4 Lettere e confessioni – Il vizio del gioco (Ludopatia)

IL VIZIO del GIOCO.
(Ludopatia)                 Da una storia di cronaca vera.

Note:
Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione.
(Platone)

Buonasera, ho deciso di raccontare la mia storia, che ha inizio con la dipendenza dal gioco delle slot machine.
Sono una signora piccolo borghese di 45 anni, di bella presenza, distinta, di buona educazioni e sani principi morali. Sono felicemente sposata con un uomo meraviglioso, gran lavoratore e persona seria, e abbiamo due figli, un maschio e una femmina, di 23 e 21 anni, e avevo un gran sorriso aperto e simpatico per tutti che ora non ho più.
Il gioco mi ha rovinata la vita, avevo iniziato per caso, stupidamente, poi presi il vizio fino a diventare una vera e propria malattia, quella che chiamano ludopatia e che mi ha portato a perdere tutto, soprattutto la dignità e il rispetto per me stessa e ora mi porto dentro l’inferno e il timore.

Da giovane sono stata impiegata in un ufficio commerciale per qualche anno, poi ultimamente mio marito che aveva (ed ha) una piccola impresa edile e guadagnava discretamente bene, decise di lasciarmi a casa a fare la casalinga, la signora come diceva lui, con mio grande piacere e invidia delle mie amiche e conoscenti. E così mi sono dedicata completamente alla famiglia e alla casa e anche a me stessa, ho iniziato a curarmi di più nell’aspetto e nel vestire, andare dal parrucchiere ed essere sempre presentabile, ed ero corteggiata da molti, ma sempre fedele a mio marito e vivevo felice.

Una mattina facendo la spesa in un mercato di periferia, entrai in un bar per prendere un caffè. Incuriosita dal tintinnare di monete che sentivo dietro di me, mi girai e osservai, c’erano molte macchinette da gioco, le cosi dette slot machine, che io non avevo mai visto prima se non nei films, con varie persone, ragazzi , adulti e anche una signora di una certa età che giocava.
Bevvi il caffè guardandoli e disgrazia volle che in quel momento un giocatore se ne andasse lasciando la macchinetta libera e che il barista alla mia banconota da cinque euro , me ne desse di resto 4 da uno.
Non avevo mai giocato in vita mia, nemmeno alla lotteria, ma fui tentata da tutte quelle luci e
colori della slot machine e dall’enfasi e passione che avevano quelle persone nel giocare, e decisi di provare a giocare, presa da un impulso e un’emozione strana che non avevo
mai avuto, qusi una eccitazione e mi avvicinai, mi batteva il cuore forte.
“Come si fa?” Chiesi ad alta voce agli altri giocatori .
La signora mi guardò con uno strano sorriso freddo, che allora non capii, ma in seguito si, si voltò e si rimise a giocare senza dirmi nulla.
Fu un ragazzo vicino che mi spiegò come fare (oggi sono un’esperta).
“Metta la moneta nella fessura e prema il pulsante e aspetti che i rulli girano e in questa striscia vengano tre figure uguali , se no in quell’altra slot sono cinque le figure e c’è la leva da tirare, e se vengono tutte uguali ha vinto.” Disse semplificando per farmi capire il funzionamento delle macchine.
Introdussi la prima moneta di un euro nella slot da tre rulli, premetti il pulsante e tra il rollio delle figure inizia a giocare, Non venne fuori il tris.
Misi la seconda moneta da un euro e idem, dopo il correre veloce dei rulli solo una coppia.
“Sono sfortunata !” Pensai .”Non vincerò mai al gioco io.” Mi dissi.
Avrei dovuto andarmene e invece continuai a giocare.
Misi la terza monete da un euro, premetti e dopo l’attesa spasmodica del rullare veloci delle
figure, arrivò la prima, poi la coppia ed infine ansiosa ed eccitata arrivo il tris.
Non mi pareva vero.
Ahhh !!…Tirai un urlo di gioia e sentii il fruscio metallico delle monete che scendevano nel
raccoglitore e arrivare davanti alla mia gonna.
Ero felice, non mi sembrava vero, avevo vinto per la prima volta avevo vinto ed ero esaltata da quella vincita.
“Ha vinto …!” Esclamò il ragazzo a fianco a me.
“ La prima volta che gioca ha vinto!… Ripetè .”Che culo che ha!”
Ero elettrizzata da quella vincita, in quel momento provai un piacere quasi fisico a quella vincita, una forma di benessere mentale e corporale, mi sentivo eccitata, piena di adrenalina.
Sorrisi della battuta del ragazzo e mi misi a contare le monetine. Cinquanta euro.
Giocai ancora un po’,, ma non vinsi più e visto l’orario dovetti smettere per andare a preparare
pranzo a mio marito e ai miei figli.
Avevo vinto 40 euro, tutto sommato ero stata fortunata, mi ero divertita , mi ero pagata la spesa e mi era restata ancora qualche moneta.
Mentre in auto tornavo verso casa, mi riproposi di tornare.
Giunta a casa, preparai il pranzo, ero felice, canticchiavo mentalmente, ma non dissi nulla in famiglia della mia giocata e della mia vincita, per timore che mi rimproverassero, erano contrari a qualsiasi tipo di gioco.

I giorni seguenti saltuariamente tornai e continuai a giocare, passavo una mezz’oretta alla
macchinetta e ogni volta che andavo mi esaltava giocare e mi prendeva sempre più, e la disgrazia volle che le prime volte vincessi anche dei bei soldi e così continuai, convinta che fosse solo una mania passeggera e che presto avrei smesso.
Alla lunga nei giorni e nelle settimane che andavo a giocare, mi sentivo sempre più coinvolta, vedevo ragazzi, uomini e anche donne che giocavano e mi pareva tutto normale, non riuscivo ancora a leggere i loro sguardi di giocatori o giocatrici incallite la perdita di irrazionalità,la tensione sui loro volti. Nelle settimane … successive, tra vincite e perdite, persi tutto quello che avevo vinto da quando avevo iniziato, incominciando a giocare dei miei soldi e dei miei risparmi.
Ero come ipnotizzata davanti alla slot machine. La curiosità e divertimento iniziale divenne presto vizio e per paura che qualche conoscente o parente mi vedesse giocare, decisi di cambiare bar e zona.
