a- Il donatore di sperma. Cap 14 La seconda donazione di sperma.

IL DONATORE DI SPERMA.

Note:
L’amore non muore mai di morte naturale. Muore perché noi non sappiamo rifornire la sua sorgente. Muore di cecità, di errori e tradimenti. Muore di malattia e di ferite, muore di stanchezza, muore per non saper ascoltare, per logorio o per opacità.
Anais Nin.

Cap.14 LA SECONDA DONAZIONE DI SPERMA.
Erano fermi in quella stanza densa di tensione, uno di fronte all’altro guardandosi negli occhi, con me in silenzio poco distante che passivo come lei li osservavo.
Senza dire nulla lui continuò a spogliarla, portò le mani sulla chiusura del gonnellino, trovò la cerniera ma non riuscì ad aprirla, tentando più volte. Solo in quel momento sentii la voce di Laura, rompere la sua timidezza e il silenzio della stanza e nella sua arrendevolezza dire:
”Non così!…La rompi!”
“Fai tu!” Le rispose lui.
E mia moglie torcendo un poco il tronco di lato, portandovi sopra le mani, la sganciò e tirò giù la cerniera aprendola, mentre lui con un sorriso di approvazione prese subito la gonna sui fianchi spingendola verso il basso a toglierla, lasciandola cadere sulle sue ciabattine da casa che aveva ai piedi.
Volevo credere che se la fosse aperta lei la cerniera solo per impedirgli di romperla, ma non ne ero sicuro.
Ero eccitato, paralizzato dal vedere quella situazione, mia moglie completamente passiva a lui, quasi sottomessa che si lasciava spogliare. Ero sorpreso, lo aveva aiutato ad aprire la cerniera per togliesi la gonna, perché la spogliasse. Questo secondo me però significava starci e che a lei piaceva lui lo sapevo, e quella condizione che le creava spogliandola era emozionante.
In me c’erano sentimenti contrastanti, eccitazione e gelosia. Mi dicevo mentalmente per giustificarmi che anche se quella donazione avveniva in modo erotico, il fine era un altro, nobile, quello di avere un figlio e lo sapevamo sia io che Laura e a quel pensiero mi aggrappai mentalmente per cacciare tutti gli altri e accettare la situazione che si creava di vedere mia moglie succube tra le braccia di un altro, il donatore .

Laura era come paralizzata, ferma nel suo perizoma a slip a fasce larghe di pizzo lavorato e traforato. Lui prendendolo sui fianchi per l’elastico, abbassandosi lentamente davanti a lei, respirandole sul ventre tanto da farle sentire l’alito caldo sul sesso, arrivò quasi a inginocchiarsi, e lo tirò giù con le mani facendolo scorrere sulle anche e le cosce, scoprendole il sesso, peloso e soffice che si trovò all’altezza del viso, potendone annusare l’odore sessuale e il profumo dell’eccitazione.
Laura era ferma, piena di vergogna, eccitata e arrossata in volto, che le luci delle lampade notturne in parte nascondevano. Il suo torace si muoveva velocemente sotto i respiri affannosi ed eccitati. Il suo sguardo era fisso e vitreo in avanti, come a guardare il vuoto per non vedere e che ogni tanto abbassava per osservare la testa di quell’uomo accucciato davanti a lei, con il volto a pochi centimetri dal suo sesso, tanto vicino che ne avvertiva il respiro sui peli, il pube e gli inguini; e ne vedeva dall’alto i capelli lunghi e grigi sotto di lei.
Probabilmente aveva il cuore in gola che le batteva forte, fortissimo, e lui continuando a far scorrere lentamente lo slip sulle cosce, lo portò fino alle ginocchia e poi alle caviglie, e in un movimento deciso, prendendola per un piede alla volta alzandolo e tirandolo in avanti, le tolse prima le ciabattine e poi fece passare tra essi le mutandine, togliendole assieme alla gonna sotto di lei, lasciandola completamente nuda, solo con qualche monile di bellezza ai polsi e al collo.
Era nuda! …Nuda… con lo sguardo nel vuoto per pudore e vergogna di essere svestita davanti a un altro uomo che la osservava e scrutava nelle parti intime.
Sapeva che non ero io che esploravo il suo corpo con gli occhi, ma il donatore, quello sconosciuto che l’aveva già fecondata e ora si accingeva a rifarlo, e lei era pronta ad accettare, a ricevere un altra donazione, diversa dalla prima, meno professionale e più sessuale nel suo corpo giovanile e fresco da ragazza per bene e giovane sposa.
La osservavo tra il gioco delle luci delle lampade e le ombre, con i capelli castani sulle spalle e quella abbronzatura appena visibile nella penombra, ma abbastanza per notarne l’assenza anche sulla pelvi, da far sembrare che avesse un costume a slip chiaro con una macchia scura al centro, e che la rendeva estremamente sexy e allo stesso tempo pudica.
I suoi fianchi longilinei appena curvati e il ventre piatto leggermente incavato all’interno, si mostravano assieme al suo triangolo d’amore, gonfio di peli e palpitante sotto essi, con la fessura unita in una linea, nascosta anch’ella da essi all’inizio delle lunghe cosce e sotto quel ventre, che presto sarebbe stato ancora fecondato da lui e di li a pochi mesi sarebbe cresciuto diventando grembo, e non sarebbe mai più ritornato come prima.

Era molto desiderabile e ingenua Laura, rapita da quella situazione e dal suo donatore di sperma.
Mi immaginai la sua vagina umida in modo naturale sotto il turbamento e ai suoi respiri lunghi e affannosi. Con tutte quelle variazioni anatomiche e fisiologiche dell’eccitazione che avevo letto su internet quando mi interessavo del mio problema. Appiattimento e allungamento delle grandi labbra, accrescimento del diametro delle piccole labbra fino a sporgere dalle grandi labbra. Il cambiamento di colore della vulva diventare rosso intenso per il forte richiamo di sangue e l’aumentare delle dimensioni del clitoride. Tutte reazioni che si rappresentavano in lei come a ogni donna in calore e che senz’altro in quel momento aveva e che sotto gli spasmi delle pareti lubrificavano e preparavano la vagina alla penetrazione.
Sudavo, ebbi l’erezione… a vederla nuda davanti a lui che la guardava, lo sentivo duro spingere dentro i pantaloni .

