a- Il donatore di sperma. Cap 05 La ginecologa.

Cap. 5   LA GINECOLOGA.                                  (Inedito)
(Tipi di fecondazione.)

Note:
“Gli spermatozoi, l’unica forza, tutto ciò che hai!”
Renato Zero.

Nella sua spiegazione la ginecologa vedendo le nostre facce perplesse a causa della sigla PMA che aveva appena pronunciato e alla mia richiesta di chiarimenti ci informò:
“Si, in medicina si abbrevia tutto con le lettere iniziali, vedrete che ce ne saranno molte altre, ma le imparerete presto e con facilità…” E con un sorriso, proseguendo completò:”… con la sigla PMA si intende Procreazione Medicalmente Assistita.” Fece una pausa e continuò:
“ La Pma raccoglie al suo interno tutte le tecniche per la riproduzione, l’ inseminazione, la fecondazione assistita, artificiale, in vivo e in vitro e molte altre che non vi spiego perché non vi servono per il vostro problema .
Si svolge a cicli e da noi vengono effettuati sia all’interno della struttura ospedaliera che nella clinica privata dove collaboro, offre il vantaggio alle utenti di non doversi recare in altri ambulatori o fuori zona per eseguire gli accertamenti richiesti.”
Con uno sguardo di intesa tra me e mia moglie domandai precisando:
“Scusi dottoressa , non conosciamo bene le varie diversità tra fecondazione assistita, artificiale , in vivo , in vitro. Le abbiamo lette su internet, ma non le capiamo appieno, se può spiegarci le differenze e i vari metodi in termini chiari, semplici per avere un’idea, sa noi non siamo pratici di queste cose!?”
Sorrise guardando amorevolmente Laura:” Certo!” Rispose aggiungendo” Siete giovani e vedrete che non avrete nessun problema.”
E su nostra richiesta ci spiegò con parole comprensibile in cosa consistevano i vari tipi di fecondazione. Iniziò dicendo:
“Cercherò di esporvi le differenze con parole semplici, ma seguitemi attentamente perché gli acronimi o meglio i nominativi abbreviati sono di frasi in inglese che diventano sigle e per i non addetti al lavoro sanitario sono di difficile comprensione. E iniziò come una brava insegnante che spiegava la lezione agli alunni:
“ Allora partiamo dall’inizio!… “ Disse, non è di facile comprensione questo discors, ma ci provo.
“La fecondazione, è l’unione dell’ovulo e dello spermatozoo… che dopo alcune settimane porta all’embrione e poi al feto . L”espressione fecondazione assistita o artificiale raggruppa tutte le tecniche che aiutano a raggiungere il concepimento quando questo non avviene in modo naturale.
La Pma (Procreazione Medica Assistita) raccoglie al suo interno tutte le tecniche per la riproduzione, l’ inseminazione, la fecondazione assistita, artificiale, in vivo e in vitro e molte altre che non vi spiego perché non vi servono per il vostro problema.
Io semplifico molto per farvi capire meglio.” Precisò ancora.
“Per quel che interessa a voi fecondazione assistita o fecondazione artificiale hanno significati diversi , ma spesso sono simili e possono significare la stessa cosa facendo parte della Pma, si differenziano , in base alla pratica, ma non al metodo in cui avvengono, e a loro volta, lo dico per chiarezza per voi, possono essere suddivise in fecondazione in vivo e fecondazione in vitro.” Fece una pausa e sempre guardando Laura più di me seguitò:
“ In Vivo, quando la fecondazione avviene all’interno dell’utero, in vitro quando avviene fuori dall’utero, in laboratorio, in una scatoletta di vetro detta di Petri e poi innestato con appositi strumenti all’interno dell’apparato riproduttivo femminile. Questo a grandi linee per farvi capire, ma è molto più complesso e intersecante tra loro.
Si dice eterologa quando il seme è di un donatore che può essere anonimo o conosciuto, ma non del marito o compagno, omologa quando è del marito o della coppia. Ma dopo vi spiegherò meglio.
Capito?” Esclamò sorridendo.
Annuimmo, ma lei non sembrava convinta.
“E scusi l’inseminazione artificiale cos’è?” Chiesi io curioso.
“L’inseminazione artificiale è una forma di PMA, una metodica che prevede l’introduzione e il deposito mirato dove è più opportuno del seme maschile in maniera artificiale nell’apparato riproduttivo della donna con uno strumento, senza nessuna manipolazione, è il più semplice, come se fosse un deposito naturale al termine di un rapporto sessuale solo che invece che essere praticato da un pene, lo è da uno strumento che lo deposita dove è più utile a favorire la fecondazione. In cervice, intrauterino ecc… .”
“ Ma seguitemi, ora vi spiegherò bene la differenza tra la fecondazione in vivo e in vitro.
Come detto, sempre semplificando, essenzialmente ve ne sono di due tipi, una consiste nell’introdurre direttamente gli spermatozoi vivi e selezionati precedentemente in laboratorio nell’utero della ricevente nel momento in cui essa sta ovulando, al fine di aumentare l’incontro con i gameti femminili ovociti e la probabilità di concepimento; ed è detta <fecondazione in vivo>, perché il concepimento, l’unione tra ovulo e spermatozoo avviene da solo, in modo spontaneo nell’utero della madre, sia che gli spermatozoi siano del marito o di donatore sconosciuto.
L’altra tecnica quella detta fecondazione in Vitro, consiste nell’inserire l’ovulo precedentemente estratto dalla donna, elaborato, manipolato e già fecondato in laboratorio con lo spermatozoo, e riposizionato all’interno dell’utero già fecondato, perché la fecondazione avviene fuori dall’utero. Per capire meglio… l’’ovulo viene fecondato con gli spermatozoi fuori dal grembo materno e l’embrione impiantato nell’ utero della donna una volta concepito. “ Si soffermò a guardarci sorridendo come a chiederci se poteva andare avanti e dondolammo il capo in modo affermativo.
“Avete capito?” Domandò ancora guardando Laura.
“Si!”Rispose lei, mentre io sinceramente mossi la mano piatta dondolandola nel segno di più o meno.
Lei sorrise e proseguì:
“So che non è semplice afferrare queste cose , ma è una distinzione fondamentale quella che vi ho appena accennato tra la fecondazione in Vivo e in Vitro.
Per essere più precisa e scientifica, non che vi interessi ma farvi capire con parole semplici, mi ripeto e aggiungo. Accade in vivo quando la fecondazione con strumenti appositi avviene nell’apparato genitale femminile con l’introduzione e il deposito del seme maschile, degli spermatozoi, e aggiungo che la tecnica prende diversi nomi e sigle a seconda di dove viene depositato il seme; intravaginale IVI se in vagina, intracervicale ICI se sulla cervice uterina, intratubarica ITI nella tuba di Falloppio , e intrauterina IUI in utero.
In genere si dice sempre in utero perché la fecondazione intrauterina è la più praticata.
Un’altra informazione è quella che in vivo è detta anche di primo livello, in vitro detta anche di secondo o terzo livello in base alla tecnica con cui viene eseguita.”