I primi mesi ne girai più un bar, con la scusa di prendere il caffè curiosavo e guardavo se avevano le slot al loro interno, e poi iniziavo a giocare. Ma ero insicura, non potevo giocare in pace, mi dovevo guardare sempre attorno con la paura di incontrare qualcuno o qualche amica che mi dicesse:
“Ciao Milena!… Ma che fai qui?… Giochi!?”
Così un giorno oltre i soldi presi la macchina e andai in periferia, dove non mi conosceva nessuno, girai un po’, finchè mi fermai in un quartiere al confine nord della città. Era una zona abbastanza isolata.
Posteggiai in una piazzetta e fatto pochi passi in una stradina ad angolo notai un bar, entrai per un caffè e vidi che aveva le slot .
Non era un bar molto bello e nemmeno molto frequentato. Il proprietario e barista era un
meridionale piccolo e grassoccio, un tipo insipido e anonimo che parlava un italiano particolare, mischiandolo con parole in dialetto siciliano o calabrese.
C’era anche un ragazzino che lo aiutava, certamente quell’uomo non si toglieva la pelle dal lavoro visto che era sempre seduto dietro il bancone a leggere o a guardare la Tv e quello che faceva tutto era il ragazzino.
Giocai in quel bar quel pomeriggio e vinsi.
La fortuna mi era tornata a girare:
” Probabilmente e questo bar che mi porta fortuna .” Pensai, ragionando come una giocatrice scaramantica e superstiziosa:” Devo venire qui a giocare!” Considerai.
Così inizia a frequentarlo, giornalmente o quasi e sempre alla stessa ora, quando c’era pochissima gente.
Ero diventata una abitudinaria, mi trovavo bene, giocavo tranquilla e mi scaricavo fisicamente dalla tensione che avevo in corpo, senza timore e mi piaceva, non dovevo guardarmi le spalle da possibili conoscenti .
Notavo ogni tanto lo sguardo del barista su di me, ma non mi importava, poteva guardare fin che voleva, non mi interessava, a parte quel piccolo vizio (allora lo consideravo così), ero una donna seria e fedele che amava suo marito, e poi a suo modo era educato e gentile, non mi aveva mai importunato, anzi mi incitava a giocare e si congratulava quando vincevo.
Aveva slot tradizionali, alcune da tre, altre da cinque rulli e imparai in fretta ad inserire la moneta nell’apposita fessura e tirare la leva quando c’era ,o premere il pulsante che attivava i rulli su cui sono disposti i simboli che incominciavano a girare fino al loro arresto. E i miei occhi erano come ipnotizzata su di loro.
Come dicevo sopra, seguitai a tornare con cadenza fissa, quasi giornaliera, lui mi vedeva arrivare, e senza che glielo ordinassi mi preparava il caffè e la scodellina delle monetine e poi mi sorrideva. Io pagavo con dieci o venti euro e lui di resto mi dava tutte monete da un euro mettendole nella scodellina.
Conosceva il mio segreto, la mia passione e debolezza, ma era sempre molto riservato, come se non gli interessasse quello che facevo; mai una parola fuori posto.
Io speravo sempre di svuotare la slot di sentire la musichetta del tintinnio delle monetine, ma non sempre era così .
Quando vincevo, si complimentava facendo battute simpatiche nel suo dialetto, se perdevo mi faceva coraggio dicendomi:” Sono sicuro che la prossima volta va meglio. Il gioco è così! Oggi si perde, domani si vince.”
Iniziavo a pensare senza accorgermene come una giocatrice.
Ritornai in pareggio tra vincite e perdite.
Ogni tanto facevo il Jack point che in pochi giorni riperdevo tutto giocando.
Vincevo e perdevo e andavo avanti.
Oramai ero presa dal gioco di quelle slot, erano passati alcuni di mese e andavo ogni giorno alla stessa ora a giocare e quando mi vedeva il barista sorrideva:
” E’ venuta a portarmi via un po’di soldi ?” Diceva scherzando.
Non mi faceva nemmeno più pagare il caffè, me lo offriva, eravamo entrati in confidenza lui si chiamava Angelo e io gli dissi il mio nome, Milena.

Finchè avevo i soldi giocavo, un giorno presa dall’accanimento ero arrivata a giocare e perdere anche 400 euro, ma non avevo sempre a disposizione quelle somme. Il mio conto corrente personale in cui versavo i soldi che mensilmente mi dava mio marito per le spese della casa era in rosso oramai, e quello per il suo lavoro si che era in comune, ma più di un tanto non potevo ritirare perché lo controllava giornalmente con lo smartphone per lavoro e se mancava qualcosa mi chiedeva come mai; e dovevo sempre giustificare i prelievi con delle spese, e poi fargli delle creste.
Oramai ero presa, vittima del gioco, ero diventata una giocatrice accanita, avevo una vera e propria dipendenza che cercavo di nascondere, avevo il pensiero ossessivo del gioco quotidianamente, fino a interferire coni miei rapporti famigliari e sociali; di notte mi sognavo anche i rulli della slot machine girare e che facevo vincite fantastiche, dei Jack point, sentendo nel sogno il suono piacevole delle monetine che cadevano nel raccoglitore con il loro tintinnare metallico che quasi mi eccitavano.
Se non andavo stavo male, mi sentivo rivoltare lo stomaco e venivo presa dall’agitazione, dopo tre mesi, non riuscivo a smettere era come una febbre, era diventata una dipendenza, una droga, ero incapace di resistere al desiderio, non potevo più stare senza giocare, se non lo facevo stavo male anche fisicamente, sudavo, mi agitavo e mi prendeva la tachicardia con mancamenti e giramenti di testa.
Le vincite mi procuravano esaltazione e piacere nell’immediato, sia fisico che mentale. Mi esaltavano e mi portavano a giocare cifre sempre più elevate. Mi piaceva sentire quella sensazione piacevole sul mio corpo che mi soddisfaceva ma mi determinava la dipendenza.
Dentro di me minimizzavo la mia propensione al gioco e i suoi effetti negativi, non mi pensavo assolutamente di essere dipendente dal gioco.
Dopo un po’ di tempo che giocavo e perdevo, restai senza soldi, avevo dissipato tutti i miei risparmi e avevo i sensi di colpa e depressione specie quando perdevo grosse cifre, anche di 500 euro al giorno o meglio, in un paio di ore.
Inizia a contrarre debiti a causa del gioco, a chiedere piccoli prestiti a conoscenti,con la scusa che avevo dimenticato il portafoglio a casa e glieli avrei dati.