La sua vergogna si era tramutata in eccitazione e lo si notava dai movimenti delle mammelle sotto i respiri affannosi delle escursioni toraciche, e arrendevole, silenziosamente e accondiscendente lo lasciava fare.
Io ero sudato e accaldato come lei, fermo adeso allo stipite e oramai guardavo senza intervenire o proferire parola a che lui le facesse quello che voleva con il corpo nudo di mia moglie. L’eccitazione sessuale stava avendo il sopravvento anche su di me, fisica e cerebrale, erano anni che non mi eccitavo più in quel modo dopo l’incidente, che avessi una erezione piena, senza la voglia di fare, possedere Laura, ma solo con quella di guardarla, osservarla con un altro. Per entrambi la sessualità aveva avuto il sopravvento sullo scopo materno del motivo per cui lo facevamo.
Al distacco e alla arrendevolezza era subentrata la sua partecipazione passiva, involontaria fisica e mentale.
Riflettevo… mi comportavo così con la motivazione della donazione, ma non ne gioivo, ne ero triste, mi chiedevo cosa mi succedesse e perché all’improvviso e inspiegabilmente mi piacesse vedere mia moglie fare sesso con un altro, un estraneo, e soprattutto se mi sarebbe passata quelle mania o no? E se no…. cosa sarebbe successo a me quando non avrei più potuto nascondere quel mio modo di essere motivandolo con la donazione?
Non volevo pensarci, mi sentivo angosciato in quel misto di eccitazione e dispiacere. Avevo l’alibi mentale, la giustificazione della donazione, ma poi?… E lei!… Cosa avrebbe fatto, come avrebbe reagito ad apprendere una verità sconcertante?… Immorale e certamente perversa.
In me si mescolavano sentimenti di vergogna e sensi di colpa ormai tardivi. Avvertivo la bocca asciutta e deglutivo amareggiato, in quella penombra e mi immaginavo da solo in quella stanza mentre osservavo, con un volto inespressivo, con una maschera di eccitazione malata, con la mescolanza di tristezza, rabbia, gelosia e invidia di lui, ed eccitazione che si manifestava sul volto.
E mentre riflettevo in un attimo si spogliò anche lui, togliendosi camicia, pantaloni e slip, intanto che lei nuda le era ferma davanti, mostrando ancora la sua asta già pronta, dritta, lunga e oscillante, davanti a se stesso e mia moglie, tra loro, con il glande rivolto in alto; e mi faceva rabbia la sua virilità, la potenza e il vigore sessuale che aveva la sua asta, e ne ero invidioso, e allo stesso tempo ero geloso di mia moglie, che di li a poco sarebbe stata penetrata da lui.
Laura gli guardava l’asta oscillante davanti, piena di energia e virilità, con timore e incredulità nel vederla così potente e superiore alla mia per lunghezza e potenza erettiva. La sera prima essendo di spalle, non la potè e non la volle vedere, ma la sentì dentro lei, in vagina, da farla gemere di piacere; ma ora ce l’aveva lì… davanti, erotica, dominante e potente e si sentiva a disagio. Pur cercando di non osservarla, guardandosi attorno, l’occhio le cadeva sempre sopra. Era depilato lui e l’asta sembrava più voluminosa e lunga, impressionandola di più, ed era esteticamente gradevole, rivolta in su, con la cappella rosa a forma di fungo e di testa d’ariete pronta ad entrare in lei. E vergognandosene la guardava, inconsciamente la desiderava, ma consciamente mostrava preoccupazione e batticuore.

Avvicinandosi, lui l’abbracciò e la tirò a se appoggiandoglielo sul ventre, facendoglielo sentire potente e duro premere su quel grembo quasi certamente già fecondato, che portava già all’interno l’embrione del suo seme precedente eiaculato in lei la sera prima.
Prendendola per mano come se fossero sposi, la tirò a se e la fece sdraiare sul letto e lui si sdraiò al suo fianco iniziando a baciarla sul corpo, le spalle e il torace.
Non era quello che aveva prospettato su internet quando lo contattammo e poi scegliemmo per la sua donazione di sperma a mia moglie. Doveva essere distaccato, professionale come aveva scritto lui stesso, rispettoso, asessuale nell’atto di donazione, nel dare e nel far ricevere a mia moglie, educato, paziente, ma non sembrava più quel brav’uomo delle serate in chat pronto e disponibile a discutere di tutto e a fare quello che gli chiedevamo noi, a capirci e aiutarci. Ora non stava ai patti, era diventato il tipico napoletano che si vuole chiavare la moglie di un altro, disponeva lui e noi lo assecondavamo.
Dal suo sguardo in quel frangente e dal desiderio che mostrava con l’energia della sua asta, intuii che il suo scopo non fosse solo quello di donare lo sperma a Laura per renderla mamma, ma anche di fare sesso con lei, darle e ricevere piacere da mia moglie.

Laura era nuda sul letto vicino a lui, che l’accarezzava e baciava con i suoi modi di fare dolci e delicati. In quel momento fui preso dalla rabbia e gelosia perchè a lei piaceva quello che le faceva, aveva ingannato me e mia moglie, altro che donazione in una posizione che non lo avrebbe visto in viso. Oramai erano di fronte a guardarsi e scrutarsi in viso e negli occhi, il suo con desiderio evidente e quello di Laura latente, fatto da sguardi sfuggevoli, fremiti, vergogna e rossore ed espressioni del volto timide e passive .
Ma oramai che potevo fare? L’avevo voluta io quella situazione per metterla alla prova e ora la prova era riuscita e avevo la certezza che lui le piaceva, ma non solo, pur nella rabbia e nella gelosia, piaceva anche a me guardarli.
Le allargò le gambe introducendo tra esse la mano, accarezzando le cosce su , fino a ad appoggiare il dito medio sulla vulva ricoperta di peli, ordinata e curata nella sua forma triangolare e nello spessore, mi venne in mente quando la vedevo a casa in bagno, nuda, piegata in avanti intenta a fare toilette e riordinarla con il rasoio e le forbicine e le dicevo:
” Cosa tagli ?…Intanto non te la vede nessuno se non io!” E ridevo di quel suo fare, sicuro e felice della mia esclusività su di lei.
E lei faceva spallucce rispondendo pronta e decisa:
”Lo faccio per me! Perchè mi piace che sia in ordine non per gli altri. E stai tranquillo che non me la vedrà mai nessuno al di fuori di te, a parte il ginecologo.” Precisava.
E io pensavo:” Mahh….!! Manie da donne! Tagliarsi e curarsi i peli della figa, a che pro se non gliela vede nessuno, pazienza le ciglia e sopraciglia… ma i peli della figa!?“ E sorridevo tra me.
E ora era lì quella sua mania, sotto lo sguardo e il dito medio del donatore a lasciarsi strusciare e trastullare da lui a rovistare tra la sua peluria, provandone benessere e gioia. Sfregando e premendo la falange sulle grandi labbra, tra i peli con il polpastrello sulla sua fessura chiusa ma umida.
Laura docile e arrendevole era eccitata oramai, si notava solo a guardarla in viso, il respiro breve, profondo e fremente, la pelle d’oca e gli occhi socchiusi come la bocca, e si lasciava baciare il collo e accarezzare la vulva fino a lasciarsi introdurre una falange dentro, trasalendo e stringendo le gambe per reazione, ma non fermandolo. In quel fremito non osservava più me, ma fissava il soffitto nel gioco di ombre delle luci delle lampade, mentre lui chinando il capo portava le labbra sulla mammella, lasciandosi lei baciare il capezzolo destro turgido e sporgente .
A vederla, non ero più certo che si eccitasse involontariamente contro la sua stessa volontà, come capitava a me.
Non avremmo voluto eccitarci ma in quella situazione era più forte di noi.
Le mani di Laura esitanti e incapaci, piene di timidezza e vergogna, non riuscivano a ricambiare le carezze di lui, bloccate dalla sua cultura, morale ed educazione .