Fece una pausa e chiese:
“Avete domande? Vi è chiaro?” E visto il nostro silenzio proseguì:
“In base alle cause di infertilità della coppia, perché può essere sia lei che lui infertile, e alle difficoltà soggettive, possono essere utilizzate differenti tecniche che per legge, devono essere applicate con gradualità, cioè cominciando sempre dalla meno invasiva, quindi partendo dal primo livello fino al secondo ed eventualmente al terzo.”
Parlava come se tenesse una lezione ai suoi allievi universitari, mentre io e Laura ascoltavamo meravigliati con attenzione, quasi incantati da quel parlare bene di argomenti scientifici che ci interessavano e ci rapivano in quel mondo nuovo per noi.
Vedevo lei attenta, che essendo donna senz’altro capiva più di me di queste cose. Ascoltavamo in silenzio iniziando a comprendere qualcosa in più, anche se era tutto molto complicato.
Lei ci guardò e vedendo nei nostri volti l’assenso alla comprensione e l’interesse ad ascoltare proseguì:
“Le procedure strumentali necessarie prevedono interventi minimamente invasivi e poco dolorosi e sono considerate a basso rischio chirurgico per permettere alla donna di affrontare un ciclo di PMA in tutta serenità. Si perché si svolge in cicli, ma ve ne parlerò dopo se no perdete il filo della comprensione.”
E ci spiegò ancora approfondendo, sempre gesticolando con le mani davanti:
“La fecondazione in vitro invece, è detta di secondo e terzo livello in base alla tecnica che ora vi spiegherò. “
Si fermò a riflettere, come a pensare cosa dire e se ci interessava, ma riprese:
“ Scusate se mi ripeto, ma è per vostra maggiore comprensione.” Ci disse e continuò:”Come distinguevo prima, la fecondazione si dice in Vitro quando avviene all’esterno del corpo femminile e in vivo quando avviene all’interno.
In vitro è una tecnica di fecondazione più complessa, che consiste nel stimolare attraverso farmaci la crescita multipla delle cellule riproduttive della donna (ovociti), che poi per via transvaginale sotto guida ecografica in analgesia o anestesia vengono prelevati dall’ovaia con aspirazione nell’involucro che li contiene (follicolo), in un intervento a regime ambulatoriale, e vengono depositati dentro una scatoletta di vetro e fatti fecondare da spermatozoii prelevati al partner o da donatori sconosciuti , e tutto fuori dal corpo della donna in laboratorio di riproduzione, da qui appunto detta in vitro….nel vetro.
Non è il vostro problema ma ve lo dico per completezza di informazione… .” Disse:”Con questa metodica detta di secondo livello ovociti e spermatozoi vengono posti insieme in una piastra con soluzione adatta e si lascia che lo spermatozoo penetri l’ovocita in modo naturale, cioè da solo .” Precisando ancora:”Io sto semplificando tutto per farvi capire meglio anche se non è semplice:”Questa tecnica ha una maggiore percentuale di successo e permette di ottenere numerose informazioni, potendo osservare durante vari giorni il comportamento degli embrioni in laboratorio che poi vengono immessi nell’utero già fecondati.
Di terzo livello invece è quando lo spermatozoo con appositi aghi viene inserito nell’ovocita e fecondato, diciamo forzatamente con microstrumenti.”
Si fermò, ci guardò chiedendo:
“Ci siamo fino a qui ? Avete capito?” Domandò sorridendo rivolgendosi a me.
“Si.. si …certo!” Ribattei anche se non era vero.
“So che sono di difficile comprensione, ma se le conoscete e meglio.” E proseguì :
“Dopo circa una settimana, avvenuta la fecondazione dell’ovocito -gamete in laboratorio, vengono aspirati dal contenitore in vetro e con strumenti appositi e sempre per via trans vaginale e trans cervicali vengono trasferiti e depositati nella cavità uterina della donna che così si può dire incinta e inizia la gravidanza. “
“Tutto chiaro??” Chiese guardando Laura forse perché lei era l’interessata fisicamente.
“Si!” Rispondemmo quasi assieme. Era stata chiara e qualcosa più di prima avevamo appreso . “Bene!” Disse e proseguì :
“ Tralascio di spiegarvi come avviene la fecondazione in vitro perché è molto complicata e vi riempirei la testa di cose che poi non vi interessano e non capireste, tipo FIVET , ICSI ecc… . Concentratevi sulla metodica che vi ho spiegato.“ Precisò.
Seguivamo, anche se io non avevo capito appieno gli ultimi aspetti spiegati. Ma lei continuò , ormai presa dal suo parlare.
“Un altro aspetto importante è il tipo! Che è di merito e non di metodo… .”
” Ci guardò e vedendoci incerti e ancora le nostre facce stupite ci informò quasi scusandosi :
“Cerco di spiegarvi tutto chiarificando al massimo, ma non è facile, so che per i non addetti è complicato ma ci provo .” E proseguì :
”Finora abbiamo visto i metodi per la fecondazione ora vediamo il merito. I tipi… che è quello che vi riguarda di più. ”…E continuò:
“Come dicevo l’inseminazione assistita e o artificiale, può essere omologa o intraconiugale, , quando lo sperma utilizzato proviene dal partner o marito della donna o detta eterologa o extraconiugale, se lo sperma appartiene ad un donatore estraneo alla coppia, uno sconosciuto, questo nei casi di sterilità maschile.” Precisando guardando me:” Nel suo caso presempio.”