Vivevo in uno stato di stress e il gioco determinava in me problemi relazionali, professionali ed economici, nonché un ulteriore scadimento del tono dell’umore, iniziai a litigare con mio marito e con i miei figli e a mentire e poi a vendere beni di famiglia.

Un giorno mi presentai da Angelo, il barista con un anello d’oro e gli chiesi se poteva darmi qualcosa in cambio. Fu gentile me lo pagò bene, lo fece dicendomi:
” Ti piace giocare ehh…. Brava!! Ma non ti preoccupare, se sei senza soldi io ti faccio credito, e poi me li restituirai quando vincerai. “
Allora non volli, resistetti, ma con il tempo non ebbi più una mente mia, ero completamente assoggettato dal gioco e mi facevo veramente schifo, ero arrivata a vendermi cari ricordi di mio marito e del matrimonio, dicendo poi in casa che li avevo persi o che me li avevano rubati. Una volta per rendere tutto credibile, feci pure una falsa denuncia dai carabinieri dicendo che mi avevano scippata portandomi via la borsa con il portafogli e oltre 2000 euro che avevo ritirato in banca per pagare il commercialista e le tasse dell’artigianato a mio marito. Ma non era vero, me li ero giocati.
Facevo sparire piccole somme dalle spese quotidiane, gonfiando gli acquisti. Ero arrivata a
giocarmi anche un euro soltanto pur di calmare la mia agitazione.
Se avessi avuto la possibilità, avrei dilapidato tutti i nostri averi pur di giocare.
E nessuno in famiglia sospettava niente.
Avevo iniziato con la certezza di poter smettere quando volevo, ma non era stato così, non ci
riuscivo più ne ero diventata schiava .
Quando andavo nel bar di Angelo a giocare, mi ripetevo sempre la solita frase ossessiva: ”Questa sarà la volta buona e poi non gioco più!”
E invece non lo era mai e tornavo sempre a giocare.
Quando non ebbi più disponibilità liquida e in famiglia facevo i salti mortali per far equilibrare il bilancio senza che si accorgessero di qualcosa, rallentai per giocoforza le mie giocate e le presenze nel bar.
“Come mai viene meno e gioca poco signora Milena?” Mi chiese un pomeriggio che ero andata Angelo, il proprietario del bar.
Subito dissi che non avevo tempo, che avevo altro da fare, ma poi gli dissi la verità.
” Non vengo spesso perché ho da fare a casa e in famiglia con i figli e poi anche perché non ho più la disponibilità finanziaria di prima, ne liquida, ne materiale da vendere. Mi sa che nei prossimi giorni ci vedremo poco.” Risposi un po’ infastidita della sua domanda e un po’ dispiaciuta perchè non potevo giocare, mentre il desiderio dentro di me era grande.
“Se è solo per questo signora Milena non è un problema! Come le ho già detto, le faccio credito. Mi firma un assegno di un importo stabilito e io gli dò dei soldi in contanti da giocare e l’assegno lo terrò qui con me senza incassarlo e quando poi lei vincerà, mi ridarà i soldi e io glielo riconsegnerò.”
Era un rischio, uno strano scambio, ma un accordo allettante, che può capire solo chi gioca e ha bisogno di soldi. Mi vergognavo di me stessa e di quella proposta, non lo conoscevo quell’uomo se non superficialmente, non avrei dovuto accettare, ma il desiderio di giocare fu più forte di tutto, di me e della razionalità.
Alla fine lui mi fece credito con somme anche di un certo rilievo, firmandogli io degli assegni del mio conto personale, scoperti, con la garanzia e sua parola, che lui non avrebbe incassato.
Assegni che io non avevo e non usavo per le mie spese, avendo sempre utilizzato o il bancomat o la carta di credito o denaro liquido. E richiesi appositamente un libretto degli assegni in banca per poterli emettere.
Tanta era la frenesia del gioco che accettai e gli feci, degli assegni di due, tre, fino a cinquecento euro, e nel giro di un altro mese persi 5000 euro ed ero in debito con Angelo di 7000 euro totale.
E non li avevo e non sapevo come restituirglieli visto che giocando continuavo a perdere.

“Un pomeriggio al termine di un’altra perdita, mi invitò ad andare nel retro del bar per discutere in modo riservato delle somme che gli dovevo e non avevo.
“Le devo parlare… venga di là! Staremo più tranquilli.”
Mi staccai dalle slot e lo segui.
“Signor Angelo, i soldi che gli devo, ora non li ho …ma stia tranquillo che non li perderà , glieli
Darò tutti!” Gli dissi mentre eravamo soli nel bar e lui dietro il bancone.
“Certo! Certo!… Ma non si preoccupi per i soldi , me li darà quando li avrà e sono sicuro che lo
troverà il modo. Comunque non parliamone qui, venga!… Andiamo sul retro!…Potrebbe entrare qualcuno e sentirci parlare di queste cose e non sarebbe bello per lei.” Disse lasciando solo il ragazzo nel locale.
Mi sembrava sincero e preoccupato per la mia privacy e lo segui .
Ingenua entrai nella stanza sul retro, pensando che mi volesse parlare davvero in privato o farmi vedere qualcosa.
Quando fummo dentro vidi che era una specie di magazzino con alle parete degli scaffali, pieni
bottiglie e scatole di prodotti per il bar.
Al centro c’era un tavolinetto che usava per pranzare nelle pause e aderente a una parete una brandina che utilizzava per riposarsi d’estate quando faceva i turni lunghi.
Ma quando fummo dentro mentre parlava , chiuse la porta a chiave.
Credevo che volesse discutere delle modalità per il rimborso del mio debito, invece all’improvviso mi mise le mani addosso, iniziando a toccarmi dappertutto, cercando di accarezzarmi e baciare.
“Ma nooo!!… Che fa mi lasci!!” Gli urlai disgustata dal suo comportamento:” Come si permette!”
Ero indignata e offesa dal suo atteggiamento.
“Come si permette di mancarmi di rispetto e in modo così volgare. Di toccarmi lascivamente. “ Pensavo . Ma lui continuò:
“Ti voglio !…Ti voglio!” Ripeteva eccitato, dicendo anche:”Il debito te lo scalo se mi fai chiavare! Se no lo dico a tuo marito e ai tuoi, figli che mi devi dare dei soldi . “
“Ma cosa dice? …Come si permette di dire queste cose, per chi mi ha preso? Se lo scordi di fare sesso con me, e poi cosa c’entrano mio marito e i miei figli?”