A un certo punto portò le dita in bocca e volgarmente riversò della saliva su di esse e facendosi largo tra i peli passò le falangi lungo la linea verticale della vulva, sulla fessura della figa a lubrificarla.
Ripetè l’operazione rifacendo lo stesso, portò le dita in bocca, vi riversò della saliva e poi le passò sul glande insalivandolo completamente. Le allargò le gambe e scavalcandone una si mise tra loro, mentre lei passiva lasciava fare, nessuna iniziativa, ma nemmeno nessuna resistenza da parte sua, non guardava nemmeno più me, ma in giro per la stanza o lui. E mettendosi bene tra le sue cosce e sopra di lei lo strusciò tra le sue grandi labbra facendola irrigidire in una reazione del suo corpo, come un tentativo passivo di bloccarlo.
Fu un momento particolare, come se tutto si fosse fermato, anche il respiro, riflessi sullo specchio li vedevo li vedevo lateralmente.
Lo appoggiò al centro con la sua cappella rivolta in su e restò immobile guardandola negli occhi, con lei che attendeva e forse desiderava che spingesse. L’aria era tesa, calda e sembravamo sospesi nel vuoto in attesa di qualcosa che avvenne subito dopo.
Appoggiandole le mani in viso, premette tra le grandi labbra, spinse con il bacino lentamente e inesorabilmente in avanti e vidi la sua asta piano piano accorciarsi e sparire dentro la vagina di mia moglie. La penetrò delicatamente, con dolcezza, facendola sussultare e inarcare verso lui con il capo indietro all’intrusione e per reazione appoggiargli le mani sulle spalle, reclinando posteriormente il capo aprendo la bocca come se attendesse qualcos’altro, forse la lingua, mostrando i suoi denti bianchi e perfetti.
Quella penetrazione fu come se ricevesse una scossa, con lei che chiudeva gli occhi e li riapriva come una lampadina che lampeggia e sta per bruciarsi, guardando lui incredula di averlo sopra di se, vedendo il suo volto sorridente sopra il suo, quasi contro, direi trionfante, come rendendosi conto solo in quel momento che era lui che la penetrava. Mentre io con l’erezione al massimo, sudato, mi avvicinai nella penombra per osservare meglio.

Mi trovavo n uno stato emotivo e fisico particolare, vivevo una sorta di tormento piacevole, di benessere sessuale in una forma di orgasmo cerebrale osservandoli. Una sensazione di piacere e godimento mentale che prevaleva su quello fisico pur pervadendomi nel corpo, superando l’eccitazione della fisicità, del contatto carnale.
Alla prima fase di tormento e ripensamenti era subentrata quella del rilassamento e quiete, che mi aveva ridotto l’ansia e liberata la mente dalla tensione.
Quella sensazione cerebrale mai provata prima era un impulso scaturito non solo dal vedere lei che suo malgrado si concedeva a lui e che lui superbo la possedeva come se fosse sua, sua di moglie, ma scaturiva anche dall’ascolto dell’insieme dei fruscii delle lenzuola, dalla luce delle lampade sui loro corpi, dai loro sussurri, gemiti, dai fiati del respiro ansante e dai sospiri trattenuti nel loro godimento. Quello che provavo mentalmente a vederli e ascoltarli, mi accalorava, e a sentire il caldo sul mio viso e l’odore dei loro corpi sudati, era pari al piacere di un orgasmo fisico vero e proprio, di una eiaculazione cerebrale; solo che tutto si svolgeva ad un livello puramente mentale e intellettivo, dandomi un piacevole stordimento passivo, facendomi perdere il livore e aumentare l’interesse e la libidine sulla loro donazione, nonostante fosse mia moglie la ricevente e provasse piacere con lui .
Avvertivo una sorta di benessere che pervadendo il corpo nella fisicità dell’erezione, mi placava l’ansia e faceva sparire l’angoscia nella mente.

