a- Il donatore di sperma. Cap 13 Eccitazione e timore.

IL DONATORE DI SPERMA
Note:
“Solo i battiti uniti del sesso e del cuore insieme possono creare l’estasi”
Anais Nin

Cap. 13 ECCITAZIONE e TIMORE.
(L’eccitazione prima della donazione)

Quel pomeriggio tornati ai bagni, ci sedemmo sulle sdraio a digerire senza quasi accorgerci del frastuono della spiaggia che iniziava ad affollarsi, c’erano mamme con figli piccoli che correvano dietro a un pallone gesticolando, una signora incinta in due pezzi che mostrava fiera e con orgoglio il suo pancione, quasi volesse mostrarlo a mia moglie. Famiglie raggruppate poco lontano da noi tra schiamazzi, urla, pianti di bimbi, e il nostro angolo di pace che si era trasformato in una baraonda di suoni, grida, risate.

Durante il pomeriggio pur sapendo che la sera ci saremmo incontrati con lui per un’altra donazione, non ne parlammo, salvo una breve parentesi dove io le ribadii vedendola in una sorte di sconforto per quello che doveva fare, che l’amavo sempre.
“Ti amo sempre amore, quello che accadrà qui sarà solo un sacrificio passeggero, quello che faremo e farai, servirà solo per avere un figlio. Ho fiducia di te! Solo mi devi promettere che qualunque cosa succederà non mi lascerai mai!” Dissi intimorito come se avvertissi un presagio di qualcosa.
Mi guardò seria e mi accarezzo l’avambraccio:
” Non ti lascerò mai, sei il mio amore!” Esclamò.
E sorridendomi con allegria e con una voce tremante d’amore si protese verso me e io feci lo stesso, e avvicinandoci di lato dalle sdraio tutte due uno verso l’altro, ci baciammo sulle labbra. I nostri sentimenti e l’amore erano forti e si contrapponevano al sesso della donazione, e mi sentivo sicuro di me, di poter come sempre avevo fatto di controllare tutto.
Quello che importava in quel momento era che lei sarebbe diventata una giovane mamma e quello che sarebbe successo per diventarlo in quel momento era relativo, secondario, solo un passaggio e sarebbe stato momentaneo.
Guardandola dolce e tenera piena di fiducia verso me, mi sentivo come Giuda quando tradì Gesù, la baciavo e la stavo ingannando, sapevo quello che sarebbe avvenuto quella sera e mi dispiaceva, ma non facevo nulla per cambiare l’avvenimento o per fermarla. Praticamente la stavo offrendo sessualmente a lui , nella sua totale ingenuità e desiderio.