Replicai incredula.
“ Si! Gli dirò tutto se non ti lasci accarezzare!” Ripetè.
In quella situazione non seppi reagire ero spaventata dal suo comportamento e dalla sua minaccia.
Eccitato come una bestia, mi spinse contro uno scafale e mi infilò la mano tra le cosce , tirando su la gonna , cercando di baciarmi in bocca.
Mi allontanai con disgusto:
“ Ma che fa? … Stia fermo!… Come si permette? Non mi tocchi o la denuncio! “ Esclamai.
Ma lui come un invasato, continuando a toccarmi dappertutto come se avesse mille mani come un polipo, esclamò: “ Denunciami pure ! Vedremo cosa dirà la tua famiglia!”
E mentre continuava a palpeggiarmi con le mani sotto la gonna cercando di arrivare al sesso per toccarlo, mi disse di piegarmi in avanti.
Non volevo, facevo resistenza e continuavo a ripetere :
”No! No!..La prego mi lasci . I soldi glieli darò. Troverò il modo di averli, ma questo no!… Non
può farlo!”
Ma non sentiva ragione e le sue mani mi frugavano il corpo, il seno, il culo , le cosce , tirandomi su la gonna da ogni lato mentre io cercavo di tenerla giù con le mani che dovevo abbassare dal tenere lui lontano, approfittando di quella mia protezione per scoprirmi il sedere. Come una bestia in calore mi annusava il collo:
” Come sei profumata!… Sei bella! Mi piaci!… Mi sei sempre piaciuta fin dal primo giorno che sei entrata qui!” Diceva facendo grandi inspirazioni e baciandolo.
Era tanto eccitato che parlava anche nel suo dialetto siciliano:
” Dai!…” Ripeteva:”Calati i mutandi!”
Spaventata e sorpresa, prima che potessi realizzare e fare qualcosa, con forza mi ruotò il bacino, mettendomi con il sedere davanti a lui.
“Piegati! Piegati!” Ripetè spingendomi con una mano sulla schiena e l’altra tenuta sul ventre
facendomi spostare a forza il busto in avanti.
Mi piegai sotto la sua spinta e la sua prestanza, mentre lui togliendo la mano dal ventre mi tirava ancora su la gonna da dietro, scoprendomi il sedere e tirandomi giù le mutandine alle ginocchia, lasciandolo nudo.
“Ca i mani! Ca!” ( Qui le mani! Qui!) … Ripetè mentre mi guidava le braccia facendomi segno di appoggiarle al ripiano che avevo di fronte.
Ero sconvolta , incapace di reagire , mi ritrovai in quella posizione, assurda e umiliante, a
novanta gradi con il sedere nudo e scoperto.
Tenendomi sempre giù per la schiena iniziò ad accarezzarmi i glutei.
“ Che bello che c’è l’hai!!… E come è morbido e pallido. Hai proprio un bel culo!”Mormorò.
Girando la testa per reazione al tatto di quella mano viscida, grossa, ruvida e profanatrice della mia intimità e della mia pelle, lo vidi sputarsi sulla mano e la sentii passare sui peli del mio sesso piena di saliva e inumidire la fessura e il suo dito penetrarmi come a farsi strada.
Sussultai a quella introduzione profanatrice del mio sesso stringendo le gambe forte e gridai
ancora:” Noo!..Noooo!!… Mi lasci stare!” Ma inutilmente.
“ Beddu u sticchiu pelusu! (Bella figa pelosa!…Come piace ammia! (a me!) “ declamò invasato spingendo il dito dentro all’interno eccitato e ansimante.
Ferma in quella posizione animalesca, con le braccia tese appoggiate al ripiano, sentii la sua grossa cappella appoggiarsi e spingere tra le mie labbra vaginali, mentre con una mano mi teneva per un fianco e con l’altra si aiutava a infilarlo.
Spinse e mi penetrò facendomi sussultare. Lo sentii entrare lentamente ma inesorabilmente dentro me, grosso e duro e per reazione mi inarcai con il busto in alto ancora di più.
“Noo!…Nooo!! La prego Angelo, non mi faccia questo… .”
E sempre tenendomi per un fianco, iniziò a muoversi avanti e indietro e a possedermi, mentre io mi tenevo in equilibrio in quella posizione a me sconosciuta, con le mani appoggiate sul ripiano.
Ero sconvolta, mi stava violentando, era la prima volta che mi prendeva un altro uomo che non era mio marito.
Sembrava un animale tanta la foga che aveva, lo sentivo dentro spingere tutto fino in fondo a
toccarmi l’utero e pronunciare frasi oscene, volgari su di me, miste nel suo dialetto siciliano, e
penetrami velocemente con vigore, mentre con la mano mi sfregava e stringeva sopra la camicia il seno. Subito sbottonò i primi bottoni della camicetta e infilò la mano dentro mettendola all’interno del reggiseno e tirando fuori le mammelle iniziando a stringerle e rilasciarle come se le mungesse, prendendomi anche tra le dita i capezzoli e sfregandoli sui polpastrelli.
D’improvviso sentii un forte calore al ventre, che con mio marito non avevo mai provato in quel modo, non volevo, ma mi stava piacendo. Iniziavo a godere.
Furono minuti brutali, sentivo la sua pancia battere forte sulle mie natiche, prendermi per i fianchi e spingere di più. Immobile in quella posizione iniziavo a provare piacere, un piacere non voluto ma bello.
All’improvviso ebbi l’orgasmo, un orgasmo non voluto ma che non avevo mai avuto così intenso, gemetti e lui se ne accorse :
“ Ti piace è!!… Lo sapevo… voi signore per bene siete tutte uguali… tutte buttane…!” Asserì.
Continuò a penetrarmi facendomi purtroppo godere e dal piacere stringere con le dita il ripiano di legno in cui ero appoggiata con le mani.
Poi ansimante gridando volgarità su di me, lo tirò fuori veloce, facendomi venire ancora e
riversò sulle mie natiche tutto il suo sperma caldo, battendoci sopra il cazzo duro, come a
scrollarlo dallo sperma fino all’ultima goccia e poi strisciarlo sulla pelle per pulire il meato urinario.