Si fermò , fece una pausa e ci guardò riprendendo:
“Come dicevo quest’ultima si adatta nei casi di sterilità maschile e nel vostro caso è indicata, essendo lei che è il marito…” E fece ancora cenno a me con gli occhi, osservandomi, dandomi una sensazione di disagio :”…. ad essere sterile, mentre sua moglie è perfettamente feconda.” Continuando a parlare mentre io provavo un morso interiore di umiliazione e inferiorità a quelle parole :
“Visto che è lei a non fecondare perché affetto ormai come dice il suo ultimo esame da azoospermia, mentre i dosaggi ormonali e i cicli mestruali per l’ovulazione di sua moglie Laura sono regolari, si può praticare benissimo una fecondazione in vivo, una IUI, inseminazione intrauterina di primo livello, cioè posare con le tecniche che vi ho spiegato prima, il seme del donatore sconosciuto direttamente dentro l’utero di sua moglie in modo che venga fecondata li in utero, oppure se ci fossero altre controindicazione che ora non vedo, si può praticare anche una Fivet di secondo livello eterologa facendo avvenire la fecondazione in vitro.
” La interruppi :
“Scusi dottoressa…” Chiesi :” Se ho ben capito significa che mia moglie sarebbe fecondata tramite la tecnica dell’inseminazione assistita da un donatore anonimo?”
“Esatto!” Rispose:” Quella che dovreste praticare voi dovrebbe avvenire tramite un donatore extraconiugale, cioè con il seme di un’altra persona a voi sconosciuta prelevato dalla banca del seme. Oppure… e questo lo dico solo per conoscenza, se avete qualche donatore voi, un amico o conoscente disposto a donarlo, si può praticare.“
Restai in silenzio.
“Figuriamoci se la faccio fecondare da qualche amico o conoscente, così il figlio assomiglierà a lui e ce l’avrò davanti tutti i giorni , tutta la vita. “ Pensai egoisticamente.
Mi guardò e continuò a informarci, spiegando come sarebbe avvenuto:
“Il giorno dell’ovulazione follicolare, che nel suo caso non sarà indotta farmacologicamente ma naturale … il biologo del laboratorio della banca del seme, poco prima dell’inseminazione scongelerà la provetta con lo sperma donato, consegnandomi in sala operatoria il campione che, portato a temperatura corporea dopo circa un’ora, tramite un cateterino particolare, che provvederò a introdurre in vagina e da qui direttamente all’interno del fondo dell’utero, depositerò lo sperma e gli spermatozoi donati, favorendoli nel cammino verso la tuba, luogo in cui si verificherà la fecondazione ovulo-spermatozoo naturale. “
Chiarì ancora guardando mia moglie che con i suoi grandi occhi scuri silenziosa ascoltava tutto.
“Il processo è indolore e si porta a termine in pochi minuti.” Precisò seguitando:
“ Successivamente lei …”Rivolgendosi a mia moglie:”…dovrà attendere un’ora sdraiata con le gambe e il bacino sollevato, per favorire il cammino degli spermatozoi anche per forza di gravità nella tuba, quindi verrà dimessa e potrà fare ritorno a casa. Questa è la fecondazione in vivo di primo livello che praticherò a lei se vorrà e deciderete.
Guardandoci disse:” Per completare ora vi spiego i cicli. Non è detto che la fecondazione avvenga la prima volta, se non è così si riprova, se tuttavia, dopo 3-4 cicli di inseminazione non si ottiene la gravidanza, ma credo che questo non riguardi il vostro caso…” Si affrettò a precisare:”… le possibilità di ottenerla mediante questa tecnica statisticamente diminuiscono, pertanto è consigliabile passare alla fecondazione in vitro sempre eterologa, un suo ovocito e uno spermatozoo di donatore.