Quel pomeriggio lo passammo tranquilli, restammo al mare fino a sera passando quelle ore pomeridiane calde a leggere a divertirci e scherzare, estraniandoci da quello che avevamo detto poche ore prima, anche se ero ancora una volta eccitato e teso da quello che sarebbe successo alla sera.
Mentre Laura leggeva o faceva passeggiate ricoperta di crema sulla riva sotto il sole, io giocavo osservando i tipi di donne che c’erano in spiaggia.
Non erano molte quelle interessanti, ma c’erano e alcune mi piacevano. Il mio tipo di donna esclusa mia moglie naturalmente era tra i trenta e i quarantacinque anni, l’età adulta, quella migliore, che mi aveva sempre attratto e affascinato anche da ragazzino. In genere mi attiravano le donne belle, ma mi colpivano anche quelle che erano semplicemente delle tipe e avevano qualche particolarità di seduzione, indipendentemente dalla magrezza o bellezza del corpo, l’importante che avessero qualche cosa di interessante ed erotico, che per me poteva essere la pancetta da mamma, le gambe affusolate, il seno prosperoso o il loro bel culo maturo; e se erano il tipo di donna che intendevo io lo capivo subito da come si muovevano.
Le osservavo chinarsi a prendere il lettino, piegandosi mostrando il loro seno minuto o le grosse mammelle dondolanti che scendevano trattenute nel bikini,oppure i loro sederi nel camminare, divertendomi e studiandone le forme e l’anatomia, immaginando come fossero senza il costume, se il loro solco intergluteo fosse lungo o breve, profondo o superficiale e se fossero ancora vergine analmente o no, e stupidamente nel mio gioco mentale il giudizio si basava sul tipo di faccia che avevano, come le teorie di Cesare Lombroso.
C’erano le giornaliere che preferivano la spiaggia libera vicino per non spendere. Chi preferiva il bagnasciuga, dove adagiavano teli sofisticati multicolore, con riproduzioni di motivi orientali o fantasie anni sessanta/settanta e si sdraiavano sopra lasciandosi ammirare al passaggio della gente. Quelle un po’ sofisticate e altere come mia moglie, che avevano parei e indumenti alla moda, con grandi occhiali da sole e cappellacci che a volte non toglievano nemmeno quando si stendevano; fumavano molto e non salutavano quasi mai nessuno per prime, come se venissero da un altro pianeta e facessero apposta a sostare proprio lì per mostrarsi. C’erano le super fighe con i loro costumi ridottissimi e i corpi statuari, abbronzatissime e piene di olio, con foulard in testa che sembravano uscite dai manifesti pubblicitari di qualche crociera o pubblicità erotica.
E c’era la rossa, quella con i capelli castani vaporosi o quella con i capelli neri, corti o ricci.
Un po di tutte le acconciature, quasi tutte a causa del sole nascoste dietro cappellini o foulard.
Chi allegra, ridendo felice e chi in solitudine seduta in disparte con gli occhi duri, immensi e vagamente inquietanti.
Quella che osservavo io, smise di parlare con una conoscente e prendendo una rivista si sdraiò a prendere il sole e a leggere. Io girai lo sguardo verso un’altra donna, sola, carina, seduta tra quella gente ad abbronzarsi senza ombrellone. In lei c’era come in molte altre donne che vanno da sole in spiaggia, una sorta di quiete immobile attorno. Lei, come le altre, rimaneva lì, stoica, sotto il sole, senza cedere, senza sbuffare, senza accennare la benché minima insofferenza, mentre alcuni ragazzi a turno e distanti l’uno dall’altro vedendola sola cercava di abbordarla. Era interessante osservarli, l’avvicinavano con delle scuse, in genere la sigaretta o cosa leggesse. Li vedevo da lontano sorriderle e puntarle lo sguardo sul corpo, e a volte restare come cani da caccia in posizione, alla posta, in d’attesa anche quindici, venti minuti, cambiando impercettibilmente posizione per guadagnarne una più propizia al loro scopo. Poi, appena lei fosse stata sola o si accendeva una sigaretta o si alzava per bagnarsi i piedi, partivano con passo rapido sforzandosi di restare indifferenti e far apparire l’incontro in modo casuale. Ma credo che anche lei se ne accorgesse, facendo finta di nulla, non mettendoli in alcun modo in imbarazzo, anzi ad alcuni che le piacevano sorrideva e li lasciava sedere vicino a lei a chiacchierare.
Quello che aveva abbordato il tipo di donna che osservavo io e mi piaceva, non era più bello, né più brutto, né più originale degli altri, ma credo solo il più fortunato.
E’ che d’estate chissà perché, tutti pensano che sia più facile abbordare le ragazze e fare sesso con loro. Forse il caldo o l’essere quasi nudi… .
Una donna sulla trentina seduta sulla riva, sembrava respirasse il profumo delle onde, ascoltando l’infrangere di esse e la risacca che producevano risucchiando giù assieme a loro le pietre dalla battigia. I suoi capelli biondi si confondevano nel riverbero del sole e la leggera brezza marina le arricciava dolcemente le ciocche. Non ricordavo da quanto tempo fosse lì ferma ad aspettare; i suoi occhi dolci color del cielo guardavano l’orizzonte e il tempo le era scivolato addosso, senza che lei se ne accorgesse. E mentre aspettava, sembrava sognare.

Mi destò dal mio pensare e mi portò in me l’arrivo dalla riva di Laura, che come le donne che osservavo prima, bagnata si sdraiò sul prendisole con gli occhiali, la sua crema e la sua rivista, sotto il sole e la lieve brezza che l’accarezzava.
Il rivederla così, bagnata, sensuale, con le gocce dell’acqua del mare che luccicavano come brillantini sulla sua pelle alla luce del sole, mi riportò a ripensare alla sera e alla donazione. Era bella, mi piaceva ed era mia… e ne ero orgoglioso.
Ma il pensiero predominante su tutto era quello di rivederla ricevere una donazione di sperma… dal suo donatore.

Forse quella manifestazione erotica che avvertivo nel volerla vedere ancora fare sesso con lui, era una tendenza masochistica che avevo sempre avuto ed era latente in me e che si era evidenziata e tramuta in piacere in quel contesto della donazione, guardandola posseduta da un altro; facendomi provare benessere dall’essere umiliato a osservare la virilità e il vigore sessuale di un altro uomo su mia moglie, e costretto ad accettarlo superiore al mio assistendo al loro amplesso mascherato da donazione di sperma.
O forse era solo una sorta di gioco mentale che mi permetteva di compensare la mia debole mascolinità; con la scusa della donazione accettavo di vedere mia moglie posseduta da un altro identificandomi in lui, che consideravo sia inconsciamente che consciamente maschio, potente e dominante più di me”.
Mi rendevo conto dell’anormalità dei miei pensieri, mi sentivo come un pazzo, un depravato, un degenerato. Eppure solo il considerare di lei con lui mi eccitava al punto da farmi sentire impulsi di erezione sul pene e godere dalla visione mentale di lei posseduta, avendo davanti agli occhi l’immagine di Laura chiavata da lui .
Mi consolavo dicendomi che senz’altro altri come me erano passati in questa situazione e avevano avuti gli stessi pensieri di supremazia sessuale del donatore, che li ritenevo naturali e conseguenza di quello che facevamo, ma con il tempo, tornati a casa sarebbero spariti.
E con quel ripensare ci avviammo verso la sera.
La tensione che vivevamo era differente da quella della prima volta, minore ansietà e timore, ma sempre presente, soprattutto in lei che alterava momenti di tranquillità a inquietudine.