All’improvviso i loro corpi si avvinghiarono l’uno all’altro freneticamente, le mani di lui si insinuarono nei punti più nascosti del corpo di Laura, bramose di scoprire ogni angolo della sua pelle; quelle di lei restarono ferme sulle spalle ad abbracciarlo .
Senza parlare Andrea iniziò quello che avrebbe dovuto essere il processo della donazione, praticamente cominciò a possederla in modo tradizionale, nella posizione cosidetta del missionario, lentamente, come piaceva a lei, come se lo sapesse.
La possedeva quasi allo stesso modo di come praticavamo noi l’atto sessuale a casa, non facendo sesso, ma l’amore, con passione e con ardore, in maniera dolce, abituale e coniugale.
Lei all’inizio era rigida, nella sua passività cercava di essere distaccata, sentiva le sue mani e le sue labbra sfiorarle il corpo, il seno… baciarle il collo. Si sentiva bloccata, la sua reazione era di immobilismo, non essendo mai stata accarezzata e baciata da un altro uomo all’infuori di me, e scopriva in quel rapporto che lui faceva sesso meglio di me.
E continuava a lasciare che lui scorresse le sue mani su di lei a cui poco dopo avvicinandosi con il torace e stringendola aggiunse anche le labbra e la lingua a vagare sulla sua pelle vellutata e fremente, accarezzandole il corpo.
Le baciò i capezzoli e leccò il seno risalendo il collo per arrivare sulla bocca, per baciarla, e in un attimo le loro labbra furono vicine, di fronte e gli aliti del loro respiro si scontravano tra loro, sentendo in viso, ognuno quello dell’altro.
Ma lei nonostante l’attrazione che provava per lui e gli piacesse, probabilmente sapendo della mia presenza girava il volto cercando di fuggirle, ma lui la inseguiva con il suo, finché con una mano la prese per le guance e la tenne ferma e si avvicinò sempre più, fino a sentirne l’alido caldo sul volto. Ma le sue labbra erano serrate e gli impedivano di entrare, ma dando con la sua asta di carne spinte profonde in vagina, accarezzando lentamente i fianchi con movimenti dolci ed erotici, sfiorandole la pelle da farla fremere, Laura iniziò a godere e a gemere.
Sotto i suoi colpi cessò di essere rigida e immobile, e iniziò a muoversi, a reagire al piacere che arrivava, che provava, e a partecipare mugolando, mentre lui abbassato il capo leccava e le succhiava i capezzoli come ad allattarsi, tirandoli con le labbra, che aumentarono di volume diventando turgidi e sporgenti, ispessendo l’areola e congestionandola da quella piacevole suzione.
Lei strinse le braccia sulla sua schiena stringendolo involontariamente a se. Oramai tutto stava diventando incontrollabile .
Io li osservavo nudi, con lei sdraiata sul lenzuolo a cosce divaricate, e lui disteso sopra lei e tra le sue gambe e vedevo da dietro il suo sedere alzarsi e abbassarsi alle spinte del bacino, tra le cosce larghe di mia moglie battendole contro, possedendola mentre le sue mani delicate e curate gli correvano sulla schiena. E dalla specchiera del comò che era di lato, li vedevo di fianco, lui alzarsi e abbassarsi e la sua asta di carne entrare e uscire. Si può dire che da dove ero io con i due specchi laterali, quello del comò e dell’armadio dall’altra parte, li vedevo da tutti i lati, tridimensionalmente.
Era tremendo quello che guardavo e vivevo, in quella pseudo donazione, la mia Laura si stava facendo chiavare dal donatore seppur con il nobile scopo di ricevere ancora il suo seme in vagina per una certezza del suo ingravidamento, ma allo stesso tempo partecipandone e godendone, come se quella donazione fosse un rito pagano della riproduttività e della fecondazione; e seppur tormentato non mi persi d’animo e continuai a osservare.
Vidi la testa di lui, staccarsi dal baciare, leccare e succhiare il suo seno e portarsi sopra il suo volto. Mi spostai eccitato di lato, cercando di non farmi notare e vidi che dolcemente la baciava in viso, sulla fronte e anche sulle labbra, succhiandole e tirandole delicatamente come faceva con i capezzoli; mentre lei a occhi chiusi lo lasciava fare, iniziando a non essere più solo passiva, ma reagendo partecipe.
Lui incominciò a muovere la lingua come un serpente, dentro e fuori dalla sua bocca, guardandola negli occhi quando li apriva e imbarazzandola, e iniziò a leccare e succhiare le sue labbra che teneva serrate, facendo sbordare dai margini labiali il tenue colore del rossetto che aveva messo quella sera, spingendo con forza la lingua tra loro, sulla commensura labiale, per entrare, non riuscendovi.
Laura teneva sempre le labbra serrate, il bacio non lo accettava psicologicamente, sarebbe stato troppo coinvolgente ed emotivo … e non voleva, il bacio non faceva parte del processo della donazione, lo consideravamo una forma di infedeltà. Ma lui distaccandosi un poco da lei con il tronco, inarcandosi leggermente mentre la possedeva, appoggiando la mano sul suo seno pallido, gonfio e caldo, dopo averlo accarezzato e sfiorato dolcemente ,fece scorrere il dito sul capezzolo in modo circolare per poi fermarlo, e assieme al pollice stringerlo delicatamente, provocando per reazione a quella piccola pressione dolore piacevole, con il piegarsi in avanti di Laura in una smorfia di sofferenza e di piacere, dischiudendo le labbra per gemere. E fu in quel momento che la sua lingua matura, esperta, calda e vogliosa non esitò ad infilarsi veloce tra le labbra di mia moglie per giungere ad intrecciarsi e accarezzare la sua. Lei non voltò più il capo di lato, ne serrò le labbra, ma tenne la bocca socchiusa e lasciò inserirsi la lingua di lui a intrecciarsi con la sua a mescolare le loro salive, baciandolo istintivamente e stringendolo a se con ardore.
Era fatto!… Oltre che chiavarla con ardore e libidine le aveva messo la lingua in bocca e ora la stava baciando, limonando, con lei oramai arresa e vinta con la bocca contro la sua.
Fu un attimo, al di la di tutti i suoi propositi di…” non voglio che mi bacia … non mi lascerò mai baciare… .”
Ci fu un bacio intenso tra loro, carico di passione ed emozioni contrastanti, a cui Laura non oppose resistenza, ad occhi chiusi non solo si lasciò baciare, ma anzi lo ricambiò con la sua lingua e le sue labbra.
La vidi immobile e passiva accettare quel bacio e quell’abbraccio eroticamente mortale per noi, perchè era la porta che ci introduceva in un mondo nuovo, diverso dal nostro, peccaminoso.

Nel frattempo la sua asta di carne dura era penetrata completamente fino alla radice, unendo il suo pube rasato e glabro contro ai peli pubici umidi e arruffati di Laura, e gli inguini battevano tra loro ai movimenti e le spinte di una penetrazione profonda, e lei lo sentiva, avvertiva la vagina piena della sua carne dura, lunga, viva e calda muoversi con abilità, sfregare le sue pareti umide su e giù, dandole piacere; fino ad arrivare alla cervice uterina, appoggiarle il glande e spingere l’utero lentamente, facendola godere e smaniare come non mai , muovendo il bacino verso lui e strisciando il culo sul lenzuolo … .
Era impressionante quello a cui assistevo. Le regalava sensazioni di piacere che vidi comparire sul suo viso.
Seguendo il ritmo dei suoi colpi, iniziò a muovere anche lei la pelvi verso di lui, mentre l’accarezzava, iniziando volontariamente a condividere sessualmente quell’amplesso chiamato donazione.
Laura aveva uno sguardo sbalordito e assente e all’improvviso si avvinghio a lui abbracciandolo e stringendolo.
Era tremendo quello che stava accadendo e vedevo.
Oramai ne io ne lei pensavamo più allo scopo per cui lo facevamo, la donazione, ma solo al piacere che provavamo, io a vederla e lei a farsi possedere da quel napoletano, il donatore … praticamente uno sconosciuto.
Vidi che mosse le mani sulla sua schiena, le fece scorrere sulla sua pelle, poi le fermò, si arcuò verso lui con il capo indietro, imprigionando i suoi fianchi tra le sue cosce, poggiando i talloni su i suoi glutei. Fu tremendo e impressionante .
Allo stesso tempo, la vidi a occhi chiusi in preda a una confusione che sembrava delirio, e vidi le sue unghie lunghe e laccate premere sulla pelle abbronzata del donatore, quasi che dal godere le volesse conficcare dentro, e muovendole come artigli segnarla, rigandola con strie chiare sulla cute scura, che si evidenziavano al loro passaggio, ma senza ledere o meglio facendolo dolcemente.
Improvvisamente sentii un oooohhhhhhhhhhh….. che le uscì dalle labbra e si disperse nella stanza, e la vidi con tutto il suo cazzo dentro di lei a occhi chiusi e il volto gioioso muovere la pelvi a colpetti e a ritmo veloce e ripetitivo contro lui, in una cantilena monosillabi di godimento:
“Oh..oh..oh..oh..oh..ohhh…!!”
E stringere le cosce forte sui suoi fianchi a imprigionarlo, mentre sempre con le dita sulla pelle tenendole premute, con le unghie raschiava e scalfiva lo strato superficiale dell’epidermide.
Lo stava graffiando dal godimento, dal piacere provato lo graffiava, mi sembrava impossibile … mi sembrava incredibile che mia moglie si comportasse in quel modo, si avvinghiasse a lui e le porgesse la bocca e le labbra aperte mentre lui infilava vorace la sua lingua a succhiare e duellare con la sua.
Ce l avevo duro, dall’incidente non lo avevo mai avuto così duro.