Sapeva spiegare bene e partii proprio dalla sua ultima supposizione ed esclamai ancora stupito:
“Ah… quindi c’è il rischio che non funzioni !?”
E lei guardando prima me e poi mia moglie rispose:
“ Eh si !… Come in tutte le cose non c’è la certezza del cento per cento. Può capitare anche se raro ed è mio dovere informarvi, per questo eventualmente bisogna fare più cicli. Naturalmente a sua moglie si faranno altri esami per certezza del suo stato di ovulazione e concepimento, ma può capitare che la fecondazione avvenga subito la prima volta, come non succedere e doverla ripetere.“
Continuando su quell’aspetto, ci informò anche sulle percentuali di successo e su i rischi che correva Laura come tutte le donne a non restare fecondata, molto bassi nel nostro caso secondo lei .

Eravamo attenti e silenziosi io e mia moglie a quelle informazioni a noi sconosciute, ma perplessi e confusi da quella situazione, lei timida e attenta ascoltava solo senza porre domande ruotando gli occhi a guardare me e lei. Io riflettevo mentalmente forse anche il suo stesso pensiero. Il mio fastidio era che doveva essere comunque sempre un anonimo, uno sconosciuto a fecondare mia moglie, senza sapere chi fosse e come fosse, alto, basso, bello, brutto, grasso o magro.

Approfittai della sua disponibilità per fare più domande che mi interessavano.
“ Scusi dottoressa! Voi la praticate in clinica qui vicino ?” Chiesi. ”
“Si!… Certo! Noi la pratichiamo qui in clinica, ma siete liberi di scegliere di farlo dove volete, qui in Italia o all’estero.
Per correttezza vi devo dire che legge sull’inseminazione artificiale del 2004, modificata nel 2014 dalla consulta, permette ai figli di donazioni di seme compiuti i 25 anni, se ne vengono a conoscenza o glielo dite voi quando è adulto, che se vorranno, potranno conoscere l’identità del genitore biologico, il padre vero, sempre se il donatore acconsentirà alla richiesta di essere riconosciuto. “
“Ah… quindi c’è questa possibilità …” Mormorai stupito e deluso facendo capire la mia contrarietà a quell’atto.
“Si è la legge!” Rispose .
“E il padre non biologico? “
“Il padre non biologico non ha questo tipo di diritti.”