Quella sera uscimmo dalla spiaggia mentre il sole si abbassava e iniziava a calare sull’orizzonte ad ovest, facemmo una passeggiata in centro e poi seduti in un dehor prendemmo una apericena. Giunti a casa ci lavammo, quando uscì nuda dalla doccia, la differenza dell’abbronzatura e il costume sulla pelle si vedeva maggiormente, e la rendeva più sensuale e allo stesso tempo pudica nell’evidenziare il pallore delle sue intimità nascoste. Cenammo frugalmente con piatti freddi, dopo, prima della donazione, saremmo usciti a fare due passi per un gelato, essendoci una festa in paese.
Quella sera mise pantaloni leggeri sempre tipo capri ma color rosa, con una camicetta chiara e scarpe a ballerine.
Quella sera , dopo cena, facemmo una passeggiata breve. Alle 21.00 fummo fuori a camminare tra la gente. Portò con sé un leggero bolerino copri spalle molto elegante, aperto davanti perché la serata pareva fresca. Indossò qualche collana e bracciale, un make-up leggero sul suo viso appena abbronzato, ed era bellissima con i capelli vaporosi e profumati che le scendevano oltre le spalle.
Io indossavo una camicie a tinta unita, abbinata ai pantaloni e mocassini. Eravamo due veri turisti e con l’incoscienza della giovinezza non pensavamo minimamente perché eravamo li, cosa avevamo fatto la sera precedente e cosa ancora avremmo fatto quella sera stessa. In quel momento pensavamo a stare bene e divertirci, ma il destino o la perversione era in agguato.
Non sembrava ma in quella nostra incoscienza eravamo tutte e due agitati, imbarazzati e timorosi, io per quello che avevo organizzato nella giornata, praticamente offrendogliela a lui sessualmente e lei era ancora esitante per problemi morali a praticare la donazione in quel modo molto sessuale, perché temeva una sua reazione piacevole non controllata, visto che era già successo e lui gli piaceva.
Mi sentivo combattuto dentro, un conto era il dire e un altro il fare, in fin dei conti eravamo marito e moglie sposati da tre anni e l’amavo, ma il desiderio improvviso di approfittare della donazione per trasgredire era più forte di me.
Mi giustificavo moralmente dicendomi:
” Tanto la donazione deve riceverla lo stesso, era in programma che avrebbe dovuto farne tre, anche se poi per i suoi problemi morali ha cambiato idea e ha scelto di farne solo una e non attuare più le altre. Praticarla una o due volte…” Mi ripetevo:”… non cambierà niente, come farlo in un modo o in un altro, in una posizione o in un’altra, quindi poco importa oramai come avvenga se in un comodo letto o appoggiata a una console di un comò, provando piacere oppure no.”
Mi difendevo così dai miei dubbi morali e riflettevo:
“Lo scopo è uno solo, avere un figlio, e ci siamo preparati e siamo qui in questa vacanza per questo … perché riceva la donazione di sperma da lui, e donazione di sperma significa per lei avere un rapporto sessuale con lui e lo sappiamo tutti e due… e quindi accoppiarsi carnalmente, e i disagi e le emozioni che proviamo dobbiamo accantonarle!”
Anche se io egoisticamente riflettevo solo sulle mie.
La gelosia, l’invidia, il rimpianto che la possedesse un altro e la ripicca sul suo lasciarsi andare e soprattutto valutare solo su quello che provavo io, emozioni, sensazioni, rimorso, piacere, senza preoccuparmi di cosa avvertisse, provasse e vivesse lei in quella donazione così carnale, erano tutti aspetti a cui avrei pensato dopo e che ero sicuro avrei perso nel tempo.
Ma ora eravamo li con uno scopo preciso, quello della donazione, d’accordo e consenzienti entrambi, e poco importava se io pur non volendo mi eccitassi o se lei contro la sua volontà godesse con lui.
Laura era ancora confusa sull’utilità di una nuova donazione, nonostante il suo acconsentire sembrava contraria, che volesse sospendere tutto, sapevo che sarebbe bastata solo una mia parola e non si sarebbe più fatto nulla. Ma non volevo dirla quella parola, io volevo andare avanti, vedere fin dove sarebbe arrivata, come si sarebbe comportata, era una prova per me, per verificare fin dove si sarebbe spinta senza costrizione o obbligo alcuno. Osservare se davvero sarebbe giunta a concedersi liberamente e sessualmente a lui con la motivazione della donazione di sperma o mi avesse detto: ”No… Roberto. Fermiamoci!..Non voglio!!” Poi, solo allora ne avrei tratto il da farsi, se continuare o smettere.
Capivo che era un pensare e un accertamento stupido, senza senso, però a me eccitava e volevo fare così.
Sapevo che anche lei era incerta delle sue reazioni, mentali e fisiche e proprio questo mi eccitava e spingeva ad andare avanti, a vedere come si sarebbe comportata realmente, come reagiva, si adattava, e lasciava andarsi, pur sapendo che anche se era per uno scopo nobile io la guardavo. Era un gioco pericoloso, giocavo con il fuoco, ma allora non me ne rendevo conto.

Facemmo tardi a fermarci a vedere la festa, e quando alle 22.00 rientrammo, lo intravedemmo sul lungomare che sorridente stava chiacchierando con due signore, aveva una busta di carta per la spesa in mano. Ci sorrise e salutò alzando il braccio, anche Laura lo guardò e salutò ma non disse nulla.
Lungo la via mi domandò :
” Chissà chi saranno state quelle due?”
“Eh …ma sei curiosa !”Risposi sorridendo:” Non so! …Probabilmente due riceventi .” Mormorai stupidamente e provocatoriamente quasi ridendo.
Mi osservò scuotendo il capo:” Scherzi sempre tu! Che risposta stupida.”