Aveva finito, ero sconvolta di quello che era accaduto e di aver goduto anch’io. Ero shoccata di
quello successo. Seppur breve, ebbi un orgasmo intenso che da anni non avevo con mio marito e quel provare piacere con quell’uomo, mi sconvolse di più.
Lui mentre trionfante si rimetteva a posto i pantaloni, mi disse la solita frase tipicamente maschilista:
” Hai visto che ti è piaciuto!… Ti sentivo godere come una ragazzina.”
Sprofondai dalla vergogna, perchè purtroppo era vero, ma non risposi, non avevo il coraggio di reagire ne di dire nulla e lui continuò:
” Vieni domani?” Ancora non risposi e lui ripetè nuovamente:”Vieni domani?.. Ti faccio giocare gratis , ti do una ciottolino di monetine… .”
In silenzio mi rassettai veloce, mettendomi in ordine senza potermi lavare, tirai su le mutandine, appiccicandole alle natiche sporche del suo sperma, come se fosse colla.
Tirai giù la gonna e la sistemai con le mani, mentre lui continuava a chiedermi:
” Ti è piaciuto?”
Non risposi ancora, avevo le lacrime agli occhi, ero arrabbiata e indignata con me stessa, avevo realizzato cosa avevo fatto, io, donna fedele e onesta, madre di famiglia, avevo tradito mio marito e mi ero lasciata possedere seppur contro la mia volontà da un altro uomo e tutto per causa del gioco . Se non fosse stato per quelle maledette macchinette non sarei finita in quel bar e non sarei stata debitrice di niente.
Non dissi nulla, non parlai, girai la chiave e piangendo silenziosamente uscii dal retro, mentre lui era ancora lì, fuori il ragazzino mi guardò intuendo tutto. Presi la borsa sullo sgabello e corsi via. Sconvolta arrivai alla mia auto, salii e tornai a casa piangendo.
Mi aveva preso con l’inganno e contro la mia volontà, facendomi provare sensazioni anche se
piacevoli sporche e perverse.
Giunta a casa non c’era nessuno, i miei figli erano fuori e mio marito al lavoro, piansi, poi mi feci la doccia, lavandomi e sfregandomi non so quante volte il sedere per togliermi il suo sperma secco dalle natiche. Lo stesso feci sul sesso, mi insaponai più volte i peli, risciacquando e insaponandomi a gambe larghe e leggermente piegate facendo entrare nella vagina l’acqua con il doccino, riempiendola e lasciandola uscire di getto , per lavare anche l’interno.
Mi facevo schifo, ribrezzo, mi sentivo sporca, contaminata da quell’uomo.
Una volta pulita e sistemata, mi calmai, smisi di piangere, avevo già gli occhi rossi e non volevo
che mio marito e i miei figli se ne accorgessero.
Presi quelle mutandine sporche del suo sperma e le misi in un sacchetto facendo più nodi dalla rabbia e lo caccia in quello nero della pattumiera.
Preparai cena e quando arrivarono i miei figli e mio marito andammo a tavola. Avevo una famiglia splendida e stavo rovinando tutto per il gioco. Decisi di smettere e non giocare più, di andare da qualche associazione contro il gioco, avevo l’indirizzo e soprattutto mi ripromisi che non sarei mai più andata in quel bar e rivedere quell’uomo.
Quella sera a tavola, notando la mia tristezza dissi in famiglia che non stavo bene, che ero influenzata così giustificai anche il rossore degli occhi.
Quella notte non dormii nulla, con mio marito vicino pensai a quello che mi era successo. Ero
pentita di quello che avevo fatto, essermi lasciata toccare e possedere da quell’uomo e soprattutto aver goduto e provato piacere con lui, e mi dispiaceva per mio marito che era stato il primo e il mio unico uomo fino a quel momento; anche se i nostri rapporti sessuali erano diventati di routine e insoddisfacenti gli volevo bene.

Per qualche giorno non usci di casa e non andai in nessun bar, nemmeno a prendere un caffè ,
anche se la tentazione di giocare era forte, lottavo con me stessa e ne avvertivo l’astinenza e i suoi sintomi, come lo stress, il malessere generale e il desiderio di farlo.
Passarono alcune settimane e lentamente ripresi la mia vita normale.
Anche quando uscivo a fare la spesa riuscivo a non giocare alle slot e non andavo nei bar per non essere tentata, ma giocavo spesso ai gratta e vinci e lì scaricavo lì tutta la mia adrenalina per il gioco.
Stavo cercando di dimenticare l’accaduto e ritornare alla normalità sociale e alla tranquillità
famigliare. Avevo ripreso a ridere e scherzare con mio marito e i miei figli, che dicevano che ero sempre musona.
Una sera stavo preparando cena, mentre mia figlia Rosalba era al Pc, il maschio alla tv e mio
marito doveva rincasare, quando suonò il citofono.
“Vai tu Rosy che io ho le mani sporche “. Dissi a mia figlia:”Guarda chi è?”
Lei andò e poco dopo tornò in cucina dicendo:” E’ per te mamma, vogliono a te! …”
“Chi è!” Chiesi asciugandomi le mani e andando verso il citofono:” Boh ! …Non lo so , è un
signore che vuole parlare con te!” Rispose tornando al computer.
“Un signore che vuole parlare con me?” Pensai:”Chi sarà mai?”
Presi la cornetta e domandai:” Chi è?”
Quando sentii la voce mi si gelò il sangue nelle vene, era lui, Angelo il barista che mi diceva :
” Scendi!”
Avevo paura . “Non posso scendere!” Risposi:” Cosa ci fa qui? …Vada via!”
“Scendi!” Ripetè deciso con voce autoritaria.
“Non posso! … Ci sono i miei figli e aspetto mio marito. Cosa vuole?”
“Scendi che ti devo parlare o salgo io e racconto tutto ai tuoi figli oppure aspetto tuo marito che arriva e parlo con lui!”
A quelle parole mi prese il panico, mi spaventai. Riflettei un attimo poi gli dissi:” Aspetti !…
Scendo un attimo, ma non salga.”
“Vado un attimo giù!” Dissi a mia figlia che era di nuovo al pc dai un’occhiata alle pentole in cucina:“ E’ per l’auto posteggiata ha detto il signore, vado a vedere e ritorno subito !” E mi infilai il soprabito aprendo la porta.
Mentre scendevo le scale a piedi mi chiedevo come avesse fatto a trovarmi, mi conosceva solo di nome ed era della periferia, al limite della città, ma in quel momento non mi interessava .
