6 Lettere e confessioni – Ho violentato la mamma del mio migliore amico (mi sento un verme).

CONFESSIONE  ( inedito)

 
HO VIOLENTATO LA MAMMA DEL MIO MIGLIORE AMICO.
( Mi sento un verme).

Note:
“L’erotismo è importante non per il sesso in sé, ma per il desiderio. Il sesso è solo ginnastica, il desiderio è forza del pensiero. E la forza del pensiero ha un potere immenso, può far fare qualunque cosa, anche quello che non si vorrebbe.”
Pedro Almodovar.

 
Buongiorno, quello che sto per scrivere per molti sarà disgustoso, e sotto alcuni aspetti lo è anche per me, ma è successo davvero l’anno scorso e ancora oggi mi tormenta il pensiero tra desiderio e pentimento.

Pur essendo di origini meridionali, vivo da molti anni in una cittadina della costa ligure, dove molte famiglie emigrate dal sud si sono rifatte una vita e si conoscono quasi tutte tra loro. E anche noi ragazzi ci conosciamo un po’ tutti.
Io sono cresciuto studiando in un istituto pubblico con un mio compagno, quello che è sempre stato il mio migliore amico e io viceversa per lui, dall’infanzia a oggi, e dividevamo tutto, dallo studiare, alle stupidate al corteggiare le ragazze. Si può dire che eravamo cresciuti assieme fin da piccoli, dalle scuole elementari fino alle superiori e ci sentivamo come fratelli, ed eravamo sempre assieme. Ci frequentavamo anche nelle reciproche case, lui veniva a casa mia e io andavo a casa sua e conoscevamo i genitori gli uni dell’altro, conoscendosi tra di loro.
Lui, Ettore, il mio migliore amico, come me aveva una mamma quarantenne, ma più giovanile della mia, sempre ben vestita e profumata, che non lavorava, faceva la casalinga, accudiva alla casa e al figlio, come usano far fare alle mogli molti mariti del sud, in genere perché gelosi che con il lavoro conoscano altri uomini.
Era un tipo di donna, o come diciamo noi “femmina”, che mi piaceva, non so perché ma mi attraeva, non era nemmeno bellissima, non era una di quelle mamme strafighe e magre che si vedono spesso in giro, sulle riviste o nella pubblicità televisive, belle ed erotiche che piacciono a tutti. Tutt’altro, Maria, si chiama così lei, era una donna alta e formosa, ma aveva qualcosa che a me come ad altri uomini seduceva.
Si curava molto nell’aspetto con la mentalità meridionale, che oltre a dover fare bella figura lei stessa, doveva farla fare anche al marito che era lontano, in modo che tutti sapessero che lui aveva una bella moglie fedele che lo aspettava.
A modo suo pur essendo giunonica era attraente e piaceva a molti che la guardavano sempre con desiderio.
Era la tipica donna del sud, con capelli lunghi e neri sulle spalle anche a quarant’anni, ma sempre in ordine. Aveva un bel viso, solare pieno, mediterraneo e dai bei lineamenti fini, che risaltava di più con il trucco modesto e un filo di rossetto sulle labbra. Un seno prosperoso, grande con dei bel capezzoli proporzionati che sporgenti si notavano da sotto il tessuto, specialmente d’estate.
Un culo magnifico, largo come le anche e proteso in fuori come se lo offrisse. Vita stretta e fianchi ampi e pieni di carne e un po’ di pancetta visibile. E come si dice da noi, ”era una donna in carne” o meglio come dicono gli inglesi, una “lady curvy”.
Come dicevo, si chiamava Maria e aveva 42 anni, sempre ben tenuta anche se un po’generosa nelle forme che trasparivano dai vestiti, ma piacente e desiderabile.
Ed era come la maggior parte delle madri, come la mia e altre donne del paese seria e fedele, il marito navigava, come molti uomini immigrati al nord e che vivevano nella nostra provincia sul mare, che erano o pescatori o naviganti.
Era una buona mamma e moglie stimata e rispettata, fedele e non cedeva alle confidenze, battute e corteggiamenti di nessuno.
A me piaceva come donna, era più bella di mia madre lo ammetto, e la conoscevo da bambino, frequentandomi giornalmente per la scuola o per giochi con suo figlio Ettore, il mio migliore amico.
Ettore al contrario di me era figlio umico e assomigliava molto a sua madre, più educato, studioso e timido di me. Una volta che ero a casa sua con lui a studiare, per puro caso andando in bagno, vidi sua mamma in camera con la porta socchiusa cambiarsi, era in mutandine e reggiseno bianchi, e mi restò impressa la sua figura di donna, di femmina formosa e non solo di mamma del mio amico; e al contrario di come facevo quando mi capitava di intravedere mia madre in mutandine e reggiseno che toglievo subito lo sguardo, a lei nascosto dallo stipite restai a osservare. Dentro le mutandine aveva un bel culo, grosso e pieno come quelli che piacciono a me. E da ragazzino a 14, 15 anni, più di una volta mi sono masturbato pensando di chiavarla, di essere a letto con lei, e mi facevo delle belle seghe meravigliose che mi soddisfacevano molto. A me lei piaceva tanto, e bastava che me lo sfiorassi pensandola che ce l’avevo duro.

Quando accadde quello che sto per dirvi, io ed Ettore avevamo tutte e due 18 anni, io però ero più grande di parecchi mesi di lui, ero magro e alto e di aspetto carino, e anche a detto di tutti intelligente, ma svogliato. Lui era più studioso, timido e anche lo ammetto più bello di me, e piaceva di più alle ragazze.
Finito le scuole tecniche avevamo iniziato a lavorare, lui come elettricista e io come decoratore, pittore o meglio imbianchino negli appartamenti. Ed essendo io più grande di qualche mese, appena guadagnati i primi soldi presi la patente di guida e acquistai una vecchia utilitaria usata di quarta mano, che con calma e un po’ di disponibilità finanziaria dovuta al lavoro mettevo a posto. Lo scopo era di portare su le ragazze e poi in camporella o in luoghi appartati e chiavarle, avere oltre un mezzo di locomozione, un posto dove chiavare.
Ettore era senza patente, perché ancora titubante, aveva paura a guidare perché timido e insicuro, io no… ero più tranquillo e giravo per il paese a ragazzine con la mia auto.
Lui usciva già con una tipa, una bella ragazza bionda, che però più che baci non le dava. Lo so perché me lo diceva lui su mia insistenza cosa le faceva, come io gli dicevo di me, ma se fosse stata la mia ragazza me la sarei senz’altro chiavata o almeno ci avrei provato, invece lui si perdeva ad ascoltare canzoni d’amore assieme a lei, baciarsi e farle dei ditalini quando ci riusciva che lei se la lasciava toccare.

Io a differenza di lui ero molto più smaliziato. Da più di un anno il sabato sera assieme a mio cugino più grande, prima con la sua auto e poi da solo con la mia andavo a puttane, quelle sulla strada, le battone, e avevo imparato e sapevo già chiavare, mentre lui a 19 anni quasi non aveva mai ancora chiavato nemmeno la sua ragazza, solo baci, era timido.
Eravamo due quasi diciannovenni stupidi, e al di fuori della ragazza che aveva ci frequentavamo, messaggiavamo e chattavamo sullo smartphone, a volte io gli mandavo video porno con whattsapp che mi inviava mio cugino più grande e poi commentavamo assieme.