Giunti al portone entrammo e salimmo veloci senza aspettarlo. Quella donazione da momento di gioia che doveva essere, diventò nuovamente quasi un’apprensione. Entrammo nell’appartamento e andammo nella nostra stanza.
Solo quando fummo dentro, Laura fu presa dall’inquietudine e dal rammarico per quello già fatto il giorno prima e ancora da ripetere quella sera e ricominciò agitata:
“Io non vorrei…. Roby . Perchè dobbiamo rifarlo? … Oramai dovrei essere incinta.”
Quel suo ripensamento tardivo mi avrebbe fatto piacere se lo avesse fatto poco prima, ma lo consideravo fuori tempo massimo, oramai era tutto pronto, ed ero eccitato.
“Stai calma amore !” La rassicurai:” Ora è troppo tardi non possiamo tirarci indietro in questo momento, è giù sotto il portone e tra poco sarà qui, sarà come ieri sera.”
Lei si lasciò stringere a coccolarsi da me e quasi rassegnata vedendo la mia decisione mormorò come se l’apprensione si fosse impadronita di lei:
“ Ma dobbiamo farlo nel letto…? ”
“Vediamo quando arriva lui, come volge.” Dissi:” Eri d’accordo anche tu oggi a farlo come richiedeva lui. Della donazione ne abbiamo parlato per mesi. Abbiamo aspettato questo momento tanto, lo abbiamo studiato nei minimi dettagli e tutto sta andando come avevamo programmato a parte qualche differenza. Una donazione l’hai già ricevuta, ora riceverai l’altra.” Dissi stringendola. “La prima l’hai ricevuta come avevamo deciso noi, ora proviamo come ci consiglia lui! Tu pensa solo al figlio che avremo, non pensare ad altro. Concentrati sulla donazione e non sull’atto sessuale e tutto sarà più facile.” Affermai ipocritamente, sapendo bene che pur concentrandosi sulla donazione avrebbe provato piacere.
Era agitata e lo ero anch’io, non parlammo minimamente del piacere che avrebbe provato per non rovinare tutto .
Nell’attesa la osservavo in casa muoversi, era bellissima nella sua agitazione, più del solito, forse dovuto anche al fatto della leggera abbronzatura che mostrava, era accaldata e imbarazzata nell’attesa che lui arrivasse. Si tolse il copri spalle a bolerino e tolse i pantaloni, lasciando la camicetta color creme e mise un gonnellino leggero beige lavorato, che senza volerlo evidenziava più che i pantaloni le sue curve snelle e le sue gambe lunghe e affusolate. Probabilmente lo mise nella speranza che con il gonnellino forse lo avrebbe fatto come la sera precedente e non l’avrebbe spogliata, accarezzata e soprattutto baciata sulla pelle, e di seguito calzò un paio di ciabattine aperte davanti che mostravano le sue unghie smaltate di rosso.