Come prima provavo piacere in una sorta di orgasmo cerebrale a guardarli, ora a vederla cosi avvinghiata e godente, quasi delirante e votata a lui ne avevo paura, il cuore mi batteva forte, e un’angoscia sia fisica che psicologica mi prese. Per la prima volta avvertii il presentimento di perderla. Li fissavo e li vedevo stringersi con passione, ardore, quasi con amore, con lei partecipante e godente, abbracciandolo e muovendo il suo bacino verso lui a sentire di più la sua asta in lei.
Il sudore dal caldo, ma soprattutto della tensione mi colava sulla schiena e la fronte fino alle sopracciglia, per poi come una goccia di collirio cadere sul margine e nelle palpebre bagnandomi le ciglia e gli occhi facendomeli bruciare, e mi colavano giù sul viso da sembrare lacrime. Avrebbero dovuto essere lacrime vere per quel che vedevo, e invece disturbato dal loro fastidio con la mano le tolsi. Avevo le labbra tese con il viso senza emozioni, ma pieno di ansia e preoccupazione.
In alcuni momenti, quando nel smaniare e godere si voltava verso la porta, il suo sguardo si scontrava con il mio, per fuggire subito via dalla vergogna, mentre io a pochi metri da lei, nella luce debole la osservavo eccitato ma dispiaciuto che si concedesse così passionalmente a il donatore, quello sconosciuto.
Osservavo il suo viso trasformarsi nel ricevere la carne viva e dura di quel napoletano dentro di lei, sotto una sorta di piacere sconosciuto, dolce e prepotente, mai provato prima. L’espressione del volto nel piacere era rapita, estasiata, parossistica e ansimando le sue mammelle pallide si muovevano veloci nelle escursioni respiratorie del torace, ballando su di esso con i loro capezzoli turgidi e spesso con le sue mani che le stringevano forti o la sua bocca che li baciava e succhiava.
Sembrava quasi un sogno o un incubo, i suoi occhi smarriti guardavano il viso di lui davanti al suo che abbassandosi la baciava sul volto e in bocca, senza più voltarlo lateralmente per negarsi. Avvertiva la sua lingua calda piena di saliva dentro la bocca e ne percepiva il gusto di tabacco che aveva, con l’espressione incredula di chi si chiede di come si potesse essere giunti fino a quel punto.
Sul suo volto, il naso bello e regolare, affilato dal respiro nel godimento, muoveva le pinne nasali nell’inspirazione, allargando le narici per far entrare maggior aria possibile, tesa, piena e violenta, per poi nell’espirazione lasciarla uscire in fretta, ristringendole come un mantice di piacere e questi movimenti ed espressioni la rendevano più bella.
Fremeva sotto di lui, in quel dondolio del corpo che avveniva assieme al materasso, dovuto alle spinte in avanti del suo bacino e del suo pene duro e lungo che penetrandola a fondo, le dava piacere immenso in quell’oscillare cigolante del vecchio letto.
Incurante di me, presa da quel godere peccaminoso, in alcuni momenti per reazione al piacere che riceveva diventava attiva sessualmente, e di sua spontanea volontà lo stringeva, abbracciava e baciava in bocca stretta a lui, cercandone lei la lingua, combattendo con essa, esplorandole la bocca come aveva avvertito fare lui con lei. In altri momenti passiva lasciava che fosse lui con la sua grande abilità e lingua calda e salivosa a percorrere e ispezionare la sua cavità orale, accarezzarle il palato e i denti; e lei istintivamente per reazione cercare di fare lo stesso soccombendo alla forza della sua esperienza, stringendogli il braccio intorno al collo e con l’altra mano passandogli affettuosamente le dita fra i capelli.
Come potevo non eccitarmi? Ed eccitandomi non provare gelosia? … Con me non aveva mai fatto così, non aveva mai goduto tanto e in quel modo.
Con me come era solita godere quasi in silenzio, mentre con lui era passata dal distacco e dalla rigidità iniziale, all’ardore passionale, ad essere incontrollata ansimando sempre maggiormente, anche se accidentalmente, gemendo forte, tenendo il labbro inferiore tra i denti cercando di reprimere quel godimento crescente e prolungato che non riusciva a soffocare, controllare, temendo che potesse essere sentita da me.

Io eccitato, geloso, gioioso, invidioso, pentito, invece di limitarmi ad osservare, non visto da loro preso dalla concitazione di quella donazione sessuale, d’istinto mi toccavo. Ma non volevo farmi vedere da loro, se mai uno dei due in quel momento avesse tirato su la testa e mi avesse guardato sarei sprofondato dalla vergogna, però sentivo che non riuscivo a trattenermi. Allora mentre loro consumavano la donazione persi in un amplesso concitato, e sembrava che io non esistessi ne per lui ne per mia moglie, girai lo stipite trovandomi praticamente in soggiorno e mi misi dietro esso a spiare ed ascoltare con la testa appoggiata al montante come un guardone.
D’istinto abbassai la mano e me lo toccai, premeva forte, avevo i pantaloncini corti, lo accarezzai e poi non visto aprii la cerniera e lo feci uscire fuori duro, e mentre loro erano intenti a consumare la donazione come due amanti passionali, lo toccai con la mano e inizia inconsciamente ad accarezzarlo, e fu più forte di me, dal piacere di farlo, non mi seppi controllare e avutolo in mano, come un ragazzino che spia coppia che chiava, guardando loro, mia moglie avvinghiata a lui, iniziai a muoverlo, a menarlo a masturbarmi lentamente lasciandoli momentaneamente soli in camera, sul letto, come due amanti.
Era tanta l’eccitazione che mi masturbai senza fermarmi, veloce, sentendo i suoi gemiti e il cigolio del letto, e mi piaceva farlo guardandoli, era incredibile, era bello masturbarmi guardando mia moglie chiavare con lui, e ce lo avevo durissimo, finché non ce la feci più e preso dal vortice di quella passione fino quasi a stare male, sull’uscio mi voltai dandole le spalle e muovendolo ancora velocemente, incontrollatamente iniziai a sborrare e venni in un orgasmo parossistico, meraviglioso, che mi scosse tutto il corpo e mi fece tremare le gambe quasi a cederle; bello, pieno, soddisfacente, eiaculandomi debolmente sulle dita. Sborravo e quel poco sperma cadeva sul pavimento, mentre pensavo che quello del donatore, sarebbe uscito con violenza, come lava calda esplosa da un vulcano a infrangersi sul suo giovane utero da sposina.
Fu bellissimo, ero sudato, tremante, godevo, lo sentivo pulsare forte nella mano mentre eiaculava, mentre i miei occhi erano rivolti a mia moglie che ignara di quello che facevo, continuava godente a chiavare con quel napoletano.
Non avevo mai avuto un orgasmo così intenso ed esplosivo, nemmeno quando facevo sesso con mia moglie, tanto che mi piacque di più farlo così, che se fossi stato io stesso a possederla.
Doveva essere una donazione seria, distaccata, ben calcolata, asettica e premeditata, invece finì ad essere un rapporto sessuale lussurioso, carnale e sfrenato con lei che lo stringeva a se godendo e baciandolo in viso e in bocca come una donnaccia, una adultera appassionata.
Tutto quello che avvenne fu un susseguirsi di eventi e di reazioni non calcolate e non controllabili, che portarono prima lei ad abbandonarsi a lui e poi a partecipare attivamente al piacere di quell’amplesso libidinoso, e a me a gioire involontariamente osservandola godere con un altro uomo, in quei momenti non pensavamo alla donazione.
Era tutto tremendamente sconvolgente, incredibile, confuso , vedere la mia Laura fare sesso con quel tipo che ancora qualche anno in più e poteva esserle padre, e mi pentii di aver scelto il metodo naturale diretto per farla fecondare. Ma oramai… non potevo piangere sul latte che avevo versato.

