conoscente e questo le bastava.
Il cameriere si avvicino ad un cenno del dottore che ordinò tre drink Margarita per tutti a base di tequila, triple sec e limone. Solo che quello di Daniela a sua insaputa come facevano con le neofite, le nuove arrivate, fu corretto con degli stimolanti.
Arrivarono subito. Daniela non avrebbe voluto alcolici, ma non potè rifiutare per non fare uno
sgarbo al dottore che li aveva offerti e bevve lentamente quella bevanda dallo strano sapore, senza sapere cosa c’era dentro. Era molto forte ed alcolica.
Poi mentre parlavano e sorseggiavano il drink, si avvicinò il cameriere che disse ad Alberto:
“ Mi scusi , c’è un signore della polizia che gli vuole parlargli. L’aspetta nel separè.”
“Come la polizia? “ Chiese preoccupata Daniela .
“Non so amore! Vado a vedere.”
Si alzò dalla sua sedia:” Scusami cara, torno subito. Mi scusi anche lei dottore! ” Esclamò, e si allontanò dietro al cameriere. Daniela lo vide sparire dietro un grande tendone verde.
Passavano i minuti e Alberto non tornava e lei nervosa, bevendo muoveva in modo vistoso le
mani, toccandosi i capelli e il viso.
“Vado a vedere!” La rassicurò il dottore:” Aspetti qui tranquilla fin che non torno.” E vide anche lui allontanarsi e sparire dietro il tendone verde.
Era imbarazzata per la sua condizione, era nuda sotto il trench e in quel locale faceva caldo, molto caldo ed era l’unica che indossava il soprabito, anche se era leggero e di cotone, era preoccupata e imbarazzata :” Almeno fosse qui lui.” Pensò.
Il cameriere senza che lei lo ordinasse le si avvicinò e le portò da bere un altro drink come il precedente molto alcolico, miscelato con una bibita fresca in cubetti di ghiaccio. Accaldata iniziò a sorseggiare, era buono ed invitante, pagava e soddisfaceva il palato anche se era molto alcolico, quello che apprezzava della bevanda era il fresco che beveva, non l’alcool , che sembrava che la refrigerasse e le facesse sopportare meglio il soprabito che indossava suo malgrado.
Nel frattempo a suon di musica classica, al centro della sala iniziò uno spettacolo, una danza con ballerine seminude , in topless.
Passò ancora del tempo. Dieci, quindici, venti minuti, il drink era finito, si sentiva accaldata e Alberto non si vedeva ancora e nemmeno il dottore, e iniziava ad essere preoccupata.
I clienti ai tavoli vicino la osservavano, qualcuno sorridendogli o ammiccando con le labbra, inviandole baci, era imbarazzante non vedeva l’ora che arrivasse per andarsene .
“Ma perchè ci sta tanto!” Si chiedeva. Più di una volta ebbe la tentazione di alzarsi per andare a
Vedere, ma desistette, dovendo passare tra i tavoli di quelle coppie anziane, che la scrutavano
libidinose.
Quando vide uscire dalla tenda il dottore e dirigersi verso di lei si sentì sollevata.
Giunto al tavole si sedette al posto di Alberto dicendole:
“Alberto ha dovuto andare in negozio, lo ha chiamato la polizia, hanno tentato di forzare la
serranda per rubare e hanno bisogno che lui sia là per disinserire l’allarme che sta svegliando tutto il palazzo. Arriverà appena può, nel frattempo mi ha raccomandato di starle vicino e tenerle compagnia.”
Daniela abbozzò un sorriso preoccupato.
“ Ma avrebbe potuto chiamarmi… sarei andata con lui… .” Poi vedendo il dottore che la guardava lo ringraziò della sua gentilezza:” Grazie, ma speriamo che torni presto e non sia successo niente di grave, così torniamo subito a casa , non mi sento molto bene.”
“ Se vuole posso accompagnarla io o la faccio accompagnare da qualche cameriere .” Disse
proseguendo il dottore.
”Purtroppo come ha visto arrivando qui siamo isolati, la vostra auto la presa lui e i taxi a quest’ora non si trovano.”
“No…no…resto qui! Ho solo avuto un leggero malessere, mi gira un po’ la testa , sarà stato quel
drink così forte. Tra le altre cose non ho nemmeno il cellulare per chiamarlo, lo lasciato nell’auto di Alberto probabilmente.”
“Se ha bisogno di qualcosa me lo dica. Vuole bere qualcosa di fresco? …Tolga il soprabito dottoressa , qui fa caldo , sta sudando, vedrà che starà meglio.”
“Nooo! Noooo!” Esclamò Daniela preoccupata.” Grazie ma lo tengo… non ho caldo!”
“ Come vuole!” Disse il Dottor Angelo sarcastico:“ Ma non sarà mica nuda sotto che lo tiene così stretto? “ Aggiungendo sorridendo :”Su lo tolga!”
“No!… No! …Grazie !” Ripetè lei imbarazzata e preoccupata di trovarsi sola in quello strano
locale con persone a lei sconosciute.

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