Come dicevo il marito, il papà di Ettore al contrario del mio navigava, stava via anche per periodi di sei mesi continui navigando all’estero, nel nord e sud America con le petroliere e, si sentivano tramite cellulare una volta alla settimana e io mi chiedevo come potesse sua madre stare tanto tempo senza fare sesso, chiavare, aveva l’età di mia madre, ma lei alla sera era con suo marito, mio papà, ce lo aveva a letto tutte le notti e sapevo che qualche volta chiavavano.
Loro invece, nei periodi che non c’era lui vivevano soli, madre e figlio.
A volte al bar sentivo i discorsi dei più grandi, che dicevano, che a quell’età lì, le donne quarantenni erano ancora donne calde con la voglia di chiavare, e se non avevano il maschio si masturbavano. E mi sembrava impossibile che lei vivesse tutti quei mesi senza chiavare, probabilmente si masturbava e riusciva a restare fedele. Però doveva essere piena di voglia.
La sua vita coniugale era incentrata tutto sul figlio, su Ettore, farlo crescere, trovargli un lavoro, e poi sposarsi con una ragazza seria come avviene in tutte le famiglie.
Vista la nostra super amicizia, addirittura quasi fratellanza, come dicevo mi ero offerto di dargli lezioni di guida e insegnargli qualcosa nel guidare:
”Tanto la macchina è vecchia, anche se tocchi la carrozzeria e la righi non succede niente. Anch’io sono neopatentato.” Gli dissi ridendo:” Sai i colpi che gli do!”

Dopo qualche mese e qualche lezione di guida, un giorno mi disse che sua madre doveva andare a Genova negli uffici della compagnia di navigazione del marito. Doveva andare a firmare delle autorizzazioni per dare mandato alla compagnia di versare dei soldi nel loro conto corrente. Era un periodo che minacciavano sempre degli scioperi e lei era preoccupata di non poterci andare o addirittura di andare a Genova e poi per un qualche sciopero improvviso dei treni o dei bus non potere tornare indietro.
E fu Ettore parlandomi del viaggio di sua madre a chiedermi inaspettatamente e innocentemente:
“ Non puoi per favore accompagnarla tu con l’auto mia madre a Genova?!”
Restai stupito da quella richiesta: “Io?… Perc hè?” Chiesi sorpreso.
E mi mise al corrente della sua situazione.
“ Sai a mia madre hanno telefonato di presentarsi a Genova per firmare dei documenti per dei versamenti arretrati a mio padre, sono dei conguagli, che però deve autorizzare firmando. Ha chiesto a me se la posso accompagnare in treno, ma io non posso quei giorni lì, lavoro e non mi lasciano staccare ne prendere un giorno di permesso. Da sola non se la sente di andare, ha paura, e poi il problema è che non è pratica della città, non sa dove andare, non si è mai mossa da qui senza mio padre, tu un po’ la conosci Genova essendoci andati assieme qualche volta anche con ragazzi più grandi a comprare merce contraffatta in via Prè.“
Subito restai perplesso, non è che mi andava molto accompagnarla, sarebbe stata una bella noia il viaggio, ma lui insistette:
” Ci fai un favore! …Ti paga la benzina e l’autostrada e ti da qualcosa per il disturbo. Se non l’accompagni tu dovrà andare in treno.” Aggiunse.“ Ma certamente si perderà! Non saprebbe nemmeno come raggiungere e trovare l’ufficio della compagnia di navigazione.”
In amicizia diedi il mio consenso:
“Va bene!… Dille che se vuole l’accompagno io.”
Quando Ettore le parlò della mia disponibilità, seppi poi da lui, che sua madre fu contraria.
Una sera come tante altre che mi invitò a casa sua, le parlò con me presente, e per convincerla disse:
” Dai mamma… ti accompagna Luca, ti ci porta lui è abbastanza pratico di Genova, c’è già stato altre volte.” Senza specificare il motivo però.
Lei era indecisa, tentennava ma non voleva.”
“Grazie della disponibilità Luca, sei molto gentile, ma sei giovane, neopatentato da poco e io ho paura in autostrada.”
“Ma dai ma…!” Insistette Ettore:” Lui sa dove andare?” Precisò.
A quella sua insistenza intervenni io, schierandomi dalla sua parte:
“Certo!” Sono stato a Genova parecchie volte nella zona del porto!” Esclamai. Difatti via Prè era proprio sul porto, vicino a tutte le sedi delle compagnie di navigazione.
“E poi in autostrada vado piano, ho già guidato in autostrada!” Aggiunsi per rassicurarla.
“ Ma no lascia perdere!” Esclamò minimizzando la mia disponibilità:” Non voglio darti disturbo, tu devi lavorare, chiederò a qualcuno. Qualche tuo zio se mi accompagna!” Disse rivolgendosi ad Ettore.

Seppur ero un ragazzo conosciuto e di famiglia, e pur essendo amico del figlio ero sempre un maschio estraneo. Non voleva che andassimo da soli io e lei, adducendo i rischi e la mia inesperienza alla guida.
E ci lasciammo così, visto che inspiegabilmente mi aveva preso la voglia di accompagnarla io a Genova e a nulla valsero le insistenze di Ettore e le mie a convincerla.
Il giorno dopo destino volle che i parenti che aveva cercato e contattato erano tutti impegnati, chi non poteva per problemi suoi, chi non poteva quel giorno ma poteva due giorni dopo… ma lei oramai aveva appuntamento ed era attesa quel giovedì, e si lasciò convincere da suo figlio che l’accompagnassi io.
“ Dai mamma, almeno sono tranquillo che vai e torni con Luca e che non sei sola.”
Quella stessa sera al bar, quando ci vedemmo Ettore mi spiegò.
“ Sai la reazione di mamma ieri, non era dovuta al fatto che non si fidasse di te o di come guidi tu perché sei giovane, ma è stata una risposta di reazione, non le piace far vedere assolutamente o che si sappia che va a Genova in macchina con un ragazzo, sia conosciuto o no. Perciò non dirlo a nessuno per favore che vai a Genova con lei. Mamma è una donna riservata, seria… capisci… preferisce che non si sappia!”
“Ma figurati!… Non lo saprà nessuno fidati!” Dissi sinceramente da amico. Comprendendo l’atteggiamento di sua madre che sapevo era una donna seria.
Così anche lei decise e accettò che l’accompagnassi io con la mia utilitaria.
Ci vedemmo il mercoledì tardo pomeriggio a casa sua, prima per i particolari e ci accordammo, lei mi anticipò i i soldi della benzina e dell’autostrada, mi diede trenta euro, sapendo che non avevo molte disponibilità economica e ci accordammo sull’ora di partenza, alle sette del mattino successivo.
“Ma guardi che non è un treno che bisogna partire presto.” Dissi io.
“Ma almeno andiamo con calma, senza fretta, viaggiamo tranquilli .” Rispose lei.