Lei godeva , sotto i suoi colpi ritmici e profondi, avvolgendosi a lui, adesa con le mammelle contro il suo torace sudato, stringendolo con le braccia. Le sue gambe larghe e piegate, accompagnate dalla mano di lui sul ginocchio si allargarono di più per riceverlo meglio e in profondità, ma sentendo battere il glande sull’utero in modo continuo, strinse di nuovo forte le cosce sui suoi fianchi e alzò e appoggiò i talloni sotto i suoi glutei, sul retro coscia, accompagnando e spronando con essi come se fossero speroni i movimenti che lui aveva dentro di lei.
Vidi le braccia al collo scendere sulle spalle, con le mani minute, curate, dalle unghie smaltate, appoggiarsi e muoversi sulla sua schiena rigandola ancora, graffiandogliela nello spasmo del piacere, baciandolo. In quel momento mi resi conto che era sua, completamente sua.
Lui tirò su il capo e sudato sorrise. Era un sorriso sarcastico e malizioso.
“Ti piace eh!” Mormorò andando fuori dai canoni per cui avevamo accettato quell’incontro, che non si parlasse di sesso e piacere mentre si praticava la donazione. Ma lei da signora che era non rispose e ad occhi socchiusi godeva.
Ma lui non contento ripetè fermandosi: “Ti piace!?”
“Si! Si!…Mi piace … mi piace… ma muoviti!!!!Esclamò mia moglie in preda a una smania sessuale che non aveva mai avuto, umiliandosi a quella richiesta, mentre lui riprendeva a muoversi velocemente, dando colpi profondi quasi con brutalità, dondolando lei e il letto e facendo battere la testiera alla parete con un suono sordo e un ritmo regolare.
Laura si scuoteva e gemeva di piacere, sussultando e gridando dal godere, inarcandosi e spingendo la pelvi verso lui per farsi penetrare in profondità, fino all’utero. Probabilmente le piaceva sentirlo innalzare con la sua grossa cappella gonfia, che arrivando fino in fondo la spingeva in alto. Senz’altro quel percuotere dolcemente l’utero la faceva godere di più, come con me non aveva mai goduto.
Ebbe un aumento della tensione muscolare e una accelerazione del ritmo respiratorio. In lei stava avvenendo un orgasmo intenso.
Laura strinse ancora a se il donatore, avvinghiandosi a lui come una ventosa, avendo un orgasmo profondo e continuo. Gemendo:
”Oooooooohhhhhhhhhhh!!!!!…Oooooooooooohhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!”
E d’istinto divaricò di più le cosce per sentirlo meglio, per poi ristringerle forte attorno ai suoi fianchi come a non farlo fuggire; baciandolo in viso,in bocca succhiandogli le labbra emettendo dal piacere suoni gutturali come un specie di ululato, estraniandosi da tutto, non sapendo più dov’era, con chi e se io c’ero.
Nell’aria il loro ansimare era forte assieme ai suoi mugolii e gemiti innocenti, con il profumo dei loro corpi ardenti che il caldo evaporava dalla pelle assieme al sudore, con l’odore del sesso, la luce tenue delle lampade e i giochi di ombre alle pareti, davano un aspetto surreale a tutto.
Eccitato e godente anche lui, sentendo probabilmente le contrazioni di piacere della vagina di Laura intorno alla sua asta dura di carne, le fecero staccare la bocca dalle sue labbra esclamando istintivamente :
” Vengo! Vengo! Vengo anch’io!”
E dicendo così si irrigidì, rallentando il ritmo della chiavata quasi a fermarsi, iniziando a eiaculare, sborrare ancora una volta abbondantemente dentro la vagina di mia moglie godente, contro la sua cervice uterina, completando la sua donazione di sperma, con colpetti lenti e profondi, inarcandosi con il tronco per spingere il bacino in avanti per e giungere meglio più a fondo e contro; svuotandosi completamente dello sperma contro il suo utero. Mentre Laura scuotendo il capo e i capelli sul cuscino lo abbracciava forte.

Come fosse un rituale quella donazione, la riempì davvero di sperma, e restò sdraiato sopra e dentro lei a svuotarsi completamente, mentre lei estasiata e rapita in preda agli ultimi spasmi vaginali sudata godeva ancora delle pulsazioni della sua asta dura dentro di lei mentre si scaricava , riversando ancora una volta dentro la sua vagina, il suo seme che la fecondava.
Solo la parte finale era stata come preventivata, con lui che le sarebbe venuto dentro donandole il seme, il resto era stato tutto diverso e scioccante, una chiavata lussuriosa e libidinosa, ma ero io che avevo voluto così, creare quella situazione, mettere alla prova mia moglie e quindi ora che la prova c’era stata e l’avevo offerta a lui, potevo prendermela solo con me stesso.
Nel groviglio dei loro corpi sudati si attenuò il rumore dei fruscii del letto e dell’ansimare, smisero i movimenti bruschi e incontrollati, e i suoni vocali .
Lui restò ancora sopra a lei a guardarla in viso, con le bocche vicino, a scambiarsi i loro aliti caldi e ansanti sul viso. Poi baciandola sulle labbra lo tirò fuori ancora duro e gonfio, ruotando su se stesso si girò a pancia in su sul letto, lasciandola lì così, nuda, oscenamente a gambe larghe leggermente piegate con il sesso esposto pieno del suo seme bianco.
La sua asta dritta puntava dritto in alto, sembrava non volere abbassarsi e riposare, anche Laura le posò gli occhi sopra guardandola e socchiudendoli, e per un attimo l’ammirò estasiata, bella dritta, potente e virile, da maschio dominante che l’aveva fatta godere.