Nell’attesa accendemmo il televisore e ci sedemmo sul divano a guardare la tv, non passarono molti minuti che sentimmo suonare il citofono. Mi alzai e dopo essermi assicurato che era lui, aprii il portone elettricamente.
“E’ lui?!” Chiese subito Laura in apprensione mentre riagganciavo la cornetta. Non riuscii a capire se nella sua inquietudine lo chiedesse timorosa, come se sperasse che non lo fosse e non venisse, oppure trepida che non sperasse altro che fosse lui.
“Si e lui! !” Risposi andando verso lei:” Stai tranquilla!” La rassicurai.
Nonostante l’avessimo già fatto, ci stavamo comportavamo come la sera prima, come se fosse la prima volta.
Vidi che cambiò espressione, come se di colpo accettasse la situazione in cui eravamo e che io avevo creato: “ Forse si è rassegnata!” Pensai benevolo, ma subito dopo scelleratamente e perfidamente geloso di quel suo improvviso cambiamento di stato d’animo e di atteggiamento ripensai:”O forse sta facendo un gioco sottile con me, come quella che fa vedere che non lo vuole fare ma intanto lo desidera?”
Erano tutte fisime mentali che mi facevo io, come si suol dire” fissazioni mentali!”
Non ragionavo più realmente in quel momento, ma con la gelosia, l’invidia e l’eccitazione.
Andai ad aprire e trovai lui che sorrideva con in una mano la busta di carta per la spesa. Lo feci entrare.
Ci salutammo solo con un ciao e quando fu dentro, salutò anche mia moglie seduta sul divano:
” Ciao Elisa!” esclamò sorridendole .
“Ciao!” Rispose lei a voce bassa, tesa in viso e impacciata.
Lo feci accomodare di fronte a lei sulla poltroncina e io mi sedetti di fianco sul divano.
Solo dopo esserci seduti tirò fuori una bottiglia di vino dalla busta di carta dicendo:
” Un altro brindisi!”
Lo guardai stupito e dissi:” Ehh …ma tu ogni volta che fai una donazione porti da bere? Ubriachi le riceventi e i mariti?” E sorrisi.
“No…è che lo ritengo di buon auspicio assaggiarlo prima della donazione. E’ un porta fortuna.”
“Ah..bè ! Allora!” Ribattei.
E prima che Laura dicesse o facesse qualcosa mi alzai:
“Vado a prendere i bicchieri.”
“Vado io!” Disse lei facendo il gesto di alzarsi.
“No resta qui … vado io.” Replicai ormai già in piedi, e li lasciai volutamente soli a parlare, volevo essere bastardo fino in fondo, quella situazione , il suo imbarazzo a essere sola con lui mi eccitava.
E mentre mi allontanavo mi lanciò un’occhiata di delusione e ansia.
Intanto che ero in cucina sentivo che lui le parlava forse chiedendole qualcosa e lei rispondeva a monosillabi, “si… no…” .
Si guardavano per forza di cose in faccia, non poteva esimersi dal farlo ora che erano soli edi fronte, sarebbe stato scortese e maleducata.
Eccitato pensavo che aveva seduto di fronte e guardava in viso, l’uomo che da li a poco, le avrebbe praticato la donazione, l’avrebbe chiavata detto volgarmente e allungai i tempi del mio ritorno volutamente.
Dopo pochi minuti che chiacchieravano e lei sorrideva alle sue battute napoletane con i suoi ‘sfacimmie e…moh to dico…’ , tornai con i bicchieri, le misi sul tavolino, stappai la bottiglia e ripetemmo il rito del brindisi come la sera precedente.
Mi sedetti anch’io e visto che loro avevano già rotto la tensione, li lasciai parlare, era riuscito a coinvolgerla seppur solo ascoltando, e faceva discorsi sulla spiaggia e sul tempo.
Laura lo osservava non visto e lo guardava con distacco, ma lo guardava e poi osservava me, immaginavo che gli piacesse come uomo e persona.
Teneva le gambe unite e prendendo la gonna sui bordi la tirava giù per evitare che salisse e all’improvviso per sicurezza e chiuderle meglio accavallò le gambe.
“Chi erano quelle due signore… .” Chiesi sfacciatamente all’improvviso .
“Ma Roby…!” Esclamò mia moglie sorpresa della mia insolenza:” Cosa ti interessa?”
“Così!… per curiosità! Sai perché te lo chiedo? “ Gli domandai sorseggiando il vino rivolgendomi a lui con un sorriso che nascondeva la mia malizia:” Perchè lei me lo ha chiesto …” Dissi facendo segno a Laura che arrossì: “E io le ho detto che erano due riceventi. Giusto?!”
Ci fu una risata da parte sua.
Sorrisi anch’io mentre Laura era imbarazzata.
“E’ stata una battuta la mia!” Esclamai. E la giustificai togliendola dall’imbarazzo dicendo: ”Tipica curiosità femminile.”
Sorridendo e sorseggiando lui guardando Laura rispose:
” No… assolutamente, non sono delle riceventi, una è una mia amica e l’altra una mia ex con cui avevo avuto una storia tanti anni fa.“Ribadì.
“Contenta adesso!” Esclami rivolto a mia moglie che mi guardò risentita del mio atteggiamento:” Adesso sappiamo chi erano!”
Laura sorrise timidamente scuotendo il capo imbarazzata:” Ma guarda se sono cose da chiedere.”Mormorò, aggiungendo:” E poi dai la colpa a me!”
Io al suo fianco e davanti al donatore mi ruotai con i tronco, le andai vicino e le diedi un bacio sulla guancia:” E’ per rompere la tensione amore!” Le sussurrai.
Lei scosse la testa imbarazzata.
Lui si voltò verso mia moglie con un sorriso tenero, precisando:
” Non ho mai donato a gente del posto a parte quella mia amica che vi dicevo all’inizio della mia carriera di donatore di sperma. Le riceventi arrivano tutte da fuori, da tutta Italia.”
E mentre sorseggiavamo quell’ottimo vino bianco, lui chiese se poteva fumare e mia moglie di solito infastidita dal fumo passivo, stranamente acconsentì con un cenno del capo.