E il mattino dopo partimmo, l’andai a prendere sotto casa alla sette, lei era pronta con la sua borsa, c’era anche Ettore vicino a lei che mi aspettava, voleva molto bene a sua mamma e per essere sicuro e tranquillo che non le accadesse nulla, volle che l’accompagnassi io, il suo migliore amico.
Quando la vidi aveva un bellissimo vestito unico, a fiori rosa e azzurri con sfondo nero, sbracciato con spalline larghe, svasato in fondo che le copriva le ginocchia ed evidenziava le sue forme piene. Era bella, alta, pettinata con i capelli lunghi e neri che le cadevano sulle spalle e sulla schiena e un poco di rossetto sulle labbra, sulle sue zeppe alte beige che aspettava.
Ci salutammo, e appena mi vide ansiosa disse:
“ Mi raccomando Luca vai piano che io ho paura lo sai! Poi quando torniamo ti faccio un pensiero.” Esclamò, alludendo ai soldi che aveva detto Ettore mi avrebbe regalato.
“Stia tranquilla signora, me lo dirà lei a che velocità andare.” Risposi sorridendo.
Salutò Ettore baciandolo sulla guancia e raccomandandogli di stare attento e mangiare a mezzogiorno e salì in auto, e appena fu all’interno vicino a me, avvertii forte alle narici in suo buon profumo di donna siciliana.
Partimmo subito e prendemmo l’autostrada. Il viaggio a bassa velocità fu di un’oretta e mezza circa, ma abbastanza comodo, chiacchierammo un po’ di tutto e ascoltammo la radio e qualche CD in auto.
A Genova non fu facile trovare la sede della compagnia Italia, ma sapevo che era dalle zone di via Prè che conoscevo abbastanza. Posteggiai a pagamento in un piazzale poco d’istante e standole vicino verso le nove l’accompagnai negli uffici e aspettai fuori.
Lei salì, e dopo aver atteso il suo turno ed essere passata da due uffici adiacenti, in un paio d’ore sbrigò tutte le sue cose, firmò i documenti che servivano ad autorizzare i pagamenti nell’altra banca per poterle versare la cifra che le dovevano e venne via.
Si sbrigò che era mezzogiorno passato, telefonò anche ad Ettore dicendogli che era tutto a posto e che da li a un paio di ore nel pomeriggio saremmo ripartiti e rientrati.

Dopo esserci fermati in un bar a pranzare velocemente con un cappuccino e una brioches, chiesi al barista dove fosse la toilette, visto che doveva andarci anche lei. Il barista senza nemmeno guardarmi mi indicò con il segno della mano dov’era la porta, andai dove indicato con lei dietro me, aprii la porta ed era zozzo e tutto pisciato con un odore forte di urina e ammoniaca.
“Qui ci pigliamo le piattole!” Dissi io.
“ Le piattole?! “Esclamò lei non conoscendole.
“ Si…. sono una specie di pulci che vivono sulle pareti e piastrelle delle toilette pubbliche e sporche!” Dissi:” Che saltano dalle piastrelle e vanno sui peli pubici del sesso e si annidano li, come i pidocchi sui capelli!”
“No..no..no…Per l’amore di Dio….!” Esclamò spaventata:” Ci mancherebbe altro! Piuttosto la tengo fino a casa!”
“Anch’io!” Ripetei.
Uscimmo e salimmo in auto, e prima di partire mi spostai su di lei e gentilmente le agganciai e aggiustai la cintura di sicurezza. Lei era sudata dal caldo con quel vestito leggero in chiffon appiccicato alla pelle, ed emanava quel buono odore di sudore misto al profumo, eccitante che rende la pelle femminile erotica e desiderabile in una donna.
Quando fu a posto ripartimmo.

Prendemmo l’autostrada, il traffico a quell’ora ormai le 13.00 passate era rado.
Al ritorno non si parlava più si ascoltava solo la radio.
Io sono sempre stato un ragazzo simpatico, anche se non ero bello di viso, sapevo rendermi piacente nel rapportarmi e nel parlare con le ragazze e quindi perché non provare con lei anche se era matura? Mi dissi.
Approfittai dell’occasione, quando lei guardandomi sbadigliare, mi passai la mano sui capelli.
“Sei stanco?” Mi chiese.
“ No guidare con lei vicino non è pesante.” Risposi:” E’ solo un po’ di sonno, alla sera si va a letto tardi e al mattino si ci alza presto.
Lei sorrise:” Bisogna che andiate a dormire presto!” Esclamò, aggiungendo:“ Grazie per il complimento. Me lo dice Ettore che sei sempre gentile con le ragazze!… Ma io non sono una ragazza.” Puntualizzò ridendo:“ Questi apprezzamenti dovresti rivolgerli alle ragazze della tua stessa età?”
“Lo faccio anche con loro!” Replicai.
Scherzavo, chiacchieravo e domandavo sempre di più, anche in modo irriverente e lei seppur in un quadro di moderatezza mi rispondeva, forse la divertivo con la mia curiosità giovanile e le domande erano le stesse che probabilmente gli avrebbe fatto suo figlio Ettore se non fosse stata sua madre, e lei sulla base di quello che dicevo mi rispondeva come se fosse lui a fargliele.

Improvvisamente, parlandole, fui preso da una strana forma di eccitazione ad averla vicino e chiacchierare di queste cose con lei e dissi:
“Il fascino e la bellezza di una donna matura è un’altra cosa signora Maria! Le belle donne non hanno età, una donna matura può essere più bella e desiderabile di una ragazza giovane.” Le risposi.
Non so nemmeno io perché mi comportavo così, inconsciamente stavo corteggiando la mamma del mio migliore amico, senza scopo, sapendo che non sarebbe mai sortito niente.
Ma mentre lei educatamente mi rispondeva, io mi voltai e la guardai e mi soffermai con lo sguardo sulla poca scollatura del suo vestito, che mostrava le forme prosperose del seno sotto di esso, e poi scesi con lo sguardo sulle sue gambe che da seduta, forse per comodità o per il caldo aveva tirato in su il vestito che indossava, poco sopra le ginocchia e vedevo le sue gambe pallide. La spogliavo letteralmente con gli occhi e soprattutto con il pensiero, come facevo qualche anno prima immaginandomela nuda e facendomi delle seghe per lei. La stavo lusingando e tutto mi eccitava e le dissi anche stupidamente riprendendo il discorso di prima.
“Lei ha degli occhi bellissimi signora, più di Ettore che tutte le ragazze dicono ha dei begli occhi, e anche un corpo armonioso e attraente e quindi non c’entra essere ragazze per piacere a un uomo.”
Sorrise:” Tu sei un ragazzo, non sei un uomo.” Rispose:” E poi ho qualche chilo di troppo!” E aggiunse:” E non sono una ragazza, e credo che ogni età abbia il suo tempo… .”
Si voltò verso me e mi guardò con un sorriso di sufficienza e di ringraziamento senza darmi troppa importanza, e prese i miei complimenti come lusinghe, ma capii che la infastidivano, e si accorse del mio guardare su di lei, e con gesti normali e naturale si ricompose le gambe tirando giù, sotto le ginocchia il vestito.
Io continuai a parlare e scioccamente mi feci più audace.
“ Quando torna suo marito!” Chiesi.
“Fra tre mesi!“ Rispose innocentemente, ignara della mia libidine verso lei. Rispondeva a quelle domande che le sembravano normale curiosità.
“E’ da tre mesi che è via. Fa imbarchi di sei mesi ora… . “ Continuò.
“ Deve essere dura anche per Ettore stare tanto senza papà.” Dissi io.
“Eh si! E’ un sacrificio anche per lui.” Rispose.
“Eh ma lei come fa a stare tanto senza suo marito.” Dissi all’improvviso sibillino e infido.
“Si può… si può!… E’ semplice, basta essere moralmente a posto e fedeli al proprio marito.”Rispose seria iniziando a pesarle le domande che facevo.