Nel momento che lui si tolse di sopra e ai ruotò lasciandola nuda a gambe larghe, la vidi, era lì ansimante dal piacere ricevuto, le ginocchia piegate e le gambe divaricate, con la fessura del suo sesso dilatata dal rapporto di quella donazione e dal godimento provato. Le grandi labbra gonfie e carnose ricoperte di peli umidi pulsavano e facevano corona a un foro circolare corallino, largo quanto la circonferenza del diametro dell’asta di lui che aveva appena tolto e profondo che si perdeva nell’oscurità della vagina. Era impressionante e vergognosamente oscena e sessuale da osservare in tutta la sua bellezza e volgarità con i rivoli biancastri dello sperma attorno che cercavano di uscire trattenuti dai peli, e anch’essa stentava a richiudersi e ritornare alla normalità di una fessura unita.
Era deliziosa e indecente la sua figa …a vista, non più misteriosa, chiusa e nascosta dalla peluria come era stata in passato, ma mostrava il cerchio magico di carne impregnato di sesso e di piacere che mai avevo visto così; e ci posai insistentemente lo sguardo restandone turbato, attratto, meravigliato e affascinato. Dentro essa in quel momento aveva ricevuto la donazione del suo sperma e c’era mio figlio .
Fu lei dopo qualche secondo riprendendosi da quel torpore piacevole, guardandosi attorno, che incrociò il mio sguardo e vide che in silenzio le osservavo il sesso a indurla imbarazzata a chiudere le cosce, stringerle, unendole, nascondendo la figa, presa da una sorta di pudore e vergogna postuma provando soggezione verso di me … suo marito, che gliel’avevo vista mille volte.
Come svegliatasi da un sonno, tirò su il capo appoggiando il tronco sui gomiti nel materasso sui fianchi. Era inebriata, accaldata, spettinata e sudata , e forse indebolita, con il viso arrossato e caldo, sconvolto dall’amplesso sfrenato di quella donazione, con gli occhi allucinati, come se non credesse a quello che era accaduto vedendo me in piedi che la osservavo, e lui sdraiato nudo dall’altra parte del letto, al suo fianco, piegato che cercava le sigarette in una tasca dei pantaloni e lei in quel letto, , nuda, sudata e ancora godente vicino a lui.
Fu presa dalla vergogna… .

In me al piacere appena terminato subentrò la gelosia, il dispiacere il pentimento per quello fatto, per la donazione di sperma in generale, ma in quel modo in particolare.
Lui ritornato sdraiato sul letto e accesosi la sigaretta, contravvenendo a tutto quello detto e concordato tra noi in chat, dopo una lunga boccata di fumo tirandola a se con il braccio intorno al suo collo la baciò ancora in bocca, dicendole sorridente:
” Sarai senz’altro incinta vedrai! Diventerai mamma!”
Con un sorriso verso me che mi apparve beffardo e umiliante.
Laura mi guardò con disagio, abbassò gli occhi imbarazzata e non rispose. Si era lasciata andare e lo sapeva e ora se ne vergognava.
Volevo metterle le gambe in su, per favorire la discesa del seme e degli spermatozoi in utero, ma lui disse:
“Non serve… oramai è incinta, lei non è sterile e quindi non ne ha bisogno. Sei tu quello sterile.”
” Perchè non l’hai detto prima!” Pensai risentito… .Probabilmente faceva parte di una scenografia che ora che se la era chiavata come voleva lui non serviva più.

Dopo un pò, era ormai quasi mezzanotte, eravamo tutti sudati e accaldati, si mise a posto i capelli tirandoli indietro con le dita e si accese un’altra sigaretta, con Laura ancora nuda, seduta sul letto vicino a lui, pensosa e smarrita, ripiegata su sé stessa, contratta e raccolta in un piccolo spazio, con le gambe piegate contro il torace, il mento sulle ginocchia e le braccia attorno ad esse che le stringevano. Rannicchiata tutta sola, sembrava la scena di un film erotico di due amanti appena finito di fare l’amore dove lui la lascia e lei si sente persa .
Poi, su mio sollecito che avremmo voluto restare da soli, lui fumando andò in bagno e si lavò , quando tornò pettinato, con il suo coso ormai penzolante, davanti a noi si vestì, mise lo slip, i pantaloni e la maglietta, allacciando la cintura e prima di avviarsi alla porta per uscire si chinò su Laura e le diede un bacio in fronte salutandola:
“Riguardati!”
Quel suo fare paterno o forse meglio dire “coniugale” verso lei mi infastidiva.
“ Se avete bisogno chiamatemi pure!” Esclamò felice guardandomi, continuando sorridendo :
”Stasera è stato fantastico, mai una ricevente è stata così calda e passionale nel ricevere la donazione.” Facendola arrossire lei e incazzare me.
Effettivamente Laura aveva partecipato attivamente a quell’amplesso immorale, sia fisicamente che emotivamente, forse all’inizio senza volerlo presa dal vortice dei sensi e dal godere. Ma poi… poi… l’avevo vista partecipe volontariamente.