Pur nella cordialità e cortesia restava tesa e diffidente, anche se c’era più confidenza e cordialità della sera prima.
Lei seduta con il gonnellino oltre la mezza coscia, teneva le gambe accavallate, strette, tirando la gonna il più possibile verso le ginocchia, avvertendo il disagio della sua presenza di fronte a lei, come suo donatore di sperma pronto a fecondarla ancora e come maschio dominante, ed era come se in quel modo stringendole forte proteggesse se stessa e il suo sesso da lui, praticando una sorta di difesa psicologica tanto più elevata quanto più forte era lo stringere le cosce. Era un meccanismo di difesa inconscio che mandava dalla rigidità della gamba accavallata e del piede sospeso che dondolava un segnale di insicurezza.
Segnali sommessi e comunicazioni non verbali e non volute, lei seduta comoda affianco a me sul divano, mentre lui sorseggiando e fingendo distrazione, voltando e abbassando il capo verso lei, osservava dissimulando lo sguardo sulle sue gambe accavallate, incrociate che teneva strette a nascondere il loro interno per pudore ed educazione.
Mia moglie posato il bicchiere non sapeva dove mettere le mani e le muoveva da una parte all’altra, in movimenti involontari, non pensati ma che facevano capire la sua agitazione e l’imbarazzo che provava in quel frangente.
Dopo essere stati un po’ sul divano a sorseggiare e chiacchierare, lui si alzò, sapeva dov’era la camera da letto e senza dire nulla prendendo le sue mani le tirò su verso se, Laura si voltò a guardarmi, aveva capito cosa volesse e sempre guardandomi senza che io dicessi nulla o che la fermassi, si lasciò trascinare alzandosi, smentendo così tutti i suoi propositi di timore e di essere in contatto con lui.
In viso era smarrita, preoccupata, ma accondiscendente.
Quando fu in piedi davanti a lui la guardò negli occhi, mia moglie era imbarazzata il respiro e le escursioni respiratorie aumentate e in silenzio la trainò per le mani camminando all’indietro davanti a lei come i gamberi, guardandola e sorridendole, trascinandola con se.
Mentre veniva trainata per le mani nelle sue, si voltò ancora a guardarmi, muovendo e dondolando la sua folta e lunga chioma, parlandomi con gli occhi come a volermi chiedere di fermarli… ma non dissi nulla.
Io lentamente e distanziato li segui, nell’aria solo il vociare basso e sordo del televisore a distanza e i lampi chiari e grigi che mandava.

In camera la ruotò su se stessa, pressandola leggermente con la sua presenza davanti a lei, tanto che per non avercelo addosso ed evitare il suo contatto fisico diretto fu obbligata dalla circostanza a fare un passo indietro, urtando con i polpacci il letto, perdendo l’equilibrio e sedendosi d’istinto su di esso. Lui si sedette di fronte a lei, sulla sedia che usavamo per appenderci gli indumenti che ci toglievamo, mentre io restai in piedi sullo stipite come la volta precedente a guardare.
Laura era rossa in viso, gli occhi spalancati, non parlava, respirava lungamente, forse era già eccitata e mi guardò ancora.
Io per risposta a quel suo sguardo pieno di domande e interrogativi, spensi la luce del soggiorno e accesi quella della camera e mentre si parlava, facendo il giro del letto accesi entrambe le lampade da notte sui comodini, illuminando bene solo il letto e ritornato sullo stipite della volta precedente spensi la luce del lampadario della camera, lasciando la stanza in una penombra soffusa intorno al letto e la luce su di esso.
“Un po’ di privacy per Elisa .” Disse lui sorridendo, mentre quella tenue luce delle lampade da notte si rifletteva sugli specchi del comò e dell’armadio potenziandone il chiarore da illuminare abbastanza per poter vedere tutto.
L’aria era tesa e si tagliava con il coltello, lei era visibilmente imbarazzata in quella situazione pre donazione e anch’io mi sentivo impacciato non sapendo più cosa dire, ne cosa fare.
Lei seduta sul letto si era irrigidita e mi guardava fissa negli occhi, capivo il suo sguardo , era come se volesse che io intervenissi e lo mandassi via. Aveva capito e sapevamo benissimo entrambi che la donazione c’entrava poco , che sarebbe stato più un rapporto sessuale e non voleva, mi chiedeva aiuto in silenzio, perché sapeva che si sarebbe lasciata andare ed eccitata, se già non lo era e non voleva fare sesso con lui, in quel modo, con quel napoletano.
Credo che in quel momento la donazione non interessasse a nessuno dei tre, sapevamo tutti bene cosa sarebbe stata quella donazione, anche se ognuno nel proprio ruolo fingeva di non saperlo.
Fu lui a rompere il ghiaccio alzandosi dalla poltroncina e dicendo:
” Mi siedo vicino a te! Posso Elisa? “
E senza aspettare la risposta lo fece, si sedette al suo fianco mentre lei lo guardava e poi guardava me. E mormorò a bassa voce:
“ Hai delle belle gambe sai!”
Guardandogliele visto che da seduta il gonnellino gli era risalito lungo le cosce. Precisando subito per non far credere di modificare il senso di quello che si stava facendo:
“Te le ho viste oggi in spiaggia!”
Lei impacciata nella voce rispose stupidamente con un:” Grazie !” E il suo respirare divenne più ansioso con escursioni più lunghe.
“Stai tranquilla!” La rassicurò lui:” Tuo marito mi ha spiegato tutto, rilassati.” E la prese per il polso, mettendole la mano tra le sue.
Con quel gesto le fece capire che avrebbero ricevuto la donazione sul letto o meglio avrebbero fatto sesso.
Nella sua bellezza e nel tenue trucco che aveva, tutte le sue emozioni e sensazioni le si leggevano sul viso abbronzato da poco. Era fermo ma comunicava senza parole, con le espressioni e guardava lui e me imbarazzata, in una serie di turbamenti rapidi e brevi. La mimica facciale dimostrava imbarazzo, tutte le zone del volto avevano l’aspetto caratteristico del disagio e dell’attesa: le sopracciglia si erano sollevate, gli occhi spalancati e la mascella inferiore ricaduta in basso, dischiudeva la bocca lasciando le labbra scostate a mostrare i denti bianchi. Mentre la cute del viso nonostante la luce artificiale riflessa su di essa, si notava arrossata, e oltre il disagio mostrava la vergogna.