Quando arrivai e lo vidi nell’atrio ebbi paura, era arrabbiato:
”Perchè non sei più venuta?” Mi chiese alterato.
“ Non posso più venire. Ho i figli, la famiglia e poi non gioco più . I soldi glieli darò tutti, stia
Tranquillo, li sto mettendo via, appena ho la cifra che le devo gliele porterò.” Risposi agitata.
“Non mi interessano i soldi, voglio che domani vieni al bar.“ Disse irato.
“Ma non posso!!” Ripetei irrequieta e timorosa:”Come faccio? Ho la famiglia e poi ho smesso di giocare:”
“Allora dico tutto a tuo marito!” Esclamò e fece il gesto di salire la scala .
Terrorizzata lo pregai di non salire: “Noo!…Nooo!…Non salga!” Esclamai prendendogli la giacca per un polso.
“E allora domani vieni al bar!… Ti aspetto alle 15.00. Se non vieni domani sera vengo qui e dico
tutto a tuo marito e ai tuoi figli e metto in pagamento gli assegni che mi hai fatto.”
“Si!…Si!!…Va bene!…Va bene!… Domani vengo. ” Le dissi agitata:” Vengo al bar , ma ora vada
via per favore? Che se arriva mio marito non voglio che la veda qui con me.”
Avevo paura che lo vedesse mio marito rientrando, che si incontrassero o i miei coinquilini e chissà cosa avrebbero pensato a vedermi con quel tipo così losco.
Tornata su ero angosciata, ma la serata passò normalmente , mascherai la mia agitazione in
famiglia, nessuno capì nulla , nemmeno mia figlia, le dissi che era un signore che mi chiedeva di spostare la macchina . Ma quella notte fu agitata, non riuscii a dormire , mi alzai più volte guardando mio marito che dormiva pensando a cosa potevo fare.
“Nulla se non andare in quel bar.” Mi rispondevo.
La mattina dopo mi alzai presto, misi a posto in casa e feci la spesa e preparando per il pranzo
provvidi anche alla cena in modo da non avere preoccupazioni per la sera.
A pranzo ero sola, i ragazzi erano all’università e demoralizzata bevvi un po’ di vino in più , per darmi un po’ di coraggio e parlargli chiaro, per dirgli di no, che dopo quel pomeriggio non sarei andata più nel suo bar.
Ero intenzionata a parlargli apertamente, i soldi glieli avrei dati nei prossimi giorni, avevo deciso di fare un prestito di 7000 mila euro in banca.
Alle 14 uscii, presi la macchina e andai al limite della periferia, in quella zona equivoca.
Arrivata vicino al bar, lui mi vide parcheggiare e con quel suo ghigno losco e la sua pancia
prominente che spingeva al massimo i bottoni della camicia mi disse quando entrai:
”Ti ho preparato il caffè!”
Si era messo a darmi del tu, ma io educatamente continuavo a dargli del lei .Chi lo conosceva quel tipo? E poi era una persona che non mi piaceva e non mi andava di dargli confidenza.
Vidi che c’era il ragazzino con lui dietro il banco, il suo garzone.
“Ti ho vista arrivare, e ti ho preparato la tazzina di caffè come al solito e bella calda sul bancone.” Ripetè.
Lo ringraziai della gentilezza, ma le dissi subito:” Gli devo parlare.”
“Dopo!” Rispose lui:” Adesso bevi!”
“No!… Adesso devo parlare!” Ribattei io decisa.
“ E va bene… cosa mi devi dire?” Mi chiese con sufficienza.
“Guardi Angelo, io ho una famiglia, sono sposata da più di vent’anni, per me venire qui a giocare è stato un momento di debolezza, un diversivo che sto pagando a caro prezzo e non voglio più tornare. I soldi che gli devo non li perderà stia tranquillo, deve avere un attimo di pazienza , entro la fine del mese li avrà tutti.”
“Lo so che me li darai!” Rispose lui:” Mi sono informato e so che sei una donna onesta, seria e
rispettata, ma ora non ci pensare ai soldi poi vedremo, fatti qualche giocata. Offro io !” Disse
mettendomi davanti una ciotolina (come chiamava lui il contenitore di metallo) piena di monetine da un euro.
“ Giocateli tutti e poi parliamo, offro io!” Ripetè.” Vedrai che stavolta vinci ne sono sicuro … .”
Avrei dovuto fuggire e invece mi lasciai tentare, presa anche dal fatto che pensavo di averlo
convinto che non sarei più andata in quel bar e che lui mi aveva dato la sensazione di accettare.
Bevvi il caffè, presi la ciotolina e andai alla mia macchinetta preferita , mentre lui mi guardava sorridendo, mi sedetti sullo sgabello e iniziai a giocare, era più forte di me, l’emozione che provavo in quel momento mi faceva stare bene fisicamente e mentalmente, mi rilassava.
Misi la monetina, premetti il pulsante e iniziarono a girare i rullini, ero felice in quel momento a sentire quel fruscio di figure girare e attenta e concentrata le fissavo scorrere. Senza rendermene conto ero caduta di nuovo in tentazione ,vittima del gioco, o forse non ne ero mai uscita ed era solo una mia illusione di esserlo.
Prendevo le monetine e le cacciavo dentro una alla volta e ogni tanto mi voltavo, come a
chiedergli se potevo continuare e vedevo che lui mi guardava da dietro il bancone, dondolando la testa in avanti, come a dire :”Si , gioca!”
Niente jack point quel giorno non girava, non vincevo, mi esaltavo ma niente da fare.
Persi tutto, cento euro di monetine, mi alzai dopo un’ora abbondante.
Lui lasciò il ragazzino dietro il bancone, mi chiamo e mi disse di andare nel retro.
Avevo avuto una brutta esperienza lì, ed ero agitata e non volevo entrare:
“No! …Non entro lì!” Esclamai decisa .Avevo intuito cosa voleva e non mi andava.
“ Va bene , se non vuoi non ti costringo.” Rispose: ” Ma stasera vengo a casa tua a parlare con tuo marito e i tuoi figli e gli dico anche dei soldi di oggi.”
Era un bastardo.
“No la prego , non faccia così, glieli ridarò tutti! E’ stato lei a dirmi di giocarli.” Dichiarai terrorizzata e impaurita per giustificarmi.