All’improvviso mentre guidavo misi la freccia, sterzai a destra ed entrai in una piazzuola di sosta, divisa dall’autostrada da una lunga siepe alta un metro e mezzo, dove tra i vuoti della stessa si vedevano passare le auto e i tir. Posteggiammo dall’altro lato, dove una parte era coperta dagli alberi e arbusti e più in fondo c’era uno spiazzo di aiuola con all’interno tavoli di legno e panche fisse per ristorarsi.
“Come mai sei entrato qui!” Chiesi stupita.
“Oh niente, devo andare a fare la pipì, non ce la faccio più, non resisto più a trattenerla!” Esclamai.
Mi fermai in fondo alla lunga piazzola in una parte isolata e abbastanza nascosta, ad essere li in quella condizione soli avrei voluta toccarla, ma non ne ebbi il coraggio, così scesi dalla parte sinistra e camminai allontanandomi per urinare tranquillamente. Mentre lei ignara mi attendeva in auto che io facessi.
“Lei non deve fare pipì?” Chiesi tramite il finestrino aperto prima di allontanarmi.
Era tutta la mattina, dalle sette quando era salita in auto ed eravamo partiti che non urinava e se la teneva.
“Eh si dovrei farla anch’io!” Disse imbarazzata:” Ci vuole tanto ad arrivare?” Domandò.
” Una mezzoretta buona…” Risposi io:”…ma la faccia qui!” La esortai.
Ma è tutto aperto qui, non c’è la toilette… se arriva qualcuno mi vede.” Rispose pudica.
“La faccia dietro la siepe.” Allora, aggiunsi.
“Ma mi vedono passando!”Esclamò.
“Allora la faccia qui attaccata alla macchina, non dalla parte dell’autostrada ma da dove scende lei, verso il verde che non c’è nessuno e anche se arriva qualcuno non la vedrà. Io vado dall’altra parte in fondo.
Così feci.
Lei appena mi allontanai aprì la portiera e scese veloce, si guardò in giro e non mi vide più essendo entrato tra il verde, ma io la vedevo e la osservavo non visto nascosto dietro i cespugli, pisciando silenzioso sull’erba. La vidi guardarsi ancora attorno e all’improvviso prendere e rabboccarsi in mano il margine inferiore del lungo vestito, lo tirò su bene, fino ai fianchi, per poter arrivare all’elastico delle mutandine e facendo così si scoprì tutte le cosce e il sedere che guardai affascinato. Preso l’elastico abbassò con una mano le mutandine sopra le ginocchia, sempre tenendo in alto il vestito con l’altra, mostrandomi da dietro il suo bel culo bianco, con le natiche carnose e piene e il solco intergluteo tra loro, lungo e profondo; e vederlo da diedro, nudo, sembrava più voluminoso.
Abbassandosi si piegò sulle ginocchia, in equilibrio in quella posizione incerta e dopo un momento di instabilità, dondolando il sedere in su e giù e di lato per trovare la posizione comoda, si fermò e iniziò a urinare. All’inizio furono due getti brevi e intermittenti, ma poi divenne uno unico e lungo che usciva con energia.
Aveva il vestito alzato su i fianchi e lo teneva con entrambe le mani, per non spruzzare l’urina e sporcarlo di terra. Era flessa, piegata sulle ginocchia allargate e seduta nel vuoto per potere urinare meglio.
Un po’ m dispiaceva guardarle il culo a sua insaputa, perché era la mamma del mio migliore amico e ci conoscevamo da quando ero ragazzino, ma stranamente mi eccitavo, aveva un bel culo grosso, rotondo e pallido.
E così la guardai con piacere accovacciata a urinare e la sentivo far uscire con veemenza fuori forte tra le gambe l’urina, con fiotti tanto violenti e in pressione che colpendo l’asfalto gli schizzavano sulle gambe, finchè non divenne uno zampillo unico che uscendo dalla sua vulva portandosi ad arco in avanti cadeva sul catrame anch’esso caldo.
Le auto sfrecciavano veloci sull’autostrada, ma non ci vedevano.
Sembrava che non finisse mai di pisciare, tantochè pensai come diciamo noi ragazzi:
” Caspita!… Ma ce ne ha una botte dentro?!”
E mentre la osservavo, lentamente quella chiazza liquida, calda e schiumosa si allargava sotto i suoi piedi bagnando e scurendo l’asfalto, per poi perdersi in rivoli verso e sotto l’auto.
Quando si alzò al termine era ridicola ed eccitante allo stesso tempo in quella posizione in sospensione sulle gambe, leggermente piegata in avanti con il vestito in su senza lasciarlo scendere per paura che si bagnasse, e cercare nella borsa appesa all’avambraccio qualcosa, forse i fazzolettini per asciugarsi la figa.
La vidi da dietro a gambe divaricate che si passava più volte qualcosa di bianco sui peli e sulla figa per asciugarsela e poi lo gettava nell’angolo a terra, abbassandosi alle ginocchia a prendere le mutandine e tirarle su ancora fino ai fianchi, per metterle a posto, mostrandosi involontariamente tutta e poi coprirsi e lasciare cadere la gonna del vestito a fiori giù, fino sotto il ginocchio e metterla in ordine stirandola con le mani.
Aspettai, quando si sentì in ordine la vidi guardarsi ancora in giro come ad avere conferma che nessuno l’avesse vista, aprire la portiera, entrare e sedersi e allora dopo qualche secondo mi avviai all’auto.
Quando arrivai, lei era già seduta, entrai, mi sedetti anch’io e mi misi al volante, e con un mezzo sorriso di soddisfazione lei disse:
“Ora possiamo andare!”
Ma io non mettevo in moto, non davo l’accensione, ero preso da una strana libidine che mi rendeva diverso dal ragazzo che ero e la guardavo in modo strano.
“Che c’è?… Non vai? “ Mi Chiese, mentre cercava la cintura da mettere non riuscendo a tirarla dal montante della portiera. Ma io per risposta con il cuore che mi batteva fortissimo all’improvviso allungai la mano sul seno.
“E’ bellissimo!” Mormorai cercando di toccarlo.
Lei si tirò indietro con il busto e con la sua mi bloccò la mano:
” Ma che fai Luca?… Che ti salta in testa?… Sei impazzito?… “ Esclamò:” Come ti permetti a farmi queste cose?”
“Perchè mi piace signora! Mi piace tanto!” Risposi io ormai eccitato di averla vista urinare.
Ma lei non lo prese bene il mio ardire e si rivoltò verso me risoluta, dicendomi:
“Ma non dire stupidaggini!… Potrei essere tua madre… E tieni giù le mani per favore e torniamo subito indietro.” Era arrabbiata.
Ma come dicevo io oramai ero agitato e in preda a una esaltazione e fervore che non avevo mai avuto prima e non accesi il motore, ma allungai le mani ancora di più su di lei e la toccai sul seno:
“Ma che fai?… Stai fermo!” Esclamò picchiandomi con la sua sul dorso della mano per farmi desistere e togliere la mia.
Io ormai ero smanioso, mi ero accalorato, il cuore mi batteva fortissimo e pensavo che se l’avesse detto a Ettore avremmo litigato, quindi tanto valeva andare in fondo oramai, e veloce tenendola con il braccio, con l’altra mano roteando la rotellina laterale tra il sedile e lo schienale, abbassai l’inclinazione di quest’ultimo, quel tanto da farla diventare in posizione semi sdraiata.
“ Ma che fai?… Sei pazzo!?…“ Urlò incredula e agitata:” Che stai facendo?… Bell’amico di mio figlio che sei!… Ti credevo un ragazzo diverso… .” Diceva cercando di tirarsi su con il busto mentre io toccandole il seno la spingevo nuovamente in giù.
“Ma che fai? Perché fai così Luca?… Sei sempre stato un ragazzo per bene e rispettoso!…Ti sei comportato bene fino adesso da avere la nostra stima e ora che ti ha preso…?”
Ma io non davo retta a quel che diceva e continuavo a toccare senza fermarmi, e mentre io cercavo di inserire la mia mano tra le cosce che stringeva, lei reagì ancora e gridò picchiandomi con la mano sul braccio e sul viso.
“Non ti permettere di toccarmi sai!… Ti denuncio Luca… . Quando rientriamo dirò tutto ad Ettore e quando sbarca mio marito anche a lui… e te ne accorgerai!“
E sentendo le mie mani tra le cosce e sul seno continuò a colpirmi con schiaffi sul capo e sul viso per allontanarmi, che mi facevano anche male. E iniziai a scansarli con un braccio e con forza riuscii a infilare la mano tra le cosce.
“ No! Fermo… fermo Ettore! “ Esclamò. “ Questo no!”
E si irrigidì, e allungando e chiudendo le gambe cercò di aprire la portiera per scendere e fuggire ma la bloccai. Approfittai di quella sua posizione semisdraiata e mi rigirai dal sedile del guidatore a sopra di lei, tra le sue gambe, ero pratico di quella manovra la facevo tutti i sabati sera quando andavo a chiavare le puttane e mi fu facile farla.
“Stai fermo stai fermo! Ma che ti ha preso? Lo dico a tua madre. Potrei essere tua madre… .” Ripeteva sconnessamente agitata.
“Me la faccia accarezzare! “ Esclami all’improvviso ansimante, sudato e concitato.
“No!” Rispose secca lei cercando di spingermi indietro con la mano, e io continuai in quella lotta impari con lei sotto e io sopra.
“Se me la fa solo accarezzare smetto!” Dissi all’improvviso. “Me la faccia solo accarezzare “ Le ripetei.
Lei sudata e ansimante con la gonna tirata sulle cosce da me, si fermò restò a pensare poi sudata e scossa disse:
” Se te la faccio accarezzare poi la smetti? Andiamo via e torniamo a casa?”
“Si ..si !” Risposi concitato.
“ Ma solo toccare!” Ripetè lei.
“Si, una carezza!” Ripetei io.
Non sapeva come farmi smettere e acconsentì.
“Va bene, ma solo una carezza e poi basta, ripartiamo.” Disse.
“Si!… Va bene! Tiri su bene il vestito…” La sollecitai:” … gliela voglio accarezzare sulle mutandine.”
“No!… il vestito su no!” Rispose.
“ E allora niente…. .” Dissi io riprendendo a toccarla dappertutto.
“Va bene, ma solo un attimo!” Acconsentì vedendo il mio ardore.
Lo tirò su fino a scoprire completamente le sue belle cosce piene e le sue mutandine bianche, che lasciavano intravvedere sotto il tessuto traforato, lo scuro dei peli neri della sua figa.
Si vergognava che io le guardassi le mutandine e gliele toccassi, si vedeva in faccia.