“Mi scusi ancora se mi permetto .” Continuai.
“ Prego , chiedetemi tutto quello che volete, sono qui per darvi più informazioni possibili, poi sceglierete voi cosa riterrete meglio fare .” Rispose lei.
E domandai:“ Ma si è sicuri? Non è che per un errore. Che so … una ricevente si trova inseminata con il seme di un donatore di un altra razza?”
“ Ho capito cosa intende …” Rispose con un sorriso infastidito, non capendo io se per la domanda che poneva dubbi al loro operato o perché avevo usato a sproposito la parola razza.
” No il rischio in centri seri come il nostro non c’è, ma dappertutto è bassissimo, quasi nullo. Nei centri seri, la razza la sceglie la signora, in genere scelgono razza bianca, caucasica, la nostra. La nazionalità è un altro discorso. Comunque siamo centri certificati e garantiti in Italia.” E continuò forse pensando che avremmo accettato di rivolgerci a lei :
“Questo per quanto riguarda la parte sanitaria, per quella burocratica, naturalmente dovrete firmare alcuni moduli di consenso tra cui da parte della signora … quello specifico per accettare l’introduzione del seme eterologo e compilare un test confidenziale con dati personali, anamnesi sul suo stato di salute ecc… . Ma tutte queste cose vi verranno spiegate bene quando deciderete di procedere.”
Vedendo i nostri volti smarriti e seri ci confortò:
“C’è un po’ di burocrazia, anche se è molto limitata, ma è per la vostra tutela.”
Aggiungendo ancora :
“Dovrete prepararvi anche sotto il profilo psicologico, soprattutto lei …” Aggiunse rivolgendosi a me : “… prepararsi ad accettare un figlio che biologicamente è di un altro e dovrà amarlo come se fosse il suo.”
“Questo senz’altro.” Dissi io convinto:” Siamo già pronti, ne abbiamo parlato a lungo tra noi. Sarà il figlio di entrambi!” Esclamai prendendo e stringendo la mano di mia moglie con un sorriso e lo stesso fece Laura guardandomi.
Poi vedendo la preoccupazione sui nostri visi, cercò di rassicurarci dicendo:
”Mi spiace, ma questa è la realtà. All’estero o in Italia oggi come oggi non cambia nulla se non i costi. Ma dovete essere ottimisti.” E cercando di incoraggiarci aggiunse:
“Non spaventatevi . Se deciderete di farlo è comunque un cammino pieno d’amore e posso assicurarvi per esperienza personale che tutte le coppie che ho conosciuto a cui ho praticato la fecondazione assistita in vivo o in vitro e ho seguito successivamente, hanno affrontato questo percorso diventando più affettuose ed unite; le difficoltà le hanno fortificate. A volte la vita mette delle complessità davanti a noi, ma voi siete giovani lei ha 27 anni e sua moglie quasi 26, vedrete che le supererete e risolverete i vostri problemi. “
E sorridendoci proseguì :
“L’importante però è prendere questa strada con filosofia e ogni tanto fermarsi e fare un grosso respiro e ricordarsi soprattutto che la vita non è solo la ricerca del figlio, se no si entra nel vortice ossessivo di fare solo esami e visite e lo stress vi schiaccerà.”
“Già! “ Pensavo:” Ha perfettamente ragione, lo stress ci aveva già schiacciato a noi , a me in modo particolare, ma ora pur di avere un figlio e farla felice, ero disposto ad accettare la fecondazione assistita eterologa. Diceva tante belle parole per addolcirci un percorso complicatissimo, sia sul piano morale e psicologico per entrambi, e fisico e tecnico per Laura, con problemi di coscienza. “

Ero contento ma pensieroso, volevo riflettere bene e parlarne ancora con mia moglie, non era per i soldi, quelli li avremmo anche spesi, ma era per tutto il resto, soprattutto il fatto di non sapere chi fosse il donatore che mi angustiava, i rischi che correvamo se si fosse venuto a sapere in giro come lo avevamo avuto e che non era mio, oppure che il figlio una volta grande venendo per un qualsiasi motivo a conoscenza di essere stato concepito da un altro, volesse conoscere il padre biologico e mi considerasse diversamente. Ma se anche la voglia di avere un figlio da parte nostra era tanta, e il desiderio di maternità di Laura immenso, era però tutto meno facile e più pensieroso di quello che credevamo. Lei comunque era entusiasta, felice, anche se era una fecondazione eterologa, pur di avere un figlio avrebbe camminato scalza anche sui carboni ardenti, lo capii dal suo volto e dai suoi occhi che diventarono grandi e luminosi facendo trasparire gioia.
Ci diede l’indirizzo della clinica dove svolgeva attività lei, ma ci disse anche che potevamo rivolgerci a qualsiasi centro purché sicuro.
Salutammo e pagammo il suo onorario, duecento euro per mezz’ora di conversazione senza ricevuta e ci lasciammo con il proposito che ci saremmo risentiti.
Le feci presente prima di uscire che avremmo preso una pausa di riflessione di qualche mese e che se avessimo avuto una decisione positiva come senz’altro sarebbe stata, ci saremmo rivolti sicuramente a lei.
La ringraziammo della completezza delle informazioni e ci accompagnò alla porta sorridendoci.
Indossammo i soprabiti pesanti e uscimmo, Laura mi prese a braccetto subito, il tempo era da neve, eravamo a gennaio. Dentro me ero pago, ma giù di tono, ma con la convinzione di averlo un figlio, e sapevo che nonostante le mie riflessioni poi alla fine lo avrei accettato anche da uno sconosciuto.
Eravamo entrati speranzosi e ne uscimmo con lei raggiante e felic,i ma esitanti delle difficoltà di realizzare il nostro sogno.