Quando lo accompagnai alla porta e lo feci uscire, tornai in camera, entrai mi guardò con timidezza e timore.
Restati soli io e lei, ripresi tutta la mia autorità di marito, di uomo e maschio di famiglia.
La vidi rannicchiata a coprirsi come se avesse vergogna di me, mi guardava cercando comprensione. Era rossa in viso, sudata e spettinata , il trucco non c’era più tra baci leccate e carezze.
Sapeva che avevo visto tutto, l’avevo vista chiavare e godere in un rapporto che non era una donazione, ma solo sessuale e lussurioso.
Vedendomi fermo a scrutarla severo, come a farmi capire che era ancora mia, per riconquistare la mia fiducia e stima e farsi perdonare di aver goduto con lui, con un sorriso tenero ma timoroso allungando il braccio verso me esclamò:
” Vieni!”
Pronta a ricevermi, a rifarlo ancora noi due come la volta prima.
Continuai a guardarla serio e lei capendo che ero irritato, ripetè con un sorriso timoroso e la voce bassa e tremolante:
“Vieni qui Roby!…Lo facciamo di nuovo noi come ieri sera…! Mi fai la donazione anche tu… . ”
Anch’io sinceramente avrei voluto come la sera precedente rifarlo con mia moglie, eiacularle dentro la vagina mescolando il mio insieme allo sperma del donatore, illudendomi che fossi io il donatore, il suo fecondatore, colui che la ingravidava. Ma ero eccitato solo mentalmente e non più fisicamente.
Non ce l’avrei più fatta, ero già venuto masturbandomi di nascosto e oramai avevo perso l’erezione. E feci un gesto con la testa e la mano, dicendo:
“No!” Deciso.
Lei scosse il capo e stupita, aprì di più i suoi grandi occhi con il rimmel disfatto, mi voleva davvero in quel momento:
” Non vuoi?” Domandò a bassa voce sorpresa dal mio atteggiamento.
“No risposi serio spegnendole quel mezzo sorriso sul suo volto.
Lei dispiaciuta e impallidita ma perseverante esclamò:
“ Non lo vuoi fare con me… come ieri sera?” Guardandomi seria e dispiaciuta in viso, aggiungendo: ”Io voglio te adesso Roby. Vieni ti prego!… Vieni vicino a me non lasciarmi così, sola, ho bisogno di te ora!… Cancella quello che è accaduto e che disapprovo anch’io con i tuoi baci e il tuo amore!” Disse quasi supplicandomi e fece il gesto di allungare ancora la mano verso me.
Non sapevo cosa dire, cosa inventarmi per farle capire che anche se avrei voluto non ce l’avrei fatta sessualmente. Mi ero masturbato a vederli e conoscendomi sapevo che non avrei più avuto l’erezione per quella sera, quindi inutile dirle si e poi non riuscire a farlo, provarci senza poi riuscire a chiavarla, specialmente dopo che l’aveva fatto lui, era troppo umiliante. Avrei dovuto parlare, dirle i motivi veri, spiegarle la verità. Ma non volevo che lei sapesse che mi ero masturbato guardandola, mi vergognavo troppo, e così le dissi:
“ No resta pure così … la donazione c’è stata, goduto hai goduto ed è stato anche più bravo di me… .”
Vidi nel suo sguardo la delusione e la tristezza per come rispondevo e la consideravo, pensava che la rifiutavo per quello che era accaduto per aver goduto con lui durante la donazione, e io stupidamente glielo lasciai credere.
Ci guardammo nel viso, ero serio e stanco e soprattutto deluso e pentito di quanto era accaduto e scaricavo inconsciamente la colpa su di lei.
Lei era timorosa nei miei confronti, si vedeva che cercava di entrare in rapporto con me, era spettinata e appariva volgare, sudata e sul corpo aveva ancora il profumo del suo donatore.
Mi guardò in silenzio.
“Vieni, ti prego Roby, baciami … stringimi a te, non lasciarmi così… non farmi sentire sporca di quello che ho fatto, lo sai che ti amo… ho bisogno di te ora più di prima… ti amo… stringimi!” Ripetè seria.

Sarebbe bastato poco, abbracciarla, darle un bacio, farla sentire coccolata e mia, e dirle è tutto finito oramai amore, stai tranquilla, non pensare a quello che è successo, noi ci amiamo. Invece geloso e risentito del suo godere con lui, volli farle pesare di più ogni cosa di quello che aveva fatto, non considerando la sua richiesta d’aiuto, di bisogno di me in quel momento, restando distante da lei mentalmente.
Quello era il momento che potevo aggiustare tutte le cose lenire le mie paure, i suoi dubbi su se stessa e quello che aveva fatto e provato con il donatore, era l’ultima possibilità. Sarebbe bastato un abbraccio e un bacio, ma per orgoglio non lo feci, lasciai naufragare quella possibilità, aumentando inconsapevolmente il suo distacco da me.
Vedendo la mia indifferenza mormorò ancora con voce flebile e tremante:
“Sei arrabbiato?”
“Arrabbiato?… Non dovrei esserlo?…” Risposi irascibile e indignato:” Ti sei fatta chiavare da… da… da … quel napoletano… ” Dissi dispregiativamente:”… lo baciavi con la lingua in bocca e godevi di lui, lo graffiavi anche sulla schiena, ho visto tutto sai! … Questa non si chiama donazione… si chiama tradimento!” Urlai irritato, impotente e invidioso della sua virilità.
“ Mi hai deluso Laura!”Aggiunsi poi calmandomi quasi subito.
Feci male a dire quelle parole, perché sapevo che lei non era lei la causa di quello che era accaduto. Infatti vidi che si rabbuiò in volto e si rattristi, aveva gli occhi lucidi, come se volesse piangere da un momento all’altro e lo facesse, si sentiva offesa e umiliata dalle mie parole.
Restò in silenzio e mi guardava, subito non rispose, poi esclamò soltanto:
“Mi spiace… io non volevo che accadesse tutto questo… lo sai! Io ti amo…! Amo te…! Solo te!…”
“Lo so! Lo so! Che mi ami!” Ripetei calmandomi:”Lo dici sempre… Intanto è accaduto… mi hai fatto cornuto.”
“Io non ti ho fatto cornuto… ti amo!… Lo sai!” Ripetè subito indignata con gli occhi lucidi:” Mi spiace che pensi questo. Ho fatto quello che mi hai chiesto tu!”
“Eh già!… Adesso la colpa è mia se invece di fare una donazione di sperma naturale, hai chiavato e godevi con lui in quel modo da scellerata… indecentemente… .”
Restò in silenzio, poi mormorò:
“No… non dico questo!… Non è colpa tua… ma non me ne rendevo conto di quello che accadeva e come mi comportavo, non capivo più nulla… non ero cosciente! Mi sono trovata in quella situazione… e senza volerlo, provavo piacere.” E abbassò gli occhi come vergognandosene.
In quel momento mi tolsi la camicia sudata e mi sedetti sconfortato nel letto dandole la schiena.
Lei in silenzio come una gattina strisciando sulle lenzuola venne dietro me, accarezzandomi la schiena dolcemente e baciandomela, voleva abbracciarmi. Mi voltai e la vidi con un sorriso smorto, timoroso e apprensivo che mi accarezzava il sudore sul collo.
“Vieni qui con me Roby!” Sussurrò ancora:” Baciami amore… ho bisogno di te ora… in questo momento.”
Mi rigirai stizzito con il tronco, e ruotando il braccio tolsi bruscamente la sua mano da me, allontanandola.
“ Non voglio! Non … voglio fare niente!… Voglio solo dormire hai capito!” Esclamai deciso.
E vedendola ferma con la mano che le avevo rigirato e allontanata tenuta nell’altra, e il viso serio e dispiaciuto con gli occhi umidi dalle lacrime pronta a piangere, mi accorsi che stavo andando oltre, ed esclamai pentito:
“Scusami … non volevo offenderti, o essere maleducato, ma cerca di capirmi, vederti far sesso con quel… quel… quel …napoletano …” Ripetei in modo dispregiativo :” Mi ha ingelosito…!”

Ora veniva il momento più difficile, il loro amore era messo alla prova, sessualmente si erano scoperti diversi da come erano e credevano di essere, e tutto poteva succedere, e lui, il donatore era ancora sullo sfondo della loro vita. Ed era solo tre giorni che erano a Pietrasanta dei sei programmati.
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dressage1@hotmail.it
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