A malincuore purchè smettessi e finisse tutto, mi lasciò mettere la mano sul suo sesso e accarezzarlo, mentre lei cercava di stringere le gambe tenendomi l’avambraccio per il polso con la sua mano.
Come l’appoggiai e toccai sopra, sentii le mutandine morbide e avvertii sotto di esse il soffice pelo nero che sprofondava, ed erano bagnate, probabilmente pensai, di un po’ di pipì persa finito di urinare; e sfregai sopra il tessuto e premetti d’istinto con le dita, e lei nell’avvertire la mia pressione sulla vulva, serrò le gambe strettissime e un fremito le partì dalla vagina per tutto il corpo inarcandosi.
Spinsi la mano in basso dove teneva le cosce chiuse e con forza la infilai tra esse… .
”Fermo che fai? Li no!… Non voglio! Toglila subito.” Esclamò avendo messo io le dita proprio sulla sua fessura sopra il tessuto. Ma incurante di lei insistevo e sussurravo:
” Mi piaci!… Mi piace!” Chiedendole ansimante:” Posso darle del tu signora Maria?“
Esitò un momento: “Va bene dammi del tu ma togli la mano da lì!”
Acconsentì forse per tenermi buono.

Era una donna come le altre ed erano mesi che non aveva rapporti sessuali e seppur contraria, non era indifferente a quelle avance, a quegli atti di libidine volgari e audaci e al mio toccare sulla sua figa.
“ Togli la mano di qui!”
Ripeteva tenendomela sempre sul polso con le sue a controllare e regolare la pressione che mettevo mentre l’accarezzavo.
All’improvviso strepitò:
“ Adesso basta! Mi hai toccata lì!.. Basta!”
“Ancora un po’!” Dissi io.
“No!… Sei pazzo!… Cosa fai? Basta!!… Se lo vengono a sapere mio figlio o mio marito te ne accorgi!”
“Ma tu non glielo dirai vero?“ Risposi iniziando a darle del tu.
“E invece si! Gli dirò tutto se non la smetti immediatamente e togli subito la mano!” Dichiarò con l’intenzione di farmi sospendere con l’intimidazione di dirlo a suo marito e ad Ettore quel mio accarezzarle e premere sulla figa.
Quel mio toccarla, accarezzarla e premere la vulva sulla fessura tra le grandi labbra grosse e carnose, la turbava e le procurava una sensazioni piacevole. Era in astinenza sessuale da parecchi mesi ed era una donna come tutte le altre e quindi la mia manipolazione la turbava.
“Smettila!!” Ripetè. “ Hai detto una volta, ora basta!”
“ Ancora un po’ dai!” Dissi io oramai accaldato con l’erezione dentro i pantaloni che spingeva.
“No.. Adesso basta! Togli la mano!” Esclamò decisa con la voce rotta dall’ansimare e dallla rabbia, rossa e paonazza in volto tenendomi sempre l’avambraccio per il polso a impedirmi di premere più forte e accarezzarla.
“Ancora un po’!” Ribadii io.
“No… no… no! Basta… basta… togli le dita!” Gridò.
“Si invece!” Esclamai deciso e continuai a spingere e a sfregarla sempre con l’avambraccio trattenuto da lei, capivo e sapevo che le piaceva sentirsela toccare, e fu una sorpresa inaspettata per me, ma anche per lei la sua reazione, tirò indietro la testa e distese il collo e mi strinse forte per il polso fino quasi a farmi male, ribadendo con la voce concitata:
“Basta … basta adesso Luca… ti prego! ” E ansimava quasi.
“No ancora un po’!… Decido io quando smettere.” Ripetei io determinato:” Voglio accarezzarla bene perché mi piace e lo sempre desiderato farlo.”
E premetti, mentre lei chiudeva gli occhi e li riapriva.
“Non sai quel che dici… sei un ragazzino ancora… .” Balbetto a bassa voce quasi arrendevole.