Durante il viaggio di ritorno in auto parlammo di questo, Laura mi chiese cosa pensavo:
“ Cosa ne pensi amore? Cosa faremo?”
“Non so… ma sono felice! Senz’altro lo faremo, ma ho qualche perplessità riguardo alle tecniche , alla metodica e alla legge!” Dissi. ”E tu!?”
“Io sono felice e favorevole alla fecondazione assistita in vivo … “ Esclamò stringendosi al mio braccio: “…anche se ammetto che nonostante il desiderio del figlio e le parole rassicuranti della dottoressa, ho un po’ di timore … .” E mi guardò con un sorriso di attesa, sapevo che voleva il mio giudizio, perchè si affidava sempre completamente a me nelle scelte per decidere.
“Presempio , cosa ti crea timore?” Domandai.
“Bè, oltre che la paura di farmi trafficare dentro con quegli strumenti, anche che sia di un anonimo… e però io sono contraria ad andare all’estero, posso farla tranquillamente qui, con lei, la dottoressa , mi sembra una brava ginecologa e mi da fiducia.”
“Si! Risposi, e mentre guidavo allungai il braccio sulla sua spalla e la tirai a me e le diedi un bacio sul volto sussurrandole :
” Anch’io lo penso e mi sembra la soluzione giusta, ma ho le tue stesse preoccupazioni e non dobbiamo avere fretta, ora che abbiamo deciso di averlo un figlio anche da un altro …”Dissi:
” … dobbiamo approfondire e valutare tutto, prepararci psicologicamente per amarlo, perché sarà il tuo e mio figlio!”
E giunti a casa eravamo stranamente eccitati e io più in erezione del solito, e facemmo l’amore.
Così dopo aver pensato e riflettuto molto, consapevole che io non potevo dare un figlio mio a me stesso e a mia moglie, decidemmo di praticare la fecondazione assistita e come ragazzini programmammo quando farlo. Come periodo individuammo la tarda primavera. Eravamo a gennaio, quindi fine maggio o giugno sarebbe stata fecondata e dopo nove mesi sarebbe nato, a marzo dell’anno dopo, in primavera, in una nuova primavera per noi e la nostra vita e nel frattempo in questi mesi da gennaio a maggio avremmo potuto parlare tra noi e approfondire.
Laura era felice, e lo ero anch’io finalmente di diventare padre e tutto si sarebbe svolto nella massima riservatezza pur venendo purtroppo tutto registrato amministrativamente.

Quella chiacchierata con la ginecologa ci aveva dato una infarinatura generale sul mondo della PMA, la fecondazione assistita medica, tuttavia conoscevamo poco visto che non c’era mai interessato.
Comunque un po’ per l’enfasi di doverla praticare oramai, che per un ulteriore apprendimento e approfondimento, dopo cena nelle serate libere che eravamo a casa iniziai ad andare a curiosare su internet per informarmi meglio o integrare quello che non aveva avuto tempo di dirci la ginecologa o avevamo capito poco, coinvolgendo anche mia moglie, per farci una conoscenza anche autonoma, indipendente in proposito.
Le notizie che ci aveva dato la dottoressa erano importanti, ma quasi d’istinto ebbi il desiderio di cercare per approfondire su internet .
C’eravamo già stati, ma ora alla luce di quello che ci aveva detto mi sentivo più informato e speranzoso di trovare qualche insegnamento e consiglio in più.
Nella mia ricerca trovai conferma di quanto ci aveva spiegato la dottoressa, di tutti i vari metodi e tipologie, dalla fecondazione omologa, eterologa , in vivo e in vitro.
Navigai e lessi vari articoli sui siti e i forum e mi resi conto che non era facile e nemmeno semplice avere un figlio con la PMA .