“Dai vieni! Poi ti faccio giocare un’altra ciottolino di monetine e sono sicuro che vinci!”
Alla fine non so nemmeno io perché, forse la paura che parlasse a mio marito o perché eccitata che mi avrebbe fatto giocare ancora, lo segui nel retro sotto lo sguardo del ragazzino dietro il bancone, accese la luce e mi fece entrare e come chiuse la porta a chiave , mi abbracciò e iniziò ad accarezzarmi dappertutto e baciarmi sul collo dandomi una sensazione di repulsione.
“Spogliati tutta!” Disse :” Ti voglio nuda! Questa volta lo facciamo sulla branda, lo preparata
pulita per te!”
Volevo resistere, anche per il fatto che c’era fuori quel ragazzino che probabilmente capiva tutto, ma ero confusa, frastornata di aver giocato ancora e di trovarmi nuovamente sola con lui nel retro dove mi aveva preso l’altra volta.
Mi veniva in mente quel breve piacere intenso che avevo provato e avevo ancora addosso
dell’adrenalina del gioco e non lo nego che desideravo ancora dopo di tornare a giocare, in quel momento fui presa ancora dall’ebbrezza che avevo in circolo, ero eccitata e mi piaceva sentirmi toccare dalle sue mani .
Chiusi solo gli occhi e lo lascia fare, sentii le sue mani spogliarmi con ardore, togliermi la
camicetta e il reggiseno, accarezzarmi le mammelle, baciare, leccare e succhiare i capezzoli
pronunciando parole dolci e volgari:
” Bella! Bella femmina… tutta da baciare, leccare e chiavare.”
Avvertii un calore improvviso nel ventre.
Lui continuò, sbottonò e tirò giù la cerniera facendo scendere la gonna ai piedi e poi mentre in
mutandine mi accarezzava le cosce e il sedere, con una mano me le abbassò e mi accarezzò i peli della figa.
“Leva!… Levali i mutandi !”Disse nel suo dialetto e le tolsi da sola, da me, partecipando inconsciamente; e abbassandomi le feci passare dai piedi e raccolsi assieme alla gonna.
Ero nuda solo con le scarpe nel magazzino di quell’uomo ed ero eccitata, in quel momento non
pensavo a niente, ero come assente mentalmente.
“ Vieni sdraiati qui!” Disse indicandomi e accompagnandomi sulla branda e come un automa mi feci trasportare dalle sue grosse mani e mi sdraiai.
Lo vidi spogliarsi veloce e in modo disordinato cacciando i vestiti per terra e quando fu in
mutande, con quel suo grosso pancione fuori, le ltolse, facendo uscire fuori il suo pene dritto ed eretto, grosso e oscillante.
Come se fossi in trance chiusi gli occhi e sentii che mi allargava le gambe.
Venne su di me e nel mio aprire a intermittenza le palpebre, lo vedi sputare sulla mano e passare sul suo cazzo e sui peli della mia figa la saliva, poi si abbassò e lo sentii sfregare sulla fessura con il glande, sentivo la sua pancia comprimere su di me, contro la mia, non ero abituata, mio marito era senza e mi faceva uno strano effetto avvertirla grossa e voluminosa sopra la mia.
Mi penetrò senza nessuna reazione da parte mia, che arrendevole lo lasciai fare e iniziò a muoversi avanti e indietro con ardore brutale, stringendomi e baciandomi tutta, iniziando a chiavarmi.
Era diverso da mi marito, da come lo faceva lui e poco dopo senza volerlo e senza accorgermene iniziai a godere e stringerlo a me, sentivo i suoi colpi e la sua foga animalesca dentro me, la sua pancia sbattere forte contro la mia e godevo …come non avevo mai goduto prima, di un piacere morboso, innaturale, perverso e autolesionista mentalmente verso me stessa .
Non avrei voluto baciarlo perchè oltre ad essere brutto, mi faceva ribrezzo e aveva l’alito che
sapeva di fumo e di liquore, ma quando mi lasciai andare, presa dal piacere lo feci , con la lingua intrecciai la sua nella mia bocca.
Lo sentivo dentro me spingere ed a ogni suo movimento, sentivo il cigolio della branda e mi
sentivo dondolare sulla rete. Quell’amplesso durò una decina di minuti, con i nostri corpi maturi avvinghiati in modo bestiale.
Quando venne gridò, ebbe l’orgasmo e anch’io più bello e intenso della volta precedente .
Un bellissimo orgasmo che non ricordavo e non sapevo che si potesse avere così bello e profondo anche se patologico ed eccessivo. Mi scuotei tutta dal piacere e spinsi il bacino verso di lui abbracciandolo e baciandolo, facendo sobbalzare e cigolare di più la branda.
Lui lo tolse veloce da dentro me e riversò il suo sperma caldo sul ventre e prendendomi la mano, accompagnandola con la sua, me lo fece spalmare sulla pancia e poi leccare sul palmo della mano:
“Leccalo!…Leccalo dai!… E’ buono, ha un buon sapore. “ Mi esortò.
E spingendomi la mano stretta nella sua sul mio viso e contro le mie labbra, lo feci, eccitata e passiva la leccai, assaporai il suo sperma.
Ero sudata, sconvolta, umiliata e delusa, anche perchè oltre averlo rifatto ,avevo goduto ancora con quell’uomo .
Mi pulii con dello scottex che mi passò, mi misi a posto e lui lo stesso e uscimmo, con quel ragazzino ancora che mi guardava, capendo tutto.
“Dai ancora una ciotolina di monete alla signora!” Gli disse. Una ciotolina, come se fossi un cane e risedendomi sullo sgabello ritornai a giocare, incurante di quello che avevo fatto. Non vinsi e tornai a casa .
Inutile dire che dopo quel pomeriggio ritornai quasi tutti i giorni, e saltuariamente o a giorni alterni ci furono altri incontri sessuali tra noi.
Nei pomeriggi seguenti mi chiavò di nuovo e poi ancora… e ancora.
Nel giro di poche settimane diventai la sua amante, la sua donna, la sua concubina. Andavo al
bar , giocavo e non importa se vincevo o perdevo, poi andavo sul retro con lui a farmi chiavare.
Lo odiavo con tutta me stessa , anche se sessualmente mi piaceva e mi faceva godere, perchè mi aveva rovinata nei valori in cui credevo come donna e come moglie, e resa sua succube, domata.
Erano diventati pomeriggi di gioco e di sesso.