Sfregare e premere la mano sulla sua figa astinente e sul suo clitoride le procurava fremiti involontari e fu una esplosione improvvisa di piacere che le arrivò, la vidi irrigidirsi e inarcarsi con i reni e iniziare a fremere e stringermi con le due mani forte il polso mentre le mie dita premevano sul suo sesso, spingendo dentro la fessura anche il tessuto delle mutandine.
“No basta… basta!… Basta adesso!… non voglio più l’hai accarezzata!” Esclamò ormai godente.
Mi accorsi che le piaceva, era bagnata, non solo di pipì persa dopo aver urinato, ma anche di umori di piacere probabilmente.
“Ora basta!” Ripetè, e con forza e rabbia mi staccò la mano dalle mutandine. Ma io veloce di sorpresa, senza che se lo aspettasse, scostando il bordo inguinale sinistro delle mutandine non aderenti alla pelle, mise le dita infilandole sotto e dentro il tessuto, frugandola direttamente sui peli ed iniziai ad accarezzare tutto con le dita, i peli, le grandi labbra, il clitoride.
“ No!…Ma che fai? Così no!… Togli il dito… toglilo per piacere. Guarda che grido!”
“Grida tanto qui non sente e non c’è nessuno.” Ribattei spavaldo in preda all’eccitazione anch’io.
Lei cercando di serrare forte le gambe con la mia mano in mezzo per bloccarmi, mi tirò uno schiaffo in viso, che mi fece anche male, e io per risposta ormai non controllandomi più, mi cacciai su di lei cercando di baciarla in bocca non riuscendomi, perché voltava il capo di lato, non voleva, e mi misi a baciarla sul collo, mentre con la mano fregavo sempre sulla vulva, tra la fessura delle grandi labbra carnosa e piena e su i peli, e la sentivo bagnata. Era tutto umido, ma oramai eccitato non mi interessava se fosse pipì residua o altro.
Non so come feci, ma in quella concitazione al suo stringere le cosce riuscì ad introdurre un dito dentro la vagina e a muoverlo come diciamo noi ragazzi a grilletto, non avanti e indietro, ma piegandolo all’interno come se si premesse il grilletto di una pistola e si sparasse, e la sentii bagnata all’nterno e godere.
“Sei bagnata!” Dissi ridendo. “Ti piace che ti tocco, hai voglia anche tu!”
E in quel momento concitato lo spinsi di più dentro iniziando a muoverlo.
“Allarga le gambe!” Le dicevo:” Dai!!… Che tra un po’ smetto!”
Ma ormai in preda all’eccitazione, confusa e accaldata, e con mia sorpresa le allargò davvero le gambe.

Non mi sembrava vero, sembrava che ci stesse. La sentivo ansimare non so se per il mio dito in vagina che la masturbava o per la concitazione mentre le frugavo con l’altra mano sulle gambe, tirandole più su che potevo il vestito dai fianchi e sulla pancia scoprendola.
Lei era scioccata da quello che stava accadendo, dalla sua stessa arrendevolezza involontaria. La vedevo incredula e vergognosa di non reagire più, con una espressione sconvolta per come si stesse comportando e lasciando toccare da me, a un certo punto non reagì più, come se si fosse annullata e potei accarezzarla con una mano in tutto il corpo, anche sopra le mammelle, mentre con l’altra muovendo il dito in vagina la masturbavo, rendendomi conto che era bagnata davvero, e stava godendo del mio ditalino.
Come se fossi preso da un raptus o da un impulso irrefrenabile a vederla così passiva, con la mano libera in un attimo prendendole le mutandine sul fianco per l’elastico le dissi:
“Alza il sedere! Staccalo dal sedile dai!…”
Iniziando a cercare di tirare giù le mutandine, un po’ da una parte e un po’ dall’altra. Ma lei non voleva.
Era eccitata, capiva e non capiva cosa volevo fare, e voleva e non voleva e restava passiva e godente a farsi masturbare da me, mentre il rumore delle auto e dei camion ci rombavano vicino.
Insistetti a tirarle giù le mutandine, a tirarle forte da estenderle, quasi a romperle.
“Alzai il culo dai! … Alza il sedere !” Le dicevo.
Lei senza rispondere, scuotendo la testa non guardandomi, piegando il capo di lato come ad estraniarsi, inaspettatamente lo fece, lo alzò e in un attimo a strattoni concitati un po’ da una parte e un po’ dall’altra le tirai le mutandine giù alle cosce, poi alle ginocchia e alle caviglie, dicendole di alzare il piede. Rimossi il sandalo con la zeppa e gliele tolsi da una parte, solo da un piede da permetterle di allargare le gambe, ma poi vedendo la sua passività le sfilai le mutandine anche dall’altro piede, soffermandomi a guardare la sua bella figa grande, da mamma tutta pelosa.
Era con la figa fuori e gliela guardavo e accarezzavo, mentre lei vergognandosi di quello che facevo e che in preda al piacere me lo lasciava fare, in un atteggiamento infantile non diceva nulla e si copriva il viso con la mano come a nascondersi, ad estraniarsi.
“Basta!… Adesso… ba-sta Lu-ca!”
Balbettò non guardandomi, tenendo il volto girato e coperto dalla mano per la vergogna; più per sussulti di pudore che volontà di fermarmi.
Ma io non mi fermai, ne approfittai di quel suo stato di disorientamento, ed eccitato slacciai la cintura dei pantaloni e tutto assieme tirai giù, slip e calzoni, facendo uscire fuori il mio cazzo, duro, giovane, forte e vigoroso e mi abbassai e sdraiai su di lei, allargandole bene le gambe come facevo con le prostitute, e mormorò capendo cosa stava per succedere:
“No!.. No!… Luca questo no… rispettami! Sono la mamma del tuo amico!”
Ma in quel momento quello che diceva mi accendeva di più, ed ero troppo eccitato oramai, e come dicevo le allargai di più le gambe e mi misi tra loro; bagnai la cappella e l’asta con la saliva come mi avevano insegnato mio cugino, e nella stessa posizione di quando il sabato sera al suo posto chiavavo le puttane, mi sdraiai su di lei.
Trafficai con la mano sulla sua figa, tra i peli per trovare la fessura, il buco… e poi mi avvicinai con il mio pene duro alla figa. Lo guardai, le presi la mano e glielo feci toccare. Lo sentì. Era duro come il ferro, potente.
Ero giovane ma esperto andando settimanalmente a battone, e mentre con loro avevo il preservativo, con la mamma del mio amico no, e sfregavo la cappella insalivata sui suoi peli umidi, lungo la fessura e mi piaceva sentirla palpitante, provavo piacere a farlo… e lei anche, restava ferma e sdraiata, vogliosa a lasciarsela come si usa dire tra noi ragazzi, “pennellare”.
All’improvviso eccitatissimo mi fermai, lo appoggiai sulla fessura e il foro d’entrata e spinsi… penetrandola completamente, facendola sussultare e inarcare, facendole uscire un:
“Oooooohhhh!!!!!!!!!!!” Lungo dalle labbra.
Trattenne l’aria come in apnea e in un attimo lo ebbe che si muoveva avanti e indietro tutto dentro la vagina calda e umida e iniziai a baciarla sul volto, a cercare le sue labbra volevo baciarla, cercavo di limonarla.
Lei teneva gli occhi chiusi, ogni tanto li apriva fissandomi incredula per richiuderli subito, ma oramai era partita anche lei, non faceva più resistenza, iniziava a godere.
Restò passiva e d’istinto alle mie spinte allargò le gambe di più e mi abbracciò con gli occhi chiusi, balbettando frasi senza senso per me, del tipo:
“Non dobbiamo… non dobbiamo… sono sposata… sei l’amico di mio figlio… Diooo che sto facendoo!!”
Ma l’abbracciai… e la baciai infilandole la lingua tra le labbra, dentro, e lei ricambiò il mio bacio con la sua lingua nella mia bocca, si lasciò prendere dai sensi e mi stringeva su di essa e godeva ripetendo:” Stai attento… non venirmi dentro…non venirmi dentro!”
“No stai tranquilla!” Le risposi, sapevo fermarmi e interrompere. Sapevo chiavare e trattenermi nel venire, facendolo anche con le puttane per durare di più.