Gli argomenti erano chiari e conformi a quello spiegato dalla ginecologa . Quando una coppia non poteva concepire naturalmente a causa di infertilità, per qualsiasi motivo di lui o di lei , si rivolgeva a una clinica per la fecondazione artificiale sia in vivo che in vitro, che tramite una banca del seme o di ovociti, di un donatore di sperma o di una donatrice di ovuli se era la femmina ad essere sterile , senza l’atto sessuale in vivo o in vitro veniva fecondata.
Laura non sempre era con me a visionare e leggere alla sera, a volte preferiva i programmi tv per distrarsi, per lei ormai era una certezza ed era scontato che avremmo praticato la fecondazione assistita a maggio, e lasciava curiosare solo me.
Alcune sere “partecipava” e si sedeva accanto quando navigavo, oppure la chiamavo io per informarla e renderla partecipe di quello che di strano o di particolare o di interessante trovavo in proposito su internet , instaurando con lei una chiacchierata costruttiva. A volte nelle nostre sere dedicate a quel curiosare per avere più certezze sulla nostra scelta e sul metodo, lei discuteva molto decisa e convinta di quello che leggevamo e visionavamo nei siti specializzati ,avendo a volte pareri discordanti tra noi.
Le settimane e i mesi intanto passavano.

Dopo un paio di mesi, verso marzo, quando anch’io stanco iniziavo a diradare le mie ricerche e curiosità su internet, dopo aver visionato quasi tutti i siti proposti e convenzionati con cliniche specializzate e la nostra convinzione era divenuta totale, mi imbattei quasi casualmente in un forum qualificato dove discutevano della fecondazione assistita, ma in modo diverso, opposto, dando spazio alle contrarietà e alle complicanze di cui non sapevamo assolutamente nulla.
Chiamai Laura spiegandole cosa diceva quel forum che stavo visionando, dove c’erano varie testimonianze di donne e ragazze che avevano praticato la fecondazione assistita, e la feci sedere a fianco a me, e curiosa iniziò a scrutare.
Leggemmo anche il rovescio della medaglia, confidenze di donne e ragazze che c’erano già passate e confidavano fatti e sensazioni poco lusinghiere avute durante un trattamento di PMA.
In quel forum leggemmo molti giudizi negativi da parte di donne, molti probabilmente non veri o esagerati, che però avevano un effetto negativo e preoccupante sulla persona che li leggeva tipo noi, e che di li a qualche mese avrebbe dovuto praticare una PMA .
Laura attenta leggeva sul punto che le segnavo con la freccetta del mouse, dove una giovane signora scriveva:
“Durante e dopo la fecondazione assistita, si genera incertezza e perdita di controllo sul proprio corpo e sulla propria vita, la dipendenza dal medico, anche psicologica, diventa enorme, si ci affida completamente a lui … .“
Un altra la definiva dopo averla praticata :
“ La procreazione medicalmente assistita (PMA) è l’esperienza di un percorso difficile e logorante sia dal punto di vista fisico che psicologico, ad ostacoli, che lascia comunque sempre dei segni interiori, sia che si riesca o meno a raggiungere il proprio scopo… . “
Leggevamo facendo scorrere la rotellina sul mouse .
Sempre leggendo sulla fecondazione assistita, apprendemmo anche che iniziare un ciclo di PMA significava, essere disposti a tollerare l’incertezza del risultato a fronte di un investimento emotivo, economico e organizzativo enorme. Poteva essere un ciclo di speranza o di delusione che poteva ripetersi molte volte se non riusciva alla prima, e che poneva la necessità continua di fare delle scelte, di prendere delle decisioni, e soprattutto, di mettersi continuamente in discussione per decidere per quanto tempo ancora andare avanti.
E c’era anche il lato dei rapporti coniugali durante e dopo tutto l’iter dove scrivevano :
“…E’ uno stress fisico e psicologico, la terapia, le pratiche e la burocrazia e il tentativo di tenere tutto nascosto ai parenti che genera delusione e rottura del rapporto di coppia… .”
E un’altra ancora sempre sullo stesso argomento era più precisa:
“…La procreazione assistita implica un percorso complesso, soprattutto da un punto di vista psicologico ed emotivo. Se si va d’accordo e c’è tolleranza reciproca, affetto, amore e il desiderio del figlio è molto condiviso, si possono sopportare le incertezze, le cure, gli insuccessi, gli aborti. Se ci sono già delle difficoltà coniugali, passare attraverso questo esperienza non aiuta. C’è molta concentrazione su questo evento che toglie spazio ad altri progetti della coppia, specialmente da parte della donna che subisce la pesantezza del trattamento… .”
Erano giudizi e confessioni di chi aveva già vissuto l’esperienza e non era soddisfatta.
Io guardavo il suo bel volto illuminato dal monitor che lo rendeva ancora più pallido di quello che era.
Ci colpì la confidenza di un post di una giovane signora che diceva:
“ … Le pubblicità descrivono spesso le cliniche della fertilità come luoghi felici in grado di realizzare sogni. Ma spesso non è la realtà. Provai l’inseminazione e la mia esperienza personale di questo processo è stata negativa. Mi ritrovai nelle sale d’attesa, nessuno parlava, c’era tensione. E mi inocularono ogni giorno ormoni in un ambiente asettico e continuai in seguito con monitoraggi ecografici. Durante l’attesa io e mio marito restavo stipati in un corridoio di due metri per tre, assieme ad altre coppie che per riservatezza o paura non si parlava tra noi, ad attendere che il nostro destino potesse cambiare.
La prima inseminazione fallì e mi venne una endometriosi….. “ Per poi proseguire :
“… Nella mia esperienza i trattamenti invasivi, hanno trasformato la mia vita, fisicamente, emotivamente, sessualmente e spiritualmente. Per molte donne la fecondazione assistita è traumatica. Ma ero ostinata ossessionata dalla volontà di avere un bambino e ci sono riuscita, ora sono incinta al settimo mese, nonostante non sappia chi sia il padre, se avrà i capelli neri oppure rossi, il colore degli occhi, se sarà alto o basso …. .” E dopo i saluti terminava.