Chiacchierammo un poco tra noi, con lei sempre in silenzio seduta e apprensiva con la mano tra le sue che gliela stringevano e mi guardava senza dire nulla, senza che io intervenissi o dicessi a lui di non avere affettuosità su di lei come stringerle la mano tra le sue.
E vedendo la sua passività e mancanza di iniziativa,fu lui che all’improvviso tolse una mano dal tenere le sue e la infilò tra le cosce unite di mia moglie, spingendola tra esse; che nonostante la sorpresa della sua sfacciataggine le strinse ancora di più per reazione, ma restando sempre ferma e inattiva senza reagire o rifiutarlo, lasciandosi la sua mano tra esse. Probabilmente era eccitata.
Non si oppose, osservava solo me con il viso preoccupato e gli occhi smarriti, quell’approccio così sessuale esulava dal processo di donazione, ma come pensavo io, lei non diceva nulla, anzi sembrava sfidarmi con gli occhi, quasi a dirmi … “se va bene a te!…”
Quella nostra passività, io a non intervenire e lei a non reagire, lui la interpretò come un consenso e da quel momento fu lui a gestire la situazione.
Mi guardò annuendo con il capo e si sdraiò con la schiena sul lenzuolo tirando giù anche Laura per un braccio al suo fianco e avvicinatosi ruotando il tronco e il bacino sul letto, mettendosi di lato verso lei le baciò il collo, portando la mano che era ferma tra le cosce strette, con forza in su, verso il sesso, spostando con l’avambraccio assieme alla mano, il gonnellino in alto arrivando allo slip e quindi mettendola sopra ad esso, accarezzandola sopra le mutandine e premendola con le dita unite sulla figa.
Laura nel sentire le sue dita premerle il sesso, avvertì una sensazione piacevole, ma disagevole, mormorò e allentò il serrare delle gambe.
Io mi eccitai, ebbi lo stimolo dell’erezione, ma fui preso anche dalla paura che si concedesse e diventasse davvero sua sessualmente e interpretando lo sguardo imbarazzato e arrendevole di Laura come una ulteriore richiesta d’aiuto verso di me, spaventato, come se mi rendessi conto solo in quel momento delle possibili condizioni di pericolo a cui andavamo incontro, che lei eccitata si donasse davvero anima e corpo a lui, intervenni in suo favore; e sapendo che si sentiva di più a suo agio nella posizione del giorno precedente dissi ad Andrea:
” Aspetta!! Non così!… Fallo come ieri sera… .”
Ma fui interrotto da un improvviso e inaspettato quanto deciso:
“Sssssshhhhhhh!! “
Quasi autoritario che sibilò nell’aria calda della stanza, davanti allo sguardo silenzioso di mia moglie e l’incredulo del mio, tra i profumi dei loro corpi eccitati, la luce soffusa della stanza e il sottofondo del vociare di qualche programma televisivo, rigirandosi appena e facendomi anche segno con la mano nel gesto di andar via, di non disturbare e lasciarlo fare. Come se fosse diventato lui il padrone di mia moglie.
Con quel gesto che vide anche Laura mi sentii umiliato e incapace di intervenire, era come se mi avesse escluso, ma provavo una sorta di piacere al suo atteggiamento per il mio allontanamento, e alla sua autorità, e nel vedere Laura restare ferma e arrendevole in quella sua passività a lui, riconoscendole ancor di più il ruolo di maschio dominante su di me, mi ingelosiva ed eccitava.

Lui incurante del mio intervento e della mia esclamazione, tolse la mano tra le cosce, prese le sue mani e si alzò tirandola su nuovamente, quasi di peso tendendole le braccia, trainando con se anche lei , finché fu in piedi davanti a lui timida e arrossata sul viso e le mormorò guardandola negli occhi :
” Lascia fare a me Elisa, non preoccuparti!”
Non ebbi il coraggio di fermarlo, per paura di un’altra sua reazione infastidita davanti a Laura, ma soprattutto perchè ero eccitato. Sapevo che eravamo giunti a un punto di non ritorno e da quel momento iniziava un percorso tutto e solo sessuale su mia moglie.
Quindi iniziò a sbottonarle con grande naturalezza la camicetta, senza che lei opponesse resistenza, anzi chinando il capo incredula e guardandogli le mani mentre lo faceva, osservando le sue dita esperte e sicure che dall’alto scendevano verso il basso, e continuò sbottonandoli a uno tutti i bottoni, guardandola in viso, mentre lei imbarazzata e vergognosa al suo sguardo si voltava osservando altro, compreso me.
Credo che in quel momento che incrociammo lo sguardo capì che non era più solo una donazione, o meglio non era solo quella, ma che la stavo offrendo sessualmente a lui.
Quando la sbottonò completamente, prese la camicetta per i margini anteriori e aprendola davanti, la rivoltò indietro verso le spalle assieme al colletto, fino a scoprirle; e abbassandola indietro spingendo il tessuto le sfilò le maniche dalle braccia togliendola, lasciandola in reggiseno bianco traforato, con le mammelle gonfie sotto di esso che si muovevano dentro le mezze coppe ai respiri ansiosi e turbati.
Lei smarrita ed eccitata in quello stato di rassegnazione e accettazione che pareva quasi sottomissione, non diceva nulla e osservava lui e attorno alla stanza, iniziando la sua fronte dalla tensione a imperlinarsi di goccioline di sudore.
Senza camicia si sentiva spogliata dal suo indumento, perdendo assieme a lei la sua protezione emotiva.