Fu un amplesso da impazzire, focoso, lei presa dal piacere e dal sentire il mio cazzo in figa si lasciò andare. Non so quanto durai, ma non credo molto visto com’ero eccitato, se pochi secondi o molti minuti, so solo che ebbi un orgasmo meraviglioso.
Lei si strinsi a me e mi baciò, e mentre io baciavo la sua bocca matura, lei ricambiava baciando la mia giovane come quella di suo figlio.
La sentivo godere ed ero felice, perché io giovane ragazzo riuscivo a far godere una signora matura di oltre quarant’anni e per me era il massimo, anche se era la mamma del mio migliore amico. Le strinsi il seno, le tirai fuori dall’abito e sopra il reggiseno le mammelle e le accarezzai e succhiai i capezzoli. Sentivo la sua figa calda e umida, contrarsi, spasimare intorno al mio cazzo alle spinte in vagina. Lei a gambe larghe si lasciava possedere da me.
Mi stringeva e baciava in viso, ansimante, sempre con gli occhi chiusi per non vedermi, non guardarmi, ma sapeva che ero io che la chiavavo.
Presa dai sensi e dal godimento ebbe l’orgasmo, senz’altro involontario, ci abbracciammo forte, poi lo tolsi veloce eiaculandole abbondantemente sulla pancia con schizzi da ventenne che le arrivarono al seno.
Lei restò ferma, sdraiata sul sedile a gambe larghe mentre mi staccavo da lei.
Era incredula di quello che era avvenuto, stordita, pentita, estasiata e godente. Con la mano si copriva sempre il viso dalla vergogna di aver fatto sesso e aver goduto con un altro che non era suo marito, con me un ragazzino amico di suo figlio.
Era in quel post orgasmo estasiante, ancora ansimante e le piccole e grandi labbra della vulva tra i peli si contraeva da sole dal piacere. In quei momenti non pensava a suo marito ne a suo figlio, ma ai fremiti di godimento che aveva addosso.
La guardai, non mi diceva nulla, ma la vedevo che si vergognava, le passai dei fazzolettini e si pulì il ventre e il seno dallo sperma, gettandoli poi fuori dal finestrino assieme ad altri non nostri che erano secchi già a terra consumati dal tempo, segno che qualcuno prima di noi c’era già venuto a chiavare in quel posto.
“Probabilmente qui ci vengono le coppie ad amoreggiare.” Pensai.
Le passai le mutandine e dopo averle prese in mano in silenzio le allargò e sbattè, rimettendole dalla parte giusta, e da sdraiata rimise i piedi nei fori e le tirò su, e alzando il sedere dal sedile se le mise al sedere, per assestarle bene sulle natiche, tirando poi giù la gonna a coprirsi tutta fin sotto il ginocchio. Era seria, silenziosa con una espressione grave.
Tirandosi su con il busto si guardò attorno fuori e mi guardò in faccia mentre anch’io mi mettevo a posto, sembrava un incontro come quelli che avevo con le prostitute, se non era che lei mi piaceva ed era la mamma del mio migliore amico, e lo avevo fatto senza preservativo.
Subito mi prese inquietudine per quello che avevo fatto, mi rendevo conto che praticamente l’avevo violentata, ero timoroso di una sua reazione, ma non mi disse nulla.
Mentre io con la rotellina laterale tiravo di nuovo su lo schienale, lei come se fosse una donna dedita a questi tipi di incontri tirò giù il parasole, mi guardò con rabbia e si misi a posto i capelli e il viso prima che io accendessi il motore e partissi.
Quando fummo a posto ripartimmo.

Nel viaggio di ritorno restava in silenzio e io anche, certamente le era piaciuto, l’avevo sentita godere e probabilmente rimuginava dentro su quello che era accaduto. Per la prima volta aveva tradito suo marito e con un amico di suo figlio e forse era arrabbiata con se stessa per non essersi opposta abbastanza, e avermi lasciato andare avanti fino a penetrarla ed averne provato piacere con me.
Io cercai di giustificarmi:
“Scusa lo fatto perché mi piaci, è da tanto… ti guardo sempre anche quando vengo a casa tua a cercare Ettore. Non mi denunciare e non dirlo a nessuno, ti chiedo scusa, perdonami!” Mormorai realmente impaurito delle conseguenze.
Lei non rispose, restò in silenzio impassibile guardando avanti, pensavo che mi avrebbe denunciato davvero o l’avesse detto a suo figlio, e già mi preparavo a mentire, a dover dire che era lei che c’era stata, che mi aveva provocato, e a litigare con tutti.
All’improvviso mentre guidavo esclamò:
“Non dire niente a nessuno di quello che è successo! Hai capito!”
Restai sorpreso di quella sua preoccupazione, era assillata più che non si sapesse nulla, che il fatto stesso che fosse avvenuta, di essere stata violentata da me.
“Si! Si! Stai tranquilla!” Risposi io continuando a darle del tu:” Non lo saprà nessuno stai tranquilla e scusami…. ti ho detto il motivo perché lo fatto. Perchè ti desidero. Ti amo!” Esclamai.
Ma lei senza nemmeno darmi retta e ascoltarmi continuò:
“Se lo venisse a sapere mio marito ci ammazza a tutti e due!… Prima me e dopo te!” Esclamò seria e impaurita.
“Anche a mio figlio, a Ettore, non dire nulla, e non stare a vantarti con i tuoi amici al bar. Hai capito!”
“Si! Si! Stai tranquilla, non lo dirò a nessuno, figurati se vado a dirlo proprio a tuo figlio o a vantarmi al bar… lo terrò solo per me è stato bellissimo.” Dissi ancora.
“Se lo sa mio marito mi ammazza!” Ripetè seriamente preoccupata.
“Ma stai tranquilla!” La rassicurai.
Non rispose e proseguimmo il viaggio i chilometri erano ancora tanti.
Mentre guidavo disse ancora:” Dobbiamo fare come se non fosse successo niente!”
Poi dopo una lunga pausa e parecchi chilometri, riflettendo esclamò ancora:
“Perchè lo hai fatto? Volevi provare con una signora più grande di te? Matura? Per poi vantarti?”
“No… no te lo giuro!… Lo fatto perchè mi piaci, ho perso la testa per te, non lo mai detto a nessuno che mi piaci ma è vero, lo tengo per me. Io sento un senso d’amore verso di te.”
“Amore? Che parola grossa!” Esclamò sempre seria.
“Si è vero sento che ti amo!” Ripetei come uno stupido ragazzino impaurito.
“Non dire stupidaggini, potrei essere tua madre io e sono sposata e tu sei l’amico di mio figlio e non dovrà mai più accadere. E’ stato un momento di debolezza. Capito?”
“Ma io davvero sento qualcosa… “ Mormorai, ma non mi dava retta.
Arrivati scese mi salutò con uno sguardo serio e distaccato e un cenno della mano raccomandandomi prima di allontanarsi:
“Hai capito allora?”
“ Si… si… stai tranquilla non dico niente a nessuno.“ Ribattei.
E se ne andò, corse su a casa penso a lavarsi.