Tra le altre cose nel forum parlavano seppur in misura minore non solo dei problemi psicologici, ma anche delle complicanze fisiche e chirurgiche legate alla fecondazione assistita anche in vivo, dovuti alle tecniche, al trattamento e possibili inconvenienti durante le manovre, come le lesione viscerali e vascolari, le infezioni pelviche e tubariche che potevano comportare occlusione tubariche e compromettere definitivamente la fertilità nella donna. A questo si dovevano aggiungere per causa della stimolazione ormonale, gravidanze extrauterine, gravidanze multiple e parti gemellari, di cui non si parlava.
Anche se non tutte queste complicanze rientravano nel nostro caso, comunque ci crearono apprensione. Decidendo di chiedere alla ginecologa quando l’avremmo incontrata nuovamente garanzie in proposito.

Una sera, per curiosità, come se fosse un gioco decidemmo di contattarne una delle tante cliniche che trovammo su internet.
La prima scelta fu una clinica del nord con annesso centro ginecologico e banca del seme. Scartammo quelle estere per sicurezza.
Sia tramite internet prima che poi telefonicamente restando nell’anonimato entrammo in contatto con una clinica lombarda, lontana da casa nostra e dai nostri interessi sociali e lavorativi, in modo da avere privacy e massima riservatezza; che ci sarebbe servita nel caso avessimo scartato la clinica dove prestava la sua professione la nostra ginecologa, allora avremmo optato per quella lombarda.
Ci diedero informazioni e spiegazioni precise e specifiche, era garantita la riservatezza e l’assistenza e si aveva il beneficio della consulenza dei ginecologi e specialisti della fertilità in modo continuo.
Il vantaggio di queste cliniche con banca del seme annessa era che gli offerenti dello sperma dovevano passare assolutamente attraverso test medici per essere scelti come donatori.
I miei timori verso la fecondazione assistita non divennero solo tecnici essendo una pratica invasiva, ma anche burocratici, visto che tutto veniva registrato ed era rintracciabile al computer, nei file e nelle cartelle cliniche e documentali anche dopo anni.
Il fatto che mio figlio potesse un giorno chiedere chi fosse il vero padre mi sconcertava. Il mio desiderio paterno era egoistico, volevo un figlio o una figlia tutta per me. Probabilmente non sarebbe mai accaduto, ma pensavo che se per una qualsiasi ragione, una trasfusione di sangue o altro ne fosse venuto a conoscenza che io non ero il vero padre, oltre il trauma per lui, avrebbe potuto ricercare e sapere chi fosse il vero padre, con la distruzione di tutto quello di affettivo che avevo creato in anni d’amore.
Mi feci una idea mia della fecondazione artificiale, forse, anzi probabilmente sbagliata su questo metodo che invece dava sicurezze e garanzie, ma in quel periodo mi sentivo agitato come un cane chiuso in una stanza . Dovevo trovare qualcosa per uscire dalla situazione di disagio in cui mi trovavo, leggevo di tutto e interpretavo a modo mio ciò che leggevo e cercai la via di fuga più facile, che non sempre è quella giusta.
Ma quello che mi colpì, addentrandomi sempre più in quei forum, fu la scoperta che c’era la possibilità dell’inseminazione privata e naturale. Fu una vera rivelazione per me, che mi colpì molto e lessi da solo tutto prima di coinvolgere mia moglie.
Nel sito c’erano vari annunci di donazione di sperma … tra i vari:
“ … Cerco futura mamma per donare il mio seme… “ Oppure: ”… dono seme a coppia sposata con lui sterile…” O ancora: “… Donatore anonimo e discreto…. “ o “Donatore serio ….” E tanti altri.
E ce n’era anche uno di una coppia che diceva:” Cercasi donatore di sperma serio e… .”
Fui folgorato, stavo scoprendo il mondo dei donatori di sperma e volli approfondire per curiosità, biasimando inizialmente quelle coppie che facevano cose del genere.
Per commenti, suggerimenti ,idee ,notizie o critiche , scrivere a:
dressage1@hotmail.it
Grazie
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