Lui con fare seducente, sorridendole e guardandola sempre negli occhi, forse per imbarazzarla e disagiarla volutamente, poggiò le mani sulle sue spalle, portandole in alto fino ad accarezzarle il collo, girandoci dietro con le dita fin sotto la nuca, alzandole dall’interno i lunghi capelli, iniziando ad frizionarle e massaggiare il collo; con un erotismo e sensualità particolare, provocandole una sensazione di piacevole stordimento e benessere da lasciarsi andare e piegare la testa di lato sulla sua mano.
Poi portò le braccia sulla schiena e facendole scendere giù come ad abbracciala, continuò a muovere le dita sulla pelle delle scapole e della colonna vertebrale, sfiorandola leggermente e dandole fremiti piacevoli in tutto il corpo. Scese giù fino ad arrivare con le mani alla chiusura del reggiseno, sganciandolo con maestria e rapidità senza nemmeno dover guardare cosa facesse, indice di esperienza e capacità, e prendendolo per i due capi aperti lo portò in avanti verso se, facendo allentare e cadere le spalline non più tese sulle braccia.
Una volta aperto e allentato, si staccarono le mezze coppe dalle mammelle abbassandosi un poco, non sorreggendo più il seno. Prese tra le dita le spalline e scorrendole lungo le braccia verso il basso le fece arrivare ai polsi e con un gesto deciso lo tolse passandole dalle sue mani, liberando le sue giovani mammelle vogliose e gonfie prigioniere del tessuto pregiato. Tenne il reggiseno in mano alto tra le dita un attimo, come una sorta di trofeo, gettandolo poi sul comò. D’istinto lei lo coprì subito portandoci sopra le mani, ma per un attimo restò senza e si vide con il seno scoperto e le sue mammelle nude, candide, gonfie ed eccitate con i capezzoli eretti e turgidi dall’eccitazione.
Avvicinandosi e sorridendole senza parlare, le staccò e le tolse le mani, portandogliele lungo i fianchi e lasciandole il seno scoperto, nudo.
Il seno gonfio, eccitato non avendo mai preso il sole integrale, risaltava luminoso sul torace, e pallido come il latte era in contrasto con la tenue abbronzatura che segnava e divideva il pallore della parte intima a quella del suo corpo accarezzata dal sole, che la forma lo faceva apparire quasi un reggiseno di carne pallida, con i capezzoli rosa , turgidi, evidenti e sporgenti, rendendola più sensuale e attraente e aumentando la libidine del donatore.

Lui le guardò con attenzione i capezzoli e le areole, con lo sguardo da intenditore e lei d’istinto e vergognandosene che un altro uomo vedesse quella intimità che fino ad allora era stata solo mia, cercò di coprirli ancora con il braccio e la mano, con un gesto residuo di virtuosità che si manifestava assieme alla vergogna. Ma lui gliele fermò portandole di nuovo lungo i fianchi, sull’attenti come un soldatino ubbidiente mentre gliele appoggiava alle anche.
“ Fatti vedere!” Disse togliendole le mani dalle mammelle e guardando ancora il suo seno sfacciatamente, volutamente per metterla in imbarazzo e farle capire la sessualità e la libidine di quello sguardo.
Il viso di mia moglie era paonazzo, pieno di disagio e turbamento, era la prima volta che un altro uomo le guardava sfacciatamente le mammelle con desiderio e libidine, arrossì violentemente, si vergognava, ma non fece ne disse nulla, abbassò solo gli occhi come gesto protettivo di se stessa.
Quello spogliarello mi accaldava e sentivo il pene ingrossarsi, iniziai a sudare, anche nelle mani e vedevo che la stava asservendo a lui.

Un ruolo importante al nostro comportamento e alle nostre reazioni fu rivestito dall’eccitazione, quell’emozione simile al desiderio ma che coinvolge le sensazioni corporee e si configura come una percezione, sia mentale che fisica di cambiamenti che portano alla sessualità e per noi al peccato.
Tutti e tre eravamo presi dall’eccitazione… . “ L’eccitazione” quell’animale strano fatto di emozioni, sensazioni, percezioni e desiderio, paura e umiliazione, che entra improvvisamente dentro di noi, nel corpo e nella nostra mente e si impossessa di essa e non fa più connettere razionalmente, ma ci spinge a desiderare e accettare atti che non si vorrebbero, rendendoci solo schiavi della lussuria… . Noi, io, mia moglie eravamo entrati in quello stato, ne eravamo prigionieri ormai.
Eravamo in uno stato libidinoso, passivo per noi, fatto di desiderio e paura, di volere e non volere di cui eravamo prigionieri.
Anche se il desiderio andava oltre, speravo che la spogliasse soltanto nuda e poi si fermasse, invece… .

Lei era ferma , in camera, passiva davanti a lui in attesa di qualcosa, come me che li osservavo, eravamo entrambi in attesa di qualcosa che non sapevamo cosa fosse… ma che volevamo e ci avrebbe travolti per sempre.
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