Pagavo così le mie perdite, facendomi chiavare da lui e anche se mi vergogno a dirlo, mi piaceva fare tutte e due le cose.
Una sera dopo che nel pomeriggio ebbi un amplesso con lui, lo feci con mio marito che mi cercava sempre intimamente, e non sempre mi concedevo, avemmo un rapporto sessuale, aveva voglia, noi in genere lo facevamo una o due volte al mese.
Ma quella sera mi diedi con il cuore e con amore, pensavo di riuscire a provare piacere e godere con lui e in quel modo riscattare tutti gli amplessi che avevo avuto con Angelo.
Ma restai delusa, fu peggio, sessualmente non sentivo più niente per mio marito, non mi piaceva come mi toccava, accarezzava o baciava, non era in grado di farmi godere e per provare piacere dovetti chiudere gli occhi e pensare ancora a lui , ad Angelo che mi possedeva.
Come dicevo sopra mi aveva rovinata come donna e come moglie a non provare più godimento con mio marito, ma io gli volevo e gli voglio bene . È una brava persona, un buon padre e buon marito, anche se sessualmente insoddisfacente.

Riuscii a nascondere a tutti questa mia relazione adultera per mesi.
Ma il peggio doveva ancora arrivare.
Un pomeriggio come al solito andai e giocai un po’, vinsi , ma questo oramai non cambiava nulla, al termine cambiai le monetine e misi i soldi in borsetta, lui mi fece cenno di andare nel retro. Andai e lui dietro di me, pensando che mi volesse chiavare sulla brandina come facevamo di solito, lui a differenza di mio marito era molto attivo sessualmente nonostante avesse cinquant’anni e la pancia, oltre che essere più dotato di lui. Ma con mia enorme sorpresa trovai un altro uomo che mi aspettava, uno che vedevo spesso seduto a un tavolino nell’angolo del bar, un pensionato.
“Oggi lo fai con lui e non con me, è uguale , non cambia niente !” Esclamò chiudendo la porta.
Protestai :“ Come non cambia niente? Ma per chi mi hai preso? “ Le dissi.
Oramai gli davo del tu anch’io avendo preso confidenza oltre che intima anche sociale.
“Ti paga bene, ti dei soldi, cento euro!”
“No assolutamente!… Io non voglio i suoi soldi.”
Ci fu una accesa discussione e mi ricattò minacciando se non facevo quello che mi diceva di andare dai miei famigliari e dirgli tutto e non escludeva anche di picchiarmi se non lo facevo. Piansi, lo supplicai, ma fu irremovibile, al punto che cedetti , mi spogliai e sdraiai sulla branda e mi diedi a quell’altro uomo, quel vecchio che mi prese nel retro.
Sembra assurdo a leggerlo, ma è tutto vero, per paura che lo sapesse la mia famiglia accettavo e scendevo sempre più in basso facendo il suo gioco e peggiorando la mia situazione fino al punto da non riuscire più a dire di no a quello che mi chiedeva.
Dopo di lui ce ne furono altri, prima settimanalmente, poi ogni due giorni, se non andavo al bar al pomeriggio dovevo avvisarlo con il cellulare, perché se non mi facevo vedere senza dirgli nulla, alla sera veniva a cercarmi fino a casa a suonare alla porta con mio marito e i miei figli dentro, guardarmi e poi dire che aveva sbagliato e se ne andava. Mi terrorizzava e non avevo nessuno con cui parlare.
Ero diventata praticamente una prostituta, la sua puttana, che oltre che chiavare con lui, mi faceva chiavare a pagamento da altri e disponeva di me come voleva con i suoi amici o clienti particolari. Perfino dal ragazzino del bar che aveva sedici anni mi fece chiavare per farsi vedere quanto fosse in gamba. Mi aveva condonato i debito di settemila euro, in cambio delle entrate per la mia prostituzione.
Mi faceva anche fare la serva nel bar, alcune ore del pomeriggio quando non c’era quel ragazzino, ero io a servire il caffè ai tavoli e lavare le tazzine e il pavimento.
Toccai il fondo, ero senza più dignità, avevo perso la stima in me stessa e vivevo praticamente una doppia vita. Una da giocatrice, amante e prostituta di quel porco e l’altra da moglie e signora per bene e madre di famiglia. Feci tanto pianto ma non servì a nulla.
Ero oramai schiava di quella condizione e non avrei mai potuto ribellarmi, ma la fortuna mi arrivò all’improvviso e inaspettata, un giorno fu arrestato assieme ad altri personaggi per strozzinaggio e ricettazione. Finì anche sul giornale.
Fui interrogata anch’io dai carabinieri, che lo fecero in modo riservato su mia richiesta quando mi convocarono, visto che molti clienti avevano perlato di me vedendomi spesso al bar.
Mi chiesero se ero vittima dell’usura, ma dissi di no per paura che si scoprisse tutto, anche che mi prostituivo, li informai che lo conoscevo di vista perchè venivo a prendere il caffè e qualche volta giocavo alle slot, ma niente più.
Quello sarebbe stato il momento giusto per fargli pagare tutto se avessi detto cosa mi aveva portata a fare e mi aveva fatto, ma avrei ricevuto in cambio uno scandalo, che non avrebbe riguardato solo me, ma anche i miei figli i loro fidanzati, mio marito e la sua impresa, sarebbe stata la vergogna e la fine della mia famiglia e la dissoluzione del mio matrimonio.
Così tacqui e uscii fuori da quella situazione di sudditanza e ritornai ad essere solo la signora
Milena ,moglie e madre rispettata e stimata.

Ora il bar è chiuso, è stato sequestrato e io in modo riservato da parecchi mesi sono in cura in un centro che segue questi casi di ludopatia, c’è la psicologa che mi segue e va meglio, per ora non gioco più. Se penso a quello che ero diventata mi vergogno, sottomessa e umiliata, senza
dignità … una prostituta, una serva e tutto per il vizio del gioco.
Ora sono tranquilla, ma ho sempre paura che un giorno lui esca di galera e mi venga a cercare come fece già una volta e non so come mi comporterò, se avrò il coraggio di reagire e affrontarlo oppure se tornerò con lui a essere di nuovo la … sua amante, sinceramente non lo so, la psicologa mi dice che ci lavoriamo sopra e farà in modo che questo non avvenga, ma sinceramente sono insicura.
Una moglie vittima del gioco… Milena.

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