Arrivai a casa anch’io, salutai mia madre e andai in camera mia, mi sedetti nel letto a riflettere e caddi in una forma di prostrazione:
” Ma cosa ho fatto?… Ho fatto sesso con la mamma di Ettore, del mio migliore amico? Lo violentata?… Le ho fatto tradire con forza per la prima volta suo marito… . “
Mi ero lasciato prendere dall’eccitazione, una specie di raptus, ma come era potuto accadere? Mi chiedevo.
Cercavo di giustificarmi con me stesso, un po’ mi dispiaceva per lei. Probabilmente non se l’aspettava che avrebbe fatto sesso con me, si era lasciata andare provando davvero piacere e partecipando.
“Sarà stata l’astinenza, un momento di debolezza e alla fine ha ceduto.” Pensavo, e mi dispiaceva che vivesse nel rimorso di ciò che aveva fatto, era molto spaventata di quello che era accaduto e delle conseguenze se si fosse venuto a sapere.
Le avevo detto che l’amavo per giustificarmi in quei momenti di paura… e un po’ era vero, mi piaceva molto, ma non l’amavo, solo mi piaceva come donna.
Forse potevo dire altro, ma a lei quelle parole che avevo detto le erano piaciute, ci aveva creduto davvero e me accorsi perché non mi odiava.
Quella sera al bar arrivò suo figlio Ettore, ci salutammo mi ringraziò, mi disse:“ Mi ha detto mia madre che è andato tutto bene.”
“Si tutto bene!” Risposi imbarazzato.” Che altro ti ha detto?” Chiesi così tanto per parlare.
“ Che sei stato paziente e hai guidato bene, ha detto che sei stato gentile. Ora è già andata a letto è stanca.“
Mi si avvicinò e battendomi la mano sulla spalla disse:
“”Lo so che sei un vero amico, grazie!”
Sorrisi tristemente, mi sentii un vile, un miserabile, un essere spregevole.
“Grazie!” Mi ringraziava, ma non sapeva che gli avevo chiavato la mamma.
Abbozzai un sorriso anch’io, ma per la prima volta in vita mia capii cosa significava sentirsi un verme.

Il giorno dopo Ettore volle che andassi con lui a casa sua.
Andai timoroso, la vidi tutta in ordine e ben vestita, pettinata e bella, e la salutai con educazione come sempre:” Buongiorno signora!”
“Ciao!” Rispose e ci guardammo prudentemente negli occhi senza parlare, sfuggendo poi gli sguardi per non farlo notare.
La guardavo e mi batteva il cuore.
“Io l’avevo chiavata e non mi sembrava vero… .”
Lei mi guardava intensamente e io pure, e anche fuori, quando non c’era o non la vedevo, la pensavo.
Tutto finì lì, ma una mattina preso dalla smania e desiderio non andai a lavorare di proposito e mi presentai casa sua. Sapevo che era sola ed Ettore era già a lavorare. Suonai.
“ Chi è ?”
“Luca!” Risposi.
Mi aprì la porta:” Non c’è Ettore!” Esclamò fingendo indifferenza.
“Lo so!” Ribattei io restando fermo sull’uscio a guardarla a lungo in silenzio, senza andarmene.
“Non c’è!” Ripetè lei.
“Lo so!” risposi ancora io restando sull’uscio.
“E allora se sai che Ettore non c’è perché sei venuto?”
Restai in silenzio, non dissi una parola, la osservavo.
Lei mi guardò seria negli occhi e poi mi disse:
“Vieni entra che ti faccio un caffè!”
Entrai e dopo il caffè finimmo nel suo letto matrimoniale. La chiavai ancora con passione, più di prima, nuda completamente, meglio della prima volta, era un vulcano di desiderio e di fuoco e io un torello per lei.
Mi perdevo nel suo corpo, tra le sue grosse mammelle pallide, le baciavo, le leccavo, le succhiavo i capezzoli come ad allattarmi, quei capezzoli che avevano allattato davvero Ettore il mio migliore amico, ora erano nella mia bocca e li succhiavo non con senso materno, ma con libidine, avidità e piacere sessuale, piacendo anche a lei che lo facessi, che gliele ciucciassi.
Avvertivo la sua figa che nonostante fosse grossa, era stretta per il poco utilizzo, non era larga come quelle delle puttane che chiavavo al sabato sera, era bella, pelosa, nera… calda e piena di desiderio dovuto all’astinenza. Gliela baciai, lo ripetei anche sulla vulva e la vagina da dove era uscito colui che ritenevo il mio migliore amico.
Le baciai e leccai il seno bello grosso e morbido e me lo immaginavo pieno di latte.
Lei era persa, risvegliata dal desiderio e dalla passione nel suo corpo armonioso e giunonico di moglie e di mamma, ma ancora bello e attraente e seppur maturo, giovane ed armonioso. Godeva a farsi chiavare da me, gemeva e mi stringeva e baciava.

Ora sono passati alcuni mesi e si è instaurata una specie di relazione tra noi, come se fossimo amanti e ho paura. Non vado più a puttane il sabato sera, ora mi soddisfo qualche pomeriggio o mattino a letto con lei e, ci gioco anche.
Mi sento un verme davvero nei confronti del mio migliore amico che ancora frequento regolarmente tutti i giorni e nello stesso tempo mentre lui ignaro è al lavoro, mi chiavo sua madre una volta e anche due alla settimana. Mi sento ignobile indegno della sua amicizia e ho paura nonostante tutte le precauzioni prese che ci scopra o che si venga a sapere in giro, paura per lei e per me.
A volte penso che se fosse lui a farlo a me, se avesse violentato e chiavato mia madre e continuasse a farlo, lo ammazzerei.

Come dicevo ora gli incontri sessuali sono bi-settimanali, lei con whattsapp mi avvisa il giorno prima, mi fa sapere quando è sola in casa per andare sicuro. Abbiamo elaborato un piano A con una motivazione valida, con la scusa di andare a casa sua a prendere o dirle qualcosa e un piano B se arrivasse Ettore o qualcuno all’improvviso da giustificare la mia presenza in quel momento in casa con lei.
Abbiamo studiato tutto, ma nonostante le precauzioni ho sempre paura, non voglio farle del male, le voglio bene. Non riesco ad allontanarmi da lei con il pensiero, dopo un po’ di giorni la cerco mentalmente, aspetto trepido e ansioso che mi chiami al cellulare e mi dica quando e a che ora posso andare a casa sua tranquillo per incontrarci e consumare quello che lei chiama timidamente “il peccato”.
Lei è cambiata, mi ha accettato come suo amante, forse mi ama, si è innamorata di me.
Qualsiasi cosa le chiedessi la farebbe … agevola quasi di più me, che suo figlio Ettore e continuiamo a incontrarci in segreto a casa sua, a chiavare nel suo letto matrimoniale dove dorme e ci fa sesso con suo marito quando c’è, ma ho paura… ho paura… di Ettore e di suo marito, della gente, di tutto.
Tra qualche settimana suo marito sbarcherà e non so se riusciremo a stare due mesi , il periodo che lui resta qui a casa senza vederci. O meglio vederci si ci vedremo anche tramite Ettore … ma senza incontrarci, chiavare, amarci.
Con Ettore siamo sempre in contatto, dice che sono sempre il suo migliore amico… .
Penso spesso alla mia situazione… non vorrei succedesse qualcosa.
Luca.

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